Archivi tag: David Riccio

TWEEDSIDE A SCOTTISH TUNE

Antica aria anglo-scozzese “Tweedside” o “The Banks of the Tweed” è alla base di molte canzoni tra Scozia e Irlanda e la questione è ancora aperta in merito alla paternità:  “It is the tune Tweedside’, first published in the Orpheus Caledonius Collection in 1733… It was taken into the Irish tradition and combined with a text in Irish in praise of the river Lee, to give the well known ‘Abha na Laoi’ (The River Lee’)… The tune is now better known as ‘Ar Éirinn ní Neosfainn Cé Hí’ (‘For Ireland I would not tell her Name’), with its eighteenth-century text from the Maigue school of poets from Limerick… In this version the air, with its decorations, has been finally put into what traditional musicians of today would recognise as an acceptable Irish mould” (tratto da “Traditional music in Ireland” di Tomás Ó Canainn)

Alcuni attribuiscono la melodia al compositore piemontese Davide Rizzio (o Riccio) (c. 1533 – 1566) protégé della regina di Scozia (vedie tuttavia il primo riscontro risale al 1622 scritto da Andrew Adam di Glasgow in tablatura per viola da gamba come riportato nel manoscritto Blaikie. Un’approfondita ricerca nel saggio di Cynthia Cathcart parte proprio dalle notazioni d’epoca barocca per risalire fino al 1800 (Tweedside — For Ireland I’d Not Tell Her Name
The Melody and Lyrics of a Traditional Song vedi)


Il primo abbinamento della melodia con un testo è fatto risalire nella ricerca di Cynthia Cathcart a John Lord Yester, Marchese di Tweeddale presumibilmente scritto prima del 1697 e pubblicato ne Ancient and Modern Scottish Songs di David Herd (Edimburgo 1776) con il titolo di “When Meggy and me were acquaint” . Sempre nel Settecento viene pubblicata nel “The Tea–Table Miscellany” (1724) la poesia di Robert Crawford con il titolo di “Tweet-side” versione che soppiantò quella di Lord Yester e comparve nelle principali raccolte di canzoni scozzesi del tempo.
What Beauties does Flora disclose!
How sweet are her smiles upon Tweed?
Yet Mary’s still sweeter than those;
Both nature and fancy exceed.
Nor daisy, nor sweet–blushing rose,
Not all the gay flow’rs of the field,
Not Tweed gliding gently through those,
Such beauty and pleasure does yield.

Agli inizi dell’800 alla melodia “Tweedside” venne abbinato un testo in gaelico irlandese Ar Eireann Ni Neosainn Ce hi e il brano è diventato un classico della musica irlandese!

FONTI
http://www.wirestrungharp.com/music/tweedside.html
http://www.burnsscotland.com/items/v/volume-i,-song-006,-page-6-the-banks-of-the-tweed.aspx
http://www.electricscotland.com/history/nation/crawford.htm
https://thesession.org/tunes/11612

AULD ROB MORRIS BY DAVID RICCIO?

david-rizzio-sir-james-dromgole-lintonDavide Rizzio (Rizzo) noto in Scozia come David Riccio (circa 1533 -1566) nato probabilmente a Pancalieri in provincia di Torino, fu musico di corte e segretario “particolare” della Regina Maria Stuarda di Scozia.

Il bel Davide (anche se i detrattori ce lo descrivono come brutto, piccolo e gobbo) era al servizio di Casa Savoia e andò in Scozia nel 1561 al seguito della delegazione torinese; tanto gli piacque (alcuni insinuano che egli fosse una spia cattolica), che riuscì a entrare a servizio della Regina, per le sue doti di musicista ed eccellente cantante. Quattro anni dopo venne nominato segretario particolare della Regina, impalmata nel frattempo da Lord Darnley -ovvero Henry Stewart o Stuart, nipote di Endico VIIIma ben presto l’amicizia con il re si incrinò  (vedi un altro scandalo legato alla ballata “The four Maries” ) e Riccio fu accusato di alto tradimento (come presunto amante della Regina nonchè presunto padre del nascituro): ma i congiurati non si diedero tanta pena di dimostrare l’accusa e passarono direttamente all’assassinio (con l’arma preferita del tempo: lo stiletto).
Una morte che gridava vendetta e Lord Darnley fu assassinato giusto l’anno seguente la morte del suo rivale. Evidentemente la Regina non era molto legata al suo re, se nominò nientemeno che Giuseppe Riccio (fratello di Davide) come suo nuovo Segretario (il quale ovviamente fu processato -poi assolto – con l’accusa di essere tra i mandatari dell’assassinio del re se non uno degli esecutori materiali)!
Il gossip dietro tutta questa torbida vicenda è che Giacomo VI (il futuro re di Scozia e d’Inghilterra) potrebbe essere di sangue piemontese !

LE DOTI DI COMPOSITORE

E’ con sir James Melville che ebbe inizio la leggenda – forse non così leggenda – di Davide quale uno dei fondatori e innovatori  della musica scozzese a noi pervenuta. Melville, ed anche Birrel e Irwin, parlarono di lui come di un versato, ottimo musicista o, in altre parole, di un grande. Due secoli più tardi, William Thompson in “Orpheus Caledonius”, 1725, attribuì a Davide la paternità di sette arie, fra le più belle e importanti della musica tradizionale scozzese” (tratto da qui)

AULD ROB MORRIS

Tra queste sette arie una è proprio Auld Rob Morris (o Auld Bob Morrice) anche se nella seconda edizione dell’ “Orpheus Caledonius” l’attribuzione della melodia a Riccio è stata omessa.
This tune can be found in the Leyden manuscript, written in Lyra-viol tablature, which probably dates from the 1690s. It can also be found in one of the Blaikie manuscripts in Viol de Gamba tablature dated 1692, under the name “Jock the Laird’s Brother”.
Later it was published in The Orpheus Caledonius (1725), Watt’s Musical Miscellany (1730) and Craig’s Select Scottish Tunes (1730). Words existed to the tune, published in Allan Ramsay’s Tea Table Miscellany (1724)”(tratto da qui)
La versione testuale originale riportata da Allan Ramsay e attribuita a David Riccio è un contrasto tra madre e figlia in merito ad un pretendente un po’ troppo vecchio!
Mother:
There’s auld rob Morris that win’s in yon glen,
He’s the king of good fellows and wyle of auld men.
Has fourscore of black sheep, and fourscore too,
Auld rob Morris is the man you maun loo.
Daughter:
Oh had your tongue, mother, and let that abee,
For his eild and my eild will never agree:
Thei’ll never agree, and that will be seen
For he is fourscore, and I’m but fifteen.
Mother:
Then had your tongue, daughter, and lay by your pride,
For he’s be the bridegroom, and ye’s be the bride;
He shall lye your side, and kiss you too,
And auld rob Morris is the man you may loo.
Daughter:
But auld rob Morris I never will hae,
His back is so stiff, and his beard is grown gray;
I had rather die than live with him a year,
Sae mair of rob Morris I never will hear.

Della melodia troviamo l’arrangiamento fatto da un altro compositore “italiano” Francesco Geminiani (Lucca 1687 – Dublino 1762). Così scrive Davide Riccio musicista contemporaneo e omonimo del Riccio: “Fu virtuoso del violino, allievo di Alessandro Scarlatti e continuatore di Corelli, si trasferì a Napoli, poi a Londra, dove scrisse alcuni trattati, tra cui The art of playing on the violin  e Treatise of Good Taste in the Art of Musick, che raccoglie suoi arrangiamenti di motivi scozzesi. Il Trattato di buon gusto nell’arte della musica fu edito a Londra nel 1749. “Gusto” sembra aver avuto uno specifico significato per Geminiani, poiché prese le note originarie nella loro semplicità (le antiche arie scozzesi venivano trascritte nella sola linea melodica, così da assicurarne la maggiore fedeltà possibile) come spunto per trasformarle in esecuzioni dal corretto uso di stile, armonizzazione e ornamento. Probabilmente Geminiani trasse i motivi attribuiti a Rizzio dall’Orpheus Caledonius di William Thomson, pubblicato ventiquattro anni prima. Il commento del Geminiani verso Rizzio è di lode per quell’effetto che egli aveva avuto a suo tempo sulla musica locale: fino al suo arrivo, dice Geminiani, “Melody was intirely rude and barbarous, and he found means at once to civilize and inspire it with all the native Gallantry of the Scottish Nation” (=”La musica era rude e barbara, ed egli  trovò  i mezzi per civilizzarla e renderla ispirata…) Per ciò che riguarda gli arrangiamenti di Geminiani, William Hayes scrisse nel 1753: “Il maggior debito che abbiamo verso di lui è per aver messo dei buoni bassi d’accompagnamento ai motivi originali“. ( tratto da qui)

LA VERSIONE DI ROBERT BURNS

Fu Robert Burns a riscrivere il testo nel 1792 partendo  dai primi versi riportati in Tea Table Miscellany  e attribuiti a David Riccio; il brano conobbe una discreta fortuna  con il titolo tedesco di “Der alte Rob Morris”, Max Bruch ne arrangiò una versione classica in “Zwölf schottische Volkslieder” (Dodici canzoni popolari scozzesi, 1863).

ASCOLTA Manuela Bonfanti

ASCOLTA Ensemble Scaramuccia l’arrangiamento di Francesco Geminiani (1749) con strumenti d’epoca barocca

ASCOLTA The Poker Club Band arrangiamento di Joseph Haydn (1732 – 1809) Hob XXXIa-192 (strofe I e V)

La situazione immaginata da Burns è quella di una contesa amorosa tra un vecchio, ma benestante, signorotto locale – Auld Rob Morris- e un giovane bello, ma senza sostanze; si contendono il cuore di una dama di ceto elevato e per il giovane non c’è speranza!


I
There’s Auld Rob Morris
that wons (1)in yon glen,
He’s the King o’ gude fellows,
and wale(2) o’ auld men;
He has gowd (3) in his coffers,
he has owsen and kine (4),
And ae bonie lass,
his dautie and mine.
II
She’s fresh as the morning,
the fairest in May;
She’s sweet as the ev’ning
amang the new hay;
As blythe and as artless
as the lambs on the lea,
And dear to my heart
as the light to my e’e.

III
But oh! she’s an Heiress,
auld Robin’s a laird (5),
And my daddie has nought
but a cot-house (6) and yard;
A wooer like me maunna (7)
hope to come speed,
The wounds I must hide
that will soon be my dead.

IV
The day comes to me,
but delight brings me nane;
The night comes to me,
but my rest it is gane;
I wander my lane l
ike a night-troubled ghaist,
And I sigh as my heart
it wad burst in my breast. 

V
O had she but been
of a lower degree,
I then might hae hop’d
she wad smil’d upon me!
O how past descriving (8)
had then been my bliss,
As now my distraction
nae words can express.
Traduzione di Cattia Salto – 01/2017
I
Ecco il vecchio Rob Morris
che vive in quella valle
è il re della buona compagnia
il più valente dei vecchi uomini.
Ha oro nei suoi forzieri,
ha armenti e mandrie
e una bella dama,
la sua favorita e la mia!
II
Lei è fresca come il più bel
mattino del Maggio
ed è dolce come la sera
tra i covoni del fieno appena tagliato
così allegra e spontanea
come gli agnelli nel prato
e cara al mio cuore
come la luce per gli occhi
II
Ma oh! Lei è un ereditiera
e il vecchio Robin è un signorotto di campagna, mentre mio padre ha solo
un modesto cottage e un cortile;
un corteggiatore come me non deve
sperare di stare al passo,
le ferite devo nascondere
che presto mi porteranno alla morte
IV
Il giorno arriva
ma non porta gioia.
La notte viene
ma il mio riposo è vano;
vado per la mia strada come un fantasma tormentato nella notte
e sospiro mentre il cuore
mi scoppia in petto
V
Oh se lei fosse stata
di lignaggio inferiore,
allora avrei potuto sperare
che mi fosse concesso un sorriso!
Oh la mia felicità allora
avrebbe superato ogni descrizione,
mentre ora non ci sono parole
per esprimere la mia costernazione!!

NOTE
Traduzione in francese qui
Traduzione in inglese qui
1)Wons = dwells
2) Wale = choice
3) Gowd = gold
4) Kine = cows
5) Laird = man of landed property
6) Cot-house = tied or rented cottage on a farm
7) Maunna = must not
8) Descriving = describing

FONTI
http://www.burnsscotland.com/items/v/volume-ii,-song-192,-page-200-auld-rob-morris.aspx
https://thesession.org/tunes/9928
http://www.electricscotland.com/burns/songs/
http://www.kultunderground.org/art/305
http://tunearch.org/wiki/Auld_Rob_Morris

THE LASS OF PATIE’S MILL

Il testo originario, se mai vi è stato, è andato perduto ed è stato riscritto dal poeta scozzese Allan Ramsay, durante una sua passeggiata lungo le sponde del fiume Irvine, nei pressi del “Patrick’s Mill”, folgorato dalla bellezza di una contadinella intenta a stendere il fieno,

BOUGUEREAU_Peasant_Woman_1869_Carnegie_Museum_of_Art_source_sandstead_d2h_05
William-Adolphe Bouguereau Paesant Woman 1869

Come racconta Robert Burns, quella sera stessa Ramsay scrisse i versi adattandoli ad un’antica melodia.
“The Lass o’ Patie’s Mill is one of Ramsay’s best songs. In Sir J. Sinclair’s statistical volumes are two claims, one, I think, from Aberdeenshire, and one from Ayrshire, for the honour of this song. The following anecdote, which I had from the present Sir William Cunningham of Robertland, who had it of the late John Earl of Loudon, I can, on such authorities, believe: Alan Ramsay was residing at Loudon Castle with the then earl, father to Earl John; and one afternoon, riding or walking out together, his lordship and Allan passed a sweet romantic spot on Irwine water, still called Patie’s Mill, where a bonnie lassie was tedding hay bare-headed on the green. My lord observed to Allan that it would be a fine theme for a song. Ramsay took the hint, and lingering behind he composed the first sketch for it, which he produced at dinner.” (Robert Burns)

La canzone venne pubblicata nel Tea-Table Miscellany (1724-27) e compare nelle maggiori collezioni di musica scozzese del Settecento, fu proprio William Thomson nel Orpheus Caledonius (1725) ad attribuire la melodia a Davide Rizzo (o David Riccio come lo chiamavano in Scozia) musicista e compositore piemontese alla corte di Scozia nella metà del 500. John Gay per “L’opera del Mendicante” (1728) riprese la melodia e modificò il testo col titolo “I like the fox shall grieve”.
Franz Joseph Haydn ne fece una trasposizione per violino, violoncello e pianoforte in forma di “Andante grazioso in do maggiore” opera 160 del 1800 e 160/a del 1804.
Un ulteriore rifacimento, sempre con altre parole, fu quello di J.R. Planche nel melodramma romantico “The vampyre or the bride of the isles”, adattamento del famoso Vampiro di John William Polidori.

LA MELODIA

“The lass of Patie’s Mill” o “Peggy’s Mill” è conosciuta nelle isole Shetland come una scottish country dance, tanto per abbondare l’aria è stata anche attribuita a Turlough O’Carolan (vedi) ed è nota con il titolo di Carolan‘s Cap (da non confondere con Carolan’s Cup che è un’altra melodia)

ASCOLTA Palladian Ensemble

ASCOLTA Ensemble 3 arrangiamento di Michael Langer per 4 chitarre

Mentre la melodia è ancora in repertorio nella musica folk scozzese o nella musica classica/barocca, la versione cantata è più rara, oggi il testo ci fa sorridere, ma la bellezza della melodia resta immutata.

ASCOLTA Paul Elliott versione barocca (strofe I, II e IV)

ASCOLTA Rory e Alex McEwen in “Scottish songs and Ballads“, 1958 (strofe I, III e IV) un arrangiamento più tradizionale


I
The lass of Patie’s Mill,
So bonnie, blythe, and gay,
In spite of all my skill(1)
She stole my heart away.
When tedding of the hay,
Bare-headed(2) on the green,
Love ‘midst her locks (3) did play,
And wanton’d in her e’en.
II
Her arms, white, round, and smooth.
Breasts rising in their dawn(4),
To age it would give youth,
To press them with his hand.
Thro’ all my spirits ran
An extasy of bliss,
When I such sweetness fan’
Wrapt in a balmy kiss.
III
Without the help of art,
Like flow’rs which grace the wild,
She did her sweets impart,
Whene’er she spoke or smiled.
Her looks they were so mild,
Free from affected pride,
She me to love beguiled;
I wish’d her for my bride.
IV
O! had I all the wealth
Hopetoun’s high mountains(5) fill;
Insured long life and health,
And pleasure at my will;
I’d promise and fulfil
That none but bonnie she,
The lass of Patie’s mill
Should share the same
TRADUZIONE di CATTIA SALTO
I
La ragazza del Mulino di Pat
così bella, luminosa e gaia,
nonostante tutta la mia signorilità (1)
mi ha rubato il cuore.
Mentre rivoltava il fieno
a capo scoperto (2) nel campo
Amore tra i suoi riccioli (3) giocava e anche capricciosamente in lei.
II
Le sue braccia, bianche tonde e lisce, seni che si sollevano nella loro apparizione (4),
alla maturità darebbero la giovinezza,
nello stringerli con la mano.
Di corsa tutto il mio umore si gettava
in un estasi di beatitudine
quando io patito di tale dolcezza,
ero avvolto in un bacio balsamico
III
Senza l’aiuto dell’arte
come i fiori che abbelliscono la natura, lei impartiva le sue grazie,
ogni volta che parlava o sorrideva.
I suoi sguardi erano così miti,
liberi dall’orgoglio pretestuoso,
lei mi sedusse all’amore,
l’ho desiderata per mia sposa
IV
Oh, se avessi tutte le ricchezze
che le alte montagne di Hopetoun (5) soddisfano; lunga vita e salute assicurate, e il piacere a volontà;
prometterei di fare in modo che nessuna ma solo lei la bella,
la fanciulla del Mulino di Pat condivida lo stesso.

NOTE
1) “skill” nel senso di compostezza, padronana di sè, capacità di controllare i propri impulsi comportandosi secondo le buone maniere
2) lo spettacolo era certamente insolito perchè in genere le donne nei campi si coprivano il capo con un fazzoletto o un cappello di paglia, sia per ripararsi dai raggi del sole che dalla polvere
3) anche in Italia si collega il capello riccio con i capricci di femmina (“ogni riccio un capriccio”)
4) se non intendo male la “metafora” il poeta vuole forse dire che i seni della contadina sono acerbi, come quelli di una ragazzina?
5) si riferisce alle montagne della località in cui è nato, rinomate per le miniere (vedi)

FONTI
http://thesession.org/tunes/6731
http://www.nigelgatherer.com/tunes/tab/tab6/lassp.html
http://digital.nls.uk/special-collections-of-printed-music/pageturner.cfm?id=94650504

FROM BONNY MAY TO THE BROOM OF COWDENKNOWES

Una ballata che leggiamo dai quaderni di Bishop Percy (1768) con il titolo di “The Northerne Lasse”, con la nota di “Motivo scozzese noto come “The broom of Cowden knowes”, riportata anche nella raccolta del professor Francis J. Child, al numero 217 (vedi archivio ballate), in 14 varianti: “The Maid o the Cowdenknows”, “Laird o Lochnie”, “The Laird of Lochinvar”, “The Laird of Knotington”, “Bony May”, “Laird o Ochiltree”. La melodia secondo lo studioso William Chappell sarebbe la scottish dance “Brume, Brume on Hill” (“Complaynt Of Scotland” 1549) che è stata anche attribuita al piemontese Davide Rizzo  (o David Riccio come lo chiamavano in Scozia) “favorite suitor” della regina Maria Stuarda, peraltro senza precisi riscontri; la sua popolarità si diffuse in tutta la Gran Bretagna e venne utilizzata per molti altri testi; pubblicata da John Playford nel suo “English dancing master” del 1651 (con il titolo di “The Bonny Bonny Broome“) compare altresì nelle principali collezioni di musica scozzese del settecento (Orpheus Caledonius e The Scots Musical Museum). Sembra però che le melodie siano quanto meno due.

LA PASTORELLA E IL CAVALIERE

Pur nelle sue varianti la trama della storia è la stessa: una pastorella e uno straniero si amano (tuttavia il confine tra amore consensuale e stupro è molto labile, in alcune versioni lei “acconsente” con la forza!) lei rimane incinta ed è allontanata dalla famiglia, allora va in cerca del suo amante (oppure è lui che ritorna nove mesi dopo) e scopre che è un signore benestante, i due si sposano ma lei soffre per la lontananza dal suo paesello e per i bei cespugli di ginestra delle sue colline. Nelle versioni collezionate da Child il nostro laird è il signore di diverse località: Auchentrone (Achentrioch, una tenuta a Stirling) Oakland (di cui si è ipotizzato una versione corrotta di Ochil Hills sempre a Stirling), Ochilberry, Knottington, Athole, Rochna Hills, Lochinvar, Rock-Rock lays e Rock-rivers

LAIRD DI OAKLAND HILLS

Secondo Sir Walter Scott la sua pubblicazione nel “Border Ministrelsy” è quella più antica e di fonte popolare “The beautiful air of Cowdenknows is well known and popular. In Ettrick Forest, the following words are uniformly adopted to the tune, and seem to be the original ballad.”: la storia in 26 versi racconta della bella ragazza di Cowdenknows che è sedotta dal Laird di Oakland hills. In alcune versioni più tarde, per mitigare la differenza sociale tra i due protagonisti e l’indifferenza con cui probabilmente la ragazza poteva essere stuprata impunemente da un signorotto del Border, (non dimentichiamoci che poteva benissimo essere un border reiver in una delle sue escursioni in cerca di bottino) la ragazza diventa “di Cowdenknows”, cioè non proprio una servetta o una povera lavorante, quanto la figlia del proprietario, se non proprio ricco, di una casa-torre o di una fattoria. (Child#217 G)

LA VERSIONE PIU’ ANTICA: BONNY MAY

Anche intitolata come “Bony May” o “Bonnie Mae” potrebbe essere la prima versione della ballata (versioni A e B in Child #217); anche la melodia è diversa e più simile a “Brume, Brume on Hill”. E’ probabile che, nel suo diffondersi per tutta la Scozia, la ballata finì per essere maggiormente caratterizzata da più precisi riferimenti sul territorio. La trama della storia è la stessa, seppure più realistica: la pastorella viene violentata da un signorotto del Border che è di passaggio mentre sta andando con i suoi sodali a saccheggiare e a rubare il bestiame sul confine inglese. La storia sul finale viene come dire “sfumata”, stemperata dalla sua brutalità, il “reiver” forse innamorato ritorna con l’intenzione di sposare la fanciulla perchè è rimasto profondamente colpito dalla sua bellezza.

BorderReivers

ASCOLTA June Tabor in Airs and Graces 1976

ASCOLTA Brian Buller, interessante l’arrangiamento melodico di Brian Buller & Ryan Eston Paul, che traducono la ballata con sonorità moderne pur mantenendo un testo “antico” probabilmente ormai lontano dai nostri orizzonti


I
Bonny May, a shepherding has gone
To call the sheep to the fold
And as she sang, her bonny voice it rang
Right over the tops of the downs (x2)
II
There came a troop of gentlemen
As they were riding by
And one of them has lighted down
And he’s asked of her the way (x2)
III
”Ride on, ride on, you rank riders (1),
Your steeds are stout and strong,
For it’s out of the fold I will not go
For fear you do me wrong, (x2)
IV
Now he’s taken her by the middle jimp
And by the green gown sleeve(2),
And there he’s had his will of her
And he’s asked of her no leave (x2)
V
Now he’s mounted on his berry brown steed,
He soon o’erta’en his men
And one and all cried out to him,
”Oh, master, you tarried long (x2)
VI
”Oh, I’ve ridden East and I’ve ridden West,
And I’ve ridden o’er the downs,
But the bonniest lass that ever I saw
She was calling her sheep to the fold (x2)
VII
She’s taken the milk pail on her head
And she’s gone lingering home.
And all her father said to her
Was; ”Daughter, you tarried long” (x2)
VIII
”Oh, woe be to your shepherd, father,
He takes no care of the sheep,
For he’s builded the fold at the back of the down
And the fox has frightened me” (x2)
IX
”Oh, there came a fox to the fold door
With twinkling eye so bold,
And ere he’d taken the lamb that he did
I’d rather he’d taken them all” (x2)
X
Now twenty weeks were gone and past,
Twenty weeks and three (3),
The lassie began to fret and to frown
And to long for the twinkling eye. (x2)
XI
Now it fell on a day, on a bonny summer’s day
That she walked out alone.
That self-same troop of gentlemen
Come a-riding over the down (x2)
XII
”Who got the babe with thee, bonny May,
Who got the babe in thy arms?”
For shame, she blushed, and ay, she said,
Was ”I’ve a good man of my own”(x2)
XIII
”You lie, you lie, you bonny, bonny May,
So loud I hear you lie.
Remember the misty murky night
I lay in the fold with thee” (x2)
XIV
Now he’s mounted off his berry brown steed,
he’s sat the fair May on.
”Go call out your kye, father, yourself,
She’ll ne’er call them again. (x2)
XV
Oh, he’s Lord of twenty plough of land(4),
Twenty plough and three,
And he’s taken away the bonniest lass
In all the South country (x2)
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
La Bella May è andata ai pascoli
per riportare le pecore all’ovile
e mentre cantava la sua bella voce risuonava
proprio sulla cima delle valli
II
Poi arrivò un drappello di gentiluomini
a cavallo si avvicinavano
e uno di loro si è chinato
e le ha chiesto la strada
III
“Cavalcate oltre capitano dei cavalieri (1)
i vostri destrieri sono veloci e forti
che io fuori dal recinto non andrò
per paura che voi mi facciate male
IV
Allora lui la prese per l’orlo
e per la manica verde dell’abito (2)
e fece i suoi comodi su di lei
e lo fece senza chiederle il permesso
V
Poi è montato sul suo destriero molto bruno
e ha superato presto i suoi uomini
e uno e tutti gli gridarono
“O padrone, vi siete trattenuto a lungo”
VI
“Oh ho cavalcato a Est e ho cavalcato a Ovest
ho cavalcato su e giù,
ma la ragazza più bella che abbia mai visto
stava chiamando le pecore al recinto
VII
Lei prese il secchio del latte sulla testa
ed è andata dritto a casa.
E tutto ciò che il padre le disse
fu: “Figlia, vi siete trattenuta a lungo
VIII
“Oh maledetto sia il vostro pastore, padre che non si prende cura delle pecore, che ha costruito il recinto sul fondo della valletta
e la volpe mi ha spaventata
IX
“Venne una volpe alla porta del recinto
con occhi scintillanti così audaci
e si è presa l’agnello che ha voluto
avrei preferito che se li fosse presi tutti!
X
Venti settimane sono trascorse
23 settimane (3),
la ragazza incominciò a preoccuparsi e ad accigliarsi,
e a desiderare gli occhi scintillanti, 
XI
Accadde un giorno, un bel giorno d’estate
che lei camminava sola
che quella stessa truppa di gentiluomini
venne a cavallo per la valletta
XII
“Di chi è il bambino con te, bella May
di chi è il bambino tra le tue braccia?”
Per la vergogna, lei arrossì e ahimè disse:
“Ho un brav’uomo come compagno”
XIII
“Tu menti, bella May
così chiara sento la tua menzogna.
Ricordi la notte oscura e nebbiosa
che giacqui nel recinto con te”
XIV
Egli smontò dal destriero molto bruno
e la bella May vi fece sedere
“Vai a badare alle bestie da te, padre
lei non le richiamerà mai più”
XV
Oh egli è il signore di 20 giri d’aratro
23 giri d’aratro (4)
e ha portato via la più bella ragazza
di tutto il sud del Paese

NOTE
1) Il BORDER è il territorio di frontiera tra Scozia e Inghilterra e BORDER REIVER  erano detti i guerrieri dei Clan scozzesi e le famiglie inglesi  che si davano alle reciproche razzie, (furti di bestiame e saccheggi) ai danni dei loro nemici (ovvero i loro vicini di confine – gli Inglesi/scozzesi) ma anche dei clan rivali della stessa nazionalità; facevano anche incursioni a scopo bellico, in una eterna guerriglia di confine con contorno di  saccheggi e ruberie sulla strada del ritorno.
2) chi canta sta avvertendo il pubblico che i due hanno un incontro sessuale, da intendersi decisamente come uno stupro non avendo lei dato il suo consenso
3) espressione tipica nelle ballate per indicare una grande quantità
4) il terreno è suddiviso in strisce in base alla lavorazione con l’aratro

continua
FONTI
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_217
https://sapientia.ualg.pt/bitstream/10400.1/1462/1/7_8_Rieuwerts.pdf
http://mainlynorfolk.info/june.tabor/songs/bonnymay.html

MARY HAMILTON

“Mary Hamilton” o “The four Maries” è una ballata scozzese del 1500 riportata anche in Child # 173 (in ben 27 versioni)

maria stuarda
La regina, il pretendente, l’ancella e il musico

La melodia è stata attribuita a David Riccio (o Rizzio) musicista e compositore piemontese alla corte di Maria Stuarda, diventato segretario personale della Regina. (vedi) Il tema della ballata, l’infanticidio per mano di Mary del figlio illegittimo, richiama un fattaccio realmente accaduto durante il regno di Maria Stuarda nel 1563: una damigella francese arrivata ad Edimburgo al seguito della Regina ebbe una tresca con il farmacista reale e venne impiccata per aver annegato il bambino appena nato. Lo scandalo dietro al fatto è che il figlio poteva essere in realtà di Lord Darnley, pretendente e futuro marito di Mary Stuart. “La leggenda narra che David Rizzio, intimo amico di Darney, conoscesse bene esistenza e retroscena della tresca, perciò ne scrisse la musica e ne compose i versi. Lord Darnley se l’ebbe a male o, come si suol dire, se la legò al dito. Si dice che l’averne scritto una ballata presto molto popolare, contribuì al deterioramento della loro amicizia che porterà poi a ben più gravi intrighi di palazzo e all’omicidio di Rizzio.” (Davide Riccio tratto da vedi)
Ma un fatto di cronaca altrettanto scandaloso avvenne qualche secolo più tardi: Mary Hamilton di origini scozzesi era diventata la dama di compagnia di Caterina I di Russia e per la sua bellezza ebbe alcuni amanti tra cui anche lo Zar. Mary fu uccisa per decapitazione nel 1719 per aver annegato il bambino partorito in segreto. E’ probabile che i due fatti di cronaca si siano mescolati in un mash-up letterario.
La ricerca della Mary Hamilton storica si è rivelata appassionante, ma non ha portato ad alcun risultato concreto.
Esisteva in effetti un gruppo di ancelle di Maria Stuarda, chiamato popolarmente “Le quattro Marie”, ma non ne faceva parte alcuna Mary Hamilton. Il suo delitto ed il suo castigo, tuttavia, sembrano ricalcare uno scandalo avvenuto durante il regno di Maria Stuarda, che coinvolse una servitrice francese giustiziata per aver ucciso suo figlio appena nato. Non fu Darnley, il principe consorte (ovvero “il più nobile di tutti gli Stuart”), bensì il farmacista di corte (ovvero il capo della servitù) ad essere complice della francese, sia nell’amore che nel crimine. Il fatto accadde nel 1563. Nel 1719 una bella damigella d’onore alla corte di Pietro il Grande, scozzese di nascita e chiamata appunto Mary Hamilton, fu decapitata per infanticidio. Altre circostanze di questo fatto, oltre al nome, si rispecchiano nella ballata: ad esempio, la ragazza si rifiutò di salire sul patibolo vestita in modo sobrio. Il suo amante, poi, era anch’egli un nobile cortigiano. Saremmo tentati di considerare la ballata nient’altro che una rielaborazione degli avvenimenti russi del 1719, se non fosse per il non trascurabile fatto che essa era già stata udita in Scozia ben prima di quell’anno. Tale versione attribuiva probabilmente il delitto alla servitrice francese ad una delle “quattro Marie”; forse qui può aver giocato anche il fatto che, in Scozia, il termine mary indica genericamente una servitrice o una dama di compagnia. In effetti, esiste una versione di Mary Hamilton (Child, IV, 509) in cui la ragazza è chiamata semplicemente Marie ed il suo amante è un “erborista”, ovvero il farmacista di corte degli annali criminali. Verosimilmente, le notizie provenienti da San Pietroburgo e l’intrepido comportamento dell’autentica Mary Hamilton sul patibolo della lontana Russia “catturarono” talmente l’immaginazione degli scozzesi, che l’antica ballata fu rimessa in auge ed adattata alla nuova eroina.
Una versione più tarda della ballata, consistente nel solo “ultimo discorso” sul patibolo, è una delle più note “Last Goodnight Ballads”. L’aria autentica è stata conservata da Greig, p. 109, ed è stata naturalmente utilizzata da Joan Baez per la sua versione (in The Joan Baez Ballad Book, II) nonché ripresa da Angelo Branduardi per il suo adattamento italiano (intitolato “Ninna Nanna”), nella quale però il nome della protagonista non è menzionato. (Riccardo Venturi)

LA MELODIA
Si ipotizza per la melodia una slow air di origine cinquecentesca, ma la sua trascrizione risale al 1884 in The Thistle di Colin Brown il quale riferisce che l’antica melodia era stata associata tradizionalmente nel Pertshire. (vedi)

ASCOLTA Christopher Rude arrangiamento alla chitarra classica

LAST GOODNIGHT BALLADS

Trattandosi di una ballata molto antica inevitabilmente si riscontrano numerose varianti testuali. La versione più diffusa oggigiorno è quella più tarda dell’ultimo discorso sul patibolo in cui Mary chiede il perdono e la grazia: il testo è più inglesizzato rispetto alle stesure più antiche in scozzese.
ASCOLTA Dave Gunning


CHORUS
Last night there were four Marys(1),
this night there’ll be but three;
there was Mary Seaton and Mary Beaton,
and Mary Carmichael and me.
I
O, little did my mother think,
when first she cradled me,
that I wad dee sae far frae hame,
or hing on a gallows tree.
II
They’ll tie a kerchief around my eyes,
That I may not see to dee(2),
And never let on to my father and mother,
That’s far awa’ over the sea.
III
O, I wish I could lie in our ane kirkyard(3),
Beneath yon willow tree,
Where we pulled the rowans and the gowans(4),
My brothers, my sisters and me.
IV
But little care I for a nameless grave,
For I’ve hopes for eternity,
But I pray that the faith o’ the dying thief(5)
May be granted through grace unto me.
TRADUZIONE ITALIANO di CATTIA SALTO
CORO
Ieri sera c’erano quattro Marie,
stasera non ce ne saranno che tre;
c’era Mary Seton e Mary Beton,
e Mary Carmichael, ed io
I
Certo non pensava mia madre
quando mi dondolava nella culla
a cosa avrei visto così lontano da casa
e che sarei finita sulla forca.
II
Mi legheranno un fazzoletto sugli occhi
che non veda la morte
che non poserò mai più su mia madre e mio padre
lontani oltre il mare.
III
Vorrei stare nel nostro cimitero
sotto quel salice
dove abbiamo raccolto le bacche e le margherite,
i miei fratelli, le mie sorelle ed io
IV
Non mi importa di una tomba senza nome
perchè spero nell’eternità
e prego per la fede del ladrone morente
che mi sia concessa la grazia.

NOTE
1) il versetto lascia intendere che Maria sia una delle quattro dame di compagnia di Maria Stuarda scelte direttamente dalla madre Maria di Guisa. In realtà furono Mary Beaton , Mary Seton , Mary Fleming e Mary Livingston .
2) to dee= to dye
3) kirkyard – churchyard (cemetery)
4) gowans – daisies
5) il ladrone crocefisso accanto a Gesù che si pentì dei suoi peccati e venne accolto nel Regno di Dio.

Tra le versioni testuali più estese quella riportata da Cecil Sharpe: qui Mary è una delle dame di compagnia della Regina e amante di Lord Darnley. La donna processata e condannata a morte non rinuncia alla vanità, e per non sminuire la sua bellezza indossa l’abito più bello e soprattutto bianco a indicare la sua innocenza: si insinua che il vero colpevole sia l’uomo che, dall’alto della sua posizione sociale l’ha sedotta o più probabilmente violentata; lei però ha abbandonato il neonato al destino lasciandolo in balia del mare e pagherà per tutti e due!

ASCOLTA  la versione resa popolare da Joan Baez nel 1960

Word is to the kitchen gone, and word is to the hall
And word is up to madam the queen, and that’s the worst of all
That Mary Hamilton has borne a babe
To the highest stuart of all

Oh rise, arise Mary Hamilton
Arise and tell to me
What thou hast done with thy wee babe
I saw and heard weep by thee

I put him in a tiny boat
And cast him out to sea
That he might sink or he might swim
But he’d never come back to me

Oh rise arise Mary Hamilton
Arise and come with me
There is a wedding in Glasgow town
This night we’ll go and see

She put not on her robes of black
Nor her robes of brown
But she put on her robes of white
To ride into Glasgow town

And as she rode into Glasgow town
The city for to see
The bailiff’s wife and the provost’s wife
Cried alack and alas for thee

Oh you need not weep for me she cried
You need not week for me
For had I not slain my own wee babe
This death I would not dee

Oh little did my mother think
When first she cradled me
The lands I was to travel in
And the death I was to dee

Last night I washed the queen’s feet
Put the gold in her hair
And the only reward I find for this
The gallows to be my share

Cast off, cast off my gown, she cried
But let my petticoat be
And tie a napkin round my face
The gallows, I would not see

Then by them come the king himself
Looked up with a pitiful eye
Come down, come down Mary Hamilton
Tonight you will dine with me

Oh hold your tongue, my sovereign liege
And let your folly be
For if you’d a mind to save my life
You’d never have shamed me here

Last night there were four Marys
Tonight there’ll be but three
It was Mary Beaton and Mary Seton
And Mary Carmichael and me


“Ballad Book” di Cecil K. Sharpe (1823)
I
Word’s gane to the   kitchen,
And word’s gane to the ha’
That Mary Hamilton gangs wi bairn
To the hichest Stewart of a’.
II
He’s courted her in the kitchen,
He’s courted her in the ha’,
He’s courted her in the laigh cellar
And that was warst of a’!
III
She’s tyed it in her apron
And she’s thrown it in the sea;
Says, “Sink ye, swim ye, bonny wee babe!
You’l ne’er get mair o’ me.”
IV
Down then cam the auld queen,
Goud tassels tying her hair:
“O Marie, where’s the bonny wee babe
That I heard greet sae sair?”
V
“There was never a babe intill my room,
As little designs to be;
It was but a touch o my sair side
Come o’er my fair bodie.”
V
“O Marie, put on your robes o’ black,
Or else your robes o’ brown,
For ye maun gang wi’ me the night
To see fair Edinbro’ town.”
VI
“I winna put on my robes o’ black,
Nor yet my robes o’ brown,
But I’ll put on my robes o’ white
To shine through Edinbro’ town.”
VII
When she gaed up the Cannogate,
She laugh’d loud laughters three;
But whan she cam down the Cannogate
The tear blinded her ee.
VIII
When she gaed up the Parliament stair,
The heel cam aff her shee;
And lang or she cam down again
She was condemned to dee.
IX
Whan she cam down the Cannogate,
The Cannogate sae free,
Many a ladie look’d o’er her window
Weeping for this ladie.
X
“Ye need nae weep for me”, she says,
“Ye need nae weep for me;
For had I not slain mine own sweet babe,
This death I wadna dee.
XI
“Bring me a bottle of wine”, she says,
“The best that e’er ye hae,
That I may drink to my weil-wishers,
An they may drink to me.
XII
“Here’s a health to the jolly sailors,
That sail upon the main;
Let them never let on to my father and mother,
But what I’m coming hame.
XIII
“Here’s a health to the jolly sailors,
That sail upon the sea;
Let them never let on to my father an mother
That I cam here to dee.
XIV
“O little did my mother think
The day she cradled me,
What lans I was to travel through,
What death I was to dee.
XV
“O little did my father think,
The day he held up me,
What lands I was to travel through,
What death I was to dee.
XVI
“Last night I wash’d the queen’s feet,
An gently laid her down;
And a’ the thanks I’ve gotten the night,
To be hang’d in Edinbro’ town.
XVII
“Last nicht there was four Maries,
The nicht there’l bee bit three;
There was Marie Seton, an Marie Beton, And Marie Carmichael, and me.”

TRADUZIONE ITALIANO RICCARDO VENTURI
I
La voce è passata in cucina,
La voce è passata in sala
Che Mary Hamilton aspetta un figlio
Dal più nobile degli Stuart.
II
L’ha corteggiata in cucina,
L’ha corteggiata in sala;
Ma poi l’ha corteggiata in cantina
Ed è la peggior cosa di tutte!
III
L’ha avvolto nel suo grembiule
E poi l’ha gettato in mare
Dicendo, “Nuota o annega, bel bambino!
Di me non saprai più niente.”
IV
Allora scese la Regina Madre
Con l’oro intrecciato nei capelli:
“Mary, dov’è il bel bambino
Che ho udito pianger così forte?”
V
“Non c’era nessun bimbo nella stanza,
E non ce ne saranno mai;
Era solo un dolore al fianco
Che ha colpito il mio bel corpo.”
VI
“Mary, mettiti il vestito nero
Oppure il vestito marrone;
Stasera dobbiamo andare
A visitar la bella Edimburgo.”
VII
“Non mi metterò il vestito nero
E neanche quello marrone;
Mi metterò il vestito bianco
Per esser splendida a Edimburgo.”
VIII
Quando salì sul Cannogate
Rise forte tre volte,
Ma quando scese dal Cannogate
Le si empiron gli occhi di pianto.
IX
Quando salì lo scalone del Parlamento
La scarpa le uscì dal calcagno;
E quando ne ridiscese
Fu condannata a morte.
X
Quando scese del Cannogate,
Il Cannogate così vivace,
Molte dame guardavano alla sua finestra
In lacrime per quella signora.
XI
“Non piangete per me”, disse,
“Non dovete piangere per me;
Se non avessi ucciso il mio bel bambino
Non sarei dovuta morire così.
XII
“Portatemi una bottiglia di vino”, disse,
“La migliore bottiglia che avete,
Per bere alla salute dei miei carnefici
E perché loro possan bere alla mia.
XIII
“Un brindisi per i bravi marinai
Che navigano per l’oceano;
Non dite a mio padre e a mia madre
Che a casa io non tornerò.
XIV
“Un brindisi per i bravi marinai
Che navigano per l’oceano;
Non dite a mio padre e a mia madre
Che qua son venuta a morire.
XV
“Certo non pensava mia madre
Quando mi dondolava nella culla
Alle terre che avrei attraversato
Ed alla morte che mi sarebbe toccata.
XVI
“E certo non pensava mio padre
Quando mi prendeva in collo
Alle terre che avrei attraversato
Ed alla morte che mi sarebbe toccata.
XVII
“Ieri sera lavavo i piedi alla Regina,
E dolcemente la mettevo a letto;
E la ricompensa che ne ho avuto stasera
È d’essere impiccata a Edimburgo!
XVIII
“Ieri sera c’erano quattro Mary,
Stasera non ce ne saranno che tre;
C’era Mary Seton e Mary Beton,
E Mary Carmichael, ed io.”

NINNA NANNA (la versione in italiano di MARY HAMILTON)

Il testo tradotto e riscritto dalla moglie Luisa Zappa riprende poeticamente in parte la versione ottocentesca riportata da Cecil Sharpe: la storia è concentrata sul momento dell’abbandono in cui il neonato addormentato con una ninnananna viene affidato  alla benevolenza delle acque. In un secondo tempo Branduardi riprende la ballata e ne fa una versione più estesa per il Cd Il Rovo e la Rosa

ASCOLTA Angelo Branduardi in “Coglia la prima mela” 1979


“L’ho addormentato nella culla
e l’ho affidato al mare,
che lui si salvi o vada perduto
e mai più non ritorni da me”.

L’hanno detto giù nelle cucine;
la voce ha risalito le scale
e tutta la casa ora lo sa:
ieri notte piangeva un bambino.

L’hanno detto giù nelle cucine
e tutta la casa lo sa
che ieri lei aveva un bambino
e che oggi lei non l’ha più.

“Adesso alzati e dillo a me,
lo so che avevi un bambino,
tutta la notte ha pianto e perché
ora tu non l’hai più con te”.

“L’ho addormentato nella culla
e l’ho affidato al mare,
che lui si salvi o vada perduto
e mai più non ritorni da me”.

“Adesso alzati, vieni con me
questa sera andremo in città,
lava le mani, lavati il viso,
metti l’abito grigio che hai”.

L’abito grigio non indossò
quella sera per andare in città,
vestita di bianco(1) la gente la vide
davanti a se passare

“La scorsa notte dalla mia padrona(2)
le ho pettinato i capelli
poi mio figlio ho addormentato e
l’ho affidato al mare”…

Non lo sapeva certo mia madre
quando a sè lei mi stringeva
delle terre che avrei viaggiato,
della sorte che avrei avuta.

“L’ho addormentato nella culla
e l’ho affidato al mare,
che lui si salvi o vada perduto
e mai più non ritorni da me”

NOTE
1) la donna proclama la sua innocenza, si insinua che il vero colpevole sia l’uomo che, dall’alto della sua posizione sociale l’ha sedotta o più probabilmente violentata;
2) la regina

Angelo Branduardi in  “Il Rovo e la Rosa” (2013)


“L’ho addormentato nella culla
e l’ho affidato al mare,
Che lui si salvi o vada perduto
e mai più lui ritorni da me.

L’hanno detto giù nelle cucine,
la voce ha risalito le scale
e tutta la casa ora lo sa,
ieri notte piangeva un bambino.

L’hanno detto giù nelle cucine
e la Regina ora lo sa
Mary Hamilton ha avuto un bambino
dal più nobile di tutti gli Stuart.

Adesso alzati e dillo a me,
lo so che avevi un bambino,
tutta la notte ha pianto e perché
ora tu non l’hai più con te ?

Adesso alzati, vieni con me,
questa sera andremo in città.
Lava le mani, lavati il viso,
metti l’abito più scuro che hai.

Abiti a lutto non indossò
per cavalcare fino in città.
Vestita di bianco la gente la vide
per le strade di Glasgow passare.

La scorsa notte dalla mia Regina
le ho intrecciato con oro i capelli,
in ginocchio ho lavato i suoi piedi
ad in cambio ho avuto la forca.

Non lo sapeva certo mia madre
quando a sé lei mi stringeva,
delle terre che avrei viaggiato,
della sorte che avrei avuto.

“Povera Mary, povera te!”
“Non piangete – rispose – per me.
Datemi un velo per coprire il mio viso,
ma sappiate che io non ho colpe.”

Vieni Mary, vieni con me!”
Disse il re scendendo le scale,
la guardò con occhi pietosi:
“Questa sera siedi a cena con me!”

Erano in quattro a chiamarsi Mary,
questa notte non saranno che tre…
C’era Mary Beaton e Mary Seton
e Mary Carmichael e me.

FONTI
http://sangstories.webs.com/fourmaries.htm
http://www.kultunderground.org/art/305
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=2571&lang=it
http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/26/mary.htm
http://mnheritagesongbook.net/the-songs/addition-song-with-recordings/mary-hamilton-the-four-maries/
http://www.mustrad.org.uk/articles/prob_bal.htm
http://www.joe-offer.com/folkinfo/songs/411.html
http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=9556
http://www.executedtoday.com/2012/03/14/1719-mary-hamilton-lady-in-waiting/

 

AULD LANG SYNE: UN TESTO PER DUE MELODIE

A Capodanno il canto più diffuso nelle case scozzesi è Auld Lagn Syne, una canzone cantata in tutto il mondo nelle più svariate occasioni.
La canzone è accompagnata da un rituale collettivo: in cerchio ci si tiene per mano durante il primo verso. Poi le braccia vanno incrociate afferrando le mani del vicino durante l’ultimo verso (continua).

auldIl titolo è composto da tre termini in scozzese che significano old, long, since tre parole per indicare il tempo passato, e che si traducono in inglese come “the good old days“, in italiano “i bei tempi andati” (Addio bei tempi passati..). Si tratta di una vecchia canzone che Robert Burns dice di aver ascoltato da un anziano cantore, Burns dichiara inoltre che la canzone era stata tramandata solo oralmente in ambito popolare.

Ecco il carteggio tra Burns e l’editore George Thomson (1793 ): “The following song, an old song, of the olden times, and which has never been in print, nor even in manuscript until I took it down from an old man’s singing, is enough to recommend any air”
[in italiano: la canzone che segue, una vecchia canzone, dei vecchi tempi, e che non è mai stata stampata e nemmeno manoscritta finchè la presi da un vecchio cantore, è sufficiente da raccomandare ogni melodia.]

In realtà rime e melodie simili si fanno risalire al 1500: in particolare due, la ballata Auld Kyndnes Foryett -nel Bannatyne Manuscript 1568- e la ballata attribuita al poeta di corte Sir Robert Ayton (1570-1638) pubblicata nel 1711 da James Watson nella raccolta “Choice Collection of Scots Poems“; per quest’ultima alcuni versi sono gli stessi che si ritrovano nella stesura di Burns.
Should auld Acquaintance be forgot,
a
nd never thought upon,
The Flames of Love extinguished,
And freely past and gone?
I
s thy kind Heart now grown so cold
I
n that Loving Breast of thine,
That thou canst never once reflect
On Old-long-syne?
Nel 1724 Allan Ramsay ha scritto nel suo “A Collection of Songs” il brano dal titolo “Should auld acquaintance be forgot” (forse tratto dalla ballata cinquecentesca Auld Kyndnes Foryett) e la canzone venne poi pubblicata nel Vol 1 dello “Scots Musical Museum” 1787, con il titolo “Auld Lang Syne” ma i versi sono lontani anni luce da quelli di Burns!

LE MELODIE
Prima Melodia: "O Can Ye Labor Lea"
ASCOLTA 

Seconda Melodia: "For old long Gine my jo" trascritta da Playford in "Original Scotch Tunes" 1700
ASCOLTA

Johnson pubblica “Auld Lang Syne” dalla prima versione di Burns nel Scots Musical Museum, vol 5, 1796; ma Robert Burns inviò i suoi scritti in merito a questa canzone anche all’editore George Thomson e in particolare la sua terza versione. Più tardi Thomson viene a sapere da Stephen Clarke che Johnson aveva già una copia della canzone di Burns e che la melodia era trascritta sempre da Johnson nella versione di Ramsay. Burns, così gli risponde: ‘The two songs you saw in Clarke’s are neither of them worth your attention. The words of ‘Auld lang syne are good, but the music is an old air, the rudiments of the modern tune of that name. The other tune you may hear as a common Scots country dance.’ Burns 1794.
Quindi la prima melodia che Robbie definisce “an old air” è quella pubblicata da Johnson “O Can Ye Labor Lea”, mentre la seconda melodia è “For old long Gine my jo” è quella in Playford.

L’IMPRONTA DEL GENIO

Il merito di Burns fu quello di scrivere un paio di strofe e di modificare e arrangiare le altre, se non proprio di aver riscritto il testo in modo integrale. Un frammento scritto da Robert Burns nel 1793 è conservato presso il Robert Burns Birthplace Museum (vedi)

IL MERITO DELL’EDITORE

George Thomson quando pubblicò “Auld Lang Syne” nel “Select Collection of Original Scottish Airs”, 1799 sostituì la prima melodia con quella molto più popolare nel Settecento chiamata “The Miller’s Wedding” (già in “Scots Reels”, Bremner 1759) e comunemente chiamata ‘Sir Alexander Don’s Strathspey’ perchè interpretata anche dal famoso violinista Niel Gow: una melodia da danza tipicamente scozzese la strathspey!
LA MELODIA DELL’EDITORE CON I VERSI DEL BARDO: ASCOLTA
George Thomson ripubblicò “Auld Lang Syne” nel 1817 con un nuovo arrangiamento a cura del compositore ceco Leopold Kozeluch
ASCOLTA
Burns del resto aveva già riutilizzato la stessa melodia in due canzoni: “O can ye labour lea” (la versione ripulita è diventata “I fee’d a man at Martinmas”) e “Coming thro’ the rye.

LA LEGGENDA SU DAVID RICCIO

Ultimamente in rete (ovviamente solo nei siti italiani) sulla scia del romanzo di Jesse Blackadder “The Raven’s Heart” , 2011 si è diffusa l’attribuzione della melodia “Il valzer delle candele” a Davide Rizzo (o David Riccio come lo chiamavano in Scozia). Il giornalista e scrittore Renzo Rossotti (in “Assassinio in Scozia” da “Piemonte magico e misterioso”, Newton Compton Editori, 1994 vedi) nel suo “Assassinio in Scozia” riportata una leggenda torinese secondo cui Davide Rizzio sarebbe l’autore del Valzer delle candele, ma si tratta appunto di una leggenda. Come già evidenziato ci sono almeno tre melodie associate al brano “Auld Lang Syne” e quella più antica cinquecentesca, non è quella finale del Valzer delle Candele! Ben altre paternità possono essere più documentatamente attribuite al compositore Davide Rizzio, vedi lo studio del suo già citato omonimo continua

Due vecchi amici incontrandosi dopo molti anni di separazione, ricordano la gioventù e brindano ai tempi andati! Per l'ascolto una selezione dei migliori artisti scozzesi.

MELODIA AULD LANG SYNE seconda versione di Robert Burns 1799 (George Thomson editore)

ASCOLTA Dougie MacLean dal Cd Tribute– 1996 Voce vellutata, pronuncia seducentemente scozzese, sottofondo di chitarra, un delicato arrangiamento

MELODIA AULD LANG SYNE prima versione di Robert Burns in SMM vol 5 1796 (James Johnson editore)

ASCOLTA Jim Malcom (ex voce dei Old Blind Dogs) dal Cd Acquaintance dedicato a Robert Burns. Voce vellutata, pronuncia seducentemente scozzese, una spruzzata di note al piano, sottofondo con chitarra e violino. La melodia è leggermente diversa come la sequenza delle strofe I, IV, II, III, V e il tema del Valzer è ripreso nel finale suonato dalla sola chitarra

ASCOLTA Paolo Nutini: live una versione intima e raccolta sulle note di una chitarra

ASCOLTA Eddi Reader una melodia tutta alla Eddi Reader


I
Should auld acquaintance be forgot,
And never brought to mind?
Should auld acquaintance be forgot,
And days auld lang syne?
CHORUS:
For auld lang syne, my dear(1),
For days auld lang syne,
We’ll tak a cup of kindness yet,
For days auld lang syne!
II
We twa hae run about the braes(3)
And pou’d the gowans(4) fine,
But we’ve wander’d monie a weary fit(5),
Sin days auld lang syne.
III
We twa hae paidl’d in the burn
Frae morning sun till dine,
But seas between us braid(6) hae roar’d,
Sin days auld lang syne.
IV
And surely ye’ll be your pint-stowp(2)
And surely I’ll be mine,
And we’ll tak a cup o kindness(8) yet,
For days auld lang syne!
V
And there’s a hand my trusty fiere(7),
And gie’s a hand o thine,
And we’ll tak a right guid-willie waught(8),
For days auld lang syne
TRADUZIONE ITALIANO (tratta da vedi)
I
Credi davvero che i vecchi amici
si debbano dimenticare e mai ricordare?
Credi davvero che i giorni trascorsi insieme
si debbano dimenticare?
Ritornello:
Perchè i giorni sono ormai trascorsi,
amico mio, perchè i giorni sono andati,
faremo un brindisi per ricordare con affetto
i giorni ormai trascorsi!
II
Noi due abbiamo corso per le colline
e strappato margherite selvatiche
ma ora siamo lontani l’uno dall’altro
perchè i giorni sono ormai trascorsi
III
Noi due abbiamo navigato nel fiume
da mattina a sera
ma ora vasti oceani si frappongono tra noi,
perchè i giorni sono ormai trascorsi
IV
Tu puoi pagare il tuo boccale di birra
e io pagherò il mio,
faremo un brindisi per ricordare con affetto
i giorni ormai trascorsi
V
Perciò prendi la mia mano, amico mio fidato,
e dammi la tua
faremo un brindisi pieno d’affetto insieme,
in ricordo di quei giorni trascorsi

NOTE
1) nella seconda versione di Burns era “jo” (=amico)
2) stowp= vessel, boccale
3) braes= hills, colline
4) gowans= daisies, margherite
5) monie a weary fit= many a weary foot, molti passi stanchi
6) braid= ampio, vasto
7) fiere= friend, amico
8) right guid-willie waught= “cup of kindness” good toast, friendly draught, brindisi

Questa traduzione poetica, raccolta da un programma di Raiuno da Bartolomeo Di Monaco, tratta da http://www.la-poesia.it/stranieri/inglesi/inglesi-index.htm, rende omaggio alla commovente espressività del testo scozzese! La sequenza delle strofe è quella riportata da George Thomson

VECCHI TEMPI ANDATI
  I
 Si dovrebbero dimenticare le vecchie
 amicizie e non ricordarle più?
 Si dovrebbero dimenticare le vecchie
 amicizie e i giorni lontani e passati?
 Per i vecchi tempi, amico mio,
 per i vecchi tempi
 berremo una coppa di tenerezza,
 ancora per i vecchi tempi.
  II
 Noi due abbiamo corso sui sereni
 pendii e raccolto bei fiori,
 ma abbiamo camminato stancamente
 molte volte da quei tempi lontani.
  V
 Abbiamo camminato a piedi nudi sulle
 rive dal sole del mattino fino alla sera,
 ma ora gli oceani hanno ruggito
 da quei vecchi giorni lontani.
  IV
 Eccoti la mano, mio fedele amico
 e tu dammi la tua
 e faremo un'abbondante bevuta
 ancora per i vecchi tempi.
  III
 E sarò per te come un sorso
 di birra, e tu lo sarai per me.
 E berremo una tazza di tenerezza,
 ancora per i vecchi tempi andati.
 Per i vecchi tempi, amico mio,
 per i vecchi tempi
 berremo una coppa di tenerezza,
 ancora per i vecchi tempi.
 brindisi

LA POPOLARITA’ NEL MONDO

La canzone è stata tradotta in tutto il mondo (in almeno una quarantina di lingue). La popolarità di “Auld Lang Syne” deriva molto probabilmente dal suo inserimento nel film “Waterloo bridge” (in italiano “Il ponte di Waterloo”) del 1940 diretto da Mervyn LeRoy, con Vivien Leigh e Robert Taylor con il titolo di Farewell Waltz Il film è stato il prototipo del tipico melodramma hollywoodiano con la famosa scena del valzer.

La versione Farewell Waltz è stata arrangiata da Cedric Dumont (1916-2007) compositore -autore svizzero e direttore d’orchestra e tradotta/arrangiata in italiano dagli autori Larici&Mauri nel 1943 (che riprendono il tema della scena del film con la separazione dei due amanti) come ballabile. All’epoca
Una curiosità, le melodie anglo-sassoni erano vietate dalla censura di guerra ma bastava cambiare titolo e arrangiamento ed ecco che nasce “Il valzer delle candele”!

ASCOLTA Tati Casoni IL VALZER DELLE CANDELE

I
Domani tu mi lascerai
e più non tornerai,
domani tutti i sogni miei
li porterai con te.
II
La fiamma del tuo amor
che sol per me sognai invan
è luce di candela che
già si spegne piano pian.
III
Una parola ancor
e dopo svanirà
un breve istante di
felicità.

IV
Ma come è triste il cuor
se nel pensare a te
ricorda i baci tuoi
che non son più per me.
V
Domani tu mi lascerai
e più non tornerai,
domani tutti i sogni miei
li porterai con te.
VI
La fiamma del tuo amor
che sol per me sognai invan
è luce di candela che
già si spegne piano pian.

ASCOLTA Nini Rosso alla sua mitica tromba.

La melodia infine è diventata una nuova canzone con il testo “Il Canto dell’Addio” che ben conoscono tutti coloro che sono stati scout, o hanno trascorso la loro estate nelle colonie, o presso i rifugi gestiti da sacerdoti e affini (sob!).

I
È l’ora dell’addio, fratelli,
è l’ora di partir;
e il canto si fa triste; è ver:
partire è un po’ morir.
RITORNELLO
Ma noi ci rivedremo ancor
ci rivedremo un dì
arrivederci allor, fratelli,
arrivederci sì.
II
Formiamo una catena
con le mani nelle man,
stringiamoci l’un l’altro
prima di tornar lontan.
III
Perché lasciarci e non sperar
di rivederci ancor?
Perché lasciarci e non serbar
questa speranza in cuor?

IV
Se attorno a questo fuoco qui,
l’addio ci dobbiam dar;
attorno ad un sol fuoco un dì
sapremo ritornar.
V
Iddio che tutto vede e sa
la speme di ogni cuor;
se un giorno ci ha riuniti qui,
saprà riunirci ancor.
VI
Ma non addio diciamo allor
che ancor ci rivedrem:
arrivederci allor, fratelli,
arrivederci insiem!
VII
Fratello non dolerti se
la fiamma langue già:
doman la stessa fiamma ancor
fra noi risplenderà.

FONTI
http://sarahannelawless.com/2009/12/31/happy-hogmanay/ http://www.electricscotland.com/HISTORY/articles/langsyne.htm http://www.electricscotland.com/history/articles/langsyne.htm http://www.robertburns.org/encyclopedia/AuldLangSyne.5.shtml http://www.themorgan.org/exhibitions/ online/AuldLangSyne/default.asp?id=4 http://burnsc21.glasgow.ac.uk/online-exhibitions/auld-lang-syne/ http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=16346 http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=29124 http://www.kultunderground.org/art/305 http://www.kultunderground.org/art/395 http://www.renzorossotti.it/notetorinesi.htm#menestrello http://www.eddireader.net/tracks/erALS.htm