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LA DANZA DELLA PIOGGIA NELL’EUROPA MEDIEVALE

Durante il medioevo, la credenza in stregoni e streghe in grado di influire sul tempo atmosferico, attribuiva a persone speciali dette tempestari, la capacità di navigare nell’aria e di scatenare la grandine o la bufera: finno (ovvero scandinavo) o stregone ovvero iettatore (come direbbero i marinai meridionali) erano sinonimo di maleficio; tra le difese possibili vi erano gli scongiuri, indossare corallo o ambra e fare le corna.

tempestari
D’altro canto nel mondo contadino erano ancora ampiamente praticati in primavera i rituali di magia simpatica, in cui con danze a canti si invocava la benefica pioggia.

Una di queste musiche è arrivata fino ai nostri giorni perchè venne riportata in un libro scritto da Giorgio Mainerio nella seconda metà del 1500.

Giorgio Mainerio (Parma 1535-1582), è un personaggio a dir poco strano: sacerdote e mansionario nella cattedrale di Udine si aggiudicò nel 1576 il posto di maestro di cappella nel Duomo di Aquileia. Fu però anche indovino e adepto della magia o quanto meno studioso di scienze occulte (il tribunale dell’Inquisizione avviò un’indagine su di lui senza però giungere a prove conclusive per istruire il processo)

IL PRIMO LIBRO DEI BALLI

Il libro, pubblicato nel 1578, raccoglie 22 balli scritti per fornire ai musicisti dell’epoca un prontuario di tutti i ritmi di danza disponibili, e arricchisce la musica popolare con abbellimenti e variazioni di matrice colta. Erano gli anni della moda delle raccolte a stampa di danze, già inaugurata nel 1529 dalla pubblicazione di Pierre Attaingnant.
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Consort Veneto (tutto il cd)

SCHIARAZULA MARAZULA

E’ la musica da danza più famosa della raccolta di Mainerio, insieme all’Ungaresca, e deve la sua popolarità, ancora ai tempi nostri, alla rielaborazione di Angelo Branduardi che, con il titolo di “Ballo in fa diesis minore“, la trasformò in una danza macabra (vedi) aggiungendo un testo di sua composizione su ispirazione delle tante danze macabre di matrice trecentesche (proprio l’epoca della peste nera guarda caso!).

calorersIn realtà la melodia ha tutto un altro contesto e si riferisce alle musiche e danze rituali del mondo contadino secondo le consuetudini arcaiche legate alla magia simpatica. In un documento friulano del 1624 il brano apparve in una causa del Tribunale della Santa Inquisizione con l’accusa di servire come accompagnamento musicale di un rituale magico per invocare la pioggia. E’ padre Bernardino Morra di Palazzolo della Stella in provincia di Udine a scrivere una lettera-denuncia all’inquisizione lamentandosi che dei cantori notturni non lo lasciassero dormire in pace “certe donne superstiziose.., per impetrar la pioggia dal cielo la notte di Pentecoste alle cinque hore di notte in circa andavano processionando e lustrando la villa di dentro e fuori cantando a due chori certa sua canzone che incomincia “schiarazzola marazzola a marito ch’io me ne vo’ et quello che segue si come son donzella che piova questa sera””
I termini utilizzati dal sacerdote, processionando e lustrando, sono chiaramente riferiti a rituali di purificazione pre-cristiani che la Chiesa stessa aveva trasformato, non riuscendo a debellarli, nelle Rogazioni primaverili ovvero le processioni della comunità con i sacerdoti e le loro croci in testa, per benedire i campi e assicurare l’abbondanza del raccolto. (vedi)

Così Massimo Centini nel suo libro “Magia e medicina popolare in Piemonte” (2007) scrive “un interessante esempio della persistenza di pratiche connesse agli antichi culti di fertilità è presente nella critica mossa dal Sinodo di Ivrea (1602) nei confronti delle processioni attraverso la campagna costituite solo da donne, con lo scopo di assicurare un buon raccolto.. Queste processioni “non sempre sono in onore e commemorazione dei santi, se ne organizzano di speciali, come propiziatrici per il buon andamento annuale della campagna, oppure per la buona fortuna dell’alpeggio durante la stagione estiva. E allora essenzialmente le donne, non si limitano a vestire gli abiti della festa, ma aggiungono ornamenti particolari: fiocchi, nastri e collane, e sulla testa una specie di copricapo molto alto di forma piramidale, che è tutto quanto fittamente coperto di fiori finti multicolori” A tal proposito il parallelo con le portatrici del Bran è automatico, le vestigia di un antico culto matriarcale alla Grande Dea praticato ancora oggi come processione folkloristica. (vedi)

LE ROGAZIONI DELLA CHIESA CATTOLICA

A istituire le Rogazioni fu Papa Gregorio alla fine del VI secolo e le chiamò “Litania Maggiore“, siamo alle soglie del Medioevo quando Roma non era più in grado di contenere le invasioni dei Barbari e in Primavera arrivavano le orde pronte per la battaglia: così con la processione si pregava principalmente per invocare la protezione di Dio dalla guerra! Attraverso la liturgia si istituì una volta per tutte il rituale (rigorosamente in latino) di purificazione della campagna, per proteggere la terra coltivata dai fenomeni negativi (quindi in generale pestilenze, calamità naturali).

A fulgure et tempestate… Libera nos, Domine!
A flagello terraemotus… Libera nos, Domine!
Ut fructus terrae dare et conservare digneris… Te rogamus, audi nos! continua

Le Litanie Minori che si conservarono molto più a lungo delle Litanie Maggiori hanno invece un’origine gallicana: come ricorda Alfredo Cattabiani nel suo “Calendario” fu san Mamerto, vescovo di Vienne a istituirle nel V secolo e si svolgevano durante i tre giorni precedenti l’Ascensione. Sono la continuazione istituzionalizzata dalla Chiesa cattolica degli Ambarvali dell’Antica Roma (andare in giro per i campi) ossia le processioni dedicate alla dea Cerere che si concludevano con un sacrificio animale. Dalla Gallia si diffusero in tutta Europa e nel IX secolo venne introdotto il canto delle Litanie di Santi.

Le rogazioni si svolgevano il 25 aprile ma vennero (e sono ancora) praticate anche nel mese di maggio.

I BENANDANTI

carola-stregheEvidentemente la Chiesa non era riuscita a debellare gli antichi rituali che ancora si osservavano nelle campagne nel 1500, così decise di passare alle maniere forti (torture e roghi) e alla “caccia alle streghe”!!
Nel suo saggio “I Benandanti , Stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e SeicentoCarlo Ginzburg ricostruisce la storia di una congrega friulana che professava alla luce del giorno (e più spesso sotto i raggi della luna) i rituali magici pre-cristiani. Per la lustrazione dei campi i benandanti preferivano fare ricorso all’antico rituale e non a quello della Chiesa così cantavano in dialetto “schiarazzola marazzola” e soprattutto danzavano! A leggere tra le carte dei processi sembrerebbero i benandanti degli esorcisti “senza licenza” che nei sabba duellavano armati di finocchio contro gli stregoni (le forze negative e demoniache) e le loro canne di sorgo.

LA DANZA DELLA PIOGGIA

Mainerio già in odor di stregoneria (fosse o meno un simpatizzante dei benandanti) ebbe modo di ascoltare tale canto propiziatorio e ne trascrisse la musica armonizzandola in modo da conservarne il carattere arcaico nonché l’atmosfera esoterica. Il testo originale è andato perduto, della danza neppure si conoscono passi e coreografia, ma quanto fascino emana la musica!
Possiamo solo presumere si trattasse di una danza sacra, di quelle che si ballano con semplici passi ripetitivi spesso accompagnati da giravolte, per aiutare nell’esperienza estatica, la perdita del se cosciente (forse preludio di viaggi astrali)

LA MUSICA

Un brano perfetto per essere suonato con la ghironda, la viola dei mendicanti
ASCOLTA Short Tailed Snails la versione è verosimilmente quella che si sarebbe ascoltata nel Medioevo nei castelli e palazzi (è in medley con una country dance dal titolo Nonsuch)

ASCOLTA Phil Norman in versione danza sacra

LA RICOSTRUZIONE DELLA DANZA

PER LA PIOGGIA (e la fertilità dei campi): una danza in tondo, fatta di passo semplice (s) e passo doppio (d) con il battito delle mani a richiamare il frastuono:

SCHEMA (alternando le oscillazioni)
dddd
ssd
ssd

OSSERVAZIONI: le mie personali osservazioni mi portano a riflettere prima di tutto sulla struttura della musica che è suddivisa in due parti e non in tre. Viene così più spontaneo e naturale (e soprattutto automatico) suddividere la danza in DUE PARTI.

Un’altra osservazione sui PASSI: è vero che in epoca più tarda i passi della danza sono stati resi più uniformi (vedi appunto per il passo dei branles rinascimentali) ma non così era nei primi trattati quattrocenteschi; è lecito presumere perciò che anche il passo base di questa danza, ricordiamoci un reperto del passato medievale, non fosse poi così uniforme: seguendo il tempo ritmico la sequenza di passi a mio avviso più adeguata (che viene spontaneo fare) è il passo semplice seguito da quello di piva cioè 1-2 / 1-2-3.

Un’ultima osservazione per quanto riguarda le danze sacre e estatiche (e senza scomodare i dervishi) una giravolta è quasi di rigore!

RICOSTRUZIONE DANZA DI CATTIA SALTO:
parte A) sp sp sp sp
s=passo semplice e p=passo piva
parte B) d* d* ssV
in cui d=passo doppio prima in avanti e poi indietro e ssV è la combinazione che viene definita nelle danze medievali e le contraddanze con l’abbreviazione di SET cioè si apre di piede sinistro a sinistra e si congiunge con il destro -passo semplice laterale- poi si apre con il piede destro a destra e si unisce con il sinistro e quindi si esegue una giravolta completa su se stessi facendo perno sulla spalla sinistra (in quattro tempi).

CAMBIO DI DIREZIONE
Volendo fare degli abbellimenti si potrebbe dividere la parte A in AA1 con un cambio di direzione tra le sue parti (si apre sempre a sinistra e quindi nella parte A1 si cambia aprendo di piede destro), ma a mio avviso con il velocizzarsi della musica il cambio di direzione è solo una complicazione non necessaria; piuttosto si potrebbe cambiare direzione dopo ogni ripetizione quini si inizia verso sinistra AB e si cambia verso destra per il successivo AB quindi si ricambia direzione ritornando a sinistra e così via.

LA CADENZA
Un’ultima osservazione in merito alla parte B dove ho messo l’* ci vuole una “cadenza” per dirla con i trattatisti di danza del cinquecento cioè una mossa particolare per chiudere la frase musicale: il colpo di mani (tre colpi ripetuti sul quarto passo di chiusura) ma anche di piedi battuti in terra ad evocare il tuono della pioggia!

RITUALE MAGICO PER INVOCARE LA PIOGGIA

streghecalderonegrande

Curiosi di conoscere un rituale per evocare la pioggia? Provate con questo
 "Quasi sempre veniva eseguito in riva ad uno stagno o ruscello, si raccoglieva l’acqua in un calderone e poi la si agitava con dei rametti. Mentre agitavano l’acqua, le streghe invocavano lo spirito della pioggia chiedendo abbondanti piogge per la fertilità dei campi. Successivamente, con i rametti, si mescolava il liquido per nove volte in senso orario e subito dopo per nove volte in senso antiorario. Poi scuotevano l’ acqua ancora e ripetevano il processo per tre volte. Si spruzzava l’ acqua nell’aria come se stesse effettivamente piovendo. Il rituale veniva ripetuto in sequenze dispari (1-3-7-9-13…). Il rito veniva concluso gettando l’acqua del calderone sulla terra. Da li a poco si era certi che la pioggia sarebbe giunta abbondante. Se nei giorni successivi la condizione meteorologica desiderata non si presentava, il rito veniva ripetuto ancora, cercando di soddisfare gli spiriti della natura con i giusti tributi. Questa è la struttura di base dell’antico rituale, che presente varianti nei diversi paesi, per esempio in alcune tradizioni era richiesto che le fanciulle operanti fossero vergini, o che l’acqua venisse versata sul corpo di una vergine; i nomi degli spiriti e delle divinità erano differenti a seconda dei costumi del popolo. Il rito poteva presentare l’aggiunta di ingredienti che avevano il potere di attrarre le nubi ect… (tratto da qui)

FONTI
http://luigi-pellini.blogspot.it/2013/05/le-rogazioni-riti-pagani-assorbiti-dal.html
http://www.latunicastracciata.net/giorni_ciliegio/28_GC.html
http://lastoriaviva.it/schiarazula-marazula-un-ballo-medioevale-odiato-dallinquisizione/
http://imslp.org/wiki/Il_Primo_Libro_de_Balli_(Mainerio,_Giorgio) http://www.labirintomagico.it/wp-content/uploads/2012/09/Carlo-Ginzburg-I-benandanti-Stregoneria-e-culti-agrari-tra-Cinquecento-e-Seicento-1.pdf

AD MORTEM FESTINAMUS

Segue da “Shaking of the Sheets” la danza macabra nel Medioevo (qui)

Dal Manoscritto “Llibre Vermell” (ossia il Libro Rosso) dal monastero di Montserrat (nella montagna catalana a Nord di Barcellona) in cui sono raccolti i più popolari canti del pellegrinaggio medievale, sicuramente l’unica danza macabra pervenutaci in forma integrale dal Medioevo.

Il manoscritto è stato compilato nel 1396-99 dai monaci e conteneva principalmente i racconti dei miracoli della Madonna Nera di Montserrat nonché svariati canti dei pellegrini; di questi solo dieci sono giunti sino a noi con tanto di notazione musicale (notazione mensurale). Bisogna dire che l’intento del monaco che trascrisse i brani era quello di “contenere” l’esuberanza popolare in modo che canti e danze non fossero men che rispettosi e sobri. Così si legge in calce al foglio 21v: .. poiché i pellegrini .. sono pervasi dal desiderio di cantare e danzare, e siccome in questi luoghi essi non devono cantare altro che cantilene oneste e devote, alcune di esse sono annotate di seguito. Queste pertanto dovranno essere eseguite in modo onesto e sobrio, affinchè non siano disturbati i fedeli intenti alla preghiere e alle devote contemplazioni.”

madonna-montserratC’è da osservare che il monastero di Montserrat era un luogo di cura oltre che di preghiera nel senso che era l’ultima spiaggia dei malati di lebbra, tifo petecchiale, il “fuoco di Sant’Antonio” etc: il malato trascorreva la notte in veglia nel recinto sacro ovvero per lo più all’addiaccio fuori dal Monastero, per poter in ultimo genuflettersi davanti alla statua della Madonna, invocando la guarigione. “Ad mortem festinamus” era perciò il canto come dire più “azzeccato” essendo un inno in cui gli uomini sono invitati a riconoscere la sovranità della morte affinchè smettano di peccare e soprattutto si pentano dei propri peccati in vista del suo inevitabile (e prossimo) sopraggiungere.

Gli studiosi ritengono che il testo riprenda il soggetto di un canto latino più antico “Scribere proposui” strutturandolo secondo i modi propri del virelai, una forma musicale da danza tipicamente duecentesca, è infatti uno dei tre virelais monodici superstiti del Codice. Si ritiene si tratti di un contraffactum ovvero che l’anonimo monaco compositore abbia sostituito il testo originale con quello di propria invenzione mantenendo però la musica originaria di ambito popolare.

IL VIRELAI

Il virelai è un tipico componimento dei trovieri (scritto in lingua d’oil ovvero in francese antico) ma è anche la struttura tipica delle laudi italiane del Due-Trecento nonché delle Cantigas de Sancta Maria in lingua gallega (e più in generale di alcuni canti di pellegrinaggio), sicchè possiamo affermare che la danza era diffusa in terra francese, italiana e spagnola sebbene le sue origini siano remote e ignote.

Dal punto di vista musicale “Ad mortem festinamus” è formato da nove stanze con schema Abba con ritornello e volta che portano lo stesso tempo. Ci sono quindi solo due idee musicali, ritornello e volta (idea A), strofa (idea B) ma il ritornello è affidato al coro mentre strofa e volta sono cantate dalla voce solista, così la voce solista anticipa nella volta (a) il tema musicale del ritornello ripetuto dal coro (A). In coda è eseguita una specie di litania. A questa tessitura musicale vocale si aggiungono gli strumenti musicali, non solo in accompagnamento al canto come per le monodie dell’anno mille, bensì come terzo elemento a cui affidare preludi e variazioni e anche il giro del ritornello. Una stupefacente varietà melodica rispetto al secolo precedente!!

Ascoltiamo il brano nell’esecuzione di Jordi Savall una figura di tutto rispetto nell’ambito della musica storica
ASCOLTA Jordi Savall & Hespèrion XXI: Savall suona una sorta di viola da gamba che chiama lira d’Esperia ovvero la viella da gamba medievale

ASCOLTA Micrologus
ASCOLTA Escolanía de la Santa Cruz del Valle de los Caídos & Atrium Musicae che probabilmente con la scelta per un incedere più solenne si avvicina alle esortazioni del monaco di cantare in modo onesto e sobrio..

VIDEOVento del Tempo” una ipotesi di ricostruzione della danza che inizia in cerchio e con gesti che mimano il mietere della falce e prosegue come farandola

E se proprio vogliamo spaziare nelle versioni contemporanee del medioevo rivisitato dai gruppi rock e metal
ASCOLTA Qntal un medioevo tecno

I stanza A (ritornello – tornada)
Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus
bb (strofa)
Scribere proposui de contemptu mundano,
ut degentes seculi non mulcentur in vano.
a (volta)
Iam est hora surgere a sompno mortis pravo,
a sompno mortis pravo
II stanza
Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus Vita brevis breviter in brevis finietur, mors venit velociter que neminem veretur, omnia mors perimit et nulli miseretur.
III stanza
Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus Ni conversus fueris et sicut puer factus et vitam mutaveris in meliores actus, intrare non poteris regnum Dei beatus.
IV stanza
Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus Tuba cum sonuerit, dies erit extrema, et iudex advenerit, vocavit sempiterna electos in patria, prescitos ad inferna.
V stanza Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus Quam felices fuerint, qui cum Christo regnabunt. Facie ad faciem sic eum adspectabunt, Sanctus, Sanctus, Dominus Sabaoth conclamabunt.
VI stanza
Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus Et quam tristes fuerint, qui eterne peribunt, pene non deficient, non propter has obibunt, heu, heu, heu, miserrimi, nunquam inde exibunt.
VII stanza
Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus Cuncti reges seculi et in mundo magnates adventant et clerici omnesque potestates, fiant velut parvuli, dimitant vanitates.
VIII stanza
Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus Heu, fratres karissimi, si digne contemplemus passionem Domini amare et si flemus, ut pupillam occuli servabit, ne peccemus.
IX stanza
Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus Alma Virgo Virginum, in celis coronata, apud tuum filium sis nobis advocata et post hoc exilium ocurrens mediata.

Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus Vile cadaver eris: cur non peccare vereris? Vile cadaver eris: cur intumescere quaeris? Vile cadaver eris: ut quid pecuniam quaeris? Vile cadaver eris: quid veges pomposas geris? Vile cadaver eris: ut quid honores quaeris? Vile cadaver eris: cur non paenitens confiteris? Vile cadaver eris: contra proximum non laeteris?

TRADUZIONE ITALIANO (avevo questa trascrizione tra le mie carte, ma non so più chi sia il traduttore)
La morte in fretta si avvicina smettiamo di peccare, smettiamo di peccare Mi sono proposto di scrivere sul disprezzo mondano, perchè chi si affligge in terra non si strugga invano. E ormai ora di sorgere dal maligno sonno della morte. La vita breve in breve finisce e la morte che veloce giunge nessuno deve temere. Tutto la morte distrugge e di nessuno ha compassione. Se non ti convertirai e non ritornerai come bambino e la vita non muterai in azioni migliori non potrai entrare da beato nel regno di Dio. Quando la tromba suonerà, sarà il giorno estremo e il giudice verrà a decidere le sorti eterne: gli eletti alla casa del padre e i condannati all’inferno. Quanto saranno felici coloro che con Cristo regneranno e volto contro volto lo potranno contemplare “Santo, Santo, il Signore Sabaoth” insieme cantando. E quanto tristi saranno coloro che moriranno per sempre e a loro pur non mancheranno le pene. Ahi miseri, mai di lì usciranno. Tutti i re del mondo e chi nel mondo è potente facciano attenzione, ed anche i chierici, e tutte le potestà: diventino come bambini, lascino ciò che è vano. Oh fratelli carissimi, se soltanto contemplassimo in giusta maniera l’amara passione di Dio e piangessimo tanto da non serbare pupilla nell’occhio e così non peccare. Nutrice Vergine tra le vergini, assunta in cielo presso tuo figlio, tu sei nostra avvocata, e dopo questo esilio lassù ci aiuterai ad entrare.
Sarai un vile cadavere: perchè non hai paura di peccare? perchè aspiri alla gloria? perchè cerchi la ricchezza? perchè porti vesti sfarzose? perchè agogni gli onori? perchè non confidi nella penitenza? della tua sorte prossima non ti rallegri?

Così per completare il quadro d’insieme ecco la versione di Angelo Branduardi

ILLUSTRAZIONI: Miniatura da Llibre Vermell

FONTI
http://www.latelanera.com/abisso/articolo.asp?id=183 http://www.8notes.com/scores/6264.asp http://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/shakingofthesheets.html http://thesession.org/tunes/7110 http://www.mondimedievali.net/sire/fratello2.htm http://ballifolk.altervista.org/farandoulo.html
http://www.ilsorrisodellabagiua.com/dblog/articolo.asp?articolo=73

SHAKING OF THE SHEETS

danza-macabra-clusoneNel Medioevo per esorcizzare la paura della morte (un modo per metterla in ridicolo e scongiurarla) si balla con lei, vivi e scheletri sono raffigurati in fila in una interminabile farandola forse per ingannare la morte o per lasciare la vita a passo di danza,.

Il tema più diffuso nell’Alto Medioevo era però il Giudizio Universale vero e proprio tormentone del Memento Mori (Così come sono sarai) per passare poi al tema del “Trionfo della Morte” come Danza Macabra. Nella Danza Macabra sono rappresentate tutte le categorie sociali del tempo a iniziare con i potenti e i ricchi borghesi e poi via via gli artigiani, i contadini e i poveri.
Con la morte incoronata a dirigere il gran ballo e i suoi attendenti a tirare i dardi (o a sparare con l’archibugio come nell’affresco di pinzolo_-_la_danza_macabra_opera_dei_baschenis__-_2012_-_gianni_zotta_largeClusone) o a suonare i più svariati strumenti musicali del tempo. C’è chi ha voluto vedere in queste raffigurazioni una sorta di satira sociale, ma si tratta piuttosto di una riflessione sulla vanitas (del potere e della ricchezza)

Il diffondersi di così tante raffigurazione di danze macabre sui muri di tutt’Europa viene fatto risalire al passaggio della grande peste del 1348 che decimò le popolazioni senza conoscere confini. Mai prima l’Europa, seppure devastata da guerre e carestie, aveva conosciuto una simile pestilenza: sparirono interi villaggi e i campi si riempirono di erbacce perchè non era rimasto più nessuno per coltivarli. I cronisti del tempo scrissero “E’ morto un terzo del mondo“. D’altra parte era diffusa già nel XII secolo a livello di Dramma Sacro (Morality Play) un dramma liturgico “da strada” funzionale alla predicazione e forse collegata alla “Danza dei Maccabei” (chorea machabaeorum) in cui i partecipanti danzavano tenendosi per mano ed erano portati via un per uno da inquietanti personaggi avvolti in un lenzuolo.
A partire da queste scene sacrali, vennero poi realizzate delle vere e proprie ballate, con numerose figure (canonicamente ventiquattro) che rappresentavano tutte le condizioni sociali dell’uomo medievale e scambiavano con la Morte un botta e risposta amaro e rassegnato. I personaggi, vestiti stavolta da monaco, papa, imperatore, soldato, nullatenente, borghese e così via, venivano presi per mano da “morti avvolti da sudari” o dalla stessa Morte personificata e fatti danzare insieme in una processione. Poco a poco, i membri della danza vengono fatti “staccare” dalla fila e condotti via dalle figure dei morti, a simboleggiare la dipartita costante e progressiva di tutti gli uomini. A seguito della prima diffusione di queste danze, sempre secondo gli etnologi che hanno studiato il fenomeno, sarebbero state composte delle filastrocche in volgare che celebravano la fine ineluttabile di tutti i viventi, le stesse che poi furono aggiunte come una sorta di didascalia alle raffigurazioni pittoriche della “Danza”. (tratto da qui)

LA FARANDOLA o LA RONDA

E’ una danza medievale con un unico passo base (per lo più saltellato), in cui il capo fila sceglie i cambi di direzione determinando le serpentine e gli intrecci più fantasiosi: annoda e scioglie, fa e disfa proprio come le Norne con il filo del destino.  E perciò la farandola è la danza rituale nelle celebrazioni di Samahin perchè è la danza della morte: tutti devono percorrere lo stesso cammino abbandonandosi alla volontà di chi conduce la danza, a simboleggiare l’umanità incatenata che non può che seguire il percorso tracciato, e tuttavia  una sorta di viaggio collettivo attraverso le esperienze della vita, verso il suo misterioso centro. La farandola è probabilmente la danza più antica così legata ai primigeni riti agrari: è la danza del labirinto con le sue figure a chiocciola e del serpente, la danza intorno al fuoco centro sacro della vita del villaggio. Così il labirinto ha sempre un’uscita e la danza è una danza di morte e rinascita a simboleggiare il concetto di eterno ritorno.

matresLa farandola è probabilmente la danza più antica del mondo dedicata alla Signora del Labirinto che ritroviamo nella cultura minoica del 1400 a.C., una danza collegata ai misteri della fertilità e descritta da Omero nello scudo di Achille
Poi vi sculse una danza a quella eguale
che ad Arïanna dalle belle trecce
nell’ampia Creta Dedalo compose.
V’erano garzoncelli e verginette
di bellissimo corpo, che saltando
teneansi al carpo delle palme avvinti.
Queste un velo sottil, quelli un farsetto
ben tessuto vestìa, soavemente
lustro qual bacca di palladia fronda.
Portano queste al crin belle ghirlande,
quelli aurato trafiere al fianco appeso
da cintola d’argento. Ed or leggieri
danzano in tondo con maestri passi,
come rapida ruota che seduto
al mobil torno il vasellier rivolve,
or si spiegano in file.

Secondo Kern, Omero descrisse entrambe le cose: una danza spiraliforme con inversioni di marcia e una struttura circolare adibita a questa danza. Questa ingegnosa struttura forse non era un edificio vero e proprio, con mura e soffitto, dato che le danze si svolgevano la notte: si può ipotizzare che il “labirinto” fosse una serie di blocchi, regolari e forse anche in marmo, disposti circolarmente e fissati nel terreno in modo durevole, per rappresentare il complesso di linee che determinavano i movimenti dei danzatori. “(tratto da qui)

carola-medioevoNella figura (dall’affresco di Ambrogio Lorenzetti- Palazzo del Buonconsiglio, Siena) le due donne capofila hanno alzato  le braccia ad arco per fare passare sotto il resto della catena (che già stava disegnando un movimento sinuoso a serpentina), basta un tamburello e la voce del canto per cadenzare il ritmo e dalla leggerezza con cui si muovono le danzatrici si direbbe che ballino sulla punta dei piedi senza quasi appoggiare il tallone.

La danza ha mantenuto il suo retaggio in Provenza dove è rimasta la danza tradizionale per eccellenza, ballata in ogni occasione di festa. Il tempo è rapido in ritmo ternario come una jig, ma anche quaternario.

THE SHAKING OF THE SHEETS

“Shaking of the Sheets” è stata pubblicata nel 1568 in “Popular Music of the Old Time” (Chappell) (qui). La musica è però scritta da Robert “Bob” Johnson e mescolata con la country dance dal titolo Black Joke (Joack) proveniente dal villaggio di Adderbury in Oxfordshire

ASCOLTA Steeleye Span (voce Robert “Bob” Johnson) in “Tempted and Tried” 1989


ASCOLTA Lester Bailey all’organetto


Chorus:
Dance, dance the shaking of the sheets,
Dance, dance when you hear the piper playing,
Everyone must dance
The Shaking of the Sheets with me.
I
Bring away the beggar,
bring away the king,
And every man in his degree.
Bring away the oldest and the youngest thing,
Come to death and follow me.
II
Bring away the merchant who made his money in France,
And the crafty banker too,
When you hear the piper, you and I must dance
The dance that everyone must do.
III
I’ll find you in the courtrooms, I’ll find you in the schools,
When you hear the piper play.
I’ll take away the wise men, I’ll take away the fools
And bring their bodies all to clay.
IV
All the politicians of high and low degree,
Lords and ladies, great and small.
Don’t think that you’ll escape and need not dance with me,
I’ll make you come when I do call.
V
It may be in the day, it may be in the night,
Prepare yourselves to dance and pray.
That when the piper plays “The Shaking of the Sheets”
You may to Heaven dance the way.
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
CORO
Danza la danza macabra,
danza, danza quando senti la cornamusa suonare,
tutti devono danzare,
la danza macabra con me.
I
Porto via il mendicante,
porto via il re
e ogni uomo di alto lignaggio.
Porto via il vecchio
e il giovane,
vieni con i morti e seguimi!
II
Porto via il mercante che ha fatto la sua fortuna in Francia
e anche il banchiere,
quando senti lo zampognaro, tu ed io dobbiamo danzare
la danza che tutti devono fare.
III
Ti troverò nelle stanze di corte,
ti troverò nelle scuole
quando senti lo zampognaro suonare. Porterò via l’uomo saggio
e porterò via il folle
e porterò i loro corpi alla terra.
IV
Tutti i politici di alto e
basso rango,
Messeri e Madame, grandi e piccoli, non credere di poter sfuggire e di non aver bisogno di ballare con me,
verrai quando ti chiamerò.
V
Può essere di giorno e può essere di notte,
preparati a danzare e prega
che quando lo zampognaro suona “La danza Macabra”
tu possa danzare verso il Paradiso

ILLUSTRAZIONI
Affresco Clusone (Bg) Oratorio dei Disciplini 1480 confraternita dei Disciplini i cui membri, incappucciati, praticavano l’autoflagellazione come espiazione dei peccati.
Pinzolo – La “danza macabra”, opera dei Baschenis. – 2012 – Gianni Zotta (vedi)

FONTI
http://www.mariateresalupo.it/simbolimitialchimiafiabe/labirinto.html
http://www.latelanera.com/abisso/articolo.asp?id=183 http://www.8notes.com/scores/6264.asp http://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/shakingofthesheets.html http://thesession.org/tunes/7110

continua seconda parte Ad Mortem Festinamus (qui)