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Dan Ar Braz

Chitarrista autodidatta Dan  Ar Braz -Daniele il Grande (all’anagrafe Daniel Le Bras) s’inventa un accompagnamento con la chitarra alle melodie delle orchestrine di paese; nel 1967 incontra Alan Stivell e inizia una collaborazione lunga un decennio con album e concerti per il mondo; collabora con i Fairport Convenction per alcune registrazioni, ma già nel 1977 registra il suo album da Solista “Douar Nevez” (Terra nuova). Del primo decennio consiglio l’ascolto di “Acustic” uscito nel 1981 con la raccolta delle sue migliori interpretazioni (in acustico).

Poi viene il 1985 ed esce Musique pour les silences à venir un concept album dedicato al mare e ai ricordi d’infanzia con il ritorno alla chitarra elettrica, un cammino che Dan riprenderà nel XXI secolo: Dan viene osannato dalla critica e classificato tra i migliori chitarristi del mondo.

Agli inizi degli anni 90 si cimenta pure con il canto e poi si mette a lavorare su un grosso progetto uno spettacolo con tanti grandi esponenti della musica celtica internazionale, è il 24 luglio del 1993 al Festival di Cornovaglia a Quimper.

Héritage des Celtes

Una settantina di artisti tutti su un solo palco per testimoniare l’eredità musicale dei Celti, attraverso i secoli e passando per i paesi d’Irlanda, Scozia, Galles, Bretagna e Galizia.
Forza travolgente e toccanti pause liriche, passione e poesia che diventano un grande evento rock.
Anche nelle successive esibizioni il pubblico accorre numeroso così Dan passa alla registrazione in studio ed esce l’album Héritage des Celtes (1994): le vendite schizzano alle stelle con forti richieste dagli Stati Uniti al Giappone; l’anno successivo è la volta della registrazione dal vivo della serata a Rennes con tanto di video pieno d’interviste dietro le quinte.
Nel 1997  l’organico si rinnova e vengono messe in cantiere nuovi brani esce “Finisterres” presentato allo Zenith di Parigi nel giorno di San Patrizio.

Nel 1998 esce “Zenith” la registrazione live allo Zénith di Parigi

Ar Y Ffordd

Nel 1999 a Bercy sul palco si trovano i quattro principali protagonisti della rinascita musicale bretone degli anni 70 Alan Stivell, Dan Ar Braz, Tri Yann e Gilles Servat. Tutto il concerto viene registrato e qualche mese finisce in un CD doppio e in DVD Bretagnes à Bercy. 

E’ a Lorient per il Festival Interceltico del 2000 che Dan annuncia conclusa l’avventura (anche se c’è un ultimo colpo di coda a Parigi nel 2002 per la Nuit Celtique concerto uscito in DVD )

Dan riprende la carriera solista affiancandosi alla cantante-compositrice Clarisse Lavanant, collaborando peraltro spesso e volentieri con i tanti colleghi incontrati nel suo percorso artistico.

Dan e Clarisse

Cànan nan Gàidheal: il gaelico ancora vive

Cànan nan Gàidheal è un canto in gaelico scozzese scritto da Murdo MacFarlane (1901 – 1982) (in gaelico Murachadh MacPharlain ) soprannominato “Melbost Bard” (il bardo di Melbost),  perchè nativo di Melbost Isola di Lewis (Ebridi esterne- Scozia).
Fu poeta e attivo sostenitore della diffusione e la salvaguardia della lingua gaelica scozzese.

MELBOST BARD

Possiamo seguire la storia della sua vicenda umana  in una serie di interviste-video suddivise in sei spezzoni (anche se il linguaggio usato è per lo più il gaelico ci sono i sottotitoli in inglese). Inframmezzati alla storia della sua vita, letture delle poesie, i canti, testimonianze e aneddoti di coloro che lo hanno conosciuto. In lui rivedo i grandi vecchi del mio paese conosciuti da ragazza, attaccati al dialetto piemontese e scrittori di poesie dialettali, come Libero Aimar che con Guido Damiano scrisse Al Livurnin (il dialetto di Livorno Ferraris una grammatica per imparare a leggere e scrivere il dialetto livornese.
La notorietà  (oltre i confini della sua isola) arrivò in tarda età negli anni 70, quando una serie di giovani diedero voce alle sue canzoni incidendole nei dischi e facendole sentire ai concerti, i primi furono tre ragazzi di Glasgow, i Na h-Oganaich (che in gaelico vuol dire grosso modo “i giovani”)  ma anche Karen Matheson che con i Capercaillie canta diverse poesie di Murdo



testimonianza di Margaret MacLeod del gruppo Na h-Oganaich i quali vinsero nel 1972  il Contest del Festival Panceltico irlandese a Killarney  con una canzone di Murdo MacFarlane,  e iniziarono un tour di concerti in Inghilterra, Canada, Galles e Bretagna

intervista a Karen Matheson e Donald Shaw che confessa di aver preso spunto da tutto il materiale dei Na h-Oganaich  e di aver convinto la madre a scrivere al Bardo per chiedere se avesse qualche canzone che il gruppo del figlio avrebbe potuto interpretare; Murdo le spedì un nastro con la registrazione dei canti in presa diretta.
Per Murdo fu una grande opportunità comunicativa e arrivò la popolarità: iniziò ad apparire in pubblico per dare lettura alle sue poesie, partecipare ai concerti cantando e a venire intervistato dalla televisione; iniziò a viaggiare e a essere richiesto in Irlanda dove fece delle ripetute e lunghe tournèe


“Il linguaggio degli eroi (gaeli)” tradotto anche come “il gaelico ancora vive” è un canto interpretato da molti artisti a cominciare dai primi sostenitori del bardo il gruppo Na h-Oganaich che lo conobbero nel 1971 e iniziarono a cantare le sue canzoni.
Registrarono la loro versione di Canan nan Gaidheal nel secondo album “Scot-Free” (1975).
La canzone è stata interpretata successivamente da Catherine-Ann McPhee (nativa dell’isola di Barra) che la registra nell’album di esordio “Cànan nan Gàidheal-the Language of the Gael” (1987) accompagnata niente meno che da una parte dei componenti del gruppo scozzese Ossian

La massima diffusione del canto arriva con il progetto-spettacolo del chitarrista bretone Dan ar Braz “Héritage des Celtes
ASCOLTA Dan Ar Braz & Karen Matheson in “Héritage des Celtes” 1994

Karen Matheson lo registra inoltre per la Transatlantic sessions (1995) suonano con lei Mairead ni Mhaonaigh – seconda voce e violino, Donald Shaw – organetto, Charlie McKerron – violino, Donal Lunny -bouzouki, Danny Thompson – basso, Jim Sutherland – percussioni

e con Dick Gaughan (2006)

la versione cantata è ridotta rispetto al testo poetico scritto da Murdo MacFarlane (vedi)


I
Cha b’e sneachda ‘s an reothadh ò thuath
Cha b’e ‘n crannadh geur fuar ò ‘n ear
Cha b’e ‘n t-uisge ‘s gaillionn ò ‘n iar
Ach an galar a bhlian ò ‘n deas
Blàth, duileach, stoc agus freumh
Cànan mo threubh ‘s mo shluagh
Sèist:
Thig thugainn, thig cò’ ruinn gu siar
Gus an cluinn sinn ann cànan nan Gàidheal
Thig thugainn, thig cò’ ruinn gu siar
Gus an cluinn sinn ann cànan nan Gàidheal
II
Bheir anuas dhuinn na coinnleirean òr
‘S ann annt càraibh na coinnlean geal cèir
Lasaibh suas iad an seòmar a’ bhròin
Taigh aire seann chànan a’ Ghàidheil
‘Se siud ò chionn fhad’ thuirt an nàmh
Ach fhathast tha beò Cànan nan Gàidheal
III
Ged theich i le beath’ às na glinn
Ged ‘s gann an diugh chluinnear i nas mò
O Dhùthaich Mhic Aoidh fada tuath
Gu ruig thu Druim Uachdar nam bò
Gidheadh, dhith na h-Eileanan Siar
Biodh claidheamh is sgiath ud ‘n ur dòrn
IV
Ged nach cluinnear anis i ‘san dùn
No ‘n talla nan cliar is nan corn
Ged tha meòir Chloinn ‘ic Criomain gun lùths
O ‘n tric fheasgar ciùin dhòirteadh ceòl
Gidheadh, anns ha h-Eileanan Siar
‘S i fhathast ann, ciad chàinnt an t-slòigh
traduzione italiano (da qui)
I
Non sono stati la neve e il gelo dal Nord,
Non è stato il tagliente e raggelante freddo dall’Est,
Non sono state la pioggia e le tempeste dall’Ovest,
Ma il flagello arrivato dal Sud,
che ha fatto appassire il fiore, la chioma, lo stelo e la radice
del linguaggio della mie gente e della mia razza.
[Ritornello]
Venite, venite con me verso l’Est,
a sentire il linguaggio degli eroi,
Venite, venite con me verso l’Est,
e sentite il linguaggio dei Gaeli.
II
Se un uomo con il kilt fu mai visto nella valle
il gaelico era sicuramente la sua lingua.
Poi hanno stappato le sue radici dalla terra
e rimpiazzato il Gaelico con la lingua straniera
e le Highlands, culla degli eroi,
sono ora una terra di “maggiori” e “colonnelli”.
III
Portate fuori il candelabro dorato,
e preparate le candele di cera bianca,
accendetele nella stanza del lutto,
vegliate per l’antica lingua dei Gaeli,
questo è quello che i nemici dicono da molto tempo,
ma la lingua dei Gaeli è ancora viva.
IV
Sebbene sia fuggita con la sua vita dalle valli,
e non si sente più parlare nelle città
dalle lontane terre dei McKey su nel Nord
fino giù a Drumochter, terra di bestiame,
nelle Isole dell’Ovest
è ancora la prima lingua della gente.

Ancora altre versioni dei Tannas (1994), Gaelic Women (1999) Ishbel MacAskill (2000)

VERSIONE IN GAELICO IRLANDESE

Con titolo Teangaidh o Teanga na nGael sono tradotte e cantate tutte le 8 strofe della versione in gaelico scozzese
ASCOLTA  Cór Thaobh a’ Leithid in Siansaí 2007

ASCOLTA Gráinne Holland in Teanga na nGaell 2011 qui live

I
Char bhé’n sneachta ná ár siocán aduaidh
Char bhéideán géar fuar ón oirhear
Char bhé’n fhearthainn á bhlúchann aniar
ach an galar a tháinig aneas.
II
Bláth, duilliúr stoc agus fréamh,
De theangaidh mo bhunú’s mo threibh,
Tar chugainn ‘nár gcuideachta aniar,
Nó go gcluin sinn ann teangaidh na nGael.
III
Tabhair anuas dúinn ná coinnleorí óir,
Is iontu cuir coinnie geal céir,
Las suas iad i seomra an bhróin,
Teach faire shean teangaidh na nGael,
IV
Sin a dúirt ár námhaid fadó
Ach maireann beo teangaidh na nGael
Tar chugainn ‘nár gcuideachta aniar
Nó go gcluin sinn ann teangaidh na nGael
V
Gidh gur theith sí lena h-anam ón ghleann,
Gidh gur annamh a chluintear í níos mó,
Ó dhúiche Mhic Aoidh fada Ó thuaidh,
Go mbíonn tú i nDruim Uachtar na mBó
VI
Ach tá gá sna h-oileain thiar
Le claidheamh agus sciath in ár ndorn
Tar chugainn ‘nár gcuideachta aniar,
Nó go gcluin sinn ann teangaidh na nGael.
VII
Gidh nach gcluintear í anois ins an dún,
Nó i hallaí na mbard is na gcorn,
Gidh go bhfuil méara Chlann Uí Chriomáin gan Iuth,
Tráth bhíodh siad go ciúin dóirteadh ceoil.
VIII
Gidh go bhfuil sí i gcontúirt a báis,
Go fóill is í céad chaint an tsluaigh
Tar chugainn ‘nár gcuideachta aniar,
Nó go gcluin sinn ann teangaidh na nGael.

UNA VISITA ALL’ISOLA DI LEWIS
http://ilariabattaini.it/2017/05/15/cosa-vedere-sullisola-di-lewis/

FONTI
http://www.geocities.ws/Paris/LeftBank/4843/canannag.html
https://nelcuoredellascozia.com/2015/03/23/canan-nan-gaidheal-la-lingua-dei-gaeli/

http://www.omniglot.com/songs/gaelic/canannangaidheal.php
http://www.irish-folk-songs.com/teangaidh-na-ngael-lyrics.html

ALAN STIVELL E LA MUSICA CELTICA

StivellAlan Stivell  è considerato il padre della musica celtica, nel senso che è stato proprio lui a “inventare” questa etichetta.
Alan Stivell, che in effetti si chiama Alan Cochevelou .. è nato in Borgogna (nel 1944) e cresciuto a Parigi. Ma bretone era suo padre, che faceva il musicologo, e che quando aveva 9 anni gli costruì una telenn: un’arpa identica a quella che in Bretagna si era usata fino alla fine del Medio Evo. Va detto che quello era stato uno strumento dell’aristocrazia, non popolare. E anche che dopo la sua estinzione era conosciuto unicamente attraverso referenze iconografiche, tant’è che papà Cochevelou aveva dovuto dare un’occhiata alla tuttora esistente arpa irlandese per compiere il suo lavoro.
In compenso, Cochevolu figlio ne divenne un virtuoso, appassionandosi anche all’idea di far “risorgere” le antiche culture celtiche al punto da assumere appunto il nome d’arte di Stivell: in bretone “sorgente”, ma anche ipotetica ricostruzione dell’etimologia di Cochevelou in kozh stivelloù, “vecchie fontane”. Così studiò anche il bretone, per recarsi poi in Scozia a imparare la locale cornamusa.
Nei 26 album da lui incisi tra 1961 e 2002 si esibisce praticamente in tutte le varietà di arpa, zampogna, oboe e flauto dei vari paesi celtici, e canta anche in tutte le lingue celtiche conosciute vive e morte, oltre che in inglese e francese.  
” (Maurizio Stefanini tratto da qui)

L’ARPA BRETONE

L’arpa medievale bretone viene riportata in vita da Jord Cochevelou (dal bretone Kozh Stivelloù) che vive a Parigi ma è di origine bretone, e da fiero cultore della musica tradizionale, la costruisce nel  1953 rifacendosi a vecchi disegni e studiando i modelli irlandesi ancora conservati nei musei; l’arpa è per il figlio di nove anni, già istruito nello studio del pianoforte e avviato all’arpa classica da Denise Mégevand (1917-2004); l’arpista di solida scuola francese s’ingegna a scrivere per il giovane e dotato allievo un metodo per come suonarla: Ecco che Denise Mégevand raccoglie melodie tradizionali bretoni, scozzesi e irlandesi che sviluppa con accordi e arpeggi di gusto post debussiano esemplificati per la celtica e articolati in variazioni che utilizzano la tecnica arpistica classica della sua epoca. Completano la raccolta di brani del metodo alcuni spunti di musica medioevale e alcuni brani di sua composizione. (tratto da qui)
Alan sotto l’ala della maestra tiene la sua prima esibizione in pubblico in occasione della conferenza stampa  convocata proprio per annunciare la rinascita dell’arpa celtica (Maison de Bretagne, Parigi 1953) e qualche anno più tardi alla giovanissima età di 11 anni  si esibisce per la prima volta all’Olympia. Con il ritorno della famiglia in Bretagna anche il giovane Alan si appassiona della cultura bretone, studiando il bretone, la storia, la mitologia e l’arte dei Celti, impara anche a suonare la bombarda e la cornamusa bretone.

GLI ALBUM

L’ascoltiamo nelle prime registrazioni risalenti al 1959 riproposte nell’album “Telenn Geltiek-Harpe celtique” pubblicato nel  1964 ancora con il nome proprio Alan Cochevelou  con brani della tradizione bretone e un paio di tradizionali irlandesi e scozzesi e ripubblicato su Cd nel 1994 con l’aggiunta del nome d’arte STIVELL


Nel 1964 il padre gli costruisce una seconda arpa, l’arpa bardica con corde di bronzo e nel 1966 prende lezioni di canto. Ed è da questa solida preparazione musicale che inizia la carriera di Stivell, il quale cavalcherà il folk revival internazionale seducendo il pubblico giovanile con sonorità tradizionali ma anche moderne come percussioni, basso e chitarra. Reflects (1970) e Renaissance de la harpe celtique (1971) e via proseguendo dal 1970 al 1980 il bardo registra un album all’anno accompagnandosi con musicisti di spessore come Dan Ar Braz, Gabriel Yacoub e Michel Santangeli, vince premi e riconoscimenti, va in tournée in Europa e in Gran Bretagna ma anche negli Stati Uniti d’America, Australia, Canada.
Chiude il suo primo decennio con un album  assolutamente pirotecnico dal titolo “Symphonie Celtique” (1980) e accompagnato da un’orchestra di 300 musicisti (orchestra classica, gruppo rock, bombarde e cornamuse bretoni ma anche musicisti della world music) lo suona al Festival Interceltico di Lorient davanti ad una folla oceanica.

Tra tutti gli album di questo periodo spicca il live al Teatro Olympia (À L’Olympia, 1972) che ha superato il milione di vendite.
In aperturaThe Wind Of Keltia [Le Vent de Celtie] rievoca un’atmosfera incantata, organo in sottofondo, arpeggio d’arpa e soffio di flauto, ma anche pennate distorte alla chitarra elettrica, Stivell si rivolge direttamente alla nuova generazione dei Celti ricordandone la fiera origine, l’identità culturale.
You are a forest of faces of children.
Born on the earth and weaned on the sea.
Faces of granit and faces of angels.
Hopes carved from wood and steel
.

Il concerto alterna brani da danza della tradizione bretone (gavotte, branles) e della tradizione irlandese/scozzese (tra cui spicca “The King Of Fairies“) ad antiche ballate e canti nazionalistici (Alarc’h,The Foggy Dew) in cui si rievoca una sorta di Medioevo in salsa rock (declinato nello stile del nascente hard-rock ma anche del progressive-rock).
L’intero album può essere considerato un manifesto del Sogno Celtico quel pan-celtismo di cui Stivell si fa portavoce dell’orgoglio celtico o meglio della cultura tradizionale di una specifica “nazione” celtica per una sorta di “federazione” dei popoli celtici.

Nel 1993 Stivell ripercorre i suoi passi e pubblica un album antologico dal titolo Again riarrangiando i suoi maggiori successi insieme a Kate Bush, Shane Mc Gowan, Davy Spillane e il cantante e percussionista senegalese Dudu N’Diaye Rose (tra le sue collaborazioni ricordo quella con Angelo Branduardi).
Il nuovo secolo viene inaugurato con l’album “Back to Breizh” un ritorno ai suoni più acustici e ai colori tradizionali (si tratta per lo più di composizioni originali), alla lingua bretone e al francese,  accompagnato da ottimi musicisti della scena bretone tra cui Frédéric e Jean-Charles Guichen.

Nel 2002 esce un album tutto strumentale in cui Stivell suona sei tipi diversi di arpa e che intitola  Beyond Words  (Al di là delle parole): con il suo stile personalissimo e la sua costante ricerca Stivell è considerato il massimo esponente dell’arpa celtica.

Un più dettagliato excursus discografico qui

tag Alan Stivell

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/arpa-celtica.html
http://www.associazioneitalianarpa.it/intervista-a-alan-stivell/
http://www.alanstivell.bzh/language/en/biography/
http://blogarpa-harpo.blogspot.it/2012/05/larpa-classica-francese-e-la-celtica.html