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LA LEGGENDA DEL SANTO GRAAL IN UN CANTO DI NATALE?

La tradizione orale sia in Inghilterra (Derbyshire) che in America (Monti Appalachi) ha tramandato una strana carol ricca di simbolismo, riferita alla Natività ma derivata da un antico canto risalente al Medioevo, che commemorava però il Corpus Domini. La solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo fu istituita nel 1247 nella diocesi di Liegi per rievocare l’ultima cena ed è diventata di precetto per tutta la Chiesa nel 1264.
dream-burne-jones

CORPUS CHRISTI CAROL

La carol è contenuta nel Commonplace Book di Richiard Hill, un apprendista mercante di Londra che ha raccolto nel suo manoscritto vari testi in inglese, latino e francese dal 1500 e fino al 1536 (Oxford, Balliol Biblioteca MS. 354, 165V folio): il testo è oscuro e si presta a molte interpretazioni, e tuttavia così carico di simbolismo da lasciare affascinati!
Inizia con un grande falco, un falco divino che prende qualcosa o qualcuno e lo porta in un mondo arido, ossia un luogo che dovrebbe essere un frutteto ma è privo di foglie, ci sono solo alberi con i rami rinsecchiti, forse si riferisce all’autunno, ma più probabilmente è l’immagine di un giardino diventato sterile per qualche calamità.

caccia-falcoIL FALCO

Il simbolismo del falco, dal volo rapido e dalla vista acuta, viene da lontano dall’antico Egitto che lo classificò come Horo il dio del cielo e che venne associato a Ra, il dio sole. In Grecia era animale sacro di Apollo, anch’egli divinità solare. Il falco è facilmente addomesticabile e si affeziona al padrone, nel medioevo venne addestrato per la caccia e Federico II scrisse un bellissimo trattato sulla falconeria che dimostrava tutto il suo amore verso questi animali. L’arte della caccia con il falco è nata però nelle steppe dell’Asia e furono i mongoli a diffonderla in Cina ed Europa durante le invasioni.

Anche nelle mitologia nordica il falco è depositario dei segreti celesti, ma simboleggia anche la volontà di elevazione spirituale o di maturazione ad esempio raffigura l’adolescente che supera le prove d’iniziazione per diventare un guerriero. Haukr significa sia “giovane audace” che “falco”.
Presso i Cristiniani Horo-Falco è identificato con Gesù. Nel Rinascimento il falco incappucciato diventa l’emblema del convertito ovvero il simbolo della speranza alimentata da colui che vive nelle tenebre, il falco venne spesso raffigurato con il motto “post tenebras spero luce” (in italiano: dopo le tenebre confido nella luce). E siccome solo ai nobili era riservato il diritto di cacciare con il falco, egli divenne simbolo del viver cortese.

Vediamola così: il falco mandato da dio padre, re del cielo e del sole, ha catturato la preda designata al sacrificio. Chi canta è una donna e definisce la persona trasportata dal falco come “mak” un termine desueto che indica un compagno. Si potrebbe presumere che quell’uomo è un re, il re del sacrificio rituale, vittima designata perchè rappresentante della divinità, sacrificato perchè la terra diventasse fruttifera, carne e sangue sparsi nella terra come concime sacro. Rituale che per lo più si svolgeva nel periodo invernale durante il Solstizio.

Nella seconda scena vediamo una sala, drappeggiata di seta viola con al centro un letto ricoperto da un tessuto damascato in oro e rosso, vi è disteso un cavaliere con delle ferite sanguinanti vegliato da una fanciulla inginocchiata. Il cavaliere nella grande sala è quindi diventato il sostituto del re, è il suo sangue ora che vivifica la terra. Solo alla fine abbiamo un’ulteriore chiave di lettura nella lapide accanto al letto dalla quale si apprende che si tratta del Corpo di Cristo. Così Cristo raffigurato secondo i canoni cortesi è un cavaliere che sanguina come ha sanguinato Gesù sulla croce trafitto dalla lancia del romano Longino, il suo sangue è raccolto in un calice da Giuseppe d’Arimatea. La fanciulla che lo piange è Maria, sua madre inginocchiata ai piedi della croce, ma potrebbe anche essere Maria Maddalena, la compagna di Cristo. La ninna nanna è cantata da Maria che vede Cristo portato prima sul desolato Golgota con le macabre croci come alberi sterili e poi in cielo dalla volontà divina (il dio padre).

IL RE PESCATORE

Eppure se non fosse per quella scritta Corpus Christi il cavaliere ferito potrebbe essere identificato con il leggendario Re Ferito del ciclo arturiano, detto anche Re Pescatore, ultimo discendente dei custodi del Graal: egli è menomato alle gambe da una ferita che non guarisce (o più probabilmente è ferito ai genitali e quindi sterile) e anche il suo regno è malato come lui, si è trasformato in una terra desolata (waste land). I cavalieri che si recano nel suo regno per guarirlo falliscono nell’impresa, solo il più puro tra di loro potrà trovare il Graal. Il re ferito ha molte analogie con l’Artù vecchio e stanco che ha commesso il peccato d’incesto con la sorella e con lei ha generato il figlio che lo ucciderà. Così la ferita del re pescatore è una punizione di un peccato commesso in passato e la ferita gli è stata inferta con la lancia del Destino. Il parallelo con la ferita al costato di Gesù è quindi volutamente adombrato in alcune varianti della leggenda, così Gesù è venuto per portare su di sé il peso del peccato originale e redimere l’umanità.

Holy-GrailIl graal era una coppa o un contenitore non meglio definito dotato del potere di guarire e allungare la vita, ma prima della descrizione medievale di Chrétien de Troyes (Perceval o la storia del Graal ) era il calderone magico di Bran il benedetto della mitologia celtica (leggenda riportata nel gallese Mabinogion). E in effetti Bran potrebbe essere stato il primo dei molti custodi del GraalI guerrieri morti ritornano in vita se gettati nel magico calderone!

ASCOLTA Jeff Buckley, scarna e angelica interpretazione!


I
He bare(1) hym up,
he bare hym down,
He bare hym into an orchard brown.
CHORUS
Lulley, lully, lulley, lully,
The faucon(2) hath born
my mak(3) away.

II
In that orchard ther was an hall,
That was hanged with purpill and pall(4).
And in that hall ther was a bede,
Hit was hangid with gold so rede(5).
III
And yn that bede ther lythe(6) a knyght,
His wowndes bledyng(7) day and nyght.
By that bedes side ther kneleth(8) a may(9),
And she wepeth(10) both nyght and day.
IV
And by that bedes side ther stondith a ston(11),
“Corpus Christi” wretyn(12) theron.
TRADUZIONE ITALIANO
I
Egli lo portò (1)su,
lo portò giù,
lo portò in un frutteto spoglio
CORO:
Ninna nanna,
il falco (2) ha portato
il mio compagno (3) lontano.
II
In quel frutteto c’era una sala,
addobbata con drappi viola (4).
e in quella sala c’era un letto,
decorato con oro e rosso (5).
III
E in quel letto stava un cavaliere,
dalle ferite sanguinanti giorno e notte.
Da un lato del letto si inginocchia una fanciulla,
e lei piange notte e giorno.
IV
E da quel lato del letto si trova una pietra,
sulla quale è scritto
“Il Corpo di Cristo”.

NOTE
1) bare: bore, carried
2) faucon: falcon.
3) mak: companion, match, mate (dal dialetto del Border inglese)
4) purpill: purple (the royal color) – pall: “a funeral pall, a cloth spread over a coffin” ma anche “fine fabric”
5) rede: red. Il rosso è un colore che richiama la passione di Cristo e il sangue versato.
6) lythe: lieth, lies
7) wowndes bledyng: wounds bleeding
8) kneleth: kneeleth, kneels
9) may: maid, maiden.
10) wepeth: weepeth, weeps
11) stondith ston: standeth, stands stone
12) wretyn: written

LA VERSIONE INGLESE “DOWN IN YON FOREST”

Down in yon valley/forest” anche con il titolo “The bells of Paradise” o “Casteton carol“, è stata raccolta nel 1906-7 da parte di Vaughan Williams dal signor Hill di Castleton, Derbyshire. E’ chiaramente una derivazione della più antica carola del Corpus Christi ma virata in chiave natalizia.
Il vecchio coro molto mistico e da iniziati è sostituito dal più innocuo “ The bells of Paradise I heard them ring,
And I love my Lord Jesus above anything”.

Qui il simbolismo è di più facile decifrazione: a parte la foresta incantata che fa molto Brocelandia, c’è però un contrasto stridente nella descrizione della stessa stanza nel Corpus Christi carol: là è una stanza mistica quasi sontuosa che potrebbe trovarsi in un castello, qui potrebbe essere la grotta in cui Gesù nasce, dalla culla-letto sgorga un fiume di sangue ed acqua, a triste monito del sacrificio che Gesù compierà da adulto, perciò l’antro si trasforma in una stanza sepolcrale.

ASCOLTA Trond Bengtson versione strumentale per liuto: è questa la melodia più conosciuta

ASCOLTA Cantus Lunaris
Altre interessanti esecuzioni sono quelle degli Steeleye Span e di Alfred Deller (ascoltabili su Spotify)


Down in yon forest
there stands a hall
The bells of Paradise
I heard them ring

It’s covered all over
with purple and pall
And I love my Lord Jesus
above anything
.
In that hall there stands a bed:
It’s covered all over
with scarlet so red
At the bed-side there lies a stone
Which the sweet Virgin Mary knelt upon
Under that bed there runs a flood(1)
The one half runs water,
the other runs blood
At the bed’s foot
there grows a thorn(2)
Which ever blows blossom
since he was born
Over that bed
the moon shines bright
Denoting our Saviour
was born this night.
TRADUZIONE ITALIANO
Laggiù nella foresta lontana
si erge una sala
le campane del paradiso
sento suonare
è tutto coperto
di drappi color porpora
E io amo il Signore Gesù
sopra ogni cosa
In quella sala si trova un letto
ricoperto di rosso
e scarlatto
da un lato del letto si trova una pietra
sulla quale la Vergine Maria s’inginocchiò
Sotto al letto scorre un fiume(1)
una metà pieno di acqua,
l’altra di sangue
ai piedi del letto
cresce un rovo (2)
che non è mai fiorito
da quando è nato
sopra quel letto
la luna splende luminosa
indicando che il nostro Salvatore
è nato questa notte

NOTE
1) dalla ferita di Gesù al costato secondo il vangelo di Giovanni sgorgava sangue misto ad acqua.
2) il rovo che non fiorisce mai è l’albero dal quale sarà ricavata la croce sulla quale sarà crocefisso Gesù. Ma potrebbe anche essere la rappresentazione di Giuseppe, il vecchio marito di Maria il cui bastone secondo i vangeli apocrifi sarebbe improvvisamente e prodigiosamente fiorito nella gara con gli altri pretendenti alla mano di Maria. Così dal ceppo inaridito del Vecchio Testamento rifiorisce la grazia della Redenzione.

LA VERSIONE AMERICANA (Monti Appalachi)

Raccolta da John Jacob Niles nella contea di Cherokee, Carolina del Nord con una melodia diversa rispetto a quella inglese, la carola ha un ritornello differente, che inquadra pur sempre la storia nel periodo natalizio “Sing May, Queen May, sing Mary! Sing all good men for the new-born Baby. Del tutto simile per il resto dalla versione inglese si caratterizza nell’ultima strofa per l’evocazione dell’immagine del Graal: il simbolismo diventa quindi manifesto è il Calice Eucaristico in cui il vino misto ad acqua diventa il sangue di Cristo.

Scrive Bruce Cockburn nelle note di “Christmas” 1990 
“If there were a contest for the title of the spookiest Christmas carol, this ought to win hands down. Collected earlier in this century by John Jacob Niles, it hails from North Carolina. I believe it to be of great age, though, both because of the melodic style and because of the lyrics, which resonate with the Grail myth, and with the ancient custom of every few years draining the blood out of one’s king onto the soil to ensure its continuing fertility.”
ASCOLTA Bruce Cockburn


Down in yon forest be a hall,
Sing May(1), Queen May,
sing Mary!

‘Tis coverlided over
with purple and pall
Sing all good men
for the new-born Baby!
Oh in that hall is a pallet bed,
‘Tis stained with blood like cardinal red
And at that pallet is a stone
On which the Virgin did atone
Under that Hall is a gushing flood
From Christ’s own side ’tis water and blood.
Beside that bed a shrub tree grows,
Since He was born it blooms and blows.
Oh, on that bed a young Squire sleeps,
His wounds are sick, and see, he weeps.
All hail yon Hall (2) were none can sin,
Cause it’s gold outside and silver within
TRADUZIONE di Cattia Salto
Nella foresta lontana c’è una sala
-canta Maggio (1), Regina del Maggio, canta Maria!
E’ tutta ricoperta
di drappi color porpora
-Canta a tutti gli uomini di buona volontà del Bambino appena nato!
In quella sala si trova un letto di paglia macchiato di sangue
rosso scarlatto
e accanto al pagliericcio c’è una pietra sulla quale la Vergine fece penitenza,
sotto quella sala scorre un fiume
dal fianco di Cristo acqua mischiata a sangue.
Accanto al letto cresce un rovo
che da quando Egli è nato sboccia e fiorisce.
Sul letto un giovane cavaliere
dorme,
le sue ferite sono aperte e guarda, lui piange.
Tutti acclamano questa sala (2) dove nessuno può peccare
che è rivestita d’oro fuori e d’argento all’interno

NOTE
1) la parola nell’inglese moderno si traduce con maggio, ma nella sua vecchia forma may = maid che mi sembra il significato più verosimile nel contesto. Maria è definita anche come regina di Maggio, mese delle rose dedicato a Maria
2) il Sacro Graal inteso come il Calice Eucaristico ovvero la coppa in cui Giuseppe d’Arimatea raccolse il sangue di Gesù al Golgota.

FONTI
http://image.ox.ac.uk/show?collection=ballion&manuscript=ms354
http://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/downinyonforest.html
http://historienerrant.wordpress.com/2011/12/23/down-in-yon-forest-a-song-about-christmas-easter-and-probably-the-holy-grail/
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/
down_in_yon_forest-niles.htm

http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/
down_in_yon_forest.htm

http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-CorpusChristi.html
http://historienerrant.wordpress.com/2011/12/23/down-in-yon-forest-a-song-about-christmas-easter-and-probably-the-holy-grail/
http://www.cdbchieri.it/rassegna_stampa_2009/ultima_cena.htm

ONCE IN A ROYAL DAVID’S CITY

Canto natalizio tradizionale scritto come poesia nel 1848 da Cecil Frances Humphreys (poetessa e prolifica scrittrice di inni), comparso in stampa nel suo “Hymns for Little Childen” e musicato l’anno successivo da Henry John Gauntlett con il brano strumentale per organo dal titolo “Irby“, forse la sua melodia più conosciuta.
Cecil Frances Humphreys è nata a Dublino, ma è vissuta da sposata a Londonderry e Strabane, con suo marito, William Alexander, nominato dalla Chiesa d’Irlanda vescovo di Derry nel 1867 (diventato in seguito arcivescovo di Armagh e primate di tutta l’Irlanda).
Cecil Frances era un’appassionata sostenitrice del Movimento di Oxford, per una chiesa d’Irlanda più vicina a quella di Roma e scrisse “Hymns for Little Childen” due anni prima del suo matrimonio. L’intento della Humphreys era quello di aiutare i bambini a comprendere le parole del Vangelo.

LA MELODIA

Steve Margoshes arrangiamento per violoncello e pianoforte:

Il brano è utilizzato a fini liturgici nella Chiesa d’Irlanda alla vigilia di Natale o il giorno di Natale. Nelle strofe centrali qui non riportate si invita i bambini a seguire l’esempio di Gesù Bambino: ad essere miti, ubbidienti e buoni. Delle sei strofe originarie di “Once in a Royal David’s City” vengono oggi cantate in genere nelle compilation delle Christmas songs, solo le prime due strofe e la penultima, che sono le più significative: le prime due richiamano l’umile nascita di Gesù e l’ultima esprime il concetto della salvezza dell’anima.

Sinéad O’Connor interpretazione molto intensa delle sole prime due strofe e siccome il brano occhieggia a “Hack the Herald angels sing” Sinéad chiude con il ritornello Hark! The herald angels sing, glory to the new born King


Sufjan Stevens
cantautore folk statunitense con l’allegro riff del banjo


I
Once(1) in royal David’s city(2)
Stood a lowly cattle shed(3),
Where a mother laid her baby
Where a manger for his bed:
Mary was that mother mild,
Jesus Christ her little child.
II
He came down to earth from heaven,
Who is God and Lord of all,
And his shelter was a stable,
And his cradle was a stall;
With the poor, and mean, and lowly (4),
Lived on earth our Savior Holy(5).
III
And our eyes (6) at last shall see him,
Through his own redeeming love;
For that Child so dear and gentle
Is our Lord in heaven above,
And he leads his children on
To the place where he is gone.(7)
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Un tempo nella città di Re David
sorgeva un’umile stalla per animali
dove una madre distese il suo bambino
in una mangiatoia come letto:
Maria era quella dolce madre
Gesù Cristo il suo bambino.
II
Egli è sceso sulla terra dal cielo
colui che è Dio e Signore di ogni cosa
e il suo riparo fu una stalla
e la sua culla fu una mangiatoia;
tra i poveri, i miseri e gli umili visse sulla terra il nostro Santo Salvatore.
III
E i nostri occhi alla fine lo vedranno
per mezzo del suo amore redentore;
perchè quel bambino così caro e dolce
è nostro Signore Dio dei Celi,
che conduce i suoi figli
nel luogo in cui è ritornato.

NOTE
1) l’incipit è simile a quello di una fiaba per attirare i bambini nel racconto di un evento molto lontano nel tempo
2) Come riportato nella Bibbia, Davide secondo Re d’Israele è nato a Betlemme, chiamata da Luca “la città di Davide“. Secondo una profezia biblica Gesù doveva essere un discendente di Davide e doveva nascere nella sua città. Dal Vangelo di Luca sappiamo che Gesù nacque a Betlemme dove tutti gli ebrei si stavano recando per il censimento. Davide conquistò Gerusalemme dai Gebusei e la fece capitale del regno israelita circa mille anni prima della nascita di Gesù.
3) L’immagine di Giuseppe e Maria che una volta arrivati a Betlemme fanno il giro degli alberghi e delle locande e li trovano tutti pieni a causa del censimento è falsa. Tutto nasce dall’aver tradotto erroneamente la parola greca “katàlyma” di Luca 2,7 in “albergo” invece che in “alloggio o stanza”. Per decenni trovavamo scritto in quel versetto “…perché non c’era posto per loro nell’albergo” mentre nella nuova traduzione italiana della Bibbia del 2008 troviamo “… perché non c’era posto per loro nell’alloggio” [camera per gli ospiti o alloggio superiore] (tratto da vedi)
4) Gesù ha condiviso la sua esistenza con i poveri e gli afflitti, le persone comuni che fanno la massa del popolo, gli emarginati e i senza tetto, gli sfruttati e gli schiavi, per loro egli promette la redenzione dai peccati. E qui è tutta dichiarata la forte carica rivoluzionaria della predicazione di Gesù che promette il Paradiso per loro e non per i ricchi e gli sfruttatori.
5) l’origine divina di Salvatore (il significato del nome Gesù) nato in una stalla/grotta a Betlemme è subito affermata nella seconda strofa: il Figlio di Dio non è nato con il concepimento, egli era già Dio Padre, che nel farsi uomo è sceso dal cielo ed ha scelto un’umile dimora per iniziare il suo breve cammino sulla terra
6) finalmente il credente vedrà con i propri occhi la Gloria di Dio.
7) in pochi versi sono condensati concetti molto complessi del Cristianesimo: nella nascita di Gesù si prefigura già la sua Passione e il sacrificio per la redenzione dei credenti dal Peccato Originale. In Paradiso l’anima potrà riunirsi a Cristo.

FONTI
http://www.hymnary.org/tune/irby_gauntlett

SAN NICOLA: IL VECCHIO BABBO NATALE

L’Old Nick della carola “Christmas is coming” americanizzato in Santa Claus, aveva il suo giorno nel calendario dell’Avvento al 6 dicembre. Una figura sincretica che unisce antichissime tradizioni con quelle “moderne” improntate al consumismo, da vescovo è diventato un buffo e grasso vecchietto dalla barba bianca vestito di un bel rosso pomodoro. Come tutti sanno il Babbo Natale inglese (Santa Klaus) è la storpiatura dall’olandese ‘Sinter klaas’, per San Nicola, sbarcato nel XVII secolo negli Stati Uniti con gli immigrati dai Paesi Bassi (quando New York si chiamava Nieuw Amsterdam).
E però nell’Ottocento con la poesiola A Visit from St. Nicholas pubblicata in forma anonima nel 1823, ma attribuita nel 1838 a Clement Clarke Moore, che Nick si rifà il look e porta i doni ai bambini alla vigilia di Natale e non più il 6 dicembre.

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LO SPIRITO DEL NATALE

La poesia intitolata anche “Twas the night before christmas” descrive la vigilia di natale con i bambini a letto dopo aver lasciato le calze appese al camino in attesa della visita di San Nicola; il quale arriva sul tetto con tanto di slitta e renne volanti tutto rubicondo e con la lunga barba bianca. San Nicola spogliato dai paramenti vescovili è raffigurato come un bonario e grasso gnomo con una calda pelliccia color castoro e un cappello da montanaro da Jessie Willcox Smith (1912)… o come un arzillo folletto vestito con una palandrana rossa imbottita da una calda pelliccia bianca e con un berretto sempre rosso e a punta dal visionario Arthur Rackham.
La figura del buon Vescovo cristiano Nicola aveva già a sua volta ereditato le vecchie tradizioni del Midwinter celtico e norreno, contaminate a loro volta dai Saturnalia romani. Era l’Odino oscuro sul suo cavallo bianco che volava nei cieli invernali e guidava la caccia infernale, che unendosi a San Nicola divenne il più amato e conosciuto spirito del Natale.

E’ lo spirito del Natale che festeggia la sua epifania e che troviamo traslato nel nostro Carnevale (perchè gli aspetti più sfrenati dei Saturnalia non si confacevano alla festa del Natale di Gesù!). Con la barba bianca e fluente, indossa abiti lunghi riccamente intessuti e una sopravveste con cappuccio, spesso bordata di pelliccia. E’ lo Spirito del Natale Presente, come interpretato da Dickens nel suo “A Christmas Carol“. Cavalca a volte un cavallo bianco, o un asino bianco, ma anche, una capra bianca.

BABBO NATALE

Fu proprio Thomas Nast, bavarese d’origine che nel 1863 disegnò per l'”Harper’s Weekly” di New York i caratteri salienti di quello che diventerà il leggendario Babbo Natale: l’arzillo vecchietto grasso e rubicondo, con folta barba bianca e con il vestito bordato di pelliccia.

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E’ un pacioso vecchietto dalla pancia extra-large con indosso una giubba di colore non ben precisato (essendo le sue illustrazioni in bianco e nero) ma abbinata a una grossa e vistosa cintura. Tra l’altro fu proprio Nast a definire tutta la leggenda del Natale e a stabilire definitivamente la residenza di Babbo Natale al Polo Nord (era il 1866), con annessa fabbrica di giocattoli. Tutti i suoi disegni su Babbo Natale vennero raccolti in un libro intitolato “Christmas Drawings” (1889) (qui)
Pochi anni dopo la pubblicazione della grande tavola “Santa Claus and His Works” a doppia pagina sull’Harper’s Weekly del 25 dicembre 1866 Nast illustra l’omonimo libretto scritto da George Webster con delle belle immagini a colori e un Babbo Natale in rosso.

Per concludere, se solo occasionalmente Babbo Natale era stato disegnato in rosso, ma anche in blu, verde e marrone, possiamo affermare che il trend agli inizi del Novecento propendeva già per il costume in rosso, così molto probabilmente fu la Coca Cola tra gli anni 20 e 30 ad avere l’ultima parola sulla sua immagine!

‘TWAS THE NIGHT BEFORE CHRISTMAS

La poesia A Visit from St. Nicholas attribuita nel 1838 a Clement Clarke Moore, che tanto successo ebbe tra il pubblico americano e inglese, è stata ben presto messa in musica da vari autori ed è diventato un canto natalizio con il titolo ‘Twas the Night Before Christmas o The Night Before Christmas o anche Night Before Christmas Song.

ASCOLTA JJ’s Tunes & Tale


I
‘Twas the night before Christmas, and all through the house
Not a creature was stirring, not even a mouse.
The stockings were hung by the chimney with care,
In hopes that St. Nicholas soon would be there.
II
The children were nestled all snug in their beds,
While visions of sugar plums danced in their heads,
Mama in her ‘kerchief, and I in my cap,
Had just settled down for a long winter’s nap
III
When out on the lawn there arose such a clatter,
I sprang from my bed to see what was the matter
Away to the window I flew like a flash,
Tore open the shutters, and threw up the sash.
IV
The moon on the breast of the new fallen snow,
Gave the luster of mid-day to objects below;
When, what to my wondering eyes should appear,
But a miniature sleigh, and eight tiny reindeer,
V
With a little old driver, so lively and quick,
I knew in a moment it must be St. Nick.
More rapid than eagles his reindeer they came,
And he whistled, and shouted, and called them by name:
VI
“Now Dasher, now Dancer, now Prancer and Vixen,
On Comet, on Cupid, on Donder and Blitzen.
To the top of the porch, To the top of the wall
Now dash away, Dash away, Dash away all!”
VII
As dry leaves before the wild hurricane fly,
When they meet with an obstacle, climb to the sky.
So up to the house-top the reindeer they flew,
With the sleigh full of toys and St. Nicholas too.
VIII
And then in a twinkling, I heard on the roof,
The prancing and pawing of each little hoof.
As I drew in my head, and was turning around,
Down through the chimney he came with a bound.
IX
He was dressed all in fur, from his head to his foot,
And his clothes were all tarnished with ashes and soot.
A bundle of toys he had flung on his back,
And he looked like a peddler just opening his pack.
X
His eyes how they twinkled! His dimples how merry,
His cheeks were like roses, His nose like a cherry.
His droll little mouth was drawn up like a bow,
And the beard of his chin was as white as the snow.
XI
The stump of a pipe he held tight in his teeth,
And the smoke it encircled his head like a wreath.
He had a broad face, and a little round belly
That shook when he laughed, like a bowl full of jelly.
XII
He was chubby and plump, a right jolly old elf,
And I laughed when I saw him in spite of myself.
A wink of his eye and a twist of his head
Soon gave me to know I had nothing to dread.
XIII
He spoke not a word, but went straight to his work,
And filled all the stockings, then turned with a jerk,
And laying his finger aside of his nose
And giving a nod, up the chimney he rose.
XIV
He sprung to his sleigh, to his team gave a whistle,
And away they all flew, like the down of a thistle.
But I heard him exclaim, as he drove out of sight —
Merry Christmas to all, and to all a good night.
Traduzione italiano da qui
I
Era la notte prima di Natale, quando in tutta la casa
Non una creatura si muoveva, neanche un topo;
Le calze erano appese al camino con cura,
Nella speranza che San Nicola arrivasse presto a far visita;
II
I bambini erano tutti immersi nei loro letti accoglienti,
Mentre sogni di cose favolose danzavano nelle loro teste,
E la mamma nel suo fazzoletto, e io nel mio berretto,
Ci eravamo appena preparati per il pisolino del lungo inverno –
III
Quando sul prato si sentì un tale frastuono,
Che balzai dal letto per vedere cosa stesse succedendo.
Verso la finestra ho volato come un lampo,
Ho aperto le persiane e mi sono avvolto nella sciarpa.
IV
Sulla superficie della fresca neve, appena caduta, la Luna
Gettava una luce sugli oggetti come se fosse in pieno giorno;
Infine, davanti ai miei occhi meravigliati, mi apparvero
Una slitta in miniatura, e otto piccole renne,
V
Con un piccolo vecchio guidatore, così vivace e veloce,
Che capii subito che doveva trattarsi di St. Nick.
Più rapidi delle aquile vennero i suoi corsieri,
E lui fischiò, e gridò, e li chiamò per nome:
VI
“Ora! Dasher, ora! Dancer, ora! Prancer e Vixen,
“Su! Comet, su! Cupido, su! Donder e Blitzen;
“Sopra al portico! Oltre il muro!
“Ora di corsa via! Allontaniamoci tutti!”
VII
Come foglie secche davanti al soffio di un selvaggio uragano,
Quando incontrano un ostacolo, salirono verso il cielo;
Così fino oltre le case i corsieri volarono,
Con la slitta piena di giocattoli – e di San Nicola anche:
VIII
E poi in un batter d’occhio, ho sentito sul tetto
Il rampare e scalpitare di ogni loro piccolo zoccolo.
Il tempo di rendermi conto della situazione e di voltarmi,
Che San Nicola è venuto giù per il camino con un balzo:
IX
Era avvolto tutto in una pelliccia, dalla testa ai piedi,
E i suoi vestiti erano tutti sporchi di cenere e fuliggine;
Teneva appeso sulla schiena un sacco pieno di giocattoli,
tanto da sembrare un venditore ambulante in procinto di aprire l’attività:
X
I suoi occhi – come brillavano! Le sue fossette: che allegre,
Le sue guance erano come rose, il suo naso come una ciliegia;
La sua bocca divertita era distesa come un arco,
E la barba sul mento era bianca come la neve;
XI
Tra i denti teneva stretta il cannello della pipa,
E il fumo gli circondava la testa come una corona.
Aveva una faccia larga, e un pancino rotondo
Che fu subito scosso dalla sua risata, come una coppa piena di gelatina:
XII
Era grassottello e paffuto, un vecchio elfo allegro,
E mio malgrado io risi di rimando nel vederlo;
Con una strizzata d’occhio e un cenno del capo
Mi fece subito capire che non avevo niente da temere.
XIII
Lui non disse una parola, ma si mise subito al lavoro,
E riempì tutte le calze; poi si girò di scatto,
E mise il dito davanti al suo naso
E dando un cenno con la testa, ritornò su per il camino.
XIV
Balzò sulla slitta, rivolse un fischio ai suoi compagni,
E via tutti volarono, come fa un cardellino:
Ma ho sentito esclamare, prima che sparisse lontano dalla vista –
Buon Natale a tutti, e a tutti una buona notte.

babbo-rackhamcontinua

FONTI
http://www.didaweb.net/mediatori/articolo.php?id_vol=23 http://www.nytimes.com/learning/general/onthisday/harp/1225.html http://www.laputa.it/babbo-natale-verde/

CHRISTMAS IS COMING: THE GEESE ARE GETTING FAT

Già i Celti mangiavano l’oca a Samain e i cristiani medievali la servivano sulla tavola per San Michele (29 settembre), in epoca Regency finisce sulla tavola di Natale come piatto principale della cena natalizia inglese (oltre al roast beef e alla cacciagione), finchè in epoca vittoriana l’oca riebbe il posto d’onore nel menù spodestata poco dopo dall’americano (e più economico) tacchino.
There never was such a goose. Bob said he didn’t think there ever was such a goose cooked. Its tenderness and flavour, size and cheapness, were themes of universal admiration. Eked out by apple-sauce and mashed potatoes it was a sufficient dinner for the whole family indeed; as Mrs Cratchit great delight (surveying one small atom of a bone upon the dish), they hadn’ t ate it all at last! Yet every one had had enough, and the youngest particular, were steeped in sage and onion to the eyebrows!” (Charles Dickens in A Christmas Carol)
L’oca arrosto resta comunque la preferita sulle tavole natalizie dei Piemontesi e Lombarde prestandosi a preparazioni agro-dolci con ripieni saporiti di mele e nocciole, o prugne e castagne !

oca-tavola

RICETTA MEDIEVALE da Il libro della cucina XIV secolo qui

LA FILASTROCCA

L’oca spunta anche in una filastrocca inglese per bambini diventata christmas carol. La canzoncina vuole ricordare ai bambini (e anche ai grandi) che il significato del Natale è nella condivisione e nella generosità: ognuno dona quello che può a chi ne ha più bisogno, e se non ha proprio niente, non resta che augurare… la benedizione di Dio!
La datazione della filastrocca non è semplice potrebbe essere medievale (come molte altre Nursery Rhyme) oppure d’epoca vittoriana, come si è propensi a credere soprattutto per questa canzone. La prima versione stampata della filastrocca trova nel Shropshire Folklore (Burne&GF Jackson 1883) raccolta a Oswestry.
La musica è stata attribuita a Edith Nesbit Bland (1858-1924), un altro arrangiamento simile viene da Henry Walford Davis (1869 – 1941).

Una versione Old Style in canone dei The Kopsas

Ancora un arrangiamento in canone di Jamie Barrett


Christmas is coming,
the geese are getting fat,
please put a penny
in the old man’s hat!
If you haven’t got a penny,
a ha’penny (1) will do;
If you haven’t got a ha’penny,
than God bless you!
TRADUZIONE ITALIANO
Natale sta arrivando,
le oche sono all’ingrasso,
per favore, mettete un penny
nel cappello del vecchio!
Se non avete un penny
andrà bene anche mezzo penny (1);
se non avete mezzo penny,
allora che Dio vi benedica!

NOTE
1) Prima che venisse coniato il mezzo penny (1700) si spezzava a metà il penny intero lungo la linea della croce

Una versione strumentale è stata resa popolare negli anni ’60 dai The Kingston Trio con il titolo di A Round About Christmas

CHRISTMAS IS COMING

Con la denominazione “Christmas is Coming” in The Hymns And Carols of Christmas sono riportate due versioni in cui si ripercorrono le consuetudini natalizie: le candele accese, l’albero di Natale, la calza appesa per San Nicola (quando il Babbo Natale sponsorizzato dalla Coca-Cola non era ancora stato inventato), il grog con le uova, il vecchio ceppo di Yule che doveva bruciare per le 12 giornate del Natale e il vischio benaugurale appeso alle porte. E ovviamente tante carole!

VERSIONE 1


I
Christmas is coming
the candles on the tree
Won’t you please hang a stocking
for old Saint Nick to see
If you haven’t got a stocking
A little sock will do
If you haven’t got a little sock
Then God bless you!
II
Christmas is coming
the egg is in the nog
Won’t you please let me come sit ‘round the old Yule log
If you’d rather I did not sit down
To stand around will do If you’d rather
I did not stand ‘round
Then God bless you!
III
Christmas time is drawing
near the candles on the tree
Won’t you please save a turkey leg
For poor ol’ me
If you haven’t got a turkey leg
A turkey wing will do
If you haven’t got a turkey wing
Then God bless you!
IV
Christmas is coming,
how joyful it will be,
The family will gather
‘round the Christmas tree,
With silver tinsel, shining bright,
The room is all aglow.
There’s a kiss for you and me
Beneath the mistletoe.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Natale si avvicina,
le candele sull’albero
non volete appendere una calza
per la visita del vecchio San Nicola?
Se non avete una calza,
un piccolo calzino andrà bene
e se non avete un calzino
allora che Dio vi benedica!
II
Natale si avvicina,
l’uovo è nello zabaglione,
non volete lasciarmi entrare e sedere intorno al vecchio ceppo di Yule?
E se preferite che non mi sieda,
anche stare in piedi andrà bene
e se non volete che stia in piedi
che Dio vi benedica.
III
Natale si avvicina, alle candele sull’albero, non volete lasciare una coscia di tacchino per un povero vecchio come me?
Se non avete una coscia di tacchino, un’ala di tacchino andrà bene
e se non avete un’ala di tacchino
allora che Dio vi benedica.
IV
Natale si avvicina,
come sarà gioioso,
la famiglia si radunerà
introno all’albero di Natale,
con ornamenti d’argento, luci splendenti, la stanza è tutta raggiante.
C’è un bacio per te e me
sotto il vischio.

VERSIONE 2


I
Christmas is coming,
the geese are getting fat,
Won’t you please put a penny
in the old man’s hat?
If you haven’t got a penny,
a ha’penny will do;
If you haven’t got a ha’penny,
God bless you!
II
Christmas day is coming,
lights are on the tree,
Hang up your stocking
for Santa Claus to see (1).
If you you haven’t got a stocking,
a little sock will do;
If you haven’t got a little sock,
God bless you!
III
Christmas day is coming,
the season of good cheer,
Let’s all sing a carol
for the brand-new year!
If you haven’t got a carol,
a jolly song will do;
If you haven’t got a jolly song,
God… bless… you…!
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Natale si avvicina,
Le oche sono all’ingrasso
Vi prego, mettete un penny
Nel cappello del vecchio.
Se non avete un penny
Andrà bene anche mezzo penny
Se non avete mezzo penny
Allora che Dio vi benedica
II
Natale si avvicina,
le candele sono sull’albero
non volete appendere una calza
per la visita del vecchio San Nicola?
Se non avete una calza,
un piccolo calzino andrà bene
e se non avete un calzino
allora che Dio vi benedica!
III
Natale si avvicina,
la stagione del buonumore,
andiamo tutti a cantare un inno natalizio per il Nuovo Anno!
Se non avete un inno natalizio,
una canzone allegra andrà bene,
e se non avete una canzone allegra,
che Dio vi benedica!

NOTE
1) Scritto anche come Old Nick americanizzato in Santa Claus, aveva il suo giorno nel calendario dell’Avvento al 6 dicembre. Una figura sincretica che unisce antichissime tradizioni con quelle “moderne” improntate al consumismo, da vescovo è diventato un buffo e grasso vecchietto dalla barba bianca vestito di un bel rosso pomodoro. Come tutti sanno il Babbo Natale inglese (Santa Klaus) è la storpiatura dall’olandese ‘Sinter klaas’, per San Nicola, sbarcato nel XVII secolo negli Stati Uniti con gli immigrati dai Paesi Bassi (quando New York si chiamava Nieuw Amsterdam). E però nell’Ottocento con la poesiola A Visit from St. Nicholas pubblicata in forma anonima nel 1823, ma attribuita nel 1838 a Clement Clarke Moore, che Nick si rifà il look e porta i doni ai bambini alla vigilia di Natale e non più il 6 dicembre. continua

FONTI
http://www.rivistadiagraria.org/articoli/anno-2009/loca-nel-folklore-e-nella-storia/

http://www.bethsnotesplus.com/2014/09/christmas-is-coming.html
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/christmas_is_coming.htm
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/christmas_is_coming2.htm

GET IVY AND HULL

Prendi l’edera e l’agrifoglio” perchè è arrivato il Natale e le tradizioni da onorare sono tante, tra il sacro e il profano. Fu però l’epoca vittoriana a rivitalizzare il Natale e Charles Dickens in particolare con il libro “A Christmas Carol” (pubblicato nel 1843) divenne portavoce dei valori “del buon cristiano” quali la famiglia, la carità, la buona volontà e la pace.

IL NATALE NEL MEDIOEVO INGLESE

In questo video sono riassunte le tradizioni del Natale secondo i Tudors:
le decorazioni con le piante magiche dell’Inverno (vedi)
la candela di Natale (continua)
il wassail e la coppa del brindisi (JOLLY WASSAIL BOWL)
il ceppo di Natale (YULE LOG)
la testa del cinghiale (BOAR’S HEAD CAROL)

GET IVY AND HULL

D’origine rinascimentale (all’epoca di Elisabetta I) è un carol scritto daThomas Tusser nel 1558 sulla melodia “Bannocks o’ barley meal”, stampata ne “Ancient English Christmas Carols: 1400-1700” (Edith Rickert, 1914) con l’arrangiamento di Charles Wood.
ASCOLTA Tom Roush


I
Get ivy and hull(1), woman,
deck up thine house,
And take this same brawn(2) for to seethe and to souse;
Provide us good cheer,
for thou knowest the old guise,
Old customs that good be,
let no man despise.
CHORUS
At Christmas be merry
and thank God of all,

And feast thy poor neighbours,
the great and the small.

Yea, all the year long have
an eye to the poor,

And God shall send luck
to keep open thy door.

II
Good fruit and good plenty
do well in thy loft (3),
Then lay for an orchard
and cherish it oft.
The profit is mickle(4),
the pleasure is much;
At pleasure with profit
few men will grutch(5).
Traduzione italiano Cattia Salto
I
Prendi l’edera e l’agrifoglio, donna,
e decora la tua casa
e prendi della birra scura
da bollire e macerare;
ci danno buon umore,
perchè conosci le vecchie tradizioni,
che le vecchie e buone abitudine
l’uomo non disprezzi!
CORO
A Natale siate allegri
e ringraziate Dio di tutto,

e festeggiate con i vicini sfortunati,
grandi e piccini.

Si, per tutto l’anno abbiate
riguardo dei poveri,

e Dio manderà la fortuna
se terrete aperta la porta.

II
La buona frutta e l’abbondanza
fanno bene al tuo solaio
allora prepara un frutteto
e curalo spesso.
tanto profitto,
massima soddisfazione;
alla soddisfazione per il profitto
pochi uomini mugugneranno.

NOTE
1) hull= Holly
2) per la  preparazione del wassail: nel Medioevo il liquido principale della grolla (o la coppa del wassail) era birra calda aromatizzata con mele e spezie. Le ricette d’epoca prevedono la cottura in forno delle mele ridotte successivamente in purea e l’aggiunta di noce moscata, zenzero e zucchero. Ricette d’epoca qui qui
3) un tempo sul solaio venivano messe certe derrate alimentari a stoccare o a seccare (ad esempio le mele): gli auguri di prosperità e abbondanza per il Nuovo Anno erano impetrati con i canti di questua rituali (wassail song) in particolare con la benedizione del frutteto (apple wassail)
4) mickle = great
5) grutch = begrudge

Tra le musiche da danza per il Natale nel Galles

ASCOLTA Calan The Holly (Rhif Wyth)
La country dance Rhif Wyth con i danzatori che indossano i costumi tradizionali gallesi

continua

FONTI
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/
get_ivy_and_hull.htm

CHERRY TREE CAROL

dodo_ceraUna leggenda popolare, trasformata in carola di Natale, derivata forse dai Vangeli apocrifi, racconta di Giuseppe e Maria, novelli sposi, mentre passeggiano in giardino; ma Maria è già gravida (anche se non si nota ancora) e ha voglia di ciliegie (è noto che le donne incinte bramano il cibo rosso) e chiede a Giuseppe di prendergliene qualcuna; Giuseppe, sapendo di non essere lui il padre del nascituro (stranamente secondo i Vangeli i due non ebbero mai rapporti sessuali..), risentito della presunta infedeltà di Maria, risponde in malo modo:”Falle raccogliere al padre del tuo bambino”. E fu così che accadde il miracolo: il ciliegio abbassa i suoi rami per permettere a Maria di raccogliere i suoi frutti!

Nel Vangelo dello Pseudo Matteo i due invece che nel giardino, sono in fuga verso l’Egitto, con Gesù nato da poco, e l’albero che piega i suoi rami è una palma da dattero, ma la fantasia popolare ha voluto unire il momento in cui Giuseppe viene a conoscere della maternità divina di Maria, al simbolismo della ciliegia (che rimanda al sangue che verrà versato nella Passione di Gesù).
In alcune versioni è Gesù stesso nel grembo materno a compiere il miracolo, ordinando all’albero di piegare i suoi rami a terra, in altre è il vento divino. Oggi la carola termina qui, ma un tempo arrivava anche l’Angelo a rabbonire Giuseppe e, con un balzo temporale degno di una ballata, ecco Gesù, nato nel frattempo, che parla alla madre dicendole della sua futura morte e resurrezione.

La ballata risale al Medioevo o quantomeno era già cantata agli inizi del Quattrocento per la Festa del Corpus Domini nei Coventry Mysteries ed è stata collezionata nelle Child Ballads al numero 54, le apparenti incongruità temporali possono essere conseguenza dell’accorpamento in un’unica ballata di tre canti distinti: “Joseph and Mary” o “Joseph Was An Old Man”, “Joseph and the Angel” o “As Joseph Was A Walking”, “Mary’s Question” o “Then Mary Took Her Young Son”.
Le versioni sono tante e anche le melodie (se ne contano almeno quattro) diffuse sia in Inghilterra che in America in particolare sui Monti Appalachi. Per ogni confronto e documentazione si rimanda all’ottima pagina in “The Hymns and Carols of Christmas” (vedi)

THE CHERRY TREE

La popolarità della carol natalizia è documentata dalle numerose versioni date in stampa nell’Ottocento ed è stata diffusa da Joan Baez negli anni del Folk Revival Americano.

ASCOLTA Pentangle in Solomon’s Seal (1972). Delicato arrangiamento strumentale con fioriture rinascimentali delle chitarre (e stiamo parlando di John Renbourn e Bert Jansch) sulla voce cristallina di Jacqui Mcshee

W. Sandys, Christmas Carols, 1833
I
Joseph and Mary walked through
an orchad green(1)
They saw berries and saw cherries fair to be seen
As Joseph and Mary walked
in the wood
They saw berries and berries
red as any blood
II
Oh then bespoke Mary
so meek and so mild
“Pluck me one cherry(2)
for I am with child”
Oh then bespoke Joseph
with words unkind
“Let him pluck thee a cherry
that brought thee with child”
III
Oh then bespoke the babe
within his mother’s womb
“Bow down your tall tree
and give my mother some”
Then bowed down the cherry tree
to his mother’s hand
Then she cried see Joseph
I have cherries at command
IV
Then Mary plucked a cherry
as red as the blood
She went home with her heavy load
Then Mary took her babe
all on her knee
Saying “my dear son tell me
what this world will be”
V
“Oh I shall be as dead
as the stones in the wall
Oh the stones in the streets shall mourn me all
Upon Easter day uprisen I’ll be
For the sun and moon shall
both rise with me”
traduzione italiano di Musica&Memoria
I
Giuseppe e Maria camminavano
in un bel frutteto (1)
Videro bacche e videro ciliegie
belle da vedersi
Mentre Giuseppe e Maria camminavano nel bosco
Videro ciliegie e bacche
rosse come il sangue
II
Oh, poi Maria così docile e gentile
chiese un favore
Prendimi una ciliegia (2)
perché ho un bambino

Oh, -rispose Giuseppe
con parole scortesi-
fa raccogliere una ciliegia a colui
che ti portò il bambino

III
Oh, allora chiese il bimbo
nel grembo della madre
Prostrati, tu grande albero,
e danne un po’ a mia madre

Allora il ciliegio si prostrò
fino alla mano di sua madre
Allora lei gridò: “vedi Giuseppe
ho ciliegie a comando

IV
Poi Maria prese una ciliegia
rossa come il sangue
rientrò a casa col suo carico pesante
e si portò il bambino
alle ginocchia
dicendo: “Mio caro figlio,
dimmi che ne sarà del mondo?

V
Oh, sarò morto
come le pietre del muro!

Oh, tutte le pietre della strada
piangeranno la mia morte.

Il giorno di Pasqua resusciterò
perché il sole e la luna
si leveranno con me”

ASCOLTA Sting in “If On a Winter’s Night“, 2009, la melodia è quella più conosciuta, proveniente dai Monti Appalachi. L’interpretazione di Sting è quasi un gospel


I
When Joseph was an old man,
an old man was he
He courted Virgin Mary,
the Queen of Galilee(3)
He courted Virgin Mary,
the Queen of Galilee.
II
When Joseph and Mary
were walking one day
Here is apples and cherries
so fair to behold
Here is apples and cherries
so fair to behold
III
Then Mary spoke to Joseph
so meek and so mild
’Joseph, gather me some cherries(2) for I am with Child’
’Oh, Joseph, gather me some cherries for I am with Child’.
IV
Then Joseph flew in anger,
in anger he flew
’Let the father of the baby gather cherries for you’
’Let the father of the baby gather cherries for you’
V
The cherry tree bowed low down, bowed low down to the ground
And Mary gathered cherries
while Joseph stood around
And Mary gathered cherries
while Joseph stood around.
VI
Then Joseph took Mary
all on his right knee
Crying, “Lord, have mercy
for what I have done”
Crying, “Lord, have mercy
for what I have done”
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Quando Giuseppe era un vecchio,
un vecchio era,
corteggiò la Vergine Maria,
Regina della Galilea. (3)
corteggiò la Vergine Maria,
Regina della Galilea.
II
Mentre Giuseppe e Maria
erano a passeggio un giorno,
c’erano mele e ciliegie,
così belle da vedere
c’erano mele e ciliegie,
così belle da vedere
III
Allora Maria così dolce e cara
disse a Giuseppe
“Giuseppe, mi raccogli delle ciliegie? Perché io aspetto un bambino”.
“Giuseppe, mi raccogli delle ciliegie? Perché io aspetto un bambino”.
IV
Così Giuseppe si adirò
si adirò:
“Che sia il padre del bambino a raccogliere le ciliegie per te”.
“Che sia il padre del bambino a raccogliere le ciliegie per te”.
V
Il ciliegio si prostrò
si prostrò fino a terra
e Maria raccolse le ciliege mentre Giuseppe stava seduto.
e Maria raccolse le ciliege mentre Giuseppe stava seduto.
VI
Allora Giuseppe prese
sulle ginocchia Maria
lamentandosi “Oh, cosa ho fatto, Signore!? Abbi pietà di me”
lamentandosi “Oh, cosa ho fatto, Signore!? Abbi pietà di me”

ASCOLTA Anonymous 4 in The Cherry Tree 2010 (il testo cantato è diverso da quello inserito nel book dei testi trovato nel sito del gruppo vedi) la melodia deriva da un arrangiamento di un innario del Kentucky del 1917. Le pura voce di Marsha Genesky è accompagnata all’arpa gotica da Andrew Lawrence-King


ASCOLTA
Forest Mountain Hymnal
in Christmas Hymnal 2011

ASCOLTA Arborea in Fortress of the Sun 2013. Altra voce delicata, morbida come la seta, lieve come la neve, quella di Shanti Curran

ASCOLTA Mark Lanegan sulle note di chitarra elettrica e basso


I
Joseph was an old man,
an old man was he,
When he married Virgin Mary,
the Queen of Galilee(3).
As Mary and Joseph
were walking one day,
To an orchard of cherry trees(1),
they happened to stray
Mary said to Joseph
so meek and so mild:
II
“Pick me some cherries(2), Joseph,
for I am with child.
Joseph flew in angry, so angry flew he:
“Let the father of the baby
gather cherries for thee”.
Then up spoke Lord Jesus
from in his mother’s womb
“Bow low down, cherry tree,
low down, to the ground.”
The cherry tree bowed low down, bowed down to the ground,
III
And Mary gathered cherries
while Joseph stood around.
Joseph he kneeled down
and a question gave he,
“Come tell me, pretty baby, when your birthday shall be.”
“On the fifth day of January(4)
my birthday shall be,
and the stars in the heaven shall all bow down to me.”
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Quando Giuseppe era un vecchio.
un vecchio era
sposò la Vergine Maria,
Regina della Galilea. (3)
Mentre Giuseppe e Maria camminavano un giorno
in un frutteto(1) di ciliegi,
si smarrirono.
Maria dolce e cara
disse a Giuseppe
II
“Giuseppe, mi raccogli delle ciliegie (2)? Perché io aspetto un bambino”.
Così Giuseppe in collera così si adirò:
“Che sia il padre del bambino
a raccogliere le ciliegie per te”.
Allora forte parlò il Signore Gesù
dal grembo della madre
“Prostrati, ciliegio,
prostrati fino a terra”
Il ciliegio si prostrò fino a terra,
si prostrò fino a terra
III
E Maria raccolse le ciliege
mentre Giuseppe stava lì attorno.
Giuseppe si inginocchio
e così lo interrogò
“Dimmi piccolino, quando sarà il tuo compleanno? ”
“Il mio compleanno sarà
il 5 di gennaio (4)
e le stelle in cielo si inchineranno davanti a me”

NOTE
1) il parallelismo con l’Eden, ovvero il Paradiso in terra contrappone Eva a Maria entrambe si cibano del frutto.. ma la prima per la dannazione la seconda per la redenzione
2) Nell’alimentazione romana, e non solo, le ciliegie rimasero a lungo un cibo di lusso. Esse venivano normalmente consumate fresche, ma potevano anche essere essiccate al sole e riposte in barili, come si faceva con le olive. Nel Medioevo, soprattutto nel periodo delle invasioni barbariche, la coltivazione del ciliegio attraversò un periodo di grave crisi, conservandosi in pratica solo nei giardini dei monasteri e nelle corti fortificate. La diffusione europea delle migliori cultivar fu particolarmente attiva durante il periodo rinascimentale, quando ceraseti specializzati furono piantati in gran parte dell’Europa. Nel 17° e 18° secolo il ciliegio fu introdotto anche nel Nord America, rispettivamente nelle colonie orientali e in quelle occidentali. Attualmente il ciliegio è coltivato in Europa, Asia, America e Australia; l’Italia è uno dei maggiori produttori mondiali. (tratto da vedi)
3) si dice Maria fosse della stirpe di Davide re della Giudea (poco meno di mille anni prima di Cristo)
4) raramente si trovano date della Nascita di Gesù, leggiamo nelle note di Cecil Sharp “The references to the birthday do not appear in the English texts. It is of interest that the date is given in the texts B and C as ‘the fifth day of January’, which according to ‘Old Style’ reckoning was the date of Christmas Day between the years 1752 and 1799. In 1751, when a change in the calendar had become expedient, eleven days were dropped out between September 2nd and 14th, 1752, thus making January 4th the date of Old Christmas Day. In 1800, another day was taken from the calendar, and in 1900 still another, so that Old Christmas Day now falls on January 7th. In Miss McGill’s version [Folk Songs of the Kentucky Mountains] the date is given as the 6th of January”.

ASCOLTA Angelo Branduardi, Il Ciliegio in “La pulce d’acqua” 1997. Branduardi rivisita la ballata dal punto di vista di Giuseppe che, consapevole della sua vecchiaia, accoglie Maria, tenero fiore, giovane e fresca, come la sua ultima gioia. Eppure si sente ferito quando Maria gli rivela la sua gravidanza, ma Maria non ha nulla da farsi perdonare e così si compie il miracolo.

I
Già ero vecchio e stanco
per prenderla con me,
ma il vecchio giardiniere(5)
rinunciare come può
all’ultimo suo fiore,
se l’inverno viene già.
II
Già ero vecchio e stanco,
ma la volli per me
e il sorriso della gente
di nascosto accompagnò
il mio andare verso casa
e l’inverno viene già…
III
Lei era la più bella
che avessi visto mai:
sorrideva fra le ciglia
e il mio cuore riscaldava,
era l’ultimo mio fiore
e l’inverno viene già..,
IV
Poi anche il mio ciliegio
a suo tempo maturò;
lei venne un mattino
a chiedermene i frutti.
“Devo avere quelle ciliegie
perche presto un figlio avrò”.
V
Io guardavo le sue guance:
più bella era che mai.
e sentivo dentro me
già crescere la rabbia:
“Chiedi al padre di tuo figlio di raccoglierle per te”.
VI
Sorridendo come sempre,
le spalle mi voltò
e la vidi in mezzo ai prato
verso l’albero guardare:
era l’ultimo mio fiore
e l’inverno viene già.
VII
Fu il ramo suo più alto
che il ciliegio chinò
ed il padre di suo figlio
così l’accontentò.
ed il padre di suo figlio
così l’accontentò.
VIII
Già ero vecchio e stanco
per prenderla con me,
ma il vecchio giardiniere
rinunciare come può
all’ultimo suo fiore,
se l’inverno viene già.

NOTE
5) ovviamente Giuseppe non è un giardiniere ma si tratta di una metafora

FONTI
http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-CherryTree.html
http://mainlynorfolk.info/shirley.collins/songs/thecherrytreecarol.html
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/Notes_On_Carols/cherry_tree_carol-notes.htm
http://www.issues.louisvillemusicnews.net/2013/2013September/2013SeptemberTerrabeat.php

GABRIEL’S MESSAGE

Fu nel IV sec d.C. che l’Annunciazione a Maria, non avendo una data certa nei Vangeli, venne fissata dalla Chiesa cattolica il 25 marzo (9 mesi prima del Natale di Gesù), e fino all’Alto Medioevo, tale data segnò l’inizio dell’anno nuovo (che peraltro iniziava con l’equinozio di primavera anche nel calendario dell’Antica Roma).

GABRIEL’S MESSAGE CAROL

Birjina gaztetto bat zegoen” è un canto di Natale basco sull’Annunciazione il cui andamento melodico segue la carol medievale “Angelus ad Virginem“.

ASCOLTA Aquabella nella versione orginale “Birjina gaztetto bat zegoen

I
Birjina gaztetto bat zegoen
Kreazale Jaonaren othoitzen,
Nuiz et’aingürü bat lehiatü
Beitzen zelütik jaitxi
Mintzatzera haren.
II
Aingüria sartzen, diolarik:
«Agur, graziaz zira betherik,
Jaona da zurekin, benedikatü
Zira eta haitatü
Emazten gañetik».
III
Maria ordian dülüratü,
Eta bere beithan gogaratü
Zeren zian uste gabe ebtzüten
Hura agur erraiten.
Hanbat zen lotsatü.
IV
«Etzitela, ez, lotsa, Maria;
Jinkoatan bathü’zü grazia:
Zük düzü sabelian ernatüren,
Eta haor bat sorthüren
Jesüs datiana».
V
Harek, dülüratürik, harzara:
«Bena nula izan daite hola,
Eztüdanaz gizunik ezagützen,
Ez eta ezagütüren
Batere seküla?».
VI
«Ezpiritü saintiak huntia
Izanen düzü hori, Maria».
Zü zirateke, ber ordian, ama
Bai et’ere birjina,
Mündian bakhoitza.
VII
Mariak arrapostü ordian:
«Hao naizü Jinkoren zerbütxian,
Zük errana nitan biz konplitü».
Jaona aragitü
Haren sabelian.
VIII
O Jinkoaren ama saintia,
Bekhatügilen ürgaitzarria,
Zük gitzatzü lagünt, bai Jinkoaren,
Baita berthütiaren
Bihotzez maithatzen.

Nell’Ottocento il testo fu tradotto in inglese  da Sabine Baring-Gould, che ridusse a quattro le strofe originali: è in genere cantato dalle corali seguendo l’arrangiamento di Edgar Pettman pubblicato nel suo “Modern Christmas Carols” (1892).

Anche intitolato “The angel Gabriel from heaven came” e “The Angel Gabriel”del carol natalizio non mancano le versioni dei grandi interpreti della scena celtica e rock.

ASCOLTA Sting in Russians è un singolo tratto dal primo album solista The Dream of the Blue Turtles, pubblicato nel giugno del 1985il video è girato nell’oscurità e con un solo faro di luce puntato dall’alto, contro uno sfondo plumbeo rispetto al quale Sting si staglia come un’ombra nera, un girotondo di angeli bambini (abbigliati in puro stile vittoriano) a piedi nudi nella neve lo circondano.

Qualche angioletto nero che prega a mani giunte e il volto di Sting illuminato sulle ultime note. Inquietante il loop elettronico che sembra voler richiamare il suono delle pale di un elicottero; a mio avviso il video si spiega inquadrando il brano come lato B di Russian un canto  contro la politica della guerra fredda “Russians love their children too” (una canzone più che profetica visto che nel 1989 si tenne il summit di Malta). Con l’esordio della sua carriera da solista (The Dream Of The Blue Turtles) Sting mette in campo anche il suo impegno sociale (Amnesty International, Greenpeace, Live Aid tanto per citarne )

ASCOLTA Sting in If On a Winter’s Night 2009: quasi jazz l’arpa celtica della scozzese Mary Macmaster

Più notturna l’interpretazione di Moya Brennan in An Irish Christmas 2006: sembra di rivivere le scene dello sceneggiato di Franco Zeffirelli Gesù di Nazareth (1977) con Maria che dorme e viene svegliata dal vento che spalanca la finestra. L’angelo è solo luce e lo spavento di Maria è lentamente seguito dalla curiosità. L’intonazione di Moya sottolinea il mistero dell’evento, il suo carattere soprannaturale tutto com’è puntato dal battito del tamburo e dai pizzichi degli archi e dell’arpa. L’accettazione di Maria “Avvenga dentro di me ciò che vuole il Signore” è anche discesa dello Spirito Santo, il principio femminile di dio della fecondità e dell’abbondanza, e Maria raccoglie la luce che entra dalla finestra spalancata.

ASCOLTA Moya Brennan in An Irish Christmas, 2006.

ASCOLTA Marillions 1999 e in Christmas in the Chapel (2003)

ASCOLTA Good Shepherd Band


I
The angel Gabriel from heaven came,
His wings as drifted snow,
his eyes as flame;
‘all hail’, said he, “thou
lowly maiden Mary,
Most highly favour’d lady, Gloria!
II
‘For known a blessed mother thou shalt be,
All generations laud
and honour thee,
Thy son shall be Emmanuel (1),
by seers foretold,
Most highly favour’d lady, Gloria!”
III
Then gentle Mary meekly bowed her heard,
“‘To me be as it pleaseth god (2)'” she said, “my soul shall laud and magnify (3) his holy name,
Most highly favour’d lady, Gloria!”
IV
Of her, Emmanuel the christ, was born,
In Bethlehem, all on a christmas morn,
And christian folk throughout the world will ever say (4):
“Most highly favour’d lady Gloria!”
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
L’angelo Gabriele dal cielo giunse
le ali come un mucchio di neve,
gli occhi di fiamma
“Salve” disse “a te,
Maria, umile fanciulla,
Dama favorita dal cielo, Gloria!
II
Perchè è risaputo che sarai
una madre benedetta,
tutte le generazioni ti loderanno
e ti onoreranno,
tuo figlio sarà Emmanuele,
come predetto dai profeti
Dama favorita dal cielo, Gloria!”
III
Allora la dolce Maria docilmente chinò il capo
“Che sia fatta la volontà di Dio” disse
“l’anima mia loderà ed esalterà il suo Santo Nome
Dama favorita dal cielo, Gloria!”
IV
Da lei Emmanuele, il Cristo era nato
a Betlemme, la mattina di Natale
e i cristiani di tutta la terra
diranno  per sempre:
“Dama favorita dal cielo, Gloria!”

NOTE
1) Isaia chiama la Palestina Terra di Emmanuele (che in ebraico significa Dio è con noi)
2) L’Annunciazione si basa sul presupposto che Maria fosse libera di scegliere se acconsentire o meno al divino volere nonostante tutte le Profezie.
3) versi presi dal Magnificat: L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
4) oppure: And everyone throughout the world forever saved

"The Annunciation," Henry Ossawa Tanner, 1898
“The Annunciation,” Henry Ossawa Tanner, 1898

La dissoluzione della figura angelica ..raggiunge il culmine nell’Annunciazione del 1898 di Henry Ossawa Tanner, artista afro-americano. Il quadro si può ammirare al Museum of Art di Filadelfia. L’angelo non è che un ectoplasma luminoso, in contrasto col realismo del resto della scena, anch’essa ambientata in un povero interno orientale (ma potremmo ben trovarci in qualche luogo dell’America Latina). In quest’opera di Tanner, annunciazione e denuncia sembrano conciliarsi in una maniera tale, che non spiacerebbe a un “teologo della liberazione” quale Gustavo Gutiérrez o a un pedagogista come Paulo Freire.
In effetti, vi si può avvertire un interesse critico sociale, che è raro riscontrare in altre Annunciazioni: salvo forse che in un’opera del Tintoretto, nella Scuola di San Rocco a Venezia, per altri versi ammirata da John Ruskin. Unici oggetti sono vasellame e tessuti. Quasi come in una cella, né porte né finestre sono visibili. Così come nella raffigurazione di Tissot, la chiusura dell’ambiente inquadrato è totale. La luce tende a essere artificiale o, meglio, interiore. Seduta sul suo giaciglio, una giovanissima Maria è tornata a guardare verso l’apparizione, con atteggiamento perplesso più che interdetto. Solo le mani, congiunte e strette in grembo, ne tradiscono l’emozione. (Pino Blasone tratto da vedi)

APPROFONDIMENTO
http://annunciazione.wordpress.com/2008/12/13/avvenga-dentro-di-me/
http://www.oocities.org/soho/square/1364/annunciazioni.htm

FONTI
https://www.jubilate.co.uk/songs/the_angel_gabriel_from_heaven_came
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/gabriels_message.htm

CAROL OF THE BELLS

ShchedrykLa melodia deriva  dall’ucraino Shchedryk cantato tradizionalmente  la notte di Capodanno e alla festa dell’Epifania.

Il testo tuttavia parla di una rondine che augura al padrone di casa  un prospero anno nuovo e si riferisce al capodanno calcolato secondo il calendario  dell’antica Roma, che si celebrava all’arrivo della primavera: probabilmente rientrava nei canti rituali di questua, cantati da gruppi di  giovani che a fine anno, portavano auguri benaugurali di casa in casa.

Nel 1916 il compositore russo Mykola Leontovych ne fece una arrangiamento musicale per coro,  ma solo nel 1921 il Coro Nazionale Ucraino lo fece conoscere in America e in  Europa. Il motivo si basa sul ripetersi di sole 4 note (il termine tecnico è  detto ostinato) secondo un metodo compositivo cosiddetto primitivo.

Poco dopo negli anni ’30 il compositore americano Peter Wilhousky scrisse il testo in inglese Carol of the Bells ispirandosi al  rintocco delle campane e più tardi nel 1947, anche Minna  Louise Holman scrisse un testo alternativo in  inglese dal titolo Ring, Christmas Bell.

Oltre ai titoli già menzionati il brano è anche conosciuto  come “Ukrainian Carol” o “The Ukrainian Bell Carol” ma anche “Shtchedrik (A Christmas Carol).”

Un canto di Natale diventato in breve famoso nel mondo  anglosassone e americano, interpretato con vari stili musicali da moltissimi artisti eseguito da tutte le  corali, inserito in colonne sonore e parodie, così alla fine ho deciso di consigliarvi  l’ascolto di un bel po’ di versioni!
Iniziamo con la versione “celtica” di Moya Brennan dal  suo Cd “An Irish Christmas”  2005

ASCOLTA – Moya Brennan

l’apertura sussurrata dall’arpa nel  vento dell’inverno ripetuta dall’eco elettronico della tastiera, subito si sviluppa  in crescendo con il canto ossessivo che ripete la stessa strofa con pochi ribaditi  versi e il violino che sembra invitare alla danza con un’aria di giga;  bellissimo lo strumentale tra cornamusa e chitarra che fraseggiano tra loro…

TESTO (semplificato tratto da versione di Peter Wilhousky) strofe I, II, I

CHORUS: Merry, merry, merry, merry Christmas
I
Hark how the bells, how the bells
All seem to say, seem to say
“Christmas is here, Christmas is here, is here
Songs of good cheer”
II
Hark how the bells, how the bells
All seem to say, seem to say
Christmas is here, Christmas is here, is here
While people sing
TRADUZIONE ITALIANO
I
Ascolta! Come le  campane,
sembrano tutte dire:
” E’ arrivato il Natale,
Natale è qui
canti di buon augurio”
II
Ascolta! Come le  campane,
sembrano tutte dire:
” E’ arrivato il Natale,
Natale è qui
e la gente canta”

Tutt’altro arrangiamento quello delle Celtic Woman e il violino di Mairead Nesbitt accompagnate da un orchestra di una ventina  di elementi: la formazione tutta al femminile, dal 2004 ha visto  l’alternarsi di varie voci (che si sono dedicate poi alla carriera solista)  ma tutte mezzo-soprano, soavi e melodiose!

VERSIONE DI CELTIC WOMAN (testo di Peter Wilhousky) strofe I, II, III, I, II, IV, V

I
Hark! how the bells
Sweet silver bells
All seem to say,
“Throw cares away.”
Christmas is here
Bringing good cheer
To young and old
Meek and the bold
II
Ding, dong, ding, dong
That is their song
With joyful ring
All caroling
One seems to hear
Words of good cheer
From ev’rywhere
Filling the air
III
Oh how they pound
raising the sound
O’er hill and dale’
telling their tale
gaily they ring
while people sing
songs of good cheer
Christmas is here
CHORUS
Merry, merry, merry, merry
Christmas
Merry, merry, merry, merry
Christmas
IV
On, on they send
On without end
Their joyful tone
To ev’ry home
Ding, dong, ding, dong.
V
Christmas is here
Bringing good cheer
To young and old
Meek and the bold
Ding, dong, ding, dong
That is their song
With joyful ring
Ding, dong, ding, dong.
TRADUZIONE di Cattia Salto
I
Ascolta! Come le  campane,
le dolci campane dal suono argentino,
sembrano tutte dire:
“Getta via gli affanni.
Natale è arrivato,
per portare allegria
a piccoli e grandi,
ai mansueti e ai temerari ”
II
Ding dong ding dong
questa è la loro canzone
con un suono gioioso
tutte inneggiano canti,
crediamo di sentire
parole di buon augurio
da tutte le parti
che riempiono l’aria.
III
Oh, come rintoccano
elevando il suono
per colli e valli,
raccontando la loro storia
risuonano allegramente
mentre la gente canta
canzoni di buon augurio
il Natale è arrivato
CORO
Buon, buon, buon, buon Natale   Buon, buon, buon, buon Natale. Buon, buon, buon, buon  Natale   Buon, buon, buon, buon Natale
IV
Inviano ancora
e senza fine
il loro suono gioioso
ad ogni casa
Ding dong ding ding… dong!
V
E’ arrivato il Natale,
e porta allegria
a piccoli e grandi,
ai mansueti e ai temerari
Ding dong ding ding… dong!
questa è la loro canzone
con un suono gioioso
Ding dong ding ding… dong!

ASCOLTA Pentatonix

inst_guitar_faerieE  per finire due versioni strumentali che non possono essere più diverse:

la versione strumentale di Al di Meola –  Cd Winter Nights,  1999con il suo inconfondibile stile  virtuosistico, morbido ed elegante (la cosiddetta fusion  tra jazz e musica latina)

e la versione strumentale  di August Burns  Red –  Cd Sleddin ‘Hill, 2012Metal  rock o progressive metal! Stupefacenti!

L’ANNUNCIAZIONE: ANGELUS AD VIRGINEM

angel_burne-jonesL’Annunciazione a Maria non avendo una data certa nei Vangeli è stata fissata dalla Chiesa cattolica il 25 marzo (9 mesi prima del Natale di Gesù) Dal IV sec d.C. e fino all’Alto Medioevo, tale data segnò l’inizio dell’anno nuovo (che guarda caso coincideva con l’equinozio di primavera anche nel calendario dell’Antica Roma).

LA MELODIA: la carola medievale

Carola medievale ancora popolare al giorno d’oggi: compare scritta per la prima volta nel Tropario di Dublino (1360 circa) anche se come composizione potrebbe essere di origini duecentesche

ASCOLTA Andrew Lawrence-King la versione della carola suonata con un salterio a doppia ala che riporta in video il testo dei Racconti di Canterbury in cui Chaucer descrive il giovane Nicola intento a suonare proprio la carola in questione (the Miller’s Tale), il racconto del mugnaio è una parodia dell’amor cortese

ASCOLTA Sarah Deere-Jones all’arpa gotica (dal caratteristico suono cristallino) che esegue una danza saltellata proprio come lo erano le carole nel Medioevo (vedi)

ANGELUS AD VIRGINEM

Il testo è una versione poetica dell’Ave Maria e dell’Annunciazione alla Vergine secondo il Vangelo di Luca: il concepimento di Gesù avviene solo dopo il consenso di Maria e dal quel momento Dio si fa carne in lei.
Si ritiene che le origini del brano siano nell’ambito dell’ordine francescano, e da esso è scaturita anche una versione tradizionale in lingua basca “Birjina gaztettobat zegoen” tradotta in inglese con il titolo Gabriel’s Message: oggi è un canto del periodo natalizio interpretato da numerosi gruppi corali e di musica antica.

Per lo più il brano viene eseguito nei modi del contrappunto e del discanto prendendo la solennità del canto gregoriano, ma la versione che propongo per l’ascolto è quella del gruppo irlandese Anuna,
ASCOLTA Anuna in “Christmas with Anuna” una versione più ritmata e briosa, (secondo la struttura propria della carol medievale che è essenzialmente una danza.) La pronuncia in latino è abbastanza dolce (in genere inglesi e tedeschi mantengono una certa asprezza nella dizione), la melodia è sottolineata dall’arpa: le strofe sono cantate dal solista e il coro si unisce nel ritornello (ripresa) insieme al ritmo del tamburo, quasi a invitare alla danza. Rispetto alla versione standard manca l’ultima strofa che non fa parte del colloquio tra Angelo e Maria ma è piuttosto una preghiera degli uomini rivolta alla Madonna perché interceda presso il Figlio, per la remissione dei loro peccati.

Interessante la versione del coro Quinta Voce


I)
Angelus ad virginem
subintrans in conclave,
Virginis formidinem de mulces
inquit, “Ave!
Ave, regina virginum;
coeli terraeque Dominum
Concipies et paries inctacta
salutem hominum;
Tu porta coeli facta,
medela criminum”
II)
“Quomodo conciperem quae virum non cognovi?
Qualiter infringerem quod firmamente vovi?”
“Spiritus Sancti gratia perfici et haec omnia;
Ne timeas, sed gaudeas, secura
Quod castimonia manebit inter pura Dei potentia.”
III)
Ad haec virgo nobilis
respondet inquit ei:
“Ancilla sum humilis omnipotentis Dei.
Tibi coelesti nuntio, tanti secreti conscio,
Consentiens, et cupiens videre
Factum quod audio; parata sum parere, Dei consilio.”
IV)
Eia mater Domini, quae pacem redidisti
Angelis et homini, cum Christum genuisti;
Tuum ex ora filium ut se nobis propitium
Exhibeat, et deleat, peccata:
Prestans auxilium vita frui beata Post hoc exilium.
Traduzione Italiano
I
L’angelo alla vergine,
entrando nella stanza
suscitando in lei il timore,
disse: “Ave!
Ave regina delle vergini;
concepirai il Signore del cielo e della terra e darai alla luce, rimanendo casta,
la salvezza degli uomini,
tu divenuta porta del cielo,
guaritrice dei peccati.

II
“Come posso concepire, io che non conosco uomo?
come posso infrangere ciò che promisi con fermezza?”
“La grazia dello Spirito Santo compierà questi prodigi;
non temere, ma rallegrati, sicura
che la castità rimarrà pura in te grazie alla potenza di Dio.”
III
Rispondendo a queste parole la Vergine nobile gli disse:
“Sono l’umile ancella di Dio onnipotente con te, messaggero celeste, che partecipi di che partecipi di tale mistero, sono d’accordo, e sono desiderosa di vedere realizzato ciò che ho sentito da te;
per obbedire alla volontà di Dio.”
IV
Oh Madre del Signore, che hai riportato la pace agli angeli e all’uomo, quando hai dato alla luce Cristo;
prega  tuo Figlio che si mostri benevolo con noi,
e ci perdoni i peccati:
ci offra il suo aiuto a godere della vita eterna dopo questo esilio.

Gabriel from Heaven’s King

E’ la versione in inglese medievale della carola latina (XIII secolo), la troviamo nel  manoscritto BL Arundel 248 con il rigo musicale seguito dal testo prima in latino e poi in Inglese.
La traduzione non è letterale si sofferma piuttosto su una visione più umanizzata di Maria sottolineando le gioie della maternità.

ASCOLTA The Hilliard Ensemble (nel video compare anche la schermata del testo) a 3 voci con molti melismi e fioriture propri del canto gregoriano.
ASCOLTA molto delicata la versione Early Music Consort of Central Piedmont Community College, Charlotte, NC con Jeanine Dovell

Inglese medievale
I
Gabriel, fram evene king
Sent to the maide swete,
Broute hire blisful tiding,
And faire he gan hire greten:
“Heil be thu, ful of grace arith,
For Godes Sone, this evene lith,
For mannes loven
Wile man bicomen
And taken
Fles of thee, maiden brith,
Manken fre for to maken
Of senne and devles mith.”
II
Mildeliche im gan andsweren
The milde maiden thanne:
“Wichewise sold ichs beren
Child withhuten manne?”
Thangle seide, “Ne dred te nout;
Thurw tholigast sal ben iwrout
This ilche thing
Warof tiding
Ichs bringe.
Al manken wrth ibout
Thur thi swete chiltinge,
And hut of pine ibrout.”
III
Wan the maiden understud
And thangles wordes herde,
Mildeliche with milde mud
To thangle hie andswerde:
“Hur Lordes theumaiden iwis
Ics am, that her aboven is.
Anenttis me
Fulfurthed be
Thi sawe,
That ics, sithen his wil is,
Maiden withhuten lawe
Of moder have the blis.”
IV
Thangle wente awei mid than
Al hut of hire sithte;
Hire wombe arise gan
Thurw tholigastes mithe.
In hire was Crist biloken anon:
Suth God, soth man ine fleas and bon,
And of hir fleas
Iboren was
At time,
Warthurw us kam God won.
He bout us hut of pine
And let im for us slon.
V
Maiden moder makeles,
Of milche ful ibunden,
Bid for hus im that thee ches,
At wam thu grace funde,
That he forgive hus senne and wrake,
And clene of evri gelt us make;
And evne blis
Wan hure time is
To sterven
Hus give for thine sake
Him so her for to serven
That he us to him take.
Trascrizione moderna
I
Gabriel, from heaven’s king
Sent to the maid sweet,
Brought her blissful tidings,
And fair he did her greet:
“Hail be thou, full of grace aright,
For God’s Son, this heaven’s light,
For man’s love
Will man become
And take
Flesh of thee, maiden bright,
Mankind free for to make
From sin and devil’s might.”
II
Gently him did answer
The gentle maiden then:
“In what way can I bear
A child without a man?”
The angel said, “Fear thee naught;
Through the Holy Ghost shall be wrought
This same thing
Of which tiding
I bring.
All mankind will be bought [redeemed]
Through thy sweet childing,
And out of torment brought.”
III
When the maiden understood
And the angel’s words heard,
Gently with a gentle mind
To the angel she answered:
“Our Lord’s serving maiden iwis [indeed]
I am, who here above is.
Concerning me
Fulfilled shall be
Thy saw, [your words]
That I, since his will it is,
A maiden, without law, [i.e. outside the law of nature]
Of mother will have the bliss.”
IV
The angel went away with than [that] All out of her sight;
Her womb to arise began
Through the Holy Ghost’s might.
In her was Christ enclosed anon:
True God, true man in flesh and bone,
And of her flesh
Born he was
In time,
Whereby to us came God wone. [to dwell]
He bought us out of pain
And was for us slain.
V
Maiden mother makeless, [matchless]
Of mercy full abounding,
Pray for us to him who thee ches, [chose]
With whom thou grace found,
That he forgive us sin and wrake, [injury]
And clean of every guilt us make;
And heaven’s bliss
When our time is
To sterve [die];
Grant us for thy sake
Him so here for to serve
That he us to him take.
Annunciazione - J. W. Waterhouse - 1914
Annunciazione – J. W. Waterhouse – 1914

IL DIPINTO OSSERVAZIONI
Quest’annunciazione presenta la caratteristica di essere ambientata in un giardino, quello privato annesso all’abitazione di Maria, è un giardino recintato, un hortus conclusus in senso medievale, con un pozzo o una fontana sullo sfondo. Il dettaglio è significativo anche se posto in secondo piano (sottolineato anche dalla presenza di un paio di giare appoggiate accanto): nel Protovangelo di Giacomo Maria incontra l’angelo dopo che è uscita dal suo alloggio con una brocca per attingere l’acqua.
In primo piano una pianta di rose in boccio ci parla della primavera e l’angelo, una sinfonia di blu-viola dall’indaco al lilla, è raffigurato come se avesse appena appoggiato i piedi sull’erba, con ancora la chioma mossa dall’aria e le ali semiaperte. Maria è caduta sulle ginocchia davanti alla soglia di casa e indossa la veste blu, che la contraddistingue nell’iconografia tradizionale, ma con le maniche rivestite di rosso e una fusciacca pure rossa, così è inevitabile pensare che i due colori primari fusi insieme e variamente miscelati siano il contraltare della cromia angelica.

Pure significativi sono gli altri oggetti raffigurati accanto a Maria quali il leggio e il fuso.
La Vergine non solo guarda verso l’angelo, ma appare pronta a dialogare con lui nonostante un gesto di meraviglia. .. un leggìo, altro elemento della tradizione iconografica, attesta l’educazione sacra della Madonna, su cui insistevano non solo i vangeli apocrifi: esiste una fantasiosa iconografia popolare, su Sant’Anna che le insegna la lettura. Perfino il fuso per filare, lasciato cadere a terra, si ricollega a una tradizione non canonica (altre volte, nelle raffigurazioni dell’evento, si era trattato di un arcolaio o di una matassa). Infatti nei testi qui sopra citati si narra di una Maria impegnata, insieme ad altre vergini prescelte, a filare e a tessere veli o stoffe per ornare il “Tempio del Signore”. Più importante è il riferimento a una Madonna letterata, condizione femminile eccezionale per l’ambiente, la mentalità e l’epoca dell’evento. Il particolare comincia a essere valorizzato dall’iconografia sacra italiana nel Trecento, nella forma di un libro poggiato su un leggìo o su un cuscino. L’Annunziata non è intenta a filare né ad attingere acqua, bensì a leggere o a pregare. La lettura del testo sacro viene interrotta, o piuttosto integrata, dalla visione del sacro stesso. (Pino Blasone tratto da vedi)

L’ANNUNCIAZIONE NELLA PITTURA
Il tema molto popolare nella pittura trecentesca si arricchisce di dettagli e particolari dal significato simbolico. vedi

continua

FONTI
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/
Hymns_and_Carols/NonEnglish/angelus_ad_virginem.htm

http://www.preces-latinae.org/thesaurus/BVM/AngelusAdVirg.html
http://www.digitalmedievalist.com/2016/11/27/angelus-ad-virginem/

http://aclerkofoxford.blogspot.it/2014/03/angelus-ad-virginem-gabriel-from-evene.html