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LA MORTE OCCULTATA: VERSIONE BRETONE E FRANCESE

Un filo rosso collega i vari paesi di quel territorio che  possiamo chiamare Europa che un tempo antico fu unito se non politicamente  almeno culturalmente, dalle storie cantate dai giullari e menestrelli  girovaghi. Così vediamo come il tema della Morte Occultata partito dal Nord dei Paesi Scandinavi sia giunto  a Sud e a Ovest in più varianti nelle lingue romanze.
VERSIONI SCANDINAVE continua
VARIANTI SCANDINAVE continua
VERSIONI ISOLE BRITANNICHE E AMERICA continua
VERSIONI FRANCIA (Bretone, francese e occitana) continua
VERSIONE PIEMONTE continua

Robert_Anning_Bell_-_La_belle_dame_sans_merciLEGGENDA BRETONE

Il professor Child riporta una versione bretone della storia comunemente denominata “Morte Occultata” (o Morte Occulta secondo l’arcaicismo del Nigra).

Il conte Nann e sua moglie si sposarono che avevano rispettivamente tredici e dodici anni. L’anno seguente nacque un figlio e il conte chiese alla moglie che cosa desiderasse in dono. Lei disse di volere della selvaggina e allora Nann prese la sua lancia e si diresse al bosco. All’ingresso del bosco incontrò una fata che gli disse che lo aspettava da tanto tempo e aggiunse: «Ora che mi hai incontrato mi devi sposare». «Sposarti?! Io sono già sposato.» A queste parole la fata disse: «E allora scegli se vivere sette anni da infermo o se morire entro tre giorni». «Preferisco morire entro tre giorni», rispose risoluto.
Tornato a casa Nann chiamò sua madre, le raccontò tutto e le chiese di fargli il letto e di non dire nulla della sua morte alla sposa.
La moglie cominciò a chiedere come mai Nann non fosse ancora di ritorno. Le dissero che era andato a caccia nel bosco per prenderle qualcosa. Chiese perché i servitori stessero piangendo e le risposero che i migliori cavalli erano affogati mentre li lavavano. Disse che non c’era da preoccuparsi: Nann ne avrebbe portati degli altri. Allora domandò perché i preti stessero cantando e le campane suonassero. Le risposero che un uomo al quale avevano dato alloggio era morto quella stessa notte. Chiese quale vestito avrebbe dovuto mettersi per andare in chiesa il giorno dopo, quello rosso o quello blu? Le consigliarono quello nero. Quando andò in chiesa notò una tomba con terra fresca e a questo punto le dissero la verità. Disperata, lasciò detto di prendersi cura di suo figlio e finì con questa frase rivolta alla madre di Nann: «Vostro figlio è morto, vostra figlia è morta».

Della ballata “Aotroù Nann” in Bretagna circolarono decine di versioni ma lo schema è sempre identico l’incontro con la fata-sirena, il rifiuto del cavaliere, la scelta se morire piano piano tra i tomenti oppure di morte fulminante (non c’è che dire) e l’occultamento della morte del cavaliere alla giovane sposa in procinto di partorire. Il resto sono dettagli variati in base al gusto di chi  cantava (vedi versioni testuali).

Ritroviamo la stessa storia nella ballata medievale francese Le Roi Renaud che nell’area di lingua occitana diventa Comte Arnau (Arnau è Renaud). La riscoperta della ballata di origine medievale avviene in pieno fervore romantico per i nazionalismi e il gusto antiquario dei canti tradizionali. Rimando quindi all’ottima trattazione di Christian Souchon per tutti gli intrecci e gli approfondimenti sul tema della Morte occultata in terra di Francia (qui).

LA VERSIONE FRANCESE: LE ROI RENAUD

Conosciuta in Italia come “Re Rinaldo ritorna dalla Guerra” e in repertorio presso i gruppi corali, la versione perde tutta la prima parte dell’incontro  con la fata e invece che dal bosco incantato, fa ritornare il re dalla guerra, ferito a morte. Alla Regina viene occultata la morte del re fino alla sua avvenuta sepoltura, si evince dal racconto che la regina è in attesa di un bambino e probabilmente non le si vuole creare complicazioni nell’imminenza del parto. Tuttavia dopo aver partorito e finalmente essersi alzata dal letto per andare a messa (e dopo una kilometrica ballata piena di occultamenti) alla regina viene data la notizia del re morto e sepolto.  La ballata finisce tragicamente con la donna che invoca la morte e subito la terra le si apre da sotto i piedi e la inghiotte.

Ancora oggi la ballata è cantata nell’ambito della canzone popolare francese con temi mesti e arrangiamenti d’ispirazione medievale. Le proposte sono tante e cito Pierre Bensusan (ASCOLTA), Le Poème Harmonique (ASCOLTA)

ASCOLTA Malicorne


I
Le roi Renaud de guerre vint
tenant ses tripes dans ses mains.
Sa mère était sur le créneau
qui vit venir son fils Renaud.
II
– Renaud, Renaud, réjouis-toi!
Ta femme est accouché d’un roi!
– Ni de ma femme ni du fils
je ne saurais me réjouir.
III
Allez ma mère, allez devant,
faites-moi faire un beau lit blanc.
Guère de temps n’y resterai:
à la minuit trépasserai.
IV
Mais faites-le moi faire ici-bas
que l’accouchée n’l’entende pas.
Et quand ce vint sur la minuit,
le roi Renaud rendit l’esprit..
V
Il ne fut pas le matin jour
tous les valets pleuraient très tous.
Il ne fut temps de déjeuner
que les servantes ont pleuré.
VI
– Mais dites-moi, mère, m’amie,
que pleurent nos valets ici ?
– Ma fille, en lavant nos chevaux
ont laissé noyer le plus beau.
VII
– Oh pourquoi donc, mère m’amie,
pour un cheval pleurer ainsi ?
Quand Renaud reviendra,
plus beaux chevaux ramènera.
VIII
– Et dites-moi, mère m’amie,
que pleurent nos servantes ici ?
– Ma fille, en lavant nos linceuls
ont laissé aller le plus neuf.
XIX
– Oh pourquoi donc, mère m’amie,
pour un linceul pleurer ainsi ?
Quand Renaud reviendra,
plus beau linceul ramènera.
X
– Ah, dites-moi, mère m’amie,
Qu’est-ce que j’entends cogner ici ?
– Ma fille, ce sont les charpentiers
Qui raccommodent le plancher.
XI
– Ah ! Dites-moi, mère m’amie,
Pourquoi les cloches sonnent ici ?
– Ma fille, c’est la procession
Qui sort pour les rogations.
XII
– Mais, dites-moi, mère m’amie,
C’est que j’entends chanter ici ?
– Ma fille, c’est la procession
Qui fait le tour de la maison.
XIII
Or quand ce fut passé huit jours,
A voulut faire ses atours.
Or, quand ce fut pour relever,
à la messe elle voulut aller,
XIV
– Mais dites-moi, mère m’amie,
quel habit mettrai-je aujourd’hui ?
– Mettez le blanc, mettez le gris,
mettez le noir pour mieux choisir.
XV
– Mais dites-moi, mère m’amie,
qu’est-ce que ce noir-là signifie
– A femme relèvant d’enfant,
le noir lui est bien plus séant.
XVI
Mais quand elles fut parmi les champs,
Trois pastoureaux allaient disant :
– Voici la femme du seignour
Que l’on enterra l’autre jour !
XVII
– Ah ! Dites-moi, mère m’amie,
Que disent ces pastoureaux-ci ?
– Il disent de presser le pas,
Ou que la messe n’aura pas.
XVIII
Or quand elle fut dans l’église entrée,
un cierge on lui a présenté.
Aperçoit en s’agenouillant
la terre fraîche sous son banc.
XIX
– Ah ! Dites-moi, mère m’amie,
pourquoi la terre est rafraîchie?
– Ma fille, ne puis plus vous celer,
Renaud est mort et enterré.
XX
Puisque le roi Renaud est mort,
voici la clé de mon trésor.
Voici mes bagues et mes joyaux,
prenez bien soin du fils Renaud.
XXI
Terre, ouvre-toi, terre fends-toi,
que j’aille avec Renaud, mon roi!
Terre s’ouvrit, et se fendit,
et ci fut la belle engloutie.
TRADUZIONE Giovanni Cappellaro
I
Tornò dalla guerra re Renaud
con le budella in mano.
Sua madre dai merli del castello
vide arrivare il figlio Renaud.
II
– Renaud, Renaud, rallegrati!
Tua moglie ha partorito un re!
– Ne’ di mia moglie ne’ di mio figlio
rallegrarmi potrò.
III
Andate madre, andate avanti,
fatemi preparare un bel letto bianco.
Non ci resterò per molto:
a mezzanotte morirò.
IV
Ma fatemelo preparare quaggiù,
che il neonato non lo senta.
E quando si fu verso mezzanotte
re Renaud spirò.
V
Non era ancora giunto il mattino
che tutti i valletti piangevano.
Non era ancora ora di pranzo
che le domestiche piangevano.
VI
– Ma ditemi, madre, amica mia,
cosa piangono i valletti?
– Figlia mia, lavando i cavalli
hanno lasciato annegare il più bello.
VII
– Ma perchè, madre, amica mia,
piangere così per un cavallo?
Quando Renaud tornerà
cavalli più belli porterà.
VIII
– E ditemi, madre, amica mia,
perchè piangono le domestiche?
– Figlia mia, lavando le lenzuola
si sono fatto scappare il più nuovo.
XIX
-Ma perchè dunque, madre amica mia,
piangere tanto per un lenzuolo?
Quando Renaud tornerà
uno più bello ne porterà.
X
– Ah, ditemi, madre, amica mia,
cos’è che sento battere ora?
– Figlia mia, sono i carpentieri
che sistemano il pavimento.
XI
– Ah Ditemi, madre, amica mia
Perchè ora suonano le campane?
– Figlia mia, è la processione
che esce per le rogazioni (1).
XII
– Ma ditemi, madre, amica mia,
cos’è ora che sento cantare?
– Figlia mia, è la processione
che fa il giro della casa.
XIII
E passati otto giorni
volle prepararsi l’acconciatura.
E quando fu pronta per alzarsi
alla messa (2) volle andare,
XIV
-Ma ditemi, madre, amica mia,
che abito metterò oggi?
– Mettete quello bianco, quello grigio,
o meglio quello nero.
XV
– Ma ditemi, madre amica mia,
cosa significa quello nero?
– Per una puerpera
quello nero è il più adatto.
XVI
Ma quando fu nei campi,
tre pastorelli stavano dicendo:
– Ecco la moglie del signore
Che abbiamo seppellito l’altro giorno!
XVII
– Ah, ditemi, madre amica mia,
Che dicono questi pastorelli?
_ Dicono di affrettarsi,
o la messa finirà.
XVIII
Ora quando fu entrata in chiesa,
le presentarono un cero.
Inginocchiandosi vide
la terra fresca sotto al banco.
XIX
– Ah! Ditemi madre, amica mia,
perchè la terra è smossa?
– Figlia mia, non posso più nascondervelo
Renaud è morto e sepolto.
XX
Poichè re Renaud è morto
ecco la chiave (3) del mio tesoro.
Ecco i miei anelli e i miei gioielli,
abbiate cura del figlio di Renaud.
XXI
Terra (4) apriti, squarciati,
che io vada con Renaud, il mio re!
La terra si aprì, si squarciò,
e la bella fu inghiottita.

NOTE
1) le rogazioni erano canti processionali misti a preghiere con cui si andava a benedire i campi  nei tre giorni precedenti l’Ascensione (continua)
2) un tempo la donna era considerata impura dopo il parto e poteva rientrare nella comunità solo dopo 40 giorni. La ballata riflette una concezione arcaica della donna nel matrimonio: suo unico ruolo è quello di generare la discendenza e il suo destino quello di seguire il marito nella morte. In realtà nel Medioevo le vedove di rango venivano convenientemente rimaritate o finivano in convento.
3) alla donna maritata erano affidate le chiavi della casa, della dispensa e del guardaroba e erano portate appese alla cintura come segno distintivo del proprio rango
4) riferita alla terra consacrata della chiesa

LA VERSIONE OCCITANA: LO COMTE ARNAUD

Faccio una premessa io parlo piemontese come lingua madre (nella versione canavese-monferrina) e mi emoziona molto sentire la cadenza nelle versioni dell’occitano antico (mi sembra di risentire parlare i miei nonni).

Nel 1980, Rosina de Pèira (nata nel 1933 e definita, forse con poca fantasia, la “Oum Kalthoum occitana”), assieme a Martina incise un album a dir poco straordinario: Cançons de femnas / Cançons de hemnas / Cançons de fremas, contenente canzoni in tutti i parlari occitani. Ma canzoni esclusivamente di donne, e per le donne: antiche melodie che danno un’immagine del tutto inattesa di una donna libera e ribelle nelle campagne occitane dei tempi che furono .. È possibile, anzi più che probabile, che canzoni del genere siano presenti in molte tradizioni europee, se non in tutte. La condizione della donna, e in particolare di quella sposata, è oggetto di parecchi canti che quasi sempre raccontano di tutt’altro che dolci idilli. Lavoro, fatiche, ubriachezze, botte, violenze, cacate di figli. (Riccardo Venturi tratto da qui)

ASCOLTA Rosina de Pèira e Martina in Cançons de femnas 1980


I
Lo comte Arnau, lo chivalièr,
dins lo Piemont va batalhier.
Comte Arnau, ara tu ten vas;
digas-nos quora tornaras.
II
Enta Sant Joan ieu tornarai
e mort o viu  aici serai.
Ma femna deu, enta Sant Joan
me rendre lo pair d’un bel enfant.
III
Mas la Sant Joan ven d’arribar,
lo Comte Amau ven a mancar.
Sa mair, del pus naut de l’ostal,
lo vei venir sus son caval.
IV
“Mair, fasetz far prompte lo leit
que longtemps non i dormirai.
Fasetz-lo naut, fasetz-lo bas,
Que ma miga n’entenda pas.”
V
Comte Arnau, a que vos pensatz
qu’un bel enfant vos quitariatz?
Ni per un enfant ni per dus,
mair, ne ressuscitarai plus.
VI
“Mair, que es aquel bruch dins l’ostal?
Sembla las orasons d’Arnau.
La femna que ven d’enfantar
orasons non deu escotar.”
VII
“Mair, per la festa de deman
quina rauba me botaran?
La femna que ven d’enfantar
la rauba negra deu portar!”
VIII
“Mair, porque tant de pregadors?
Que dison dins las orasons?”
Dison: la que ven d’enfantar
a la misseta deu anar.
IX
A la misseta ela se’n va,
vei lo Comt’ Arnau enterar.
“V’aqui las claus de mon cinton,
mair, torni plus a la maison.”
X
“Terra santa, tel cal obrir,
Voli parlar a mon marit;
Terra santa, te cal barrar,
amb Arnau voli demorar.
TRADUZIONE (da qui)
I
Il Conte Arnau, il cavaliere
Va a battagliare in Piemonte
“Conte Arnau, ora te ne vai,
dicci quando tornerai.”
II
“Tornerò entro San Giovanni
E vivo o morto sarò qui.
Mia moglie entro San Giovanni
deve Farmi il dono di un bel bambino.
III
Ma San Giovanni arriva,
Il Conte Arnau manca ancora;
Sua madre, dall’alto della casa,
Lo vede arrivare sul suo cavallo.
IV
“Madre, fatemi fare subito il letto
Ché non dormirò a lungo.
Fatelo alto, fatelo basso,
basta che mia moglie non senta.”
V
“Conte Arnau a cosa pensate,
che lascerete un bel bambino?”
Né per un figlio, né per due,
Madre, non risusciterò più.”
VI
“Madre, cos’è quel rumore dentro la casa?
Sembrano le preghiere di Arnau.”
“La donna che ha appena partorito
non deve ascoltare le preghiere.”
VII
“Madre, per la festa di domani (2)
quale vestito mi metteranno?”
La donna che ha appena partorito
deve mettere il vestito nero.”
VIII
“Madre, perchè così tante preghiere?
Cosa dicono nelle preghiere?”
Dicon: “La donna che ha partorito
Deve andare alla messa”.
IX
Lei se ne va allora alla messa
e vede il Conte Arnau seppellito.
“Eccovi le chiavi della mia cintura (3),
Madre, non torno più a casa.”
X
“Terra santa (4), apriti,
voglio parlare a mio marito.
Terra santa, chiuditi,
con Arnau voglio restare.”

FONTI
http://chrsouchon.free.fr/chants/trador.htm
http://chrsouchon.free.fr/nannf.htm
http://chrsouchon.free.fr/chants/roirenau.htm
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=2499
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=1049&lang=it
http://www.coroasiago.it/rinaldo.htm
http://chrsouchon.free.fr/chants/arnaud.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=8862

LA MORTE OCCULTATA: SCOZIA E AMERICA

Un filo rosso collega i vari paesi di quel territorio che  possiamo chiamare Europa che un tempo antico fu unito se non politicamente  almeno culturalmente dalle storie cantate dai giullari e menestrelli  girovaghi. Così vediamo come il tema della Morte Occultata partito dal Nord dei Paesi Scandinavi sia giunto  a Sud e a Ovest in più varianti nelle lingue romanze.

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VARIANTI SCANDINAVE continua
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VERSIONI FRANCIA (Bretone, francese e occitana) continua
VERSIONE PIEMONTE continua

VERSIONE SCOZZESE CLERK COLVILL CHILD # 42

Clerk-Colvill-ArthurRackhamIn The English and Scottish Popular Ballads, Child ballad # 42 (altri titoli Clerck Colven o Earl Colvin -in italiano “il giovane Colvin”) ritroviamo la stessa ballata.
La ballata ha inizio con un bisticcio tra fidanzati: la promessa sposa prega il cavaliere di non andare  a trovare la sua amante proprio alla vigilia delle nozze! Colvill nega ogni addebito (normale amministrazione!) ma poi ci va e incontra una bella fanciulla intenta a lavare. I due hanno un chiaro incontro sessuale (con il linguaggio in codice del tempo), ma poi l’uomo si lamenta per il mal di testa, lei gli dà una pezza (avvelenata) e gli annuncia la morte imminente (oppure lo avvelena dandogli un ultimo bacio). La donna è chiaramente una ninfa dell’acqua e infatti non appena il giovane sguaina la spada la fanciulla si trasforma in sirena e si tuffa nelle acque.

ASCOLTA Frankie Armstrong in Till the Grass o’ergrew the corn 2006, La melodia è un arrangiamento di Frankie da quella ascoltata dalla signora Brown di Falkirk, contea di Stirling.

VERSIONE CLERK COLVEN
I
Clerk Colven and his gay (1) lady
Were walking in yon garden green,
A belt (2) around her middle so small
Which cost Clerk Colven crowns fifteen.
II
“O harken to me, my lord,” she says
“O, harken well to what I do say:
If you go to the walls of Stream (3),
Be sure you touch no well fair’d maid.”
III
“O, hold your tongue,” Clerk Colven said,
“And do not vex me with your din.
I never saw a fair woman
But with her body I could sin.” (4)
IV
He’s mounted on his berry-brown steed
And merrily merrily rode he on,
Until he came to the walls of Stream,
And there he spied the mermaiden.
V
“You wash, you wash, you mermaiden”,
“O, I will wash your sark of the silk.
It’s all for you, my gentle knight,
My skin is whiter than the milk(5).”
VI
He’s taken her by the milk white hand
And likewise by the grass-green sleeve,
he’s laid her down all on the grass,
Nor of his lady need he ask leave (6).
VII
“Alas! Alas!” says Clerk Colven,
“For oh so sore is grown my head.”
Merrily laughed the mermaiden,
“Aye, even on, till you be dead.”
VIII
“But you pull out your little pen-knife,
And from my sark you shear a gore,
And bind it round your lovely head,
And you shall feel the pain no more.”
IX
So he’s took out his little pen-knife,
And from her sark he sheared a gore,
He’s bound it round his lovely head;
But the pain it grew ten-times more.
X
“Alas! Alas!” cries Clerk Colven,
“For now so sore is grown my head.”
Merrily laughed the mermaiden,
“’twill I be away and you’ll be dead.”
XI
So he’s pulled out his trusty sword,
And thought with it to spill her blood;
But she’s turned to a fish again
And merrily sprang into the flood.
XII
He’s mounted on his berry-brown steed,
And drear and dowie rode he home,
Until he’s come to his lady’s bower
And heavily he’s lighted down.
XIII
“O, mother, mother, make my bed,
O, gentle lady, lay me down(7);
O brother, brother, unbend my bow(8),
It’ll ne’er be bent by me again.”
XIV
His mother she has made his bed,
His gentle lady laid him down,
His brother he unbent his bow,
It ne’er was bent by him again.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Clerk Colven e la sua bella (1) dama
passeggiavano nel prato del giardino, la cintura (2) intorno ai fianchi stretti, era costata a Clerk Colvill quindici corone.
II
“Ascoltami mio signore, -disse lei-
ascolta bene ciò dico:
se andrai ai pozzi di Stream (3),
bada di non toccare la bella fanciulla del pozzo”
III
“Frena la lingua, – disse Clerk Colven-
e non mi infastidire con i tuoi sospetti
non ho ancora visto una bella donna
con la quale giacerei (4)”
IV
Montò sul destriero baio
e cavalcò allegramente,
finchè arrivò presso i pozzi di Stream,
e lì vide la sirena.
V
“Lava, lava sirena”
“Laverò la tua camicia di seta;
è tutto per te, gentile cavaliere,
ho la pelle più bianca del latte(5).”
VI
La prese per la mano bianco latte,
e per la manica verde come l’erba,
e la distese sul prato,
senza bisogno di chiederle permesso (6)
VII
“Ahime! – disse Clerk Colven –
che mal di testa”
Allegra rise la sirena:
“Certo, e continuerà fino a che sarai morto.
VIII
Allora prendi il tuo piccolo pugnale,
e dalla mia camicia taglia un lembo,
e avvolgilo intorno alla tua bella testa
e non sentirai più dolore”
IX
Così egli prese il tuo piccolo pugnale,
e dalla camicia tagliò un lembo,
e lo avvolse intorno alla sua bella testa
ma il dolore aumentò dieci volte tanto!
X
“Ahime! – gridò Clerk Colven –
ora la mia testa mi fa così male”
Allegra rise la sirena
“Sarà così fino a quando morirai”
XI
Allora lui sguainò la fida spada
pensando di farle versare il sangue,
ma lei si era trasformata in pesce
e allegramente si gettò nell’acqua.
XII
Lui montò sul suo destriero baio
e triste e sofferente cavalcò a casa,
finchè arrivò alla stanza della sua Signora,
e pesantemente smontò.
XIII
“Oh madre, madre, fammi il letto,
o dama gentile, fammi sdraiare, (7)
Oh fratello, togli la corda al mio arco
che mai più tenderò.”
XIV
Sua madre fece il letto
la sua dama gentile lo mise a letto
e suo fratello tolse la corda dell’arco
che non sarà mai più teso.

NOTE
1) come osserva Giordano Dall’Armellina la dama in altre versioni è definita lusty=vigorosa, ma anche bramosa e in ultima analisi possessiva.
2) la cintura è chiaramente un pegno d’amore, era consuetudine infatti, allo scambio delle promesse di fidanzamento, regalare un “gingillo” alla dama, non necessariamente un anello con diamante come si usa oggi, ma un fermaglio per capelli o una cintura (ovviamente non meno costosa anche allora)
3) anche pozzo di Slane: il pozzo è una fenditura nella terra nella quale sgorga l’acqua magica e curativa proveniente dal grembo della dea madre, ma se lo spirito del luogo non è placato diventa acqua mortifera. Qui però rappresenta l’energia erotica che attrae il giovane
4) letteralmente “con la quale peccherei con il mio corpo”; tradotto in parole povere: “credi che io sia il tipo d’uomo che va a letto con ogni donna che incontra?”
5) è risaputo che la pelle nivea era un requisito fondamentale per l’eccitazione sessuale del cavaliere medievale
6) tutta la strofa è un linguaggio in codice per dire che i due hanno avuto un rapporto sessuale
7) la morte in questo caso non è occultata e anche la fidanzata apprende subito la notizia
8) in altre versioni dice “O brother, take my sword and spear” [in italiano fratello prendi la mia spada e la mia lancia] per indicare che sarà seppellito con la panoplia del guerriero come era usanza nelle sepolture per le persone di rango nelle antiche civiltà europee.

LA VERSIONE AMERICANA GEORGE COLLINS Child # 85

Pubblicata in The Penguin Book of English Folk Songs e collezionata da George Gardiner nel 1906 dalla voce di Henry Stansbridge, Lyndhurst, Hampshire. La versione però è molto corrotta e diversificata rispetto alla ballata della morte occultata di origini norrene. Come sempre quando la ballata di stampo medievale sbarca nelle Americhe perde il suo carattere magico-misterico per banalizzarsi (o concretizzarsi): così il bel George muore per il contagio fulminante di una non meglio specificata malattia venerea..

ASCOLTA Sam Lee The Ballad of George Collins in ‘Ground of its own’ 2012 (vincitore del Barclaycard Mercury Prize 2012 vedi) : magnifica video-clip

ANALISI DEL TESTO
La fanciulla nella I strofa dovrebbe essere la sua promessa sposa Ellen, Eleanor o Ellender mentre si sta facendo il bagno, ma anche la fata. Nella II strofa il luogo è chiaramente quello della sirena, che lo chiama e in cui i due si scambiano l’ultimo bacio mortifero. Nella IV strofa George è nella casa paterna ad annunciare la sua morte imminente dove chiede di essere sepolto nella proprietà di Ellender. Infine nella VIII strofa la bara è stata portata nella casa della dama che chiede di levare il coperchio per poter ancora baciare le labbra del suo innamorato. La strofa finale sembra essere un’aggiunta ottocentesca in chiave ironica che si può interpretare come la notizia che sei donne sono morte perchè contagiate dalla malattia venerea di George

VERSIONE SAM LEE ( da qui)
I
George Collins walked out one may
morning, when may was all in bloom
and who  should he see but a fair pretty maid, washing her white marble stone
II
She(1) whooped she hollered she called so loud, she waved her lilly white hand
come hither to me George Collins cried she , for your life it won’t last you long
III
He put his foot on the broad water side,
across the river sprung he,
he gripped his hands round her middle so small and he kissed her red ruby lips(2)
IV
Then he road home to his father’s old house, loudly knocked with the ring
arise, arise my father he cried
rise and please let me in
V
Oh arise,arise dear mother he cried
rise and make up my bed
arise, arise dear sister he cried
get a napkin to tie round my head
VI
For if I should die tonight
As I suppose I shall
Please Bury me under that marble stone
That lies in fair Ellender’s hall(3)
VII
Fair Ellender sat in her hall
weaving her silk so fine
who should she see but the finest corpse(4) that ever her eyes shone on
VIII
Fair Ellender called unto her head maid
‘Whose corpse is this so fine?’
she made her reply “George Collins is corpse an old true lover of mine”
IX
Oh put him down my brave little boys
and open his coffin so wide
but I may kiss his red ruby lips
ten thousand times he has kissed mine
X
This news been carried to fair London town
And wrote on London gate(5),
six pretty maids died all in one night
‘twas all for George Collins’ sake
TRADUZIONE  CATTIA SALTO
I
George Collins uscì una mattina di Maggio, quando maggio era tutto in fiore e incontrò una bella fanciulla
che si lavava sulla pietra di marmo bianco.
II
Lei(1) urlò, strillò e gridò così forte
e agitò la sua bianca mano
“Vienimi vicino George Collins
che la tua vita non durerà a lungo”
III
Lui mise il piede sul bordo dell’acqua
e nel fiume balzò, e strinse le mani attorno ai suoi fianchi così sottili e le baciò le labbra rosso-rubino.(2)
IV
Allora lui ritornò nella vecchia casa avita, e forte bussò con il batacchio
“Alzati, padre mio – gridò-
alzati e fammi entrare per favore”
V
“Alzati cara madre – gridò
Alzati e preparami il letto,
alzati cara sorella
e prendi un panno da avvolgere alla mia testa
VI
Perchè se dovessi morire stanotte
come penso che accadrà, per favore seppellitemi sotto a quella pietra di marmo
che si trova nella sala(3) della bella Ellender”
VII
La bella Ellender sedeva nella sua sala
a tessere la sua bella seta
e vide il più bel cadavere(4)
che i suoi occhi avessero mai visto.
VIII
La bella Ellender chiamò la sua dama di compagnia “Di chi è questo così bel cadavere?” e lei rispose “George Collins è il cadavere, uno dei miei vecchi amanti”
IX
“Oh mettetelo giù miei bravi ragazzi
e aprite la sua grande bara che devo baciare le sue labbra rosso-rubino per le diecimila volte che lui ha baciato le mie”
X
Questa notizia ha fatto il giro di Londra
e fu scritto sul “London gate (5)”
“sei belle fanciulle sono morte in una sola notte per amore di George Collins”

NOTE
1) she è riferito alla sirena
2) ovviamente George non si è limitato al bacio…
3) altrove scritto come hill ma il luogo, anche se più logico di hall, qualificherebbe Ellender come fata
4) la frase è un po’ da interpretare, è la dama di compagnia (o la governante) a chiedere di chi sia il cadavere nella bara. Ed è Ellender a rispondere che si tratta di un suo amante. Nelle altre varianti è la dama a rispondere che si tratta dell’amante di Ellender
5) il dato del giornale che riporta la cronaca del giorno, colloca la ballata in epoca ottocentesca e fa pensare più a un contagio venereo che a una storia soprannaturale.

terza parte: la variante bretone e piemontese continua

FONTI
http://www.nspeak.com/allende/comenius/bamepec/multimedia/saggio1.htm http://www.traditionalmusic.co.uk/child-ballads-v2/child8-v2%20-%200371.htm
http://www.celticlyricscorner.net/sileas/may.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=18313
http://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/georgecollins.html
http://www.promonews.tv/videos/2012/11/01/sam-lee-ballad-george-collins-andrew-steggall
http://mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=2210
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=41600
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=140832
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=64646

THE CARNAL AND THE CRANE CAROL parte prima

“The Carnal and the Crane” è un canto natalizio inglese e anche una ballata collezionata dal professor Child (#55) risalente al 1700. La parola carnal è tradotta generalmente come “corvo” (dal francese corneille) e la storia si riconduce ad una leggendaria conversazione tra una gru e il corvo in merito agli eventi relativi alla Nascita di Gesù; la ballata contiene una trentina di versi e si è frammentata in sotto argomenti di 4-5 strofe di narrazione più circoscritta su Erode (Erode con i Magi o con Santo Stefano) e la fuga della Sacra Famiglia in Egitto.
E’ stato prospettato da più storici che la nascita di Gesù a Betlemme fino alla fuga in Egitto siano eventi palesemente inventati, inseriti dagli Evangelisti per mostrare che Gesù era il Messia delle Profezie.

gli studiosi mostrano a re Erode le profezie sulla venuta del Messia
gli studiosi mostrano a re Erode le profezie sulla venuta del Messia

Sebbene fosse noto a tutti gli ebrei del suo tempo come Gesù di Nazaret, si mandano i suoi genitori fino a Betlemme (la città del Re Davide) per il censimento (con buona probabilità quello di Quirino); si aggiunge per buona misura la fuga in Egitto (con il corollario della strage degli Innocenti) perchè Gesù potesse rientrare in Palestina quale novello Mosè con una nuova legge divina (dal Libro del profeta Osea), similmente il Faraone ai tempi della nascita di Mosè aveva ordinato l’uccisione di tutti i bambini ebrei (ma solo i figli maschi) nel timore che Israele potesse diventare sempre più grande di numero rispetto agli egiziani.

ASCOLTA Sproatly Smith
Questa versione riprende solo la parta iniziale della ballata incentrata sul contrasto fra gru e corvo in cui il corvo simboleggia Erode che mette in dubbio la regalità di Gesù e la gru invece è il fedele in Cristo. In una delle tanti versioni testuali King Herod diventa King Pharim.
Ovviamente la scelta dei due animali non è casuale. Gru, cicogna e airone sono tutti trampolieri che condividono alcuni simboli, l’airone è considerato un simbolo di sapienza, (animale sacro ad Atena), gru e airone sono spesso accostati al fedele in Cristo; la gru è stata considerata dagli antichi simbolo di lealtà e vigilanza e associata a Cristo dai primi Cristiani; a contrasto il corvo è l’animale immondo, che si nutre di carogne, nero come il peccato.


I
As I passed by the river side,
And there as I did reign (1)
In argument I chanced to hear
A Carnal and a Crane
II
The carnal said unto the crane
“If all the world should turn,
before we had the Father,
but now we have the Son.
III
From whence does the Son come,
From where and from what place?
He said, In a manger,
Between an ox and ass.
IV
I pray thee, said the Carnal,
Tell me before thou go,
Was not the mother of Jesus
Conceived by the Holy Ghost?
V
She was the purest virgin
And the cleanest from sin;
She was the handmaid of our Lord
And Mother of our king.
VI
Where is the golden cradle
That Christ was rocked in?
Where are the silken sheets
That Jesus was wrapt in?
VII
A manger was the cradle
That Christ was rocked in:
The provender the asses left
So sweetly he slept on.
VIII
There was a star in the West land,
So bright it did appear,
Into King Herod’s chamber,
And where King Herod were
IX
The Wise Men soon espied it,
And told the King on high
A princely babe was born that night
No king could ever destroy.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Mentre attraversavo il fiume
e lì vagabondavo (1),
un discorso mi capitò di sentire
tra un corvo e una gru.
II
Il corvo disse alla gru
Così come gira il mondo
prima c’era il Padre
ma ora abbiamo il Figlio.
III
Da dove viene il Figlio,
da dove e da quale posto?”
Disse “In una mangiatoia,
tra un bue e un asino
IV
Ti prego – disse il corvo-
dimmi prima di andare
non aveva la madre di Gesù
concepito per lo Spirito Santo?”
V GRU
“Lei era la vergine più pura
e la più immacolata dal peccato;
era la serva del nostro Signore
e Madre del nostro Re”
VI CORVO
Dove si trova la culla dorata
in cui Cristo era cullato?
Dove sono le lenzuola di seta
in cui Gesù era avvolto?
VII GRU
Una mangiatoia era la culla
in cui Cristo venne cullato:
sul fieno per gli asini
egli dolcemente dormiva
VIII
C’era una stella nella terra d’Occidente
così luminosa apparve
nella camera di re Erode
dove Erode stava
IX
Gli uomini saggi la seguirono subito
e dissero al re supremo
che un Principe Bambino era nato quella notte e nessun re lo potrà mai distruggere.

NOTE
1) da “rein” (renne) un termine desueto con il significato di “run”

I Re Magi arrivano da Erode
I Re Magi arrivano da Erode

La ballata prosegue con la narrazione della visita dei Tre Magi presso la corte di Erode il Grande e racconta di un curioso miracolo: Erode il Grande ha ricevuto nella sala del trono, i Magi, i tre sapienti provenienti dall’Oriente, ma la fantasia popolare li immagina a tavola davanti a un sontuoso banchetto in loro onore. Per farsi una risata un incredulo Erode sfida il Bambino neonato a dare un segno del suo potere: che il gallo arrostito e portato proprio in quell’istante in tavola in “bella vista”, cioè tutto intero e con tutte le sue piume, ritorni in vita.

Così il gallo si anima e canta per tre volte. Il Gallo servito a tavola è la prefigurazione della morte di Gesù che risorgerà dalla morte nel terzo giorno. Il tema è sviluppato anche in una ballata (riportata dal professor  Child al numero 22) dal titolo “Saint Stephen was a clerk” (vedi)

L’INFANZIA DI GESU’

I Vangeli apocrifi sono ricchi di informazioni provenienti dalla religiosità popolare riguardanti la nascita e l’infanzia di Gesù, considerati ovviamente più come genere favolistico-leggendario che una narrazione storica; molte di queste storie sono poi state oggetto di rielaborazione sia nei canti che nelle opere artistiche della tradizione cristiana successiva. Così nella ballata “The Carnal and the crane” dalla strofa XII alla XVII assistiamo all’incontro della Sacra Famiglia con le bestie del deserto

Maria ha in braccio il Bambino ed è scortata da Giuseppe. Alla vista delle bestie feroci ha paura, ma Gesù la rassicura: « Mamma, non temere. Non vengono per farti del male, ma per dare il loro ossequio a me e a te ». Così avvenne che le bestie più feroci si accostavano con mitezza, riconoscendo la maestà del Signore. « I leoni e i leopardi lo adoravano e si accompagnavano a loro nel deserto. Ovunque andavano, Giuseppe e Maria erano preceduti da questi animali che chinavano la loro testa, prestando loro ogni servizio. Facevano le feste dimenando la coda… » (Vangelo dello pseudo Matteo).
Naturalmente è tutta immaginazione, certo suggerita dal noto testo messianico del profeta Isaia: « Il lupo e l’agnello pascoleranno insieme, il leone mangerà la paglia come un bue… non faranno né male né danno in tutto il mio santo monte » (Isaia 65, 25). « Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guaderà. La vacca e l’orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi… » (Isaia 11, 6-8). Sono immagini per descrivere la pace universale del tempo messianico. Così doveva essere nel paradiso terrestre prima del peccato (cfr. Gen. 3, 17-19). Ora sono soprattutto un simbolo della pace dell’uomo con Dio. “ (tratto da qui)

La fuga in Egitto
La fuga in Egitto

(ASCOLTA su Spotify):  Maddy Prior & The Carnvival Band in “Gold Frankincence & Myrrh” 2007 (qui)


I
As I passed by a riverside,
And there as I did reign(1)
In argument I chanced to hear
A Carnal and a Crane
II
The carnal said unto the crane
“If all the world should turn,
before we had the Father,
but now we have the Son.”
III
There was a star in the East,
so bright it did appear;
into King Herod’s chamber,
and brightly it shone there.
IV
The Wise Men soon espied it,
and told the King on high
a Princely Babe was born that night,
no King could ever destroy.
V
“If this be truth, -King Herod said,-
that thou tell’s unto me,
this roasted cock that lies in the dish
shall crow full sences(2) three.”
VI
The cock soon freshly feathered was,
by the work of God’s own hand,
And then three senses crowed he
in the disk where he did stand.
VII
Then Jesus, ah! and Joseph,
And Mary, oh so mild,
They travelled into Egypt
to the land of the Nile
VIII
And when they came to Egypt’s land
among those fierce wild beasts,
Mary she being weary
must needs sit down to rest
IX
“Come sit thee down” said Jesus,
“Come sit thee down by me.
And see how all these wild beasts
do come and worship me.”
X
First came by the lovely lion,
which Jesus grace did bring.
“Of all the wild beasts in the field
the lion shall be king.”
XI
Then Jesus ah, and Joseph
and Mary all unknown
They passed by a husbandman
just as his seed was sown.
XII
“Go speed thee man” said Jesus,
“Go fetch thy ox and wain
And gather up thy corn again
which thou this day has sown.
XIII
If anyone should pass by
and enquire for me alone
Tell them that Jesus passed this way
just as your seed was sown.”
XIV
Then after came King Herod,
with his train so furiously,
Enquiring of the husbandman
whether Jesus had passed by.
XV
“The truth it must be spoken,
the truth it must be known,
Jesus he passed by this way just
as my seed was sown.
XVI
But now my corn is reapen
and some laid on my wain,
Ready to fetch and carry back
into my barn again.”
XVII
“Oh back then,” said King Herod,
“Our labour’s all in vain,
It’s full three-quarters of a year
since he his seed has sown.”
XVIII
And so he was deceived
by the work of God’s own hand,
And further he proceeded
then into the Holy Land
XIX
The truth it now is spoken,
the truth it now is known.
Even the blessed Virgin
has now brought forth a Son.
TRADUZIONE DI Cattia Salto
I
Mentre attraversavo il fiume
e lì vagabondavo (1),
un discorso mi capitò di sentire
tra un corvo e una gru.
II
Il corvo disse alla gru
“Così come gira il mondo,
prima c’era il Padre
ma ora abbiamo il Figlio”.
III
C’era una stella in Oriente,
così luminosa apparve,
nella camera di re Erode
e la illuminava.
IV
Gli uomini saggi la seguirono subito
e dissero al re supremo che un Principe Bambino era nato quella notte e nessun re lo potrà mai distruggere.
V
“Se questa è la verità –
disse Re Erode-, quella che mi avete detto,
questo gallo arrosto che si trova nel piatto che canti tre volte”.
VI
Il gallo appena rivestito di penne,
per il lavoro delle mani di Dio,
cantò per tre volte
nel piatto in cui era.
VII
Allora Gesù e Giuseppe
e Maria così mite,
viaggiarono verso l’Egitto
nella terra del Nilo.
VIII
E quando arrivarono in Egitto
tra quelle bestie feroci,
Maria si sentì stanca
e dovette sedersi per riposare.
IX
“Vieni a sederti –
disse Gesù
vieni a sederti accanto a me
e guarda come tutte queste bestie feroci vengono ad adorarmi”.
X
Prima venne il bel leone
al quale Gesù diede la grazia
“Di tutte le bestie feroci nel prato,
il leone sarà il re”
XI
Allora Gesù e Giuseppe
e Maria in incognito
passarono davanti a un contadino proprio mentre stava seminando.
XII
“Che Dio ti assista –
disse Gesù
vai a prendere bue e carro
per riportare a casa il grano
che hai seminato questo giorno.
XIII
Se qualcuno dovesse passare
e chiedere di me
dite loro che Gesù è passato da questa strada proprio mentre stavi seminando”.
XIV
Allora venne Erode
con grande furia
domandando al contadino quando è passato Gesù.
XV
“Poiché la verità deve essere detta
che la verità sia resa nota
Gesù è passato per questa strada proprio quando stavo seminando.
XVI
Ma adesso il mio grano è falciato
e l’ho caricato sul carro
pronto per essere portato
di nuovo nel mio granaio”.
XVII
“Torniamo indietro –
disse re Erode
la nostra fatica è del tutto inutile,
sono passati i tre quarti di un anno
da quando ha seminato”.
XVIII
Così (Erode) fu ingannato
per la mano propria di Dio
e non oltre egli procedette
nella Terra Santa.
XIX
La verità deve ora essere detta,
la verità deve essere ora resa nota, anche la beata Vergine
ha partorito un Figlio.

NOTE
1) da “rein” (renne) un termine desueto con il significato di “run”
2) probabilmente un refuso da “fences”

LA SEMINA PRODIGIOSA

La ballata “The Carnal and the Crane” si conclude con un terzo miracolo di cui però non ho trovato riscontro nei vangeli apocrifi, evidentemente si tratta di una tradizione rimasta orale e molto popolare in epoca medievale, nota come “The Miraculous Harvest“: durante la fuga in Egitto la Sacra Famiglia incontra un contadino intento a seminare il suo campo e Gesù lo benedice facendo crescere all’istante il grano pronto per il raccolto. Così quando i soldati, mandati da Erode sulle tracce di Gesù, e arrivati poco dopo, interrogano il contadino, si convincono di essere partiti troppo tardi e rinunciano all’inseguimento. Anche questa parte finale costituisce storia a sè con vari titoli.

La semina Miracolosa
La semina Miracolosa

continua seconda parte

FONTI
http://www.officinadellambiente.com/it/articolo.php?idl1=2&idl2=3&id=2855 http://mainlynorfolk.info/peter.bellamy/songs/thecarnalandthecrane.html http://www.ramshornstudio.com/carnal_and_crane.htm
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_55 http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/carnal_and_the_crane.htm http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/carnal_and_the_crane_herefordshire.htm http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/king_pharaoh.htm http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/miraculous_harvest.htm

THE FAMOUS FLOWER OF SERVING MEN

“The famous flower of serving men” -in italiano “Il fiore famoso tra i servitori”- è una ballata collezionata dal professor Child nel suo “English and Scottish Popular Ballads” Volume II (1886) la cui provenienza parte dall’oscuro Medioevo, nella terra di frontiera tra Inghilterra e Scozia, teatro di sanguinose battaglie tra i Clan rivali: il Border.
Il testo più antico ritrovato è di Laurence Price (1656), ma Child ritiene che il substrato della leggenda sia ancora più remoto. La tradizione popolare ha comunque tramandato la ballata apportando molte varianti. In effetti l’andamento è tipico di una fiaba in cui l’eroina di nobili natali, viene messa alla prova da una serie di avversità e si ritrova senza marito e figli a dove badare alla propria vita.

PRIMA VERSIONE: CHILD # 106

Una notte un gruppetto di Border Reivers arrivano alla casa-fortezza del clan rivale per depredare, il marito viene ucciso e i servitori dispersi, così lei, sola, lo piange e seppellisce. Tutta questa parte è comune a un’altrettanto nota ballata intitolata però “The Lament of the Border Widow” .
donna-traveste-paggioElise, Elinor o Ellen, per sopravvivere e lasciare quelle terre sanguinose, si taglia i capelli, si traveste da uomo e con il nome di William va a lavorare alla corte del Re; il Re si sente inspiegabilmente attratto da quel bel servitore e lo nomina ciambellano.
Nel Medioevo tale mansione indicava il servizio delle stanze private del re, svolta dal cameriere personale del re, e solo in epoca più tarda si trasformò in un’alta carica di stato, la mansione di Tesoriere.

Un giorno, mentre il re è a caccia con tutta la sua corte, il dolce William suona il liuto e rivela la sua identità, ma un vecchio servitore, non visto, lo sente e riferisce tutto al re. La storia ha un lieto fine: il re finalmente comprende che l’affetto che provava per la bella Elinor era del tutto lecito e la sposa.

 

ASCOLTA Ewan MacColl


I
Come on ye ladies, great and small,
and hear unto me one and all,
and now I will let ye understand
What I have suffered in this land.
II
My father was as brave a lord
As ever Europe did afford;
My mother was a lady gay,
Bedeckt in gorgious of rich array
III
And I my self a lady fair,
My father’s chief and onely heir,
and when my good old father dy’d,
Then I was made a bonny bride.
IV
My love he built to me a bower(1),
Bedeckt with too many fragrant flower;
A braver bower did you never see
Then my true-love did build for me.
V
But there came thieves late in the night,
They brooked my bower, and slew my knight,
And after that my knight was slain,
no longer could I there remain.
VI
My servants all from me did flye,
In the midst of my extremity,
And left me by my self alone,
With a heart colder then any stone.
VII
But all my heart was full of care,
Heaven would not suffer me to despair;
so than in hast I chang’d my name
From Fair Ellen to Sweet William.
VIII
Than one a day it chanced it so
That I untill the king’s court did go.
And so much favour I did crave
That I a servant place might have.
IX
‘Stand up, brave youth, the king replyd,
‘Thy service shall not be denyd;
But first tell me what thou canst do;
Thou shalt be fitted thereunto.
X
Wilt thou be taster of my wine,
To wait on me upon when I dine?
‘Or wilt thou be my chamberlain,
To make my bed both soft and fine?
XI
Sweet William, with a smiling face,
Said to the king, If’t please your grace
To show such favour unto me,
Your chamberlain I fain would be.
XII
The king did all his nobles call,
To ask the counsel of them all,
Who gave consent Sweet William he
The king’s own chamberlain should be.
XIII
Than one a day it happened so
that the king did a hunting go,
he carried with him his noble train,
Sweet William did at home remain.
XIV
And when he saw the coast was clear,
He took a lute that he had there.
And loud he flit a melodies
Which made an old man heart rejoyce
XV
“I had my company fair and free,
Continually to visit me.
But now, alas! my husband’s dead,
since I become a serving-man.”
XVI
At last the king from hunting came,
He called upon the good old man,
‘What news, what news, -the king did say-
‘What news hast thou for me today?’
XVII
‘Brave news,’ the old man he did say;
‘Sweet William is a lady gay.’
But when the king the truth had found,
His joys did more and more abound;
XVIII
And then, for fear of further strife,
He took Sweet William for his wife;
The like before was never seen,
A serving-man to be a queen.
Tradotto da Cattia Salto (*)
I
Venite voi dame, grandi e piccini
e ascoltatemi tutti,
e ora vi spiegherò
ciò che ho patito su questa terra
II
Mio padre era un lord coraggioso
che mai Europa dispose,
mia madre era una bella dama
ornata in abiti sfarzosi
III
E io stessa una dama graziosa,
di mio padre il  capo e solo erede,
e quando il mio vecchio buon padre morì, allora divenni una bella sposa.
IV
Una bella camera(1) mi fece il mio amore,
la rivestì tutta quanta di fiori fragranti;
più bella dimora non avreste mai visto
di quella che mi fece il mio amore.
V
Ma vennero dei ladri a notte
fonda
distrussero la mia torre, e uccisero il mio cavaliere
e dopo che il mio cavaliere fu ucciso
più a lungo non potevo  restare là.
VI
I servi fuggiron per salvarsi la vita
e in preda agli stenti.
mi lasciarono da sola
con un cuore più freddo del sasso
VII
Ma il cuore mi diceva per certo
che il cielo non mi avrebbe lasciato nella disperazione, così in fretta cambiai il mio nome
da Elena la Bella in William il bello (2)
VIII
Allora da un giorno all’altro le cose cambiarono così fino alla corte del re andai e con sì tanta grazia implorai
che ebbi un posto da servitore
IX
Alzati, giovane coraggioso – il re replicò-
non posso rifiutare il tuo servizio;
ma prima dimmi cosa potresti fare
che ti sia adeguato?
X
Vorresti degustare il mio vino,
o servirmi mentre ceno?
O vorresti essere il mio cameriere
che mi prepara un bel letto soffice?
XI
Il bel William, con il volto sorridente
disse al re “Se piace a vostra grazia
mostrarmi tanto favore
il vostro cameriere mi diletterebbe essere
XII
Il re chiamò i suoi nobili per chiedere il parere di tutti che approvassero il bel William a diventare il cameriere personale del re
XIII
Un bel giorno accadde
che il re andò a caccia
portandosi dietro il suo seguito,
e il bel William rimase a casa
XVI
Quando vide che la costa era libera,
prese un liuto che aveva lì e forte innalzò una melodia (3) che fece rinascere il cuore di un vecchio
XV
Avevo il mio clan orgoglioso e libero
di continuo in visita.
Ma ora ahimè, mio marito è morto
da che sono diventata un servitore
XVI
Alla fine il re dalla caccia ritornò
e chiamò il buon vecchio
Quali novità, quali novità
il re disse-
quali novità hai per me oggi?
XVII
Una buona notizia – il vecchio disse-
il bel William è una bella Dama
ma quando il re conobbe la verità
la sua gioia man mano lo abbandonava
XVIII
e così per paura di ulteriori angosce
prese il bel William in moglie
una cosa così non è mai stata vista prima, un servitore diventare regina

NOTE
* tratta dalla traduzione di Riccardo Venturi (qui)
1) non era insolito confondere per l’assonanza la parola tower con bower, in questo caso è evidentemente una torre, la tipica casa-torre detta anche peel tower o bastle house, costruita lungo il Border per difendersi meglio dalle razzie dei clan rivali. Era una specie di torre vedetta e di segnalazione riservata anche ad uso abitativo dei piccoli proprietari terrieri
2) Il tema della fanciulla che si taglia i capelli e si traveste da uomo per affrontare le avversità della vita è antico e comune alle ballate scandinave come pure il lieto fine che si conclude con il matrimonio (vedi).
3) nella sua semplificazione delle strofe Ewan MacColl ha aggiunto questo verso senza mantenere le rima (peccato!)
Upon the lute Sweet William plaid,
And to the same he sung and said,
With a pleasant and most noble voice,
Which made the old man to rejoyce

SECONDA VERSIONE: LA FIABA DELLA CERVA BIANCA E DELLA REGINA CATTIVA

Martin Carthy ha rielaborato il testo di Child integrandolo con alcuni frammenti di The Lament of the Border Widow, così scrive nelle note dell’album Shearwater “There is a whole group of songs and stories in which the heroine, seeking to hide some shame, takes on a disguise. In Fairy stories, this has come out in, among others, the German tale Catskin, and the English Cap o’ Rushes, (more properly Cap of Ashes?). In song, one of the forms it has taken is the one known on broadsides as The Lady turned Serving Man, and in drastically curtailed form to Bishop Percy, Sir Walter Scott and Johnson, as The Famous Flower of Serving Men, or The Lament of the Border Widow.“Having first read The Famous Flower and been fired with enthusiasm, I was sobered by reading the rather pedestrian text of the Broadside, which immediately followed, and gave the story an ending, because it simply did not match – either in intensity or in elegance – the considerably older, shortened version, and decided to try and tell it in my own way. The tune came from Hedy West, who sings it to an American song called The Maid of Colchester.”

biche-blancheIn questa versione però gli orrori delle razzie dei Border Rivers sono trasfigurati nella fiaba e la parte del cattivo spetta alla madre o matrigna della protagonista: come la regina cattiva di Biancaneve, manda i suoi sgherri a uccidere la famiglia della figliastra, non è ben chiaro come la fanciulla riesca a salvarsi (forse lasciata volutamente in vita come una raffinata forma di crudeltà), ma marito e figlioletto vengono massacrati e lei, sola, li piange e seppellisce.

Ed ecco che arriva la parte magica: mentre il re si trova a caccia, una cerva bianca (vedi) lo guida nel folto della foresta presso le tombe e un uccello (una colomba bianca) gli racconta tutta la storia. Il re così rimette le cose a posto, sposa la fanciulla e manda al rogo la matrigna.

ASCOLTA Martin Carthy in Shearwater 1972

Melodia “Maid of Colchester” versione di Hedy West


I
My mother did me deadly spite,
for she sent thieves in the dark of the night
Put my servants all to flight,
they robbed my bower, they slew my knight
II
They couldn’t do to me no harm
so they slew my baby in my arm
Left me nought to wrap him in
but the bloody sheet that he lay in
III
They left me nought to dig his grave
but the bloody sword that slew my babe
All alone the grave I made,
and all alone the tears I shed
IV
And all alone the bell I rang,
and all alone the psalm I sang
I leaned my head all against the block and there I cut my lovely locks
V
I cut my locks and I changed my name
from Fair Eleanor to Sweet William
Went to court to serve my king
as the famous flower of serving men
VI
So well I served my lord the king
that he made me his chamberlain
He loved me as his son
the famous flower of serving men
VII
Oft time he’d look at me and smile,
so swift his heart I did beguile
And he blessed the day that I became the famous flower of serving men
VIII
But all alone in my bed at e’en,
there I dream a dreadful dream
I saw my bed swim with blood
and I saw the thieves all around my head
IX
Our king has to the hunting gone,
he’s ta’en no lords nor gentlemen
He’s left me there to guard his home,
the famous flower of serving men
X
Our king he rode the wood all around,
he stayed all day but nothing found
And as he rode himself alone,
it’s there he saw the milk-white hind
XI
The hind she broke, the hind she flew, /the hind she trampled the brambles through/ First she’d melt, then she’d sound,/ sometimes before, sometimes behind
XII
Oh what is this, how can it be,
such a hind as this I ne’er did see
Such a hind as this was never born
I fear she’ll do me deadly harm
XIII
And long, long did the great horse turn/ for to save his lord from branch and thorn
But long ere the day was o’er
they tangled all in his yellow hair
XIV
All in a glade the hind drew nigh,
the sun shone bright all in her eye
He sprang down, sword drew,
she vanished there all from his view
XV
And all around the grass was green
and all around where a grave was seen
And he sat himself all on the stone,
great weariness it seized him on
XVI
Great silence hung from tree to sky,
the woods grew still, the sun hung fire/ As through the wood the dove he came,/ as through the wood he made his moan
XVII
Oh the dove he sat down on a stone,
so sweet he looked, so soft he sang
Alas the day my love became
the famous flower of serving men
XVIII
The bloody tears they fell as rain
as still he sat and still he sang
Alas the day my love became
the famous flower of serving men
XIX
Our king cried out and he wept full sore,
so loud unto the dove he did call
Oh pretty bird, come sing it plain
XX
Oh it was her mother’s deadly spite,
for she sent thieves in the dark of the night /They come to rob, they come to slay,/ they made their sport, they went their way
XXI
And don’t you think that her heart was sore as she laid the mould on his yellow hair/ And don’t you think her heart was woe as she turned her back away to go
XXII
And how she wept as she changed her name
from Fair Eleanor to Sweet William
Went to court to serve her king
as the famous flower of serving men
XXIII
The bloody tears they lay all around,
he’s mounted up and away he’s gone
And one thought filled his mind,
the thought of her that was a man
XXIV
And as he’s rode himself alone
a dreadful oath he there has sworn
That he would hunt her mother down/ as he would hunt the wildwood swine.
XXV
For there’s four and twenty ladies all, and they’re all playing at the ball
But fairer than all of them is
the famous flower of serving men
XXVI
Oh he’s rode in, into his hall,
and he’s rode in among them all
He’s lifted her to his saddle brim
and there he’s kissed her cheek and chin
XXVII
The nobles stood and they stretched their eyes, the ladies took to their fans and smiled
For such a strange homecoming
no gentleman had ever seen
XXVIII
And he has sent his nobles all,
and to her mother they have gone
Ta’en her that did such wrong,
they’ve lain her down in prison strong
XXIX
And he’s brought men up from the corn, and he’s sent men down to the thorn
All for to build a bonfire high,
all for to set her mother by
XXX
Bonny sang the morning thrush
all where he sat in yonder bush
But louder did her mother cry in the bonfire where she burned close by
XXXI
For there she stood all among the thorn and there she sang her deadly song Alas the day that she became
the famous flower of serving men
XXXII
For the fire took first all on her cheek,
and there it took all on her chin
It spat and rang in her yellow hair
and soon there was no life left in
Tradotto da Cattia Salto
I
Mia madre mi fece un terribile torto
perchè mi mandò dei ladri nel cuore della notte
che hanno fatto fuggire tutti i miei servitori, hanno distrutto la mia casa, ucciso il mio cavaliere.
II
Ma non potevano farmi del male, così mi uccisero il bambino in braccio e non mi lasciarono niente con cui avvolgerlo se non il lenzuolo insanguinato in cui giaceva
III
Non mi lasciarono nulla con cui scavare la sua tomba, solo la spada insanguinata che uccise il mio bambino.
Da sola scavai la fossa
e da sola versai le lacrime.
IV
E da sola suonai la campana
e da sola  recitai i salmi
chinai la mia testa sul ceppo
e tagliai i miei bei riccioli
V
Mi tagliai i capelli e cambiai
il nome
da Eleonora la bella in William il bello
e andai a corte a servire il mio re
come il fior fiore dei servitori
VI
Così bene servii il re mio signore
che mi fece suo ciambellano
e mi amò come un figlio
il fior fiore dei servitori.
VII
Spesso mi guardava e sorrideva
così presto il suo cuore incantai
ed egli benedì il giorno in cui
divenni
il fior fiore dei servitori
VIII
Ma tutta sola nel letto di sera
sognai un sogno terribile
vidi il letto bagnato di sangue
e vidi i ladri tutti intorno al
mio capezzale.
IX
Il nostro Re è andato a caccia
non ha preso Lord o cavalieri
mi ha lasciata qui a custodire la sua
casa
il fior fiore dei servitori
X
Il nostro re cavalcò nei dintorni del bosco
e vi rimase tutto il giorno senza trovare nulla
e mentre cavalcava tutto solo
vide una cerva bianca come il latte
XI
La cerva scappava, la cerva volava
via, la cerva calpestava i rovi
prima scompariva, poi lanciava un richiamo
a volte davanti, a volte dietro
XII
“Che cos’è, com’è possibile?
Non ho mai visto una cerva come questa
una tale cerva non è mai nata (1),
temo che mi porterà un male mortifero
XIII
Tante volte il grande cavallo svoltò
per salvare il suo padrone dai rami e dalle spine
ma molto prima che la giornata finisse
si aggrovigliarono ai suoi capelli biondi
XIV
In una radura la cerva si avvicinò,
il sole splendeva luminoso nei suoi occhi,
egli balzò giù e sguainò la spada
e lei scomparve di colpo alla sua vista.
XV
E l’erba era verde tutt’intorno
tutt’intorno dove c’era stata
una tomba
e lui si sedette sulla pietra
preso da una grande stanchezza.
XVI
Un grande silenzio scese sugli alberi dal cielo
il bosco immobile e il sole di fuoco,
mentre dal  bosco venne una colomba (2)
e dal bosco lanciò il suo richiamo.
XVII
La colomba si fermò su una pietra
così bella sembrava, così soave cantava “Ahimè il giorno in cui il mio amore è diventato il fior fiore dei servitori
XVIII
Lacrime di sangue cadevano come pioggia
mentre immobile cantava
Ahimè il giorno in cui il mio amore è diventato il fior fiore dei servitori
XIX
Il nostro re gridò e pianse pieno
di dolore
così forte verso la colomba che la chiamò
O bell’uccello, vieni a raccontare tutto”
XX
Oh fu la la cattiveria mortale della madre
che mandò dei ladri nel cuore della notte
vennero a depredare,
vennero a uccidere (3)

fecero i loro comodi e ripresero la loro strada.
XXI
Non credi che il suo cuore fosse dolorante
mentre si cospargeva i biondi capelli di cenere
e non credi che il suo cuore soffrisse
mentre voltava le spalle per andarsene?
XXII
E come piangeva mentre si cambiò
il nome

da Eleonora la bella a William il bello,
andò a corte a servire il suo re
come il fior fiore dei servitori
XXIII
Lacrime di sangue si sparsero tutt’intorno
(la colomba) volo in alto e andò via
e un pensiero gli riempì la mente
il pensiero di lei che era un uomo.
XXIV
Così mentre correva da solo
un patto terribile giurò
che avrebbe ucciso la madre
così come dava la caccia
ai porci nel bosco
XXV
C’erano in tutto 24 fanciulle
che giocavano alla palla (4)
ma la più bella tra loro era
il fior fiore dei servitori
XXVI
Lui cavalcò verso il castello
e corse in mezzo a loro
e la sollevò sul bordo della sella
e la baciò
sulla bocca. (5)
XXVII
I nobili si alzarono e strizzarono gli occhi
e le dame presero i loro ventagli (6) e sorrisero
per un tale inusuale ritorno a casa
che nessun cavaliere aveva mai visto.
XXVIII
E lui mandò tutti i suoi nobili,
dalla madre di lei andarono
la presero in malo modo
e la portarono in una prigione
sicura.
XXIX
E lui mandò gli uomini nei campi
e li mandò tra i rovi
perchè costruissero un falò alto
perchè fosse tutto pronto per la madre di lei.
XXX
Dolcemente cantò il tordo del mattino
dove stava posato su un cespuglio
ma più forte gridò la madre di lei nel falò
dove bruciava.
XXXI
Perchè lei stava tra le spine
e cantava la sua canzone terribile
Ahimè il giorno che lei divenne
il fior fiore dei servitori
XXXII
Così il fuoco prese prima tutta la sua guancia
e poi prese tutto il suo mento
divampò tra i suoi capelli biondi
e presto non rimase vita in lei

NOTE
le strofe da I a V sono riportate dalla Signora Barnard di Derry come comunicate dal figlio a Percy nel 1776 “Mrs. Barnard makes this note: I remember to have seen a printed ballad, at least seventy years since, in which this was containd, as sung by a youth, overheard by a king he servd, and exalted to become his queen. I fancy these scenes were in Germany, by the names. Percy regards the verses as a “fragment of an older copy than that printed of ‘The Lady turnd Serving-Man.'” The English and Scottish Popular Ballads: Vol. 3 1964
1) la cerva non è una creatura mortale, ma un essere magico e infatti è bianca come tutti i servitori delle fate. IN latre versioni si tratta di un cigno
2) la colomba è l’anima del marito e svolge il ruolo di narratore della storia
3) si riferisce agli autori del misfatto evidentemente dei banditi prezzolati o dei taglia gole che vivevano e si nascondevano nei boschi
4)
 il gioco della palla è un tipico passatempo dei ragazzi e delle giovinette nelle ballate medievali e veniva praticato nelle vie cittadine o nei parchi dei castelli
5) è buffo come nella ballate non si parli mai di appassionati baci sulla bocca, ma spesso si usi un eufemismo: tra la guancia e il mento c’è per l’appunto la bocca
6) il ventaglio era un accessorio alla moda fin dal medioevo anche se fu il 600 a consacrarlo come inseparabile oggetto di seduzione femminile

FONTI

http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_106
http://www.joe-offer.com/folkinfo/songs/205.html
http://www.gutenberg.org/files/38845/38845-h/38845-h.html
#the-lament-of-the-border-widow

http://sniff.numachi.com/~rickheit/dtrad/pages/tiFLRSERV2;ttFLRSERV2;
ttFLWSERV2.html

http://mainlynorfolk.info/martin.carthy/songs/famousflowerofservingmen.html

LA CONTEA DI MORAY E LE LOTTE TRA I CLAN

Moray è una contea della Scozia dalla parte Nord-Est ai confini delle Highland, feudo del casato dei Moray, una contea a lungo contesa nel Medioevo tra le famiglie reali e i potenti clan della zona.

BonnieEarlofMorayIl dipinto a grandezza naturale raffigura James Stewart, Lord Doune, secondo conte di Moray, morto il 7 febbraio 1591 (o 1592) all’età di 24 anni. E’ stato commissionato dalla madre Margaret Campbell, che non intendeva seppellire il corpo fino a quando giustizia non sarà fatta ( e nel fumetto fa dire al cadavere “God revenge my caus“).
Sul corpo si riscontrano una serie di colpi di moschetto (o pistola) sul petto e il ventre e varie ferite di taglio al volto, collo e alla gamba (tutte le ferite sono state inferte su un solo lato del corpo e apparentemente ad un uomo che non indossava l’armatura).
La circostanza dell’uccisione del Conte è oggetto di una ballata scozzese “The Bonnie Earl of Moray” riportata anche come Child ballad #181, circostanza ben nota all’epoca dei fatti, che tuttavia ha lasciato degli interrogativi ancora oggi senza risposta.

LA FAIDA

La rivalità tra i Gordon e i Moray, due casate molto potenti nel Nord-Est della Scozia, risaliva alla generazione precedente (e il cattivo sangue c’era già dal secolo prima) e con l’ordine del re di arrestare i cospiratori (o presunti tali) capeggiati dal  conte di Bothwell, un’altra testa calda, George Gordon VI conte di Huntly ha colto l’occasione per vendicarsi.
E pensare che James Stewart aveva acquisito il titolo di Conte di Moray solo mediante il matrimonio! (vedi)

L’ANTEFATTO
Il titolo, in mancanza di eredi di un altro James Stewart già figlio naturale di Giacomo IV è stato dato al IV conte di Huntly e passato al suo successore. Ma alla morte nel 1462 del V conte di Huntly, caduto in disgrazia, il titolo venne incamerato dalla Corona e venne nominato primo conte di Moray James Stewart, figlio illegittimo di Giacomo V e reggente del re Giacomo VI che quando morì lo passò alla figlia Elizabeth che sposò il nostro James. (e già mi è venuto il mal di testa!)

L’INCENDIO DEL CASTELLO

Come sia la faida era aperta e il conte di Huntley con la scusa che il conte di Moray avrebbe dato ospitalità a Francis Stewart, conte di Bothwell, pensò bene di valersi dell’ordine del re per sistemare le sue questioni personali e devastare la contea.
Agli inizi di febbraio James, in viaggio per Edimburgo, si trovava nel castello della madre a Donibristle nel Fife quando venne probabilmente sorpreso e ucciso nel suo letto. La versione ufficiale è che Huntly, arrivato di notte alla porta del castello, abbia “bussato” e invitato Moray in nome del re ad andare con lui fino a Edimburgo, senonchè qualcuno ha sparato da una finestra ferendo gravemente uno dei suoi uomini e solo allora gli inviati del re hanno aperto il fuoco. Il castello viene dato alle fiamme (una cinquantina d’anni prima fu l’allora conte di Moray a bruciare il castello degli Huntly nell’Aberdeenshire e la storia ovviamente era già finita in una ballata vedi).
Il dipinto a grandezza naturale del cadavere sfigurato fu fatto sfilare in processione ad Edimburgo e il risentimento della gente fu tale che il Re dovette trasferirsi a Glasgow con tutta la corte nell’attesa che la bolla si sgonfiasse; ma Huntly venne “punito” con dei semplici arresi domiciliari!

La versione romanzata di Sir Walter Scott (in Tales of a Grandfather) è che James Stewart riesce a scappare e a raggiungere la scogliera nascondendosi nel buio della notte, ma la punta del suo cappello in fiamme viene notata dai suoi inseguitori e così è catturato e massacrato.

IL LAMENTO FUNEBRE

La ballata (in “The Tea-table Miscellany” di Allan Ramsay, X edizione Vol IV 1740, anche in XI edizione Vol V 1750, quella ripresa da Child) attribuita a Frank Sidgwick, richiama le lamentazioni funebri dette coronach in gaelico ovvero i lykewake dirges (letteralmente “lamentazioni per la veglia alla salma”) e si apre come un lamento in cui il narratore si rivolge a coloro che stanno afflitti per la morte del bel Conte.
Nella versione settecentesca, riportata come Child ballad #181 si legge tra le righe che il re poteva essere stato geloso del Conte (per la sua avvenenza che lo faceva ammirare dalla regina e per la sua fama che lo faceva godere del favore popolare): tale proposito non è subito rivelato, nella II strofa siamo al cospetto del re che rimprovera Huntly di aver mal inteso i suoi ordini, egli voleva che il Conte venisse condotto alla sua presenza, non ucciso, ma poi con la tecnica della ripetizione progressiva in cui si elogiano le qualità del morto (come non ricordare l’orazione funebre shakespeariana di Antonio?), ecco che si insinua che egli fosse nientemeno che  l’amante della regina.

Il finale si chiude con il dolore della vedova aggiungendo un ultimo tocco di pathos al lamento.

Jackie Leven in Say A Little Prayer 1994

ASCOLTA Old Blind Man Sequenza I, III, II, IV, VI, I, V, VI

ASCOLTA David Keith Jones nell’arrangiamento classico di Benjamin Britten


VERSIONE Child ballad #181
I
Ye Heilan’s and ye lowlands,
whaur hae ye been?
Ye hae slain the Earl o’ Moray
and laid him on the green
II
Now wae be to thee, Huntly!
And wherefore did you sae?
I bade you bring him wi’ you,
but forbade you him to slay.
III
He was a braw gallant,
he played at the ball(1)
The bonnie(2) Earl o’ Moray
was the floo’er amang them all
IV
He was a braw gallant,
And he rid at the ring(3);
And the bonny Earl of Murray,
Oh he might have been a king!
V
He was a braw gallant,
And he play’d at the glove(4);
And the bonny Earl of Murray
Oh he was the Queen’s love!(5)
VI
Oh lang will his lady(6)
Look o’er the castle Down (7),
Eer she see the Earl of Murray
Come sounding thro the town!
TRADUZIONE DI RICCARDO VENTURI
I
Voi, Highlands, voi  Lowlands,
Ma dov’eravate?
Hanno ucciso il Conte Moray
E l’hanno lasciato per terra.
II
Vergogna a te, Huntly!
perché hai fatto questo?
T’avevo detto d’arrestarlo,
Ma non d’ammazzarlo!
III
Era un gentiluomo valente
E giocava alla pallacorda;
E il bel Conte Moray
Era un fiore fra tutti.
IV
Era un gentiluomo valente,
E cavalcava ai tornei;
E il bel Conte Moray
Poteva certo essere un re!
V
Era un gentiluomo valente,
Si batteva nei duelli;
E il bel Conte Moray
Era l’amante della Regina!
VI
Oh, la sua signora a lungo
Scruterà giù dalle mura,
Mai più vedrà il Conte Moray
Entrare in città fra le grida!

NOTE
1) il gioco con la pallacorda è il tennis medievale, molto praticato alla corte francese dove il guanto con cui si riceveva e rilanciava la palla venne sostituito da una piccola racchetta proprio agli inizi del 1500. Fu Enrico VIII a rendere il gioco popolare anche in Inghilterra dove venne chiamato real (da royal) tennis
2) il conte era noto per la sua bellezza
3) il gioco dell’anello era una dimostrazione di abilità equestre nei tornei
4) il guanto di sfida era una pratica medievale in cui si lanciava ai piedi dello sfidato il proprio guanto; questi era obbligato a raccoglierlo e accettare il duello se non voleva perdere l’onore.
5) la regina Anna di Danimarca allora diciottenne
6) la moglie del conte Elizabeth Stewart che morirà qualche mese più tardi il 18 novembre 1591
7) down in minuscolo è inteso come sotto ma potrebbe trattarsi del riferimento più specifico a Doune Castle il possedimento del Re custodito dai conti di Moray

LA VERSIONE DI JAMES CARPENTER

Nel 1931 il collezionista americano James Carpenter ha raccolto dalla signora Watson Gray di Fochabers una versione più estesa della ballata che aggiunge dei dettagli sulle circostanze della morte del bel Conte, proditoriamente ucciso nel suo letto.
Nelle prime quattro strofe viene enunciata la morte del conte mentre giaceva addormentato nel suo letto per mano del rivale; le successive rimangono invariate rispetto alla versione di Child.


I
He’s ben an’ ben,
An ben tae his bed,
An wie a shairp rapier,
He stabbit him dead.
II
The ladye(8) cam’ doon the stairs
Wringin’ her hands,
He’s slain the Earl o Moray
The floor o’ Scotland.
III
But Huntly lap(s) on his horse
Rade tae the king;
“Ye’re welcome hame, Huntly
An’ Whare hae ye been?
IV
“Whare hae ye been,
An’ hoo hae ye sped?
“I’ve killed the Earl o’ moray,
Dead in his bed.”
V
“Noo wae be to ye, Huntly,
An wharefore did ye sae,
I bade ye bring him wie ye
But forbade ye him tae slay.”
VI
He was a braw gallant,
An’ he rade at the ring,
An the bonnie Earl o’ moray,
He micht hae been a king.”
VII
He was a braw gallant,
An he played at the glove,
An’ the bonnie Earl o’ moray
He was the Queen’s love.
VIII
He was a braw gallant,
He played at the ba,’
O the bonnie Earl o’ Moray
Was the floor o’ them a’.
IX
O lang will his ladye,
Look owre the castle doone (7),
Ere she see the Earl o’ Moray
Come soundin’ through the toon.

I
E’ stato come è stato,
mentre era a letto
è stata una lama affilata
che lo ha pugnalato a morte.
II
La signora scese dalle scale
Torcendosi le mani
“Ha ucciso il Conte Moray,
il fiore della Scozia”
III
E Huntly montò a cavallo
per correre dal Re
“Siate il benvenuto Huntly,
e dove siete stato?”
IV
“Dov’eravate?
e chi vi ci ha mandato?”
“Ho ucciso il Conte Moray
morto nel suo letto”.
V
“Vergogna a te, Huntly!
perché hai fatto questo?
T’avevo detto d’arrestarlo,
Ma non d’ammazzarlo!”
VI
Era un gentiluomo valente,
E cavalcava ai tornei;
E il bel Conte Moray
Poteva certo essere un re!
VII
Era un gentiluomo valente,
Si batteva nei duelli;
E il bel Conte Moray
Era l’amante della Regina!
VIII
Era un gentiluomo valente
E giocava alla palla;
E il bel Conte Moray
Era un fiore fra tutti.
IX
Oh, la sua signora a lungo
Scruterà dal castello di Doune,
Mai più vedrà il Conte Moray
Entrare in città fra le grida!

NOTE
8) potrebbe trattarsi sia della moglie ma anche della madre Margaret Campbell che lo ospitava nel suo castello di Donibristle

continua

FONTI
http://www.readbookonline.net/readOnLine/43749/
http://www.electricscotland.com/history/nation/moray.htm
http://www.hrionline.ac.uk/carpenter/ginit_id.jsp?id=p04413.0
http://iainthepict.blogspot.it/2011/02/james-stewart-2nd-earl-of-moray.html
http://en.wikipedia.org/wiki/James_Stewart,_2nd_Earl_of_Moray
http://thesession.org/tunes/2550

THE WELL BELOW THE VALLEY-O

Child ballad #21
“The Maid and the Palmer”  è un’oscura ballata tradizionale risalente al Medioevo in cui si narra l’incontro di un “gentleman” e una “young maid” nei pressi di un pozzo.

La donna rifiuta un sorso d’acqua al “pellegrino” che l’accusa di infanticidio, un tema che ritorna nelle murder ballad e che si rivela essere se non proprio una prassi comune nel tempo antico, un comportamento socialmente non condannato: neonati deboli o malformati erano uccisi o esposti agli elementi atmosferici. Nella Roma antica spettava al pater familias decidere la sorte del figlio appena nato: a dettare la scelta erano motivazioni di ordine economico e pratiche e una figlia femmina aveva poche probabilità di vivere se c’era già un’altra sorella; solo in epoca imperiale l’infanticidio viene riconosciuto come un delitto e punito con la morte. In epoca medievale i bambini appena nati continuavano a morire sempre per motivi economici e per le stesse precarie condizioni di vita (malnutrizione, malattie, ignoranza). Ma quando una donna era riconosciuta colpevole d’infanticidio era punita con la morte per lo più con l’annegamento (o il rogo).

Guercino_-_Jesus_and_the_Samaritan_Woman_at_the_Well_-_WGA10946
Guercino: Gesù e la Samaritana

La ballata è diffusa con vari nomi un po’ in tutta Europa. Nel Midi della Francia prevale il tema penitenziale con la donna nei panni di Maddalena; anche nei paesi scandinavi i due personaggi sono esplicitati come Gesù e Maria Maddalena: nonostante lei si dichiari fanciulla (e quindi vergine) Gesù dice di sapere che lei ha partorito tre figli, uno dal padre, l’altro dal figlio e il terzo dal prete locale.

LA PENITENZA DI MADDALENA

Maddalena si ritira nel bosco per ottenere il perdono e vive di stenti per sette anni (durata variabile a seconda dell’area di provenienza): si ciba di erbe e di germogli dell’albero, beve rugiada, dorme sulla nuda terra, ed è molestata dalle belve feroci, ma alla fine quando rincontra Gesù che le chiede in merito alla penitenza, lei risponde di aver mangiato con abbondanza, aver bevuto vino e dormito su soffici piume in compagnia degli angeli, così ottiene da Gesù la promessa della salvezza (vedi).

LA PARODIA: THE MAID & THE PALMER

La versione di Child (dal manoscritto Percy c. 1650) è stata classificata da Tony Conran come una versione elisabettiana ironica in chiave anticattolica di una più antica ballata medievale. Qui la donna è identificata come una bella fanciulla e il gentiluomo come un vecchio pellegrino giunto dalla Terra Santa in quanto Palmiere (1). Non è esplicitato che si tratti di Gesù, ma è sotto inteso che sia quanto meno un sant’uomo.
Il tema dell’infanticidio non è dichiarato, ma rilevabile dalle sepolture degli infanti: sarebbero potuti morire di morte naturale com’era comune all’epoca, ma sicuramente sarebbero stati sepolti in un luogo consacrato o quantomeno con un segno di riconoscimento e non “nascosti” dentro e fuori casa. Come pure non si fa riferimento all’incesto, come invece sottolineato nelle altre versioni, la tragicità dei due temi è così sfumata nell’indeterminatezza per accentuare invece il tono più irriverente ma scherzoso della ballata.

ASCOLTA Brass Monkey che hanno colto l’aspetto burlesco del contesto elisabettiano con questa melodia allegra e ballabile nonostante si stia svelando una storia di infanticidio.


I
Oh, the maid went down to the well for to wash,
And the dew fell down from her snow-white flesh (x2)
As the sun shone down so early.
II
And as she washed, as she wrung,
She hung them out on the hazel wand, (x2)
And by there came a palmer man.
III
Oh, God speed you, Old Man, she cries,/God speed you, you pretty fair maid (x2)
As the sun shines down so early.
IV
“Have you got a cup, have you got a can?/ Can you give a drink to a palmer man(1)?
V
Oh, I’ve no cup and I’ve no can(2),
And I cannot give a drink to a palmer man
VI
You lie, you lie, you are forsworn,
For if your true love came from Rome(3),
Then a cup, a can you’d find for him,
As the sun shines down so early.
VII
Now, she swore by God and the good St. John.
Truelover she had never a one,
VIII
You lie, you lie, you are forsworn,
For nine children you have born,
IX
Oh, there’s three of them lying under your bed-head,
Three of them under the hearth are laid(4),
X
Three more laying on yonder green,
Count, fair maid, for that makes nine,
XI
Palmer, oh, Palmer, do tell me,
Penance that you will give to me(5),
XII
Penance I will give thee none,
But seven years as a stepping stone,
XIII
Seven more as a clapper to ring in the bell,
Seven to run as an ape through hell,(6)
XIV
Oh, welcome, welcome stepping stone,
Welcome clapper in the bell to ring,
XV
Welcome stone, welcome bell,
Christ, keep me from the apes of hell
Tradotto da Cattia Salto
I
Oh, la fanciulla andò giù al pozzo
a lavare,
e la rugiada cadeva dalla sua carne bianca come la neve,
mentre il sole splendeva di mattina presto.
II
Lavava e strizzava i panni,
e poi li appendeva sul ramo di
nocciolo,
e dappresso venne un pellegrino.
III
“Oh, Dio sia con te, vecchio” lei grida,
“Dio sia con te, bella fanciulla,
Dio sia con te, bella fanciulla
mentre il sole splendeva di mattina presto.
IV
“Hai una tazza, o un barattolo?
Puoi dare da bere ad un pellegrino?
Puoi dare da bere ad un pellegrino?
V
“Oh, non ho tazza e non ho barattolo,
e non posso dare da bere ad un pellegrino,
VI
“Tu menti, tu menti, tu sei una bugiarda
perché se il tuo amore venisse da Roma,
allora una tazza, un barattolo lo troveresti per lui,
mentre il sole splendeva di mattina presto.
VII
Ora, lei giurò per Dio e per il bene di San Giovanni,
“Non ho mai avuto un amante”
VIII
“Tu menti, tu menti, tu sei una bugiarda,
per i nove bambini che sono nati
IX
Oh, tre sono  sepolti sotto al capezzale del tuo letto
tre sono sotto al focolare,
tre sono  sotto al focolare
X
Altri tre giacciono nel bosco laggiù,
conta, bella fanciulla, così fanno nove,”
XI
“Palmiere, oh, Palmiere, dimmi,
quale penitenza mi darai?”
XII
“Non ti darò una penitenza,
ma sette anni come masso errante,
XIII
Altri sette come un batacchio per suonare la campana,
sette a scappare dalle scimmie dell’inferno”
XIV
“Oh, benvenuto, benvenuto masso errante, benvenuto batacchio per suonare la campana,
XV
Benvenuti masso e campana,
ma Cristo, proteggimi dalle scimmie dell’inferno”

NOTE
1) palmer si dice di un pellegrino medievale. Al ritorno dai luoghi santi era facilmente identificabile perchè portava cucito sul mantello o sul cappello un simbolo che indicava il luogo visitato. I luoghi del pellegrinaggio nel Medioevo erano sostanzialmente tre: Roma, Gerusalemme e Santiago di Compostela così tre erano i nomignoli con cui erano identificati i tre gruppi, ossia Romei, Palmieri, e Giacobei in fatti i primi portavano come simbolo le chiavi incrociate di San Pietro, i secondi la palma di Gerico (o l’ulivo, ma anche delle piccole croci), i terzi la capasanta ovvero la conchiglia di San Giacomo
2) è chiaramente un pretesto, ma allo stesso tempo, un riferimento biblico perche a quei tempi antichi i secchi per attingere l’acqua erano portati da chi raccoglieva l’acqua e non si trovavano presso il pozzo
3) altra importante tappa dei pellegrinaggi medievali, inoltre si allude ad una non precisata colpa che l’amante sarebbe andato ad espiare a Roma
4) seppellire un cadavere sotto la pietra del focolare di una nuova casa era un’antica pratica propiziatoria per la prosperità e la fertilità della nuova famiglia. I sacrifici umani e animali erano un rituale per placare gli dei che quindi si potevano ritenere soddisfatti. Il sacrificio umano era l’offerta più alta e “santa” per suggellare un confine sacro come quello di un nuovo insediamento e faceva parte dei rituali di molte civiltà all’atto della fondazione di una città con relativa sepoltura dei corpi sotto la soglia delle porte della cinta muraria, ma anche di un cippo di confine.
Una casa durerà solo se sotto giace una vita distrutta. Mi è venuto in mente il romanzo di Tracy Chevalier “The Virgin Blu” (in Italia “La Vergine Azzurra”) ambientato nella seconda metà del 500 nella Francia meridionale e ai nostri giorni con una storia nella storia molto avvincente.
5) Maddalena è la penitente per eccellenza, nella “Leggenda Aurea” vive per 30 anni nel deserto, senza bere né mangiare, antesignana di tutte le sante medievali tra l’anoressia e il misticismo.
Nello Speculum historiale di Vincenzo di Beauvais, letterato e frate domenicano francese, la Maddalena più prosaicamente, si nutre per sette anni di ghiande, radici e erbe e mele selvatiche. (continua)
La sua punizione nella versione scozzese- irlandese sarà quella di essere calpestata come la pietra che affiora dall’acqua in un guado e di essere sbattuta o percossa come il batacchio all’interno della campana.
La Riforma di Lutero negava invece il valore del sacramento della confessione (oggi più opportunamente detto della “riconciliazione”).
6) un curioso proverbio elisabettiano che risente della valenza negativa data dai Protestanti al celibato diceva “women dying maids lead apes in hell” (in italiano: le donne morte vergini guidano le scimmie all’inferno” o “conducono le scimmie agli inferi”) con il verbo “lead” da intendersi in senso allusivo: le zitelle saranno punite ad avere rapporti sessuali con le scimmie dell’inferno. Nel tempo il senso scurrile della frase si è sfumato per stare ad indicare nell’Ottocento “essere una zitella”

THE WELL BELOW THE VALLEY-O

Questa versione è stata collezionata nel 1965 o 67 da Tom Munnelly dalla voce di John “Lacko” Reilly un noto “traveller” irlandese. (Tom Munnelly ha collezionato più di 20.000 canzoni dai canti popolari e tradizionali conservati a Dublino presso l’Università e “The Irish Traditional Music Archive” in Merrion Square.)

young-italian-girl-by-the-well_jpg!xlMediumQui la storia (come “The Made of Coldingam” in The Ballads Glenbuchat vedi) si inserisce in un contesto quasi fiabesco, di un medioevo fantastico in cui belle e innocenti fanciulle danno da bere presso i pozzi o le sorgenti a fate sotto le mentite spoglie di vecchiette.

L’uomo che potrebbe essere un nobile chiede una tazza d’acqua per calmare la sete a una fanciulla che sta attingendo l’acqua dal pozzo, ma lei rifiuta e lui la rimprovera dicendole che non avrebbe negato l’acqua al suo amore. Lei nega di essere madre ma l’uomo conosce il nome del padre di ogni bambino e anche dove li hanno sepolti.
La fanciulla in questo contesto è vista più come una vittima di abusi sessuali che un’infanticida (sono stati gli uomini della famiglia a violentarla e a seppellire i corpi dei bambini, forse nati morti a causa della giovane età della ragazza o perchè Dio ha punito il suo adulterio.)

ASCOLTA John “Lacko” Reilly in The Bonny Green Tree Songs of an Irish Traveller e in O’er His Grave the Grass Grew Green vol III

ASCOLTA Pol Mac Adaim in “If we don’t help them now” 2004.
Irlandese di Belfast, voce superba e appassionata, Pol ha colto il duplice aspetto dell’innocenza rubata e violata con un arrangiamento musicale magico e rarefatto.

ASCOLTA Sean Mackin nella  sequenza dei festeggiamenti di nozze che apre il film “The Magdalene Sister” (2002) diretto da Peter Mullan. (strofe I, II, V, VIII,
Qui Pol Mac Adaim suona il bodhran nella parte finale con Sean Mackin nel duplice ruolo di attore e cantante. Il brano è certamente poco adatto ad essere cantato durante un matrimonio, ma preannuncia i temi del film-denuncia dei soprusi subiti dalle ragazze emarginate dalla società nelle Case della Maddalena.


I
A gentleman was passing by,
he asked for a drink as he was dry,
Refrain: At the Well  Below the Valley-O./ Green grows the lily-o,
right among the bushes-o!
(1)
II
“Me cup is full up to the brim,
if I were to stoop I might fall in,(2)
III
“If your true-love was passing by,
You’d fill him a drink if he was dry,
IV
She swore by grass, she swore by corn(3)
her true-love had never been born,
V
He said to her ” Vou’re swearing wrong,
six fine children you’ve had born,
VI
“If you be a man of noble fame,
you’ll tell to me the father of them”
VII
“There’s two o’ them by your Uncle Dan,
At the Well Below the Valley-O
“There’s two o’ them by your brother John,
At the Well Below the Valley-O
“The other two by your father dear”
VIII
“If you be a man of noble fame,/you’ll tell to me what did happen to them” (5)
IX
“There’s one of them buried beneath the tree,
At the Well Below the Valley-O
Another two buried beneath the stone(4),
At the Well Below the Valley-O
Two of them outside the graveyard wall”
X
“If you be a man of noble fame,
you’ll tell to me what’ll happen myself”
XI
“You’ll be seven years a-ringing a bell,
At the Well Below the Valley-O
 seven more a-burning in Hell”
At the Well Below the Valley-O
“I’ll be seven years a-ringing the bell,
but the Lord above may save my soul
from burning in Hell”
Traduzione”Il Pozzo Laggiù nella Valle”
I
Un gentiluomo, mentre passava,
le chiese da bere perchè era assetato,
Al Pozzo laggiù nella valle.
il giglio cresce verde,
proprio in mezzo ai cespugli.
II
“La mia brocca è colma,
se mi chinassi, cadrei nel pozzo”.
III
“Se passasse il tuo amore,
gli daresti da bere, se avesse sete”.
IV
Lei giurò per l’erba e per
il grano,
che il suo amore non era mai nato.
V
Le disse “Stai giurando
il falso,
perché hai dato i natali a sei bei figli”.
VI
“Se tu sei un uomo di cosi’ grande fama, mi dirai il nome del padre”.
VII
“Due gli hai avuti da tuo zio
Daniele”.
Al Pozzo laggiù nella valle
“Due gli hai avuti da tuo fratello Giovanni”..
Al Pozzo laggiù nella valle

“Gli altri due dal tuo caro padre”.
VIII
“Se sei un uomo di cosi’ grande fama, mi dirai che fine hanno fatto”.
IX
“C’è né uno sepolto sotto
l’albero”.
Al Pozzo laggiù nella valle
“Altri due sepolti sotto la pietra del focolare”.
Al Pozzo laggiù nella valle
“Gli altri due sepolti qua, sotto al pozzo”.
X
“Se tu sei un uomo di cosi’ grande fama, mi dirai che fine farò io”.
XI
“Starai sette anni a suonare la campana.”
“Starai sette anni a fare la custode all’Inferno”.
Al Pozzo laggiù nella valle
“Starò sette anni a suonare la campana, ma che il Signore salvi la mia anima, dal bruciare all’Inferno”.

NOTE
1) in Child Ballad #21 sono riportati una serie di ritornelli
2) è chiaramente un pretesto, ma allo stesso tempo, un riferimento biblico perche a quei tempi antichi i secchi per attingere l’acqua erano portati da chi raccoglieva l’acqua e non si trovavano presso il pozzo
3) un giuramento per niente cattolico rispetto a alla versione precedente in cui si chiamano Dio e San Giovanni come testimoni
4)  seppellire un cadavere sotto la pietra del focolare di una nuova casa era un’antica pratica propiziatoria per la prosperità e la fertilità della nuova famiglia.
5) Sean Mackin semplifica il finale in poche strofe e dice:
“Two buried beneath the stable door
You’ll be seven years a-ringing a bell”
“But the Lord above will save me soul
from all his Hell”

FONTI
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=Child_d021
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=117495
http://mudcat.org/detail_pf.cfm?messages__Message_ID=2532375
http://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/themaidandthepalmer.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=117495
http://www.ephemera-society.org.uk/queries/2007/q6_08.html

SIR PATRICK SPENS

the-shipwreckChild ballad #58
Sir Patrick Spens

Una ballata tradizionale dalle antiche origini storicamente riguardante una spedizione navale per ordine del re di Scozia, è la cronaca di uno sventurato viaggio in mare che si conclude con un naufragio. Gli studiosi non sono concordi nell’individuare con precisione i personaggi coinvolti nella vicenda, alcuni ipotizzano si trattasse della missione diplomatica incaricata al trasporto di Margherita figlia di Alessandro III di Scozia data in sposa ad Erik II re di Norvegia; era l’agosto del 1281 e sulla via del ritorno, probabilmente ad autunno inoltrato, la nave affondò al largo delle Isole Ebridi. Altri invece  che la vicenda si riferisca all’altra Margherita, nota come la “Vergine della Norvegia” figlia dei due, che morì in mare nei pressi delle isole Orcadi nel settembre del 1290 all’età di 7 anni.
Per altri invece il re è Giacomo VI, che nell’agosto del 1589 inviò i suoi emissari al “matrimonio per procura” con Anna di Danimarca. La spedizione che doveva portare la sposa in Scozia fu dispersa in mare a causa di una tempesta e la nave di Anna riuscì a sbarcare sulle coste della Norvegia. A ottobre il re partì personalmente per cercare la moglie e la raggiunse a Oslo il 19 novembre.
Sull’isola Papa Stronsay (Isole Orcadi) a Knowle Earl c’è una tomba che viene ricordata dagli abitanti del luogo come la tomba di Sir Patrick Spens.

La ballata ha numerose varianti e melodie abbinate: quella interpretata da Ewan MacColl  nella versione imparata dal padre è quella più epica!

ASCOLTA Un’altra versione collezionate dalla tradizione orale scozzese negli archivi Tobar an Dualchais

Due sono però le melodie riprese a partire dal folk revival americano degli anni 70: quella dei Fairport Convention e quella di Nic Jones.

PRIMA VERSIONE: FAIRPORT CONVENTION

La prima release  ufficiale del brano è in Full House   1970 con Dave Swarbrick come voce solista, seguita da una bonus track in Liege & Lief 2002 con la voce di  Sandy Danny.
La melodia è la stessa della ballata Hughie Graeme   (versione di Ewan MacColl)
Il testo riprende i tratti più salienti della  ballata: il perentorio ordine del re nel mandare un comandante esperto del  mare in un pericoloso viaggio (o per una missione particolarmente delicata e  della massima importanza); il tentativo di Spens di declinare l'”invito” adducendo il pretesto di non essere l’uomo più adatto per l’impresa; il presagio nefasto della mezza luna e l’avvistamento della sirena; l’ultimo pensiero alla moglie che attenderà invano il suo ritorno
ASCOLTA Fairport Convention in Liege & Lief 2002

I
The King sits in Dunfirmline town, drinking of a blood Red wine
“Where can I get a steely skipper
to sail this might boat of mine?”
II
Then up there spoke a bonny boy,
sitting at the King’s right knee/”Sir Patrick Spens is the very best seaman/that ever sailed upon the sea”
III
The King has written a broad letter
and sealed it up with his own right hand
Sending word unto Sir Patrick
to come to him at his command
IV
“An enemy then this must be
who told the lie concerning me
For I was never a very good seaman,/nor ever do intend to be”
V
“Last night I saw the new moon clear/with the old moon in her hair/And that is a sign since we were born/that means there’ll be a deadly storm”
VI
They had not sailed upon the deep a day,/a day but barely free/When loud and boisterous blew the winds/and loud and noisy blew the sea
VII
Then up there came a mermaiden,
a comb and glass all in her hand
“Here’s to you my merry young men
for you’ll not see dry land again”
VIII
“Long may my lady stand
with a lantern in her hand
Before she sees my bonny ship come/sailing homeward to dry land”
IX
Forty miles off Aberdeen,
the waters fifty fathoms deep
There lies good Sir Patrick Spens
with the Scots lords at his feet

Traduzione di Cattia Salto *
I
Sta il Re nella città di Dumferling
bevendo vino, rosso come il sangue:
“Dove lo trovo un capitano d’acciaio
per far salpare questa mia nave?”
II
S’alza a parlare un bel fanciullo
che stava al fianco destro del Re:
“Tra i marinai che conoscano il mare
Sir Patrick Spens è di certo il migliore.”
III
Il Re ha scritto un ordine ufficiale
firmandolo di sua propria mano
e l’ha mandato a Sir Patrick Spens,
perchè si rimettesse al suo comando.
IV
“Un nemico di certo deve essere,
che ha mentito su di me perchè io non sono un buon marinaio,
e mai ho preteso di esserlo”
V
“La luna nuova, l’ho vista bene iersera con quella vecchia tra i capelli (1); e questo è da sempre un segno per indicare che ci sarà un’orrenda tempesta”
VI
Non avevano navigato che un giorno quando soffiò forte un vento di tempesta e il mare si sollevò alto e impetuoso.
VII
Allora venne una sirena con il pettine e lo specchio tra le mani;
“Ecco per voi, cari giovanotti
non vedrete più la terraferma”.
VIII
“A lungo, la mia sposa attenderà
con la lanterna in mano
prima di vedere la mia bella nave
veleggiare verso la terraferma”.
IX
Quaranta miglia al largo di Aberdeen l’acqua è profonda cinquanta metri; là giace il bravo Sir Patrick Spens, ed i signori scozzesi ai suoi piedi.

NOTE
*dalla traduzione di Riccardo Venturi (qui)
1) è opinione dei marinai scozzesi che vedere la sagoma scura della luna nuova con una piccola porzione di falce della luna vecchia sia segno di tempesta.

SECONDA VERSIONE: NIC JONES

La versione testuale è più articolata della precedente, la missione resta sempre segreta ed è conservata nel testo della lettera recapitata a Sir Patrick mentre si trova sulla spiaggia; nel leggere le prime righe egli si mettere a ridere pensando ad uno scherzo, ma arrivato alla fine della lunga lettera piange per la crudeltà della sorte: il re gli ha  impartito l’ordine di comandare una piccola flotta di 7 navi in una stagione inadatta ai viaggi per mare: nella ballata resterà sempre vago il ruolo diplomatico di Spens che più probabilmente è un semplice comandante di vascello e buon marinaio ma non un nobile essendo l’appellativo di Sir un aggiunta gratuita o più tarda (riferita alla nobiltà d’animo e alla sua condotta valorosa).

Pur nella drammaticità della cronaca non mancano ironiche pennellate ai danni della nobiltà scozzese, la prima nella VII strofa, una sorta di “visione” da parte di Spens in cui immagina i Lord preoccupati di bagnarsi le scarpe mentre stanno per annegare, e i loro cappelli piumati galleggiare sull’acqua dopo che la nave è affondata; e nell’ultima strofa in cui l’abisso accoglie i corpi dei nobili.. ai piedi di Spens, in una sorta di giustizia divina.

Magistrale e “cinematografica” come nota Roberto Venturi, la scena delle donne in attesa, che non sanno ancora ciò che è accaduto ai loro sposi: un dolore solo annunciato con la forza evocativa dell’immagine. Concludo citando le parole di Riccardo Venturi:
“Sir Patrick Spens è da molti anche vista come il contrasto tra il Potere e la Ragione, con il Re che, bevendo il suo prezioso vino, ordina all’esperto marinaio una cosa assurda e pericolosa senza neanche chiedere il suo parere; con i nobili che, in una situazione tanto tragica, altro non pensano che ai loro bei vestiti ed alle scarpe; con i poveri marinai che periscono tragicamente per assolvere al loro dovere. Ma tutto sfuma con un tono dolente, di rassegnazione: così è stato, e così doveva essere.”

MU6
James Archer: The Legend of Sir Patrick Spens, 1870

ASCOLTA Nic Jones in Ballad and Song 1970

La melodia è quella contenuta nei due volumi “Traditional Ballad Airs” pubblicati alla fine del XIX secolo da Dean William Christie, Vol I pag 6 (per scaricare i volumi vedi)

I
The King he sits in Dunfermline town,/A-drinking the blood-red wine;/”O where will I get a fine mariner/To sail seven ships of mine?”
II
And then up spoke a fine young man,/Sat at the King’s right knee: “Sir Patrick Spens is the best mariner/has ever sailed the seas.”
III
So the King has a-written a broad letter,/And signed it with his own hand, And he’s sent it off to Sir Patrick Spens,/a-walking all on the strand.
IV
And the very first line that Patrick he read/ a little laugh then gave he,/
And the very last line that Patrick read/The salt tears filled his eyes.
V
‘Oh who is he that’s done this deed
And told the King of me?
For never was I a good mariner
and never do intend to be’
VI
“Late yestreen I saw the new moon,
With the old moon in her arms,
And I fear, I fear, a deadly storm
our ship’n she will come to harm.”
VII
O our Scots nobles were licht laith
To weet their cork-heil’d schoone;
Bot lang owre a’ the play wer playd
Their hats they swam aboone.
VIII
“But rise up, rise up my merry men all./Our little ship she sails in the morn/Whether it’s a-windy, or whether it’s a-wet
or whether there’s a deadly storm”
IX
And they hadn’t been a-sailing a league or more,/ A league but barely nine./’Til the wind and wet and sleet and snow
coming a-blowing up behind.
X
“O where can I get a little cabin boy
to take the helm in hand?
While I go up to the topmast high
and see if I can ‘t spy land”
XI
“Come down, come down Sir Patrick Spens
We fear that we all must die
For in and out of the good ship’s hull/The wind and the ocean fly”
XII
And the very first step that Patrick he took
The water it came to his knees
And the very last step that Patrick he took
They drowned they were in the seas
XIII
And many was the fine feathered bed/That floated on the foam
And many was the little Lord’s son
That never never more came home
XIV
And long long may their Ladies sit
With their fans all in their hands
Before they see Sir Patrick Spens
Come a-sailing along the strand
XV
For it’s fifty miles to Aberdeen shore
It’s fifty fathoms deep
And there does lie Sir Patrick Spens
With the little Lords at his feet

Tradotto da Cattia Salto*
I
Sta il Re nella città di Dumferling
bevendo vino, rosso come il sangue:
“Dove lo trovo un buon marinaio
per far salpare sette delle mie navi?”
II
S’alza a parlare un bel giovanotto
che stava al fianco destro del Re:
“Sir Patrick Spens è il miglior marinaio che abbia mai solcato i mari ”
III
Il Re ha scritto un ordine ufficiale
firmandolo di sua propria mano
e l’ha mandato a Sir Patrick Spens,
che camminava sulla spiaggia.
IV
La prima riga che Sir Patrick lesse
scoppiò a ridere proprio di gusto;
ma la seconda riga che lesse,
gli occhi gli si empiron di pianto.
V
“Oh chi è stato a farmi questo,
e ha parlato di me al Re? Perchè io non sono un buon marinaio, e mai ho preteso di esserlo”
VI
“La luna nuova, l’ho vista bene iersera con quella vecchia tra le braccia (1); e io temo un’orrenda tempesta a danno delle nostre navi.”
VII
Eran restii, quei nobili scozzesi
a bagnarsi i loro tacchi di sughero;
ma prima che tutto fosse finito i loro cappelli galleggiavan sull’acqua.
VIII
“Ma alzatevi, alzatevi miei valenti compagni la nostra cara nave salperà al mattino
che ci sia vento o pioggia
o anche un’orrenda tempesta!”
IX
E non avevano percorso che una lega o poco più di nove
quando il vento e la pioggia,
il nevischio e la neve vennero a rincorrerli
X
“Dove posso trovare un mozzo
che prenda il timone in mano?
Mentre vado sulla coffa
e cercare di avvistare una terra”
XI
“Scendi, scendi Sir Patrick Spens
temiamo tutti di morire
perchè dentro e fuori allo scafo della nave vento e oceano si riversano”
XII
E al primo passo che Sir Patrick Spens fece,
l’acqua gli arrivò alle   ginocchia
e l’ultimo passo che Sir Patrick Spens fece,
erano annegati nell’oceano
XIII
E molti furono i bei letti di piume
che galleggiarono sulle onde
e molti furono i figli di Lord
che mai, mai più ritornarono a casa
XIV
A lungo, a lungo le loro spose
staranno con il ventaglio in mano in attesa di vedere Sir Patrick Spens veleggiare verso terra.
XV
Cinquanta miglia al largo di Aberdeen
l’acqua è profonda cinquanta metri;
là giace Sir Patrick Spens,
con i nobili ai suoi piedi.

NOTE
*dalla traduzione di Riccardo Venturi (qui)
1) Il verso è citato anche da Samuel Taylor Coleridge in “Rime of the Ancient Mariner”

TERZA VERSIONE: SIR WALTER SCOTT

Aggiungo all’ascolto ancora due interpretazioni, anche per le varianti testuali contenute: fu Sir Walter Scott nel suo Minstrelsy of the Scottish Border – Volume 1 a ricamare sul riscontro storico della cronaca e ad aggiungere i riferimenti alla Norvegia 

 Jim Malcolm in Home (2002) Melodia di Jim Malcom.


I
The king sits in Dunfermline town
Drinking the blude-red wine;
“Whare will I find a skeely skipper
To sail this new ship o mine?”
And up and spak the eldest knicht
From where he sat by the king’s richt knee;/”Sir Patrick Spens is the best sailor/That ever sail’d the sea.”
II
The king has written a braid letter
And seal’d it with his hand
And sent it to Sir Patrick Spens
Who was walking on the strand.
The first word that Sir Patrick read
So loud, loud laugh did he;
The neist word that Sir Patrick read
The tears blinded his e’e.
Chorus (repeat):
“To Noroway, to Noroway
To Noroway o’er the faem
The king’s daughter o Noroway
it’s you must bring her hame.”
III
“O wha is this has done this deed
And tauld the king o me
To send us out, this time of year
To sail upon the sea?”
“Be it wind, weet, hail, or sleet
Our ship must sail the faem;
The king¹s daughter o Noroway
‘Tis we must bring her hame.”
IV
“Mak ready all my merry men
our gude ship sails the morn.”
“Alas alack, my master dear,
for I fear a deadly storm.
I saw the new moon late yestreen
Wi’ the auld moon in her arm;
And if we gang to sea the morn
I fear we’ll come to harm.”
V
They hadna sail’d a league, a league
A league but barely three
The darkness grew the wind blew loud
And gurly grew the sea.
The ankers brak, the topmast lap
And it was sic a deadly storm:
The waves cam owre the broken ship
Till a’ her sides were sorely torn.
VI
O laith o laith, were our Scots lords
To wet their cork-heel’d shoon;
But lang afore the play was play’d
They wat their hats aboon.
And mony was the feather bed
That flatter’d on the faem;
And mony was the gude lord’s son
That never mair cam hame.
VII
O lang, lang may the ladies sit
Wi’ their fans into their hand
Before they see Sir Patrick Spens
Come sailing to the strand.
Half-owre, to Aberdour
Tis fifty fathoms deep;
And there lies Sir Patrick Spens
Wi’ the Scots lords at his feet.
Tradotto da Riccardo Venturi*
I
Sta il Re nella città di Dumferling
Bevendo vino, rosso come il sangue:
“Dove lo trovo un buon marinaio
Per far salpare questa mia nuova nave?” S’alza a parlare un anziano cavaliere (1) Che stava al fianco destro del Re: “Tra i marinai che conoscano il mare Sir Patrick Spens è di certo il migliore.”
II
Il Re ha scritto un ordine ufficiale
Firmandolo di sua propria mano
E l’ha mandato a Sir Patrick Spens,
Lui camminava sulla spiaggia.
La prima riga che Sir Patrick lesse
Scoppiò a ridere proprio di gusto;
Ma la seconda riga che lesse,
Gli occhi gli si empiron di pianto.
CORO
“Per la Norvegia, la Norvegia
per la Norvegia sulle onde del mare
la figlia del re di Norvegia (2)
devi riportare a casa”
III
“Chi è stato a farmi questo,
e ha parlato di me al Re?
Mandarci fuori in questa stagione (3),
a solcare il mare?
Che ci sia vento o pioggia o grandine e nevischio, la nostra nave deve navigare sulle onde; 
la figlia  del re della Norvegia dobbiamo riportare a casa”
IV
“Presto, presto, miei valenti compagni,
Dobbiam salpare domattina;”
“Che cosa dici, mio comandante?
Io temo un’orrenda tempesta.
“La luna nuova, l’ho vista iersera
Con quella vecchia tra le braccia;
Ed ho paura, mio comandante
Che passeremo una grande sciagura.”
V
E non avevano percorso una lega o poco più di tre
che l’oscurità crebbe, il vento soffiò forte e la tempesta gonfiò il mare
L’ancora si spezzò, l’albero maestro s’inclinò ed era proprio un’orrenda tempesta: le onde soverchiarono la nave danneggiata, finchè i suoi fianchi si rovesciarono
VI
Eran restii, quei nobili scozzesi
A bagnarsi i loro tacchi di sughero;
Ma prima che tutto fosse finito
I loro cappelli galleggiavan sull’acqua.
E molti furono i bei letti di piume
che galleggiarono sulle onde
e molti furono i figli di Lord
che mai più ritornarono a casa
VII
A lungo, a lungo le loro spose
staranno con il ventaglio in mano in attesa di vedere Sir Patrick Spens veleggiare verso terra.
Laggiù, laggiù, vicino a Aberdour
L’acqua è profonda cinquanta metri;
Là giace il bravo Sir Patrick Spens,
Ed i signori scozzesi ai suoi piedi.

NOTE
* integrazione di Cattia Salto
1) quella del vecchio cavaliere è un topico per indicare un consigliere del Re di provata esperienza
2) Sir Scott propende per il viaggio di ritorno in Scozia di Margherita “Vergine della Norvegia” in qualità di nuova regina dopo la morte senza eredi del nonno Alessandro III.
3) in questo verso si fa riferimento alla consuetudine, diventata anche legge, di non andare per i mari del Nord da ottobre a febbraio, i mesi più pericolosi per le frequenti tempeste

ASCOLTA Anaïs Mitchell & Jefferson Hamer in Child Ballads 2013


I
The king sits in Dumfermline town
Drinking the blood red wine
Where can I get a good captain
To sail this ship of mine?
Then up and spoke a sailor boy
Sitting at the king’s right knee
“Sir Patrick Spens is the best captain
That ever sailed to sea”
II
The king he wrote a broad letter
And he sealed it with his hand
And sent it to Sir Patrick Spens
Walking out on the strand
“To Norroway, to Norroway
To Norway o’er the foam
With all my lords in finery
To bring my new bride home”
III
The first line that Sir Patrick read
He gave a weary sigh
The next line that Sir Patrick read
The salt tear blinds his eye
“Oh, who was it? Oh, who was it?
Who told the king of me
To set us out this time of year
To sail across the sea”
IV
“But rest you well, my good men all
Our ship must sail the morn
With four and twenty noble lords
Dressed up in silk so fine”
“And four and twenty feather beds
To lay their heads upon
Away, away, we’ll all away
To bring the king’s bride home”
V
“I fear, I fear, my captain dear
I fear we’ll come to harm
Last night I saw the new moon clear
The old moon in her arm”
“Oh be it fair or be it foul
Or be it deadly storm
Or blow the wind where e’er it will
Our ship must sail the morn”
VI
They hadn’t sailed a day, a day
A day but only one
When loud and boisterous blew the wind
And made the good ship moan
They hadn’t sailed a day, a day
A day but only three
When oh, the waves came o’er the sides
And rolled around their knees
VII
They hadn’t sailed a league, a league
A league but only five
When the anchor broke and the sails were torn
And the ship began to rive
They hadn’t sailed a league, a league
A league but only nine
When oh, the waves came o’er the sides
Driving to their chins
VIII
“Who will climb the topmast high
While I take helm in hand?
Who will climb the topmast high
To see if there be dry land?”
“No shore, no shore, my captain dear
I haven’t seen dry land
But I have seen a lady fair
With a comb and a glass in her hand”
IX
“Come down, come down, you sailor boy/I think you tarry long
The salt sea’s in at my coat neck
And out at my left arm”
“Come down, come down, you sailor boy/It’s here that we must die
The ship is torn at every side
And now the sea comes in”
X
Loathe, loathe were those noble lords
To wet their high heeled shoes
But long before the day was o’er
Their hats they swam above
And many were the feather beds
That fluttered on the foam
And many were those noble lords
That never did come home
XI
It’s fifty miles from shore to shore
And fifty fathoms deep
And there lies good Sir Patrick Spens
The lords all at his feet
Long, long may his lady look
With a lantern in her hand
Before she sees her Patrick Spens
Come sailing home again
Tradotto da Riccardo Venturi*
I
Sta il Re nella città di Dumferling
Bevendo vino, rosso come il sangue:
“Dove lo trovo un buon marinaio
Per far salpare questa mia nave?”
S’alza a parlare un marinaio
Che stava al fianco destro del Re:
“Tra i marinai che conoscano il mare
Sir Patrick Spens è di certo il migliore.”
II
Il Re ha scritto un ordine ufficiale
Firmandolo di sua propria mano
E l’ha mandato a Sir Patrick Spens,
Lui camminava sulla spiaggia.
“Per la Norvegia, la Norvegia
per la Norvegia sulle onde del mare
con tutti i nobili in pompa magna
a portare a casa la mia nuova moglie”
III
La prima riga che Sir Patrick lesse
Scoppiò a ridere proprio di gusto;
Ma la seconda riga che lesse,
Gli occhi gli si empiron di pianto.
“Chi è stato a farmi questo,
e ha parlato di me al Re?
Mandarci fuori in questa stagione,
e mettersi in mare?”
IV
“Ma riposate bene miei compagni, la nostra nave deve salpare al mattino; con ventiquattro nobili signori vestiti di bella seta.

E ventiquattro letti di piume su cui appoggiare le loro teste, via via a portare a casa la nuova moglie del Re”
V
“Temo mio caro capitano
temo che avremo di che pentirci
vidi iersera la luna nuova
Con quella vecchia tra le braccia”
“Faccia bello o faccia brutto
o faccia un’orrenda tempesta e il vento soffi a volontà, la nostra nave deve partire al mattino”
V
Non era trascorso che un giorno di navigazione, solo un giorno
quando il vento soffiò forte e tempestoso, e fece gemere la nave.
Non era trascorso che un giorno di navigazione, o forse tre
quando le onde si riversarono dalle fiancate
e salirono fino alle ginocchia
VII
E non avevano percorso una lega o poco più di tre
che l’ancora si spezzò, e le vele si strapparono
e la nave si sfasciò.
E non avevano percorso una lega o poco più di nove
quando le onde si riversarono dalle fiancate
e salirono fino al mento
VIII
“Chi sale sulla coffa
mentre tengo il timone?
Chi sale sulla coffa
a vedere se c’è della terra ferma?”
“Nessuna spiaggia, nessuna spiaggia mio caro capitano, non ho visto terra ferma, ma ho visto una bella dama con un pettine e uno specchio in mano”
IX
“Scendi, scendi mozzo,
credo che sei rimasto abbastanza
il mare è arrivato al collo
e ho solo fuori il mio braccio sinistro”
“Scendi, scendi mozzo,
è qui che dobbiamo morire
la nave è squassata da ogni parte
e il mare è entrato”
X
Eran restii, quei nobili scozzesi
A bagnarsi i loro tacchi di sughero;
Ma prima che tutto fosse finito
I loro cappelli galleggiavan sull’acqua.
E molti furono i bei letti di piume
che galleggiarono sulle onde
e molti furono i figli di Lord
che mai più ritornarono a casa
XI
A cinquanta miglia dalla costa
e a cinquanta metri di profondità;
Là giace il bravo Sir Patrick Spens,
Ed i signori ai suoi piedi.
A lungo, a lungo la sua sposa
starà con una lanterna in mano
in attesa di vedere Sir Patrick Spens
Veleggiare verso terra.

FONTI
http://www.sacred-texts.com/neu/eng/child/ch058.htm
http://mainlynorfolk.info/sandy.denny/songs/sirpatrickspens.html
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=24503&lang=en
http://sites.williams.edu/sirpatrickspens/the-library/
http://sairam-english-literature.blogspot.it/2009/06/ballad-sir-patrick-spens-poem-summary.html
http://rmangum2001.wordpress.com/2010/05/16/sir-patrick-spens/
http://sites.williams.edu/sirpatrickspens/origins/
http://www.papastronsay.com/island/
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_58
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=8429
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=63902

SIR ANDREW BARTON

111Sir Andrew Barton –o Bartin – (1466-1511) fu alto Ammiraglio di Scozia e Corsaro per incarico di Giacomo IV re di Scozia. I mari solcati dalle sue nave però non erano quelli caraibici o dell’Oceano Indiano bensì quelli più domestici attorno alle coste atlantiche e del Nord d’Europa. La sua storia in mare e in particolare la sua morte viene narrata in una ballata molto lunga di origine seicentesca riportata anche in Child ballad#167 dal titolo Andrew Barton.
Un’altra ballata (Child ballad #250) dal titolo
Henry Martin, con molte meno strofe,  ci parla dello stesso personaggio, soffermandosi nella descrizione dell’arrembaggio perpetrata dalla nave scozzese nei confronti di “ricco mercantile diretto verso Londra“. Questa seconda ballata è una probabile stilizzazione della prima, anche se altri studiosi per esempio Cecil Sharp, ritengono al contrario che la ballata Andrew Barton sia stata scritta in seguito.
La ballata fu diffusa per tutto l’Ottocento nei broadsides anche in America e comparve nelle principali collezioni del tempo.

HENRY MARTIN

Nella ballata si narra di tre fratelli di cui il più giovane Henry si è dato alla pirateria per “mantenere la famiglia” (la storia però ci dice che era il più anziano dei tre). Secondo la ricostruzione di Thomas Percy nel suo Reliques of Ancient English Poetry (1765) il padre, John Barton era un ricco mercante che venne ucciso in mare da una nave portoghese nel 1476 durante il saccheggio della sua nave, così i figli ottennero dal Re, come risarcimento, una lettera di corsa che li autorizzava ad abbordare e depredare le navi portoghesi. In realtà si trattava di “una lettera di rappresaglia” di memoria medievale, un tipo di documento che rimase in uso in Scozia per risarcire coloro che subivano un torto da parte di un debitore straniero: ci si poteva rivalere su nave e carico del paese incriminato sia in tempo di guerra che di pace. (in questo modo la famiglia Barton rimase in guerra contro il Portogallo dal 1470 al 1563)

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La storia lo riconosce come “corsaro” scozzese e ci riporta solo una aggressione controversa, nel 1509, contro una nave portoghese che trasportava un carico inglese. In effetti nella ballata la nave attaccata da Martin non è identificata espressamente come una “nave mercantile inglese” bensì come “rich merchant ship bound for fair London town“, da intendersi perciò non come un semplice giro di parole ma in senso letterale ovvero come “ricco mercantile con carico per Londra” (ovvero carico inglese). Una sottigliezza interpretativa, (come quella di carico portoghese ma su navi di altra nazionalità) ma spesso invocata come pretesto, che … costò a Martin la sospensione della lettera di corsa per la durata di un anno. Per quanto in seguito Martin abbia compiuto delle irregolarità non sono stati segnalati altri episodi di pirateria e non in ogni caso verso le navi inglesi.

Ci sono diverse melodie abbinate alla ballata che si diffuse anche nel Nuovo Mondo con il titolo di “Andy Bardan” (Andrew Bordeen)

PRIMA VERSIONE

Dal punto di vista compositivo nella ballata si fa uso di una tecnica tipica di questo genere: la ripetizione di parole e frasi per sottolineare e nello stesso tempo accrescere la tensione emotiva. Qui la tecnica è applicata alle parole finali del terzo verso di ogni strofa ed ha anche una funzione ritmica.

ASCOLTAJimmie MacGregor 1960 (strofe da I a V, VII e IX) la versione testuale è simile a quella riportata seppure con leggere variazioni. Una versione pulita della melodia con voce (scottish of course!) e chitarra

ASCOLTA Joan Baez

La seconda versione si stacca un po’ per il suo adattamento più barocco e ricercato, rispetto alla versione di Joan Baez che ha fatto da modello per molti degli arrangiamenti dopo il revival degli anni 60-70
ASCOLTA Banshee


I
There were three brothers in merry Scotland (1)
In merry Scotland they were three
And they did cast lots which of them should go,
should go, should go
and to turn robber all on the salt sea
II
The lot it fell first upon Henry Martin
The youngest of all the three
That he should turn robber all on the salt sea,
the salt sea, the salt sea,
For to maintain his two brothers and he
III
He had not been sailing but a long winter’s night (2)
And part of a short winter’s day
When he espied a rich lofty ship
lofty ship, lofty ship
Come a bibbing down him straight away
IV
“Hullo, Hullo!”, cried Henry Martin
“What makes you sail so nigh?”
“I’m a rich merchant ship bound for fair London(3) town, London town, London town
Would you please for to let me pass by?”
V
“O no, o no”, cried Henry Martin
“That thing it never could be;
For I have turned robber all on the salt sea,
the salt sea, the salt sea,
For to maintain my two brothers and me.”
VI
“So lower your topsail and brail up your mizzen
Bring yourself under my lee
Or I shall give you a full cannonball,
cannonball, cannonball,
And your dear bodies drown in the salt sea.”
VII
Then broadside and broadside and at it they went
For fully two hours or three
Till Henry Martin gave to her the death shot,
the death shot, the death shot,
Heavily listing to starboard went she
VIII
The rich merchant vessel was wounded full sore
Straight to the bottom went she
And Henry Martin he sailed away
sailed away, sailed away,
straight and proudly all on the salt sea
IX
Sad news, sad news to old England came
Sad news to fair London town
There was a rich vessel and she’s cast away,
cast away, cast away,
And all of her merry men drown’d.
TRADUZIONE DI RICCARDO VENTURI
I
C’eran tre fratelli nell’allegra Scozia (1),
in Scozia ce n’eran proprio tre
e tirarono a sorte chi di loro dovesse partire,
dovesse partire, partire
e diventare un pirata sul mare salato.
II
Per primo fu tirato a sorte Henry Martin,
che era il più giovane dei tre,
perché diventasse un pirata sul mare salato,
sul mare salato, salato
per mantenere i suoi due fratelli e sé.
III
Non aveva navigato che una lunga notte (2)
e una parte di un breve giorno d’inverno
quando si accorse d’una ricca e altera nave,
ricca e altera nave, altera nave
che gli veniva incontro rollando.
IV
«Ehi, ehi ! », gridò Henry Martin,
«Come mai ci navigate così dappresso?»
«Siamo un ricco mercantile diretto alla bella Londra (3),
bella Londra, bella Londra,
volete esser così gentili da farci passare?»
V
«Eh no, eh no !», gridò Henry Martin,
«’Sta cosa proprio non s’ha da fare,
perché son diventato pirata sul mare salato,
sul mare salato, mare salato
per mantenere i miei due fratelli e me.»
VI
«Quindi ammainate la vela di gabbia e la mezzana,
e mettetevi sottovento ;
oppure vi beccate una bella cannonata,
cannonata, cannonata,
e i vostri amati corpi affogheranno nel mare salato.»
VII
E allora si affiancarono buttandosi all’arrembaggio
per due ore buone o forse tre,
finché Henry Martin non le diede un colpo mortale,
un colpo mortale, mortale,
e la nave s’inclinò pesantemente a dritta.
VIII
Il ricco mercantile ricevette una grave ferita,
colando dritto a picco,
mentre Henry Martin se ne ripartiva
se ne ripartiva, se ne ripartiva
fiero e in avanti, sul mare salato.
IX
Tristi notizie, tristi notizie nella vecchia Inghilterra,
tristi notizie giunsero alla bella Londra.
C’era una ricca nave, e ora è andata perduta,
andata perduta, perduta,
e tutti gli uomini a bordo sono annegati.

NOTE di Riccardo Venturi
(1) Le ballate popolari sono ricchissime di tali denominazioni standardizzate, dei veri e propri luoghi comuni del tutto privi di senso. Così, ad esempio, la Scozia è sempre “allegra” (merry Scotland).
(2) Altro tipico “topos” stilistico delle ballate che intende rendere lo svolgimento di un viaggio, per terra o per mare. Fa parte del “tessuto connettivo” tipico di ogni componimento popolare.
(3) Altra denominazione standardizzata: la “bella Londra” (fair London, fair London town). Qui l’aggettivo “fair” ha ancora l’antico significato di “bello”

SECONDA VERSIONE
Una melodia diversa è abbinata alla versione Child ballad#250(E).
Questa versione, dalla più marcata impronta anti-inglese, si discosta dalla precedente a partire dalla V strofa, infatti non è descritta la battaglia tra le due navi, ma si passa subito alla notizia arrivata a Londra dell’affondamento della nave mercantile (questa volta espressamente attribuita sia come nave che come carico all’Inghilterra).
E’ la volta del capitano inglese Charles Howard (storpiato come Stewart) ad andare in mare alla ricerca del pirata, e la ballata segue puntualmente e ripete la sequenza dalla III alla V strofa, (i giorni di navigazione, lo scambio di presentazione tra le due navi e la dichiarazione di guerra) questa volta però “a bordo” della nave inglese.
Alla fine la nave inglese fugge e Andrew Barton gli urla dietro”vattene a casa e informa il tuo Enrico che lui potrà essere il re della terra ferma ma io sono il re dei mari!”

ASCOLTA James Kelly & Paddy O’Brien in Last River vol 1 anche su Spotify (open.spotify.com)  per l’ascolto integrale

VERSIONE di James Kelly in parte tratta da Child ballad#250(E)
I
Three loving brothers in merry Scotland,
And three loving brothers were they,
And they did cast lots to see which all the three,
would sail robbing away the salt sea;
II
The lot it fell upon Andrew Bartin,
The youngest one of the three,
That he should go robbing away the salt sea,
To maintain his two brothers and he.
III
They had not sailed more than three long winter nights,
Untill the ship they espied
a-sailing far off and sailing far on,
that the length she  came sailing on side.
IV
‘Who’s there? who’s there?’ says Andrew Bartin,
‘Who’s there that sailing so nigh?’
‘it’s three merchant vessel above England shore,
would you please for to let us pass by.’
V
Oh no, oh no – says Andrew Bartin
that thing it never could be
Your ship and your cargo I’ll gave my brave boys
and your bodies I was sinking in the sea
VI
When this news reached old England
King Henry he wore his crown
that his ship and his cargo were taken away,
And his merry men they were all died.
VII
‘Oh build me a boat,’ says Captain Charles Stewart,
‘oh build it for safe and sure,
And if I don’t bring you young Andrew Bartin,
My life I will never endure.’
VIII
The boat was built at as command
that was able for safe and sure
and Captain Charles Stewart,
..
to take off the all command
IX
They had not sailed more than three long winter nights,
Untill the ship they espied
a-sailing far off and sailing far on,
that the length she came sailing on side.
X
‘Who’s there? who’s there?’ says Captain Charles Stewart,
‘Who’s there that sailing so nigh?’
‘That’s scot brothers of merry Scotland,
would you please for to let us pass by.’
XI
Oh no, oh no – says Captain Charles Stewart,
that thing it never can be
Your ships and your cargos I’ll gave my brave boys
and your bodies I was sinking in the sea
XII
‘Come on! come on!’ says Andrew Bartin,
‘I value you not a pin;
For if you can show fine brass with fight
I’ll show you good steel within’
XIII
And now the battle it has begun
……………….
They fought for four hours, four hours or more,
till Captain Charles Stewart gave over.
XIV
Go back! go back!’ says Andrew Bartin,
And tell your king Henry for me,
That he can reign king over all the dry land,
But I will reign king of the sea.’

LA MORTE DI SIR ANDREW BARTON

bartonNel 1511 Barton stava incrociando la costa inglese in cerca di navi portoghesi quando le sue navi Lion e Jenny Pirwyn furono catturate da Sir Edward e Thomas Howard, terzo Duca di Norfolk. (in alcune versioni della ballata i due fratelli sono sostituiti impropriamente da Charles Howard, l’Alto Ammiraglio che comandò la flotta inglese contro l’invincibile Armata spagnola, nato però una ventina di anni più tardi).
I due agivano su incarico di Enrico VIII, che per opportunismo politico, stava appoggiando il Portogallo e la supplica dei mercanti portoghesi, che vedevano disturbati i loro traffici dal terribile corsaro.

La ballata viene spesso citata e ricordata per una strofa, quella in cui sono riferite le ultime, eroiche, parole del corsaro scozzese, ferito a morte da una freccia scagliata dall’arciere Horsley:
Fight on my men, sayes Sir Andrew Barton,
I am hurt, but I am not slaine;
I’le lay me down and bleed a-while,
And then I’le rise and ffight againe.

[Traduzione in italiano: “Combattete, su combattete, miei uomini, sono ferito ma non ancora morto; mi sdraierò a sanguinare un po’, e poi mi alzerò per combattere ancora“]

Una frase retorica, in cui il corsaro incita i suoi uomini a combattere fino all’ultimo e che probabilmente  non ha mai detto, ma che ce lo restituisce come un fiero personaggio al quale il re d’Inghilterra, sebbene davanti alla testa mozzata esibita a corte, riserva gli onori.

FONTI
http://www.sacred-texts.com/neu/eng/child/ch250.htm
http://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/henrymartin.html
http://mainlynorfolk.info/peter.bellamy/songs/sirandrewbarton.html
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=3270
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=66363
http://mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=5366

THE SWEET TRINITY CHILD BALLAD

Una sea ballad molto popolare nel circuito folk anglo-americano conosciuta con vari titoli (“The Sweet Trinity”, “The Golden Vanity”, “The Golden Willow Tree”) appare in stampa in un foglio volante (broadside) nel 1635 con il titolo di Sir Walter Raleigh Sailing In The Lowlands. (vedi). Il professor Child la riporta in tre versioni (Child ballad #286)

IL CORSARO FAVORITO DA ELISABETTA I

E’ Samuel Pepys a collegare la ballata al vascello di Sir Walter Raleigh “The Sweet Trinity”.

impersonato dall’attore Clive Owen nel film “Queen Elizabeth: the Golden Age” da notare la somiglianza con il ritratto alla National Gallery di Londra
Sir Walter Raleigh National Gallery (Londra)

Sir Walter Raleigh (1552-1618) navigatore, corsaro e poeta inglese, ottenne dalla regina Elisabetta I titoli nobiliari e privilegi soprattutto sulle terre conquistate nelle Americhe. Una sintesi biografica che ci rende l’idea del personaggio è di Stefania Maffeo (vedi) “Walter Raleigh dopo aver combattuto in Francia per la causa ugonotta (1569-1576), nel 1578 si dedicò alla carriera marinaresca, con il fratellastro Sir Humphrey Gilbert, compiendo un primo viaggio a Terranova. Nel 1580 si mise al servizio di Robert Dudley, conte di Leicester, e combatté in Irlanda; divenuto il favorito della regina Elisabetta I, ebbe in dono lucrosi monopoli commerciali e vasti domini in Inghilterra ed in Irlanda. Nel 1584 finanziò un viaggio d’esplorazione lungo le coste dell’America Settentrionale, tra la Florida e Carolina del Nord, assegnando il nome di “Virginia” (in onore d’Elisabetta I detta “la Regina vergine”) ad un vasto territorio; seguì, nel 1585-1587, un tentativo di colonizzazione (sbarco nell’isola di Roanoke), ma senza successo. Sostituito nel 1587 dal rivale conte d’Essex nel favore della regina, fu imprigionato nel 1592, per aver sedotto un’ancella di questa, che sposò. Nel 1595, riprese l’attività marinara ed esplorò le coste dell’America Meridionale, sperando di scoprire il favoloso Eldorado; quindi partecipò alla presa di Cadice (1596); nel 1601 partecipò alla repressione della ribellione del conte d’Essex, presenziando come capitano della guardia alla sua esecuzione.
L’epoca dei grandi corsari inglesi si concluse con la morte della regina Elisabetta nel 1603. Il suo successore, Giacomo I, era re pacifico, fece pace con la Spagna e lasciò decadere la flotta: la conseguenza fu che un gran numero di marinai rimase senza occupazione e che la gioventù intraprendente, già avviata verso le avventure della corda, si trovò delusa e scontenta. Nessuna meraviglia se il regno di Giacomo I segna ad un tempo la decadenza della guerra corsa ed il rinascere della pirateria in Inghilterra. All’avvento di Giacomo I Raleigh fu imprigionato (luglio 1603) sotto l’accusa, infondata, di avere complottato contro di lui; processato nel novembre, fu condannato a morte, ma la sentenza non fu eseguita e rimase prigioniero nella torre di Londra fino al marzo 1616, liberato purché comandasse una spedizione nella Guiana, alla ricerca di una miniera d’oro, senza venire a conflitto con i coloni spagnoli. Salpò nel marzo 1617 raggiungendo in dicembre la foce dell’Orinoco, ma l’oro non fu trovato ed i suoi uomini si scontrarono con gli spagnoli; per questo al suo ritorno Giacomo I, secondo l’impegno preso con l’ambasciatore spagnolo Gondomar, ed in base alla sentenza del 1603, lo condannò alla pena capitale. Fra i suoi scritti, oltre a numerose poesie, si ricordano la descrizione della Guiana ed una storia del mondo, rimasta incompiuta; a lui si deve la coltivazione del tabacco in Inghilterra, e, secondo alcuni, quella della patata.

Ottima biografia anche qui

Sir Walter Raleigh non è mai stato un personaggio popolare, ed era considerato arrogante, egoista, dall’atteggiamento tipico del parvenu, così viene ridicolizzato (e con lui tutta la nobiltà)  in questa ballata in cui si narra un evento rocambolesco quanto improbabile.

SWEET TRINITY O GOLDEN VANITY?

In “The Golden Vanity” illustrato da Pamela Colman Smith 1899

Nella ballata Sir Raleigh allestisce una nave, la Sweet Trinity per salpare verso il Mare dei Caraibi e qui incrocia un galeone francese (diventato poi nelle versioni successive un più generico “false gallaly“).

Il nome della nave cambia a seconda delle località in cui si è diffusa la canzone e diventa:
The Golden Silveree (North Carolina)
The Golden (green) Willow Tree o The Mar[r]y Golden Tree (Kentucky, Minnesota, Arkansas)
The Silver Family
The Bold Trinitee (Virginia)
The Sweet Kumadie (Aberdeenshire)
così come cambiano la nazionalità del nemico (tra le più gettonate quella spagnola e turca -i pirati barbareschi) e il nome della sua nave.

Sembra la fine per l’equipaggio ma il mozzo, in cambio di molto denaro e la mano della figlia del capitano, si offre di salvare la nave.
Così, armato di un coltello affilato e una buona dose di coraggio, il ragazzo si butta in mare e fa alcuni buchi nello scafo del galeone nemico fino a farlo affondare come un sasso.

I DIVERSI FINALI

In “The Golden Vanity” illustrato da Pamela Colman Smith 1899

Nel tempo il finale della ballata varia: nella prima versione il capitano è disposto a ricompensare il mozzo con l’oro promesso, ma non di dargli la figlia in moglie (non sia mai che il suo nome si imparenti con un semplice mozzo!): la fine del ragazzo non è chiara, anche se è presumibile che si rituffi in mare per lasciarsi annegare.
La maggior parte delle versioni però la fanno classificare come murder ballad perchè il mozzo per ordine del capitano, non viene ripreso a bordo ed è lasciato affogare.
In una versione più tarda il coraggioso ragazzo viene issato a bordo ma muore stremato poco dopo. L’equipaggio lo seppellisce in mare con tutti gli onori. In pochissime versioni c’è il lieto fine con il marinaio coraggioso che viene premiato perlomeno con il denaro.

Ci sono moltissime versioni testuali (Bronson ne ha contate più di un centinaio) abbinate anche a diverse melodie e non è semplice una classificazione.

LE VERSIONI

Mountain ballad style: Sinking in the Lonesome sea (The Merry Golden Tree) vedi
ancora una versione americana:The Turkish Reverie 
La versione scozzese: The Sweet Kumadee
La versione inglese: The Golden Vanity 

FONTI
http://latinamericanhistory.about.com/od/latinamericatheconquest/p/Sir-Walter-Raleigh.htm
http://www.sacred-texts.com/neu/eng/child/ch286.htm
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_286
http://singout.org/2015/03/30/golden-vanity/
http://singout.org/2015/03/30/golden-vanity/2/
http://www.fresnostate.edu/folklore/ballads/C286.html
http://web.lyon.edu/wolfcollection/songs/riddlegolden1234.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=49885
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=11747
https://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/thegoldenvanity.html

http://www.shanty.org.uk/archive_songs/golden-vanity.html
http://web.lyon.edu/wolfcollection/songs/riddlegolden1234.html
http://mysongbook.de/msb/songs/g/goldenva.html

TAM LIN

a sidheLa ballata tradizionale del Cavaliere elfico Tam Lin, è di origine scozzese e risale al tardo Medioevo, ci sono molte varianti del nome Tom Line, Tom Linn, Tamlin, Tomaline Tam-line e Tam Lane come moltissime sono le varianti testuali.

GLI INCONTRI FATATI NEL BOSCO SACRO

La storia è narrata anche come fiaba e ha mantenuto molti riferimenti alle leggende celtiche più antiche, la versione attualmente accreditata è quella per bambini, ma la storia di Tam Lin è molto più complessa e oscura.

janetI protagonisti della storia sono due: la giovane nobildonna di nome Janet o Margaret, che all’arrivo della Primavera decide di andare nel bosco a raccogliere i fiori e resta incinta dell’elfo; Tam Lin il giovane cavaliere prigioniero delle fate che desidera fuggire per ritornare al mondo degli uomini.
A leggere tra le righe sembra che l’uomo sia stato sottoposto a una specie di apprendistato magico e che si trovi a vivere come dire “in prova” nel bosco sacro: solo dopo sette anni apparterrà definitivamente al mondo delle fate e perderà la sua umanità (storicamente Tamlane è stato identificato come figlio di Randolph conte di Moray o Murray)

C’è anche un terzo personaggio della storia, la Regina delle Fate, che compare nella seconda parte: per lo più considerata in modo neutro e in alcune versione vista in chiave negativa.

Nella tradizione popolare celtica le fate vivono raggruppate per regni ognuno con il suo tumulo o collina fatata come “castello” in cui vivono allegramente tra feste, musica e balli. La loro dimensione spaziale e temporale è diversa dalla nostra e possono camminare tra di noi senza essere visti. Si muovono velocemente nell’aria e mutano forma a piacimento, non è chiaro però se siano immortali. E’ importante non offendere queste creature fatate con comportamenti azzardati o sciocchi perché possono essere molto vendicative.
A volte sono considerati spiriti della natura e guardiani di alcuni luoghi, alberi o sorgenti e laghetti incontaminati. (continua)


I LUOGHI
La storia è ambientata in un luogo reale e ben identificato, il bosco di Carterhaugh tuttora esistente a Selkirk (nel Border scozzese) dove confluiscono i fiumi Ettrick e Yarrow

borders

I ruderi di Newark Castle

1 bosco di Carterhaugh
2 pozzo di Tam Lin (oggi contrassegnato da una targhetta): le sorgenti spontanee sono delle entrate nel mondo delle fate e principalmente un dono della madre terra. Oltre alle proprietà curative si riteneva che queste acque magiche portassero fertilità alle donne sterili. Anticamente si gettavano monete, amuleti ed oggetti vari in questi pozzi sacri (il pozzo dei desideri delle fiabe). Tam Lin vive proprio nel pozzo e compare solo quando si colgono le rose che presumibilmente vi crescono accanto (l’elfo delle Rose).
Attualmente la sorgente naturale è incanalata in un tubo ed è raccolta da una piccola vasca di pietra, ma è documentata dalla Commissione Reale sui monumenti storici e antichi della Scozia che un tempo qui doveva esserci un avvallamento con il pozzo (vedi). La leggenda locale narra che il giovane Tamlane era a caccia, ma cadde da cavallo e venne rapito dalla Regina delle Fate per essere trasformato in elfo custode del pozzo.
3 ponte dove la donna si apposta per vedere il passaggio della schiera fatata. E’ noto che solo in periodi particolari dell’anno è possibile vedere le fate e solo in posti particolari che sono una via di mezzo o un confine come ad esempio i ponti
4 Vecchio Mulino (altro alternativo luogo dell’incontro)
5 Newark Castle: secondo Sir Walter Scott il castello di Janet è quello di Newark già all’epoca un “rudere romantico” che sovrasta il fiume Yarrow.
6 Aikwood (altra possibile alternativa del castello di Janet)

continua

FONTI E APPROFONDIMENTO
Giordano Dell’Armellina:  “Ballate Europee da Boccaccio a Bob Dylan”.
http://tam-lin.org/intro.html
http://www.bluegrassmessengers.com/recordings–info-39-tam-lin.aspx
http://www.sacred-texts.com/neu/eng/meft/meft33.htm
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