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‘TWAS PRETTY TO BE IN BALLINDERRY

“‘Twas pretty to be in Ballinderry” o semplicemente “Ballinderry” è una canzone del Nord d’Irlanda poco conosciuta: la poesia scritta da Alfred Perceval Graves è un lament in cui una fanciulla piange la morte del suo Phelim che voleva emigrare in America ma la nave su cui si è imbarcato ha fatto naufragio. Il testo fu pubblicato con musica arrangiata da Charles Villiers Stanford nella raccolta “Sing of Old Ireland” sulla scia dell’Irish revival e il gusto antiquario delle antiche melodie “celtiche” : la melodia originale proviene dalle trascrizioni di Edward Bunting ed era popolare già nel Settecento nelle campagne delle contee di Down e Antrim.
Bunting scrive in “Ancient Music of Ireland” (1840):
(Ballinderry) has been a favorite performance from time immemorial with the peasantry of the counties of Down and Antrim, the words being sung by one person while the rest of the party chant the cronan (chorus) in consonance…..There are numerous other sets of words sung to Ballinderry; they are all of a very rustic character and uniformly refer to localities along the rivers Bann and Lagan such as
‘T is pretty to be in Ballinderry,
‘T is pretty to be in Magheralin etc
‘T is pretty to be in Ballinderry,
‘T is pretty to be at the Cash of Toome etc

Queste varie versioni testuali furono trascritte fin dagli inizi dell’Ottocento e una sorta di sequel alla poesia di Graves venne scritto nel 1880 con il titolo di “The return of Phelimy Hyland” da James N. Richardson .

IL KENNING

Alfred Perceval Graves traspone in inglese un tipico keening irlandese, un’antica arte del pianto e del canto funebre derivato dalle tradizioni gaeliche.
Ballinderry è un distretto della costa occidentale del Lough Neagh il cuore azzurro della provincia Nord d’Irlanda, l’Ulster (da Lennymore Bay e Sandy Bay si raggiunge l’isoletta di Ram).
Erano signori gli O’Neill di Ballinderry che risiedevano nel castello di Portmore costruito nel 1661 o 1664 da Lord Conway (sulle fondamenta di una antica fortezza) tra Lough Beg e Lough Neagh; la tenuta era ricca di alberi centenari e di bellissimi boschi (vedi Bonny Portmore)

L’ISOLA DI RAM

L’isoletta oggi disabitata,  fu sede nel Medioevo di un monastero per poi essere venduta ai Conti O’Neill; un grazioso cottage estivo con il tetto in paglia fu edificato dal primo conte Charles O’Neill agli inizi dell’Ottocento proprio nelle vicinanze dei ruderi del monastero, unitamente a una casetta per i custodi; sembra che con la bassa marea l’isola fosse raggiungibile via terra percorrendo una strada pavimentata rialzata (i cui resti sono ancora visibili).
L’isola è un luogo ameno in cui passeggiare rigoglioso di alberi (molti dei quali piantati proprio dal conte) e ricco di roseti, feconda e bella come un angolo di paradiso; sull’isola vivevano due custodi Jane e Robert Cardwell, una sorta di geni tutelari che conducevano una semplice ed eremitica vita in simbiosi con l’isola e le sue risorse: si trasferirono sull’isola nel 1883 e ci rimasero fino alla fine, Robert morì nel 1929 e Jane nel 1933 alla veneranda età di 102 anni.

Ecco come appariva il cottage a metà ottocento

e come appare oggi

ASCOLTA The Cottars in “Made In Cape Breton,” 2002 che tenerezza sentire cantare una voce così fresca e giovane! (all’epoca del loro primo cd erano tutti degli adolescenti)


I
‘Twas pretty to be in Ballinderry (1)
‘Twas pretty to be in Aghalee (2)
Still prettier to be on bonny Ram’s Island
Sitting forever beneath a tree (3)
Ochone, ochone! Ochone, ochone!(4)
II (5)
For often I sailed to bonny Ram’s Island
Arm in arm with Phelim, my diamond (6)
And he would whistle and I would sing
And we would make the whole island ring
III
“I’m going,” he said, “from bonny Ram’s Island
Out and across the deep blue sea
And if in your heart you love me, Mary
Open your arms at last to me”
IV
‘Twas happy to be in little Ballinderry
now ‘tis sad as sad can be;
For the ship that sailed with Phelimy Diamond
Is lost for ever beneath the sea.
Traduzione di Cattia Salto
I
Era bello stare a Ballinderry
era bello stare a Aghalee
e ancora meglio stare nella bella isola di Ram
seduti per sempre sotto ad un albero
Ahimè, ahimè, Ahimè, ahimè
II
Perchè spesso navigavo verso la bella isola di Ram
tra le braccia di Phelim, il mio gioiello
e lui avrebbe suonato il flauto e io avrei cantato
e noi avremmo fatto il giro di tutta l’isola
II
“Vado via- disse lui – dalla bella isola di Ram
per attraversare il mare profondo
e se nel tuo cuore mi ami Mary
abbracciami un’ultima volta”
IV
Era bello stare a Ballinderry
ora invece è molto triste
perchè la nave che salpò con Phelimy Diamond
è perduta per sempre nell’oceano

NOTE
1) dal gaelico Baile an Doire = ‘town of the oak wood’
2) i Clancy Brothers dicono Aucholee
3) il verso di Graves dice “Trysting under the ivy tree!”
4) lamento in gaelico equivalente ad Alas
5) la strofa nella versione di Graves dice
“For often I roved in little Ram’s Island,
Side by side with Phelimy Hyland,
And still he’d court me and I’d be coy,
Though at heart I loved him, my handsome boy!”
6) Phelimy Hyland probabilmente storpiato in “Phelimy Diamond.” invece di diamond i Clancy Brothers dicono demon; scritto anche come Phelim my love,
FONTI
http://www.culturenorthernireland.org/features/heritage/rams-island
http://www.kilwarlin.com/about10.html
http://www.ramsisland.org/
http://www.libraryireland.com/Irish-Folk-Songs/Twas-Pretty-To-Be-In-Ballinderry-1.php
http://poetrynook.com/poem/twas-pretty-be-ballinderry
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=13807
http://glenavyhistory.com/townlands/townlands-glenavy-parish/rams-island-townland-glenavy-parish/