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TO DAUNTON ME

Da un frammento di ‘The old carle to daunton me’ Robert Burns tira fuori una canzone su un corteggiamento molesto (1788): la melodia era un’antica aria scozzese già nel Manoscritto Atkinson, 1694, come “This Wife of mine”, rispuntata fuori in un libretto di Loyal Songs datato 1750 (in cui una canzone pro-giacobita inizia così
To daunton me, to daunton me, D’ye ken the thing that wad daunton me – vedi)
Siamo alle solite un vecchio corteggiatore è certo di sposare la giovane illibata, ma lei non è disposta a lasciarsi comprare. Sebbene il tema della canzone sia umoristico, la melodia è una slow air ed è interpretata per lo più con accenti mesti, perchè tutti sapevano che la realtà era molto diversa ed erano proprio gli uomini anziani benestanti a sposare sempre le giovanissime fanciulle. vedi

Joseph Henderson (1832–1908) 'What Can a Young Lassie Dae wi an Old Man?'
Joseph Henderson (1832–1908) ‘What Can a Young Lassie Dae wi an Old Man?’

LA MELODIA

Conosciuta in Irlanda con il nome di Moran’s Return, e in Scozia con il titolo  “To Daunton Me” è suonata sia come slow air che come strathspey (vedi)
The first written appearance of the tune, according to John Glen in “Early Scots Melodies”, 1900, was in 1694 as part of the Atkinson Manuscript, although it had the alternative title, This wife of mine.
Its first printed mention of the tune was as a broadside, in 1700, under another title, ‘Be valient still’, a text preceded by the mention [to be sung to the tune of] “The old carle to daunton me (Logan’s “Pedlar’s Pack”, 1869, quoted by Bruce Olson.”The Fiddler’s Companion” )

Deliziamoci con quest’arrangiamento per violoncello e flauto

ASCOLTA Rapalje

E se non vi basta ancora

e finalmente una strathspey

ASCOLTA Reg Hill & The Ottawa Valley Melodiers

IL TESTO DI ROBERT BURNS

ASCOLTA Janet Russell

ASCOLTA Ewan MacColl


Chorus
To daunton(1) me, to daunton me,
An auld man shall never daunton me!
To daunton me, to daunton me,
An auld man shall never daunton me!
I
The blude-red rose at Yule may blaw,
The simmer lilies bloom in snaw,
The frost may freeze the deepest sea;
But an auld man shall never daunton me.
II
To daunton me, and me sae young,
Wi’ his fause heart and flatt’ring tongue,
That is the thing you shall never see,
For an auld man shall never daunton me.
III
For a’ his meal and a’ his maut,(2)
For a’ his fresh beef and his saut,
For a’ his gold and white monie,
And auld men shall never daunton me.
IV
His gear may buy him kye and yowes,
His gear may buy him glens and knowes;
But me he shall not buy nor fee,
For an auld man shall never daunton me.
V
He hirples twa fauld as he dow,
Wi’ his teethless gab and his auld beld pow,
And the rain rains down frae his red blear’d e’e;
That auld man shall never daunton me.
TRADUZIONE di Cattia Salto
Chorus
Conquistarmi, conquistarmi,
un vecchio non potrà mai conquistarmi!
Conquistarmi, conquistarmi,
Un vecchio non potrà mai conquistarmi!
I
Che la rosa rosso sangue a Natale fiorisca,
e i gigli d’estate sboccino nella neve,
che il ghiaccio congeli l’oceano,
ma un vecchio non potrà mai conquistarmi.
II
Di conquistarmi, io così giovane,
con il suo cuore falso e la sua parlantina:
è una cosa che non si vedrà mai.
perchè un vecchio non potrà mai conquistarmi.
III
Per la sua avena e il suo malto (2)
per tutta la carne fresca e sotto sale,
per tutto il suo oro e argento,
un vecchio non potrà mai conquistarmi!
IV
Con i soldi può comprare bestiame e greggi,
con i suoi soldi può comprare valli e colli,
ma me non mi comprerà o noleggerà,
perchè un vecchio non potrà mai conquistarmi.
V
A mala pena arranca piegato in due,
con la sua bocca sdentata e la sua pelata,
e la pioggia cade dai suoi occhi arrossati e cisposi –
quel vecchio non potrà mai conquistarmi!

Traduzione inglese (qui)

NOTE
1) scritto inizialmente come TO DAWT ON ME (SMM, 1788.)
2)  “In early times home-brewed ale was the national Scottish beverage, as oatmeal was the “staff of life.” “Rowth o’ meal and maut” is an old phrase, still used, to express abundance to eat and drink”—J. H. Una frase simile in italiano è “pan e vin non ti mancava”

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=50034
https://comhaltas.ie/music/detail/morans_return
http://tunearch.org/wiki/Moran’s_Return
https://thesession.org/discussions/30286
http://chrsouchon.free.fr/daunton.htm
http://www.cobbler.plus.com/wbc/poems/translations/563.htm

THE MINSTREL BOY: THE LAST HERO

021_The_Sword_and_the_Harp_by_Gold-SevenUna canzone patriottica irlandese, forse la più conosciuta al mondo, scritta da Thomas Moore (1779-1852) su una vecchia melodia intitolata The Moreen e pubblicata nel suo “Irish Melodies“.
Sebbene molte altre sue composizioni l’avessero reso ricco e famoso, la maggior parte di esse non hanno superato l’Ottocento, “The Minstrel Boy” invece è diventata una canzone di fama mondiale.
E’ opinione diffusa che Moore abbia composto la canzone in ricordo di alcuni amici di gioventù, che hanno partecipato alla ribellione irlandese del 1798: la canzone è diventata popolare tra gli irlandesi che hanno combattuto durante la guerra civile americana e sempre in America è diventata una specie di inno nei dipartimenti pubblici civili che hanno visto storicamente una grande componente di irlandesi-americani nei loro ranghi, come la polizia e i vigili del fuoco di New York, Boston e Chicago e di altre principali aree metropolitane degli Stati Uniti. La melodia è spesso suonata ai funerali dei soci e/ o funzionari di organizzazioni che sono morti o sono stati uccisi in servizio, in genere con le cornamuse. E ovviamente il brano è tra i preferiti dei soldati irlandesi!

THE MINSTREL BOY

Una canzone popolare e conosciuta internazionalmente, tra le più registrate, il primo fu il tenore irlandese John McCormack che la incise agli inizi della sua carriera (e venne perciò soprannominato the Irish Ministrel); al suo successo hanno contribuito inoltre numerosi films e programmi televisivi (Star Trek, The Man Who Would Be King, The Young Indiana Jones Chronicles e Profiles in Courage) tra i quali il più recente film “Black Hawk Down“.

La canzone afferma che l’anima di un popolo non potrà mai essere incatenata: il giovane combatte per il suo paese (all’epoca con la spada) fino alla morte e così tutto il popolo (ovvero le tante persone con sentimenti patriottici) faranno, perchè il nemico non dovrà mai toccare la patria degli altri.
Siamo in pieno Romanticismo e l’ideale romantico esalta il concetto di nazione (e quindi di popolo e patria), è in nome di questo ideale romantico che i popoli oppressi o dominati dalle potenze straniere (tra i quali gli italiani, tanto per citarne uno) combattono per la loro libertà e indipendenza. Il nemico ti conquista se è più numeroso o armato meglio, ma non potrà mai portarti via la tua anima o spirito come si voglia chiamare ossia le tue usanze e tradizioni, la lingua, la cultura e la tua musica
Eppureil testo si presta a più letture  e si adatta alle opinioni tra il moderato e l’estremo.

L’EROE ROMANTICO

Thomas Moore aveva  in mente un tipo preciso di patriota idealista quello che guidava le ribellioni irlandesi con il suo ardore giovanile, la sua dedizione alla causa, la sua pervicace convinzione nell’ideale, di certo un po’ ingenuo e poco esperto, e così imbottito di una concezione eroica dell’uomo che finiva più spesso ucciso o catturato, ma era pieno di passione e di sentimento. Così Moore descrive i giovani ribelli di allora, poeti, studiosi e sognatori, privi di senso pratico e non addestrati alle strategie della guerra, eppure che affrontano il nemico e il loro tragico destino con coraggio, fierezza e dignità. (vedasi ad esempio il prototipo del gentleman irlandese Robert Emmet)

LA VERSIONE STRUMENTALE

La melodia risale probabilmente alla fine del 1500, adattata da Moore sul testo ed all’epoca arrangiata per voce e pianoforte; oggi è più spesso interpretata come marcia con tamburi e cornamuse o come brano solistico all’arpa. Ovviamente le versioni per cornamuse nel WEB si sprecano come se ne trovano molte anche per arpa, ma quelle che segnalo sono:

ASCOLTA Semyon Kobialka & Daniel Kobialka in “American Classics” : il figlio al clavicembalo e il padre al violino

ASCOLTA The Corrs ancora la melodia portata dal violino in un arrangiamento tra il classico e il folk

ASCOLTA Celtic Passion dove il canto solista è affidato prima al flauto seguito da un delicato arrangiamento per pianoforte.

IL TESTO

Le versioni irlandesi spaziano da quella più tradizionale dei Clancy Brothers a quella rockeggianate di Shane Macgowan.

ASCOLTA Joe Strummer and the Mescaleros dal film “Black Hawk Down” di Ridley Scott 2001
ASCOLTA Sean Connery nel film “The Man Who Would Be King” di John Huston, 1975 (al 2:50 min se non parte in automatico)

Stessa melodia ma diverso inno The Son of God:
A glorious band, the chosen few
On whom the Spirit came;
Twelve valiant saints, their hope they knew,
And mocked the cross and flame.
They met the tyrant’s brandished steel,
The lion’s gory mane;
They bowed their heads the death to feel:
Who follows in their train?

ASCOLTA Jack Lukeman noto anche come Jack L il cantautore di Kildare che ha realizzato un video-reportage sulla rivolta di Pasqua 1916 (vedi) – strofe da I a IV,  una versione più epica che marziale che tocca le corde del sentimento

ASCOLTA John McDermotty (un classico)


I
The Minstrel Boy
to the war has gone
In the ranks of death(1)
you will find him,
His father’s sword
he hath girded on (2)
And his wild harp slung behind him
II
“Land of Song!(4)”
said the warrior bard(5)
“Though all the world betrays thee(6)
One sword, at least,
thy rights shall guard
One faithful harp shall praise thee!”
III
The Minstrel fell,
but the foeman’s chains
Could not bring
this proud soul under
The harp he loved never spoke again
For he tore its chords asunder
IV
And said, “No chains
shall sully thee
Thou soul of love and bravery!
Thy songs were made
for the pure and free(7)
And shall never sound in slavery(8)!”
V
The Minstrel Boy
will return one day
when we hear the news
we all will cheer it,
the minstrel boy will return I pray
torn in body perhaps,
not in spirit
and then you’ll play
his harp in peace,
as heaven hath intended,
for all the bitterness of man
must cease and ev’ry battle ended.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Il giovane menestrello
è andato in guerra,
nei ranghi della morte (1)
lo troverete,
si è cinto
con la spada del padre (2)
e si è appeso alla spalla la rustica arpa (3)
II
“Terra melodiosa! (4)”
disse il bardo guerriero (5)
“Anche se tutto il mondo ti tradisce (6)
almeno una spada
i tuoi diritti difenderà
e un’arpa fedele ti loderà! ”
III
Il Menestrello è caduto,
ma le catene degli oppositori,
non possono sottomettere
questo spirito fiero:
l’arpa che amava non canterà mai più, che lui le corde a pezzi le strappò
IV
E disse: “Nessuna catena
dovrà macchiarti,
tu anima dell’amore e del coraggio!
Le tue canzoni sono state fatte
per la purezza e la libertà (7)
e non dovrai mai suonare in schiavitù(8)”
V
Il giovane menestrello
ritornerà un giorno,
quando sentiremo la novella
tutti esulteremo.
Il giovane menestrello ritornerà-io prego
straziato forse nel corpo,
ma non nello spirito.
Allora si suonerà
la sua arpa in pace,
come s’intende il paradiso,
che tutte le amarezze dell’uomo
saranno cessate e ogni battaglia finita.

NOTE
1) le prime file all’assalto sono quelle destinate più facilmente alla morte
2) nella traduzione mi sovviene l’italico inno di Mameli “dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa”
3) ovvero l’arpa bardica un po’ tozza e piccola:  già nel XI° sec. si attribuisce ai Celti la realizzazione di due tipi di arpa, una più piccola con una decina di corde che si portava a spalla o era fissata alla cintura e una più grande (in gaelico clàirseach) con una trentina di corde: la cassa armonica si otteneva, diversamente da oggi, scavando un singolo blocco di legno (più diffusamente di salice), le arpe celtiche cosiddette “a testa bassa” erano così lavorazioni di scultura e d’intarsio, strumenti raffinati e preziosi consoni alla nobiltà. In questo senso la “wild harp” è da intendersi nella versione più “rustica” come arpa a 10 corde (continua)
4) letteralmente terra della canzone, ovvero l’Irlanda, ma per estensione ogni patria tradita, ovvero vilipesa e calpestata. L’ironia della storia è che anche gli inglesi cantavano la canzone nei loro bei salotti frequentati da personaggi romantici alla Lord Byron ignari che le “foeman’s chains” citate da Thomas Moore erano proprio le loro (dovevano essere però piuttosto duri di comprendonio per non capirlo)!!
5) nei tempi antichi i guerrieri erano anche bardi cioè poeti, o le loro gesta eroiche e la loro morte era cantata dai bardi che avrebbero tramandato nei secoli la loro memoria, così la loro breve (vissuta in sprezzo al pericolo) vita non sarebbe stata vissuta invano. Per un guerriero, l’onore rappresentava tutto; un uomo si valutava in base ad esso, e, difatti, uno degli strumenti più pericolosi nella società celtica era la satira, un particolare canto dei poeti che, deridendo un uomo, ne causava l’allontanamento dalla società. Ogni guerriero era tenuto a difendere, a prezzo della vita, il suo onore, insieme a quello del suo clan. continua
6) Per estensione oggi si legge: due sono le cose che restano alla patria tradita, le armi e un fedele esercito. Si esprime il concetto che per liberarsi dall’oppressore (inglese) gli irlandesi devono conquistare la libertà con il loro valore e il loro sacrificio, senza illudersi che un popolo straniero (Francia e Spagna) possa regalare loro la libertà; ma anche che viltà e corruzione dominano nel presente così come la slealtà e l’ipocrisia dei traditori e dei conformisti; nelle intenzioni di Moore la frase significava: è giunta l’ora per i giovani idealisti di agire in prima persona con devozione disinteressata e sacrificio.
7) si esprime qui un concetto caratteristico del romanticismo: la libertà individuale non è solo politica ma più estesamente intesa come libertà morale dalle passioni, dai vizi e dai compromessi, si badi bene non dal sentimento che sentimento e ragione nell’idealismo romantico sono parimenti importanti.
8) Un punto di vista a mio avviso un po’ estremo e al limite del fanatismo, sono infatti le canzoni a liberare gli uomini dalle catene anche se cantate in schiavitù, la musica non è solo per i cori angelici e le beate schiere del paradiso ma anche per le miserie e i tormenti sulla terra. Diverso è invece se il poeta avesse voluto intendere che l’arpa ossia la musica non si piegherà mai alle lodi e alle piaggerie verso il tiranno, così il giovane soldato ha preferito distruggere l’arpa piuttosto che farla cadere nelle mani del nemico! Ma questa lettura è solo superficiale perchè l’arpa è il simbolo dell’Irlanda e quindi sotto possiamo leggervi un messaggio ancora più estremo. A mio avviso bisogna stare attenti a non confondere il patriottismo con il fanatismo che è appunto esibito con il gesto del menestrello che distruggere la sua arpa, è un po’ come se i genitori uccidessero i loro figli per non farli cadere in mano nemiche, gesto al limite giustificabile solo se fossero certi che a loro venissero inferte violenze e brutali uccisioni, non solo perchè diventeranno schiavi: la vita viene prima di tutto e solo come ultima ratio può essere sacrificabile.
In questo senso anche il suicidio, più discreto come quello letterario di Jacopo Ortis o più eclatante di quello che si fanno esplodere (o si danno fuoco) in pubblico fa parte di una concezione eroica dell’uomo: Ugo Foscolo nel suo romanzo delinea un eroe romantico che per non arrendersi e sfuggire a una situazione umiliante e straziante reagisce con l’unico modo che gli resta (titanismo eroico e vittimismo sono le due facce della stessa medaglia).

A volte la II, III e IV strofa sono riassunte in un super-concentrato:
I
The minstrel boy to the war is gone,
In the ranks of death ye may find him;
His father’s sword he hath girded on,
With his wild harp slung along behind him.
II
Land of Song, the lays of the warrior bard,
May some day sound for thee,
But his harp belongs to the brave and free
And shall never sound in slavery!”

FONTI
http://www.libraryireland.com/Irish-Melodies/The-minstrel-boy-1.php
http://goodmorningbritten.wordpress.com/2013/11/26/listening-to-britten-the-minstrel-boy/
http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/18/minstrel.htm
http://thesession.org/tunes/6782
http://www.poetryfoundation.org/bio/thomas-moore

ILLUSTRAZIONI
http://gold-seven.deviantart.com/art/The-Sword-and-the-Harp-199540500

THE SHOEMAKER’S KISS

Zasche-Theodor-The-ShoemakerCi sono professioni nelle ballate popolari che richiamano di per sé una certa promiscuità sessuale: così il soldato e il marinaio per la loro condizione girovaga, ma anche l’aratore, il fabbro, o il calzolaio o ancora il mugnaio (un po’ come per le professioni odierne dell’idraulico o il postino!) . Così le canzoni su calzolai e mugnai hanno spesso un che di boccaccesco come questa “The Shoemaker’s kiss” che racconta di una fanciulla ignara del sesso mandata dal calzolaio per farsi fare un paio di scarpe; il calzolaio in realtà le mostra anche “altro” e così dopo nove mesi nasce un bambino!
Nelle ballate popolari parlare di scarpe con la fibbia e chiudere la fibbia di una scarpa vuol dire alludere all’atto sessuale, così la canzone è una perfetta drinking song anche per la sua struttura con il semplice ritornello (a doppio senso) alla fine di ogni verso, ideale per essere cantato da tutta la platea.

Il Bacio del calzolaio” di probabile origine scozzese è però una famiglia di canzoni, generate da una matrice comune e poi frammentate con titoli diversi e anche diverse melodie, e diffuse per tutta l’Inghilterra.

PRIMA MELODIA: SO GREEN AS THE LEAVES

Questa versione anche con il titolo di “The shoemaker’s kiss” è stata raccolta dalla tradizione orale (William Barlett – Dorset, 1906 “The Hammond And Gardiner Manuscript“), già uscita in stampa come broadside ballad a metà dell’Ottocento.
Il termine “So green as the leaves” sta a significare l’innocenza della creatura, un modo di dire risalente all’epoca elisabettiana; anche nell’Amleto Polonio dice di Ofelia “She is a green girl“. Se oggi essere al verde significa non avere soldi un tempo era sinonimo di ignoranza sulle cose del mondo! Ovviamente all’epoca la canzone era considerata oscena.

ASCOLTA John Roberts & Tony Barrand in “Spencer the Rover is alive and well” 1971, in versione integrale su Spotify.

Testo in “Marrow Bones” di Frank Purslow 1965 (vedi)

There was an old lady who lived in the West
So green as the leaves they are green, green, green, green
So green as the leaves they are green
And she had a fine daughter that never was kissed
And you know very well what I mean, mean, mean, mean,
You know very well what I mean.
Now one morn she rose and she put on her clothes
And away to the shoemaker’s shop she did go:
Shoemaker, shoemaker, have you got any shoes?
Oh yes, my fair creature, I think I’ll fit you.
So into the shoemaker’s shop she did trip
My God! How he caught her and he kissed her sweet lips:
When forty long weeks they was over and done
This pretty fair maid had a fine, bonny son.
Oh daughter, oh daughter, how came you by this?
Oh mother, dear mother, ‘twas the shoemaker’s kiss.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
C’era una vecchia che viveva nell’Ovest,
così verde come sono le foglie,
così verde come sono le foglie,
e aveva una bella figlia che non era mai stata baciata,
sapete bene cosa intendo dire,
sapete bene cosa intendo dire.
Un mattino lei si alzò e si mise i vestiti e andò di corsa al negozio del calzolaio “Calzolaio hai delle scarpe?”
“Si mia bella bambina, credo siano della tua misura”
Così nella bottega del calzolaio lei si fece un giro
Mio Dio! Lui l’afferrò e baciò le sue dolci labbra.
Quanto quaranta lunghe settimane furono passate quella bella fanciulla ebbe un bel figlioletto.
“O figlia cosa ti è capitato?”
“O madre, è stato il bacio del calzolaio”

SECONDA MELODIA: A KISS IN THE MORNING EARLY

melodia .”Arthur McBride
La prima registrazione è di Mick Hanly nel 1967 il quale ha apportato alcune modifiche alla versione collezionata nel “More Irish Street Ballads” di Colm O’Lochlainn’, 1965. E’ la versione della quale ho trovato più registrazioni

ASCOLTA Mick Hanly in “A kiss in the morning early” 1967 con una versione testuale modificata rispetto al testo in “More Irish Street Ballads” Il testo riprende il titolo come un refrain seguendo il modello di “Arthur McBride” (vedi)

ASCOLTA Celtic passion

ASCOLTA Tempest 1999, interessante arrangiamento folk-rock
ASCOLTA McGinty 2007 (invece del secondo verso si ripete il refrain A fal a falladdie failee)

VERSIONE Mick Hanly
I
‘Twas early one morning a fair maid arose
And dressed herself up in the finest of clothes
And off to the shoemaker’s shop sure she goes
For a kiss in the morning early
II
The cobbler arose and he soon let her in.
His arm and his hammer were neat as a pin
And he had the will for to greet her so slim
With a kiss in the morning early
III
O cobbler, O cobbler ‘tis soon we’ll be wed
And nestling together in a fine feather bed
So give me two shoes with two buckles of red
And a kiss in the morning early
IV
The maid hid the shoes in the back of her waist
She praised his good cobbling and shoemaker’s taste
And home to her father she mournfully faced
For it was in the morning early
V
O Father, O Father, I’ve got me a man
And he is the one I would wed if I can
As handsome as ever in leather did stand
For me kiss in the morning early
VI
The father was thinking and thinking again
For to wed her to riches and have them for him
Who knows but it might be a prince or a king
That she met in the morning early
VII
Who knows but it might be a jobber from town
Or a wealthy sea captain who’s sailed the world ‘round
A man with some thousands and thousands of pounds
That she met in the morning early
VIII
So the father was smiling his daughter embraced
And touching the buckles he drew back in haste
He spied the red shoes that were tied round her waist
For it was in the morning early
IX
O daughter, O daughter he started to shout
When he did discover what she was about
God knows ‘twas none but that old cobbling clout
That she met in the morning early
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Una bella fanciulla si alzò di mattina preso
e si vestì con abiti eleganti
e andò al negozio del calzolaio,
per un bacio di mattina presto.
II
Il ciabattino si alzò e la fece entrare subito,
il suo braccio e il martelletto erano ordinati e puliti
e volle salutarla come minimo
con un bacio di mattina presto
III
O ciabattino, preso saremo sposati
e riposeremo insieme in un bel letto di piume,
così dammi due scarpe con due fibbie rosse
e un bacio di mattina presto
IV
La fanciulla nascose le scarpe dietro la schiena
elogiò il buon ciabattino e il suo gusto
e a casa il padre tristemente affrontò, perchè era di mattina presto
V
“O padre ho avuto un uomo
e lui è quello che vorrei sposare se posso,
così bello tutto vestito di pelle,
perchè mi bacia di mattina presto
VI
Il padre pensò e ripensò
che l’avrebbe sposata con un ricco,
e lui avrebbe potuto esserlo, chissà poteva essere un principe o un re che lei incontrò di mattina presto:
VII
Forse era un grossista dalla città
o un ricco capitano del mare che navigava introno al mondo,
un uomo con migliaia di sterline
che lei incontrò di mattina presto.
VIII
Così il padre sorrise e abbracciò la figlia
e toccando le fibbie si ritrasse in fretta perchè vide le scarpe rosse che erano legate intorno alla vita,
perchè era di mattina presto.
IX
“O figlia” – si mise a gridare
quando scoprì cosa aveva fatto
Dio sapendo che non era altri che il vecchio ciabattino,
che lei incontrò di mattina presto.

LA VARIANTE DEL MUGNAIO: MAID GAED TAE THE MILL

Qui basta scambiare il calzolaio con il mugnaio e il mattino presto con la sera che il succo della storia è lo stesso. Tuttavia la fanciulla è questa volta tutt’altro che ingenua, anzi viene definita “wanton” che tra i vari significati in riferimento alla sessualità indica un comportamento voglioso e lascivo.
Per il suo approccio gioioso a una sessualità “spensierata” è classificabile tra le bothy ballads.

La canzone è comparsa in stampa verso la fine del 1700 (Ancient And Modern Scottish Songs, David Herd 1776 e “The Scots Musical Museum” Vol.5 no. 481, 1796 con la melodia “I Am A Miller To my Trade” – che a sua volta è suonata come “Johnny I hardly knew ye”).

ASCOLTA Ewan MacColl & Peggy Seeger

The maid gaed tae the mill ae nicht
Hech hey(1) sae wanton(2),
The maid gaed tae the mill ae night
And hey sae wanton she
She swore by a’ the stars sae bricht
That she’ld hae her corn grun'(3)
She’ld hae her corn grun’
Mill and multure(4) free

Then oot an’ cam’ the miller’s man (2x)
He swore he’ll dae the best he can
For tae get her ..
He put his haund upon her neck (2x)
He dang her doon(5) upon a sack
And there she got her…
When a’ the rest gaed tae their play (2x)
She sighed and said and wuldna stay
Because she’d got her…
When forty weeks were passed an’ gane (2x)
This lassie had a braw lad bairn
For gettin’ a’ her…
Her mither bade cast it oot (2x)
It was the miller’s dusty clout
For gettin’ a’ her…
Her faither bade her keep it in (2x)
It was the chief o’ all her kin
Because he has her ..


TRADUZIONE di CATTIA SALTO
La fanciulla andò al mulino la scorsa notte
ahimè così sfrenata (1)
La fanciulla andò al mulino la scorsa notte
così sfrenata
giurò sotto le stelle così luminose
che avrebbe avuto il suo campo di grano
avrebbe avuto il suo campo di grano
macinato gratis

Allora uscì il mugnaio
e giurò che avrebbe fatto del suo meglio,
le mise la mano intorno al collo
e la buttò giù su di un sacco
Quando finirono di fare i loro comodi
lei sospirò e disse che non poteva rimanere
Quando nove mesi furono passati e andati
questa fanciulla ha avuto un bel bambino
sua madre le ordinò di mandarlo via
era il marchio polveroso del mugnaio
suo padre le ordinò di tenerlo
fu il capo di tutto il clan


NOTE
1) Hech hey: traducibile con ahimè
2) Wanton: sessualmente immodesto
3) Grund: ground
4) Multure: parte lasciata al mugnaio per il pagamento della macinatura
5) Dang her doon: pushed her down with force

TRADUZIONE INGLESE
The maid went to the mill last night
Hey-hey, so wanton!
The maid went to the mill last night
Hey, so wanton she!
She swore below the stars so bright
That she should have her corn ground,
She should have her corn ground
The miller grinds so free!

Then out come miller’s man
He swore he’d do the best he can
For to get her …
He put his hand about her neck
He flung her down upon a sack
And there she got her …
When all the rest went to their play
She sighed and said she would not stay
Because she got her …
When nine months were passed and gone
This lassie had a brawling child
For getting of her …
Her mother bade her cast it out
It was the miller’s dusty clout
For getting of her …
Her father bade her keep it in
It was the chief of all her clan
For getting of her

FONTI
http://www.goldenhindmusic.com/lyrics/SOGREEN.html
http://www.8notes.com/scores/6302.asp?ftype=gif
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=22294
http://gdaebouzouki.blogspot.it/2011/07/kiss-in-morning-early.html

http://sangstories.webs.com/maidgaedtaethemill.htm
http://sniff.numachi.com/pages/tiMAIDMILL;ttMAIDMILL.html
https://groups.google.com/forum/#!topic/rec.music.folk/he5wXYSUW34
http://www.penultimateharn.com/music/millmaid.html
http:[email protected]?SongID=3815