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La questua di Sant’Antonio

Il 17 gennaio nel mondo contadino è l’inizio del Carnevale, nel calendario liturgico è la festa di Sant’Antonio, tempo di questua rituale, quando le allegre brigate di cantori e musici giravano per le campagne a fare incetta di salsicce, formaggio, uova e galline, generi alimentari donati con generosità dai contadini perchè donare significa propiziarsi, per magia simpatica, salute e soprattutto buon raccolto.
Il santo raffigurato con una lunga barba bianca visse da anacoreta nel deserto tentato dal Demonio, in particolare nel Centro Itala è tradizione una sorta di sacra rappresentazione che rievoca la storia del Santo, portata dai questuanti mascherati per le vie del paese: sono i “romiti” comuffati da Sant’Antonio (con un saio e la barba), il diavolo vestito di rosso e con le corna, e alcune ragazze vestite nei costumi  tradizionali o da angeli. Cantano “Le Tentazioni di S. Antonio” cioè tutti i tentativi messi in atto dal diavolo per indurre il Santo al peccato o per fargli perdere la pazienza, i testi si condiscono così di varianti burlesche.
Ascoltiamo la versione cabarettistica dei Gufi “Sant’Antonio allu diserto”


I
Buona sera cari amici tutte quante le cristiane
questa sera v’aggiu a dice della festa de dimane
che dimane è Sant’Antonio lu nemice de lu dimonio
Sant’Antonio Sant’Antonio lu nemice de lu dimonio.
II
Li parenti e Sant’Antonio una moglie gli vogliono dare
ma lui non ne vuol sapere, nel diserte si fa mandare
pe n’avè la siccatura de sta a fà una criatura
III
Sant’Antonio allu diserte s’appicciava ‘na sicarette
Satanasse pe’ dispiette glie freghette l’allumette
Sant’Antonio nun se la prende cun lu prospere se l’accende
IV
Sant’Antonio allu diserte se faceva la permanente
Satanasse le’ dispiette glie freghette la corrente
Sant’Antonio non s’impiccia, con le dita se l’arriccia
V
Sant’Antonio allu diserte se cuciva li pantalune
Satanasse pe’ dispiette glie freghette li buttune
Sant’Antonio se ne treghe cun lu spaghe se li lega.
VI
Sant’Antonio allu diserte cucinava gli spaghette
Satanasse pe’ dispiette glie freghette le furchette
Sant’Antonio nun se lagna cun le mani se le magna
VII
Sant’Antonio allu diserte se lavava l’insalata
Satanasse pe’ dispiette glie tirette na sassata
Sant’Antonio lo prese pel collo e lo mise col culo a mollo
VIII
Sant’Antonio allu diserte se diceva le oraziune
Satanasse pe’ dispiette gli fa il verso dellu trumbune
Sant’Antonio col curtellone gli corre appresso e lo fa cappone
IX
Vi saluto care amice lu signore ve benedice
e fa cresce lu patrimonio cun le grazie e Sant’Antonio
ca dimane è Sant’Antonio lu nemice dellu dimonie
traduzione italiano di Cattia Salto
I
Buona sera amici cari che siete tutti quanti cristiani
stasera vi racconto della festa di domani
che domani è Sant’Antonio, il nemico del demonio
Sant’Antonio, Sant’Antonio, il nemico del demonio
II
I genitori a Sant’Antonio una moglie gli vogliono dare
ma lui non ne vuole sapere e nel deserto và
per non avere la seccatura di fare un bambino
III
Sant’Antonio nel deserto s’accendeva una sigaretta
Satanasso per dispetto gli fregò l’acciarino
Sant’Antonio non se la prende e con il fiammifero se l’accende
IV
Sant’Antonio nel deserto si faceva la permanente
Satanasso per dispetto gli fregò la corrente
Sant’Antonio non s’impiccia , con le dita se li arriccia
V
Sant’Antonio nel deserto si cuciva i pantaloni
Satanasso per dispetto gli fregò i bottoni
Sant’Antonio se ne frega e con lo spago se li lega
VI
Sant’Antonio nel deserto si cucinava gli spaghetti
Satanasso per dispetto gli fregò la forchetta
Sant’Antonio non si lagna e con le mani se li mangia
VII
Sant’Antonio nel deserto si lavava l’insalata
Satanasso per dispetto  gli tirò una sassata
Sant’Antonio lo prese per il collo e gli mise il culo a mollo
VIII
Sant’Antonio nel deserto  diceva le sue orazioni
Satanasso per dispetto gli fa il verso del trombone
Sant’Antonio col coltellaccio  gli corre dietro e lo fa cappone
IX
Vi saluto care amici che il Signore vi benedica
e faccia aumentare il patrimonio con la grazia di Sant’Antonio
che domani è Sant’Antonio, il nemico del demonio

I canti di Sant’Antonio sono stati tramandati in Abruzzo, Umbria, Marche, Molise e Puglia.

 MARCHE

La tradizione è documentata da Gastone Pietrucci  “Il “Sant’Antonio”, come tutti i canti di questua, viene eseguito la vigilia delle festa di sant’Antonio (sedici gennaio). Letteralmente scomparso su tutto il territorio marchigiano, sopravvive ancora in alcune zone del basso Piceno e dell’Abruzzo. L’unica versione della mia collezione, l’ho registrata nel 1985, durante la funzione, da un gruppo di questuanti, in Acquaviva Picena (Ap). (tratto da qui)

ABRUZZO e UMBRIA

Nell’immaginario contadino le due figure religiose (S. Antonio Abate e S. Antonio da Padova) spesso si sovrappongono e così le “squadre” di cantori si rifanno alle Orazioni dei miracoli attribuiti ora uno ora all’altro,  in un clima talvolta giullaresco.

registrazione sul campo a Labro negli anni ’70 da Valentino Paparelli e Alessandro Portelli: cantori Trento Pitotti e Renato Ratini, originari della Valnerina, registrato a Labro
Ecco il nostro Sant’Antonio
I
Ecco il nostro Sant’Antonio
Ecco il nostro Sant’Antonio
e protetto e sia secondo
nominato in tutto il mondo
ma per la sua grande santità.
II
Sant’Antonio fraticello
si diverte coi pastori
ogni momento e a tutte l’ore
ma le disgrazie a ripara’.
III
[Tra li bovi e le cavalle
le disgrazie discacciava
e dal cielo li moderava
li castighi del Signo’.]
IV
Ecco l’angelo che viene
è Maria che ce lo manda
e venite tutti quanti
ma Sant’Antonio a festeggia’.
vedere per i testi anche qui
esecutori anonimi, registrato nei primi anni ’50 in Abruzzo da Alan Lomax
Lu Sant’Andone
I
Sanda notte a voi signori
quando siete dentro e fuori
quando siete fuori e avanti
Sanda Notte a tutti quanti.
II
Sand’Antonio di gennaio
poca paja a ju pajare
poca paja e poche fiene
Sand’Antonio pellegri'(no).
III
Era lui di fresca vita
quando si facea romita
quando andava nel deserto
di celicio era cope'(rto).
IV
Di celicio era coperto
erba cruda si cibava
d’erba cruda si cibava
di continuo digiuna’(va).
V
E lì ddentro la camerella
ci dormiva una donna bella
e quell’era il demonio
che tendava Sant’Andonio.
Sant’Andonio cuiu bastone
tira fuori la tentazio'(ne).
VI
Guarda che fece quell’omo saggio
mise foco al remissaggio
Sant’Andonio ch’era potende
misse l’acqua al fuoco arde’(nte).
VII
Se me dete nu presutto
voglie sane non voglie rutto
se me dete nu salame
si u metteme a la catana
VIII
se ce dete na cajina
ce facemo gli tagliuline
se ce dete nu capone
ce faceme li maccherone
IX
se ce dete na ?
ce la magneme in sanda pace
se ce dete na fellate
viva Sant’Andonio Aba’(te).
X
E’ finito il nostro cando
Padre Figlio e Spirito Santo
è finita la razione
ci sta gnende signora padro'(ne).

MOLISE-PUGLIA

Nel Molise (Vasto, Termoli, Serracapriola) si svolgono ancora le stornellate  per cantare “lu sant’Antunie”: nel raccontare la storia del santo abate (l’orazione)  il personaggio antagonista è ovviamente il diavolo tentatore che agita un lungo forcone.  Il canto di questua è eseguito da “squadre” maschili accompagnate da un organetto e da un tamburo a frizione , non manca mai la campanella, simbolo del santo. Tra gli strumenti di un tempo però prevaleva la zampogna e il piffero.
Per un raffronto dei testi vedasi la ricerca nella zona dell’alta valle del fiume Volturno di Antonietta Caccia e Mauro Gioielli con allegato spartito (qui): gruppi di musicisti andavano a fare “il Sant’Antonio” girando nella settimana dal 10 al 17 gennaio per portare l’Orazione di Sant’Antonio tra i contadini ricevendo in cambio olio e qualche soldo, le testimonianze sono tre e sono riferite al 1993, così riferisce Vincenzo Pitisci: “Si andava con la zampogna e la ciaramella, con la speranza che non fecesse troppo freddo. Ci facevano pure dormire in casa. Qualche volte si ballava. La gente ci portava in casa a suonare. Si suonava, si ballava e si beveva.”

VIDEO La questua di S.Antonio Abate a Penna S.Andrea, Teramo, Abruzzo, “portata” da “Li Sandandonijre

Ascoltiamoli in questo Saltarello

A Serracapriola, ridente paese delle Puglie, al confine con il Molise, è ancora viva la tradizione di “portare” il “Sènt’Endòn”, cioè di girare per abitazioni ed attività commerciali, suonando oltre a fisarmoniche, mandolini e chitarre, anche strumenti tipici della tradizione paesana (i Sciscèlè, u’ Bbuchet-e-bbù, u’ Cciarin, i Troccèlè) e cantando in vernacolo, canti dedicati al santo, inneggianti al riso, al ballo e ai prodotti derivati dalla lavorazione del maiale, quali mezzi per trascorrere i giorni del Carnevale all’insegna del mangiare, bere e divertirsi ..; a capo della comitiva c’è un volontario vestito da frate a simboleggiare il santo che con la propria “forcinella” (lunga asta terminante a forcina) raccoglie dolci e salumi che vengono donati per ingraziarsi i favori del santo. Merito di aver importato questa tradizione squisitamente molisana, nel 1925, dalla vicina Termoli, spetta a Ennio Giacci e ancor più a Guido Petti, autore quest’ultimo di musica e versi di svariate canzoni e in dialetto e in italiano, che annualmente vengono riproposte durante questa festa. Altri componimenti si devono al M° Luigi Tronco, autore di svariate melodie e testi anche in vernacolo serrano. (tratto da qui)

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/festa-sant-antonio.html

http://www.abruzzopopolare.it/lo-scaffale-dabruzzo/2491-il-culto-di-santantonio-abate-in-abruzzo.html

http://www.iltrigno.net/notizie/tradizioni/4871/la-tradizione-del-santantonio-abate-a-roccaspinalveti
http://www.maurogioielli.net/UTRICULUS/A.Caccia_e_M.Gioielli,_Tradizioni_musicali_per_il_Sant%E2%80%99Antonio_Abate_nella_valle_dell%E2%80%99Alto_Volturno,_%C2%ABUtriculus%C2%BB,VI,n.21,1997,pp.4-10.pdf

http://www.archiviosonoro.org/abruzzo/archivio/archivio-sonoro-dellabruzzo/fondo-di-silvestre/santantonio-abate.html
http://www.blogfoolk.com/2013/05/i-canti-rituali-di-questua-della.html
http://www.simbdea.it/index.php/tutte-le-categorie-docman/allegati-pagine-soci/334-festa-santantonio/file
https://www.discogs.com/it/Various-Italia-Vol-1-I-Balli-Gli-Strumenti-I-Canti-Religiosi-The-Dances-Musical-Instruments-Religiou/release/5637255

L’ASINO ALLEGRO OCCITANO: L’AZE D’ ALEGRE

Grugno Corocotta era  assai noto nel Medioevo, fu il primo maiale nel 350 a dettare il suo testamento (in latino) così come c’informa San Girolamo che lo sentiva recitare dai suoi scolari. Una parodia dello stile curialesco con la distribuzione allegorica delle parti del maiale a varie persone “che se le meritano”:
Delle mia interiora dò e donerò ai calzolai le setole, ai litigiosi le testine, ai sordi le orecchie, a chi fa continuamente cause e parla troppo la lingua, ai bifolchi le budella, ai salsicciai i femori, alle donne i lombi, ai bambini la vescica, alle ragazze la coda, ai finocchi i musculi , ai corridori ed ai cacciatori i talloni, ai ladri le unghie ed infine al qui nominato cuoco lascio in legato mortaio e pestello che mi ero portato: da Tebe fino Trieste ci si leghi il collo usandolo come laccio.
E voglio che mi sia fatto un monumento con su scritto in lettere d’oro: “Il maiale M. Grugno Corocotta visse 999 anni e mezzo e, se fosse campato ancora sei mesi, sarebbe arrivato a mille anni”.  (continua)

Ma è a Carnevale che l’animale di turno fa il suo testamento, preludio dell’uccisione sacrificale prima che si avanzi Madonna Quaresima. Così anche l’asino che già avevamo trovato al centro della Festa delle calende, con una messa dedicata in suo onore (vedi) lascia le sue orecchie ai poveri sordi..

L’AZE D’ALEGRE

L’origine dal canto è la terra occitana, nel Monferrato il titolo diventa L’asu ‘d Vignun e i più ritengono che sia il riferimento alla località di provenienza, la residenza papale nel Medioevo e cuore della Provenza.

ASCOLTA Lou Dalfin, 1984

Li Troubaires de Coumboscuro


I
L’aze d’alegre fai testament
L’aze d’alegre fai testament
laìsa la vita per fà ‘n counvent
e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun (1)
II
Laisa las aouréias ai pàouri chornh
Laisa las aouréias ai pàouri chornh
coura aouvìan, aouvìan tan da lonh
e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
III
Laisa las chambas ai pàouri sop
Laisa las chambas ai pàouri sop
coura courìan, courìan aou galop
e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
IV
Laisa l’uéies ai pàouri bornh
Laisa l’uéies ai pàouri bornh
coura veìan, veìan tan da lonh
e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
V
Laisa l’ouòsses ai pàouri chan
Laisa l’ouòsses ai pàouri chan
coura mourdian, fazìan am, am, am!
e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
VI
Laisa la coua ai cuzinìer
Laisa la coua ai cuzinìer
para las mouòisas dai poutagìer.
e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
Traduzione italiano *
I
L’asino allegro fa testamento
L’asino allegro fa testamento
lascia la vita per fare un convento
e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
II
Lascia le orecchie ai poveri sordi
Lascia le orecchie ai poveri sordi
quando sentivano, sentivano tanto lontano e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
III
Lascia le gambe ai poveri zoppi
Lascia le gambe ai poveri zoppi
quando correvano, correvano al galoppo e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
IV
Lascia gli occhi ai poveri ciechi
Lascia gli occhi ai poveri ciechi
quando vedevano, vedevano tanto lontano e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
V
Lascio le ossa ai poveri cani
Lascio le ossa ai poveri cani
quando mordevano, facevano “am am am” e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
VI
Lascio la coda ai cucinieri
Lascio la coda ai cucinieri
scaccia le mosche dai fornelli
e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun

NOTE
* tratta da qui
1) “e levrin e levroun ecc.” è una serie di sillabe più o meno casuali, tipiche di tante musiche tradizionali in tutto il mondo

LA VERSIONE IN MONFERRATO: L’asu ‘d Vignun

ASCOLTA La Cantarana

L’asu ‘d Vignun (1) a l’à fait testament
lasaje gnente a soi parent.
Galavrin galavrun e dan dan e dan dan
e l’asu ‘d Vignun galavrin galavrun
Lasaje j öi ai curnajas
për tan ca vardéisu i soi palas.
Lasaje  la cua a le servente
për tan ca i tuiréisu la pulenta.
Lasaje  le urie a le fürmie
për tan ca i purtéisu ‘n gir le spie.
A le mascrade lasaje la testa (2)
për tan ca  i servéisa a fé ‘n po’ ‘d festa
L’asino di (a)vignone ha fatto testamento,
non ha lasciato niente ai parenti.
(ritornello senza senso)
Ha lasciato gli occhi ai corvi
perchè tenessero d’occhio i suoi palazzi, ha lasciato la coda alle serve
perchè girassero la polenta
Ha lasciato le orecchie alle formiche
perchè andassero in giro a spiare
Alle mascherate ha lasciato la testa
perchè servisse a fare un po’ di festa

NOTE
1) Vignun traduce sia Avignone ma anche Vignone capoluogo della valle omonima. Il termine “Vignone” significa, probabilmente, grossa vigna. E’ curiosa l’associazione dell’asigno con un vigneto, si tratta dell’asino caro a Dioniso dio del vino?
2) il cranio dell’asino era un tempo usato anche in Piemonte come maschera rituale delle questue?

La versione del Roero è una rielaborazione del testo provenzale

VECCHIE E NUOVE TRADIZIONI

E’ nata a Mestra in occasione del Carnevale una recente “tradizione” quella del “volo dell’Asino”: l’intento è di parodiare il “Volo dell’Angelo” veneziano, una cerimonia nata nel 1500 dalle mirabolanti prodezze di un acrobata turco. Ben presto iniziarano le variazioni sul tema e all’acrobata vennero appioppate due ali d’angelo, ma nel 1759 l’acrobata si schiantò a terra e così al suo posto si preferì una grande colomba di legno che nel suo tragitto, partendo sempre dal campanile e fino al Palazzo Ducale, liberava sulla folla fiori e coriandoli (Volo della Colombina); il volo s’interruppe con la fine della Serenissima e solo nel 1979 si ricominciò a festeggiare il Carnevale, oggi un grande e spettacolare evento turistico, che richiama migliaia di visitatori da tutto il mondo.
Nella versione moderna è stato ripreso il “Volo della Colombina” spostandolo però come evento d’apertura, dapprima un uccello meccanico, si è passati nel 2001 alla vecchia formula del Volo dell’Angelo con un artista assicurato ad un cavo metallico che lentamente scorre verso terra. Dal 2011 a fare il volo è la “Maria dell’anno” eletta tra le bellezze locali.

L’ASINO VOLA

Dalla torre campanaria di Mestre dal 2002 e quasi ininterrottamente fino ad oggi si lancia sorretto da un cavo d’acciaio un asino che  “caga denari” (sotto forma di monete di cioccolato e coriandoli) sulla folla e atterra poco più distante. Nato nel 2002 da un’idea di Roberto Cargnelli dell’associazione Mandragola e Luciano “Fricchetti” Trevisan dell’associazione Ossigeno il volo dell’asino (più recentemente reinterpretato in chiave acrobatica) s’innesta sulla Festa dell’asino di Medievale memoria. A corollario tutta una serie di veri asini e di asini in maschera per parate e teatro di strada.

Girato l’angolo finiamo nel Galles e troviamo il piccolo scricciolo ucciso e smembrato secondo il rituale pan-celtico di una caccia: secondo la tradizione celtica lo scricciolo era il simbolo di Lugh, Figlio della Luce trionfante e il suo sacrificio, un tributo in sangue agli spiriti della Terra nel Solstizio d’Inverno, era una supplica per ottenere favori e fortuna, ma anche un sacrificio solare (la luce che riprende vigore dopo il solstizio riceve energia dal sangue del suo simulacro). L’uccisione dello scricciolo e la distribuzione delle sue piume avrebbe portato salute e fortuna agli abitanti del villaggio.  Mentre in Irlanda la questua rituale dello scricciolo si svolge il 26 dicembre  nell’Isola di Man e in Galles ricorre al capodanno o al dodicesimo giono del Natale (l’Epifania) continua

seconda parte

FONTI
http://www.mori.bz.it/humorpage/porco.htm

http://laicitacontro.blogspot.it/2012/05/la-vergognosa-storia-nascosta-di-alcuni_30.html

MUMMING FOR CHRISTMAS

La tradizione del travestimento e dei mimi travestiti è molto antica e diffusa un po’ per tutta Europa: uomini che indossano maschere e costumi tradizionali o estemporanei come quelli carnevaleschi (ma sempre ritualizzati) cantano, ballano, recitano (o mimano) per esorcizzare gli spiriti maligni e i demoni, di modo che ogni nuovo anno, possa iniziare purificato e carico di energia positiva.
Sono chiamati nelle isole britanniche “mummers” o “guisers”, ma anche “morris dancers”. continua prima parte

Nella festa di Mezz’Inverno i Mummers andavano a visitare i loro vicini di casa in casa, cantando e ballando, un’usanza solstiziale che richiama certe tradizioni celtiche di Samain.
I Mummers si accompagnavano con i musicisti nelle notti di Natale a fare fracasso e a suonare per le strade e davanti alle case (Wandering Waits) o con agili danzatori che si esibivano con le spade (sword dance) o con fazzoletti, campanelli o bastoni (Morris dance)

LA RECITA NATALIZIA

La recita, nata dalla tradizione popolare ma anche dai guitti di professione, narrava un  rito di morte-rinascita: i personaggi erano stereotipati, c’era il capo comico vestito da Spirito del Natale, c’erano il capitano turco ovvero l’infedele, San Giorgio il santo patrono dell’Inghilterra, il drago e il dottore. Con grida e urla il cattivo capitano sfida San Giorgio a duello e ovviamente muore. Ma il dottore lo riporta in vita e lo induce al pentimento. San Giorgio ingaggia la battaglia finale con il drago e lo uccide; ancora una volta il dottore riporta in vita la vittima, ma San Giorgio spiega che il drago nella storia muore e quindi lo uccide ancora e il drago, un drago malconcio e simpatico, muore con grande strepito.

in “The Book of Christmas” (1836): al centro lo Spirito del Natale e sul lato destro gli altrui Mummers in attesa di dare il via alla rappresentazione

SINGING THE TRAVELS

The Husbandman and the Servingman o Singing the Travels è un canto che faceva parte di una recita medievale di mummers dal titolo The Seven Champions of Christendom a Symondsbury nel Dorset. Una prima versione stampata si trova in The Loyal Garland, 1686 e nel Roxburghe Collection, vol. II., 188 (Collier’s Roxburghe Ballads, p. 312), God speed the plough, and bless the corn-mow, &c., (melodia I am the Duke of Norfolk) che così inizia
“My noble friends, give ear,
If mirth you love to hear,
I’ll tell you as fast as I can,
A story very true:
Then mark what doth ensue,
Concerning a husbandman.”

Una versione più lunga, si trova in Sussex Songs di Lucy E. Broadwood e John Broadwood, (Londra 1890) e in Some Ancient Christmas Carols di Davies Gilbert (Londra 1823).

Nel Medioevo The Husbandman è l’uomo di campagna, cioè un contadino libero e piccolo proprietario terriero, letteralmente un padrone di casa. Il canto è un’accesa disputa tra le classi medie, che cointrappone vantaggi e svantaggi di essere un lavoratore indipendente oppure un servitore; così facendo si esaltano i piaceri dell’onesto lavoro in campagna.
ASCOLTA Silly Sisters (Maddy Prior e June Tabor)


I (Husbandman)
Well met, my brothers dear, all along the highway riding
So solemn I was walking along.
So pray come tell to me what calling yours may be
And I’ll have you for a servant man.
II (Servingman)
Some serving men do eat the very best of meat
Such as cock, goose, capon and swan.
But when lords and ladies dine, they drink strong beer, ale and wine,
That’s some diet for a servant man.
III (Husbandman)
Don’t you talk about your capons, let’s have some rusty bacon
And aye, a good piece of pickled pork
That’s always in my house. A crust of bread and cheese –
That’s some diet for a husband man.
IV (Servingman)
When next to church they go with their livery fine and gay
And their cocked hats and gold lace all around
With their shirts as white as milk, and stitched as fine as silk,
That’s some habit for a servant man.
V (Husbandman)
Don’t you talk about your livery, nor all your silken garments
That’s not fit for to travel the bushes in.
Give me my leather coat, aye, and in my purse a groat,
That’s some habit for a husband man.
VI (Servingman)
So me must needs confess that your calling is the best
And will give you the uppermost hand.
So now we won’t delay but pray both night and day,
God bless the honest husband man.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I (il contadino)
“Ben incontrato, mio caro fratello, che viaggiate lungo la strada maestra su cui così solenne stavo passando.
Così vi prego di dirmi quale possa essere il vostro mestiere che io vi prenderò (1) come servitore.”
II (il servitore)
“Alcuni servitori mangiano la carne migliore come galletto, oca, cappone e cigno. Quando i signori e le signore pranzano essi bevono birra forte, birra leggera e vino,
questa è la dieta di un servitore.”
III (il contadino)
“Non ditemi dei vostri capponi, piuttosto prendete un po’ di pancetta affumicata e si, una bella fetta di prosciutto che non manca mai nella mia casa. Una crosta di pane e formaggio, questa è la dieta di un contadino.”
IV (il servitore)
“Mentre verso la chiesa vanno, con le loro divise belle e vivaci
e i loro cappelli a tricorno bordati con trine dorate,
con le loro camice bianche come il latte e tessute così fini come la seta; ecco degli abiti per un servitore.”
V (il contadino)
“Non ditemi della vostra livrea nè dei vostri abiti di seta, che non sono adatti per camminare in mezzo ai cespugli. Datemi la mia giacca di pelle e nella borsa un grosso (2); ecco gli abiti di un contadino”
VI (il servitore)
“Così devo confessare che il vostro mestiere è migliore
e vi darò la vittoria (3).
Così ora senza indugio preghiamo notte e giorno che Dio benedica l’onesto contadino.

NOTE
1) nel senso che secondo la sua opinione lo considera un servitore
2) groat (grosso) è una monetad’argento di vecchio conio (vedi)
3) vi passerò la mano

ASCOLTA Young Tradition


I
Well met, well met, my friend, all on the highway riding,
Though freely together here we stand.
I pray now tell to me of what calling this thou be
And art thou not a servingman?
II
Oh no, my brother dear, what makes thee to inquire
Of any such thing from my hand?
Indeed I will not frain but I will tell you plain:
I am a downright husbandman.
III
Well, if an husbandman you be, will you walk along with me,
Though freely together here we stand.
For in a very short space I may take you to a place
Where you may be a servingman.
IV
As to thy diligence, I give thee many thanks,
But nought do I require from thine hand.
But I pray now to me show wherefore that I may know
The pleasures of a servingman.
V
Well, isn’t it a nice thing to ride out with the king,
With lords, dukes or any such men;
For to hear the horn to blow and see the hounds all in a row,
That’s pleasures of a servingman.
VI
But my pleasure’s more than that, to see my oxen fat
And a good stock of hay by them stand;
With my plowing and my sowing, my reaping and my mowing,
That’s pleasures of an husbandman.
VII
But then we do wear the finest of grandeur,
My coat is trimmed with fur all around;
Our shirts as white as milk and our stockings made of silk:
That’s clothing for a servingman.
VIII
As to thy grandeur give I the coat I wear
Some bushes to ramble among;
Give to me a good greatcoat and in my purse a grout,
That’s clothing for an husbandman.
IX
But then we do eat the most delicate fine meat
Of goose, and of capon, and swan;
Our pastry’s made so fine, we drink sugar in our wine,
That’s diet for a servingman.
X
As to thy ducks and capons, give I my beans and bacon,
And a good drop of ale now and then;
For in a farmer’s house you will find both brawn and souse,
That’s a living for an husbandman.
XI
Kind sir, I must confess although it causes me distress
To grant to you the uppermost hand;
Although it is most painful, it is altogether gainful
And I wish I’d been an husbandman.
XII
So now, good people all, both be you great and small,
All knowing the king of our land;
And let us, whatsoever, to do our best endeavour,
For to maintain an husbandman.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
“Ben incontrato amico mio, che viaggiate lungo la strada maestra
anche se liberamente per qui insieme andiamo, vi prego di dirmi quale sia il vostro impiego,
non siete voi un servitore?”
II
“Oh no, mio caro fratello, cosa vi fa indagare
su una cosa del genere sul mio conto?
Tuttavia non indugerò ma parlerò spedito: io sono proprio un contadino”
III
“Bene se siete un contadino, potete camminare al mio fianco, così che liberamente insieme andiamo. Perchè in breve potrei portarvi in un posto
dove voi potreste essere un servitore”
IV
In quanto alla vostra diligenza, vi rendo molte grazie,
ma nulla richiedo dalla vostra
mano.
Piuttosto vi prego di mostrarmi, affinchè possa conoscere,
i divertimenti di un servitore”
V
“Beh non è assai piacevole andare a cavallo con il re con Signori, Duchi o uomini di tal fatta? per sentire il corno suonare e vedere i segugi tutti in fila
questo è il divertimento di un servitore”
VI
“Ma il mio divertimento è migliore di quello, guardare i miei grassi buoi
e una bella scorta di fieno stare ai loro piedi;
arare, seminare, mietere e falciare
questo è il divertimento di un contadino”
VII
“Eppure indossiamo la più bella magneficenza,
la mia giubba è tutta bordata di pelliccia;
le nostre camice sono bianche come il latte le nostre calze di seta;
ecco gli abiti per un servitore.”
VIII
“Quanto alla vostra magneficenza, prendete piuttosto la giubba che indosso per camminare tra i cespugli. Datemi un buon pastrano e nella borsa un grosso(2); ecco gli abiti per un contadino.”
IX
“Eppure mangiamo la carne più delicata e raffinata,
d’ oca, cappone e cigno.
i nostri pasticci (4) sono così buoni
beviamo vino addolcito,
questa è la dieta di un servitore.”
X
“Quanto alle vostre anatre e capponi, prendete  piuttosto i miei fagioli e pancetta e un bel sorso di birra di tanto in tanto; perchè nella casa del contadino si trova sia gelatina che sopressata (5), questa è la dieta di un contadino.”
XI
“Gentile signore, devo confessare con rammarico, che avete vinto la mano;
sebbene con angustia, è tuttavia evidente che vorrei essere un contadino”
XII
Così ora brava gente, sia grandi che piccoli, che tutti conosciamo il re della nostra terra;
facciamo tutto il possibileper fare del nostro meglio
e sostenere un contadino.

NOTE
2) probabilmente sta per “in my purse a groat”
4) nelle tavole dei signori medievali erano comuni i pasticci di carne cioè delle crostate di pasta ripiene con carne tritata e spezie.
5) vari tipi di carne in gelatina vedi,

continua

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/mumming.htm
http://terreceltiche.altervista.org/mumming-st-george/

https://mainlynorfolk.info/peter.bellamy/songs/thehusbandmanandtheservingman.html
http://www.finedictionary.com/husbandman.html
http://from-bedroom-to-study.blogspot.it/2012/12/the-comedic-capers-of merrymaking.html
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/
servingman_and_the_husbandman.htm

http://www.traditionalmusic.co.uk/folk-song-lyrics/Husbandman_and_Servingman.htm

Week 145 – Husbandman and Servingman