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Saltamartin Rampino (asino) e Papà del Gnoco

Saltamartin Rampino era il nome dell’asino  cavalcato da Papà del Gnoco nel Carnevale veronese, descritto da Giuseppe Peruffi. Ma l’opera più completa sull’argomento è quella di Alessandro Torri, studioso veronese vissuto tra il 1780 e il 1861 che nel 1818 pubblicò una raccolta di documenti, intitolata Cenni storici intorno all’origine e descrizione della festa che annualmente si celebra in Verona l’ultimo venerdì del Carnovale comunemente denominata Gnoccolare. (vedi)

PAPÀ GNOCO

E’ un rubicondo Babbo Natale con una livrea color panna cotta bordata di rosso con decori sempre in rosso applicati qua e là in modo da creare un effetto damascato, ai piedi calde babbucce con pon-pon,  in testa una tuba che sfida il gusto più roccocò, un mantello rosso alla Mandrake, e in mano un forchettone dorato come schettro, su cui è infilzato un grande gnocco trapuntato:  durante la sfilata, assieme ai suoi servitori, i gobeti o macaroni, cavalca l’asino aprendo la parata dei carri allegorici.

SANTA ASINA

L’asina e Gesù statual lignea nella  chiesa di Santa Maria in Organo – Verona

Sempre a Verona  nella chiesa di Santa Maria in Organo è custodita la statua della Muletta, una statua lignea del XIII secolo raffigurante Cristo sul dorso di un asinella.
Una leggenda vuole che questa statua lignea, arenatasi davanti alla porta della chiesa quando esisteva ancora il ramo dell’Adige ora interrato, dopo varie vicissitudini fosse raccolta e portata finalmente in chiesa. 
Secondo una tradizione popolare parallela, la statua conserva al suo interno la pelle dell’asino che portò Cristo a Gerusalemme attraverso la porta d’oriente. L’asino della domenica delle palme ebbe a capitare a Verona e fu ospitato proprio con tutti gli onori. Alla sua morte l’animale emise un raglio di grande intensità che fu udito da tutta la città.
E alla morte dell’animale furono resi grandi onori e le reliquie raccolte con devozione vennero deposte nel ventre della Musseta lignea. (tratto da qui)
Va da sè che Cristo e Mula furono entrambi equamente venerati dal popolo nelle processioni della Domenica delle Palme e del Corpus Domini (e la mula era teatralmente trascinata su delle ruote). La leggenda narra che ad un certo punto le autorità religiose di Verona si presero d’imbarazzo per la venerazione tributata dal popolo alla Santa Asina al punto da proibire la processione e da relege la sua statua in una zona secondaria della chiesa.

Sorge spontaneo domandarsi se in origine l’asina fosse cavalcata da un Dioniso in trionfo invece di un Cristo benedicente se come rilevato dallo stesso Dario Fo la mano che scolpì i due soggetti pare non sia la stessa; così il popolo nelle processioni primaverili riviveva le celebrazioni al mitico inventore del Vino con canti, musica e  entusiastiche grida “evoè” ( e banchetti).

LA PIETRA DELLO GNOCCO

In Irlanda hanno la pietra dell’Eloquenza a Verona invece c’è una pietra che, come nelle più belle favole, s’imbandisce magicamente; si trova in piazza San Zeno dove sorge la chiesa del santo patrono Zeno (eretta forse sul suo sepolcro). Il quartiere di San Zeno, esterno alle mura cittadine fino al ‘300, era  un quartiere popolare, i cui abitanti vivevano attorno all’elemosina e alle attività della basilica. La  leggenda vuole che un ricco benefattore Tommaso Da Vico nel suo testamento redatto nel 1531 lasciasse una donazione per dar da mangiare ai poverelli del quartiere (una volta l’anno) gnocchi, cacio e vino. Nel testamento ovviamente non c’è traccia del lascito ma viene descritto il luogo in cui l’illustre Da Vico avrebbe dovuto essere sepolto “vicino alla chiesa di San Zeno, adiacente al grande tavolo di pietra dove banchettavano i poveri, nel giorno di venerdì gnocolar” (l’ultimo giorno di Carnevale) (continua)

Relazione Dell’annuo Baccanale O Sia Gnoccolar Di Verona (1759): una tavola imbandita di gnocchi con commensali

Il luogo era in epoca romana una necropoli e si rinvengono ancora resti lapidei ornati con fregi, così è per la tavola menzionata “una grande tavola di marmo su un basamento formato da una trabeazione rovesciata, mentre il piedistallo è costituito da un’ara cilindrica decorata a bassorilievo con tre vittorie alate con trofei, accostate a fiori a sei petali e alternate a coppie di figure in tre edicole. È evidente che si tratta di reperti romani, riutilizzati per farne una tavola pubblica, a scopo benefico. Dietro la tavola, addossato al muro perimetrale di San Procolo, c’è anche il mausoleo di Tommaso da Vico del 1531. ” (tratto da qui)
Nel luogo è anche conservata una tomba romana ipogea con un sarcofago romano, senza iscrizione, dal coperchio rotto,ma non credete all’iscrizione non c’è il corpo di re Pipino, figlio di Carlo Magno, un tempo la vasca era piena d’acqua limpidissima con rinomate proprietà curative o addirittura miracolose, in quanto di provenienza ignota.

PECCATI DI GOLA

Quando si dice Verona si dice Pandoro eppure in origine si chiamava “Nadalin” e la sua ricetta risale al 1260 e la forma è quella di una Stella come la cometa dei Re Magi ma anche il Sole dell’Imperatore
LA RICETTA

Il Natalin dal Blog di Silva Avanzi Rigobello

La mia metà veneta da parte materna mi garantisce gnocchi fatti in casa quasi tutte le domeniche, ma leggendo qua e là sul Carnevale veronese mi sono imbattuta in un condimento che non conoscevo, così scrive Olivia Chierighini “Mia nonna li preparava con burro fuso, poco zucchero, cannella, scorza di cedro candito tagliato finissimo e Grana Padano grattugiato. La prima volta che ho tentato di proporli ai parenti lombardi, hanno fatto una faccia assai perplessa, ma voi provate fiduciosi: avete mai provato un piatto della tradizione veneta che non sia favoloso?”
LA RICETTA

I MACCHERONI

Ma a voler cercare il pelo nell’uovo non bisogna tacere che gli gnocchi prima di Colombo (e fino a tutto il Settecento) si facevano senza patate, e ancora si fanno solo con la farina gli «gnochi de malga».
Erano chiamati  maccheroni da cui certa poesia del XVI secolo prende il nome.
Così il Boccaccio scrive a proposito del paese di Bengodi
ed eravi una montagna tutta di formaggio parmigiano grattugiato, sopra la quale stavan genti che niuna altra cosa facevan che far maccheroni e raviuoli, e cuocergli in brodo di capponi, e poi gli gittavan quindi giù, e chi più ne pigliava più se n’aveva; e ivi presso correva un fiumicel di vernaccia, della migliore che mai si bevve, senza avervi entro gocciol d’acqua.
I nostri gnocchi sono tondi e rotolano da una montagna di parmigiano per tuffarsi nel burro fuso
La ricetta storica qui
La ricetta del Paese di Bengodi qui
La ricetta della Lessinia di Giuseppe Peruffi qui

continua

FONTI
https://lamiaverona.jimdo.com/briciole/da-vico-e-il-bacanal/
http://luigi-pellini.blogspot.it/2009/06/il-culto-dellasino.html
http://www.larena.it/home/altri/speciali/la-citt%C3%A0-da-scoprire-3/5%C2%AA-puntata/%C3%A8-il-tavolo-su-cui-da-vico-serviva-gli-gnocchi-1.2730545