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E LA BARCA VA: IL PRINCIPE E LA BALLERINA, THE SKYE BOAT SONG

Flora MacDonald (1722 – 1790), aveva 24 anni quando incontrò Charles Stuart. Dopo la rovinosa battaglia di Culloden (1746) il Bonnie Prince allora ventiseienne, riuscì a fuggire e a restare nascosto per parecchi mesi, protetto dai suoi fedelissimi, nonostante i pattugliamenti inglesi e la taglia sulla sua testa.
Charles trovò nelle isole Ebridi molti nascondigli e sostegno ma era un pericoloso gioco a rimpiattino.. Il momento della fuga dalle Ebridi Esterne, per quanto “eroicomico”, è ricordato in questa canzone scritta da Sir Harold Boulton nel 1884 su di una melodia tradizionale che si dice sia stata arrangiata da Anne Campbell MacLeod.
La canzone è stato un successo: fin da subito circolarono voci che spacciavano il testo come traduzione di una antico canto in gaelico e presto divenne un brano classico della musica celtica e in particolare della musica tradizionale scozzese

charlie e flora

E LA BARCA VA

La barca con quattro (o sei) marinai ai remi lasciò Benbecula il 27 giugno 1746 alla volta dell’isola di Skye nelle Ebridi Interne. I due arrivarono fino a Portée in varie tappe e il 1° luglio si lasciarono, il principe  donò a Flora un medaglione con il suo ritratto e la promessa che si sarebbero rivisti un giorno. Secondo la leggenda Flora lo salutò danzando sulla spiaggia  (vedi prima parte: Flora MacDonald’s Fancy)

LA TRAVERSATA IN MARE: LA FUGA DI CHARLES STUART

Il momento della fuga dalle Ebridi Esterne, per quanto “eroicomico”, è ricordato in questa canzone scritta da Sir Harold Boulton nel 1884 su di una melodia tradizionale che si dice sia stata arrangiata da Anne Campbell MacLeod dopo averla sentita cantare nel 1870 da un gruppo di marinai, mentre stava facendo un’escursione sul Loch Coruisk, guarda caso proprio sull’isola di Skye. La canzone era “Cuchag nan Craobh” (in inglese “The Cuckoo in the Grove”) comparsa in stampa nel 1907 in Minstrelsy of the Scottish Highlands, di Alfred Moffat, testo attribuito a William Ross (1762 – 1790).

LO IORRAM
Il brano è comparso nel libro Songs of the North pubblicato da Sir Harold Boulton e Anne Campbell MacLeod a Londra nel 1884. Nelle ristampe ed edizioni successive nel commento si fa riferimento alla melodia come a un "iorram" ossia a una canzone ai remi. Non proprio una shanty song un "iorram" (pronuncia ir-ram) aveva la funzione di dare il ritmo ai vogatori ma nello stesso tempo era anche un lamento funebre. Il tempo è in 3/4 o 6/8: la prima battuta è molto accentuata e corrisponde alla fase in cui il remo è sollevato e portato in avanti, 2 e 3 sono il colpo all'indietro. Alcune di queste arie sono ancora suonate nelle Ebridi come valzer.

La canzone è stato un successo già nell’Ottocento ed è da considerarsi un brano classico della musica celtica, e in particolare della musica tradizionale scozzese, inserito immancabilmente nelle compilation anche per matrimoni, fatto e rifatto in tutte le salse (dal beat al liscio, jazz, pop, country, rock, dance), innumerevoli le versioni strumentali (da un solo strumento – arpa, cornamusa, chitarra, flauto – o due fino all’orchestra) con arrangiamenti classici, tradizionali, new age, per bande anche militari e corali. Su Spotify è possibile trovare moltissime versioni del brano e proprio per tutti i gusti! Tra quelle strumentali le mie preferite sono quelle con la chitarra di Greg Joy, Pete Lashley, Tom Rennie, ma anche una versione con arpa e flauto di Anne-Elise Keefer e una versione “insolita” (con tanto di basso-tuba o oboe) dei Leaf!

Tra tutte vi propongo questa interpretazione nella compilation Irish Roses

ASCOLTA Carlyle Fraser

CHORUS
Speed bonnie boat,
like a bird on the wing,

Onward, the sailors cry
Carry the lad that’s born to be king(1)
Over the sea to Skye(2)
I
Loud the winds howl, loud the waves roar,
Thunder clouds rend the air;
Baffled our foe’s stand on the shore
Follow they will not dare
II
Though the waves leap,
soft shall ye sleep
Ocean’s a royal bed
Rocked(3) in the deep,
Flora will keep
Watch by your weary head
III
Many’s the lad fought on that day
Well the claymore could wield
When the night came, silently lay
Dead on Culloden’s field(4)
IV
Burned are our homes, exile and death
Scatter the loyal men(5)
Yet, e’er the sword cool in the sheath,
Charlie will come again(6).

TRADUZIONE ITALIANO (dal WEB)
RITORNELLO
Veloce, barchetta,
come un uccello sulle ali

Avanti! Gridano i marinai!
Porta l’uomo destinato a essere re (1)
sul mare a Skye(2)
I
Forte ruggisce il vento, forte urlano le onde, satura di nuvoli di tuono è  l’aria, sbalorditi i nostri nemici si fermano sulla riva e non osano seguirci
II
Benchè le onde si accavallino,
il tuo sonno sarà dolce
e l’oceano il letto del re
cullata dal mare (3),
Flora vigilerà
vegliando sulla tua testa stanca
III
Molti furono gli uomini che combatterono quel giorno,
bene le  spade duellarono,
quando la notte venne in silenzio,
la morte aleggiava sul campo di Culloden (4).
IV
Bruciate le nostre case, esilio e morte,
dispersi gli uomini leali (5),
ma prima che la spada riposi nel fodero,
Carlo verrà di nuovo (6)

NOTE
Lost_Portrait_of_Charles_Edward_Stuart1) Chi era il “Giovane Pretendente”? Probabilmente solo un damerino con l’accento italiano e la passione del brandy, ma quanto fu il fascino che esercitò sugli scozzesi delle Highlands! Cresciuto in pratica a Roma sotto l’ala del Papa, in un primo tempo venne spedito dal padre Giacomo a Parigi “per farsi una posizione” a Corte, sfruttando la parentela con il re di Francia. Eppure Luigi non ne voleva proprio sapere del suo parente povero e si rifiutò di riceverlo a Corte; così Charlie visse a Parigi snobbato dalla nobiltà e in perenne ricerca di finanziatori disposti a rischiare i quattrini per il suo tentativo di restaurazione sul trono (per la verità era anche un assiduo frequentatore di taverne). Tra le lamentele del conte di Mar (esule in Francia dopo la figuraccia di Sheriffmuir) sul carattere del principe, oltre alla sua eccessiva predilezione per il bere, c’erano anche i modi sgarbati verso i suoi seguaci e il suo chiacchierare a vanvera; ma evidentemente il “Bel Carletto” non doveva essere poi così inconcludente, se alla fine produsse una Dichiarazione di Accordocon la quale rivendicava i propri diritti al trono della Gran Bretagna, sotto firmata daicapi clan scozzesi leali alla causa giacobita: Clanranald e Glengarry, Stewart diAppin, Alexander MacDonald di Keppoch, Angus MacDonald di Scotus. Indubbiamente ci furono in ballo questioni d’onore e giuramenti di fedeltà al padre e al nonno, più che un’affezione particolare per il Giovane Pretendete; inoltre non era insolito per molti clan tenere i piedi in due scarpe ed avere così qualche parente stretto a combattere nello schieramento opposto.
Il venticinquenne Charles sbarcò insieme a sette compagni sull’isola di Eriskay e una manciata di spade, poi si spostò verso Glenfinnan e restò in attesa che i clan arrivassero! La sua campagna militare fu piuttosto caotica e inizialmente baciata dalla fortuna che gli regalò una serie di facili vittorie continua
2) L’isola di Skye nelle Ebridi Interne, ma suona come “cielo” e quindi una metafora, l’autore lo impalma come eroe nel firmamento
3) non concordo con la traduzione trovata nel web “ballando sul mare” a mio avviso “rocked” è da intendersi, come in molte sea song e sea shanty (e in qualche lullaby), nel senso di dondolio (della culla in particolare) e quindi “cullata dal mare”
4) per l’approfondimento ho dedicato un’intera pagina ai Giacobiti vedi
5) la repressione inglese contro i giacobiti e i simpatizzanti fu brutale
6) nel 1884 Charles Stewart era ormai polvere, ma la letteratura romantica manteneva ancora vive le aspirazioni giacobite e i canti infiammavano ancora gli animi

CHARLES STUART ULTIMO ATTO

Charles_Edward_Stuart_(1775)Nel 1896 lo scrittore scozzese Robert Louis Stevenson (1850-1894) scrisse una variante con nuove parole, evidentemente non soddisfatto di quanto scritto da un baronetto inglese.

Stevenson mette il canto in bocca allo stesso Charles, vecchio e disfatto nel suo esilio “dorato” tra Roma e Firenze. L’Alfieri ce lo descrive come irragionevole e sempre ubriaco padrone, ovvero querulo, sragionevole e sempre ebro marito (ma doveva avere il dente avvelenato essendo stato per anni l’amante della molto più giovane e bella moglie Luisa di Stolberg-Gedern contessa d’Albany). Il Principe sempre più amareggiato e dedito all’alcol, morì a Roma il 31 gennaio 1788 (abbandonato anche dalla moglie quattro anni prima).

OVER THE SEA TO SKYE di Robert Louis Stevenson
I
Sing me a song of a lad that is gone,
Say, could that lad be I?
Merry of soul, he sailed on a day
Over the sea to Skye
II
Mull was astern, Rum was on port,
Eigg on the starboard bow.
Glory of youth glowed in his soul,
Where is that glory now?(6)
III
Give me again all that was there,
Give me the sun that shone.
Give me the eyes, give me the soul,
Give me the lad that’s gone.
IV
Billow and breeze, islands and seas,
Mountains of rain and sun;
All that was good, all that was fair,
All that was me is gone.

TRADUZIONE ITALIANO di Cattia Salto
I
“Cantami del ragazzo del passato
dici, “Potrei essere io quello?”
D’animo gentile, salpò un giorno
sul mare per Skye.
II
Mull era a poppa, Rum era a babordo, Eigg sulla prua a dritta.
Gloria di gioventù brillava nel suo spirito, dov’è quella gloria ora?(6)
III
Dammi ancora tutto ciò che fu,
dammi il sole che risplendeva
dammi gli occhi (7), l’anima
dammi il ragazzo del passato
IV
Nuvole e brezza, isole e mari
montagne di pioggia e di sole;
tutto ciò di buono e giusto
che era in me, è morto

NOTE
7) nel senso di visione

LA VERSIONE OUTLANDER

Più recentemente la canzone “Over the Sea to Skye” è stata ripresa nella serie “The Outlander” dalla saga di Diana Gabaldon ed è subito skyemania.. e tutti volevano sapere il testo della canzone..

ASCOLTA Raya Yarbroug

ll testo è stato modificato opportunamente per la serie eliminando i riferimenti al Bel Carletto e traslandoli alla bella Claire Randall che in un  viaggio nel tempo attraverso un cerchio di pietre si trova proiettata nel passato (dal 1945 nel 1743) e s’innamora di James Fraser ovvero James Alexander Malcolm MacKenzie Fraser Lord di Broch Tuarach

CHORUS
Say, could that lass be I?

Merry of soul, she sailed on a day
Over the sea to Skye(2).
Billow and breeze, islands and seas,
Mountains of rain and sun…
All that was good, all that was fair,
All that was me is gone.
Sing me a song of a lass that is gone…
Say, would that lass be I?
Merry of soul, she sailed on a day
Over the sea to Skye.
TRADUZIONE IN ITALIANO DI CATTIA SALTO
Dimmi quella ragazza potrei essere io? D’animo allegro lei salpò un giorno
sul mare per Skye.
Nuvole e brezza, isole e mari,
montagne di pioggia e di sole..
Tutto ciò  di bello e buono
che era in me, è morto.
Cantami di una ragazza del passato,
dici, “Potrei essere io quella?”
D’animo allegro lei salpò un giorno
sul mare per Skye.

NOTE
2) anche qui si gioca sul doppio senso e Skye è decisamente il cielo

Versione ulteriormente riarrangiata da Bear McCreary in seguito al successo della serie e completata con le strofe di Robert Louis Stevenson

RUSTY NAIL: IL COCKTAIL DEL CLAN MACKINNON

Rusty-NailPer sdebitarsi dell’aiuto prestato dal Clan MacKinnon durante i mesi in cui dovette nascondersi dagli Inglesi, il principe Stuart rivelò a John MacKinnon la ricetta del suo elisir segreto, una bevanda speciale creata dal suo farmacista personale. Il clan MacKinnon accettò la custodia della ricetta, finchè agli inizi del ‘900, un discendente della famiglia decise che era giunto il momento di sfruttare commercialmente la ricetta chiamandola “Drambuie”

4.5 cl Scotch whisky
2.5 cl Drambuie
Procedimento: si prepara direttamente un bicchiere tipo old fashioned con ghiaccio. Agitare delicatamente e guarnire con un twist di limone.

Un cocktali doppiamente scozzese: lo Scotch Whisky e il Drambuie che è un liquore la cui ricetta è un mix di whisky, miele… segreti e leggende. Ancora oggi l’azienda è gestita dalla stessa famiglia e mantiene segreto il contenuto della ricetta. (Tratto da qui)

 FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/charlie-hes-my-darling/
http://www.electricscotland.com/history/women/wih9.htm
http://www.windsorscottish.com/pl-others-fmacdonald.php
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=31609
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=94755

HERE WE COME A-WASSAILING

Wassail_BowlLe wassail songs sono canti di questua di natura non religiosa che risalgono sia al solstizio d’inverno che ai riti di primavera dalla remota origine. Nel Medioevo gruppi di giovani questuanti cantavano e suonavano per le strade dietro il compenso di libagioni o di denaro oppure portavano la grolla della salute (wassail bowl) di casa in casa, cantando per reclamizzarne la bontà e per augurare una buona festa di Natale e un felice Anno Nuovo, in attesa di una piccola ricompensa. Inizialmente quindi erano i questuanti a portare la grolla di casa in casa per la condivisione comunitaria della bevanda e delle provviste, ma più comunemente, specialmente in epoca vittoriana, erano i mendicanti o i bambini più poveri e le donne a girare con la tazza del wassail vuota perché fosse riempita con bevande calde per accompagnarci pane e formaggio!
(introduzione  e indice wassail songs qui)

GOODING CAROLS: la versione tradizionale dello Yorkshire

Ogni villaggio dello Yorkshire ha la sua versione del Gooding Carol e una versione molto popolare venne stampata in “Christmas Carols New and Old”, 1871

ASCOLTA registrazione sul campo nel 1973


I
We’ve been a-while a-wandering
Amongst the leaves so green.
But now we come a wassailing
So plainly to be seen,
CHORUS
For it’s Christmas time,
when we travel far and near;

May God bless you and send you
a happy New Year.
II
We are not daily beggars
That beg from door to door;
We are your neighbors children,
For we’ve been here before;
III
We’ve got a little purse;
Made of leathern ratchin skin;
We want a little of your money
To line it well within;
IV
Call up the butler of this house,
Likewise the mistress too,
And all the little children
That round the table go;
V
Bring us out a table
And spread it with a cloth,
Bring us out a mouldy cheese
And some of your Christmas loaf;
VI
Good master and good mistress,
While you’re sitting by the fire,
Pray think of us poor children
That’s wandered in the mire;
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Siamo stati per un po’ in giro
tra le foglie dei sempreverdi (4),
ma ora veniamo per un brindisi,
così belli da vedersi.
CORO
Perchè è Natale
quando viaggiamo in lungo e in largo
che Dio vi benedica e vi porti un felice Anno Nuovo
II
Non siamo mendicanti abituali
che girano di porta in porta,
ma siamo i figli dei vicini di casa.
che (ben) conoscete.(3)
III
Abbiamo un borsellino
fatto di cuoio
vogliamo qualche spicciolo (7),
per riempirlo bene.
IV
Che venga il maggiordomo (5) della casa e anche la signora
e tutti i bambini
che stanno a tavola
V
Portateci fuori un tavolo
e metteteci una tovaglia
portateci fuori del formaggio erborinato (*) e delle pagnotte di Natale
VI
Buon Signore e Buona Signora
mentre viete seduti accanto al caminetto, vi preghiamo di pensare a noi poveri bambini che stiamo in giro nel fango
 

NOTE
* ovvero un formaggio con la muffa; l’equivalente al nostro gorgonzola è in Inghilterra detto Stilton (blue cheese)

WESSEL CUP CAROL

E’ una variante di “Here we come a-wassailing”
ASCOLTA The Children’s Wait in  A Victorian Christmas Revels 2000, Gooding Carol/Wessel Cup Carol (su Spotify)

GOODING CAROL
Well-a-day! Well-a-day!
Christmas too soon goes away!
Then your gooding (1) we will pray
For the good-time (2) will not stay.
We are not beggars that beg from door to door,
But neighbors’ children (3) you have known before.
So gooding pray, we cannot stay,
we cannot stay, but must away.
For the Christmas will not stay,
Well-a-day! Well-a-day!
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
Un buon giorno, un buon giorno!
Il Natale passa troppo in fretta!
Allora l’elemosina(1) chiederemo,
perchè il buon delle feste (2) non durerà!
Non siamo mendicanti che chiedono l’elemosina porta a porta,
ma i figli dei vicini (3) che già
conoscete.
Così vi preghiamo di darci delle cose buone che non possiamo restare, e dobbiamo andare via.
Perchè il Natale non durerà,
un buon giorno, un buon giorno!

NOTE
1) il Mumping Day (oppure ‘Doleing Day’) cadeva il 21 dicembre e un tempo era il giorno in cui i poveri andavano a chiedere l’elemosina in vista del Natale per potersi procurare tante cose buone per natale (good things). Nello Staffordshire il termine utilizzato era semplicemente “a-gooding.” “In some parts of the country the day is marked by a custom, among poor persons, of going a gooding, as it is termed—that is to say, making the round of the parish in calling at the houses of their richer neighbours, and begging a supply either of money or provisions to procure good things, or the means of enjoying themselves at the approaching festival of Christmas. …By a correspondent of Notes and Queries, in 1857, we are informed that the custom of ‘Gooding’ exists in full force in Staffordshire, where not only the old women and widows, but representatives from every poor family in the parish, make their rounds in quest of alms. The clergyman is expected to give a shilling to each person, and at all houses a subsidy is looked for either in money or kind. In some parts of the same county a sum of money is collected from the wealthier inhabitants of the parish, and placed in the hands of the clergyman and churchwardens, who on the Sunday nearest to St. Thomas’s Day, distribute it in the vestry under the name of ‘ St. Thomas’s Dole.’ We learn also from an-other communication of the writer just quoted, that at Harrington, in Worcestershire, it is customary for children on St. Thomas’s Day to go round the village begging for apples” (tratto da qui).
2)  good-time: letteralmente il buon tempo anche nel senso di tempo della bontà, generosità ovvero il tempo delle cose buone (da mangiare)
3) chi canta specifica la propria appartenenza alla comunità del villaggio, non sono dei vagabondi (tinkers o minstrels)


I
Here we come a-wassailing
Among the leaves so green,
Here we come a-wand’ring
So fair to be seen.
CHORUS
Cheer cheer wessel and the jolly wassel
Bring cheer wealth and joy
Cheer cheer wessel
II
Call up the butler of this house
to put on his golden ring
let him bring us a glass of beer
and the better we shall sing
III
We have a little purse
Made of stretching leather skin;
We want some little money
To line it well within.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Qui veniamo per un brindisi,
tra le foglie dei sempreverdi (4),
qui veniamo facendo il giro
così belli da vedere
CORO
Un prospero e felice wassail
portiamo auguri, salute e gioia
un prospero wassail
II
Che venga il maggiordomo (5) della casa con addosso il suo anello d’oro
che ci porti un bicchiere di birra (6)
e meglio canteremo
III
Abbiamo un borsellino
fatto di cuoio
vogliamo qualche spicciolo (7),
per riempirlo bene.

NOTE
4) non solo rametti di agrifoglio, i questuanti potavano dei bastoni decorati in cima con rametti e fronde di sempreverde decorati con nastri
5) il maggiordomo della casa è un tratto distintivo della signorilità e del benessere dei padroni di casa (della gentry) in contrasto con la povertà dei questuanti
6) la birra era la bevanda del popolo e consumata anche dai bambini
7) le richieste sono per modeste elemosine

gower-wassail

I questuanti lasciavano in cambio dell’offerta, un rametto di agrifoglio o di vischio, oppure offrivano un sorso della bevanda preparata per il brindisi perpetuando così l’antica tradizione del wassailing cioè delle bevute benaugurali durante le festività natalizie (ovvero il solstizio d’Inverno). Così nell’immagine in “Carols Old and Carols New” (1916) che accompagna “The Wassail Song” altro nome di “Here we come a-wassailing” vediamo un gruppetto di fanciulli che portano un bastone decorato con dei rametti di sempreverde, uno di loro porta una piccola borsa ossia un cestino per le offerte e sulla soglia della casa vediamo arrivare il maggiordomo con il vassoio delle libagioni.

HERE WE COME A-WASSAILING

Il brano potrebbe risalire alla fine del 1500 e possiamo comunque affermare che già nel 1600 la pratica del wassailing era ben consolidata.La struttura di questi canti di questua è tipica: si inizia con delle strofe che decantano la bontà della bevanda portata, la richiesta di aprire la porta per far entrare i questuanti o quantomeno far venire la cameriera (o il maggiordomo) per portare del cibo o un’offerta in denaro; in cambio si brinda alla salute della famiglia, alla prosperità del bestiame e dei raccolti. (c’erano ovviamente anche le strofe delle maledizioni nel caso l’offerta non fosse abbastanza generosa!).

Il brano è un tradizionale molto conosciuto e in genere viene eseguito dai carollers (ossia dai gruppi di cantori che vanno di casa in casa) a cappella o dalle orchestre con vari arrangiamenti strumentali, però vi propongo questi due ascolti, interpretati più in stile Irish (del resto la melodia è in 6/8 ossia il tempo delle jigs.)

ASCOLTA Carlyle Fraser

Esistono molte varianti locali del brano, questa, con agli auguri per un felice anno nuovo, è riportata in “Christmas Carols New and Old” (1871) di Henry Ramsden Bramley e John Stainer: i bambini chiedono qualche soldino, un po’ di pane e formaggio e potersi sedere un momento accanto al fuoco.

ASCOLTA Kate Rusty in Sweet Bells- 2008


I
Here we come a-wassailing
among the leaves so green,
Here we come a-wassailing
so fairly to be seen.
CHORUS
Love and joy come to you,
and to you our wassail too,
And God bless you and send you,
a Happy New Year,
God send you a Happy New Year.
II
We’re not daily beggars,
that beg from door to door,
But we are neighbor’s children,
that you’ve seen before.
III(8)
I have a little purse,
it’s made of leather skin,
I need a silver sixpence,
to line it well within.
IV (9)
God bless the master of this house,
and then the mistress too,
And all the little children,
that ‘round the table grew.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Qui veniamo per un brindisi,
tra le foglie dei sempreverdi (4),
qui veniamo per un brindisi
così belli da vedersi.
RITORNELLO
Perchè amore e gioia siano vostri
e un brindisi anche per voi,
che Dio vi benedica e vi porti
un felice anno Nuovo
e Dio vi porti un felice anno Nuovo.
II
Non siamo mendicanti abituali
che girano di porta in porta,
ma siamo i figli dei vicini di casa.
che (ben) conoscete.(3)
III
Abbiamo un borsellino
fatto di cuoio
e vi chiediamo di darci qualche spicciolo, per riempirlo bene.
IV
Dio benedica il padrone di questa casa
e anche la padrona
e tutti i bambini piccoli
seduti intorno al tavolo.

 NOTE
8) la strofa saltata dice Good master and good mistress, As you sit beside the fire, Pray think of us poor children Who wander in the mire. (in italiano: Buon padrone e padrona, seduti accanto al fuoco del camino, pregate pensando a noi poveri bambini, che camminiamo nel fango.)
9) la strofa saltata dice Bring us out a table And spread it with a cloth; Bring us out a cheese, And of your Christmas loaf. (in italiano: Portateci un tavolo e copritelo con una tovaglia, portate del formaggio e il vostro pane di Natale). Una specie di panettone irlandese pieno di uva passa e canditi: per preparare il Pane di Natale secondo la ricetta irlandese continua)

Yorkshire - caroling

FONTI
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/yorkshire_wassail.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=54221 http://mainlynorfolk.info/watersons/songs/herewecomeawassailing.html http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/wassail_song-1.htm

DECK THE HALLS PER FESTEGGIARE YULE

E’ tempo di pensare alle decorazioni natalizie e di ascoltare i canti di Natale! Così “DECK THE HALLS” (in senso lato vuol dire: adorniamo la casa).

La melodia è gallese detta “Nos Galan” e richiama la musica rinascimentale al tempo dei Tudors, il testo invece è più recente e risale al 1800, pubblicato in “Welsh Melodies with Welsh and English Poetry” 1862 con una traduzione in inglese di Thomas Olipahnt che però non rispecchia il significato originale gallese. Un testo simile è stato pubblicato anche in America nel 1881 (J. P. McCaskey, “Franklin Square Song Collection”). E in effetti è considerato un canto natalizio tradizionale americano.
La prima stesura conosciuta  è dell’arpista Edward Jones (in “Musical and Poetical   Relicks of the Welsh” – 1784  e successiva edizione 1794), che riporta la melodia con una canzone d’amore; era probabilmente una musica da danzare con l’arpista al centro del girotondo dei ballerini. Il brano è arricchito da molte varianti testuali, ma nella  sua versione più antica riporta molte espressioni ormai desuete nell’inglese,  e soprattutto, fa riferimento alla celebrazione della antica festa solstiziale di Yule.

La fata dell'agrifoglioYULETIDE

Di origine germanica ma diffusasi presto anche nelle Terre Celtiche YULE era la festa del fuoco e  della luce che si celebrava durante il Solstizio d’Inverno per aiutare il sole nella sua lotta contro le forze dell’oscurità. Una festa dell’allegria e della gioia, di canti e danze, di banchetti e di colossali bevute per “fare  il giorno di notte” ossia per portare luce e calore nel cuore gelido  dell’Inverno. Si decorava la casa con rami  di vischio e di agrifoglio (il nostro albero di Natale arriva da questa  tradizione) simboli del perdurare della vita vegetale (e la sua fertilità) anche  nel periodo più freddo e buio dell’anno.

YULE LOG

Un grosso tronco (il ceppo di Yule ) era preparato alla vigilia della festa seguendo dei precisi cerimoniali, decorato con nastri e sempreverdi (a volte bagnato con del sidro come offerta allo spirito dell’albero) era portato in casa con canti e benedizioni, per essere sistemato sul focolare.

Il tronco di Yule

 Passato nella tradizione del Natale, il ceppo era  sistemato nel camino del salone alla vigilia di Natale e si manteneva acceso  fino a Capodanno o all’Epifania: quel ceppo proteggeva la casa dagli incantesimi delle forze maligne; le ceneri erano sparse sopra i campi per renderli fertili. I resti  del ceppo, venivano anche conservati per poter poi alimentare il fuoco che  avrebbe arso il ceppo dell’anno seguente.

Ai nostri giorni con camini e stufe troppo piccoli per il  ceppo di Yule chi volesse celebrare la festa secondo  le vecchie tradizioni, potrebbe decorare un tronchetto con delle candele, dei  sempreverdi (nastri, pigne e ogni cosa vi ispiri) e trasformarlo in un bel centro tavola che illumini le cene della festività natalizia.
E per strafare perchè non preparare
il “Buche de Noel” cioè il dolce  tipico della tradizione natalizia francese?
La ricetta è semplice e anche la preparazione non è poi così complicata, si tratta di cuocere un impasto soffice tipo pan di spagna in una teglia rettangolare e di arrotolarlo quando è ancora caldo (con la carta oleata da forno è un gioco da ragazzi). Una volta raffreddato e srotolato con delicatezza mantiene la sua “piega” e si farcisce con crema a piacere, si arrotola bene e riveste con glassa al cioccolato decorando la superficie come se si trattasse di un tronco di legno. In rete ci sono veramente tante ricette che non c’è che l’imbarazzo della scelta!
E mentre preparate il dolce vi propongo per l’ascolto, tra le tantissime interpretazioni, quella di James Taylor che ben richiama l’atmosfera dei madrigali elisabettiani.

ASCOLTA DECK THE HALLS – JAMES TAYLOR


Deck the halls with boughs of holly,
Fa la la la   la, la la la.
‘Tis the season to be jolly,
Fa la la la   la, la la la la.
Don(1) we now our gay(2) apparel,
Troll(3) the ancient Yuletide(4) carol(5),
See the blazing Yule before us,
Strike the harp and join the chorus.
Follow me in merry measure,
While I tell of Yuletide treasure
Fast away the old year passes,
Hail the new, ye lads and lasses,
Sing we joyous, all together,
Heedless of the wind and weather
TRADUZIONE ITALIANO
Adorniamo le sale con rami di agrifoglio Tra la la la   la..
È la stagione per essere gioiosi.
Fa la la la   la, la la la la.
Indossiamo (1) i nostri abiti festosi 2), per innalzare (3) nella festa del Solstizio (4) i vecchi canti (5).
Guardiamo il tronco dello Yule davanti a noi che brucia vivacemente, suoniamo l’arpa e uniamoci  al coro.
Seguitemi con ritmo vivace
mentre vi rivelo dello Yule il tesoro. Veloce il vecchio anno è  passato, salutiamo il nuovo, forza  ragazzi e ragazze, cantiamo insieme con gioia senza curarci del vento e del tempo.

NOTE
1) contrazione di “do  on” usata nei testi del 1300: sta per “put on”
2) il temine gay proprio  del linguaggio medievale sta per “full of joy or mirth”, la sua  connotazione negativa e promiscua risale invece al 1600
3) troll sta per “to sing in a full, rolling voice” cantare  forte o con coraggio
4) yuletide: tide usato come suffisso ”point or portion of time, due time”
5) carol: nel medioevo la carola era una danza in cerchio  eseguita sul canto di un solista e con un ritornello intonato dal coro, dal  1500 prende il significato di inno di Natale

VERSIONE IN ITALIANO SULLA MELODIA DECK THE HALLS (da cantare con i bambini)

I
Metti l’agrifoglio in casa
Questo è un giorno pien di gioia
Metti l’abito di festa
Canta l’inno del Natale
II
L’anno vecchio sta finendo
Meraviglie stan nascendo
Tempo bello, tempo brutto
Sia felice il mondo tutto
III
Il tuo cuore sia più buono
Metti il lume alla finestra
Questo è il giorno del Signore
Canta l’inno del Natale

MELODIA
Alcune versioni strumentali per celebrare il solstizio

ASCOLTA Lifescapes in “Christmas Celtic” la prima parte è tradizionale poi riprende il tema con una variazione celtica


ASCOLTA Frank McConnel in “A Celtic Christmas – Celtic Joy”: molto magica sebbene un po’ lenta

ASCOLTA Carlyle Fraser interessante e un po’ swing

(continua seconda parte qui)

FONTI
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/deck_the_hall.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=26223