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GRUAGACH-MHARA: A GRUAGACH OR A SELKIE?

Sebbene il termine gaelico Gruagach si traduca con “fanciulla“, il Gruagach del folklore scozzese è diventato più simile ad un folletto tipo Brownie che una fanciulla del Mare.

SPIRITO TUTELARE

Khatarine Briggs nel suo “Dizionario di fate, gnomi e folletti” parla dei Gruagach maschi delle Highlands scozzesi paragonandoli ai Brownie, belli e slanciati, elegantemente vestiti di rosso e dotati di capelli biondi, dediti alla sorveglianza del bestiame. La maggior parte però sono brutti e trasandati e come i Brownie aiutano gli uomini nei lavori domestici e agricoli.

Sorta di spirito tutelare della casa e del bestiame la gruagach è considerata un folletto da rabbonire con offerte di latte lasciate nelle coppelle dei massi erratici. Stuart McHardy ritiene tuttavia che la gruagach sia stata una divinità più potente e antica decaduta nel tempo al rango di guardiano. J.A. McCulloch (The religion of the ancient Celts, 1911) had this to say: “Until recently milk was poured on ‘Gruagach stones’ in the Hebrides, as an offering to the Gruagach, a brownie who watched over herds, and who had taken the place of a god”. Evans-Wentz in The Fairy Faith in Celtic Countries (1911) also describes the Gruagach, again stressing the link with cattle: “The fairy queen who watches over cows is called Gruagach in the islands, and she is often seen. In pouring libations to her and her fairies, various kinds of stones, usually with hollows in them, are used. In many parts of the Highlands, where the same deity is known, the stone into which women poured the libation is called Leac na Gruagaich, ‘Flag-stone of the Gruagach’. If the libation was omitted in the evening, the best cow in the fold would be found dead in the morning”. (tratto da qui)

LA FANCIULLA DEL MARE

John Gregorson Campbell nel suo “Superstitions of the Highlands and Islands of Scotland”, 1900 descrive il Gruagach come una fanciulla del mare dai capelli biondi: “A Gruagach haunted the ‘Island House’ (Tigh an Eilein, so called from being at first surrounded with water), the principal residence in the island, from time immemorial till within the present century. She was never called Glaistig, but Gruagach and Gruagach mhara (sea-maid) by the islanders. Tradition represents her as a little woman with long yellow hair, but a sight of her was rarely obtained. She staid in the attics, and the doors of the rooms in which she was heard working were locked at the time. She was heard putting the house in order when strangers were to come, however unexpected otherwise their arrival might be. She pounded the servants when they neglected their work.”

LA DEA DEL MARE

Così nella tradizione la gruagach è associata ad una vacca sacra giunta dal mare e ad una pietra coppellata per le offerte di libagioni (ovvero latte), una creatura soprannaturale in origine sicuramente di genere femminile  guardiana del bestiame di un determinato territorio. Potrebbe essere il ricordo di antichissimi rituali celebrati da sacerdotesse della Dea Madre e in seguito trasformate in creature fatate.

Stuart McHardy prosegue nel suo saggio: ‘Gruagach’ may mean “the long-haired one” and be derived from gruag = a wig, and is a common Gaelic name for a maiden, or a young woman. In A Midsummer Eve’s Dream (1971) Alexander Hope analyses16thC Scots poems by Dunbar. In the poem the Golden Targe Dunbar’s goddesses wear green kirtles under their green mantles and with their long hair hanging loose they are also presented as fairies in their appearance. The belief in a “fairy-cult” which Hope discerns in these and other works is quite clearly a remnant of an earlier pagan religion. .. Gruagach may be related to the Breton words Groac’h or Grac’h, a name given to the Druidesses or Priestesses, who had colleges on the Isle de Sein, off the NW coast of Brittany. These Groac’h were known for being involved in divination, healing and shape-shifting, and P.F.Anson (Fisher Folk Lore, 1965) says of them: “On the intensely Catholic Isle de Sein there used to be the conviction that certain women had what was known as ‘le don de vouer’, i.e. the power of communicating with the Devil or his emissaries, in other words that they were witches. Fishermen alleged that they had seen these women on dark nights launching mysterious boats (bag-sorcérs) to enable them to take part in a witches’ Sabbath or coven known as groach’hed”. (sempre tratto da qui)

Quindi la Gruagach è un altro nome della Cailleach, la dea primigenia della creazione come viene chiamata in Scozia, il cui ricordo ha lasciato una traccia nel folklore celtico e ci parla di un culto primordiale conservatosi pressoché immutato anche durante l’affermarsi del Cristianesimo e praticato soprattutto dalle donne con poteri sciamanici, ben presto demonizzate e declassate al rango di streghe.

La Giumenta Bianca era una delle sembianze di Cailleach, la velata, così come si manifestava la Dea durante l’Inverno la “Vecchia Donna”, lei colpiva con il suo martello la terra e la rendeva dura fino a Imbolc, la festa del risveglio della Primavera.
Questa antichissima Dea Anziana che controlla le forze della natura e plasma la terra con il suo potere ha forse origini lontane dalle Isole Britanniche. Lo storico greco Erodoto nel V° secolo A.C. ci parla di una tribù celtica in Spagna che chiama “Kallaikoi”. L’autore romano Plinio parla del popolo dei Callaeci, tribù da cui deriva il nome Gallaecia (Galizia) e Portus Cale (Portogallo). Il nome Callaeci viene fatto risalire ad “adoratori della Cailleach”. …Numerose sono le leggende [scozzesi] che ci parlano di questa Dea e analizzandole possiamo evidenziare delle caratteristiche ricorrenti: – La Cailleach dà forma alla terra sia in modo volontario che involontario (il suo grembiule carico di pietre ritorna in moltissime leggende celtiche) creando laghi, colline, isole e costruzioni megalitiche. – Una costante associazione con l’acqua attraverso pozzi, laghi e fiumi di cui è spesso guardiana. – L’associazione con la stagione invernale. – La sua mole gigantesca. – La sua antichissima età, essendo fatta risalire a uno dei primi esseri presenti sulla terra. – La sua funzione di guardiana di particolari animali come il cervo e l’airone. – La sua capacità di trasformarsi ed assumere diverse forme come quella di fanciulla, airone e pietra… In Irlanda l’animale sacro alla dea è la mucca. La dea stessa si occupava del suo bestiame e mungeva le sue mucche fatate ricavandone del latte magico che usava per ridare la vita ai morti. La Dea appare quindi sia come signora della morte che della vita. (Claudia Falcone tratto da: ilcerchiodellaluna.it)

Una creatura che si può associare alla Gruagach è il folletto-capra presente sia nel folklore irlandese con il nome di bocánach sia in quello delle Highlands scozzesi con il nome di Glaistig (metà donna e metà capra):  dai lunghi capelli biondi e bellissima nasconde la sua parte inferiore animale sotto una lunga veste verde. Nella sua versione  maligna la fanciulla è una sorta di sirena che attira l’uomo con un canto o una danza e poi si nutre del suo sangue. Al contrario nella sua versione benigna è considerata una protettrici del bestiame e dei pastori, oltre che dei bambini lasciati soli dalle madri per sorvegliare gli animali al pascolo.

La fanciulla del Mare continua

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/poor-horse.htm
https://listserv.heanet.ie/cgi-bin/wa?A2=ind9311&L=celtic-l&D=0&P=13250
http://www.goddessalive.co.uk/index.php/issues-21-25/issue-21/gruagach

HEAVEN OR OTHER WORLD?

Dives and Lazarus (Child ballad #56) è sia una ballata popolare che un christmas carol

LA PARABOLA

par29Vangelo secondo Luca 16,19-31. (in Inglese qui)
«C’era un uomo ricco, che era vestito di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe(1). Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo(2). Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali(3); ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti(4). Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro(5), si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi(6).»

NOTE (che ahimè sono più lunghe della parabola)
1) Lazzaro è sinonimo di lebbroso ma più in generale è un termine che indica il povero e il misero (paradossalmente con lazzarone si vuole stigmatizzare il misero come miserabile: egli è responsabile della sua miseria perchè è un fannullone); anche i cani concorrono ad aggravare la sua sofferenza
2) “il seno di Abramo” ovvero tra le braccia di o sulle ginocchia di Abramo, in senso figurato è il luogo del riposo dei giusti per gli ebrei.
Secondo Tertulliano, il seno di Abramo è quella regione non celeste, ma più alta degli inferi, in cui le anime dei giusti godono una consolazione provvisoria fino alla resurrezione della carne. Così alcuni vedono confermata nella Bibbia l’esistenza di un luogo intermedio tra Inferno e Paradiso che anche se non chiamato Purgatorio è il luogo in cui “gli spiriti dei giusti” saranno portati alla perfezione
3) su argomentazioni di questo tipo la Chiesa ha legittimato schiavitù e la diseguaglianza sociale: il povero è rassegnato alla sua povertà e non si aspetta o rivendica altro che le briciole che cadono dal piatto del ricco!!
4) ai poveri verrà la ricompensa nei cieli, in terra posso avere solo la consolazione nella Giustizia divina (o nella Provvidenza divina)
5) ecco qua i morti che a Samahin vanno a trovare i vivi! Ovviamente Luca non dice che i morti vadano ogni tanto a visitare i vivi, anzi ne nega l’utilità (e tuttavia negare l’utilità non significa negare che il fatto possa accadere.. tanto per voler andare per sottigliezze linguistiche)
6) sovviene niente meno che un miracolo, quello di Gesù a resuscitare Lazzaro (che i più ritengono un altro Lazzaro, quello di Betania distinto da questo), raccontato nel Vangelo secondo Giovanni. E’ l’ultimo dei miracoli di Gesù che precorre la sua stessa resurrezione.

CHE INFERNO DI PURGATORIO!

Dal punto di vista della teologia cristiana paradiso e inferno sono i luoghi in cui l’umanità trascorrerà il resto della sua esistenza (in eterno) dopo il Giudizio Universale che verrà in un momento non precisato nella storia dell’uomo con la Fine del Mondo: solo allora Dio giudicherà le singole persone resuscitate con la loro carne e condannate alle pene dell’Inferno o alle gioie del Paradiso. Per rispondere alla domanda: “Cosa succede ai morti nel frattempo?” la Chiesa cattolica afferma che praticamente le anime degli uomini vengono giudicate subito dopo la separazione dal corpo nel giudizio particolare (in attesa della Fine del Mondo e della ricongiunzione tra anima e corpo). Ora a prescindere del paradosso tra i due giudizi, ma nei meandri della teologia non è bene addentrarsi per non stare a disquisire di sottigliezze come il sesso degli Angeli, possiamo dire che una grande trovata della dottrina della Chiesa cattolica romana è stata quella del Purgatorio: è implicito che quasi tutte le anime finiscono in Purgatorio dove ci resteranno a meno che i vivi non intercedano per i defunti. “La dottrina afferma che coloro che muoiono nella Grazia di Dio, senza però aver soddisfatto con adeguate penitenze la pena temporale, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gloria del Cielo (cioè il Paradiso). Tale purificazione consiste nelle medesime, dolorose pene infernali, con la differenza che le pene del Purgatorio hanno un termine (al contrario di quelle infernali, che sono eterne), e inoltre sono stemperate dalla luce della Speranza Divina che scende dal Paradiso. Per questo, le anime del Purgatorio sono in perenne e continua preghiera, che li aiuta a sostenere la pena della purificazione. (tratto da qui)

Il purgatorio nasce nel Medioevo, nel XII secolo per legare i vivi con i morti in buona misura per intenti utilitaristici. Così Jacques Le Goff nel suo “La nascita del purgatorio” (Einaudi, Torino 2006) scrive «Potere spirituale, ma anche semplicemente, come vedremo, profitto finanziario, del quale beneficeranno più di ogni altro i frati degli ordini mendicanti, ardenti propagandisti della nuova credenza. L’infernale sistema delle indulgenze finirà col trovarvi robusto alimento».

La parabola con il suo messaggio di speranza nella resurrezione (la vita dopo la morte) e il conforto di una giustizia sociale assicurata dal giudizio finale sull’umanità, non mancò di colpire l’immaginario popolare e si trova fin dall’alto medioevo scolpita sui capitelli o i muri delle chiese, miniata nei codici o affrescata, proseguendo la sua fortuna anche nei secoli successivi (in particolare per la scena del banchetto riprodotta in un infinità di quadri e illustrazioni). Tra il Quattrocento e il Cinquecento la parabola conobbe poi un grande successo con la diffusione nelle predicazioni, nelle sacre rappresentazioni o nelle ballate, e nell’iconografia (vedasi Lazzaro e il ricco Epulone di Pietro Delcorno, Società Editrice Il Mulino2014)

LA BALLATA: DIVES AND LAZARUS

La ballata tradizionale a tema religioso riportata dal professor Child al numero 56 deriva dalla parabola nel Vangelo secondo Luca. La ballata è finita nel repertorio dei carollers per il Natale (con il suo invito ad essere caritatevoli verso i bisognosi) e si conclude con la strofa
And now my carol’s ended, No longer can I stay. God bless you all, both great and small, And God send you a happy New Year”

Apro una parentesi sulla MELODIA prima di passare al testo.
Conosciuta come “Star of the County Down” (vedi) la melodia irlandese ha origini ben più antiche e gli studiosi sono incerti nell’attribuirla al versante irlandese, inglese oppure a quello scozzese: Frank Sidgwick in “Ballads of Mystery and Miracle and Fyttes of Mirth popular Ballads of the Olden Times” scrive “A ‘ballet of the Ryche man and poor Lazarus’ was licensed to be printed in 1558; ‘a ballett, Dyves and Lazarus,’ in 1570-1. In Fletcher’s Monsieur Thomas (1639), a fiddler says he can sing the merry ballad of Diverus and Lazarus. A correspondent in Notes and Queries (ser. IV. iii. 76) says he had heard only Diverus, never Dives, and contributes from memory a version as sung by carol-singers at Christmas in Worcestershire

ASCOLTA arrangiamento per flauto
ASCOLTA Willy Fly arrangiamento per chitarra tratto da “English Coubtry Song” 1893 di Lucy E. Broadwood e J.A. Fuller Maitland. La melodia richiama Greensleeves

CHILD #56A
Martin Simpson

I
As it fell out upon one day
Rich Dives(1) made a feast
And he invited all his friends
And gentry of the best
III
Then Lazarus laid him down and down
And down at Dives’ door
“Some meat, some drink, brother Dives
Bestow upon the poor.”
IV
“Thou are none of mine, brother Lazarus,
That lies begging at my door
No meat nor drink I’ll give to thee,
Nor none I’ll bestow on the poor(2).”
V
Then Lazarus laid him down and down
And down at Dives’ wall
“Some meat, some drink, brother Dives
Or with hunger starve I shall.”
VI
“Thou are none of mine, brother Lazarus,
That lies begging at my wall
No meat nor drink I’ll give to thee,
But with hunger starve you shall.”
VII
Then Lazarus laid him down and down
And down at Dives’ gate
“Some meat, some drink, brother Dives
For Jesus Christ his sake.”
VIII
“Thou are none of mine, brother Lazarus,
That lies begging at my gate
No meat nor drink I’ll give to thee,
For Jesus Christ his sake.”
IX
Then Dives sent out his merry men
To whip poor Lazarus away(2),
But they had no power to strike one stroke,
And threw their whips away.
X
Then Dives sent his hungry dogs
To worry poor Lazarus away,
But the had no power to bite one bite
So they licked his sores away(3).
XI
As it fell out upon one day
Poor Lazarus he sickened and died.
There came two angels out of heaven,
His soul there to guide.
XII
“Rise up, rise up, brother Lazarus,
And come along with me;
For there’s a place in heaven provided,
To sit upon an angel’s knee(4).”
XIII
As it fell out upon one day
That Dives sickened and died.
There came two serpents out of hell,
His soul there to guide.
XIV
“Rise up, rise up, brother Dives,
And come along with me;
For there’s a place in hell provided,
To sit upon a serpent’s knee(4).”
XV
Then Dives lifted up his eyes
And saw poor Lazarus blest:
“A drop of water, brother Lazarus,
For to quench my flaming thirst.”
XVI
“If I had as many years to live
As there is blades of grass
I would make it in my will secure
That the devil should have no power.
XVII
Oh, hell(5) is dark, oh, hell is deep;
Oh hell is full of mice,
It is a pity that any poor sinful soul
Should depart from our saviour, Christ.”
CHILD #56B
Young Tradition (Royston Wood) 1965

I
As it fell out upon one day,
Rich Divers(1) he gave a feast;
And invited all his neighbours in,
And gentry of the best.
II
And it fell out upon that day,
Poor Lazarus he was so poor,
He came and laid him down and down,
Even down by Diverus’ door.
III
Then Lazarus laid him down and down,
Even down by Diverus’ door,
“Some meat, some drink, brother Diverus,
Do bestow upon the poor.”
IV
“Thou are none of mine, brother Lazarus,
Lying begging at my door,
No meat, no drink, will I give thee,
Nor bestow upon the poor(2).”
V
Then Lazarus he laid him down and down,
Even down by Diverus’ wall,
“Some meat, some drink, brother Diverus,
Or surely starve I shall.”
VI
“Thou are none of mine, brother Lazarus,
Lying begging at my wall,
No meat, no drink, will I give thee,
And surely starve you shall.”
VII
Then Lazarus he laid him down and down,
Even down by Diverus’ gate,
“Some meat, some drink, brother Diverus,
For Jesus Christ His sake.”
VIII
“Thou are none of mine, brother Lazarus,
Lying begging at my gate,
No meat, no drink, will I give thee,
For Jesus Christ His sake.”
IX
Then Diverus sent his merry men all
For to whip poor Lazarus away(2).
They had no will to whip one whip
But threw their whips away.
X
Then Diverus sent his hungry dogs
For to bite poor Lazarus away;
They had not will to bite one bite
But licked his wounds away(3).
XI
Then it fell out upon one day,
Poor Lazarus he sickened and died.
There came two angels out of Heaven,
His soul thereto to guide.
XII
“Rise up, rise up, brother Lazarus
And come you along with me.
There is a place prepared in Heaven,
For to sit upon an angel’s knee(4).”
XIII
Then it fell out upon one day,
Rich Diverus he sickened and died.
There came two serpents out of hell,
His soul thereto to guide.
XIV
“Rise up, rise up, brother Diverus
And come you along with me.
There is a place prepared in hell
For to sit upon a serpent’s knee(4).”

NOTE
1) Dives o Diveres. Nel Vangelo di Luca non è indicato il nome del ricco ma in Italia è chiamato Epulone e in Inghilterra Dives trasformando il termine generico latino “dives=il ricco” in sostantivo (per le discussioni sulla pronuncia qui)
2) nella parabola si dice solo che il ricco banchetta nell’abbondanza, mentre il povero si accontenta delle briciole che cadono dalla tavola del ricco; così si può pensare che il ricco nemmeno si accorga della presenza del povero o che in ogni caso non si curi della sua sorte; nella ballata invece il ricco è un avaro, che rifiuta l’elemosina al povero e manda i suoi servitori per scacciarlo
3) nella ballata si travisa il significato del comportamento dei cani secondo la parabola: essi provano compassione per il povero e la sua sofferenza e cercano di dargli sollievo leccandogli le piaghe
4) riprendendo la metafora del “seno di Abramo” l’anonimo compilatore manda Lazzaro in “seno agli angeli” e Dives in “seno ai serpenti”
5) la parabola dava l’estro alle raffigurazioni più cupe dell’Inferno che i predicatori utilizzavano per spaventare i fedeli e convincerli a confessarsi (e a fare laute elargizioni alla Chiesa in vista del trapasso) e ad abbandonarsi a Dio: fiamme, diavoli con i forconi e calderoni bollenti; nella ballata emergono dall’oscurità migliaia di topi a tormentare con i loro famelici morsi ed in eterno, i dannati (il grasso Dives che in vita banchetta sullo sfruttamento del povero all’inferno diventa cibo dei ratti). Qui per fare rima con Christ vengono evocati i “mice” in altre versioni è “ice”, Dante vede il Diavolo « Lo ‘mperador del doloroso regno da mezzo ‘l petto uscia fuor de la ghiaccia. » piantato nel ghiaccio fino al petto. Egli colloca i traditori degli ospiti a testa in giù nel ghiaccio nel Nono cerchio della sua Divina Commedia

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Accadde un giorno che il ricco Dives diede un banchetto e invitò tutti i suoi amici e e la migliore nobiltà, mentre Lazzaro si accasciò alla porta di Dives “Della carne, da bere fratello Dives, elargiscili a un povero “Tu non sei mio fratello Lazzaro che stai a mendicare alla mia porta, non ti darò né da mangiare né da bere e nessuna elargizione ai poveri” Allora Lazzaro si accasciò alla porta di Dives “Della carne, da bere fratello Dives, o morirò di fame “Tu non sei mio fratello Lazzaro che stai a mendicare alla mia porta, non ti darò né da mangiare né da bere e tu morirai di fame” Allora Lazzaro si accasciò alla porta di Dives “Della carne, da bere fratello Dives, per amore di Gesù Cristo “Tu non sei mio fratello Lazzaro che stai a mendicare alla mia porta, non ti darò né da mangiare né da bere per amore di Gesù Cristo” Allora Dives mandò i suoi uomini per scacciare il povero Lazzaro ed essi non ebbero la forza di colpire e gettarono via le loro fuste. Allora Dives mandò i suoi cani affamati per azzannare il povero Lazzaro, ma essi non riuscirono dare nemmeno un morso e leccarono le sue piaghe. Poi un giorno accadde che il povero Lazzaro si ammalò e morì e vennero due angeli dal cielo per per guidare la sua anima “Alzati fratello Lazzaro e vieni con me, c’è un luogo pronto in cielo per sedersi sulle ginocchia di un angelo”. Poi un giorno accadde che il Dives si ammalò e morì e vennero due serpenti dall’inferno per guidare la sua anima “Alzati fratello Dives e vieni con me, c’è un luogo pronto all’inferno per sedersi sulle ginocchia di un serpente” Allora Dives alzò gli occhi e vide il povero Lazzaro benedetto “Un goccio d’acqua fratello Lazzaro per placare la mia arsura. Se avessi ancora tanti anni da vivere quanti sono i fili d’erba farei di certo in modo che il diavolo non possa avere alcun potere”. L’inferno è oscuro e abissale, pieno di topi, è un peccato che ogni povera anima peccatrice si debba separare dal nostro salvatore, Cristo.

FONTI
http://www.centrostudilaruna.it/oiw.html http://www.ramshornstudio.com/dives___lazarus.htm http://mainlynorfolk.info/peter.bellamy/songs/divesandlazarus.html http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=45051 http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_56
http://www.beyond-the-pale.co.uk/Lazarus.htm http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/dives_and_lazarus.htm

Festa di San Martino e rituali invernali

La festa di Samain (il Capodanno dei Celti) si concludeva l’11 novembre una festa pagana ancora sentita nell’Alto Medioevo, a cui la Chiesa sovrappose il culto cristiano di San Martino.

IL DIO CELTICO DELLA RUOTA

Nel calendario cristiano l’11 Novembre fu consacrato a San Martino e rimase tradizione il macello del bestiame. Sangue era versato dal capofamiglia sulle soglie di casa, forse in ricordo degli antichi sacrifici invernali. La gente si nutriva con la carne del toro, del cinghiale e del cavallo (ma anche dell’oca) e si vestiva con i teschi e le pelli per condividerne la forza.
La scelta del Santo non fu casuale: secondo Alfredo Cattabiani il santo fu modellato sulla figura di un dio-cavaliere celtico che montava un cavallo nero e portava una corta mantellina nera (il culto proveniva dalla Pannonia, guarda caso dallo stesso paese d’origine di San Marino): era un dio del mondo infero che trionfava sulla morte passando per un luogo di cento porte, Wigalois il cavaliere con la ruota. Ma Martino il santo-divino non poteva regnare sull’inferno cristiano, così è stato trasformato in un cavaliere che combatte il diavolo e cavalca un bianco destriero

HOODEN HORSE
In Gran Bretagna il ricordo del dio-cavaliere celtico è sopravvissuto nell’hoden (hodden o hooden horse), un uomo nascosto sotto un mantello nero su cui è issata una testa di cavallo (una testa di legno dipinta anche con vividi colori i ma anche un teschio) con la particolarità di avere la mascella manovrabile tramite leve e fili.
A volte l’interno del cranio era illuminato da una candela così che l’hoden sembrava proprio una creatura infernale.
Durante il periodo natalizio questa inquietante maschera di un cavallo era condotta per le strade del villaggio da un “domatore” che la teneva per le briglie (come nell’orso primaverile) e spesso vi si accompagnavano dei suonatori e dei questuanti: i bambini cercavano di montare il cavallo (che batteva i piedi e scuoteva la testa) e tutti gettavano dolci o monete nella bocca dell’animale come offerte propiziatorie.
continua
SAN MARTINO (316-397)
Nato nel 316 in Pannonia da una famiglia romana seguì le orme del padre dedicandosi alla carriera militare. Verso i trentacinque anni si convertì al Cristianesimo e tra ascetismo e predicazioni per le campagne (per lo più della Gallia) nel 371 venne eletto vescovo di Tours.
La leggenda del mantello tagliato a metà per donarlo ad un povero mendicante è del tutto inventata e fatta risalire al tempo del suo servizio come cavaliere presso l’esercito romano.
sanmartinosimonemartini

LA FESTA DI SAN MARTINO

In Francia, Germania, e in alcune regioni della Gran Bretagna e d’Italia il giorno di San Martino (Martinmas) segnava l’inizio dell’Inverno, una leggenda dice che San Martino cavalchi per i campi con il suo cavallo bianco per far cadere dal suo mantello la prima neve della stagione. Così a San Martino si chiude l’annata agricola e se ne apre un’altra: si pagano (si rinnovano o si concludono) i contratti d’affitto, e si fanno i traslochi se bisogna lasciare la casa avuta in mezzadria o il lavoro non più rinnovato (“fare San Martino” che è diventato sinonimo di traslocare).

A Venezia i bambini cantavano una filastrocca in dialetto facendo una questua e con i soldini ricevuti si compravano il tradizionale dolcetto a forma di San Marino.

In provincia di Bergamo è tradizione che nella notte tra il 10 e l’11 novembre San Martino porti i regali a tutti i bambini, proprio come la Santa Lucia natalizia (in Francia ai bambini capricciosi San Marino lascia un “Martin baton” o “martinet”, una specie di frusta). Le celebrazioni si susseguono dall’Alto Adige a Palermo dove il vino novello è gustato con i dolcetti (panuzzi) di San Martino, pagnottelle grandi come un’arancia, con l’aggiunta di semi d’anice o finocchio selvatico nell’impasto. Così in varie regioni d’Italia eventi folkloristici e musicali sono l’occasione (ma anche processioni religiose) per assaporare l’autunno e i suoi frutti.

Per San Martino castagne, oca e vino!

Nella tradizione della mia famiglia (Piemonte ) a San Martino si macellava il maiale si facevano i salami, dedicando il giorno della festività ad un banchetto con i parenti e i lavoranti (usanza condivisa anche in Spagna).
Il periodo della macellazione del maiale era tradizionale in Piemonte anche al 17 gennaio, la festa di Sant’Antonio.

La sera si beveva il vino novello e si mangiavano le castagne bollite (che per tradizione si lasciavano sulla tavola per i defunti in visita). In Piemonte c’è il detto “Per San Martino castagne, oca e vino!” e anche per questa consuetudine c’è una leggenda medievale sul santo: quando san Martino fu eletto per vescovo di Tours, preferì nascondersi in campagna per vivere come eremita, ma il suo rifugio venne rivelato da uno stormo di oche selvatiche starnazzanti. “Secondo Sulpicio Severo, il biografo del santo, Martino si trovava con alcuni discepoli sulle rive di un fiume quando vide uccelli pescatori seguire una preda, allora spiegò che quegli uccelli erano i seguaci di Satana, il persecutore delle anime, poi ingiunse agli uccelli di ritirarsi in terre desertiche e fu obbedito. Sulpicio chiama questa specie di uccelli mergus. Probabilmente erano cormorani, palmipedi pescatori che la tradizione scambiò con le oche o forse con le anatre. “(Alfredo Cattabiani, in Volario)
Si può osservare che ai primi di novembre è più facile cacciare le oche che migrano verso sud all’approssimarsi dell’inverno, ma anche che l’oca di san Martino potrebbe essere una discendente delle oche sacre ai Celti.
Anche in Svizzera essa viene gustata ripiena di finissime fette di mele e in Germania, nella variante ripiena di artemisia profumata, mele, marroni glassati col miele, uva passita e le stesse interiora dell’animale. In Boemia, nel giorno di San Martino, l’oca non solo viene mangiata, ma da esse si trae l’oroscopo per l’inverno: se le sue ossa sono bianche, l’inverno sarà breve e mite; se scure è segno che sarà pioggia, neve e freddo. In Francia, fin dal 1700, è usanza festeggiare l’arrivo dell’inverno l’11 di novembre mangiando l’oca ed una lanterna viene accesa ogni sera come rito della buonanotte fino all’arrivo del Natale.” (tratto da qui)
La festa era una specie di Capodanno contadino in cui si mangiava e beveva facendo “il pieno” in vista del periodo di digiuno che precede il Natale che prese il nome di “Quaresima di San Martino”.

Pieter Bruegel il Vecchio “Il vino di San Martino” 1565-1568, Museo del Prado, Madrid

LA FESTA DELLE LANTERNE

Anche in Germania come in Francia (Fiandre e aree cattoliche della Germania e dell’Austria) ma anche in Alto Adige con San Martino ha inizio il Natale e viene organizzata la Laternenumzug la processione notturna dei bambini con le lanterne confezionate artigianalmente intonando dei canti tipici. La luce della lanterna è chiaramente il fuoco, il calore del sole che si serva al sicuro nel freddo dell’Inverno. La Lanterna infatti sarà accesa ogni sera come rito della buonanotte fino all’arrivo del Natale e del solstizio d’Inverno. Non è insolito che ad aprire la processione ci sia il santo in abiti romani in groppa al suo cavallo bianco.
Le lanterne autocostruite con materiale di recupero vanno dai legnetti e carta al barattolo di vetro (vedi)

LA FIERA DEL BESTIAME  E LE CORNA

A San Martino si svolgeva la fiera più importante di animali con le corna, mucche, buoi, tori, capre, montoni. Perciò la fantasia popolare ha assurdamente promosso san Martino a ironico patrono dei mariti traditi, La “caccia al becco”, come spiega Alfredo Cattabiani in “Lunario”, era un’usanza simile a quella del capro espiatorio. Secondo la mentalità dell’epoca il marito tradito si era macchiato di una colpa grave poiché l’adulterio della moglie era considerato un segno di debolezza dell’uomo, di incapacità a controllare la consorte; e perciò il “becco” doveva subire una scherzosa persecuzione rituale. E così il cerchio si chiude con la rievocazione della mascherate che si facevano a Samahin indossando le pelli e le corna degli animali uccisi per il sacrificio.

LE RICETTE

Pane di San Martino (con le castagne e noci)
http://www.diciboealtrestorie.com/2012/11/09/il-pane-di-san-martino-la-ricetta/
http://www.rosmarinonews.it/san-martino-sacro-profano-in-cucina-facciamo-suo-pane/
Biscotti di San Martino in Sicilia
http://www.ricettedisicilia.net/dolci/biscotti-di-san-martino/
http://www.pasteepasticciconflo.ifood.it/biscotti-di-san-martino-ripieni/
Biscotti, dolcetti e l’oca di San Martino
http://www.pianetadonna.it/cucina/occasioni-speciali/ricette-per-san-martino-o-festa-delle-lanterne.html
Martinsgänse backen i biscotti tedeschi a forma di oca
http://www.kinderspiele-welt.de/kinderrezepte/martinsgaense-backen.html
L’oca di San Martino
http://www.foodboard.de/rezept/manfreds-martinsgans-950.html

continua seconda parte: l’hooden horse

FONTI
“Calendario” di Alfredo Cattabiani 1988
http://www.foliamagazine.it/san-martino-le-origini-della-festa/
http://scienzasacra.wordpress.com/2013/11/11/581/
https://www.taccuinistorici.it/ita/news/moderna/busi—curiosita’/San-Martino-del-Porcello.html
https://alberodellagastronomia.blogspot.it/2015/11/tradizioni-gastronomiche-e-culturali.html
http://www.rossellagrenci.com/2010/11/11/la-festa-delle-lanterne-a-san-martino/

http://www.meteoweb.eu/2014/11/san-martino-di-tours-in-italia-e-nel-mondo-tradizioni-leggende-e-degustazioni-gastronomiche/348369/
http://centopercentomamma.it/san-martino-lanterne-origini-ricette/
http://blog.bimbonaturale.org/le-feste-dellanno-festeggiare-san-martino-con-i-bambini-spartiti-e-mp3/
http://www.totalita.it/articolo.asp?articolo=2029&categoria=1&sezione=37&rubrica

SOULING SONG

Souling songs sono le canzoni di questua che i poveri (per lo più bambini) cantavano andando di casa in casa a durante le sere tra la fine di ottobre e i primi di novembre in occorrenza della celebrazione di Tutti i Santi (All Hallows Day = All-Souls’ eve) e della Festa dei Morti.

IL BANCHETTO DEI MORTI

Halloween è una pallida eco di Samahin (Samain o Samhain), che in gaelico significa “Fine dell’Estate”, ovvero il capodanno celtico, una magica notte in cui si chiedeva protezione agli dei per l’arrivo dell’inverno. continua
Anticamente era consuetudine passare di casa in casa durante le celebrazioni della Vigilia di Ognissanti con una piccola processione di persone mascherate guidate dall’”ambasciatore dei defunti” per chiedere la donazione di cibo rituale per il banchetto dei Morti e per il banchetto con cui tutta la comunità avrebbe festeggiato la ricorrenza.

Nel Medioevo in Irlanda e Gran Bretagna si sviluppò l’usanza di preparare un dolce dei morti di forma rotonda, come offerta per saziare la fame dei defunti che si credeva visitassero i vivi durante Samain: per tenerli buoni per tutto l’anno a venire, le massaie preparavano dei dolcetti speciali, che ben presto finirono per saziare gli appetiti molto più terreni e voraci dei poveri! Erano distribuiti in beneficenza oppure dati ai soulers.
Anche in certe regioni d’Italia (Emilia Romagna, o la Sardegna e più in generale nel Sud Italia) era diffusa tra i poveri e i bambini l’usanza della questua del cibo: “Ceci cotti per l’anima dei morti”, cantavano armati di cucchiai e scodelle, davanti alle case dei signorotti. Consuetudini tra cibo e commemorazioni dei morti consolidate da antiche tradizioni più in generale del Mondo Mediterraneo oltre che Nordico.

SOULING

La tradizione del “a-souling” oppure “a-soalin” è identica al wassailing e al caroling natalizio (vedi): qui però in cambio delle torte, spesso chiamate anime (in inglese soul), i questuanti promettevano di recitare delle preghiere per i defunti. Più prosaicamente si diceva che ogni torta mangiata rappresentava un’anima che si liberava dal Purgatorio. L’usanza è spesso vista come l’origine della moderna “Trick or Treating” (in italiano “dolcetto o scherzetto”) dei bambini mascherati da fantasmi o mostri che suonano alle porte delle case chiedendo dei “dolcetti buoni da mangiare”. Già alla fine del 1800 la tradizione di preparare il dolce si era affievolita, e dove ancora sopravviveva l’usanza della questua, si dava ai bambini delle mele o delle monetine: in genere i bambini facevano la questua di giorno.


CHORUS

Soul! soul! for a soul-cake;
Pray, good mistress, for a soul-cake.
One for Peter, two for Paul,
Three for Them who made us all.
Soul! soul! for an apple or two;
If you’ve got no apples, pears will do.
Up with your kettle, and down with your pan;
Give me a good big one, and I’ll be gone.
An apple or pear, a plum or a cherry,
Is a very good thing to make us merry.
Traduzione italiano di Cattia Salto
CORO
Anime, Anime un dolce per i defunti
 Buona signora, per favore una torta dell’anima! Una per Pietro, due per Paolo, e tre per Colui che ci ha creato.
Anime, Anime! Con una mela o due;
se non avete mele, le pere andranno bene.
aprite la porta e sbloccate la serratura,
datemi una fetta grande e io me ne andrò. Una mela o una pera, una susina o una ciliegia, sono buone cose che ci fanno contenti

Un’altra canzone dei Soulers è stata trascritta da John Brand nel suo “Popular Antiquities” (1777) presa direttamente dalle labbra di “the merry pack, who sing them from door to door, on the eve of All – Soul’s Day, in Cheshire“.


Chorus

“Soul day, soul day, Saul
One for Peter, two for Paul,
Three for Him who made us all.
Put your hand in your pocket and pull out your keys,
Go down into the cellar, bring up what you please;
A glass of your wine, or a cup of your beer,
And we’ll never come souling till this time next year.
We are a pack of merry boys, all in a mind,
We are come a souling for what we can find,
Soul, soul, sole of my shoe,
If you have no apples, money will do;
Up with your kettle and down with your pan,
Give us an answer and let us be gone
An apple, a pear, a plum or a cherry,
Any good thing that will make us all merry.
Traduzione italiano di Cattia Salto
Coro
Il giorno dei Morti
Una per Pietro, due per Paolo, e tre per Colui che ci ha creato.
Mettetevi le mani in tasca e tirate fuori le chiavi
e andate giù in cantina e riportate su quello che volete;
un bicchiere di vino o una tazza di birra
e non ritorneremo per la questua
fino al Natale del prossimo anno.
Siamo un gruppetto di ragazzotti ben determinati
siamo venuti per la questua di quello che riusciamo a trovare
Anime, anime suole delle mie scarpe
se non avete mele, dei soldini andranno bene;
aprite la porta e sbloccate la serratura
dateci una risposta e lasciateci andare.
Una mela o una pera, una susina o una ciliegia
delle buone cose che ci faranno tutti contenti

SOUL CAKE

La canzone “Soul cake” nota anche come “A Soalin”, “Souling Song Cheshire” “Hey ho, nobody home” è stata pubblicata (testo e melodia) da Lucy Broadwood e J. A. Fuller Maitland nell’English County Songs nel 1893, riportando la tradizione ancora viva nel Cheshire e nel Shropshire (Midlands Occidentali) del “souling”: la trascrizione era di qualche anno prima per mano del Rev. MP Holme di Tattenhall, Cheshire così come l’aveva sentita da una bambina delle scuole locali. Nel 1963, il gruppo folk americano Peter, Paul e Mary hanno registrato una versione di questa canzone tradizionale, dal titolo “A ‘Soalin” rielaborando la canzone risalente all’epoca elisabettiana “Hey ho, nobody home”.
Durante il regno della regina Elisabetta a seconda della contea o dalle abitudini locali la questua veniva fatta dai più poveri la sera di Santo Stefano o della vigilia di Natale ed era un cattivo auspicio mandare via a mani vuote i questuanti.

HEY HO, NOBODY HOME

Sung As a Round (XVI sec): un canto in canone dal medioevo


Voice 1: Hey, ho, nobody home;
Voice 1: Meat nor drink nor money have I none,
Voice 2 : Hey, ho, nobody home;
Voice 1: Yet will I be merry.
Voice 2: Meat nor drink nor money have I none,
Voice 3: Hey, ho, nobody home;
Voice 1: Hey, ho, nobody home;
Voice 2: Yet wiIll be merry.
Voice 3: Meat nor drink nor money have I none,
Voice 1: Meat nor drink nor money have I none,
Voice 2: Yet will I be merry.
Voice 1: Yet will be merry.

ASCOLTA Peter, Paul & Mary in  “A Holiday Celebration” 1988, molto natalizia la versione innesta un popolarissimo carol nella strofa finale

ASCOLTA Sting live (strofe da II a IV)
ancora Sting in If on a Winter’s Night 2009 la versione più patinata

ASCOLTA Lothlorien


I
Hey ho, nobody home,
meat nor drink nor money have I none
Yet shall we be merry,
hey ho, nobody home
Meat nor drink nor money have I none
Yet shall we be merry,
Hey ho, nobody home

CHORUS
A soul, a soul cake,
please good missus a soul cake.
An apple, a pear, a plum, a cherry,
any good thing to make us all merry,

A soul, a soul cake,
please good missus a soul cake.
One for Peter, two for Paul,
three for Him who made us all.
II
God bless the master of this house,
and the mistress also.
And all the little children
that round your table grow.
The cattle in your stable
and the dog by your front door.
And all that dwell within your gates
we wish you ten times more.
III
Go down into the cellar
and see what you can find.
If the barrels are not empty
we hope you will be kind.
We hope you will be kind
with your apple and strawber’
For we’ll come no more a ‘soalin’
till Xmas time next year.
IV
The streets are very dirty,
my shoes are very thin
I have a little pocket
to put a penny in
If you haven’t got a penny,
a ha’ penny will do
If you haven’t got a ha’ penny
then God bless you
V(4)
Now to the Lord sing praises all you within this place
And with true love and brotherhood
each other now embrace
This holy tide of Christmas,
of beauty and of grace
Oh tidings of comfort and joy

Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Ehi, oh c’è nessuno in casa?
Non ho (non porto) cibo nè bevande,
nè denaro
tuttavia ci accontenteremo.
Ehi, oh c’è nessuno in casa?
Non ho cibo nè bevande,
nè denaro
tuttavia ci accontenteremo
Ehi, oh c’è nessuno in casa?
CORO
Anima, una torta dell’anima!
Buona signora, per favore, una torta dell’anima! Con mele, pere, susine, ciliegie, ogni cosa buona per renderci tutti più allegri, anima, una torta dell’anima! Buona signora, per favore una torta dell’anima! Una (torta o fetta) per Pietro, due per Paolo (1), e tre per colui che ha fatto tutti noi.
II
Dio benedica il capo famiglia
e anche sua moglie
e tutti i piccoli bambini
che crescono intorno alla vostra tavola.
Il bestiame nella stalla ed il cane davanti la porta (2), e tutti coloro che dimorano entro le vostre mura,
ve ne auguriamo 10 volte tanto.
III
Andate nella cantina
e guardate cosa trovate.
Se i barili non sono vuoti
siamo certi che sarete generosi.
Speriamo che siate generosi
con le vostre mele e birra forte (3)
Poichè non ritorneremo per la questua
fino al Natale del prossimo anno.
IV
Le strade sono molto sporche,
e le scarpe sono molto sottili.
Ho una piccola tasca
dove mettere un penny.
Se non avete un penny da dare,
un mezzo penny andrà bene
Se non avete un mezzo penny da dare
allora che Dio vi benedica
V (4)
Ora cantate lodi al Signore voi tutti in questo posto e in vero segno di amore
e fratellanza abbracciatevi ora gli uni agli altri, questo santo periodo del Natale, di beltà e grazia;
O, novella di conforto e gioia!

NOTE
1) Pietro e Paolo sono i santi della Chiesa romana: Pietro, l’apostolo indicato nei Vangeli canonico come la pietra su cui si fonda la Chiesa e Paolo, che ha diffuso il cattolicesimo tra i gentili
2) strofa alternativa “Likewise young men and maidens, Your cattle and your store”
3) la strofa originaria diceva “With your apples and strong beer” storpiata in strawber’ che ovviamente non sta a indicare le fragole, che non sono di stagione d’inverno e nemmeno si candiscono come le ciliegie o si fanno seccare come la maggior parte della frutta che si consuma d’inverno. La birra forte veniva richiesta da “soulers” adulti.
4) la strofa aggiunta da Paul Stookey proviene dalla Carol “God rest you Merry Gentlemen” (la cui melodia si intreccia con quella di Soul Cake) vedi

LA RICETTA

Con il nome di Soul Cake si indicano molte varianti di dolcetti tradizionali che vanno dal panino dolce alla torta di frutta secca.

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Una ricetta che arriva dall’America è come piace a me, con le quantità ad occhio! (tradotto da http://www.greenchronicle.com/recipes/soul_cake_recipe.htm)

3/4 tazze di burro a temperatura ambiente
3/4 zucchero a velo
4 tazze di farina, setacciata
3 tuorli d’uovo
1 cucchiaino di spezie miste (ovvero la Pumpkin Pie Spice già pronta: cannella, macis, zenzero, noce moscata e chiodi di garofano)
1 cucchiaino di pepe della Giamaica
3 cucchiai di uva passa
un po’ di latte

LAVORAZIONE
Lavorare il burro a crema con lo zucchero fino a quando diventa soffice, incorporare i tuorli d’uovo sbattuti, la farina e le spezie e tanto latte quanto basta per ottenere un impasto morbido. Alla fine aggiungere l’uvetta.
Nella ricetta non è chiaro se l’impasto è da stendere e quindi ritagliare in forma tonda o se distribuire a cucchiaiate, come sia non deve risultare troppo morbido perchè deve poter essere inciso con una croce a partire dal centro. Ovviamente la teglia deve essere imburrata o si deve mettere la carta-forno. Cuocere in forno caldo fino a doratura.

Un dolce tipico nel Lancashire e nello Yorkshire è il Parkin cake, un tipico gingerbread (torta di zenzero) della tradizione anglosassone. Potrebbe sembrare un brownie ma è composto da fiocchi d’avena e melassa (golden syrup o black treacle)
Soul-mass Cake
https://crumpetsandco.wordpress.com/2013/11/05/parkin-per-la-notte-dei-falo-parkin-for-bonfire-night/​
http://oakden.co.uk/harcake-soul-mass-cake/
http://oakden.co.uk/yorkshire-parkin/

1172_0In Italia la tradizione è basata principalmente sui biscotti che ricordano vagamente le ossa dei morti o le dita delle mani. In Piemonte sono gli “ossa d’mort“, a base di mandorle, tra la meringa e l’amaretto, ma possono anche essere una variante delle offelle con fichi secchi, mandorle e uva sultanina (Lombardia e Toscana) o dalla forma di cavalli (Trentino Alto-Adige).

La tradizione del Sud è un’esplosione di colori e di sapori: il torrone napoletano, il marzapane siciliano, la colva o colua pugliese con grano bollito, cioccolato, noci e mandorle, melograno e vino cotto. Anche la consistenza di questi dolci può essere diversissima da morbidi a croccanti o spacca denti.

Assolutamente da provare
FAVE E OSSA D’MORT:
http://www.lericettedellavale.com/biscotti-ossa-di-morto-1657.html
http://cookingbreakdown.blogspot.it/2011/10/ognissanti-e-il-nostro-halloween-fave.html
PANE DEI MORTI:
http://www.ricettemania.it/ricetta-pane-dei-morti-443.html

 

La festa di Samain (il Capodanno dei Celti) si concludeva l’11 novembre una festa pagana ancora sentita nell’Alto Medioevo, a cui la Chiesa sovrappose il culto cristiano di San Martino. continua seconda parte

APPROFONDIMENTO
Samahin: http://ontanomagico.altervista.org/samain.htm

FONTI
http://www.taccuinistorici.it/ita/news/antica/
http://www.taccuinistorici.it/ita/news/moderna/feste-e-tradizioni/santi-e-morti-e-le-fave-nere.htmlusi—curiosita/Cibo-per-i-morti.html

http://www.joe-offer.com/folkinfo/songs/216.html
http://www.mayflowerchorus.org/pdf/A%20Soalin.pdf
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/hey_ho_nobody_home.htm
http://paulbommer.blogspot.it/2010/12/advent-calendar-22nd-mari-lwyd.html
http://www.museumwales.ac.uk/cy/279/