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MAGGIE MAY SEA SONG

Maggie Mae o May è una sea song popolare a Liverpool in cui si narra la disavventura del giovane marinaio, incappato nella mano lesta di una prostituta di nome Maggie, condannata alla fine alla deportazione a Botany Bay. Il periodo storico di riferimento viene perciò inquadrato tra il 1800 e il 1856 quando l’Australia era una colonia inglese utilizzata come colonia penale: la prima flotta per Botany Bay partì il 19 Gennaio 1788 con 11 vascelli, 730 detenuti e 250 liberi coloni a bordo. L’urgenza di trovare una soluzione per le carceri sovraffollate era diventata sempre più pressante per la Corona Inglese dopo la perdita delle colonie americane, ma all’arrivo i coloni si accorsero che la baia era inospitale perchè tutto il terreno era solo sabbia e c’era poca acqua dolce; così si spostarono un po’ più in su lungo la costa e sbarcarono a Port Jackson (l’attuale porto di Sydney), dove fondarono la prima colonia penale. Un altro dato che colloca la time line della sea song è il riferimento alla Casa del Marinaio di Canning Place la cui prima pietra venne posata nel 1850 per la volontà del suo benefattore (vedi)

Dal film “Nowhere boy” sulla nascita dei Beatles che agli esordi si chiamavano The Quarrymen, nella versione però non si fa cenno alla deportazione, ma solo all’arresto di Maggie.

I
Oh dirty Maggie Mae,
they have taken her away
and she’ll never walk down
Lime street (1) anymore.
Well that judge he guilty found her,
for robbin’ a homeward-bounder,
you dirty robbin’ no good Maggie Mae.
II
Now I was paid off at the Pool(2), in the port of Liverpool.
Well three pound ten a week that was my pay.
With a pocket full of tin I was very soon taken in,
by a gal with the name of Maggie Mae. Now the first time I saw Maggie
she took my breath away,
she was cruisin up and down in Canning Place (3).
III
She had a figure so divine her voice was so refined
well being a sailor I gave chase.
Now in the morning I awoke I was flat and stony broke.
No jacket, trousers, waistcoat did I find.
Oh and when I asked her “where?”
she said “My very dear sir they’re down in Kelly’s pawnshop number nine”.
IV
To the pawnshop I did go, no clothes there did I find and the police they took that gal away from me.
And the judge he guilty found her of robbin’ a homeward-bounder
she’ll never walk down Lime Street anymore.
Traduzione di Cattia Salto
I
Oh, la sporca Maggie Mae
l’hanno portata via,
e così non passeggerà più
per Lime Street (1).
Oh, il giudice l’ha trovata colpevole
di aver derubato un marinaio,
sporca, cattiva ladra Maggie Mae
II
Beh io avevo un lavoro alla Darsena (2)
nel porto di Liverpool,
beh tre sterline e dieci scellini era la mia paga a settimana.
Con le tasche piene di grana
fui subito preso
da una ragazza di nome Maggie Mae.
Beh la prima volta che vidi Maggie Mae
mi mozzò il fiato,
mentre passeggiava su e giù per Canning Place (3)
III
Aveva un figurino così divino e la voce era così sofisticata!
Beh, essendo un marinaio le diedi la caccia.
Poi al mattino mi svegliai, ero pallido e a pezzi,
non trovai né giacca, né pantaloni, né panciotto
e quando le chiesi “Dove sono?”
Lei rispose “Mio carissimo signore
“Sono giù al banco dei pegni di Kelly al numero nove”
IV
Andai al banco dei pegni e non trovai nessun vestito e la polizia si portò via la ragazza
e il giudice la trovò colpevole
di aver derubato un marinaio,
così non passeggerà più per Lime Street

NOTE
1) Lime street era diventata il centro della città con la creazione della stazione ferroviaria nel 1851, ricca di hotel e teatri
2) Il Pool era una darsena naturale del fiume Mersey, un porto sicuro del fiume che sfocia nel Mare d’Irlanda. Nel Medioevo ci costruirono un castello per sorvegliarlo e ricavarne i dazi.
“The end of the Pool came in 1709 when work began on Thomas Steers’ pioneering dock (now known as the Old Dock). The dock opened in 1715, and was the first commercial wet dock, complete with gates at the entrance to protect ships from the huge tidal ranges. Thus the Pool was the very birthplace of Liverpool’s later commercial successes.Today, the Old Dock is preserved beneath the Liverpool One development, and to study a map of the city centre is to trace the course of the old waterway up Paradise Street, up Whitechapel and Byrom Street, where it began. “(tratto da qui)
3) Canning è il quartiere residenziale di Livepool improntato dall’architettura georgiana, vi si trovava la Liverpool Sailor’s Home

The Sailors Home in Canning Place (costruita nel 1850 – demolita nel 1969)

l’intera traccia della canzone registrata per il film.

Il brano è un rifacimento della versione del gruppo skiffle The Vipers (1957 ) già ripresa dagli Spinners nel 1964. La melodia si rifaceva a “Darling Nellie Gray”, una minstrel song scritta a metà del XIX secolo dal compositore americano Benjamin Russel Hanby.

ASCOLTA Hughie Jones (The Spinners)


I
Now gather round you sailor boys,
and listen to my plea
And when you’ve heard
my tale, pity me
For I was a ready fool
in the port of Liverpool
The first time that
I come home from sea
II
I was paid off at the Home (3) from the port of Sierra Leone
Four pounds in a month it was me pay
With a pocket full of tin I was very soon took in
By a girl with the name of Maggie May
CHORUS
Oh Maggie, Maggie May
they have taken her away
And she’ll never walk
down Lime street anymore
For she robbed so many sailors and captains of the whalers
That dirty, robbin’ no good Maggie May
III
Oh, well do I remember when I first met Maggie May
She was cruising up and down Canning Place
She’d a figure so divine, just like a frigate of the line
And me being just a sailor, I gave chase
IV
In the morning I awoke, I was flat and stoney broke
No jacket, trousers, waistcoat could I find
When I asked her where they were she said “My very good sir,
They’re down in Kelly’s pawnshop number nine”
V
Well, to the pawnshop I did go but no clothes there could I find
The policeman came and took that girl away
The judge he guilty found her, of robbing the homeward–bounder
And paid her passage back to Botany Bay (5)
Traduzione di Cattia Salto
I
Venitemi intorno marinai
e ascoltate il mio lamento
e dopo che avrete sentito la mia storia, compatitemi,
perché stavo per impazzire
nel porto di Liverpool
la prima volta che
ritornai a casa dal mare
II
Avevo un ingaggio dalla Casa (3) al porto di Sierra Leone
4 sterline al mese era la mia paga
con le tasche piene di grana
fui subito preso
da una ragazza di nome Maggie Mae
CORO
Oh, Maggie,  Maggie Mae
l’hanno portata via
e così non passeggerà più
per Lime Street
perché derubava così tanti marinai e capitani delle baleniere (4)
quella 
sporca, cattiva ladra Maggie May
III
Beh ricordo quando la prima volta vidi Maggie May,
passeggiava su e giù per Canning Place.
Aveva un figurino così divino proprio come una fregata in assetto da battaglia, e essendo un marinaio le diedi la caccia.
IV
Poi al mattino mi svegliai, ero pallido e a pezzi
non trovai né giacca, né pantaloni, né panciotto
e quando le chiesi dove fossero
lei rispose “Mio carissimo signore,
sono giù al banco dei pegni di Kelly  al numero nove”
V
Andai al banco dei pegni ma non trovai nessun vestito là
e la polizia venne e si portò via la ragazza
e il giudice la trovò colpevole
di aver derubato un marinaio
e le pagò un passaggio per Botany Bay (5)

NOTE
4) gli ingaggi sulle baleniere erano i più alti dato gli alti profitti che si ricavavano
5) Botany Bay è la baia di Sydney (Australia) dove i primi esploratori europei sbarcarono il 29 aprile 1770. Quando Sir Joseph Banks suggerì che Botany Bay poteva essere il luogo ideale per una colonia penale, essa venne scelta come meta per i nuovi coloni; giocavano a favore della scelta, la lontananza della destinazione (letteralmente agli Antipodi) e un terreno che si riteneva sufficientemente fertile per diventare autosufficiente entro un anno. Ben presto i coloni si accorsero che la baia era inospitale perchè tutto il terreno era solo sabbia e c’era poca acqua dolce; così si spostarono un po’ più in su lungo la costa e sbarcarono a Port Jackson (l’attuale porto di Sydney), dove fondarono la prima colonia penale (per la precisione a Sydney Cove). Tuttava il nome Botany Bay restò nell’immaginario collettivo come riferimento per l’Australia e le sue colonie penali. (continua)

ASCOLTA Carl Peterson


I
Come all you sailors bold, and when my tale is told,
I know you will all sadly pity me.
For I was a bloody fool,
in the port of Liverpool,
on the voyage when I first went out to sea.
Chorus:
Oh, Maggie, Maggie May,
they have taken her away,
she is never gonna walk down Park Lane (6) anymore.
For she robbed so many sailors and also lots of whalers, and now she’s doing time (7) in Botany Bay 
II
I’d made it back to home after a voyage to Sierre Leone,
2 pounds 10 a month had been my pay,
As I jingled in me tin, I was sadly taken in,
by a lady of the name of Maggie May.
III
When I stood into her, I hadn’t got a care,
I was cruising off on down old Canning Place.
She was dressed in a gown so fine,
like a frigate of the line,
and I bein’ a sailor man gave chase.
IV
She gave me a saucy nod, and I like a farmer’s clod,
let her take me line abreast in tow.
And under all plain sail we ran before the gale,
and to the Crow’s Nest tavern we did go.
V
Next morning when I woke, I found that I was broke,
I hadn’t got a penny to me name
So I had to pop me suit, me John L’s (8) and me boots,
down at the Park Lane pawn shop number nine.
VI
Oh you thieving Maggie May,
you robbed me of me pay,
when I slept with you last night ashore.
But the judge he guilty found her,
for robbing a homeward bounder,
she’ll never roll down Park Lane anymore.
VII
She was chained and sent away,
from Liverpool one day,
the lads they cheered,
as she sailed down the bay.
And every sailor lad,
he only was too glad,
that they sent the old barge out to Botany Bay.
Traduzione di Cattia Salto
I
Venite voi bravi marinai
quando avrò raccontato la mia storia
sono certo che mi compatirete
perché stavo per impazzire
nel porto di Liverpool
nel viaggio della prima volta che andai per mare
CORO
Oh, Maggie,  Maggie Mae
l’hanno portata via
e così non passeggerà più
per Park Lane (6),
perché derubava così tanti marinai e anche tanti balenieri
e ora se la spassa (7) a Botany Bay! 

II
Ritornavo a casa dopo un viaggio a Sierra Leone
2 sterline e 10 scellini al mese era la mia paga
che tintinnavano nella mia tasca,
fui subito preso
da una ragazza di nome Maggie May
III
Quando mi imbattei in lei, non mi ero preoccupato,
passeggiavo su e giù
per Canning Place.
Era vestita con un bell’abito
come una fregata in assetto da battaglia, e essendo un marinaio le diedi la caccia.
IV
Mi lanciò un’occhiata malandrina e io come una zolla di campagna
la lasciai prendermi sottobraccio
e a vele spiegate corremmo prima della tempesta e alla taverna “Il Nido del Corvo” andammo
V
Al mattino seguente quando mi svegliai, ero a pezzi;
senza un penny con il mio nome
così mi infilai i vestiti, i miei John L’s (8) e gli stivali
e giù al banco dei pegni di Park Lane  al numero nove
VI
O tu ladra di una Maggie May
mi hai rubato della paga
quando dormivo con te la scorsa notte.
Ma il giudice la trovò colpevole
di aver derubato un marinaio
e non passeggerà più per Park Lane, non più
VII
Fu incatenata e mandata via
da Liverpool un giorno
i ragazzi la salutarono
mentre navigava nella Baia
e ogni marinaio era tanto contento
che la vecchia barca fosse mandata a Botany Bay

NOTE
6) lo scalo merci ferroviario di Park Lane che serviva i Liverpool Docks
7) i detenuti ai lavori forzati nelle colonie penali facevano una dura vita (vedi)
8) John Lewis, nota marca di jeans

FONTI
http://en.wikipedia.org/wiki/Maggie_May_(folk_song)
http://www.pepperland.it/the-beatles/discografia/album/let-it-be/maggie-mae
http://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/maggiemay.html
http://www.bbc.co.uk/liverpool/localhistory/journey/lime_street/maggie_may/maggie_may.shtml
http://www.kinglaoghaire.com/site/lyrics/song_688.html

THE FIELDS OF ATHENRY

Un inno nazionale ufficioso, che tutti gli irlandesi conoscono e sanno cantare a memoria, specialmente se appartengono alle tifoserie del calcio e del rugby.

Una storia triste di libertà negata composta nel 1970 dal poeta-scrittore e cantante di Dublino Pete St. John, la storia di un uomo di nome Michael di Athenry, un paese nella contea di Galway che, ribellatosi alla Corona inglese, viene arrestato e deportato in Australia. Il canto è il dialogo tra lui e la moglie, separati dal muro della prigione mentre l’uomo è in attesa della nave che lo porterà nei campi di lavoro e di prigionia.
L’accusa è quella di aver rubato il “grano di Trevelyn”, ossia di aver rubato del cibo per mantenere la sua famiglia ridotta in povertà dalla Grande Carestia del 1845-1849

Famiglia irlandese -G.W. Watts 1850
Famiglia irlandese -G.W. Watts 1850

Il brano è la denuncia, con un velato sentimento anti-britannico, di una serie di problemi che per molti anni del 1800 hanno causato gravi difficoltà all’Irlanda (dolore, miseria, emigrazione): ma è anche un messaggio di libertà che vola alto nel cielo. Le parole di Pete St John sono la voce di ogni emigrante che abbia lasciato la sua terra alla ricerca di una libertà che non trova nella propria patria.

ASCOLTA The Kilkennys

ASCOLTA  the Dubliners


I
By a lonely prison wall
I heard a young girl calling
Michael, they are taking you away,
For you stole Trevelyn’s corn,
So the young might see the morn.
Now a prison ship lies waiting in the bay.
Chorus:
Low, lie the fields of Athenry,
Where once we watched the small free birds fly.
Our love was on the wing,
We had dreams and songs to sing.
It’s so lonely ‘round the fields of Athenry.
II
By a lonely prison wall
I heard a young man calling
Nothing matters Mary when you’re free,
Against the Famine and the Crown
I rebelled they ran me down
Now you must raise our child with dignity.
III
By a lonely harbour wall
She watched the last star falling
As the prison ship sailed out against the sky
Sure she’ll wait and hope and pray
For her love in Botany Bay
It’s so lonely ‘round the fields of Athenry.
TRADUZIONE ITALIANO
I
Accanto all’isolato muro della prigione
ho sentito una ragazza chiamare
“Michael, ti stanno portando via,
perché rubasti il grano di Trevelyn,
così il piccolo potrà arrivare a domani.
Adesso una nave prigione sta aspettando nella baia.”
RITORNELLO
Laggiù, si estendono i campi di Athenry,
dove una volta guardavamo volare i liberi uccellini.
Il nostro amore era sulle loro ali,
avevamo sogni e canzoni da cantare.
c’è desolazione intorno ai campi di Athenry
II
Accanto all’isolato muro della prigione
ho sentito un ragazzo chiamare
“Mary, niente è veramente più importante della libertà,
contro la Carestia e la Corona
mi ribellai e loro mi hanno catturato.
Adesso devi crescere nostro figlio con dignità”
III
Accanto all’isolato muro del porto
lei guardava l’ultima stella cadere
mentre la nave-prigione salpava verso l’orizzonte
di certo lei aspetterà e spererà e pregherà
per il suo amore a Botany Bay (1).
c’è desolazione intorno ai campi di Athenry

NOTE
1) La produzione di ballate ottocentesche che hanno come tema la deportazione in Australia è ricorrente per tutto il secolo.
Botany Bay, Moreton Bay, Van Diemen’s Land, Port Phillis, Port Arthur, Macquarie Harbour, e Norfolk Island sono tristi nomi che ricorrono nelle ballate sulle deportazioni in cui si mescolarono realtà a fantasia tese a formare l’opinione e le aspettative dell’uomo comune su quelle terre.

FONTI
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=38208&all=1#agg240818

BOUND FOR BOTANY BAY

La produzione di ballate ottocentesche che hanno come tema la deportazione in Australia è ricorrente per tutto il secolo.
Botany Bay, Moreton Bay, Van Diemen’s Land, Port Phillis, Port Arthur, Macquarie Harbour, e Norfolk Island sono tristi nomi che ricorrono nelle ballate sulle deportazioni in cui si mescolarono realtà a fantasia tese a formare l’opinione e le aspettative dell’uomo comune su quelle terre. 

ALLA RICERCA DELLA TERRA AUSTRALIS

I primi esploratori europei sbarcarono in Australia il 29 aprile 1770; si trattava di James Cook in viaggio sulla nave Endeavour dal 1768, in una vera e propria missione scientifica con tanto di botanici, naturalisti, astronomi e geografi, per l’esplorazione del Pacifico del Sud alla ricerca della mitica “Terra Australis” ovvero l’Antartide (terra riportata nelle mappe del XV secolo ma che nessun europeo aveva mai visto e di cui si dubitava l’esistenza)!
Con l’aiuto di un indigeno tahitiano Cook raggiunse la Nuova Zelanda e la circumnavigò scoprendo lo stretto che da lui prese il nome; quindi sbarcò a Botany Bay (l’attuale baia di Sydney, dove sono insediati l’aeroporto internazionale e Port Botany, il porto industriale) ed esplorò la costa orientale dell’Australia.

BOTANY BAY

Il curioso nome della baia venne dato da Joseph Banks scienziato e botanico che viaggiava con Cook il quale rimase affascinato dalla grande quantità di nuove specie floreali che vi sbocciavano. James Cook la chiamò però “Stingray Harbour” (il porto della razza, per il gran numero di questi pesci che vi nuotavano).
Già in occasione dello sbarco di Cook nella baia venne composta una ballata che inneggiava alla scoperta (classificata nella British Library con la data 1780) ma quelle successive facevano quasi sempre riferimento ai deportati. La prima flotta per Botany Bay capitanata da Arthur Phillip con più di 750 detenuti a bordo ci mise quasi nove mesi ad arrivare, le condizioni del viaggio per i detenuti furono disumane e una quarantina di essi morirono durante il viaggio.

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Vista della baia agli inizi dell’Ottocento

LA COLONIA PENALE

La prima flotta per Botany Bay partì il 19 Gennaio 1788 con 11 vascelli, 730 detenuti e 250 liberi coloni a bordo. L’urgenza di trovare una soluzione per le carceri sovraffollate era diventata sempre più pressante per la Corona Inglese dopo la perdita delle colonie americane, così quando Sir Joseph Banks suggerì che Botany Bay poteva essere il luogo ideale per una colonia penale, essa venne scelta come meta per i nuovi coloni; giocavano a favore della scelta, la lontananza della destinazione (letteralmente agli Antipodi) e un terreno che si riteneva sufficientemente fertile per diventare autosufficiente entro un anno.

Ma all’arrivo i coloni si accorsero che la baia era inospitale perchè tutto il terreno era solo sabbia e c’era poca acqua dolce; così si spostarono un po’ più in su lungo la costa e sbarcarono a Port Jackson (l’attuale porto di Sydney), dove fondarono la prima colonia penale (per la precisione a Sydney Cove).
All’epoca si sapeva molto poco del continente solo che era una terra nell’Oceano Indiano a ovest dell’isola di New Holland. La nuova colonia venne chiamata Nuovo Galles del Sud (in inglese New South Wales). Il nome Botany Bay tuttavia colpì subito l’immaginario degli Inglesi e vennero scritti musicals, burlesque e numerose ballate con quel nome per indicare genericamente le colonie inglesi in Australia.

BOUND FOR BOTANY BAY

Ballata popolare sul trasporto dei detenuti “Bound for Botany Bay”, conosciuta semplicemente come “Botany Bay” è entrata nella tradizione popolare australiana pur essendo stata scritta nel 1885 a Londra come parte di una commedia musicale dal titolo ‘Little Jack Shepherd’, rappresentata l’anno successivo anche a Melbourne. In realtà i trasporti dei detenuti nelle colonie penali del Nuovo Galles del Sud erano stati interrotti nel 1820 e quelli per la Tasmania nel 1856, ma la ballata riprende la letteratura inglese dei broadsides precedenti in cui la vaga destinazione era conosciuta come Botany Bay.
Più in generale si rileva una inversione di tendenza culturale a partire dal 1840 che riflette una visione più aderente al nuovo clima dell’illuminismo: le punizioni sommarie e brutali vengono considerate incivili e inumane, mentre prima per reati di entità minore, come piccoli furti, spergiuro, frode e ricettazione, bracconaggio, si era passibili di deportazione da 7 a 14 anni o anche a vita (come per dissidenti politici o sindacalisti) !

La canzone è stata scritta nel 1885 da Henry Pottinger Stephens e William Yardley, con una vecchia melodia arrangiata da Wilhelm Meyer Lutz. A rigor di logica non una vera a propria “transportation song” anche se in realtà riprende in gran parte il testo dalla ballata dal titolo “Judges and Juries” o “Farewell to your judges and juries” (Here’s Adieu to All Judges and Juries). L’autore del musical ci aggiunge il ritornello “too-ral, li-ooral, li-addity” e una melodia più allegra completamente in contrasto con il tono disperato della versione originale. La melodia richiama quella irlandese di “Mush, mush” (vedi)

Black-eyed_Sue_and_Sweet_Poll_of_Plymouth_taking_leave_of_their_lovers_who_are_going_to_Botany_Bay_j
Black-eyed Sue and Sweet Poll of Plymouth taking leave of their lovers – Robert Sayer, 1792

Nell’illustrazione di fine settecento una visione caricaturale di quello che era lo stereotipo del deportato: due brutti ceffi che salutano Sue dagli occhi blu e la dolce Polly (un’ubriacona e una prostituta)
Dalla mini-serie Tv “The Thorn Birds” (1983) strofe (con alcune variazioni) I, III, VI, V e I

In Australia la canzone è diventata estremamente popolare, una classica canzone da pub cantata immancabilmente anche dal pubblico.
ASCOLTA John Williamson Live (1983)

Ma non dimentichiamo che la versione originaria di “Judges and Juries” era un lament così
ASCOLTA Kate Rusby live, in una versione lenta, uno straziante lamento del detenuto che piange la separazione dalla sua fidanzata (strofe I, II, IV, V) più in sintonia con


I
Farewell(1) to old England for ever,
Farewell to my rum coes(2) as well,
Farewell to the well-known Old Bailey(3)
Where I used for to cut such a swell(4).
Chorus:
Singing too-ral, li-ooral, li-addity,
too-ral, li-ooral, li-ay,
too-ral, li-ooral, li-addity,
And we’re bound(5) for Botany Bay.
II (6)
There’s the captain as is our commander,
There’s the bo’sun and all the ship’s crew,
There’s the first- and the second-class passengers,
Knows what we poor convicts go through.
III
‘Taint leaving old England we cares about,
‘Taint cos we mis-spells what we knows,
But because all we light-fingered gentry
Hops around with a log on our toes.
IV (7)
For seven long years I’ll be staying here,
For seven long years and a day;
For meeting a cove in an area,
And taking his ticker away.
V (8)
Oh, had I the wings of a turtle-dove,
I’d soar on my pinions so high,
Straight back to the arms of my Polly love,
And in her sweet presence I’d die.
VI
Now all my young Dookies and Duchesses(9),
Take warning from what I’ve to say:
Mind all is your own as you toucheses(10)
Or you’ll find us in Botany Bay.
TRADUZIONE  di CATTIA SALTO
I
Addio alla vecchia Inghilterra, addio per sempre, addio anche ai miei compagni (2) di bevute, addio alla nota “Old Bailey” (3), dove cercavo di fare buona impressione (4)
CORO
Cantate too-ral, li-ooral, li-addity,
too-ral, li-ooral, li-ay,
too-ral, li-ooral, li-addity
siamo deportati a Botany Bay

II
C’è il capitano che è il nostro comandante,
c’è il nostromo e tutta la ciurma della nave,
ci sono i passeggeri della prima e della seconda classe
(tutti) sanno a cosa noi poveri detenuti andiamo incontro.
III
Non è che ci preoccupa lasciare la vecchia Inghilterra
non è perchè sbagliamo a scrivere quello che sappiamo,
ma è perchè tutti noi gentiluomini lesti-di-mano
andiamo con i ceppi ai piedi
IV (7)
Per sette lunghi anni resterò qui,
per sette lunghi anni e un giorno,
per aver incontrato un tizio in un posto e avergli preso il suo orologio
V (8)
Se avessi le ali di una colomba,
mi piacerebbe salire in alto sui pignoni, per tornare tra le braccia della mia amata Polly e morire al suo dolce cospetto
VI
Ora voi tutti giovanotti e damigelle (9)
fate attenzione a quello che ho da dirvi ricordatelo bene quando andate a segno (10),
oppure ci troverete a Botany Bay

NOTE
1) in alcune versioni è scritto come “Goodbay”
2) scritto anche come culls letteralmente “scarti di rum” ma il suo significato colloquiale è “drinking companions”. Kate Rusby dice “sweetheart”
3) Old Bailey è la principale corte di giustizia criminale di Londra VIDEO.
Il verso alternativo di Kate è “Oh keep me child safe in your arms love
I need you like no words can tell”
4) scritto anche come “Where I once used to be such a swell” A swell si dice di persona ben vestita. “To cut a swell” = to make a good impression.
5) oppure sailing
6) Kate dice
II
The captain that is our commander
He sails by the stars and the sun
If e’er well I live I’ll return again
To me darling sweet kisses I’d run.
7) Kate dice:
For seven long years he’s transported
Seven long years and a day
Oh I wish I were drowned on the ocean bed
For they’ve taken my true love away
8)  Kate dice:
If I had the wings of a turtle dove
I’d soar on me pinions and fly
I’d fly to the arms of me Polly love
And in her sweet bosom I’d lie.
7) letteralmente duchi e duchesse
8) il verbo touch in questo contesto si riferisce al furto con destrezza

HERE’S ADIEU TO ALL JUDGES AND JURIES

La ballata è ripresa anche nella serie televisiva “Sharpe’s Rifles”

ASCOLTA Bush Gothic&The Lonely String Quartet, live 2014


I
Here’s adieu to all judges and juries,
Justice and Old Bailey too;
Seven years you’ve transported my true love,
Seven years he’s transported you know.
II
How hard is the place of confinement
That keeps me from my heart’s delight!
Cold irons and chains all bound round me,
And a plank for my pillow at night.
III
If I’d got the wings of an eagle,
I would lend you my wings for to fly,
I’d fly to the arms of my Polly love,
And in her soft bosom I’d lie.
IV
And if ever I return from the ocean,
Stores of riches I’ll bring to my dear;
And it’s all for the sake of my Polly love
I will cross the salt seas without fear.
TRADUZIONE  di CATTIA SALTO
I
Addio a tutti i giudici e le giurie,
alla giustizia e anche all’
“Old Bailey” (3), 7 anni hanno deportato il mio vero amore;
per 7 anni è stato deportato
lo sapete
II
Quanto è duro il posto di detenzione
che mi tiene lontano dalla gioia del mio cuore!
Ferro freddo e catene mi avvolgono
e un tavolaccio per cuscino
durante la notte
III
Se avessi le ali di un’aquila,
ti darei le mie ali per volare,
volerei tra le braccia della mia amata Polly e morirei al suo dolce cospetto
IV
E se mai ritornassi dall’oceano
storie di ricchezza (9) porterò alla mia cara; e per il bene della mia amata Polly
attraverserei il mare salato senza paura.

NOTE
9) l’Australia era anche la terra promessa in cui tra il 1851 e il 1860 scoppiò la febbre dell’oro.(vedi)

FONTI
http://www.ssec.org.au/our_environment/issues_campaigns/kurnell/botanybay_program.htm
http://www.colonialdance.com.au/botany-bay-2-105.html
http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=9340

http://folkstream.com/010.html
http://www.mustrad.org.uk/articles/bbals_21.htm
http://www.mustrad.org.uk/articles/transprt.htm
http://mainlynorfolk.info/martin.carthy/songs/
heresadieutoalljudgesandjuries.html

http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=20365
http://www.historynotes.info/the-long-trip-to-botany-bay-36/
http://www.andrerieutranslations.com/Lyrics/Botany-Bay.html

BOTANY BAY&IRISH EMIGRATION

La produzione di ballate ottocentesche che hanno come tema la deportazione in Australia è ricorrente per tutto il secolo.
Botany Bay, Moreton Bay, Van Diemen’s Land, Port Phillis, Port Arthur, Macquarie Harbour, e Norfolk Island sono tristi nomi che ricorrono nelle ballate sulle deportazioni in cui si mescolarono realtà a fantasia tese a formare l’opinione e le aspettative dell’uomo comune su quelle terre.
Ma l’Australia era anche la terra promessa in cui tra il 1851 e il 1860 scoppiò la febbre dell’oro.

THE SHORES OF BOTANY BAY

golden-rush-australiaE’ il canto di un irlandese emigrato in Australia come cercatore d’oro (l’Australia è ancora oggi il secondo produttore d’oro dopo la Cina). Tra il 1851 e il 1860 anche in Australia, scoppiò la febbre dell’oro e ancora oggi il cercatore d’oro “amatoriale” è considerato alla stregua del nostrano cercatore di tartufi: un amante della natura che fa trekking nei boschi e ama stare all’aria aperta. Infatti la legislazione australiana in merito al ritrovamento e al trasporto-vendita di quanto trovato è quanto mai permissiva.

Della canzone esistono molte varianti testuali ma tutte ci dicono che Paddy è un muratore irlandese stanco del suo lavoro ai Docks, che trova un passaggio su di una nave diretta verso l’Australia per andare a cercare l’oro.
Per l’ascolto ho selezionato una versione rilasciata dal gruppo australiano The Bushwackers o più semplicemente “Wackers” dalla mutevole e numerosa line-up, che prende il nome dalle tipiche bush bands che suonano musica popolare australiana: violino, fisarmonica, chitarra, banjo, mandolino, armonica, whistles e bodhràn e il caratteristico bush bass (al posto del contrabbasso), uno dei tanti strumenti improvvisati nati dall’ingegno di povera gente che riusciva a fare suonare gli oggetti di uso comune, in questo caso il washtub bass, il basso realizzato con un mastello di latta, un bastone e una corda!

Questa versione testuale è stata raccolta dal poeta e cantore australiano Harold Percival Croydon “Duke” Tritton (1886-1965) che ha sentito la ballata cantata per le strade di Sydney all’inizio del 900, il IV verso è aggiunto di suo pugno; il II verso si trova in “Songs of Australian Working Life“(1989) di Therese Radic studiosa e ricercatrice di musica popolare australiana.
Lo stesso anno esce anche la versione degli irlandesi Wolfe Tones con un arrangiamento musicale simile, ma un testo leggermente diverso. La loro versione testuale è un po’ più confusa della precedente, prima di tutto manca la II strofa in cui si capisce chiaramente che il nostro Pat lavora come muratore al molo e non su di una nave, anche il motivo del licenziamento non è ben chiaro per non parlare dell’ultima strofa!

ASCOLTA The Blaggards con il titolo di Botany Bay, una versione scatenata da vera Stout Irish Rock band! (strofe I, III, IV)

ASCOLTA The Bushwackers Band in “And The Band Played Waltzing Matilda” 1976 (strofe da I a IV)

ASCOLTA Wolfe Tones in “Irish to The Core” 1976 (strofe I, III e IV).


I
I’m on my way down to the quay where the good ship Nell doth lay(1)
to command a gang of navvies I was ordered to engage
I thought I would stop in for a while before I sailed away (2)
for to take a trip on an immigrant ship to the shores of Botany Bay
Chorus:
Farewell to your bricks and mortar, farewell to your dirty lime(3)
Farewell to your gangway and gang planks and to hell with your overtime
For the good ship Ragamuffin
she is lying at the quay

For to take old Pat with a shovel on his back to the shores of Botany Bay.
II
The best years of our life we spend at working on the docks
building mighty wharves and quays of earth and ballast rocks
though pensions keep our jobs secure I shan’t rue the day(4)
when I take a trip on an immigrant ship to the shores of Botany Bay
III(5)
The boss comes up this morning and he says, “Well, Pat, hello
If you do not mix the mortar quick
to be sure you’ll have to go”
Well, of course he did insult me I demanded all me pay
and I told him straight I was going to emigrate to the shores of Botany Bay
IV(6)
And when I reach Australia I’ll go and search for gold
There’s plenty there for the digging up, or so I have been told
Or maybe I’ll go back to my trade eight hundred bricks I’ll lay
for an eight hour shift and an eight bob pay (7) on the shores of Botany Bay
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
Me ne andavo per i fatti miei per il molo dove la nave Nell è all’ancora (1),
al comando di un gruppo di manovali che mi è stato ordinato di ingaggiare,
ho pensato di fermarmi  per un po’ prima di partire (2)
per fare un viaggio su una nave di emigranti fino alle coste di Botany Bay
RITORNELLO
Addio ai mattoni e alla malta,
addio alla tua sporca calce (3)

Addio alle vostre tavole e passerelle,
al diavolo il vostro lavoro straordinario

perchè la bella nave Ragamuffin
sta in banchina

per portare il vecchio Pat con una pala sulla schiena sulle coste di Botany Bay.
II
Ho passato i migliori anni della mia vita per lavorare alle banchine del porto,
per costruire grandi moli e banchine di rocce e zavorra,
e anche se il lavoro ci da una sicura pensione, non mi dispiacerà affatto (4)
quando farò un viaggio su una nave di emigranti per le coste di Botany Bay
III (5)
Il capo arriva questa mattina,
e dice “Ciao Pat
se non mescoli la malta veloce
stai certo che te ne devi andare”
Così lui mi insultò
e io gli chiesi la mia paga
e gli dissi che avevo intenzione di emigrare verso le coste di Botany Bay”
IV (6)
E quando raggiungo l’Australia andrò a cercare l’oro
c’è né un sacco là da essere scavato,
o almeno così mi è stato detto,
oppure ritorno al mio mestiere e poserò ottocento mattoni
per un turno di otto ore e una paga (7) da otto scellini sulle rive di Botany Bay

NOTE
1) i Wolfe tones dicono “where the good ship lies in bay”.
2) infatti nella versione dei Wolfe tones dicono ” I stopped in for to drink awhile but it was okay”, mentre i Blaggard dicono “I thought I’d drop in for a drink before I went away”. E’ sottinteso che il gruppetto si ferma in qualche taverna del molo a bere “un goccetto”. Sono propensa a credere che la prima strofa sia solo introduttiva alla ballata, in genere rappresenta un testimone che si trovava a passare per caso da quelle parti e sente parlare i veri protagonisti della storia.
3) lime da limestone è il nome comune per la calce che è ovviamente bianca, la versione di Wolfe tones riporta la parola “line” che non ha molto senso nel contesto
4) espressione idiomatica per “to feel very sorry”
5) oppure
The boss came up this morning, he says “well Pat you know
If you don’t get your navvys out I’m afraid you have to go”
So I asked him for me wages and demanded all my pay
For I told him straight, I’m going to emigrate to the shores of Botany Bay

I Wolfe tones dicono:

III
Well the foreman called this morning,
he says “Well, Pat you know
If you didn’t get the navvys out, I’m afraid you’ll have to go”
So I asked him for me wages, he told me “go away”
then I told him straight, I would to emigrate to the shores of Botany Bay
Traduzione
Il caposquadra mi chiamò stamani e dice “Allora Pat sai che
se non cacci via i manovali
credo proprio che te ne debba andare”
così gli chiesi la mia paga e lui mi disse “Va via”
allora gli dissi che avevo intenzione di emigrare verso le coste di Botany Bay

6) oppure
And when I reach Australia I’ll go and look for gold
There’s plenty there for the digging of, or so I have been told
Or else I’ll go back to my trade and a hundred bricks I’ll lay
Because I live for an eight hour shift on the shores of Botany Bay
I Wolfe tones dicono:

IV
And when we reach Australia
I’ll go and look for gold
There’s plenty there for diggin up, or so I have been told
and if I take an ocean, I’ll go back the sea
For to take ol’ Pat with a shovel on his back to the shores of Botany Bay
Traduzione
E quando raggiungiamo l’Australia andrò a cercare l’oro
c’è né un sacco là da essere scavato,
o almeno così mi è stato detto
e se ne prendo un oceano, ritornerò in mare per portare il vecchio Pat con una pala sulla schiena sulle coste di Botany Bay.

Ma l’ultimo verso non è in sintonia con gli altri: una volta arricchitosi Pat potrebbe voler riprendere il mare per ritornare in Irlanda e non a Botany Bay dove già si trova!
7) I versi finali della strofa richiamano la battaglia sindacale per la riduzione del lavoro giornaliero alle otto ore, lo slogan diceva “8 hours work, 8 hours sleep, 8 hours play and 8 shillings pay”.

continua

VAN DIEMEN’S LAND: COME TI POPOLO LE COLONIE INGLESI!

La produzione di ballate ottocentesche che hanno come tema la deportazione in Australia è ricorrente per tutto il secolo.
Botany Bay, Moreton Bay, Van Diemen’s Land, Port Phillis, Port Arthur, Macquarie Harbour, e Norfolk Island sono tristi nomi che ricorrono nelle ballate sulle deportazioni in cui si mescolarono realtà a fantasia tese a formare l’opinione e le aspettative dell’uomo comune su quelle terre.

VAN DIEMEN’S LAND, LA TERRA DEL DIAVOLO

La Terra di Van Diemen (da Anthony van Diemen, governatore generale della Indie Orientali Olandesi tra il 1636 e il1645) oggi è chiamata Tasmania, la grande isola dell’Australia famosa per essere stata una colonia penale inglese dal 1800 al 1856 (prima del 1803 i detenuti dalla Gran Bretagna e Irlanda erano confinati nella colonia denominata il Nuovo Galles del Sud ossia nella parte sud-est dell’Australia, trasporto che proseguì fino al 1820 circa: Botany Bay è rimasto comunque nell’immaginario delle ballate come il punto di destinazione delle navi ).

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fotogramma dall’omonimo film diretto nel 2009 da Jonathan auf der Heide‎

L’isola si chiamava Terra di Van Diemen, da quando nel 1642 fu scoperta dai navigatori olandesi, ma solo agli inizi dell’Ottocento fu dichiarata colonia di sua maestà britannica.
Gli unici che potevano insediarsi in quella terra selvaggia ed inesplorata erano i deportati e così un certo tenente Bowen sbarcò nella baia di Hobart nel 1804 con trentasei uomini, tredici donne e bambini e un cavallo dando inizio alla moderna storia della Tasmania. Arrivarono anche altri deportati, pirati, banditi e avventurieri che cominciarono la loro opera di “civilizzazione” sterminando le colonie di foche, poi fu la volta degli aborigeni, considerati altri “animali” da sfruttare ed eventualmente eliminare. Nel 1856 si tennero le elezioni parlamentari e la zona assunse il nome di Tasmania (dall’olandese Abel Tasman che nel XVII secolo navigò a sud dell’isola).…Ecco quindi che la Tasmania si trasformò ben presto in una colonia penale destinata a galeotti recidivi che finivano nelle carceri di Sarah Island, Maria Island e Port Arthur. Contrari all’idea di dividere l’isola con dei criminali, i coloni osteggiarono le deportazioni, che furono interrotte nel 1856 (tratto da vedi)

LA COLONIA PENALE

La giustizia inglese all’epoca era a dir poco severa e si andava in carcere o sulla forca semplicemente perchè si era dei poveri disgraziati che rubavano per fame. L’alternativa era la deportazione in Australia con la condanna ai lavori forzati, un espediente a cui ricorrevano i giudici, per fornire mano d’opera a basso costo nei territori di nuova colonizzazione. In genere e soprattutto agli inizi i detenuti erano assegnati ai coloni in una specie di libertà vigilata o erano impiegati nei lavori pubblici. Le donne facevano le servette nelle case dei coloni o lavoravano nelle fabbriche (carcere-casa di lavoro femminile). Solo in un secondo tempo vennero costruite delle vere e proprie prigioni detentive per i prigionieri più pericolosi.

Ma se apparentemente l’alternativa alla deportazione poteva sembrare migliore, in realtà i detenuti erano soggetti a duri maltrattamenti (frustate, ceppi e isolamento) e a un duro lavoro, e molti morivano prima di espiare la propria condanna. Coloro che riuscivano a terminare il loro periodo di detenzione (che poteva arrivare fino a 14 anni) a volte ritornavano in patria (se non ne erano stati banditi) ma la maggior parte finiva per restare nella colonia.

VAN DIEMEN’S LAND E IL BRACCONAGGIO

La canzone è intitolata anche “The Gallant Poachers” o “Young Henry the Poacher” e compare stampata su molti broadsides per tutto l’Ottocento a testimonianza della sua grande popolarità in Gran Bretagna e Irlanda. Era conosciuta anche nelle Americhe e nel repertorio delle canzoni dei marinai. Ovviamente si ritrovano molte versione testuali (per un analisi più puntuale delle varianti testuali vedi) ma anche melodie molto diverse tra loro.
Secondo la ricerca compiuta da Roy Palmer due casi di bracconaggio nel Warwickshire possono aver dato il via alla circolazione della ballata su un foglio voltante, databile nelle sue prime versioni tra il 1829 e il 1830. In Gran Bretagna se il reato di bracconaggio veniva punito nel 600 con l’impiccagione (vedi Geordie) nell’ottocento si preferiva invece la deportazione nelle colonie penali e nelle fattorie-prigioni della Tasmania. In realtà nelle colonie la quota di detenuti per bracconaggio era relativamente piccola (circa 300 persone su 162.000 prigionieri maschi), ma questa ballata potrebbe essere stata originata da una nuova legge del 1828 che destinava alla deportazione nelle colonie per 14 anni, i bracconieri trovati in possesso di un arma (ne bastava uno solo su tre per punire anche tutti gli altri).

IL PLOT

La ballata pur nelle sue numerose varianti testuali mantiene una struttura ben precisa: i bracconieri vengono sorpresi, processati e condannati alla deportazione. A volte sulla nave incontrano una ragazza anche lei condannata ma che viene salvata dalla deportazione sposandosi con il capitano. Arrivati sull’isola vengono venduti ai coloni e legati all’aratro come bestie da soma. Alcune versioni si soffermano nella descrizione delle sofferenze che devono affrontare in quella terra “del diavolo” e quasi tutte terminano con la speranza di poter ritornare liberi e nel proprio paese (a seconda delle versioni, ma più spesso l’Irlanda).

Contrariamente al solito inizio subito con la mia versione preferita (in genere cerco di seguire un ordine cronologico per anzianità di testi o di registrazioni) ma questa registrazione è semplicemente perfetta (anche se non propriamente tradizionale!)

ASCOLTA Jeff Lang , in “Vandemonian Lags” 2013 (chitarrista australiano con il suo “disturbed folk” style come egli stesso lo definisce)

Il testo è una versione quasi simile a quella di Mike Waterson registrata anche da Christy Moore  (e per il testo qui).


I
Come all of you young poaching lads and a warning take from me
Mark you well the story that I tell and guard your destiny
It’s all about transported lads as you may understand
the hardships we did undergo going to Van Diemen’s Land
II
Me and three more went out one night into Squire Noble’s park
We were hoping we might catch some game the night being proven dark
being our bad misfortune we were dropped on with speed
And brought us down to Warwick Gaol did cause our hearts to bleed
CHORUS (x2)
Young men all be aware lest you be drawn into a snare (1)
III
It was about the fifth of March me boys at the court we did appear
Like Jobe we stood with patience our sentences to hear
but being old offenders our case it did go hard
Our sentence was for fourteen years straight ways being sent on board
IV
The ship that bore us from the land the Speedwell was her name
For full five months and upwards we plowed the raging main
We saw no land nor harbour I tell you it’s no lie
All around us one black ocean, above us one blue sky
V
We had a female comrade Sue Sommers was her name
and she was given her sentence for the selling of our game
but the captain fell in love with her and merrier her out of hand
and she proved true and kind to us going to Van Diemen’s Land
VI
It was the fifth day of August that we made the land
At five o’clock the next morning they tied us hand to hand
To see our fellow sufferers it filled my heart with woe
For there’s some chained to the harrow and the others to the plough (2)
VII
There are times when I slumber that I have a cruel dream
I see myself in a Harbory besides a pearling stream
my sweetheart she lies beside me, a jug of ale at hand
but I wake up broken hearted upon Van Diemen’s Land
VIII
If I had a thousand pounds all laid out in my hand
I’d give it all for liberty if that I could command
again to Ireland I’d return and be a happy man
I’d bid farewell to poaching game and to Van Diemen’s Land.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Venite voi tutti giovani bracconieri prestate attenzione al mio avvertimento, tenete da mente la storia che racconto e badate al vostro destino.
E’ sui ragazzi deportati come si può ben capire
e i disagi che subimmo andando nella Terra di Van Diemen
II
Io e altri tre siamo andati di notte nel parco di un nobile cavaliere, speravamo di poter catturare della selvaggina con il buio della notte, ma per una triste sventura siamo stati catturati piuttosto in fretta e ci hanno portati fino a Warwick Gaol facendoci sanguinare il cuore
CORO
Giovani state tutti attenti a meno che non vogliate finire in trappola
III
Era il cinque di marzo ragazzi che alla corte ci presentammo
come Giobbe abbiamo aspettato con pazienza di sentire la nostra sentenza, ma essendo recidivi il nostro caso si presentava difficile,
la nostra condanna è stata di quattordici anni
e di filato siamo stati spediti a bordo
IV
La nave che ci portava verso la Terra si chiamava la Veronica
per ben cinque mesi e oltre abbiamo solcato la corrente impetuosa, non abbiamo visto terra o porto e vi dico il vero
tutto intorno a noi, un oceano nero e sopra di noi il cielo blu
V
C’era una compagna femmina si chiamava Sue Sommers
ed era stata giudicata per aver venduto la nostra selvaggina,
ma il capitano si innamorò di lei e si sposò con lei su due piedi,
e lei si dimostrò sincera e gentile con noi che andavamo nella Terra di Van Diemen
VI
Era il cinque di Agosto che abbiamo toccato terra
alle cinque in punto il mattino successivo ci legarono le mani;
vedere i nostri compagni soffrire mi riempiva il cuore di dolore
che alcuni erano incatenati all’erpice e altri all’aratro (2)
VII
Ci sono momenti nel dormiveglia che faccio un sogno crudele, vedo me stesso a Harbory accanto a un ruscello argenteo, la mia fidanzata che giace accanto a me, una brocca di birra in mano, ma mi sveglio con il cuore infranto, sulla Terra di Van Diemen
VIII
Se avessi mille sterline in mano,
le darei tutte per la libertà
se potessi di nuovo in Irlanda mi piacerebbe tornare
per essere un uomo felice,
darei l’addio al bracconaggio e alla Terra di Van Diemen.

NOTE
1) da notare che il bracconiere non dice di non andare a cacciare di frodo, dice piuttosto di stare attenti a non farsi beccare
2) i deportati sono venduti ai coloni e legati all’aratro come bestie da soma

Parte seconda continua