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ORAN EILE DON PHRIONNSA

Il Bonny Prince (Carlo Edoardo Stuart) ritratto da Allan Ramsay subito dopo la marcia su Edimburgo

Una “Canzone per il Principe” (= Song to the Prince) venne scritta nel 1745 da Alexander McDonald  bardo delle Highlands e fervente giacobita, perché fosse indirizzata come missiva al Principe Charles Edward Louis John Casimir Sylvester Severino Maria Stuart, noto più semplicemente come il Bonnie Prince Charlie o The Young Pretender. All’epoca il Principe si trovava in Francia nella vana attesa di un cenno di favore da parte del Re Luigi XV affinchè lo aiutasse a riprendersi il trono d’Inghilterra e Scozia. Ma la questione si trascinava per le lunghe Luigi non ricevette mai a Corte il suo parente povero, così il ragazzo venne snobbato anche dalla Nobiltà parigina e di certo le parole d’incoraggiamento dei sostenitori in Scozia non potevano che dargli conforto. continua
Il testo originale di Oran Eile Don Phrionnsa ( anche “Moch Sa Mhadainn”, “Hùg Ò Laithill Ò” “Hùg Ò Laithill O Horo”), è scritto in gaelico scozzese, lingua che il principe non capiva (essendo nato e cresciuto a Roma).

Ne “The Elizabeth Ross Manuscript Original Highland Airs Collected at Raasay in 1812 By Elizabeth Jane Ross” (qui) sono riportati testo e melodia (#113) così nelle note dell’edizione pubblicata per the School of Scottish Studies Archives, Edimburgo 2011 leggiamo “This stirring Jacobite song has been attributed to Alasdair mac Mhaighstir Alasdair (Alexander MacDonald, c.1698–c.1770). The text and translation here are adapted from JLC, which has 17 couplets plus refrain. That text is derived from the 1839 edition (p.85) of Mac Mhaighstir Alasdair’s collection (ASE); the 1839 edition is identical with the 1834 edition, but the fact that the song does not appear in the first edition (1751) raises doubts as to the ascription (see JLC 42, n.1): in fact the text was almost certainly lifted into the 1834 edition from PT, where it is headed simply ‘LUINNEAG’ and is not ascribed. The 1834 or 1839 text of the Ais-Eiridh is doubtless the source of that in AO 102, which ascribes the song to Mac Mhaighstir Alasdair. Campbell prints the tune in 3/4 time (JLC 301).
JLC = CAMPBELL, John Lorne, ed.(1933, Rev.1984) Highland Songs of the Forty-Five … [With thirteen melodies] (Edinburgh: John Grant, 2nd ed. Edinburgh: Scottish Academic Press for the Scottish Gaelic Texts Society).

ASCOLTA Capercaillie in Glenfinnan (Songs Of The ’45) (1998)
Il gruppo scozzese fondatosi agli inizi degli anni 80 ha diffuso con le sue registrazioni moltissimi canti in gaelico delle Isole Ebridi e delle Highlands arrangiandoli a metà tra tradizione e modernità, aggiungendo sintetizzatori e basso elettrico accanto ai più tipici strumenti acustici della tradizione musicale scozzese.

In questa versione il brano è quasi una waulking song

ASCOLTA Dàimh in Moidart to Mabou 2000, un gruppo di nuova generazione dalla West Coast della Scozia formato da musicisti  dall’Irlanda, Scozia, Capo Bretone e California.
I
Och ‘sa mhaduinn’s mi dusgadh
‘S mor mo shunnd’s mo cheol-gaire
O’n a chuala mi ‘m Prionnsa
Thighinn do dhuthaich Chlann Ra’ill
II
O’n a chuala mi ‘m Prionnsa
Thighinn do dhuthaich Chlann Ra’ill
Grainne mullaich gach righ thu
Slan gum pill thusa, Thearlaich
III
Grainne mullaich gach righ thu
Slan gum pill thusa, Thearlaich
‘S ann th ‘n fhior-fhuil gun truailleadh
Anns a ghruadh is mor-naire
IV
‘S ann th ‘n fhior-fhuil gun truailleadh
Anns a ghruadh is mor-naire
Mar ri barrachd na h-uaisle
‘G eirigh suas le deagh-nadur
V
Mar ri barrachd na h-uaisle
‘G eirigh suas le deagh-nadur
Us nan tigeadh tu rithist
Bhiodh gach tighearn’ ‘n aite

The Elizabeth Ross Manuscript
Early as I awaken
Great my joy, loud my laughter
Since I heard that the Prince comes
To the land of Clanranald
Thou art the choicest of all rulers
Here’s a health to thy returning
His the royal blood unmingled
Great the modesty in his visage
With nobility overflowing
And endowed with all good nature
And shouldst thou return ever
At his post would be each laird
Traduzione di Cattia Salto
Appena mi sveglio
grande la mia gioia, forte il mio riso
da quando udii che il Principe verrà
nella terra del Clanranald (1)
Voi che siete il migliore di tutti i sovrani
un augurio per il vostro ritorno!
Suo il sangue reale puro
grande la modestia nel suo viso
colmo di nobiltà
e dotato di natura gentile!
Se voi ritornerete
ogni laird sarà al vostro servizio.

NOTE
1) il Clanranald Clan RanaldClan Ronald dei Macdonald di Clanranald è uno dei rami più grandi dei clan scozzesi in cui si eleggeva il Re delle Isole e di Argyll. All’epoca delle ribellione del 1745 il vecchio capo clan non era favorevole agli Stuard, ma non impedì al figlio di allearsi con il Giovane Pretendente. I due si conobbero a Parigi. Ranald il giovane fu tra i primi ad aderire alla causa giacobita facendo proseliti presso gli altri clan.

Il brano è stato riportato alla popolarità con l’inserimento nella seconda stagione della serie televisiva Outlander (sulle orme del grandissimo successo editoriale dell’omonima serie scritta da Diana Gabaldon), come sottolinea lo stesso direttore artistico Bear McCreary questo è uno dei pochi canti scritti proprio nel farsi della ribellione scozzese.
When Jamie opens the letter in “The Fox’s Lair” and learns he has been roped into the revolution, this song was actually being composed somewhere in Scotland at that very moment.” (qui).

ASCOLTA Griogair Labhruidh in Outlander II stagione 2016 il brano ha un andamento marziale  e Griogair racconta
“It is always difficult negotiating the gap between tradition and innovation but it is something I am becoming increasingly used to, “I performed the song at a much slower tempo than it would normally be performed traditionally but I think it worked to great effect with the rich string voicings and the percussive elements of the piece. I was also very pleased to work with my friend John Purser who helped direct my performance of the song to suit the arrangement.’

Hùg hó ill a ill ó
Hùg hó o ró nàill i
Hùg hó ill a ill ó
Seinn oho ró nàill i.
Moch sa mhadainn is mi dùsgadh,
Is mòr mo shunnd is mo cheòl-gáire;
On a chuala mi am Prionnsa,
Thighinn do dhùthaich Chloinn Ràghnaill.
Gràinne-mullach gach rìgh thu,
Slàn gum pill thusa Theàrlaich;
Is ann tha an fhìor-fhuil gun truailleadh,
Anns a’ ghruaidh is mòr nàire.
Mar ri barrachd na h-uaisle,
Dh’ èireadh suas le deagh nàdar;
Is nan tigeadh tu rithist,
Bhiodh gach tighearna nan àite.
Is nan càraicht an crùn ort
Bu mhùirneach do chàirdean;
Bhiodh Loch Iall mar bu chòir dha,
Cur an òrdugh nan Gàidheal.


Early in the morning as I awaken
Great is my joy and hearty laughter
Since I’ve heard of the Prince’s coming
To the land of Clanranald (1)
You are the choicest of rulers
May you return unhurt, Charles.
In that most modest cheek
Runs blood that is pure and undefiled.
Along with overflowing nobility
That ever rises up along with good nature
And if you came again
Each laird would be at his post.
And if the crown were placed upon you
Joyful would your friends be
And Lochiel (2), as he ought,
Would be drawing up the Gaels for battle.
Traduzione di Cattia Salto
Appena mi sveglio al mattino
grande la mia gioia, forte il mio riso
da quando ho sentito che il Principe è in arrivo
nella terra del Clanranald (1)
Voi che siete il migliore di tutti i sovrani
che possiate ritornare illeso, Carlo
In quel viso di grande modestia
scorre un sangue puro e immacolato
colmo di nobiltà
e dotato di natura gentile!
Se voi ritornerete
ogni laird sarà al vostro servizio.
e se la corona vi sarà posta sul capo
i vostri amici saranno pieni di gioia
e Lochiel (2), come si conviene,
farà arrivare i Gaeli per la battaglia

NOTE
2) Donald Cameron di Lochiel (c.1700 – Ottobre 1748) tra i più influenti capoclan e tradizionalmente fedele alla Casa Stuart

FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/charlie-hes-my-darling/
http://www.ed.ac.uk/files/imports/fileManager/RossMS.pdf
http://chrsouchon.free.fr/bonnie2.htm
http://www.celticlyricscorner.net/capercaillie/oraneile.htm
http://www.bearmccreary.com/#blog/blog/outlander-return-to-scotland/
http://www.tobarandualchais.co.uk/en/fullrecord/63749/3
http://www.tobarandualchais.co.uk/en/fullrecord/94215/5;jsessionid=40262AAD448EC6A5BD09862C091AD047

DONALD WHERE’S YOUR TROOSERS?

Andy Stewart - Donald, Where's Yer TroosersUna canzone umoristica scritta da Andy Stewart (1933 — 1993) su di uno scozzese che indossa il kilt; la melodia è stata composta da Neil Grant ma richiama uno “stile folk”, così sembra riprendere la shanty “Drunken sailor” ovvero la rebel song “Johnny Cope“. Diventata subito popolare e nella vetta delle classifiche tra i dischi più venduti sia in UK, ma anche America e Canada, “Donald where’s your troosers?” è ritornata popolare nella riedizione del 1989 sempre cantata da Andy Stewart e più recentemente dopo che è stata inserita nella mini serie “The Sarah Connor Chronicles” (II stagione, 2009) in una versione più lenta e “inquietante”.
In merito alla canzone c’è poco altro da aggiungere, tranne l’aneddoto in cui si racconta che Andy la compose mentre era in una “riunione di gabinetto” con i calzoni abbassati.. così colgo l’occasione per introdurre una sintesi della storia del Tartan e del vestito tradizionale scozzese.

IL TARTAN

Il tartan è un panno di lana che esisteva nei tempi antichi, la parola gaelica che lo descrive è breacan ossia “quadrettato” per alludere alla trama a scacchi propria del disegno del tartan: la lavorazione nacque originariamente nella parte montuosa della Scozia isole comprese,  e sebbene fosse indossato anche nel resto della Scozia, fu solo nelle Highlands che il tartan si associò come simbolo di appartenenza ad un determinato clan.

THE BELTED PLAID

tartanIl vero kilt (in gaelico philabeg) è in effetti una lunga coperta (plaid) cioè un unico, lunghissimo, pezzo di stoffa (il tartan) delle dimensioni di 65-75 cm di altezza per una lunghezza di 5 metri circa, pieghettato e drappeggiato intorno ai fianchi e poi riportato sulle spalle come un mantello (che funzionava bene anche come grande tasca dove infilare gli oggetti da trasportare o le armi). Per indossarlo veniva steso a terra e poi si formavano delle pieghe di qualche centimetro ciascuna, quindi ci si sdraiava sopra rotolandosi per bene. Era indubbiamente un capo pratico, senza troppe pretese di eleganza che teneva al caldo e al riparo, e perciò prevalentemente un abito “rustico” abbinato per lo più allo stivale ad altezza ginocchio (cuaron) ma più spesso portato a piede nudo (e dovevano avere dei fisici ben temprati questi scozzesi che se ne stavano al vento, pioggia e neve così conciati!) Ai rudi scozzesi di montagna  serviva come coperta per coprirsi durante il giorno e come giaciglio in cui dormire durante le notti passate nella brughiera.

L’origine però di questo “gonnellino” è probabilmente un residuo arcaico, dell’abito detto tunicae, proprio il preferito dei legionari romani che consideravano barbariche (cioè incivili) nonchè scomode le lunghe bracae!!

THE LITTLE KILT

DiggingIl kilt più “strutturato” e “moderno” risalente grosso modo al 1700, detto little kilt, è un tartan tagliato e sagomato con le pieghe e quindi cucito come gonnellino, separato così dal plaid vero e proprio che continua a mantenere la funzione di mantello o si riduce a una più decorativa fascia. Per realizzarlo non sono richieste particolari abilità sartoriali e lo si può tranquillamente fare in casa. Anche in questo modello è necessaria l’uso di una cintura per stringere e chiudere la stoffa in vita.

Il little kilt fu inventato da un industriale quacchero inglese di nome Thomas Rawlinson , per rendere più comodo il lavoro di taglio degli alberi e di cura delle fornaci agli highlanders che ha assunto in una fonderia da lui aperta presso Inverness, divenne così identificativo della “scozzesità” degli Highlander che, dopo la battaglia di Culloden (1746) per ribadire la vittoria inglese, fu emanata una legge (il Dress Act) in cui si proibiva di indossare kilt e tartan perchè erano un simbolo della diversità..

VIDEO TUTORIAL
TUTORIAL

L’evoluzione successiva del kilt è stata l’aggiunta delle fibbie di cuoio con funzione di “cintura” per tenere ferma la gonna ai fianchi.

scot-pantI PANTALONI

Che gli antichi celti indossassero i pantaloni è storicamente accertato (la tendenza era genericamente diffusa tra le popolazioni nordiche per proteggere ovviamente le gambe dal clima più freddo, mentre le popolazioni meridionali indossavano tuniche di varia lunghezza indifferentemente portate sia da uomini e donne). La foggia dei pantaloni aderenti (in gaelico troovash) viene dall’epoca medievale, in particolare in Scozia il tartan era tagliato di sbieco (per ottenere una certa elasticità del tessuto) e cucito in modo molto aderente alla gamba (le cuciture si trovavano sul dietro della gamba come le calze di nylon vecchio stile). Questa moda però prese piede solo tra i capi degli Highlanders per contraddistinguere il loro rango o quando si recavano nelle Lowlands.

IL DISEGNO DEL TARTAN E I CLANS

Ma ritorniamo al tartan e ai suoi disegni a scacchi: si ritiene che all’inizio fossero semplici, di 2 o 3 colori, con i disegni caratterizzati localmente, nella sua “Descrizione delle isole Occidentali della Scozia (1703) Martin Martin scrive “ogni isola differisce dall’altra nel modo di intessere i mantelli creandovi righe di ampiezza e colori differenti. Questa inclinazione è talmente pronunciata nella principale terra delle Highlands che coloro che hanno visitato quei luoghi sono in grado, non appena vedono un plaid di Man di indovinare il luogo di provenienza“. E’ sempre Martin a raccontare che ogni tessitore utilizzava un pezzo di legno sul quale erano incisi il numero e il colore di ogni filo (il bastone modello o maide dalbh) per riprodurre fedelmente il tartan caratteristico di un certo territorio e quindi per estensione di un certo clan. Dopo la battaglia di Culloden agli highlanders fu proibito portare le armi e di indossare il tartan, proprio perchè quel tessuto rappresentava un carattere distintivo del clan e portava in sé il richiamo alla lotta e all’indipendenza. Così alla revoca del divieto risalente al 1785 anche gli Highlanders si erano abituati a vestirsi come gli altri scozzesi: una grande tradizione si era persa, i bastoni modello erano marciti e poco o nulla si conosceva del tartan precedente al 1745. Fu un vezzo del re in visita ad Edimburgo a riportare la moda del tartan distintivo per ogni clan: quando Giorgio IV si recò in Scozia nel 1822 volle indossare il tartan e richiese che anche il popolo presenziasse agli incontri pubblici vestendo il tartan.

I FALSARI DEL TARTAN

La tradizione più recente del tartan nasce di fatto nel 1842 con il Vestiarium Scotticum dei fratelli Sobieski Stuart (che si chiamavano in realtà John Carter Allen e Charles Manning Allen), alcuni li ritengono dei mitomani, che si pretendono discendenti dei re Stuart, ma la loro mania per il folklore li porta ad ideare un sistema d’identificazione dei clan attraverso il tartan, l’intreccio di colore dei kilt, un sistema di standardizzazione dei disegni che viene riconosciuto da tutti e depositato presso la Lyon Court.

I tartan si descrivono a secondo del loro uso, così i clan tartans sono quelli indossati dagli uomini del clan; i dress tartans (un tempo indossati dalle donne) sono diventati nell’uso corrente un tartan di stoffa leggera. I mourning tartans (per lo più a scacchi bianchi e neri) erano quelli indossati per i lutti. Gli hunting tartans, in cui il colore predominante era il marrone o un’altra tinta scura, erano indossati per le attività sportive e venatorie e infine i chief tartants erano i tartan personali dei capi indossati solo dalla cerchia dei famigliari più ristretti.

IL KILT CERIMONIALE

Royal_stewartOggi con il tartan si confeziona il kilt maschile, la giacca che si abbina è sempre in tartan o in velluto (è ammesso ma non dai puristi anche il tweed), ed è l’abito cerimoniale di rigore per l’uomo che veste secondo la tradizione, nei colori del proprio Clan o nel tartan scozzese nazionale (un tartan prevalentemente verde con strisce bianche e rosse), o in tartan Fiore di Scozia (verde e blu). Curiosamente esiste anche un “tartan Italia” che è il Royal Stewart Tartan, si dice infatti che il Bonnie Prince Charlie dopo la sconfitta di Culloden concesse agli italiani l’onore di poter indossare il tartan reale scozzese poiché proprio in Italia aveva trascorso la maggior parte del suo tempo e vi aveva trovato asilo. (continua)

Ecco infine come si indossa un abito tradizionale scozzese:

Dimenticavo la canzone…

ASCOLTA Andy Stewart che la canta nella seconda parte alla maniera di Elvis (1960)

ASCOLTA The Irish Rovers 1966 (strofe I, II, V, IV, VI)


I
I just down from the Isle of Skye
I’m no very big
but I’m awful shy
All the lassies shout as I walk by,
“Donald, Where’s Your Troosers(1)?”
CHORUS
Let the wind blow high
and the wind blow low

Through the streets in my kilt I go
All the lassies cry, “Hello!
Donald, where’s your troosers?”
II(2)
I went to a fancy ball
It was slippery in the hall
I was afraid that I may fall
Because I nay had on troosers
III
I went down to London town
To have a little fun in the underground
All the Ladies turned their heads around, saying,
“Donald, where’s your trousers?”
IV
To wear the kilt is my delight
It isna wrong, I know it’s right
The islander(3)s would get a fright
If they saw me in the troosers!
V(4)
The lassies love me every one
But they must catch me if they can
You canna put the breakes on a highland man, saying,
“Donald, where’s your troosers?”
VI
Well I caught a cold
and me nose was raw
I had no handkerchief at all
So I hiked up my kilt
and I gave it a blow,
Now you can’t do that with troosers.
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
I
Sono appena arrivato dall’Isola di Skye, non sono molto grosso,
ma sono terribilmente timido
e tutte le donne gridano mentre passo “Donald dove sono i tuoi pantaloni?”
CORO
Che il vento soffi in alto
e che il vento soffi in basso,
per la strada vado in gonnellino
e tutte le signore mi fanno “ciao!
Donald dove sono i tuoi pantaloni?”
II
Sono andato a un ballo alla moda
e si scivolava in sala,
e temevo una caduta
perchè non avevo i pantaloni!
III
Sono andato a Londra
per divertirmi, nella Metropolitana tutte le signore si giravano dicendo “Donald dove sono i tuoi pantaloni?”
IV
Indossare il kilt è la mia gioia,
non è sbagliato, lo so che è giusto.
gli isolani sarebbero dispiaciuti
se mi vedessero con i pantaloni.
V
Le ragazze mi amano tutte
ma mi devono prendere se ci riescono, non puoi fermare un uomo dell’altopiano dicendo
“Donald dove sono i tuoi pantaloni?
VI
Mi sono preso il raffreddore
e il naso mi colava
non avevo fazzoletto
così mi sono alzato il gonnellino
e ci ho dato una soffiata
questo non lo puoi fare con i pantaloni!
 

NOTE
1) la pronuncia è troosers, dice trousers solo quando fa il verso di una ragazza londinese, allora la pronuncia è all’inglese
2)variante strofa II
A Lassie took me to a ball
And it was slippery in the hall
And I was feart that I would fall
Fur I hadnae on ma’ troosers!
3) gli isolani -delle Ebridi
4) variante strofa V
They’d like to wed me everywan
Just let them catch me if they can
You cannae tak’ the breeks(4) aff a Hielan’ man
And I don’t wear the troosers

FONTI
http:[email protected]?SongID=1632
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=6566
http://www.andystewart.info/songwriting/index.shtml
http://www.tartansauthority.com/highland-dress/ancient/
https://nelcuoredellascozia.wordpress.com/2015/03/19/kilt-e-tartan/

“BOTH SIDES THE TWEED” WITH HONOUR

Nel 1817 James Hogg (1770 – 1835) ebbe l’incarico dalla “Highland Society of London” di raccogliere i canti giacobiti a cavallo del Settecento, uno scorcio della storia della Scozia tra il 1689 e il 1746. Hogg trascrisse quelli che si tramandavano nelle campagne, e probabilmente molti li “riscrisse” o li compose ex-novo; così  per “Both sides the tweed“: il testo è centrato sullo sdegno verso i politicanti corrotti che hanno ceduto la sovranità della Scozia al Parlamento Inglese (Act of Union più comunemente l’Union Jack del 1707) nonostante lo scontento popolare: i 45 deputati e una manciata di pari scozzesi dovettero recarsi a Londra per unirsi ai 516 deputati e 90 pari inglesi (ma del resto la popolazione inglese è di circa 5 volte quella scozzese). Gli affari scozzesi vennero affidati ad un Segretario di Stato che operava nel Gabinetto di Governo britannico. Solo la chiesa presbiteriana scozzese (la kirk) restò autonoma e distinta da quella anglicana.

UNION JACK

Già Robert Burns aveva denunciato l’Unione come un accordo commerciale e i parlamentari scozzesi “comprati e venduti in cambio dell’oro inglese” (vedi) ma la questione più spinosa fu anche la successone alla Corona affinchè fosse sempre il ramo protestante della dinastia Stuart a regnare. Alla fine l’ultimo cattolico degli Stuart a rivendicare la corona fu il “Bonnie Prince Charlie” che trovò la sconfitta a Culloden e con lui i clan Highlanders che lo sostenevano: la ritorsione fu dura e drastica con l’interdizione alla Scozia di manifestare la propria identità culturale. (vedi)

LA DEVOLUTION

Nel 1979 l‘SNP (lo Scottish National Party) riuscì ad organizzare un referendum per la formazione di un parlamento scozzese che non raggiunse il quorum. In quell’occasione Dick Gaughan riscopre il brano di Hogg, lo riscrive in minima parte e ci mette la sua melodia, per rivendicare ancora una volta il diritto all’autonomia come l’unico modo per riportare rispetto reciproco tra i popoli d’Inghilterra e della Scozia.

Finalmente nel 1997 con un secondo referendum sulla devolution viene restaurato il Parlamento Scozzese, dotato di autonomia legislativa in merito alla sanità, l’educazione e, in modo parziale, al welfare. Il referendum secessionista del settembre 2014 ha visto invece  poco più della metà degli Scozzesi votare per il “No”, e sebbene il si abbia stravinto nelle città di Dundee, Aberdeen e Glasgow e nel Border, Edimburgo e le Highland sono state “unioniste” (la media ha portato al no il 55,3% dei voti). Anche dietro a questo referendum c’erano forti interessi economici come nel 1707 (riguardanti lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio nel Mare del Nord), ma le promesse strappate al primo ministro britannico David Cameron sono state viste dai più come una parziale vittoria (ma sono veramente finiti i tempi delle promesse inglesi puntualmente disattese?): devolution, maggiore autonomia fiscale e politica sui temi di carattere nazionale stanno attendendo un’attuazione.

GUIDA ALL’ASCOLTO
Andrew Kuntz nel suo Fiddler’s Companion scrive “this tune appears in nearly all old collections of British songs and ballads, beginning with Allan Ramsay’s “Gentle Shepherd” (1725) and its popularity continued through the latter part of the 18th century. As an instrumental piece, it also appears in numerous publications in England and Scotland, for instance, to name the earliest appearance, in Adam Craig’s “Collection of the Choicest Scots Tunes (1730)“.

Dick Gaughan nel suo album d’esordio “Handful of Earth” (1979) inserì questo brano e siccome non gli piaceva la melodia originale ne scrisse un’altra facendo delle lievi modifiche di alcuni versi per renderli più attuali. Così scrive nel suo sito: ‘The tune has been the subject of some speculation and argument. So far as I am aware, I actually composed it and am highly flattered by the presumption that it is traditional, with people claiming to have known it for several decades, if not centuries.
‘For one writing songs in a ‘traditional’ genre, this is the highest compliment imaginable. Like all tunes composed within any aesthetic, it is inevitable that it has similarities to and contains phrases and quotes from earlier tunes. However, if someone can provide a printed or recorded source to prove the existence of this tune prior to 1979 then I’d be delighted to acknowledge that I unconsciously used a traditional tune.’

ASCOLTA Dick Gaughan per Transatlantic Sessions (1995/6)

Mary Black in Collected 1984

Capercaillie in Sidewaulk 1989

VERSIONE DI DICK GAUGHAN
I
What’s the spring breathing jasmin and rose
What’s the summer with all its gay train(1)
What’s the splendour of autumn to those
Who’ve bartered their freedom for gain?
II (Chorus)
Let the love of our land’s sacred rights(2)
To the love of our people(3) succeed
Let friendship and honour unite
And flourish on both sides the Tweed(4).
III
No sweetness the senses can cheer
Which corruption and bribery bind
Nor brightness that gloom(5) can e’er clear
For honour’s the sum of the mind(6).
IV
Let virtue distinguish the brave
Place riches in lowest degree
Think them poorest who can be a slave
Them richest who dare to be free.

VERSIONE The Jacobite Reliques 1819
I
What’s the spring-breathing
jess’mine and rose,
What’s the summer,
with all its gay train(1),
Or the plenty of autumn,
to those who’ve bartered
their freedom for gain?
II
Let the love of our king’s sacred right(2)
To the love of our country(3) succeed;
Let friendship and honour unite,
And flourish on both sides the Tweed(4).
III
No sweetness the senses can cheer,
Which corruption and bribery blind;
No brightness that gloom(5) e’er can clear,
For honour’s the sum of the mind(6).
IV
Let virtue distinguish the brave,
Place riches in lowest degree;
Think him poorest who can be a slave,
Him richest who dares to be free.
V
Let us think how our ancestors rose,
Let us think how our ancestors fell,
The rights they defended, and those
They bought with their blood we’ll ne’er sell.
TRADUZIONE ITALIANO (in parte da qui)
I
Cos’è la primavera odorosa
di gelsomino e rosa?
Cos’è l’estate
con il suo manto fiorito(1)?
Cos’è lo splendore dell’autunno
per coloro che hanno barattato
la propria libertà per profitto?
II
Che l’amore dei sacri diritti del nostro Re
vada insieme con l’amore per il nostro paese,
e si uniscano l’amicizia e l’onore
per fiorire sulle due sponde del Tweed.
III
Nessuna bellezza può rallegrare i sensi
che corruzione e concussione avvincono;
né luminosità può mai rischiarare quell’oscurità perchè l’onore è l’idea somma.
IV
Chi ha coraggio possa distinguersi per il valore perché ha stimato nulla le ricchezze,
considerando più ricco chi osa essere libero
e più povero colui che diventa schiavo.
V
Lasciateci ricordare come i nostri antenati si siano sollevati, e siano caduti per difendere i diritti e ciò che essi comprarono con il loro sangue, noi non dovremo mai vendere!

NOTE
1) letteralmente “allegro corteo” ma anche, rifertito ad un abito: strascico, coda. In senso figurato quindi “manto di fiori”
2) i sacri diritti della nostra terra invece dei diritti della monarchia
3) in origine è country
4) il Tweed è il fiume che segna il confine tra Inghilterra e Scozia, che ha dato anche il nome al tessuto del tweed
5) Karen dice”No brightness the sun can e’er clear” che non ha molto senso: né luminosità può mai rischiarare il sole
6) honour is the sum of the mind: il concetto di onore si presta a molte manipolazioni e fraintendimenti. In questo contesto Hoggs lo usa nel suo significato più antico dal latino honor “carica pubblica” ossia quel percorso (o se vogliamo carriera) che il politico romano poteva svolgere di carica in carica man mano più alta, quale servitore dello Stato, facendo appello alla sua capacità personale e alla stima. L’onore era quindi sinonimo di dedizione votata al sacrificio per la Patria, rispettabilità della persona e premio, cioè riconoscimento del valore. L’onore si merita e si guadagna e si costruisce sul senso di responsabilità che è nello stesso tempo personale ma anche pubblica.

FONTI
http://chrsouchon.free.fr/2sidestw.htm
http://www.dickgaughan.co.uk/songs/texts/tweed.html http://sangstories.webs.com/bothsidesthetweed.htm http://redflag.org.uk/wp/?p=186 https://thesession.org/tunes/12935

THE WHITE (BLUE) COCKADE

charles-edward-stuart-image-copyright-university-of-aberdeen1La coccarda appuntata sul berretto è una moda del Settecento ed era indossata come simbolo della fedeltà a una certa ideologia, o anche come indicazione di status sociale (e più spesso parte della divisa di un servitore). In Gran Bretagna la coccarda bianca indicava i giacobiti mentre i governativi indossavano la coccarda nera o blu. In Francia la coccarda bianca era il simbolo dell’Ancien Régime, mentre quella tricolore era quella dei rivoluzionari. E tuttavia il significato del colore della coccarda di questa antica ballata si è perso nel tempo e più probabilmente aveva a che fare con i colori dei reggimenti regionali presso le zone in cui era cantata.

La ballata è fatta risalire alla metà del 1700, mentre le prime versioni raccolte dalla tradizione orale risalgono alla fine del XIX secolo. L’origine è sconosciuta forse la canzone proviene dalla Scozia o dall’Irlanda ma è stata ritrovata più spesso nella tradizione orale inglese.
Of the two earliest broadside versions that have survived, Angus of Newcastle’s ‘The Blue Cockade’ (Robert White Collection, Newcastle University Library, Ref 17.34) mentions ‘the Stravan’ which could be a contraction of Strathavon in Scotland; and Evans of London’s 1794 printing of ‘The Light Blues’ (Bodleian Ballads website, Curzon b15 (83)) is firmly set in Limerick, Ireland. (tratto da vedi).

Con questo titolo si conoscono melodie e testi diversi ed anche il colore della coccarda varia dal blu al nero.
“A widely travelled song, the colour of the recruit’s cockade changing according to the area in which the song is found or the political opinion of a singer through whose hands (or mouth!) the song has passed. During the 18th century wars, cockades of their national colours were worn by the soldiers engaged. The white cockade became the distinctive emblem of the Jacobites and this is usually the colour mentioned in Northern counties, where the song may possibly have originated. “The Orange and Blue” (which also appears in the song Green Grows the Laurel,) may refer to the army of William III, in which case the “blue” version of the song must be the earlier.”( tratto da The Wanton Seed)

ANALISI DEL TESTO: THE WHITE COCKADE

Pur nelle sue varianti la canzone è incentrata su due personaggi, il giovane contadino arruolatosi nell’esercito, e la fidanzatina che piange la sua sorte e maledice l’arruolatore. Il metodo dei reclutatori descritto nella prima strofa è quello abituale: l’adescamento del malcapitato un po’ bevuto, persuaso dalla buona paga. Un ultimo saluto all’innamorata con la promessa di portarla all’altare al suo ritorno. Non si sa se il giovanotto sia pentito di essersi arruolato, forse sogna chissà quali avventure in terre lontane, ancora irretito dai discorsi del sergente arruolatore. E’ la donna a soffrire per la separazione e per la preoccupazione!

MELODIA: MY LOVE HAS LISTED

Melodia popolare del Border (diffusa sia in Inghilterra che in Scozia), è stata pubblicata nel Blackwood’s Magazine, (Edimburgo 1821) da Thomas Doubleday (1790-1870) che la sentì da un cantore di strada di Newcastle.
“More than a hundred years ago this song was being spoken of as “a favourite with the peasantry in every part of England but more particularly in the mining districts of the North”. A soap-boiler and vitriol manufacturer, Thomas Doubleday (who was also a fine pioneer folk song collector) heard it sung by a street ballad singer in Newcastle and he sent a copy to Blackwood’s Magazine, who published it in 1821. Every version found since then is so close to Doubleday’s, that it looks as if the song’s early appearance in print quite fixed its form for ever. Frank Kidson noted a version from his mother “who heard it sung in Leeds about the year 1820”, but it’s the Newcastle set, word for word, and note for note. More or less identical is this present version, an amplification of a set found in Yorkshire by Nigel and Mary Hudleston”. (A.L. Lloyd)

THE WHITE COCKADE

ASCOLTA Kate Rush in “Underneath the Stars” 2003

ASCOLTA una versione testuale simile è riportata dal The Yorkshire Garland Group (anche con spartito) che testimonia la popolarità del brano nello Yorkshire. La versione è simile a quella resa popolare a livello nazionale dai Waterson di Hull.

VERSIONE TESTO KATE RUSH
I
One day as I was walking
all o’er yon fields of moss
I had not thoughts of enlisting, ‘till
some soldiers did me cross
They kindly did invite me
to a flowing ball(1) and down
They advanced,
they advanced
me some money
A shilling from the crown
II
My true love, he is listed
and he wears a white cockade
He is a handsome young man,
likewise a roving blade
He is a handsome young man,
he’s gone to serve the King
Oh, my very,
oh, my very
Heart is aching
all for the love of him
III
My true love, he is handsome
and comely for to see
And by a sad misfortune
a soldier now is he
I wish the man that’s listed him
might prosper night nor day
And I wish that,
and I wish that
The hollanders(3)
might sink him in the sea
IV
Then he took out of his hankerchief
to wipe my flowing eye
Leave off your lamentation,
likewise your mournful sighs
Leave off you grief and sorrow,
until I march o’er yon plain
We’ll be married,
we’ll be married
In the springtime,
when I return again
V
My true love, he is handsome
and it’s all for him I’ll rove
I’ll write his name on every tree
that grows in yonder grove
My poor heart it does hallow,
how my poor heart it does cry
To remind me,
to remind me
Of my ploughboy,
until the day I die

TRADUZIONE ITALIANO CATTIA SALTO
I
Un giorno, mentre stavo camminando
per quella brughiera,
non avevo idea di arruolarmi finchè
dei soldati che mi incrociarono,
mi hanno invitato con buone maniere
a una colossale bevuta,
e mi diedero,
mi diedero dei soldi,
uno scellino dalla corona.
II
Il mio amore è arruolato
e indossa una coccarda bianca,
è giovane e bello,
e anche uno spadaccino vagabondo,
è giovane e bello,
ed è andato a servire il Re,
Oh il mio,
il mio
cuore soffre
tutto d’amore per lui.
III
Il mio amore è bello
e avvenente da vedere,
ma per una triste disgrazia
è ora un soldato,
vorrei che l’uomo che lo ha arruolato
non possa prosperare notte e giorno,
e mi auguro che,
mi auguro che,
gli Olandesi
lo possano affondare nel mare.
IV
Allora lui tirò fuori il fazzoletto p
er asciugare i miei occhi piangenti,
“Smetti con i lamenti
e anche con i sospiri dolenti,
abbandona il tuo dolore e il dispiacere
finchè marcerò per quella pianura,
ci sposeremo,
ci sposeremo,
in primavera
quando ritornerò di nuovo”.
V
Il mio amore è bello
e per lui mi dispererò,
scriverò il suo nome su ogni albero
che cresce in quel boschetto,
il mio povero cuore
che si consacra alle lacrime
per ricordarmi,
per ricordarmi,
del mio contadino,
fino al giorno della mia morte

NOTE
1) sta per bowl
2) truppe governative
3) vedi http://ontanomagico.altervista.org/low-lands.htm

THE BLUE COCKADE

ASCOLTA Show of Hands

ASCOLTA The Witches Of Elswick


I
‘Twas on one Monday morning
As I walked o’er the moss,
I little thought of ‘listing,
‘Til some soldiers did me cross,
The company enticed me
To drink their health all round,
And the bounty (and the bounty),
And the bounty (and the bounty),
They gave me:
Five guineas and a crown.
II
My head was full of drink love
And I didn’t think of you
And now I’m forced to go and join
The orange and the blues(2).
Our ship she waits at anchor
To take the flowing tide.
I’ll return love (I’ll return love),
I’ll return love (I’ll return love)
In the springtime
When I make you my bride.
III
So early the next morning,
Before the break of day,
The captain called his orders
And my love marched away.
All in your ranks and files boys,
All on your native shore.
Fare thee well love (fare thee well love),
Fare thee well love (fare thee well love),
Fare thee well love,
You’re the lad that I adore.
IV
But I hope you never prosper
And I hope you always fail;
At everything you venture
I hope you n’er do well;
And the very ground you walk upon –
May the grass refuse to grow,
Since you’ve been the (since you’ve been the),
Since you’ve been the (since you’ve been the)
Very cause of
My sorrow, grief and woe.
V
It’s true my love has listed
And he wears a blue cockade;
He is a handsome young man,
Likewise a roving blade;
He is a handsome young man,
He’s gone to serve the king,
Whilst my very (whilst my very),
Whilst my very (whilst my very)
Heart is breaking
All for the love of him.

TRADUZIONE ITALIANO CATTIA SALTO
I
Era un lunedì mattina,
mentre camminavo per la brughiera,
non avevo idea di arruolarmi
finchè dei soldati che mi incrociarono,
mi hanno convinto a bere alla loro salute,
e mi diedero, che generosità
e mi diedero, che generosità
cinque ghinee e uno scellino.
II
La mia testa era piena di alcool amore,
e non pensavo a te
e adesso sono costretto ad andare a unirmi
agli arancione e blu.
La nave ci attende all’ancora
per partire al sorgere della marea.
Ritornerò amore
Ritornerò amore
in primavera,
quando ti farò mia sposa.
III
Così presto la mattina dopo,
prima del sorgere del giorno,
il capitano diede gli ordini
e il mio amore marciò,
tutto nei ranghi e in fila,
via dalla sua terra natia.
Addio amato mio,
Addio amato mio,
tu sei il ragazzo che amo,
tu sei il ragazzo che adoro.
IV
Spero che tu non prospererai mai
e che sempre fallirai;
e tutto ciò che capiterà
spero che non ti porti mai del bene
e che sulla terra su cui cammini
l’erba si rifiuti di crescere
dal momento che tu sei stato
dal momento che tu sei stato
la vera causa
del mio dolore, sofferenza e guai
V
Il mio amore è stato arruolato
e indossa una coccarda blu,
è giovane e bello,
e anche uno spadaccino vagabondo,
è giovane e bello,
ed è andato a servire il Re,
Oh il mio,
Oh il mio,
cuore soffre
tutto d’amore per lui.

THE WHITE COCKADE: VERSIONE ROBERT BURNS

Robert Burns prende il testo della vecchia ballata e lo trasforma in chiave giacobita, così la coccarda bianca è associata immediatamente con la ribellione guidata dal “Bonnie Prince Charlie”. Una leggenda dice che l’usanza si diffuse dopo che “il bel Carletto” si appuntò una rosellina bianca sul cappello.

battle-cockade
Nel dipinto si distinguono chiaramente le due diverse coccarde: quella bianca sui berretti degli highlander e quella nera sul cappello degli inglesi

Nota anche come My love was born in Aberdeen, la melodia è un reel comparsa in stampa nell’Apollo’s Banquet di Playford (1687) con il titolo di “Scots tune”, doveva trattarsi di una danza popolare risalente al 1615-30. La ritroviamo anche in Ancient and Modern Scottish Songs di Herd (1776).
Qui la fanciulla è orgogliosa del suo amore che combatte per la restaurazione degli Stuart nell’ultima rivolta giacobita del 1745.

ASCOLTA (si riportano solo le due strofe cantate)

VERSIONE ROBERT BURNS 1790 (in quattro strofe)
I
My love was born in Aberdeen,
The boniest lad that e’er was seen;
But now he makes our hearts fu’ sad –
He takes the field wi’ his White Cockade.
CHORUS
O, he’s a ranting, roving lad!
He is a brisk an’ a bonie lad!
Betide what may, I will be wed,
And follow the boy wi’ the White Cockade!
II
I’ll sell my rock, my reel, my tow(1),
My guid gray mare and hawkit (2) cow,
To buy mysel a tartan plaid,
To follow the boy wi’ the White Cockade.

TRADUZIONE ITALIANO CATTIA SALTO
I
Il mio amore è nato ad Aberdeen
il ragazzo più bello che ci sia
ma ora ci lascia con i cuori pieni di tristezza, e va in battaglia con la sua Coccarda Bianca.
CORO
Lui è un ragazzo gioviale e vagabondo!
E’ un bel ragazzo esuberante!
Accada quel che accada io lo sposerò
E seguirò il ragazzo con la Coccarda Bianca.
II
Venderò il mio fuso, la mia ruota e il mio lino la mia cavalla grigia e la mucca pezzata per comprarmi un plaid scozzese
e seguire il ragazzo con la Coccarda Bianca

NOTE
1) distaff, flax fibre
2) spotted

WHITE COCKADE REEL

E’ una Scottish Country Dance
ASCOLTA The Chieftains in “An Irish Evening
DANZA

FONTI
http://chrsouchon.free.fr/whitcock.htm
http://mainlynorfolk.info/watersons/songs/thewhitecockade.html
https://www2.bc.edu/~hafner/lmm/music-articles/white_cockade_ryan.html
http://www.jacobite.ca/songs/whitecockade.htm
http:[email protected]?SongID=7838
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=3704
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=63755
http://www.yorkshirefolksong.net/song_database/
Parting/The_White_Cockade.16.aspx

http://www.scottish-country-dancing-dictionary.com/dance-crib/white-cockade.html

CHARLIE, HE’S MY DARLING

Canto ironico legato all’ultima rivolta giacobita capeggiata dall’ultimo pretendente cattolico al trono d’Inghilterra, il principe Carlo Edoardo Stewart (1729-1788) amato dagli Scozzesi come il “Bonnie Prince Charlie“. Il “Bel Carletto” fu l’ultimo della dinastia Stuart a rivendicare il tono di Scozia e Inghilterra. I sostenitori della rivolta si chiamarono giacobiti, perchè sostenitori di re Giacomo II d’Inghilterra deposto nel 1688, quando fu sostituito dalla figlia Maria II d’Inghilterra insieme al marito e primo cugino Guglielmo III d’Inghilterra (l’annosa disputa tra Cattolici e Protestanti!). continua

Lost_Portrait_of_Charles_Edward_StuartIL BEL CARLETTO

Chi era il “Giovane Pretendente”? Probabilmente solo un damerino con l’accento italiano e la passione del brandy, ma quanto fu il fascino che esercitò sugli scozzesi delle Highlands!
Cresciuto in pratica a Roma sotto l’ala del Papa, in un primo tempo venne spedito dal padre Giacomo a Parigi “per farsi una posizione” a Corte, sfruttando la parentela con il re di Francia. Eppure Luigi non ne voleva proprio sapere del suo parente povero e si rifiutò di riceverlo a Corte; così Charlie visse a Parigi snobbato dalla nobiltà e in perenne ricerca di finanziatori disposti a rischiare i quattrini per il suo tentativo di restaurazione sul trono (per la verità era anche un assiduo frequentatore di taverne). A Parigi ebbe come amante Marie Louise de La Tour (già maritata con il Duca di Montbazon) dalla quale pare abbia avuto un figlio.

Tra le lamentele del conte di Mar (esule in Francia dopo la figuraccia di Sheriffmuir) sul carattere del principe, oltre alla sua eccessiva predilezione per il bere, c’erano anche i modi sgarbati verso i suoi seguaci e il suo chiacchierare a vanvera; ma evidentemente il “Bel Carletto” non doveva essere poi così inconcludente, se alla fine produsse una Dichiarazione di Accordo con la quale rivendicava i propri diritti al trono della Gran Bretagna, sotto firmata dai capi clan scozzesi leali alla causa giacobita: Clanranald e Glengarry, Stewart di Appin, Alexander MacDonald di Keppoch, Angus MacDonald di Scotus. Indubbiamente ci furono in ballo questioni d’onore e giuramenti di fedeltà al padre e al nonno, più che un’affezione particolare per il Giovane Pretendete; inoltre non era insolito per molti clan tenere i piedi in due scarpe ed avere così qualche parente stretto a combattere nello schieramento opposto.

IL GIALLO DEL RITRATTO
Ma qual'era il volto del bel Carletto?
Spesso si tende a dimenticare che Carlo aveva un fratello prete (Enrico Benedetto) e i due si assomigliavano, così il ritratto del fratello Enrico in armatura militare di quando prestava servizio nell'esercito francese, è finito tra le biografie ufficiali del Bel Principe!!

LA CAMPAGNA MILITARE

Il venticinquenne Charles sbarcò insieme a sette compagni sull’isola di Eriskay e una manciata di spade, poi si spostò verso Glenfinnan e restò in attesa che i clan arrivassero!
La sua campagna militare fu piuttosto caotica e inizialmente baciata dalla fortuna che gli regalò una serie di facili vittorie come la battaglia di Prestonpans, la quale gli aprì le porte della città di Edimburgo (ma con gli inglesi asserragliati nel Castello) dove si auto-proclamò re. E poi invece di aspettare che passasse l’inverno seguendo i consigli dei suoi generali di ritirarsi verso le Highlands, Charles ebbe la bella pensata di invadere l’Inghilterra.
Ma poi a Dicembre inoltrato quando l’esercito delle Highlands si trovava a Derby (a causa delle numerose defezioni e della scarsa adesione dei suoi “sudditi” delle Lowlands) ci fu il dietro front.

CHARLIE IS MY DARLING

75241561_3Robert Burns nel 1794 ha riportato in forma ridotta una street ballad risalente all’anno 1745,  con una melodia composta per l’occasione, o quantomeno arrangiata da Stephen Clarke, per la pubblicazione sullo Scots Musical Museum

Una versione più “patriottica” è quella riportata da James Hoggs (1812) il quale credeva che la versione di Burns fosse quella tradizionale; Hoggs riscrisse in parte il testo sottotitolando la sua versione come “Moderna”.

In Burns Charlie è un vigoroso amante, oltre che valoroso combattente, e viene descritto mentre si dedica ad un’avventura amorosa, attratto dalla bellezza di una fanciulla affacciata alla finestra (presumibilmente per acclamarlo mentre sfilava trionfante per le vie della cittadina). Tanto testosterone sprizza anche dai suoi uomini, pronti a sverginare ogni pastorella incontrata per i campi (nel rapporto è implicito il consenso femminile, così come la fanciulla “cittadina” è ben disposta ad aprire la porta al “Bonnie Prince”)

Anche Lady Nairne (Carolina Oliphant 1766-1845) riscrive le strofe della canzone, ed estende l’ammirazione per Charlie a tutti i suoi fedeli sostenitori armati, sublimando l’attrazione erotica verso il Bel Carletto in fede patriottica. O così almeno commentano i critici (e chissà perchè quando è una donna ad essere sfegatatamente patriottica la si taccia di isteria!)

Tutte queste versioni sono state scritte quando Charles Stewart era ormai polvere, ma la letteratura romantica manteneva ancora vive le aspirazioni giacobite e i canti infiammavano ancora gli animi. Una comparazione tra le tre stesure qui

Oggi prevale la versione ironica di Burns per quel suo piccante ammiccamento all’ “All in his Highland dress” che allude alle parti intime del “Bel Carletto” lasciate “all’aria” sotto il kilt scozzese. [Le recenti ricerche pubblicate sullo Scottish Medical Journal confermano che gli uomini che indossano il kilt in modo tradizionale (cioè senza mutande) sono più fertili!]

ASCOLTA Eddi Reader

VERSIONE ROBERT BURNS 1794/1796
Chorus.
An’ Charlie, he’s my darling,
My darling, my darling,
Charlie, he’s my darling,
The young Chevalier.
I
‘Twas on a Monday morning,
Right early in the year,
That Charlie came to our town,
The young Chevalier.
II
As he was walking up the street,
The city for to view,
O there he spied a bonie lass
The window looking through,
III
Sae light’s he jumped up the stair,
And tirl’d(1) at the pin(2);
And wha sae ready as hersel’
To let the laddie in.
IV
He set his Jenny on his knee,
All in his Highland dress;
For brawly weel(3) he ken’d(4) the way
To please a bonie lass.
V
It’s up yon heathery mountain,
An’ down yon scroggie(5) glen,
We daur na(6) gang a milking(7),
For Charlie and his men.

TRADUZIONE ITALIANO (dal WEB)
Chorus.
Charlie è il mio caro,
il mio caro,
Charlie è il mio caro,
il giovane Cavaliere.
I
Era un lunedì mattina ,
piuttosto presto nell’anno,
che Charlie venne nella nostra città,
il giovane Cavaliere.
II
Mentre camminava per la strada,
per visitare la città,
vide una bella ragazza
affacciata alla finestra,
III
Come un lampo saltò su per le scale,
e suonò il campanello;
e anche lei prontamente
fece entrare il ragazzo.
IV
Prese Jenny sulle ginocchia,
tutto vestito da scozzese;
lui ci sapeva fare molto bene,
per compiacere a una bella ragazza.
V
Su per le montagne d’erica,
e giù per la valle cespugliosa,
non osiamo andare a mungere,
a causa di Charlie e i suoi uomini,

NOTE
1) tirl’d = rattled
2) pin = door latch
3) brawlie weel = very well
4) kened = knew, understood
5) scroggy = hilled slopes covered in brush
6) daurna = dare not
7) nelle ballate scozzesi le ragazze mandate sole alla mungitura negli alpeggi perdevano facilmente la verginità

LA FUGA

Dopo la rovinosa battaglia di Culloden (1746) il Bonnie Prince allora ventiseienne, riuscì a fuggire e a restare nascosto per parecchi mesi, protetto dai suoi fedelissimi, nonostante i pattugliamenti inglesi e la taglia sulla sua testa.
Charles trovò nelle isole Ebridi molti nascondigli e sostegno ma era un pericoloso gioco a rimpiattino.. continua

LA VECCHIAIA

Charles_Edward_Stuart_(1775)L’Alfieri ce lo descrive come “irragionevole e sempre ubriaco padrone, ovvero querulo, sragionevole e sempre ebro marito” (ma doveva avere il dente avvelenato essendo stato per anni l’amante della molto più giovane e bella moglie Luisa di Stolberg-Gedern contessa d’Albany). Il Principe sempre più amareggiato e dedito all’alcol, morì a Roma il 31 gennaio 1788 (abbandonato anche dalla moglie quattro anni prima).

Così lo scrittore scozzese Robert Louis Stevenson mise in bocca a Charlie vecchio e disfatto nel suo esilio “dorato” tra Roma e Firenze i versi di una popolare canzone The Skye boat song

Billow and breeze, islands and seas,
Mountains of rain and sun;
All that was good, all that was fair,
All that was me is gone.

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/came-france.htm
http://ontanomagico.altervista.org/charlie.htm
http://www.musicanet.org/robokopp/scottish/charlie.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=27601
http://chrsouchon.free.fr/ocharlie.htm
http://www.jstor.org/discover/10.2307/25517716?uid=3738296&uid=2129&uid=2&uid=70&uid=4&sid=21102306474941

ORO, SÉ DO BHEATHA ABHAILE

Interessante caso di trasposizione testuale di questa popolarissima canzone irlandese dal titolo “Oro, sé do bheatha a bhaile”, inizialmente nata come brano celebrativo dell’arrivo della novella sposa nella casa del marito, diventata “Granualile un canto politico pieno di allegorie per augurare la libertà dell’Irlanda.

YOU ARE WELCOME HOME: Hauling Home

Le testimonianze raccolte nell’Ottocento concordano nel riportare la consuetudine di scortare la sposa e lo sposo nella casa dove sarebbero andati a vivere insieme. La cerimonia si svolgeva all’incirca un mese dopo l’avvenuto matrimonio, ma a volte anche il giorno stesso o sette giorni dopo.
Anticamente il corteo si svolgeva a cavallo (e poi con il calesse): in testa cavalcavano il padre o il fratello della sposa poi la sposa e lo sposo e poi seguivano gli amici d’entrambi.
Così diceva (e cantava) il marito sulla soglia di casa per accogliere la moglie:
Oro, sé do bheatha a bhaile, is fearr liom tu ná céad bo bainne:
Oro, sé do bheatha a bhaile, thá tu maith le rátha.
[in inglese:
Oro, welcome home, I would rather have you than a hundred milch cows: Oro, welcome home, ’tis you are happy with prosperity [in store for you]
La cerimonia era una festa con musica, danze cibo e bevute offerte dallo sposo.

Così scrive P. W. Joyce
“The ‘Hauling Home’ was bringing home the bride to her husband’s house after marriage. It was usually a month or so after the wedding, and was celebrated as an occasion next only in importance to the wedding itself. The bridegroom brought back home his bride at the head of a triumphal procession- all on cars or on horseback. I well remember one where the bride rode on a pillion behind her husband. As they entered the house the bridegroom is supposed to speak or sing:
1. – Oro, sé do bheatha a bhaile,
Is fearr liom tu ná céad bo bainne:
Oro, sé do bheatha a bhaile,
Thá tu maith le rátha.
2. Oro, welcome home,
I would rather have you than a hundred milch cows:
Oro, Welcome home,
‘tis you are happy with prosperity.
Here is another collector, Mr. Hogan‘s note on this air: – “This song used to be played at the ‘Hauling Home’, or the bringing home of a wife. The piper, seated outside the house at the arrival of the party, playing HARD (i.e. with great spirit): nearly all who were at the wedding a month previous being in the procession. Oh for the good old times!” This tune is called in Stanford-Petrie an “ancient clan march“: and it is set in the Major, with many accidentals, but another setting is given in the Minor. I (Joyce) give it here as Mr. Hogan wrote it, in its proper Minor form. In several particulars this setting differs from Dr. Petrie’s two versions. It was a march tune, as he calls it: but the MARCH was home to the husband’s house. Dr. Petrie does not state where he procured his two versions.” (tratto da qui)

Ecco allora un’allegra melodia per accogliere la sposa
 ASCOLTA De Dannan “Kitty’s wedding”

LA VERSIONE GIACOBITA

Lost_Portrait_of_Charles_Edward_StuartDurante la rivolta giacobita del 1745-6 qualche guerriero irlandese deve aver composto il brano che appare in The Complete Collection of Irish Music (1855) di George Petrie contrassegnato come “antica marcia del Clan” e anche come “Welcome home Principe Charley”.
La melodia risale quantomeno al XVIII sec e il testo inneggia al Bonnie Prince Charlie perchè sollevi la rivolta.

I
A Shéarlais Óig (1) a mhic Ríogh Shéamais(2),
’Sé mo mhór-chreach do thriall as Éirinn,
Gan aon ruainne bróig’ ort, stocaí nó léine,
Acht ’do chascairt leis na Franncaighibh.
Chorus:
Óró, sé do bheatha abhaile,
Óró, sé do bheatha abhaile,
Óró, sé do bheatha abhaile,
Anois ag teacht an tSamhraidh!
II
’Sé mo léan géar nach bhfeicim,
Mur’ mbéinn beó ’na dhiaidh ach seachtmhain,
Séarlas Óg is míle gaiscidheach
Ag coscairt leis na Franncaighibh.
III
Tá Séarlas óg ag triall thar sáile,
Béidh siad leis-sean cúpla gárda,
Béidh siad leis-sean Franncaigh is Spáinnigh,
Agus bainfidh siad rinnc’ as Éir’cighibh.

TRADUZIONE INGLESE
I
Young Charles, King James’s grandson
Alas his distress of leaving Ireland
He has left without shoe, or sock or shirt
fighting alongside the Frenchmen.
Chorus:
Oh-ro, You are welcome home,

Now that summer’s coming!
II
Alas that I do not see
Even if I were only to live a week thereafter
Young Charles and one thousand warriors
Fighting with the Frenchmen
III
Young Charles is coming over the sea
They’ll be with him as a guard
They’ll be with him, French and Spanish
And they’ll make the heretics(3) dance!
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Il giovane Carlo, nipote di Re Giacomo,
ahimè in lacrime ha lasciato l’Irlanda, senza  scarpe e scalzo e senza camicia,
combatti al fianco dei Francesi!
RITORNELLO
Oh, e bentornato a casa
ora che è arrivata l’estate.
II
Ahimè che cosa non darei,
anche se dovessi campare solo una settimana, per vedere
il Giovane Carlo ed un migliaio di guerrieri
combattere con i Francesi!
III
Il Giovane Carlo giunge dal mare
con una guarnigione di giovani soldati.
sono con lui Francesi
e Spagnoli,
e faranno ballare gli eretici(3)

NOTE
1) Shéarlais Óig= Giovane Carlo
2) Ríogh Shéamais = Re Giacomo
3) ossia i protestanti. Sono canzoni del tempo e inevitabilmente piene di invettive politiche e religiose

GRANUAILE

omalley6Il canto è stato riscritto nel 1916 dall’irlandese Patrick Pearse (1879-1916) per chiamare a raccolta gli Irlandesi nella ribellione della Pasqua del 1916.

Pearse rimaneggia il canto giacobita  ma elimina i riferimenti al Principe Carlo (non proprio un modello d’eroe!) per ispirarsi a una vera eroina della storia irlandese Gráinne Mhaol ossia Grace O’Malley  regina dei Pirati che si oppose con la lotta al dominio inglese sull’Irlanda sia per mare che per terra (era l’epoca della regina Elisabetta I). Ancora una volta in un canto politico l’Irlanda viene accostata a una donna fiera e indomabile.
Intelligente, affascinante e con il carisma del grande condottiero Granualile (da un nomignolo che vuol dire testa rasata perchè da ragazza pur di seguire il padre in mare si tagliò i capelli e si travestì da mozzo) dominò i mari al largo della costa occidentale d’Irlanda per più di mezzo secolo. Imprigionata più volte dagli Inglesi non fu mai sconfitta e il suo spirito divenne il simbolo dell’Irlanda che rifiuta la sottomissione.

Grace O’Malley, la regina dei pirati di Connemara

Grace O’Malley viene ricordata su tutti i libri di storia e nelle leggende del suo popolo come una comandante spietata e una combattente coraggiosa. Nei suoi settant’anni anni di vita lei e la sua famiglia videro la potenza inglese espandersi in Irlanda, ma, grazie alla loro forza e alla loro potenza, il suo clan e i suoi vicini riuscirono ad arginare come poterono gli invasori.
Si dice che dall’anno della sua morte, avvenuta nel 1603, nessun altro capoclan irlandese riuscì a preservare il vecchio stile di vita gaelico come Grace O’Malley e la sua famiglia riuscirono a fare in vita. (Camillo Bertagnolli Ravazzi) (tratto da qui)

Grace O’Malley – “La regina del Mare di Connemara”

Grace O’Malley (in gaelico irlandese Gráinne Ní Mháille), anche conosciuta come Granuaile o Gráinne Mhaol (1530 circa – Rockfleet Castle,1603) famosa anche come “La regina del Mare di Connemara” è stata una rivoluzionaria e pirata irlandese. Si tratta di un personaggio ormai leggendario, ma di fatto visse realmente e fu di notevole importanza nella storia irlandese. Nacque in Irlanda, forse a Louisburgh, nel 1530, quando Enrico VIII era sul trono d’Inghilterra. Il clan O’Malley fu una delle poche famiglie gaeliche a conservare le terre nella contea di Mayo dopo la conquista Tudor. (in Storia Viva tratto da qui)

Ellen Tanner Grace O’Malley Pirate Map 2007

Nella versione di Pearse il coro saluta il ritorno a casa di Granuaile (è lei la sposa da portare a casa con la cerimonia dell’ Hauling Home) dopo la sua reclusione, ovvero la prigionia del popolo irlandese sotto il dominio degli Inglesi, giogo dal quale il popolo stesso, senza l’aiuto di eserciti francesi o spagnoli, saprà liberarsi imbracciando le armi (beh i tempi erano quelli!).
Con questa frase Pearse vuole sottolineare che il destino di un popolo sta nelle sue mani e nella sua autodeterminazione, nello stesso tempo auspica che gli irlandesi che stavano combattendo in quel momento nella prima guerra mondiale nell’esercito inglese ritornassero a casa per fare fronte comune con i ribelli.

ASCOLTA The Dubliners

ASCOLTA Wolfe Tones

ASCOLTA Sinead o’Connor ha registrato più volte il brano che è finito nel cd “Sean-Nós Nua”, 2002

La versione animata di Cartoon Saloon (voce Paul Brady)

e largo ai giovani! ASCOLTA Seo Linn, una via di mezzo tra marcia, grido di battaglia e una scarica di andrenalina!


VERSIONE DI PATRICK PEARSE
I
Sé do beatha! A bhean  ba leanmhar!
B’é ár gceach tú bheith I ngéibhinn,
Do dhuiche bhrea I seilbh meirleach
‘S tú diolta leis na Gallaibh.
CHORUS
Oró, sé do beatha ‘bhaíle,
Oró, sé do beatha ‘bhaíle,
Oró, sé do beatha ‘bhaíle,
Anois ar theacht an tSamhraidh.
II
Tá Gráinne Mhaol ag teach thar sáile,
Óglaigh armtha leí mar gharda;
Gaeil iad féin ‘s ni Gaill(1) ná Spainnigh
‘S cuirfid ruaig ar Ghallaibh.
III
A bhuí le Dia (2) na bhfeart go bhfeiceam,
Muna mbeam beo ‘na dhiaidh ach seachtain,
Gráinne Mhaol agus mile gaiscíoch
Ag fógairt fáin ar Ghallaibh

TRADUZIONE INGLESE
I
Welcome lady who faced such troubles
Your capture brought us to our ruin
With our fine land usurped by thieves
And you sold to the foreigners!
Chorus:
Hurrah, welcome home
now at the coming of Summer.
II
Gráinne O’Malley comes over the sea,
With armed warriors as her guard
They’re Irishmen – not French nor Spanish
And they will rout the foreigners!
III
May it please dear God that we might see,
Even if we only live for week after,
Gráinne Mhaol and a thousand warriors –
Routing all the foreigners!
TRADUZIONE di Cattia Salto*
I
Benvenuta, donna provata dalle avversità, la tua prigionia ci ha portato alla rovina,
con il nostro amato paese nelle mani dei vandali e tu stessa venduta agli Inglesi.
RITORNELLO:
Oh, e bentornata a casa
ora è arrivata l’estate.
II
Granualile giunge dal mare
con una guarnigione di giovani soldati.
Sono Irlandesi, non Francesi o Spagnoli, e sgomineranno gli Stranieri.
III
A Dio piacendo, anche se dovessi morire tra una settimana,
possa io vedere Granualile ed un migliaio di guerrieri
disperdere gli Stranieri.

NOTE
* traduzione in italiano dall’inglese
1) si trova scritto a volte Gaill a volte Frainc
2) al posto di Dio a volte scritto come Ri (re)

FONTI
http://www.signoraggio.it/grace-omalley-la-regina-dei-pirati-di-connemara/
http://lastoriaviva.it/grace-omalley-la-regina-del-mare-di-connemara/
http://chrsouchon.free.fr/orosedo.htm
http://terreceltiche.altervista.org/i-giacobiti/

YE JACOBITES BY NAME

Giacobita è una parola sconosciuta ai più -che non siano di origini scozzesi (o Irlandesi o Inglesi) o accaniti lettori dei romanzi di Sir Walter Scott! Non è nemmeno un errore di battuta perchè i giacobiti furono i seguaci della casa scozzese degli Stuart (Stewart, Stuard) che sostennero il ritorno sul trono del ramo maschile della dinastia dopo la deposizione di re Giacomo II d’Inghilterra (nonché Giacomo VII di Scozia). Le rivolte giacobite che insanguinarono l’Inghilterra dal 1688 al 1746 non furono solo una lotta per la successione al trono e nemmeno una questione religiosa. In essa confluirono le speranze di indipendenza di due paesi, Irlanda e Scozia, che rivendicavano la loro autonomia, ma erano anche i colpi di coda del sistema di vita feudale dei clan scozzesi, non più al passo con i tempi..continua

Pettie_-_Jacobites,_1745

YE JACOBITES BY NAME

Circolò alla fine del 1745 la canzone “Ye Jacobites by name” una canzone anti-giacobita di aspro rimprovero verso gli insorti (della serie non tutti gli scozzesi erano giacobiti). Tra i versi della canzone si possono ripercorrere la fasi salienti di quella che sarà l’ultima rivolta per portare sul trono la dinastia Stuart.

VERSIONE ANTI-GIACOBITA 1745
CHORUS
You Jacobites by Name, now give Ear, now give Ear,
You Jacobites by Name, now give Ear;
You Jacobites by Name,
Your Praise I will proclaim,
Some says you are to blame for this Wear.
[Trad.italiano: Voi che vi chiamate Giabobiti, prestate orecchio e vi spiegherò il vostro errore  si dice che siate da incolpare per il vostro comportamento.]
I
With the Pope you covenant,
as they say, as they say,
With the Pope you covenant,
as they say,
With the Pope you covenant,
And Letters there you sent,
Which made your Prince(1) present to array.
II
Your Prince and Duke o’Perth(2),
They’re Cumb’rers o’ the Earth,
Causing great Hunger and Dearth where they go.
III
He is the King of Reef, I’ll declare, I’ll declare,
Of a Robber and o’ Thief,
To rest void of Relief when he’s near.
IV
They marched thro’ our Land cruelly, cruelly,
With a bloody thievish Band
To Edinburgh then they wan Treachery.
V
To Preston then they came,
in a Rout, in a Rout,
Brave Gard’ner murd’red then.
A Traitor did command, as we doubt(3).
VI
To England then they went,
as bold, as bold,
And Carlisle(4) they ta’en’t,
The Crown they fain would ha’en’t, but behold.
VII
To London as they went,
on the Way, on the Way,
In a Trap did there present,
No battle they will stent, for to die.
VIII
They turned from that Place,
and they ran, and they ran,
As the Fox, when Hounds do chace.
They tremble at the Name, Cumberlan'(5).
IX
To Scotland then they came,
when they fly, when they fly,
And they robb’d on every Hand,
By Jacobites Command, where they ly.
X
When Duke William(5) does command,
you must go, you must go;
Then you must leave the Land,
Your Conscience in your Hand like a Crow.
XI
Tho’ Carlisle ye took
by the Way,
Short Space ye did it Brook,
These Rebels got a Rope on a Day.
XII
The Pope and Prelacy,
where they came, where they came,
They rul’d with Cruelty,
They ought to hing on high for the same.

TRADUZIONE  di Cattia Salto
I Strofa
Si dice che con il Papa vi siate messi d’accordo, con il Papa vi siete messi d’accordo,
gli avete mandato delle  lettere
che hanno fatto schierare il vostro attuale Principe.(1)
II Strofa
Il vostro Principe e il Duca di Perth(2)
ovunque vanno sono Flagelli della Terra
che causano grande carestia e morte.
III Strofa
Io dico che egli è il Re dei Pirati,
dei rapinatori e dei ladri,
quando lui è vicino non c’è scampo.
IV Strofa
Hanno attraversato la nostra Terra
con ferocia
come una banda di ladri sanguinari, fino a prendere Edimburgo con il tradimento.
V Strofa
A Preston quando vennero
ci hanno messo in fuga,
il coraggioso Gardiner è stato ucciso, per ordine di un traditore(3), senza dubbio
VI Strofa
Poi in Inghilterra sono venuti
come bravi
e hanno preso Carlisle(4): avrebbero preso la Corona, ma attenzione
VII Strofa
Mentre sono andati verso Londra,
lungo  la via,
si trovarono intrappolati
ma non vollero ingaggiare una battaglia per la morte.
VIII Strofa
Si voltarono
e fuggirono
come la volpe quando i cacciatori la rincorrono, essi tremano al nome di Cumberland (5)
IX Strofa
Allora in Scozia
sono ritornati di corsa,
e derubarono a piene mani dove si accampavano, nel nome dei Giacobiti.
X Strofa
Quando il Duca Guglielmo(5) lo comanda,
dovrete andare,
dovrete lasciare il paese in pena come una nube di corvi.
XI Strofa
Anche se a Carlisle siete ritornati non l’avete tenuta a lungo,
i suoi occupanti ribelli sono stati impiccati lo stesso giorno
XII Strofa
Il Papa e i preti
dove sono venuti,
hanno governato con crudeltà,
li si dovrebbe impiccare come esempio.

NOTE
Bonnie Prince Charlie nel 17451) Bonnie Prince Charlie ossia Carlo Edoardo Stuart, nato a Roma nel 1720 passò la sua giovinezza tra Roma e Bologna, e sbarcò in Scozia nel 1745 sulle isole Ebridi per comandare la rivolta giacobita. Per questo nella prima strofa si incolpa i giacobiti di aver complottato con il Papa per organizzare il ritorno del Giovane Pretendente. 2) James Drummond, Duca di Perth fu nominato tenente generale della Scozia da Prince Charlie e ha servito nell’esercito di Lord George Murray durante l’invasione dell’Inghilterra: ha comandato l’ala sinistra dell’esercito giacobita a Culloden ed è riuscito a sfuggire alla cattura dopo la disfatta. C’è una marcia per cornamusa con il suo nome, composta dal piper del Duca Finlay Dubh MacRae. La melodia vuole commemorare la vittoriosa battaglia di Prestonpans. Nella strofe successive i giacobiti vengono considerati una banda di razziatori, di ladri sanguinari che portano morte e distruzione nella terra di Scozia, in realtà il contingente giacobita grazie alla scarsa presenza dell’esercito inglese già il 17 settembre prese possesso di Edimburgo (con la guarnigione inglese che rimase asserragliata nel castello)
3) E arriviamo alla battaglia di Prestonpans ricordata anche con il nome di Battaglia di Gladsmuir: il contingente inglese comandato da Sir John Cope e schierato malamente, venne sbaragliato in pochi minuti dalla carica in massa degli highlanders. La figuraccia è ancora ricordata in una canzone dal titolo Johnnie Cope (vedi). Correva voce che Cope fosse stato il primo a darsela a gambe e qui viene bollato come traditore. All’opposto si riconosce il valore del colonnello James Gardiner (uno scozzese che combatteva con i governativi) che mentre cercava di radunare alcuni fanti per la difesa venne ferito a morte (nel 19° secolo per il suo atto di eroismo fu eretto un obelisco commemorativo).
4) Oramai il Giovane Pretendente si vedeva seduto sul trono: e in effetti fu in questo periodo che Charles iniziò a “spremere” i suoi sudditi (soprattutto delle Lowlands) per continuare a finanziare la guerra contro l’Inghilterra. Soggiorna ad Edimburgo qualche mese facendo il re e poi contrariamente al suggerimento di Murray di restare in Scozia a consolidare la posizione invade l’Inghilterra (e il suo consiglio di stato gli da ragione per un solo voto a favore). L’esercito giacobita si mise in marcia verso la capitale il 1 novembre 1745 e occupò Carlisle il 16, nell’avanzata verso Londra tuttavia smorzò il suo slancio (30 dicembre 1745): nella settima strofa della canzone si deride l’esercito giacobita che fugge la battaglia e trema davanti alle armate governative comandate dal (5) Duca di Cumberland, Guglielmo Augusto di Hannover, per ritirarsi verso la Scozia e la disfatta di Culloden. 

LA VERSIONE DI ROBERT BURNS 1791

Quarant’anni dopo la battaglia di Culloden, Robert Burns decise di comporre la sua versione sull’argomento mantenendo il ritornello della versione tradizionale e la melodia.
Lasciamo agli storici decidere se Robert Burns fosse o meno un giacobita, così come riscritto il testo si presta a tre letture: è una canzone antigiacobita, seppure su posizioni moderate; una canzone progiacobita che critica i giacobiti solo di nome, ma che per paura o interesse evitavano di esporsi; è una canzone anarchico-pacifista?
Ah dimenticavo la quarte lettura, quella in chiave nazionalista, ovvero al pari della Marsigliese un inno della rivolta indipendentista scozzese contro l’Inghilterra.. Se non fosse che gli Stuart stavano rivendicando il loro diritto di successione per linea maschile sul trono del Regno Unito e non lottando per restaurare l’indipendenza della Scozia (il tempo di Bruce era finito)!!

Indubbiamente ai nostri giorni prevale la lettura pacifista e molti gruppi, sulla scia della riproposizione del gruppo bretone Tri Yann negli anni 70, la interpretano così ancora oggi!
La musica è stata riscritta nel 1920 dal musicista inglese Sir Henry Walford Davies basandosi sulla melodia tradizionale riportata da Burns. Tuttavia gli arrangiamenti sono stati tantissimi e sono in imbarazzo nel fare una selezione per l’ascolto.

ASCOLTA Tri Yann nell’album “Tri Yann an Naoned” (1972), la versione è però un live abbastanza recente. Quasi un inno che inizia in acustico e poi si fa più marziale – ma non martellante – con il ritmo della batteria, ad un certo punto si sente la cornamusa che diventa sempre più presente fino a suggellare il brano.

ASCOLTA Eddi Reader: a contrasto la sua versione è un lament (Eddi è sempre molto intensa e originale nei suoi arrangiamenti)

ASCOLTA Arany Zoltan il gruppo ungherese ha inserito un arrangiamento tra il medievale e il folk con violino, flauto e tamburi (con intervalli arabeggianti) che si muovono sul riff della chitarra, molto interessante lo sviluppo strumentale del finale

ASCOLTA Beltaine nel Cd KONCENtRAD – 2008 la versione dei polacchi Beltaine è un ottimo mix tra rock, contemporaneo e folk (polacco e irish) con una combinazione armoniosa di un ricco set strumentale.
[E qui è doverosa una parentesi perché c’è un altro gruppo che tiene lo stesso nome ma arriva dalla Repubblica Ceca: la loro musica è etichettata come pagan folk. Ora i cechi si sono formati nel 1996 mentre i polacchi nel 2002 e anche se frequentano due circuiti musicali diversi santa polenta non potevano scegliersi un altro nome?!
Il gruppo polacco: http://www.beltaine.pl
Il gruppo ceco: http://www.beltaine.net]

VERSIONE DI ROBERT BURNS, 1791
I
Ye Jacobites by name,
give an ear, give an ear,
Ye Jacobites by name, give an ear,
Ye Jacobites by name,
Your fautes(1) I will proclaim,
Your doctrines I maun blame,
you shall hear.
II
What is Right, and What is Wrang,
by the law,
A short sword, and a lang,
A weak arm and a strang,
for to draw?(2)
III
What makes heroic strife,
famed afar?
To whet th’ assassin’s knife,
Or hunt a Parent’s life,
wi’ bluidy war?
IV
Then let your schemes alone,
in the state,
Adore the rising sun,
And leave a man undone,
to his fate.
TRADUZIONE di RICCARDO VENTURI
I
O voi cosiddetti Giacobiti ,
state a sentire,
O voi cosiddetti Giacobiti ,
state a sentire,
O voi cosiddetti Giacobiti
proclamerò i vostri errori (1),
e biasimerò le vostre dottrine,
lo sentirete.
II
Cosa è giusto e cosa è sbagliato
per la legge?
Una spada corta o una lunga,
da sguainare con un braccio debole o uno forte (2)?
III
Per cosa  una lotta eroica
è rinomata?
Aguzzare il coltello dell’assassino o dare caccia a morte a un genitore con una guerra sanguinosa?
IV
Quindi basta coi vostri progetti, lasciateli stare,
adorate il sole che nasce
e lasciate l’uomo libero
al suo destino.

NOTE
1)  fautes= aults, injuries, defects, wants
2) Burns dice chiaramente: i giacobiti sono considerati dei criminali perchè hanno vinto i governativi.

FONTI
http://chrsouchon.free.fr/charli1e.htm