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HERE’S A HEALTH TO THE COMPANY

Una emigration song proveniente dall’Irlanda del Nord e di probabile origine scozzese intitolata anche “The Parting Glass”  da confondere con l’altra più popolare “The Parting Glass”  che inizia con “Of all the money e’er I had“.
La sua forma standard è oggi quella registrata dai Chieftains
ASCOLTA Kevin Conniff (The Chieftains) in “A Chieftains Celebration, 1989 (strofe da I a III)

ASCOLTA Cara Dillon 2006

Un brano da renaissance fair, ascoltiamolo nella versione dei Blackmore’s Night in Autumn Sky 2010

e una perfetta tavern song finita nel video-gioco Assassin’s Creed Black Flag (strofe da I a III)


I
Kind friends and companions, come join me in rhyme
Come lift up your voices in chorus with mine
Come lift up your voices, all grief to refrain
For we may or might never all meet here again
Chorus:
Here’s a health to the company and one to my lass
Let us drink and be merry all out of one glass
Let us drink and be merry, all grief to refrain
For we may or might never all meet here again
II
Here’s a health to the dear lass that I love so well
For her style and for her beauty, that none can excel
There’s a smile upon her countenance as she sits on my knee
There is no man in this wide world as happy as me
III
Our ship lies at anchor, she’s ready to dock
I wish her safe landing without any shock
If ever I should meet you by land or by sea
I will always remember your kindness to me
IV
My footsteps may falter my wit it may fail
My course may be challenged by November gale
Ere fortune shall prove to be friend or foe
You will always be with me wherever I go
tradotto da Cattia Salto
I
Venite cari amici e compagni  e unitevi alla mia canzone,
venite e innalzate le voci in coro con la mia
venite a innalzare le voci e a raffrenare tutto il dolore
che forse  non potremo mai più rincontrarci ancora tutti qui
CORO:
Un brindisi alla compagnia e uno alla mia ragazza,
beviamo e cerchiamo tutto il divertimento in un bicchiere,
beviamo e cerchiamo di divertirci per raffrenare tutto il dolore,
che forse  non potremo mai più rincontrarci ancora tutti qui.

II
Alla salute della cara ragazza che amo coì tanto
per i suoi modi e la sua bellezza, che nessuna  può eguagliare,
c’è un sorriso sul suo viso quando si siede sulle mie ginocchia
e non c’è nessun uomo in questo mondo selvaggio felice come me
III
La nostra nave è in rada pronta per attraccare
le auguro uno sbarco in salvo senza alcun urto
e se ci incontreremo ancora per mare o per terra
mi ricorderò sempre la vostra cortesia verso di me
IV
I miei passi possono vacillare, e lo spirito fallire
il destino forse essere cambiato da una tempesta di novembre,
prima che la fortuna si mostrerà amica o nemica
tu sarai sempre con me ovunque andrò

FONTI
https://soundcloud.com/fifesing/sheila-stewart-the-parting-glass
http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=161869
http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=157681
https://mainlynorfolk.info/folk/songs/heresahealthtothecompany.html
http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=161869

CORVI E CORVACCI

I corvi non cantano ma gracchiano, sono onnivori anche se prediligono gli occhi dei morenti. Dotati di intelligenza sembrano guardare il mondo con molta attenzione e riescono a memorizzare e a distinguere i volti delle persone, possono anche imparare a parlare con voce umana e a imitare il richiamo di altre specie.
Lo sguardo del corvo mette a disagio, un disagio mistico magistralmente descritto da Edgar Allan Poe nella poesia Il Corvo (qui)
Il corvo imperiale stanziale (Corvus corax) è maestoso quello nero comune (Corvus frugilegus) è migratore e torna in Europa nel mese di Febbraio; nella tradizione celtica c’è una luna a lui dedicata, la luna del corvo, che saluta il suo ritorno.
I corvi sono considerate creature magiche ambivalenti tra luce e tenebra. Per spiegarne la duplice natura molte sono le leggende che li vedono nati con il bianco piumaggio diventato nero in seguito al capriccio di un dio.
Nelle mitologie nordiche il corvo è il messaggero del regno spirituale (il corvo di Odino/Wotan ma anche il corvo di Lugh) foriero di presagi funesti come la morte o l’appressarsi di una battaglia. La Morrigan irlandese nella sua triplice forma è la regina dei Morti ma anche dea della fertilità: sui campi di battaglia era Macha la sanguinaria che assumeva la forma di corvo (o cornacchia) continua.

KRÅKA

Dalla Norvegia una strana canzoncina sui corvi che si avvale di immagini paradossali nel descrivere l’utilizzo del corpo di un corvo ucciso da un boscaiolo: come nella canzoncina scozzese sullo scricciolo (the Cutty Wren)

ASCOLTA Kerstin Blodig & Ian Melrose.

Å mannen han gjekk seg i vedaskog
sutta ti loti lenta
der såg han ei kråke i lunden som gol
sutta ti loti lenta
Og mannen han tenkte med sjølve seg
å, tro om den kråka vil drepa meg?
Så spende han fore sin boge for kne
så skaut han den kråka så ho datt ned
Så spende han fore dei folane tolv
så kjøyrde han kråka på låvegolv
Og kjøtet han salta i tynner og fat
og tunga han hadde til julemat
Av skinnet så gjorde han tolv par skor
det beste paret det gav han til mor
Av nebbet så gjorde han kyrkjebåt (1)
så folk kunner ro bade frå og åt
Av tarmane gjorde han tolv par reip
Og klørne han brukte til møkkagreip
Av augo så gjorde han stoveglas
og nakken han sette på kyrkja til stas
Og munnen han brukte til mala korn
og øyro han brukte til tutahorn
Og hjartet han sette på fiskekrok
og ingen har sett slik en fisk han drog
Og den som ‘kje kråka kann nytta så
han er ikkje verd ei kråka å få!
The man went into the forest to chop wood
There he saw a crow a-crowing
He thought to himself
Oh, I fear the crow will take my life
So he bent his bow on his knee
And shot the crow down
Then he harnessed his twelve young horses/And pulled the crow onto the barn floor
He salted the meat and put it in barrels and casks/And the tongue he had as his Christmas meal
He made twelve pairs of shoes form the skin
The best pair of which he gave to his mother
The beak he made into a church-boat
So people could row both to and fro
He made twelve pairs of ropes from the intestines
The claws he turned into a pitchfork
He made the eyes into window-panes
The neck he put up on the church for decoration
He used the mouth for grinding corn
The ears he made into a horn
The heart he put on a fishing hook
And you should have seen the fish he caught!
But whoever cannot make such good use of a crow
Does not deserve to catch one!
Tradotto da Cattia Salto
L’uomo andò nella foresta a tagliare legna e là vide un corvo gracchiare.
Disse tra sè
“Ho paura che il corvo si prenda la mia vita” così piegò l’arco sul ginocchio
e colpì il corvo.
Poi bardò i suoi 12 puledri
e portò il corvo sul pavimento della stalla
salò la carne e la mise in botti e casse
e tenne la lingua per il suo pasto di Natale
fece 12 paia di scarpe dalla pelle
e il miglior paio di queste le diede alla madre
del becco fece una barchetta (1)
così la gente poteva vogare avanti e indietro
fece 12 paia di corde dall’intestino
e gli artigli li trasformò in un forcone
fece con gli occhi i vetri per le finestre
e il collo lo mise sulla cima della chiesa come ornamento
usò la bocca per macinare il grano
e dalle orecchie fece un corno
il cuore lo mise su un amo da pesca
e avreste dovuto vedere i pesci che prendeva!
Ma colui che non riesce a fare un così buon uso di un corvo
non merita di catturarne uno

NOTE
1) kyrkjebåt è una barchetta con 4-6 remi che poteva ospitare una piccola comunità o famiglia negli spostamenti a scopi rituali

CORVI BRITANNICI

Che i corvi siano animali domestici è ampiamente dimostrato dal loro stanziamento presso la Torre di Londra.
La presenza di questi corvi è tradizionalmente ritenuta una protezione della Corona britannica e della Torre stessa; una superstizione legherebbe il destino dei corvi a quello della corona britannica: “se i corvi della Torre di Londra moriranno o voleranno via, la Corona cadrà e con essa la Gran Bretagna” (tratto da wikipedia)

Tra le filastrocche per bambini dal titolo One for Sorrow c’è quella che insegna a contare con 10 gazze ma anche 10 corvi :
One for sorrow,
Two for joy,
Three for a girl,
Four for a boy,
Five for silver,
Six for gold,
Seven for a secret,
Never to be told.
Eight for a wish,
Nine for a kiss,
Ten for a bird,
You must not miss.

e ancora tra le nursery rhymes della tradizione scozzese la filastrocca sui tre corvi appollaiati sul muretto (qui) ovvero ciò che resta della ballata medievale sui corvi (Child ballad # 26) e il cadavere di un cavaliere  (qui)

Concludo con una canzoncina in stile “Reinassance Rock” scritta da Candice Night: Three black Crows in Ghost of a Rose 2003


3 black crows were sitting on a fence
Watching the world pass them by
Laughing at humanity and its pretense
Wondering where next to fly…
CHORUS
And they cackled in joy and dove through the air/ Like the winds of a hurricaine
And they spread their wings as if to declare “Onward , let freedom ring!”


3 black crows were sitting on a fence
Watching the world pass them by


3 black crows are sitting in a tree
Looking down on mankind
Loving how it feels to be so free
Leaving us far behind…


3 black crows are sitting in a tree
Watching the world pass them by
tradotto da Cattia Salto
3 corvi neri erano appollaiati sullo steccato per guardare passare il mondo. Ridevano dell’umanità e delle sue pretese, interrogandosi sul prossimo volo
Coro:  Gracchiavano felici e vorticavano nell’aria come i venti di un uragano.
Un frullo d’ali come per dichiarare
“Avanti, che risuoni la libertà!”


3 corvi neri erano appollaiati sullo steccato per guardare passare il mondo


3 corvi neri sono appollaiati sull’albero
guardano giù, verso il genere umano.
Amano come ci si sente ad essere liberi
ci lasciano a terra…


3 corvi neri sono appollaiati sull’albero
a guardare passare il mondo

FONTI
https://renucioboscolo.com/2015/09/10/droni-e-corvi-gli-uccelli-e-popoli-corvi-quali-sinistri-e-presagi/
https://www.cibocanigatti.it/uccelli/rapaci-e-altri-uccelli/corvo.asp
https://www.cavernacosmica.com/simbologia-del-corvo/
http://www.centrostudilaruna.it/simbolismodelcorvo.html
http://afterlifeworld.altervista.org/simbologia-e-significato-il-corvo/
http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_Dee_Morrigan.htm
https://angloamericanstudio.wordpress.com/2013/06/12/i-corvi-della-torre-di-londra/

BREAD AND FISHES BY ALAN BELL

Anche intitolata “The wind in the willows” è una canzone scritta da Alan Bell  che la compose sul finire degli anni sessanta: nato e cresciuto sulla Fylde Coast di Lancashire, Alan iniziò a cantare ispirandosi alla folk balladry americana mentre bazzicava per pubs e poi in mancanza di canti tradizionali della sua costa si trovò a scriverli. Ecco cosa racconta in un intervista
“The easiest song I ever wrote was ‘Bread & Fishes’. It was a Wednesday afternoon, I had the idea and the tune, I’d been doing some paperwork and began singing the song, and I jotted it down and finished it in about two hours. I sang it at the club on the following Tuesday, it went down all right, but was a bit long, so I cut it down and suddenly many other artists were singing it too. I’ve heard it introduced many times as a traditional song, the Irish call it ‘The Wind In The Willows’, and insist it’s traditional Irish, but I take it as a great compliment. My writing style isn’t spontaneous, more like a dog worrying over a bone, trying to get everything just right.” (tratto da qui)
Eppure come spesso accade per le canzoni molto popolari, testimoni ottuagenari sono certi di aver imparato “Bread and Fishes” da piccoli.

Il testo prende le mosse da una leggenda medievale: che la Sacra Famiglia avesse girato per l’Europa durante l’infanzia di Gesù per portare il messaggio di amore e fratellanza tra la gente. Per il soggetto è diventata una tipica Christian song di quelle cantate dagli Scout e nelle scuole cattoliche, ed è anche una canzone amata dagli irlandesi cattolici.
Lo stile è un folk revival britannico ma la canzone venne ben presto rivendicata dai gruppi di matrice irlandese (a partire da Tommy Makem & Liam Clancy)

ASCOLTA Alan Bell intervistato da Dave Shannon

ASCOLTA Blackmore’s Night in “Under a Violet Moon” (1999) (strofe I, III, II, IV, V)


I
As I went awalking one morning in Spring
I met with some travellers (1) in an old country lane
one was an old man the second a maid
and the third was a young boy who smiled as he said
Chorus
“With the wind in the willows
and birds in the sky
we have bright sun
to warm us wherever we lie.
We have bread and fishes
as a jug of red wine
to share on your journey
with all of mankind.”
II
I sat down beside them, the flowers all around
and we ate on a mantle spread out of the ground
they told me of prophets and princes and kings
and they spoke of the one God who knows everything
III
I asked them to tell me their name and their race (2)
so I might remember their kidness and grace
“My name it is Joseph this is Mary my wife
And this is our young son our pride and delight” (3)
IV
“We’re traveling to Glaston (4)
Over England’s green lanes
To hear of men’s troubles
To hear of their pains
We travel the wide world
Over land and the sea
To tell all the people
How they can be free…”
V
So sadly I left them
On that old country lane
For I knew that I’d never see them again
One was an old man
The second a maid
The third was a young boy who smiled as he said…
Traduzione di Cattia Salto
I
Mentre andavo a zonzo in una mattina di primavera, incontrai dei viaggiatori (1) in una vecchio viottolo di campagna, uno era un vecchio e l’altro una fanciulla
e il terzo era un giovane ragazzo che sorrise dicendo
CORO
“Con il vento tra i salici
e gli uccelli nel cielo
c’è il sole splendente
per riscaldarci ovunque ci riposiamo.
Abbiamo pane e pesci
e anche una brocca di vino rosso
da condividere durante il viaggio
con tutta l’umanità”
II
Mi sedetti tra di loro, circondati dai fiori
e mangiammo su un mantello disteso al suolo;
mi raccontarono di profeti e principi e re
e mi dissero dell’unico Dio che tutto conosce.
III
Chiesi di dirmi il loro nome e la nazionalità (2)
per potermi ricordare della loro gentilezza e grazia
“Mi chiamo Giuseppe e questa è Maria mia moglie
e questo è il nostro giovane figlio, vanto e delizia.
IV
“Viaggiamo verso Glaston (4)
per i verdi sentieri dell’Inghilterra
per ascoltare gli affanni degli uomini
per ascoltare le loro pene
viaggiamo in tutto il mondo
per terra e per mare
per raccontare alla gente
come possano diventare liberi”
V
Così con tristezza li lasciai
su quel vecchio viottolo di campagna
perchè ero certo che li avrei rivisti di nuovo
uno era un vecchio
e l’altro una fanciulla
e il terzo era un giovane ragazzo che sorrise dicendo..

NOTE
1) il termine indica anche più in generale la popolazione nomade
2) il termine scelto probabilmente per la metrica e la rima è da intendersi nel senso di nazionalità più che in termini razziali.
3) i Blackmore’s modificano i versi in
So I asked them to tell me their names and their race
So I could remember each smile on their face
“Our names, they mean nothing…
They change throughout time
So come sit beside us and share in our wine”
(= Chiesi di dirmi il loro nome e la nazionalità
per potermi ricordare del loro sorriso e dei volti
“I nostri nomi non significano nulla
cambiano nel tempo
così siediti con noi per condividere il nostro vino”)
4) Glaston è un villaggio situato nelle Midlands inglesi, ma è anche un termine gallico che indica il colore azzurro, quella tinta particolare ottenuta dal guado e che vira tra blu-azzurro-violetto-indaco. In italiano si traduce come Glastro, la pianta blu delle Crucifere. Simbolicamente è anche Avalon la terra dell’AltroMondo.
Avalon viene identificata con Glastonbury, il cui nome deriva dal celtico Caer Wydyr, “Fortezza di Vetro” (uno dei nomi di Annwfn, l’Altromondo celtico). Glastonbury veniva anche chiamata Yniswytryn o Isola di Vetro, perchè la superficie era Glasten, ossia di colore verde-azzurro, oppure perchè vi abbondava l’erba chiamata Glast, ossia il Guado, Isatis Tinctoria, le cui foglie e radici contengono una sostanza colorante azzurra usata dai celti per dipingersi il corpo.
Il Vischio e la Quercia, Riccardo Taraglio, Edizioni L’età dell Acquario

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=49112
http://www.stephenquigg.com/lyrics/lyrics-Bread-and-Fishes.htm
http://www.allcelticmusic.com/artists/Alan%20Bell.html
http://www.irish-folk-songs.com/the-wind-in-the-willows-lyrics-chords-and-tin-whistle-notes.html

ONDINE, SPIRITI DELL’ACQUA

L’alchimista Paracelso descrive l’ondina nel suo libro “De Nymphis, Sylphis, Pygmaeis et Salamandris et coeteris spiritibus” chiamandola ninfa e catalogandola tra gli spiriti elementari (elementali): è lo spirito dell’acqua che vive nelle polle e nei laghi, nei rivi e nei fiumi, sorta di genio protettore o guardiano, una ninfa dalla voce melodiosa e incantatrice. Il nome evoca l’onda, le increspature dell’acqua generate dalla corrente o dal vento, e si manifesta nella spuma che cavalca le onde. Viene raffigurata in genere come una bella donna dai lunghi e fluenti capelli biondi, dalle forme sinuose e dall’incarnato di perla. (una nutrita raccolta di immagini qui).

Nel dipinto di Jacques Laurent Agasse una misteriosa creatura “velata” dai lunghi capelli biondo-oro gocciolanti acqua, emerge dal fiume/lago in un’ambientazione palustre. Non a caso una farfalla le si posa sul capo, simbolo della Dea Madre in veste di Dea della Rigenerazione.

JacquesLaurentAgasse
Jacques Laurent Agasse, Undine, 1843

Entità collegata all’acqua Ondina è governata dalla luna e associata con la direzione dell’Ovest.

cascata-staubbach
Così Goethe intravide al tramonto di una sera d’estate tra le gocce
nebulizzate della cascata Staubbach (Valle del Lauterbrunnen, Svizzera) accarezzate dal vento, corpi e visi di ondine, e scrisse il suo “Canto degli spiriti sopra le acque


Des Menschen Seele
Gleicht dem Wasser:
Vom Himmel kommt es,
Zum Himmel steigt es,
Und wieder nieder
Zur Erde muß es,
Ewig wechselnd
Strömt von der hohen
Steilen Felswand
Der reine Strahl
Dann stäubt er lieblich
In Wolkenwellen
Zum glatten Fels,
Und leicht empfangen
Wallt er verschleiernd
Leiserauschend
Zur Tiefe nieder.
Ragen Klippen
Dem Sturz’ entgegen
Schäumt er unmutig
Stufenweise
Zum Abgrund
Im flachen Bette
Schleicht er das Wiesental hin
Und in dem glatten See
Weiden ihr Antlitz
Alle Gestirne
Wind ist der Welle
Lieblicher Buhler;
Wind mischt vom Grund aus
Schäumende Wogen.
Seele des Menschen
Wie gleichst du dem Wasser!
Schicksal des Menschen,
Wie gleichst du dem Wind!
TRADUZIONE ITALIANO
L’anima dell’uomo
somiglia l’acqua:
viene dal cielo,
risale al cielo
e ancora alla terra
deve tornare,
vicenda eterna.
Diroccia dall’alta
parete rupestre
la pura sorgente
per poi frantumarsi leggiadra
in nubi flottanti
sul levigato masso
che benigno l’accoglie,
fluttua in un velo,
mormora lieve
giù nel profondo(1).
Contrastano rupi
il flutto precipite,
spumeggia irosa
a grado a grado
verso l’abisso.
Disteso il suo corso
scorre lenta per la valle erbosa,
e nello specchio del lago
tutte le stelle
bagnano il volto.
Vento è dell’onda
tenero amante;
vento sommuove
gorghi spumanti.
Anima dell’uomo
come somigli l’acqua!
Destino umano,
come somigli il vento!

NOTE
1) l’acqua si muove verso il basso e verso il più profondo, le emozioni

IL POTERE DELL’ACQUA

L’acqua è l’elemento per eccellenza della purificazione, che lava e rigenera, perchè è la sorgente della vita, il principio di tutte le cose. Le leggende celtiche narrano di acque magiche che danno la saggezza, che curano le malattie e riportano la giovinezza o donano l’immortalità, un pozzo miracoloso posto alla Fine del Mondo riporta in vita i morti e restituisce la vita ai corpi pietrificati da un incantesimo. Così ogni pozzo o ruscello ha la sua ondina-guardiana che tiene alla larga le persone indegne e che lo difende, mantenendo il suo equilibrio energetico.
I Celti consideravano i fiumi come donatori di vita, salute e abbondanza e offrivano loro ricchi doni e sacrifici. Presso le sorgenti termali e i pozzi sacri vennero eretti dei santuari e molto spesso erano luoghi di celebrazioni delle feste o meta di pellegrinaggio. continua

I Greci le chiamavano Nereidi  e i Germani ondine, figlie del dio del Mare Aegir e di Ran, la ladra perchè con la sua rete intrappolava le navi per trascinarle negli abissi. Nove erano le ondine marine dai nomi che ricorrono nelle saghe norrene: andavano in soccorso dei naviganti e cercavano di proteggerli, cavalcavano i delfini, danzavano e cantavano sugli scogli accompagnandosi con la lyra.
Ma queste ondine marine le confondiamo spesso con le sirene  donne con la coda di pesce, creature mitologiche in grado di mutare forma. continua

LE NINFE DELLE ACQUE

In qualità di ninfe delle acque le ondine sono più spesso associate alle acque della terra ferma e vivono nei boschi e in luoghi solitari, spiriti infantili e curiosi, sono raffigurate come belle ed esili fanciulle dalla sessualità spregiudicata.

watherhouse-ninfa-acqua

L’Ottocento le trasforma in incantatrici romantiche plasmando due casi esemplari Ondina e Lorelai
Ondina e Lorelei si rivelano in questo senso due casi esemplari di incantatrici nel panorama culturale del primo Ottocento: si tratta di figure nate dal folclore di area franco-tedesca, divenute in seguito protagoniste indiscusse dell’immaginario romantico, giovani eroine tormentate dalla passione amorosa, anime inquiete alla ricerca della pace interiore. Pur presentandosi come fanciulle indifese, Ondina e Lorelei rivelano un forte legame con il mondo della morte. La loro presenza all’interno delle storie popolari che confluiranno nel processo di codificazione letteraria del genere fiabesco nel XIX secolo non è dunque casuale: le fiabe, infatti, possono essere considerate narrazioni dell’incontro dell’uomo con la morte. (tratto da qui)

LORELEI, LA FATA DEL RENO

“Vicino a Sankt Goarshausen, nella parte più bella della valle del Reno, il fiume si piega in una stretta curva a destra e sulla parte interna di questa curva si alza una ripida roccia, alta 132 m, chiamata Lorelei (o Loreley). Oggi, in questo punto, il Reno scorre traquillo, ma i marinai sulle numerose navi di trasporto merci che passano lì sicuramente conoscono il mito della Lorelei e sanno che il Reno non è sempre stato così innocuo come sembra oggi.
Infatti, prima che nel secolo scorso il fiume fosse stato bonificato, i marinai, prima di passare attraverso questa curva, si riunivano per pregare. Un banco di sabbia e numerose rocce sotto la superficie dell’acqua creavano dei vortici imprevedibili e non era raro che una nave naufragasse in questa stretta curva del fiume. La bellezza della natura insieme alla sua mortale pericolosità fu invece un’attrazione irresistibile per i poeti del romanticismo. Il primo che si sentì ispirato dal luogo fu il poeta Clemens Brentano che, nel 1801, scrisse la ballata “Lore Lay” su una donna che, per la sua irresistibile forza di attrazione sugli uomini, viene ritenuta una maga e che infine, per le pene d’amore si getta dalla roccia Lorelei nel fiume. ” (tratto da qui)

ASCOLTA Blackmore’s Night Loreley in “Ghost of a Rose” 2003


I
Merrily we sailed along
Though the waves were plenty strong
Down the twisting river Rhine
Following a song…
Legend’s faded storyline
Tried to warn us all
Oh, they called her “Loreley”
Careful or you’ll fall (1)
II
Oh, the stories we were told
Quite a vision to behold
Mysteries of the seas in her eyes of gold…
Laying on the silver stone,
such a lonely sight
Barnacles become a throne,
my poor Loreley…
CHORUS
And the winds would cry,
and many men would die
And all the waves would
bow down to the Loreley…
III
You would not believe your eyes,
how a voice could hypnotize
Promises are only lies from Loreley
In a shade of mossy green,
seashell in her hand
She was born the river queen,
ne’er to grace the land…
IV
Oh, the song of Loreley
Charms the moon right from the sky…
She will get inside your mind,
loveley Loreley…
When she cries “Be with me
until the end of time”
You know you will ever be
with your Loreley…
TRADUZIONE ITALIANO di Cattia Salto
I
Navigavamo in allegra compagnia
anche se le onde erano piuttosto impetuose
lungo le spire del fiume Reno
seguendo una canzone…
l’esile trama di una leggenda
che ha cercato di metterci  tutti in guardia
Oh, la chiamavano “Loreley”
Attento o t’innamorerai…
II
Oh, le storie che si narravano
proprio un’apparizione da non perdersi,
i misteri del mare nei suoi occhi dorati…
sdraiata su una roccia d’argento,
una visione malinconica
sul trono di conchiglie,
mia povera Loreley…
CORO
E i venti avrebbero gridato,
e molti uomini sarebbero morti
e tutte le onde si sarebbero
assoggettate a Loreley…
III
Tu non ci crederesti
come una voce possa ipnotizzare,
le promesse di Loreley sono solo bugie.
In una tonalità di verde muschio,
una conchiglia tra le sue mani
è nata la regina del fiume,
giammai per abbellire la terra…
IV
Oh, il canto di Loreley
affascina la luna dritto in cielo
ti si ficcherà in testa,
bellissima Loreley…
Quando lei si lamenta “Rimani con me
fino alla fine dei tempi”
sai che vorrai sempre essere
con la tua Loreley…

NOTE
1) to fall in questo contesto significa cadere innamorato

FONTI
http://missangelshine.blogspot.it/2016/05/gli-elementali-dellacqua-la-magica.html
http://oltreildipintoelastoria.blogspot.it/2012/10/undine.html
http://almacattleya.blogspot.it/2013/03/la-storia-di-ondine.html
http://www.elfland.it/acqua.htm
http://ontanomagico.altervista.org/culto-acque.html
http://www.swissinfo.ch/ita/cascate–e-l-acqua-si-lancia-nel-vuoto/8358294
http://cav.unibg.it/elephant_castle/web/saggi/ondina-e-lorelei-storie-di-incantatrici-romantiche/132
http://www.viaggio-in-germania.de/lorelei.html

THE ASH GROVE

Dal gaelico “Llwyn Onn”, diventato nella versione in inglese “The Ash Grove” è un brano tradizionale gallese dalla popolarissima melodia. (prima parte)

VERSIONI IN GALLESE: LLWYN ONN

La versione tradizionale è attribuita a John Ceiriog Hughes (1832-1887) poeta gallese e collezionista di melodie gallesi talvolta citato come il Robert Burns del Galles. La storia in due strofe descrive la tragica sorte di una nobile fanciulla e del suo meno nobile corteggiatore, sorpresi dal padre ad amoreggiare: cadono entrambi sotto la furia paterna, anche se la figlia viene apparentemente colpita per sbaglio. La fanciulla morente esclama di preferire la morte piuttosto che vivere senza l’amore!

ASCOLTA Katherine Jenkins 2004

ASCOLTA David Keith Jones in ‘British and Irish Bouquet’ 2011.

I
Ym Mhalas Llwyn Onn gynt
Fe drigai pendefig,
Efe oedd ysgwier
Ac arglwydd y wlad.
Ac iddo un eneth
A anwyd yn unig,
A hi ‘n ôl yr hanes
Oedd aeres ei thad.
Aeth cariad i’w gweled,
Yn lân yn phur lencyn,
Ond codai’r ysgwier
Yn afar ac erch
I saethu’r bachgennyn,
Ond gwyrodd ei linyn
A’i ergyd yn wyrgam
I fynwes ei ferch.
II
Rhy hwyr ydoedd galw
I saeth at y llinyn,
A’r llances yn marw
Yn welw a gwan.
Bygythiodd ei gleddyf,
Trwy galon y llencyn,
Ond ni redai cariad
Un fodfedd o’r fan.
Roedd Golud, ei “darpar,”
Yn hên ac anynad,
A geiriau diweddaf
Yr aeres hardd hon
Oedd “Gwell gennyf farw
Trwy ergyd fy nghariad
Na byw gyda Golud
Ym Mhalas Llwyn Onn.”
Tradotto dai Richard B Gillion 2008
I
In Ash Grove Palace
there once lived a nobleman,
He was Squire
and Lord of the land;
And he had
an only daughter dear,
And she, according to the story,
was her father’s heiress.
A lover went to see her,
a pure and upright youth,
But the squire arose
slowly and frightfully,
To shoot the lad,
but the string twisted,
And his shot went awry
into his daughter’s breast.
II
It was too late to recall
the shot to the string
With the lass dying
in bed and weak;
His sword threatened
through the lad’s heart,
But the lad would not run
an inch from the spot.
Wealth, her ‘intended’,
was old and petulant,
And the last words
of this beautiful heiress,
Were, ‘Better that I die
through the blow of my love
That to live with wealth
in Ash Grove Palace.’
TRADUZIONE ITALIANO
I
Nel Palazzo di Ash Grove
viveva un gentiluomo
con il titolo di capo
e signore della terra
e aveva
una sola cara figlia
che secondo la storia
era l’erede del padre.
Un innamorato la corteggiava
un serio giovane puro di cuore
ma il cavaliere si presentò
facendo piano e spietatamente
per uccidere il ragazzo,
ma la corda deviò
il colpo verso
il seno della fanciulla.
II
Era troppo tardi per riportare
indietro la freccia
e con la ragazza morente
e debole nel letto,
la sua spada affondò
nel cuore del ragazzo
che non ebbe scampo.
La ricchezza è
un padrone vecchio e petulante
e le ultime parole
di quella bella ereditiera
furono ” Meglio morire
per il colpo del mio amore
che vivere ricca
nel palazzo di Ash Grove”

CERDD DANT

Qui c’è un’interessante interpretazione di un Cerdd Dant una ipotesi di come poteva essere il canto bardico galleseCerdd Dant singing is one of Wales’ most unique musical traditions. it is basically the singing of poetry to the accompaniment of the Harp, traditionally the Harpist plays a set tune and the singer joins in half way through making up the melody as he goes whilst making sure to end the verse the same time as the Harp tune ends. This is a classic Cerdd Dant Harp tune – Llwyn Onn (The Ash Grove). The words are those of the 18th Century poet and playwright Twm o’r Nant” (tratto da qui) Probabilmente il testo è tratto da Gwaith Twm o’r Nant (The Works of Twm o’r Nant) pubblicato in due volumi (peccato che sia stato solo digitalizzato il secondo qui)

ASCOLTA Parti Cut Lloi (qui)

Forse ciò che resta della grande tradizione bardica gallese quando il bardo era poeta- arpista (arpa tripla) e componeva melodie adattandole alle poesie o adattava le poesie alle melodie della tradizione. Ben lungi dall’essere una forma elitaria il canto con l’arpa in Galles era diffuso tra la gente del popolo e si svolgevano spesso delle gare canore basate sulla capacità di improvvisazione poetica e armonica su una melodia data. Nasce così quella che oggi è diventata una precisa tecnica consistente nel “cantare” la poesia su una melodia suonata da un arpista. Chi canta attende alcune battute per poi accordare i suoi versi sulla melodia. Nell’Ottocento ci fu una sorta di codificazione di questa tecnica che sfociò in una guida alla cerdd dant pubblicata nel 1911 da Telynor Mawddwy (Dafydd Roberts 1879 -1958 , l’arpista cieco): Y Tant Aur. L’interesse su tale tecnica fu tale e i pareri discordanti che si finì con l’istituire una Cerdd Dant Society nel 1934. L’ultima imponente evoluzione della tecnica si è impressa nel manuale di Aled Lloyd Davies dal titolo Llawlyfr Gosod pubblicato nel 1983. Così facendo con l’intento di arricchire l’espressività musicale si è finito per perdere l’aspetto più estemporaneo e improvvisato dell’esibizione! (vedi)

La seconda versione sempre scritta da Talhaiarn è quella in cui un uomo probabilmente emigrato in America rimpiange la sua terra natia

Talhaiarn (John Jones, 1810-1870)
I
T’wyned yr haul ar
Aneddle fy mebyd,
Llawon a disglair fo
Bwthyn “Llwyn Onn”;
Anwyl i nghalon
Yw ty fy rhieni,
Nythle dedwyddyd
A haulwen fy mron;
Pell y trafeilinis
Dros donau yr eigion,
Gan adail fy rhiaint,
Fy ngheraint, a’m gwlad;
O na fai genyf
Chwim edyn y wennol,
Ehedwn yn ol at
Fy mam a fy nhad.
II
Blin yw fy yspryd
Pan fyddo yn huno,
Hiraeth a’m leinw
Fel tôn ar al tôn —
Llais hen gyfeillion
A glywaf mewn breuddwyd,
Gwelaf hwy’n chwareu
Wrth fwthyn “Llwyn Onn”;
Gwlyb yw fy ngruddiau
Wrth ddeffro bob boreu,
O Trwm yw fy nghalon,
A mawr yw fy nghlwyf:
Gofid a galar sy’n
Ysu fy nwyfron,
A dychwel i’m cartref
Nis gallaf byth mwy.
TRADUZIONE INGLESE
I
Shine, blessed sun,
On the home of my boyhood,
Bright be thy rays
On the ancient “Ash Grove”;
Dear to my heart is
The home of my parents,
Home of my infancy,
Home of my love;
Far, far away I have
Sailed o’er the ocean,
Still guided by fate
On the wings of unrest;
Oh! that I had the swift
Wings of the swallow,
To fly to my home,
To return to my nest.
II
Here in the night when
I’m sleeping and dreaming,
Far, far away in
The Land of the West;
Innocent friends of
My childhood surround me,
Visions of happiness
Lull me to rest:
Ah! when I wake with
A start in the morning,
Bedewed are my cheeks
As I silently mourn;
Longing for home and my
Youthful companions, —
How hopeless the wish!
I shall never return.

LE VERSIONI IN INGLESE

Una versione abbastanza nota è quella di Thomas Oliphant sempre pubblicata in “Welsh Melodies, With Welsh And English Poetry”: Oliphant era un musicista scozzese dalle versatili doti di paroliere noto per le sue “traduzioni” da altre lingue tra le quali il tedesco, il francese e l’italiano. Sulla scia della moda vittoriana di tradurre testi stranieri in inglese Oliphant mascherò le sue lacune interpretando liberamente i testi originali.
In questa versione un innamorato sconsolato piange la morte della sua cara seppellita in un bosco. Solo nelle ultime battute apprendiamo la morte della fanciulla amata.

ASCOLTA Steve Davislim (voce)+ Simone Young (piano) arrangiamento Benjamin Britten (1913-1976)

THOMAS OLIPHANT
I
Down yonder green valley
Where streamlets meander
When twilight is fading
I pensively rove;
Or at the bright noontide
In solitude wander
Amid the dark shades of
The lonely Ash Grove.
‘Twas there while the blackbird
Was joyfully singing
I first met my dear one,
The joy of my heart.
Around us for gladness
The bluebells were ringing.
Ah! Little thought I then
How soon we should part.
II
Still glows the bright sunshine
O’er valley and mountain,
Still warbles the blackbird
Its note from the tree;
Still trembles the moonbeam
On streamlet and fountain,
But what are the beauties
Of Nature to me?
With sorrow, deep sorrow,
My bosom is laden,
All day I go mourning
In search of my love;
Ye echoes, o tell me,
Where is the sweet maiden?
“She sleeps ‘neath the green turf
Down by the Ash Grove.”
TRADUZIONE ITALIANO
I
Per quella valle verde
dove serpeggiano i ruscelli,
mentre il crepuscolo svanisce,
vago pensieroso
oppure nel mezzogiorno luminoso in solitudine vago
tra le scure ombre
del solitario boschetto di frassini.
Fu lì mentre il merlo
cantava allegramente
che conobbi colei la cara,
la gioia del mio cuore;
intorno a noi per la gioia tintinnavano le campanule.
Ah! Non pensavo che allora
in breve ci saremmo separati.
II
Ancora brilla il sole luminoso
sulla valle e la montagna,
ancora gorgheggia il merlo
la sua melodia sull’albero,
ancora trema il raggio della luna
sul ruscello e la fontana,
ma quali sono le bellezze
della Natura per me?
Di dolore, grande dolore
il mio cuore è carico,
tutto il giorno vado lamentandomi in cerca del mio amore;
“tu eco, oh dimmi, dov’è la dolce fanciulla? ”
“Dorme sotto la verde zolla giù nel boschetto dei frassini”

Ma la versione più famosa divenne quella di John Oxenford (pubblicata in “Songs of Wales 1873) che si ispirò ai versi di Thomas Oliphant: qui il boschetto di frassini sembra diventare un cimitero dove giacciono tutte le persone care al protagonista forse ritornato in patria dopo tanti anni.

Per l’ascolto propongo tre versioni con tre diverse interpretazioni

ASCOLTA Nana Mouskouri in “Songs of the British Isles” 2008

ASCOLTA Laura Wright 2011 dalla voce d’angelo

ASCOLTA Blackmore’s Night in Dancer and the Moon 2013

JOHN OXENFORD
I
The ash grove how graceful,
how plainly ‘tis speaking
The harp through its playing has language for me.
Whenever the light through
its branches is breaking,
A host of kind faces
is gazing on me.
The friends from my childhood
again are before me
Each step wakes a memory
as freely I roam.
With soft whispers
laden the leaves rustle o’er me
The ash grove, the ash grove
again is my home.
II
Down yonder green valley
where stream lets meander
When twilight is fading
I pensively rove
Or at the bright noon tide
in solitude wander
Amid the dark shades
of the lonely ash grove.
‘Twas there while the black bird
was cheerfully singing
I first met that dear one
the joy of my heart
Around us for gladness
the blue bells were springing
The ash grove, the ash grove again is my home.
III
My lips smile no more,
my heart loses its lightness;
No dream of the future
my spirit can cheer.
I only can brood on the past
and its brightness
The dear ones I long for
again gather here.
From ev’ry dark nook
they press forward to meet me;
I lift up my eyes
to the broad leafy dome,
And others are there,
looking downward to greet me
The ash grove, the ash grove, again is my home.
With soft whispers laden its leaves rustle o’er me
The ash grove, the ash grove alone is my home
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Il boschetto di frassini mi parla
in modo poetico e franco
con una lingua
arpeggiata del vento;
ogni volta che filtra la luce
attraverso i suoi rami
una moltitudine di volti gentili
mi guardano,
gli amici della mia fanciullezza
mi sono di nuovo innanzi,
ogni passo risveglia il ricordo
mentre vago a caso,
con leggiadri sussurri,
dolenti le foglie frusciano
il boschetto di frassino, il boschetto di frassino è di nuovo la mia casa.
II
Per quella valle verde
dove il ruscello serpeggia,
mentre il crepuscolo svanisce,
vago pensieroso
oppure nel mezzogiorno luminoso
in solitudine vago
tra le scure ombre
del solitario boschetto di frassini.
Fu lì mentre il merlo
cantava allegramente
che conobbi lei la cara,
la gioia del mio cuore;
intorno a noi per la gioia
spuntarono le campanule,
il boschetto di frassino, il boschetto di frassino è di nuovo la mia casa.
III
Le mie labbra non sorridono più,
il mio cuore ha perso la sua leggerezza, nessun sogno del futuro
il mio spirito può rallegrare.
Posso solo rimuginare sul passato
e la sua luminosità,
i miei cari vorrei
di nuovo incontrare qui,
da ogni angolo buio
essi avanzano per incontrarmi;
alzo gli occhi
all’ampia cupola delle fronde
e gli altri sono qui,
che guardano verso il basso per salutarmi,
il boschetto dei frassini è di nuovo la mia casa.
con leggiadri sussurri,
dolenti le foglie frusciano
il boschetto di frassino, il boschetto di frassino è di nuovo la mia casa.

FONTI
https://archive.org/details/welshpoetryoldne00graviala http://tunearch.org/wiki/Annotation:Cease_Your_Funning_(1) http://tunearch.org/wiki/Constant_Billy
https://thesession.org/tunes/997 http://cerdd-dant.org/eng-y-dechreuadau.html http://www.musicanet.org/robokopp/welsh/theashgr.htm http://secondhandsongs.com/work/130560/all http://ingeb.org/songs/allhailt.html http://www.poemhunter.com/poem/the-ash-grove/

BRANLE L’OFFICIAL

Le danze in forma di catena o di circolo non svaniscono con l’esaurirsi della tradizione della carola, ma continuano nei brando o branles, che si ritrovano ancora quasi invariate nelle danze popolari di area francese, tutt’ora ballate.
Nel Rinascimento il Branle (dal francese Bransle cioè ballare in cerchio oscillando -come le onde del mare) era la danza più diffusa: in origine danza popolare e presto danza di corte presso il re di Francia Francesco I ma anche di moda alla corte inglese di Enrico VIII e poi di sua figlia Elisabetta I.
Questo gruppo di danze denominato Branle è stato codificato da Thoinot Arbeau alla fine del 1500; anche se vengono spesso presentate come “medievali”, la musica è rinascimentale se non addirittura barocca e si può solo ipotizzare una possibile quanto remota origine medievale.

I PASSI BASE

I passi base sono semplicissimi: passo semplice (apertura piede sinistro o destro e chiusura con il piede opposto) e passo doppio (ossia il passo semplice ripetuto due volte) questi passi si possono eseguire in avanti in dietro e lateralmente a seconda delle istruzioni riportate nello schema della danza.

BRANLE DE L’OFFICIAL

Il “Ballo dell’Ufficiale” era la danza rinascimentale dei servitori ossia i lacchè e le servette delle dimore patrizie, ballata solo occasionalmente da giovanetti e fanciulle dell’aristocrazia mascherati da contadinelli e pastorelle.

rosenwald-collection-1515

Nell’“Orchésographie” Thoinot Arbeau introduce una grossa novità per i tempi, la tablatura: a fianco del rigo, posto in verticale, sono annotati i singoli movimenti dei piedi in corrispondenza della battuta a cui si riferiscono, e a fianco ancora vengono riassunti come passi completi. (qui)

SCHEMA DANZA

Paese: Francia
Musica: Thoinot Arbeau 1588
Coreografia: popolare
Disposizione: per coppie in cerchio, tenersi per mano.

FIG 1
1 – 4 PASSO DOPPIO LATERALE   SINISTRO
Apertura   laterale con piede sinistro, accostare piede destro.
Apertura laterale con piede sinistro, accostare piede destro.
5 – 8 PASSO DOPPIO LATERALE DESTRO
Apertura   laterale con piede destro, accostare piede sinistro.
Apertura laterale con piede destro, accostare piede sinistro.
Cambio fronte: Cavaliere e dama non si danno più la   mano ma si fronteggiano
1 – 8 Ripete PASSO DOPPIO LATERALE SINISTRO e DESTRO
FIG 2
1 – 12 PASSO SEMPLICE LATERALE   SINISTRO
Apertura   laterale con piede sinistro, accostare piede destro ripetuto per 6 volte.
SALTO DELLA DAMA o GIRO A SINISTRA DELLA DAMA
1 – 4 voltaIl cavaliere prende per la   vita la dama che sta alla sua destra e la solleva in alto per portarla alla  sua sinistra. La dama mette le mani sulle   spalle del cavaliere e si dà una spinta verso l’alto (ovviamente dipende   anche dell’altezza dell’uomo, con grande divario di statura la donna più   piccola può appoggiarsi alle braccia).Una versione semplificata, soprattutto nelle   dimostrazioni il pubblico, prevede lo spostamento della dama (dalla destra   alla sinistra del cavaliere) con GIRO verso sinistra in 4 piccoli passi: apre  di piede sinistro e si sposta per trovarsi frontalmente al cavaliere.
A seconda dell’andamento della melodia la FIG 2 viene ripetuta prima di ricominciare la sequenza.

VIDEO nell’esempio la FIG 2 è interpretata con un passo semplice quasi saltato cioè con un apertura laterale data con molto slancio. Non viene eseguito il salto della dama ma il giro sinistro della dama. La chiusura della figura è accentuata musicalmente anche da un doppio colpo di percussioni.

VIDEO con SALTO DELLA DAMA. La danza è stata reinterpretata con il movimento detto “Toss the Duchess” o “Toss the wench” (già mossa utilizzata in un ballo sempre dello stesso periodo detto volta e considerato molto osè per il tempo).

NOTE
La danza ha subito alcune varianti ad esempio il passo semplice laterale sinistro di FIG 2 è diventato un passo incrociato davanti e dietro. Alcuni accompagnano il movimento anche con lo spostamento della testa in modo da guardare lateralmente(a sinistra e poi a destra per la dama, viceversa per il cavaliere, infatti la dama alla destra del cavaliere è in genere la sua compagna, così nel primo passo semplice la coppia si guarda, al secondo ci si rivolge al compagno opposto e così via fino a riguardarsi per il passaggio al SALTO)

VARIANTE per la disposizione di fila.
 VIDEO Invece del salto, sempre in 4 tempi si eseguono due saltelli prima di sinistro poi di destro e infine due saltelli uno piedi uniti e uno sui talloni. La coreografia diventa simile alla farandola.

LA CAROLA NATALIZIA DING DONG MERRILLY ON HIGH (qui)

FONTI
LA DANZA NEL MEDIOEVO continua
http://www.graner.net/nicolas/arbeau/orcheso01.php

THREE KINGS

magiNella tradizione cristiana, i Magi fanno visita a Gesù bambino poco dopo la sua nascita, portando in dono oro, incenso e mirra. Nel Vangelo di San Matteo i Magi vengono “da oriente” per adorare Cristo, “il re dei Giudei“. La festa che celebra il loro arrivo a Betlemme cade, come tutti sanno, il 6 gennaio (La dodicesima notte diventata anche  festa della Befana) e, in alcuni paesi è la data in cui i bambini ricevono i loro regali di Natale.
Sono lì per adempiere ad una profezia fatta da Balaam chiamato da Balak il re di Moab per maledire gli Ebrei nell’esodo dall’Egitto, in modo da frenare la marcia delle tribù ebraiche verso la terra promessa. Il mago giunto su un picco roccioso del deserto transgiordanico (nonostante i capricci della sua asina che per ben tre volte s’era impuntata e rifiutata di proseguire oltre), dopo aver celebrato il sacrificio consueto, apre la bocca per recitare la maledizione su Israele, e invece ne profetizza il destino glorioso: «Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vicino: una stella spunta da Giacobbe, uno scettro sorge da Israele» (libro dei Numeri 24,17). Di per sé il testo allude alla futura dinastia davidica; ma nella traduzione della Bibbia dall’ebraico in aramaico, la nuova lingua parlata dagli Ebrei, la frase diventa «Un re spunta da Giacobbe; un Messia sorge da Israele». E la frase diventa un’attesa messianica.
(per restare in tema di profezie Isaia 7:14 continua)

I Magi seguono la stella che brilla da Oriente verso Occidente, chiedono informazioni nei pressi di Gerusalemme e alla fine trovano Gesù a Betlemme “Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese” (Matteo 2,11)
Fu la vox-populi a farli diventare tre come i doni offerti a Gesù:
1) Kaspar, Caspar, Gaspar, Gathaspa, Jaspar o Jaspas.
2) Melchior, Melichior o Melchyor
3) Balthasar, Bithisareuna o Balthassar.
Nelle chiese orientali diventano Hor, Karsudan e Basanater, una tradizione armena (il Vangelo armeno dell’Infanzia) identifica i Magi come Balthasar proveniente dall’Arabia, Mechior proveniente dalla Persia e Gasper proveniente dall’India.

Nell’antichità venivano chiamati “magi” gli studiosi delle scienze occulte, che un tempo si dedicavano anche allo studio dell’astronomia, della matematica, della fisica, della chimica, e nel contesto della nascita sono preferibilmente ricordati come i Saggi (termine meno scomodo di quello di mago) sebbene non giudei, che riconoscono la venuta del Messia. I Magi “che vengono da Oriente” (da qualche parte dell’Impero Persiano) rappresentano tutti gli altri popoli che tramite la conversione accolgono la salvezza di Dio.

Non sono mai stati Re anche se Isaia aveva profetizzato che “Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere” e nel Salmo 72  si legge “I re di Tarsis e delle isole gli pagheranno il tributo, il re di Seba e di Saba gli offriranno doni. A lui tutti i re si prostreranno, lo serviranno tutte le nazioni”.

I SAW THREE SHIPS

Nel 1270 Marco Polo ha visto le tombe dei Magi a Saba: “In Persia è la città eh’ è chiamata Sabba (Saba), dalla quale si partirono li tre re che andarono ad adorare a Cristo quando nacque. In quella città sono seppelliti gli tre magi in una bella sepoltura, e sonvi ancora tutti intieri e co’ capegli. L’uno ebbe nome Baltasar, l’altro Melchior, e l’altro Guaspar. Messer Marco domandò più volte in quella città di questi tre re: ninno gliene seppe dire nulla, se non ch’erano tre re seppelliti anticamente. E andando tre giornate, trovarono un castello chiamato Galasaca (Cala Ataperistan), cioè a dire, in francesco, castello degli oratori del fuoco. È ben vero che quegli del castello adorano il fuoco, ed io vi dirò perché. Gli uomini di quello castello dicono che anticamente tre re di quella contrada andarono ad adorare un profeta, lo quale era nato, e portarono tre offerte: oro per sapere s’era signore terreno, incenso per sapere s’era Iddio, mirra per sapere s’era eternale.”
Il francescano Odorico da Pordenone (anch’egli in viaggio per la Cina) cinquant’anni dopo Marco Polo dice che la città dei Re Magi era Cassam l’attuale Kasham, a sud del mar Caspio e di Teheran, nell’attuale Iran.

Eppure già da un secolo prima, la tradizione li vuole sepolti nel Duomo di Colonia; fu Elena, la madre di Costantino a “trovarli” nel suo famoso pellegrinaggio in Palestina e Terra Santa dal quale ritornò carica di reliquie, e li fece trasportare nella chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli. Solo nel 344 Sant’Eustorgio vescovo di Milano si ricordò del reliquiario e lo richiese gentilmente all’imperatore d’Oriente che altrettanto gentilmente gliela recapitò a Milano. Ma nel 1162 Federico Barbarossa sceso nel Bel Paese per punire i comuni italiani riottosi a riconoscerlo come Imperatore distrusse la Basilica di Sant’Eustorgio e si portò a casa la reliquia dei Magi. Infine fu Colonia la città che costruì una nuova chiesa per i Magi che lì rimasero e perciò ricordati come i Re Magi di Colonia..

Le peripezie compiute dalla reliquia dei Re Magi (e tanti frammenti e ossicini si rintracciano lungo l’itinerario!) sono diventate il pretesto per il testo di una canzoncina per bambini risalente al 1500-1600, ancora oggi molto popolare per il suo testo scorrevole e ripetitivo. Joseph Ritson, nel suo “Scotish songs,” vol. I riporta alcuni versi di un canto natalizio scozzese risalente alla metà del 1500 che ci ricorda la nostra carol
There comes a ship far sailing then,
Saint Michael was the stieres-man;
Saint John sate in the horn:
Our Lord harped, our Lady sang,
And all the bells of heaven they rang,
On Christ’s sonday at morn.

Conosciuto anche come On Christmas Day In The Morning il brano è stato riarrangiato a fine Ottocento, i Magi però sono stati sostituiti dalla Sacra Famiglia. Nel “The Nuersery Rhyme Book” del 1897 i tre viaggiatori delle navi sono diventate tre graziose fanciulle che arrivano a Capodanno
And one could whistle, and one could sing
And one could play on the violin

Dthre-shipsi paese in paese la canzone si è arricchita di strofe e di numerose varianti (vedi).
ASCOLTA Blackmore’s Night in “Winter Carols
ASCOLTA Sting
I
I saw three ships come sailing in On Christmas day, on Christmas day;
I saw three ships come sailing in
On Christmas day in the morning.
II
And what was in those ships all three,
On Christmas day, on Christmas day?
And what was in those ships all three,
On Christmas day in the morning?
III
Our Savior Christ and His lady,
On Christmas day, on Christmas day;
Our Savior Christ and His lady(1),
On Christmas day in the morning.
IV
Pray, whither sailed those ships all three,
On Christmas day, on Christmas day?
Pray, whither sailed those ships all three,
On Christmas day in the morning?
V
They sailed into Bethlehem,
On Christmas day, on Christmas day,
O they sailed into Bethlehem(2),
On Christmas day in the morning
VI
And all the bells on earth shall ring(3),
On Christmas day, on Christmas day;
And all the bells on earth shall ring,
On Christmas day in the morning.
VII
And all the angels in Heav’n shall sing,
On Christmas day, on Christmas day;
And all the angels in Heav’n shall sing,
On Christmas day in the morning.
VIII
And all the souls on Earth shall sing,
On Christmas day, on Christmas day;
And all the souls on Earth shall sing,
On Christmas day in the morning.
IX
Then let us all rejoice again,
On Christmas day, on Christmas day;
Then let us rejoice again,
On Christmas day in the morning

TRADUZIONE ITALIANO
Ho visto tre navi in mare
il giorno di Natale, di mattina.
E cosa c’era sulle tre navi?
Cristo, nostro Salvatore e la sua madre.
Vi prego, dite, verso dove
erano dirette le tre navi?
Navigavano verso Betlemme.
E tutte le campane della Terra risuoneranno,
tutti gli angeli in Cielo canteranno,
tutte le anime sulla Terra canteranno.
Gioiamo allora tutti insieme, il giorno di Natale, di mattina.

NOTE
1) è curioso che sebbene le navi siano tre i personaggi indicati siano solo due
2) ovviamente Betlemme non ha sbocchi sul mare, così qualcuno ha ipotizzato che si stesse parlando di cammelli noti come “le navi del deserto”
3) le campane un tempo suonavano per annunciare alla comunità ogni evento importante o particolare specialmente se si trattava di una lieta notizia da festeggiare

WE THREE KINGS

Il titolo originale del brano è “Three Kings of Orient” scritto dal reverendo John Henry Hopkins Jr pubblicato per la prima volta nel 1863 (New York). Il brano era stato scritto per una recita teatrale, forse nel 1857 ma venne incluso solo nel 1863 nella raccolta curata dallo stesso autore “Carols, Hymns and Songs”.

I tre Re sono guidati da una stella mistica e descrivono in prima persona i loro doni, svelandone il significato. Brano molto popolare interpretato da solisti di ogni genere musicale, dai Beach Boys ai Jethro Tull

ASCOLTA Blackmore’s Night in “Winter Carols”
ASCOLTA Jethro Tull in “The Jethro Tull Christmas Album” 2003 (un cd da collezionare per l’Inverno). Versione strumentale tra il folk, il jazz e la musica classica. Nel Cd inoltre c’è anche l’ottima “A Christmas Song” che prende l’avvio da “Once in a Royal David’s CIty” (vedi)

We three kings of Orient are
Bearing gifts we traverse afar
Field and fountain, moor and mountain
Following yonder starCHORUS
O Star of wonder, star of night(1)
Star with royal beauty bright
Westward leading, still proceeding
Guide us to thy Perfect LightBorn a King on Bethlehem’s plain
Gold I bring to crown Him again
King forever, ceasing never
Over us all to reinFrankincense to offer have I
Incense owns a Deity nigh
Pray’r and praising, all men raising
Worship Him, God most highMyrrh is mine, its bitter perfume
Breathes of life of gathering gloom
Sorrowing, sighing, bleeding, dying
Sealed in the stone-cold tomb

Glorious now behold Him arise
King and God and Sacrifice
Alleluia, Alleluia
Earth to heav’n replies

TRADUZIONE ITALIANO
INSIEME:
Siamo i  tre Re d’Oriente
e portiamo doni da terre lontane
per campi e fiumi, colline e montagne
al seguito di una stella
  RITORNELLO
O Stella meravigliosa, stella della Notte
stella rilucente d’oro
Tu ci guidi verso Occidente
ci guidi verso la Luce di Dio
GASPARE: E’ nato un re nella piana di Betlemme, io porto l’Oro per incoronarlo ancora Re per sempre, perché non smetta mai di regnare su tutti noi.MELCHIORRE: Io gli offro l’Incenso
degno di una notte divina
perché tutti gli uomini possano adorarlo
e pregarlo quale Dio dell’Altissimo
BALDASSARRE: La Mirra è il mio dono, con il suo profumo aspro, per il suoi ultimi respiri di sangue, di dolore, di morte
sigillati nella tomba di fredda pietra.

INSIEME: E lui risorgerà
Re e Dio e l’Agnello
Alleluia
in Terra per la Speranza dei Cieli

NOTE
1) Gli studiosi della Bibbia hanno cercato di capire che cosa voleva indicare Matteo nel suo Vangelo con la “stella” che guidava i Magi. Tre sono le ipotesi: 1. La stella cometa era un fenomeno miracoloso che potevano vedere solo i Magi; 2. La stella cometa era un vero fenomeno astronomico verificatosi nel cielo; 3. La stella cometa del testo era solo un simbolo della venuta nel mondo di Gesù. Delle tre ipotesi la più probabile secondo gli studiosi è la terza: probabilmente non c’è stata nessuna stella cometa in cielo che ha guidato i Magi ma essa, nel racconto simboleggia la venuta nel mondo di Gesù. Innanzitutto il testo non parla mai di stella “cometa”, ma solo di “stella” (astron in greco). Sembra che la tradizione della stella “cometa” sia nata da Giotto nel 1303-1305 quando egli dipinse a Padova nella cappella degli Scrovegni una raffigurazione della natività con sopra la capanna una stella con la scia, appunto una stella “cometa”.
Inoltre questa “stella” ha un comportamento anormale per essere un vero fenomeno astronomico: prima guida i Magi che provengono dall’Oriente verso Gerusalemme (quindi segue un percorso da est verso ovest), poi scompare quando i Magi arrivano a Gerusalemme. Infatti Erode e tutti gli abitanti della città non ne sapevano niente. Poi la “stella” ricompare quando i Magi lasciano Gerusalemme e li guida verso Betlemme (viaggia quindi questa volta da nord verso sud) e poi si ferma sopra la grotta dove nasce Gesù. Se era una “stella cometa” perché nessuno all’infuori dei Magi la vede? Come può una “stella cometa” andare prima da est a ovest, poi scomparire e quindi cambiare direzione andando verso sud? Come può una “stella cometa” fermarsi e indicare una grotta? Perché nessuna cronaca dell’epoca parla di questa “stella cometa”? Tutte queste perplessità fanno pensare alla maggioranza dei biblisti che la “stella” della natività deve essere interpretata in senso simbolico: la “stella” rappresenta il Messia cioè Gesù stesso che viene nel mondo. Qui si fa riferimento ad una simbologia usata spesso nel testo biblico: Gesù è la luce che viene nel mondo a vincere le tenebre. (tratto da vedi)

FONTI
http://matteomiele.wordpress.com/2011/09/18/santi-magi-doriente/
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/i_saw_three_ships.htm

BARBARA ALLEN TRA AUTUNNO E PRIMAVERA

Anonimo XVII secolo
Child Ballad #84

Barbara Allen, o Allan (Barbry Allen o Bonny Barbara Allan) dall’antica origine scozzese è una ballata molto popolare anche in Inghilterra e America diffusa sia nella tradizione orale che attraverso le raccolte e i broadside (si sono contate quasi duecento versioni!!)
Una certa alternanza la troviamo nella stagione dell’anno in cui è ambientata la storia per alcuni nell’autunno (nel giorno dell’estate di San Martino) per altri in primavera (e ovviamente nel Calendimaggio)

VERSIONI INGLESI

Propongo due ascolti; la prima un’interpretazione tra il rinascimentale e il barocco “doc” dalla voce del controtenore tedesco Andrea Scholl, che ci restituisce tutta l’atmosfera salottiera dei concerti che si ascoltavano ai tempi di Samuel Pepys; la seconda Renaissance rock (sebbene con qualche venatura pop di troppo) dei Blackmore’s Night.

Andreas Scholl
in English Folksongs & Lute Songs (17th Century), 1996

Il testo non aggiunge nulla a quanto già esaminato nella prima parte (vedi)


I
In Scarlet towne where I was born
There was a faire maid dwelling
made ev’ry youth cryed well away her name was Barbara Allen
II
All in the merrye month of May,
When green buds all are swellin’.
Young Jemmye Grove on his death bed lay, for love of Barbara Allen.
III
He sent his man unto her
then to her town where she was dwellin
“You must come to my master deare
if your name be Barbara Allen.”
III
So slowly, slowly she came up
and slowly she came nye him,
And all she said when there she came
“Young man, I think y’are dying.
IV
He turned his face unto her strait,
with deadly sorrow sighing.
“O lovely maid come pity mee.
I’m on my death bed lyin.”
V
“If on your death bed you doe lie
what needs the tale you’re telling
I can not keep you from your death
Farewell” said Barbara Allen
VI
When he was dead and laid in grave her hearte was struck with sorrow
“O mother mother, make my bed,
for I’ll shall dye tomorrow.
VII
Farewell she said, ye virgins all
And shun the fault I fell in
hence forth take warning by the fall
Of cruel Barbara Allen”
(Traduzione di Cattia Salto)
I
A Scarlet Town dove son nato
abitava una bella fanciulla
che faceva sospirare per lei tutti i giovani, si chiamava Barbara Allen
II
Nel ridente mese di Maggio,
quando i verdi boccioli fioriscono,
il giovane Jimmy Grove stava nel letto di morte per amore di Barbara Allen
III
Egli inviò un suo servo da lei
nella città in cui abitava,
Sbrigati e vieni dal mio
caro padrone,

Se tu sei Barbara Allen.”
III
E piano piano lei salì
e lentamente gli si avvicinò
e disse quando gli fu vicino:
Giovanotto, secondo me stai morendo.
IV
Lui volse il capo verso di lei
singhiozzando nel dolore della morte
O cara fanciulla, abbi pietà di me,
che sono in punto di morte

V
“Se sei steso sul tuo letto di morte
a che serve ciò che dici?
Non posso salvarti dalla tua morte.
Addio”, disse Barbara Allen
VI
Quando morì e fu sepolto nella tomba
il cuore di lei fu trafitto dal dolore
O madre, madre, preparami il letto
perchè domani morirò
VII
Addio, -disse lei- o voi vergini
e non commettete il mio sbaglio
D’ora innanzi imparate dall’errore
della crudele Barbara Allen

Blackmore’s Night in Autumn Sky 2010


I
All in the merry month of May, When green buds all are swelling.
Sweet William on his death bed lay
for love of Barbara Allen.
II
He sent his servant unto her, to the place where she was dwelling.
Saying, “You must come to his bedside now, if your name be Barbara Allen.”
III
So slowly, slowly she got up
and slowly she drew nigh him,
And the only words to him she said, “Young man, I think you’re dying.
IV
As she was walked slowly o’er the fields, she heard the death bell knelling.
And with every stroke, it seemed to say “Hard hearted Barbara Allen!”
V
“O mother mother, make my bed,
make it long and narrow;
sweet William died for me today,
I will die for him tomorrow.
VI
They buried her in the old churchyard
they buried him beside her, and from his grave grew a red red rose,
and from her grave a green briar.
VII
They grew and grew to the steeple top,
Till they could grow no higher,
And there they tied in a true lover’s knot, red rose around green briar.
(Traduzione di Cattia Salto)
I
Nel ridente mese di Maggio,
quando i verdi boccioli fioriscono,
il bel William stava nel letto di morte per amore di Barbara Allen
II
Egli inviò un suo servo da lei
nel posto dove abitava,
dicendo “Devi venire al suo capezzale subito, se tu sei Barbara Allen.”
III
Piano piano lei s’alzò
e lentamente giunse vicino a lui,
e gli disse solo queste parole:
Giovanotto, secondo me stai morendo.”
IV
Mentre lentamente camminava per i campi, sentì la campana a morto
Ed ogni rintocco della campana diceva,
Sventurata Barbara Allen“.
V
Oh, madre, madre, preparami il letto,
Fammelo soffice e stretto;

Il bel William oggi è morto per me,
Io per lui morirò domani.”
VI
Seppellirono  lei nel vecchio cimitero
seppellirono lui accanto a lei e dal sepolcro di lui crebbe una rosa rossa,
e dal sepolcro di lei un verde rovo.
VII
Sono cresciuti, cresciuti alti,
finchè non poterono crescere di più
per sempre avvinti in un nodo d’amore, la rosa avvolge il rovo.

VERSIONI AMERICANE

La ballata approda in America nel 1836 e diventa la ballata popolare più diffusa. Una panoramica esaustiva si trova nell’lp prodotto dalla Library of Congress per la serie “Folk Music of The United States” intitolato “Versions and variants of Barbara Allen” con una vasta collezione sul campo effettuata da Alan e John Lomax negli anni 30 in diversi Stati del Sud, compresa la California.

Edwin-Austin-Abbey-Illustration-for-Barbara-Allen-Kneeling-in-Sorrow

UN CUORE NERO ADDOLORATO

In questa versione dei Monti Appalachi si verifica quel mutamento di carattere già descritto nella seconda puntata della storia, all’inizio la donna è piena di risentimento nei confronti dell’innamorato che l’aveva respinta e trattata come una donnina qualunque, ma appena il bel Jimmy muore di crepacuore (o di qualche malattia venerea fate voi) ecco che pian piano s’insinua nel suo “cuore nero” il rimorso, e ogni passo verso casa è un passo che l’avvicina alla tomba.

ASCOLTA Jody Stecher in “Oh The Wind and Rain” 1999. Anche in questo caso il testo non presenta varianti significative rispetto a quelle già esaminate nella prima parte. La melodia è in stile bluegrass


Away low down in Stony Town
when red leaves they were fallin’
Little Jimmy Grove from the west country came courtin’ Barbary Ellen
So early early in the spring when green buds they were swellin’
Little Jimmy Grove on his death bed lay for lovin’ Barbary Ellen
And oh he hired a little boy to run for him an errand
He sent him down into the town
and bring him Barbary Ellen
Arise arise her mother cries,
arise and go ye nigh him
Oh mother oh mother don’t you mind the time you told me to deny him?
Slowly slowly she drew nigh to the place where he was dwellin’
Young man young man you’re going to die for slighting Barbary Ellen
She came to the door and she entered in the place where he was lyin’
And every word she said to him :
young man I think your dyin’
I’m low, I’m low, I’m low I know, and death is in my dwellin’
No better, no better I never will be if I can’t have Barbary Ellen
You’re very low and bound to go and death is on you dwellin’
No better for me you ever shall be and you can’t have Barbary Ellen
Remember down in yonders town you passed the drinks so willin’
You handed wine to the ladies fine and you slighted Barbary Ellen
I remember down in yonder’s town and in the tavern dwellin’
I gave my wine to some other girls
and my love to Barbary Ellen
In vain, in vain my love has called and death is in me dwellin’
He turned his face to the milk white wall and his back to Barbary Ellen
She started out across the fields and heard the spring birds callin’
And every bird song seemed to sing: hard hearted Barbary Ellen
When she was halfway cross the field she heard those death bells knellin’
They rang so near, they rang so clear: hard hearted Barbary Ellen
As she walked into Stony Town the tears they started swellin’
And every tear she shed appeared: unworthy Barbary Ellen
As she came to the end of town she heard his coffin comin’
She cried aloud for to set him down that she might gaze up on him
The more she gazed the more she mourned until she burst with sorrow
Sweet Jimmy died for me today I’ll die for him tomorrow
Mother Oh Mother Oh Mother she cried, you would not let me have him
Mother Oh Mother Oh Mother she cried, you would not let me have him
Mother Oh Mother come make my bed oh make it soft and narrow
Little Jimmy died of pure pure love,
I’ll die for him of sorrow
They buried Jimmy in one church yard and Barbary in another
And from her breast sprang a red red rose and from his feet a briar
They grew and they grew to the top of the church they could not grow no higher
They lapped and they tied in a true lover’s knot red rose around green briar
(Traduzione di Cattia Salto)
Ero laggiù in Stony Town e cadevano le foglie d’autunno, quando venne Little(1) Jimmy Grove dall’Ovest per corteggiare Barbary Ellen.
E fu all’inizio della Primavera quando le gemme verdi stavano per sbocciare, che Little Jimmy Grove era in punto di morte per amore di Barbary Ellen.
E lui incaricò un ragazzino per correre a fare una commissione,
e lo mandò in città
per riportare Barbary Ellen.
Alzati – gridò la madre – alzati
alzati e vallo a trovare

Oh madre, madre non ricordi il tempo in cui mi dicevi di rifiutarlo?
Piano piano lei si avvicinò al luogo dove lui abitava.
Ragazzo, stai per morire a causa del disprezzo di  Barbary Ellen.
Arrivò alla porta e entrò nella stanza dove stava disteso,
e le sole parole che gli disse furono
Giovanotto, secondo me stai morendo” “Sono malato, sono malato, sono malato e sto per morire
e non riuscirò a stare meglio se non potrò avere (l’amore di) Barbary Ellen

Sei molto malato e pronto a partire verso la tua ultima dimora .
Non avrai mai da me una migliore considerazione e non potrai mai avere  (l’amore di) Barbary Ellen.
Ti ricordi comte te la spassavi in città a bere vino con le belle signore, e ignoravi Barbara Allen ?

Mi ricordo che ero in città
e stavo nella taverna
a dare il mio vino  a qualche donnina
ma il mio amore a Barbary Ellen!
Invano, invano ho chiamato il mio amore e la morte sta per venire
Lui volse il capo contro il muro pallido e la schiena a Barbary Ellen.
Lei era in cammino per i campi e ascoltava cantare gli uccelli della primavera e ogni trillo sembrava dire “Cuore di pietra Barbary Ellen“.
Quando era a metà del campo
sentì risuonare le campane a morto, così vicino e distintamente
Cuore di pietra Barbary Ellen“.
Mentre camminava in Stony Town le lacrime iniziarono a formarsi e ogni lacrima che versava diceva:
Indegna Barbary Ellen
Mentre arrivava alla fine della città sentì il feretro arrivare,
gridava forte perchè lo mettessero giù e lei potesse gettare uno sguardo su di lui. Più lo guardava, più piangeva, finchè sbottò con dolore “Il bel Jimmy è morto per me oggi, io morirò per lui domani!
Madre oh madre, madre
-gridava-  non mi hai permesso di sposarlo!
Madre oh madre, madre
non mi hai permesso di sposarlo!
Madre oh madre vieni a prepararmi il letto e fallo soffice e stretto,
Little Jimmy morì a causa di un vero amore, io morirò per lui dal dolore
“.
Seppellirono Jimmy in un cimitero e Barbary in un altro
e dal petto di lui spuntò una rosa rossa e dai suoi piedi un rovo.
Crebbero e si svilupparono fin sulla cima della chiesa
e non potevano crescere di più,
essi si toccarono e legarono in un nodo di vero amore,
la rosa rossa avvolta sul verde rovo.

NOTE
1) il nomignolo poteva riferirsi al fatto che Jimmy fosse di bassa statua o di giovane età, non necessariamente significava che Jimmy fosse un piccoletto o un giovane ragazzo!

Emmylou Harris 2001


I
Was in the merry month of   May
When all gay flowers were a bloomin’,
Sweet William on his death-bed lay
For the love of Barbara Allen.
II
He sent his servant to the town
To the place where she was dwelling
Said, “You must come to my master’s house, If your name be Barbara   Allen.”
III
So slowly, slowly she gets up,
And to his bedside going
She drew the curtains to one side
And says, “Young man, you’re dying.”
IV
“I know, I’m sick and very low,
And sorrow dwells within me
No better, no better I never will be.
Til I have Barbara Allen.”
V
“Don’t you remember last Saturday night, When I was at the tavern,
You gave your drinks to the ladies there But you slighted Barbara Allen?”
VI
He reached up his pale white hands
Intending for to touch her,
She turned away from his bedside,
and says “Young man I won’t have you.”
VII
He turned his cheek into the wall
And bursted out a crying
“What I do to thee I do to all
And I do to Barbara Allen.”
VIII
She had not walked and reached the town, She heard the death bells ringing
And as they rolled they seemed to say,
“Hard-hearted Barbara Allen.”
IX
“Oh Mother, oh mother go make my bed, Make it both long and narrow
Sweet William died for me today
I’ll die for him tomorrow.”
X
Sweet William was buried in the old church yard
And Barbara there anigh him,
And out of his grave grew a red, red rose, And out of hers, a briar.
XI
They grew and grew to the old churchyard, Where they couldn’t grow no higher,
And there they tied in a true love’s knot.
The rose wrapped around the briar.
(Traduzione di Cattia Salto)
I
Avvenne nel dolce mese di Maggio
quando i verdi boccioli fiorivano
Il giovane Jimmy giaceva nel suo letto di morte per l’amore di Barbara Allen
II
Mandò il suo servo in città
nel posto in cui lei abitava
Dovete venire dal mio signore
se il vostro nome è Barbara Allen
III
Così lentamente, lentamente lei salì
e lentamente si avvicinò al capezzale
scostò le cortine da una parte
e disse “Ragazzo mio, stai morendo!
IV
“Lo so, sono malato, molto malato
e il dolore dimora in me.
non riuscirò a stare meglio se non potrò avere (l’amore di) Barbara Allen.
V
Ti ricordi la notte dell’ultimo sabato
quando ero nella taverna,
davi da bere alle donnine
ma ignoravi Barbara Allen?
VI
Lui sollevò le sue pallide mani
con l’intento di toccarla
e lei si discostò dal letto
e disse ” Ragazzo mio non ti voglio!”
VII
Lui si girò verso il muro
e scoppiò a piangere
Quello che ti ho fatto, lo faccio a tutte
e così a Barbara Allen
.”
VIII
Si era appena messa in cammino per la città che sentì suonare le campane a morto e sembravano dire
“Crudele Barbara Allen.”
IX
Oh, madre, madre, preparami il letto,
fammelo soffice e stretto;
il bel William oggi è morto per me,
Io per lui morirò domani.”
X
Il bel William fu sepolto nel vecchio cimitero
e Barbara al suo fianco
e dal sepolcro di lui crebbe una rosa rossa, e da quello di lei un rovo.
XI
Crebbero e crebbero nel vecchio cimitero finchè non poterono crescere più in alto
e furono avvinti in un nodo d’amore
la rossa avvolse il rovo

E infine due “camei” tratti da film
Emmy Rossum

John Travolta

FONTI
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_84
http://www.britannica.com/EBchecked/topic/52710/Barbara-Allen
http://it.wikipedia.org/wiki/Barbara_Allen
http://www.loc.gov/folklife/LP/BarbaraAllenAFS_L54_sm.pdf
http://longplayingrecords.wordpress.com/2011/05/24/versions-and-variants-of-barbara-allen-library-of-congress-lp/
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=19122

LA NASCITA DI GESU’ NELLE CAROLS

L'adorazione dei pastori - Bronzino, c. 1535
L’adorazione dei pastori – Bronzino, c. 1535

Il trionfo della Nascita di Gesù è celebrato da molte carols, ma due in particolare sono a mio avviso particolarmente belle.

La prima si intitola “Adeste fideles“: l’origine è incerta, si può solo affermare che il copista che trascrisse sia  testo (in latino) che melodia, è sir John Francis Wade.
Egli copiò un tema popolare irlandese a metà del 1700, mentre si trovava a Douai – Francia del Nord, noto centro di rifermento per i cattolici perseguitati dai protestanti nella Gran Britannia; sir Wade scrisse solo una parte del canto così come lo conosciamo oggi (di otto strofe), altre se ne aggiunsero alla fine del 1700. Le strofe però più utilizzate sono solo quattro.

Il brano seppure in latino è entrato a far parte della tradizione italiana del presepe ed è stato addirittura attribuito a San Bonaventura.

ASCOLTA ADESTE FIDELES  Enya


Adeste fideles læti triumphantes,
venite, venite in Bethlehem.
Natum videte Regem angelorum.
Venite adoremus Dominum.
Deum de Deo, lumen de lumine, Gestant puellae viscera;
Deum verum, genitum non factum
Venite adoremus  Dominum
Gloria in excelsis Deo
Venite adoremus …
TRADUZIONE  ITALIANO
Accorrete fedeli,lieti, festosi!
Venite, venite a Betlemme.
Ammirate il Re degli Angeli appena nato.
Venite adoriamo il Signore.
Dio degli Dei, Luce della luce,
che non rifiuta il ventre della Vergine Vero Dio, generato e non creato.
Venite adoriamo il Signore.
Gloria a Dio nell’alto dei Cieli.
Venite adoriamo

La versione in inglese di “Adeste fideles” s’intitola “”O Come All Ye Faithful” fu scritta, nelle prime 4 strofe, a metà del 1800 da un pastore della Chiesa d’Inghilterra Frederick Oakeley, poi convertitosi al Cristianesimo.
ASCOLTA O COME ALL YE FAITHFUL – Celtic Woman


I
O come, all ye faithful,
Joyful and triumphant,
O come ye, O come ye to Bethlehem;
Come and behold him,
Born the King of angels
(CHORUS)
O come, let us adore him,
O come, let us adore him,
O Come, let us adore him,
Christ the Lord.
II
God of gods, light of light Lo,
He abhors not the Virgin’s womb
Very God, Begotten not created.
III
Sing, choirs of angels,
Sing in exultation,
Sing, all ye citizens of heaven above;
Glory to God in the highest.
IV
Yea, Lord, we greet Thee
Born this happy morning
Jesus, to Thee be glory given
Word of the Father
now in flesh appearing
TRADUZIONE  ITALIANO
I
Venite tutti voi fedeli,
gioiosi e trionfanti,
Venite, venite a Betlemme,
Venite a vedere lui,
è nato il re degli Angeli
(Ritornello)
Venite adoriamolo,
Venite adoriamolo,
Venite adoriamolo,
Cristo signore.
II
Dio degli Dei, Luce della luce,
che non rifiuta il ventre della Vergine Vero Dio, generato e non creato.
III
Cantano i cori degli angeli,
cantano ed esultano
cantate tutti voi cittadini del Paradiso, Gloria a Dio nell’alto dei Cieli.
IV
Si, Signore, ti salutiamo
nato questa lieta mattina
Gesù tua sia la gloria
Verbo del Padre fatto ora carne


La seconda carols si intitola Hark! The herald angels sing: il testo è stato scritto nel 1739 da Charles Wesley in una poesia dal titolo “For Christmas Day” ed è stato abbinato a molte melodie, nonché rimaneggiato, finchè il musicista inglese William H. Cummings ebbe la felice idea di adattarlo alla melodia che Felix Mendelssohn aveva composto nel 1840 (in omaggio all’invenzione della stampa).

ASCOLTA HARK! THE HERALD ANGELS SING – Amy Grant


I
Hark! The herald angels sing,
“Glory to the new born King;
Peace on earth, and mercy mild,
God and sinners reconciled!”
Joyful, all ye nations rise,
Join the triumph of the skies;
With angelic host proclaim,
“Christ is born in Bethlehem!”
With angelic host proclaim,
“Christ is born in Bethlehem!”
II
Mild He lays His glory by,
Born that man no more may die.
Born to raise the sons of earth,
Born to give them second Birth.
Veiled in flesh the Godhead see;
Hail th’incarnate Deity,
Pleased as man with man to dwell,
Jesus our Emmanuel.
III
Hail the heav’nly Prince of Peace!
Hail the Sun of Righteousness!
Light and life to all He brings,
Ris’n with healing in His wings.
Christ, by highest heav’n adored;
Christ the everlasting Lord;
Come desire of nations come,
fix in us thy humble home
TRADUZIONE ITALIANO
I
Udite! Gli angeli araldi cantano,
Gloria al neonato Re!
Pace in terra, e mite pietà,
Dio riconciliato coi peccatori.
Gioiose, voi tutte nazioni, sorgete,
unitevi al trionfo dei cieli
col proclama angelico,
Cristo è nato a Betlemme.
col proclama angelico,
Cristo è nato a Betlemme.
II
Mite Egli posa la sua gloria ovunque,
nato quell’uomo per non morire mai,
nato per crescere i figli della terra,
nato per dar loro la seconda nascita.
Mirate il Dio Supremo velato in carne, salutate la divinità incarnata,
felice, come uomo, di stare tra gli uomini, Gesù, il nostro Emmanuele!
III
Ave! Il Principe di pace nato dal cielo! Ave! Il Figlio della Giustizia!
La luce e la vita porta a tutti,
sorto con la guarigione nelle ali
Cristo, adorato nell’alto dei Cieli
Cristo, l’eterno Signore,
vieni Desiderio delle Nazioni, veni
fissa in noi la tua umile dimora

ASCOLTA  Blackmore’s Night ne fanno un medley


I
Hark The Herald Angels Sing
Glory to the newborn King
Peace on Earth and mercy mild
God and sinners reconciled
Joyful all ye nations rise
Join the triumph of the skies
With angelic hosts proclaim
Peace has come to Bethlehem
Hark the Herald Angels Sing!
Glory to the newborn King
II
Hail by highest heaven adored
Hail the everlasting Lord
Light and life to all he brings
Here with healing in his wings
Mild he lay his glory by
Born that man no more may die
Bringing hope to all the land
Peace to every child and man
Hark the Herald Angels Sing!
Glory to the newborn king
III
Come All Ye Faithful
Joyful and triumphant
Come ye oh come ye to Bethlehem
Come and behold him
Born the king of angels
CHORUS
Come let us adore him
Come let us adore him
Oh come let us adore him
He is the Lord!
IV
Sing choirs of angels
Sing in exultation
Sing all ye citizens of heaven above
Glory to God
Glory in the highes
TRADUZIONE ITALIANO
I
Udite! Gli angeli araldi cantano, Gloria al neonato Re!
Pace in terra, e mite pietà,
Dio riconciliato coi peccatori. Gioiose, voi tutte nazioni, sorgete, unitevi al trionfo dei cieli col proclama angelico,
la Pace è arrivata a Betlemme. Udite! Gli angeli araldi cantano, Gloria al neonato Re!
II
Cristo, adorato dal cielo più alto, Cristo, l’eterno Signore .
La luce e la vita porta a tutti,
sorto con la guarigione nelle ali mite Egli posa la sua gloria ovunque,
nato quell’uomo per non morire mai, per portare speranza a tutta la terra, pace a tutti giovani e uomini Udite! Gli angeli araldi cantano, Gloria al neonato Re!
III
Venite tutti voi fedeli,
gioiosi e trionfanti
Venite, venite a Betlemme
Venite a vedere lui,
è nato il re degli Angeli
CORO
Venite adoriamolo,
Venite adoriamolo,
Venite adoriamolo,
Lui è il Signore
IV
Canta il coro degli angeli,
canta ed esulta
cantate tutti voi cittadini del Paradiso Gloria a Dio
nell’alto dei Cieli

O COME EMMANUEL

Il testo originario Veni, veni Emanuel antifonario del XII secolo (ma molto più probabilmente di epoca Alto-Medievale) fu tradotto nel XIX sec da John Mason Neale. La musica proviene probabilmente da un inno processionale di monache francesi, tuttavia le tracce sono così labili, da non poter stabilire nessuna origine certa.

Ricco di riferimenti ai testi profetici biblici deriva dal noto versetto del profeta Isaia: “Ecco, una vergine concepirà e partorirà un figlio, e il suo nome sarà Emmanuele“. Emmanuel in ebraico significa “Dio con noi”, peccato che, se proprio vogliamo cavillare, al Figlio di Dio venne dato il nome di Salvatore (Yesu’ o Yeshua)! Le immagini che il testo richiama sono molto evocative e attraversano la genealogia di Gesù. La melodia è bellissima! Ieratica e nello stesso tempo mestamente gioiosa.

“O come Emmanuel” è interpretato da moltissimi artisti ed è brano spesso contenuto nelle raccolte dei Celtic Christmas songs anche in versione strumentale.
Iniziamo con il testo in latino interpretato da Loreena McKennitt (con le lettere pronunciate all’inglese, un latino un po’ diverso da quello imparato sui banchi della scuola italiana!) La linea melodica, qui molto lenta e crepuscolare, è sostenuta dal violoncello, uno strumento con tipiche note “di pancia” e si raddoppia nel violino che sostituisce la voce negli strumentali.


I
Veni, veni Emanuel
Captivum solve Israel
Qui gemit in exilio
Privatus Dei Filio
CHORUS
Gaude, gaude, Emanuel
Nascetur pro te, Israel.
II
Veni, veni, O Oriens
Solare nos adveniens
Noctis depelle nebulas
Dirasque noctis tenebras
III
Veni, Clavis Davidica
Regna reclude celica
Fac iter tutum superum
Et claude vias inferum
IV
Veni, veni, Adonaï
Qui populo in Sinaï
Legem dedisti vertice
In maiestate glorie
TRADUZIONE
I
O vieni, O vieni, Emmanuel
a riscattare la prigionia di Israele,
che si addolora nell’esilio solitario,
fino a che il figlio di Dio non comparirà. CORO
Rallegratevi! Rallegratevi! Emmanuel verrà, O Israele.
II
O vieni, tu, Giornata di primavera,
vieni e rallegra la nostra anima per la tua venuta; e allontana le ombre della notte, disperdi le nuvole e portaci la luce.
III
O vieni, tu, chiave di Davide,
vieni e spalanca la nostra patria celeste; rendi sicura la via che conduce nei cieli, e chiudi il percorso alla miseria. IV
O vieni, Signore di grande potenza,
che per la tua tribù dall’alto del Sinai
nei tempi antichi, una volta hai dato la legge in una nube di maestà e di soggezione

la versione di Enya ricrea proprio l’atmosfera monastica da cui è scaturito il brano, recuperando una parte del testo in latino

O come, O come, Emmanuel,
to bring your captive Israel,
That mourns in lonely exile here
Until the Son of God appear.
Rejoice! Rejoice! for
Israele to you shall come, Emmanuel.

Veni, veni Emanuel
Captivum solve Israel
Qui gemit in exilio
Privatus Dei Filio
Gaude, gaude,
Emanuel Nascetur pro te Israel.

Nella versione dei Blackmore’s Night sono riprese solo due strofe (I e IV) si riporta però tutto il testo. Con la melodia arrangiata dalla chitarra di Ritchie appena sottolineata dal basso e il flauto di Candice nello strumentale.


I
O come, O come, Emmanuel,
And ransom captive Israel,
That mourns in lonely exile here
Until the Son of God appear.
CHORUS
Rejoice! Rejoice! Emmanuel
shall come to thee, O Israel.
II
O come, Thou Wisdom from on high,
Who orderest all things mightily;
To us the path of knowledge show,
And teach us in her ways to go.
III
O come, Thou Rod of Jesse(1), free
Thine own from Satan’s tyranny;
From depths of hell Thy people save,
And give them victory over the grave.
IV
O come, Thou Day-spring,
come and cheer
Thy spirits by thine advent here
And drive away the shades of night
And pierce the clouds and bring us light
V
O come, Thou Key of David, come,
And open wide our heavenly home;
Make safe the way that leads to thee,
And close the path to misery.
VI
O come, O come, great Lord of might,
Who to Thy tribes on Sinai’s height
In ancient times once gave the law
In cloud and majesty and awe.
VII
O come, Thou Root of Jesse’s tree,
An ensign of Thy people be;
Before Thee rulers silent fall;
All peoples on Thy mercy call.
VIII
O come, Desire of nations, bind
In one the hearts of all mankind;
Bid Thou our sad divisions cease,
And be Thyself our King of Peace
TRADUZIONE
I
O vieni, O vieni, Emmanuel
a riscattare la prigionia di Israele,
che si addolora nell’esilio solitario,
fino a che il figlio di Dio non comparirà.
CORO
Rallegratevi! Rallegratevi!
Emmanuel verrà, O Israele.
II
O vieni, tu, Sapienza dell’Altissimo,
colui che comanda su tutte le cose;
mostraci la via della conoscenza
e insegnaci il percorso da seguire.
III
O vieni, tu, Ramo di Jesse(1),libero dalla tirannia di Satana; salva il tuo popolo dall’abisso dell’inferno e dacci la vittoria sopra la tomba.
IV
O vieni, tu, Giornata di primavera, vieni e rallegra
la nostra anima per la tua venuta;
e allontana le ombre della notte,
disperdi le nuvole e portaci la luce
V
O vieni, tu, chiave di Davide, vieni,
e spalanca la nostra patria celeste;
rendi sicura la via che conduce nei cieli,
e chiudi il percorso alla miseria
VI
O si, O vieni, Signore di grande potenza, che per la tua tribù dall’alto del Sinai, nei tempi antichi, una volta hai dato la legge in una nube di maestà e di soggezione.
VII
O vieni, Tu, germoglio dell’albero di Jesse,
che sei un segno per il tuo popolo; prima di te sono caduti i governanti; tutti i popoli saranno chiamati alla tua misericordia.
VIII
O veni, Desiderio delle nazioni, impresso nel cuore di tutti gli uomini;
le nostre dolorose divisioni cesseranno,
e Tu sarai nostro Re della Pace.

NOTE
1) la discendenza davidica è stata profetizzata da Isaia 11:1-2 “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici.” vedi

E per finire “last but not least” la versione metal dei August Burns Red nel Cd Sledding’ Hill, A Holiday Album (2012)
O Come, O Come, Emanuel – inizia a 33:16