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DRINK IT UP MEN!

“Drink it up men” (in italiano “Finite di bere, Signori”) è una “irish drinking song” resa popolare dai Dubliners.  Credo si possa considerare un brano tradizionale. Il titolo è l’invito rivolto ai clienti del pub per avvisarli (di solito suonando una campanella) che è iniziato il “drinking-up time”, cioè il momento di bere in fretta il proprio drink perché il locare sta per chiudere!

Il contesto è ottimale per fare un’elegia alla stout, la birra scura che in Irlanda è sinonimo di Guinness. Per molti la Guinness non è una birra, è Dublino (anche se ormai la proprietà della fabbrica è in mano alla Diageo il colosso britannico nella produzione di liquori, birra e vino). Si parla di Stout per indicare le birre dal colore quasi nero e dal sapore tipicamente amaro, la tipica colorazione scura viene dall’orzo bruciacchiato (ovvero molto tostato)!

Spulciando un po’ di storia vengo a sapere che il signor Arthur Guinness aveva il pallino per gli affari: iniziò la produzione di birra in una piccola birreria dismessa nel 1759… il St. James’s Gate Brewery, che vincolò con un canone d’affitto ridicolo per ben 9000 anni a venire. Poi tra il 1770 e il 1780 passò alla birra scura, che stava facendo concorrenza alle produzioni tradizionali, dopo che un birraio di Londra l’aveva accidentalmente inventata facendo bruciare l’orzo! Questa birra scura gli venne così bene che dal 1799 si mise a fare solo quella.. Negli anni 30 il birrificio rappresentava la principale fonte di occupazione della città ed esportava birra in tutto il mondo!

La stout è una birra non necessariamente ad alta gradazione, diventata famosa tra i portuali di Dublino e perciò anche detta “porter” (una versione più a buon mercato).
Dalla schiuma soffice e persistente, dal sapore di cioccolato la Guinness era considerata quasi una “zuppa d’orzo” in grado di sostituire un pasto!..
Per bere però la migliore pinta di Guinness bisogna proprio andare in Irlanda (è stato fatto un esperimento “scientifico” a riguardo testando la Guinness in 33 diverse città d’Europa)

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ASCOLTA The Dubliners (voce Ciaran Bourke) la traccia proviene dall’album “Drink It Up Men” del 1993 dei Clancy Brother e i Dubliners qui


I
At the pub on the crossroads(1) there’s whiskey and beer
There’s brandy from cognac that’s fragrant but dear
But for killing the thirst and for raising the gout
There’s nothing at all beats a pint of good stout
Drink it up(2) men, it’s long after ten(3)
II
At the pub on the crossroads I first went astray
There I drank enough drink for to fill Galway Bay
Going up to the mourning(4) I wore out me shoes
Going up to the cross for the best of good booze
Drink it up men, it’s long after ten
III
Some folk o’er the water think bitter is fine
And others they swear by the juice of the vine
But there’s nothing that’s squeezed from the grape or the hop
Like the black liquidation with the froth on the top
Drink it up men, it’s long after ten
IV
I’ve travelled in England, I’ve travelled in France
At the sound of good music I’ll sing or I’ll dance
So hear me then mister and pour me one more
If I cannot drink it up then throw me out the door
Drink it up men, it’s long after ten
V
It’s Guinness’s porter that has me this way
For it’s sweeter than buttermilk and stronger than tea
But when in the morning I feel kind of rough(5)
Me cursin’ Lord Iveagh(6) who brews the damned stuff(7)
Drink it up men, it’s long after ten
Drink it up men, it’s long after ten
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
I
Al pub del crocicchio(1) ci sono whiskey e birra, c’è dal brandy al cognac che è intenso ma caro
tuttavia per ammazzare la sete e aumentare la gotta
non c’è niente di meglio che una pinta di buona birra scura,
“finite di bere(2), signori, si chiude tra dieci (minuti)(3)”
II
Nel pub del crocicchio sono andato per la prima volta fuori strada,
là bevvi abbastanza da riempire la Baia di Galway, per andare al funerale(4) ho consumato le scarpe, per andare (al pub) dell’incrocio a prendere la migliore sbronza,
“finite di bere, signori, si chiude tra dieci (minuti)”
III
Alcuni pensano che l’acqua corrente sia buona
e altri giurano sul succo di vino,
ma non c’è niente che sia spremuto da uve o luppolo
come il liquido scuro con la schiuma in cima
“finite di bere, signori, si chiude tra dieci (minuti)”
IV
Ho viaggiato in Inghilterra e Francia
e al suono della buona musica canterò o danzerò,
così dammi retta allora oste, e versamene dell’altro, se non riuscirò a berlo tutto, gettami fuori dalla porta, “finite di bere, signori, si chiude tra dieci (minuti)”
V
E’ la birra scura di Guinness che mi prende in questo modo, perchè è più dolce della crema di latte e più forte del tè, ma quando al mattino mi sento da schifo(5)
sia maledetto Lord Iveagh(6) che birrifica quell’intruglio(7)
“finite di bere, signori, si chiude tra dieci (minuti)”

NOTE
1) in altre versioni ” At the pub called Shenanigan’s
2) Drink it up, nel senso di bere in un sol colpo: si tratta dell’orario detto “drinking-up time” in cui i clienti devono finire di bere prima di essere “buttati fuori”: generalmente fissata in 10-15 minuti.
3) Gli orari di chiusura dei Pubs nelle Isole Britanniche (tratto da qui):
“In Inghilterra e Galles, prima del “Licensing Act 2003” gli ordini di alcolici terminavano alle 23.00, oltre alle quali venivano concessi quindici minuti di “drinking-up time”. Ora invece le regole sono piu’ “rilassate” e gli orari dipendono dalla decisione dei singoli pub e variano a seconda dei giorni della settimana (cosi’ come la durata del “drinking-up time”).
In Scozia ci sono ancora orari fissi, anche se di solito i locali possono richiedere un’espansione dell’orario, percui la maggior parte dei pub in Scozia resta aperto anche oltre le 23.00. In Irlanda del Nord, dal Lunedi’ al Sabato i locali smettono di servire alcolici alle 23.00, mentre la Domenica si chiude alle 22.00.”
Anche nella Repubblica d’Irlanda nei pubs non si tira a far tardi come in Italia (con alcune eccezioni per le grandi città):
lun-gio: 10.30 – 23.30
ven-sab: 10.30 – 00.30
domenica: 11.30 – 23.00
4) la frase è riferita a coloro che si lamentano durante un funerale; in altre versioni “Going down to Shenanigan’s I wore out my shoes“: è risaputo che i funerali irlandesi si concludono spesso con colossali bevute nel pub
5) se ho ben capito “I feel kind of rough” si riferisce ai postumi della sbornia
6) “Me curse on Lord Iveagh“: l’attuale conte di Iveagh è Edward Guinness 4° conte dal 1992.
Probabilmente il più illustre e intraprendente membro della dinastia è stato RUPERT GUINNESS “Rupert Edward Cecil Lee Guinness, secondo conte di Iveagh, è nato a Londra il 29 marzo 1874 ed è scomparso il 14 settembre 1967. Ha studiato all’Eton College e al Trinity College di Cambridge: era il figlio maggiore di Edward Guinness, primo Conte di Iveagh; è stato il ventesimo Cancelliere dell’Università di Dublino. Nel 1927 Rupert ha acquisito il titolo di Conte di Iveagh, succedendo a suo padre, ed è divenuto presidente dell’azienda di famiglia: il famoso birrificio Guinness che ha sede a Dublino. Rupert ha diretto per 35 anni la ben nota azienda della birra lavorando soprattutto all’espansione all’estero dell’attività di famiglia impiantando fabbriche a Londra, in Nigeria e Malesia. Guinness è stato anche un abile politico, appassionato di scienza: questa passione lo ha portato a sostenere, anche quando il padre era in vita, diversi istituti di ricerca fra i quali l’istituto di microbiologia Wright-Fleming. Rupert si è anche interessato di agricoltura trasformando la sabbiosa tenuta di Elveden, nel Suffolk, in una fattoria produttiva. Ed è proprio nella veste agricola che l’erede Guinness ha scoperto l’Italia acquisendo terreni in quel di Asolo (Treviso). Qui, nel 1938, Rupert fonda la “Società Calzaturieri Asolani Riuniti Pedemontana Anonima” il cui acronimo, Scarpa, è ad oggi una tra le aziende leader mondiali nella produzione di calzature tecniche per la montagna. Un’altro segno del suo passaggio la famiglia Guinness, sempre ad Asolo, lo lasciano a Villa Cipriani. L’immobile costruito in epoca palladiana ha subito notevoli interventi nel XVIII secolo: in quegli anni il poeta inglese Robert Browning decide di acquistarlo conferendogli l’aspetto di una nobile dimora toscana. Dopo essere stata adibita a residenza estiva di campagna del poeta d’Oltre Manica la Villa, sotto la proprietà della famiglia Galanti, diviene una locanda. E’ negli anni ’60 che pero’ fa la sua comparsa la famiglia Guinness che acquista la locanda e la offre in gestione a Giuseppe Cipriani, fondatore dell’Harry’s Bar di Venezia, che la trasforma in una dimora di charme. Tra le straordinarie intuizioni di Guinness ci manca citare forse la più nota nel mondo: il libro “The Guinness Book of Records”, ideato nel 1955 con Sir Hugh Beaver, amministratore delegato di Guinness. Rupert Edward Cecil Lee Guinness, con la sua famiglia, è un personaggio straordinario ed ha dato, in qualità di fine imprenditore, amante della cultura, filantropo e appassionato di sport, moltissimo all’umanità intera”(tratto da qui)
7) Un altro modo di dire per la Guinness, diffuso a Dublino è “the black stuff

Prima parte: vedi

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/jar-porter.htm
http://www.guidabirreartigianali.it/birre-stout.html http://zythophile.wordpress.com/2009/03/19/so-what-is-the-difference-between-porter-and-stout/
http://www.tuttoirlanda.com/guinness-migliore-in-irlanda
http://blog.zingarate.com/dublino/le-birre-irlandesi-a-dublino.html http://blog.zingarate.com/dublino/birre-irlandesi-dublino-stout-scure-rivali-guinness.html
http://clancybrothersandtommymakem.com/cbtm_d35c_ids.htm http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=7665
http://bardbook.flame.org/songs/207
http://ringofirefly.blogspot.it/2011/11/lovely-day-for-guinness-in-gravity-bar.html

DULAMAN, THE SEAWEED-GATHERER IN IRISH BALLADRY

Le popolazioni che vivono lungo le coste hanno imparato a raccogliere, per il consumo abituale, diverse qualità di alghe,
In particolare in Scozia e Irlanda le alghe dulse e il muschio irlandese hanno sempre fatto parte della dieta degli abitanti costieri.

Dúlamán all’apparenza un nome esotico, che in gaelico significa “seaweed-gatherer” (in italiano “raccoglitore d’alga“): da millenni gli Irlandesi hanno fatto della raccolta delle alghe un mestiere, c’era il “dúlamán Gaelach” che selezionava le alghe per tingere i panni e il “dúlamán maorach” che raccoglieva le alghe commestibili.
Le alghe vengono raccolte come fertilizzanti per i campi altrimenti sabbiosi e aridi delle isole (vedasi Ascophyllum nodosum, dette in Irlanda knotted wrack qui)

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Tipico ingrediente della cucina giapponese l’alga del mare è anche onnipresente nella cucina irlandese: l’Irish moss (in italiano muschio d’Irlanda) per le sue proprietà addensanti è utilizzata ancora oggi nel settore alimentare, come ingrediente di zuppe e stufati e in particolare nella preparazione della birra, che non necessita di essere filtrata e alla quale conferisce una schiuma molto “spessa”. Molte sono poi le proprietà medicamentose delle alghe, non solo come integratori alimentari (antiossidanti e ricche di iodio), ma anche cosmetico (benefici alla pelle e ai capelli); anche in agricoltura possono essere utilizzate come fertilizzanti con alto potere battericida o come integratore alimentare per il bestiame..
Ci sono vari tipi di alga rossa che si trovano lungo le coste di Irlanda – Gran Bretagna: l’alga dulse (Palmaria palmata)  e l’irish moss (Chondrus crispus detta anche Carragheen) che distesa e fatta asciugare sotto il sole vira al bianco in una caratteristica tinta “bionda”! Ovviamente si possono già mangiare “al naturale” e crude come gli amanti del sushi ben sanno!

irish-mossPer diventare esperti raccoglitori di alghe e cimentarsi in sfiziose nonché salutari ricette ecco l’ Irish Seaweed Kitchen Cookbook, non solo un libro ma anche un sito web (qui)

Nella mia ignoranza italica (certamente fugata se leggessi il libro su indicato!) non saprei dire se le alghe dalle quali si ottengono le tinture per lana e filati in genere o stoffe siano le stesse edibili, ovviamente il processo di lavorazione per ottenere la tintura sarà diverso dal processo di essiccazione, perchè l’obiettivo è quello di ottenere un colorante (non tossico!!) nella gamma del verde-blu e arancione-rosso.

Dúlamán è anche una popolare e antica ballata irlandese, apparentemente una “nonsense song”, è in realtà il racconto del corteggiamento della figlia di un “dúlamán gaelach” che ha almeno due pretendenti un “dúlamán gaelach” che le vuole comprare un bel paio di scarpe e un “dúlamán maorach” che la tenta con l’acquisto di un pettine. Il padre non è contento d’imparentarsi con un semplice “dúlamán maorach”, così la ragazza, che ha fatto la sua scelta, viene “rapita” per una “fuitina” a scopo matrimoniale.

ASCOLTA Clannad in Dulaman 1976

ASCOLTA Omnia, 2009 (che sembra più un canto di guerra che un canto di lavoro)

ASCOLTA Altan in Island Angel 1993

ASCOLTA Celtic Woman live 2006

VERSIONE Clannad
CurfáX2:
Dúlamán na binne buí
Dúlamán Gaelach
I
A’níon mhín ó
Sin anall na fir shúirí
A mháithair mhín ó
Cuir na roithléan go dtí mé(1)
II
Tá ceann buí óir(2)
Ar an dúlamán gaelach
Tá dhá chluais mhaol
Ar an dúlamán gaelach
III
Rachaimid ‘un an Iúr(4)
Leis an dúlamán gaelach
Ceannóimid bróga daora
Ar an dúlamán gaelach
IV
Bróga breaca dubha
Ar an dúlamán gaelach
Tá bearéad agus triús
Ar an dúlamán gaelach
V
Ó chuir mé scéala chuici
Go gceannóinn cíor dí
‘Sé an scéal a chuir sí chugam
Go raibh a ceann cíortha(6)
VI
Caidé thug tú ‘na tíre?
Arsa an dúlamán gaelach
Ag súirí le do níon
Arsa an dúlamán maorach
VII
Chan fhaigheann tú mo ‘níon
Arsa an dúlamán gaelach
Bheul, fuadóidh mé liom í
Arsa an dúlamán maorach
VIII
Dúlamán na binne buí
Dúlamán a’ tsleibhe
Dúlamán na farraige
Is dúlamán a’ deididh
VERSIONE Altan
Curfá: Dúlamán na binne buí,
dúlamán Gaelach
Dúlamán na farraige,
‘s é b’fhearr a bhí in Éirinn
I
A ‘níon mhín ó,
sin anall na fir shúirí
A mháithair mhín ó,
cuir na roithléan go dtí mé(1)
II
Tá cosa dubha dubailte (2)
ar an dúlamán gaelach
Tá dhá chluais mhaol
ar an dúlamán gaelach
III
Rachaimid go Doire(4)
leis an dúlamán gaelach
Is ceannóimid bróga daora
ar an dúlamán gaelach
IV
Bróga breaca dubha
ar an dúlamán gaelach
Tá bearéad agus triús
ar an dúlamán gaelach
V
Ó chuir mé scéala chuici,
go gceannóinn cíor dí
‘S é’n scéal a chuir sí chugam,
go raibh a ceann cíortha(6)
VI
Góide a thug na tíre thú?
Arsa an dúlamán gaelach
Ag súirí le do níon,
arsa an dúlamán maorach
VII
Ó cha bhfaigheann tú mo ‘níon,
arsa an dúlamán gaelach
Bheul, fuadóidh mé liom í,
arsa an dúlamán maorach

NOTE
1) la ragazza si mette a filare per mostrare al corteggiatore che è laboriosa e modesta
2) nella versione Altan “Tá cosa dubha dubailte“= there are two black thick feet (in italiano ci sono due grossi piedi neri)
3) narrow
4) oppure Derry
5) un tempo possedere un paio di scarpe era un lusso tra la gente del popolo, l’unico paio veniva indossato solo nelle occasioni speciali, per andare a messa o per ballare!
6) Go raibh a ceann cíortha tradotto anche come ” that it was a fine one“.
7) il raccoglitore d’alghe per mangiare che è quello scelto dalla ragazza ma non benvisto dal padre.


TRADUZIONE INGLESE
Chorus:
Seaweed from the yellow cliff,
Irish seaweed
Seaweed from the ocean,
the best in all of Ireland
I
Oh gentle daughter
Here come the wooing men
Oh gentle mother
oh bring me my spinning wheel (1)
II
There is a yellow-gold head(2)
On the Irish seaweed
There are two blunt(3) ears
On the Irish seaweed
III
We’ll go to Newry(4)
With the Irish seaweed
I would buy expensive shoes
Said the Irish seaweed
IV
Beautiful black shoes(5)
The Irish seaweed has
A beret and trousers
The Irish seaweed has
V
I spent time telling her the story
That I would buy a comb for her
The story she told back to me
That she is well-groomed(6)
VI
“What did you bring from the land?”
Says the Irish seaweed
“Courting with your daughter”
Says the stately seaweed(7)
VII
“You’re not taking my daughter”
Says the Irish seaweed
“Well, I’d take her with me”
Says the stately seaweed
VIII
Seaweed of the yellow cliff
Seaweed of the mountain
Seaweed from the sea
Seaweed..

TRADUZIONE ITALIANO (da qui)
(ritornello)
Alga dalla scogliera gialla,
alga irlandese,
Alga dall’oceano,
la migliore in tutta l’Irlanda.
I
“Oh cara figliola,
ecco che arrivano i corteggiatori”
“Oh cara madre,
portami l’arcolaio”(1).
II
C’è una testa giallo-oro(2)
sul raccoglitore d’alghe irlandese,
ci sono due piccole(3) orecchie
sul raccoglitore d’alghe irlandese.
III
“Andremo a Newry (Derry) (4)
con il raccoglitore d’alghe irlandese “Vorrei comprarti delle scarpe costose” ha detto il raccoglitore d’alghe irlandese,
IV
Scarpe nere bellissime(5)
ha il raccoglitore d’alghe irlandese
ha un berretto e i pantaloni.
V
Ho passato del tempo a raccontarle la storia, di come le avrei comprato un pettine. La storia che mi ha raccontato di rimando, è che era una buona idea (6).
VI
“Che cosa sei venuto a fare?”
dice il raccoglitore d’alghe irlandese.
“A corteggiare tua figlia”
dice il raccoglitore d’alghe(7).
VII
“Oh, dove stai portando mia figlia?” dice il raccoglitore d’alghe irlandese. “Beh, la porterei con me” dice il raccoglitore d’alghe .
VIII
Alga dalla scogliera gialla,
alga della montagna, alga dall’oceano, la migliore, la migliore di tutta l’Irlanda

FONTI
http://connemara.verdeirlanda.info/it/30-le-news/la-vita/44-alghe-la-ricchezza-dal-mare
http://testitradotti.wikitesti.com/2011/03/13/dulaman-testo-traduzione-e-video-dei-celtic-woman/ http://www.celticartscenter.com/Songs/Irish/Dulaman.html http://www.celticlyricscorner.net/clannad/dulaman_song.htm http://thesession.org/tunes/10313 http://songoftheisles.com/2013/06/25/dulaman/ http://www.mondobirra.org/alga.htm http://vre2.upei.ca/cap/node/456 http://irishseaweedkitchen.ie/

GIVE THE CHILD A JAR OF PORTER

Irlandesi e scozzesi hanno una lunga tradizione di public houses dove potersi bere in santa pace o in compagnia una pinta (i pubs).
Così dice una popolare drinking song irlandeseDrink it up men:
There’s nothing that’s squeezed from the grape or the hop Like the black liquidation with the froth on the top.. continua

STOUT FOR EVER!

Oggi il termine più usato per la birra scura è stout o se vogliamo cavillare brown stout, ma una volta (diciamo nel 1600-1700) si diceva porter perchè era la birra preferita dagli scaricatori che lavoravano nei docks del porto. In Irlanda il padre della stout fu il signor Guinness che si incaponì nel produrre nel suo birrificio nel centro di Dublino la birra scura come già si usava a Londra!
L’Irish Stout è una birra dal colore quasi nero e dal sapore tipicamente amaro, la cui colorazione scura deriva dall’orzo bruciacchiato (ovvero molto tostato)! Tradizionalmente riservata agli uomini delle classi popolari, oggi ha cambiato look ed è apprezzata anche dalla classe borghese ed emergente nonché dalle donne. Ovviamente i musicisti irlandesi fanno categoria a sé!

Ma che differenza tra birrificio e birrificio! In Irlanda abbiamo la birra scura Murphy’s con sede a Cork, la Beamish Irish Stout, la Caffrey’s e in ultimo ma non ultima la Guinness!! (Prima parte vedi)

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CORK OVVERO LA SEDE DELLA MURPHY’S

Pare che la bontà della birra risiedesse nell’acqua di un pozzo proprio nei pressi della birreria sorta nel 1856  per dissetare gli abitanti della seconda città d’Irlanda per importanza, Cork; il Lady’s Well era uno di quei pozzi dall’acqua miracolosa che venivano dedicati alla Madonna dopo che erano stati già luoghi delle fate (così anche la birreria finì per chiamarsi colloquialmente Lady’s Well Brewery).
L’immagine alla quale la Murphy’s affidò il suo marchio fu quello di un celebre ginnasta del tempo che sorregge un cavallo .. con una mano sola, una vera prova di forza.
La particolarità della birra scura Murphy’s è nella schiuma, finissima, compatta, cremosa e persistente, ma la birra non è per niente forte (appena 4 gradi, è così dimostrato che una birra scura non è necessariamente una doppio malto). Dal 1983 la birreria è passata alla Heineken e la fabbrica è stata completamente ricostruita e ampliata.

GIVE A CHILD A JAR OF PORTER

Una canzoncina irlandese, “a silly ditty”, suggerisce che per far crescere i bambini sani e forti, occorre farli bere fin dalla culla un bel sorso di porter!
A jar of porter” è una classica drinking song venata da irish humour e con un ritornello non-sense piuttosto tipico, che richiama ad esempio la canzone “The jug of punchvedi

Questa drinking song probabilmente è una parodia di “An Irish Lullaby“, una canzone scritta nel 1914 da James Royce Shannon e resa popolare in America da Bing Crosby con il ritornello che fa:
Too-ra-loo-ra-loo-ral, Too-ra-loo-ra-li,
Too-ra-loo-ra-loo-ral, Hush now don’t you cry!
Too-ra-loo-ra-loo-ral, Too-ra-loo-ra-li,
Too-ra-loo-ra-loo-ral, That’s an Irish lul-la-by

La melodia richiama Peggy Lettermore (vedi).

ASCOLTA The Dubliners – il brano compare già nel primo LP d’esordio (era il 1964) “The Dubliners

CHORUS
Toora loora loora la, toora loora loora la,Toora loora loora la,
give the child a jar(1) of porter

I
If you want your child to grow,
your child to grow, Your child to grow
If you want your child to grow,
give him a jar of Porter
II
When I was young and cradle cake(2),
no drop of milk now would I take
Me father up, then had his spake,
“Give the child a jar of porter”
III
When I am dead and in my grave(3),
I hope for me a prayer You’ll say
And as you’re passing by that
you’ll throw in a jar of Porter
IV (Sad verse)
And when I reach the golden gates,
I hope I’ll not have long to wait
I’ll call Saint Peter aside and say
“Brought yup a jar of porter”
TRADUZIONE di Cattia Salto
CORO
Toora loora loora la, toora loora loora la
Date al bambino una pinta (1) di porter
I
Se volete che il vostro bambino cresca,
il vostro bambino cresca,
Se volete che il vostro bambino cresca, dategli una pinta di Porter
II
Quando ero giovane come un biscottino(2),
non volevo prendere il latte
e mio padre, dopo che ebbe il suo, disse, “Date al bambino una pinta di Porter”
III
Quando sarò morto e nella tomba(3)
, spero che diciate una preghiera per me
e quando mi passate accanto che gettiate dentro una pinta di Porter
IV (verso triste)
E quando raggiungerò le porte d’oro, spero di non dover restare molto in attesa, chiamerò San Pietro da parte e gli dirò “Porta una pinta di Porter!”

NOTE
1) In Gran Bretagna, “Jar” è  un barattolo dal collo largo, adatto per conservare marmellate e sottaceti,  ma anche un vaso rastremato a collo di bottiglia. Anticamente era utilizzato per lo stoccaggio di liquidi, e doveva essere consuetudine berci direttamente, e tuttavia il termine si usa più spesso per indicare un bicchiere equivalente a una pinta: “I’ll have a jar” si traduce infatti con ” berrò una pinta di birra “.
2) dolce e inerme; il significato della frase è controverso alcuni cambiano il verso in “taken from the cradle”, ma altri riferiscono che era usanza preparare un dolce speciale soprannominato “cradle cake” da servire ai parenti e amici che andavano a visitare il bambino nato da poco per portare i regali di benvenuto, in particolare come dolce del battesimo. Oggi sulla scia della moda di confezionare torte artistiche, con questo termine si indica un dolce a forma di culla
3) la strofa è un topico nelle drinking songs in cui il protagonista chiede ai passanti di bere un goccio alla sua salute ovvero di versare un goccio di porter sulla tomba perchè anche il morto possa dissetarsi! (ad esempio “Jug of punch” e Old Rosin The Beau)

FONTI
http://forum.wordreference.com/showthread.php?t=1081751&langid=14
http://zythophile.wordpress.com/2009/03/19/so-what-is-the-difference-between-porter-and-stout/

(Cattia Salto, marzo 2014 e integrazione maggio 2015)

JOHN BARLEYCORN

John Barleycorn (in italiano Giovanni Chicco d’Orzo) è una canzone tradizionale diffusa in Inghilterra e in Scozia, incentrata su questo personaggio popolare, che è in ultima analisi lo spirito della birra e del whisky. (vedi) Del testo della canzone esistono diverse versioni -la più antica che si conosce risale al 1460- raccolte in varie epoche.
Come spesso accade con le ballate più popolari si parla di famiglia in riferimento ad un insieme di testi e melodie collegati tra di loro o imparentati.

Il diagramma tracciato da Pete Wood è ben documentato e si rimanda al suo John Barleycorn revisited per l’approfondimento: la prima ballata che identifica un uomo con lo spirito dell’orzo è Allan-a-Maut (Allan del Malto) e proviene dalla Scozia.
La prima ballata che riporta il nome John Barleycorn è del 1624 stampata a Londra “A Pleasant new Ballad.To be sung evening and morn, of the bloody murder of Sir John Barleycorn” abbreviata in The Pleasant Ballad: come sottolinea Pete Wood, tutti gli elementi che caratterizzano la versione attuale della ballata sono già presenti, il giuramento dei cavalieri per uccidere John, la pioggia che lo disseta, e il sole che lo riscalda per dargli energia, il mugnaio che lo macina tra due pietre.

spirito-granoLa ballata narra la morte del Re dell’Orzo e riprende miti e credenze che risalgono all’inizio della civiltà contadina, usanze che sono state seguite in Inghilterra in queste forme fino ai primi decenni del ‘900.
Secondo James George Frazier ne “Il ramo d’oro”, anticamente era scelto tra i giovani della tribù e trattato come un re per un anno; poi in un tempo prestabilito, veniva ucciso seguendo un macabro rituale: il suo corpo veniva trascinato per i campi in modo che il sangue imbevesse la terra e nutrisse l’orzo.

Così più recentemente nella tradizione celtica contadina lo spirito del grano entrava nel mietitore che tagliava l’ultimo covone (e simbolicamente uccideva il dio) e doveva essere sacrificato proprio con le modalità descritte nella canzone (o quantomeno in modo figurato e simbolico). continua
Lo spirito del Grano-Orzo non muore mai perchè rinasce l’anno successivo con il nuovo raccolto, la sua forza e il suo ardore sono contenuti nel whisky che si ottiene dalla distillazione del malto d’orzo!

In merito alla melodia Pete Wood osserva:
“The Pleasant ballad” was set to the tune “Shall I Lie Beyond Thee?” on the broadside.63  This tune is quoted by a number of sources by a variety of very similar titles, including “Lie Lulling Beyond Thee” .  It is this writer’s belief from a variety of considerations, including Simpson 64 that these are one and the same tune.  There has been some confusion regarding the use of the tune “Stingo” for various members of the family.  Several publications say that John Barleycorn should be sung to this tune, (including Dixon), and some people have assumed this was the tune for “The Pleasant Ballad.”  These impressions seem to have originated from Chappell 65, who meant that “Stingo” was the tune for another member of the family “The Little Barleycorne”, a view which accords with his own comments on the version in the Roxburghe Ballads 66, with Simpson, and Baring-Gould who says ‘[Stingo] is not the air used in the broadsides nor in the west of England’ 67.  Two further tunes, “The Friar & the Nun” and “Twas when the seas were roaring”, are mentioned by Simpson.  Mas Mault has been suggested to be set to the tune “Triumph and Joy”, the original title of “Greensleeves”. 68

In realtà ben 45 diverse melodie sono state utilizzate nei secoli per questa ballata, e Pete Wood analizza le quattro melodie più diffuse.

JOHN BARLEYCORN, MELODIA 1

la versione di John Stafford del 1906 pubblicata da Sharp in English Folk Songs probabilmente la melodia che più si avvicina all’epoca di Giacomo I
ASCOLTA The Young Tradition

JOHN BARLEYCORN, MELODIA DIVES AND LAZARUS

Dives and Lazarus ovvero la versione di Shepherd Haden resa popolare per essere stata inclusa nel The Penguin Book of English Folk Songs
ASCOLTA Traffic (nel video con molte antiche stampe e immagini in tema) una versione che non ha perso per nulla il suo smalto! Imparata da Mike Waterson

ASCOLTA Jethro Tull
ASCOLTA Damh The Bard in The Hills They Are Hollow

JOHN BARLEYCORN, MELODIA 3

la versione di Robert Pope ripresa da Vaughan Williams nel suo Folk Song Suite
ASCOLTA la versione per orchestra

JOHN BARLEYCORN, MELODIA 4

come collezionata nel Shropshire
ASCOLTA Fred Jordan

VERSIONE DEI TRAFFIC (anche Mike Waterson)
I
There was three men come out of the West
Their fortunes for to try
And these three men made a solemn vow
John Barleycorn(1) must die.
II
They ploughed, they sowed, they harrowed him in
Throwing clods all on his head
And these three men made a solemn vow
John barleycorn was Dead.
III
They’ve left him in the ground for a very long time
Till the rains from heaven did fall
Then little Sir John’s sprung up his head
And so amazed them all
IV
They’ve left him in the ground till the Midsummer
Till he’s grown both pale and wan
Then little Sir John’s grown a long, long beard
And so become a man.
V
They hire’d men with their scythes so sharp
To cut him off at the knee.
They’ve bound him and tied him around the waist
Serving him most barb’rously
VI
They hire’d men with their sharp pitch-forks
To prick him to the heart
But the drover he served him worse than that
For he’s bound him to the cart.
VII
They’ve rolled him around and around the field
Till they came unto a barn
And there they made a solemn mow
Of Little Sir John Barleycorn
VIII
They’ve hire’d men with their crab-tree sticks
To strip him skin from bone
But the miller, he served him worse than that,
For he’s ground him between two stones.
IX
Here’s Little sir John in the nut-brown bowl(2)
And brandy in the glass
But Little Sir John in the nut-brown bowl’s
Proved the stronger man at last
X
For the hunts man he can’t hunt the fox
Nor so loudly blow his horn
And the tinker, he can’t mend Kettles or pots
Without a little of Sir John Barleycorn.

NOTE
(1) John Grano d’Orzo, personificazione del whisky e della birra
(2) La botte di legno di noce o di rovere usata tutt’oggi per invecchiare il whisky

TRADUZIONE ITALIANO DI ALBERTO TRUFFI
C’erano tre uomini che venivano da occidente, per tentare la fortuna e questi tre uomini fecero un solenne voto: John Barleycorn (1) deve morire. Lo avevano arato, lo avevano seminato, l’avevano ficcato nel terreno e avevano gettato zolle di terra sulla sua testa e questi tre uomini fecero un voto solenne John Barleycorn era morto. Lo lasciarono giacere per un tempo molto lungo, fino a che scese la pioggia dal cielo e il piccolo sir John tirò fuori la sua testa e lasciò tutti di stucco. L’avevano lasciato steso fino al giorno di mezza estate e fino ad allora lui era sembrato pallido e smorto e al piccolo sir John crebbe una lunga lunga barba e così divenne un uomo. Avevano assoldato uomini con falci veramente affilate per tagliargli via il collo l’avevano avvolto e legato tutto attorno, trattandolo nel modo più brutale. Avevano assoldato uomini con i loro forconi affilati che l’avevano conficcato nella terra e il caricatore lo trattò peggio di tutti perché lo legò al carro. Andarono con il carro tutto intorno al campo finchè arrivarono al granaio e fecero un solenne giuramento sul povero John Barleycorn. Assoldarono uomini con bastoni uncinati per strappargli via la pelle dalle ossa e il mugnaio lo trattò peggio di tutti perché lo pressò tra due pietre. E il piccolo sir John con la sua botte di noce (2) e la sua acquavite nel bicchiere e il piccolo sir John con la sua botte di noce dimostrò che era l’uomo più forte. Dopo tutto il cacciatore non può suonare il suo corno così forte per cacciare la volpe e lo stagnaio non può riparare un bricco o una pentola senza un piccolo (sorso) di grano d’orzo.

ASCOLTA Steeleye Span in Below the Salt 1972 (che ho classificato come Melodia 3 più per l’assonanza)


I (Spoken)
There were three men
Came from the west
Their fortunes for to tell,
And the life of John Barleycorn as well.
II
They laid him in three furrows deep,
Laid clods upon his head,
Then these three man made a solemn vow
John Barleycorn was dead.
III
The let him die for a very long time
Till the rain from heaven did fall,
Then little Sir John sprang up his head
And he did amaze them all.
IV
They let him stand till the midsummer day,
Till he looked both pale and wan.
The little Sir John he grew a long beard
And so became a man.
CHORUS:
Fa la la la, it’s a lovely day
Fa la la la lay o
Fa la la la, it’s a lovely day
Sing fa la la la lay
V
They have hired men with the scythes so sharp,
To cut him off at the knee,
The rolled him and they tied him around the waist,
They served him barbarously.
VI
They have hired men with the crab-tree sticks,
To cut him skin from bone,
And the miller has served him worse than that,
For he’s ground him between two stones.
VII
They’ve wheeled him here,
they’ve wheeled him there,
They’ve wheeled him to a barn,
And thy have served him worse than that,
They’ve bunged him in a vat.
VIII
They have worked their will on John Barleycorn
But he lived to tell the tale,
For they pour him out of an old brown jug
And they call him home brewed ale(3).
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
I (Parlato)
C’erano tre uomini
che venivano da occidente,
per tentare sia la fortuna
che la vita di John Barleycorn
II
Lo hanno steso in tre solchi profondi
e ricoperto con zolle di terra
e quei tre uomini fecero un giuramento solenne,
John Barleycorn era  morto.
III
Lo lasciarono giacere per un tempo molto lungo
fino a che scese la pioggia dal cielo
e il piccolo sir John tirò fuori la sua testa
e lasciò tutti di stucco
IV
Lo lasciarono riposare fino al giorno di mezza estate
e fino ad allora lui era sembrato pallido e smorto
e al piccolo sir John crebbe una lunga barba
e così divenne un uomo
Ritornello
Fa la la la, che bel giorno
canta fa la la la lay
Fa la la la, che bel giorno
canta fa la la la lay
V
Avevano assoldato uomini con falci veramente affilate
per tagliarlo all’altezza del ginocchio,
l’avevano avvolto e legato tutto attorno ai fianchi,
trattandolo nel modo più brutale.
VI
Assoldarono uomini con bastoni uncinati
per strappargli via la pelle dalle  ossa
e il mugnaio lo trattò peggio di tutti
perché lo pressò tra due pietre
VII
Lo hanno spinto qui
lo hanno spinto là
lo hanno spinto in un fienile
e lo trattarono peggio di tutti
perchè lo tapparono per bene dentro un tino
VIII
Hanno fatto la loro volontà su John Barleycorn
ma lui visse per raccontare la sua storia,
che lo hanno versato in un boccale di coccio
e lo hanno chiamato birra fatta in casa!

NOTA
3) la birra si distingueva in origine in “beer” (con il luppolo) e “ale” (senza luppolo). La bevanda più antica del mondo ottenuta dalla fermentazione di vari cereali. I suoi processi di lavorazione partono da una fermentazione spontanea dell’amido (ossia lo zucchero) prevalente componente nei cereali, quando essi vengono a contatto con l’acqua, a causa dei lieviti selvatici contenuti nell’aria. E così come nel pane, alimento femminile, TERRA, ACQUA, ARIA e FUOCO si combinano magicamente per dare vita a un cibo divino che fortifica e inebria.
Il termine inglese di homebrewing ovvero l’arte della birra fatta in casa si traduce in italiano con un’astrusa parola: domozimurgia e domozimurgo è il produttore di birra casalingo in cui domo, è la radice latina per “casa”; zimurgo è colui il quale pratica la “zimurgia“, ovvero la scienza dei processi di fermentazione. Il domozimurgo quindi è colui che tra le proprie mura domestiche, studia, applica e sperimenta le alchimie della fermentazione. Fare la birra per il proprio autoconsumo (compreso quello degli immancabili amici e parenti) è assolutamente legale oltre che divertente e relativamente semplice sebbene non si finisca mai di imparare attraverso lo scambio delle esperienze e la sperimentazione continua

Jean-François Millet - Buckwheat Harvest Summer 1868
Jean-François Millet – Buckwheat Harvest Summer 1868

JOHN BARLEYCORN, LA VERSIONE DI ROBERT BURNS

La versione pubblicata da Robert Burns nel 1782, rielabora l’antico canto popolare e diventa la base delle successive versioni (vedi inizio)

Le prima 3 strofe sono simili alla versione standard, a parte i tre re che arrivano dall’oriente per fare il solenne giuramento di uccidere John Barleycorn, infatti nella versione inglese i tre uomini arrivano dall’Ovest: a me personalmente l’ipotesi che Burnes volesse indicare i 3 Re Magi … sembra poco pertinente al profondo substrato pagano della storia: non è certo il Cristianesimo (o il culto del Dio della Luce) a voler uccidere il Re del Grano, a meno che non si voglia identificare il re del Grano con il Cristo (un “blasfemo” paragone che è stato subito rimosso dalle successive versioni).

La storia è la dettagliata trasformazione dello spirito del grano, cresciuto forte e sano durante l’estate, mietuto e trebbiato appena arriva l’autunno, in alcol; e la molto più dettagliata descrizione (sempre rispetto alla versione standard) dei piaceri che esso fornisce agli uomini, affinchè essi possano trarre dalla bevanda ebbrezza ed ispirazione. Burns fu notoriamente un grande estimatore di whisky e l’ultima strofa è proprio nel suo stile!

La melodia indicata è Lull[e] Me Beyond Thee alte melodie che si adattano al testo sono “Stingo” (John Playford, 1650) e “Up in the Morning Early” (versione Tickawinda)

VERSIONE DI ROBERT BURNS
I
There was three kings into the east,
Three kings both great and high,
And they hae sworn a solemn oath
John Barleycorn(1) should die.
II
They took a  plough and plough’d him down,
Put clods upon his head,
And they hae sworn a solemn oath
John Barleycorn was dead
III
But the cheerful Spring came kindly on,
And show’rs began to fall;
John Barleycorn got up again,
And sore surpris’d them all
IV
The sultry suns   of Summer came,
And he grew  thick and strong,
His head weel   arm’d wi’ pointed spears,
That no one  should him wrong.
V
The sober Autumn enter’d mild,
When he grew wan and pale;
His bending joints and drooping head
Show’d he began to fail.
VI
His coulour sicken’d more and more,
He faded into age;
And then his enemies began
To show their deadly rage.
VII
They’ve taen a weapon, long and sharp,
And cut him by the knee;
Then ty’d him fast upon a cart,
Like a rogue for forgerie(4).
VIII
They laid him down upon his back,
And cudgell’d him full sore;
They hung him up before the storm,
And turn’d him o’er and o’er.
IX
They filled up a darksome pit
With water to the brim,
They heaved in John Barleycorn,
There let him sink or swim
X
They laid him out upon the floor,
To work him farther woe,
And still, as signs of life appear’d,
They toss’d him to and fro.
XI
They wasted, o’er a scorching flame,
The marrow of his bones;
But a Miller us’d him worst of all,
For he crush’d him between two stones.
XII
And they hae taen his very heart’s blood,
And drank it round and round;
And still the more and more they drank,
Their joy did more abound.
XIII
John Barleycorn was a hero bold,
Of noble enterprise,
For if you do but taste his blood,
‘Twill make your courage rise.
XIV
‘Twill make a man forget his woe;
‘Twill heighten all his joy:
‘Twill make the widow’s heart to sing,
Tho’ the tear were in her eye.
XV
Then let us toast John Barleycorn,
Each man a glass in hand;
And may his great posterity
Ne’er fail in old Scotland!
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
I
C’erano tre re dall’oriente,
tre grandi re e potenti
e fecero un voto solenne:
John Barleycorn deve morire.
II
Presero un aratro e lo ararono,
gettarono zolle di terra sulla sua testa
e fecero un voto solenne
John Barleycorn era morto.
III
Ma la dolce primavera venne
e la pioggia scese dal cielo
John Barleycorn si alzò di nuovo
e lasciò tutti di stucco
IV
Venne il sole afoso d’Estate,
e lui crebbe robusto e forte
con la testa irta di lance appuntite
e che nessuno gli dia torto.
V
L’Autunno serio arrivò mite
allora lui divenne pallido e smorto
piegato alle giunture e la testa cadente
aveva incominciato a deperire.
VI
Il suo incarnato sbiadiva sempre più,
lui iniziò a invecchiare
e i suoi nemici cominciarono
a mostrare la loro furia mortale.
VII
Avevano preso una falce, lunga e affilata,
per tagliarlo al ginocchio;
poi lo legarono in fretta su un carro
come un ladro per il patibolo.
VIII
Lo hanno adagiato sulla schiena
e colpito con un randello;
lo hanno appeso prima del temporale
e lo hanno rigirato ancora ed ancora.
IX
Hanno riempito una fossa buia
con acqua fino all’orlo
e ci hanno gettato John Barleycorn
lì lo lasciarono a nuotare o ad affondare.
X
Lo hanno gettato sul pavimento
per procurargli ancora più dolore,
e ancora, mentre lui dava segni di vita
lo hanno gettato avanti e indietro.
XI
Hanno bruciato sulla fiamma
il midollo delle sue ossa;
ma il Mugnaio lo trattò peggio di tutti
perché lo pressò tra due pietre
XII
Ed essi avevano preso il suo sangue d’eroe
e lo bevvero rigirando (il bicchiere)
e ancora più lo bevevano
più gioia ricevevano.
XIII
John Barleycorn era un eroe coraggioso
di nobile ardire
perciò se tu assaggerai il suo sangue
il tuo coraggio crescerà.
XIV
Egli fa dimenticare all’uomo il suo dolore,
aumentare ogni sua gioia:
egli fa cantare il cuore della vedova
sebbene abbia le lacrime agli occhi
XV
Allora brindiamo a John Barleycorn
tutti con un bicchiere in mano
e che la sua grande discendenza
non possa mai mancare nella vecchia Scozia!

NOTA
4) i condannati a morte erano trasportati sul luogo del patibolo su di un carro per il pubblico dileggio

E infine il COLLAGE  delle versioni di Tickawinda, Avalon Rising, John Renbourn, Lanterna Lucis Viriditatis, Xenis Emputae, Travelling Band, Louis Killen, Traffic

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/barleycorn.htm
http://www.musicaememoria.com/JohnBarleycorn2.htm
http://www.mustrad.org.uk/articles/j_barley.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=14888
http://www.omniscrit.com/2013/01/who-was-john-barleycorn-folk-song-and.html

(Cattia Salto – integrazione 2012 e agosto 2013)

LA BIRRA ARTIGIANALE

La birra è la  bevanda  più antica del mondo ottenuta dalla fermentazione di vari cereali.
I suoi processi di  lavorazione partono da una fermentazione spontanea dell’amido (ossia lo  zucchero) prevalente componente nei cereali, quando essi vengono a contatto  con l’acqua, a causa dei lieviti selvatici contenuti nell’aria.
E così come nel pane, alimento femminile, TERRA, ACQUA,  ARIA e FUOCO si combinano magicamente per dare vita a un cibo divino che fortifica e inebria. (continua)

birre

BIRRA CON STILE

Oggi la grande industria si è appropriata della quasi totalità della produzione di birra, a discapito di una “standardizzazione” del prodotto. Ciò ha portato alla voglia di riscoprire i “vecchi sapori” e per distinguere i vari tipi di birra prodotti  industrialmente o dai birrifici artigianali a seconda delle  ricette di partenza, si usa oggi il termine “stile  di birra”.

DI CHE FERMENTO SEI?
Tale classificazione inizia con il tipo di fermentazione, ossia birre  ad alta fermentazione (ale – e qui però ci sarebbe da aprire una parentesi vedi, atbier,weizen) , birre  aromatiche con la schiuma spessa e densa, birre a bassa fermentazione (lager, pilsener,   bock) le birre più diffuse, e birre a fermentazione spontanea (lambic),  una birra che è quasi un vino, acida e a lungo invecchiamento dall’aroma  fruttato, prodotta tradizionalmente in Belgio.
Si va poi a ramificare la classificazione in base agli  ingredienti utilizzati, al contenuto alcolico, al colore, etc  per una sintetica ma chiara disamina si rimanda al sito Birra Mia oppure a Mondo Piccante nel  quale si trovano anche dei ragionati abbinamenti tra cibo e birra.

Un’isola a sé nel pianeta birra è rappresentata proprio dalle Isole Britanniche in cui nei tempi antichi si producevano prevalentemente birre non luppolate dette ALE; erano infatti le birre provenienti dal “continente” a contenere luppolo e quindi distinte con una parola diversa BEER!

IRISH STOUTS
SCOTCH ALE

Un’ottima birra si basa innanzitutto su ottimi ingredienti; da selezionare accuratamente: acqua, malto, luppolo e lievito. Ma una birra speciale sposa ulteriori ingredienti dosati sapientemente: le sostanze aromatiche, più utilizzate sono le erbe come il coriandolo, la camomilla, il trifoglio, gli aghi di pino. Oppure le spezie, in particolare cannella e noce moscata, chiodi di garofano e meleguetta. Nelle lambic è invece tradizionale l’impiego di diversi tipi di frutta (ciliegie, fragole, pesche, susine, mele). Infine, in tempi più recenti, si è diffuso l’utilizzo di agenti aromatizzanti più insoliti come il cioccolato, il caffè, il miele e il peperoncino

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LA BIRRA DEI CELTI

Tratto  da “Del vino d’orzo” La storia della birra e del gusto sulla tavola a Pombia Atti  dei Convegni “Cervisia. La birra nell’archeologia e nella storia  del territorio”, Pombia 13/4/2003 e “Spuma Cervisiae. La birra nella tradizione novarese del banchetto,  dai dati archeologici ad oggi”, Pombia  19/9/2004 a cura di Filippo Maria Gambari

La birra prima della birra in Italia: Alica

Soprattutto Plinio XVIII – Italia. Rinomata nel Veronese, nel Pisano ed in Campania.
Il nome si riferisce alla farina di un tipo di farro o  spelta di facile mondatura ed alla bevanda che se ne  ricava. Si sbiancava la farina con latte o con un gesso bicarbonatico  dei Campi Flegrei e si aggiungeva acqua e miele.

Lat. alo “nutro” da  i.e. *al- ; i.e. *alu    “bevanda amara, birra” (Villar 1996 IV). Cfr.  il nome  celto-ligure  dell’arinca    (“spelta”) in Cisalpina. Ingl. ale ”birra”. Novarese (Oleggio) alcalan “vinello molto  leggero”. Bevanda poco alcolica, più nutriente che inebriante. Equivalente in greco allo zythos  ricavato dalla zea (spelta).

La Birra chiara di frumento: Celia / Cerea

Nome celtiberico della birra  secondo Plinio XXII, Flor  II, Ammiano Marcellino XXVI, Orosio V

Birra chiara a base di frumento (ex tritico nelle fonti).  Il frumento messo a macerare e seccato dopo la fermentazione  era ridotto in farina e poi si aggiungeva acqua. Falsa etimologia latina: celia  a calefaciendo. Molto diffusa nella Penisola Iberica (ma tracce  linguistiche forse anche in Cisalpina) Lat. Ceres  e cerealia;   Ceresius (C[e]lisius in  Tab. Peut.), Lago di Lugano (“biondo” o   “ondeggiante”); cfr. lit. koris,   irl. ceir, corn. koar, armor.   koir “favo, cera”, i.e. *karyom?).  Toponimi del tipo Ceres (TO), Ceresole (TO).
Bisogna supporre una fermentazione abbastanza completa, ma  senza riscaldamento o tostatura dei grani.

La Birra rossa: Ceruisia/Ceruogia

Plinio XXII,  Columella X….

Birra rossa o bruna a base di orzo, tostato o fumigato,  non mielata, variamente aromatizzata (Columella) – Gallia transalpina
i.e. *kerewos   “cervo, rosso” (Villar 1996,  IV) Spagnolo cerveza, etc.
Birra rossa a gradazione elevata, definita nelle fonti   “vino d’orzo”.

La Birra bruna dei Celti orientali: Camum

Ulpiano Dig.   XXXIII,  6, 9; Edict. Dioclet. p. 28.

Birra chiara e più leggera a base di  orzo, o (all’est) altri cereali (soprattutto miglio). Probabilmente originaria dei Celti dell’Europa orientale e  poi diffusa ad ovest
Radice indoeuropea, cfr. gr. kαω, “brucio” o, più probabilmente i.e. *kemos “giovane cervide”, da cui celtico   camox, Camunti… it. camoscio
Gent. Camonius (Bologna), Camogno fraz.  di Oggebbio (VB), Camodeia  oggi Castellazzo (NO). Camulos   “servo” ed epiteto di Marte. Camba, cambarius “birraio”.
Birra citata nelle fonti greche e latine  espressamente come diversa dalla cervesia e non  assimilabile al concetto di “vino d’orzo”, comunque di gradazione  assimilabile nell’editto di Diocleziano.

La Birra speciale: Corma/Curmi

secondo Dioscoride  e Posidonio era fatta di orzo e miele. Doveva  quindi essere rifermentata aggiungendo miele, in modo da renderla molto  frizzante e dolce, quasi come uno spumante. Anche per questo doveva essere  associata al corteggiamento: una fusaiola trovata in Francia  riporta l’iscrizione “bella fanciulla, dami della curmi”   (probabile doppio senso).

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FARE LA BIRRA IN CASA

Il termine inglese di homebrewing ovvero l’arte della  birra fatta in casa si traduce in italiano con un’astrusa parola: domozimurgiae   domozimurgo è il produttore di birra casalingo  in cui domo, è la radice  latina per “casa”; zimurgo  è colui il quale pratica la “zimurgia“, ovvero la  scienza dei processi di fermentazione. Il domozimurgo quindi è colui che  tra le proprie mura domestiche, studia, applica e sperimenta le alchimie  della fermentazione. Fare la birra per il proprio autoconsumo (compreso quello  degli immancabili amici e parenti) è assolutamente legale oltre che  divertente e relativamente semplice sebbene non si finisca mai di imparare  attraverso lo scambio delle esperienze e la sperimentazione.

LE TRE B

I metodi casalinghi per la produzione della birra sono 3
KIT: ovvero il  primo approccio, con malti già pronti all’uso  (estratto luppolato). E’ come fare la purea di  patate partendo dalle buste liofilizzate, si aggiunge l’acqua e si fa fermentare
E+G:  ovvero estratto non luppolato e grani di malto. Per  questo sistema si utilizza estratto di malto non luppolato,  lievito, luppolo, e dei grani speciali che contribuiscono a personalizzare il  sapore e il colore della birra. Insomma dopo aver appreso i segreti della  fermentazione con il Kit, ci si diverte a far interagire varie combinazioni di ingredienti.
ALLGRAIN:  ovvero la birra del domozimurgo provetto che parte  dal malto in grani e prepara il mosto, aggiunge  il luppolo poi inocula il lievito e fa fermentare ….

Ma il vero domozimurgo  è quello che birrifica da zero e quindi coltiva  e prepara da sè luppolo, cereali, spezie e tutto  quello che può essere aggiunto in una birra!

PROCESSO DI PRODUZIONE DELLA  BIRRA (tratto da guidaacquisti.net)
Per la produzione  della birra, si ricorre prevalentemente alla varietà hordeum distichum. L’orzo ben ripulito è  calato in vasche di macerazione,  dove si creano le condizioni per la germinazione somministrando acqua ed ossigeno. Da questo processo scaturisce il malto, che viene  poi essiccato o sottoposto a torrefazione per porre fine alla germinazione.
La fase successiva è  la macinazione, dopo la quale  l’orzo assume una consistenza farinacea, per poi essere miscelato ad acqua  via via più calda. Questa fase è definita ammostatura, e serve a produrre mosto  dal malto. Il mosto verrà poi bollito per circa  un’ora, secondo procedure che possono più o meno variare a seconda del  prodotto che si intende ottenere. Nel corso della cottura si aggiunge poi il luppolo,  che renderà la birra gradevolmente amarognola.
Ora avverrà la fermentazione: il mosto viene raffreddato portandolo ad una temperatura che può  variare dai 4 ai 20 gradi a seconda del tipo di lavorazione. Due sono le fasi  principali della fermentazione: inizialmente si mescola del lievito al mosto  (esistono lieviti specifici per le birre ad alta e a  bassa fermentazione); la cosiddetta seconda fermentazione invece avviene in  dei grossi tini d’acciaio, dove la birra giovane è messa a maturare a una  temperatura prossima allo zero per diverse settimane. Questa seconda fase  contribuirà alla resa finale del gusto della birra saturandola di anidride carbonica. Infine si procede ad un ultimo filtraggio,  e la birra è pronta per finire in bottiglia o essere infustata.   Ovviamente, i  processi legati alla creazione della birra sono tanti e complessi, così come  vari sono gli elementi che differenziano la lavorazione di una birra  dall’altra.

Per coloro i  quali si vogliono limitare a un consumo  sano e consapevole di birra invece di fermarsi sui prodotti  standardizzati, perché non esplorare il mondo dei micro birrifici che si sono  moltiplicati miracolosamente anche in Italia agli inizi del XXI secolo?

http://www.microbirrifici.org
http://www.mondobirra.org/micro.htm

APPROFONDIMENTO STORICO
La  più antica birra – Filippo Maria Gambari
http://www.pombia.net/storia_della_birra_di_pombia.html
http://www.comunedipombia.it/centro%20documentazione%20storia%20birra/cervisia.pdf
http://ilviandantebevitore.blogspot.it/2011/06/non-chiamate-ale-tutte-le-birre-ad-alta_04.html

APPROFONDIMENTO
http://www.mondopiccante.net/content/gli-ingredienti-della-birra
http://www.fermentobirra.com/homebrewing
DA SCARICARE – La famosa  guida di Davide Bertinotti
http://www.bertinotti.org/birra_in_casa.pdf

RICETTE
http://digilander.libero.it/birabirabira/photo311.htm
http://www.birramia.it/ricette.htm
http://www.fermentobirra.com/homebrewing/ricetta-fare-la-birra-in-casa
http://www.hobbybirra.it/
http://www.mondobirra.org/homebrew2.htm
http://www.maxbeer.org/ita/ricette.htm

BEER, BEER, BEER

Beer-beer-300x225Una drinking song scanzonata “Beer, Beer, Beer” che richiama boccali traboccanti di birra e chiassose compagnie: la birra, antica bevanda (dal biondo al nero, passando per il rosso) ottenuta dalla fermentazione di vari cereali!

I processi di lavorazione della birra partono da una fermentazione spontanea dell’amido (ossia lo zucchero) prevalente componente nei cereali, quando essi vengono a contatto con l’acqua, a causa dei lieviti selvatici contenuti nell’aria. Gli ingredienti della birra sono pochi e semplici e così come per il pane, alimento femminile, TERRA, ACQUA, ARIA e FUOCO si combinano magicamente per dare vita a un cibo divino che fortifica e inebria.

UN PO’ DI STORIA

In Italia furono gli Etruschi i primi a bere e produrre birra, “contagiando” i vicini Romani, ma la palma di grandi consumatori si contendeva tra i Germani e i Celti.

IL BRYTON

La scoperta archeologica avvenuta nel 1995 a POMBIA (prov di Novara, Piemonte) in territorio anticamente abitato dalle popolazioni Liguri, ha portato alla luce un antico vaso, perfettamente integro, del VII sec. a.C., quindi nell’alveo proto celtico della cultura di Golasecca, contenente i resti di una bevanda fermentata all’orzo e, cosa ancora più sorprendente e significativa, luppolata che i Liguri chiamavano Bryton.

IL MEDIOEVO

beeringredientsNel basso Medioevo i monasteri furono dei centri di sperimentazione nella produzione della birra con l’uso sistematico del luppolo, erba dal caratteristico sapore amaro e dalla funzione antisettica e conservante: infatti condizioni igieniche sempre più precarie nell’approvvigionamento dell’acqua – gli imponenti acquedotti romani con salubre acqua di fonte erano ormai un ricordo del passato – facevano preferire come bevanda dissetante quella bollita, così il largo consumo quotidiano della birra fece sorgere parallelamente una florida impresa artigianale a conduzione femminile.

BIRRA CON STILE

Solo nell’Ottocento si poterono eseguire studi scientifici sui lieviti e si riuscì a produrre una birra a bassa fermentazione (ossia con temperature più basse rispetto a quelle diffuse nel passato) isolando anche un ceppo di lievito più specifico.
Oggi la grande industria si è appropriata della quasi totalità della produzione di birra, a discapito di una “standardizzazione” del prodotto. Ciò ha portato alla voglia di riscoprire i “vecchi sapori” e al revival di molti stili della birra ormai dimenticati, così oggi per distinguere i vari tipi di birra prodotti industrialmente o dai birrifici artigianali a seconda delle ricette di partenza, si usa il termine “stile di birra”.

beer2glassesPer coloro i quali si vogliono limitare a un consumo sano e consapevole di birra invece di fermarsi sui prodotti standardizzati, perché non esplorare il mondo dei micro birrifici che si sono moltiplicati miracolosamente anche in Italia agli inizi del XXI secolo?

http://www.microbirrifici.org
http://www.mondobirra.org/micro.htm

BEER, BEER, BEER

La canzone è un classico di tutte le canzoni da osteria, e il parallelo con certi canti da “piola” dei mitici Celti di Vercelli è inevitabile, ovviamente dalle nostre parti al posto di Charlie Mops, viene lodato Noè per essere stato il primo produttore di vino (nonché il primo ubriaco biblico).


I
A long time ago, way back in history,
when all there was to drink was nothin but cups of tea.
Along came a man by the name of Charlie Mops,
and he invented a wonderful drink and he made it out of hops.
CHORUS
He must have been an admiral a sultan or a king,
and to his praises we shall always sing.
Look what he has done for us he’s filled us up with cheer!
Lord bless Charlie Mops, the man who invented beer beer beer
tiddly beer beer beer.
II
The Curtis bar, the James’ Pub, the Hole in the Wall as well
one thing you can be sure of, its Charlie’s beer they sell
so all ye lads a lasses at eleven O’clock ye stop
for five short seconds, remember Charlie Mops 1 2 3 4 5
III
A barrel of malt, a bushel of hops, you stir it around with a stick,
the kind of lubrication to make your engine tick.
40 pints of wallop a day will keep away the quacks.
Its only eight pence hapenny and one and six in tax, 1 2 3 4 5
The Lord bless Charlie Mops!
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Molto tempo fa, indietro nella storia, quando tutto quello che c’era da bere erano solo tazze di tè,
venne un uomo di nome Charlie Mops, che inventò una bevanda meravigliosa fatta con il luppolo.
RITORNELLO:
Deve essere stato un ammiraglio, un sultano o un re,
e canteremo sempre le sue lodi.
Guardate cosa ha fatto per noi, lui ci ha riempito di allegria!
Il Signore benedica Charlie Mops, l’uomo che ha inventato la birra birra birra, insignificante birra birra birra.
II
Il Curtis bar, il James Pub’, e anche l’Hole in the Wall,
di una cosa potete essere certi, è la birra di Charlie che vendono
in modo che tutti voi ragazzi e ragazze vi fermiate alle 11 in punto,
per cinque brevi secondi, per ricordare Charlie Mops 1 2 3 4 5 (1)
III
Un barile di malto, uno staio di luppolo, si mescolano girando con un bastone,
il re dei lubrificanti per rendere il vostro motore nuovo di zecca.
40 pinte di birra al giorno tengono lontano i medici
a solo otto pence e uno e sei di tasse, 1 2 3 4 5
Dio Benedica Charlie Mops!!

NOTE
1) ovviamente nella conta dei 5 secondi non si resta in raccolto silenzio, ma si tracanna birra!

ASCOLTA I Celti, (Cesare Filippone, Alceo Mantovan, Beppe Scarparo) trio folk di Vercelli degli anni 50-60.

seconda parte: La birra artigianale
Prima parte: vedi

FONTI
http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/
MiBAC/minisiti/alimentazione/sezioni/origini/articoli/bevande.html

http://www.pombia.net/storia_della_birra_di_pombia.html
La più antica birra – Filippo Maria Gambari
http://www.comunedipombia.it/centro%20documentazione%20storia%20birra/cervisia.pdf