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THE BROOM OF COWDENKNOWES

Una ballata che leggiamo dai quaderni di Bishop Percy (1768) con il titolo di “The Northerne Lasse”, con la nota di “Motivo scozzese noto come “The broom of Cowden knowes”, riportata anche nella raccolta del professor Francis J. Child, al numero 217 (vedi archivio ballate), in 14 varianti.

In un broadside inglese stampato prima del 1625 e conservato nella Roxburghe Collection presso la British Library così è scritto “The lovely Northerne Lasse Who in this ditty, here complaining, shewes What harme she got milking her dadyes Ewes. To a pleasant Scotch tune, called ‘The Broom of the Cowden knowes.'”
Il ritornello così recita
With, O the broome, the bonny, broome,
the broome of Cowdon Knowes!
Fain would I be in the North Countrey,
to milke my dadyes ewes.
La storia si discosta di poco dalla versione più diffusa e originaria (vedi prima parte): una pastorella che sta mungendo il gregge del padre è sedotta da un pastorello, resta incinta e viene cacciata, un giovane uomo ha pietà di lei e la sposa per avere una moglie “To be a true, obedient wife and observe your husband’s will“. Nel 1715-16 la ballata è stata riscritta in un broadside mantenendo il refrain della vecchia versione con un nuovo testo pro-giacobita, come narrata da un uomo che è stato esiliato per aver sostenuto la ribellione del 1715. (vedi)

LA VERSIONE SETTECENTESCA: The Broom o’ the Cowdenknowes

Nonostante Sir Walter Scott rivendichi di aver collezionato una più genuina versione popolare della ballata, quella che ha riscontrato maggior successo nei secoli è la versione riportata da Allan Ramsay nella raccolta “Tea-Table Miscellany” 1723, che alcuni critici ritengono sia una versione poetica secondo la moda bucolica del tempo, più che una ballata genuinamente popolare. L’incontro richiama peraltro un altrettanto bucolico amoreggiamento riscritto da Robert Burns dal titolo “Ca’ the Yowes” . Curiosamente anche qui si accenna ai boschetti di noccioli sulle rive di un torrentello..

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The Hireling Shepherd (1851) William Holman Hunt

Il punto di vista è quello femminile  e l’incontro amoroso  tra i cespugli di ginestra, è  con il suo innamorato, anche lui pastorello, nelle versioni più antiche invece è uno straniero ad abusare della ragazza (un border reiver  vedi; le otto strofe originarie (nella versione dei Baltimore Consort ridotte a quattro) si soffermano più sui piaceri dell’amoreggiamento che sulle sofferenze delle sue conseguenze: solo in una strofa la ragazza accenna al fatto di essere stata bandita dalla sua famiglia e ne deduciamo che lo sia stata a causa della gravidanza fuori dal matrimonio. La melodia è quella riportata da John Playford nel suo “English dancing master” del 1651 (con il titolo di “The Bonny Bonny Broome“) insieme alla descrizione della danza relativa

ASCOLTA le melodia (per la danza qui) questa è la melodia diventata standard anche se arrangiata diversamente da quella riportata in John Playford (vedi)

ASCOLTA Baltimore Consort A trip to Killburn: Playford tunes and their Ballads” 1996 da ascoltare in versione integrale su Spotify


CHORUS

O, the broom(1), the bonny, bonny broom,
The broom o’ the Cowdenknowes(2)
I wish I were with my dear swain,
With his pipe and my ewes(3).
I
How blyth every morn was I to see
The swain come o’er the hill!
He skipt the burn(4) and flew to me:
I met him with good will.
II
I neither wanted ewe nor lamb,
While his flock near me lay:
He gather’d in my sheep at night,
And chear’d me a’ the day.
III
While thus we spent our time by turns,
Betwixt our flocks and play (5);
I envy’d not the fairest dame,
Tho’ ne’er so rich and gay.
IV
Adieu, ye Cowdenknows, adieu,
Farewel a’ pleasures there;
Ye gods, restore me to my swain,
Is a’ I crave or care.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
CORO
O la ginestra (1), la bella ginestra
la ginestra di Cowdenknowes (2)
vorrei essere con il mio caro pastorello,
con il suo flauto e le mie pecore (3)
I
Come spensierata ogni dì andavo incontro al corteggiatore che, in arrivo dalla collina, saltava il ruscello(4) per correre da me, e l’incontravo volentieri
II
Io non volevo pecore o agnelli, mentre le sue greggi mi riposavano accanto: lui le radunava con le mie a sera e mi allietava tutto il giorno
III
Così passavamo il tempo a turni,
tra le nostre greggi e il diletto (5),
non invidiavo la più bella delle dame
perchè mai così ricca e allegra.
IV
Addio a te Cowdenknowes, addio,
addio a tutti quei piaceri;
perdio ritornare accanto al mio corteggiatore, è tutto ciò che bramo o di cui ho bisogno

NOTE
fiore-ginestra_m1) la ginestra  con la sua rigogliosa fioritura dorata ha spesso una precisa allusione sessuale nelle ballate. Forse per la forma del fiore che richiama la vulva femminile. Con la ginestra si facevano le scope nel Medioevo così con il termine inglese “broom” si indica entrambi: sulle scope volavano le streghe e la ginestra allude a una sessualità diabolica o quantomeno selvaggia, libera da regole. In genere nelle ballate quanto l’argomento è di natura sessuale vengono utilizzati nomi di erbe e fiori nel ritornello, proprio per avvertire l’ascoltatore. La brughiera è come il “greenwood” è un luogo “fuori legge” fuori dalla società civile dove accadono incontri fatati e illeciti, ma vissuti con una primitiva o primordiale innocenza.
2) Cowdenknowes (inglesizzato in Coldingknowes) è una tenuta scozzese sulle rive del fiume Leader nel Berwickshire vicino al villaggio di Earlston dove si aggirava nel 1200 “Thomas the Rhymer“. Il posto conserva ancora una traccia delle sue frequentazioni fatate nello stesso titolo della località “Cowden ” sta per colltuinn , che è una parola in gaelico scozzese per ” Hazel ” la pianta delle nocciole mentre la parola Knowes significa “Hill” quindi il nome si legge come le colline dei noccioli.
In Scozia le pecore venivano portate ai pascoli estivi il primo di maggio mentre gli uomini trasportavano gli strumenti necessari per riparare le capanne dai danni dell’inverno, le donne portavano cibo e utensili per la cucina. Iniziava la stagione della gioia delle danze e dei corteggiamenti.

The Leader valley at Cowdenknowes House, Berwickshire, 1843 [Scotland] di Edward Gennys Fanshawe
3) yowes=ewes pecore
4) burn, burnie=small stream, torrente
5) il termine play può avere diversi significati in questo contesto: più genericamente vuol dire divertimento, l’atto del divertirsi con allusione ai giochi sessuali.

THE BROOM OF COWDENKNOWES: LA VERSIONE PIU’ ATTUALE

E’ una versione abbastanza simile a quella pubblicata da Allan Ramsay, ma rivisitata in chiave moderna: prima di tutto si sposta il punto di vista da quello femminile a quello maschile e la storia è intesa decisamente come una storia d’amore. E’ stata la versione testuale e melodica di Archie Fisher, a diventare lo “standard” di quelle successive. In questa chiave non sappiamo perchè il ragazzo sia stato bandito, quasi come se la storia si fosse sovrapposta alla versione pro-giacobita circolata in broadside nel 1716

ASCOLTA Archie Fisher in Will Ye Gang, Love 1976

ASCOLTA Silly Wizard in Wild and Beautiful 1981 (strofe I, III e IV)

ASCOLTA Kenny Speirs 2000

ASCOLTA Cherish the Ladies in The Girls Won’t Leave The Boys Alone (2001) dove il soggetto ridiventa la ragazza

CHORUS:
Oh the broom(1), the bonnie, bonnie broom
The broom o’ the Cowdenknowes(2)
Fain would I be in my own country
Herding my father’s ewes(3)
I
How blithe each morn was I tae see
My lass came o’er the hill
She skipped the burn(4) and ran tae me
I met her wi’ good will
II
We neither herded ewes nor lambs
While the flock near us lay
She gathered in the sheep at night
And cheered me all the day
III
Hard fate that I should banished (6) be
Gang way o’er hill and moor
Because I love the fairest lass
That e’er yet was born
IV
Adieu ye Cowdenknowes, farewell
Farewell all pleasures there
To wander by her side again
Is all I crave or care
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
CORO
O la ginestra (1), la bella ginestra
la ginestra di Cowdenknowes (2)
come vorrei essere nel mio paese,
a condurre le pecore di mio padre (3)
I
Come spensierato ogni mattina andavo a vedere la mia ragazza in arrivo  dalla collina, saltava il ruscello (4)  e correva da me, e volentieri la incontravo.
II
Non conducevamo nè pecore nè agnelli, mentre le greggi riposavano accanto a noi, lei radunava le pecore a sera e mi allietava tutto il giorno
III
Amaro destino che fossi bandito (6)
mandato via  dalla collina e dalla brughiera, perchè amavo la più bella ragazza che mai sia nata
IV
Addio a te Cowdenknowes, addio
addio a tutti i piaceri laggiù,
camminare accanto a lei ancora una volta, è tutto ciò che bramo o di cui ho bisogno

NOTE
6) nella versione pro-giacobita la ballata è intitolata “New way of the Broom of Cowden Knows” che diventa “O my King” in “Jacobite Relics” Vol II (# 6)

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/broomfield.htm#ginestra
http://www.ramshornstudio.com/broom.htm
http://www.houseofharden.com/cowdenknowes/broom.htm
http://chrsouchon.free.fr/broomcow.htm
https://sapientia.ualg.pt/bitstream/10400.1/1462/1/7_8_Rieuwerts.pdf
http://www.cowdenknowes.com/
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=48416
http://mainlynorfolk.info/watersons/songs/
thebroomofcowdenknowes.html

http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-BroomCowden.html
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_217
http://www.rhapsody.com/search/track?page=2&query=cowden

ADIEU, LOVELY NANCY

000brgcfIl tema della separazione tra i due innamorati è molto diffuso nelle ballate popolari e quella tra marinaio e giovane fidanzatina risale sicuramente al 1700: immancabile il richiamo ai pericoli del mare e alla dura vita sulle navi! (vedi prima parte) E così il tema si moltiplica in rivoli e rivoletti concentrandosi sul momento dell’addio come questa versione raccolta sul campo da Cecil Sharp in cui è messo in risalto il desiderio della fanciulla di seguire il fidanzato per mare travestendosi da marinaio.(vedi seconda parte).

FARE YE WELL, LOVELY NANCY

L’altra versione viene dall'”Oxford Book of Sea Song” 1986 “that version was originally noted by Dr George Gardiner (text) and (probably) Charles Gamblin (tune) from George Lovett (born 1841) at Winchester, Hampshire. In January 1909, Ralph Vaughan Williams re-noted the melody because there was some doubt about the notation; it appears that he visited Mr Lovett and recorded his singing for later checking”. (Malcom Douglas tratto da qui)

LE LACRIME SUL LITORALE

Oltre al momento della separazione questa seconda versione presenta ulteriori sviluppi: in uno si descrive Polly/Nancy rimasta sulla spiaggia che si lamenta e piange per essere stata abbandonata dal suo marinaio (che evidentemente se n’è andato per mare senza sposarla).

Ci sono molti varianti del testo, vediamo quella che ci riporta al Settecento anche come arrangiamento musicale.
ASCOLTA Baltimore Consort

I
Fare ye well, lovely Nancy,
for now I must leave you.
I am bound for th’ East Indies
my course for to steer.
I know very well my long absence
will grieve you,
But, true love, I’ll be back
in the spring of the year.”
II
“Oh, ‘tis not talk of leaving me,
my dearest Johnny,
Oh, ‘tis not talk of leaving me
here all alone;
For it is your good company
that I do desire
I will sigh till l die
if l ne’er see you more.
III
In sailor’s apparel I’ll dress
and go with you,
ln the midst of all danger
your friend I will be;
And that is, my dear,
when the stormy wind’s blowing,
True love, I`ll be ready to reef your topsails.”
IV
“Your neat little fingers
strong cables can’t handle,
Your neat little feet
to the topmast can’t go;
Your delicate body
strong winds can’t endure.
Stay at home, lovely Nancy,
to the seas do not go.”
V
Now Johnny is sailing
and Nancy bewailing;
The tears down her eyes
like torrents do flow.
Her gay golden hair
she’s continually tearing,
Saying, “I’ll sigh till I die
if l ne’er see you more”.
VI
Now all you young maidens
by me take a warning,
Never trust a sailor
or believe what they say.
First they will court you,
and then they will slight you;
They will leave you behind,
love, in grief and in pain.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
“Addio bella Nancy
che ti devo lasciare
sto per salpare per le Indie orientali,
so bene che la mia lunga assenza
ti addolorerà,
ma amore io ritornerò
nella primavera dell’anno”
II
“Oh non parlare di lasciarmi
mio caro Johnny
non parlare di lasciarmi
qui tutta sola;
perchè è la tua cara compagnia
che io desidero,
piangerò fino a morire
se non ti vedrò mai più!
III
Come un giovane mozzo mi vestirò
e verrò con te,
in mezzo ai grandi pericoli
ti sarò compagna,
così sarà mio caro, quando soffia il  freddo vento di tempesta,
amore, sarò pronta a ridurre le vele di gabbia”
IV
“Ma le tue piccole manine
non possono maneggiare le nostre grosse cime e nemmeno i tuoi piedini delicati
posso salire sull’albero maestro,
il tuo corpo delicato
non può sopportare le raffiche di vento
resta a casa, Nancy cara
non andare per mare”.
V
Ora Johnny è per mare
e Nancy si lamenta,
le lacrime dai suoi occhi cadono
come torrenti in piena,
i capelli biondi
in continuazione si strappa
dicendo “Piangerò fino a morire
se non ti vedrò mai più”
VI
Allora tutte voi giovani fanciulle
ascoltate il mio avvertimento
non fidatevi di un marinaio
o credete a quello che dicono,
prima vi corteggiano
e poi vi faranno piangere;
vi lasceranno a casa
care, a tormentarvi

LA LETTERA

In un altra versione l’aggiunta di ulteriori strofe ci descrive Johnny in procinto di mandare una lettera alla fidanzata per giurarle amore eterno e rinnovarle la promessa di matrimonio (ma tutti sanno che fine fanno le promesse da marinaio)..

ASCOLTA Solas in Sunny Spells and Scattered Showers, 1997


I
“Adieu, lovely Nancy,
for now I must leave you
To the far-off West Indies
I’m bound for to steer
But let my long journey
be of no trouble to you
For my love, I’ll return
in the course of a year”
II
“Talk not of leaving me here,
lovely Jimmy
Talk not of leaving me
here on the shore
You know very well
your long absence will grieve me
As you sail the wild ocean
where the wild billows roar
III
I’ll cut off my ringlets
all curly and yellow
I’ll dress in the coats
of a young cabin boy
And when we are out
on that dark, rolling ocean
I will always be near you,
my pride and my joy”
IV
“Your lily-white hands,
they could not handle the cables
Your lily-white feet
to the top mast could not go
And the cold winter storms, well,
you could not endure them
Stay at home, lovely Nancy,
where the wild winds won’t blow”
V
As Jimmy set a-sailing,
lovely Nancy stood a-wailing
The tears from her eyes
in great torrents did a-flow
As she stood on the beach,
oh her hands she was wringing
Crying, “Oh and alas,
will I e’er see you more?”
VI
As Jimmy was a-walking
on the quays of Philadelphia
The thoughts of his true love,
they filled him with pride
He said, “Nancy, lovely Nancy,
if I had you here, love
How happy I’d be for to make you my bride”
VII
So Jimmy wrote a letter
to his own lovely Nancy
Saying, “If you have proved constant, well, I will prove true”
Oh but Nancy was dying,
for her poor heart was broken
Oh the day that he left her,
forever he’d rue
VIII
Come all of you young maidens,
I pray, take a warning
And don’t trust a sailor boy
or any of his kind
For first they will court you
and then they’ll deceive you
For their love, it is tempestuous
as the wavering wind
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
“Addio bella Nancy
che ora ti devo lasciare,
per le Indie Occidentali
sto per salpare,
che la mia lunga assenza
non ti crei affanno,
perche io ritornerò entro l’anno”
II
“Non dire che mi lasci qui,
Jimmy amore mio,
non dire che mi lasci
qui sulla spiaggia,
lo sai bene che
la tua lunga assenza mi addolorerà, perchè tu navighi per il vasto oceano
dove ruggiscono gli immensi flutti.
III
Mi taglierò i boccoli
biondi e ricci
mi metterò i panni
di un mozzo,
e quando saremo fuori
nell’oscuro, beccheggiante oceano, starò sempre accanto a te,
mio orgoglio e gioia”
IV
“Le tue mani bianche come giglio
non riuscirebbero a maneggiare le cime
e nemmeno i tuoi piedini delicati
riuscirebbero a salire sull’albero maestro e le fredde tempeste invernali
non saresti in grado di sopportare.
Resta a casa amata Nancy,
dove non soffia il vento forte.”
V
Appena Jimmy fu a bordo
la bella Nancy si lamentò,
le lacrime dagli occhi
scorrevano come ruscello
mentre stava sulla spiaggia
si torceva le mani
gridando “Ahimè
ti vedrò ancora?”
VI
Mentre Jimmy stava camminando
per il molo di Filadelfia
i pensieri del suo vero amore
lo riempivano d’orgoglio
diceva: “Nancy, amata Nancy
se ti avessi qui, amore,
sarei felice di farti la mia sposa”
VII
Così Jimmy scrisse una lettera
alla sua amata Nancy
“Se mi sei restata fedele
allora ti mostrerò fedeltà”
Ma ora Nancy stava morendo
che il suo povero cuore si era spezzato il giorno in cui lui l’aveva lasciata
e per sempre lui si pentirà.
VIII
Venite tutte voi giovani fanciulle, accettate il mio consiglio
e non fidatevi di un marinaio
o di altri della sua specie,
perchè prima vi corteggeranno
e poi vi inganneranno
perchè il loro amore è tempestoso come il vento incostante.

LA MORTE DI CREPACUORE

In questa versione sono tagliate le strofe centrali in cui Nancy vuole travestirsi da marinaio per seguire il suo bel marinaio, ma c’è il finale melodrammatico della lettera che giunge troppo tardi al capezzale della morta.

ASCOLTA Jarlath Henderson in Hearts Broken, Heads Turned, 2016.  Campionatori,  pianoforte e una voce espressiva per questo giovane  musicista  che ha vinto il BBC Young Folk Award nel 2003.
Nelle note scrive: I first learned of this song from my father. It is a sea shanty from the English singing tradition. Historically the song was collected by Perthshire born Dr George Gardiner, from George Lovett, in Hampshire, towards the end of the 19th century. Cecil Sharp also collected a version, this time in Somerset, from a lady called Susan Williams in 1905. My own interest in the sea comes from a childhood spent sailing on Lough Neagh, the largest lake in the British Isles, and my belief that the touring musicians of today have an affinity with the sailors of the past…


I
Fare thee well, lovely Nancy,
It’s now I must leave you,
To cross the main ocean
where the stormy winds blow,
let not my long journey
be of no trouble to you,
for you know I’ll be back
in the course of a year”
II
“Let’s talk not of leaving me here,
lovely Billy
Let’s talk not of leaving me
here all alone
for you know your long journey
at early will grieve me
stay at home lovely Billy
to the sea do not roar”
V-VI
As Billy went to sailing,
lovely Nancy stood a-wailing
The tears down her eyes
like fountains did flow
As Billy was a-walking
on the quays of Philadelphia
The thoughts of his true love,
still run throu his eyes
VII
So Billy wrote a letter
to his own true love Nancy
Saying, “If you prove constant,
then I will prove true”
Lovely Nancy on death bed
could not recover
when the news was brough to her
but his true love was death
VIII
So come on ye pretty fair maids,
and a warning take by me
care for a sailor or of his kind men
For first they will court you
and then they’ll deceive you
For their minds are imperfectual like the westerly wind
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
“Addio bella Nancy
che ora ti devo lasciare,
per attraversare l’oceano
dove soffiano i venti di tempesta
che la mia lunga assenza
non ti crei affanno,
perchè io ritornerò
entro l’anno”
II
“Non dire che mi lasci qui,
caro Billy
non dire che mi lasci
qui sulla spiaggia,
lo sai bene che il tuo lungo viaggio
alla lunga mi addolorerà,
resta a casa caro Billy
non andare per mare”
V-VI
Appena Billy fu a bordo
la bella Nancy si lamentò,
le lacrime dagli occhi
scorrevano come ruscello
Mentre Billy stava camminando
per il molo di Filadelfia
i pensieri del suo vero amore
gli correvano innanzi agli occhi
VII
Così Billy scrisse una lettera
alla sua amata Nancy
“Se mi sei restata fedele
allora ti mostrerò che sono sincero”
la cara Nancy sul letto di morte
non si riprendeva
quando le fu portata la lettera
era già morta
VIII
Venite tutte voi giovani fanciulle,
accettate il mio consiglio
e non fidatevi di un marinaio o di altri della sua specie,
perchè prima vi corteggeranno
e poi vi inganneranno
perchè il loro amore è scostante
come il vento dell’ovest.

(continua quarta parte )

FONTI
http://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/farewellnancy.html http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=27483
http://www.8notes.com/scores/4582.asp?ftype=gif

JOHNNY LAD BY ROBERT BURNS

Johnny Lad” è una canzone tradizionale scozzese, già nursery rhyme e bothy ballad (vedi prima parte)

LE VERSIONI IN ROBERT BURNS

Una canzone così popolare non poteva non essere rielaborata anche da Robert Burns ; si conoscono infatti ben due sue versioni, una di sole due strofe con il titolo  di  “Cock Up Your Beaver” e l’altra  dal titolo  di “Hey how Johnie Lad“.

LA MELODIA: JOHNNY COCK THY BEAVER

Già un’ampia serie di variazioni sull’antica melodia scozzese erano state riportate da John Playford nel suo”The Division Violin”  e”The Division Flute” (1684-1685) e lo stesso Tourlough O’Carolan fece un suo arrangiamento per arpa in stile barocco .

Johnny cock thy beaver è una melodia da danza riportata sempre da Playford nel suo “The English Dancing Master (1686); ancora oggi è una melodia in repertorio tra i gruppi di musica antica. (altri titoli: “Horse and Away to Newmarket Races”, “Fenwick of Bywell”, “Gary Owen”, “Galloping over the Cow Hill”)

ASCOLTA Baltimore Consort (in versione integrale su Spotify)
ASCOLTA Javier Sáinz
ASCOLTA la melodia per flauto e liuto

UN BEAVER ALLA MODA

Beaver è un termine generico che indica il cappello di feltro realizzato con la pelliccia del castoro, ma il modello cambia a seconda delle mode.
Nel XVI secolo trionfa il cappello di feltro ad ampie e morbide falde (come quello dei Tre Moschettieri per intenderci) con abbondanza di piume, fibbie e nastri .
Lo vediamo in testa a Giacomo Stuart (incoronato re d’Inghilterra  nel 1603 e già re di Scozia con il nome di Giacomo VI) guarnito da un vistoso piumaggio e riccamente ingioiellato.
Fu invece Luigi XIV a lanciare la moda del tricorno (in inglese “tricorne” o “three cornered hat”) sul finire del Seicento, che sarà di moda per tutto il Settecento,  quello che nel nostro immaginario è il cappello del pirata per antonomasia! Era detto anche “Cocked” hat, perchè i lati erano piegati (cocked up) per dargli la forma.
Nell’Ottocento invece la moda cambia radicalmente e beaver diventa sinonimo di cappello a cilindro!

COCK UP YOUR BEAVER BY ROBERT BURNS

La canzoncina di sole due strofe riprende nella prima strofa il testo già riportato in forma di frammento da Herd (in Scots Songs, 1769) mentre la seconda strofa è stata scritta interamente da Burns: sembra mettere in ridicolo i gentiluomini scozzesi  che seguirono a Londra il loro re  Giacomo VI, diventato nel 1603  Giacomo I d’Inghilterra -alla morte della regina Elisabetta I (l’ultima dei Tudor).

Pure James Hogg riportò la sua versione (in Jacobite Songs and Ballads of Scotland from 1688 to 1746) e ne riscrisse buona parte anche se la annotò come una “clever old song

ASCOLTA Wendy Weatherby


I
When first my brave Johnie lad
came to this town(1),
He had a blue bonnet(2)
that wanted the crown;
But now he has gotten
a hat and a feather,
Hey, brave Johnie lad,
cock up your beaver(3)!
II
Cock up your beaver,
and cock it fu’ sprush(4),
We’ll over the Border (%),
and gie them a brush;
There’s somebody there
we’ll teach better behaviour,
Hey, brave Johnie lad,
cock up your beaver!
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Quando per la prima volta  il mio audace Johnny arrivò in questa città (1)
aveva un berretto blu (2)
e voleva la corona;
ora indossa
un cappello con la piuma
Ehi bel Johnny
raddrizza  il tuo cappello (3)
II
Raddrizza  il tuo cappello,
e ornalo con un rametto (4)
passeremo il Border (5)
e daremo una ripassata (agli Inglesi);
c’è qualcuno là
a cui insegneremo le buone maniere
Ehi bel Johnny
raddrizza il tuo cappello!

NOTE
1) Londra. Si tratta evidentemente della delegazioni di nobili, dignitari e soldati al seguito del nuovo re che da Edimburgo si trasferisce a Londra
Il frammento di David Herd  riporta:
“Cock up your Beaver”
When first my dear Johny came to this town,
he had a blue bonnet, it wanted the crown;
but now he has gotten a hat and a feather,
Hey, my Johny lad, cock up your beaver.
Cock up your beaver, cock up your beaver,
Hey, my Johny lad, cock up your beaver;
cock up your beaver, and cock it nae wrong,
we’ll a’ to England ere it be lang.
[traduzione italiano: raddrizza il tuo cappello e mettilo bene, saremo in Inghilterra in men che non si dica]
2) il blue bonnet è il rustico berretto delle Highlands privo di fronzoli, si tratta più precisamente del Balmoral Bonnet o Scottish Balmoral (così chiamato però solo a fine Ottocento in omaggio al Balmoral Castle la residenza in Scozia della Regina Vittoria) La foggia del blu bonnet risale al 1500 e l’usanza di portarlo ha dato il soprannome di ‘Bluebonnets’ agli Highlanders. Il bordo inferiore è un nastro rigido  a quadretti oppure in tinta unita e le estremità sono lasciate pendere liberamente oppure sono annodate in un fiocco stretto (un linguaggio in codice per le ragazze: nel primo caso il giovanotto era libero e disponibile, nel secondo caso era fidanzato) . Si abbellisce con una piuma e la coccarda (sul lato sinistro) La variante irlandese prende il nome di Irish Caubeen
3) beaver è un cappello di feltro la cui foggia varia al mutare delle Mode. Cock up your beaver potrebbe anche voler essere un esortazione a indossare il cappello nel modo corretto e sottolineare la mancanza di gusto dei nuovi arrivati.
4) “Sprush” =”spruce” ogni clan ha un rametto distintivo. Nel 1700  lo Scottish Bonnet è abbellito da coccarda bianca, l’emblema del clan e una piuma
5) dicesi Border il territorio di confine tra la Scozia e l’Inghilterra

Le ulteriori strofe in Hogg proseguono:
III
Cock it up right, and fauld it nae down,
And cock the white rose on the band o’ the crown;
Cock it o’ the right side, no on the wrang,
And yese be at Carlisle  or it be lang.
IV
There’s somebody there that likes slinking and slav’ry,
Somebody there that likes knapping and knav’ry;
But somebody’s coming will make them to waver.
Hey, brave Johnnie lad, cock up your beaver!
V
Sawney was bred wi’ a broker o’ wigs,
But now he’s gaun southward to lather the Whigs,
And he’s to set up as their shopman and shaver.
Hey, brave Johnnie lad, cock up your beaver!
VI
Jockie was bred for a tanner, ye ken,
But now he’s gaun southward to curry goodmen,
With Andrew Ferrara  for barker and cleaver.
Hey, brave Johnnie lad, cock up your beaver!
VII
Donald was bred for a lifter o’ kye,
A stealer o’ deer, and a drover forbye,
But now he’s gaun over the border a blink,
And he’s to get red gowd to bundle and clink.
VIII
There’s Donald the drover, and Duncan the caird,
And Sawney the shaver, and Logic the laird;
These are the lads that will flinch frae you never.
Hey, brave Johnnie lad , cock up your beaver!

per la traduzione in francese qui

HEY HOW JOHNNIE LAD

La seconda versione invece si inserisce nel filone delle Bothy ballads già viste nella prima parte (qui) sui “problemi ” di coppia! Johnnie Lad è così  il tipico ragazzo delle Highlands

ASCOLTA Andy M. Stewart

ASCOLTA Rebecca Pidgeon

VERSIONE ROBERT BURNS
Chorus:
Hey how my Johnny lad
Ye’re no’ sae kind’s ye should have been;
Gin yer voice I hadna kent,
I couldna either trow ma een(2).
Sae weel’s ye micht hae tousled me(3)
And sweetly prie’d my mou bedeen (4): Hey how my Johnny lad..
I
My faither he was at the pleugh,
My mither she was at the mill,
My Billie he was at the moss,
an’ no ane near our sport tae spill.
The feint a body(5) was therein,
There was nae fear o’ bein’ seen:
Hey how my Johnny lad..
II
Wad ony lad wha lo’ed her weel
Hae left his bonny lass her lane
Tae sigh an’ greet(6) ilk(7) langsome hour
And think her sweetest minutes gane?
O had ye been a wooer leal.
We would hae met wi’ hearts mair keen: Hey how my Johnny lad…
III
But I maun(8) get anither jo,
Wha’s love gangs never oot o’ sight
And never lets the moments pass
When to a lass he can be kind.
So gang yer wa’s tae blinkin’ Bess,
Nae mair for Johnny shall she green(9): Hey how my Johnny lad...
TRADUZIONE di Cattia Salto
CORO
Hei Johnny, ragazzo mio
non sei stato così bravo(1) come avresti dovuto;
se non avessi riconosciuto la tua voce
non avrei creduto ai miei occhi!
Così bene avresti potuto spettinarmi
e dolcemente baciare la mia bocca, un tempo: Hei Johnny, ragazzo mio..
I
Mio padre era all’aratro
mia madre al mulino
il mio Billy era nella palude
non c’era nessuno nelle vicinanze a spiarci, non c’era un’anima nei paraggi
e proprio nessun pericolo d’essere visti: Hei Johnny, ragazzo mio
II
Potrebbe  un ragazzo che ami veramente
trascurare la sua bella ragazza  e da sola
lasciarla sospirare e lamentare per ore
al pensiero che i suoi momenti più felici siano finiti?
O se tu fossi stato un amante fedele!
Ci saremmo incontrati con cuori più appassionati: Hei Johnny, ragazzo mio
III
Ma io posso trovarne un altro
meno dimentico dell’amore,
che quando è il momento giusto
corre a dare piacere a una ragazza.
Così vai dunque da Bess che ti ammira,
non più  per Johnny sospirerà

NOTE
1) la ragazza si lamenta perchè il bel Johnny manca ai suoi doveri ossia non è tanto solerte nel fare l’amore
2) trow my een = “believe my eyes”
3) sae weel ye micht hae tousled me= so well you might have tousled me
4) prie’d my mou bedeen = to taste my mouth at once
5) feint a body = not a soul
6) greet: arcaico per to weep
7) ilk, ilka vecchio   termine scozzese per each-every
8) maun – must, will
9) green=long for

FONTI
http://www.scottish-wedding-dreams.com/scottish-bonnets.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=24649
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=7570
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=29962
http://sangstories.webs.com/johnnielad.htm http://digital.nls.uk/special-collections-of-printed-music/pageturner.cfm?id=87798832
http://www.mandolincafe.com/forum/showthread.php?96753-Johnny-Cock-Thy-Beaver-(Baroque-variations-1684)
http://bookkake.com/2009/12/07/cock-up-yer-beaver/
http://www.ibiblio.org/fiddlers/CO_COLL.htm
http://www.janeausten.co.uk/beaver-hats-build-a-nation/
http://chrsouchon.free.fr/johnlad.htm

THE BAFFLED KNIGHT A TUDOR BALLAD

John Byam Liston Shaw: “The Baffled Knight”

Un giovane cavaliere incontra una fanciulla per la campagna (a volte la sorprende mentre è intenta a farsi il bagno in un fiume) e le chiede di fare sesso. Per la verità gli approcci in luoghi appartati tra nobiluomini e procaci contadinelle (o pastorelle) anche se paludati con versi bucolici, si concludevano molto più prosaicamente con lo stupro (se al gentiluomo “pungeva vaghezza” cioè se gli veniva voglia!).

Ma in questa ballata la fanciulla è una lady, e il dialogo tra i due protagonisti diventa piuttosto una galante schermaglia d’amore, un gioco d’amore per renderlo più stuzzicante; il cavaliere tuttavia non ne conosce ancora le regole a causa della sua giovane età ed è perciò preso in giro dalla dama, cortigiana molto più esperta e cinica, abile manovratrice dei suoi amanti!

courtship-medieval-ballad

TITOLI: The Baffled Lover (knight),  Yonder comes a courteous knight, The Lady’s Policy, The Disappointed Lover, The (Bonny) Shepherd Lad (laddie), Blow Ye Winds High-O, Clear Away the Morning Dew

VERSIONE A: YONDER COMES A COURTEOUS KNIGHT

Child ballad #112
Il cavaliere galante è etichettato come “Baffled knight” termine usuale nel dialetto scozzese del 1540-1550: bauchle“, qui nel significato di “sconcertato”, “perplesso” ma anche “raggirato”. In origine la ballata è trascritta nel Deuteromelia (1609) di Thomas Ravenscroft con una melodia che egli attribuisce al regno di Enrico VIII.

CARPE DIEM

La canzone è un’esortazione a trarre il piacere quando se ne ha l’opportunità: la dama (da esperta cortigiana) mette alla prova il giovane cavaliere prospettando gli agi del comodo letto che li aspetta nella casa paterna; così entra per prima in casa e chiude fuori l’ingenuo (e inesperto) cavaliere. La dama non nasconde il disprezzo verso il cavaliere che non ha osato prenderla tra le verdi frasche!!

ASCOLTA Custer LaRue & Baltimore Consort in “Ladyes Delight: Entertainment Music of Elizabethan England”, 1998. In versione integrale su Spotify (qui)  Come sempre i Baltimore Consort ci regalano un piccolo gioiello musicale: la melodia è eseguita in modo cadenzato e richiama vagamente la Dargason jig, come riportata anche nella prima edizione del “The Dancing Master” di John Playford (1651).

ASCOLTA Lucie Skeaping & City Waits in” Lusty Broadside Ballads & Palyford Dances” 2011 con le parti dialogate risolte dalle due voci: interpretazione frizzante e scherzosa che mi immagino mimata salacemente nei salotti più alla moda del tempo. Sono omesse un paio di strofe rispetto alla versione originale. (saltano le strofe II, IV e VII) da ascoltare su Spotify con il titolo di The Baffled Knight (qui)

ASCOLTA Joel Frederiksen & Ensemble Phoenix Munich in “The Elfin Knight: Balads and Dances”


I
Yonder comes a courteous knight,
Lustely raking ouer the lay(1);
He was well ware of a bonny lasse,
As she came wandring ouer the way.
CHORUS
Then she sang downe a downe,
hey downe derry (bis)(2)
II
‘Ioue(3) you speed, fayre lady,’ he said,
‘Among the leaues that be so greene;
If I were a king, and wore a crowne,
Full soone, fair lady,
shouldst thou be a queen.
III
‘Also Ioue saue you, faire lady(4),
Among the roses that be so red;
If I haue not my will of you,
Full soone, faire lady,
shall I be dead.’
IV
Then he lookt east,
then hee lookt west,
Hee lookt north, so did he south;
He could not finde a priuy place,
For all lay in the diuel’s mouth.
V
‘If you will carry me, gentle sir,
A mayde(5) vnto my father’s hall,
Then you shall haue your will of me,
Vnder purple and vnder paule(6).’
VI
He set her vp vpon a steed,
And him selfe vpon another,
And all the day he rode her by,
As though they had been sister and brother.
VII
When she came to her father’s hall,
It was well walled round about;
She yode(7) in at the wicket-gate,
And shut the foure-eard(8) foole without.
VIII
‘You had me,’ quoth she, ‘abroad in the field,
Among the corne, amidst the hay,
Where you might had your will of mee,
For, in good faith, sir, I neuer said nay.
IX
‘Ye had me also amid the field(9)
Among the rushes that were so browne,
Where you might had your will of me,
But you had not the face to lay me downe.'(10)
X
He pulled out
his nut-browne(11) sword,
And wipt the rust off with his sleeue,
And said, “Ioue’s curse
come to his heart
That any woman would beleeue(12)!
XI
When you haue you owne true-loue(13)
A mile or twaine out of the towne,
Spare not for her gay clothing,
But lay her body flat on the ground.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Da lungi giunse un cavaliere cortese,
che razzolava lussurioso per i campi;
si accorse di una bella fanciulla,
mentre arrivava a passeggio per la via.
CORO
downe a downe,
hey downe derry
II
“Per Giove bella dama che andate spedita
 tra le foglie rigogliose,
se fossi re con indosso la corona, tosto bella dama,
voi sareste la mia regina.
III
Che Giove vi preservi bella dama,
tra le rose sì rosse,
se  non vi farò mia,
tosto bella dama
io morirò.”
IV
Così guardò a Est e poi guardò a Ovest,
guardò a Nord e anche a Sud,
ma non riusciva a trovare un posto appartato che fosse nelle fauci del diavolo.
V
“Se condurrete me, gentile signore
una fanciulla, fino alla dimora paterna, allora potrete fare di me ciò che vorrete
tra gli agi e il lusso”.
VI
Egli la accomodò sul destriero
e lui ne montò un altro per sè
e per tutto il giorno le cavalcò accanto, proprio come se fossero sorella e fratello.
VII
Quando giunsero alla dimora paterna
si era ormai a buon punto,
ma ella entrò nel portone
e chiuse fuori lo sciocco
asino.
VIII
“Potevate avermi –
disse lei – fuori nei campi, tra il grano e l’avena, dove avreste potuto fare di me secondo la vostra volontà, perchè in verità Signore, non vi avrei detto di no.
IX
Potevate avermi anche in mezzo alla brughiera tra i giunchi maturi,
dove avreste avreste potuto fare di me secondo la vostra volontà,
ma non avete avuto il coraggio di stendermi a terra”
X
Egli sguainò
la spada arrugginita ,
la pulì sulla manica,
e disse “La maledizione di Giove
scenda su questo mio cuore
che crede ad ogni donna”.
XI
Quando hai la tua femmina innamorata
a un miglio o due fuori dalla città,
non risparmiare le sue gaie vesti,
ma appiattisci il suo corpo a terra!

NOTE
1) ‘lay’ = lea, meadow-land: il giovanotto è infoiato, gli basta vedere una dama sola per la campagna!
2) intercalare onomatopeico e apparentemente non-sense proprio di alcune ballate; anche nella ballata The Three Ravens sempre riportata da Ravenscoft questa volta nel suo Melismata. Vernon Chatman propende come traduzione per una frase in senso compiuto: We find in the Oxford Universal Dictionary (1955) that ‘down’ can be used as an adverb either attributively or by ellipsis of some participial word in the sense of “dejected.”” Also, we find that ‘a’ can be used as a preposition as in ‘a live’ or as an adjective in the sense of “all.” Further, we find that ‘hay’ can be used as an interjection in the sense of “thou hast (it)” and that it occurs in the phrase ‘to make hay’ this phrase meaning “to make confusion.” Thus, the sense of line two is something like the following: 1) Dejected all dejected, thou hast dejection [thou art dejected?], thou hast dejection; or 2) Dejected all dejected, confused and dejected, confused and dejected. Relative to line four we find in the Oxford Universal Dictionary that ‘with’ can be used to form adverb phrases denoting “to the fullest extent.” Thus, the sense of the fourth line is something like the following: Utterly (completely) dejected. Line seven presents the gravest difficulty; however, it can be surmounted. The problem here centers upon ‘derrie.’ Checking this time with Encyclopaedia Britannica (1956) we find that Londonderry was once named ‘Derry.’ Derry is an appropriate locale for the scene depicted in “The Three Ravens:” the Scandinavians plundered the city, and it is said to have been burned down at least seven times before 1200; it thus is a site of many battles. Line seven now “means” something like the following: Utterly dejected in Derry, in Derry, dejected, dejected.
3) Ioue = Jove; Jove you speed è una specie d’invocazione del tipo “Giove ti assista”, ma anche un modo di salutare. Giove è anche il dio famoso per le sue avventure amorose e la lussuria: insomma non se ne faceva scappare una.
4) Lucie Skeaping dice ‘Ioue you speed, fayre lady,’ he said,
5) maid
6) purple and paule = pompa magna, ossia tra gli agi e il lusso
7) ‘yode’ = went.
8) ‘foure-ear’d’ = così commenta il professor Child: ‘as denoting a double ass?’
9) Lucie Skeaping dice ‘You had me, abroad in the field,
10) una volta al sicuro la dama sbeffeggia il cavaliere inesperto!
11)  l’immagine è un po’ burlesca: il giovanotto con una spada arrugginita perchè non ha mai avuto modo di usarla (spadaccino inesperto o maldestro come nei duelli amorosi) la alza al cielo puntandola su Giove pluvio per attirarne i fulmini!!( uno spasso)
12) believe
13) nelle ballate non si andava tanto per il sottile, ogni femmina era una true-love ovvero il vero-amore

Child #112 versione B continua

FONTI
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=Child_d11201

THE WREN SONGS: HUNTING THE WREN

wrenSopravvissuta in Irlanda fino ai nostri giorni la caccia dello scricciolo è un rituale pan-celtico che si svolge il 26 dicembre: l’uccisione dello scricciolo e la distribuzione delle sue piume avrebbe portato salute e fortuna agli abitanti del villaggio.
(prima parte continua)

Passando a una sommaria classificazione del materiale registrato, seguitemi quindi in questo viaggio per la campagna britannica e irlandese!

irish_flagIRLANDA

La tradizione è ancora diffusa nelle contee di Sligo, Leitrim, Clare, Kerry (in particolare Dingle), Tipperary, Kildare..

PRIMA MELODIA IRLANDESE: THE WREN SONG

Forse la melodia più diffusa ha l’andamento cantilenante di un girotondo e si conclude con una sarabanda, tutte le versioni testuali iniziano sempre con The wren, the wren, the king of all birds. Una delle tanti versioni è riporta anche in ‘Music of Ireland’ (Londra 1844) e come nota al testo F.W. Horncastle scrive: “On the anniversary od St Stephen’s Day groups of young villagers carry about a holly bush adorned with ribbons and with several wrens depending from it. This is conveyed from house to house with much ceremony, the wren-boys chanting several verses, the burthen of which may be collected from the lines of the song. Contributions are, of course, levied and the evening spent in merriment.”
The wren, the wren, the king of all birds(1),
St. Stephen’s Day was caught in a furze,
although he is little, his family’s great,
I pray you, good landlady, give us a treat(2).
Sing hey, sing ho! Sing holly, sing holly(6)!
A drop just to drink, it would cure melancholy

ASCOLTA The Clancy Brothers in Christams Album 1969 (strofe da I a VI) (con un bridge da The Boys from the Country Cork) La versione testuale risale al 1876 (in The Golden Bough, James Frazier)

ASCOLTA Baltimore Consort in Brigh Day Star: Music for the Yuletide Seasons 2009 (strofa I, IV, III, IIa, Va) anche se riprendono la melodia non cantano il ritornello

ASCOLTA Richie Kavanagh in The Mobile Phone 2009 con tanto di coretto di bambini e suono di campane


I
The wren, the wren,
the king of all birds(1),
St. Stephen’s Day was caught in the furze,
although he was little his honour (2) was great,
Jump up me lads and give him a treat(2).
II(4)
As I was gone to Killenaule (5)
I met the wren upon the wall,
Up with me wattle and knocked him down
And brought him into Carrick town(6).
III
Droolin (7), droolin,
where’s your nest?
‘Tis in the bush that I love best
In the tree (bush), the holly tree(8)
Where all the boys do follow me.
CHORUS
Up with the kettle(9) and down with the pan, and you give us a penny to bury the wren
IV
We followed the wren three miles or more
Three miles or more, three miles or more,
Followed the wren three miles or more
At six o’clock in the morning.
V (10)
I have a little box(11) under me arm
Under me arm, under me arm,
I have a little box under me arm,
A penny a tuppence will do it no harm.
VI
Missus Clancy(12)’s a very good woman
A very good woman, a very good woman
Missus Clancy’s a very good woman
She gave us a penny to bury the wren.
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
Lo scricciolo, lo scricciolo
il re di tutti gli uccelli(1)
nel giorno di S. Stefano fu catturato tra i cespugli
sebbene fosse piccolo, il suo spirito (2) era grande
alzatevi, ragazzi e fategli
un’offerta (3).
II (4)
Mentre andavo a Killenaule (5)
ho incontrato uno scricciolo sul muro
ho alzato il mio bastone e l’ho buttato giù
e l’ho portato a Carrick(6)
III
“Scricciolo, scricciolo
dov’è il tuo nido?”
“E” nei cespugli che preferisco
nell’agrifoglio (8)
dove mi inseguono tutti i ragazzi”
CORO
su la lattina (9) e giù la monetina,
dateci un penny per seppellire lo scricciolo.

IV
Abbiamo inseguito questo scricciolo per tre e più miglia,
abbiamo inseguito questo scricciolo per tre e più miglia,
abbiamo inseguito questo scricciolo per tre e più miglia
dalle sei della mattina
V (10)
Ho una piccola scatola(11) sotto il braccio, sotto il braccio
Ho una piccola scatola sotto il braccio
e un penny e tre pence andranno bene
VI
La signora Clancy (12) è proprio una brava donna,
una brava donna
e ci ha dato
La signora Clancy è una brava donna ci ha dato un penny per seppellire lo scricciolo.

NOTE
1) Una fiaba celtica per bambini racconta la sfida tra l’aquila e lo scricciolo per contendersi l’appellativo di re degli uccelli: essendo due uccelli avrebbe vinto chi fosse riuscito a volare più in alto! Lo scricciolo partì per primo e quando la possente aquila lo superò si sistemò sul suo dorso e si fece trasportare ancora più in alto, fino a spiccare di nuovo il volo e quindi vincere la gara. raccontata da Joe Heaney qui
2) letteralmente onore, ma qui è da intendersi più in termini “mistici”
3) in altre versioni è espressamente richiesto un penny, ma più spesso ai questuanti si dava un dolce (barm brack un dolce tradizionale all’uvetta e canditi associato con Halloween e anche con il Natale, una specie di panettone irlandese più speziato e asciutto rispetto a quello italiano!) vedi
4) Strofa alternativa: As I went out to hunt and all, I met a wren upon the wall, Up with me wattle and gave him a fall, And brought him here to show you all
5) Killenaule è un piccolo paese nella Contea di Tipperary in un area prevalentemente agricola.
6) Carrick-on-Suir è un paese un po’ più grande nella contea South Tipperary
7) droolin, Droilin in gaelico irlandese per wren (a Dingo dicono rolley)
8) sull’agrifoglio vedi
9) letteralmente: mettete su il bollitore e sotto con la padella!
10) strofa alternativa: I have a little box under me arm, A tuppence or penny will do it no harm, For we are the boys who came your way, To bring in the wren on St. Stephen’s Day
11) la scatola delle offerte, di solito una lattina. Il 26 dicembre era infatti nelle isole britanniche il Boxing day.
12) il nome della generosa signora non può che variare a seconda delle circostanze! Credo che i primi ad aver registrato la canzone siano stati proprio i Clancy bross.

wren-boys-ireland

THE WREN BOYS’ SONG

Un altro canto di questua dei wren boys sempre proveniente dall’Irlanda tratto da  “Ballads from the Pubs of Ireland”, 1968 di James Healy.
ASCOLTA Magpie Lane in “Knock at the knocker and ring at the bell” 2006 (su Spotify)


I
The wren, the wren,
the king of all birds
Saint Stephen’s day was caught in the furze,
We got him there as you can see,
And pasted him up on a holly tree.
CHORUS
Hurrah, my boys, hurrah,
Hurrah, my boys, hurrah.

Knock at the knocker and ring at the bell,
What will you give us for singing so well? 
Singing so well, singing so well,
What will you give us for singing so well?.

II
I get a little box under my arm,
a copper or two will do it no harm,
Knock at the knocker and ring at the bell,
And give us a copper for singing so well.
III
On Christmas day I turned the spit,
I burned my finger, I feel it yet,
Between my finger and my thumb
There’s a blister as big as a plum.
IV
God bless the mistress and the man,
Unto your house we bring the wren,
Though he’s little his family’s great,
Come out, come out, and give us a treat.
TRADUZIONE di CATTIA SALTO
I
Lo scricciolo,
il re di tutti gli uccelli (1)
nel giorno di S. Stefano fu catturato nel cespuglio,
lo abbiamo preso come potete vedere e legato su un agrifoglio (8).
CORO
Evviva miei ragazzi,
Evviva miei ragazzi,
scrollate il battente e suonate il campanello,
cosa ci date per cantare così bene?
Per cantare così bene, cantare così bene, cosa ci date per cantare così bene?
II
Ho una piccola scatola (11) sotto il braccio
e una monetina o due andranno bene
scrollate il battente e suonate il campanello,
dateci una monetina per cantare così bene
III
Il giorno di Natale ho girato lo spiedo
e mi sono bruciato il dito, lo sento ancora, tra l’indice e il pollice
c’è una bolla grande come una prugna.
IV
Dio benedica la signora e il signore,
nella vostra casa portiamo lo scricciolo, anche se piccolo, il suo spirito è grande, venite fuori e dateci un dolcetto

(seconda parte segue)

FONTI
http://piereligion.org/wrenkingsongs.html http://www.dingle-peninsula.ie/wren.html http://www.sligoheritage.com/archwrenboys.htm http://www.joeheaney.org/default.asp?contentID=805 https://thesession.org/tunes/2828 http://www.musicanet.org/robokopp/scottish/thewren.htm http://www.traditionalmusic.co.uk/folk-song-lyrics/Wren_Song.htm http:[email protected]?SongID=7195 http://www.goldenhindmusic.com/lyrics/WRENBOY2.html

BONNIE DUNDEE

(c) The University of Aberdeen; Supplied by The Public Catalogue FoundationNel 1825 sir Walter Scott, promotore del revival letterario giacobita, scrisse un poemetto dedicato a John Graham Laird di Claverhouse, primo visconte di Dundee (c. 1648 – 1689) soprannominandolo “il Bel Dundee“; eppure l’appellativo con cui Claverhouse era apostrofato ai suoi tempi, non aveva nulla di lusinghiero: “Bluidy Clavers”, “Clavers il sanguinario” colui che aveva fatto un patto con il diavolo.

QUEL DIAVOLO DI DUNDEE

Militare di carriera, soldato di fortuna in Francia e Olanda, ritornò in Scozia nel 1678, dove venne nominato capitano dei dragoni e mandato nel Sud-Ovest a combattere contro i Presbiteriani che si opponevano al regime anglicano di re Carlo II (e tuttavia nel 1689 si sposò con Jean Cochrane figlia di una nota famiglia di “Covenanters*“).
Grazie all’amicizia coltivata in Inghilterra con il Duca di York – futuro re Giacomo II – Graham venne creato Visconte di Dundee il 12 novembre del 1688.
*Covenanti, (covenant è un accordo, alleanza in riferimento al rapporto diretto tra Dio e il suo popolo, tramite le parole della Bibbia) così erano chiamati presbiteriani in Scozia, le loro riunioni in aperta campagna vennero denominate “conventicles” e considerate illegali passibili di pena capitale.

I CATTOLICI ALLA RISCOSSA

210px-James_II_by_Peter_LelyQuando re Giacomo II divenne re nel 1685, la sua politica “assolutistica” e le sua intenzioni di restaurare il cattolicesimo, lo rese inviso ai più e in particolare ai capi dei due partiti del parlamento -Whigs in testa – che d’intesa per disfarsi al più presto del re papista (il quale voleva portare l’Inghilterra verso “il papismo e la schiavitù”), chiamarono il principe Guglielmo III d’Orange dall’Olanda affinchè si recasse a occupare il trono reale con la moglie Maria Suart. Un colpo di stato camuffato da un “cambio in famiglia” con tanto di esercito di mercenari ingaggiati da Guglielmo!

Qui siamo agli inizi della ribellione, passata alla storia come Gloriosa Rivoluzione, il re venne dichiarato decaduto sia dal parlamento inglese che sa quello scozzese e nel 1689 “rimpiazzato” di fatto da Guglielmo III. Giacomo II cercò di riprendersi il trono sbarcando nell’Irlanda cattolica con un esercito francese e la speranza (rivelatasi ben presto vana) di raggiungere Londra a capo dei suoi sostenitori.

L’EROE GIACOBITA

Nel frattempo “Bonnie Dundee” si era rifiutato di giurare fedeltà a Guglielmo anzi aveva complottato con altri “giacobiti” ovvero sostenitori di Giacomo in favore della ribellione armata: corse in lungo e in largo per le Highlands allo scopo di radunare un piccolo esercito. Lo scontro avvenne in data  27 luglio 1689 contro le truppe guidate dal generale Huge Mackay in un attacco a sorpresa al passo di Killiecrankie. Dundee vinse la battaglia ma cadde ferito a morte e divenne subito un eroe della ribellione giacobita.
La Gloriosa Rivoluzione del 1689 fallì miseramente, e di fatto fece dell’Inghilterra una monarchia parlamentare, la discendenza maschile del ramo Stuart cercò periodicamente e fino al 1746 di riprendersi il trono con l’aiuto di Francia e Spagna, capitolo chiuso nel sangue con la battaglia di Culloden combattuta il 16 aprile del 1746, seguita da una durissima repressione dei clan scozzesi.
[vedi la SCHEDA in http://ontanomagico.altervista.org/came-france.htm]

ADEW DUNDEE

La melodia “Adew Dundee” (in Skene MS 1620 circa) è stata presa come modello per altre tre canzoni che riprendono tutte il nome di Dundee.
Il Manoscritto Skene è una raccolta di musica scozzese per liuto che ha preservato un centinaio di melodie popolari scozzesi, trascritte in notazione moderna e pubblicate nell'”Ancient Melodies of Scotland” di William Dauney.
Una ricerca approfondita sulla melodia qui

Ma andiamo con ordine, prima la melodia “Adew Dundee
ASCOLTA Rob MacKillop al liuto

BONNIE DUNDEE ovvero THE BONNETS OF BONNIE DUNDEE

dundeeFu Sir Walter Scott nel dicembre del 1825 a scrivere un poemetto sull’eroe giacobita morto quarantenne nella battaglia di Killiecrankie, mentre era ossessionato dal ripetersi della melodia “Adew Dundee” che continuava a ronzargli in testa “The air of ‘Bonnie Dundee’ running in my head today I [wrote] a few verses to it before dinner, taking the key-note from the story of Claverse leaving the Scottish Convention of Estates in 1688-9.”

I versi di Sir Walter Scott sono ovviamente degni di un poemetto (pubblicato in “The Christmas Box -1828-9) ma le versioni cantate oggigiorno tendono a limitarsi alle tre o quattro strofe. La melodia che Scott aveva in testa doveva essere suonata ‘à la militaire’ quindi come una marcia o marcetta. L’arrangiamento divenne subito popolare anche se personalmente preferisco la versione più lenta di “Adew Dundee”

ASCOLTA The McCalmans in “An Audience With The McCalmans” (1973). (strofe I, II, IV)

ASCOLTA The Irish Rovers  suonata ‘à la militaire’

I
To the Lords of Convention [1] `twas Claverhouse [2] spoke.
“Ere the King`s crown goes down there are crowns to be broke;
So each Cavalier [3] who loves honour and me,
let him follow the bonnets of Bonny Dundee.”
CHORUS [4]:
Come fill up my cup, come fill up my can,
Come saddle my horses, and call up my men;
unhook the West Port and let us gae free,
for it’s up with the bonnets of Bonny Dundee!
II
Dundee he is mounted and he rides up the street,
The bells [5] they ring backward, the drums they do beat;
and the Provost [6], douce[7] man, says,
“Just let him be, for the Toon is weel rid of that De’il Dundee”.
III
There are hills beyond Pentland and there are lands beyond Forth, [8]
be there kings in the south there are chiefs in the North;
there are brave Duniewassals [9] three thousand times three,
fly high for the bonnet of Bonny Dundee.
IV
Then away to the hills, to the lea, to the rocks –
Ere I own an usurper, I`ll couch with the fox;
so tremble, false Whigs [10] , in the midst of your glee,
you have no seen the last of my bonnets and me!

TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
Ai Lord della Convenzione(1) così parlò Claverhouse(2)
“Dove la corona del re è spodestata,  ci sono corone da spezzare;
così ogni Cavaliere(3) che ami l’onore e me
segua i berretti del Bel Dundee
RITORNELLO(4)
Venite a riempire le coppe e le tazze,
venite a sellare i cavalli e a richiamare gli uomini;
aprite la Porta Ovest e lasciateci passare
che è giusto essere con i berretti del Bel Dundee
II
Dundee si è ribellato e cavalca per le strade
le campane(5) risuonano al suo passaggio  e si battono i tamburi
e il primo cittadino(6), da uomo cauto dice
” Lasciate che vada, che la città si levi di torno quel diavolo di Dundee”
III
Ci sono colline oltre lo stretto di Pentland e ci sono terre oltre il Forth(8),
ci sono i re del Sud ci sono i capi del Nord,
ci sono i nobili cadetti(9), ci sono 3000 volte tre
gettate in alto il cappello del Bel Dundee
IV
Allora riconquistiamo colline, campi  e montagne
qui c’è un usurpatore, andrò a caccia alla volpe;
così tremate Whigs(10) bugiardi, nel mezzo della vostra allegria
non avete visto l’ultimo dei miei berretti e me

NOTE
[1] The Lords of Convention: Guglielmo nel marzo del 1689 fece ratificare al parlamento scozzese la sua successione al trono di Scozia (con il nome di Guglielmo II). Il visconte di Dundee si oppose ma inutilmente e temendo per la propria vita lasciò Edimburgo per ritirarsi nelle Highlands e raccogliere un esercito di ribelli.
[2] John Graham Laird di Claverhouse, primo visconte di Dundee
[3] Cavaliers (Royalists): soprannome dei sostenitori di Re Carlo I durante la guerra civile inglese (1642) contrapposti ai Roundheads, i Puritani di Oliver Cromwell, questi portavano i capelli corti con una sorta di taglio a caschetto mentre i nobili portavano lunghi capelli con i boccoli. La parola deriva dal francese “chevalier” per indicare la loro origine nobiliare.
[4] il ritornello è stato ripreso pari pari da una vecchia canzone dal titolo “Jocky’s Escape from Dundee
“Come fill up my cup, come fill up my can,
Come saddle my horse and call up my man,
Come open the gates and let me go free,
And shew me the way from bonny Dundee.”
[5] To ring bells backward: il suono delle campane era un segnale d’allarme (invasione, incendio)
[6] Provost: il sindaco di Edimburgo
[7] douce=gentle ma anche “cautious”
[8] Pentland, Forth: “Pentland Firth” è lo stretto che separa le isole Orcadi dal Nord della Scozia; “Firth of Forth” è la grande insenatura creata dall’estuario del fiume Forth
[9] Duniewassal: (dal gaelico: duine uasal; duine=man, uasal= high, dignified) il cadetto di una famiglia di rango nelle Highlands
[10] una distinzione sommaria tra i due partiti classifica i tories, come proprietarî di terre (landed men), mentre i whigs, come rappresentanti della ricchezza mobiliare (moneyed men). Whigs, è una parola di probabile origine scozzese, forse col significato di predone, o forse viene da “whig”, latte acido, di certo era un insulto che nel 1600 si rivolgeva a questa corrente politica ma rimase appiccicato come un etichetta nei secoli successivi. Non mi sembra il caso di andare a distinguere tra le sottili o più sostanziali divergenze tra i due partiti, quanto sottolineare che furono i Whigs ad appoggiare incondizionatamente la nuova dinastia.

LA VERSIONE DI ROBERT BURNS

In questa versione testuale Bonnie Dundee è la città Dundee, dove una ragazza attende il suo uomo partito come soldato (forse con i ribelli giacobiti). La ballata proveniente dai broadside e passata per la penna di Robert Burns, è una sorta di ninna-nanna rivolta al figlio piccolo, ma anche un lamento. continua

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/came-france.htm
http://skyelander.orgfree.com/dundee.html
http://thesession.org/tunes/1229
http://digital.nls.uk/broadsides/broadside.cfm/id/15103
http://chrsouchon.free.fr/bonndund.htm
http://chrsouchon.free.fr/adieudun.htm
http://chrsouchon.free.fr/dundee.htm

THE TWO SISTERS: BINNORIE

La ballata “The two sisters” è originaria dalla Svezia o più in generale dai paesi scandinavi (vedi “De två systrarna) e si è diffusa largamente anche in alcuni paesi dell’Est e nelle isole britanniche. Le varianti in cui è presente sono molteplici come pure i titoli: The Twa Sisters, The Cruel Sister, The Bonnie Milldams of Binnorie, The Bonny Bows o’ London, Binnorie and Sister, Binnorie, Minnorie, Dear Sister, The Jealous Sister (Minorie), Bonnie Broom, Swan Swims Sae Bonny O, The Bonny Swans, Bow Your Bend to Me.

IL TRIANGOLO AMOROSO

Si racconta la storia di un triangolo amoroso con due sorelle che si contendono le attenzioni di un bel giovane, una volta che la scelta cade sulla fanciulla bionda, l’altra (guarda caso dai capelli neri) per avere l’uomo tutto per sè, uccide la sorella facendola precipitare dall’alto di una scogliera (o dalla riva di un fiume). Il tema è trattato in molti dipinti ed è caro ai pittori pre-raffaelliti e più in generale un tema ricorrente nei pittori ottocenteschi (grazie ai buoni uffici di sir Walter Scott);
20121002205259a31nel dipinto dello scozzese John Faed (1851) dal titolo Cruel Sister è riassunto tutto il dramma della gelosia al centro della storia (leggasi movente): un affascinante principe dal fascino esotico (com’è lezioso quel cappello piumato!) tiene per mano una bionda fanciulla vestita di satin bianco, non solo il principe la guarda e le stringe teneramente la mano, ma anche indica un cagnolino in primo piano per dire : “ecco a te sono fedele”. Quale grazia e dolcezza è soffusa nella fanciulla la quale con modestia volge lo sguardo a terra, ma le sue guance sono imporporate, segno di una profonda emozione che la turba. L’altra fanciulla è leggermente arretrata rispetto ai due innamorati e guarda il principe afflitta da cupi pensieri, anche se gli si aggrappa al braccio è chiaramente il terzo incomodo (da notare che mentre i due innamorati incedono con lo stesso passo  la donna bruna muove in avanti il piede sinistro).
Per comprendere tutta la storia ci soccorre una fiaba scozzese dal titolo “The Singing Breastbone” (da Fair is Fair: World Folktales of Justice di Sharon Creeden vedi) che già nel titolo preannuncia un racconto “gotico”.

LA FIABA SCOZZESE: The Singing Breastbone

“C’erano una volta due figlie di re che dimoravano in una casetta vicino alla diga di Binnorie. Sir William venne a corteggiare la maggiore delle due che si innamorò di lui. Le chiese la mano porgendole guanto ed anello. Ma dopo un certo tempo cominciò a guardare la sorella minore dalle guance color ciliegia e dai capelli biondi e il suo amore si trasferì su di lei, tanto che non gli importava più nulla dell’altra. Così la maggiore cominciò ad odiare la minore per averle portato via l’amore di William e giorno dopo giorno il suo odio crebbe tanto da tramare e pianificare il modo di liberarsi di lei.
Una bella mattina disse a sua sorella: “Andiamo a vedere le barche di nostro padre attraccare al mulino di Binnorie.” E mano nella mano si recarono sul posto. Quando arrivarono alla riva del fiume la minore si arrampicò su una pietra per osservare lo spiaggiamento delle barche. Sua sorella, che era dietro, l’afferrò per i fianchi e la spinse nell’acqua della corrente del mulino di Binnorie.
“Oh sorella, sorella, dammi la mano!” Urlava mentre la corrente la spingeva via. “E avrai metà di tutto ciò che posseggo.” “No sorella, non ti darò la mano poiché sono comunque erede di tutte le tue terre. Che io sia maledetta se tocco la sua mano che si è frapposta fra me e l’amore del mio cuore.” “Oh sorella raggiungimi con un guanto!” gridò la principessa mentre la corrente la trascinava ancora più lontano, “E tu avrai di nuovo il tuo William.” “Continua ad affondare”, gridò la principessa crudele, “Nessuna mano o guanto tu toccherai. Il dolce William sarà mio quando sarai affogata nella corrente del mulino di Binnorie.” Detto questo si voltò e tornò a casa nel castello del re.
La principessa passò attraverso la corrente del mulino, talvolta nuotando, talvolta affondando, finché arrivò vicino al mulino. La figlia del mugnaio stava cucinando e quel giorno e aveva bisogno di acqua per cucinare. Non appena cominciò a tirar su l’acqua dalla corrente, vide qualcosa che galleggiava verso la diga del mulino e chiamò il padre: “Padre chiudi la diga! C’è qualcosa di bianco, una bella ragazza o un cigno bianco latte che viene giù lungo la corrente.” Allora il mugnaio si precipitò a chiudere la diga e fermò le pesanti e crudeli pale del mulino. Poi presero la principessa e la stesero sulla riva. Era così bella e dolce stesa sulla riva! Nei suoi capelli c’erano perle e pietre preziose; non si riusciva a vedere la sua vita tanto era coperta da una cintura d’oro e le frange d’oro del suo vestito bianco scendevano fino ai suoi piedi color del giglio. Ma era affogata, affogata!

E mentre giaceva là nella sua bellezza, un famoso suonatore d’arpa passò dalla diga del mulino di Binnorie e vide il suo dolce, pallido viso. E sebbene continuasse a viaggiare in lungo e in largo, non dimenticò mai quel viso e dopo molti giorni tornò al mulino sulla diga di Binnorie e finì poi per arrivare al castello del re, padre della fanciulla.

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Quella sera erano tutti riuniti nella sala del castello per ascoltare il grande arpista. C’erano il re e la regina, la loro figlia, Sir William e tutta la corte. Al principio l’arpista cantò utilizzando la sua vecchia arpa dando gioia o tristezza a suo piacimento. Ma mentre cantava mise l’altra arpa, che aveva fatto quel giorno stesso, su una pietra della sala. Improvvisamente l’arpa cominciò a cantare da sola con voce bassa e chiara. L’arpista smise e tutti zittirono. E questo è ciò che l’arpa cantò:
“Laggiù siede mio padre, il re,
Binnorie, oh Binnorie;
E laggiù siede mia madre, la regina;
Presso le belle dighe sul mulino di Binnorie.
E laggiù in piedi c’è mio fratello Hugh,
Binnorie, oh Binnorie;
E accanto a lui il mio William, bugiardo e sincero;
Presso le belle dighe sul mulino di Binnorie.”
Tutti si meravigliarono dell’accaduto e l’arpista disse loro che aveva visto la principessa affogata stesa sulla riva vicino alle belle dighe sul mulino di Binnorie e che successivamente aveva costruito un’arpa utilizzando i suoi capelli e le sue ossa pettorali. Proprio allora l’arpa cominciò a suonare di nuovo e questo è ciò che cantò a voce alta e chiara:
“E là siede mia sorella che mi ha affogato
presso le belle dighe sul mulino di Binnorie.”
E l’arpa si schiantò e si ruppe e non cantò più.

“Sommando le versioni inglesi e quelle scandinave si sono calcolati un centinaio di testi: è come se ogni cantore si fosse divertito a inventare qualcosa di differente per distinguersi dagli altri. In alcune varianti norvegesi l’arpa si rompe in mille pezzi e la principessa bionda ritorna in vita mentre la sorella dai capelli neri è o bruciata viva o seppellita viva come punizione per il crimine commesso.
In un’altra, sempre norvegese, le ossa della ragazza sono utilizzate per fare un flauto che è portato alla famiglia per farlo suonare da tutti. Quando la sorella crudele lo suona il sangue sgorga da esso denunciando così la sua colpa. Ne consegue una punizione: la sorella è condannata ad essere legata a quattro cavalli che partono in quattro distinte direzioni e che la faranno a pezzi. In una versione svedese il mugnaio salva la ragazza e la riporta alla famiglia. Alla fine la principessa bionda perdonerà la sorella per il tentato omicidio.” (Giordano Dall’Armellina)

La fiaba si presta come sempre a molteplici letture fuori dal testo, quella per simbolismi si concentra sul significato delle ossa, del cigno e dell’elemento acqua (vedi) e tuttavia nell’approdare in America la ballata diventa una più tipica murder ballad

Avendo operato una cernita, vado a riportare le versioni più conosciute della ballata, per un elenco esaustivo dei titoli e degli interpreti vedere invece qui 

PRIMA VERSIONE: BINNORIE

In Scozia la ballata comparve in stampa nel 1656 con il titolo “The Miller and the King’s Daughter” (vedi testo) ed è finita poi nelle Child Ballads, (al numero 10), così chiamate dal Professor Francis James Child che nel tardo 1800 aveva pubblicato The English and Scottish Popular Ballads: le versioni in Child sono una ventina circa a sottolineare l’ampia popolarità e diffusione della storia (e anche per le melodie si hanno molte versioni).
La versione analizzata però qui è quella di Sir Walter Scott (in “Minstrelsy of the Scottish Border” 1802) che con il suoi libri contribuì a ridestare l’interesse dei contemporanei verso il Medievalismo.
Il testo è ricco di termini scozzesi, la trama è molto simile alla fiaba “The Singing Breastbone” di cui la ballata sembra essere la versione cantata, il tragico epilogo si tinge di magia con le ossa della fanciulla diventate strumento musicale e che smascherano l’assassina.
ASCOLTA Custer LaRue&Baltimore Consort in The Daemon Lover, 1993 un arrangiamento dal sapore medievale


There were twa sisters sat in a bow’r(1)
Binnorie, O Binnorie (2)
There cam a knight to be their wooer.
By the bonnie mill-dams of Binnorie .
He courted the eldest wi’ glove and ring (3)
But he lo’ed the youngest aboon a’thing.
The eldest she was vexed sair
And sore envied her sister fair.
The eldest said to the youngest ane:
“Will you go and see our father’s ships come in”
She’s ta’en her by the lily hand
And led her down to the river strand.
The youngest stude upon a stane
The eldest cam’ and pushed her in.
“Oh sister, sister reach your hand
And ye shall be heir of half my land”
“Oh sister, I’ll not reach my hand
And I’ll be heir of all your land.”
“Oh sister, reach me but your glove
And sweet William shall be your love.”
“Sink on, nor hope for hand or glove
And sweet William shall better be my love.”
Sometimes she sunk, sometimes she swam
Until she cam to the miller’s dam.
The miller’s daughter was baking bread
And gaed for water as she had need.
“O father, father, draw your dam!
There’s either a mermaid or a milk-white swan (4).”
The miller hasted and drew his dam
And there he found a drown’d woman.
Ye couldna see her yellow hair
For gowd and pearls that were sae rare.
Ye coldna see her middle sma’
Her gowden girdle was sae braw.
Ye couldna see her lily feet
Her gowden fringes were sae deep.
A famous harper passing by
The sweet pale face he chanced to spy.
And when he looked that lady on
He sighed, and made a heavy moan.
He made a harp (5) o’ her breast bone
Whose sounds would melt a heart of stone.
The strings he framed of her yellow hair,
Their notes made sad the listening ear.
He brought it to her father’s ha’
There was the court assembled there.
He layed the harp upon a stane
And straight it began to play alane.
“O yonder sits my father the King
And yonder sits my mother, the queen.”
“And yonder stands my brother Hugh
And by him, my William, sweet and true.”
But the last tune that the harp played then
Was: “Woe to my sister, false Helen”
TRADUZIONE ITALIANO
C’erano due sorelle sedute in salotto(1), Binnorie, O Binnorie (2)
venne un cavaliere per essere il loro pretendente, presso le belle dighe al mulino di Binnorie.
Corteggiò la più grande con guanto e anello (3), ma amava la più giovane sopra ogni cosa
La più grande era infastidita e dolorante
e invidiava la sua bionda sorella
La più grande disse alla più giovane:
“Vuoi venire a guardare le navi di nostro padre mentre arrivano?”
Prese la sorella per la bianca mano
e la condusse fino alla riva del fiume.
La più giovane stava su un masso
la più grande venne e gettò la sorella (in acqua)
“Oh Sorella, sorella dammi la mano
e sarai erede della mia metà di terra”
“Oh sorella, non ti darò la mano
e sarò l’erede di tutta la tua parte”
“Oh sorella, dammi il tuo guanto
e il bel William sarà tutto tuo”
“Annega e non sperare per la mano e il guanto e il bel William sarà il mio amore piuttosto”
Talvolta affondava, talvolta nuotava
finchè giunse alla diga del mulino.
La figlia del mugnaio stava cuocendo il pane
e andava a prendere l’acqua che  le serviva
“O padre, padre, chiudi la diga!
C’è una sirena o un cigno bianco come il latte (4).
Il mugnaio si precipitò a chiudere la diga
e là trovò una donna annegata
Non si riusciva a vedere i suoi capelli biondi,
per l’oro e le perle che c’erano così preziose.
Non si riusciva a vedere la sua vita
tanto era coperta da una cintura d’oro
Non si riuscivano a vedere i suoi candidi piedi,
le frange d’oro erano così lunghe.
Un famoso arpista passò li vicino
cercando di vedere il suo dolce e pallido viso.
E quando vide la fanciulla
lui sospirò ed emise un grande gemito.
Fece un’arpa (5) con le sue ossa pettorali,
il cui suono scioglierebbe un cuore di pietra.
Incorniciò le corde dai suoi capelli biondi,
il loro suono rendeva triste l’ascolto.
La portò nella sala di suo padre,
c’era la corte riunita là,
Pose l’arpa su una pietra
e cominciò a suonare da sola.
“Laggiù siede mio padre, il re,
e laggiù siete mia madre, la regina;
E laggiù in piedi c’è mio fratello Hugh,
e accanto a lui il mio William, amorevole e sincero”
Ma l’ultima melodia che l’arpa suonò poi fu “La colpa sulla mia bugiarda sorella Helen”

NOTE
1) bower si traduce con pergolato, ma nel Medioevo stava a indicare la camera privata della signora del castello, non proprio la camera da letto quando la saletta in cui soggiornava con le sue ancelle.
2) Scott sostituisce il ritornello “Edinburgh, Edinburgh” ispirandosi alla battaglia di Binnorie (per rievocare le guerre d’inipendenza scozzesi)
3) Dare l’anello e il guanto in epoca medievale era una promessa di matrimonio. Come da consuetudini ad essere corteggiata era la sorella maggiore , si tratta con evidenza di un matrimonio combinato in cui però il giovane si innamora della sorella più giovane
4)  la fanciulla portata dalla corrente non muore subito affogata e un po’ nuota come un candido cigno. Il paragone sottolinea la purezza e l’innocenza della fanciulla che si presume non abbia incoraggiato le avance del pretendente.
5) il menestrello costruisce un’arpa con le ossa della fanciulla e dai lunghi capelli biondi ricava le corde, si tratta ovviamente di un’arpa magica, infatti non appena posata su una pietra si mette a cantare da sola. Qui si fa riferimento alla credenza vichinga secondo la quale l’anima risiede nelle ossa (le ossa dei morti accusano i loro assassini). La sorella assassina che stava per andare in sposa viene smascherata dal fantasma della sorella e sicuramente sarà punita come merita.
E’ lecito presumere che nelle versioni scandinave della storia lo strumento fosse in realtà una crotta o lyra ad arco: detto anche “rotta” o “rotta germanica”-per sottolineare il suo areale nordico- lo strumento può essere dotato anche di una tastiera centrale e si suona con l’archetto essendo probabilmente l’antenata del violino. In Galles porta il nome di crwth (mentre in Irlanda è detta cruith) e la tastiera centrale porta le sei corde di cui due le drone strings (“corde fannullone”) sono di bordone. Questo strumento, che gli studiosi sono incerti se ritenere totalmente autoctono ed attribuito all’area scandinava, compare verso il II° sec, si presenta in una forma analoga a quella attuale intorno al VII sec. (vedi)

Da ascoltare nella versione strumentale di Dorothy Carter all’hammer dulcimer

continua seconda parte

FONTI E APPROFONDIMENTO
L’ottimo saggio di Giordano  Dell’Armellina in “Racconti comuni in ballate italiane, svedesi e  britanniche: un confronto” continua
Giordano  Dell’Armellina: “Ballate Europee da Boccaccio a Bob Dylan”.
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=49269&lang=it
http://walterscott.eu/education/ballads/supernatural-ballads/the-cruel-sister/

LADY GREENSLEEVES

Il brano Greensleeves giunge dal rinascimento inglese (con innegabili influenze musicali italiane) e ci narra del corteggiamento di un gentiluomo molto ricco e di una Lady un po’ ritrosa che lo respinge, nonostante i  generosi regali.

Era l’anno 1580 che vide un susseguirsi di pubblicazioni  di un canto d’amore di un gentiluomo alla sua Lady Greensleeves,  [in italiano la Signora dalle Maniche Verdi]; Richard Jones e Edward White si contendevano  le stampe di una canzone di gran moda, nel mese di settembre, lo stesso giorno Jones con  “A new Northern Dittye of the Lady Greene Sleeves” e White con “A ballad,  being the Ladie Greene Sleeves Answere to Donkyn his   frende“, poi dopo pochi giorni, ancora White con  un’altra versione: “Greene Sleeves and Countenance, in Countenance is Greene Sleeves” e  qualche mese dopo Jones  con la pubblicazione di “A merry newe Northern   Songe of Greene Sleeves“; questa volta la replica venne da William Elderton,  che, nel febbraio del 1581, scrisse la “Reprehension against Greene Sleeves” .
In ultimo la versione riveduta e ampliata da Richard Jones  con il titolo “A New Courtly Sonnet of the Lady Green Sleeves” inclusa nella collezione ‘A Handeful of Pleasant Delites’  del 1584, fu quella che diventò la versione finale, ancora oggi eseguita  (almeno per quanto riguarda la melodia e per buona parte del testo con ben 17  strofe).

LA MELODIA

La melodia nasce per liuto, lo strumento per eccellenza della musica  rinascimentale (e barocca) che ha visto in Inghilterra una pregevole fioritura con autori del calibro di John Jonson e di John Dowland (consiglio l’ascolto del Cd di Sting Labirinth). Come evidenziato nello studio approfondito di Ian Pittaway l’antenato di Greensleeves è il Passamezzo antico.
By the late 15th century, plucked instruments such as the lute were just beginning to develop a new technique to add to their repertoire of playing styles, chordal playing, leading the way for grounds to be chordal rather than the single notes of the mediaeval period. One of the chordal grounds that developed was the passamezzo antico, meaning old passamezzo (there was also the passamezzo moderno), which began in Italy in the early 16th century before it spread through Europe. It’s a little like the blues today in that you have a basic, unchanging chord sequence and, on top of that, a melody is added. (tratto da qui)
Il coro però di Greensleeves segue l’andamento melodico di una Romanesca che a sua volta è stata una variante del passamezzo.

ASCOLTA melodia per liuto in “Het Luitboek van Thysius” scritto da Adriaen Smout per i Paesi Bassi  nel 1595

ASCOLTA Baltimore Consort nella versione strumentale in stile  rinascimentale con andamento a ballo

Anche se molto probabilmente Greensleeves era una danza di corteggiamento come il Passamezzo, una coreografia della danza la ritroviamo solo  in epoca più tarda, nell’English Dancing Master di John Playford (sia nell’edizione del 1686 e poi pubblicata a più riprese nel Settecento) come english country dance

LA LEGGENDA

anne-boleyn-roseLa leggenda  vuole che sia stato Enrico VIII, nel 1526, a  scrivere “Greensleeves”  per Anna Bolena, proprio  all’inizio della loro relazione, quando lei lo faceva sospirare (e gli anni  furono sette prima che i due si sposassero).
Un’ipotesi suggestiva in quanto sia la melodia che il testo ben si adattano al personaggio, che di suo ha scritto svariati brani ancora oggi nel repertorio  di molti artisti di musica antica; tuttavia la  poesia non è stata trascritta in nessun manoscritto dell’epoca e quindi non possiamo essere certi dell’attribuzione.
L’equivoco è stato generato da William Chappell che nel suo “Popular Music of the Olden Time” (Londra: Chappell & Co, 1859) attribuisce la melodia al re, mal interpretando una citazione di Edward Guilpin. “Yet like th’ Olde ballad of the Lord of Lorne, Whose last line in King Harries dayes was borne.”(in Skialethia, or a Shadow of Truth, 1598: la ballata “The Lord of Lorne and the False Steward” risale al tempo di Enrico VIII (King Harries) e, secondo Chappell è sempre stata cantata sulla melodia Greensleeves.

Così nella Serie Tv “The Tudors” si segue la leggenda e noi possiamo ammirare Jonathan Rhys Meyers tutto assorto mentre “trova” la melodia sul liuto…
VIDEO alla sequenza è abbinato l’ascolto del brano interpretato da The Broadside Band & Jeremy Barlow

Per restare in tema ASCOLTA gruppo tedesco  “Gregorian“, con le immagini del film “The Tudors” (strofe I, III, VIII, IX)

L’ORIGINE IRLANDESE?

William Henry Grattan Flood in A History of Irish Music (Dublino: Browne e Nolan, 1905) è stato il primo a presumere (senza addurre prove) l’irlandesità della melodia.  “In a manuscript in Trinity College, Dublin … Under date of 1566, there is a manuscript Love Song (without music however), written by Donal, first Earl of Clancarty. A few years previously, an Anglo-Irish Song was written to the tune of Greensleeves.”
Da allora l’idea della paternità irlandese ha preso sempre più vigore tant’è che il brano è presente nelle compilations di musica celtica  etichettato come irish traditional.

lady-greensleeves

A COURTING SONG

Walter+Crane-My+Lady+Greensleeves+-+(1)-SIl testo ci narra del corteggiamento di un gentiluomo verso una Lady un po’ ritrosa che lo respinge, nonostante i suoi generosi e principeschi regali; più ironicamente, si può interpretare come il lamento di un gentiluomo verso la moglie o l’amante bisbetica!
Roberto Venturi propende per u n contesto un po’ più piccante
Già ai tempi di Geoffrey Chaucer e dei Racconti di Canterbury (ricordiamo che Chaucer visse dal 1343 al 1400) l’abito verde era considerato tipico di una “donna leggera”, leggasi di una prostituta. Si tratterebbe quindi di una giovane donna di promiscui costumi; Nevill Coghill, il celebre ed eroico traduttore in inglese moderno dei Canterbury Tales, spiega -in riferimento ad un’interpretazione di un passo chauceriano- che, all’epoca, il colore verde aveva precise connotazioni sessuali, particolarmente nella frase A green gown, una gonna verde. Si trattava, in estrema pratica, delle macchie d’erba sul vestito di una donna che praticava (o subiva) un rapporto sessuale all’esterno, in un prato, “in camporella” come si direbbe oggigiorno. Se di una donna si diceva che aveva “la gonna verde”, in pratica era un pesante ammiccamento e le si dava di leggera se non tout court della puttana.
La canzone sarebbe quindi la lamentazione di un amante tradito e abbandonato, o di un cliente respinto; insomma, come dire, qualcosa di tutt’altro che regale (sebbene in ogni epoca i re siano stati generalmente i primi puttanieri del Regno). Un’altra possibile interpretazione è che l’amante tradito, o respinto, si sia voluto come vendicare sulla poveretta indirizzandole una deliziosa canzoncina in cui le dà della puttana mediante la metafora delle “maniche verdi”.” (Riccardo Venturi da qui)

Moltissimi gli interpreti, con versioni in stile antico e moderno (anche Yngwie Malmsteen la suona con la sua chitarra e Leonard Cohen ne propone una riscrittura nel 1974 ) di una melodia antica che non ha mai perso il suo fascino e popolarità.
Oggi il testo viene raramente eseguito e  solo per due o quattro strofe, ma è un brano amato dai gruppi corali che lo cantano più estesamente.

Nella versione in ‘A Handful of Pleasant Delites’, 1584, dalla raccolta di Israel G. Young (una ventina di strofe vedi testo qui) ci si dilunga sui regali che il nobiluomo fa alla sua bella per vezzeggiarla:  “kerchers to thy head”, “board and bed”, “petticoats of the best”, “jewels to thy chest”, “smock of silk”, “girdle of gold”, “pearls”, “purse”, “guilt knives”, “pin case”, “crimson stockings all of silk”, “pumps as white as was the milk”, “gown of the grassy green” con “sleeves of satin”, che la fanno essere “our harvest queen”, “garters” decorate d’oro e d’argento, “gelding”, e servitori “men clothed all in green”, e non ultimo tante leccornie ( “dainties”).

Le proposte per l’ascolto sono veramente tante e fare una cernita è ardua impresa (vedi qui), così mi limiterò a un paio di suggerimenti (il primo di parte!)

ASCOLTA Alice Castle live 2005

ASCOLTA Loreena  McKennitt in The   Visit 1991 (strofe I, III)

Comunque segnalo tra il classico e il moderno:
ASCOLTA Jethro Tull  versione strumentale in Christmas Album 2003

ASCOLTA David Nevue un arrangiamento per pianoforte stupefacente!

Da non perdere la traduzione di Riccardo Venturi (sommo poeta e traduttore) (qui) del Nouo Sonetto Cortese su la Signora da le Verdi Maniche. Su la noua Melodia di Verdi Maniche.
Verdi Maniche era ogni mia Gioja,
Verdi Maniche, la mia Delizia.
Verdi Maniche, lo mio Cor d’Oro;
Chi altra, se non la Signora da le Verdi Maniche?


VERSIONE INTEGRALE
chorus (1)
Greensleeves(2) was all my joy
Greensleeves was my delight,
Greensleeves my heart of gold
And who but my lady Greensleeves.
I
Alas, my love, you do me wrong,
To cast me off discourteously(3).
For I have loved you well and long,
Delighting in your company.
II
Your vows you’ve  broken, like my heart,
Oh, why did you so enrapture me?
Now I remain in a world apart
But my heart remains in captivity.
III
I have been ready at  your hand,
To grant whatever you would crave,
I have both wagered life and land,
Your love and good-will for to have.
IV
Thy petticoat of sendle(4) white
With gold embroidered gorgeously;
Thy petticoat of silk and white
And these I bought gladly.
V
If you intend thus to  disdain,
It does the more enrapture me,
And even so, I still remain
A lover in captivity.
VI
My men were clothed all in green,
And they did ever wait on thee;
All this was gallant to be seen,
And yet thou wouldst not love me.
VII
Thou couldst desire no earthly thing,
but still thou hadst it readily.
Thy music still to play and sing;
And yet thou wouldst not love me.
VIII
Well, I will pray to God on high,
that thou my constancy mayst see,
And that yet once before I die,
Thou wilt vouchsafe to love me.
IX
Ah, Greensleeves, now farewell, adieu,
To God I pray to prosper thee,
For I am still thy lover true,
Come once again and love me

TRADUZIONE ITALIANO
coro(1)
Greensleeves eri il bene dell’anima mia, la mia delizia, il mio cuore d’oro,
nessuno c’è al di fuori di te
la mia Signora dalle Maniche Verdi(2)
I
Ahimè amore mio, non mi rendete giustizia, a respingermi con scortesia
vi ho amata per tanto tempo
deliziandomi della vostra compagnia.
II
Le vostre promesse avete spezzato,
come il mio cuore.
Oh perché mi  avete così rapito?
Ora sto in un mondo a parte
e il mio cuore resta in prigione
III
Ero pronto al vostro fianco,
a concedervi ogni cosa aveste bramato, e avevo impegnato la mia vita e le mie terre, per mantenermi nelle vostre  grazie.
IV
La gonna di zendalo bianco(4)
con sfarzosi ricami d’oro,
la gonna di seta bianca
vi ho comprato con gioia.
V
Se così intendete disprezzarmi,
ciò mi rende più avvinto
e anche così, continuo a rimanere
un amante imprigionato
VI
I miei uomini erano vestiti tutti di verde, ed erano al vostro servizio
tutto ciò era galante da vedersi
e tuttavia voi non volete amarmi
VII
Voi non potete desiderare cosa terrena
senza che l’abbiate prontamente
La vostra musica ancora da suonare e cantare
e tuttavia voi non volete  amarmi
VIII
Pregherò Iddio lassù
che voi possiate riconoscere la mia costanza
e che una volta prima
che io  muoia voi possiate infine amarmi
IX
Ed ora Greensleeves addio vi saluto
Pregherò Iddio che voi prosperiate
sono ancora il vostro fedele amante
venite ancora da me ad amarmi

NOTE
1) l’ordine in cui sono cantate le prime due frasi del coro a volte sono  invertite e iniziano in senso contrario
2) Nel medioevo il colore verde era il simbolo  della rigenerazione e quindi della giovinezza e del vigore fisico, significava “fertilità” ma anche “speranza” e accostato  all’oro indicava il piacere. Era il colore della medicina per i suoi poteri  rivitalizzanti. Colore dell’amore allo stadio nascente, nel  Rinascimento era il colore usato dai giovani specialmente a Maggio; nelle donne  era anche il colore della castità. E tale attribuzione mal si accosta all’altro significato più promiscuo  di “donnina sempre pronta a rotolarsi nell’erba”. E il fascino della ballata sta proprio nella sua ambiguità!
Il verde è anche il colore che nelle fiabe/ballate connota una creatura fatata.
Le parole gaeliche “Grian Sliabh” (letteralmente tradotte come “sole montagna” ovvero una “montagna esposta a sud, soleggiata”)  si pronunciano Green Sleeve (il brano è peraltro molto popolare in Irlanda soprattutto come slow air). Grian è anche il nome di un fiume che scorre dalle Sliabh Aughty (contea Clare e Galway)
3) le espressioni sono proprie della lirica cortese
4) lo zendalo è un velo di seta; nella versione estesa i regali dello spasimante sono molti e costosi assai ed è tutto un lagnarsi di “oh quanto mi costi bella mia!”
IV
I bought three kerchers to thy head,
That were wrought fine and gallantly;
I kept them both at board and bed,
Which cost my purse well-favour’dly.
V
I bought thee petticoats of the best,
The cloth so fine as fine might be:
I gave thee jewels for thy chest;
And all this cost I spent on thee.
VI
Thy smock of silk both fair and white,
With gold embroidered gorgeously;
Thy petticoat of sendall right;
And this I bought thee gladly.
VII
Thy girdle of gold so red,
With pearls bedecked sumptously,
The like no other lasses had;
And yet you do not love me!
VIII
Thy purse, and eke thy gay gilt knives,
Thy pin-case, gallant to the eye;
No better wore the burgess’ wives;
And yet thou wouldst not love me!
IX
Thy gown was of the grassy green,
The sleeves of satin hanging by;
Which made thee be our harvest queen;
And yet thou wouldst not love me!
X
Thy garters fringed with the gold,
And silver aglets hanging by;
Which made thee blithe for to behold;
And yet thou wouldst not love me!
XI
My gayest gelding thee I gave,
To ride wherever liked thee;
No lady ever was so brave;
And yet thou wouldst not love me!
XII
My men were clothed all in green,
And they did ever wait on thee;
All this was gallant to be seen;
And yet thou wouldst not love me!
XIII
They set thee up, they took thee down,
They served thee with humility;
Thy foot might not once touch the ground;
And yet thou wouldst not love me!
XIV
For every morning, when thou rose,
I sent thee dainties, orderly,
To cheer thy stomach from all woes;
And yet thou wouldst not love me!

(Cattia Salto 2012 articolo trasferito dal sito ontanomagico con integrazioni 2017)

FONTI
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=53904&lang=it
http://greensleeves-hubs.hubpages.com/hub/FolkSongGreensleeves-Greensleeves   http://thesession.org/tunes/1598
http://ingeb.org/songs/alasmylo.html
http://tudorhistory.org/topics/music/greensleeves.html
http://earlymusicmuse.com/greensleeves1of3mythology/
http://earlymusicmuse.com/greensleeves2of3history/
http://earlymusicmuse.com/greensleeves3of3music/
http://ontanomagico.altervista.org/alas-madame.htm

LA GHIRLANDA DELLE LATTAIE: MERRY MERRY MILKMAIDS

Prima della distribuzione meccanizzata del latte per mezzo della figura del “lattaio” che portava di porta in porta il latte in bottiglia a seconda delle necessità famigliari (quando il latte era quello “fresco” e quando non c’erano i frigoriferi in tutte le case, o meglio le ghiacciaie), era compito della donna distribuire il latte nelle case.Worcester-Milkmaids-tbs-d

In Inghilterra il 1° Maggio si diffuse l’usanza di una festa delle lattaie (testimoniata tra il XVII e il XIX secolo) che portavano per le vie della città una mucca da latte inghirlandata di fiori e ballavano al suono del violino. Una di esse o un uomo portava un curioso “copricapo” conico guarnito di bricchi e piatti d’argento e fiori detto “milkmaid garland“.
La festa si riassume in una specie di campagna-promozionale o vetrina delle lattaie sulla genuinità del proprio prodotto con la mucca da latte inghirlandata e infiocchettata portata in processione.
Le donne erano vestite nei loro abiti migliori e si fermavano davanti alle case dei loro clienti gridando ” milk below!” e quindi ballavano accompagnate dalla musica.

The Milkmaid's Garland, o Humours of May Day, Francis Hayman 1741-42
The Milkmaid’s Garland, o Humours of May Day, Francis Hayman 1741-42

Si suppone che all’inizio, il “copricapo” (detto ghirlanda) fosse semplicemente il secchio del latte usualmente utilizzato dalle lattaie per portare il latte presso i clienti più abbienti, decorato con i rami e i fiori del Maggio, così Samuel Pepys nel suo diario per il 1 maggio del 1667 scrive: ‘Thence to Westminster in the way meeting many milk-maids with their garlands upon their pails, dancing with a fiddler before them
La decorazione in un secondo momento diventa sempre più elaborata e formata da utensili tutti luccicanti come specchi con alla sommità una coppa a forma di urna, sempre d’argento, spesso riempita di fiori e abbellita da nastri colorati . Molti di questi utensili preziosi erano presi in prestito dal monte dei pegni.

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Alcune di queste strutture piramidali divennero talmente elaborate e pesanti da dover essere portate da un uomo o addirittura con una portantina, a volte l’uomo con la ghirlanda si univa alle danze benchè appesantito e traballante nell’ilarità generale. Sembra che la tradizione sia stata ripresa recentemente a Londra dal gruppo femminile New Esperance

Così il giorno del Maggio diventava anche per le lattaie l’occasione di far festa e danzare; i clienti e i passanti davano delle monete (probabilmente anche in cambio di latte) come si evince da questa illustrazione del 1784: sulla destra vediamo una donna affacciata alla finestra che da delle monete a una delle lattaie, sempre in secondo piano è raffigurata la donna che porta la ghirlanda sulla testa, non mancano il violinista e le lattaie che danzano in primo piano. Sulla sinistra in secondo piano vediamo anche la ghirlanda più grande ed elaborata e i due uomini che la portano, visibilmente affaticati che si riposano e bevono durante la sosta. Un codazzo di nani burloni segue il corteo a sottolineare la popolarità della festa, seguita con interesse dai passanti.

Samuel Collings May Day in London, 1784
Samuel Collings May Day in London, 1784

Un’altra usanza tipica del 1°Maggio riportata nel W&R Chamber “Book of Days” – 1869 è quella del Maggio a Londra. Una festa organizzata dagli spazzacamini che vanno per le strade mascherati: due o tre uomini, uno aitante vestito in modo caratteristico con un cappello a tre punte ornato con di piume gialle e rosse e con una mazza affusolata in mano, uno vestito con uno scintillante abito femminile e con in mano un mestolo, l’altro nascosto dentro un “albero” (Jack-in-the-Green). Il corteo si ferma nelle piazze e negli slarghi delle strade per ballare e per ricevere in cambio delle monete. Nell’immagine vediamo che si è aggiunto ai personaggi principali anche un clown. Spesso le due feste erano concomitanti. continua

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Ma quali erano le danze delle lattaie? Ovviamente le English country dances, curiosamente in Playford “The English Dancing Master” (prima edizione del 1650) è illustrata una danza dal nome “Le allegre lattaie” che potrebbe essere proprio la danza più ricorrente praticata dalle lattaie in occasione del Maggio. vedi danza

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APPROFONDIMENTO La danza antica

FONTI
http://www.honearchive.org/etexts/edb/day-pages/121-may01.html