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LYONESSE o KER-YS?

Lyonesse è una terra mitica un tratto di terra scomparsa, che univa la Cornovaglia con la Bretagna, solo le cime delle montange più alte risultano ancora visibili -le isole Scilly. Sul versante bretone si tramanda la leggenda della città di Kersey (Ker-Ys) sulla costa occidentale di Finisterre (la baia di Douarnenez ) governata da re Gralon (o Gradlon).
La storia della distruzione della città mediante un’inondazione che la precipitò negli abissi marini, è stata filtrata dalla narrazione dei monaci, su modello della punizione divina di Sodoma e Gomorra per  la condotta immorale della figlia del re, nella tradizione celtica la fanciulla è invece uno spirito guardiano abile costruttore di mura di cristallo. E’ possibile che quando  i monaci dell’Abbazia di Mont Saint-Michel, in Bretagna, fondarono in Cornovaglia la casa figlia di St Michael’s Mount, abbiano portato con sé la storia dell’inondazione.
Nella fantasia popolare Dahut (o Ahès) si è trasformata in uno spirito del mare che come una sirena incantatrice  attira in marinai in trappola al largo delle coste di Finisterre.

Ma Lyonesse sul versante dei praticanti l’antica religione è considerata l’Avalon, la terra dell’Altro Mondo dove dimora re Artù.
Il mito ha ispirato immancabilmente artisti nell’arte e in particolare nella musica.

LE ISOLE SCILLY

Sembrano isole caraibiche invece si trovano al largo della Mount Bay a poco più di una 40ina di km dalla punta estrema della Cornovaglia detta Land’s End. Ma oggi non è più possibile arrivarci a piedi e l’alternativa è la scelta tra il traghetto (o una barca personale) e l’aereo.

YS

Alan Stivell Ys in “La Reinassaince de la Harpe Celtique” 1972

e l’omaggio  di Vincenzo Zitello

LYONESSE

Dalla Cornovaglia Brenda Wootton (1928-1994) accompagnata alla chitarra da David King interpreta il brano Lyonesse composto da Richard Gendall (il bardo di Gelvinak) in “Lyoness” 1982: soprannominata “la voce della Cornovaglia” si fece le ossa nel  Count House Folk Club di Botallack per fondare a sua volta un Foll Clube leggendario negli anni 1967, il Piper’s Folk Club nel St. Buryan Village Hall (continua)
oppure in una versione con meno crepiti


I
Lyonesse, Lyonesse,
where are your shores?
Houses and villages,
houses and villages,
seen no more,
Lyonesse, Lyonesse,
under the sea,
Dreams lie with mermaids,
children to be,
Dreams lie with mermaids,
children, to be.
II
Royal line. Royal line,
where your domaine?
Of your bright palaces,
of your bright palaces,
none remain,
Royal line, Royal line,
will you return?
Where bones lie
mouldering under the fern,
Where bones lie
mouldering under the fern.
III
Every year, every year,
life springs again,
Giving new chances,
giving new chances,
healing pain,
Every year, every year,
we can rebuild
Dream woven palaces
round a new child,
Dream woven palaces
round a new child.
IV
Cornish child, Cornish child,
you are today,
Travelling with everyman ,
travelling with everyman,
on your way.
Cornish child, Cornish child
within your life’s will,
There is a Lyonesse
that can be still,
There is a Lyonesse
that can be still.
V
Lyonesse, Lyonesse,
where was your shore?
Houses and villages,
houses and villages…
seen no more…
seen no more.
Traduzione italiano Cattia Salto
I
Lyonesse , Lyonesse
dove sono le tue terre?
Case e villaggi,
case e villaggi
non si vedono più
Lyonesse, Lyonesse
in fondo al mare
i sogni giacciono con le sirene
futuri bambini
i sogni giacciono con le sirene
futuri bambini
II
Sangue reale, sangue reale
dov’è il tuo dominio?
Dei tuoi magneficenti palazzi
dei tuoi magneficenti palazzi
niente rimane.
Sangue reale, sangue reale
ritornerai?
Dove le ossa stanno
a decomporsi sotto la felce (1)
dove le ossa stanno
a decomporsi sotto la felce.
III
Ogni anno, ogni anno
la vita rifiorisce di nuovo
dando nuove opportunità
dando nuove opportunità
per guarire il dolore.
Ogni anno, ogni anno
possiamo ricostruire
palazzi tessuti nel sogno
attorno ad un nuovo fanciullo
palazzi tessuti nel sogno
attorno ad un nuovo fanciullo
IV
Figlio della Cornovaglia,
tu stai oggi
viaggiando con ogni uomo
viaggiando con ogni uomo
in cammino.
Ragazzo della Cornovaglia,
nella volontà della tua vita
c’e una Lyonesse
che potrà ancora essere
c’e una Lyonesse
che potrà ancora essere
V
Lyonesse , Lyonesse
dove era la tua terra?
Case e villaggi,
case e villaggi
non si vedono più
non si vedono più

NOTE
1) la foresta pietrificata di Mount Bay che si mostra con la bassa marea (vedi)

Dalla Normandia Chris Payne – tastiere, violino, zufolo e Emily Alice Ovenden – voce hanno composto un canto ispirati alla leggenda.
ASCOLTA Celtic Legend


I
O Lyonesse, be stronger now
The Winds of Change have come for thee
To wander hence but still return
From darkest waters of the Sea
II
O Lyonesse
Although the waves have come for thee
You will return to wander hence
With tears of salt to fill the Sea
The Sea. The Sea
The waters came from
the darkness waters

The waters came
from the darkness waters

The Sea. The Sea
III
Through endless days that turn to night
O Lyonesse, I’ll wait for thee
Though I may be asleep in dust
My spirit lives beneath the Sea
Traduzione italiano Cattia Salto
I
O Lyonesse sii più forte ora
I venti del cambiamento sono venuti per te
m ancora ritornerai a vagare lontano dagli abissi del Mare
II
O Lyonesse
Anche se le onde sono venute per te
tu ritornerai a vagare lontano da qui
con lacrime di sale per riempire il Mare
Il Mare. Il Mare
le acque venivano
dall’abisso
le acque venivano
dall’abisso
Il Mare. Il Mare
III
Per gioni senza fine che diventeranno notte
O Lyonesse, ti aspetterò
Anche se dovessi addormentarmi nella sabbia, Il mio spirito vivrà sotto il Mare


FONTI
http://www.pollyanna-jones.co.uk/?p=82
https://www.vanillamagazine.it/lyonesse-la-leggendaria-isola-sommersa-dove-nacque-tristano-e-mori-re-artu/
http://ilnavigatorecurioso.myblog.it/2012/07/31/la-leggenda-della-terra-sommersa-di-lyonesse-potrebbe-essere/

https://www.visitislesofscilly.com/
http://www.viaggiareleggeri.com/blog/3271/in-volo-tra-la-cornovaglia-e-le-isole-scilly

http://www.artcornwall.org/features/Brenda_Wootton.htm
http://vance.jack.free.fr/wootton.html

BREAD AND FISHES BY ALAN BELL

Anche intitolata “The wind in the willows” è una canzone scritta da Alan Bell  che la compose sul finire degli anni sessanta: nato e cresciuto sulla Fylde Coast di Lancashire, Alan iniziò a cantare ispirandosi alla folk balladry americana mentre bazzicava per pubs e poi in mancanza di canti tradizionali della sua costa si trovò a scriverli. Ecco cosa racconta in un intervista
“The easiest song I ever wrote was ‘Bread & Fishes’. It was a Wednesday afternoon, I had the idea and the tune, I’d been doing some paperwork and began singing the song, and I jotted it down and finished it in about two hours. I sang it at the club on the following Tuesday, it went down all right, but was a bit long, so I cut it down and suddenly many other artists were singing it too. I’ve heard it introduced many times as a traditional song, the Irish call it ‘The Wind In The Willows’, and insist it’s traditional Irish, but I take it as a great compliment. My writing style isn’t spontaneous, more like a dog worrying over a bone, trying to get everything just right.” (tratto da qui)
Eppure come spesso accade per le canzoni molto popolari, testimoni ottuagenari sono certi di aver imparato “Bread and Fishes” da piccoli.

Il testo prende le mosse da una leggenda medievale: che la Sacra Famiglia avesse girato per l’Europa durante l’infanzia di Gesù per portare il messaggio di amore e fratellanza tra la gente. Per il soggetto è diventata una tipica Christian song di quelle cantate dagli Scout e nelle scuole cattoliche, ed è anche una canzone amata dagli irlandesi cattolici.
Lo stile è un folk revival britannico ma la canzone venne ben presto rivendicata dai gruppi di matrice irlandese (a partire da Tommy Makem & Liam Clancy)

ASCOLTA Alan Bell intervistato da Dave Shannon

ASCOLTA Blackmore’s Night in “Under a Violet Moon” (1999) (strofe I, III, II, IV, V)


I
As I went awalking one morning in Spring
I met with some travellers (1) in an old country lane
one was an old man the second a maid
and the third was a young boy who smiled as he said
Chorus
“With the wind in the willows
and birds in the sky
we have bright sun
to warm us wherever we lie.
We have bread and fishes
as a jug of red wine
to share on your journey
with all of mankind.”
II
I sat down beside them, the flowers all around
and we ate on a mantle spread out of the ground
they told me of prophets and princes and kings
and they spoke of the one God who knows everything
III
I asked them to tell me their name and their race (2)
so I might remember their kidness and grace
“My name it is Joseph this is Mary my wife
And this is our young son our pride and delight” (3)
IV
“We’re traveling to Glaston (4)
Over England’s green lanes
To hear of men’s troubles
To hear of their pains
We travel the wide world
Over land and the sea
To tell all the people
How they can be free…”
V
So sadly I left them
On that old country lane
For I knew that I’d never see them again
One was an old man
The second a maid
The third was a young boy who smiled as he said…
Traduzione di Cattia Salto
I
Mentre andavo a zonzo in una mattina di primavera, incontrai dei viaggiatori (1) in una vecchio viottolo di campagna, uno era un vecchio e l’altro una fanciulla
e il terzo era un giovane ragazzo che sorrise dicendo
CORO
“Con il vento tra i salici
e gli uccelli nel cielo
c’è il sole splendente
per riscaldarci ovunque ci riposiamo.
Abbiamo pane e pesci
e anche una brocca di vino rosso
da condividere durante il viaggio
con tutta l’umanità”
II
Mi sedetti tra di loro, circondati dai fiori
e mangiammo su un mantello disteso al suolo;
mi raccontarono di profeti e principi e re
e mi dissero dell’unico Dio che tutto conosce.
III
Chiesi di dirmi il loro nome e la nazionalità (2)
per potermi ricordare della loro gentilezza e grazia
“Mi chiamo Giuseppe e questa è Maria mia moglie
e questo è il nostro giovane figlio, vanto e delizia.
IV
“Viaggiamo verso Glaston (4)
per i verdi sentieri dell’Inghilterra
per ascoltare gli affanni degli uomini
per ascoltare le loro pene
viaggiamo in tutto il mondo
per terra e per mare
per raccontare alla gente
come possano diventare liberi”
V
Così con tristezza li lasciai
su quel vecchio viottolo di campagna
perchè ero certo che li avrei rivisti di nuovo
uno era un vecchio
e l’altro una fanciulla
e il terzo era un giovane ragazzo che sorrise dicendo..

NOTE
1) il termine indica anche più in generale la popolazione nomade
2) il termine scelto probabilmente per la metrica e la rima è da intendersi nel senso di nazionalità più che in termini razziali.
3) i Blackmore’s modificano i versi in
So I asked them to tell me their names and their race
So I could remember each smile on their face
“Our names, they mean nothing…
They change throughout time
So come sit beside us and share in our wine”
(= Chiesi di dirmi il loro nome e la nazionalità
per potermi ricordare del loro sorriso e dei volti
“I nostri nomi non significano nulla
cambiano nel tempo
così siediti con noi per condividere il nostro vino”)
4) Glaston è un villaggio situato nelle Midlands inglesi, ma è anche un termine gallico che indica il colore azzurro, quella tinta particolare ottenuta dal guado e che vira tra blu-azzurro-violetto-indaco. In italiano si traduce come Glastro, la pianta blu delle Crucifere. Simbolicamente è anche Avalon la terra dell’AltroMondo.
Avalon viene identificata con Glastonbury, il cui nome deriva dal celtico Caer Wydyr, “Fortezza di Vetro” (uno dei nomi di Annwfn, l’Altromondo celtico). Glastonbury veniva anche chiamata Yniswytryn o Isola di Vetro, perchè la superficie era Glasten, ossia di colore verde-azzurro, oppure perchè vi abbondava l’erba chiamata Glast, ossia il Guado, Isatis Tinctoria, le cui foglie e radici contengono una sostanza colorante azzurra usata dai celti per dipingersi il corpo.
Il Vischio e la Quercia, Riccardo Taraglio, Edizioni L’età dell Acquario

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=49112
http://www.stephenquigg.com/lyrics/lyrics-Bread-and-Fishes.htm
http://www.allcelticmusic.com/artists/Alan%20Bell.html
http://www.irish-folk-songs.com/the-wind-in-the-willows-lyrics-chords-and-tin-whistle-notes.html

APPLES IN WINTER

Il melo è un albero che è nato sui monti dell’Asia centrale e si è diffuso lungo la rotta commerciale detta “via della seta”, spostandosi così verso ovest. Si ritiene comunemente che furono gli antichi romani a portare il melo in Gran Bretagna, eppure i più recenti scavi archeologici ad Armagh (Irlanda del Nord) hanno trovato semi di mela risalenti al X secolo a.C.  Il melo compare infatti in molti insegnamenti druidici e nella poesia e mitologia celtica.
Fruttifica a settembre e le mele si conservano per lungo tempo in un luogo fresco e asciutto come le soffitte, diventando uno dei pochi frutti che si possono mangiare in inverno.

AILLIN E BAILE

La principale associazione con il melo è l’amore, essondo l’incarnazione del principio femminile; una narrazione medievale ci racconta la storia di Aillin e Baile, due fanciulli innamorati ai quali i druidi avevano profetizzato che non si sarebbero mai incontrati in vita, ma solo dopo la morte per non separarsi mai più: la macabra (o romantica) profezia si avverò magicamente con l’unione del legno di due alberi, il melo e il tasso cresciuti sulle loro tombe!
La leggenda è ambientata ai tempi dell’Irlanda celtica di re Cormac mac Airt (II-IV secolo), ma  è un po’  incoerente rispetto alle fonti archeologiche in nostro possesso, si racconta infatti della “taball filidh” (la tavoletta del poeta) -poteva trattarsi di una tavoletta di legno su cui si scriveva con il pennello o di una più elaborata tavoletta cerata in uso presso gli antichi greci e romani- una ricavata dal legno del melo di Aillin e l’altra dal legno del tasso di Baile che si saldarono indissolubilmente l’una all’altra non appena si trovarono entrabe vicine (a Samain durante la festa presieduta da Art, figlio di Conn delle Cento Battaglie, re di Erinn). Apprendiamo che, se il racconto fosse veritiero, i bardi d’Irlanda compilavano i loro certami su delle tavolette di legno, presumibilmente “usa e getta” perchè ci si scriveva sopra una volta sola; queste due tavolette provenivavo una dal Leinster (melo), l’altra dall’Ulster (tasso) e per la loro magica aderenza furono conservate come rarità nel tesoro di Tara.
La storia sembra essere una variante del nodo d’amore tra rovo e spina richiamato nelle ballate medievali che, cresciuti dalle rispettive tombe degli amanti sfortunati, si congiungono e intrecciano tra loro.

Ma l’associazione principale del melo con il mondo celtico è l’Isola delle mele, Avalon, la terra delle Fate. Così scrive Geoffrey of Monmouth nell’Historia Regum Britanniae (1136) “L’ isola delle mele è chiamata dagli uomini isola della fortuna (Insula Pomorum quae Fortunata vocatur), perchè essa gli regala i suoi generosi doni sotto forma di mele (Sua enim aptae natura pretiosarum poma silvarum parturiunt), uva, bacche ed altre erbe che permettono all’uomo di vivere oltre i cent’anni. Gli antichi poeti la descrissero come un Paradiso, per la fecondità delle sue terre”.

Cibo delle fate che può rendere immortali o rimettere in salute i malati la mela è alla base della preparazione del sidro, una bevanda poco alcolica ottenuta dalla fermentazione di frutti come mele, pere o le dimenticate nespole, tipica del Regno Unito, dei Paesi Baschi e della Normandia. continua

Mela + Inverno = Natale ovvero due rituali con le mele nella stagione invernale. Il primo viene dalle isole britanniche ed è la benedizione dei frutteti : durante il rito si canta e si recitano delle formule magiche, si fa un gran baccano battendo pentole e tegami (o sparando in aria) per allontanare gli spiriti cattivi, si versa del sidro intorno alle radici dell’albero più vecchio, si beve alla salute dei meli e del futuro raccolto, si mangiano focacce dolci, e si donano allo spirito dell’albero delle focacce inzuppate di sidro (per nutrire i pettirossi), posate sui rami della pianta in segno di ringraziamento.

Il secondo rito viene dal Galles detto  “il regalo del nuovo anno” basato sull’antica tradizione di scambiarsi un regalo per il primo di gennaio, alcuni studiosi ritengono che il rituale derivi dalle usanze praticate nell’Impero Romano per il capodanno. (vedi Strenia)

APPLE WASSAIL

by Hedingham Fair

La forma più antica della celebrazione invernale del Wassail prevede la benedizione degli alberi e delle api, così importanti per l’impollinazione, al fine di garantire un raccolto sano per il prossimo anno.
Questa pratica di benedizione degli alberi del frutteto si svolgeva d’Inverno ma la data è incerta, alcuni studiosi la riportano alla vigilia di Natale, altri alla notte di Capodanno, altri ancora a gennaio per la dodicesima notte (6 gennaio) e più in generale ai giorni nostri è gennaio il mese del wassailing nei frutteti. (continua)

HEL CALENNIG (GALLES) 

Letteralmente “la caccia delle Calende” si riferisce alla tradizione gallese del primo giorno dell’anno nuovo: una mela infilzata su tre bastoncini a mo’ di trepiedi, steccata con dei semini (oggi più comunemente dei chiodi di garofano) è decorata con un rametto sempreverde.

Questo “trofeo” è portato in regalo (o mostrato) nella casa dei vicini dai bambini che cantano una canzoncina benaugurale.
In cambio ricevono pane e formaggio o qualche monetina.
Più recentemente la questua rituale si è limitata al canto benaugurale.

Blwyddyn newydd dda i chwi,
Gwyliau llawen i chwi,
Meistr a meistres bob un trwy’r ty,
Gwyliau llawen i chwi,
Codwch yn foreu, a rheswch y tan,
A cherddwch i’r ffynon i ymofyn dwr glan.


A happy new year to you,
May your holidays be merry,
Master and mistress – everyone in the house;
May your holidays be merry,
Arise in the morning; bestir the fire,
And go to the well to fetch fresh water
Traduzione italiano di Cattia Salto
Un felice anno nuovo a voi
che le vostre feste sano liete
signore e signora – e tutti gli altri della casa;
che le vostre feste siano liete.
Alzatevi al mattino e accendete il fuoco e andate al pozzo a prendere dell’acqua fresca.

Il Capodanno è anche giorno di Hoodening in Galles quando Mari Lwyd, o anche “Y Fari Lwyd” (in inglese “Grey Mare“= cavalla grigia) viene portata di casa in casa.

MARI LWYD

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Paul Bommer: Calendario dell’Avvento

Mari Lwyd, o anche “Y Fari Lwyd” (in inglese “Grey Mare“= cavalla grigia) è la versione gallese dell’hooden horse. Tradizione ancora praticata nel Galles centrale e meridionale, in particolare a Llantrisant e Pontyclun a Capodanno. La maschera consiste in una testa di cavallo (un teschio vero) con la mascella movibile e degli inquietanti occhi ricavati da due pezzi di bottiglia verde, addobbata con nastri colorati e portata su un palo da una persona celata sotto un ampio mantello bianco. I questuanti si fermano a cantare davanti all’uscio delle case e chiamano la padrona e la sfidano in un pwnco una sorta di botta e risposta in versi spesso insolente. La vittoria della sfida canora consente ai questuanti di entrare in casa per mangiare i dolci e bere birra.
Come si vede nell’illustrazione la padrona di casa tiene in mano una scopa e non vuole far entrare il gruppo perchè portatore di disordine. La pratica come un po’ tutte le questue rituali del mondo contadino sott’intende un certo grado di ubriachezza e comportamenti molesti. Infatti non appena entrata la cavalla girerà per la stanza cercando di prendere le donne, è chiaramente una creatura mostruosa e ultraterrena che deve essere rabbonita con offerte. Talvolta un bambini piccolo si frappone con un dolcetto e riesce a calmare la bestia. continua



Gaelico gallese
I
Wel dyma ni’n dwad
Gyfeillion diniwad
I ofyn am gennod i ganu
II
Os na chawn ni gennad
Rhowch wybod ar ganiad
Pa fodd mae’r ‘madawiad, nos heno
III
‘Does genni ddim cinio
Nac arian iw gwario
I wneud i chwi roeso, nos heno


I
Here we come
Dear friends
To ask permissions to sing
II
If we don’t have permission,
Let us know in song
How we should go away tonight
III
I have no dinner
Or money to spend
To give you welcome tonight
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Siamo qui
cari amici
a chiedervi il permesso di cantare
II
Se non abbiamo il permesso
ditecelo con il canto
che dobbiamo andarcene stasera
III
Non ho cena (1)
o soldi da spendere
per darvi il benvenuto stasera

NOTE
1) se la gente della casa restava sconfitta nella tenzone poetica, la Mari Lwyd rivendicava il diritto di restare a cena con tutto il suo seguito. In alternativa era offerto un glennig, (una piccola mancia), un bicchiere di glaster, (acqua e latte) o di birra.

A Cwm Gwaun (Gwaun Valley), sopra Abergwaun (Fishguard), la comunità celebra lo Yr Hen Galan (il vecchio capodanno) il 13 gennaio, secondo il calendario precedente al 1752.
Anche in Galles come in Scozia è ancora radicata l’usanza del Firstfoot: qui deve essere un uomo dal nome fortunato (Dafydd, Sion, Ifan o Siencyn), o in mancanza anche una donna dal nome fortunato (Sian, Sioned, Mair o Marged);  al Capodanno era praticata anche la caccia allo scricciolo.

APPLES IN WINTER JIG

La melodia “Apples in winter” è una jig irlandese conosciuta anche con molti altri titoli (vedi)

ASCOLTA David Power uillean pipe & Willie Kelly violino in “Apples in winter” (un godibile cd di jigs e reel + qualche air della tradizione irlandese)
ASCOLTA Dervish

ASCOLTA Anglo concertina, Cittern, & Guitar

ASCOLTA Ardan

continua

FONTI
http://bifrost.it/CELTI/4.Eriuiltempoelospazio/05-Soprannaturale.html
http://www.unamelaalgiorno.com/la-mela-nella-cultura-celtica.html
http://icoloridelvento-mirial.blogspot.it/2015/10/il-melo-e-il-frutto-della-conoscenza.html
http://www.laltrafacciadellamela.altervista.org/
https://isimbolinellacomunicazione.wordpress.com/2013/02/21/la-mela/
http://www.amando.it/ricette/alimenti/mela.html
http://ontanomagico.altervista.org/johnny-jump.htm
https://museum.wales/articles/2014-06-14/Christmas-customs-Hel-Calennig/
https://lilydewaruile.wordpress.com/tag/calennig/

SPARTITI
https://thesession.org/tunes/299
http://tunearch.org/wiki/Apples_in_Winter_(1)
http://spokanesessions.com/tune.php?tune=1
http://www.celticguitarmusic.com/tbj_apples_winter.htm

TRASNA NA DTONNTA

Trasna na dTonnta” (in italiano Attraverso le onde) è una canzone in gaelico irlandese relativamente recente, la stesura del testo è attribuita, nella raccolta “Amhránleabhar Ogra Éireann” (“Songbook of Irish Youth” edizione del 1971), a Tomás Tóibín; la melodia è invece scozzese quella abbinata alla canzone scritta da Hugh S Roberton dal titolo “Westering home“. Ma ahimè come sempre in questi casi la querelle tra i due fronti è aperta!

donegal-map

La canzone è molto probabilmente originaria del distretto di Gaoth Dobhair (in inglese Gweedore) una delle zone Gaeltacht nella contea del Donegal (Irlanda Nord-Ovest), dove ogni estate da tutta l’Irlanda, centinaia di studenti frequentano il Coláiste Cholmcille (Columcille College), per migliorare la loro conoscenza della lingua irlandese che qui è di rigore la prima lingua.

La cittadina di Gweedore è famosa per il concentrato di musicisti di fama “distribuiti per mq”: nelle vicinanze si trova il Leo’s Tavern (a Meenaleck) ovvero il pub della famiglia Brennan dal quale sono scaturiti intorno al 1972 i Clannad (e quindi Moya Brennan e Enya) sempre a Gweedore sono nati gli Altan (inizialmente Ceoltoiri Altan), gruppo fondato nel 1985 da Mairéad Ní Mhaonaigh e il marito Frankie Kennedy; i Na Casaidigh, sei fratelli polistrumentisti che alternano la loro sede a Dublino, Aoife Ní Fhearraigh, Maria McCool e molti illustri suonatori di violino (in primis il padre di Mairéad Ní Mhaonaigh Francie Mooney (Proinsias Ó Maonaigh).

Il modo di suonare il violino nel Donegal è assolutamente tradizionale e inconfondibile! (continua)

IN VIAGGIO:

DONEGAL, IRLANDA ESTREMA DI ANDREA LESSONA

Il Donegal vive di vento, parla gaelico e racconta leggende. Perché “quassù è diverso”. Me lo sono sentito dire spesso, mentre tagliavo le strade strette e la memoria viva del nord-ovest d’Irlanda: “up here it’s different” mi ripetevano i suoi abitanti dall’accento rude. Una diversità d’estremi e scenari d’antica bellezza. Le coste più lunghe dell’Isola e gli altipiani brulli. Sole e pioggia nel continuo divenire del cielo. Laghi e oceano a contendersi la terra dei piccoli villaggi interni e costieri. continua

BLOODY FORELAND, IL PROMONTORIO INSANGUINATO DI ANDREA LESSONA
Il tramonto gli dà nome e colore. In quell’attimo indefinito che divide il giorno dalla notte, il crepuscolo vernicia il Bloody Foreland, e regala tonalità porpora a uno dei promontori più affascinanti d’Irlanda. Dio l’ha posato qui, nell’estremo nord-ovest del Donegal: un orlo esile di terra impervia che entra nel grembo del mare madre e si frastaglia cesellato da onde furenti, millennio dopo millennio.
Dalla piazzola della R253, lo guardo disteso nell’Atlantico: dito incerto puntato verso l’America a indicare la via solcata nei secoli dagli irlandesi per sfuggire l’oppressione britannica e la Grande Carestia. continua

Il testo riprende il tema del ritorno a casa proprio della versione scozzese da una più imprecisata terra lontana, rispetto alla quale l’Irlanda si trova ad Ovest, eppure le immagini a mio avviso sono più vivide e nello stesso tempo allusive a un mondo altro, la terra descritta non è semplicemente l’amata Irlanda ma il Paradiso dell’Ovest, l’Avalon dei Celti nell’occidente dorato sulla riva del mare azzurro dove è sempre estate.

ASCOLTA Na Casaidigh in Singing for memory 1998, nel video si ammirano bellissime immagini di Gweedore

GAELIC VERSION
Curfá:
Trasna na dtonnta dul siar dul siar
Slán leis an uaigneas is slán leis an gcian
Geal é mo chroí agus geal í an ghrian
Geol ‘bheith og filleadh go hÉirinn

I
Chonaic mo dhóthain de thíortha i gcéin
Ór agus airgead, saibhreas a’ tsaoil
Éiríonn an croí ‘nam le breacadh gach lae
‘S mé a’ druidim le dúthaigh mo mhuintir

II
Muintir an larthair is iad cairde mo chroí
Fáilte is féile beidh romham ar gach taobh
Ar fhágaint an tsaoil seo is é a ghuím ar an Rí
Gur leosan a shínfear i gcill mé

ENGLISH VERSION
Chorus:
Over the waves in a westerly way
Farewell to exile, to sorrow and pain
Light is my heart, bright is the sun
Now I’m returning to Erin

I
I’ve seen enough of foreign lands
Gold and silver, jewels of the world
My heart leaps with joy at the break of each day
As I draw ever nearer my homeland

II
The folks of the west are close to my heart
A welcome awaits me with banquet and cheer
On parting this world all I ask of the Lord
That it’s with them I rest forever

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Attraverso le onde in direzione ovest, addio all’esilio, al dolore e alla pena, leggero è il mio cuore, luminoso il sole, sto ritornando in Irlanda.
Ne ho abbastanza di terre straniere
oro e argento, le ricchezze del mondo, il mio cuore sobbalza con gioia alla fine di ogni giorno, mentre mi avvicino sempre di più alla terra della mia casa. Il popolo dell’Ovest è vicino al mio cuore, un benvenuto mi aspetta con un banchetto e i brindisi nel lasciare questo mondo tutto ciò che chiedo a Dio è di restare con loro per sempre

WESTERING HOME

Il testo di Westering home è stato scritto da Sir Hugh  Roberton (1874 – 1952) nel 1939, egli ha adattato una vecchia melodia scozzese sui versi delle strofe, alcuni dicono trasformando in valzer la melodia della jig “Geordie’s Byre” altri dicono da “Bonnie Strathyre” scritta da Sir Harold Boulton (1859 – 1935) su di una melodia tradizionale del Perthshire detta “Taymouth“.

Ci fu una questione di copyright con Vera Lynn (con la sua “Travelling Home” del 1957), ed ecco come andò dal racconto del nipote Andrew Roberton: “Hugh S. Roberton was my grandfather, definitely a Scotsman from Glasgow, and the creator and conductor of the Glagow Orpheus Choir. He was also a prolific composer of choral music, much of it based around traditional Scottish songs and hymn tunes. I was a young teenager at the time of the Vera Lynn case and remember it well. The arguments contained in it illuminate some of the issues raised by your correspondents.
There was never a disagreement that the verse of the song was basically ‘The Muckin’ of Geordies Byre’ but Hugh S. Roberton definitely wrote the chorus and all of the words. My father, who was his emanuensis at the time testified to this in court. However the Vera Lynn camp and her recording company produced the royal piper and a couple of other old geezers from the piping field who swore blind that it was all a traditional air.
My father always claimed they were given a bung to commit perjury to spare the ‘Forces Sweetheart’ the humiliation of losing the case. The whole thing divided public opinion right down the middle. Miss Lynn was, of course, a wartime heroine whilst my grandfather was a founder member of the Scottish Independent Labour party, a well known pacifist, socialist and was given the moniker ‘The Red Knight of Clydeside’. Curwen, his publisher were virtually bankrupted by the case and wobbled on for another fifteen years until they were conumed(1) in an asset stripping takeover by the US conglomerate Crowell, Collier Macmillan. My father was made redundant and set up Roberton Publications to make his father’s work available. It grew and by the time of his death in 2003 (he was still running the business at the age of 89) it was probably the most respected choral publishing house in the UK”

1) errore di battitura

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Un marinaio scozzese imbarcato su un mercantile che fa rotta in Oriente ritorna verso casa alla sua amata isola di Islay (Ebridi), nessuna ricchezza può competere con il ritrovarsi nella propria terra con la proprie tradizioni.

Jardine Matheson & Co., precursori della Jardine Matheson Holdings , furono due scozzesi William Jardine e James Matheson che crearono nel 1834 una società commerciale tra le più estese in Estremo Oriente.

 ASCOLTA Hugh Roberton
Chorus:
Westering home wi’ a   song in the air
Light in me heart an’ it’s goodbye to care
Laughter o’ love and a welcomin’ there
Isle o’ me heart, me own land

I
Tell me o’ lands o’ the Orient gay,
Sing o’ the riches and joys o’ Cathay
Man! But it’s grand to awaken each day
And find yourself nearer to Isla.

II
Where are the folks like the folks of the west
Canty and couthy and kindly, our best
There I would hie me and there I would rest
At home with my own folks in Islay

ORIGINAL VERSION ©1939
ASCOLTA Norma Munro
Chorus:
Westering home, and a song in the air,
Light in the eye, and it’s good bye to care,
Laughter o’love, and a welcoming there,
Isle of my heart my own one.

I
Tell me o’lands of the orient gay!
Speak o’ the riches and joys of Cathay!
Eh but its grand to be wakin’ ilk day,
To find yourself nearer to Islay.

II
Where are the folks like the folks o’ the West?
Canty and couthy, and kindly the best,
There I would hie me, and there I would rest,
At hame wi’ my ain folk in Islay!

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Ritornando a casa verso Ovest con una canzone nell’aria leggero è il mio cuore, addio agli affanni, risa d’amore e un benvenuto lì, Isola del mio cuore, la mia terra natia
Dimmi delle terre nel gaio oriente, canta delle ricchezze e delle gioie del Catai! Mah! E’ bello alzarsi ogni giorno e trovarti più vicino all’Isola. Dov’è la gente come quella dell’Ovest? Allegra e piacevole e gentile al meglio, lì vorrei andare e lì vorrei restare a casa con la mia gente a Islay.

FONTI
http://www.celticartscenter.com/Songs/Irish/TrasnaNaDtonnta.html
http://www.celticlyricscorner.net/cassidys/trasna.htm
http://freepages.genealogy.rootsweb.ancestry.com/
~donegal/gweedoreproject.htm

http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=1278#top
http://www.ibiblio.org/fiddlers/WEL_WEZ.htm#WESTERING_HOME
http://thesession.org/tunes/6587
http://thesession.org/tunes/1110
http://www.st-andrews.ac.uk/~dw4/whiskyclassified/bunnahabhain.html

IMMAGINI
http://www.hmssirius.info/photos3.htm