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HOUSE CARPENTER

Child # 243
(prima parte qui)

Parafrasando Dylan in merito alle folk song che “dicono solo quello che è importante” ecco che ancora ragazzino si sente in dovere di registrare negli studi Columbia una ballata vecchia e inquietante che mai finirà in un album ufficiale. Non si rifà alla versione di Clarence Ashley (vista nella prima parte) e secondo Clinton Heylin che ha scritto un libro sulle varianti di House Carpenter, il modello testuale potrebbe essere arrivato dalla registrazione dell’anno prima di  Almeda Riddle , con la melodia più simile a quella di Ashley e riarrangiata da Dylan

Bob Dylan  così la introduce “Questa è la storia di uno spettro che torna dal mare, venuto a portar via la sua sposa dal falegname

ASCOLTA Bob Dylan 1961

I
Well met, well met,
my own true love
Well met, well met, cried she
I’ve just returned from the salt, salt sea
And it’s all for the love of thee
II
I could have married a King’s daughter there
She would have married me
But I have forsaken my King’s daughter there
It’s all for the love of thee
III
Well, if you could have married a King’s daughter there
I’m sure you’re the one to blame
For I am married to a
house carpenter
And I’m sure he’s a fine young man
IV
Forsake, forsake your house carpenter
And come away with me
I’ll take you where the green grass grows
On the shores of sunny Italy
V
So up she picked her babies three
And gave them kisses, one, two, three
Saying “take good care of your daddy while I’m gone
And keep him good company.”
VI
Well, they were sailin’ about two weeks
I’m sure it was not three
When the younger of the girls, she came on deck
Sayin’ she wants company
VII
“Well, are you weepin’ for your house and home?
Or are you weepin’ for your babies three?”
“Well, I’m not weepin’ for my house carpenter
I’m weepin’ for my babies three.”
VIII
Oh what are those hills yonder, my love
They look as white as snow
Those are the hills of heaven, my love
You and I’ll never know
IX
Oh what are those hills yonder, my love
They look as dark as night
Those are the hills of hell-fire my love
Where you and I will unite
X
Oh twice around went the gallant ship
I’m sure it was not three
When the ship all of a sudden, it sprung a leak
And it drifted to the bottom of the sea
Traduzione di Michele Murino (qui)
I
“Ben ritrovata, ben ritrovata,
mio vero amore
Ben ritrovato, ben ritrovato”, gridò lei
“Sono appena ritornato dall’oceano
e l’ho fatto per il tuo amore
II
Avrei potuto sposare la figlia del Re laggiù
E lei mi avrebbe sposato
Ma ho rinunciato alla mia figlia
del Re
e l’ho fatto per il tuo amore”
III
“Ebbene, se tu avresti potuto sposare la figlia di un Re laggiù
Certo la colpa è solo tua
Poichè io sono sposata ad un carpentiere ed è sicuro che egli è un bel giovane”
IV
“Abbandona, abbandona il tuo carpentiere e vieni via con me
Ti porterò dove l’erba cresce
verde
sulle spiagge dell’assolata Italia”
V
Così lei prese in braccio i suoi tre bimbi
e diede loro uno, due, tre baci
e disse “Prendetevi cura del vostro papà mentre io sono lontana
e fategli compagnia”
VI
Navigavano da circa due
settimane
sono sicuro non fossero tre
quando la più giovane delle ragazze venne sul ponte
dicendo che cercava compagnia
VII
“Stai piangendo al pensiero di casa tua?
O stai piangendo per i tuoi tre bimbi?”
“Non piango per il mio carpentiere,
sto piangendo per i miei tre bimbi”
VIII
“Oh cosa sono quelle colline laggiù, amor mio
Sembrano bianche come la neve”
“Quelle sono le colline del paradiso, amor mio che tu ed io non conosceremo mai”
IX
“Oh cosa sono quelle colline laggiù, amor mio
Sembrano scure come la notte”
“Quelle sono le colline dell’inferno, amor mio
dove tu ed io saremo uniti”
X
Oh per due volte la bella nave girò intorno sono sicuro che non furono tre
Quando la nave all’improvviso fece acqua da una falla
e piombò in fondo all’oceano

Un’altra versione indimenticabile è quella dei Pentangle
ASCOLTA Pentangle in Basket Of Light 1969,  live nello stile folk-jazz che li contraddistingue. La versione decisamente più vicina a quella americana o forse una via di mezzo fra le due sponde


I
“Well I once could have married the king’s third son
And a fine young man was he
But now I’m married to a house carpenter
And a nice young man is he”
I
“When will you forsake your house carpenter
And a-go along with a me
I will take you to where the grass grows green
On the banks of the River Dee.”
III
“But will you have to maintain me a bound
To keep me in slavery?”.
“Well I have seven ships
They will soon be at land
And they at your command shall be.”
IV
She took her two babes by the hand
And gave them kisses three
“Sit still at home you darling little babes,
Keep your father sweet company.”
V
Now she dressed herself in her very best
Like a high-born lady was she
She shimmered and she shivered and she proudly stepped
As they walked by the banks of the sea
VI
Well she hadn’t been gone but a short, short time
Until she wept for sor’
“I would give all the gold in this round world
Just to see my babes once more.”
VII
“Well if you had all the gold and the silver too
That ever did cross the sea
You never would be at land anymore
And your babes you will never more see”
VIII
Well they hadn’t been sailing but a short, short time
About two weeks, three or four
When the ship sprang a leak and they were doomed
And they were far away from the shore
IX
“I see bright hills of Heaven my dear
Where angels come and go
“I see bright hills, that’s Hell my dear
Where you and I must go.”
X
“Oh I wish I was back to my house carpenter
I’m sure he would treat me well
But here I am in the raging sea
And my soul is bound for Hell.”
Traduzione * (da qui)
I
“Avrei potuto sposare un tempo il terzo figlio del Re
e lui era un uomo giovane e bello
Ma ora sono sposata ad un
carpentiere
e lui è un uomo giovane e gentile”
II
“Se tu abbandonassi il tuo
carpentiere
E venissi con me
Io ti porterei dove l’erba cresce verde e rigogliosa
sulle sponde del fiume Dee (1)”
III
“Ma dovrò essere
legata (a te),
mantenuta in schiavitù? (2)”
“Bè, io ho sette navi
Presto torneranno al porto
E saranno tutte ai tuoi comandi”.
IV
Lei prese per mano i suoi due bambini
e diede loro tre baci.
“Sedete buoni a casa,
cari bambini
fate a vostro padre buona compagnia”
V
Ora si veste con gli abiti
più belli
Come fosse una dama nata nobile
Lei brillava e lei rabbrividiva e lei orgogliosamente procedeva / Mentre camminava sulla sponda del mare (3)
VI
Bene, non era andata via da molto, ma da poco, poco tempo / Quando di sicuro ha iniziato a piangere:
“Darei tutto l’oro di questa terra tonda
solo per rivedere ancora una volta i mie bambini (4)”
VII
“Se tu avessi tutto l’oro e anche tutto l’argento
Che mai potesse essere trasportato per mare
Non vorresti mai più attraccare
E non vedresti mai più i tuoi bambini”
VIII
Non era passato molto da quando era salpata, ma un tempo molto, molto breve / Giusto due, tre o quattro settimane/ Quando sulla nave si è aperta una falla e loro erano perduti
Ed erano molto lontani dalla riva
IX
“Vedo le colline luminose del Paradiso mia cara/ Dove gli angeli vanno e vengono”/  “Vedo colline luminose, ma è l’Inferno mio caro (5)
Dove tu ed io dobbiamo andare.”
X
“Oh, vorrei tornare dal mio carpentiere (6)
Sono certa che mi tratterebbe bene
Ma io sono qui nel mare in tempesta
E la mia anima è pronta per l’Inferno.”

NOTE
*Alberto Musica &Memoria
1) ci sono due fiumi omonimi uno scorre nel Galles del Nord verso il Nord-Ovest dell’Inghilterra, l’altro è nell’Aberdeenshire (Scozia); in genere sono le rive del mare salato
2) dalla risposta presumiamo che l’uomo non sia solo il capitano della nave ma un pirata
3) esplicitazione del commonplace
4) la donna ha lasciato il falegname attratta dalla prospettiva di ricchezza oltre che di avventura
5) anche se la nave è affondata per una violenta tempesta con lo scafo squarciato, non è esplicitata una causa sovrannaturale e tuttavia per i due amanti andranno dritto in qualche girone infernale perchè sono morti nel peccato
6) il pensiero rivolto al marito abbandonato forse è un tardivo rimpianto, più rivolto alla tranquillità della vita casalinga a terra e alla vita, che un reale sentimento d’amore verso il falegname: vien da interrogarsi se la scelta del mestiere non sia casuale e se si voglia indirettamente richiamare la figura di Giuseppe (il “cornuto” biblico più popolare), l’accostamento è un po’ azzardato ma non del tutto privo di umoristico sarcasmo

ASCOLTA Angelo Branduardi in Il rovo e la Rosa, 2013
Qui intitolala il Falegname la versione in italiano di Luisa Zappa con musica di Angelo Branduardi ispirata al Rinascimento inglese. Il testo, per altro magistralmente tradotto, riprende la versione americana.

I
“Sono tornato da te, mia cara,
ben trovata, lui gridò.
Sono tornato dal mare salato
solo per amare te.
II
Potevo avere la figlia del re
e lei voleva me.
Ma ho rifiutato tutto quell’oro
solo per amare te.”
III
“Se avessi sposato la figlia del re,
vergogna ora per te.
Io ho sposato un buon falegname
e così bello è il mio uomo.”
IV
“Ti scorderai del bel falegname
e verrai via con me.
Ti porterò dove l’erba è verde
alla rivea del mare salato.”
V
“Potessi scordare il buon falegname
io verrei via con te.
Cosa farai per farmi felice,
protetta dalla povertà?”
VI
“Sei navi solcano il mare per me,
e sette ancora ne tengo a terra.
E centodieci dei miei marinai,
pronti al tuo comando.”
strumentale
VII
Lei strinse forte il suo bambino,
tre volte lo baciò.
Disse: “Rimani col mio falegname,
tienigli compagnia”.
VIII
Lei poi indossò un abito nuovo,
fra tutti i suoi il più bello.
S’incamminò lungo la via,
Splendida come oro.
IX
Non eran passate che due settimane,
lo so che non erano tre.
La bella lady si disperava,
piangeva amaramente.
X
“Perché ora piangi mia bella signora,
forse per il tuo oro?
O per il tuo bel falegname
che non rivedrai mai più?”
XI
“Non sto piangendo per il mio falegname,
non piango per quell’oro.
Io ora piango il mio bambino
che non rivedrò mai più.”
XII
Non eran passate che tre settimane,
so che non erano quattro.
La bella nave cominciò ad affondare
e non risali mai più.
XIII
Si capovolse la nostra nave
per una volta ancora.
Per ben tre volte girò su se stessa
e s’inabissò nel mare.
XIV
“Che colline sono mai quelle, amore,
che vedo così alte e belle?”
“Sono le colline del Cielo, amore,
ma non sono per te, per me.”
XV
“E quella gola che vedo, amore,
così profonda e scura?”
“Quella è la strada che porta all’Inferno
pronta per te, per me.”

FONTI
La voce di Bob Dylan: una spiegazione dell’America, Alessandro Carrera
http://www.sacred-texts.com/neu/eng/child/ch243.htm
http://www.musicaememoria.com/pentangle_basket_of_light.htm
https://singout.org/2012/09/04/who-weeps-for-the-house-carpenter/
https://singout.org/2012/09/06/some-are-carpenters-wives/
https://singout.org/2012/09/08/but-dont-you-let-it-take-you-over/

BARBARA ALLEN CUORE NERO

La ballata di Barba Allen ricorda una delle novelle del Decamerone in cui si affronta il tema del “mal d’amore” ossia dell’amore fatale che porta inevitabilmente i due amanti alla morte. (vedi prima parte)

Le versioni della ballata Barbara Allen si possono raggruppare indicativamente in 2 varianti che si distinguono per il primo verso: “It fell about a Martinmas time” – oppure Lammas- (che si presume sia la forma più antica proveniente dalla Scozia – Child # 84 versione A) e “In Scarlet Town where I was born” (in cui la stagione individuata è invece la Primavera – Child # 84 versione B). La versione B è poi ulteriormente articolata in “All in the Merry Month of May” e “So early, early in the Spring.
Similmente si trovano tre melodie seppure  non legate univocamente alle versioni base del testo. Per i cultori delle registrazioni sul campo (dal 1937 al 1967) una panoramica qui

LA MELODIA STANDARD

“Four basic melodies have been found. They occur in 3/4 time, in 2/4 time, and in mixed times (5/4 or 2/4+3/4). Somewhat surprisingly, related texts and related tunes do not go together; they seem to be mixed together almost randomly.The tune I’ve given here is American; it’s not the one I know best, but seems to be fairly typical” (Bob Walz tratto da qui).
Ecco quindi la melodia più diffusa nella versione strumentale di un compositore americano e polistrumentista molto talentuoso
Keith Keniff in Goldmund, 2011 bastano pochi tocchi per mettere in risalto appieno la bellezza della melodia

Dal film “A Christmas Carol” (1951), un cameo che sottolinea la popolarità della melodia in epoca vittoriana, ua ballata da cantare nei salotti durante le feste natalizie.

VERSIONE A: CUORE NERO

Il testo più completo della ballata arriva dalla Scozia (da Tea-Table Miscellany di Allan Ramsay, ed. 1740, Child # 84 Versione A- vedi) e ha come protagonista Sir John Graeme (Gray) innamorato di Barbara Allen.
Con un andamento tipico della narrazione delle ballate si salta dalla prima strofa, in cui in un caldo giorno d’autunno il bel John si innamora della bella Barbara, alla seconda strofa, in cui lui si ritrova a letto e in punto di morte (i maligni insinuano che sia stato contagiato da qualche malattia venerea o dal vaiolo).
Manda a chiamare dunque Barbara e lei, controvoglia, giunge al suo capezzale: John vorrebbe addossare la colpa della sua malattia, alla consunzione d’amore (il mal d’amore) nei confronti di lei , che invece lo respinge, ma Barbara più prosaicamente gli ricorda i vizi e stravizi a cui lui si lasciava andare nelle taverne delle quali era cliente abituale.
Un uomo così non è degno di essere amato e men che meno sposato, e tuttavia Barbara non è così indifferente come vorrebbe credere (o far credere) perchè al rintocco della campana a morto, anche lei desidera morire per il rimorso (sempre i maligni osservano che evidentemente anche lei è stata contagiata e prossima a fare la stessa fine del suo amante!) In alcune versioni il bel giovanotto è invece, più realisticamente, accoltellato ..

Il carattere di Barbara  muta con il passare del tempo: nelle versioni più antiche è una donna crudele, cuore-nero o cuore di pietra, poi diventa una donna che nutre un amaro risentimento, e alla fine è una donna visibilmente sofferente.
Bertrand Bronson nel suo “Traditional Tunes of the Child Ballads” commenta: “It is pertinent to observe, as it seems not to have been observed, that tradition has gradually but surely transformed the character of the heroine. In the earliest of our texts (on broadsides), unexplained obduracy was her characterizing trait, as reflected in the song-title “Barbara Allen’s Cruelty”. It has been a main effect of transmission to rationalize and minimize this quality. The popular sensibility has been unable to stomach her stony-heartedness, and has gone to work on motivation. In the blackletter broadside of Pepys’s day, she had stopped the funeral procession to look at her victim:
With scornful eye she looked downe,
Her cheeks with laughter swellin.
Only later is she suddenly struck with remorse. But the popular mind has recoiled from such coldness. Fifty years later, in the earliest Scottish text, that of Ramsay’s Tea Table Miscellany, she is not cold but filled with vindictive sentiment. She leaves the death-bed with a sigh of reluctance, and goes home to forecast her imminent death. Thereafter, in many American copies, occur verses like the following:
T
he more she looked, the more she grieved,
She busted out to crying.
“I might have saved this young man’s life
And kept him from his dying”.
Sometimes self-reproach changes to self-exculpation:
“O mother dear, yuo caused all this;
You would not let me have him”
Little by little, and partly through simple abridgement and condensation – as by omission of her anticipative refusal to soften, before she leaves the dwelling – a kindlier, more sympathetic image has replaced the cruel one that gave the original point to the object lesson. If, as Phillips Barry, believed Barbara was once a “real person”, a historic character, she has unquestionably mellowed with age.”

Robert Graves (sempre alla ricerca nelle antiche ballate di atavici rituali) ipotizza invece che Barbara Allen fosse alle origini la storia di una strega che aveva lanciato un incantesimo di morte sul bel Sir John Graeme o William Grove, un po’ come in Clerk Colvill anche John  voleva scaricare la sua amante dalle più umili origini per poter sposare una nobildonna: lui chiede pietà e le offre dei doni per dissuaderla, ma lei è un cuore-nero e alla fine muore per la sua stessa malvagità
It is clear enough that Sir John Graeme did not die merely of a broken heart. Like Clerk Colvill, he seems to have been a landowner who had an affair with a country girl, but later decided to marry a woman of his own class. When this marriage was announced, the girl avenged herself by bewitching him; the procedure being to model a wax image of the victim, make it more real by adding his own (stolen) hair-trimmings and nail-pairings, and then gradually waste it over a candle, sticking pins into parts that the witch wanted to injure most”.

Una versione molto “in stile antico” con tanto di arpeggi è quella dello scozzese-canadese John Charles McDermott che segue quasi integralmente la Versione A di Child.

John McDermott in “When I grow to old to dream” 2005


I
It was in and about a Martinmas time(1),
When the green leaves were a-fallin,
That Sir John Graeme from the West country
Fell in love wi Bawbie Allan (2).
II
He sent his men down through the town
To the place where she was dwallin,
“O haste an’ come to my master dear,
Gin ye be Bawbie Allan.”
III
O hooly, hooly rase she up
to the place where he was lyin,
An’ when she drew the curtains by
“Young man, I think ye’re dyin.”
IV
“Oh it’s I am sick an’ very very sick,
An it’s a’ for Bawbie Allan.”
“But the better for me ye se never be
Though your heart’s blood were a-spillin.
V
Remember ye not in the tavern sir
When ye the cups were fillin’
How ye made the healths gae roun an’ roun,
and slighted Bawbie Allan.”
VI
He’s turned his face untae the wa’,
For death was wi him dealin,
“Adieu adieu, my dear friends a’,
Be kind to Bawbie Allan”.
VII
Then hooly hooly rase she up
An slowly, slowly, left him,
An’ sighin said she could not stay
Since death o life had reft him.
VIII
She hadna gane a mile but twa,
When she heard the deid bell knellin,
An’ every jow tha the deid bell gied
Cried, “Woe tae Bawbie Allan”.
IX
“O mother mother, mak my bed,
O mak it fast an’ narrow;
Since my love died for me to-day,
I’ll die for him to-morrow.
TRADUZIONE ITALIANO (con parole prese in prestito da Luisa Zappa)
I
Accadde nell’Estate di
San Martino,
Quando cadevan le verdi foglie,
Che Sir John Graeme delle terre dell’ovest
S’innamorò di Barbara Allan.
II
Mandò i suoi servi giù in città
Nel luogo dove lei abitava,
Sbrigati e vieni dal mio caro padrone,
Se tu sei Barbara Allan.
III
E piano piano lei s’alzò
E giunse al letto dove lui giaceva,
E quando tirò le tende, disse:
Giovanotto, secondo me stai morendo.
IV
Sono malato, tanto malato,
E lo devo a Barbara Allan.
Non farò nulla per curare il tuo cuore,
che ora pianga sangue.
V
Non ti ricordi della taverna,
Quando sempre riempivi i boccali,
Come te la spassavi  in giro
E disprezzavi  Barbara Allan?
VI
Lui volse il capo contro il muro
Perché la morte lo stava prendendo,
Addio, miei amici cari,
Siate gentili con Barbara Allan.
VII
E piano piano lei s’alzò
E lentamente lo lasciò,
Piangendo disse di non poter stare,
Ché la morte gli aveva carpito la vita.
VIII
Ma camminò appena un miglio
Quando sentì la campana a morto
Ed ogni rintocco della campana
Diceva “Sventurata Barbara Allan“.
IX
Oh, cara madre, preparami il letto,
Fammelo soffice e stretto;
Se oggi il mio amore è morto per me
Io per lui morirò domani.”

NOTE
1) il giorno di San Martino è l’11 novembre
2) Secondo alcuni la ballata era indirizzata a Barbara Villiers, contessa di Castlemaine, una delle tanti amanti di Carlo II d’Inghilterra. Altri vedono un’allegoria tra Scozia (Barbara Allen) e l’Inghilterra (Sir John Grey)

VERSIONE IN ITALIANO

Una versione tradotta sapientemente dalla moglie Luisa Zappa e interpretata da Angelo Branduardi da sempre menestrello delle antiche ballate anglofile.
Il testo racchiude tutti gli sviluppi in cui si è articolata nel tempo la storia: il motivo dell’indifferenza di Barbara all’amore di Sir John che un tempo aveva preferito sollazzarsi in taverna (con vino e donnine) piuttosto che ricambiare l’amore di lei; così Barbara ha indurito il suo cuore e non intende ricambiare l’amore di cui sir John si sente afflitto, ovvero non lo vuole più sposare; l’iniziale ostilità dei famigliari di lei alle nozze, e l’implicito rimprovero della ragazza nell’essersi decisi solo allora a dare il consenso, quando era troppo tardi; e infine il finale Rose-briar ovvero il nodo d’amore (in inglese true-lovers’ knot) in cui la rosa avvolge il rovo tra i due sepolcri tumulati affiancati. La rosa cresciuta sulla tomba del “buono” e il rovo cresciuto sulla tomba del “cattivo” simboleggiano l’amore che prevale sempre, anche se nella morte!! Così per Rosaspina conosciuta anche con il nome di La Bella Addormentata, l’amore trionfa e dai rovi nascono le rose, ma il finale è un happy-end come si addice ad una fiaba, con la bella addormentata che si risveglia grazie al bacio del vero amore. In Barbara Allen è la ragazza che con il suo bacio d’amore potrebbe restituire la vita a Sir John, ma si rifiuta, per orgoglio ferito, per rivalsa o amara vendetta.

hughes_e6
Edward Robert Hughes (1851 – 1914) Amor Mundi, 1895

 Angelo Branduardi – Barbriallen in Così è se vi pare 2011
(Angelo Branduardi – Luisa Zappa Branduardi)

Già cadevano le foglie…
presagio dell’autunno,
colpito al cuore, Sir John comprese
di amare Barbriallen.
Mandò il suo servo giù in città
a bussare alla sua porta:
“È il mio signore che ora ti invoca
se tu sei Barbriallen “.
Lei lentamente lo segui
sino al suo capezzale,
ma quando lo vide, così pallido in volto, disse : “Tu stai morendo”.
“Sono malato, molto malato
ed è per te che soffro”.
“Non farò nulla per curare il tuo cuore,
che ora pianga sangue.
Ma non ricordi, non ti ricordi
quand’ero io a cercarti
ed ebbro di vino di me tu ridevi,   sprezzando Barbriallen”.
Se tu mi baci io sarò salvo
mia dolce Barbriallen
“Non provo pena per questo tuo cuore, che ora piange sangue”.
Lui volse il capo contro il muro,
la morte alle sue spalle :
“Addio amici, addio per sempre,
mia cara Barbriallen.
Nascondo un panno sotto il mio capo,
un pegno del mio amore,
intriso del sangue del mio povero cuore, datelo a Barbriallen “.
Lei lentamente si girò,
lo sguardo oltre la porta:
“Sarò crudele ma devo lasciarti,
vedo la morte entrare”.
Ma camminò appena un miglio,
suonava la campana, ad ogni rintocco: “Sventura-diceva-povera Barbriallen!”
Suo padre allora la chiamò:
“Puoi prenderlo se l’ami”
“È tardi, padre, ormai troppo tardi,
lui giace in una bara”.
Sua madre allora la chiamò:
“Puoi prenderlo se l’ami”
“È tardi, madre, ormai troppo tardi,
il mio cuore si è spezzato”.
“O madre, madre preparami il letto,
che sia soffice e stretto,
se oggi il mio amore è morto per me,
io morirò domani.
O padre, padre preparami il letto,
che sia soffice e stretto,
se oggi il mio amore è morto per me,
io morirò domani”.
Barbara Allen ora riposa,
Sir John giace al suo fianco…
dal cuore di John è nata una rosa, Barbara Allen è un rovo.
Sono cresciuti, cresciuti alti,
nel vecchio cimitero,
per sempre avvinti in un nodo d’amore, la rosa avvolge il rovo.

terza parte continua
FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/ballad/
http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-BarbaraAllen.html
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_84
http://www.britannica.com/EBchecked/topic/52710/Barbara-Allen
http://mainlynorfolk.info/shirley.collins/songs/barbaraallen.html

LORD BAKER/YOUNG BEICHAN/LORD BATEMAN

Child #53

Una ballata che è in pratica una fiaba in musica, così come nel Medioevo si divulgavano  “le storie romanzate” con i menestrelli e i cantastorie che le cantavano e mimavano .. questa ha un fondamento storico o presunto tale divulgato nella storia di Gilbert e Rohesia (Sofia o Shusha Pye) ambientata sotto il regno di Enrico  II, nientemeno che i genitori di Thomas Becket (1118-1170), il futuro arcivescovo di Canterbury.  Una versione dell’insolito incontro tra i due genitori è riportata dai biografi di Thomas:  il padre quando era giovanotto conobbe una bellezza d’oltremare, ribattezzata con un nome cristiano prima di renderla sua sposa.

batemanErano i tempi delle Crociate e dei grandi pellegrinaggi nella Terra Santa e il nostro protagonista partito dalle Isole Britanniche finisce in mano ai Mori (Saraceni) ed è reso prigioniero (forse è messo in schiavitù oppure è in attesa che qualcuno paghi il suo riscatto); la bella figlia del Turco innamoratasi del prigioniero, lo aiuta a fuggire con la promessa che quando vorrà prendere moglie, sarà lei la sua sposa. Ma gli anni passano e il bel Lord si è dimenticato della bellezza orientale: è la ragazza, oramai donna e stanca di aspettare, a prendere l’iniziativa e ad attraversare il mare per riunirsi al promesso sposo, il quale è in procinto.. di convolare a nozze con una pallida bellezza inglese!
Ovviamente il lieto fine non può mancare e così la storia si conclude con la ri-unione dei due innamorati!!

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Il testo è lungo come ogni ballata medievale che si rispetti incentrato sulla vera protagonista della storia che è un’eroina, forte e determinata. Il protagonista maschile della storia è chiamato  Young Bicham/Beichan  o Baker/Bekie, ma anche Lord Bateman o Lord Ateman. Il professor Child riporta 14 versioni della ballata nota anche con il titolo Lord Bateman, Lord Beichan and Susie Pye, The Turkish Lady; così come per i testi anche la melodia presenta un’ampia serie di variazioni e qui sarebbe arduo proporle tutte sebbene raggruppate, così mi limiterò alla selezione di alcuni ascolti  che ritengo essere più significativi; la ballata è stata anche interpretata da Angelo Branduardi nel già citato lavoro “Il rovo e la rosa“,  2013, nella traduzione italiana della moglie Luisa Zappa

ASCOLTA Angelo Branduardi in Il rovo e la rosa, 2013

Testo: Luisa Zappa Branduardi (tratto da qui): come potete notare le strofe non sono suddivise rigorosamente nella stessa lunghezza metrica e musicale, è questa una caratteristica della musica medievale più antica.


I
Lui era il Lord di queste belle terre,
era un signore di gran lignaggio
e prese il mare su di una grande nave,
verso paesi sconosciuti.
II
Lui viaggiò ad Est e viaggiò ad Ovest,
fino al freddo Nord, al caldo Sud…
Ma il giorno in cui lui sbarcò in Turchia,
fu catturato e imprigionato
dal fiero Turco che viveva lì.
III
Ed era padre di una figlia sola,
la più bella lady nata in Turchia
prese le chiavi e ingannò suo padre,
rese a Lord Baker la libertà.
IV
“Lo so che hai case, tela di lino,
il Northumber s’inchina a te,
ricorderai la ragazza turca
che oggi ti ha reso la libertà?”
V
“Lo so che ho case, tela di lino,
il Northumber s’inchina a me,
tutto ai tuoi piedi metterò, mia cara,
perché mi hai reso la libertà.”
VI
Lei lo condusse giù fino al porto,
per lui armò una ricca nave,
Ed ad ogni sorso di quel vino rosso
Brindò: “Lord Baker, che tu sia mio!”
VII
Ci fu tra loro una promessa
Per sette anni ed ancora sette…
“Se non prenderai mai un’altra sposa,
non sarò mai io di un altro uomo.”
VII
E sette anni eran passati
E sette ancora sommati a quelli…
Lei radunò tutti i suoi vestiti,
giurò: Lord Baker, ti troverò!”
VIII
Lei viaggiò ad Ovest e viaggiò ad Est,
sino a che giunse ad un grande palazzo.
“Chi c’è, chi c’è? – si destò il guardiano –
Bussa gentile a questa porta.

IX
“È qui che Lord Baker vive? – chiese la lady –
Ed ora è in casa il tuo signore?”
“È qui che Lord Baker vive – replicò il guardiano –
E proprio oggi lui prende moglie.”
X
“Vorrei un poco di quel loro dolce
Ed un bicchiere di vino rosso,
che si ricordì la bella lady
che là in Turchia lo liberò.”
XI
E corse, corse il buon soldato
Fino ai piedi del suo signore.
“Ora alza il capo, mio buon guardiano,
che novità porti con te?”
XII
“Per te io annuncio un grande evento,
la più bella lady che si vide mai
resta in attesa di carità…
XIV
Porta un anello ad ogni dito,
solo al medio ne porta tre.
E con quell’oro lei può comprare
Tutto il Northumber ed anche te.
Ti chiede un poco del vostro dolce
Ed un bicchiere di vino rosso.
Ricorderai la bella lady
che là in Turchia ti liberò?”
XV
Scese la madre della sua sposa:
“Figlia mia cara, che sarà di te?”
“Con me tua figlia non ha mentito,
non ha mai detto d’amare me.
Venne da me con una borsa d’oro,
ne avrà in cambio ben trentatrè.”
XVI
Prese la spada tra le sue mani
E poi di fette ne tagliò tre:
“una alla madre della mia sposa,
una al mio amore, una per me.”
XVII
Così Lord Baker corse alla porta,
di ventun passi ne fece tre.
Prese tra le braccia la ragazza turca
E baciò il suo amore… teneramente.

 

Le versioni che seguono provengono dall’area Inghilterra-Scozia-America, ma  la ballata si è diffusa in varie parti d’ Europa, la ritroviamo in particolare nei paesi  scandinavi, Spagna e Italia.

ASCOLTA Sinéad O’ConnorChristy Moore in Sean-Nós Nua, 2002


I
There was a Lord who lived in this land
He being a Lord of high degree
He left his foot down a ship’s board
And swore strange countries he would go see.(1)
II
He’s travelled east and he’s travelled west
Half the north and the south also
Until he arrived into Turkey land.
There he was taken and bound in prison
Until his life it grew weary.
III
And Turkey(2) bold had one only daughter
As fair a lady, as the eye could see
She stole the key to her Daddy’s harbour
And swore Lord Baker, she would set free.
IV
Singing, ‘You have houses and you have linen,
All Northumber belongs to thee
What would you give to Turkey’s daughter
If out of prison she’d set you free?’
V
Singing, ‘I have houses, I have linen,
All Northumber belongs to me
I would will them all to you my darling,
If out of prison you set me free?’
VI
She’s brought him down to her Daddy’s harbour
And filled for him was the ship of fame
And every toast that she did drink round him,
‘I wish Lord Baker that you were mine.’
VII
They made a vow(3) for seven years
And seven more for to keep it strong
Saying ‘If you don’t wed with no other woman
I’m sure I’ll wed with no other man.’
VIII
And seven years been past and over
And seven more they were rolling on
She’s bundled up all her golden clothing
And swore Lord Baker she would go find.

IX
She’s travelled East and she’s travelled West
Until she came to the palace of fame
‘Who is that, who is that?’ called the young foot soldier
‘Who knocks so gently and can’t get in?’
X
‘Is this Lord Baker’s palace?’ replied the lady
‘Or is his lordship himself within?’
‘This is Lord Baker’s palace’ replied the porter,
‘This very day took a new bride in.’
XI
‘Well ask him send me a cut of his wedding cake
A glass of his wine that been e’er so strong
And to remember the brave young lady
Who did release him in Turkey land.’
XII
In goes, in goes, the young foot soldier
Kneels down gently on his right knee
‘Rise up, rise up now the brave young porter,
What news, what news have you got for me?’
XIII
Singing, ‘I have news of a grand arrival,
As fair a lady as the eye could see
She is at the gate
Waiting for your charity.’
XIV
‘She wears a gold ring on every finger,
And on the middle one where she wears three,
She has more gold hanging around her middle
Than’d buy Northumber and family.’
XV
‘She asked you send her a cut of your wedding cake
A glass of your wine, it been e’er so strong,
And to remember the brave young lady
Who did release you in Turkey land.’
XVI
Down comes, down comes the new bride’s mother
‘What will I do with my daughter dear?’
‘I know your daughter, she’s not been covered
Nor has she shown any love for me.(4)
XVII
Your daughter came with one pack of gold
I’ll avert her home now, with thirty-three.’
He took his sword all by the handle
And cut the wedding cake, in pieces three
Singing ‘here’s a slice for the new bride’s mother
A slice for me new love and one for me.’
XVIII
And then Lord Baker, ran to his darling
Of twenty-one steps, he made but three
He put his arms around Turkey’s daughter
And kissed his true love, most tenderly.

NOTE
1) già in apertura si delinea il personaggio, non certo un pellegrino penitente o un mercante medievale, piuttosto un uomo di mondo, uno spirito inquieto. Di certo la ballata si è adattata allo spirito del Settecento e Lord Bateman è molto più simile a Lord Byron
His goblets brimmed with every costly wine,
And all that mote to luxury invite.
Without a sigh he left to cross the brine,
And traverse Paynim shores, and pass earth’s central line. (tratto da qui)
2) il turco è un corsaro o un predone, crudele e spietato
3) strano giuramento o promessa, quella di mantenersi casti per sette anni, proprio mentre i due si sollazzano bevendo vino!!
4) si suppone che il matrimonio non essendo stato consumato possa essere dichiarato nullo

ASCOLTA Planxty 1983, versione testuale simile, ma arrangiamento musicale migliore

ASCOLTA Susan McKeown in Lowlands, 2000, interessante anche questo arrangiamento arabeggiante


I
There was a lord who lived in this land
Being a lord of high degree
He left his foot down a ship’s board
And swore strange countries that he would go see
II
He traveled East and he traveled West
He traveled North and South also
Until he arrived into Turkey land
There he was taken and bound in prison
Until his life it grew weary
III
Oh Turkey bold had one only daughter
As fair a lady as the eye could see
She stole the key to her dad-oh’s harbour
And swore Lord Baker she would set free
IV
Singing “you have houses and you have linen
And all Northumber belongs to thee
What would give you to Turkey’s daughter
If out of prison she’d set you free?”
V
Singin’ “I have houses, and I have linen
All Northumber belongs to me
I would will them all to you my darling
If out of prison you’d set me free”
VI(x2)
She’s brought him down to her dad-oh’s harbour
And filled for him was the ship of fame
And every toast that she did drink round him
“I wish Lord Baker that you were mine”
VII
They made a vow for seven years
And seven more for to keep it strong
Saying if you don’t wed with no other woman
I’m sure will wed with no other man
VIII
And seven years been passed and over
And seven more they were rolling on
She has bundled up all her gold and clothing
And swore Lord Baker she would go find

IX
She traveled East and she traveled West
Untill she came to the palace of fame
“Who’s that, who’s that, -cried the bold young porter-
Who knocks so gently and can’t get in?”
X
“Is this Lord Baker’s palace, -replied the lady-
Or is his lordship himself within?”
“This is Lord Baker’s palace, -replied the porter-
This very day took a new bride in”
XI
“Well ask him send me a cut of his wedding cake
A glass of his wine it been e’er so strong
And to remember a brave young lady
Who did release him in Turkey land”
XII
In goes, in goes, in goes the porter
And kneels down gently on his right knee
“Rise up, rise up now my bold young porter
What news, what news have you brought to me?”
XIII
“Singing I have news of a grand arrival
As fair as lady as the eye could see
She is at the gate waiting for your charity.
She wears a gold ring on every finger
And on the middle one where she wears three
She has more gold hung around her middle
Than’d buy Northumber and family
XIV
She asks you send her a cut of your wedding cake
A glass of your wine it’d been e’er so strong
And to remember a brave young lady
Who did release you in Turkey land”
XV
He took his sword all by the handle
Cut the wedding cake in pieces three
Singing here’s a piece for Turkey’s daughter
Here’s a piece for the new bride and one for me
XVI
Down comes, down comes the new bride’s mother
“What will I do with my daughter dear?”
“Your daughter came with one bag of gold
I’ll let her to home love with thirty-three”
XVII
And then Lord Baker ran to his darling
Of twenty-one steps he made but three
He put his arms round Turkey’s daughter
And kissed his true love most tenderly

ASCOLTA Chris Wood in The Lark Descending 2005: molto gradevole la modulazione della voce

ASCOLTA Custer LaRue (Baltimore Consort) la versione americana (Monti Appalachi)

ho riportato la maggior parte del testo ad orecchio e in parte da qui


I
Lord Bateman was so noble lord,
and he was handsome high degree;
but yet he could not rest contented
some foreign country he would see.
II
He sailed east and he sailed west,
until he came to Praterky;
where he was took and put in prison,
Until his life grew quite weary.
III
The Sogger had one only daughter
the fairest creature as eyes did see
She stole the key to her father’s prison
and said, “Lord Bateman I’ll free”
IV
“Have you got houses, have you got land ?
and are you hold some high degree
What would you give to the fair young lady
that out of prison will set you free?”
V
“Oh I’ve got house and I’ve got land
Half of Northumberland belongs to me.
I’ d give it all to the fair young lady
that out of prison would set me free”
VI
She took him to her father’s table,
And gave to him the best of wine;
And every health she drank to him,
“I wish Lord Bateman that you were mine”.
VII
She lead him to her father’s harbor
And give to him a ship of fame.
“Fare-the-well Fare-the-well to you, Lord Bateman
Fare-the-well Fare-the-well till we meet again”
VIII
“It’s seven long years I will make this honour
it’s seven long years I’ll give my hand;
If you will wed no other woman,
Then I will wed no other man.”

IX
When seven long years had gone and passed,
And fourteen days well known to me;
She dressed herself in a fine gay clothing,
And said “Lord Bateman I’ll go see”
X
And when she came to Lord Bateman’s castle,
So boldly there she rang the bell;
“Who’s there who’s there?” cried the proud young porter,
“Who’s there who’s there, unto me tell.”
XI
She said , “Is this Lord Bateman’s castle,
and is his Lordship here within?”
“Oh, yes, this is  Lord Bateman’s castle,
“He’s just now taken his young bride in.”
XII
“Go tell to send me a slice of cake,
And a bottle of the best of wines;
Not to forget the fair young lady,
That did release him when he was close confined”.
XIII
Away, away went that proud young porter
untill Lord Bateman  he did see.
“What news? What news, my proud young porter?
What news, what news have you brought to me?”
XIV
“That stand at your gate the fairest lady
That ever my two eyes did see.
‘She has a ring on every finger,
And round one of them she has got three”
XV
“She says to bring a slice of cake,
a bottle of your best wine.
And not to forsake the fair young lady
That did release you when close confined”
XIV
Lord Bateman in a passion flew,
His sword he broke in pieces three;(5)
“Oh how forsake my fair young lady
Sophia has crossed the sea.”
XV
It’s up then  spoke the young bride’s mother,
Who was never heard  to speak so free(5):
“Don’t forget my only daughter,
although Sophia has crossed the sea.”
XVI
“I own I’ve made a bride(4) of your daughter,
and so she’s none  worse by me;
She came here on a horse and saddle,
and I’ll send her home in a coach and three.”
XVII
Lord Bateman prepared another wedding ,
With both their hearts so full of glee;
“I’ll range no more to foreign countries,
now Sophia has crossed the seas “

NOTE
5) mentre nelle altre versioni testuali il Lord utilizza la spada per tagliare dalla torta nunziale tre fette, qui spezza la spada in tre pezzi. Gli studiosi si sono interrogati sul perchè del gesto: scaramanzia, la frenesia del momento nell’apprendere la notizia?
plate104) Come se nulla fosse successo il Lord manda a casa la moglie (ricompensandola per il disturbo con un po’ d’oro o una bella carrozza) e prepara un’altro matrimonio per sposare la sua Sofia (evidentemente quello precedente viene annullato perchè non consumato!)

seconda parte continua

FONTI
http://www.gutenberg.org/files/15618/15618-h/15618-h.htm
http://www.contemplator.com/child/bateman.html
http://www.mainlesson.com/display.php?author=marshall&book=island&story=gilbert
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_53
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=8950
https://www.mainlynorfolk.info/joseph.taylor/songs/lordbateman.html
http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/13/bateman.htm
http://www.mescalina.it/musica/recensioni/angelo-branduardi-il-rovo-e-la-rosa-ballate-damore-e-di-morte-

IMPOSSIBLE RIDDLE: SCARBOROUGH FAIR

Scarborough (nello Yorkshire a Nord di York) era un’importante porto e luogo di mercato per tutti i commercianti d’Inghilterra fin dal medioevo. La fiera durava 45 giorni ed era un evento ricco di musica e cibo, ma pur perdendo d’importanza nel XVII secolo è ancora celebrata ai nostri giorni.

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Il protagonista della ballata omonima chiede a un passante che si sta recando alla fiera di salutare colei che un tempo era stata la sua innamorata e di domandarle quando tornerà da lui, ma lei risponde (facendo ricorso ai compiti impossibili) mai. Il “contrasto” tra innamorati, basato sui “compiti o enigmi impossibili” ha come modello la ballata “The Elfin Knight“: collezionata dal professor Francis James Child (1825-1896).
Sicuramente la canzone era molto popolare nella zona nel 1850 ed è riportata da Frank Kidson in “Collection of Traditional Tunes” – 1891 in cui e indicata come la melodia cantata a Whitby (ovvero nella zona di Scarborough) nel 1860.

Le varianti testuali però sono molteplici e anche per la melodia sono state trascritte molte versioni. Per un analisi approfondita si rimanda alla trattazione in “Just another tune” qui

LE ERBE MAGICHE

Il refrain della seconda riga di ogni strofa, già nelle versioni settecentesche, è incentrato su una serie di erbe, e molte sono state le ipotesi in merito: una linea senza senso o un gioco di parole scelta per la sua assonanza. Jürgen Kloss osserva che la frase potrebbe essere più una scelta stilistica degli editori nella variante stampata che una linea tramandata dalla tradizione orale.

herbs1Tutte erbe officinali immancabili nell’orto dei Semplici, erano gli ingredienti principali dei filtri d’amore o degli amuleti scaccia diavoli in grado di annullare le maledizioni e gli incantesimi malvagi. In particolare queste erbe erano utilizzate per allontanare la peste ovvero il suo odore nauseabondo che emanava dai morenti e dai cadaveri, infatti era opinione della medicina del tempo che fossero i miasi ad essere la causa dell’infezione e che fosse essenziale purificare l’aria

Il prezzemolo: è un erba associata alle streghe e alla morte, si riteneva che favorisse la lussuria e l’amore, ma anche la digestione. Simboleggia la possibilità di allontanare i dispiaceri e l’amarezza dalla vita.

La salvia: è un erba associata con la saggezza, la parola stessa derivata dal latino e vuol dire “per salvare e proteggere”; un detto popolare suggerisce di mangiare la salvia primaverile per vivere a lungo. E’ uno stimolante dell’organismo indicata come rinvigorente in caso di esaurimento fisico o intellettuale. Si ritiene che oltre a riuscire a mitigare il dolore possa anche aumentare i poteri psichici, era anche anticamente utilizzata come portatrice di fertilità e di armonia domestica.

Il rosmarino: è un erba associata con il ricordo, ma anche con la morte, in gradi di aiutare il defunto ad entrare nella terra dei morti. Era bruciata per allontanare gli spiriti malvagi e utilizzata nel medioevo come amuleto per proteggersi dalle forze maligne e dalla malattie. Il suo profumo molto persistente rinforza il ricordo e la capacità di non dimenticare. Simboleggia la fedeltà, e fin dai tempi antichi era indossato dagli sposi. Infine la pianta del rosmarino è forte e resistente, sebbene cresca lentamente e all’inizio con difficoltà, e quindi simboleggia tradizionalmente l’amore femminile

Il timo: era considerata l’erba dove le fate amano dimorare o danzare. Si credeva che fosse in grado di dare forza e chiarezza alla mente e purificasse l’aria dalle malattie. Nel medioevo era usato per adornare le armi dei cavalieri in quanto si riteneva infondesse il coraggio. Era un erba utilizzata nei fuochi sacri e come incenso religioso. La pianta nelle ballate popolari è associata al concetto di purezza per l’antica credenza che  il timo fosse in grado di dare forza e chiarezza alla mente e purificasse l’aria dalle malattie.

Come sia Bert de Jong riporta una interpretazione suggestiva in merito “Quindi diventa chiaro il significato del celebre verso e inciso: l’amarezza tra loro deve essere scacciata dal prezzemolo, la salvia deve dare loro la forza di sopportare la separazione, il rosmarino deve dare a lei la fedeltà di aspettarlo, e il timo il coraggio di affrontare le prove impossibili per arrivare o tornare da lui, mantenendosi pura.”

Ma molte altre erano le piante magiche come il ginepro, il  biancospino, l’agrifoglio e l’edera e soprattutto la ginestra!

Per conoscere una vasta selezione degli artisti che hanno registrato il brano qui

ASCOLTA Ewan MacColl anche in “Matching Songs” e “The Singing Island” 1960. Ewan MacColl disse di aver raccolto la canzone nel 1947 da un minatore di origine scozzese di nome Mark Anderson a Middleton-in-Teasdale, Yorkshire. In realtà il riferimento testuale più prossimo è Frank Kidson, non così per la melodia, molto diversa dalle versioni riportate nelle partiture ottocentesche, qui più lenta e malinconica.

L’uomo chiede alla sua ex-fidanzata di confezionare per lui una camicia di batista senza cuciture e lei in cambio gli chiede di lavorare un acro di litorale a grano (con chiari riferimenti al compimento del rapporto sessuale), ma i due compiti sono impossibili da svolgersi!!

La traduzione in italiano è di Riccardo Venturi ed è stata estrapolata per la parte testuale relativa alle versioni riportate. (qui trovate anche la traduzione del testo collezionato da Child)


VERSIONE DI EWAN MACCOLL
I
Are you going to Scarborough Fair?
Parsley, sage, rosemary and thyme
Remember me to one who lives there
For once she was a true love of mine
II
Tell her to make me a cambric shirt(1)
Parsley, sage, rosemary and thyme
Without any seam or needle work
And then she’ll be a true love of mine
III
Tell her to wash it in yonder dry well
Parsley, sage, rosemary and thyme
where water ne’er sprung nor drop of rain fell,
And then she’ll be a true   love of mine
IV
Tell her to dry it on   yonder thorn,
Parsley, sage, rosemary, and thyme;
Which never bore blossom since Adam was born,
Then she’ll be a true love of mine.
V
O, will you(2) find me an acre of land
Parsley, sage, rosemary and thyme
Between the sea foam and the sand
or never be a true lover of mine
VI
O, will you plough it with a ram’s horn,
Parsley, sage, rosemary, and thyme;
And sow it all over with one pepper corn,
or never be a true lover of mine
VII
O, will you reap it with a sickle of leather
Parsley, sage, rosemary and thyme
And bind it up with a   peacock feather
or never be a true lover of mine
VIII
When you have done and finished your work
Parsley, sage, rosemary, and thyme:
Oh, come to me for the cambric   shirt,
And you shall be a true love of mine.

TRADUZIONE ITALIANO
I
“Andate alla fiera di Scarborough?
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
Salutatemi una che abita lì, Un tempo era la mia amante (innamorata).
II
Ditele di farmi una camicia di batista,[1]

Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
Senza cucirla nè usare l’ago;
allora sarà la mia innamorata.
III
Ditele di lavarla in quel pozzo laggiù
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
Dove mai sgorgò acqua, né mai pioggia cadde;
allora sarà la mia innamorata.
IV
Ditele d’asciugarla su quello spino
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
che mai fiorì fin dai tempi
di Adamo
allora sarà la mia innamorata.”
V
Trovami [2] un acro di terra
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo,
Fra l’acqua del mare e la spiaggia,
o non sarai mai il mio innamorato.
VI
Aralo con un corno d’ariete
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
E seminalo tutto con un chicco
di pepe.
o non sarai mai il mio innamorato.
VII
Lo mieterai con un falcetto di cuoio
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
E legherai i covoni con una piuma di pavone,
o non sarai mai il mio innamorato.
VIII
Quando avrai fatto tutto, e finito il tuo lavoro
,
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
vieni a prendere la camicia di batista
E sarai di nuovo il mio innamorato.”

NOTE
1) secondo Child chiedere a una ragazza di cucire una camicia equivale a chiederle di accettare il corteggiamento. Il tessuto della camicia è una varietà di lino particolarmente costoso e raffinato prodotto nella città di Cambrai (Francia) non prima del 1677 . Questo tessuto è stato commercializzato in Inghilterra solo agli inizi del Settecento. Anche in Scozia si iniziò a produrre un tessuto simile denominato “Scotch cambrics” che divenne di uso più comune verso il 1770
2) nella seconda parte la ragazza non parla con il messaggero ma direttamente con il corteggiatore. Questo è un “errore” comparso già in “Traditional tunes” di Frank Kidson (1891) dovuto a una sorta di “accomodamento” rappresentativo delle più diffuse varianti della ballata. Dovrebbe essere “Tell him..”

Insuperabile però la versione che l’ha resa famosa in tutto il mondo
ASCOLTA Simon & Garfunkel 1966. Paul Simon aveva imparato la canzone a Londra nel 1965 da Martin Carthy e riprende parzialmente la ballata intervallando i versi con un brano detto Canticle di stampo pacifista (sono gli anni della guerra nel Vietnam). Simon & Garfunkel hanno depositato il copyright come autori, sebbene la melodia dovrebbe essere un tradizionale.
L’interpretazione è sognante, quasi con venature gotiche, con echi di campanelle fatate, le voci in canone (dolci, smorzate, evocative) l’arpeggio di chitarra e la tastiera che ricama sulla melodia con un suono quasi da clavicembalo: sublime il breve fraseggio del flauto (presumo traverso) prima della ripresa del cantato.


Are you going to Scarborough Fair?
Parsley, sage, rosemary & thyme
Remember me to one who lives there
She once was a true love of mine
Tell her to make me a cambric shirt
(On the side of a hill in the deep forest green)
Parsely, sage, rosemary & thyme
(Tracing a sparrow on snow-crested ground)
Without no seams nor needlework
(Blankets and bedclothes a child of the mountains)
Then she’ll be a true love of mine
(Sleeps unaware of the clarion call)
Tell her (1) to find me an acre of land
(On the side of a hill, a sprinkling of leaves)
Parsely, sage, rosemary, & thyme
(Washed is the ground with so many tears)
Between the salt water and the sea strand
(A soldier cleans and polishes a gun)
Then she’ll be a true love of mine
Tell her (1) to reap it in a sickle of leather
(War bellows, blazing in scarlet battalions)
Parsely, sage, rosemary & thyme
(Generals order their soldiers to kill)
And to gather it all in a bunch of heather
(And to fight for a cause they’ve long ago forgotten)
Then she’ll be a true love of mine
Are you going to Scarborough Fair?
Parsley, sage, rosemary & thyme
Remember me to one who lives there
She once was a true love of mine.
TRADUZIONE ITALIANO
“Andate alla fiera di Scarborough?
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo 
Salutatemi una che abita lì,
Un tempo era la mia innamorata.
Ditele di farmi una camicia di batista
(Sulla costa di una collina nel verde profondo della foresta)
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
(seguendo un passero sul suolo  innevato)
Senza cucirla nè usare l’ago;
(sotto coperte e lenzuola un bambino di montagna)
allora sarà la mia innamorata.
(dorme incurante dei clamori che chiamano)
Ditele di trovarmi un acro di terra
(sulla costa di una collina, una spruzzata di foglie)
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
(sparse sul terreno con così tante lacrime)
Fra l’acqua del mare e la spiaggia sabbiosa
(Un soldato smonta e pulisce un fucile)
allora sarà la mia innamorata.
Ditele [1]
di mieterlo con un falcetto di cuoio
(grida di guerra, infiammano di luce scarlatta i battaglioni)
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
(i generali ordinano ai loro soldati di uccidere)
E di legare i covoni con  rametto d’erica
(e di combattere per una causa che hanno dimenticato da molto tempo)
allora sarà la mia innamorata.
State andando alla fiera di Scarborough?
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
Salutatemi una che abita lì,
Un tempo era la mia innamorata.”

NOTE
1) tell her: qui i due autori non intendono tutta la storia sottesa nella ballata in cui queste prove erano richieste dalla fanciulla al suo innamorato e non viceversa. Da considerarsi come un refuso!!

Ma vi suggerisco di ascoltare questo arrangiamento fresco e brioso di un trio di giovanissime fanciulle di Pacific Northwest (USA)

ASCOLTA the Gothard Sisters, USA strofe I, II, V e ripete la prima strofa. Qui con una versione testuale in cui è solo l’uomo ad essere sottoposto ai compiti impossibili


I
Are you going to Scarborough Fair?
Parsley, sage, rosemary and thyme
Remember me to one who lives there
he was once a true love of mine
II
Tell him to make me a cambric shirt
Parsley, sage, rosemary and thyme
Without no seam nor needle work
And then he’ll be a true love of mine
III
Tell you to find me an acre of land
Parsley, sage, rosemary and thyme
Between the water and the seasand
then he’ll be a true lover of mine
TRADUZIONE ITALIANO
I
State andando alla fiera di Scarborough?
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
Salutatemi uno che abita lì,
Un tempo era il mio innamorato.
II
Ditegli di farmi una camicia di batista,
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
Senza cucirla nè usare l’ago;
allora sarà il mio innamorato.
III
Ditegli di trovami un acro di terra
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo,
tra l’acqua e la spiaggia sabbiosa,
allora sarà il mio innamorato

LA VERSIONE IN ITALIANO

ASCOLTA Angelo Branduardi in “Futuro antico I” (1996). Nella versione in italiano arrangiata da Branduardi si perde  la dimensione magica e rituale del corteggiamento, tuttavia la tessitura musicale è fiabesca, e il suono della tromba probabilmente vuole richiamare il simbolismo sotteso alla ballata matrice “The Elfin Knight“ (vedi)

Quando andrai a Scarborough Fair
salvia, menta, prezzemolo e timo
tu porta il segno del mio rimpianto
alla donna che allora io amavo.
Vorrei in dono una camicia di lino
salvia, menta, prezzemolo e timo
tu dille che non voglio ricami,
ma che sappia che ancora io l’amo.
Per me basta un acro di terra
salvia, menta, prezzemolo e timo
quella casa tra il mare e le dune
e la donna che allora io amavo.
Tornerò a coltivare i miei campi
salvia, menta, prezzemolo e timo
e distese di erica in fiore
perchè sappia che ancora io l’amo.

CURIOSITA’
Nel piccolo cimitero della chiesa di Santa Maria ai piedi del castello di Scarborough è custodita la tomba della famosa scrittrice Anne Brontë (1820-1849) giunta per curarsi dalla tubercolosi, ormai già in fase avanzata.

continua

FONTI
http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-TrueLover.html
http://www.justanothertune.com/html/cambricshirt.html
http://www.musicaememoria.com/scarborough_versioni.htm
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=1076
ttp://mudcat.org/thread.cfm?threadid=122336#2682446
http://mainlynorfolk.info/martin.carthy/songs/scarboroughfair.html
http://shigebold.bplaced.net/scarborough_ita.htm

LA DANZA DELLA PIOGGIA NELL’EUROPA MEDIEVALE

Durante il medioevo, la credenza in stregoni e streghe in grado di influire sul tempo atmosferico, attribuiva a persone speciali dette tempestari, la capacità di navigare nell’aria e di scatenare la grandine o la bufera: finno (ovvero scandinavo) o stregone ovvero iettatore (come direbbero i marinai meridionali) erano sinonimo di maleficio; tra le difese possibili vi erano gli scongiuri, indossare corallo o ambra e fare le corna.

tempestari
D’altro canto nel mondo contadino erano ancora ampiamente praticati in primavera i rituali di magia simpatica, in cui con danze a canti si invocava la benefica pioggia.

Una di queste musiche è arrivata fino ai nostri giorni perchè venne riportata in un libro scritto da Giorgio Mainerio nella seconda metà del 1500.

Giorgio Mainerio (Parma 1535-1582), è un personaggio a dir poco strano: sacerdote e mansionario nella cattedrale di Udine si aggiudicò nel 1576 il posto di maestro di cappella nel Duomo di Aquileia. Fu però anche indovino e adepto della magia o quanto meno studioso di scienze occulte (il tribunale dell’Inquisizione avviò un’indagine su di lui senza però giungere a prove conclusive per istruire il processo)

IL PRIMO LIBRO DEI BALLI

Il libro, pubblicato nel 1578, raccoglie 22 balli scritti per fornire ai musicisti dell’epoca un prontuario di tutti i ritmi di danza disponibili, e arricchisce la musica popolare con abbellimenti e variazioni di matrice colta. Erano gli anni della moda delle raccolte a stampa di danze, già inaugurata nel 1529 dalla pubblicazione di Pierre Attaingnant.
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Consort Veneto (tutto il cd)

SCHIARAZULA MARAZULA

E’ la musica da danza più famosa della raccolta di Mainerio, insieme all’Ungaresca, e deve la sua popolarità, ancora ai tempi nostri, alla rielaborazione di Angelo Branduardi che, con il titolo di “Ballo in fa diesis minore“, la trasformò in una danza macabra (vedi) aggiungendo un testo di sua composizione su ispirazione delle tante danze macabre di matrice trecentesche (proprio l’epoca della peste nera guarda caso!).

calorersIn realtà la melodia ha tutto un altro contesto e si riferisce alle musiche e danze rituali del mondo contadino secondo le consuetudini arcaiche legate alla magia simpatica. In un documento friulano del 1624 il brano apparve in una causa del Tribunale della Santa Inquisizione con l’accusa di servire come accompagnamento musicale di un rituale magico per invocare la pioggia. E’ padre Bernardino Morra di Palazzolo della Stella in provincia di Udine a scrivere una lettera-denuncia all’inquisizione lamentandosi che dei cantori notturni non lo lasciassero dormire in pace “certe donne superstiziose.., per impetrar la pioggia dal cielo la notte di Pentecoste alle cinque hore di notte in circa andavano processionando e lustrando la villa di dentro e fuori cantando a due chori certa sua canzone che incomincia “schiarazzola marazzola a marito ch’io me ne vo’ et quello che segue si come son donzella che piova questa sera””
I termini utilizzati dal sacerdote, processionando e lustrando, sono chiaramente riferiti a rituali di purificazione pre-cristiani che la Chiesa stessa aveva trasformato, non riuscendo a debellarli, nelle Rogazioni primaverili ovvero le processioni della comunità con i sacerdoti e le loro croci in testa, per benedire i campi e assicurare l’abbondanza del raccolto. (vedi)

Così Massimo Centini nel suo libro “Magia e medicina popolare in Piemonte” (2007) scrive “un interessante esempio della persistenza di pratiche connesse agli antichi culti di fertilità è presente nella critica mossa dal Sinodo di Ivrea (1602) nei confronti delle processioni attraverso la campagna costituite solo da donne, con lo scopo di assicurare un buon raccolto.. Queste processioni “non sempre sono in onore e commemorazione dei santi, se ne organizzano di speciali, come propiziatrici per il buon andamento annuale della campagna, oppure per la buona fortuna dell’alpeggio durante la stagione estiva. E allora essenzialmente le donne, non si limitano a vestire gli abiti della festa, ma aggiungono ornamenti particolari: fiocchi, nastri e collane, e sulla testa una specie di copricapo molto alto di forma piramidale, che è tutto quanto fittamente coperto di fiori finti multicolori” A tal proposito il parallelo con le portatrici del Bran è automatico, le vestigia di un antico culto matriarcale alla Grande Dea praticato ancora oggi come processione folkloristica. (vedi)

LE ROGAZIONI DELLA CHIESA CATTOLICA

A istituire le Rogazioni fu Papa Gregorio alla fine del VI secolo e le chiamò “Litania Maggiore“, siamo alle soglie del Medioevo quando Roma non era più in grado di contenere le invasioni dei Barbari e in Primavera arrivavano le orde pronte per la battaglia: così con la processione si pregava principalmente per invocare la protezione di Dio dalla guerra! Attraverso la liturgia si istituì una volta per tutte il rituale (rigorosamente in latino) di purificazione della campagna, per proteggere la terra coltivata dai fenomeni negativi (quindi in generale pestilenze, calamità naturali).

A fulgure et tempestate… Libera nos, Domine!
A flagello terraemotus… Libera nos, Domine!
Ut fructus terrae dare et conservare digneris… Te rogamus, audi nos! continua

Le Litanie Minori che si conservarono molto più a lungo delle Litanie Maggiori hanno invece un’origine gallicana: come ricorda Alfredo Cattabiani nel suo “Calendario” fu san Mamerto, vescovo di Vienne a istituirle nel V secolo e si svolgevano durante i tre giorni precedenti l’Ascensione. Sono la continuazione istituzionalizzata dalla Chiesa cattolica degli Ambarvali dell’Antica Roma (andare in giro per i campi) ossia le processioni dedicate alla dea Cerere che si concludevano con un sacrificio animale. Dalla Gallia si diffusero in tutta Europa e nel IX secolo venne introdotto il canto delle Litanie di Santi.

Le rogazioni si svolgevano il 25 aprile ma vennero (e sono ancora) praticate anche nel mese di maggio.

I BENANDANTI

carola-stregheEvidentemente la Chiesa non era riuscita a debellare gli antichi rituali che ancora si osservavano nelle campagne nel 1500, così decise di passare alle maniere forti (torture e roghi) e alla “caccia alle streghe”!!
Nel suo saggio “I Benandanti , Stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e SeicentoCarlo Ginzburg ricostruisce la storia di una congrega friulana che professava alla luce del giorno (e più spesso sotto i raggi della luna) i rituali magici pre-cristiani. Per la lustrazione dei campi i benandanti preferivano fare ricorso all’antico rituale e non a quello della Chiesa così cantavano in dialetto “schiarazzola marazzola” e soprattutto danzavano! A leggere tra le carte dei processi sembrerebbero i benandanti degli esorcisti “senza licenza” che nei sabba duellavano armati di finocchio contro gli stregoni (le forze negative e demoniache) e le loro canne di sorgo.

LA DANZA DELLA PIOGGIA

Mainerio già in odor di stregoneria (fosse o meno un simpatizzante dei benandanti) ebbe modo di ascoltare tale canto propiziatorio e ne trascrisse la musica armonizzandola in modo da conservarne il carattere arcaico nonché l’atmosfera esoterica. Il testo originale è andato perduto, della danza neppure si conoscono passi e coreografia, ma quanto fascino emana la musica!
Possiamo solo presumere si trattasse di una danza sacra, di quelle che si ballano con semplici passi ripetitivi spesso accompagnati da giravolte, per aiutare nell’esperienza estatica, la perdita del se cosciente (forse preludio di viaggi astrali)

LA MUSICA

Un brano perfetto per essere suonato con la ghironda, la viola dei mendicanti
ASCOLTA Short Tailed Snails la versione è verosimilmente quella che si sarebbe ascoltata nel Medioevo nei castelli e palazzi (è in medley con una country dance dal titolo Nonsuch)

ASCOLTA Phil Norman in versione danza sacra

LA RICOSTRUZIONE DELLA DANZA

PER LA PIOGGIA (e la fertilità dei campi): una danza in tondo, fatta di passo semplice (s) e passo doppio (d) con il battito delle mani a richiamare il frastuono:

SCHEMA (alternando le oscillazioni)
dddd
ssd
ssd

OSSERVAZIONI: le mie personali osservazioni mi portano a riflettere prima di tutto sulla struttura della musica che è suddivisa in due parti e non in tre. Viene così più spontaneo e naturale (e soprattutto automatico) suddividere la danza in DUE PARTI.

Un’altra osservazione sui PASSI: è vero che in epoca più tarda i passi della danza sono stati resi più uniformi (vedi appunto per il passo dei branles rinascimentali) ma non così era nei primi trattati quattrocenteschi; è lecito presumere perciò che anche il passo base di questa danza, ricordiamoci un reperto del passato medievale, non fosse poi così uniforme: seguendo il tempo ritmico la sequenza di passi a mio avviso più adeguata (che viene spontaneo fare) è il passo semplice seguito da quello di piva cioè 1-2 / 1-2-3.

Un’ultima osservazione per quanto riguarda le danze sacre e estatiche (e senza scomodare i dervishi) una giravolta è quasi di rigore!

RICOSTRUZIONE DANZA DI CATTIA SALTO:
parte A) sp sp sp sp
s=passo semplice e p=passo piva
parte B) d* d* ssV
in cui d=passo doppio prima in avanti e poi indietro e ssV è la combinazione che viene definita nelle danze medievali e le contraddanze con l’abbreviazione di SET cioè si apre di piede sinistro a sinistra e si congiunge con il destro -passo semplice laterale- poi si apre con il piede destro a destra e si unisce con il sinistro e quindi si esegue una giravolta completa su se stessi facendo perno sulla spalla sinistra (in quattro tempi).

CAMBIO DI DIREZIONE
Volendo fare degli abbellimenti si potrebbe dividere la parte A in AA1 con un cambio di direzione tra le sue parti (si apre sempre a sinistra e quindi nella parte A1 si cambia aprendo di piede destro), ma a mio avviso con il velocizzarsi della musica il cambio di direzione è solo una complicazione non necessaria; piuttosto si potrebbe cambiare direzione dopo ogni ripetizione quini si inizia verso sinistra AB e si cambia verso destra per il successivo AB quindi si ricambia direzione ritornando a sinistra e così via.

LA CADENZA
Un’ultima osservazione in merito alla parte B dove ho messo l’* ci vuole una “cadenza” per dirla con i trattatisti di danza del cinquecento cioè una mossa particolare per chiudere la frase musicale: il colpo di mani (tre colpi ripetuti sul quarto passo di chiusura) ma anche di piedi battuti in terra ad evocare il tuono della pioggia!

RITUALE MAGICO PER INVOCARE LA PIOGGIA

streghecalderonegrande

Curiosi di conoscere un rituale per evocare la pioggia? Provate con questo
 "Quasi sempre veniva eseguito in riva ad uno stagno o ruscello, si raccoglieva l’acqua in un calderone e poi la si agitava con dei rametti. Mentre agitavano l’acqua, le streghe invocavano lo spirito della pioggia chiedendo abbondanti piogge per la fertilità dei campi. Successivamente, con i rametti, si mescolava il liquido per nove volte in senso orario e subito dopo per nove volte in senso antiorario. Poi scuotevano l’ acqua ancora e ripetevano il processo per tre volte. Si spruzzava l’ acqua nell’aria come se stesse effettivamente piovendo. Il rituale veniva ripetuto in sequenze dispari (1-3-7-9-13…). Il rito veniva concluso gettando l’acqua del calderone sulla terra. Da li a poco si era certi che la pioggia sarebbe giunta abbondante. Se nei giorni successivi la condizione meteorologica desiderata non si presentava, il rito veniva ripetuto ancora, cercando di soddisfare gli spiriti della natura con i giusti tributi. Questa è la struttura di base dell’antico rituale, che presente varianti nei diversi paesi, per esempio in alcune tradizioni era richiesto che le fanciulle operanti fossero vergini, o che l’acqua venisse versata sul corpo di una vergine; i nomi degli spiriti e delle divinità erano differenti a seconda dei costumi del popolo. Il rito poteva presentare l’aggiunta di ingredienti che avevano il potere di attrarre le nubi ect… (tratto da qui)

FONTI
http://luigi-pellini.blogspot.it/2013/05/le-rogazioni-riti-pagani-assorbiti-dal.html
http://www.latunicastracciata.net/giorni_ciliegio/28_GC.html
http://lastoriaviva.it/schiarazula-marazula-un-ballo-medioevale-odiato-dallinquisizione/
http://imslp.org/wiki/Il_Primo_Libro_de_Balli_(Mainerio,_Giorgio) http://www.labirintomagico.it/wp-content/uploads/2012/09/Carlo-Ginzburg-I-benandanti-Stregoneria-e-culti-agrari-tra-Cinquecento-e-Seicento-1.pdf

AD MORTEM FESTINAMUS

Segue da “Shaking of the Sheets” la danza macabra nel Medioevo (qui)

Dal Manoscritto “Llibre Vermell” (ossia il Libro Rosso) dal monastero di Montserrat (nella montagna catalana a Nord di Barcellona) in cui sono raccolti i più popolari canti del pellegrinaggio medievale, sicuramente l’unica danza macabra pervenutaci in forma integrale dal Medioevo.

Il manoscritto è stato compilato nel 1396-99 dai monaci e conteneva principalmente i racconti dei miracoli della Madonna Nera di Montserrat nonché svariati canti dei pellegrini; di questi solo dieci sono giunti sino a noi con tanto di notazione musicale (notazione mensurale). Bisogna dire che l’intento del monaco che trascrisse i brani era quello di “contenere” l’esuberanza popolare in modo che canti e danze non fossero men che rispettosi e sobri. Così si legge in calce al foglio 21v: .. poiché i pellegrini .. sono pervasi dal desiderio di cantare e danzare, e siccome in questi luoghi essi non devono cantare altro che cantilene oneste e devote, alcune di esse sono annotate di seguito. Queste pertanto dovranno essere eseguite in modo onesto e sobrio, affinchè non siano disturbati i fedeli intenti alla preghiere e alle devote contemplazioni.”

madonna-montserratC’è da osservare che il monastero di Montserrat era un luogo di cura oltre che di preghiera nel senso che era l’ultima spiaggia dei malati di lebbra, tifo petecchiale, il “fuoco di Sant’Antonio” etc: il malato trascorreva la notte in veglia nel recinto sacro ovvero per lo più all’addiaccio fuori dal Monastero, per poter in ultimo genuflettersi davanti alla statua della Madonna, invocando la guarigione. “Ad mortem festinamus” era perciò il canto come dire più “azzeccato” essendo un inno in cui gli uomini sono invitati a riconoscere la sovranità della morte affinchè smettano di peccare e soprattutto si pentano dei propri peccati in vista del suo inevitabile (e prossimo) sopraggiungere.

Gli studiosi ritengono che il testo riprenda il soggetto di un canto latino più antico “Scribere proposui” strutturandolo secondo i modi propri del virelai, una forma musicale da danza tipicamente duecentesca, è infatti uno dei tre virelais monodici superstiti del Codice. Si ritiene si tratti di un contraffactum ovvero che l’anonimo monaco compositore abbia sostituito il testo originale con quello di propria invenzione mantenendo però la musica originaria di ambito popolare.

IL VIRELAI

Il virelai è un tipico componimento dei trovieri (scritto in lingua d’oil ovvero in francese antico) ma è anche la struttura tipica delle laudi italiane del Due-Trecento nonché delle Cantigas de Sancta Maria in lingua gallega (e più in generale di alcuni canti di pellegrinaggio), sicchè possiamo affermare che la danza era diffusa in terra francese, italiana e spagnola sebbene le sue origini siano remote e ignote.

Dal punto di vista musicale “Ad mortem festinamus” è formato da nove stanze con schema Abba con ritornello e volta che portano lo stesso tempo. Ci sono quindi solo due idee musicali, ritornello e volta (idea A), strofa (idea B) ma il ritornello è affidato al coro mentre strofa e volta sono cantate dalla voce solista, così la voce solista anticipa nella volta (a) il tema musicale del ritornello ripetuto dal coro (A). In coda è eseguita una specie di litania. A questa tessitura musicale vocale si aggiungono gli strumenti musicali, non solo in accompagnamento al canto come per le monodie dell’anno mille, bensì come terzo elemento a cui affidare preludi e variazioni e anche il giro del ritornello. Una stupefacente varietà melodica rispetto al secolo precedente!!

Ascoltiamo il brano nell’esecuzione di Jordi Savall una figura di tutto rispetto nell’ambito della musica storica
ASCOLTA Jordi Savall & Hespèrion XXI: Savall suona una sorta di viola da gamba che chiama lira d’Esperia ovvero la viella da gamba medievale

ASCOLTA Micrologus
ASCOLTA Escolanía de la Santa Cruz del Valle de los Caídos & Atrium Musicae che probabilmente con la scelta per un incedere più solenne si avvicina alle esortazioni del monaco di cantare in modo onesto e sobrio..

VIDEOVento del Tempo” una ipotesi di ricostruzione della danza che inizia in cerchio e con gesti che mimano il mietere della falce e prosegue come farandola

E se proprio vogliamo spaziare nelle versioni contemporanee del medioevo rivisitato dai gruppi rock e metal
ASCOLTA Qntal un medioevo tecno

I stanza A (ritornello – tornada)
Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus
bb (strofa)
Scribere proposui de contemptu mundano,
ut degentes seculi non mulcentur in vano.
a (volta)
Iam est hora surgere a sompno mortis pravo,
a sompno mortis pravo
II stanza
Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus Vita brevis breviter in brevis finietur, mors venit velociter que neminem veretur, omnia mors perimit et nulli miseretur.
III stanza
Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus Ni conversus fueris et sicut puer factus et vitam mutaveris in meliores actus, intrare non poteris regnum Dei beatus.
IV stanza
Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus Tuba cum sonuerit, dies erit extrema, et iudex advenerit, vocavit sempiterna electos in patria, prescitos ad inferna.
V stanza Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus Quam felices fuerint, qui cum Christo regnabunt. Facie ad faciem sic eum adspectabunt, Sanctus, Sanctus, Dominus Sabaoth conclamabunt.
VI stanza
Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus Et quam tristes fuerint, qui eterne peribunt, pene non deficient, non propter has obibunt, heu, heu, heu, miserrimi, nunquam inde exibunt.
VII stanza
Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus Cuncti reges seculi et in mundo magnates adventant et clerici omnesque potestates, fiant velut parvuli, dimitant vanitates.
VIII stanza
Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus Heu, fratres karissimi, si digne contemplemus passionem Domini amare et si flemus, ut pupillam occuli servabit, ne peccemus.
IX stanza
Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus Alma Virgo Virginum, in celis coronata, apud tuum filium sis nobis advocata et post hoc exilium ocurrens mediata.

Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus Vile cadaver eris: cur non peccare vereris? Vile cadaver eris: cur intumescere quaeris? Vile cadaver eris: ut quid pecuniam quaeris? Vile cadaver eris: quid veges pomposas geris? Vile cadaver eris: ut quid honores quaeris? Vile cadaver eris: cur non paenitens confiteris? Vile cadaver eris: contra proximum non laeteris?

TRADUZIONE ITALIANO (avevo questa trascrizione tra le mie carte, ma non so più chi sia il traduttore)
La morte in fretta si avvicina smettiamo di peccare, smettiamo di peccare Mi sono proposto di scrivere sul disprezzo mondano, perchè chi si affligge in terra non si strugga invano. E ormai ora di sorgere dal maligno sonno della morte. La vita breve in breve finisce e la morte che veloce giunge nessuno deve temere. Tutto la morte distrugge e di nessuno ha compassione. Se non ti convertirai e non ritornerai come bambino e la vita non muterai in azioni migliori non potrai entrare da beato nel regno di Dio. Quando la tromba suonerà, sarà il giorno estremo e il giudice verrà a decidere le sorti eterne: gli eletti alla casa del padre e i condannati all’inferno. Quanto saranno felici coloro che con Cristo regneranno e volto contro volto lo potranno contemplare “Santo, Santo, il Signore Sabaoth” insieme cantando. E quanto tristi saranno coloro che moriranno per sempre e a loro pur non mancheranno le pene. Ahi miseri, mai di lì usciranno. Tutti i re del mondo e chi nel mondo è potente facciano attenzione, ed anche i chierici, e tutte le potestà: diventino come bambini, lascino ciò che è vano. Oh fratelli carissimi, se soltanto contemplassimo in giusta maniera l’amara passione di Dio e piangessimo tanto da non serbare pupilla nell’occhio e così non peccare. Nutrice Vergine tra le vergini, assunta in cielo presso tuo figlio, tu sei nostra avvocata, e dopo questo esilio lassù ci aiuterai ad entrare.
Sarai un vile cadavere: perchè non hai paura di peccare? perchè aspiri alla gloria? perchè cerchi la ricchezza? perchè porti vesti sfarzose? perchè agogni gli onori? perchè non confidi nella penitenza? della tua sorte prossima non ti rallegri?

Così per completare il quadro d’insieme ecco la versione di Angelo Branduardi

ILLUSTRAZIONI: Miniatura da Llibre Vermell

FONTI
http://www.latelanera.com/abisso/articolo.asp?id=183 http://www.8notes.com/scores/6264.asp http://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/shakingofthesheets.html http://thesession.org/tunes/7110 http://www.mondimedievali.net/sire/fratello2.htm http://ballifolk.altervista.org/farandoulo.html
http://www.ilsorrisodellabagiua.com/dblog/articolo.asp?articolo=73

DONNA LOMBARDA: UNA MURDER BALLAD DAL PIEMONTE

Donna Lombarda (Dona Bianca) è forse la più famosa delle ballate italiane, diffusa anche in Francia e Canada francese (Quebec). La ballata tramandata fino ai giorni nostri attraverso un’infinità di varianti regionali narra la storia di una giovane moglie istigata dall’amante ad avvelenare il marito e di un neonato che miracolosamente comincia a parlare per rivelare l’intrigo. Una tipica murder ballad di area celtica con tanto di evento soprannaturale!

Costantino Nigra la ritiene originaria del Piemonte e, secondo la convinzione del tempo che le ballate popolari antiche riportassero i fatti di cronaca risalenti al Medioevo, identifica la donna nella regina dei Longobardi, Rosmunda; ecco la leggenda, come dalla cronaca riportata anche da Paolo Diacono nella Historia Longobardorum: la figlia dei re dei Gepidi (l’antica Pannonia) presa in sposa dai re dei Longobardi Alboino come “trofeo di guerra” organizzò la congiura che uccise il marito nel 572 per favorire il suo amante Elmichi. Tuttavia il tentativo di usurpazione non ebbe successo e Rosmunda e Elmichi fuggirono a Ravenna (insieme a parte del tesoro longobardo). A Ravenna i due si sposarono ma la bella Rosmunda non aveva perso il vizietto dell’infedeltà, così poco dopo tentò di uccidere il secondo marito con il classico sistema tanto reclamizzato nelle ballate: il cibo avvelenato. Elmichi si accorse del veleno mentre beveva dalla coppa e costrinse Rosmunda a bere minacciandola con la spada, i due morirono così uccisi dalla stessa pozione!

Queen Eleanor - Anthony Frederick Augustus Sandys 1858
Queen Eleanor – Anthony Frederick Augustus Sandys 1858

GUIDA ALL’ASCOLTO DONNA LOMBARDA

Che la ballata sia così antica, ossia risalga alle soglie del Medioevo è opinabile, è incontestabile invece la sua diffusione in area popolare dal Nord al Sud dell’Italia. Le versioni testuali e melodiche mutano e i testi sono adattai ai vari dialetti o resi in un italiano per così dire “popolare”, raccolte e classificate qui solo in piccola parte.

VERSIONI NORD-ITALIA

La ballata nella versione Piemontese con il titolo di “Dona Bianca” è ridotta all’osso limitata ai dialoghi tra i protagonisti della storia: la moglie infedele, l’amante, il marito e il bambino prodigio (perchè parla dalla culla pur essendo neonato). Eppure in poche parole si delinea un antico contesto nobiliare: il marito ritorna dalla caccia passatempo preferito dagli aristocratici, il giardino dove trovare il serpentello è di un nobiluomo, lo stesso nome della donna diventato Madonna Bianca, nell’accezione medievale del termine “Signora” moglie di un “domine”.

ASCOLTA La Lionetta (il brano compare in diverse registrazioni del gruppo, la prima è nell’Album “Danze e Ballate dell’Area Celtica Italiana” Shirak, 1978) La versione viene da Asti dove é stata raccolta da R. Leydi e F. Coggiola


O vòstu v’tti o dona Bianca
o vòstu v’nial ballo cun mi
O si si si che mi a v ‘niria
ma j’o paura del me mari
Va n ‘tei giardino del mio galante(1)
la ié la testa dal serpentin
E ti t lu pie t lo piste in póer
e poi t’iu bute hit’un bicier ad vin
E so mari veti cà d’la cassa
o dona Bianca jo tanta sei
Ma va di là ‘nt’ la botejera
la jé un bicier dal vin pi bum
El cit enfant l’era ant’la cuna
papa papa beiv pò lulì
che la mamina vói fete muri
O beivlu ti o dona Bianca
se no t’lu fas beive a fil da spà
O si si si che mi lo bevria
ma jó paura d’ie mie masnà(2)
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Vuoi venire dama Bianca,
vuoi venire al ballo con me?
O si si che io verrei
ma temo mio marito
Va nel giardino del mio galante
là c’è la testa di un serpentello
e tu la prendi e la riduci in polvere
e poi la metti in un bicchiere di vino
E il marito viene a casa dalla caccia
O dama Bianca ho tanta sete
Ma va di là nella cantina
c’è un bicchiere del vino più buono
Il piccolo neonato che era nella culla
Papà, papà non berlo
perchè la mamma vuol farti morire
Bevilo tu o dama Bianca
altrimenti ti costringo a berlo a fil di spada
O si si che lo berrei,
ma temo per i miei bambini

NOTE
1) galante sta per gentiluomo, un nobile cortigiano; in altre versioni il giardino è della madre o del padre della donna
2) la donna cerca di sfuggire alla morte invocando il suo ruolo di madre. La ballata però non è completa, possiamo solo immaginare che la donna, costretta con la spada a bere dal calice, muoia avvelenata!

In quest’altra versione proveniente dalla terra delle Quattro Province il contesto è più prosaico e popolare invece dell’invito al ballo di corte l’uomo chiede di fare sesso e il marito è di ritorno dal lavoro nei campi; il finale è però più completo sia nella descrizione della morte della donna per avvelenamento che nella frase moraleggiante di chiusura.

ASCOLTA Barabàn in Baraban 1994, versione testuale raccolta sul campo dalla voce di Angelina Papa (1908), mondina di Sannazzaro de’ Burgondi (Pavia)


Dona lombarda dona lombarda
fuma a l’amur fuma a l’amur
Mi no mi no o sciur cavaliere
che mi ‘l marito gh’i l’ò giamò
Là int’al giardino del mio bèl padre
si gh’è la testa dal serpentìn
la ciaparemo la pistaremo
fum ‘na butiglia dal noster bon vin
A vegn a cà ‘l sò marì d’in campagna
dona lombarda g’ò tanta set
O guarda lì int’la cardensola
gh’è una butiglia dal noster bon vin
L’è salta sù ‘l fantulìn de la cüna
bevalo nein bevalo nein
Cosa vuol dire dona lombarda
al noster bon vin l’è un po’ tulberì
Sarà la pulvara d’la cardensola
cà la fà ‘gnì un po’ tulberì
Dona lombarda dona lombarda
al noster bon vin t’la bévare ti
La prima guta che lu ‘l g’a dato
le la cumìncia a cambià i culur
secunda guta che la beviva
in tèra morta sì l’è cascà
Dona lombarda dona lombarda
arrivederci in paradìs(3)
tà s’ta scardiva de fag’la ai alter
e ta t’le fada di ‘m bèla per tì
(traduzione italiano qui)
“Donna Lombarda, Donna Lombarda
facciamo all’amore, facciamo all’amore.”
“Io no, io no, signor cavaliere
che io il marito ce l’ho già.”
“Là nel giardino del mio bel padre
c’è la testa di un bel serpentin.
La prenderemo, la pesteremo
in una bottiglia del nostro buon vino.”
Viene a casa suo marito dai campi
“Donna Lombarda, ho tanta sete”
“Oh, guarda lì nella credenza
c’è una bottiglia del nostro buon vino”
E’ saltato su il bambino dalla culla:
“Non berlo, non berlo!”
“Cosa vuol dire, Donna Lombarda,
che il nostro buon vino è un po’ torbido?”
“Sarà la polvere della credenza
che lo fa diventare un po’ torbido”
“Donna Lombarda, Donna Lombarda
il nostro buon vino bevitelo tu!”
Alla prima goccia che lui le diede
lei iniziò a cambiare colore.
Alla seconda goccia che lei bevve
cadde in terra, morta.
“Donna Lombarda, Donna Lombarda
arrivederci in Paradiso!
Credevi di farla agli altri
e te la sei fatta da sola.”

NOTE
3) il termine vuole indicare un generico Aldilà più che il paradiso della religione cattolica

ASCOLTA Davide Bortolai in Ballate Lombarde 2007 (un rifacimento molto simile alla versione francese dei Malicorne)

La versione proveniente da Venezia è diventata una specie di versione “standard” sovra-regionale così da Giovanna Daffini si passa (sempre nel contesto della canzone di protesta) ai romani Francesco De Gregori & Giovanna Marini, e al cantautore e polistrumentista Fabrizio Poggi originario di Voghera che dopo un esordio nel folk americano con i Chicken Mambo si è dedicato al mondo del folklore lombardo e più particolarmente della provincia di Pavia

ASCOLTA Giovanna Iris Daffini detta “la Callas dei Poveri” nella rielaborazione testuale di Gualtiero Bertelli (fondatore del Canzoniere Popolare Veneto)

ASCOLTA Francesco De Gregori & Giovanna Marini in “Il fischio del vapore” – 2002 resa alla maniera di Giovanna Daffini

ASCOLTA Fabrizio Poggi & Turututela in Canzoni popolari 2002

Le tre versioni testuali sono abbastanza simili, si riporta quella di Gualtiero Bertelli:
“Amami me che sono re non posso amarti tengo marì”
“Tuo marito fallo morire, t’insegnerò come devi far
Vai nell’orto del tuo buon padre taglia la testa di un serpentin
Prima la tagli e poi la schiacci e poi la metti dentro nel vin”
Ritorna a casa il marì dai campi” Donna Lombarda oh che gran sé”
“Bevilo bianco bevilo nero bevilo pure come vuoi tu”
“Cos’è sto vino così giallino, sarà l’avanzo di ieri ser”
Ma un bambino di pochi mesi sta nella culla e vuole parlar
“O caro padre non ber quel vino Donna Lombarda l’avvelenò”
“Bevilo tu o Donna Lombarda tu lo berrai e poi morirai”
“E per amore del Re di Spagna io lo berrò e poi morirò”
La prima goccia che lei beveva lei malediva il suo bambin
Seconda goccia che lei beveva lei malediva il suo marì

VERSIONI CENTRO-ITALIA

ASCOLTA Angelo Branduardi & Scintille di musica (area mantovana). La versione di Branduardi è molto ridotta rispetto alla registrazione di Bruno Pianta raccolta da Andreina Fortunati di Villa Garibaldi (MN), 1975 (per la versione estesa qui) Il canto è accompagnato dalla ghironda, un tipico strumento popolare venuto dal Medioevo


Donna lombarda, donna lombarda,
Ameme mì.
Cos volt che t’ama che ci ho il marito
Che lu ‘l mi vuol ben.
Vuoi vhe t’insegna a farlo morire
T’insegnerò mi.
Va co’ dell’orto del tuo buon padre
Là c’è un serpentin.
Vien cà il marito tutto assetato
Và a trar quel vin(4).
Ed un bambino di pochi anni
Lu l’ha palesà.
O caro padre non bere quel vino
Che l’è avvelenà.
Donna lombarda, bevi quel vino,
che l’è avvelenà. (5)
TRADUZIONE ITALIANO
“Donna lombarda,
amate me”
“Cosa vuoi che t’ami, che ho il marito
che mi vuole bene?”
“Vuoi che ti insegni a ucciderlo?
Ti insegnerò io a ucciderlo.
Vai in fondo all’orto del tuo buon padre,
là c’è un serpentello.”
Viene a casa il marito tutto assetato,
va a prendere del vino.
Ma un bambino di pochi anni
l’ha rivelato (il piano).
“O caro padre, non bere quel vino
che è avvelenato.”
“Donna lombarda, bevete quel vino,
che è avvelenato.”

NOTE
4) Branduardi salta la parte dove la donna pesta la testa del serpentello e la mette nella bottiglia dal vino più buono, come pure il fatto che il marito nota come il vino sia più torbido
5) il finale che è stato “tagliato” da Branduardi dice:


“Sol per amore del re di Francia,
sol per amore, del re di Francia io lo beverò
e poi morirò.”
Ogni goccino che lei beveva,
ogni goccino,che lei beveva: ”addio marì,
ciao marì”.
La s’intendeva da farla agli altri
la s’intendeva, da farla agli altri
la s’ l’è fata a le’
la s’ l’è fata a le’.
TRADUZIONE ITALIANO
“Lo berrò solo per amore del re di Francia,
Lo berrò solo per amore del re di Francia,
e poi morirò.”
Ogni goccino che beveva
ogni goccino che beveva:”addio, marito.
Ciao marito.”
Credeva proprio di farla agli altri
credeva proprio di farla agli altri
ma se l’è fatta a sé stessa
ma se l’è fatta a sé stessa

 

ASCOLTA Caterina Bueno (area pistoiese-maremmana)

ASCOLTA Franco Pacini
ASCOLTA Riccardo Tesi & Maurizio Geri

La versione è stata raccolta nel 1979 da Franco Pacini nel pistoiese (dalla voce di Regina Innocenti) e venne proposta da Caterina Bueno, che all’epoca continuava a scoprire e a coltivare giovani musicisti di formazione sia popolare che classica.

– Donna lombarda, perché non m’ami?
Donna lombarda, perché non m’ami? –
– Perché ho marì.
Perché ho marì. –
– Se ciài il marito, fallo morire,
se ciài il marito, fallo morire,
t’insegnerò;
t’insegnerò:
Laggiù nell’orto del signor padre,
Laggiù nell’orto del signor padre
che c’è un serpèn
che c’è un serpèn
Piglia la testa di quel serpente,
piglia la testa di quel serpente,
pestàla ben,
pestàla ben.
Quando l’avrai bell’e pestata,
quando l’avrai bell’e pestata,
dagliela a be’,
dagliela a be’
Torna il marito tutto assetato,
torna il marito tutto assetato:
chiede da be’,
chiede da be’.
– Marito mio, di quale vuoi?
Marito mio, di quale vuoi?
Del bianco o il ne’?
Del bianco o il ne’? –
– Donna lombarda, darmelo bianco.
Donna lombarda, darmelo bianco:
ché leva la se’
ché leva la se’.
Donna lombarda, che ha questo vino?
Donna lombarda, che ha questo vino
Che l’è intorbé,
Che l’è intorbé?
– Saranno i troni dell’altra notte,
saranno i troni dell’altra notte,
che l’ha intorbé
che l’ha intorbé
S’alza un bambino di pochi mesi,
s’alza un bambino di pochi mesi:
– Babbo non lo be’
che c’è il velen
– Donna lombarda, se c’è il veleno,
Donna lombarda, se c’è il veleno,
lo devi be’ te,
lo devi ber te’.

LOMBARD WOMAN
La traduzione in inglese di Stefano Mengozzi:
 "Where are you going, Lombard woman? 
Take a walk with me!" 
"I'd like to walk with you, 
but I'm afraid of my husband." 
"Your husband is old, we'll make him die! 
At the end of my garden, 
you'll find a stone, with a snake underneath. 
Kill the snake, and offer the poison 
to your husband as a drink." H
er husband comes home saying: 
"Give me a drink, I'm so thirsty! 
Take that glass of wine from the cabinet." 
The baby speaks from the cradle: 
"Don't drink it, she is betraying you! 
That is the snake's blood!" 
"You drink it, Lombard woman, 
you drink it, I'm not thirsty anymore!" 
After the first sip, she begins to turn pale, 
After the second, she commends her children to God, After the third, "May the king's son be put to death, He was the cause of my ruin."

LA VERSIONE FRANCESE

Con il titolo di L’empoisonneuse (in italiano L’avvelenatrice) o Dame Lombarde la ballata attraversa le Alpi e arriva in terra francese, le due versioni riportate hanno stessa melodia (anche se gli arrangiamenti non possono essere più diversi) e testi simili.

ASCOLTA Véronique Chalot in J’ai Vu Le Loup, 1978. Atmosfere medievali, oniriche e ipnotiche con la voce da fata incantatrice


Allons au bois, charmante dame
allons au bois;
Nous trouverons le serpent verde,
nous le tuerons.
Dans une pinte de vin rouge
nous le mettrons;
Quand ton mari viendra de chasse,
grand soif aura.
Tirez du vin, charmante dame,
tirez du vin!
– Oh, par ma foi, mon amant Pierre(1),
n’y a de tiré.
L’enfant du brés jamais ne parle,
a bien parlé:
– Ne buvez pas de ça, mon père,
vous en mourrez!
– Buvez ça vous, charmante dame,
buvez ça vous.
– Ah, par ma foi, mon amant Pierre,
n’a point de soif
Elle n’a pas bu demi-verre,
s’est renversée
Elle n’en a pas bu le plein verre,
a trépassé
TRADUZIONE ITALIANO di Cattia Salto
“Andiamo nel bosco, bella dama
andiamo nel bosco
e troveremo un serpente verde
e lo uccideremo.
Dentro a un litro di vino rosso
lo metteremo;
quando tuo marito tornerà dalla caccia
avrà tanta sete.”
“Mescete il vino, bella dama,
mescete il vino”
“In fede mia, al mio amato Pierre
non lo mescerò.”
Il bambino in fasce che non parla
si mette a parlare
“Non bere, padre mio
voi morrete!”
“Bevete voi, bella dama
bevete voi”
“In fede mia il mio amato Pierre
non ha sete.”
Bevve nemmeno mezzo bicchiere
che stramazzò
bevve nemmeno un bicchiere pieno
che morì

NOTE
1) nella versione francese vediamo un vero e proprio triangolo con amante e marito che sono amici e vanno a caccia insieme. La donna si tradisce perchè rifiuta di servire il vino avvelenato all’amante

Traduzione inglese (tratta da qui)
“Let us go to the woods, Dame Lombarde, let us go to the woods;
We will find the green serpent, and we shall slay it.
In a pint of red wine we shall place it;
When your husband returns from hunting, such thirst he will have.
Pour some wine, Dame Lombarde, pour some wine!”
“Oh, by my faith, my friend Pierre took none.”
The cradle baby never speaks, but he spoke well:
“Do not drink of it, my father—you’ll die of it.”
“You all shall drink, Dame Lombarde, drink of it.
By my faith, my friend Pierre is not thirsty.”
She drank less than half a glass, and fell over.
She did not finish a full glass, and crossed over.

ASCOLTA Malicorne in Colin 1975

ASCOLTA Audrey Le Jossec-Nicolas Quemener Quartet
Allons au bois, Dame Lombarde, allons au bois
Nous exactement le serpente verde, nous le tuerons
Dans une pinte de vin rouge, nous le mettrons
Quand tonnellata mari viendra de chasse , grand soif aura
Du Tire vin Dame Lombarde, du tire vin
Eh! Par ma foi, mon amant Pierre, n’y un tiré de
L’enfant du bré, jamais ne parle , un parlé bien
Ne buvez pas de ça, mon père , vous en mourrez
Buvez-en vous, Dame Lombarde, buvez-en vous
Eh! Par la foi, mon amant Pierre, n’ai punto de soif
Elle n’a pas bu demi- verre , s’est renversée
Elle n’a pas bu le verre plein, un trépassé

FONTI
https://homepage.univie.ac.at/helmut.satzinger/Wurzelverzeichnis/donnalomb.html
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=en&id=42932 http://goccedinote.blogspot.it/2012/05/donna-lombarda-testo-commento-e-video.html http://www.aess.regione.lombardia.it/percorsi/ canto_narrativo/canti/donna_lombarda/home.htm http://www.canzonierescout.it/g34.pdf http://www.umbc.edu/eol/magrini/mag-mus2.html http://www.webalice.it/macchiavelli/da_xoom/ donna_lombarda_malcapi_TTBB.pdf http://www.jstor.org/discover/10.2307/739356?uid=3738296&uid=2129&uid=2&uid=70&uid=4&sid=21103845500141 http://media.smithsonianfolkways.org/liner_notes/folkways/FW04482.pdf

SONG OF THE WANDERING AENGUS

MARGARET MACDONALD MAKINTOSH (1865-1933) The Silver Apples of the Moon
MARGARET MACDONALD MAKINTOSH (1865-1933)
The Silver Apples of the Moon

The song of wandering Aengus (La canzone di Aengus l’errante) è stata pubblicata nel 1899, nella raccolta di poesie “The Wind among the reeds” (Il vento fra le canne) di William Butler Yeats (1865-1939).

Aengus (Oengus) è il dio dell’amore della mitologia irlandese, appartenente alle mitiche schiere dei Tuatha De Dannan, eternamente giovane regnante del Brug na Boinne vicino alle rive del fiume Boyne. Di lui si narra che si fosse innamorato di una bellissima fanciulla vista in sogno e malato d’amore, la cercasse a lungo prima di trovarla e di portarla nel suo regno.

Nella poesia però il personaggio è un giovane mortale (forse il poeta stesso) alla ricerca dell’ispirazione poetica o del lato più ancestrale della conoscenza. Egli narra della sua iniziazione al passato, poiché si è fatto vecchio, alla perenne ricerca della bellezza, ovvero dell’illuminazione poetica, incarnata dalla fanciulla con i boccioli di melo tra i capelli. L’accesso (in vita) all’Altro Mondo celtico è un privilegio riservato a poeti, eroi semi-divini e pochi privilegiati visitatori (a volte rapiti dalle fate), Yeats spera di potersi nutrire delle mele di Avalon e di ottenere il dono dell’immortalità (poetica).

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GUIDA ALL’ASCOLTO
Il primo a mettere in musica la poesia sembra essere stato lo stesso Yeats che la compose o che vi adattò una melodia tradizionale irlandese : nel 1907 diede alle stampe il suo saggio ‘Speaking to the Psaltery’ in cui la poesia viene recitata alla maniera bardica ovvero cantata con l’accompagnamento del salterio; ma molti altri artisti furono ispirati dal testo e composero ulteriori melodie.

ASCOLTA Burt Ives con il titolo The Wandering of Old Angus‘Burl Ives: Songs of Ireland‘ Decca DL 8444 (ca. 1954) in cui nelle note di copertina si accredita la melodia a Yeats
ASCOLTA Judy Collins con il titolo ‘Golden Apples of the Sun’  – Golden Apples of the Sun 1962. La stessa Collins dice in merito: “Learned from the singing of Will Holt, this stunning song is a musical setting of a W. B. Yeats poem ‘The Song of the Wandering Angus’. It is not a folk song, it tends to be an art song. It has a traditional feeling about it; the repetitiveness gives you the impression of an incantation, which the poem does too. Of her learning it I had heard the song almost two years ago. When I heard Will Holt sing it late one night at the Gate of Horn, I was greatly impressed, and determined to learn it. Will sang it for me a number of times, and even gave me a tape of it. I lived with the Golden Apples of the Sun almost a year-and-a-half before I ever sang it, and then it burst out one day – almost of its own accord – while I was visiting friends. It took me a long time to assimilate it, but now it’s part of me. I feel that the song has something to do with what people want – what they don’t have – and sometimes the desire for these things is almost as satisfying as the getting.'”
ASCOLTA Donovan in H. M. S. 1971

ASCOLTA Richie Havens in “Mixed Bag II” 1974
ASCOLTA Christy Moore in “Ride On” 1986
ASCOLTA Paul Winter & Karen Casey in Celtic Solstice 1999
ASCOLTA Jolie Holland in Catalpa 2003 con venature country
ASCOLTA Fling in Lost in Dunkineely 2006

ASCOLTA Waterboys in “An Appointment with Mr Yeats” 2011

ASCOLTA Eoin O’Brien 2013
ASCOLTA Sedrenn  in De l’autri cotè 2013 (la recensione del cd qui)
I
I went out to the hazel wood
because a fire was in my head(1)
and cut and peeled a hazel wand(2)
and hooked a berry to a thread.
II
And when white moths were on the wing
and moth-like stars were flickering out
I dropped the berry in the stream(3)
and caught a little silver trout(4).
III
When I had laid it on the floor
I went to blow the fire aflame
But something rustled on the floor
and someone called me by my name.
IV
It had become a glimmering girl
with apple blossom(5) in her hair
who called me by my name and ran
and vanished through the brightening air
V
Though I am old with wandering
through hollow lands and hills lands
I will find out where she has gone
and kiss her lips and take her hands.
VI
And walk among long dappled grass
and pluck till time and times are done
the silver apples of the moon
the golden apples of the sun(5).

NOTE
1) il ‘fuoco nella testa’ è quello che caratterizza l’esperienza visionaria propria dello sciamanesimo (vedi). Nel libro “Il fuoco nella testa (2007) Tom Cowan esamina le connessioni tra sciamanismo e immaginazione celtica, analizzando i miti, i racconti, gli antichi poeti e narratori celtici e descrivendo le tecniche usate per accedere al mondo degli sciamani. Gli sciamani sono in grado di accedere a un particolare stato di coscienza nel quale sperimentano un viaggio nei regni non-ordinari dell’esistenza dove raccolgono conoscenza e potere che usano poi per se stessi o a favore di altri membri del loro gruppo sociale. In quest’ottica e in una lettura autobiografica il protagonista si avvicina alle acque del fiume per praticare un rituale che gli permetta di viaggiare nell’Altro Mondo
2) la nocciola è frutto della scienza e cade nella sorgente sacra, dove viene mangiata dal salmone/trota (che diventa il salmone della conoscenza). Il legno di nocciolo serve, quasi sempre, per fabbricare le bacchette magiche usate dai druidi.
3) molto probabilmente si tratta del fiume Boyne. Secondo la mitologia il Brug na Boinne o «Palazzo del fiume Boyne», è l’attuale Newgrange. Dimora del Dagda e poi del figlio Aengus (Oengus) e degli dèi più importanti. Il tumulo sorge sulla riva settentrionale del fiume Boyne, a est di Slane (contea di Meath).

new-grange
ecco come doveva presentarsi un tempo il tumulo

4) Il riferimento ai boschi di nocciolo e all’apprestarsi a cucinare una trota appena pescata sembra riferirsi ad un racconto mitologico di Fionn Mac Cumhaill. All’epoca era a fare il suo apprendistato presso il maestro Finnegas che da ben sette anni dava la caccia al salmone della saggezza (o conoscenza, ispirazione poetica): infine lo cattura e lo fa cucinare dal fanciullo con la raccomandazione di non mangiare la sua carne (perchè tutta la saggezza va a colui che ne mangia il primo boccone) Fionn si scotta un pollice e si porta il dito alla bocca, così facendo inghiotte un pezzetto di pelle di salmone: ogni volta che si succhierà il dito potrà fare ricorso alla saggezza.
Anche la trota è considerata dalla tradizione celtica uno spirito-guardiano dei corsi d’acqua, e rappresenta il Mondo di Sotto, che materialmente si incarna sotto lo sguardo del poeta in una fanciulla dell’Altro Mondo, in una sorta di sogno o visione (aisling) che scompare al rischiararsi del giorno: il poeta ci dice dedicherà la sua vita a inseguire quella fanciulla ovvero a raggiungere (in vita) l’Altro Mondo 
5) Il melo e il suo frutto sono sempre presenti nell’AltroMondo e il più delle volte è una creatura femminile a offrire la mela d’oro all’eroe o al poeta, perchè è colei che offre la conoscenza e l’immortalità al fortunato prescelto. La mela è il frutto dell’immortalità ma anche della morte, del sonno eterno. Secondo Frank Browning (in ‘Apples: the story of the fruit of temptation’, 1998) ‘In the beginning there were roses. Small flowers of five white petals opened on low, thorny stems, scattered across the earth in the pastures of the dinosaurs, about eighty million years ago. …These bitter-fruited bushes, among the first flowering plants on earth, emerged as the vast Rosaceae family and from them came most of the fruits human beings eat today: apples, pears, plums, quinces, even peaches, cherries, strawberries, raspberries and blackberries. ‘The apple [paleobotanists believe]… was the unlikely child of an extra-conjugal affair between a primitive plum from the rose family and a wayward flower with white and yellow blossoms of the Spirea family, called meadowsweet.’

La canzone di Aengus il vagabondo

Angelo Branduardi in “Branduardi canta Yeats” 1986 sulla melodia di Donovan, testo-traduzione di Luisa Zappa

Fu così che al bosco andai,
chè un fuoco in capo mi sentivo,
un ramo di nocciolo io tagliai
ed una bacca appesi al filo.
Bianche falene vennero volando,
e poi le stelle luccicando,
la bacca nella corrente lanciai
e pescai una piccola trota d’argento.
Quando a terra l’ebbi posata
per ravvivare il fuoco assopito,
qualcosa si mosse all’improvviso
e col mio nome mi chiamò.
Una fanciulla era divenuta,
fiori di melo nei capelli,
per nome mi chiamò e svanì
nello splendore dell’aria.

Sono invecchiato vagabondando
per vallate e per colline,
ma saprò alla fine dove e`andata,
la bacerò e la prenderò per mano;
cammineremo tra l’erba variegata,
sino alla fine dei tempi coglieremo
le mele d’argento della luna,
le mele d’oro del sole.

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=44244 http://branoalcollo.wordpress.com/2011/07/11/le-metamorfosi-di-yeats/ http://lebuoneinterferenze.blogspot.it/2010/02/le-mele-della-notte.html http://www.ilcerchiosciamanico.it/articoli/p2/123/il-regno-sotto-le-acque-il-recupero-dello-sciamanesimo-celtico-di-sharon-paice-macleod.html

BELLE DAME SANS MERCI

9Nel 1819 il poeta inglese John Keats rielaborando la figura della “Queen of Faerie” delle ballate scozzesi (a partire da Tam Lin e True Thomas) scrive a sua volta la ballata “La Belle Dame sans Merci”, dando origine a un tema diventato molto popolare tra i pittori Pre-Raffaelliti, quello della vamp.
Lennan-shee – Shide Leannan (lett fata bambino) leman shee  è la fata che cerca l’amore tra gli umani. La fata, che è un essere sia di genere maschile che femminile, dopo aver sedotto un mortale lo abbandona per ritornare nel suo mondo. L’amante si tormenta per l’amore perduto fino alla morte.
Gli amanti delle fate hanno una vita breve, ma intensa. La fata che prende come amante un umano è anche la musa ispiratrice dell’artista che offre il talento in cambio di un amore devoto, portando l’amante alla follia o a una morte prematura.
Il titolo è stato parafrasato da un poemetto del XV secolo scritto da Alain Chartier (in forma di dialogo tra un amante respinto e la dama sdegnosa) ed è diventato la cifra di una donna seduttrice, una dark lady incapace di sentimenti verso l’uomo il quale cade preda del suo incantesimo. Siamo all’inverso del tema ben più antico di “Lady Isabel and the Elf Knight” (vedi)

LE STAGIONI DEL CUORE

Nella ballata ci sono due stagioni la primavera e l’inverno: in primavera tra i prati in fiore, il cavaliere incontra una dama bellissima, creatura del bosco, figlia di una fata, che lo incanta con una dolce nenia; il cavaliere, già perdutamente innamorato, la mette in sella al proprio destriero e si lascia condurre docilmente nella Grotta degli elfi; qui viene cullato dalla fanciulla, che sospira tristemente, e sogna di principi e re diafani i quali gridano la loro schiavitù verso la bella dama.
Al risveglio siamo nel tardo autunno o nell’inverno e il cavaliere si ritrova prostrato presso la riva di un lago, pallido e malato, certamente morente o senza altro pensiero che il canto della fata.

BELLE DAME SANS MERCI: CHIAVI DI LETTURA

Le chiavi di lettura della ballata sono moltissime e ogni prospettiva accresce il fascino inquietante dei versi. Ad esempio il cavaliere nell’abbandonarsi all’amore, che è passione totalizzante, è come se sfuggisse ai sacri doveri imposti dal suo rango o ruolo; quando si riscuote dall’appagamento dei sensi e del cuore per riprendersi la libertà e ritornale alla battaglia (e comportarsi come ci si aspetta che si comporti un guerriero), ecco che viene punito con la morte perchè ha spezzato il cuore di lei.
Oppure su un piano simbolico: la dama rappresenta l’immaginazione, il flusso profondo della nostra natura istintuale. Il cavaliere è rapito dall’esperienza visionaria, ma sa che non potrà vivere nel regno sotterraneo, eppure si rifiuta di ritornare alla realtà e così distrugge la sua vita sul piano reale.

Due sono le immagini pittoriche che evocano le due stagioni del cuore e della ballata, la prima – forse il dipinto più famoso- è di Sir Frank Dicksee, (datato 1902): la primavera prende i colori della campagna inglese con le immancabili rose in primo piano; la dama è stata appena issata sul focoso destriero del cavaliere e con la mano destra tiene saldamente le redini, con l’altra mano si appoggia alla sella per potersi chinare verso il bel viso del cavaliere e sussurrare un incantesimo; il cavaliere, in precario equilibrio, è totalmente concentrato sul volto della dama e come rapito.

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Il secondo è di Henry Meynell Rheam (dipinto nel 1901) tutto nei toni dell’autunno, il quale ricrea un paesaggio desolato avvolto nella bruma, come se fosse una barriera che tiene prigioniero il cavaliere prostrato a terra; mentre egli sogna di pallidi e evanescenti guerrieri (l’azzurro è un colore tipico per evocare le immagini dei sogni) che lo mettono in guardia, la dama lascia la grotta forse in cerca di altri amanti.

Curiosamente le armature dei due cavalieri sono molto simili, ma entrambe non propriamente medievali e più adatte ad essere sfoggiate nei tornei che non indossate nei campi di battaglia. Modelli elaborati e finemente decorati risalgono alla fine del XV secolo.

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BELLE DAME SANS MERCI: IL FILMATO

La ballata non poteva non ispirare anche gli artisti di oggi, ecco un racconto cinematografico un “live action short” diretto dal giapponese Hidetoshi Oneda. Lo short inizia con il dare corpo all’interlocutore immaginario che domanda al cavaliere ” O what can ail thee, knight-at-arms..” cosi ci troviamo nel 1819 su un isola dopo il naufragio di una nave e assistiamo all’incontro tra il naufrago e un vecchio decrepito tenuto in vita dal rimpianto..

LA STORIA (tratto da qui) 1819. The Navigator and the Doctor survive a shipwreck only to find themselves lost in a strange forest. The Navigator is challenged by the gravely ill Doctor into pursuing his true passion – art. While he protests, the ailing Doctor dies. Later, the Navigator is beside a lake, where he finds an Old Knight who tells him his story: once, he encountered a mysterious Lady, and fell in love with her. But horrified by her true form – an immortal spirit and the ghosts of her mortal lovers – the Young Knight begged for release. Awoken and alone, he realized his failure. Thus he has waited, kept alive for centuries by his regret. The Navigator considers his own crossroads. What will he be when he returns to the world?

VIDEO La Belle Dame Sans Merci di Hidetoshi Oneda – 2005

BELLE DAME SANS MERCI IN MUSICA

Il primo a musicare la ballata fu Charlse Villiers Stanford nell’Ottocento con un arrangiamento per piano molto drammatico ma un po’ datato oggi, anche se popolare ai suoi tempi.
La ballata è stata messa in musica da diversi artisti nel XXI secolo.

ASCOLTA Susan Craig Winsberg in La Belle Dame 2008

ASCOLTA Jesse Ferguson

ASCOLTA Giordano Dall’Armellina in “Old Time Ballads From The British Isles” 2007
ASCOLTA Penda’s Fen

LA LETTURA POETICA
ASCOLTA dalla voce di Ben Whishaw

versi in italiano


I
O what can ail thee, knight-at-arms,
Alone and palely loitering?
The sedge is wither’d from the lake(1),
And no birds sing.
II
O what can ail thee, knight-at-arms,
So haggard and so woe-begone?
The squirrel’s granary is full,
And the harvest ‘s done.
III
I see a lily(2) on thy brow thy
With anguish moist and fever dew;
And on thy cheeks a fading rose
Fast withereth too.’
IV
I met a lady in the meads,
Full beautiful — a faery’s child,
Her hair was long, her foot was light,
And her eyes were wild(3).
V
I made a garland for her head,
And bracelets too, and fragrant zone;
She look’d at me as she did love,
And made sweet moan.
VI
I set her on my pacing steed
And nothing else saw all day long,
For sideways would she lean, and sing
A faery’s song(4).
VII
She found me roots of relish sweet
And honey wild and manna(5) dew,
And sure in language strange she said,
“I love thee true (6)
VIII
She took me to her elfin grot(7),
And there she wept and sigh’d fill sore(8);
And there I shut her wild, wild eyes
With kisses four.
IX
And there she lullèd me asleep,
And there I dream’d — Ah! woe betide!
The latest dream I ever dream’d
On the cold hill’s side.
X
I saw pale kings and princes too,
Pale warriors, death-pale were they all;
They cried – “La Belle Dame Sans Merci”
Hath thee in thrall!”
XI
I saw their starved lips in the gloam
With horrid warning gapèd wide,
And I awoke and found me here,
On the cold hill’s side.
XII
And this is why I sojourn here
Alone and palely loitering,
Though the sedge is wither’d from the lake,
And no birds sing.’
TRADUZIONE ITALIANO DI M ROFFI
I
Che mai ti cruccia, o cavaliere armato,
solo e pallido errante?
Giace prostrato il giunco in riva al lago(1),
né uccello canta.
II
Che mai ti cruccia, o cavaliere armato,
così smunto e abbattuto?
Lo scoiattolo ha colmo il suo granaio,
e fu colto ogni frutto.
III
Un giglio(2) hai sulla fronte
rugiadosa di febbre e di tormento,
e sulla guancia una rosa appassita
rapidamente muore.
IV
Una dama incontrai
bella nei prati, figlia delle fate;
lunghi i capelli e il passo suo leggero,
e gli occhi folli.(3)
V
Composi una ghirlanda pel suo capo,
e braccialetti e un cinto
fragrante, mi guardava innamorata,
con un dolce lamento.
VI
Sul mio corsiero al passo la posai,
né altro vidi quel giorno,
ché reclina da un lato ella cantava
canzoni d’incantesimo.(4)
VII
Cercò per me dolci radici e miele
e rugiada di manna(5);
nel suo ignoto linguaggio ella mi disse:
«Amo te solo»(6)
VIII
Nella magica grotta(7) mi condusse,
là pianse disperata e sospirò(8)
là io le chiusi i folli folli occhi
con quattro baci.
IX
Mi cullò fino al sonno,
là misero sognai l’ultimo sogno
da me sognato mai lungo il pendio
della fredda collina.
X
Vidi pallidi re, guerrieri e principi
dal mortale pallore che gridavano:
«La belle Dame sans merci
ti ha preso nella rete».
XI
Nel crepuscolo vidi le arse labbra
in orrida minaccia spalancate,
e quivi mi svegliai lungo il pendio
della fredda collina.
XII
Per questo io qui soggiorno
solo e pallido errante,
benché il giunco è prostrato in riva al lago,
né uccello canta.

NOTE
1) non a caso il paesaggio è lacustre, le acque del lago sono belle ma infide, si tratta però di un paesaggio desolato e più simile alla palude
2) il giglio è un simbolo di morte. La fronte del cavaliere di un pallore mortale è bagnata dal sudore della febbre e il colorito del viso è smorto come una rosa appassita. I sintomi sono quelli della tisi: la febbre sempre lieve, ma che non accenna a diminuire, accende due “rose” sulle guance dei malati. Si dice anche che Keats fosse un tossico dedito all’uso della Belladonna che nell’analisi di Giampaolo Sasso (Il segreto di Keats: Il fantasma della “Belle Dame sans Merci”) è rappresentata nella Dama Senza pietà
Robert_Anning_Bell_-_La_belle_dame_sans_merci3) tutta la descrizione della pericolosità della dama è concentrata negli occhi, definiti selvaggi ma anche folli. Il cavaliere ignora i ripetuti segnali di pericolo : non solo gli occhi ma anche la lingua strana (Language strange), il cibo (honey wild)
4) il canto elfico conduce il cavaliere alla schiavitù 5) la manna è una sostanza bianca e dolce. E’ risaputo che coloro che mangiano il cibo delle fate sono condannati a restare nell’Altro Mondo
6) la fata si esprime in un linguaggio incomprensibile al cavaliere e quindi in realtà avrebbe potuto dirgli tutt’altro che “ti amo”; eppure il linguaggio del corpo è inequivocabile, almeno per quanto riguarda il desiderio sessuale
7) la grotta dell’elfo è l’altromondo celtico (vedi)
8) perchè la fata è dispiaciuta? Non vorrebbe annientare il cavaliere ma non può fare altrimenti? Sa che l’amore di un uomo non è eterno e che prima o poi il suo cavaliere la lascerà spezzandole il cuore? E’ l’amore inevitabilmente distruttivo?

Un’altra bella traduzione in italiano ( tratta da qui)
Qual è la tua pena, o Cavaliere in armi,
Che qui – pallido – indugi in solitudine?
Sfiorita è la carice del lago,
Tacciono gli uccelli.

Qual è la tua pena, o Cavaliere in armi,
Che appari affranto e desolato?
Ricolmo è il granaio dello scoiattolo,
Mietuto ormai il raccolto.

Un giglio sulla tua fronte
Ròrida d’angoscia e febbre,
Rose morenti sulle guance
Anch’esse troppo presto sfiorite.

Una Dama incontrai sui prati,
Bella oltre ogni dire – Figlia di Fate,
Lunghi i capelli, leggero il piede,
Selvaggi gli occhi.

Una ghirlanda per la sua fronte intrecciai,
E braccialetti, e una fragrante cintura.
Mi guardò come Amore guarda,
Dolce emise un gemito.

La issai sul mio destriero al passo,
E altro se non lei per tutto il giorno vidi.
Verso me protesa,
Cantava una melodia delle Fate.

Per me cercò radici dolci al gusto,
E miele selvatico e stille di manna.
E – certo – in una lingua ignota, ripeteva,
“Il mio amore è sincero”.

Alla sua grotta fatata mi condusse,
E là sospirò e pianse con grande tristezza,
E là quei suoi occhi selvaggi chiusi,
Baciandoli quattro volte.

E là mi addormentò cantando,
E là – oh, sventurato!- sognai l’ultimo sogno
Che avrei mai sognato
Sul gelido pendìo del colle.

Pallidi Re e pallidi prìncipi vidi;
E pallidi guerrieri – oh, di quale pallore mortale!
La Belle Dame sans Merci – gridavano –
Ti ha ormai in suo potere.

Vidi le loro labbra livide nell’oscurità
Orribilmente spalancate nel grido.
Mi svegliai, e mi ritrovai qui,
Sul gelido pendìo del colle.

Ed ecco perché ivi mi trattengo,
Pallido – indugiando in solitudine,
Benchè avvizzita sia la carice del lago,
E tacciano gli uccelli.

VERSIONE IN ITALIANO: LA BELLA DAMA SENZA PIETA’

Al fascino inquietante della ballata non poteva sfuggire il nostrano Bardo che si avvale delle sonorità lamentose del sitar per esaltarne il fascino soprannaturale. La parte finale della melodia di ogni strofa riprende il brano tradizionale inglese Once I had a sweetheart.

ASCOLTA Angelo Branduardi in La Pulce d’acqua 1977


Guarda com’è pallido
il volto che hai,
sembra tu sia fuggito dall’aldilà…
Vedo nei tuoi occhi
profondo terrore,
che bianche e gelide dita tu hai…
Guarda come stan ferme
le acque del lago
nemmeno un uccello che osi cantare…
“è stato in mezzo ai prati
che io la incontrai
e come se mi amasse lei mi guardò”.
Guarda come l’angoscia
ti arde le labbra,
sembra tu sia fuggito dall’aldilà…
“E`stato in mezzo ai prati
che io la incontrai…”
che bianche e gelide dita tu hai…

“Quando al mio fianco
lei poi si appoggiò
io l’anima le diedi ed il tempo scordai.
Quando al mio fianco
lei poi si appoggiò…”.
Che bianche e gelide dita tu hai…”
Al limite del monte
mi addormentai
fu l’ultimo mio sogno
che io allora sognai;
erano in mille e mille di più…”
Che bianche e gelide dita tu hai…”
Erano in mille
e mille di più,
con pallide labbra dicevano a me:
– Quella che anche a te
la vita rubò, è lei,
la bella dama senza pietà”.

BELLE DAME SANS MERCI: VERSIONE IN TEDESCO

Interessante anche questa versione di un gruppo tedesco medieval-folk che ho avuto modo di ascoltare dal vivo nel 2005 alla Festa celtica di Beltane organizzata dall’Associazione Antica Quercia a Masserano (Biella – Piemonte): intrigante mix di strumenti tradizionali ed elettronici.

ASCOLTA Faun in “Buch Der Balladen” 2009.


“Was ist dein Schmerz, du armer Mann,
so bleich zu sein und so gering,
wo im verdorrten Schilf am See
kein Vogel singt?”
“Ich traf ein’ edle Frau am Rhein,
die war so so schön – ein feenhaft Bild,
ihr Haar war lang, ihr Gang war leicht,
und ihr Blick wild.Ich hob sie auf mein weißes Ross
und was ich sah, das war nur sie,
die mir zur Seit’ sich lehnt und sang
ein Feenlied.Sie führt mich in ihr Grottenhaus,
dort weinte sie und klagte sehr;
drum schloss ich ihr wild-wildes Auf’
mit Küssen vier.
Da hat sie mich in Schlaf gewiegt,
da träumte ich – die Nacht voll Leid!-,
und Schatten folgen mir seitdem
zu jeder Zeit.Sah König bleich und Königskind
todbleiche Ritter, Mann an Mann;
die schrien: “La Belle Dame Sans Merci
hält dich in Bann!”Drum muss ich hier sein und allein
und wandeln bleich und so gering,
wo im verdorrten Schilf am See
kein Vogel singt.”
TRADUZIONE INGLESE (tratto da qui)
“What ails you, my poor man,
that makes you pale and humbled so,
among the withered seashore reeds
where the song of no bird is heard (1)?”
“I met a noble lady on the Rhine,
so very fair was she – a fairy vision,
her hair was long, her gait was light,
and wild her stare.I lifted her on my white steed
and nothing but her could I see,
as she leant by my side and sang
a song of the fairies.She led me to her cave house
where she cried and wailed much;
so I closed her wild deer eyes (2)
with four kisses of mine.
She lulled me to sleep then,
and I dreamt a nightlong song!
and shadows follow me since
be it day or night (3).I saw a pale king and his son
knights pale as death, face to face;
who cried out: “The fair lady without mercy
has you in her spell!”Thus shall I remain here alone
to wander, pale and humbled so,
among the withered seashore reeds
where the song of no bird is heard”


NOTE
1) lit “(where) no bird sings”
2) I assume it’s “Aug(en)” instead of “Auf'”
3) the original says “all the time” but I opted for (hopefully) more colorful English

FONTI
http://academic.brooklyn.cuny.edu/english/melani/cs6/belle.html http://ebooks.adelaide.edu.au/k/keats/john/la-belle-dame-sans-merci/
http://noirinrosa.wordpress.com/tag/la-belle-dame-sans-merci/ http://zerkalomitomania.blogspot.it/search/label/Belle%20Dame%20sans%20Merci
http://www.celophaine.com/lbdsm/lbdsm_top.html
http://www.craigrecords.com/recordings/la-belle-dame/

LADY MARY ANN: THE TREES THEY DO GROW HIGH

daily-growingNella sua versione standard la ballata ha come protagonista Lady Mary Ann la quale è stata data in sposa ad un ragazzino essendo la pratica del matrimonio tra fanciulli e adulti già diffusa fin dai tempi medievali. Più diffusa la casistica di uomini maturi, per non dire vecchi, con spose-bambine, ma non insoliti anche gli abbinamenti all’inverso (con donne comunque ancora in età fertile)
La ballata risale quantomeno al 1600 ed è conosciuta con vari titoli come “Lady Mary Ann“, “The College Boy” oppure “Long-A-Growing“, “Daily Growing” e anche “Bonny Boy is Young (But Growing)“. Forse di origine scozzese potrebbe riferirsi ad una storia vera quella del matrimonio tra il figlio (o il nipote) di Lord John Urquhart di Craighton, Craigston o Craiginstray (morto pochi anni dopo il matrimonio nel novembre del 1634) e Elizabeth Innes.

La bellezza e la complessità della storia narrata risiede nei continui “flesh-back” tra una strofa e l’altra in cui la protagonista davanti alla tomba del marito, mentre anno dopo anno osserva crescere gli alberi, ricorda di come un tempo si fosse opposta al loro matrimonio spaventata dalla troppo giovane età di lui: eppure si era innamorata del suo sposo fanciullo (forse presa da un colpo di fulmine) troppo prematuramente strappato alla vita. L’amarezza del ricordo e la solitudine della donna si stemperano nella visione del nuovo bambino che sta crescendo al posto del padre!

Così scrive A.L. Lloyd: "A ballad common all over the British Isles. Scottish, Irish and English versions resemble each other in text but not always in tune. In Irish sets, the young lovers are of more respectable age. There is a story that the ballad was made after the death in 1634 of the juvenile laird of Craigton who married a girl some years older than himself, and died within a short time. In fact, the song is probably older, and may have originated in the Middle Ages when the joining of two family fortunes by child-marriage was not ununsual. Our tune was notated by Bertha Bidder from a woman in Stoke Fleming, Devon, some time before 1905."

LA VERSIONE SCOZZESE: LADY MARY ANN

Robert Burns prese dalla collezione di ballate scozzesi di David Herd le prime due strofe e ci scrisse una canzone intitolandola “Lady Mary Ann” (SMM 1792). Per l’ascolto ho selezionato la melodia abbinata da Robert Burns nello “Scots Music Museum” e quella dalla tradizione orale raccolta sul campo

ASCOLTA Billy Ross
ASCOLTA Lizzie Ann Higgins. Lizzie spiega nella registrazione che ha imparato il testo dalla zia di suo padre, ma la melodia è stata abbinata su suggerimento del padre Donald Higgins suonatore di cornamusa, con un brano dal titolo ‘Mrs MacDonald of Dunacht’ composto un centinaio d’anni prima da J.R. McColl di Oban


I
O, Lady Mary Ann looks o’er the Castle wa’(1),
She saw three bonie boys playing at the ba’,
The youngest he was the flower amang them a’
My bonie laddie’s young, but he’s growin yet!
II
‘ O father, O father, an ye(2) think it fit,
We’ll send him a year to the college(3) yet;
We’ll sew a green ribbon round about his hat(4),
And that will let them ken he’s to marry yet!’
III
Lady Mary Ann was a flower in the dew,
Sweet was its smell and bonie was its hue,
And the longer it blossom’d the sweeter it grew,
For the lily in the bud will be bonier yet.
IV
Young Charlie Cochran was the sprout of an aik(5);
Bonie and bloomin and straucht(6) was its make;
The sun took delight to shine for its sake,
And it will be the brag(7) o’ the forest yet.
V
The simmer is gane when the leaves they were green,
And the days are awa that we hae seen(8);
But far better days I trust will come again.
For my bonie laddie’s young, but he’s growin yet.
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
I
Lady Mary Ann guarda dalle mura del castello
e vede tre bei fanciulli giocare a palla
il più giovane era il fiore tra tutti
il mio bel ragazzo è giovane, ma crescerà
II
O padre, padre, se credi che vada bene
lo manderemo un anno all’Università(2)
cuciremo un nastro verde sul suo cappello(3)
per far sapere a tutti che sta per sposarsi
III
Lady Mary Ann era un fiore nella rugiada
dolce il suo profumo e bello era il suo colorito
e più sbocciava più dolce cresceva
come un giglio in boccio sarà più bello in fiore.
IV
Il giovane Charlie Cochran era il germoglio di una quercia, b
ello, florido e dritto si faceva
il sole si compiaceva di brillare per il suo bene
e sarebbe stato il vanto di tutta la foresta
V
L’estate è passata da quando le foglie erano verdi
e i giorni che sono stati sono lontani(8)
ma giorni di gran lunga migliori sono certa verranno
perchè il mio bel ragazzo è giovane, ma crescerà

NOTE
1) La tenuta di Craystoun o Craigston è stata acquisita da John Urquhart di Craigston Castle, Turriff, Aberdeenshire che lo costruì nel 1604-1607
2) An ye: if
3) il college poteva essere il King’s College di Aberdeen, università fondata nel 1495 (la terza di Scozia dopo Glasgow e St Andrews, Fife)
4) un’usanza prematrimoniale tipica in Gran Bretagna: il colori dei nastri variano a seconda delle versioni in blu, verdi e bianchi
5) Aik: oak
6) Straught: straight
7) Brag: boast
8) in questa versione di Burns non è esplicitamente menzionata la morte del giovane marito. Lady Mary Ann potrà vedere il marito diventare l’uomo atteso e sognato nel figlio che cresce giorno dopo giorno.

LA VERSIONE INGLESE: THE TREES THEY DO GROW HIGH

La versione è stata ripresa nel folk revival degli anni 60 da molti artisti tra cui Joan Baez che ha fatto scuola per le versioni successive. Per l’ascolto ho selezionato interpretazioni che girano sostanzialmente sulla stessa melodia. Ma le versioni melodiche e testuali della ballata sono molteplici.

ASCOLTA Pentangle in Sweet Child, 1968 altra versione diventata standard
ASCOLTA Donovan live “Young but growing” la stessa melodia cantata con un pizzico di swing: la trovo una interpretazione molto intensa per nella sua essenzialità
ASCOLTA Alan Stivell in “A L’Olympia” 1971
ASCOLTA John Renbourn Group in ‘The John Renbourn Group Live In America‘ 2005
ASCOLTA Altan Daily Growing in “The Blue Idol” 2002

ASCOLTA Shannon 2013 interessante arrangiamento vocale che riprende in qualche modo la versione di Donovan più rappata!

ASCOLTA Simon Fowler in Merrymouth 2012 con una seconda melodia più “moderna” (strofe I, II, VII con lievi variazioni nei versi)

I
The trees they grow high,and the leaves they do grow green
Many is the time my true love I’ve seen
Many an hour I have watched him all alone(1)
He’s young, but he’s daily growing
II
Father, dear father, you’ve done me great wrong
You have married me to a boy who is too young
I’m twice twelve(2) and he is but fourteen
III
Daughter, dear daughter, I’ve done you no wrong
I have married you to a great lord’s son
He’ll be a man for you when I am dead and gone
IV
Father, dear father, if you see fit
We’ll send my love to college for another year yet
I’ll tie blue ribbons all around his head
To let the ladies know that he’s married(3)
V
One day I was looking o’er my father’s castle wall
I spied all the boys playing at the ball(4)
My own true love was the flower of them all
VI (Strofa solo in Altan)
And so early in the morning at the dawning of the day
They went into a hayfield for to have some sport and play
And what they did there she never would declare
But she never more complained of his growing
VII
At the age of fourteen, he was a married man
At the age of fifteen, the father of a son
At the age of sixteen, on his grave the grass was green
Cruel death had put an end to his growing
VIII
I’ll make my love a shroud of holland so fine(7
Every stitch I put in it the tears come trickling down
Once I had a true love but now I’ve ne’er one
But I’ll watch o’er his son while he’s growing..
NOTE
1) Letteralmente “ho guardato lui da solo
giovane-16002) Letteralmente “due volte dodici“, il numero dodici è alla base del sistema numerico inglese tradizionale. L’età da marito del ragazzo in alcune versioni è di 13 anni, in altre (quelle irlandesi) di 17.
3) In altre versioni invece di “ladies”, è scritto “maiden”, termine che sta a indicare le ragazze da sposa.
4) probabilmente si riferisce al gioco del calcio che fin dal medioevo veniva genericamente detto “ball play” o “playing at ball”; importato dai Romani nella loro conquista della Gran Bretagna (che a loro volta lo avevano appreso dai Greci) il gioco si radica a tal punto sull’isola da diventare estremamente popolare nel Medioevo. Già nel 1400 si utilizzava la parala fote-ball (o fute-ball in Scozia) per indicare il gioco della palla praticato con i piedi distinto dalla pallamano; i numerosi divieti della pratica di questo sport (a causa della sua violenza) in tutte le epoche ne attestano il successo e la diffusione! Per tutto il Seicento fu il gioco più diffuso nelle università d’Inghilterra e Scozia.
Altro gioco con la palla molto praticato e diffuso tra la nobiltà era quello del tennis all’epoca più antica detto della pallacorda (prediletto da Enrico VIII) ma era praticato anche l’hokey e l’antenato del baseball
5) Quest’ultima strofa, omessa nella versione della Baez, è quella che varia maggiormente nelle varie trascrizioni. Qui è riportata come cantata da Jacqui McShee. la versione di Altan dice “I’ll buy my love some flannel, I’ll make my love a shroud”

TRADUZIONE ITALIANO in vedi
I
Gli alberi sono alti e le foglie crescono verdi
molto tempo da quando ho visto il mio vero amore
molte le ore da quando sono stata da sola con lui (1)
è giovane, ma sta crescendo giorno dopo giorno
II
Padre, caro padre mi hai fatto un grande torto
mi hai fatto sposare un ragazzo troppo giovane
io ho ventiquattro anni e lui ne ha appena quattordici (2)
III
Figlia, mia cara figlia non ti ho fatto alcun torto
ti ho fatto sposare il figlio di un gran signore
lui sarà per te è un uomo quando io sarò morto e sepolto
IV
Padre, caro padre, se lo ritieni giusto
manderemo il mio amore a scuola un altro anno ancora
Io legherò nastri blu attorno al suo capo
Per far sapere alle signore che lui è sposato (3)
V
Un giorno stavo guardando oltre
il muro di cinta del castello di mio padre
Spiavo i ragazzi che giocavano alla palla(4)
Il mio vero amore era un fiore (che spiccava) tra tutti
VI
E da mattina a sera
andavano in un campo di fieno per divertirsi
e ciò che facevano là lei non volle mai dirlo
ma non si lamentò più della sua crescita
VII
All’età di quattordici anni, era un uomo sposato
all’età di quindici anni, il padre di un bambino
all’età di sedici anni, l’erba era verde sulla sua tomba
Una morte crudele aveva posto fine alla sua vita
VIII
Farò per il mio amore un velo di tessuto di fiandra così bello (5)
Ad ogni punto che cucio mi scendono le lacrime
Un tempo avevo un vero amore, ma ora non ne ho nessuno
Ma io guarderò (lui) in suo figlio, mentre crescerà ..

ASCOLTA Steeleye Span in “Now we are six” 1974. La medodia è sempre di tradizione popolare
I
As I was walking by yonder church wall.
I saw four and twenty young men a-playing at the ball.
I asked for my own true love but they wouldn’t let him come.
for they said the boy was young but a-growing.
II
Father dear father you’ve done me much wrong.
you’ve tied me to a boy when you know he is too young.
but he will make a lord for you to wait upon.
and a lady you will be while he’s growing.
III
We’ll send him to college for one year or two.
and maybe in time the boy will do for you.
I’ll buy you white ribbons to tie around his waist.
for to let the ladies know that he’s married.
IV
The trees they do grow high and the leaves they do grow green.
the day is passed and gone my love that you and I have seen.
it’s on a cold winter’s night that I must lie alone.
for the bonny boy is young but a-growing.
V
At the age of sixteen he was a married man.
and at the age of seventeen the father to a son.
and at the age of eighteen his grave it did grow green.
cruel dead had put an end to his growing.

LA VERSIONE ITALIANA: GLI ALBERI SONO ALTI

La versione di Angelo Branduardi parte dal 1975 con il suo album d’esordio dal titolo “La luna“, ben presto andato esaurito e “rifatto” con un’altra etichetta cinque anni più tardi: egli riprende l’arrangiamento di Joan Baez, ampliandolo con interessanti abbellimenti sia con la chitarra che con l’armonica; anche in questa versione la canzone gioca sul ricordo evocativo della donna che nel giovane figlio che cresce rivede il giovane sposo morto prematuramente: Branduardi ci dice che la donna rivede il suo amore in estate, ma non ci dice il motivo dell’allontanamento (IV strofa), così nella II strofa inizia il primo flash back della donna che ricorda il dialogo avuto con il padre l’anno prima, quando si era dovuta sposare per un tipico matrimonio d’interesse, eppure in lei era sbocciato l’amore per quel giovane ragazzo (in vero in pochissimo tempo, forse un colpo di fulmine) con il quel in una brevissima notte d’amore concepisce un bambino. Ma come apprendiamo appunto nella IV strofa il marito quindicenne (mentre lei era ventenne) viene allontanato per un anno. Nell’ultima strofa è sempre evocato il marito quindicenne diventato padre e morto poco dopo.

Il testo nella sua vaghezza si presta ad una interpretazione ambigua, di un tempo circolare e ciclico in cui il figlio ricalca le orme del padre; nel ricordo della madre-moglie le due figure si fondono così il ragazzo della I strofa potrebbe benissimo essere sia il figlio che il marito della donna.

ASCOLTA Angelo Branduardi in Gulliver la luna e altri disegni 1980

I
Gli alberi sono alti, le foglie crescon verdi
Da quanto tempo non vedevi il tuo amore,
da tanto, ed oggi è tornato tutto solo:
è giovane ma crescerà.
II
Padre, o padre, mi hai fatto un grave torto
mi hai dato in moglie a chi è poco più di un bimbo,
ha quindici anni ed io già quasi venti:
è giovane ma crescerà.
III
Figlia, o figlia, non ti ho mai fatto torto,
ti ho dato in moglie al figlio di un signore,
il tuo bambino sarà ricco e rispettato:
è giovane ma crescerà.
IV
Padre, o padre, domani sarò sola,
lo manderanno lontano un anno ancora,
e al suo ritorno avrà un figlio a lui straniero:
è giovane ma crescerà.
V
Ieri al mattino seduta al tuo balcone
spiavi i ragazzi giocare per la strada,
il tuo vero amore di loro era il più bello:
è giovane ma crescerà.
VI
Un anno dopo aveva preso moglie,
il tempo passa ed è padre di un bambino,
il tempo corre ed il tuo fior sulla sua tomba:
è giovane ma crescerà.

FONTI
http://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/thetreestheygrowsohigh.html
http://www.musicaememoria.com/pentangle_sweet_child.htm
http://www.folksongsyouneversang.com/essays/170-2/
http://www.cobbler.plus.com/wbc/poems/translations/lady_mary_ann.htm
http://sangstories.webs.com/ladymaryann.htm
http://www.tobarandualchais.co.uk/fullrecord/66005/1
http://www.fresnostate.edu/folklore/ballads/LO35.html
http://www.golftoday.co.uk/history/golf_the_true_history_1.html
http://www.joe-offer.com/folkinfo/songs/92.html