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THE BROOM OF COWDENKNOWES

Una ballata che leggiamo dai quaderni di Bishop Percy (1768) con il titolo di “The Northerne Lasse”, con la nota di “Motivo scozzese noto come “The broom of Cowden knowes”, riportata anche nella raccolta del professor Francis J. Child, al numero 217 (vedi archivio ballate), in 14 varianti.

In un broadside inglese stampato prima del 1625 e conservato nella Roxburghe Collection presso la British Library così è scritto “The lovely Northerne Lasse Who in this ditty, here complaining, shewes What harme she got milking her dadyes Ewes. To a pleasant Scotch tune, called ‘The Broom of the Cowden knowes.'”
Il ritornello così recita
With, O the broome, the bonny, broome,
the broome of Cowdon Knowes!
Fain would I be in the North Countrey,
to milke my dadyes ewes.
La storia si discosta di poco dalla versione più diffusa e originaria (vedi prima parte): una pastorella che sta mungendo il gregge del padre è sedotta da un pastorello, resta incinta e viene cacciata, un giovane uomo ha pietà di lei e la sposa per avere una moglie “To be a true, obedient wife and observe your husband’s will“. Nel 1715-16 la ballata è stata riscritta in un broadside mantenendo il refrain della vecchia versione con un nuovo testo pro-giacobita, come narrata da un uomo che è stato esiliato per aver sostenuto la ribellione del 1715. (vedi)

LA VERSIONE SETTECENTESCA: The Broom o’ the Cowdenknowes

Nonostante Sir Walter Scott rivendichi di aver collezionato una più genuina versione popolare della ballata, quella che ha riscontrato maggior successo nei secoli è la versione riportata da Allan Ramsay nella raccolta “Tea-Table Miscellany” 1723, che alcuni critici ritengono sia una versione poetica secondo la moda bucolica del tempo, più che una ballata genuinamente popolare. L’incontro richiama peraltro un altrettanto bucolico amoreggiamento riscritto da Robert Burns dal titolo “Ca’ the Yowes” . Curiosamente anche qui si accenna ai boschetti di noccioli sulle rive di un torrentello..

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The Hireling Shepherd (1851) William Holman Hunt

Il punto di vista è quello femminile  e l’incontro amoroso  tra i cespugli di ginestra, è  con il suo innamorato, anche lui pastorello, nelle versioni più antiche invece è uno straniero ad abusare della ragazza (un border reiver  vedi) ; le otto strofe originarie (nella versione dei Baltimore Consort ridotte a quattro) si soffermano più sui piaceri dell’amoreggiamento che sulle sofferenze delle sue conseguenze: solo in una strofa la ragazza accenna al fatto di essere stata bandita dalla sua famiglia e ne deduciamo che lo sia stata a causa della gravidanza fuori dal matrimonio. La melodia è quella riportata da John Playford nel suo “English dancing master” del 1651 (con il titolo di “The Bonny Bonny Broome“) insieme alla descrizione della danza relativa

ASCOLTA le melodia (per la danza qui) questa è la melodia diventata standard anche se arrangiata diversamente da quella riportata in John Playford (vedi)

ASCOLTA Baltimore Consort A trip to Killburn: Playford tunes and their Ballads” 1996 da ascoltare in versione integrale su Spotify

CHORUS
O, the broom(1), the bonny, bonny broom,
The broom o’ the Cowdenknowes(2)
I wish I were with my dear swain,
With his pipe and my ewes(3).
I
How blyth every morn was I to see
The swain come o’er the hill!
He skipt the burn(4) and flew to me:
I met him with good will.
II
I neither wanted ewe nor lamb,
While his flock near me lay:
He gather’d in my sheep at night,
And chear’d me a’ the day.
III
While thus we spent our time by turns,
Betwixt our flocks and play (5);
I envy’d not the fairest dame,
Tho’ ne’er so rich and gay.
IV
Adieu, ye Cowdenknows, adieu,
Farewel a’ pleasures there;
Ye gods, restore me to my swain,
Is a’ I crave or care.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
CORO
O la ginestra (1), la bella ginestra
la ginestra di Cowdenknowes (2)
vorrei essere con il mio caro pastorello,
con il suo flauto e le mie pecore (3)
I
Come spensierata ogni mattina andavo incontro al corteggiatore in arrivo dalla collina, saltava il ruscello(4) per correre da me e l’incontravo volentieri
II
Io non volevo pecore o agnelli, mentre le sue greggi mi riposavano accanto: lui le radunava con le mie a sera e mi allietava tutto il giorno
III
Così passavamo il tempo a turni,
tra le nostre greggi e il diletto (5),
non invidiavo la più bella delle dame
perchè mai così ricca e allegra.
IV
Addio a te Cowdenknowes, addio,
addio a tutti i piaceri laggiù;
perdio ritornare accanto al mio corteggiatore, è tutto ciò che bramo o di cui ho bisogno

NOTE
fiore-ginestra_m1) la ginestra (vedicon la sua rigogliosa fioritura dorata ha spesso una precisa allusione sessuale nelle ballate. Forse per la forma del fiore che richiama la vulva femminile. Con la ginestra si facevano le scope nel Medioevo così con il termine inglese “broom” si indica entrambi: sulle scope volavano le streghe e la ginestra allude a una sessualità diabolica o quantomeno selvaggia, libera da regole. In genere nelle ballate quanto l’argomento è di natura sessuale vengono utilizzati nomi di erbe e fiori nel ritornello, proprio per avvertire l’ascoltatore. La brughiera è come il “greenwood” è un luogo “fuori legge” fuori dalla società civile dove accadono incontri fatati e illeciti, ma vissuti con una primitiva o primordiale innocenza.
2) Cowdenknowes (inglesizzato in Coldingknowes) è una tenuta scozzese sulle rive del fiume Leader nel Berwickshire vicino al villaggio di Earlston dove si aggirava nel 1200 “Thomas the Rhymer“. Il posto conserva ancora una traccia delle sue frequentazioni fatate nello stesso titolo della località “Cowden ” sta per colltuinn , che è una parola in gaelico scozzese per ” Hazel ” la pianta delle nocciole mentre la parola Knowes significa “Hill” quindi il nome si legge come le colline dei noccioli.
In Scozia le pecore venivano portate ai pascoli estivi il primo di maggio mentre gli uomini trasportavano gli strumenti necessari per riparare le capanne dai danni dell’inverno, le donne portavano cibo e utensili per la cucina. Iniziava la stagione della gioia delle danze e dei corteggiamenti.

The Leader valley at Cowdenknowes House, Berwickshire, 1843 [Scotland] di Edward Gennys Fanshawe

3) yowes=ewes pecore
4) burn, burnie=small stream, torrente
5) il termine play può avere diversi significati in questo contesto: più genericamente vuol dire divertimento, l’atto del divertirsi con allusione ai giochi sessuali.

THE BROOM OF COWDENKNOWES: LA VERSIONE PIU’ ATTUALE

E’ una versione abbastanza simile a quella pubblicata da Allan Ramsay, ma rivisitata in chiave moderna: prima di tutto si sposta il punto di vista da quello femminile a quello maschile e la storia è intesa decisamente come una storia d’amore. E’ stata la versione testuale e melodica di Archie Fisher, a diventare lo “standard” di quelle successive. In questa chiave non sappiamo perchè il ragazzo sia stato bandito, quasi come se la storia si fosse sovrapposta alla versione pro-giacobita circolata in broadside nel 1716

ASCOLTA Archie Fisher in Will Ye Gang, Love 1976

ASCOLTA Silly Wizard in Wild and Beautiful 1981 (strofe I, III e IV)

ASCOLTA Kenny Speirs 2000

ASCOLTA Cherish the Ladies in The Girls Won’t Leave The Boys Alone (2001) dove il soggetto ridiventa la ragazza

CHORUS:
Oh the broom(1), the bonnie, bonnie broom
The broom o’ the Cowdenknowes(2)
Fain would I be in my own country
Herding my father’s ewes(3)
I
How blithe each morn was I tae see
My lass came o’er the hill
She skipped the burn(4) and ran tae me
I met her wi’ good will
II
We neither herded ewes nor lambs
While the flock near us lay
She gathered in the sheep at night
And cheered me all the day
III
Hard fate that I should banished (6) be
Gang way o’er hill and moor
Because I love the fairest lass
That e’er yet was born
IV
Adieu ye Cowdenknowes, farewell
Farewell all pleasures there
To wander by her side again
Is all I crave or care
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
CORO
O la ginestra (1), la bella ginestra
la ginestra di Cowdenknowes (2)
preferirei essere nel mio paese,
a condurre le pecore di mio padre (3)
I
Come spensierato ogni mattina andavo a vedere la mia ragazza in arrivo  dalla collina, saltava il ruscello (4)  e correva da me, e volentieri la incontravo.
II
Non conducevamo nè pecore nè agnelli, mentre le greggi riposavano accanto a noi, lei radunava le pecore a sera e mi allietava tutto il giorno
III
Amaro destino che fossi bandito (6)
mandato via  dalla collina e dalla brughiera, perchè amavo la più bella ragazza che mai sia nata
IV
Addio a te Cowdenknowes, addio
addio a tutti i piaceri laggiù,
camminare accanto a lei ancora una volta, è tutto ciò che bramo o di cui ho bisogno

NOTE
6) nella versione pro-giacobita la ballata è intitolata “New way of the Broom of Cowden Knows” che diventa “O my King” in “Jacobite Relics” Vol II (# 6)

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/broomfield.htm#ginestra
http://www.ramshornstudio.com/broom.htm
http://www.houseofharden.com/cowdenknowes/broom.htm
http://chrsouchon.free.fr/broomcow.htm
https://sapientia.ualg.pt/bitstream/10400.1/1462/1/7_8_Rieuwerts.pdf
http://www.cowdenknowes.com/
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=48416
http://mainlynorfolk.info/watersons/songs/
thebroomofcowdenknowes.html

http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-BroomCowden.html
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_217
http://www.rhapsody.com/search/track?page=2&query=cowden

AULD ROB MORRIS BY DAVID RICCIO?

david-rizzio-sir-james-dromgole-lintonDavide Rizzio (Rizzo) noto in Scozia come David Riccio (circa 1533 -1566) nato probabilmente a Pancalieri in provincia di Torino, fu musico di corte e segretario “particolare” della Regina Maria Stuarda di Scozia.

Il bel Davide (anche se i detrattori ce lo descrivono come brutto, piccolo e gobbo) era al servizio di Casa Savoia e andò in Scozia nel 1561 al seguito della delegazione torinese; tanto gli piacque (alcuni insinuano che egli fosse una spia cattolica), che riuscì a entrare a servizio della Regina, per le sue doti di musicista ed eccellente cantante. Quattro anni dopo venne nominato segretario particolare della Regina, impalmata nel frattempo da Lord Darnley -ovvero Henry Stewart o Stuart, nipote di Endico VIIIma ben presto l’amicizia con il re si incrinò  (vedi un altro scandalo legato alla ballata “The four Maries” ) e Riccio fu accusato di alto tradimento (come presunto amante della Regina nonchè presunto padre del nascituro): ma i congiurati non si diedero tanta pena di dimostrare l’accusa e passarono direttamente all’assassinio (con l’arma preferita del tempo: lo stiletto).
Una morte che gridava vendetta e Lord Darnley fu assassinato giusto l’anno seguente la morte del suo rivale. Evidentemente la Regina non era molto legata al suo re, se nominò nientemeno che Giuseppe Riccio (fratello di Davide) come suo nuovo Segretario (il quale ovviamente fu processato -poi assolto – con l’accusa di essere tra i mandatari dell’assassinio del re se non uno degli esecutori materiali)!
Il gossip dietro tutta questa torbida vicenda è che Giacomo VI (il futuro re di Scozia e d’Inghilterra) potrebbe essere di sangue piemontese !

LE DOTI DI COMPOSITORE

E’ con sir James Melville che ebbe inizio la leggenda – forse non così leggenda – di Davide quale uno dei fondatori e innovatori  della musica scozzese a noi pervenuta. Melville, ed anche Birrel e Irwin, parlarono di lui come di un versato, ottimo musicista o, in altre parole, di un grande. Due secoli più tardi, William Thompson in “Orpheus Caledonius”, 1725, attribuì a Davide la paternità di sette arie, fra le più belle e importanti della musica tradizionale scozzese” (tratto da qui)

AULD ROB MORRIS

Tra queste sette arie una è proprio Auld Rob Morris (o Auld Bob Morrice) anche se nella seconda edizione dell’ “Orpheus Caledonius” l’attribuzione della melodia a Riccio è stata omessa.
This tune can be found in the Leyden manuscript, written in Lyra-viol tablature, which probably dates from the 1690s. It can also be found in one of the Blaikie manuscripts in Viol de Gamba tablature dated 1692, under the name “Jock the Laird’s Brother”.
Later it was published in The Orpheus Caledonius (1725), Watt’s Musical Miscellany (1730) and Craig’s Select Scottish Tunes (1730). Words existed to the tune, published in Allan Ramsay’s Tea Table Miscellany (1724)”(tratto da qui)
La versione testuale originale riportata da Allan Ramsay e attribuita a David Riccio è un contrasto tra madre e figlia in merito ad un pretendente un po’ troppo vecchio!
Mother:
There’s auld rob Morris that win’s in yon glen,
He’s the king of good fellows and wyle of auld men.
Has fourscore of black sheep, and fourscore too,
Auld rob Morris is the man you maun loo.
Daughter:
Oh had your tongue, mother, and let that abee,
For his eild and my eild will never agree:
Thei’ll never agree, and that will be seen
For he is fourscore, and I’m but fifteen.
Mother:
Then had your tongue, daughter, and lay by your pride,
For he’s be the bridegroom, and ye’s be the bride;
He shall lye your side, and kiss you too,
And auld rob Morris is the man you may loo.
Daughter:
But auld rob Morris I never will hae,
His back is so stiff, and his beard is grown gray;
I had rather die than live with him a year,
Sae mair of rob Morris I never will hear.

Della melodia troviamo l’arrangiamento fatto da un altro compositore “italiano” Francesco Geminiani (Lucca 1687 – Dublino 1762). Così scrive Davide Riccio musicista contemporaneo e omonimo del Riccio: “Fu virtuoso del violino, allievo di Alessandro Scarlatti e continuatore di Corelli, si trasferì a Napoli, poi a Londra, dove scrisse alcuni trattati, tra cui The art of playing on the violin  e Treatise of Good Taste in the Art of Musick, che raccoglie suoi arrangiamenti di motivi scozzesi. Il Trattato di buon gusto nell’arte della musica fu edito a Londra nel 1749. “Gusto” sembra aver avuto uno specifico significato per Geminiani, poiché prese le note originarie nella loro semplicità (le antiche arie scozzesi venivano trascritte nella sola linea melodica, così da assicurarne la maggiore fedeltà possibile) come spunto per trasformarle in esecuzioni dal corretto uso di stile, armonizzazione e ornamento. Probabilmente Geminiani trasse i motivi attribuiti a Rizzio dall’Orpheus Caledonius di William Thomson, pubblicato ventiquattro anni prima. Il commento del Geminiani verso Rizzio è di lode per quell’effetto che egli aveva avuto a suo tempo sulla musica locale: fino al suo arrivo, dice Geminiani, “Melody was intirely rude and barbarous, and he found means at once to civilize and inspire it with all the native Gallantry of the Scottish Nation” (=”La musica era rude e barbara, ed egli  trovò  i mezzi per civilizzarla e renderla ispirata…) Per ciò che riguarda gli arrangiamenti di Geminiani, William Hayes scrisse nel 1753: “Il maggior debito che abbiamo verso di lui è per aver messo dei buoni bassi d’accompagnamento ai motivi originali“. ( tratto da qui)

LA VERSIONE DI ROBERT BURNS

Fu Robert Burns a riscrivere il testo nel 1792 partendo  dai primi versi riportati in Tea Table Miscellany  e attribuiti a David Riccio; il brano conobbe una discreta fortuna  con il titolo tedesco di “Der alte Rob Morris”, Max Bruch ne arrangiò una versione classica in “Zwölf schottische Volkslieder” (Dodici canzoni popolari scozzesi, 1863).

ASCOLTA Manuela Bonfanti

ASCOLTA Ensemble Scaramuccia l’arrangiamento di Francesco Geminiani (1749) con strumenti d’epoca barocca

ASCOLTA The Poker Club Band arrangiamento di Joseph Haydn (1732 – 1809) Hob XXXIa-192 (strofe I e V)

La situazione immaginata da Burns è quella di una contesa amorosa tra un vecchio, ma benestante, signorotto locale – Auld Rob Morris- e un giovane bello, ma senza sostanze; si contendono il cuore di una dama di ceto elevato e per il giovane non c’è speranza!


I
There’s Auld Rob Morris
that wons (1)in yon glen,
He’s the King o’ gude fellows,
and wale(2) o’ auld men;
He has gowd (3) in his coffers,
he has owsen and kine (4),
And ae bonie lass,
his dautie and mine.
II
She’s fresh as the morning,
the fairest in May;
She’s sweet as the ev’ning
amang the new hay;
As blythe and as artless
as the lambs on the lea,
And dear to my heart
as the light to my e’e.

III
But oh! she’s an Heiress,
auld Robin’s a laird (5),
And my daddie has nought
but a cot-house (6) and yard;
A wooer like me maunna (7)
hope to come speed,
The wounds I must hide
that will soon be my dead.

IV
The day comes to me,
but delight brings me nane;
The night comes to me,
but my rest it is gane;
I wander my lane l
ike a night-troubled ghaist,
And I sigh as my heart
it wad burst in my breast. 

V
O had she but been
of a lower degree,
I then might hae hop’d
she wad smil’d upon me!
O how past descriving (8)
had then been my bliss,
As now my distraction
nae words can express.
Traduzione di Cattia Salto – 01/2017
I
Ecco il vecchio Rob Morris
che vive in quella valle
è il re della buona compagnia
il più valente dei vecchi uomini.
Ha oro nei suoi forzieri,
ha armenti e mandrie
e una bella dama,
la sua favorita e la mia!
II
Lei è fresca come il più bel
mattino del Maggio
ed è dolce come la sera
tra i covoni del fieno appena tagliato
così allegra e spontanea
come gli agnelli nel prato
e cara al mio cuore
come la luce per gli occhi
II
Ma oh! Lei è un ereditiera
e il vecchio Robin è un signorotto di campagna, mentre mio padre ha solo
un modesto cottage e un cortile;
un corteggiatore come me non deve
sperare di stare al passo,
le ferite devo nascondere
che presto mi porteranno alla morte
IV
Il giorno arriva
ma non porta gioia.
La notte viene
ma il mio riposo è vano;
vado per la mia strada come un fantasma tormentato nella notte
e sospiro mentre il cuore
mi scoppia in petto
V
Oh se lei fosse stata
di lignaggio inferiore,
allora avrei potuto sperare
che mi fosse concesso un sorriso!
Oh la mia felicità allora
avrebbe superato ogni descrizione,
mentre ora non ci sono parole
per esprimere la mia costernazione!!

NOTE
Traduzione in francese qui
Traduzione in inglese qui
1)Wons = dwells
2) Wale = choice
3) Gowd = gold
4) Kine = cows
5) Laird = man of landed property
6) Cot-house = tied or rented cottage on a farm
7) Maunna = must not
8) Descriving = describing

FONTI
http://www.burnsscotland.com/items/v/volume-ii,-song-192,-page-200-auld-rob-morris.aspx
https://thesession.org/tunes/9928
http://www.electricscotland.com/burns/songs/
http://www.kultunderground.org/art/305
http://tunearch.org/wiki/Auld_Rob_Morris

JOHNNY FAA – THREE GYPSIES

Una ballata originaria della Scozia sugli zingari e il fascino dell'”esotico”: una bella lady è rapita da uno zingaro o abbandona il marito di sua spontanea volontà, e sebbene inseguita e richiamata alle sue responsabilità, si rifiuta di tornare a casa. . 

(prima parte)

Come sempre nel caso di ballate molto popolari ampiamente diffuse dalla tradizione orale, si hanno molte varianti del testo anche con diversi finali: in tutte però il marito segue i fuggitivi e cerca di convincere la moglie a ritornare da lui o la costringe con la forza; in alcune versioni allora la donna ci ripensa e ritorna a casa con il marito, in altre resta con lo zingaro ben consapevole della sua scelta, ma a volte con qualche interrogativo sull’incertezza del domani.

IL FASCINO ZINGARO

La ballata popolare originaria dalla Scozia e intitolata “Johnny Faa, the Gypsy Laddie” è riportata in “Tea Table Miscellany” di Allan Ramsay (1740), viene collezionata nelle Child’s Ballads al numero 200. Come sempre il professore Child attribuisce un fondamento storico alla ballata, facendola risalire all’espulsione degli zingari all’inizio del 1600, in seguito alla quale venne impiccato uno zingaro della famiglia Faa che si rifiutò di lasciare la Scozia.

LE VERSIONI SCOZZESI

TESTO Child #200 A  A. Ramsey “The Tea-Table Miscellany” tratto da qui
Non è ben chiaro se Allan Ramsay riscrisse il testo della ballata che sicuramente riprese da un broadside del 1720. Questa versione è una specie di riassunto della ballata, che attraverso la trasmissione orale, allunga le sue strofe aggiungendo via via sempre più dettagli.
Qui un bel gruppetto di zingari si reca al castello di un non meglio precisato Lord e attira con musiche e canti la bella castellana: subito lei cade vittima dello loro malia e decide di seguirli. A ben vedere la situazione descritta non sembra essere quella di un rapimento, è piuttosto un “risveglio” o un “richiamo” che la donna segue di buon grado. Potrebbe trattarsi di un incantesimo d’amore o di un “fascino” al quale è impossibile sottrarsi.
La parte centrale di questa versione insiste sull’intesa fisica tra i due fuggitivi, a contrasto con il rapporto coniugale vissuto come una costrizione. Appena il marito ritorna al castello e scopre la fuga, si getta all’inseguimento, e ben presto ritrova la moglie, qui però non è riportato il dialogo tra i due ma si passa direttamente all’impiccagione di tutto il gruppetto dei “rapitori”.
Ovviamente il parere della donna non ha nessuna importanza è il Lord a ritornare in possesso di ciò che è suo e che gli era stato portato via da dei ladri i quali vengono prontamente impiccati.

ASCOLTA Ian & Lorna Campbell (su Spotify, da The time they are a-changin’ 2005)

I
The gipsies cam tae our lord’s yett,
And oh! But they sang bonny,
They sang sae sweet and sae complete
That doon cam oor fair lady;
When she cam tripping doon the stair,
And a’ her maids before her,
As soon as they saw here weel-faured face,
They coost the glamour ower her.
II
“Sae take frae me, this gay mantle,
And bring tae me a plaidie,
For if kith and kin and a handsworn,
I’ll follow the gypsy laddy;
Yestreen I lay in a weel made bed,
And my guid lord beside me;
This nicht I’ll lie in a tenant’s barn,
What ever may betide me.”
III
“Come tae your bed, says Johnny Faa,
Come tae your bed, my deary,
For I vow and swear by the hilt o’ my sword,
Your lord shall nae mair come near ye”
“I’ll go tae bed my Johnny Faa,
And I’ll go tae bed tae my deary,
For I vow and swear by what passed yestreen,
My lord shall nae mair come near me.
IV
I’ll mak a hap tae my Johnny Faa,
I’ll mak a hap tae my deary,
And he’ll get a’ that it gaes round,
And my lord shall nae mair come near me”,
And when our lord came hame at e’en,
And speired for his fair lady,
The tane she cried and the ither replied,
“She’s awa wi the gypsy laddy”.
V
“Gae saddle tae me my black, black steed,
Gae saddle and mak him ready;
Before that I either eat or sleep,
I’ll gae seek my fair lady”.
O there were fifteen weelmade men,
Although they were na bonny,
And they hangit a’ in a raw,
For the Earl o’ Castle’s lady.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Vennero gli zingari al cancello del Lord e oh, come cantavano bene,
cantavano in modo
così armonioso
che scese a sentirli la bella Lady.
Allora scese incespicando
per le scale
con tutte le sue ancelle innanzi,
e non appena videro
il suo bel visino,
le gettarono un incantesimo (1).
II
“Prendi questo elegante mantello
e portami una coperta,
giuro sugli antenati e i discendenti (2)
che seguirò il ragazzo zingaro.
Ieri dormivo in un letto ben fatto
con il mio buon Lord accanto
e questa notte dormirò nella stalla di un contadino costi quel che costi”
III
“Ritorna nel tuo letto –
dice Johnny Faa –
ritorna nel letto, mia cara,
perchè ho promesso e giurato sulla punta della spada
che il tuo Lord non dormirà mai più con te” ”
“Verrò a letto mio Johnny Faa,
verrò a letto con te mio caro,
perchè ho promesso e giurato per quello che è accaduto ieri (3)
che il mio Lord non mi avrà mai più.
IV
Farò una coperta (4) al mio Johnny Faa, farò una coperta per il mio caro
e lui sistemerà tutto
e il mio Lord non verrà mai più vicino a me”;
e quando il Lord ritornò a casa
la sera,
a cercare (5) la sua bella Lady
qualcuno piangeva e qualcun altro rispose
“Se n’è andata con il ragazzo zingaro”.
V
“Sellatemi il mio nero stallone
nero,
sellatelo e preparatelo,
non toccherò cibo né dormirò,
per andare a cercare la mia bella Lady”
C’erano 15 valenti uomini
(non proprio una bellezza)
e furono tutti impiccati
per la moglie del conte del Castello (6)

NOTE
1) sono gli zingari degli stregoni in grado di togliere la volontà a una mente notoriamente debole come quella di una giovane fanciulla
2) letteralmente “amici e parenti”
3) si tratta del giuramento fatto sotto l’incantesimo?
4) “hap”=a covering such as a quilt or a coat,
5)”speired”= “asked”.
6) dal generico Castle si passò nelle versioni successive a Cassilis.

LA MELODIA

Già dal 1600 si tramandava oralmente una versione riportata anche nello Skene Manuscript (1630-40) con il titolo di “Ladie Cassilles’ Lilt“. Subito dopo la pubblicazione di Allan Ramsay, la troviamo anche nelle raccolte di Francesco Bersanti “Old Scots Tunes” e di William McGibbon “Collection of Scots Tunes” (entrambe del 1742): gli arrangiamenti seguivano il nuovo gusto edimburghese detto “scots drawing-room style” in cui si mescolavano le melodie della tradizione con le armonizzazioni proprie della musica italiana.

ASCOLTA Musica Pacifica con il titolo di Johnny Faa

seconda parte continua

THE WATER IS WIDE: RELICS FROM THE PAST

Si tratta di una canzone popolare diffusa in Gran Bretagna e in America, talvolta reputata di origine irlandese, dai molteplici testi riferibili ad una melodia univoca. In merito c’è un po’ di confusione essendo la versione cantata attualmente quella degli anni 60 di Pete Seeger, per cui molti ritengono che “The water is wide” appartenga alla balladry americana.

Come sempre Jürgen Kloss nel suo articolo “The Water Is Wide” The History Of A “Folksong” effettua un analisi accurata ed esaustiva dei testi e della melodia, pertanto mi limiterò a riassumere i punti salienti. Quando Pete Seeger registrò la canzone non era poi così popolare in America come voleva far credere ( in American Favorite Ballads, Vol. 2 1958). La versione originale del brano si trova nel Folk Songs From Somerset di Cecil Sharp e Charles Marson pubblicata a Londra nel 1906 con il titolo di “Waly, Waly” Sharp però non aveva raccolto la canzone da un’unica fonte bensì aveva messo insieme a tavolino strofe prese da vari frammenti. Come scrive Kloss “this is a very fascinating story that shows how mutilated relics of ancient popular songs were reinterpreted as remainders of “old folk songs” and then – restored to honor and patched together to a new “old” song – started a second, even more successful life”

Alcuni versi di “Waly, Waly” si trovano inglobati nella ballata “Jamie Douglas” (riportata in Child #204) che narra dell’infelice matrimonio tra il Marchese e Lady Barbara Erskine (vedi) e Allan Ramsay pubblica il brano con il titolo di “O Waly, Waly” nel suo Tea-Table Miscellany. Di certo la melodia fu molto popolare nel Settecento e nell’Ottocento e compare nelle maggiori raccolte scozzesi di allora come pure il testo “Waly, Waly” classificato come “vecchia ballata scozzese” venne regolarmente stampato.

Henry John Yeend King - Gathering Flowers

LA VERSIONE DI PETE SEEGER

Pete Seeger prende il testo di Cecil Sharp e gli mette un nuovo titolo, leva qualche verso, modifica la melodia e lo fa diventare il modello della versione “standard” dei nostri giorni. Jürgen Kloss riporta le tre fonti diverse delle registrazioni sul campo di Sharp, notando che già nel 1750 una ballata dal titolo “A new love song” pubblicata come broadside, era una raccolta di versi da ballate più antiche ribattezzata poi come “The Unfortunate Swain“. Anche Sharp nel restituire il testo “Waly, Waly” compie un frullato fra le varie fonti
E così conclude Kloss:“It seems that the original “Oh Waly, Waly” was literally broken into pieces by the writers of all those broadsides. They systematically plundered Ramsay’s text as well as those of other related songs. These verses were then disseminated by songs like “The Unfortunate Swain”, “I’m Often Drunk”, “The Wheel Of Fortune”, “Forsaken Lover”, “The Effects Of Love” and therefore the people kept them in their memory. In case of “The Water Is Wide” the route of transmission is easy to follow. At first there were the texts of “Oh Waly, Waly, Gin Love Be Bonny” as published by Allan Ramsay and William Thomson in the 1720s as well as some other songs printed on broadsides in the 17th century like “The Seaman’s Leave…”, “Arthur’s Seat Shall Be My Bed” and Martin Parker’s “Distressed Virgin”. Some verses from these texts were then borrowed and included in “new” songs like “The Unfortunate Swain” and “I’m Often Drunk And Seldom Sober” that were published on popular broadside sheets during the second half of the 18th century and in the early 19th century. Fragments of these songs were recalled by Mrs. Cox, Mr. Thomas and Mrs. Mogg during the years 1904 and 1906 for song collector Cecil Sharp. He then compiled his own new “old” song from those fragments and published it as “Oh Waly, Waly” in 1906 in Folk Songs From Somerset and in 1916 in One Hundred Folk Songs.
Cecil Sharp’s “Oh Waly, Waly” is the starting-point for the development of the modern “The Water Is Wide”. It was in effect a new song constructed from relics of two popular songs. He tried to put together a “Folk”-version of “Oh Waly, Waly” but the only connection to that old Scottish ballad was that the creators of the two broadside texts themselves had cribbed one respectively two verses from that song. Interestingly Sharp’s methods were strikingly similar to those of the writers of “The Unfortunate Swain” and other broadsides. They had compiled their songs from verses borrowed from different sources and claimed it was “new” while Sharp did exactly the same thing but preferred to regard his work as an “old” song. In fact both were only half right. In some way he had unwittingly followed the rules of the genre. A modern Folklorist will not regard his song as “authentic” but a professional author of broadside songs from the 18th or 19th century and also the singing “Folk” surely would not have been bothered by his methods.”

La ballata interpretata da Joan Baez e Bob Dylan è spesso accreditata erroneamente come american folk song:  è il lamento di un innamorato non più corrisposto, il mare che lo separa dall’altro può essere sia fisico (un emigrante che va a cercare fortuna in America) che spirituale (il mare dell’incomprensione) o la metafora di un ostacolo insormontabile (i marosi della vita). Ma si può trattare più semplicemente del raffreddarsi della passione da parte di uno dei due. Testo e melodia ricordano una canzone altrettanto enigmatica “Carrickfergus

LA MELODIA
ASCOLTA Mark Knopfler

ASCOLTA Rowena Taheny, Laurel MacDonald & Eleanor McCain in “Irish Roses: Women of Celtic Song” (strofe I, III, V, I)

ASCOLTA Holly Near, Arlo Guthrie, Ronnie Gilbert & Pete Seeger live

Una canzone entrata nel repertorio della musica classica
ASCOLTA Andreas Scholl in “English Folksongs & Lute Songs” 1996
(strofe I, II, III, V, VI)

VERSIONE STANDARD
I
The water is wide and I can’t cross over, and neither have I wings to fly,
Build me a boat that can carry two,
and both shall row my love and I.
II(1)
O, down in the meadows the other day
A-gath’ring flow’rs both fine and gay,
A-gathering flowers, both red and blue,
I little thought what love can do.
III
I leaned my back up against an oak,
Thinkin’ it was a trusty tree,
But first it bent and then it broke,
just like my own false love to me.
IV
I put my hand into some soft bush,
Thinking the sweetest flower to find.
I pricked my finger to the bone,
And left the sweetest flower alone.
V
There is a ship and it sails on the sea,
loaded deep as deep can be,
But not as deep as the love I’m in,
I know not if I sink or swim.
VI
Oh love is gentle and love is kind,
Gay as a jewel when first it’s new,
But love grows old and waxes cold,
And fades away like the morning dew.
VII
The seagulls wheel, they turn and dive,
The mountain stands beside the sea.
This world we know turns round and round,
And all for them – and you and me.
Traduzione di Cattia Salto
I
L’oceano è vasto e non lo posso attraversare e nemmeno ho ali per volare, costruiscimi una barca che possa portarci in due, ed entrambi remeremo, io e il mio amore
II(1)
O per i prati l’altro giorno
a raccogliere fiori sia belli che gai,
a raccogliere fiori sia rossi
che blu, pensai poco a ciò che amore può fare
III
Appoggiai la schiena contro una quercia, credendo che fosse un albero fidato, ma prima si piegò e poi si ruppe
proprio come il mio falso amore con me
IV
Misi la mano in un soffice cespuglio
pensando di trovare il fiore più bello, punsi il dito con una spina e lascia il fiore più bello solo.
V
C’è una barca che naviga sul mare
a piano carico affonda quanto possibile, ma non così profondamente come l’amore che ho, così non so se affondare o nuotare
V
Oh amore è gentile e amore è bello,
gaio come un gioiello quando dapprima è nuovo, ma amore invecchia e si raffredda e svanisce come la rugiada del mattino.
VI
I gabbiani volteggiano, virano e si tuffano,
la montagna si erge sul mare
il mondo che conosciamo gira in torndo per loro – e per te e me

NOTE
1) i versi eXtra sono in  Folk Songs   From Somerset. Third Series e in One   Hundred English Folk Songs, Cecil Sharp; un’altra versione in One Hundred English Folk Songs Cecil Sharp diventa:
Where love is planted, O there it grows,
It buds and blossoms like some rose;
It has a sweet and a pleasant smell,
No flow’r on earth can it excel.
(in italiano: Dove l’amore è piantato, là cresce, spunta e sboccia come delle rose, ha un dolce profumo piacevole, nessun fiore sulla terra lo può superare.)

Con il titolo “When Cockle Shells Turn Silver Bells” parte del testo è abbinato però a una diversa melodia sebbene la canzone sia sottotitolata anche come Waly, Waly.

ASCOLTA Eva Cassidy in “American tune” 2003

I
When cockleshells turn to silvery bells
Then will my love return to me
When roses bloom in the wintry snow
Then will my love return to me
II
Oh waly waly love be Bonnie
And bright as a jewel when it’s first new
But love grows old and waxes cold
And fades away like morning dew
III
There is a ship it’s sailing the sea
It’s loaded high and deep can be
But not so deep as my love for you
I know not if I’ll sink or swim
Traduzione di Cattia Salto
I
Quando le conchiglie diventeranno campanelle d’argento,
quando le rose fioriranno nella neve d’inverno, allora il il mio amore tornerà da me
II
Ahimè, ahimè amore è bello
e brilla come un gioiello quando dapprima è nuovo,
ma amore invecchia e si raffredda e svanisce come la rugiada del mattino.
III
C’è una barca che naviga sul mare
a piano carico affonda quanto possibile, ma non così profondamente come il mio more per te, così non so se affondare o nuotare

FONTI
http://www.justanothertune.com/html/wateriswide.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=6823

(Cattia Salto febbraio 2014)

THE LASS OF PATIE’S MILL

Il testo originario, se mai vi è stato, è andato perduto ed è stato riscritto dal poeta scozzese Allan Ramsay, durante una sua passeggiata lungo le sponde del fiume Irvine, nei pressi del “Patrick’s Mill”, folgorato dalla bellezza di una contadinella intenta a stendere il fieno,

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William-Adolphe Bouguereau Paesant Woman 1869

Come racconta Robert Burns, quella sera stessa Ramsay scrisse i versi adattandoli ad un’antica melodia.
“The Lass o’ Patie’s Mill is one of Ramsay’s best songs. In Sir J. Sinclair’s statistical volumes are two claims, one, I think, from Aberdeenshire, and one from Ayrshire, for the honour of this song. The following anecdote, which I had from the present Sir William Cunningham of Robertland, who had it of the late John Earl of Loudon, I can, on such authorities, believe: Alan Ramsay was residing at Loudon Castle with the then earl, father to Earl John; and one afternoon, riding or walking out together, his lordship and Allan passed a sweet romantic spot on Irwine water, still called Patie’s Mill, where a bonnie lassie was tedding hay bare-headed on the green. My lord observed to Allan that it would be a fine theme for a song. Ramsay took the hint, and lingering behind he composed the first sketch for it, which he produced at dinner.” (Robert Burns)

La canzone venne pubblicata nel Tea-Table Miscellany (1724-27) e compare nelle maggiori collezioni di musica scozzese del Settecento, fu proprio William Thomson nel Orpheus Caledonius (1725) ad attribuire la melodia a Davide Rizzo (o David Riccio come lo chiamavano in Scozia) musicista e compositore piemontese alla corte di Scozia nella metà del 500. John Gay per “L’opera del Mendicante” (1728) riprese la melodia e modificò il testo col titolo “I like the fox shall grieve”.
Franz Joseph Haydn ne fece una trasposizione per violino, violoncello e pianoforte in forma di “Andante grazioso in do maggiore” opera 160 del 1800 e 160/a del 1804.
Un ulteriore rifacimento, sempre con altre parole, fu quello di J.R. Planche nel melodramma romantico “The vampyre or the bride of the isles”, adattamento del famoso Vampiro di John William Polidori.

LA MELODIA

“The lass of Patie’s Mill” o “Peggy’s Mill” è conosciuta nelle isole Shetland come una scottish country dance, tanto per abbondare l’aria è stata anche attribuita a Turlough O’Carolan (vedi) ed è nota con il titolo di Carolan‘s Cap (da non confondere con Carolan’s Cup che è un’altra melodia)

ASCOLTA Palladian Ensemble

ASCOLTA Ensemble 3 arrangiamento di Michael Langer per 4 chitarre

Mentre la melodia è ancora in repertorio nella musica folk scozzese o nella musica classica/barocca, la versione cantata è più rara, oggi il testo ci fa sorridere, ma la bellezza della melodia resta immutata.

ASCOLTA Paul Elliott versione barocca (strofe I, II e IV)

ASCOLTA Rory e Alex McEwen in “Scottish songs and Ballads“, 1958 (strofe I, III e IV) un arrangiamento più tradizionale


I
The lass of Patie’s Mill,
So bonnie, blythe, and gay,
In spite of all my skill(1)
She stole my heart away.
When tedding of the hay,
Bare-headed(2) on the green,
Love ‘midst her locks (3) did play,
And wanton’d in her e’en.
II
Her arms, white, round, and smooth.
Breasts rising in their dawn(4),
To age it would give youth,
To press them with his hand.
Thro’ all my spirits ran
An extasy of bliss,
When I such sweetness fan’
Wrapt in a balmy kiss.
III
Without the help of art,
Like flow’rs which grace the wild,
She did her sweets impart,
Whene’er she spoke or smiled.
Her looks they were so mild,
Free from affected pride,
She me to love beguiled;
I wish’d her for my bride.
IV
O! had I all the wealth
Hopetoun’s high mountains(5) fill;
Insured long life and health,
And pleasure at my will;
I’d promise and fulfil
That none but bonnie she,
The lass of Patie’s mill
Should share the same
TRADUZIONE di CATTIA SALTO
I
La ragazza del Mulino di Pat
così bella, luminosa e gaia,
nonostante tutta la mia signorilità (1)
mi ha rubato il cuore.
Mentre rivoltava il fieno
a capo scoperto (2) nel campo
Amore tra i suoi riccioli (3) giocava e anche capricciosamente in lei.
II
Le sue braccia, bianche tonde e lisce, seni che si sollevano nella loro apparizione (4),
alla maturità darebbero la giovinezza,
nello stringerli con la mano.
Di corsa tutto il mio umore si gettava
in un estasi di beatitudine
quando io patito di tale dolcezza,
ero avvolto in un bacio balsamico
III
Senza l’aiuto dell’arte
come i fiori che abbelliscono la natura, lei impartiva le sue grazie,
ogni volta che parlava o sorrideva.
I suoi sguardi erano così miti,
liberi dall’orgoglio pretestuoso,
lei mi sedusse all’amore,
l’ho desiderata per mia sposa
IV
Oh, se avessi tutte le ricchezze
che le alte montagne di Hopetoun (5) soddisfano; lunga vita e salute assicurate, e il piacere a volontà;
prometterei di fare in modo che nessuna ma solo lei la bella,
la fanciulla del Mulino di Pat condivida lo stesso.

NOTE
1) “skill” nel senso di compostezza, padronana di sè, capacità di controllare i propri impulsi comportandosi secondo le buone maniere
2) lo spettacolo era certamente insolito perchè in genere le donne nei campi si coprivano il capo con un fazzoletto o un cappello di paglia, sia per ripararsi dai raggi del sole che dalla polvere
3) anche in Italia si collega il capello riccio con i capricci di femmina (“ogni riccio un capriccio”)
4) se non intendo male la “metafora” il poeta vuole forse dire che i seni della contadina sono acerbi, come quelli di una ragazzina?
5) si riferisce alle montagne della località in cui è nato, rinomate per le miniere (vedi)

FONTI
http://thesession.org/tunes/6731
http://www.nigelgatherer.com/tunes/tab/tab6/lassp.html
http://digital.nls.uk/special-collections-of-printed-music/pageturner.cfm?id=94650504

BESSY BELL AND MARY GRAY

La ballata “Bessie Bell and Mary Gray” risale quantomeno al 1600 ed è stata stampata per la prima volta da Charles Kirkpatrick Sharpe con il titolo “The Twa Lasses“, riportata anche nelle Child Ballads al # 201. Si trova tuttavia solo in forma frammentaria per cui la storia e i suoi significati ci sfuggono o si sono stratificati nel tempo.

LA LEGGENDA SCOZZESE

Secondo la leggenda scozzese diffusa localmente nei dintorni di Perth, Betsy Belle e Mary Gray erano due amiche  molto belle, figlie di due signori (rispettivamente il Laird di Kinvaid e il Laird di Lednock), che, per sfuggire alla peste, si costruirono un rifugio isolato nella campagna. Purtroppo morirono ugualmente, contagiate dal ragazzo che portava loro i viveri. Il luogo di sepoltura, meta di molte escursioni, sarebbe il Dranoch-haugh vicino alle rive del fiume Almond, in cui sono stati ritrovati i resti di due sepolture.
Pensando di sfuggire alla pestilenza che aveva colpito la regione di Perth nel 1645, Bessy Bell e Mary Gray, due giovani donne ammirate per la loro bellezza, si costruirono una capanna in un luogo appartato a circa otto miglia dalla città. Tutto fu inutile: la peste arrivò anche lì e ghermì le due povere ragazze. Nella sua inusuale e folgorante brevità, Bessy Bell and Mary Gray è comunque un capolavoro, una delle “pietre miliari” della balladry britannica: gioventù, bellezza, nobiltà non possono niente davanti alla Nera Signora che colpisce indiscriminatamente poveri e ricchi, brutti e belli. Alle nobildonne non è risparmiato neanche l’ultimo oltraggio: invece di riposare con tutti gli onori in un cimitero, accanto ai membri delle loro famiglie, i due cadaveri restano abbandonati a disfarsi sulle rive di un fiume. Il senso della ballata sembra dunque essere quello di un ammonimento. Anche una ninna-nanna inglese menziona le due gentildonne scozzesi, ma senza alcuna traccia della pestilenza. (Riccardo Venturi)

Le due fanciulle, una bionda come il grano, l’altra nera come l’ala del corvo, sono rappresentate secondo il dualismo tipico della narrativa fiabesca, in cui in genere la bionda è quella buona (servizievole, rispettosa della tradizione, piena di buoni sentimenti) mentre quella bruna è la cattiva: come ci ricorda Giordano Dall’Armellina, il corpus più antiche delle ballate medievali provengono dai paesi scandinavi  (i vichinghi invasori), “dove la maggior parte delle genti era bionda o rossa e quelli che avevano i capelli neri erano i diversi, talvolta i nemici di altre tribù lontane. Non a caso nella loro mitologia, che è diventata comune anche nel resto d’Europa, la fata buona è bionda mentre la strega ha sempre i capelli neri.

Qui entrambe sono buone e belle (ma a volte quando viene rivelata la loro origine, la bionda è una nobile, la bruna è una popolana) anzi, la bellezza delle due fanciulle era leggendaria e dovevano aver spezzato molti cuori tra i laird della contea, se la loro morte fu così celebrata. Alcuni insinuano che il loro rapporto fosse più che amicale e sebbene l’episodio sia riferito alla pestilenza che si abbattè sulla Scozia nel 1645 il brano potrebbe essere più antico, se nella sua versione di nursery-rhyme (trovata sia in Scozia che in America) alcuni hanno intravisto il tormentato rapporto tra Elisabetta I e la sorellastra Maria
Bessy kept the garden gate,
And Mary kept the pantry;
Bessy always had to wait,
While Mary lived in plenty

two-sisters
Elisabetta I e Maria Tudor

LA LEGGENDA IRLANDESE

La leggenda deve aver colpito l’immaginario scozzese al punto da dare il nome di Betsy Belle e Mary Gray a due colline molto simili, situate nei pressi di Omagh, Newtownstewart, nella contea di Tyrone (Irlanda del Nord) e non nel Donegal come a volte erroneamente collocate, segno che la ballata si era diffusa anche tra gli scozzesi trapiantati nell’Ulster irlandese in seguito alla politica di “colonizzazione” iniziata nel 1500 dall’Inghilterra. La leggenda ha raggiunto anche l’America e in Virginia le colline gemelle di Staunton, sono state ribattezzate col nome delle due ragazze.

Nella città di Omagh (contea di Tyrone) il racconto ricostruita nell’Ottocento vuole che le due ragazze fossero amiche, ma Bessy di nobile discendenza mentre Mary di più umili origini. La prima capricciosa e impulsiva, la seconda calma e introspettiva. Anche in questa versione è presente un ragazzo innamorato, ma non c’è la peste.

PRIMA VERSIONE: CHARLES KIRKPATRICK SHARPE


Questo frammento è quello riportato anche nella ballata numero 201 di Child: le due fanciulle si costruirono una capanna rudimentale su un colle (ovvero riadattarono un capanno di caccia detto Burn Braes nei dintorni di Lednock), ma furono comunque raggiunte dalla peste (forse perchè già infette). I loro corpi invece di essere sepolti al cimitero stanno a disfarsi sotto il sole… immagine cruda e crudele eppure così realistica rispetto ai cupi tempi della pestilenza!

Ballad Book di Cecil Kirstensen Sharpe (1823), p. 62
They war twa   bonnie lasses;
They bigge(1)t a bower on yon burn brae
An’ theekit(2) it o’er wi’ rashes.
They theekit it o’er wi’ rashes green,
They theekit(3) it o’er wi’ heather;
But the pest cam frae(4) the burrows-town(5)
And slew them baith(6) thegither(7).
They thought(8) to lye in Methven kirk yard(9)
Amang their noble kin;
But they maun(10) lye in Stronach haugh(11),
To biek(12) forenent(13) the sin(14).
And Bessy Bell and Mary Gray,
They war twa bonnie lasses;
They bigget a bower on yon burn brae,
An’ theekit it o’er wi’ rashes.

TRADUZIONE RICCARDO VENTURI
Eran due belle ragazze,
Si fecero una capanna sul colle
E la copriron di frasche.
La copriron di frasche verdi,
La ricoprirono d’erica;
Ma venne la peste dalla città
E le uccise tutte e due.
Pensavan di riposare al cimitero (9) di Methuen
Tra i loro nobili parenti;
Ma ora giacciono sulle rive dello Stronach
In preda ai raggi del sole.
Bessy Bell e Mary Gray
Eran due belle ragazze,
Si fecero una capanna sul colle
E la copriron di frasche

NOTE
1) biggit = built;
2) theekit = thatched, covered;
3) a volte scritto come happit = wrapped;
4) frae = from;
5) baith = both;
6) burrows-town = borough
7) thegither = together
8) thocht = thought;
9) non è ben chiaro perchè le due ragazze non potessero essere seppellite nel cimitero, all’epoca della pestilenza i corpi venivano bruciati per evitare il contagio oppure seppelliti in fosse comuni lontani dall’abitato, oppure non c’erano abbastanza vivi da riuscire a seppellire tutti i morti soprattutto quelli che vivevano in posti isolati. Secondo la testimonianza di Don John Dowe parroco di Methuen le due ragazze sono state seppellite nei dintorni della tenuta di Lednock.
10) maun = must;
11) haugh = level ground on the banks of a river;
12) beik = bask;
13) forenent = opposite, facing, over against, in opposition to; beneath;
14) sin = sun con buona pace di coloro che lo traducono con “peccato”

Il trionfo della Morte, dettaglio affresco ca. 1448, Palazzo Abatellis, Palermo

SECONDA VERSIONE IN JOHN COX (Folk Songs of the South, 1925)

In questa versione collezionata in America è aggiunta una strofa (la terza) piuttosto oscura. Alcuni ritengono che sia migrata da un’altra ballata (senza tuttavia trovare un effettivo riscontro) ma il significato dei versi, un codice ben comprensibile ai contemporanei, a noi sfugge.
Posso solo incidentalmente osservare come il verde sia considerato nelle ballate il colore dell’innocenza.

III
They would not have their shoes of red
Nor would they have them yellow.
But they would have their shoes of green (14)
To ride through the streets of yarrow(15)

[In italiano:
III
Non avranno le loro scarpe rosse
e nemmeno quelle gialle
ma avranno le loro scarpe verdi (14)
per calcare i sentieri di achillea (15)]

ASCOLTA Steeleye Span (strofe I, II, III, IV)


ASCOLTA Jyll Skinner (strofe I, II, I) questa versione è una inquietante nenia..

I
Betsy Bell and Mary Gray,
They were bonny lasses.
They bigget a bower on yon burnside,
And theekit it o’er wi’ rashes.
II
They theekit it o’er wi’ rashes green,
They theekit it o’er wi’ heather.
But the plague came from the burrows-town,
And it slew them baith thegither.
III
They would not have their shoes of red
Nor would they have them yellow.
But they would have their shoes of green(14)
To ride through the streets of yarrow(15)
IV
They thought to lye in Methren Kirk yard,
Among their noble kin.
But they maun lye in Stronach haugh,
All art beneath the sun.

TRADUZIONE RICCARDO VENTURI
I
Betsy Bell and Mary Gray,
Eran due belle ragazze,
Si fecero una capanna sul colle
E la copriron di frasche.
II
La copriron di frasche verdi,
La ricoprirono d’erica;
Ma venne la peste dalla città
E le uccise tutte e due.
[III
Non avranno le loro scarpe rosse
e nemmeno quelle gialle
ma avranno le loro scarpe verdi (14)
per calcare i sentieri di achillea (15)]
IV
Pensavan di riposare al cimitero (9) di Methuen
Tra i loro nobili parenti;
Ma ora giacciono sulle rive dello Stronach
In preda ai raggi del sole.

NOTE
14) Il termine “So green as the leaves” sta a significare l’innocenza della creatura, un modo di dire risalente all’epoca elisabettiana; anche nell’Amleto Polonio dice di Ofelia “She is a green girl“. Se oggi essere al verde significa non avere soldi un tempo era sinonimo di ignoranza sulle cose del mondo! (vedi)
IL VERDE E I SUOI SIGNIFICATI (vedi)
15) scritto anche come “to walk the street of Yarrow” Yarrow è il termine inglese per indicare comunemente l’achillea una pianta erbacea perenne (vedi). Le foglie sono caratteristiche e frastagliate e i fiori piccoli composti da tanti fiorellini bianchi o rosa (come dei gigli in miniatura) a cinque petali raggruppati nel centro e coronati da cinque petali a tre lobi. E’ anche il nome di un fiume del Lancashire e potrebbe essere inteso come il nome di un villaggio, ma in questo contesto è un modo poetico per indicare dei sentieri erbosi. Sicchè i versi stanno a dire: le due fanciulle non indosseranno scarpine elaborate e costose, ma delle più comuni scarpe verdi per camminare per i sentieri solitari tra prati e boschetti, lungo le rive del fiume

TERZA VERSIONE DI ALLAN RAMSAY 1720

Una versione, con intento umoristico, pubblicata nello “Scots Musical Museum” Vol II è attribuita a Allan Ramsay il quale ha mantenuto la prima strofa del frammento già in Charles Kirkpatrick Sharpe e poi ci ha ricamato su..
La leggenda locale racconta in effetti di un innamorato che qui si “tormenta” perchè, inizialmente orientato verso la bionda Betsy, resta folgorato dalla bellezza della bruna Mary; così prosegue le strofe nel decantare e soppesare le peculiarità di entrambe, sempre più indeciso. Alla fine mentre sembra rassegnato ad accontentarsi di una sola, la peste gli leva il problema uccidendole entrambe! Chissà cosa avrebbe scritto Robert Burns se si fosse soffermato (nel suo tour per la Scozia) anche lui nei pressi della presunta sepoltura delle due belle!

La melodia è stata pubblicata da John Playford nella prima edizione de “The English Dancing Master” (1651) con il titolo “A Health to Betty” e in “Original Scotch Tunes” (1700) con il titolo “Bess Bell

ASCOLTA Cherish the Lady ,2005


I
Oh Betsy Belle and Mary Gray, they were two bonnie lasses
They biggit a bower on yon Burnside and theeked it o’er with rashes
Fair Betsy Belle I loved so well and thought I ne’er could alter
But Mary Gray’s two cheeky eyes caused all my fancy falter
Chorus
Oh Betsy Belle and Mary Gray, they were two bonnie lasses
They biggit a bower on yon Burnside and theeked it o’er with rashes
II
Betsy’s hair’s like flaxen gold, she smiles like a May morning
When Phoebus starts from Thoetus(16) lap the hills with rays adorning
White is her neck, soft is her hand, her waist and feet flow gently
With every grace she can command, her lips I vow are dainty
III
Mary’s locks are like the crow, her eyes like diamond’s glances
She’s aye so clean red up and raw, she kills whene’er she dances
Blithe as a kid with wit and will, she’s blooming, tight and tall is
And guides her airs so graceful still, oh Jove, she’s like thy palace
IV
Young Betsy Belle and Mary Gray, ye unco saer oppress us
Our fancies fee between ye two, ye are such bonnie lassies
Woe’s me for both I cannot get, to one by law we’re stinted
Then I’ll draw straws and take my fate and be with one contented
V
Oh Betsy Belle and Mary Gray, they were two bonnie lassies
They biggit a bower on yon Burnside and theeked it o’er with rashes
But Betsy Belle nor Mary Gray could quell my fancy ever
The plague came from the burrows town, it slew them both together
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Betsy Belle e Mary Gray erano due belle ragazze,
si fecero una capanna sul colle e la coprirono di frasche.
Era la bella Betsy Belle che io amavo tanto, pensando di non cambiare mai, ma i due occhi impertinenti di Mary Gray fecero vacillare la mia inclinazione.
CORO
Oh Betsy Belle e Mary Gray erano due belle ragazze,
si fecero una capanna sul colle e la coprirono di frasche.
II
I capelli di Betsy sono come grano dorato, lei sorride come una mattina di primavera, quando Febo parte dal grembo di Teti e adorna le colline con i raggi; bianco è il collo, morbida la mano, vita e piedi si muovono con delicatezza e con tutta la grazia che è in suo potere, le sue labbra, lo giuro, sono squisite
III
Le trecce di Mary sono (nere) come corvo e gli occhi brillano come diamanti, è così semplice ordinata e naturale, ella uccide ogni volta che danza, allegra come un bambino, di spirito e volenterosa, sta sbocciando dritta e alta e modula i canti anche in modo così grazioso, oh Giove, è (maestosa) come il tuo palazzo
IV
Giovani Betsy Belle e Mary Gray voi così sorprendenti, ci soggiogate,
i nostri desideri si spartiscono tra voi due, voi siete cosi belle fanciulle,
mal per me che non posso avervi entrambe secondo la legge del passato,
allora tirerò dritto per il mio destino e di stare con una (di voi) mi accontenterò!
V
Betsy Belle e Mary Gray erano due belle ragazze,
si fecero una capanna sul colle e la coprirono di frasche.
Ma né Betsy Belle e nemmeno Mary Gray potranno più soddisfare il mio desiderio venne la peste dalla città e le uccise tutte e due.

NOTE
16) Febo ossia Apollo incarnazione del Sole sorge da Teti, dea del Mare figlia di Nereo nota per essere la madre di Achille. Come dio solare percorreva il cielo con il suo cocchio d’oro trainato da quattro cavalli.

FONTI
http://www.traditionalmusic.co.uk/song-midis/Bessy_Bell_and_Mary_Gray_2.htm
https://archive.org/details/folksongsofsouth00coxj
http://mainlynorfolk.info/martin.carthy/
songs/betsybellandmarygray.html

http://www.contemplator.com/scotland/bessie.html
http://www.mudcat.org/thread.cfm?ThreadID=30105
http://mysongbook.de/msb/songs/b/twalasse.html
http://www.celticlyricscorner.net/cherish/betsy.htm
http://mamalisa.com/?t=hes&p=1813&c=116
http://www.burnsscotland.com/items/v/volume-ii,-song-128,-page-134-bessy-bell,-and-mary-gray.aspx
http://bestparksandrecreationblog.com/2012/07/24/the-legend-of-betsy-bell-and-mary-gray-part-1-of-3/
http://bestparksandrecreationblog.com/2012/07/26/the-legend-of-betsy-bell-and-mary-gray-part-ii/
http://digital.nls.uk/special-collections-of-printed-music/pageturner.cfm?id=87812398&mode=transcription
http://www.bluegrassmessengers.com/recordings–info-201-bessy-bell-and-mary-gray.aspx
http://www.bluegrassmessengers.com/22-bessie-bell-and-mary-gray.aspx

AULD LANG SYNE: UN TESTO PER DUE MELODIE

A Capodanno il canto più diffuso nelle case scozzesi è Auld Lagn Syne, una canzone cantata in tutto il mondo nelle più svariate occasioni.
La canzone è accompagnata da un rituale collettivo: in cerchio ci si tiene per mano durante il primo verso. Poi le braccia vanno incrociate afferrando le mani del vicino durante l’ultimo verso (continua).

auldIl titolo è composto da tre termini in scozzese che significano old, long, since tre parole per indicare il tempo passato, e che si traducono in inglese come “the good old days“, in italiano “i bei tempi andati” (Addio bei tempi passati..). Si tratta di una vecchia canzone che Robert Burns dice di aver ascoltato da un anziano cantore, Burns dichiara inoltre che la canzone era stata tramandata solo oralmente in ambito popolare.

Ecco il carteggio tra Burns e l’editore George Thomson (1793 ): “The following song, an old song, of the olden times, and which has never been in print, nor even in manuscript until I took it down from an old man’s singing, is enough to recommend any air”
[in italiano: la canzone che segue, una vecchia canzone, dei vecchi tempi, e che non è mai stata stampata e nemmeno manoscritta finchè la presi da un vecchio cantore, è sufficiente da raccomandare ogni melodia.]

In realtà rime e melodie simili si fanno risalire al 1500: in particolare due, la ballata Auld Kyndnes Foryett -nel Bannatyne Manuscript 1568- e la ballata attribuita al poeta di corte Sir Robert Ayton (1570-1638) pubblicata nel 1711 da James Watson nella raccolta “Choice Collection of Scots Poems“; per quest’ultima alcuni versi sono gli stessi che si ritrovano nella stesura di Burns.
Should auld Acquaintance be forgot,
a
nd never thought upon,
The Flames of Love extinguished,
And freely past and gone?
I
s thy kind Heart now grown so cold
I
n that Loving Breast of thine,
That thou canst never once reflect
On Old-long-syne?
Nel 1724 Allan Ramsay ha scritto nel suo “A Collection of Songs” il brano dal titolo “Should auld acquaintance be forgot” (forse tratto dalla ballata cinquecentesca Auld Kyndnes Foryett) e la canzone venne poi pubblicata nel Vol 1 dello “Scots Musical Museum” 1787, con il titolo “Auld Lang Syne” ma i versi sono lontani anni luce da quelli di Burns!

LE MELODIE
Prima Melodia: "O Can Ye Labor Lea"
ASCOLTA 

Seconda Melodia: "For old long Gine my jo" trascritta da Playford in "Original Scotch Tunes" 1700
ASCOLTA

Johnson pubblica “Auld Lang Syne” dalla prima versione di Burns nel Scots Musical Museum, vol 5, 1796; ma Robert Burns inviò i suoi scritti in merito a questa canzone anche all’editore George Thomson e in particolare la sua terza versione. Più tardi Thomson viene a sapere da Stephen Clarke che Johnson aveva già una copia della canzone di Burns e che la melodia era trascritta sempre da Johnson nella versione di Ramsay. Burns, così gli risponde: ‘The two songs you saw in Clarke’s are neither of them worth your attention. The words of ‘Auld lang syne are good, but the music is an old air, the rudiments of the modern tune of that name. The other tune you may hear as a common Scots country dance.’ Burns 1794.
Quindi la prima melodia che Robbie definisce “an old air” è quella pubblicata da Johnson “O Can Ye Labor Lea”, mentre la seconda melodia è “For old long Gine my jo” è quella in Playford.

L’IMPRONTA DEL GENIO

Il merito di Burns fu quello di scrivere un paio di strofe e di modificare e arrangiare le altre, se non proprio di aver riscritto il testo in modo integrale. Un frammento scritto da Robert Burns nel 1793 è conservato presso il Robert Burns Birthplace Museum (vedi)

IL MERITO DELL’EDITORE

George Thomson quando pubblicò “Auld Lang Syne” nel “Select Collection of Original Scottish Airs”, 1799 sostituì la prima melodia con quella molto più popolare nel Settecento chiamata “The Miller’s Wedding” (già in “Scots Reels”, Bremner 1759) e comunemente chiamata ‘Sir Alexander Don’s Strathspey’ perchè interpretata anche dal famoso violinista Niel Gow: una melodia da danza tipicamente scozzese la strathspey!
LA MELODIA DELL’EDITORE CON I VERSI DEL BARDO: ASCOLTA
George Thomson ripubblicò “Auld Lang Syne” nel 1817 con un nuovo arrangiamento a cura del compositore ceco Leopold Kozeluch
ASCOLTA
Burns del resto aveva già riutilizzato la stessa melodia in due canzoni: “O can ye labour lea” (la versione ripulita è diventata “I fee’d a man at Martinmas”) e “Coming thro’ the rye.

LA LEGGENDA SU DAVID RICCIO

Ultimamente in rete (ovviamente solo nei siti italiani) sulla scia del romanzo di Jesse Blackadder “The Raven’s Heart” , 2011 si è diffusa l’attribuzione della melodia “Il valzer delle candele” a Davide Rizzo (o David Riccio come lo chiamavano in Scozia). Il giornalista e scrittore Renzo Rossotti (in “Assassinio in Scozia” da “Piemonte magico e misterioso”, Newton Compton Editori, 1994 vedi) nel suo “Assassinio in Scozia” riportata una leggenda torinese secondo cui Davide Rizzio sarebbe l’autore del Valzer delle candele, ma si tratta appunto di una leggenda. Come già evidenziato ci sono almeno tre melodie associate al brano “Auld Lang Syne” e quella più antica cinquecentesca, non è quella finale del Valzer delle Candele! Ben altre paternità possono essere più documentatamente attribuite al compositore Davide Rizzio, vedi lo studio del suo già citato omonimo continua

Due vecchi amici incontrandosi dopo molti anni di separazione, ricordano la gioventù e brindano ai tempi andati! Per l'ascolto una selezione dei migliori artisti scozzesi.

MELODIA AULD LANG SYNE seconda versione di Robert Burns 1799 (George Thomson editore)

ASCOLTA Dougie MacLean dal Cd Tribute– 1996 Voce vellutata, pronuncia seducentemente scozzese, sottofondo di chitarra, un delicato arrangiamento

MELODIA AULD LANG SYNE prima versione di Robert Burns in SMM vol 5 1796 (James Johnson editore)

ASCOLTA Jim Malcom (ex voce dei Old Blind Dogs) dal Cd Acquaintance dedicato a Robert Burns. Voce vellutata, pronuncia seducentemente scozzese, una spruzzata di note al piano, sottofondo con chitarra e violino. La melodia è leggermente diversa come la sequenza delle strofe I, IV, II, III, V e il tema del Valzer è ripreso nel finale suonato dalla sola chitarra

ASCOLTA Paolo Nutini: live una versione intima e raccolta sulle note di una chitarra

ASCOLTA Eddi Reader una melodia tutta alla Eddi Reader


I
Should auld acquaintance be forgot,
And never brought to mind?
Should auld acquaintance be forgot,
And days auld lang syne?
CHORUS:
For auld lang syne, my dear(1),
For days auld lang syne,
We’ll tak a cup of kindness yet,
For days auld lang syne!
II
We twa hae run about the braes(3)
And pou’d the gowans(4) fine,
But we’ve wander’d monie a weary fit(5),
Sin days auld lang syne.
III
We twa hae paidl’d in the burn
Frae morning sun till dine,
But seas between us braid(6) hae roar’d,
Sin days auld lang syne.
IV
And surely ye’ll be your pint-stowp(2)
And surely I’ll be mine,
And we’ll tak a cup o kindness(8) yet,
For days auld lang syne!
V
And there’s a hand my trusty fiere(7),
And gie’s a hand o thine,
And we’ll tak a right guid-willie waught(8),
For days auld lang syne
TRADUZIONE ITALIANO (tratta da vedi)
I
Credi davvero che i vecchi amici
si debbano dimenticare e mai ricordare?
Credi davvero che i giorni trascorsi insieme
si debbano dimenticare?
Ritornello:
Perchè i giorni sono ormai trascorsi,
amico mio, perchè i giorni sono andati,
faremo un brindisi per ricordare con affetto
i giorni ormai trascorsi!
II
Noi due abbiamo corso per le colline
e strappato margherite selvatiche
ma ora siamo lontani l’uno dall’altro
perchè i giorni sono ormai trascorsi
III
Noi due abbiamo navigato nel fiume
da mattina a sera
ma ora vasti oceani si frappongono tra noi,
perchè i giorni sono ormai trascorsi
IV
Tu puoi pagare il tuo boccale di birra
e io pagherò il mio,
faremo un brindisi per ricordare con affetto
i giorni ormai trascorsi
V
Perciò prendi la mia mano, amico mio fidato,
e dammi la tua
faremo un brindisi pieno d’affetto insieme,
in ricordo di quei giorni trascorsi

NOTE
1) nella seconda versione di Burns era “jo” (=amico)
2) stowp= vessel, boccale
3) braes= hills, colline
4) gowans= daisies, margherite
5) monie a weary fit= many a weary foot, molti passi stanchi
6) braid= ampio, vasto
7) fiere= friend, amico
8) right guid-willie waught= “cup of kindness” good toast, friendly draught, brindisi

Questa traduzione poetica, raccolta da un programma di Raiuno da Bartolomeo Di Monaco, tratta da http://www.la-poesia.it/stranieri/inglesi/inglesi-index.htm, rende omaggio alla commovente espressività del testo scozzese! La sequenza delle strofe è quella riportata da George Thomson

VECCHI TEMPI ANDATI
  I
 Si dovrebbero dimenticare le vecchie
 amicizie e non ricordarle più?
 Si dovrebbero dimenticare le vecchie
 amicizie e i giorni lontani e passati?
 Per i vecchi tempi, amico mio,
 per i vecchi tempi
 berremo una coppa di tenerezza,
 ancora per i vecchi tempi.
  II
 Noi due abbiamo corso sui sereni
 pendii e raccolto bei fiori,
 ma abbiamo camminato stancamente
 molte volte da quei tempi lontani.
  V
 Abbiamo camminato a piedi nudi sulle
 rive dal sole del mattino fino alla sera,
 ma ora gli oceani hanno ruggito
 da quei vecchi giorni lontani.
  IV
 Eccoti la mano, mio fedele amico
 e tu dammi la tua
 e faremo un'abbondante bevuta
 ancora per i vecchi tempi.
  III
 E sarò per te come un sorso
 di birra, e tu lo sarai per me.
 E berremo una tazza di tenerezza,
 ancora per i vecchi tempi andati.
 Per i vecchi tempi, amico mio,
 per i vecchi tempi
 berremo una coppa di tenerezza,
 ancora per i vecchi tempi.
 brindisi

LA POPOLARITA’ NEL MONDO

La canzone è stata tradotta in tutto il mondo (in almeno una quarantina di lingue). La popolarità di “Auld Lang Syne” deriva molto probabilmente dal suo inserimento nel film “Waterloo bridge” (in italiano “Il ponte di Waterloo”) del 1940 diretto da Mervyn LeRoy, con Vivien Leigh e Robert Taylor con il titolo di Farewell Waltz Il film è stato il prototipo del tipico melodramma hollywoodiano con la famosa scena del valzer.

La versione Farewell Waltz è stata arrangiata da Cedric Dumont (1916-2007) compositore -autore svizzero e direttore d’orchestra e tradotta/arrangiata in italiano dagli autori Larici&Mauri nel 1943 (che riprendono il tema della scena del film con la separazione dei due amanti) come ballabile. All’epoca
Una curiosità, le melodie anglo-sassoni erano vietate dalla censura di guerra ma bastava cambiare titolo e arrangiamento ed ecco che nasce “Il valzer delle candele”!

ASCOLTA Tati Casoni IL VALZER DELLE CANDELE

I
Domani tu mi lascerai
e più non tornerai,
domani tutti i sogni miei
li porterai con te.
II
La fiamma del tuo amor
che sol per me sognai invan
è luce di candela che
già si spegne piano pian.
III
Una parola ancor
e dopo svanirà
un breve istante di
felicità.

IV
Ma come è triste il cuor
se nel pensare a te
ricorda i baci tuoi
che non son più per me.
V
Domani tu mi lascerai
e più non tornerai,
domani tutti i sogni miei
li porterai con te.
VI
La fiamma del tuo amor
che sol per me sognai invan
è luce di candela che
già si spegne piano pian.

ASCOLTA Nini Rosso alla sua mitica tromba.

La melodia infine è diventata una nuova canzone con il testo “Il Canto dell’Addio” che ben conoscono tutti coloro che sono stati scout, o hanno trascorso la loro estate nelle colonie, o presso i rifugi gestiti da sacerdoti e affini (sob!).

I
È l’ora dell’addio, fratelli,
è l’ora di partir;
e il canto si fa triste; è ver:
partire è un po’ morir.
RITORNELLO
Ma noi ci rivedremo ancor
ci rivedremo un dì
arrivederci allor, fratelli,
arrivederci sì.
II
Formiamo una catena
con le mani nelle man,
stringiamoci l’un l’altro
prima di tornar lontan.
III
Perché lasciarci e non sperar
di rivederci ancor?
Perché lasciarci e non serbar
questa speranza in cuor?

IV
Se attorno a questo fuoco qui,
l’addio ci dobbiam dar;
attorno ad un sol fuoco un dì
sapremo ritornar.
V
Iddio che tutto vede e sa
la speme di ogni cuor;
se un giorno ci ha riuniti qui,
saprà riunirci ancor.
VI
Ma non addio diciamo allor
che ancor ci rivedrem:
arrivederci allor, fratelli,
arrivederci insiem!
VII
Fratello non dolerti se
la fiamma langue già:
doman la stessa fiamma ancor
fra noi risplenderà.

FONTI
http://sarahannelawless.com/2009/12/31/happy-hogmanay/ http://www.electricscotland.com/HISTORY/articles/langsyne.htm http://www.electricscotland.com/history/articles/langsyne.htm http://www.robertburns.org/encyclopedia/AuldLangSyne.5.shtml http://www.themorgan.org/exhibitions/ online/AuldLangSyne/default.asp?id=4 http://burnsc21.glasgow.ac.uk/online-exhibitions/auld-lang-syne/ http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=16346 http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=29124 http://www.kultunderground.org/art/305 http://www.kultunderground.org/art/395 http://www.renzorossotti.it/notetorinesi.htm#menestrello http://www.eddireader.net/tracks/erALS.htm

JOHNNIE ARMSTRONG

Johnnie Armstrong di Gilnockie è un personaggio realmente esistito che visse nel Border scozzese nella prima metà del 1500. Era un reiver del clan Armstrong, fratello minore di Lord Thomas Mangerton, temuto dagli Inglesi per le sue scorrerie oltre confine, ma amato dalla maggior parte degli scozzesi della frontiera, o quantomeno rispettato per la sua posizione di rilievo.

Nel 1530 Giacomo V (poco più che adolescente) organizzò una spedizione in armi nel Border contro i Reivers più influenti e completamente fuori controllo dal potere regio; Armstrong fu catturato assieme a tutta la sua banda e, secondo la tradizione, impiccato il 5 luglio, dopo un processo sommario, nei pressi della cappella di Caerlanrig, vicino a Hawick.
Armstrong, era soprannominato ‘Black Jok‘, e considerato dai più come ‘re della Frontiera‘, la sua figura fu trasformata in un romantico eroe scozzese da scrittori come Sir Walter Scott e Herbert Maxwell .

La sua ricchezza era leggendaria anche se di dubbia provenienza e sembra che un grande tesoro sia ancora sepolto nel castello di Langholm.

La ballata riportata da Child al numero 169 è raccolta in tre versioni due inglesi e una scozzese (vedi). In tutte le versioni Johnny è attirato dal re da una lettera amichevole in cui è invitato a corte e il reiver si presenta in pompa magna per chiedere la grazia. Tuttavia il re lo tratta da traditore e ordina di impiccare lui e il suo seguito. Nelle versioni inglesi i reivers combattono armi in pugno, ma vengono sconfitti e il figlio di Johnny, ancora bambino, rivendica la vendetta per la morte del padre. E in effetti questo gesto costò molto al re: quando un decennio più tardi il re diede battaglia agli inglesi una trentina di miglia più a sud (Solway Moss), i Borderers scozzezi che conoscevano il terreno si rifiutarono di combattere

VERSIONE SCOZZESE

Nella sua copia Allan Ramsay scrive “This is the true old ballad, never printed before… This I copied from a gentleman’s mouth of the name of Armstrang, who is the sixth generation from this John. He tells me this was ever esteemd the genuine ballad, the common one false.”

Questa versione è molto diversa da quelle inglesi, qui il re è all’inizio molto ossequioso con Johnny, che prima di partire per andare incontro al re, lascia la sua casa con l’ordine di preparare un sontuoso banchetto per festeggiare la riconciliazione: si evince che il re stesso si stia dirigendo verso la dimora di Armstrong (mentre nelle versioni inglesi è il re che invita il reivers ad Edimburgo), come effettivamente fece, ma non certo per essere invitato a cena!
Quando i due si incontrano il re cambia faccia (le malelingue affermano che fu a causa del troppo lusso ostentato da Johnny che fece ingelosire il re) e i doni sempre più sontuosi che il reivers gli offre in cambio della grazia lo fanno infuriare ancora di più.
Il re qui fa la figura dell’invidioso e dell’ipocrita, mentre Armstrong quella dell’eroe scozzese protettore della frontiera e beneamato dal popolo che, dignitosamente si appressa alla morte.
Qui i Reivers non combattono contro gli uomini del re (anche se è improbabile che viaggiassero disarmati, pur in possesso di un salvacondotto) e sembra che Armstrong prima di essere messo agli arresti avesse esclamato:
I am but a fool to seek grace at a graceless face, but had I known you would have taken me this day, I would have lived in the Borders despite King Harry and you both. For I know that Henry Tudor would be a blithe man this day to know that John Armstrong was condemned to die. Which proves who lacks in judgement, does it not?”

I reivers vennero impiccati a Carlenrig senza processo e poi sepolti in una fossa comune

La melodia oltre che in “The Minstrelsy of the Scottish Border” (1802-1803) di Sir Walter Scott è riportata nello “Scots Musical Museum” (1787-1803) di Johnson nel Vol IV alla canzone numero 356 “Johnie Armstrang”

ASCOLTA Naomi Harvey

La versione cantata da Naomi salta alcune strofe, per la versione integrale e i commenti dettagliati vedi

Su Spotify si può ascoltare la versione di Andy Hunter (caccompagnato dalla cornamusa) con il titolo di Johnnie Armstrang in King Farewell 1987

CHILD # 169 C Allan Ramsay 1724
I
Sum speiks of lords, sum speiks of lairds,
And siclyke men of hie degrie;
Of a gentleman I sing a sang,
Sumtyme calld Laird of Gilnockie(1).
II
The king he wrytes a luving letter,
With his ain hand sae tenderly:
And he hath sent it to Johny Armstrang,
To cum and speik with him speidily.
III
The Eliots and Armstrangs did convene,
They were a gallant company:
‘We’ill ryde and meit our lawful king,
And bring him safe to Gilnockie(2).
IV
When Johny came before the king,
With all his men sae brave to see,
The king he movit his bonnet to him(3);
He weind he was a king as well as he.
V
‘May I find grace, my sovereign liege,
Grace for my loyal men and me?
For my name it is Johny Armstrang,
And subject of yours, my liege,’ said he.
VI
‘Away, away, thou traytor, strang!
Out of my sicht thou mayst sune be!
I grantit never a traytors lyfe,
And now I’ll not begin with thee.’
VII
‘Grant me my lyfe, my liege, my king,
And a bony gift I will give to thee;
Full four-and-twenty milk-whyt steids,
Were a’ foald in a yeir to me.
VIII
‘Away, away, thou traytor   strang!
Out o’ my sicht thou mayst sune be!
I grantit never a traytors lyfe,
And now I’ll not begin with thee.’
IX
‘Grant me my lyfe, my liege, my king,
And a bony gift I’ll gie to thee;
Gude four-and-twenty ganging mills,
That gang throw a’ the yeir to me.
X
‘Grant me my lyfe, my liege, my king,
And a brave gift I’ll gie to thee;
All betwene heir and Newcastle town
Sall pay thair yeirly rent to thee(4)’
XII
‘Away, away, thou traytor, strang!
Out of my sicht thou mayst sune be!
I grantit nevir a traytors lyfe,
And now I’ll not begin with thee.’
XIII
‘Ye lied, ye lied, now, king,’ he says,
‘Althocht a king and prince ye be,
For I luid naithing in all my lyfe,
I dare well say it, but honesty;
XIV
‘To seik het water beneth cauld yce,
Surely it is a great folie;
I haif asked grace at a graceless face,
But there is nane for my men and me.
XV
Ther hang nine targats(5) at Johnys hat,
And ilk an worth three hundred pound:
‘What wants that knave that a king suld haif,
But the sword of honour and the crown!
XVI
‘O whair gat thou these targats, Johnie,
That blink sae brawly abune thy brie?’
‘I gat them in the field fechting,
Wher, cruel king, thou durst not be.
XVII(6)
‘God be withee, Kirsty(7), my brither,
Lang live thou Laird of Mangertoun!
Lang mayst thou live on the border-syde
Or thou se thy brither ryde up and doun.
XVIII
‘And God be withee, Kirsty(7), my son,
Whair thou sits on thy nurses knee!
But and thou live this hundred yeir,
Thy fathers better thoult never be.
XIX
‘Farweil, my bonny Gilnock-Hall,
Whair on Esk-syde(1) thou standest stout!
Gif I had lived but seven yeirs mair,
I wald haif gilt thee round about.’
XX
John murdred was at Carlinrigg(8),
And all his galant companie;
But Scotlands heart was never sae wae,
To see sae mony brave men die.
XXI
Because they savd their country deir
Frae Englishmen; nane were sae bauld,
Whyle Johnie livd on the border-syde,
Nane of them durst cum neir his hald.

TRADUZIONE ITALIANO CATTIA SALTO
I
Alcuni narrano le vicende dei lord e dei lairds,
e di uomini simili per rango;
di un gentiluomo io canto
un tempo detto Laird di Gilnockie
II
Il re scrisse una lettera amichevole
di proprio pugno e così premurosa
e la mandò a Johnny Armstrong che andasse
a parlare con lui senza indugio
III
Gli Elliot e gli Armstrong furono convocati
ed erano una elegante compagnia:
“Andremo a incontrare il nostro amato re
e lo porteremo in salvo a Gilnockie”
IV
Quando Johnny venne davanti al re
con tutti i suoi uomini così intrepidi da vedere, il re si tolse il cappello per lui
che procedeva come se fosse un re
V
“Posso avere la grazia, mio signore sovrano, grazia per i miei fedeli uomini e me, perchè io sono Johnny Armstrong
un vostro vassallo, mio sovrano”
VI
“Via, via tu traditore
lontano dalla mia vista dovresti stare!
Non garantirò mai la vita di un traditore,
e adesso comincerò con te”
VII
“Garantiscimi la vita, mio signore, mio re,
e un bel regalo io ti farò;
24 candidi destrieri
tutti partoriti in un anno”
VIII
“Via, via tu traditore
lontano dalla mia vista dovresti stare!
Non garantirò mai la vita di un traditore,
e adesso comincerò con te”
IX
“Garantiscimi la vita, mio signore, mio re,
e un bel regalo io ti farò;
24 buoni mulini a vento
che lavorano per me tutto l’anno
X
“Garantiscimi la vita, mio signore, mio re,
e un bel regalo io ti farò;
tutti da qui alla città di Newcastle
pagheranno il loro canone annuale a te”
XII
“Via, via tu traditore
lontano dalla mia vista dovresti stare!
Non garantirò mai la vita di un traditore, e adesso comincerò con te”
XIII
“Sei un bugiardo o re, quantunque tu sia un re e un principe, perchè non ho desiderato altro in tutta la mia vita che osare stare meglio, ma onestamente
XIV
Buttare acqua calda sul freddo ghiaccio
di certo è una gran follia;
ho chiesto la grazia a un uomo spietato
non c’è niente per me e i miei uomini”
XV
Appesero 9 medaglie sul cappello di Johnny, ognuna dal valore di 300 sterline:
“Che cosa vuole quel furfante che un re deve avere, per la spada d’onore e la corona!”
XVI
“Dove le hai prese queste medaglie John
che luccicano così sfacciatamente sulla cima?” “Le ho ricevute sul campo di battaglia dove tu, re crudele, non osavi stare”
XVII
“Dio sia con te, Cristoforo, fratello mio,
Lunga vita a te Laird di Mangerton!
Che tu possa a lungo vivere nella frontiera
e vedere i fratelli correre in lungo e in largo
XVIII
“Dio sia con te, Cristoforo, figlio mio
mentre stai sulle ginocchia della balia,
che tu possa vivere 100 anni
più di quanti saranno per tuo padre
XIX
Addio mio bel Gilnockie
che nella valle dell’Esk stai possente
se avessi vissuto sette anni in più
ti avrei ricoperto d’oro
XX
John fu ucciso a Carlenrig
e tutta la sua coraggiosa compagnia
ma il cuore degli Scozzesi non fu mai così dolente a vedere così tanti uomini valenti morire
XXI
Perchè essi salvarono il loro amato paese
dagli Inglesi; nessuno fu così baldo, mentre Johnny visse nella frontiera nessuno di loro osava venirgli innanzi

NOTE
1) la casa-forte di Johnny si trovava a Gilnockie nella valle dell’Esk. La posizione effettiva della torre è ancora controversa anche se l’attuale Hallows Tower è un buon esempio di come avrebbe potuto essere una casa-fortezza del periodo.
2) prima di partire Johnny prende accordi per intrattenere il re nel caso volesse cenare presso il suo castello
3) in segno di rispetto per il rango superiore, era usanza togliersi il copricapo durante il saluto, un popolano sarebbe poi rimasto a capo scoperto per tutta l’udienza con il re, un Lord poteva rimettersi il copricapo dopo il saluto. Qui è il re che omaggia il reiver riconoscendolo come superiore
4) qui è sottolineato il potere del reiver che può permettersi di chiedere il pizzo ai possidenti intorno alla Frontiera in cambio di protezione (da se stesso ovviamente!)
5) targats: sono tradotti da Sir Walter Scott come “tassells” (in italiano “nappe”) ma il Dizionario dello Scots li descrive come “A disc or medallion of precious metal, sometimes inlaid with jewels, and worn as a pendant ornament on the hat or cap, esp. in the 16th c.”
6) le strofe successive sono un “last goodnights” ovvero le strofe dell’addio molto comuni nelle ballate
7) Rispettivamente uno dei fratelli e il figlio; il fratello maggiore di Johnny si chiamava Thomas, il laird di Mangerton ed era il capo clan
8) il luogo di sepoltura fu a lungo sconosciuto, nel 1897 venne messa una lapide commemorativa nel cimitero di Carlenrig, e più recentemente sembra sia stata trovata la fossa comune in un campo di fronte alla chiesetta.

VERSIONE INGLESE

di Riccardo Venturi

Secondo il Complaynte of Scotland (1549), sulle imprese di Armstrong e sulla sua impiccagione si vennero a creare delle ballate già in epoca contemporanea. Nell’opera di parla di una Ihonne Ermistrangis dance, e la sua diffusione è attestata fino al XVIII secolo. Piuttosto curioso è il fatto che Armstrong, vero e proprio flagello degli inglesi da vivo, appaia invece e sia celebrato come un eroe proprio nelle ballate inglesi.

Il nostro testo, da Wit Restor’d (1658), p. 30, ne è un esempio. Qui Armstrong diventa un uomo del Westmoreland, vittima di un tradimento ordito dagli scozzesi, e non è forse un caso che la strofa 16 sia praticamente identica alla celebre strofa 65 di Sir Andrew Barton, con il suo nobile e disperato incitamento alla lotta. Altre versioni sono più vicine all’effettiva realtà storica; perlomeno le rivalità nazionali sono esatte.

CHILD # 169 A
I
There dwelt a man in faire Westmerland, Ionnë Armestrong men did him call,
He had nither lands nor rents coming in,
Yet he kept eight score men in his hall.
II
He had horse and harness for them all,
Goodly steeds were all milk-white;
O the golden bands an about their necks
And their weapons, the were all alike.
III
Newes then was brought unto the king
That there was sicke a won as hee,
That livëd lyke a bold out-law
And robbëd all the north country.
IV
The king he writt an a letter then,
A letter which was large and long;
He signëd it with his owne hand,
And he promised to doe him no wrong.
V
When this letter came Ionnë untill,
His heart it was as blythe as birds on the tree:
“Never was I sent for before any king,
My father, my grandfather, nor none but mee. ”
VI
And if we goe the king before,
I would we went most orderly:
Every man of you shall have his scarlet cloak,
Laced with silver laces three.
VII
“Every one of you shall have his velvett coat,
Laced with silver lace so white;
O the golden bands an about your necks,
Black hatts, white feathers, all alyke.”
VIII
By the morrow morninge at ten of the clock,
Towards Edenburough gon was hee,
And with him all his eight score men;
Good lord, it was a goodly sight for to see!
IX
When Ionnë came befower the king,
He fell downe on his knee;
“O pardon, my sovereign leige,” he said,
“O pardon my eight score men and mee!”
X
“Thou shalt have no pardon, thou traytor strong,
For thy eight score men nor thee;
For to-morrow morning by ten of the clock
Both thou and them shall hang on the gallow-tree.”
XI
But Ionnë lookd over his left shoulder,
Good lord, what a grievous look looked he!
Saying, “Asking grace of a graceles face –
Why there is none for you nor me.”
XII
But Ionnë had a bright sword by his side,
And it was made of the mettle so free,
That had not the king stept his foot aside,
He had smitten his head from his faire boddë.
XIII
Saying, “Fight on, my merry men all,
And see that none of you be taine;
For rather then men shall say we were hanged,
Let them report how we were slaine.”
XIV
Then, God wott, faire Eddenburrough rose,
And so besett poore Ionnë rounde,
That fowerscore and tenn of Ionnës best men
Lay gasping all upon the ground.
XV
Then like a mad man Ionnë laid about,
And like a mad man then fought hee,
Until a falce Scot came Ionnë behinde,
And runn him through the faire boddee.
XVI
Saying, “Fight on, my merry men all,
And see that none of you be taine;
For I will stand by and bleed but awhile,
And then will I come and fight againe.”
XVII
Newes then was brought to young Ionnë Armstrong,
As he stood by his nurse’s knee,
Who loved if ere he lived for to be a man,
O’ the treacherous Scots reveng’d hee’d be.

TRADUZIONE ITALIANO RICCARDO VENTURI
I
Viveva un uomo nel bel Westmoreland,
Tutti lo chiamavano John Armstrong;
Non aveva terre, nè entrate sicure,
Ma a casa teneva quasi duecento uomini;
II
Cavalli e attrezzi per tutti quanti,
I bei cavalli erano tutti bianchi;
Con drappi d’oro alla criniera,
Le loro armi eran tutte uguali.
III
E fu portata notizia al Re
Che c’era uno grande quanto lui;
Menava vita da ardito bandito
E imperversava nelle terre del Nord.
IV
Allora il Re scrisse una lettera,
Una lettera bella lunga e fitta
E la firmò di sua propria mano
Con la promessa di non fargli alcun male;
V
Quando la lettera arrivò a John
Era davvero al settimo cielo:
“Mai un Re mi ha mandato a chiamare,
Né padre, né nonno; soltanto me.
VI
“Se ci rechiamo al cospetto del Re,
Voglio che andiamo ben ordinati:
Ciascuno indossi un mantello scarlatto
Allacciato con fili d’argento.
VII
“Ciascuno indossi una camicia di velluto
Allacciata con fili d’argento;
Attorno al collo un drappo d’oro,
E tutti quanti coi cappelli piumati.”
VIII
La mattina dopo, alle dieci in punto,
Era già in strada verso Edimburgo;
Tutti i suoi uomini eran con lui,
Mio Dio, com’eran belli a vedersi!
IX
Quando John fu al cospetto del Re,
Si gettò davanti a lui in ginocchio: “Perdonatemi, mio augusto Sovrano,
Perdono per me ed i miei uomini!”
X
“Traditore, non avrai alcun perdono,
Né per te, né per i tuoi uomini;
Domani mattina alle dieci in punto
Sarete tutti impiccati alla forca.”
XI
John allora si guardò alle spalle,
Mio Dio, che sguardo pieno di pena!
“A chieder pietà ad uno spietato
Non l’avremo mai, né io né voi.”
XII
John aveva una spada lucente,
Ed era fatta d’ardente coraggio;
Il Re non fece a tempo a spostarsi d’un passo
Che già gli aveva mozzato la testa dal corpo.
XIII
“Forza, amici miei, seguitate a combattere!
E badate che nessun di voi sia preso!
Piuttosto che dican che ci hanno impiccati
Fategli dire come siamo caduti.”
XIV
Dio sa come, la bella Edimburgo
Si rivoltò e circondò il pover John;
Cinquanta dei suoi uomini migliori
Caddero al suolo fra atroci lamenti.
XV
Allora John si rialzò come un pazzo
E come un pazzo cominciò a lottare;
Ma un falso scozzese lo colse alle spalle Passandogli il corpo da parte a   parte.
XVI
“Amici miei, continuate a combattere
E badate che nessun di voi sia preso!
Starò da una parte a sanguinare un poco,
Poi tornerò a combatter di nuovo.”
XVII
La notizia fu data al figlio di John
Mentre stava in ginocchio alla balia;
Se mai fosse divenuto uomo
Giurò vendetta ai traditori scozzesi.

FONTI

http://walterscott.eu/education/ballads/reiver-ballads/
http://www.bletherskite.net/2009/09/09/
johnnie-armstrong-and-the-border-reivers/

http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_169
http://iainthepict.blogspot.it/2011/07/johnnie-armstrong-of-gilnockie.html
http://walterscott.eu/education/ballads/reiver-ballads/
johnie-armstrang/the-ballad/

http://www.electricscotland.com/history/other/minstrelsy_jarmstrong.htm
http://www.burnsscotland.com/items/v/volume-iv,-song-356,-page-367-johnie-armstrang.aspx
http://www.thereivertrail.com/reivertrail8.php

ILLUSTRAZIONI
Henry Hetherington Emmerson Johnny Armstrong 1886 Mentre lascia la sua roccaforte di Gilnockie per incontrare il Re

LA CONTEA DI MORAY E LE LOTTE TRA I CLAN

Moray è una contea della Scozia dalla parte Nord-Est ai confini delle Highland, feudo del casato dei Moray, una contea a lungo contesa nel Medioevo tra le famiglie reali e i potenti clan della zona.

Il dipinto a grandezza naturale raffigura James Stewart, Lord Doune II conte di Moray, morto il 7 febbraio 1591 (o 1592) all’età di 24 anni. E’ stato commissionato dalla madre Margaret Campbell, che non intendeva seppellire il corpo fino a quando giustizia non sarà fatta !
La circostanza dell’uccisione è oggetto di una ballata scozzese riportata anche come Child ballad #181, circostanza ben nota all’epoca dei fatti, che tuttavia ha lasciato degli interrogativi ancora oggi senza risposta.

BonnieEarlofMoray

La rivalità tra i Gordon e i Moray, due casate molto potenti nel Nord-Est della Scozia, risaliva alla generazione precedente (e il cattivo sangue c’era già dal secolo prima) e con l’ordine del re di arrestare i cospiratori (o presunti tali) capeggiati dal  conte di Bothwell, un’altra testa calda, George Gordon VI conte di Huntly ha colto l’occasione per vendicarsi.
E pensare che James Stewart aveva acquisito il titolo di Conte di Moray solo mediante il matrimonio!

L’ANTEFATTO
Il titolo, in mancanza di eredi di un altro James Stewart già figlio naturale di Giacomo IV è stato dato al IV conte di Huntly e passato al suo successore. Ma alla morte nel 1462 del V conte di Huntly, caduto in disgrazia, il titolo venne incamerato dalla Corona e venne nominato primo conte di Moray James Stewart, figlio illegittimo di Giacomo V e reggente del re Giacomo VI che quando morì lo passò alla figlia Elizabeth che sposò il nostro James. (e già mi è venuto il mal di testa!)

L’INCENDIO DEL CASTELLO
Come sia la faida era aperta e il conte di Huntley con la scusa che il conte di Moray avrebbe dato ospitalità a Francis Stewart, conte di Bothwell, pensò bene di valersi dell’ordine del re per sistemare le sue questioni personali e devastare la contea.

Agli inizi di febbraio James, in viaggio per Edimburgo, si trovava nel castello della madre a Donibristle nel Fife quando venne probabilmente sorpreso e ucciso nel suo letto. La versione ufficiale è che Huntly, arrivato di notte alla porta del castello, abbia “bussato” e invitato Moray in nome del re ad andare con lui fino a Edimburgo, senonchè qualcuno ha sparato da una finestra ferendo gravemente uno dei suoi uomini e solo allora gli inviati del re hanno aperto il fuoco. Il castello viene dato alle fiamme (una cinquantina d’anni prima fu l’allora conte di Moray a bruciare il castello degli Huntly nell’Aberdeenshire e la storia ovviamente era già finita in una ballata vedi).

La versione romanzata di Sir Walter Scott (in Tales of a Grandfather) è che James Stewart riesce a scappare e a raggiungere la scogliera nascondendosi nel buio della notte, ma la punta del suo cappello in fiamme viene notata dai suoi inseguitori e così è catturato e massacrato. Sul corpo si riscontrano una serie di colpi di moschetto (o pistola) sul petto e il ventre e varie ferite di taglio al volto, collo e alla gamba (tutte le ferite sono state inferte sul lato sinistro del corpo e apparentemente ad un uomo che non indossava l’armatura).
Il dipinto a grandezza naturale del cadavere sfigurato fu fatto sfilare in processione ad Edimburgo e il risentimento della gente fu tale che il Re dovette trasferirsi a Glasgow con tutta la corte nell’attesa che la bolla si sgonfiasse; ma Huntly venne “punito” con dei semplici arresi domiciliari!

La ballata (in “The Tea-table Miscellany” di Allan Ramsay, X edizione Vol IV 1740, anche in XI edizione Vol V 1750, quella ripresa da Child) attribuita a Frank Sidgwick, richiama le lamentazioni funebri dette coronach in gaelico ovvero i lykewake dirges (letteralmente “lamentazioni per la veglia alla salma”) e si apre come un lamento in cui il narratore si rivolge a coloro che stanno afflitti per la morte del Conte

Nel 1931 il collezionista americano James Carpenter ha raccolto dalla signora Watson Gray di Fochabers una versione più estesa della ballata che aggiunge dei dettagli sulle circostanze della morte del bel Conte, proditoriamente ucciso nel suo letto.

Nella versione settecentesca, riportata come Child ballad #181 si legge tra le righe che il re poteva essere stato geloso del Conte (per la sua avvenenza che lo faceva ammirare dalla regina e per la sua fama che lo faceva godere del favore popolare): tale proposito non è subito rivelato, nella II strofa siamo al cospetto del re che rimprovera Huntly di aver mal inteso i suoi ordini, egli voleva che il Conte venisse condotto alla sua presenza, non ucciso, ma poi con la tecnica della ripetizione progressiva in cui si elogiano le qualità del morto, ecco che si insinua che egli fosse l’amante della regina.

Il finale si chiude con il dolore della vedova aggiungendo un ultimo tocco di pathos al lamento.

ASCOLTAJackie Leven in Say A Little Prayer 1994

ASCOLTA Old Blind Man Sequenza I, III, II, IV, VI, I, V, VI

ASCOLTA David Keith Jones nell’arrangiamento classico di Benjamin Britten

VERSIONE Child ballad   #181
I
Ye Heilan’s and ye lowlands,
whaur hae ye been?
Ye hae slain the Earl o’ Moray
and laid him on the green

II
Now wae be to thee, Huntly!
And wherefore did you sae?
I bade you bring him wi’ you,
but forbade you him to slay.
III
He was a braw gallant,
he played at the ball(1)
The bonnie(2) Earl o’ Moray
was the floo’er amang them all
IV
He was a braw gallant,
And he rid at the ring(3);
And the bonny Earl of Murray,
Oh he might have been a king!
V
He was a braw gallant,
And he play’d at the glove(4);
And the bonny Earl of Murray
Oh he was the Queen’s love!(5)
VI
Oh lang will his lady(6)
Look o’er the castle Down (7),
Eer she see the Earl of Murray
Come sounding thro the town!

TRADUZIONE ITALIANO RICCARDO VENTURI
I
Voi, Highlands, voi   Lowlands,
Ma dov’eravate?
Hanno ucciso il Conte Moray
E l’hanno lasciato per terra.

II
“Vergogna a te, Huntly!
perché hai fatto questo?
T’avevo detto d’arrestarlo,
Ma non d’ammazzarlo!”
III
Era un gentiluomo valente
E giocava alla pallacorda;
E il bel Conte Moray
Era un fiore fra tutti.
IV
Era un gentiluomo valente,
E cavalcava ai tornei;
E il bel Conte Moray
Poteva certo essere un re!
V
Era un gentiluomo valente,
Si batteva nei duelli;
E il bel Conte Moray
Era l’amante della Regina!
VI
Oh, la sua signora a lungo
Scruterà giù dalle mura,
Mai più vedrà il Conte Moray
Entrare in città fra le grida!

NOTE
1) il gioco con la pallacorda è il tennis medievale, molto praticato alla corte francese dove il guanto con cui si riceveva e rilanciava la palla venne sostituito da una piccola racchetta proprio agli inizi del 1500. Fu Enrico VIII a rendere il gioco popolare anche in Inghilterra dove venne chiamato real (da royal) tennis
2) il conte era noto per la sua bellezza
3) gioco di abilità equestre nei tornei
4) il guanto di sfida era una pratica medievale in cui si lanciava ai piedi dello sfidato il proprio quanto; questi era obbligato a raccoglierlo e accettare il duello se non voleva perdere l’onore.
5) la regina Anna di Danimarca allora diciottenne
6) la moglie del conte Elizabeth Stewart che morirà qualche mese più tardi il 18 novembre 1591
7) down in minuscolo è inteso come sotto ma potrebbe trattarsi del riferimento più specifico a Doune Castle il possedimento del Re custodito dai conti di Moray

LA VERSIONE DI JAMES CARPENTER: nelle prime quattro strofe viene enunciata la morte del conte mentre giaceva addormentato nel suo letto per mano del rivale; le successive rimangono invariate rispetto alla versione di Child

I
He’s ben an’ ben,
An ben tae his bed,
An wie a shairp rapier,
He stabbit him dead.
II
The ladye(8) cam’ doon the stairs
Wringin’ her hands,
He’s slain the Earl o Moray
The floor o’ Scotland.
III
But Huntly lap(s) on his horse
Rade tae the king;
“Ye’re welcome hame, Huntly
An’ Whare hae ye been?
IV
“Whare hae ye been,
An’ hoo hae ye sped?
“I’ve killed the Earl o’ moray,
Dead in his bed.”
V
“Noo wae be to ye, Huntly,
An wharefore did ye sae,
I bade ye bring him wie ye
But forbade ye him tae slay.”
VI
He was a braw gallant,
An’ he rade at the ring,
An the bonnie Earl o’ moray,
He micht hae been a king.”
VII
He was a braw gallant,
An he played at the glove,
An’ the bonnie Earl o’ moray
He was the Queen’s love.
VIII
He was a braw gallant,
He played at the ba,’
O the bonnie Earl o’ Moray
Was the floor o’ them a’.
IX
O lang will his ladye,
Look owre the castle doone (7),
Ere she see the Earl o’ Moray
Come soundin’ through the toon.
I
E’ stato come è stato,
mentre era a letto
è stata una lama affilata
che lo ha pugnalato a morte.
II
La signora scese dalle scale
Torcendosi le mani
“Ha ucciso il Conte Moray,
il fiore della Scozia”
III
E Huntly montò a cavallo
per correre dal Re
“Siate il benvenuto Huntly,
e dove siete stato?”
IV
“Dov’eravate?
e chi vi ci ha mandato?”
“Ho ucciso il Conte Moray
morto nel suo letto”.
V
“Vergogna a te, Huntly!
perché hai fatto questo?
T’avevo detto d’arrestarlo,
Ma non d’ammazzarlo!”
VI
Era un gentiluomo valente,
E cavalcava ai tornei;
E il bel Conte Moray
Poteva certo essere un re!
VII
Era un gentiluomo valente,
Si batteva nei duelli;
E il bel Conte Moray
Era l’amante della Regina!
VIII
Era un gentiluomo valente
E giocava alla palla;
E il bel Conte Moray
Era un fiore fra tutti.
IX
Oh, la sua signora a lungo
Scruterà dal castello di Doune,
Mai più vedrà il Conte Moray
Entrare in città fra le grida!

NOTE
8) potrebbe trattarsi sia della moglie ma anche della madre Margaret Campbell che lo ospitava nel suo castello di Donibristle

La seconda puntata della faida prosegue con William McIntosh.

FONTI

http://www.readbookonline.net/readOnLine/43749/
http://www.electricscotland.com/history/nation/moray.htm
http://www.leopardmag.co.uk/feats/13/lethal-dowry-of-the-bonny-earl
http://www.leopardmag.co.uk/feats/38/the-bonnie-earl-o-murry
http://www.hrionline.ac.uk/carpenter/ginit_id.jsp?id=p04413.0
http://iainthepict.blogspot.it/2011/02/james-stewart-2nd-earl-of-moray.html
http://en.wikipedia.org/wiki/James_Stewart,_2nd_Earl_of_Moray
http://thesession.org/tunes/2550