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THE SOUTH WIND

The South Wind / Southwind / The Southern Breeze / The Wind from the South (in italiano “Il Vento del Sud”) è un brano in gaelico irlandese molto antico risalente quantomeno al Settecento. Il brano è oggi più popolare nella sua forma strumentale, con l’andamento di un valzer, e viene spesso suonato in set con le melodie di Turlough O’Carolan (1670-1738), per questo è spesso erroneamente attribuito al bardo! (prima parte qui)
Una melodia che ha avuto molta fortuna ed è stata utilizzata con diversi testi.

VERSIONE INGLESE: SOUTH WIND

Nel libro “Songs of the Irish” di Donal O’Sullivan 1960 è riportata una versione in inglese in metrica con la melodia e si legge anche questa nota “Native of Irrul, County Mayo by the name of Domhnall Meirgeach Mac Con Mara (Freckled Donal Macnamara). Caher Edmund, mentioned in the second verse, is a townland in the parish of Ballinrobe in County Mayo.”
La versione testuale di O’Sullivan è diversa da quella trascritta in inglese da Eduard Bunting con il titolo The Southern Breeze (vedi)
Bunting ci dice che Donald Freckled (in italiano il lentigginoso)  Macnamara (in gaelico Domnhall “Meirgeach” Mac ConMara), originario della provincia del Connacht e andato in esilio nel Munster, era stato costretto a sposare una ragazza ricca ma che non amava, così scrisse il canto perchè il vento del sud portasse un bacio alla donna che aveva lasciato nell’Ovest.
ASCOLTA (su Spotify) Archie Fisher in The Man with a Rhyme 1976

“Songs of the Irish” di Donal O’Sullivan
I (The Poet speaks)
O South Wind of the gentle rain
You banish winter’s weather,
Bring salmon to the pool again,
The bees among the heather.
If northward now you mean to blow,
As you rustle soft above me,
God Speed be with you as you go,
With a kiss for those that love me!
II (The Wind Speaks)
From south I come with velvet breeze,
My work all nature blesses,
I melt the snow and strew the leaves
With flowers and soft caresses.
I’ll help you to dispel your woe,
With joy I’ll take your greeting
And bear it to your loved Mayo
Upon my wings so fleeting.
III (The Poet speaks)
My Connacht, famed for wine and play,
So leal, so gay, so loving,
Here’s my fond kiss I send today
Borne by the wind in its roving.
These Munster folk are good and kind.
Right royally they treat me
But this land I’d gladly leave behind
With your Connacht pipes to greet me.
tradotto da Cattia Salto
I (dice il Poeta)
O vento del Sud che  porti la pioggia gentile, tu allontani il tempo invernale, porti di nuovo il salmone alla cascata, le api tra l’erica. Se a Nord ora intendi soffiare mentre lieve mormori su di me, che il Signore ti sostenga mentre vai a portare un bacio a coloro che mi amano
II (dice il Vento)
“Io soffio da Sud con brezza di velluto
la mia opera benedice la natura tutta,
sciolgo la neve e spargo le foglie
con i fiori e calde carezze.
Ti aiuterò a dissipare il tuo dolore,
con gioia accolgo il tuo saluto
e lo porterò alla tua amata Mayo
sulle mie ali così fugaci”
III  (dice il Poeta)
Il mio Connacht, dimora del gioco e delle bevute di vino, così leale,  lieto e amabile, ecco il mio bacio appassionato che mando oggi sospinto dal vento nel suo vagare.
La gente del Munster è buona e gentile
e mi trattano da re, ma questa terra mi lascerei volentieri alle spalle con le cornamuse del Connacht a salutarmi

I’VE A SECRET TO TELL THEE

Anche il poeta e musicista irlandese Thomas Moore aggiunse un testo poetico alla melodia “A(n) Ghaoth Aneas” intitolandolo “I have a secret to tell thee” (in italiano Ho un segreto da dirti): la poesia è ispirata al dio egizio del Silenzio, Horo bambino (figlio di Iside e Osiride) il cui culto si diffuse con il nome di Apocrate anche presso i Greci e i Romani; il Dio è raffigurato con il dito alla bocca nel gesto che esorta al silenzio, ma assume una maggiore somiglianza con Apollo e Dioniso accomunati dallo stesso simbolismo solare e misterico.
Pubblicato nel Volume X di Irish Melodies è un piccolo capolavoro: come citazione erudita il riferimento al Dio del Silenzio forse esorta a concentrare il pensiero e la volontà interiore affinchè la parola pronunciata abbia un potere magico ed evocativo.

Apocrate, Alessandria d’Egitto

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I
I’ve a secret to tell thee, but hush! not here
Oh! not where the world its vigil keeps:
I’ll seek, to whisper it in thine ear,
some shore where the Spirit of Silence(1) sleeps;
where Summer’s wave unmurmuring dies,
nor fay can hear the fountain’s gush;
where, if but a note her nightbird sighs(2),
the rose saith, chidingly, “Hush, sweet, hush!”
II
There, amid the deep silence of that hour,
when stars can be heard in ocean dip,
thyself shall, under some rosy bower,
sit mute, with thy finger on thy lip:
like him, the boy, who born among
the flowers that on the Nile-stream blush,
sits ever thus – his only song(3)
to earth and heaven, “Hush, all, hush!”
traduzione
I
Ho un segreto da dirti, ma silenzio! Non qui
Oh non dove il mondo continua la sua veglia: cercherò di sussurrarlo nell’orecchio, nella spiaggia dove il Dio del Silenzio (1) riposa;
dove l’onda estiva muore sommessamente,
e nemmeno una fata può udire lo zampillo della fontana,
dove se un sospiro sfugge all’usignolo (2)
dice la rosa, borbottando “Silenzio, mio caro, silenzio
II
Là tra il profondo silenzio di quell’ora
quando si possono sentire le stelle tuffarsi nell’oceano,
tu stessa devi, sotto il pergolato delle rose,
stare zitta, con il dito tra le labbra:
com’egli, il bambino, che nacque tra i fiori che arrossiscono nella corrente del Nilo, seduto per sempre così – il suo unico canto (3)
alla terra e al cielo “Silenzio, fate tutti silenzio

NOTE
1) Horo bambino nella sua veste egizia di dio del Silenzio
2) l’usignolo è il simbolo della poesia e spesso rappresenta anche la condizione esistenziale del poeta; in epoca rinascimentale era il simbolo vitale (e carnale) dell’amore mentre sul versante orientale era il simbolo di un tenero amore spesso inappagato, essendo la rosa, la più bella tra i fiori, la donna e l’uccello, il cantore più bravo, così l’usignolo canta le sue pene d’amore.
3) Apocrate evoca il potere magico della voce, considerata qualità divina: se la parola è diretta espressione del pensiero e il pensiero è sincero ovvero rettamente concepito, allora è il mezzo più efficace per raggiungere la felicità.

ANNABEL LEE

Il gruppo ALICE CASTLE ha arrangiato la melodia abbinandola alla poesia di A.E. Poe (1809-1848) dal titolo ANNABELL LEE ovvero il testamento spirituale del poeta che lamenta la morte prematura dell’amata moglie. Il tema dell’amore eterno che si suggella nella morte ben si adatta all’atmosfera malinconica e rarefatta del brano musicale: neanche la tomba può tenere separato il vivo dalla morta, come non ci sono riuscite le potenze del cielo!


I
It was many years ago
in a Kingdom by the sea
that a maiden named Annabel Lee
lived with no other thougt
than to love and to be loved
I was a child and a child was she
CHORUS 1
But we loved with a love that was more
I and my Annabel Lee
with a love that the seraphs of Heaven
coveted her and me
II
And this was the reason why
in this Kingdom by the sea
a wind blew out of a cloud chilling her
so that her kinsmen came
and bore her away from me
and shut up in a tumb was she
CHORUS 2
and neither the Angels above
nor the Demons down the earth
can ever dissever my soul
from my Annabel Lee
III
For the moon never beams
without bringing me dreams
and the stars rise on her shining eyes
and so all the night tide
I lie down by the side
of my darling, my life and my bride
traduzione di Cattia Salto*
I
Tanti anni fa,
in un regno in riva al mare,
viveva una fanciulla di nome Annabel Lee e non aveva altro pensiero che d’amarmi e d’essere amata.
Io ero un bimbo e lei una bimba,
CORO
ma ci amavamo con tanto amore
io e la mia Annabel Lee –
con un amore che gli angeli del cielo
portavano invidia a lei e a me.
II
E fu perciò che,
in questo regno in riva al mare,
un vento soffiò da una nube e lei raggelò; così che vennero i suoi nobili genitori e la portarono lontano da me,
per rinchiuderla in una tomba
CORO
e né gli angeli lassù
né i demoni degli abissi
mai potranno separare la mia anima
dalla mia Annabel Lee.
III
Mai raggia la luna
senza portarmi dei sogni
e le stelle spuntano con i suoi fulgenti occhi
e così, tutta la notte, al fianco io giaccio
del mio amore, mia vita e mia sposa.

NOTE
* riveduta  dalla traduzione di  Tommaso Pisanti “Poesia dell’Ottocento americano” 1984

ALL THE TUNES IN THE WORLD

Ancora un testo questa volta scritto appositamente dal musicista scozzese Ewan McVicar e dedicata a Jim Daily violinista e pipaiolo (suonatore di cornamusa) dei Whistlebinkies.
Così testimonia : “I was sitting beside Iain MacKintosh one afternoon in the Star Club. An instrumental group began to play the Irish tune The South Wind. Iain and I sang along to the tune, and we both said ‘There ought to be words’. I began to think about Jim Daily, fiddler and piper and friend, who would get me into trouble – at the end of a night, after ‘time’ had been bawled Jim would keep playing tunes. […] I wrote my song quickly. It was premiered for a group of Irish hikers passing through the Vicky Bar. Then a couple of months later at the Folk Festival on Glasgow Green I lay on the grass to listen to Iain do a lovely set of songs. After he finished he came and sat beside me. ‘Iain, I wrote that song to the South Wind tune.’ I sang it quietly in his ear. Her looked at me, a little startled. ‘I’ll sing that!’ he said.  (McVicar, One Singer One Song 172) (tratto da qui)


I
Lay down the borrowed guitar
Lay down the fiddle and bow
You’d like one more drink at the bar
But the manager says you must go
Chorus:
And all the tunes in the world
Are dancing around in your head
But the clock on the gantry says play-time is o’er
You’ll just have to sing them instead
II
Lay down the jig and the reel
Lay down the planxty and slide
Everyone knows how you feel
But there’s no time to take one more ride
III
The barmaid has put on her coat
And the barman has emptied the slops
And the manager’s friends are afraid
The music will bring in the cops
IV
Everyone here feels the same
Oh yes you deserve one more tune
but you know the rules of the game,
It’s time to go howl at the moon
Tradotto da Cattia Salto
I
Posa la chitarra presa in prestito
posa violino e archetto
vorresti un’altra bevuta al bar
ma il capo dice che devi andare
CORO
E tutte le melodie nel mondo
ti frullano in testa,
ma l’orologio sul bancone (1) dice che il tempo della musica è finito
e invece dovrai cantarle
II
Molla con gighe e reel
molla con lenti (2) e polke (3)
tutti sanno come ti senti
ma non c’è tempo per un altro ballo
III
La cameriera si è messa il cappotto
e il barista ha svuotato i bicchieri
e gli amici del capo temono
che la musica farà arrivare i poliziotti
IV
Tutti qui temono lo stesso
oh si ci meritiamo ancora un’altra melodia
ma conosciamo le regole del gioco
è il momento di andare ad ululale alla luna

NOTE
1) ‘gantry’ is the frame behiond the bar where the bottles and glasses hang.
2) “planxty” is an irish melody for the harp written in triplets and slower than the jig
3) “slide” is an irish polka

FONTI
http://www.onlinesheetmusic.com/o-southern-breeze-p261140.aspx
https://thesession.org/tunes/601
http://www.elvirolangella.com/docfiles/news/IL-DIO-DEL-SILENZIO.pdf
http://engrammi.blogspot.it/2009/10/storia-del-silenzio-in-arte.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=530
http://sangstories.webs.com/allthetunes.htm

TAM LIN & FAIRYLAND

La ballata tradizionale del Cavaliere elfico Tam Lin, è di origine scozzese e risale al tardo Medioevo. (prima parte introduzione)
prima versione qui
s
econda versione qui

TERZA VERSIONE

Una versione più ridotta rispetto ai testi riportati dal professor Child è quella raccolta nel 1956 dal ricercatore scozzese Hamish Henderson.
Le persone delle Highlands che ancora  cantavano la ballata di Tam Lin credevano nell’esistenza delle fate e  sottolineavano gli aspetti più magici della storia riducendo il testo all’essenzialità. Il nome della dama è diventato Margaret, ed è sempre intenta a ricamare (il passatempo più diffuso tra le giovanette nobili durante il Medioevo)  quando vede i boschi diventare più verdi ( ecco il richiamo sessuale che coincide con l’arrivo della primavera); si alludere ai riti della fertilità che si svolgevano a Maggio per la festa di Beltane.
L’elfo è al comando della regina delle fate rapito molto tempo prima e messo a guardia di un pozzo fatato. Solo ad Halloween, la notte che segna il passaggio tra il vecchio e il nuovo anno, notte in cui umani e spiriti si incontrano, Margaret riuscirà a resistere agli incantesimi della regina e a liberare l’elfo, perché lui è il padre del bambino che lei porta in grembo e il suo coraggio unito all’amore potranno vincere la magia delle fate.

Peter Nevis

I
Lady Margaret, Lady Margaret
Been sewing at a seam,
She looked East, she looked West
And she saw those merry
green woods growing green,
She saw those merry green woods.
II
For she kilted up her petticoats
It’s up to them she ran;
And when she came to those
merry green woods
She pulled those branches down, my dear,/She pulled those branches down.
III
For it’s there she spied a gentleman
Coming through the wood to her side.
‘O it’s who gave you oh leave my dear
To pull those branches down, my dear,
It’s who gave you oh leave?’
IV
For it’s onst I could pull those trees,
those trees,
It’s onst I could pull those trees.
It’s onst I could pull those trees,
those trees,
All without the leave of you, my dear,
All without the leave of you.
V
For he catched her by the middle small
He gently laid her down;
‘It’s since you’ve got your will of me
Come tell to me your name, kind sir,
Come tell to me your name.’
VI
‘For tomorrow it is new Halloween,
And the quality’s going to ride;
you’ll pass them by at the old millbridge
as they go riding by, my dear,
as they go riding by.’
VII
For the first will be is a white-milk steed/And it’s then there’ll be a black;
You’ll hold his head, you’ll fear no ill
He’s the father of your child, my dear,
He’s the father of your child.’
VIII
For the next will be
Is into a snake so large;
You’ll hold his head, you’ll fear no ill
He’s the father of your child, my dear,
He’s the father of your child.’
IX
For the next will be
Is into a naked man;
You’ll throw your mantle all around
And cry, you’re won, my dear, you’re won,
You’re the father of my child.’
Tradotto da Giordano Dall’Armellina
I
Lady Margaret, Lady Margaret
era intenta a cucire
guardò a est guardò a ovest
e vide quei bei boschi verdi
diventare più verdi (1)
e vide quei bei boschi verdi.
II
E allora allacciò il suo corpetto
e corse verso di loro
e quando arrivò a quei
bei boschi verdi
strappò quei rami, mio caro
strappò quei rami.
III
Ed è là che vide un gentiluomo
che veniva per il bosco verso di lei
“Chi ti ha dato il permesso (2), mia cara
di strappare quei rami, mia cara
chi ti ha dato il permesso?”
IV
“Una volta io potevo strappare da quegli alberi
una volta io potevo strappare
una volta io potevo strappare
da quegli alberi
e tutto senza il tuo permesso, mio caro e tutto senza il tuo permesso.”
V
E allora lui la prese per i fianchi (3)
e si stesero a terra.
“Dal momento che hai disposto di me allora dimmi il tuo nome, gentile signore dimmi il tuo nome”
VI
“Domani è il nuovo anno (4)
e le fate cavalcheranno;
passerai loro accanto al vecchio ponte del mulino
mentre loro cavalcano, mia cara mentre loro cavalcano”
VII
“Il primo sarà un cavallo bianco latte e poi ce ne sarà uno nero,
lo terrai per la testa (5), non dovrai avere paura è il padre di tuo figlio, mia cara è il padre di tuo figlio.
VIII
Poi si trasformerà
in un grande serpente;
lo terrai per la testa, non aver paura,
è il padre di tuo figlio, mia cara
è il padre di tuo figlio.
IX
La successiva sarà
in un uomo nudo,
gli getterai intorno il tuo mantello (6)
e griderai ti ho vinto, mio caro, ti ho vinto
tu sei il padre di mio figlio”.

NOTE:
1) siamo in primavera quando gli alberi rinverdiscono e il sangue canta nelle vene
2) prima di entrare nel greenwood ossia nel bosco sacro è necessario chiedere il permesso delle fate che lo abitano
3) il riferimento all’accoppiamento sessuale è decisamente più esplicito rispetto al “prendere per la mano bianco latte” delle versioni settecentesche
4) il salto temporale ci porta a sei mesi dopo con la lady in dolce attesa (da Beltane a Samain), nella notte di Samain si possono vedere i cortei fatati attraversare i luoghi di confine per entrare nella nostra dimensione
5) si riferisce alla testa del cavaliere e non del cavallo
6) è il mantello verde di Margaret a proteggere l’uomo “rinato” dalla regina delle fate, che proprio per il suo colore magico lo coprirà nella fuga

ASCOLTA Alice Castle versione live 2003.  Un’ ulteriore elaborazione testuale della versione delle Highlands su melodia di Sal Russo

VERSIONE DI ALICE CASTLE
I
Lady Margaret, Lady Margaret
was sewing at a seam
she saw those marry green woods
it’s up to them she ran
For it’s there she spied a gentleman coming to her side
for he catched her by the middle small he gently laid her down.
II
“It’s since you’ve got your will of me
come out tell to me your name”
Tomorrow it’s new Halloween and the quality’s going to ride
you’ll pass them by at the old millbridge”
chorus
She was those marry greenwoods
it’s up to them she ran/she pulled those branches down, my dear
“Oh it’s who gave you leave,
it’s who gave you leave
to pull those branches down my dear”
III
“At first will be white milk-steed and then there’ll be a black
one you’ll hold his head, the next will be is a snake so large
you’ll fear no ill you’ll hold his head.
And next will be is into a naked man you’ll throw your mantle all around
and cry, you’re won, my dear, and cry you’re won you’ll be the father of my child”
tradotto da Cattia Salto
I
Lady Margaret,  Lady Margaret,
era intenta a ricamare,
vide quei bei boschi verdi
e corse verso di loro.
Laggiù incontrò un gentiluomo
che veniva verso di lei
che la prese per i fianchi e la stese dolcemente a terra.
II
“Poiché è stata fatta la tua volontà allora dimmi il tuo nome”
Domani è il nuovo anno e le fate sfileranno in corteo
passerai loro accanto al vecchio ponte del mulino”.
Coro
E lei corse per quei boschi verdi
e corse verso di loro
strappò quei rami, mio caro
“Chi ti ha dato il permesso,
chi ti ha dato il permesso
di strappare quelle rose mia cara?”
III
“Il primo sarà un cavallo bianco latte e poi ce ne sarà uno nero,
lo terrai per la testa poi si trasformerà in un grande serpente,
non aver paura, lo terrai per la testa.
La successiva sarà in un uomo nudo,
gli getterai addosso il tuo mantello
e griderai ti ho vinto, mio caro
e griderai ti ho vinto tu sarai il padre del mio bambino”


VARIANTI

Sono queste combinazioni tra le varianti di Child#39 e parziali riscritture moderne.

Anaïs Mitchell & Jefferson Hamer in Child Ballad 2013 sodalizio recente tra i due cantautori americani: cosa possono fare solo due chitarre e due voci, quella maschile appena più scura in secondo piano e quella femminile dal timbro fanciullesco, ma particolare, vibrante da superba narratrice. Un’interpretazione dolce e triste nello stesso tempo, un’atmosfera fuori dal tempo ma così attuale.


I
Janet sits in her lonely room
Sewing a silken seam
And looking out on Carterhaugh
Among the roses green
II
And Janet sits in her lonely bower/
Sewing a silken thread
And longed to be in Carterhaugh /
Among the roses red
III
She’s let  the seam fall at her heel /
The needle to her toe
And she has gone to Carterhaugh/
As fast as she can go
IV
She hadn’t pulled a rose, a rose
A rose, but only one
When then appeared him, young Tamlin/Says, “Lady, let alone”
V
“What makes you pull the rose, the rose?
What makes you break the tree?
What makes you come to Carterhaugh
Without the leave of me?”
VI
“But Carterhaugh is not your own
Roses there are many
I’ll come and go all as I please
And not ask leave of any”
VII
And he has took her by the hand
Took her by the sleeve
And he has laid this lady down
Among the roses green
VIII
And he has took her by the arm/
Took her by the hem
And he has laid this lady down
Among the roses red
IX
There’s four and twenty ladies fair /
Sewing at the silk
And Janet goes among them all /
Her face as pale as milk
X
And four and twenty gentlemen /
Playing at the chess /
And Janet goes among them all /
As green as any gl(r)ass
XI
Then up and spoke her father
He’s spoken meek and mild
“Oh, alas, my daughter
I fear you go with child”
XII
“And is it to a man of might
Or to a man of means
Or who among my gentlemen
Shall give the babe his name?”
XIII
“Oh, father, if I go with child
This much to you I’ll tell
There’s none among your gentlemen
That I would treat so well”
XIV
“And, father, if I go with child
I must bear the blame
There’s none among   your gentlemen
Shall give the babe his name”
XV
She’s let the seam fall at her hell
The needle to her toe
And she has gone to Carterhaugh
As fast as she could go
XVI
And she is down among the weeds
Down among the thorn
When then appeared Tamlin again
Says, “Lady, pull no more”
XVII
“What makes you pull the poison rose?
What makes you break the tree?
What makes you harm the little babe
That I have got with thee?”
XVIII
“Oh I will pull the rose, Tamlin
I will break the tree
But I’ll not bear the little babe
That you have got with me”
XIX
“If he were to a gentleman
And not a wild shade
I’d rock him all  the winter’s night
And all the summer’s day”
XX
“Then take me back into your arms
If you my love would win
And hold me tight and fear me not
I’ll be a gentleman”
XXI
“But first I’ll change all in your arms
Into a wild wolf
But hold me tight and fear me not
I am your own true love”
XXII
“And then I’ll change all in your arms
Into a wild bear
But hold me tight and fear me not
I am your husband dear”
XXIII
“And then I’ll change all in your arms
Into a lion bold
But hold me tight and fear me not
And you will love your child”
XXIV
At first he changed all in her arms
Into a wild wolf
She held him tight and feared him not
He was her own true love
XXV
And then he changed all in her arms
Into a wild bear
She held him tight and feared him not
He was her husband dear
XXVI
And then he changed all in her arms/
Into a lion bold
She held him tight and feared him not
The father of her child
XXVII
And then he changed all in her arms
Into a naked man
She’s wrapped him in her coat so warm
And she has brought him home
tradotto da Cattia Salto
I
Vanna solitaria sta nella sua stanza a ricamare con filo di seta
e guarda fuori a Carterhaugh (1)
tra le rose che rinverdiscono
II
Vanna solitaria sta nella sua stanza a ricamare con filo di seta
e vorrebbe essere a Carterhaugh
tra le rose rosse
III
Lascia cadere il ricamo a terra
e l’ago ai piedi ed è andata al (bosco di) Carterhaugh
più veloce che poteva
IV
Appena raccolta una rosa,
una rosa sola
che apparve il giovane Tamlin
“Signora, lascia stare!
V
Con che diritto raccogli la rosa, la rosa?
Con che diritto spezzi il ramo?
Con che diritto vieni al bosco di  Carterhaugh
senza il mio permesso?”
VI
“Ma Carterhaugh non è vostro
e di rose ce ne sono molte
vado e vengo a mio piacimento
senza chiedere il vostro permesso”
VII
E lui la prese per la mano
la prese per la manica
e fece stendere quella dama giù
tra le rose rigogliose
VIII
La prese per il braccio
e la prese per l’orlo
e fece stendere quella dama giù
tra le rose rosse
IX
C’erano 24 belle dame
che ricamavano
e Vanna tra di loro
con il viso pallido come latte
X
E 24 cavalieri
giocavano a scacchi
e Vanna tra di loro
verde come l’erba
XI
Allora parlò suo padre
calmo e gentile
“Oh ahimè figlia mia
temo che aspetti un bambino
XII
E’ di un uomo di valore
o di un uomo ricco
o chi tra i miei nobiluomini
darà a tuo figlio il suo nome?”
XIII
“Oh padre, se avrò un bambino
solo questo ti dirò
non c’è nessuno tra i tuoi nobili
che io vorrò sposare.
XIV
Padre, se avrò un bambino
io sola ne porto il biasimo
non c’è nessuno tra i tuoi nobili
che darà il suo nome al bambino”
XV
Lascia cadere il ricamo a terra
e l’ago ai piedi ed è andata al (bosco di) Carterhaugh
più veloce che poteva
XVI
E’ tra la malerba tra i rovi (2)
quando nuovamente appare Tamlin
“Signora non prenderne di più
XVII
Con che diritto raccogli la rosa avvelenata?
Con che diritto spezzi il ramo?
Con che diritto fai del male al bambino che ho fatto con te?”
XVIII
“Oh io raccoglierò la rosa Tamlin
e spezzerò il ramo
ma non terrò il bambino
che hai fatto con me!”
XIX
“Se tu fossi un gentiluomo
e non un’ombra oscura (3)
lo cullerei nelle notti d’inverno
e nei giorni d’estate”
XX
“Allora tienimi tra le tue braccia
se vorrai conquistare il mio amore
e tienimi stretto e non temere
sarò un gentiluomo
XXI
ma prima mi muterò tra le tue braccia in un lupo selvatico
tienimi stretto e non temere
sono il tuo vero amore
XXII
mi muterò tra le tue braccia in un orso selvatico
tienimi stretto e non temere
sono tuo marito amore
XXIII
mi muterò tra le tue braccia in un leone fiero
tienimi stretto e non temere
e tu amerai il tuo bambino”
XXIV
E prima si mutò tra le sue braccia in un lupo selvatico
lei lo tenne stretto e non ebbe paura di lui che era il suo vero amore
XXV
E poi si mutò tra le sue braccia in un orso selvatico
lei lo tenne stretto e non ebbe paura di lui che era il suo caro marito
XXVI
E poi si mutò tra le sue braccia in un fiero leone
lei lo tenne stretto e non ebbe paura del padre di suo figlio
XXVII
E poi si mutò tra le sue braccia in un uomo nudo
lei lo avvolse nel suo mantello così caldo (4) e lo riportò a casa

NOTE
1) La storia è ambientata in un luogo reale e ben identificato, il bosco di Carterhaugh tuttora esistente a Selkirk (nel Border scozzese) dove confluiscono i fiumi Ettrick e Yarrow (vedi)
2) oltre ad essere descritto il bosco invernale si pone l’accento sulle erbe abortive che Vanna è andata a cercare
3) Tam Lin è descritto come “wild shade” una creatura pericolosa, selvaggia ma anche folle, non umana o sotto un incantesimo; in questa versione non entra in scena la regina delle fate ma, come in Bella e la Bestia, la donna riconosce attraverso il mostro (lupo, orso e leone) il vero amore. Nell’abbraccio mostruoso (equivalente al bacio del vero amore) si rompe l’incantesimo, l’eroina supera la prova e conquista (nobilita) il suo uomo. A leggere tra le righe l’amore femminile doma la bestia selvaggia racchiusa nell’indole maschile..

Peter Nevis

4) l’uomo stremato dalle trasformazioni appare nudo e fragile ed è come rinato!

Mediaeval Baebes in Mirabilis (2005) Una variante più mistica e un po’ “creepy”


I
What gar’s ye pu’ the rose Janet
What gars ye break the tree
I’ll come and go by Carterhaugh
And ask me leave of thee.
II
He’s ta’en her by the milk white hand
And by the grass green sleeve
He’s led her to the fairy ground
And spierd at her nae leave
III
A word I winna lie Janet
The truth to thee I’ll tell
My father was a noble knight
And loved hunting well
V
And on a cold and frosty day
Down from my horse I fell
The queen of fairies she caught me
In yon green hill to dwell
VI
And at the end of seven years
We pay a tiend to hell
I am sae fair and fu’of flesh
I’m feared it be myself
VII
This night is Hallwe’en Janet
When fairy folk moun ride
And they that would their truelove win
At miles cross they must bide
VIII
So gloomy gloomy was the night
And eiry was the way
As Janet in her mantle green
To miles Cross she did gae
IX
And then upspke the Fairy Queen
Tam Lin if I had know
I would have pulled out both your eyes
To give you eyes of stone
Tradotto da Cattia Salto
I
“Con che diritto raccogli le rose Vanna
Con che diritto spezzi i rami?”
“Io vengo e vado da Carterhaugh
senza chiederti il permesso (1)!”
II
La prese per la mano bianca come giglio e per la manica verde-erba
e la appoggiò sulla terra delle fate senza chiederle il permesso.
III
“Non ti voglio mentire Vanna
ti dirò la verità
mio padre era un nobil cavaliere
ed amava la caccia.
V
E in un giorno freddo e gelato
giù da cavallo caddi
la regina delle fate mi catturò
per abitare nella collina verde
VI
Ma quando scadono sette anni (2)
si paga un tributo all’inferno
sono un uomo così piacevole e forte temo che io sarò quello.
VII
Questa è la Notte dei santi, Vanna
quando le fate cavalcano
e se vuoi che il vero amore vinca
devi aspettare alla croce (3).
VIII
Così tenebrosa era la notte (4)
e lugubre il cammino
mentre Vanna nel suo mantello verde (5) andava in cerca della croce.
IX
E allora la Fata Regina si volta “Se avessi saputo Tam Lin
ti avrei strappato i begli occhi grigi e messo al posto due occhi di legno.”

NOTE
1) in questa versione la fanciulla si comporta in modo insolente ed entra nel greenwood ossia nel bosco sacro senza chiedere il permesso delle fate; la sua imprudenza viene ripagata con la violenza di Tam lin che la prende senza il suo consenso.
2) sette anni è un periodo simbolico per indicare una punizione, il periodo sta per scadere con la notte di Halloween, una delle feste celtiche più importante con quella di Beltane: il giovane cavaliere è andato a cacciare impunemente nel bosco sacro, profanando il tabù dell’inviolabilità, così la regina delle fate lo tiene prigioniero. Qui è citato, molto cristianamente, il tributo che le fate devono versare al diavolo, probabilmente è un rferimento ai sacrifici umani che si credeva facessero i pagani alle divinità boschive!
3) Mile Cross o Old Mile sono luoghi nei pressi dell’Ettrick River nel bosco di Carterhaugh vicino a Selkirk
4) la notte di Samain coincide con la luna nuova quindi non c’è la luna a rischiarare il cammino
5) il mantello verde è una costante della storia perchè è uno strumento di potere, con il mantello l’uomo afferma il suo possesso sulla donna (e le viene messo sulle spalle nel matrimonio medievale) così cedendo il suo mantello la donna si sottomette all’uomo

(ASCOLTA la versione registrata in studio) Tricky Pixie in Mythcreant, 2009 interessante arrangiamento di questi tre stravaganti folletti burloni e molto stilosi steampunk di Washington (US) nati nel 2006.

refrain:
I forbid ye maidens all
who let fly your lovely hair
to go down to Carterhaugh
for young Tam Lin is there
I
Janet tied her kirtle green
above her knee and not below
and she’s gone to Carterhaugh
just as fast as she can go
II
She’s come to the roses growing
wild she’s pulled a single one
when a wild young man appears
and cries ‘O, lady, let alone!’
III
How dare you pull my roses out,
How dare you break my tree
How dare you run in these green woods/Without asking leave of me?’
IV
Says Janet fair ‘this wood’s my own
My father gave it me
And I can pluck myself a rose
Without asking leave of thee.’
V
Bold as brass, he takes her hand
and color rises to her skin/She looks the young man in the eye and knows him now for young Tam Lin.
refrain
VI
Janet holds her petticoats
well above her dirty knee
and she’s gone to her father’s hall
just as fast as she can hie.
VII
All the ladies of the court
at their play turn red as rose
except for Janet, fainting fast,
green as growing grass she goes
VIII
Out then speaks her father dear,
doting, caring, meek and mild.
‘Janet, darling daughter mine,
I fear you go with child.”
IX
Father, if I be with child,
be sure myself shall bear the blame.
There’s not a knight within your hall
shall get the baby’s name.
X
Father, if I be with child,
‘twill prove a wondrous birth
for well I swear it’s not the get
of any mortal man on earth.’
refrain
XI
Janet’s tied her kirtle green
When near nine months are gone
And she’s away to Carterhaugh,
To speak with young Tam Lin.
XII
But young Tam Lin will not be found
and Janet’s in despair
to the forest floor she falls
and swift her lover catches her
XIII
Janet asks ‘Tam Lin, my love,
why is it in these woods you hide?’
‘The queen of faeries stole me hence,/alas, when I was but a child.’
XIV
My lordly sire was a skillful man
and hunting he loved well
but I was prey for the faerie Queen
when from my horse I fell.’
XV
Ever since, in yon green hill,
with the Queen I’m bound to dwell
I’d never tire of living there
for Faerie does me well’
XVI
But at the end of seven years,
the queen doth pay a tithe to hell
I am so fair and full of flesh,
I fear ‘twill be myself.’
refrain
XVII
Tonight’s the night of Halloween,
and the fairy court will ride;
And she that would her true love win
at Miles Cross must bide.”
XVIII
But how shall I thee ken, Tam-lin?
Or how shall I thee know?
Amang a troupe of faerie knights,
The like I never saw?’
XIX
‘First let pass the horses black
then let pass the brown
Run ye to the milk white steed
and pull that rider down.’
XX
They will change me in your arms
into a deadly adder
but hold me fast and fear me not
I am the baby’s father
XXI
‘They will change me in your arms
into a bear or lion bold
but hold me fast and fear me not
I am the father of your child
XXII
‘At last they’ll change me in your arms into a naked knight.
Then cast your mantle over me
and keep me out of sight.
refrain
XXIII
‘Gloomy, gloomy, was the night,
And eery was the way,
As Janet in her mantle green
To Miles Cross did hie.
XXIV
The heavens dressed in baleful black and all was silent as the grave,
But Janet waited in the dark
Her own true love to save.
XXV
Betwixt the hour of twelve and one,
the north wind blew and tore and rent/she heard the elfin bridles ring
upon the wind where e’er it went
XXVI
Janet stood, with mind unmoved,
The gloomy heath upon,
And louder, louder rang the bells,
As the fairy court came riding on.
XXVII
And first rode by the night black steeds and then went by the brown;
then up she ran to the charger pale
and pulled her lover down.
XXVIII
They changed him in her arms to all
the beasts and flames and hateful things,
but she did all that her lover bade
and young Tam Lin she won.
XXIX
Up then spoke the Faery Queen
An angry queen was she.
‘Woe betide the wretch who’s ta’en
the best knight of Our company.
XXX
Had I but known, Tam-Lin, she said
What defeat this night I’d see
I’d’ve stolen both thine eyes
and changed thee fast into a tree.
XXXI
Had I but known, Tam-lin, she said
before we left this night to roam,
I’d’ve et thy heart of flesh
and left thee with a heart of stone!’
refrain
XXXII
Janet tied her kirtle green
above her knee and not below
and she’s off to Carterhaugh
as fast as love can go.
Tradotto da Cattia Salto
ritornello
Proibisco a tutte voi  fanciulle che lasciate sciolti i vostri bei capelli
di andare a Carterhaug
che dal giovane Tam Lin è abitato!
I
Vanna si annoda la veste verde
appena sopra al ginocchio
ed è andata a Carterhaugh
correndo più svelta che può.
II
Venne alle rose che crescevano selvatiche, colse una sola rosa
quando un giovane appare e grida: “Signora, lascia stare!
III
Come osi cogliere le mie rose,
come osi spezzare i miei rami.
Come osi correre nel bosco senza chiedermi il permesso?”
IV
La Bella Vanna risponde “Questo bosco mi appartiene, mio padre me lo diede e posso cogliere una rosa senza chiederti il permesso”
V
Pieno di spavalderia lui le prende la mano e le guance di lei si arrossano, guarda il giovanotto negli occhi
e ora riconosce il giovaneTam Lin.
ritornello
VI
Vanna si rimbocca la gonna
fino al ginocchio
al castello del padre corre
più svelta che può.
VII
Tutte le dame della corte giocano tra loro come tante roselline,
ma non Vanna che subito sviene verde come l’erba che cresce
VIII
Il padre le parla, la voce bassa,
vecchio, amorevole, mite e dolce
” Vanna mia cara figlia, credo che tu aspetti un figlio.”
IX
“Padre se aspetto un bambino
io sola e soltanto sono da biasimare,
nessuno dei tuoi cavalieri
può dare al bimbo il suo nome.
X
Padre se aspetto un bambino si mostrerà come una nascita prodigiosa perché ti giuro che non è il risultato di un mortale sulla terra.”
ritornello
XI
Vanna indossò il suo vestito verde quando erano passati nove mesi
e andò a Carterhaug a parlare con il giovane Tam Lin.
XII
Ma Tam Lin non si trova
e Vanna è disperata
sul tappeto della foresta si accascia
e rapido il suo amore la prende
XIII
Vanna chiede “Tam Lin, amor mio perché ti nascondi in questi boschi?” “La Fata Regina mi rapì
ahimè, quando ero ancora bambino
XIV
Il mio nobile padre era un uomo esperto e a caccia amava andare,
ma io fui la preda della Regina delle Fate quando caddi da cavallo
XV
Da allora in quella verde collina laggiù con la Regina devo abitare
non mi stanco mai di viverci perché le Fate mi trattano bene
XVI
Ma alla fine dei sette anni la regina deve pagare all’inferno un balzello,
un uomo piacevole e forte: temo che io sarò quello.
ritornello
XVII
Questa è la notte dei Santi
e la corte fatata cavalcherà,
colei che vuole conquistare il vero amore alla Croce del Mulino deve aspettare.”
XVIII
Ma come ti riconoscerò, Tam Lin? Come potrò riconoscerti
tra la schiera dei cavalieri fatati che non ho mai visto?”
XIX
“Tu lascia passare i cavalli che han pelo nero o poi quelli marrone,
corri verso quello bianco e tira giù il cavaliere
XX
Allora sarò trasformato tra le tue braccia in una orribile vipera
ma stringimi senza temere,  sono il padre del tuo bambino.
XXI
Allora sarò trasformato tra le tue braccia in orso o leone feroce
ma stringimi senza temere, sono il padre del tuo bambino.
XXII
Infine sarò trasformato tra le tue braccia in un cavaliere nudo
avvolgimi nel tuo mantello e tienimi ben nascosto”
ritornello
XXIII
Così tenebrosa era la notte e lugubre il cammino mentre Vanna nel suo mantello verde andava in cerca della croce.
XXIV
I cieli vestiti in un funereo velo e tutto era silenzioso come una tomba, ma Vanna attese al buio per salvare il suo vero amore.
XXV
Tra la mezzanotte e l’una il vento del nord soffiò, infuriò e se ne andò.
Lei sentì tintinnare le briglie delle fate tra il vento che se n’era andato
XXVI
Vanna ristette, inamovibile, nella fosca brughiera e più forte suonarono i sonagli mentre la corte fatata a cavallo arrivava
XXVII
E prima passò il cavallo nero e poi quello marrone poi lei corse verso quello chiaro e tirò giù il suo amante.
XXVIII
Lo trasformarono tra le sue braccia in bestie e  fiamme e cose paurose, ma lei fece tutto ciò che il suo amore le raccomandò e conquistò il giovane Tam Lin
XXIX
Allora parlò la Regina delle Fate e arrabbiata come può esserlo una regina. “Dolore sulla testa di chi ha preso il miglior cavaliere Corte
XXX
Ma se avessi saputo, Tam Lin, che sconfitta questa notte avrei visto
ti avrei strappato entrambi gli occhi e trasformato  in un albero
XXXI
Se avessi saputo, Tam Lin,
prima che questa notte finiva avrei strappato il cuore di carne e messo al posto un cuore di pietra”
ritornello
XXXII
Vanna si legò il mantello verde
sopra il ginocchio e non di più
e via da Carterhaugh
corre più svelta che può.
che mi ricorda un po’ nel ritmo l’arrangiamento degli Steeleye Span (molto bello il video)


I
oh,I forbid you maidens all
that wear gold in your hair.
to come or go by carterhaugh
for young tam lin is there.
II
If you go by carterhaugh
you must leave him a wad.
either your rings or green mantle
or else your maidenhead.
III
she’s away o’er gravel green
and o’er the gravel brown.
she’s away to carterhaugh
to flower herself a gown.
IV
she had not pulled a rosy rose
a rose but barely one.
when by came this brisk young man
says, lady let alone.
V
how dare you pull my rose, madam?
how dare you break my tree?
how dare you come to carterhaugh
without the leave of me?
VI
well may I pull the rose, she said
well may I break the tree.
for carterhaugh it my father’s
I’ll ask no leave of thee.
riff
oh, in carterhaugh, in carterhaugh
oh, in carterhaugh, in carterhaugh
VII
he’s taken her by the milk-white hand
and there he’s laid her down.
and there he asked no leave of her
as she lay on the ground.
VIII
oh tell me, tell me, then she said
oh tell me who art thee.
my name it is tam lin, he said
and this is my story.
IX
as it fell out upon a day
a-hunting I did ride.
there came a wind out of the north
and pulled me betide.
X
and drowsy, drowsy as I was
the sleep upon me fell.
the queen of fairies she was there
and took me to herself.
riff
oh, in carterhaugh, in carterhaugh
oh, in carterhaugh, in carterhaugh
XI
at the end of every seven years
they pay a tithe to hell.
and I’m so fair and full of flesh
I’m feared ‘twill be myself.
XII
tonight it is good halloween
the fairy court will ride.
and if you would your true love win
at miles cross, you must bide.
riff
oh, in carterhaugh, in carterhaugh
oh, in carterhaugh, in carterhaugh
XIII
gloomy was the night
and eerie was the way.
this lady in her green mantle
to miles cross she did go.
XIV
with the holy water in her hand
she cast the compass round.
at twelve o’clock the fairy court
came riding o’er the mound.
XV
first came by the black steed
and then came by the brown.
then tam lin on the milk-white steed
with a gold star in his crown.
XVI
she’s pulled him down into her arms
and let the bridle fall.
the queen of fairies she cried out
young tam lin is away.
XVII
they’ve shaped him in her arms
an adder or a snake.
she’s held him fast and feared him not
to be her earthly mate.
XVIII
they’ve shaped him in her arms again
fire burning bold.
she’s held him fast and feared him not
till he was iron cold.
XIX
they’ve shaped him in her arms
to a wood black dog so wild.
she’s held him fast and feared him not
the father of her child.
XX
they’ve shaped him in her arms at last
into a naked man.
she’s wrapped him in the green mantle
and knew that she had him won.
riff
the queen of fairies she cried out
young tam lin is away.
XXI
had I known, had I known, tam lin
long before, long before you came from home.
had I known, I would have taken out your heart
and put in a heart of stone.
XXII
had I known, had I known, tam lin
that a lady, a lady would steal thee.
had I known, I would have taken out your eyes
and put in two from a tree.
XXIII
had I known, had I known, tam lin
that I would lose, that I would lose the day.
had I known, I would have paid my tithe to hell
before you’d been won away.
tradotto da Cattia Salto
I
Attente voi tutte fanciulle
che portate l’oro nei capelli (1)
di venire o andare a Carterhaugh
che il giovane Tam Lin vi dimora!
II
Se andate a Carterhaugh
un pegno dovete lasciare:
o l’anello o il verde mantello
o la vostra verginità.
III
Lei scappò sul sentiero verde
e sul sentiero di terra
scappò a Carterhaugh
per decorare di fiori il vestito
IV
Aveva appena colto una rosa
una rosa soltanto
quando questo bel giovane appare e dice: “Donna, lascia stare!
V
Come osi cogliere le mie rose, signora come osi spezzare i miei rami?
Come osi venire a Carterhaugh
senza il mio permesso?”
VI
“Io posso cogliere le rose
e posso spezzare i rami
perchè carterhaugh è di mio padre
e non ti chiederò il permesso”
riff
oh, a carterhaugh, a carterhaugh
oh, a carterhaugh, a carterhaugh
VII
Le prende per la bianca mano
e la stende a terra
e là non le chiede il permesso
mentre giace a terra
VIII
“Dimmi oh dimmi
dimmi il tuo nome”
“Il mio nome è Tam Lin
e questa è la mia storia
IX
Accadde un giorno
che cavalcavo per la caccia,
venne un vento dal nord
e mi trascinò
X
e intontito come ero
cadde su di me il sonno
la regina delle fate era là
e mi prese con se
riff
oh, a carterhaugh, a carterhaugh
oh, a carterhaugh, a carterhaugh
XI
Alla fine di ogni sette anni
si paga un tributo all’inferno
e io sono così bello e forte
che temo che toccherà a me
XII
Stanotte è la notte di Halloween
e la corte fatata cavalcherà
e se vuoi conquistare il tuo vero amore alla Croce devi aspettare
riff
oh, a carterhaugh, a carterhaugh
oh, a carterhaugh, a carterhaugh
XIII
Tenebrosa era la notte
e scura era la strada
questa dama nel suo mantello verde
andò alla Croce
XIV
Con l’acqua santa in mano
posò la bussola
a mezzanotte in punto la corte fatata venne a cavallo dal tumulo
XV
Per primo passò il destriero nero
e poi quello baio e quindi Tam Lin sul destriero bianco
con una stella dorata sulla corona
XVI
Lei lo tirò giù tra le sue braccia
e fece cadere la briglia
gridò la regina delle Fate
“Il giovane Tam lin è scappato”
XVII
Si trasformò tra le sue braccia
in una vipera o un serpente
ma lei lo tenne stretto e senza temerlo era il suo compagno umano
XVIII
Si trasformò tra le sue braccia ancora in un feroce fuoco ardente
ma lei lo tenne stretto e senza temerlo finchè divenne freddo ferro
XIX
Si trasformò tra le sue braccia in un cane nero del bosco e selvaggio
ma lei lo tenne stretto e senza temerlo era il padre di suo figlio
XX
Si trasformò tra le sue braccia infine in un uomo nudo
e lei lo avvolse nel mantello verde e seppe di averlo conquistato
riff
gridò la regina delle Fate
“Il giovane Tam lin è scappato”
XXI
“Se avessi saputo, avessi saputo Tam Lin molto tempo prima quando arrivasti da casa
se avessi saputo ti avrei cavato il cuore
e messo un cuore di pietra
XXII
Se avessi saputo, avessi saputo Tam Lin che una dama, una dama ti avrebbe rubato, se avessi saputo ti avrei cavato gli occhi
e messi due di legno
XXIII
Se avessi saputo, avessi saputo Tam Lin che ti avrei perduto che ti avrei perduto un giorno, se avessi saputo avrei pagato il mio tributo all’inferno
prima che fu sia stato conquistato”
NOTE
1) era costume per le ragazze da marito portare dei fermagli d’oro (o retine dorate, cerchietti) nei capelli; il menestrello quindi si rivolge alle fanciulle vergini per avvertirle di non avventurarsi nel bosco di Carterhaugh perché è abitato da un elfo (è noto che gli elfi siano ottimi amanti nonché bramosi di conquistare la virtù di vergini fanciulle!)FONTI
http://tam-lin.org/versions/mitchell.html
http://tam-lin.org/versions/baebes.html

GEORDIE BALLAD

La ballata di Geordie  Child ballad # 209 ha avuto grande diffusione in tutte le isole britanniche dando luogo a numerosissime varianti ed è stata tradotta anche in molte altre lingue, le varianti inglesi fanno di Geordie un bracconiere, mentre le versioni diffuse in Scozia lo ritraggono nei panni di un nobile fuorilegge che si è ribellato alla Corona.

Le note nel “Penguin Book Of English Folk Songs” riportano: “This ballad…is well-known both in England and Scotland.  The Scottish sets differ considerably from the English ones, for in them the hero is not a thief but a nobleman, thought by some scholars to be George Gordon, Earl of Huntly, who suffered royal displeasure when he showed clemency towards a Highland robber in 1554.  In the English versions, which may be re-makes of the Scottish, the main character is always an outlaw.  An old black-letter ballad names him as George Stoole of Northumberland, who was executed in 1610; but even in its “robber” form (if that is the more recent) the song probably pre-dates the 17th. century.  Mr. Neville’s tune is related to the well-known air of  Searching for Lambs. Geordie has been found in oral tradition also in Sussex (FSJ vol.I [issue 4] p.164 and vol.II [issue 8] p.208), Cambridgeshire (FSJ vol.II [issue 6?] pp.47-9), Somerset (FSJ vol.II [issue 6] pp.27-8 and vol.IV [issue 17] p.333), Norfolk (FSJ vol.IV [issue 15] pp.89-90), Suffolk, Surrey and Dorset (FSJ vol.IV [issue 17] pp.332-3) and Yorkshire (Traditional Tunes, Frank Kidson, 1891).”  -R.V.W./A.L.L.
This version was collected by Cecil Sharp from Charles Neville of East Coker in Somerset, in 1908, and was first published in the Folk Song Journal, vol.IV [issue 17] p.333.

ASCOLTA curioso medley delle varie melodie e testi con immagini d’epoca

LA GUERRA AL BRACCONAGGIO

“La foresta ha occupato un posto importantissimo nella vita inglese fino dai tempi antichi; ancora durante il regno della regina Elisabetta, fitte boscaglie ricoprivano le aree di intere contee, ed il mondo della foresta aveva guardie, leggi e tribunali propri ai quali neanche i nobili ed il clero potevano sottrarsi completamente. Dall’invasione normanna fino a Giorgio III è stata una continua lotta, per lungo tempo assai sanguinosa, tra il popolo da una parte e, dall’altra, le inique leggi che trattavano l’uccisione d’un cervo alla stregua di un assassinio e sottoponevano i cacciatori di frodo, quando non alla morte, all’abbacinamento o alla mutilazione degli arti. La foresta veniva “monopolizzata” dalla nobiltà per l’esclusivo “sport” della caccia, mentre per la gente essa rappresentava uno dei pochi mezzi di sostentamento. Il bracconaggio era dunque un’attività rischiosissima e poteva davvero costare la vita, anche perché i guardacaccia avevano la facoltà di abbattere sul posto chiunque fosse stato scoperto a cacciare di frodo. Da qui la denominazione di “guerra del bracconaggio“, che rende esattamente l’idea di che cosa davvero si trattasse (anche perché le foreste, ideale rifugio di banditi e Outlaws, venivano spesso soggette a vere e proprie spedizioni militari.” (Riccardo Venturi tratto da qui)

Nell’Inghilterra medievale la caccia di frodo nelle tenute e nelle riserve reali era punita con la pubblica impiccagione, ma al giovane Geordie viene riservato il privilegio di essere impiccato con una corda d’oro [impropriamente trasformata nella ballata in una “golden chain“] (o d’argento) a causa delle sue origini aristocratiche (probabilmente era un figlio cadetto o un figlio naturale di discendenza reale). Nemmeno la supplica della giovane e innamorata moglie di Geordie riesce a fare breccia nel cuore del giudice.
Colpisce l’immaginario la folle cavalcata della donna che si precipita in città per salvargli la vita

Peter Nevis per Child Ballads

GEORDIE VERSIONE AMERICANA

La prima versione di successo internazionale della ballata è probabilmente quella live del 1962 di Joan Baez (che le valse il disco d’oro)

ASCOLTA Joan Baez, 1962

ASCOLTA Alice Castle live


VERSIONE JOAN BAEZ
As I walk’d o’er London Bridge
One misty morning early
I overheard a fair pretty maid,
Was lamenting for her Geordie.
“O, my Geordie will be hang’d in a golden chain,
‘tis not the chain of many,
He was born from King’s royal breed
And lost to a virtuous lady.
Go bridle me my milk-white steed,
Go bridle me my pony,
I will ride to London’s Court
To plead for the life of Geordie.
O Geordie never stole nor cow, nor calf,
He never hurted any,
Stole sixteen of the King’s royal deer
And he sold them in Bohenny.
Two pretty babes have I born,
The third lies in my body,
I’d freely part to them ev’ry one
If you’d spare the life of Geordie.”
The judge look’d over his left shoulder,
He said, “Fair maid, I’m sorry,
So, fair maid, you must be gone,
For I cannot pardon Geordie.”
O my Geordie will be hang’d in a golden chain,
‘tis not the chain of many,
Stole sixteen of the King’s royal deer
And he sold them in Bohenny.

Traduzione di Riccardo Venturi
Mentre attraversavo il Ponte di Londra
Una nebbiosa mattina, presto
Sentii per caso una bella fanciulla
Che si lamentava per il suo Geordie.
“Impiccheranno Geordie con una corda d’oro (1) .
Non è una catena per molti;
È nato da stirpe reale
E fu affidato (2) a una dama virtuosa.
Mettete le redini al mio bianco cavallo,
Mettete le redini al mio pony;
Cavalcherò fino alla Corte di Londra
A implorare per la vita di Geordie.
Geordie mai rubò una mucca o un agnello,
Non ha mai fatto del male a nessuno (3);
Ha rubato sedici cervi del Re (4)
E li ha venduti a Bohenny (5).
Ho partorito due bei bambini,
Il terzo lo porto in grembo;
Darei volentieri tutti e tre
Se salvaste la vita di Geordie.”
Il giudice (6) si guardò la spalla sinistra (7),
Disse, “Mi dispiace, bella fanciulla;
Bella fanciulla, te ne devi andare
Perché non posso perdonare Geordie.”
Impiccheranno Geordie con una catena d’oro, (8)
Non è una catena per molti;
Ha rubato sedici cervi del Re
E li ha venduti a Bohenny.

NOTE
1) sorge spontanea la domanda se la corda d’oro sia una leggenda o una prassi non proprio insolita per il tempo. Così F. Calza, “101 storie su Genova che non ti hanno mai raccontato”, Newton Compton Ed., 2016 riporta di un’impiccagione altrettanto singolare di un ladro (e nemmeno nobile) che aveva rubato la spada con fodero e pomo d’oro donata da papa Paolo III all’ammiraglio Andrea Doria di Genova e sepolta con lui; venne accusato tale Mario Calabrese, un sotto comito delle galee della Repubblica (un sotto ufficiale addetto alla manovra delle vele e ad altri servizi) e impiccato con un cappio d’oro proprio davanti alla chiesa di San Matteo .
2) tradotto anche come “sposato” o “innamorato” oppure “perse la testa per” la frase così diventa “perse la testa per una donna virtuosa”: si avvalora così l’ipotesi avanzata da Buchan che “Geordie” fosse Sir George Gordon of Gight (1514-1562), quarto conte di Huntly, il figlio di Margaret Stewart (figlia illegittima di Giacomo IV), imprigionato per essere entrato nelle grazie della moglie del Signore di Bignet una donna da bene precisa il narratore; il Venturi traduce “fu affidato” e con l’affido ci si riferisce alla donna e non alla moglie che lo ha allevato. Nella versione trascritta da Bob Waltz (qui) si dice “And courted a virtuous lady”
3) in alcune versioni di questo filone ritrovare in America è lo stesso Geordie a dire “I’ve never murdered any;
Stole sixteen of the king’s royal deer,
And sold them in Bohenny”
E’ interessante notare che Geordie o sua moglie negano l’accusa di furto di bestiame e di brigantaggio, che lo metteva nel mucchio degli “outlaw” dediti anche al bracconaggio (vedi)
4) quando i boschi da terra di tutti divennero di proprietà esclusiva del re o del signorotto locale nacque il bracconaggio di sussistenza. Ma nel Seicento il bracconaggio era diventata una forma di protesta contro l’autorità ed era praticato non tanto dai poveracci dei villaggi quanto dai nobili scapestrati. Le zone più colpite dal bracconaggio tra la fine del Settecento e l’Ottocento furono quelle delle Midlands e dell’Inghilterra del sud: Suffolk, Norfolk, Sussex, Wiltshire, Oxfordshire e Devon
5) Bohenny: Nessuna città o paese con tale nome è mai stata trovata in Gran Bretagna; una versione inglese ha però Newcastle, il che potrebbe far supporre qualche collegamento con la vicenda dell’impiccagione del bracconiere George Stools, avvenuta nel 1610. Da notare che Geordie è il nome con cui vengono chiamati gli abitanti di Newcastle-upon-Tyne (contea di Tyne e Wear – Northumbria): Geordie male, è il “maschio tipico di Newcastle” fannullone e dedito alla birra, rappresentato da Reg Smythe nella figura di Andy Capp. Esiste però, in Scozia, una Bohenie vicino a Pitlochrie.
6)  il giudice di contea era spesso lo stesso nobile derubato dal bracconiere e quindi poco incline al perdono. Il giudice avrebbe dovuto tener conto delle “attenuanti” come per l’appunto il numero dei figli. Se oggi noi tendiamo a interpretare la frase come memento “la legge è uguale per tutti” non così era la motivazione del tempo, perchè bastava la grazia del re per perdonare anche il più turpe assassinio. Il motivo per cui il giudice non può perdonare Geordie non è certo per essere giusto
7) l’espressione guardarsi le spalle (to look over one’s shoulder) indica la sensazione di un pericolo imminente, ma in questo caso significa “distogliere lo sguardo”
8) I primi bracconieri venivano tranquillamente uccisi sul posto dai guardiacaccia e probabilmente i loro corpi lasciati in pasto alle bestie selvatiche del bosco, successivamente le pene prevedevano l’incarcerazione e/o l’amputazione della mano (o l’abbacinamento)  fino alla pena capitale quando gli animali erano della riserva di caccia del Re. In Inghilterra con la Magna Charta libertatum (1215) vennero abolite le pene per la caccia di frodo, ma nella prassi quotidiana i giudici della contea (ovvero gli stessi nobili “derubati”) raramente erano ben disposti verso i bracconieri. Le condanne  però vennero mitigate nei secoli successivi e nel settecento il bracconiere rischiava solo la detenzione in carcere per qualche mese e/o le frustate. Era inoltre possibile pagare una multa (anche se salata) per riavere la libertà. Nel tardo Cinquecento la caccia al cervo (come veniva chiamata la caccia di frodo) era un’occupazione comune dei giovani e definita un “grazioso servizio”
“Ma qualcosa  [sulla guerra al bracconaggio] doveva essere rimasta nella coscienza dei fruitori di tali canzoni popolari.
La “Geordie” settecentesca, secondo quanto scrive Francis James Child, veniva venduta agli angoli delle vie di Londra per un penny. La triste vicenda del giovane bracconiere che viene condannato all’impiccagione con la giovane sposa (già madre di un paio di “pretty babies” ed incinta del terzo) che si reca ad implorare a corte per la sua vita, sembra che abbia avuto un successo clamoroso: “The broadside was sold out in three days and had to be continuously reprinted”, scrive il Child…
Poiché le “broadside ballads” trattavano usualmente di avvenimenti di cronaca (nera, e nei modi piu’ splatter possibili; una vera e propria “Cronaca Vera” dell’epoca), più d’un londinese cominciò ad inveire contro chi condannava a morte un ragazzo per avere rubato dei cervi e, il 17 agosto 1748, si rischio’ una mezza rissa quando un assembramento “pro-Geordie” venne sciolto con la forza vicino al Blackfriars Bridge (proprio quello dove fu ritrovato il cadavere del banchiere Calvi). Insomma, tutti ancora trovavano del tutto normale che un bracconiere potesse essere messo a morte; e questo la dice lunga su quel che dev’essere stata la guerra al bracconaggio. (Riccardo Venturi)
Nell’Ottocento invece si rischiava la deportazione in qualche colonia penale (la meta preferita l’Australia continua)

amazzone

GEORDIE VERSIONE INGLESE

ASCOLTA Anais Mitchell & Jefferson Hamer in Child Ballad 2013


As I walked out over London bridge
On a misty morning early
I overheard a fair pretty maid
Crying for the life of her Geordie
“Saddle me a milk white steed
Bridle me a pony
I’ll ride down to London town
And I’ll beg for the life of my Geordie”
And when she came to the courthouse steps/ The poor folks numbered many
A hundred crowns she passed around
Saying, “Pray for the life of my Geordie
He never stole a mule or a mare
He never murdered any
If he shot one of the king’s wild deer
It was only to feed his family”
And then she strode through the marble hall/ Before the judge and the jury/ Down on her bended knee she falls/ Crying for the life of her Geordie
“He never stole, he never slew
He never murdered any
He never injured any of you
Spare me the life of my Geordie”
The judge looked over his left shoulder/He says, “I’m sorry for thee
My pretty fair maid, you’ve come to late/ He’s been condemned already”
“But six pretty babes I had by him
The seventh one lies in my body
And I would bear them all over again
If you give me the life of my Geordie”
“Your Geordie will hang in a silver chain
Such as we don’t hang many
And he’ll be laid in a coffin brave
For your six fine sons to carry”
“I wish I had you in a public square
The whole town gathered around me
With my broad sword and a pistol too
I’d fight you for the life of my Geordie”
Tradotto da Cattia Salto *
Mentre attraversavo il Ponte di Londra
nella prima nebbia del mattino
sentii per caso una bella fanciulla
che si lamentava per la vita di Geordie.
Sellatemi un cavallo bianco,
mettete le redini al pony;
Cavalcherò fino a Londra
a implorare per la vita di Geordie.
E quando arrivò ai piedi del tribunale
c’era molta povera gente,
passò davanti a un centinaio di teste coronate dicendo “Vi supplico per la vita di Georgie, mai rubò un mulo o una giumenta, non ha mai ucciso nessuno;
se ha ucciso uno dei cervi del Re
è stato solo per sfamare la famiglia
Poi attraversò il salone di marmo
davanti al giudice e alla giuria
si gettò in ginocchio
lamentandosi per la vita di Geordie
Non ha mai rubato, né ucciso,
e nemmeno ha mai assassinato
nè offeso nessuno di voi
risparmiate la vita del mio Geordie
Il giudice (1)  distolse lo sguardo
e disse, “Mi dispiace per voi;
bella fanciulla, siete arrivata troppo tardi
è già stato condannato .”
Ho partorito sei bei bambini,
il settimo lo porto in grembo;
li partorirei di nuovo (2)
se salvaste la vita del mio Geordie.”
“Il vostro Geordie sarà impiccato con una catena d’argento (3),
non è una  catena per molti

e sarà deposto in una bella bara
da portare ai vostri cari sei figli.
Vorrei vedervi in una pubblica piazza
con tutta la città riunita introno 
con il mio spadone e anche la mia pistola a lottare conto di voi per la vita di Geordie (4)

NOTE
* dalla versione di Riccardo Venturi
1) il giudice di contea era spesso lo stesso nobile derubato dal bracconiere e quindi poco incline al perdono. Il giudice avrebbe dovuto tener conto delle “attenuanti” come per l’appunto il numero dei figli, ma evidentemente persegue altri interessi e per questo distoglie lo sguardo dalla dama
2) ossia ne metterei al mondo altri sei: la donna fa appello al numero dei figli e a un nascituro perchè erano tra le motivazioni che potevano aver spinto l’uomo al reato
3) una variante della corda d’oro
4) non tanto una sfida a singolar tenzone quanto l’eco di una minacciata ribellione del clan Gordon (vedi versione della ballata di Robert Burns qui)

GEORDIE VERSIONE ITALIANA DI FABRIZIO DE ANDRE’

De Andrè scrive una versione in italiano della ballata inglese, all’epoca ascoltando la traduzione di Maureen Rix ( rintracciata e intervistata da Walter Pistarini per il secondo libro “Fabrizio De André. Canzoni nascoste, storie segrete”) dell’arrangiamento di Joan Baez.
La conoscenza tra i due fu del tutto fortuita, Maureen lavorava come insegnante d’inglese alla scuola parastatale Pareto Ligure in Sampierdarena, (Genova) dove Fabrizio svolgeva la mansione di amministratore (guarda caso il padre Giuseppe era il proprietario della scuola) e i due condividevano l’interesse per la musica tradizionale. Nell’estate del 1965 Fabrizio chiese a Maureen di cercare dischi di musica tradizionale inglese e portarli in Italia durante la sua vacanza a Londra e di ritorno mentre ascoltavano le canzoni lei si mise a canticchiare Geordie..

ASCOLTA Fabrizio De Andrè&Maureen Rix 1966

ASCOLTA Angelo Branduardi in Il rovo e la rosa 2013, un omaggio a De Andrè

I
Mentre attraversavo London Bridge
un giorno senza sole
vidi una donna pianger d’amore,
piangeva per il suo Geordie.
II
Impiccheranno Geordie con una corda d’oro,
è un privilegio raro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro.
III
Sellate il suo cavallo dalla bianca criniera
sellatele il suo pony
cavalcherà fino a Londra stasera
ad implorare per Geordie
IV
Geordie non rubò mai neppure per me
un frutto o un fiore raro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro.
V
Salvate le sue labbra, salvate il suo sorriso,
non ha vent’anni ancora
cadrà l’inverno anche sopra il suo viso,
potrete impiccarlo allora (1)
VI
Nè il cuore degli inglesi nè lo scettro del re
Geordie potran salvare,
anche se piangeran con te
la legge non può cambiare (2)“.
VII
Così lo impiccheranno con una corda d’oro,
è un privilegio raro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro.

NOTE
1) tutta la parte femminile è una delicata rielaborazione di De Andè, meno interessato alla realtà dei processi d’epoca medievale e più a suscitare l’empatia del pubblico giovanile di quegli anni
2) De Andrè mette in bocca al giudice una sentenza di pietra “la legge non può cambiare“,  il tema della giustizia è ricorrente nelle canzoni di De Andrè, e qui la legge è suprema, al di sopra di tutto e tutti, nella sua “assoluta” imparzialità, è il principio di autorità che è stato leso con il furto dei cervi del re, un ordine stabilito da Dio.  Ed ecco che riaffiorano le ragioni del cuore e dell’umanità “calpestate” da una giustizia cieca, che non può provare pietà neanche di fronte all’amore più puro.

la versione scozzese continua

BRACCONIERI, FORESTE, OPPOSIZIONE di Riccardo Venturi

Nel poemetto “Piers Plowman” (“Pietro l’Aratore”) di William Langland, scritto in medio inglese nel XIV secolo, vi e’ un famoso passo in cui un contadino si domanda come mai tutti i nomi di animali vivi siano inglesi, mentre quando vengono cucinati diventano francesi. Così l’inglese “pig”, cucinato, diventa “pork”; il “calf” (vitello) diventa “veal” (francese antico “vel”, moderno “veau”); il “deer” (cervo) diventa “cerf” (non più in uso nell’inglese moderno); e così via.
La risposta e’ semplicissima: l’allevamento e la caccia servivano alle tavole dei re e dei ricchi; i quali re e ricchi, nell’Inghilterra di allora, parlavano francese. Per tre secoli, dalla conquista normanna di Guglielmo con la battaglia di Hastings fino al 1362, data meno nota ma che segna il ristabilimento ufficiale della lingua inglese (nel frattempo modificatasi enormemente in seguito all’influsso francese) come lingua di corte ed amministrativa, il francese e’ la lingua delle classi dominanti, mentre il disprezzato inglese e’ la lingua del popolo, delle classi piu’ umili, dello “strato basso”.
Quelli, insomma, che gli animali li devono allevare per farli mangiare agli altri. E di quelli che non possono piu’ andare a cacciare liberamente nelle foreste, per sfamarsi e sfamare le loro famiglie, perche’ nel frattempo una classe dominante ha importato la “nobile arte” della caccia come “sport” di élite, chiudendo le foreste ai poveracci e organizzando il proprio divertimento (che e’ anche forma di addestramento militare) con battitori, cani, cavalli e servi.

Nasce cosi’ la “caccia di frodo“, il bracconaggio; una cosa che nell’Inghilterra anglosassone prenormanna non esisteva assolutamente. E viene, da subito, sottoposta a leggi severissime. Le foreste, mezzo di sostentamento delle classi popolari non soltanto con la caccia, diventano luoghi di esclusiva proprieta’ del re e delle classi aristocratiche. Ancora in epoca elisabettiana, la maggior parte del territorio inglese e’ ricoperta da fitte boscaglie; logico, quindi, che in quella che, con tutti le cautele del caso, puo’ essere definita “coscienza popolare”, le foreste diventino un luogo di opposizione. E di durissima opposizione.
Non e’ un caso che, sin dal XIV secolo, si parli di “guerra al bracconaggio”. E non e’ un caso che nasca, forse su basi reali, la leggenda di Robin Hood (che nelle molte ballate tradizionali che lo riguardano, spesso viene definito con l’appellativo di “free hunter”).
Le leggi che riguardavano l’esercizio della caccia divengono via via sempre piu’ draconiane: vengono istituiti i guardacaccia armati al servizio del re o del signore locale, ai quali viene data la facoltà di poter abbattere sul posto chi viene sorpreso a cacciare di frodo. Chi si recava a cacciare in una foresta per mangiare qualcosa rischiava quindi la vita. Si organizzano bande di cacciatori abusivi i quali, a volte, riescono a sopraffare i guardacaccia e ad ucciderli nei modi più atroci (anche, naturalmente, per vendicarsi di trattamenti del tutto analoghi da parte dei guardacaccia).

Nasce così, nella foresta, come luogo di opposizione, la figura dell’ “outlaw“. Con un termine popolare antico, inglesizzato sì, ma di antica derivazione danese (“udlav”). E i signori si trovano a malpartito, ad esprimere tale termine in francese. Rimane in inglese. Gli outlaws parlano soltano la lingua bassa e hanno nomi da bovari, da porcari, da servi.

FONTI
http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-LifeGeordie.html
http://mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=2206
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=18312
http://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/geordie.html
http://www.sacred-texts.com/neu/eng/child/ch209.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Geordie
http://it.wikipedia.org/wiki/Clan_Gordon
https://ilpalazzodisichelgaita.wordpress.com/2012/02/27/le-foreste-nel-medioevo-tra-economia-ed-ecologia/
http://georgianagarden.blogspot.it/2010/03/il-bracconaggio.html
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=6782
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=5658&lang=en
http://www.bielle.org/fabriziodeandre/pages/tradpop.htm#scheda
http://www.panorama.it/musica/fabrizio-de-andre-libro-storie-inediti-walter-pistarini/

LADY GREENSLEEVES

Il brano Greensleeves giunge dal rinascimento inglese (con innegabili influenze musicali italiane) e ci narra del corteggiamento di un gentiluomo molto ricco e di una Lady un po’ ritrosa che lo respinge, nonostante i  generosi regali.

Era l’anno 1580 che vide un susseguirsi di pubblicazioni  di un canto d’amore di un gentiluomo alla sua Lady Greensleeves,  [in italiano la Signora dalle Maniche Verdi]; Richard Jones e Edward White si contendevano  le stampe di una canzone di gran moda, nel mese di settembre, lo stesso giorno Jones con  “A new Northern Dittye of the Lady Greene Sleeves” e White con “A ballad,  being the Ladie Greene Sleeves Answere to Donkyn his   frende“, poi dopo pochi giorni, ancora White con  un’altra versione: “Greene Sleeves and Countenance, in Countenance is Greene Sleeves” e  qualche mese dopo Jones  con la pubblicazione di “A merry newe Northern   Songe of Greene Sleeves“; questa volta la replica venne da William Elderton,  che, nel febbraio del 1581, scrisse la “Reprehension against Greene Sleeves” .
In ultimo la versione riveduta e ampliata da Richard Jones  con il titolo “A New Courtly Sonnet of the Lady Green Sleeves” inclusa nella collezione ‘A Handeful of Pleasant Delites’  del 1584, fu quella che diventò la versione finale, ancora oggi eseguita  (almeno per quanto riguarda la melodia e per buona parte del testo con ben 17  strofe).

LA MELODIA

La melodia nasce per liuto, lo strumento per eccellenza della musica  rinascimentale (e barocca) che ha visto in Inghilterra una pregevole fioritura con autori del calibro di John Jonson e di John Dowland (consiglio l’ascolto del Cd di Sting Labirinth). Come evidenziato nello studio approfondito di Ian Pittaway l’antenato di Greensleeves è il Passamezzo antico.
By the late 15th century, plucked instruments such as the lute were just beginning to develop a new technique to add to their repertoire of playing styles, chordal playing, leading the way for grounds to be chordal rather than the single notes of the mediaeval period. One of the chordal grounds that developed was the passamezzo antico, meaning old passamezzo (there was also the passamezzo moderno), which began in Italy in the early 16th century before it spread through Europe. It’s a little like the blues today in that you have a basic, unchanging chord sequence and, on top of that, a melody is added. (tratto da qui)
Il coro però di Greensleeves segue l’andamento melodico di una Romanesca che a sua volta è stata una variante del passamezzo.

ASCOLTA melodia per liuto in “Het Luitboek van Thysius” scritto da Adriaen Smout per i Paesi Bassi  nel 1595

ASCOLTA Baltimore Consort nella versione strumentale in stile  rinascimentale con andamento a ballo

Anche se molto probabilmente Greensleeves era una danza di corteggiamento come il Passamezzo, una coreografia della danza la ritroviamo solo  in epoca più tarda, nell’English Dancing Master di John Playford (sia nell’edizione del 1686 e poi pubblicata a più riprese nel Settecento) come english country dance

LA LEGGENDA

anne-boleyn-roseLa leggenda  vuole che sia stato Enrico VIII, nel 1526, a  scrivere “Greensleeves”  per Anna Bolena, proprio  all’inizio della loro relazione, quando lei lo faceva sospirare (e gli anni  furono sette prima che i due si sposassero).
Un’ipotesi suggestiva in quanto sia la melodia che il testo ben si adattano al personaggio, che di suo ha scritto svariati brani ancora oggi nel repertorio  di molti artisti di musica antica; tuttavia la  poesia non è stata trascritta in nessun manoscritto dell’epoca e quindi non possiamo essere certi dell’attribuzione.
L’equivoco è stato generato da William Chappell che nel suo “Popular Music of the Olden Time” (Londra: Chappell & Co, 1859) attribuisce la melodia al re, mal interpretando una citazione di Edward Guilpin. “Yet like th’ Olde ballad of the Lord of Lorne, Whose last line in King Harries dayes was borne.”(in Skialethia, or a Shadow of Truth, 1598: la ballata “The Lord of Lorne and the False Steward” risale al tempo di Enrico VIII (King Harries) e, secondo Chappell è sempre stata cantata sulla melodia Greensleeves.

Così nella Serie Tv “The Tudors” si segue la leggenda e noi possiamo ammirare Jonathan Rhys Meyers tutto assorto mentre “trova” la melodia sul liuto…
VIDEO alla sequenza è abbinato l’ascolto del brano interpretato da The Broadside Band & Jeremy Barlow

Per restare in tema ASCOLTA gruppo tedesco  “Gregorian“, con le immagini del film “The Tudors” (strofe I, III, VIII, IX)

L’ORIGINE IRLANDESE?

William Henry Grattan Flood in A History of Irish Music (Dublino: Browne e Nolan, 1905) è stato il primo a presumere (senza addurre prove) l’irlandesità della melodia.  “In a manuscript in Trinity College, Dublin … Under date of 1566, there is a manuscript Love Song (without music however), written by Donal, first Earl of Clancarty. A few years previously, an Anglo-Irish Song was written to the tune of Greensleeves.”
Da allora l’idea della paternità irlandese ha preso sempre più vigore tant’è che il brano è presente nelle compilations di musica celtica  etichettato come irish traditional.

lady-greensleeves

A COURTING SONG

Walter+Crane-My+Lady+Greensleeves+-+(1)-SIl testo ci narra del corteggiamento di un gentiluomo verso una Lady un po’ ritrosa che lo respinge, nonostante i suoi generosi e principeschi regali; più ironicamente, si può interpretare come il lamento di un gentiluomo verso la moglie o l’amante bisbetica!
Roberto Venturi propende per u n contesto un po’ più piccante
Già ai tempi di Geoffrey Chaucer e dei Racconti di Canterbury (ricordiamo che Chaucer visse dal 1343 al 1400) l’abito verde era considerato tipico di una “donna leggera”, leggasi di una prostituta. Si tratterebbe quindi di una giovane donna di promiscui costumi; Nevill Coghill, il celebre ed eroico traduttore in inglese moderno dei Canterbury Tales, spiega -in riferimento ad un’interpretazione di un passo chauceriano- che, all’epoca, il colore verde aveva precise connotazioni sessuali, particolarmente nella frase A green gown, una gonna verde. Si trattava, in estrema pratica, delle macchie d’erba sul vestito di una donna che praticava (o subiva) un rapporto sessuale all’esterno, in un prato, “in camporella” come si direbbe oggigiorno. Se di una donna si diceva che aveva “la gonna verde”, in pratica era un pesante ammiccamento e le si dava di leggera se non tout court della puttana.
La canzone sarebbe quindi la lamentazione di un amante tradito e abbandonato, o di un cliente respinto; insomma, come dire, qualcosa di tutt’altro che regale (sebbene in ogni epoca i re siano stati generalmente i primi puttanieri del Regno). Un’altra possibile interpretazione è che l’amante tradito, o respinto, si sia voluto come vendicare sulla poveretta indirizzandole una deliziosa canzoncina in cui le dà della puttana mediante la metafora delle “maniche verdi”.” (Riccardo Venturi da qui)

Moltissimi gli interpreti, con versioni in stile antico e moderno (anche Yngwie Malmsteen la suona con la sua chitarra e Leonard Cohen ne propone una riscrittura nel 1974 ) di una melodia antica che non ha mai perso il suo fascino e popolarità.
Oggi il testo viene raramente eseguito e  solo per due o quattro strofe, ma è un brano amato dai gruppi corali che lo cantano più estesamente.

Nella versione in ‘A Handful of Pleasant Delites’, 1584, dalla raccolta di Israel G. Young (una ventina di strofe vedi testo qui) ci si dilunga sui regali che il nobiluomo fa alla sua bella per vezzeggiarla:  “kerchers to thy head”, “board and bed”, “petticoats of the best”, “jewels to thy chest”, “smock of silk”, “girdle of gold”, “pearls”, “purse”, “guilt knives”, “pin case”, “crimson stockings all of silk”, “pumps as white as was the milk”, “gown of the grassy green” con “sleeves of satin”, che la fanno essere “our harvest queen”, “garters” decorate d’oro e d’argento, “gelding”, e servitori “men clothed all in green”, e non ultimo tante leccornie ( “dainties”).

Le proposte per l’ascolto sono veramente tante e fare una cernita è ardua impresa (vedi qui), così mi limiterò a un paio di suggerimenti (il primo di parte!)

ASCOLTA Alice Castle live 2005

ASCOLTA Loreena  McKennitt in The   Visit 1991 (strofe I, III)

Comunque segnalo tra il classico e il moderno:
ASCOLTA Jethro Tull  versione strumentale in Christmas Album 2003

ASCOLTA David Nevue un arrangiamento per pianoforte stupefacente!

Da non perdere la traduzione di Riccardo Venturi (sommo poeta e traduttore) (qui) del Nouo Sonetto Cortese su la Signora da le Verdi Maniche. Su la noua Melodia di Verdi Maniche.
Verdi Maniche era ogni mia Gioja,
Verdi Maniche, la mia Delizia.
Verdi Maniche, lo mio Cor d’Oro;
Chi altra, se non la Signora da le Verdi Maniche?


VERSIONE INTEGRALE
chorus (1)
Greensleeves(2) was all my joy
Greensleeves was my delight,
Greensleeves my heart of gold
And who but my lady Greensleeves.
I
Alas, my love, you do me wrong,
To cast me off discourteously(3).
For I have loved you well and long,
Delighting in your company.
II
Your vows you’ve  broken, like my heart,
Oh, why did you so enrapture me?
Now I remain in a world apart
But my heart remains in captivity.
III
I have been ready at  your hand,
To grant whatever you would crave,
I have both wagered life and land,
Your love and good-will for to have.
IV
Thy petticoat of sendle(4) white
With gold embroidered gorgeously;
Thy petticoat of silk and white
And these I bought gladly.
V
If you intend thus to  disdain,
It does the more enrapture me,
And even so, I still remain
A lover in captivity.
VI
My men were clothed all in green,
And they did ever wait on thee;
All this was gallant to be seen,
And yet thou wouldst not love me.
VII
Thou couldst desire no earthly thing,
but still thou hadst it readily.
Thy music still to play and sing;
And yet thou wouldst not love me.
VIII
Well, I will pray to God on high,
that thou my constancy mayst see,
And that yet once before I die,
Thou wilt vouchsafe to love me.
IX
Ah, Greensleeves, now farewell, adieu,
To God I pray to prosper thee,
For I am still thy lover true,
Come once again and love me

TRADUZIONE ITALIANO
coro(1)
Greensleeves eri il bene dell’anima mia, la mia delizia, il mio cuore d’oro,
nessuno c’è al di fuori di te
la mia Signora dalle Maniche Verdi(2)
I
Ahimè amore mio, non mi rendete giustizia, a respingermi con scortesia
vi ho amata per tanto tempo
deliziandomi della vostra compagnia.
II
Le vostre promesse avete spezzato,
come il mio cuore.
Oh perché mi  avete così rapito?
Ora sto in un mondo a parte
e il mio cuore resta in prigione
III
Ero pronto al vostro fianco,
a concedervi ogni cosa aveste bramato, e avevo impegnato la mia vita e le mie terre, per mantenermi nelle vostre  grazie.
IV
La gonna di zendalo bianco(4)
con sfarzosi ricami d’oro,
la gonna di seta bianca
vi ho comprato con gioia.
V
Se così intendete disprezzarmi,
ciò mi rende più avvinto
e anche così, continuo a rimanere
un amante imprigionato
VI
I miei uomini erano vestiti tutti di verde, ed erano al vostro servizio
tutto ciò era galante da vedersi
e tuttavia voi non volete amarmi
VII
Voi non potete desiderare cosa terrena
senza che l’abbiate prontamente
La vostra musica ancora da suonare e cantare
e tuttavia voi non volete  amarmi
VIII
Pregherò Iddio lassù
che voi possiate riconoscere la mia costanza
e che una volta prima
che io  muoia voi possiate infine amarmi
IX
Ed ora Greensleeves addio vi saluto
Pregherò Iddio che voi prosperiate
sono ancora il vostro fedele amante
venite ancora da me ad amarmi

NOTE
1) l’ordine in cui sono cantate le prime due frasi del coro a volte sono  invertite e iniziano in senso contrario
2) Nel medioevo il colore verde era il simbolo  della rigenerazione e quindi della giovinezza e del vigore fisico, significava “fertilità” ma anche “speranza” e accostato  all’oro indicava il piacere. Era il colore della medicina per i suoi poteri  rivitalizzanti. Colore dell’amore allo stadio nascente, nel  Rinascimento era il colore usato dai giovani specialmente a Maggio; nelle donne  era anche il colore della castità. E tale attribuzione mal si accosta all’altro significato più promiscuo  di “donnina sempre pronta a rotolarsi nell’erba”. E il fascino della ballata sta proprio nella sua ambiguità!
Il verde è anche il colore che nelle fiabe/ballate connota una creatura fatata.
Le parole gaeliche “Grian Sliabh” (letteralmente tradotte come “sole montagna” ovvero una “montagna esposta a sud, soleggiata”)  si pronunciano Green Sleeve (il brano è peraltro molto popolare in Irlanda soprattutto come slow air). Grian è anche il nome di un fiume che scorre dalle Sliabh Aughty (contea Clare e Galway)
3) le espressioni sono proprie della lirica cortese
4) lo zendalo è un velo di seta; nella versione estesa i regali dello spasimante sono molti e costosi assai ed è tutto un lagnarsi di “oh quanto mi costi bella mia!”
IV
I bought three kerchers to thy head,
That were wrought fine and gallantly;
I kept them both at board and bed,
Which cost my purse well-favour’dly.
V
I bought thee petticoats of the best,
The cloth so fine as fine might be:
I gave thee jewels for thy chest;
And all this cost I spent on thee.
VI
Thy smock of silk both fair and white,
With gold embroidered gorgeously;
Thy petticoat of sendall right;
And this I bought thee gladly.
VII
Thy girdle of gold so red,
With pearls bedecked sumptously,
The like no other lasses had;
And yet you do not love me!
VIII
Thy purse, and eke thy gay gilt knives,
Thy pin-case, gallant to the eye;
No better wore the burgess’ wives;
And yet thou wouldst not love me!
IX
Thy gown was of the grassy green,
The sleeves of satin hanging by;
Which made thee be our harvest queen;
And yet thou wouldst not love me!
X
Thy garters fringed with the gold,
And silver aglets hanging by;
Which made thee blithe for to behold;
And yet thou wouldst not love me!
XI
My gayest gelding thee I gave,
To ride wherever liked thee;
No lady ever was so brave;
And yet thou wouldst not love me!
XII
My men were clothed all in green,
And they did ever wait on thee;
All this was gallant to be seen;
And yet thou wouldst not love me!
XIII
They set thee up, they took thee down,
They served thee with humility;
Thy foot might not once touch the ground;
And yet thou wouldst not love me!
XIV
For every morning, when thou rose,
I sent thee dainties, orderly,
To cheer thy stomach from all woes;
And yet thou wouldst not love me!

(Cattia Salto 2012 articolo trasferito dal sito ontanomagico con integrazioni 2017)

FONTI
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=53904&lang=it
http://greensleeves-hubs.hubpages.com/hub/FolkSongGreensleeves-Greensleeves   http://thesession.org/tunes/1598
http://ingeb.org/songs/alasmylo.html
http://tudorhistory.org/topics/music/greensleeves.html
http://earlymusicmuse.com/greensleeves1of3mythology/
http://earlymusicmuse.com/greensleeves2of3history/
http://earlymusicmuse.com/greensleeves3of3music/
http://ontanomagico.altervista.org/alas-madame.htm

PRONTI PER IL PADDY DAY? THE LEPRECHAUN SONG

 

st_patricks_parade_2010_leprechaunAd aprire le sfilate nel San Patrick’s Day  l’immancabile maschera del Leprecauno, di verde vestito, prototipo del folletto bonaccione o dispettoso a seconda dell’umore. Il Leprecauno è il folletto per antonomasia nella tradizione irlandese, soggetto di innumerevoli racconti, leggende e canzoni, eccellente violinista (si dice che abbia insegnato a suonare il violino ai più grandi musicisti irlandesi e italiani); così come ama la musica e la danza, egli incarna anche i vizi del popolo irlandese: gran bevitore di birra e whisky, estimatore di tabacco e fumatore di pipa. continua

THE  LEPRECHAUN SONG

Esistono  diverse canzoni sui leprecauni,  per lo più canzoncine per  bambini, questo testo però è stato trascritto da Weston Patrick Joyce (1827-1914) avendolo sentito da un cantastorie di Limerick nel 1853 (come riportato in Herbert  Hughes Irish Country Songs, volume III) “When Dr. Joyce published his  collection of old Irish Airs in 1872 he was unable to remember more than one  line of the ballad to which this air had been sung both in Dublin and  Limerick and wrote the words here given.”

In rete però si  accredita il brano come una poesia del fratello minore Robert Dwyer Joyce (1830-1883).

ASCOLTA Alice castle live

Ho trovato anche una versione d’antan
ASCOLTA Willie Brady


I
In a shady nook, one moonlit night,
a  leprechaun I spied
with a scarlet cap and coat of green(1),
a cruisc’n by his side
‘Twas “tic, tac tic” his hammer went, upon a tiny shoe(2)
I laughed to think of a  purse of gold(3),
but the fairy was laughing too.

II
With tiptoe step and beating heart, softly I  drew nigh
there was mischief in his merry face,
a twinkle in his eye
he hammered and sang with his tiny voice,
and drank his mountain dew(4)
I laughed to think  he was caught at last, but the fairy was laughing too.
III
As quick as thought I seized the elf, “Your fairy purse!(5)” I cried
“The purse,” he said, “is in the hand of the lady by your side”.
I turned to look, the elf was gone, then what  was I to do?
I laughed to think what a fool I’d been, but the fairy was  laughing too.
TRADUZIONE ITALIANO
I
Nel  chiarore di una notte di luna
vidi un folletto,
aveva un cappellino scarlatto  ed una giacchetta verde,
una fiaschetta a tracolla,
“tap-tap,tap-tap” picchiettava il suo  martelletto su di una singola scarpa
ed io risi al pensiero della sua pentola  dell’oro,
ma anche il folletto se la rideva….
II
Con passo rapido e trattenendo il respiro mi avvicinai silenziosa,
c’era  malizia nel suo sguardo allegro, uno strano scintillio nei suoi occhi.  Picchiettava e cantava con la sua vocetta stridula
sorseggiando il suo liquore
ed io risi al pensiero che finalmente era nelle  mie mani,
ma anche il folletto se la rideva…
III
Veloce come il pensiero lo afferrai, “dammi la tua borsa(1)” gli gridai.
“La mia borsa?” Disse. “E’ nella mano di  quella signora lì, dietro a te”
mi girai, il  folletto era sparito e allora che cosa mi rimaneva da fare?
Risi pensando a  che ingenua ero stata. ma anche il folletto se la rideva…

NOTA
1) Nelle prime descrizioni degli autori ottocenteschi però, il suo look era quella del damerino, con tanto di giacca rossa, ad esempio Yeat nel suo”Fairy and Folk Tales of the Irish Peasantry“( in italiano “Racconti di fate e folletti dei contadini irlandesi”) così scrive “È in qualche modo un elegantone, vestito di una giacca rossa con sette file di bottoni, sette bottoni per fila, e porta un cappello a tricorno, e nelle regioni del nord-est, secondo McAnally, si dice che sia solito girare come una trottola sulla punta del cappello quando ne trova uno della misura adatta.”.
Come sia, cronache più recenti lo descrivono come un ometto alto meno di un metro, con una giacca a falde color verde smeraldo (o la sua versione più antica ossia la redingote, una giacca lunga fino al ginocchio con falde aperte posteriormente), che indossa un cappello a cilindro, un panciotto di lana, pantaloni alla zuava, calze al ginocchio, scarpe di pelle con fibbie d’argento.
2) di mestiere è ciabattino, cuce e ripara le scarpe delle fate: lo si può trovare seguendo il caratteristico suono prodotto dall’incessante martellio sul cuoio delle scarpe, perché altrimenti è quasi impossibile riuscire a vederlo, essendo molto piccolo ed amante dei luoghi solitari.
3) Curiosamente è anche il “tesoriere” del Reame Fatato, e custodisce l’oro delle Fate in un grande, vecchio pentolone. Se si riesce a catturare il leprecauno, egli in cambio della libertà potrebbe rivelare dove ha nascosto il tesoro, ma è quasi impossibile riuscire a superarlo in astuzia!
4) In Irlanda con mountain dew (letteralmente “rugiada di montagna”) ma anche moonshine si intende il whiskey illegale, detto anche Póitín o Poteen, distillato abusivamente dai contadini irlandesi o dagli spiriti liberi in luoghi solitari, sulle alture o nelle paludi, al chiaro di luna (cioè di nascosto). Per non pagare le tasse imposte dal governo britannico sull’alcol.
La produzione di Póitín ancorchè clandestina è stata una discreta fonte di reddito in Scozia e nella parte occidentale dell’Irlanda più povera o presso le comunità dei pescatori anch’essi assoggettati ad una vita grama. continua
5) la borsa che il Leprecauno  porta a tracolla, contiene un unico scellino che ricompare subito dopo essere  stato speso. Per alcuni le borse sono due, una con il magico scellino,  l’altra è per la moneta d’oro che il leprecauno  usa in extremis, in cambio della sua libertà, ed è proprio questa moneta a  trasformarsi in foglia o sasso o guscio di lumaca nelle mani di un umano avido o disonesto.

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/saint-patrick-day.html
http://ontanomagico.altervista.org/leprechaun.htm

MOUNTAIN DEW, IL WHISK(E)Y AL CHIARO DI LUNA