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IN THE BLEAK MIDWINTER: SNOW ON SNOW

christina_rossettiCanto natalizio conosciuto con il titolo di A Christmas Carol era inizialmente una poesia di Christina Rossetti scritta nel 1872; una ventina d’anni dopo, il compositore inglese Gustav Theodore Holst vi adottò una sua melodia dal titolo Cranham. Successivamente molte altre melodie vennero scritte e pubblicate (quella più conosciuta per coro è stata composta da Harold Drake nel 1911)
In una lettera indirizzata da Christina Rossetti a W. Aytoun nel 1854 leggiamo: “parlando come sto facendo a un poeta, spero di non essere fraintesa e tacciata di egoismo o vanità quando dico che l’amore che nutro per le opere degli altri autori mi induce a pensare che le mie non siano poi così disprezzabili; che la poesia è parte di me, un impulso e una realtà e non un meccanismo; e so che i miei intenti di autore sono puri, orientati al vero e al giusto.”

SNOW ON SNOW

Moltissimi artisti hanno interpretato questo brano dolce e delicato presente anche in tanti innari (che censurano tuttavia la III strofa forse per via di quel “breast full of milk” considerato troppo audace!). Indubbiamente la composizione pare fresca e spontanea a confronto di molti inni più roboanti e ridondanti con frasi fatte tratte dalla Bibbia; eppure la teologia delle parole è ben fondata ed erudita, essendo la poesia solo apparentemente scritta con il cuore di un fanciullo.

Vergine e il Bambino -Jean Fouquet, 1452-53

La prima strofa trasmette tutto il freddo e la durezza di un Inverno che metaforicamente era sulla terra prima della venuta di Cristo. Nella seconda strofa una scena apocalittica della magnificenza di Dio, si contrappone alla nascita in un umile stalla di suo Figlio, Gesù. La IV strofa è il tripudio di tutte le schiere angeliche che, saturando il cielo di ali e di luce, celebrano la divinità di Cristo. Ad essi la poetessa accosta la tenerezza di una madre che bacia e nutre il figlioletto dal suo seno. Così cielo e terra adorano il bambinello e noi ne riconosciamo la duplice natura. L’ultima strofa è l’invito ad accogliere Dio nel proprio cuore.

Le registrazioni sono proprio tante, vuoi per la tenerezza e freschezza del testo, vuoi per le armonie. E’ ardua perciò una riproposizione che inevitabilmente escluderà tante altre versioni.

MELODIA G.T. HOLST
Loreena McKennitt in “A Midwinter Night’s Dream” 2008, insuperabile versione strumentale con il canto affidato al violino, il violoncello in contrappunto e l’arpa che emerge come voce solista nella parte centrale!
Ancora una versione strumentale con Tine Thing Helseth (tromba) Birgitte Volan Håvik (arpa) e Elise Båtnes (violino)

Moya Brennan in “An Irish Christmas” 2005 (strofe I, II, IV, V)

INTERESSANTI VARIAZIONI MELODICHE
ASCOLTA Sarah McLachlan in “Wintersong” 2006 ” (strofe I, IV, V)

ASCOLTA Erin Bode in “A Cold December Night” (strofe I, IV, V) -lo confesso- mi piace tutto l’album


I
In the bleak midwinter
Frosty wind made moan,
Earth stood hard as iron,
Water like a stone;
Snow had fallen, snow on snow,
Snow on snow(1),
In the bleak midwinter,
Long ago.
II
Our God, heaven cannot hold him,
Nor earth sustain;
Heaven and earth shall flee away
When he comes to reign;
In the bleak midwinter
A stable place sufficed
The Lord God incarnate,
Jesus Christ.
III
Enough for him, whom Cherubim
Worship night and day
A breast full of milk (2)
And a manger full of hay.
Enough for him, whom angels
Fall down before,
The ox and ass and camel(3)
which adore.
IV
Angels and archangels
May have gathered there,
Cherubim and seraphim
Thronged the air;
But his mother only,
In her maiden bliss,
Worshipped the Beloved
With a kiss.
V
What can I give him,
Poor as I am?
If I were a shepherd
I would bring a lamb,
If I were a wise man
I would do my part(3),
Yet what I can I give Him —
Give my heart.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
A metà di un tetro inverno
il vento gelido si lamentava,
la terra era dura come ferro,
l’acqua come pietra;
la neve era caduta, neve su neve
neve su neve
a metà di un tetro inverno
tanto tempo fa
II
Il nostro Dio, il cielo non può trattenerlo, né la terra sostenerlo;
cielo e terra scompariranno
quando verrà il suo Regno;
a metà di un tetro inverno
una stalla fu sufficiente
per il Signore, Dio incarnato
Gesù Cristo
III
Bastò per lui, dei cherubini
che lo adorassero notte e giorno,
un seno pieno di latte
e una mangiatoria piena di fieno.
Bastò per lui, che gli angeli
caduti in passato,
il bue e l’asino e il cammello
lo adorassero
IV
Angeli ed arcangeli
erano tutti lì riuniti,
cherubini e serafini
affollavano l’aria,
ma solo sua madre
nella sua beatitudine di vergine
adorò il suo Amato
con un bacio
V
“Cosa posso dargli
povera come sono?
Se fossi un pastore
vorrei portare un agnello,
se fossi un Magio
vorrei fare la mia parte,
ecco ciò che posso donargli –
gli dono il mio cuore”

NOTE
1) anche la musica rallenta e cade soffice come neve, su neve e ancora neve
2) la Vergine che, a seno scoperto, allatta il figlio fu oggetto di numerose sculture nel Medioevo; secondo gli studiosi il riferimento cade sulla dea egiziana Iside che tiene in braccio il figlio Horus
3) dalla campagna inglese sommersa dalla neve precipitiamo in Medio Oriente appena si evoca il cammello
3) risolvendo il “wise man” come Magio si intende che porterà al bambino un dono appropriato: oro, incenso o mirra

FONTI
Poesie di Christina Rossetti
http://www.christinarossetti.it/

WASSAILING FOR THE MUMPING DAY

WAES HAEL

Wassail_BowlPer Natale e Capodanno nei paesi nordici è ancora viva l’usanza del Wassailing, il brindisi per festeggiare l’anno nuovo!
Ai nostri giorni il wassail si prepara come un punch molto speziato a base di sidro (per la ricetta qui), o anche un vin brulè (per la ricetta qui) , ma nel Medioevo il liquido principale doveva essere della birra calda con sidro di mele o polpa di mele.
In Inglese antico la frase “Waes Hael” significa “Buona Salute”ed è il nome dato sia al brindisi che alla coppa che contiene la bevanda del brindisi. In origine si ritiene che i brindisi si svolgessero nei frutteti dove si brindava per la salute e la prosperità degli alberi (vedi), poi si passò alle visite benaugurali di porta in porta nei villaggi, che ripetevano le antiche strofe ed altre ne aggiungevano, alla salute dei padroni di casa e alla loro prosperità.
Dal wassailing porta a porta, la wassailing bowl (= grolla della salute) entra nelle case sulla tavola di Natale come bevanda per i commensali!

Nel Medioevo gruppi di giovani questuanti cantavano e suonavano per le strade dietro il compenso di libagioni o di denaro oppure portavano la grolla della salute (wassail bowl) di casa in casa, cantando per reclamizzarne la bontà e per augurare una buona festa di Natale e un felice Anno Nuovo, in attesa di una piccola ricompensa.

LA COPPA DEL BRINDISI

grolla valdostana con beccucci
grolla valdostana senza beccucci

A volte una coppa svasata, già nel Medioevo la “jolly wassel bowl” prende forma di grande pisside intagliata nel legno.

Anche la grolla valdostana (tipica della Val D’Aosta e del Canavese) ha forme simili, alta e stretta scolpita nel legno (noce o acero) ha come bevanda principe il vin brulè; derivata da quella la “coppa dell’amicizia” è invece più panciuta e con vari beccucci per bere il caffè alla valdostana “à la ronde”, ovvero facendo passare la coppa di mano in mano, senza mai appoggiarla sul tavolo. Probabilmente grolla deriva dal termine graal cioè calice, in lingua d’oil (francese arcaico) significa proprio “recipiente” o “coppa”: l’uso della grolla è storicamente documentato fin dall’Alto Medioevo degli oggetti in uso nei castelli.

Wassail bowl in terracotta 1702

Nel Settecento e in epoca vittoriana predomina in Gran Bretagna il modello in terracotta invetriata con manici, spesso abbondantemente decorata. Il coperchio a forma di alta cupola, è fondamentale per tenere al caldo la bevanda e i numerosi manici favoriscono il passaggio di mano in mano della coppa stessa.

Wassail Bowl
Inizialmente quindi erano i questuanti a portare la grolla di casa in casa (una simbolica condivisione comunitaria della bevanda e delle provviste così come si faceva nei tempi delle società tribali), ma più comunemente, specialmente in epoca vittoriana, erano i mendicanti o i bambini più poveri e le donne a girare con la tazza del wassail vuota perché fosse riempita con bevande calde per accompagnarci pane e formaggio elargiti dai padroni di casa!
Dal “wassailing” (canti rituali di natura non religiosa) si passa infine al “caroling” ossia ai canti di Natale di natura religiosa, una questua premiata con cioccolata calda e biscotti e praticata soprattutto dai bambini. (continua)

The Wassail Bowl
1860 – The Wassail Bowl – John Gilbert

THE WASSAIL SONGS

La struttura di questi canti di questua è tipica: si inizia con delle strofe che decantano la bontà della bevanda portata, la richiesta di aprire la porta per far entrare i questuanti o quantomeno far venire la cameriera (o il maggiordomo) per portare del cibo o un’offerta in denaro; in cambio si brinda alla salute della famiglia, alla prosperità del bestiame e dei raccolti. (c’erano ovviamente anche le strofe delle maledizioni nel caso l’offerta non fosse abbastanza generosa!)

Nelle Midland occidentali dell’Inghilterra è ancora diffuso il canto di questua o carol natalizio “Jolly wassel-bowl” con un testo risalente probabilmente al 1600. La ricetta tipica che si preparava all’epoca per la wassail bowl era detta Lambswool per il colore chiaro e spumoso della sua superficie, ma secondo Richard Cook il nome potrebbe essere una corruzione di lamasool cioè “La mas ubal” ( “Il giorno delle mele”) la festa celtica dell’Apple Howling: To fully understand the traditions of the wassail in summary we can look at Samuel Johnson’s Dictionary, published in 1756, which says the ‘Wassail’ was: “a liquor made of apples, sugar, and ale; a drunken bout; a merry song”. Yet the word wassail derives from the much older, ‘Old English’ (Anglo-Saxon) words wæs (þu) hæl which means ‘be healthy’ or ‘be whole’ – both of which meanings survive in the modern English phrase to be, ‘hale and hearty’ – while the first written reference to wassailing dates back to a medieval 1486-93 AD record, for wassail payments made at the New Year, at St Mary De Pre Priory (in St Albans). (tratto da qui)

LAMBS WOOL

Robert Herrick (1648)
Next crown a bowl full
With gentle lamb’s wool :
Add sugar, nutmeg, and ginger,
With store of ale too ;
And thus ye must do
To make the wassail a swinger.
TESTO
Poi riempi la boccia fino all’orlo
con una dolce “lana d’agnello”;
aggiungi zucchero, noce moscata e zenzero e anche birra;
così si deve fare
per fare una grolla allegra

ASCOLTA Mundi in Apple Howing (2006) per una bella colonna sonora qui o su Spotify
Ricette d’epoca qui e qui

 A jolly wassel-bowl

ASCOLTA Leafy Greens & Mutton

Si riportano solo le strofe cantate invece delle 12 del testo integrale (qui); il testo è antico e si trova in diverse raccolte tra cui “Christmas Carols Ancient and Modern” (1833) con la nota di William Sandys: Printed in Ritson’s Ancient Songs, pp. 304-6. From a collection intitled “New Christmas Carols: Being fit also to be sung at Easter, Whitsontide, and other Festival Days of the year.” No date, 12 mo. black letter; “in the curious study of that ever-to-be-respected antiquary Mr. Anthony á Wood [1632-1695], in the Ashmoleian Museum.”

Jolly wassel-bowl
I
A jolly wassel-bowl,
A wassel of good ale,
Well fare the butler’s soul,
That setteth this to sale (1);
Our jolly wassel (2).
II
Good dame, here at your door
Our wassel we begin,
We are all maidens poor,
We pray now let us in,
With our wassel.
III
Our wassel we do fill
With apples and with spice (3),
Then grant us your good will
To taste here once or twice
Of our good wassel.
IV
Much joy into this hall
With us is entered in;
Our master, first of all,
We hope will now begin
Of our wassel.
V
Some bounty from your hands,
Our wassel to maintain:
We’l buy no house nor lands
With that which we do gain
With our wassel.
VI
Much joy betide them all,
Our prayers shall be still,
hope and ever shall,
For this your great good will
To our wassel.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
La grolla della salute,
una coppa di buona birra
conforterà l’anima del maggiordomo, quella che prepariamo per vendere (1)
il nostro allegro wassail (2)
II
Buona madama, qui alla vostra porta inizia la nostra questua
siamo tutte povere fanciulle
e vi preghiamo di farci entrare
con la nostra coppa
III
La nostra coppa riempiamo
con mele e spezie (3)
perciò assicurateci la vostra buona volontà di assaggiare uno o due sorsi del nostro buon wassail
IV
Tanta gioia in questa casa
con noi è entrata;
il nostro padrone, per primo
speriamo inizierà ora
con il nostro wassail
V
Dei doni dalle vostre mani
per provvedere al nostro wassail,
non compreremo case o terre
con quello che guadagneremo
con il nostro wassail
VI
Tanta gioia per tutti voi
le nostre preghiere saranno di pace,
speranza e ogni bene
per la vostra grande generosità
al nostro wassail

NOTE
1) nelle versioni più antiche sono i questuanti, per lo più le donne accompagnate dai figli piccoli, a preparare la grolla della salute e a portarla di casa in casa per il brindisi benaugurale
2) wassel è poi modernizzato in wassail
3) nel Medioevo il liquido principale della grolla era birra calda aromatizzata con mele e spezie. Le ricette d’epoca prevedono la cottura in forno delle mele ridotte successivamente in purea e l’aggiunta di noce moscata, zenzero e zucchero.
Le spezie che già si utilizzavano nell’Alto Medioevo (ovviamente alle tavole dei ricchi per l’alto costo) erano: zenzero, zafferano, chiodi di garofano e pepe, mescolate poi a molte erbe aromatiche. Nel Duecento si aggiunsero: cubebe (un tipo di pepe), macis, zucchero, cannella, liquirizia, grano saraceno, cumino, anice, coriandolo e gromillo (sotto il nome di spezia si classificavano anche molte erbe curative e cereali) e nel Trecento noce moscata, galanga e cardamomo.

continua The Mumping Day

WASSAIL SONGS

Facciamo perciò un giro per la campagna britannica e in particolare nel Glouchestershire, nello Yorkshire e nel Somerset, nel Galles e in Cornovaglia

 THE GLOUCHESTERSHIRE WASSAIL
 
THE GOWER WASSAIL 
 THE CORNISH WASSAIL SONGS
THE YORKSHIRE WASSAIL SONGS
 THE SOMERSET WASSAIL

FONTI
http://oakden.co.uk/lambswool/
http://www.cbladey.com/wassail.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=97570
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/a_jolly_wassel_bowl.htm
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/carroll_for_a_wassell_bowl.htm
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/Notes_On_Carols/wassailing.htm

LE DECORAZIONI NATALIZIE

Le decorazioni natalizie, oggi fortunatamente più eco-friendly, hanno origine dall’usanza medievale di addobbare la casa con rami sempreverdi. L’usanza era però molto più antica, risalente ai riti solstiziali per sostenere il sole morente dell’Inverno. Il sempreverde era la speranza  della vittoria del Sole e del rinnovarsi della vita contro le forze del male e dell’oscurità.
Chiese e case erano decorati con rami d’alloro, rosmarino, pungitopo, agrifoglio, edera e bacche.

DECK THE HALLS

Fu l’Ottocento vittoriano a dettare le regole della casa elegante durante il Natale: al motto di “uniformità e ordine con stile” le istruzioni fioccarono nei Magazine per signore, e pensare che agli inizi dell’Ottocento il Natale era una festa a mala pena celebrata in Inghilterra! La trasformazione è stata rapida e capillare.

L’ALBERO DI NATALE

victorian_treeA cominciare con l’albero di Natale, un’usanza tipicamente germanica introdotta in Inghilterra nel 1840 dalla regina Vittoria, innamorata del suo bel principe Alberto e celebrata dall’Illustrated London News; qualche anno più tardi è riprodotto il disegno di tutta la famiglia reale riunita intorno all’abete, decorato con candele accese, dolcetti, frutta, decorazioni fatte in casa e piccoli doni; il messaggio espresso chiaramente nell’illustrazione era quello del calore e della condivisione di una festa che riuniva tutta la famiglia, dalla preparazione del cibo e della tavola, alle decorazioni e poi i regali, i giochi di società e i balli. Il secondo fautore del nostro Natale fu Charles Dickens con il libro “A Christmas Carol” (pubblicato nel 1843) che divenne portatore di valori quali la famiglia, la carità, la buona volontà e la pace.

Già i romani per i Saturnalia e le Calendae decoravano la casa con rami di abete, spiriti della fertilità che rimanevano carichi di foglie anche in pieno Inverno. E tuttavia non si riesce a rintracciare il passaggio da questi ramoscelli all’albero natalizio. Una leggenda narra di Wilfred di Credition un sacerdote cristiano dell’VIII secolo missionario in Germania: per dissuadere i “pagani” nelle pratiche rituali in onore ai vecchi dei fece abbattere una quercia, la pianta sacra di Odino. Ma lì vicino nacque un abete così Wilfred la proclamò emblema della nuova fede.
Un’altra leggenda racconta nientemeno che Martin Lutero, suggestionato da una notte stellata, alla vigilia di Natale decorò un abete con tante candele accese per catturare la luce delle stelle e lo regalò ai figli. Una cinquantina d’anni dopo Lutero l’usanza di decorare l’abete con candele, decorazioni, dolcetti e frutta era una moda a Strasburgo, moda che si diffuse nei secoli seguenti un po’ per tutto il continente europeo.

E per restare sempre in tema di gesti benaugurali: non bisogna rimuovere l’albero di Natale e altre decorazioni di Natale prima della dodicesima notte (6 gennaio).

LE PIANTE MAGICHE D’INVERNO

Le antiche credenze sulle piante magiche dell’Inverno vennero rivestite dalla Chiesa cristiana di nuovi simboli, tranne il vischio la pianta sacra dei Druidi di cui i sacerdoti cristiani proibirono l’uso nelle chiese.

AGRIFOGLIO
Oltre all’abete tutte le piante sempreverdi a bacca erano le benvenute in casa. Le popolazioni celtiche (come gli antichi romani) attribuivano all’agrifoglio poteri magici, e ne appendevano dei ramoscelli alle porte, come amuleti contro gli spiriti maligni. L’agrifoglio era considerata una pianta benaugurante, la controparte invernale della Quercia. L’equivalente femminile del Re Agrifoglio è l’Edera (in inglese Ivy) entrambi sono simboli di fertilità e sono intrecciati insieme nelle ghirlande per rendere manifesta la doppia natura maschile e femminile del principio creativo. continua

EDERA
Con l’edera anticamente si intrecciavano corone, simbolo di unione e fedeltà tra i futuri sposi, era anche la pianta sacra di Dioniso e perciò nel mondo greco e latino saldamente legata al vino . I Celti l’associavano alla dea gallese Arianrhod. E’ una pianta che fiorisce al contrario , in autunni infatti spuntano le infiorescenze che diventano nere bacche in primavera.

VISCHIO
Pianta sacra per eccellenza il vischio nella tradizione celtica era considerato un efficace rimedio ovvero una “pianta che guarisce tutto“. Come l’idromele era inoltre utilizzato nei rituali matrimoniali in quanto si riteneva che il vischio potesse rendere fertile la coppia. Per i Celti il vischio era il simbolo della resurrezione, della sopravvivenza della vita alla morte, affascinati dalla sua vita completamente aerea, credevano fosse l’emanazione della divinità sulla Terra.
Oggi il vischio è una pianta benaugurale utilizzata per decorare le porte e i vani di passaggio, è prassi scambiarsi un bacio se una coppia si trova sotto i suoi rami; l’usanza inglese vuole che per ogni bacca ci sia un solo bacio così ogni volta che una coppia si bacia sotto il vischio, una bacca deve essere tolta dal rametto. Un tempo bruciare il vischio dell’anno vecchio significava propiziare i raccolti e tenere lontano la malasorte. continua

CHRISTMAS BOUGH

Si tratta di una tipica decorazione natalizia d’epoca medievale, un globo sempreverde, una struttura composta da vari rami di edera e agrifoglio (ma anche rosmarino, alloro e ogni altra ramaglia verde disponibile in giardino) intrecciati in modo da ottenere un grosso globo: i rami curvati a seguire gli spicchi della sfera erano legati tra di loro (e per rinforzare la struttura a seconda della dimensione era talvolta disposto anche un cerchio di sempreverdi lungo l’equatore). All’interno del globo si appendeva un frutto di stagione, in genere una mela o una pera.
Il globo dei sempreverdi era agganciato in alto sul soffitto e nella parte inferiore si appendeva un rametto (o più rametti) di vischio tenuti insieme da un bel fiocco di raso. Ammiriamo questa bellissima decorazione d’epoca Regency, una rielaborazione del globo natalizio medievale impreziosita da candele.

Così a seconda delle dimensioni e della disposizione più fitta dei rami, la composizione poteva diventare più simile a una palla detta anche Christmas kissing ball. Questa decorazione è ancora molto popolare nei paesi anglosassoni.
Usare il vischio nelle decorazioni natalizie era invece un tempo una questione più controversa, bandito dalle Chiese cattoliche per tutto l’Ottocento, anche nelle case signorili più conservatrici e di rigidi principi, era relegato nelle cucine e nelle fattorie.

Alcuni tutorial molto interessanti a cui ispirarsi per le decorazioni
http://blog.english-heritage.org.uk/how-to-make-traditional-tudor-christmas-decorations/
http://www.theherbariumproject.com/on-the-make-a-victorian-kissing-ball/

http://www.thepaintedhinge.com/2013/12/17/diy-yule-log-tutorial/

Canti natalizi con le piante del Natale

DECK THE HALLS
GET IVY AND HULL
GREEN GROWTH THE HOLLY
HOLLY AND THE IVY
HOLLY AND IVY GIRL
MISTLETOE BOUGH
MISTLETOE BOUGH (Ken Nicol)
NAY IVY NAY
SANS DAY CAROL

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/solstizio-inverno.htm
https://austenonly.com/2009/12/14/jane-austen-and-christmas-decorating-the-georgian-home/

MISS FOGARTY’S CHRISTMAS CAKE

“Miss Fogarty’s Christmas cake” (in italiano “Il Dolce di Natale della Signorina Fogarty”) è stata composta da Charles Frank Horn di Middleport, Pennsylvania, e pubblicata nel 1883 da WF Shaw. Horn, un prolifico scrittore di canzoni popolari, nato in Pennsylvania nel 1853, e non di origini irlandesi. Una tipica vaudeville song che divenne subito popolare tra gli irlandesi-scozzesi tra i canti del periodo natalizio, di cui si trovano alcune varianti testuali con titoli diversi: “Miss Hooligan’s christmas cake” e anche “Trinity cake”.
Per questa canzone c’è un piccolo mistero: la “Library of Congress” accredita come data di composizione il 1883 (per Miss Fogarty), mentre la “National Library of Scotland” fa risalire l’originale a un broadside scozzese del 1880-1900 (per Miss Hooligan).

CHRISTMAS PUDDING

PuddingIl dolce “incriminato” non è altro che il Plum Pudding (detto anche Budino di Natale), il più popolare dei dolci natalizi inglesi in epoca Regency, consacrato da Charles Dickens nel suo “A Christmas Carol“, una specie di budino di pane come quello che facevano le nostre nonne, solo molto più ricco ed elaborato, ma ahimè indigesto se non cucinato bene. (per la ricetta continua).
Per rendere più digeribile il christmas pudding occorre cuocerlo a lungo in bagnomaria. In genere si prepara cinque settimane prima di Natale. Al momento di servire si cuoce ancora per un’altra ora!

In epoca vittoriana era cucinato in un modo insolito per noi, ovvero chiudendo tutto il composto in un panno ben legato all’estremità che veniva immerso nell’acqua bollente per 3-4 ore. Nelle cucine del tempo voleva dire utilizzarelo stesso calderone in cui si lavavano i panni “The secret of making plum pudding light and digestible lies in properly preparing the suet, mincing the currants, and boiling a sufficient time. Puddings made with breadcrumbs are lighter than those made wholly of flour; and a mixture of the two makes the best pudding. Plum puddings may be made some time before Christmas, and, having been boiled, the cloth must be opened out, but not taken off the pudding, and dried. Wrapped in paper, and stored in a dry place, puddings will keep good for several months, and only require to be boiled for an hour at the time of serving.”  Household Words, A weekly journal, vol 2, 1882. Charles Dickens

ASCOLTA Irish Rovers in “The Best of Irish Rovers” 1999

ASCOLTA The Spinners: Mrs Hooligan’s Christmas Cake

La versione testuale degli Irish Rovers è leggermente modificata rispetto al testo di C.H. Horn


I
As I sat in my window last evening,
a letterman brought it to me
A little gilt-edged invitation sayin’
“Gilhooley come over to tea”
each christmas the Fogarties sent it.
So I went just for old friendships sake.
The first thing they gave me to tackle
Was a slice of Miss Fogarty’s cake.
Chorus:
There were plums and prunes and cherries,
There were citrons and raisins and cinnamon, too
There was nutmeg, cloves and berries
And a crust that was nailed on with glue
There were caraway seeds in abundance
Such that work up a fine stomach ache
That could kill a man twice after eating a slice
Of Miss Fogarty’s Christmas cake.
II
Miss Mulligan wanted to try it,
But really it wasn’t no use
For we worked in it over an hour
And we couldn’t get none of it loose
Till Murphy came in with a hatchet
And Kelly came in with a saw
That cake was enough be the powers above
For to paralyze any man’s jaws
III
Miss Fogarty proud as a peacock,
Kept smiling and blinking away
Till she flipped over Flanagans brogans
And she spilt the homebrew in her tea
“Aye Gilhooley -she says-you’re not eatin,
Try a little bit more for me sake”
“And no Miss Fogarty- says I-
For I’ve had quite enough of your cake”
IV
Maloney was took with the colic,
O’Donald’s a pain in his head
Mc’Naughton lay down on the sofa,
And he swore that he wished he was dead
Miss Bailey went into hysterics
And there she did wriggle and shake
And everyone swore they were poisoned
Just from eating Miss Fogarty’s cake
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Mentre ero alla finestra ieri sera,
il postino mi ha portato un piccolo invito dai bordi dorati che diceva “Gilhooley vieni a prendere il tè”,
ogni Natale i Fogarty lo mandano.
Così ci andai solo per la nostra vecchia amicizia. Per prima cosa mi diedero da affrontare una fetta di torta di Miss Fogarty.
Coro:
C’erano susine e prugne e ciliegie,
c’erano anche limoni, uvetta e cannella,
c’era noce moscata, chiodi di garofano e bacche e una crosta che era stata appiccicata con la colla,
c’erano semi di cumino in abbondanza da far venire un gran mal di stomaco,
che potrebbe uccidere un uomo due volte dopo aver mangiato una fetta della torta di Natale di Miss Fogarty.

II
Miss Mulligan  voleva assaggiarla,
ma tutto è stato inutile
che ci abbiamo provato per più di un’ora e non ci siamo riusciti:
finchè Murphy venne con un’accetta
e Kelly con una sega,
quella torta era abbastanza visti i poteri di cui sopra, da paralizzare le mascelle di ogni uomo.
III
Miss Fogarty orgogliosa come un pavone, continuò a sorridere e ad ammiccare finché travolse gli scarponi di Flanagan e  versò  il whisky nel suo tè “Gilhooley -dice- ma non avete mangiato,
sforzatevi po’ per amor mio”
“Oh no signorina Fogarty -dico io – perchè sono sazio della vostra torta”.
IV
Maloney fu colto dalla colica, O’Donald da un dolore alla testa, Mc’Naughton si sdraiò sul divano
e giurò che avrebbe voluto essere morto,
Miss Bailey divenne isterica
e si agitò e tremò
e tutti giuravamo di essere stati avvelenati per aver mangiato la torta della signorina Fogarty.

continua

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/figgy-pudding.htm
http://www.nyfolklore.org/pubs/voic33-3-4/cake.html

WE WISH YOU A MERRY CHRISTMAS

“We Wish You A Merry Christmas” (in italiano “Auguri di Buon Natale”) è una canzone natalizia conosciuta anche con il nome di “Figgy Pudding Song”  .
In cambio degli auguri di buone feste i carollers chiedono una fetta di figgy pudding ovvero una fetta di Budino Natalizio, un dolce diventato tradizionale nelle Isole Britanniche,  molto popolare nel 1500, poi guardato con sospetto dai Puritani per il grande  contenuto alcolico, è ritornato in auge in epoca Regency:  di forma tondeggiante a base di mandorle, fichi secchi o uvetta  e altra frutta, rum e varie  spezie, si portava in tavola il 25 dicembre decorato con un ramo di  agrifoglio.
Ma è stato Charles Dickens nel suo “A Christmas  Carol” a consacrare il Figgy Pudding quale  elemento immancabile sulla tavola inglese di Natale, con un operazione mirata  ad esaltare i valori della tradizione medievale.  Preparare il Christmas pudding era una festa per  tutti i bambini della casa! A cominciare dall’impasto in cui ogni componente  della famiglia dava un giro di mestolo per esprimere un desiderio. Il budino avvolto in un panno era immerso in un grande  calderone di rame, lo stesso che veniva utilizzato per lavare i vestiti e  riscaldare grandi quantità di acqua. continua

Oggi è un dessert un po’ dimenticato tranne in America che  è stato reinterpretato nella tradizionale torta di frutta secca.

FIGGY PUDDING SONG

I carollers chiedono a gran voce una fetta di budino natalizio! Del brano esistono  varie versioni testuali con delle piccole varianti in alcuni versi, e tra  tutte vi propongo la versione un po’ fiabesca e sognante di Enya e quella strumentale e stupefacente dei August Burns Red

ASCOLTA Enya in “Amarantine“,  Special Christmas edition- 2005

ASCOLTA August  Burns Red in “Sleddin’  Hill” 2012
We Wish You a Merry Christmas – 41:15


I
We wish you a Merry Christmas,
We wish you a Merry Christmas,
We wish you a Merry Christmas,
And a Happy New Year!
Chorus
Good tidings we bring,
to you and your kin
We wish you a Merry Christmas,
and a Happy New Year!
II
Now bring us a figgy pudding
Bring us a figgy pudding
Bring us a figgy pudding
And a cup of good cheer!
III
For we all like figgy pudding
We all like figgy pudding
We all like figgy pudding
So bring some out here.
IV
We won’t go until we get some
We won’t go until we get some
We won’t go until we get some
So bring some out here
TRADUZIONE ITALIANO
I
Vi auguriamo un Buon Natale
Vi auguriamo un Buon Natale
Vi auguriamo un Buon Natale
ed un Felice Anno Nuovo.
CORO
Buona novella portiamo
a voi e ai vostri parenti;
Buone notizie per il Natale
e un Felice Anno Nuovo.
II
Oh, portaci un budino all’uvetta;
portateci un budino all’uvetta
portateci un budino all’uvetta
e una tazza di buon umore.
III
Perché a tutti piace il budino all’uvetta
a tutti piace il budino all’uvetta
così portatene un po’ qui fuori.
IV
Non ce ne andremo
finché non ne avremo un po’,
finché non ne avremo un po’
allora portatene un po’ qui  fuori

continua

CHRISTMAS IS COMING: THE GEESE ARE GETTING FAT

Già i Celti mangiavano l’oca a Samain e i cristiani medievali la servivano sulla tavola per San Michele (29 settembre), in epoca Regency finisce sulla tavola di Natale come piatto principale della cena natalizia inglese (oltre al roast beef e alla cacciagione), finchè in epoca vittoriana l’oca riebbe il posto d’onore nel menù spodestata poco dopo dall’americano (e più economico) tacchino.
There never was such a goose. Bob said he didn’t think there ever was such a goose cooked. Its tenderness and flavour, size and cheapness, were themes of universal admiration. Eked out by apple-sauce and mashed potatoes it was a sufficient dinner for the whole family indeed; as Mrs Cratchit great delight (surveying one small atom of a bone upon the dish), they hadn’ t ate it all at last! Yet every one had had enough, and the youngest particular, were steeped in sage and onion to the eyebrows!” (Charles Dickens in A Christmas Carol)
L’oca arrosto resta comunque la preferita sulle tavole natalizie dei Piemontesi e Lombarde prestandosi a preparazioni agro-dolci con ripieni saporiti di mele e nocciole, o prugne e castagne !

oca-tavola

RICETTA MEDIEVALE da Il libro della cucina XIV secolo qui

LA FILASTROCCA

L’oca spunta anche in una filastrocca inglese per bambini diventata christmas carol. La canzoncina vuole ricordare ai bambini (e anche ai grandi) che il significato del Natale è nella condivisione e nella generosità: ognuno dona quello che può a chi ne ha più bisogno, e se non ha proprio niente, non resta che augurare… la benedizione di Dio!
La datazione della filastrocca non è semplice potrebbe essere medievale (come molte altre Nursery Rhyme) oppure d’epoca vittoriana, come si è propensi a credere soprattutto per questa canzone. La prima versione stampata della filastrocca trova nel Shropshire Folklore (Burne&GF Jackson 1883) raccolta a Oswestry.
La musica è stata attribuita a Edith Nesbit Bland (1858-1924), un altro arrangiamento simile viene da Henry Walford Davis (1869 – 1941).

Una versione Old Style in canone dei The Kopsas

Ancora un arrangiamento in canone di Jamie Barrett


Christmas is coming,
the geese are getting fat,
please put a penny
in the old man’s hat!
If you haven’t got a penny,
a ha’penny (1) will do;
If you haven’t got a ha’penny,
than God bless you!
TRADUZIONE ITALIANO
Natale sta arrivando,
le oche sono all’ingrasso,
per favore, mettete un penny
nel cappello del vecchio!
Se non avete un penny
andrà bene anche mezzo penny (1);
se non avete mezzo penny,
allora che Dio vi benedica!

NOTE
1) Prima che venisse coniato il mezzo penny (1700) si spezzava a metà il penny intero lungo la linea della croce

Una versione strumentale è stata resa popolare negli anni ’60 dai The Kingston Trio con il titolo di A Round About Christmas

CHRISTMAS IS COMING

Con la denominazione “Christmas is Coming” in The Hymns And Carols of Christmas sono riportate due versioni in cui si ripercorrono le consuetudini natalizie: le candele accese, l’albero di Natale, la calza appesa per San Nicola (quando il Babbo Natale sponsorizzato dalla Coca-Cola non era ancora stato inventato), il grog con le uova, il vecchio ceppo di Yule che doveva bruciare per le 12 giornate del Natale e il vischio benaugurale appeso alle porte. E ovviamente tante carole!

VERSIONE 1


I
Christmas is coming
the candles on the tree
Won’t you please hang a stocking
for old Saint Nick to see
If you haven’t got a stocking
A little sock will do
If you haven’t got a little sock
Then God bless you!
II
Christmas is coming
the egg is in the nog
Won’t you please let me come sit ‘round the old Yule log
If you’d rather I did not sit down
To stand around will do If you’d rather
I did not stand ‘round
Then God bless you!
III
Christmas time is drawing
near the candles on the tree
Won’t you please save a turkey leg
For poor ol’ me
If you haven’t got a turkey leg
A turkey wing will do
If you haven’t got a turkey wing
Then God bless you!
IV
Christmas is coming,
how joyful it will be,
The family will gather
‘round the Christmas tree,
With silver tinsel, shining bright,
The room is all aglow.
There’s a kiss for you and me
Beneath the mistletoe.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Natale si avvicina,
le candele sull’albero
non volete appendere una calza
per la visita del vecchio San Nicola?
Se non avete una calza,
un piccolo calzino andrà bene
e se non avete un calzino
allora che Dio vi benedica!
II
Natale si avvicina,
l’uovo è nello zabaglione,
non volete lasciarmi entrare e sedere intorno al vecchio ceppo di Yule?
E se preferite che non mi sieda,
anche stare in piedi andrà bene
e se non volete che stia in piedi
che Dio vi benedica.
III
Natale si avvicina, alle candele sull’albero, non volete lasciare una coscia di tacchino per un povero vecchio come me?
Se non avete una coscia di tacchino, un’ala di tacchino andrà bene
e se non avete un’ala di tacchino
allora che Dio vi benedica.
IV
Natale si avvicina,
come sarà gioioso,
la famiglia si radunerà
introno all’albero di Natale,
con ornamenti d’argento, luci splendenti, la stanza è tutta raggiante.
C’è un bacio per te e me
sotto il vischio.

VERSIONE 2


I
Christmas is coming,
the geese are getting fat,
Won’t you please put a penny
in the old man’s hat?
If you haven’t got a penny,
a ha’penny will do;
If you haven’t got a ha’penny,
God bless you!
II
Christmas day is coming,
lights are on the tree,
Hang up your stocking
for Santa Claus to see (1).
If you you haven’t got a stocking,
a little sock will do;
If you haven’t got a little sock,
God bless you!
III
Christmas day is coming,
the season of good cheer,
Let’s all sing a carol
for the brand-new year!
If you haven’t got a carol,
a jolly song will do;
If you haven’t got a jolly song,
God… bless… you…!
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Natale si avvicina,
Le oche sono all’ingrasso
Vi prego, mettete un penny
Nel cappello del vecchio.
Se non avete un penny
Andrà bene anche mezzo penny
Se non avete mezzo penny
Allora che Dio vi benedica
II
Natale si avvicina,
le candele sono sull’albero
non volete appendere una calza
per la visita del vecchio San Nicola?
Se non avete una calza,
un piccolo calzino andrà bene
e se non avete un calzino
allora che Dio vi benedica!
III
Natale si avvicina,
la stagione del buonumore,
andiamo tutti a cantare un inno natalizio per il Nuovo Anno!
Se non avete un inno natalizio,
una canzone allegra andrà bene,
e se non avete una canzone allegra,
che Dio vi benedica!

NOTE
1) Scritto anche come Old Nick americanizzato in Santa Claus, aveva il suo giorno nel calendario dell’Avvento al 6 dicembre. Una figura sincretica che unisce antichissime tradizioni con quelle “moderne” improntate al consumismo, da vescovo è diventato un buffo e grasso vecchietto dalla barba bianca vestito di un bel rosso pomodoro. Come tutti sanno il Babbo Natale inglese (Santa Klaus) è la storpiatura dall’olandese ‘Sinter klaas’, per San Nicola, sbarcato nel XVII secolo negli Stati Uniti con gli immigrati dai Paesi Bassi (quando New York si chiamava Nieuw Amsterdam). E però nell’Ottocento con la poesiola A Visit from St. Nicholas pubblicata in forma anonima nel 1823, ma attribuita nel 1838 a Clement Clarke Moore, che Nick si rifà il look e porta i doni ai bambini alla vigilia di Natale e non più il 6 dicembre. continua

FONTI
http://www.rivistadiagraria.org/articoli/anno-2009/loca-nel-folklore-e-nella-storia/

http://www.bethsnotesplus.com/2014/09/christmas-is-coming.html
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/christmas_is_coming.htm
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/christmas_is_coming2.htm

SMOKING BISHOP

Le festività natalizie che si svolgono nel cuore dell’inverno sono ricche di stratificazioni di credenze e rituali, antichi come l’alba dell’uomo. Il passaggio del sole nel cielo solstiziale che segna il giorno più corto dell’anno era accolto un tempo con grande timore nella paura che il gelo e l’oscurità potessero sconfiggere la luce. Così in tempi più recenti il solstizio d’inverno fissato dal calendario il 21 dicembre segnava il primo giorno delle feste invernali. Secondo l’usanza attualmente accreditata il conto dei giorni parte invece dal 26 dicembre ovvero il “Giorno Santo” e si conclude il 6 gennaio, con l’Epifania “che tutte le feste spazza via

Le feste improntate da abbondanti libagioni e freddo polare sono l’occasione per preparare il vino speziato, un toccasana che in epoca medievale era considerato quasi un elisir di lunga vita. E per chi voglia cimentarsi nella preparazione di bevande medievali  ecco la ricetta dell’ippocrasso (vedi)
smoking-bishop

Il nostro italico vin brulè è poca cosa rispetto alla tradizione vittoriana di bevande speziate per riscaldarsi nelle fredde giornate invernali!!
Più genericamente si possono definire come punch con vino speziato e servito fumante con l’aggiunta di chiodi di garofano infilzati nei limoni o nelle arance. Ma a seconda del vino utilizzato abbiamo “un Papa” se il rosso è un Borgogna, “un cardinale” con vino del Reno o champagne, “un vescovo” con il porto..
In particolare lo “smoking bishop” è citato nel racconto di Dickens “A Christmas Carol” la cui ricetta viene aggiunta nelle note per l’edizione del 1907 curata da Gordon Browne: si versa il vino rosso, caldo o freddo, sulle arance amare mature. Si riscalda con zucchero e spezie (chiodi di garofano, anice stellato e cannella) aggiunte a piacere.

Ora esistono due scuole di pensiero in merito al trattamento a caldo del vino: la prima dice che il vino non deve mai bollire e mai superare la temperatura di 80 gradi. Ad 83 gradi, infatti, l’alcool contenuto nel vino evapora, gli aromi delle spezie si alterano e lo zucchero si “decompone”. La seconda ritiene invece che il vino debba bollire per bruciare l’alcool (e quindi viene servito spesso anche fiammato).

Dall’Ottocento ci arrivano svariate ricette più dettagliate per la preparazione dello “Smoking Bishop” dal sapore aspro e fruttato da addolcire a piacere dividendosi sostanzialmente tra quelle che usano i limoni e quelle che usano le arance amare
RICETTA
(tratta da vedi)
6 grandi arance, 2 grandi limoni
8 chiodi di garofano
1 bottiglia (750ml) vino rosso
1 bottiglia (750ml) porto rosso
3 bastoncini di cannella
120 g di zucchero di canna
1/4 cucchiaino di zenzero in polvere
1/4 cucchiaino di cannella in polvere
1/4 cucchiaino di allspice ovvero pepe giamaicano (detto anche pimento)
1/4 cucchiaino di noce moscata

PREPARAZIONE
Il giorno prima : cuocere arance e limoni in forno su una teglia poco profonda (a 120 ° C e fino a quando sono marrone chiaro ovvero dopo circa un’ora e mezza) Eventuali succhi rilasciati durante la cottura vanno aggiunti al vino.
Steccare le arance ei limoni con i chiodi di garofano dritte e metterle in una grande ciotola, con tutte le spezie in polvere e lo zucchero. Versare il vino rosso e mescolare bene per qualche minuto. Coprire e lasciare in un luogo caldo durante la notte o per 24 ore.

Il giorno dopo : tagliare le arance e limoni a metà e spremere tutto il succo nella ciotola del vino. Passare al setaccio nel versare il tutto in una grande casseruola, e spremere bene tutta la polpa contro il setaccio adoperando un cucchiaio. Quindi aggiungere i bastoncini di cannella. Riscaldare il vino a fiamma alta e sobbollire per 5 minuti, poi abbassate il fuoco e aggiungere il porto e cuocere a fiamma bassa per altri 20 minuti. Negli ultimi due minuti alzare la fiamma per far “fumare” il vescovo.

SERVIZIO
Servire fumante in bicchieri resistenti al calore o tazze con spicchi di limone e arancia tagliati al momento.
Opzionale: ulteriore zucchero e grattatina di noce moscata

NOTE (da Taccuini Storici)
Il Pimento, anche chiamato Pepe di Giamaica o Pepe garofanato, è una spezia ricavata dai frutti essiccati della Pimenta dioica, albero sempreverde della famiglia del Mirto. Il pimento è originario dell’America Centrale e dell’area caraibica, in particolare della Giamaica: qui, le estese coltivazioni profumano l’aria tutto intorno nel periodo della fioritura. Dall’aspetto molto simile a quello del pepe, il nome ‘pimento’ deriva dallo spagnolo pimiento (pepe), che venne assegnato alla bacca quando sbarcò in Europa dalle Americhe. In seguito la denominazione venne arricchita ‘di Giamaica’ per distinguere il nuovo prodotto dal vecchio.
Le tonde palline, molto usate nella cucina caraibica, vengono apprezzate per il gusto particolare (intenso e aromatico, poco piccante), che sembra una miscela di spezie diverse. Il sapore ricorda quelli della cannella, del pepe nero, del chiodo di garofano e della noce moscata messi assieme. L’aroma composito giustifica perciò l’appellativo di ‘tutte le spezie’ che questa bacca riceve in inglese (allspice) e in francese (toute-épice).

TUTTI BELLI RILASSATI? Bene e allora riascoltiamoci
una carola recensita l’anno scorso e integrata con nuove riflessioni! vedi

FONTI
http://wdtprs.com/blog/2011/12/smoking-bishop-and-a-cat-named-jeoffry/ http://recipewise.co.uk/smoking-bishop http://thehistorykitchen.com/2012/12/20/drinking-with-charles-dickens-the-smoking-bishop/ http://www.taccuinistorici.it/ita/news/moderna/aromi—spezie/pimento-il-giamaicano.html

ILLUSTRAZIONE: Da Il calendario dell’Avvento di Paul Bommer

UN BALLO DI NATALE DI EPOCA REGENCY

Sir Roger de Coverley” è  un tipico ballo di Epoca Regency  in onore alla stagione invernale, abbastanza simile alla Scottish Country Dance detta “The Haymakers” (anche se le  melodie sono diverse essendo l’una una slip jig  l’altra una jig)

Il maestro di danza Thomas  Wilson pubblicò nel 1815 un libretto con tutte i diagrammi e le  “istruzioni scientifiche” per l’apprendimento dell”English Country  Dancing” (The complete system of English Country Dancing). La danza era indicata come ideale danza di chiusura alla fine del ballo, è fatta risalire  dall’autore a circa 100 anni prima. La danza era già presente nella nona  edizione del Dancing Master di Playford (1695)  anche se Thomas Wilson la semplificò.

E’ la danza citata da Charles  Dickens nel suo “A Christmas  Carol” (1843) nel ballo natalizio di Mr Fezziwing. Il Christmas Ball del Signor Fezziwig era offerto per la sua famiglia, gli amici e i  suoi impiegati e Scrooge rivive quel ballo con il  Fantasma del Natale Passato. Nel XIX sec la danza si diffuse anche in America  anticipando lo sviluppo della Virginia Reel.

Rappresentare queste danze mediante schemi e spiegazioni è sempre un po’ macchinoso, si parte dal presupposto che chi legge abbia già un minimo di infarinatura in merito e utilizzi gli appunti come promemoria. La melodia è una slip jig in 9/8  con i passi contati da 6 in 6 (oppure 12 per tutta la sequenza). La danza si  suddivide in due parti: nella prima i movimenti si svolgono tra i danzatori  all’inizio e alla fine della fila lungo le diagonali. Nella seconda sono  coinvolti tutti i danzatori con semplici figure (fontana, ponte)

SCHEMA DELLA DANZA
DIPOSIZIONE COPPIE: Sir Roger de Coverley

in lunghe file. E’ tuttavia preferibile fare gruppi di 5 o 6 coppie al massimo.
PASSO: saltato, ma anche camminato.
PRIMA PARTE
SALUTI
PRIMA FIGURA  partono insieme A e B
DONNA A (alla destra di tutte le donne) e UOMO B (alla  destra di tutti gli uomini)
1-3 si sposta lungo la diagonale fino al punto C
4-7 inchino
8-12 ritorna al suo posto

DONNA B e UOMO A (all’altra estremità della fila)
1-3 si sposta lungo la diagonale fino al punto C
4-7 inchino
8-12 ritorna al suo posto

Sir Roger 1

DIAGONALI
PRIMA DIAGONALE partono insieme A e B
DONNA A (alla destra di tutte le donne) e UOMO B (alla  destra di tutti gli uomini)1-3 si sposta lungo la diagonale fino al punto C
4-7 girano insieme sul posto dandosi la mano destra
8-12 ritorna al suo posto

DONNA B e UOMO A (all’altra estremità della fila)
1-3 si sposta lungo la diagonale fino al punto C
4-7 girano insieme sul posto dandosi la mano destra
8-12 ritorna al suo posto

SECONDA DIAGONALE partono insieme A e B
DONNA A (alla destra di tutte le donne) e UOMO B (alla destra  di tutti gli uomini)1-3 si sposta lungo la diagonale fino al punto C
4-7 girano insieme sul posto dandosi la mano sinistra (FIG 2)
8-12 ritorna al suo posto

DONNA B e UOMO A (all’altra estremità della fila)
1-3 si sposta lungo la diagonale fino al punto C
4-7 girano insieme sul posto dandosi la mano sinistra
8-12 ritorna al suo posto

FIG 2
FIG 2

TERZA DIAGONALE
DONNA A (alla destra di tutte le donne) e UOMO B (alla destra  di tutti gli uomini)Nel punto C girano insieme sul posto dandosi tutte e due le mani

DONNA B e UOMO A (all’altra estremità della fila)
Nel punto C girano insieme sul posto dandosi tutte e due  le mani

QUARTA DIAGONALE
DONNA A e UOMO B
Nel punto C passo del dos s dos (schiena contro schiena)

DONNA B e UOMO A
Nel punto C passo del dos s dos (schiena contro schiena)

GALOP
SECONDA FIGURA: GALOP
UOMO A e DONNA A (ovvero la coppia capofila):
1-6 saltelli laterali all’interno della fila tenendosi le  mani
7-12 saltelli laterali direzione inversa

SECONDA PARTE
CATENA ovvero disegno della SERPENTINA + GALOP ritorno
PRIMA FIGURA

La coppia capofila A (la donna ha la forma del  diamante e l’uomo quella del cerchio) si incrocia nel punto C la donna si  trova quindi a girare attorno al secondo danzatore della fila degli uomini  (passando all’esterno) e l’uomo si trova a girare attorno alla seconda danzatrice  della fila delle donne (passando all’esterno) quindi per disegnare la figura  di ∞ la coppia A si incrocia nel punto D e così di seguito (alternando  la fila degli uomini con la fila delle donne)

Dettaglio catena: DIAMANTE A: la donna A incrocia prima in C con uomo A poi  punta verso la fila degli uomini e passa all’esterno del secondo uomo della  fila, quindi punta verso la fila delle donne, si incrocia nel punto D con  uomo A e passa all’esterno della terza donna della fila e così di seguito. CERCHIO A: al contrario della dama

Arrivati alla fine della fila la coppia A si tiene per  mano e con il passo di Galop ritorna alla postazione capofila e si tengono  solo con le mani interne.

FONTANA
SECONDA FIGURA
La donna gira le spalle  alla sua fila delle donne (lasciano la mano all’uomo) e passa all’esterno  della fila, seguita da tutte le altre donne della fila, contemporaneamente  l’uomo gira le spalle alla sua fila degli uomini (lascia la mano alla donna)  e passa all’esterno della fila, seguito da tutti gli altri uomini della fila,  quando arrivano all’estremità della coda la coppia A alza il PONTE con le  mani

FIG 3
FIG 3

PONTE
TERZA FIGURA
La coppia capofila A alza il PONTE come da FIG 3 e tutte le altre coppie ci passano sotto tenendosi per mano: la seconda coppia passa a essere la prima della fila

christmas-holiday-party-with-dancing

e…  ricomincia la danza

VIDEO: Jane Austen Ball 2012 VEDI

IL NATALE VITTORIANO: la carola al tempo di Dickens

figgy-puddingIn half a minute Mrs. Cratchit entered- flushed, but smiling proudly- with the pudding like a speckled cannon-ball so hard and firm blazing in half of a half-a-quartern of ignited brandy, and bedight with Christmas holly stuck into the top.
(A Christmas Carol ~ Charles Dickens, 1843)

Il dolce che sta portando sulla Tavola di Natale la signora Cratchit è il tradizionale pudding natalizio a forma tondeggiante, presentato ancora fiammeggiante per l’abbondante innaffiatura di brandy e decorato sulla cima con un rametto di agrifoglio! Anche un celebre canto di Natale reclama la bontà del figgy pudding è “We wish you a Merry Christmas” in cambio degli auguri i carolers chiedono una fetta di figgy pudding continua

CELEBRARE IL NATALE IN FAMIGLIA

Nel 1800 il giorno di Natale in Inghilterra, era un giorno lavorativo come tanti, ma alla fine del secolo prende piede in tutti i paesi anglosassoni la tradizione del Natale così come la conosciamo oggi. Si iniziò a fare l’albero di Natale da quando nel 1848 l’Illustrated London News pubblicò il disegno della regina Vittoria e famiglia intorno all’albero decorato secondo l’usanza germanica del marito principe Alberto (di origine tedesca). Anche le tradizionali cartoline di auguri prendono il via in questo periodo come l’usanza di vendere un pacchettino pieno di dolci nella forma di grossa caramella arrotolata con carta velina (detti crackers)
Le decorazioni della casa con rami di sempreverdi, già radicate in epoca medievale, si fanno più elaborate, mentre l’usanza di scambiarsi i regali passò da Capodanno al giorno di Natale: i regali erano piccoli e modesti, frutta, dolcetti e piccoli ornamenti fatti a mano che si appendevano sull’albero; ma man mano che i regali diventavano sempre più grandi ed erano comprati in un negozio, pacchi e pacchetti finirono ai piedi dell’albero!

victorian1Risale a questo periodo l’idea del Natale come celebrazione incentrata sulla famiglia, ma soprattutto è in questo periodo che i canti di Natale vengono ripresi e diventano popolari con l’usanza del caroling. Nuove carols vengono scritte e nuovi testi su vecchie musiche o viceversa con la pubblicazione della prima poderosa collezione di carols “Christmas Carols, Ancient and Modern” nel 1833.

GLI INNI DI NATALE

Si stralcia dall’ottimo articolo di Ariella Uliano “La carola inglese nella storia e nella tradizione – tra il sacro e il profano”
In epoca Vittoriana il fervore dei movimenti revivalisti e riformisti religiosi nelle città portò ad una ulteriore rivisitazione dei carols religiosi. In alcuni casi nuovi testi rivestiti di un eccessivo sentimentalismo rimpiazzarono quelli vecchi e nel caso invece dei carols creati ex-novo si trattava spesso di materiale musicalmente povero. Tuttavia nel clima rigido, impersonale e alienante instaurato dalla Rivoluzione Industriale, i divertimenti e le celebrazioni stagionali erano un distante ricordo legato ai vecchi ritmi di vita e di lavoro della campagna. Nei nuovi centri industriali, dove il successo di un uomo era valutato in base alla quantità di ricchezza che riusciva ad accumulare, vigeva la logica del profitto e le fabbriche rimanevano aperte anche il 25 Dicembre. Fu quindi soprattutto grazie al lavoro paziente e ispirato degli studiosi Davies Gilbert e William Sandys che molte delle carole antiche e moderne rimaste ancora vive nella tradizione orale delle aree rurali del nord e dell’ovest dell’Inghilterra non andarono perdute; i due collezionisti raccolsero e pubblicarono il prezioso materiale in due volumi intitolati Some Ancient Christmas Carols (1822) e Christmas Carols, Ancient and Modern (1833).
Infine con Charles Dickens la carola si riveste di nuovi significati divenendo ‘Racconto di Natale’ e contribuendo a riportare in auge lo spirito dei festeggiamenti legati alla stagione dell’oscurità – compreso il cantare i carols e il ballare danze di campagna – e a rinnovare e adattare ad un nuovo contesto sociale gli aspetti più profondi di queste celebrazioni. Il senso di comunità, ospitalità e condivisione caratteristico delle antiche cerimonie invernali e identificabile con bontà e carità cristiane doveva, secondo Dickens, ritrovare il suo spazio nella società. Questi valori umani universali potevano essere il punto di partenza verso una più radicale presa di coscienza e responsabilizzazione da parte delle nuove classi ricche nei confronti delle gravi problematiche legate alle trasformazioni tecnologiche ed economiche che pesavano su una larghissima fascia di popolazione e soprattutto sui bambini.

carolsingers
Tradizione inglese per eccellenza subito ripresa in America: i carolers passeggiavano per le vie cittadine più affollate di solito in gruppi di tre, uno a suonare il violino, un altro a cantare e il terzo a vendere gli spartiti, i passanti si fermavano per acquistare la musica unendosi al coro per alcune strofe; oppure i calorers si fermavano davanti alle case a cantare, sperando di essere invitati per bere qualcosa di caldo e per ricevere piccole offerte.

GOD REST YE MERRY GENTLEMEN

E’ questa la canzone cui allude nel titolo il Canto di Natale (A Christmas Carol) di Charles Dickens. Il libro è una vivida descrizione delle tradizioni natalizie inglesi  alla metà dell’Ottocento con l’avaro senza cuore Ebenezer Scrooge che fa un esame della sua vita accompagnato da tre Spiriti del Natale.
Dickens descrive le strade di Londra avvolte nel freddo e gelido Inverno, con i negozi decorati con rami di agrifoglio, i carolers che cantano per le strade nel giorno delle Vigilia e quello del Natale.

La carol pubblicata da William Sandys nel 1823, resta di autore anonimo: si riesce a risalire al 1700 per quanto concerne le sue prime pubblicazioni, nelle quali compare con la dicitura “New Christmas carol” che potrebbe far pensare alle sue origini più recenti, con l’aggiunta nel testo di qualche arcaismo per farlo sembrare più antico, come quel ye del titolo che sta al posto di You. Tuttavia molti studiosi ritengono che il brano abbia origini nel 1500 e che il primo testo simile sia Sit You, Merry Gentlemen (Bodleian Library – ca 1650)

La prima e l’ultima strofa sono rivolti all’uditorio moderno come delle esortazioni, la prima a comportarsi rettamente e l’ultima a scambiarsi un segno di pace; la storia nel mezzo è quella dell’annuncio della lieta novella ai pastori e del loro omaggio a Gesù Bambino. Come per tutti i canti molto popolari tuttavia esistono molte varianti testuali.
La melodia abbinata al brano, anch’essa dalle remote origini, non è univoca anche se una sola è diventata quella standard: il cosiddetto London Tune derivato probabilmente da Chestnut o Doves Figary contenuto in The English Dancing Master di J. Playford (1651). Altre melodie fanno riferimento a dei tradizionali della Cornovaglia.

Per l’ascolto ho selezionato alcune versioni che non possono essere più diverse tra loro, ma ugualmente interessanti. Inizio con la versione di Moya Brennan nel suo già citato Cd An Irish Christmas, ma ascoltate anche la versione orientaleggiante di Loreena McKennitt (dal Cd A Winter Garden -1995). Ecco poi le versioni strumentali un po’ jazz e ballabile (ma anche rock) di Jan Anderson con i Jethro Tull e quella decisamente metal dei August Burns Red.


I
God rest ye merry (1), gentlemen,
let nothing you dismay
Remember Christ, our Savior,
was born on Christmas day
To save our souls from Satan’s power when we had gone astray
CHORUS:
Oh tidings of comfort and joy
Comfort and joy
Oh tidings of comfort and joy
II
In Bethlehem, in Jewry,
this blessed Babe was born
And laid within a manger upon this blessed morn
The which His mother Mary did nothing take in scorn
III
From God our Heavenly Father
a blessed angel came
And unto certain shepherds brought tidings of the same
How that in Bethlehem was born the Son of God by name
IV
Now when they came to Bethlehem whereat the Infant lay
They found Him in a manger where oxen fed on hay
His mother Mary kneeling down unto the Lord did pray
V
Now to the Lord sing praises,
all you within this place
And with true love and brotherhood each other now embrace
This holy tide of Christmas all others doth deface
TRADUZIONE ITALIANO
I
Buona Fortuna a voi, gentiluomini (1)
non lasciate che nulla vi sgomenti, ricordate Cristo nostro Salvatore
nato il giorno di Natale
per salvare noi tutti dal potere di Satana quando eravamo fuorviati.
CORO
O, novella di conforto e gioia,
Conforto e gioia;
O, novella di conforto e gioia!
II
A Betlemme, in Giudea,
questo Bambino Santo  nacque
e in questo Mattino Santo giacque in una mangiatoia
la quale sua madre Mary non ebbe a disprezzare (2).
III
Da Dio nostro Padre Celeste
un angelo benedetto venne
e ad alcuni pastori portò
novella simile di come in questa Betlemme fosse nato Colui che è chiamato figlio di Dio.
IV
Ma quando giunsero a Betlemme dove giaceva questo infante
lo trovarono in una mangiatoia dove i buoi si nutrivano di fieno
Sua madre Maria inginocchiata stava pregando il Signore.
V
Ora cantate lodi al Signore
voi tutti in questo posto
e in vero segno di amore e fratellanza abbracciatevi ora gli uni agli altri, questo santo periodo del Natale fa sfigurare tutti gli altri

NOTA
1) il significato della frase equivale a May God keep you merry, forma colloquiale di saluto equivalente a “Stai bene” o “Buona fortuna a te”
2) il tema è sviluppato in un’antica carols “This Endris Night

FONTI
http://www.bbc.co.uk/victorianchristmas/history.shtml http://www.italiamedievale.org/sito_acim/contributi/carola_inglese.html
http://alt-usage-english.org/excerpts/fxgodres.html
Hymns and carols of Christmas