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There grows a bonie brier-bush

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“There grows a bonie brier-bush” is a traditional Scottish song modified by Robert Burns for editorial purpose and published in 1796 in the “Scots Musical Museum”; the double meaning concerned both the allusion to the relationship between a Jacobite rebel “Highland laddie” and a “Lowland lassie” follower of King George that the erotic context of the relationship (as we find it in the variant”The Cuckoo’s nest“)

Jean Redpath in Songs of Robert Burns, Vol. 3 & 4 1996
Junkman’s Choir in The Burns Sessions – Footage of recordings from inside Robert Burns’ Cottage, Alloway, Scotland (January 2018)

I
There grows a bonnie
brier-bush (1) in our kail-yard (2),
There grows a bonnie
brier-bush in our kail-yard;
And below the bonnie brier-bush
there’s a lassie and a lad,
And they’re busy, busy
courting in our kail-yard.
II
We’ll court nae mair below
the buss in our kail-yard,
We’ll court nae mair below
the buss in our kail-yard;
We’ll awa to Athole’s green (3),
and there we’ll no be seen,
Whare the trees and the branches
will be our safe-guard.
III
‘ Will ye go to the dancin
in Carlyle’s ha’ (4)?
Will ye go to the dancin
in Carlyle’s ha’ ?
Where Sandy (5) and Nancy
I’m sure will ding (6) them a’?’
‘ I winna gang to the dance
in Carlyle ha.’
IV
What will I do for a lad
when Sandy gangs awa?
What will I do for a lad
when Sandy gangs awa ?
I will awa to Edinburgh,
and win a penny fee (7),
And see an onie bonnie lad
will fancy me.
V
He’s comin frae the North
that’s to fancy me,
He’s comin frae the North
that’s to fancy me ;
A feather in his bonnet
and a ribbon at his knee (8),
He ‘s a bonnie, bonnie laddie,
and yon be he !

NOTES
Enghish translation *
1) in the ballads the rose is not only “a rose” but it is the symbol of love, symbolizes here the loss of virginity, the thorns are also a memento to the dangers of a sexuality outside of marriage
2) kail-yard is the garden in front of the door of the cottage, it has become synonymous with a group of storytellers of the end of the 19th century who often described Scottish rural life, often using dialectal forms.
3) Athole: Atholl is located in the heart of the Scottish Highlands and derives its name from the Gaelic “ath Fodla” or New Ireland following the invasions in the island of the Irish tribes in the seventh century, Athole is the old name for the area of Perthshire

4) “Carlisle Castle is situated in Carlisle, in the English county of Cumbria, near the ruins of Hadrian’s Wall. Given the proximity of Carlisle to the border between England and Scotland, it has been the centre of many wars and invasions. The most important battles for the city of Carlisle and its castle were during the Jacobite rising of 1745 against George II of Great Britain” (da Wiki)
5) Sandy is short for Alexander
6) to ding= overcome; wear out, weary; to beat, excel, get the better of.
7) panny fee= wages
8) in the eighteenth century there were no stretch fabrics so as to support the socks to the calves of the man (and the thighs of women) were used garters or ribbons turned several times around the leg and knotted (among which we must hide a small dagger) , even those who wore pants (adhering a bit like a tights) used to tie ribbons under the knee

LINK
http://chrsouchon.free.fr/kailyard.htm
http://sangstories.webs.com/cuckoosnest.htm
http://www.cobbler.plus.com/wbc/poems/translations/533.htm
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=86781
http://digital.nls.uk/special-collections-of-printed-music/archive/90262457
https://digital.nls.uk/broadsides/broadside.cfm/id/14959

There grows a bonie brier-bush

Read the post in English  

“There grows a bonie brier-bush” è una canzone tradizionale scozzese modificata da Robert Burns per esigenze editoriali e pubblicata nel 1796 nello “Scots Musical Museum“; il doppio senso riguardava sia l’allusione alla relazione tra un ribelle giacobita “Highland laddie”  e una “Lowland lassie” seguace di re Giorgio che il contesto erotico della relazione (così come lo ritroviamo nella variante “The Cuckoo’s nest“)

Jean Redpath in Songs of Robert Burns, Vol. 3 & 4 1996
Junkman’s Choir in The Burns Sessions – Footage of recordings from inside Robert Burns’ Cottage, Alloway, Scotland (January 2018)


I
There grows a bonnie
brier-bush (1) in our kail-yard (2),
There grows a bonnie
brier-bush in our kail-yard;
And below the bonnie brier-bush
there’s a lassie and a lad,
And they’re busy, busy
courting in our kail-yard.
II
We’ll court nae mair below
the buss in our kail-yard,
We’ll court nae mair below
the buss in our kail-yard;
We’ll awa to Athole’s green (3),
and there we’ll no be seen,
Whare the trees and the branches
will be our safe-guard.
III
‘ Will ye go to the dancin
in Carlyle’s ha’ (4)?
Will ye go to the dancin
in Carlyle’s ha’ ?
Where Sandy (5) and Nancy (6)
I’m sure will ding (7) them a’?’
‘ I winna gang to the dance
in Carlyle ha.’
IV
What will I do for a lad
when Sandy gangs awa?
What will I do for a lad
when Sandy gangs awa ?
I will awa to Edinburgh,
and win a penny fee (8),
And see an onie bonnie lad
will fancy me.
V
He’s comin frae the North
that’s to fancy me,
He’s comin frae the North
that’s to fancy me ;
A feather in his bonnet
and a ribbon at his knee (9),
He ‘s a bonnie, bonnie laddie,
and yon be he !
Traduzione italiana Cattia Salto
I
Nel nostro orto in cortile
cresce una bella rosa selvatica,
nel nostro orto in cortile
cresce una bella rosa selvatica
e sotto al bel rovo
ci sono una ragazza e un ragazzo
molti affaccendati
ad amoreggiare nel nostro orto
II
Non amoreggeremo più sotto
al cespuglio di rose nel nostro orto
non amoreggeremo più sotto
al cespuglio di rose nel nostro orto
partiremo per le praterie di Atholl,
e là non saremo più spiati
dove gli alberi e i rami
ci faranno da riparo
III
“Andrai al ballo
nel salone di Carlyle?
Andrai al ballo
Nel salone di Carlyle?
Dove Sandro e Agnese
di certo li batteranno tutti”
“Non andrò al ballo
nel salone di Carlyle”
IV
Come troverò un ragazzo
se Sandro se ne andrà?
Come troverò un ragazzo
se Sandro se ne andrà?
Andrò a Edimburgo
a guadagnarmi un salario
e vedere se un bel ragazzo
mi vorrà bene
V
Viene dal Nord
colui che mi sposerà
Viene dal Nord
colui che mi sposerà
Una piuma sul berretto
e un nastro alle ginocchia
E’ un bel, bel ragazzo
e da làggiù lui viene!

NOTE
1) nelle ballate la rosa non è solo “una rosa” ma è il simbolo della passione amorosa, simboleggia qui la perdita della verginità, le spine sono anche un memento ai pericoli di una sessualità fuori dal matrimonio
2) kail-yard è l’orticello davanti alla porta del cottage, è diventato sinonimo di gruppo di narratori di fine ’800 che descrissero, spesso servendosi di forme dialettali, la vita rurale scozzese.
3) Athole: Atholl si trova nel cuore delle Highlands scozzesi e deriva il nome dal gaelico “ath Fodla” ovvero Nuova Irlanda conseguente alle invasioni nell’isola delle tribù irlandesi nel VII sec, Athole è l’antico nome per l’area del Perthshire
4) “Il Castello di Carlisle  è un castello medievale inglese che si trova nella città di Carlisle, in Cumbria. Il castello ha oltre novecento anni ed è stato scenario di molti importanti episodi militari della storia inglese. Data la sua vicinanza ai confini fra Inghilterra e Scozia, fu per tutto il medioevo luogo di scontri e di invasioni. Le più importanti battaglie vissute però dalla città e dal castello di Carlisle furono durante le rivolte giacobite contro Giorgio I e Giorgio II, rispettivamente nel 1715 e nel 1745.” (da Wiki)
5) Sandy diminutivo di Alessandro
6) Nancy nel Settecento veniva usato come diminutivo di Anne ma anche più anticamente era il diminutivo di Annis (la forma medievale di Agnese)
7) to ding è un verbo scossese usato nel senso di eccellere, avere la meglio, superare, nel contesto vuole indicare la bravura della coppia di danzatori al gran ball di Carlisle
8) panny fee= wages
9) nel Settecento non esistevano i tessuti elasticizzati così per reggere le calze ai polpacci dell’uomo ( e alle cosce delle donne) si usavano delle giarrettiere o dei nastri girati più volte intorno alla gamba e annodati (tra cui alla bisogna si nascondeva un piccolo pugnale), anche chi portava i pantaloni (aderenti un po’ come una calzamaglia) usava annodare dei nastri sotto al ginocchio

FONTI
http://chrsouchon.free.fr/kailyard.htm
http://sangstories.webs.com/cuckoosnest.htm
http://www.cobbler.plus.com/wbc/poems/translations/533.htm
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=86781
http://digital.nls.uk/special-collections-of-printed-music/archive/90262457
https://digital.nls.uk/broadsides/broadside.cfm/id/14959

Tha Mo Leabaidh ‘san Fhraoch

Stemma del clan Cameron di Lochiel, il motto originario era: Mo Righ ‘s Mo Dhuchaich (For King and Country)

Read the post in English

“Tha Mo Leabaidh ‘san Fhraoch” (In the Heather’s My Bed) è un canto giacobita risalente al 1747 attribuito ad un guerriero highlander sostenitore della causa giacobita tale Dougal Roy Cameron.
La storia legata alla canzone è oltremodo avvincente: Dougal Roy Cameron (MacGillonie/MacOllonie) (oppure Dughall Ruadh Camaran) era un soldato nel reggimento di Donald Cameron di Lochiel, preso prigioniero nella battaglia di Culloden (o in qualche conflitto appena precedente) e poi liberato il 15 luglio 1747.
Poco prima della cattura aveva appreso della morte del fratello, giustiziato per ordine di uno spietato ufficiale di nome Grant di Knockando, mentre era in procinto di arrendersi insieme ai suoi comagni. Alcuni Cameron, che avevano assistito da vicino all’esecuzione, assicurarono che il capo plotone era un ufficiale che indossava una redingote blu e cavalcava un cavallo bianco. Al suo rilascio Dougal andò alla ricerca di quell’ufficiale per ucciderlo e lo trovò nei pressi del Loch Arkaig, ma ci fu uno scambio di persona  e uccise Munro di Culchairn che indossava la stessa giubba. Ecco perchè il nostro fuorilegge trascorre le notti insonni, nascosto in qualche buio e umido anfratto tra le forre, pentendosi di non essere riuscito nell’intento di vendicare il sangue del fratello .
Alla storia personale del guerriero s’intreccia la delusione per l’amara sconfitta della causa giacobita (attribuita come da copione al volta faccia di alcuni tra i maggiori capi clan) e la speranza di un ritorno trionfale del Bel Carletto.

ASCOLTA The Lochies riassumono il testo in otto strofe, per la versione integrale qui

I
Tha mo leabaidh ‘san fhraoch
Fo shileadh nan craobh,
‘S ged tha mi ‘sa choille
Cha do thoill mi na taoid.
II
Tha mo leab’ air an làr
‘S tha mo bhreacan gun sgàil,
‘S cha d’fhuair mi lochd cadail
O’n a spaid mi Cùl Chàirn.
III
Tha mo dhùil ann an Dia
Ged a dhìobradh Loch Iall,
Fhaicinn fhathast na chòirneal
An Inbhir Lòchaidh seo shìos.
IV
Bha thu dìleas do’n Phrionns’
Is d’a shinnsre o thùs,
‘S ged nach tug thu dha t’fhacal
Bha thu ceart air a chùl.
V
Cha b’ionnan ‘s MacLeòid
A tha ‘n-dràsd’ aig Rìgh Deòrs’,
Na fhògarrach soilleir
Fo choibhreadh ‘n dà chleòc.
VI
Cha b’ionnan ‘s an laoch
O Cheapaich nan craobh
Chaidh e sìos le chuid ghaisgeach,
‘S nach robh tais air an raon.
VII
Ach nuair a thig am Prionns’ òg
Is na Frangaich ‘ga chòir,
Théid sgapadh gun taing
Ann an campa Rìgh Deòrs’.
VIII
‘S ged tha mis’ ann am fròig
Tha am botal ‘nam dhorn,
‘S gun òl mi ‘s chan àicheadh
Deoch-slàint a’ Phrionns’ òg.
Traduzione inglese*
I
In the heather ‘s my bed
‘Neath the dew-laden trees,
And though I’m in the green-wood
I deserved not the ropes.
II
My bed’s on the ground
And uncovered’s my plaid,
Sleep has not come upon me
Since I murdered Culchairn.
III
My hope rests in God,
Though Lochiel has gone,
I’ll yet see him a colonel
In Inverlochy down here.
IV
Thou wast true to the Prince
And his race, from the first,
Though thou hadst never promised
Thou didst give him true aid.
V
Not so did MacLeod,
Who is now for King George,
A manifest outcast
‘Neath the shade of two cloaks.
VI
Not so the warrior brave
From Keppoch of the trees,
Who charged down with his heroes,
Unafraid on the field.
VII
But when comes the young Prince
With the Frenchmen to aid,
Unthanked will be scattered
The camp of King George.
VIII
And though I’m in a den,
There’s a glass in my hand,
And I’ll drink, and refuse not,
A health to Prince Charles.
Traduzione italiano Cattia Salto
I
L’edera è il mio giaciglio
sotto gli alberi carichi di rugiada
e sono (nascosto) nel folto del bosco
perchè non meritavo l’impiccagione
II
Il mio giaciglio è la terra
e mi corpo con il mantello (1)
ma il sonno non viene
da quando ho ucciso Culchairn (2)
III
La mia speranza affido a Dio
anche se Lochiel (3) è partito
lo vedrò ancora colonnello
laggiù a Fort William (4).
IV
Tu eri un seguace del Principe
e alla sua causa, dal principio
e senza aver prestato giuramento,
gli desti il tuo aiuto sincero
V
Non così fece MacLeod (5),
che ora parteggia per Re Giorgio
un palese reietto
colui che serve due padroni (6)
VI
Non così il guerriero coraggioso
da Keppoch degli alberi (7)
che andò all’assalto con i suoi eroi
senza paura sul campo di battaglia
VII
Ma quando ritornerà il giovane Principe
aiutato dai Francesi (8)
in un amen sarà disperso
l’esercito (9) di Re Giorgio
VII
Anche in questo nascondiglio (10)
alzo il bicchiere
e non mi rifiuterò di bere
alla salute del Principe Carlo

NOTE
* John Lorne Campbell in “Highland Songs of the ’45” (1932)
1) è il pratico kilt del montanaro scozzese: Il vero kilt (in gaelico philabeg) è in effetti una lunga coperta (plaid) cioè un unico, lunghissimo, pezzo di stoffa (il tartan) delle dimensioni di 65-75 cm di altezza per una lunghezza di 5 metri circa, pieghettato e drappeggiato intorno ai fianchi e poi riportato sulle spalle come un mantello (che funzionava bene anche come grande tasca dove infilare gli oggetti da trasportare o le armi).  Era indubbiamente un capo pratico, senza troppe pretese di eleganza che teneva al caldo e al riparo, e perciò prevalentemente un abito “rustico”abbinato per lo più allo stivale ad altezza ginocchio (cuaron) ma più spesso portato a piede nudo (e dovevano avere dei fisici ben temprati questi scozzesi che se ne stavano al vento, pioggia e neve così conciati!) Ai rudi scozzesi di montagna  serviva come coperta per coprirsi durante il giorno e come giaciglio in cui dormire durante le notti passate nella brughiera. (continua)
2) il capitano Murno di Culcairn che aveva preso in prestito il mantello (o la giubba) di Grant
3) Donald Cameron di Lochiel (c.1700 – Ottobre 1748) soprannonimato semplicemente “Gentle Lochiel” per i suoi atti di magnanimità nei confronti  dei prigioneri,  fu tra i più influenti capoclan tradizionalmente fedele alla Casa Stuart. Si unì al Principe Carlo nel 1745 e dopo Culloden fuggì in Francia dove morì in esilio. La sua famiglia fu riabilitata e reintegrata nel titolo con l’amnistia del 1748.
4) Fort William a Inverlochy: uno dei forti che faceva parte della catena di fortificazioni (insieme a Fort Augustus e Fort George) utilizzata per tenere sotto controllo le possibili rivolte giacobite. E’ rimasto come presidio militare fino al 1855. Fort William è il centro più importante della Scozia, snodo ferroviario e stradale (qui si dipartono la West Highland Way e la Great Glen Way).
5) McLeod di McLeod ha promesso il suo sostegno al Principe per rimangiarsi la parola quando l’ha visto arrivare senza soldi e senza uomini. La sua defezione ha pesato pesantemente nel fallimento della rivolta.
6) Nel Medioevo il servizio feudale al proprio sire era tributato simbolicamente mettendosi “sotto al suo mantello”, così anche alla sposa durante la celebrazione del Matrimonio veniva appoggiato il mantello del futuro marito sulle spalle, in segno di sottomissione
7) Alexander McDonald di Keppoch morì alla testa del suo clan a Culloden mentre il resto dei McDonalds ripiegava
8) il Bel Carletto non ritornerà più in Scozia vedi
9) letterlamente l’accampamento
10) dopo Culloden molti guerrieri cercarono rifugio in grotte e anfratti per sfuggire ai rastrellamenti delle truppe inglesi:  nei mesi e anni successivi a Culloden fu caccia all’uomo per coloro che erano riusciti a fuggire dal campo della battaglia e per i loro sostenitori, anche le famiglie e i simpatizzanti vennero incarcerati e coloro che offrivano ospitalità ai fuggiaschi erano espropriati e processati per alto tradimento. Le Highlands furono militarizzate e tenute sotto stretto controllo inglese, senza parlare delle leggi volte a spezzare “l’highlander pride”

continua

APPROFONDIMENTO
http://terreceltiche.altervista.org/war-songs-anti-war-songs/you-jacobites-by-name/

http://terreceltiche.altervista.org/charlie-hes-my-darling/

FONTI
https://it.wikipedia.org/wiki/Clan_Cameron
http://chrsouchon.free.fr/hamoleab.htm

An Fhìdeag Airgid

“Cò Sheinneas an Fhìdeag Airgid” o più semplicemente  “an Fhìdeag Airgid” è una waulking song probabilmente ricavata da un frammento di una jacobite song presumibilmente composta nel 1745 per esortare a seguire in battaglia il Principe Charles Edward Stuart. Un canto risalente allo sbarco del giovane pretendente nelle isole Ebridi, certo di trovare sostenitori disposti a prendere le armi in suo nome.
Il venticinquenne Charles sbarcò insieme a sette compagni sull’isola di Eriskay e una manciata di spade, poi si spostò verso Glenfinnan e restò in attesa che i clan arrivassero! E così nel canto ci si domanda quali saranno i clan a imbracciare il loro “fhideag airigid” (silver whistle) ossia gli spadoni degli Highlanders per rimettere il giovane pretendente sul trono (d’Inghilterra, Irlanda e Scozia).
E’ la versione di Flora MacNeil dell’isola di Barra ad essere la più completa  (in Peter Kennedy, Folk Songs of Britain and Ireland, Cassell, 1975) – (vedi qui)
ASCOLTA http://www.tobarandualchais.co.uk/fullrecord/22363/1

Karen Matheson in An Fhideag Airgid 2013 gia con i Capercaille in Glenfinnan 1995

The Moors

ASCOLTA Gillebrìde MacMillan Outlander: Season 1, Vol. 2 (Original Television Soundtrack)  ascolta su Spotify (qui)

La versione waulking song

ancora il canto dagli archivi della tradizione
http://www.tobarandualchais.co.uk/fullrecord/93660/1 (Captain Donald Joseph MacKinnon)
http: //www.tobarandualchais.co.uk/fullrecord/30346/1 (Nan MacKinnon)

Versione gaelico Karen Matheson
Co a sheinneas an fhideag airigid
Ho ro hu a hu il o
Hi ri hu o, hi ri hu o
Mac mo righ air tighinn a dh’Alba
Air lang mhar nar tri chrann airgid
Air long riomhach nam ball airgid
Tearlach og nan gorm shuil mealach
Failte, failte mian is clui dhuit
Fidhleireachd is ragha a’uil dhuit
Co a sheinneadh? Nach seinninn fhin i?
Co a sheinneas an fhideag airigid

traduzione inglese (da qui)
Who will play the silver whistle?
the son of my King is coming to Scotland
On a great ship with three masts of silver
On the handsome vessel with the silver rigging
Young Charles with the blue bewitching eyes
Welcome, Welcome, may you be desired and famous
May there be fiddling the choicest music before you
Who will play the silver whistle?
Who’d say that I’d not play it myself?
Who will play the silver whistle?
Traduzione italiano Cattia Salto
Chi suonerà la canna d’argento[1]
mentre il figlio del mio re sta ritornando in Scozia?
Su un grande vascello con tre alberi d’argento
su un bel vascello con sartiame d’argento
il giovane Carlo dagli azzurri occhi seducenti!
Ben venuto, benvenuto che tu sia desiderato e rinomato,
che per te sia suonata la musica di violino più raffinata![2]
Chi suonerà la canna d’argento?
Chi ha detto che non lo farei io stesso?
Chi suonerà la canna d’argento?

LA VERSIONE INGLESE: Silver whistle

ASCOLTA Silly Sisters 1976 , June Tabor e Maddy Prior cantano la versione da Flora MacNeil di Barra versificata in inglese


I
O who will play the silver whistle
When my king’s son to sea is going?
To Scotland prepares, prepares his coming
Upon a large ship o’er the ocean
II
The ship it has three masts of silver
With ropes so light of french silk woven
Upon each end are fixed golden pulleys
To bring my king’s son ashore and landed.
III
When my king’s son he comes back home
No girdle scones will food be for him
But loaves of bread, bread will be baking
For Charles with blue eyes so enticing.
IV
O welcome to you, fame and honour
Fiddles and choice tunes attend you
I will be dancing, I will be singing
And I will play the silver whistle.
Traduzione italiano  Cattia Salto
I
Chi suonerà la canna d’argento
mentre il figlio del mio re è per mare?
In Scozia si prepari, si prepari il suo arrivo, su di un grande vascello attraverso l’oceano (1).
II
La nave ha tre alberi d’argento,
con sartiame  intessuto di seta francese così fine, ad ogni estremità sono fissate pulegge dorate,
per portare il figlio del mio re a riva e sbarcare
III
Quando il figlio del mio re ritorna a casa
nessun pane in padella (2) sarà il suo cibo, ma filoncini di pane saranno cotto nel forno
per Carlo dagli azzurri occhi seducenti
IV
Ben venuto a te, fama e onore
violini e le melodie più raffinate ti attendono, ballerò e canterò
e suonerò la canna d’argento

NOTE
1) sembrerebbe chissa quale traversata ma si tratta semplicemente del viaggio in mare dalla Francia alle Ebridi scozzesi
1) girdle scones: è il pane cotto su una piastra di ghisa riscaldata direttamente sul fuoco, in irlanda questa piastra-padella si chiama griddle, in Scozia girdle in Galles bake stone.
E’ lo spartano pane preparato nei bivacchi  chiamato più comunemente bannock: la preparazione di questa alternativa del pane cotto in forno è antichissima, perchè per ottenere il primo pane probabilmente si schiacciarono tra due pietre i chicchi dei primi cereali coltivati,  e con l’aggiunta di acqua si cossero in strati sottili su delle pietre piatte poste sul fuoco (o tra la cenere). L’ulteriore variante fu poi la cottura nella padella in ghisa dei traveiller e dei primi pionieri d’oltreoceano. Le farine d’un tempo erano quelle d’avena o d’orzo che meglio si adattano ai climi estremi del Nord, un pane preparato in fretta e senza lasciarlo lievitare continua

FONTI
http://www.celticlyricscorner.net/matheson/anfhideag.htm
http://chrsouchon.free.fr/fhideag.htm
https://mainlynorfolk.info/june.tabor/songs/silverwhistle.html
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=20712
http://carmichaelwatson.blogspot.it/2011/08/jacobite-song-silver-whistle.html

CHARLIE, HE’S MY DARLING

Bannocks of Barley

The Bonny Moorhen

Ennesima jacobite song made in Scozia, scritta in codice e in cui l’uccello invocato non è un “moorhen” ma il Bel Carletto.
La melodia è quantomeno seicentesca (in Henry Atkinson MS, 1694, dal titolo “Take tent to the rippells good Man”).
C’è anche una versione goliardica di Robert Burns riportata nelle “Merry Muses of Caledonia” uscito postumo dal titolo “The Bonie Moo-hen” a hunting song”: nella versione di Robert Burns si tratta di una battuta di caccia alla gallinella d’acqua (vedi). Il poemetto è un linguaggio cifrato tra lui e la bella Nancy McLehose con cui il bardo intratteneva una relazione adulterina, ennesima prova di una loro relazione molto più carnale di quanto sia stato lecito supporre nei salotti edimburghesi del tempo.

Bear McCreary ne ha fatto un personale arrangiamento strumentale per la serie Outlander (stagione 1) con il titolo “Tracking Jamie” in Outlander: Season 1, Vol. 2 (Original Television Soundtrack)  ascolta su Spotify (qui)

LA VERSIONE TRADIZIONALE

La bella gallinella d’acqua (Gallinula chloropus) –  il maschio e la femmina hanno una livrea identica con colorazione prevalentemente marrone scuro-grigio e nera – porta i colori del vecchio tartan Stuart: becco rosso acceso, zampe verdi, piumaggio nero e grigio con una spruzzata di bianco, e molto probabilmente proprio per questo è stata presa come avatar del  “giovane” e ultimo pretendente Stuart al trono di Scozia, tuttavia alcuni ritengono offensivo paragonare il bel principe a una gallinella (moor-hen) e preferiscono considerare il termine come un ulteriore allusione al moor-cock!
Già in “The mountain streams where the moorcocks crow” mi sono soffermata sul Moorcock, perchè ben due uccelli si condendono il nome: il gallo cedrone ma anche la pernice di Scozia, entrambi della famiglia dei fagiani. (continua)

La versione testuale proviene da “The Jacobite Relics of Scotland, being the Songs, Airs and Legends of the Adherents to the House of Stuart”( James Hogg, 1818)
ASCOLTA The Corries


I
My bonnie moorhen,
my bonnie moorhen,
Up in the grey hills,
and doon in the glen,
It’s when ye gang butt the hoose,
when ye gang ben
I’ll drink a health tae
my bonnie moorhen.
II
My bonnie moorhen’s gane
o’er the main,
And it will be summer
till she comes again,
But when she comes back again
some folk will ken,
Oh, joy be with you
my bonnie moorhen.
III
My bonnie moorhen
has feathers anew,
And she’s a’ fine colours,
but nane o’ them blue,
She’s red an’ she’s white,
an’ she’s green an’ she’s grey
My bonnie moorhen come hither way.
IV
Come up by Glen Duich,
and doon by Glen Shee
An’ roun’ past Kinclaven
and hither by me,
For Ranald and Donald
lie low in the fen,
Tae brak the wing o’
my bonnie moorhen.
Traduzione italiano Cattia Salto
I
La mia bella gallinella d’acqua,
la mia bella gallinella
su per le grige colline
e giù nelle valli
è quando uscirai di casa
per venire qui [1]
berrò alla salute della mia bella gallinella d’acqua
II
La mia bella gallinella d’acqua
è andata oltre il mare
ma quando sarà estate
ritornerà di nuovo
e quando ritornerà,
e lo sapete bene
che la gioia sia con te [2]
mia bella gallinella
III
La mia bella gallinella
ha un nuovo piumaggio,
ha tanti bei colori,
ma tra di essi non c’è l’azzurro.[3]
Rosso e bianco
e verde e grigio[4]
la mia bella gallinella verrà quaggiù
IV
Vieni su per Glenduich
e giù per Glendee
e superato Kinclaven[5]
e poi da me
perchè Ranald e Donald[6]
sono acquattati nel fango
per spezzare le ali
alla mia bella gallinella

NOTE
1) “when ye gang but the house, when ye gang ben…” =when you go out of the house and when you come in. Il Bonny Prince si trova esule in Francia
2) frase tipica di un brindisi benaugurale
3) blu significa anche triste
4) sono i colori del tartan stuart
5) a detta di James Hogg un itinerario non corretto
6) i soldati inglesi, anche se Ranald e Donald sono nomi tipicamente scozzesi, si vuole forse alludere ai traditori

LA VERSIONE DELLA FAMIGLIA CARTHY

E’ una versione testuale completamente diversa anche se cantata sulla stessa melodia (vedi)

FONTI
http://www.luontoportti.com/suomi/en/linnut/moorhen
https://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/bonnymoorhen.html
https://mudcat.org//thread.cfm?threadid=10726
http://chrsouchon.free.fr/moorhen.htm
http://www.robertburns.org/works/157.shtml
https://nslmblog.wordpress.com/2015/01/16/the-bonie-moorhen-1788/
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=50450&lang=en

Bannocks of Barley

IL BANNOCK SCOZZESE

La preparazione di questa alternativa del pane cotto in forno è antichissima, perchè per ottenere il primo pane nella storia probabilmente si schiacciarono tra due pietre i chicchi dei primi cereali coltivati,  e con l’aggiunta di acqua si cossero in strati sottili su delle pietre piatte poste sul fuoco (o tra la cenere). L’ulteriore variante fu poi la cottura nella padella in ghisa dei traveiller e dei primi pionieri d’oltreoceano.
Il bannock scozzese ha uno spessore maggiore rispetto alle varianti tipo piadina o gallette (come di chiamano in Bretagna) o alle miacce della Valsesia perchè si stende un po’ spesso, circa alto uno o due dita; storicamente è stato il pane dei pionieri americani e canadesi, che però aveva già il suo equivalente tra i popoli nativi i quali lo preparavano con la farina di mais (o con il grano integrale). Le farine d’un tempo erano quelle d’avena o d’orzo che meglio si adattano ai climi estremi del Nord, un pane preparato in fretta e senza lasciarlo lievitare, anche se nel tempo con l’aggiunta di un po’ di lievito, si trasforma in focaccia e con una manciata di uvetta diventa addirittura un dolce. Una cottura ancora alternativa è quello della frittura.
Il problema della cottura sulla fiamma viva di un fuoco da campo è la distribuzione del calore perchè se il fuoco è troppo vivo, si rischia di bruciare la crosta e di lasciare l’interno poco cotto (il mio consiglio è d’imparare direttamente da chi ha già esperienza). In mancanza di padella l’impasto un po’ più denso viene avvolto intorno a un bastoncino di legno e cotto sopra le fiamme.

LA RICETTA DELLE ISOLE ORCADI

I Bannock d’orzo hanno un sapore caratteristico un po’ dolciastro e sono cotti sulla piastra/padella invece che nel forno, perfetti per la vita da campo dei rudi montanari scozzesi (e del rancio dei guerrieri scozzesi).
La ricetta presa da Elizabeth’s kitchen diary è molto semplice: 2 tazze di farina d’orzo, 1 tazza di farina di grano, 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio e 1 di crema di tartaro (ok oggi possiamo usare tranquillamente lo lievito in polvere), un pizzico di sale. L’aggiunta dello lievito rende più appetibile ai palati moderni questo tipo di pane, ma un tempo si doveva trattare di una semplice miscela di farina e acqua, io uso il lievito istantaneo in polvere sciolto nel latticello, ma fate un po’ come vi pare, anche il bicarbonato può andare. Come per tutti gli impasti che devono restare morbidi si devono maneggiare il meno possibile.
Fare una fontanella con tutti gli ingredienti secchi, aggiungere tanto latticello quanto basta per ricavare una palla, (usando la stessa tazza dosare 3/4 di latticello, l’aggiunta della parte liquida è da fare però a occhio, in base alla consistenza da dare all’impasto) spianare la pasta con un po’ di farina dando la forma rotonda -si può fare un unico “pane tondo” (con il segno della croce impresso con il manico di legno) o tagliarlo in quarti.
Scaldare una padella di ghisa (senza ungerla, ma c’è chi la unge)  fino a farla diventare ben calda. Cuocere per circa 5/10 minuti su ogni lato senza scordare i bordi.
Per gustarlo al meglio tagliate il bannock ancora caldo aprendolo in due e spalmateci sopra il burro. Servire caldo con formaggio tipo fontina o asiago (che non è la stessa cosa del formaggio delle Orcadi, ma .. è da provare con i formaggi italiani a pasta semi molle anche quelli erborinati)

LA RICETTA STORICA

Un’altra versione (qui) aggiunge invece le due farine d’orzo e d’avena, sale, un po’ di burro e del latte e suggerisce un curioso procedimento per amalgamare gli ingredienti: sbriciolare il burro nelle farine come quando si prepara la pasta frolla (burro freddo che si consiglia di grattugiare per amalgamare più velocemente) e poi mettere a mollo nel latte in modo che risulti ben bagnato ma non troppo e lasciare riposare 15 minuti. Presumo che questo tipo di preparazione sia dovuta al fatto che si macinino “in casa” i chicchi (usando un frullatore, o il vecchio macinino del caffè) e che quindi non si ottenga una vera e propria farina. Come sia dopo l’ammollo si impasta con della farina d’avena e si procede spianando in forma tonda. Per la cottura in padella indica 15 minuti per lato

IL BANNOCK BISCOTTINO

Diciamolo francamente, la cottura in forno è migliore, l’impasto si cuoce bene anche all’interno, senza rischio di bruciacchiature e mezze cotture come in padella. Così elaborando appena un poco la ricetta precedente si ottengono dei gustosi (per il palato scozzese) biscottini (oatcake) da abbinare a un accostamento agrodolce, tipo formaggio e marmellata (o a burro/formaggio e miele).
La ricetta (qui) una miscela farina di grano (2 tazze) e d’avena (1 tazza), poco zucchero  e lievito, il solito pizzico di sale, burro a temperatura frigo, latte e yogurt (o il latticello se avete appena preparato il burro fresco). Procedere come al solito per la preparazione della pasta frolla (parte secca + burro  grattugiato) poi quando il burro è tutto sbriciolato aggiungere la parte liquida e mescolare con un cucchiaio di legno e poi continuare a impastare aggiungendo della farina fino a quando l’impasto non è più appiccicoso. Invece di usare gli stampini, modellare la pasta come un salame e tagliare a fette spesse 1 cm circa, se invece vogliamo fare dei biscottini rettangolari modellare un salamino più lungo e sottile (come per gli gnocchi). Cuocere a 200° per 10-15 min

IL BANNOCK LIEVITATO

Ed eccoci arrivare alla versione pane dolce lievitato, nella ricetta del Selkirk Bannock (qui e qui) si usa una farina forte (500 gr), lievito di birra, acqua o latte tiepido per attivare la lievitazione, un etto abbondante di burro (100-150 gr), 50/100 gr di zucchero e  uvetta a piacere.
Un tempo era preparato con la farina d’orzo, ma per farlo lievitare bene è preferibile la farina di grano; questo dolce più ricco è probabilmente il Bride bannock (bonnach Bride) descritto da Alexander Carmichael, che le donne sposate preparavano per la festa di Imbolc.

E mentre stiamo ai fornelli ascoltiamoci un po’ di musica tradizionale scozzese

Bannocks o’ bear meal

Sulla melodia tradizionale The Killogie nel 1688 Lord Newbottle scrisse una poesiola satirica, con il titolo di “Cakes o’ Croudy” (Crowdie è una densa pastella di farina e acqua preparata per la cottura sulla piastra). In Scozia questo tipo di satira si dice Pasquil proprio come le nostre “pasquinate” in cui il popolo sfoga il suo malumore verso i potenti. Trasformata da Robert Burns in una canzone giacobita per la raccolta dello “Scots Musical Museum” (1796). Anche James Hogg ha pubblicato un testo simile a quello di Burns con il titolo  “Cakes o’ Croudy”  (“Jacobite Relics”, 1819) che prende anche il titolo di Bannocks o Barley: nella canzone si rende omaggio ai guerrieri dei clan scozzesi (i Montanari della Scozia alta e delle Isole) che combatterono per cercare di rimettere sul trono l’ultimo pretendente della casa Stuart
lads wi the bannocks o’ barley (i ragazzi che mangiano panini d’orzo)

Non posso fare a meno di notare che anche i ribelli irlandesi del 1798 furono associati all’orzo “L’orzo che si muove nel vento”:  pare che sulle fosse comuni dove venivano seppelliti i “croppy boys“, crescesse l’orzo, germogliato dalle razioni di cibo che si portavano in tasca; così lo spirito del nazionalismo irlandese non poteva essere distrutto e tornava a rinasce.

Al momento in rete di Bannocks o Barley si trovano le versioni classiche nelle variazioni di Haydn, oppure nel The Complete Songs of Robert Burns, Vol. 6 (qui)

ASCOLTA Daniela Bechly su Spotify la versione classica su arrangiamento di F.J. Haydn; il testo è però “Argyle is my name” (testo qui)
ASCOLTA in verisone marcia del Gloucester Regiment detta anche “Kinnegad Slashers” (una variante di Brian O’Linn e per questo viene archiviata talvolta come melodia irlandese)

The Kinnegad Slashers
Bannocks o’ Barley Meal

LA VERSIONE DI ROBERT BURNS
Bannocks o’ bear meal (1),
Bannocks o’ barley,
Here’s to the Highlandman’s
Bannocks o’ barley!
I
Wha in a brulyie
Will first cry ‘ a parley’?
Never the lads
Wi the bannocks o’ barley!
II
Wha, in his wae days,
Were loyal to Charlie (2)?
Wha but the lads
Wi the bannocks o’ barley!


LA VERSIONE DI JAMES HOGGS
I
Bannocks o’ bear meal,
Bannocks o’ barley,
Here’s to the Highlandman’s
Bannocks o’ barley!
Wha in a bruilzie
will first cry ” a parley ?”
Never the lads
wi’ the bannocks o’ barley !
II
Wha was it drew
the gude claymore for Charlie ?
Wha was it cowed
the English lowns rarely ?
An’ clawed their backs
at Falkirk (3) fairly ?
Wha but the lads
wi’ the bannocks o’ barley !
III
Wha was’t when hope
was blasted fairly,
Stood in ruin (4)
wi’ bonny Prince Charlie?
An’ ‘neath the Duke’s (5)
bluidy paw dreed fu’ sairly ?
Wha but the lads
wi’ the bannocks o’ barley !
Traduzione italiano di Cattia Salto
Panini (tortino) di farina d’orzo (1),
panini d’orzo
per gli Highlanders
panini d’orzo!
I
Chi nella lotta
griderà per primo “tregua”?
Nessuno dei ragazzi
che mangia panini d’orzo!
II
Chi nei giorni del dolore
fu fedele a Carletto (2)?
Chi se non i ragazzi
che mangiano panini d’orzo?!


Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Panini (tortino) di farina d’orzo,
panini d’orzo
per gli Highlanders
panini d’orzo!
Chi nella lotta
griderà per primo “tregua”?
Nessuno dei ragazzi
che mangia panini d’orzo!
II
Chi ha sferrato il colpo con il suo valoroso spadone per Carletto?
Chi ha intimidito
le canaglie inglesi?
E artigliato finalmente
le loro schiene a Falkirk (3)?
Chi se non i ragazzi
che mangiano panini d’orzo?!
III
Chi fu, quando la speranza
venne spazzata via,
ad ergesi tra le rovine (4)
con il bel Carletto?
E sotto la zampa insanguinata
del Duca (5) tremò pieno di rimpianto?
Chi se non i ragazzi
che mangiano panini d’orzo?!

NOTE
1) bear (che si pronuncia proprio come la parola inglese per “orso” è un tipo particolare d’orzo coltivato nell’antichità nelle isole Orcadi, usato sia per la panificazione che per la birra. Gli storici presumono che sia arrivato nelle isole (Orcadi e Shetland) insieme ai vichinghi, è seminato in primavera e raccolto in estate ( per la sua rapida crescita è detto anche l’orzo dei 90 giorni).
2) il nostro Bonny Prince
3) la battaglia di Falkirk fu la più grande battaglia della Rivolta giacobita combattuta il 17 gennaio 1746 tra gli Inglesi e i sostenitori di Charles Edward Stuart  (vedi) già nel 1298 si era dispitata un’altra battaglia tra gli Inglesi e i ribelli scozzesi di William Wallace, vinta da Edoardo I a caro prezzo. Purtroppo, però, anziché riprendere l’avanzata verso sud,  il principe Carlo Edoardo preferì fermarsi a Inverness con l’intenzione di svernarvi.
4) Christian Souchon nella sua traduzione suggerisce ” si sacrificò fino alla morte”
5) il Duca di Cumberland chiamato dagli amici “il macellaio”, e paragonato ad un orso sanguinario:  gli scozzesi furono sconfitti pochi mesi dopo la vittoria di Falkirk nella battaglia di Culloden, anche quel giorno pioveva era il 16 aprile 1746 continua

FONTI
http://www.cobbler.plus.com/wbc/poems/translations/bannocks_o_bear_meal.htm
http://chrsouchon.free.fr/bannock.htm
http://chrsouchon.free.fr/croudy.htm
http://abcnotation.com/tunePage?a=www.campin.me.uk/Flute/Webrelease/Flute/09Duet/09Duet/0002

RICETTE
http://ontanomagico.altervista.org/alimentazione.html
http://ontanomagico.altervista.org/cereali.htm
http://outlanderkitchen.com/2014/08/13/bannocks-castle-leoch/
https://www.elizabethskitchendiary.co.uk/2013/04/orkney-beremeal-bannocks.html/
https://honey-guide.com/2013/11/24/bere-and-beremeal-bannocks/

https://www.bbcgoodfood.com/recipes/1129665/selkirk-bannock
https://foodanddrink.scotsman.com/food/a-history-of-the-selkirk-bannock-including-recipe-for-making-your-own/

LOVELY MOLLY

Non è ben chiaro dove si sia originata la canzone, che peraltro si inserisce in una nutrita serie di Farewell risalenti al 700 tra un giovane bracciante agricolo arruolatosi come soldato/marinaio per andare in guerra e l’altrettanto giovane fidanzatina.

La prima versione testuale scritta risale a Sam Henry che aveva raccolto il canto nella contea di Antrim tra il 1923-29, e gli studiosi ritengono che le successive versioni  di Jeannie Robertson e di Lizzie Higgins siano un adattamento in chiave scozzese di questa versione irlandese.
Ma ovviamente gli scozzesi non concordano e rivendicano la canzone al tempi della prima rivolta giacobita.

Prendiamo atto della bellezza di questa slow air che trasmette tutta la precarietà di una giovane vita privata del suo futuro (lavorare dignitosamente e invecchiare insieme alla propria sposa) e che molto probabilmente mai più ritornerà a seminare  la terra in Primavera .

ASCOLTA Sam Lee in Fade in time, 2015 (Arthur Jeffes & Roundhouse Choir) il suo mentore Stanley Robertson era il nipote di Jeannie Robertson (figura storica della tradizione musicale scozzese) e in questa versione Sam da prova di tutte le sue corde espressive

ASCOLTA Lindsay Straw


I
I once was a ploughboy (1),
but a soldier I’m now,
I courted lovely Molly,
as I followed the plough;
I courted lovely Molly,
from the age of sixteen,
But now I must leave her,
and serve James, my king.
Chorus
Oh Molly, lovely Molly,
I delight in your charms,
there is many’s the long night
you hae laid in my arms.
But if ever I return again,
it will be in the Spring
Where the mavis and the turtle dove
and the nightingale sing.
II
You can go to the market,
you can go to the fair;
You can go to the church on Sunday,
and meet your new love there.
But if anybody loved you
as much as I do,
I won’t stop your marriage,
and farewell, adieu
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Un tempo ero un bracciante agricolo
ma ora sono un soldato,
corteggiai la bella Molly
quando seguivo l’aratro,
corteggiai la bella Molly
dall’età di 16 anni
ma ora la devo lasciare
per servire Giacomo, il mio re
Coro
Oh Molly bella Molly
deliziato dal tuo fascino
per più di una lunga notte
sei stata tra le mie braccia,
ma se mai ritornerò ancora
sarà in Primavera
quando il tordo e la tortora
e l’usignolo cantano
II
Tu puoi andare mercato
e puoi andare alla fiera
puoi andare in chiesa la domenica
per incontrare un nuovo innamorato.
Ma se qualcuno ti amerà
tanto quanto io ti amo
non impedirò il tuo matrimonio
e addio, addio

NOTE
1) un bracciante stagionale o un mezzadro, in Scozia un bothy boy, in Irlanda uno spailpin

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/arthur-mcbride.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=34875
https://mainlynorfolk.info/folk/songs/lovelymolly.html

THERE’LL NEVER BE PEACE TILL JAMIE COMES HAME

“There’ll Never Be Peace Till Jamie Comes Hame” è una vecchia canzone giacobita pubblicata nello “Scots Musical Museum”,  (vol IV, 1791) con il testo riscritto da Robert Burns, che conosceva la melodia con il titolo di “There are few good fellows when Jamie’s awa”. Giacomo è il figlio del deposto re Giacomo VII di Scozia che i Giacobiti riconoscevano come unico legittimo successore al trono e soprannominarono The Old Pretender per distinguerlo dal figlio il Principe Carlo Stuart.

Così scrive Robert Burns in una lettera ad Alexander Cunningham (1791) “You must know a beautiful Jacobite air “There’ll never be peace till Jamie comes hame”. When political combustion ceases to be the object of princes and patriots, it then, you know, becomes the lawful prey of historians and poets.”

LA MELODIA

La melodia è una slow air dolce e malinconica pubblicata da James Oswald in due raccolte “Curious Scots Tunes”, 1740, 22, e in “Caledonian Pocket Companion”, 1743, I. 20, conosciuta anche con il titolo di “There are few good fellows when Jamie’s awa” oppure di “By yon Castle wa’”
ASCOLTA Alessandro Tampieri, Alessandro Palmeri, Giorgio Dellarole (viol. e v.cello barocco e fisarm. 415)

ASCOLTA Sophie Ramsay in ‘The Seas Between Us‘ (vedi)

ASCOLTA Dougie Mathieson & Mags Macfarlane  in “A Tribute to Rabbie Burns”, 2015

ASCOLTA The Whistlebinkies


I
By yon Castle wa’ (1), at the close of the day,
I heard a man sing, tho’ his head it was grey:
And as he was singing, the tears doon came, –
There’ll never be peace till Jamie  (2) comes hame.
II
The Church is in ruins, the State is in jars,
Delusions, oppressions, and murderous wars,
We dare na weel say’t, but we ken wha’s to blame, –
There’ll never be peace till Jamie comes hame.
III
My seven braw sons for Jamie drew sword,
But now I greet (3) round their green beds in the yerd (4);
It brak the sweet heart o’ my faithful and dame, –
There’ll never be peace till Jamie comes hame.
IV
Now life is a burden that bows me down,
Sin’ I tint (5) my bairns (6), and he tint his crown;
But till my last moments my words are the same, –
There’ll never be peace till Jamie comes hame.
Traduzione di Cattia Salto
I
Ai piedi del castello all’imbrunire
udii un uomo cantare, sebbene con il capo canuto
e mentre cantava le lacrime scendevano –
“Non ci sarà mai pace finchè Giacomo (2) ritornerà sul trono”
II
La Chiesa è in rovina e lo Stato in discordia,
delusione, oppressione
e guerre feroci
e noi sappiamo bene
chi è da biasimare
– Non ci sarà mai pace finchè Giacomo ritornerà sul trono
III
I miei sette bravi figli per Giacomo cinsero la spada,
ma ora io li piango nei loro verdi giacigli al camposanto
e il povero cuore della mia leale dama si spezzò –
Non ci sarà mai pace finchè Giacomo ritornerà sul trono
IV
Ora la vita è un fardello che mi piega in due
dacchè persi i miei figli ed egli perse la corona;
ma fino all’ultimo respiro le mie parole saranno le stesse –
Non ci sarà mai pace finchè Giacomo ritornerà sul trono

NOTE
1) wa’=wall
2) La discendenza maschile del ramo Stuart  (la parte cattolica della famiglia) cercò periodicamente e fino al 1746 di riprendersi il trono con l’aiuto di Francia e Spagna: Giacomo Francesco Edoardo Stuart tentò di riprendersi il trono per due volte nel 1708 e nel 1715 sbarcando in Scozia e mettendosi alla testa dei suoi seguaci con l’appoggio di John Erskine, conte di Mar: il 6 settembre 1715 Lord Mar si incontrò con un gruppo di Highlander e nominò ufficialmente il Principe Giacomo Edoardo re di Scozia, Inghilterra e Francia con il nome di Giacomo VIII di Scozia (e Giacomo III d’Inghilterra e d’Irlanda). Anche questo secondo tentativo fallì e Giacomo passò il resto della sua vita dorata in esilio prima in Francia e poi dal 1717 in Italia. (vedi scheda dei personaggi principali qui)
3) greet=weep
4) yerd=kirkyard
5) sin I tint=as I lost
6) bairns=children

FONTI
http://chrsouchon.free.fr/therellb.htm
https://www.flutetunes.com/tunes.php?id=2322
http://www.burnsscotland.com/items/v/volume-iv,-song-326,-pages-336-and-337-as-i-cam-down-by-yon-castle-wa.aspx

THE BROOM OF COWDENKNOWES

Una ballata che leggiamo dai quaderni di Bishop Percy (1768) con il titolo di “The Northerne Lasse”, con la nota di “Motivo scozzese noto come “The broom of Cowden knowes”, riportata anche nella raccolta del professor Francis J. Child, al numero 217 (vedi archivio ballate), in 14 varianti.

In un broadside inglese stampato prima del 1625 e conservato nella Roxburghe Collection presso la British Library così è scritto “The lovely Northerne Lasse Who in this ditty, here complaining, shewes What harme she got milking her dadyes Ewes. To a pleasant Scotch tune, called ‘The Broom of the Cowden knowes.'”
Il ritornello così recita
With, O the broome, the bonny, broome,
the broome of Cowdon Knowes!
Fain would I be in the North Countrey,
to milke my dadyes ewes.
La storia si discosta di poco dalla versione più diffusa e originaria (vedi prima parte): una pastorella che sta mungendo il gregge del padre è sedotta da un pastorello, resta incinta e viene cacciata, un giovane uomo ha pietà di lei e la sposa per avere una moglie “To be a true, obedient wife and observe your husband’s will“. Nel 1715-16 la ballata è stata riscritta in un broadside mantenendo il refrain della vecchia versione con un nuovo testo pro-giacobita, come narrata da un uomo che è stato esiliato per aver sostenuto la ribellione del 1715. (vedi)

LA VERSIONE SETTECENTESCA: The Broom o’ the Cowdenknowes

Nonostante Sir Walter Scott rivendichi di aver collezionato una più genuina versione popolare della ballata, quella che ha riscontrato maggior successo nei secoli è la versione riportata da Allan Ramsay nella raccolta “Tea-Table Miscellany” 1723, che alcuni critici ritengono sia una versione poetica secondo la moda bucolica del tempo, più che una ballata genuinamente popolare. L’incontro richiama peraltro un altrettanto bucolico amoreggiamento riscritto da Robert Burns dal titolo “Ca’ the Yowes” . Curiosamente anche qui si accenna ai boschetti di noccioli sulle rive di un torrentello..

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The Hireling Shepherd (1851) William Holman Hunt

Il punto di vista è quello femminile  e l’incontro amoroso  tra i cespugli di ginestra, è  con il suo innamorato, anche lui pastorello, nelle versioni più antiche invece è uno straniero ad abusare della ragazza (un border reiver  vedi; le otto strofe originarie (nella versione dei Baltimore Consort ridotte a quattro) si soffermano più sui piaceri dell’amoreggiamento che sulle sofferenze delle sue conseguenze: solo in una strofa la ragazza accenna al fatto di essere stata bandita dalla sua famiglia e ne deduciamo che lo sia stata a causa della gravidanza fuori dal matrimonio. La melodia è quella riportata da John Playford nel suo “English dancing master” del 1651 (con il titolo di “The Bonny Bonny Broome“) insieme alla descrizione della danza relativa

ASCOLTA le melodia (per la danza qui) questa è la melodia diventata standard anche se arrangiata diversamente da quella riportata in John Playford (vedi)

ASCOLTA Baltimore Consort A trip to Killburn: Playford tunes and their Ballads” 1996 da ascoltare in versione integrale su Spotify


CHORUS

O, the broom(1), the bonny, bonny broom,
The broom o’ the Cowdenknowes(2)
I wish I were with my dear swain,
With his pipe and my ewes(3).
I
How blyth every morn was I to see
The swain come o’er the hill!
He skipt the burn(4) and flew to me:
I met him with good will.
II
I neither wanted ewe nor lamb,
While his flock near me lay:
He gather’d in my sheep at night,
And chear’d me a’ the day.
III
While thus we spent our time by turns,
Betwixt our flocks and play (5);
I envy’d not the fairest dame,
Tho’ ne’er so rich and gay.
IV
Adieu, ye Cowdenknows, adieu,
Farewel a’ pleasures there;
Ye gods, restore me to my swain,
Is a’ I crave or care.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
CORO
O la ginestra (1), la bella ginestra
la ginestra di Cowdenknowes (2)
vorrei essere con il mio caro pastorello,
con il suo flauto e le mie pecore (3)
I
Come spensierata ogni dì andavo incontro al corteggiatore che, in arrivo dalla collina, saltava il ruscello(4) per correre da me, e l’incontravo volentieri
II
Io non volevo pecore o agnelli, mentre le sue greggi mi riposavano accanto: lui le radunava con le mie a sera e mi allietava tutto il giorno
III
Così passavamo il tempo a turni,
tra le nostre greggi e il diletto (5),
non invidiavo la più bella delle dame
perchè mai così ricca e allegra.
IV
Addio a te Cowdenknowes, addio,
addio a tutti quei piaceri;
perdio ritornare accanto al mio corteggiatore, è tutto ciò che bramo o di cui ho bisogno

NOTE
fiore-ginestra_m1) la ginestra  con la sua rigogliosa fioritura dorata ha spesso una precisa allusione sessuale nelle ballate. Forse per la forma del fiore che richiama la vulva femminile. Con la ginestra si facevano le scope nel Medioevo così con il termine inglese “broom” si indica entrambi: sulle scope volavano le streghe e la ginestra allude a una sessualità diabolica o quantomeno selvaggia, libera da regole. In genere nelle ballate quanto l’argomento è di natura sessuale vengono utilizzati nomi di erbe e fiori nel ritornello, proprio per avvertire l’ascoltatore. La brughiera è come il “greenwood” è un luogo “fuori legge” fuori dalla società civile dove accadono incontri fatati e illeciti, ma vissuti con una primitiva o primordiale innocenza.
2) Cowdenknowes (inglesizzato in Coldingknowes) è una tenuta scozzese sulle rive del fiume Leader nel Berwickshire vicino al villaggio di Earlston dove si aggirava nel 1200 “Thomas the Rhymer“. Il posto conserva ancora una traccia delle sue frequentazioni fatate nello stesso titolo della località “Cowden ” sta per colltuinn , che è una parola in gaelico scozzese per ” Hazel ” la pianta delle nocciole mentre la parola Knowes significa “Hill” quindi il nome si legge come le colline dei noccioli.
In Scozia le pecore venivano portate ai pascoli estivi il primo di maggio mentre gli uomini trasportavano gli strumenti necessari per riparare le capanne dai danni dell’inverno, le donne portavano cibo e utensili per la cucina. Iniziava la stagione della gioia delle danze e dei corteggiamenti.

The Leader valley at Cowdenknowes House, Berwickshire, 1843 [Scotland] di Edward Gennys Fanshawe
3) yowes=ewes pecore
4) burn, burnie=small stream, torrente
5) il termine play può avere diversi significati in questo contesto: più genericamente vuol dire divertimento, l’atto del divertirsi con allusione ai giochi sessuali.

THE BROOM OF COWDENKNOWES: LA VERSIONE PIU’ ATTUALE

E’ una versione abbastanza simile a quella pubblicata da Allan Ramsay, ma rivisitata in chiave moderna: prima di tutto si sposta il punto di vista da quello femminile a quello maschile e la storia è intesa decisamente come una storia d’amore. E’ stata la versione testuale e melodica di Archie Fisher, a diventare lo “standard” di quelle successive. In questa chiave non sappiamo perchè il ragazzo sia stato bandito, quasi come se la storia si fosse sovrapposta alla versione pro-giacobita circolata in broadside nel 1716

ASCOLTA Archie Fisher in Will Ye Gang, Love 1976

Silly Wizard in Wild and Beautiful 1981 (strofe I, III e IV)

ASCOLTA Kenny Speirs 2000

ASCOLTA Cherish the Ladies in The Girls Won’t Leave The Boys Alone (2001) dove il soggetto ridiventa la ragazza

CHORUS:
Oh the broom(1), the bonnie, bonnie broom
The broom o’ the Cowdenknowes(2)
Fain would I be in my own country
Herding my father’s ewes(3)
I
How blithe each morn was I tae see
My lass came o’er the hill
She skipped the burn(4) and ran tae me
I met her wi’ good will
II
We neither herded ewes nor lambs
While the flock near us lay
She gathered in the sheep at night
And cheered me all the day
III
Hard fate that I should banished (6) be
Gang way o’er hill and moor
Because I love the fairest lass
That e’er yet was born
IV
Adieu ye Cowdenknowes, farewell
Farewell all pleasures there
To wander by her side again
Is all I crave or care
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
CORO
O la ginestra (1), la bella ginestra
la ginestra di Cowdenknowes (2)
come vorrei essere nel mio paese,
a condurre le pecore di mio padre (3)
I
Come spensierato ogni mattina andavo a vedere la mia ragazza in arrivo  dalla collina, saltava il ruscello (4)  e correva da me, e volentieri la incontravo.
II
Non conducevamo nè pecore nè agnelli, mentre le greggi riposavano accanto a noi, lei radunava le pecore a sera e mi allietava tutto il giorno
III
Amaro destino che fossi bandito (6)
mandato via  dalla collina e dalla brughiera, perchè amavo la più bella ragazza che mai sia nata
IV
Addio a te Cowdenknowes, addio
addio a tutti i piaceri laggiù,
camminare accanto a lei ancora una volta, è tutto ciò che bramo o di cui ho bisogno

NOTE
6) nella versione pro-giacobita la ballata è intitolata “New way of the Broom of Cowden Knows” che diventa “O my King” in “Jacobite Relics” Vol II (# 6)

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/broomfield.htm#ginestra
http://www.ramshornstudio.com/broom.htm
http://www.houseofharden.com/cowdenknowes/broom.htm
http://chrsouchon.free.fr/broomcow.htm
https://sapientia.ualg.pt/bitstream/10400.1/1462/1/7_8_Rieuwerts.pdf
http://www.cowdenknowes.com/
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=48416
http://mainlynorfolk.info/watersons/songs/
thebroomofcowdenknowes.html

http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-BroomCowden.html
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_217
http://www.rhapsody.com/search/track?page=2&query=cowden

ORAN EILE DON PHRIONNSA

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Il Bonny Prince (Carlo Edoardo Stuart) ritratto da Allan Ramsay subito dopo la marcia su Edimburgo

Oran Eile Don Phrionnsa,  “Canzone per il Principe” (= Song to the Prince) ma anche dal primo verso “Moch sa Mhadainn ‘s Mi Dùsgadh” (in italiano “Appena mi sveglio”) venne scritta nel 1745 da Alexander McDonald (Alasdair mac Mhaighstir Alasdair)  bardo delle Highlands e fervente giacobita, perché fosse indirizzata come missiva al Principe Charles Edward Louis John Casimir Sylvester Severino Maria Stuart, noto più semplicemente come il Bonnie Prince Charlie o The Young Pretender. All’epoca il Principe si trovava in Francia nella vana attesa di un cenno di favore da parte del Re Luigi XV affinchè lo aiutasse a riprendersi il trono d’Inghilterra e Scozia. Ma la questione si trascinava per le lunghe, Luigi non ricevette mai a Corte il suo parente povero, così il ragazzo venne snobbato anche dalla Nobiltà parigina e di certo le parole d’incoraggiamento dei sostenitori in Scozia non potevano che dargli conforto. continua
Il testo originale di Oran Eile Don Phrionnsa ( anche “Moch Sa Mhadainn”, “Hùg Ò Laithill Ò” “Hùg Ò Laithill O Horo”), è scritto in gaelico scozzese, lingua che il principe non capiva (essendo nato e cresciuto a Roma).

Ne “The Elizabeth Ross Manuscript Original Highland Airs Collected at Raasay in 1812 By Elizabeth Jane Ross” (qui) sono riportati testo e melodia (#113) così nelle note dell’edizione pubblicata per lo School of Scottish Studies Archives, Edimburgo 2011 leggiamo “Questa toccante canzone giacobita è stata attribuita a Alasdair mac Mhaighstir Alasdair (Alexander MacDonald, c.1698–c.1770). Il testo e la traduzione di  JLC [John Lorne CAMPBELL(1933, Rev.1984)], riporta 17 strofe più il ritornello. Il testo deriva dall’edizione del 1839  (p.85) dalla collezione di Mac Mhaighstir Alasdair (ASE); l’edizione del 1839 è identica a quella del 1834, ma il fatto che la canzone non appaia nella prima edizione (1751) solleva dubbi sull’attribuzione (vedi JLC 42, n.1): in effetti il testo è stato quasi certamente preso dall’edizione 1834 da PT, dov’è semplicemente intitolato ‘LUINNEAG’ senza alcuna attribuzione.

ASCOLTA Capercaillie in “Glenfinnan (Songs Of The ’45)” (1998) album interamente dedicato ai canti in gaelico che si sono conservati nelle Isole Ebridi sulla rovinosa parabola della ribellione giacobita capeggiata dal Bonnie Prince Charlie nel 1745

ASCOLTA Dàimh in Moidart to Mabou 2000, un gruppo di nuova generazione dalla West Coast della Scozia formato da musicisti  dall’Irlanda, Scozia, Capo Bretone e California.

Chi canta dopo aver impostato la prima strofa, prosegue riprendendo gli ultimi due versi come i primi della strofa successiva, e aggiunge altri due nuovi versi
Thug ho-o, laithill ho-o
Thug o-ho-ro an aill libh
Thug ho-o, laithill ho-o
Seinn o-ho-ro an aill libh
I
Och ‘sa mhaduinn’s mi dusgadh
‘S mor mo shunnd’s mo cheol-gaire
O’n a chuala mi ‘m Prionnsa
Thighinn do dhuthaich Chlann Ra’ill
II
O’n a chuala mi ‘m Prionnsa
Thighinn do dhuthaich Chlann Ra’ill
Grainne mullaich gach righ thu
Slan gum pill thusa, Thearlaich
III
Grainne mullaich gach righ thu
Slan gum pill thusa, Thearlaich
‘S ann th ‘n fhior-fhuil gun truailleadh
Anns a ghruadh is mor-naire
IV
‘S ann th ‘n fhior-fhuil gun truailleadh
Anns a ghruadh is mor-naire
Mar ri barrachd na h-uaisle
‘G eirigh suas le deagh-nadur
V
Mar ri barrachd na h-uaisle
‘G eirigh suas le deagh-nadur
Us nan tigeadh tu rithist
Bhiodh gach tighearn’ ‘n aite

The Elizabeth Ross Manuscript
I
Early as I awaken
Great my joy, loud my laughter
Since I heard that the Prince comes
To the land of Clanranald
II
Since I heard that the Prince comes
To the land of Clanranald
Thou art the choicest of all rulers
Here’s a health to thy returning
III
Thou art the choicest of all rulers
Here’s a health to thy returning
His the royal blood unmingled
Great the modesty in his visage
IV
His the royal blood unmingled
Great the modesty in his visage
With nobility overflowing
And endowed with all good nature
V
With nobility overflowing
And endowed with all good nature
And shouldst thou return ever
At his post would be each laird
Traduzione italiana Cattia Salto
I
Appena mi sveglio
grande la gioia, forte il riso
da quando seppi che il Principe (1) verrà nella terra del Clanranald (2)
II
Da quando seppi che il Principe verrà nella terra del Clanranald
Voi che siete il migliore tra i re
bevo alla salute del vostro ritorno
III
Voi che siete il migliore tra i re
bevo alla salute del vostro ritorno!
Suo il sangue reale puro
grande la modestia nel suo viso
IV
Suo il sangue reale puro
grande la modestia nel suo viso
colmo di nobiltà
e dotato di natura gentile!
V
Colmo di nobiltà
e dotato di natura gentile!
Se voi ritornerete
ogni laird sarà al vostro servizio.

NOTE
1) Principe Charles Edward Louis John Casimir Sylvester Severino Maria Stuart
2) il Clan dei Macdonald di Clanranald (Clan RanaldClan Ronald) è uno dei rami più grandi dei clan scozzesi in cui si eleggeva il Re delle Isole e di Argyll. All’epoca delle ribellione del 1745 il vecchio capo clan non era favorevole agli Stuard, ma non impedì al figlio di allearsi con il Giovane Pretendente. I due si conobbero a Parigi. Ranald il giovane fu tra i primi ad aderire alla causa giacobita facendo proseliti presso gli altri clan.

LA SERIE OUTLANDER

Il brano è stato riportato alla popolarità con l’inserimento nella seconda stagione della serie televisiva Outlander (sulle orme del grandissimo successo editoriale dell’omonima serie scritta da Diana Gabaldon), come sottolinea lo stesso direttore artistico Bear McCreary questo è uno dei pochi canti scritti proprio nel farsi della ribellione scozzese.
“Quando Jamie apre la lettera nell’episodio  “The Fox’s Lair” e scopre di essere stato invischiato nella rivoluzione, questa canzone era contemporanea essendo stata composta da qualche parte in Scozia  proprio in quel preciso momento.” (qui).

ASCOLTA Griogair Labhruidh in Outlander: Season 2, (Original Television Soundtrack) il brano ha un andamento marziale  e Griogair racconta
“È sempre difficile mediare il divario tra tradizione e innovazione, ma è qualcosa a cui mi sto abituando sempre più spesso, ho eseguito la canzone ad un ritmo molto più lento di quello tradizionale, ma penso che abbia raggiunto un grande effetto con i ricchi cori dei violini e gli elementi percussivi. Sono stato anche molto contento di lavorare con il mio amico John Purser che ha contribuito a dirigere la mia esecuzione della canzone per adattarla all’arrangiamento.

Hùg hó ill a ill ó
Hùg hó o ró nàill i
Hùg hó ill a ill ó
Seinn oho ró nàill i.
I
Moch sa mhadainn is mi dùsgadh,
Is mòr mo shunnd is mo cheòl-gáire;
On a chuala mi am Prionnsa,
Thighinn do dhùthaich Chloinn Ràghnaill.
II
Gràinne-mullach gach rìgh thu,
Slàn gum pill thusa Theàrlaich;
Is ann tha an fhìor-fhuil gun truailleadh,
Anns a’ ghruaidh is mòr nàire.
III
Mar ri barrachd na h-uaisle,
Dh’ èireadh suas le deagh nàdar;
Is nan tigeadh tu rithist,
Bhiodh gach tighearna nan àite.
IV
Is nan càraicht an crùn ort
Bu mhùirneach do chàirdean;
Bhiodh Loch Iall mar bu chòir dha,
Cur an òrdugh nan Gàidheal.


I
Early as I awaken,
Great my joy, loud my laughter,
Since I heard that the Prince comes
To the land of Clanranald
II
Thou’rt the choicest of all rulers,
Here’s a health to thy returning,
His the royal blood unmingled,
Great the modesty in his visage.
III
With nobility overflowing,
And endowed with all good nature;
And shouldst thou return ever
At his post would be each laird.
IV
And thy friends would be joyful
If the crown were placed on thee,
And Lochiel, as he should be
Would be leading the Gaëls.
Traduzione italiano Cattia Salto
I
Appena mi sveglio
grande la gioia, forte il riso
da quando seppi che il Principe (1) verrà nella terra del Clanranald (2)
II
Voi che siete il migliore tra i re
bevo alla salute del vostro ritorno!
Suo il sangue reale puro
grande la modestia nel suo viso
III
Colmo di nobiltà
e dotato di natura gentile!
Se voi ritornerete
ogni laird sarà al vostro servizio.
IV
I vostri amici saranno pieni di gioia
se sarete incoronato,
e Lochiel (3), come si conviene, farà arrivare i Gaeli per la battaglia

NOTE

Fedeli agli amici

3) Donald Cameron di Lochiel (c.1700 – Ottobre 1748) tra i più influenti capoclan tradizionalmente fedele alla Casa Stuart. Si unì al Principe Carlo nel 1745 e dopo Culloden fuggì in Francia dove morì in esilio.
La famiglia fu riabilitata e reintegrata nel titolo con l’amnistia del 1748.

FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/charlie-hes-my-darling/
http://www.ed.ac.uk/files/imports/fileManager/RossMS.pdf
http://chrsouchon.free.fr/bonnie1.htm
http://chrsouchon.free.fr/bonnie2.htm
http://www.celticlyricscorner.net/capercaillie/oraneile.htm
http://www.bearmccreary.com/#blog/blog/outlander-return-to-scotland/
http://www.tobarandualchais.co.uk/en/fullrecord/63749/3
http://www.tobarandualchais.co.uk/en/fullrecord/94215/5;jsessionid=40262AAD448EC6A5BD09862C091AD047