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E LA BARCA VA: IL PRINCIPE E LA BALLERINA, THE SKYE BOAT SONG

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E LA BARCA VA

charlie e flora
Flora e il Bel Carletto

Dopo la rovinosa battaglia di Culloden (1746) Charles Stuart allora ventiseienne, riuscì a fuggire e a restare nascosto per parecchi mesi, protetto dai suoi fedelissimi.
Flora MacDonald aveva 24 anni quando incontrò  il Bonnie Prince e lo aiutò a lasciare le Ebridi, li vediamo raffigurati su una barchetta in balia delle onde, lei si avvolge nello scialle e guarda l’orizzonte, mentre il sole tramonta,  lui rema con foga.
(ecco com’è andata in realtà: Il Principe e la Ballerina)

LA TRAVERSATA IN MARE: LA FUGA DI CHARLES STUART

Il momento della fuga dalle Ebridi Esterne, per quanto “eroicomico”, è ricordato nella canzone “Skye boat song” (in italiano “La barca per Skye” ma anche” la barca per il cielo”) scritta da Sir Harold Boulton nel 1884 su di una melodia tradizionale che si dice sia stata arrangiata da Anne Campbell MacLeod; una decina di anni prima Anne  stava facendo un’escursione sul Loch Coruisk, guarda caso proprio sull’isola di Skye e la sentì cantare da un gruppo di marinai; la canzone era “Cuchag nan Craobh” (in inglese “The Cuckoo in the Grove”) comparsa in stampa nel 1907 in Minstrelsy of the Scottish Highlands, di Alfred Moffat, con un testo attribuito a William Ross (1762 – 1790). La melodia è pertanto quantomeno risalente al tempo della vicenda.

LO IORRAM
Il brano è comparso nel libro Songs of the North pubblicato da Sir Harold Boulton e Anne Campbell MacLeod a Londra nel 1884. Nelle ristampe ed edizioni successive nel commento si fa riferimento alla melodia come a un “iorram” ossia a una canzone ai remi. Non proprio una shanty song un “iorram” (pronuncia ir-ram) aveva la funzione di dare il ritmo ai vogatori ma nello stesso tempo era anche un lamento funebre. Il tempo è in 3/4 o 6/8: la prima battuta è molto accentuata e corrisponde alla fase in cui il remo è sollevato e portato in avanti, 2 e 3 sono il colpo all’indietro. Alcune di queste arie sono ancora suonate nelle Ebridi come valzer.

La canzone è stato un successo: fin da subito circolarono voci che spacciavano il testo come traduzione di una antico canto in gaelico e presto divenne un brano classico della musica celtica e in particolare della musica tradizionale scozzese inserito immancabilmente nelle compilation anche per matrimoni, fatto e rifatto in tutte le salse (dal beat al liscio, jazz, pop, country, rock, dance), innumerevoli le versioni strumentali (da un solo strumento – arpa, cornamusa, chitarra, flauto – o due fino all’orchestra) con arrangiamenti classici, tradizionali, new age, per bande anche militari e corali. Su Spotify è possibile trovare moltissime versioni del brano e proprio per tutti i gusti! Tra quelle strumentali le mie preferite sono quelle con la chitarra di Greg Joy, Pete Lashley, Tom Rennie, ma anche una versione con arpa e flauto di Anne-Elise Keefer e una versione “insolita” (con tanto di basso-tuba o oboe) dei Leaf!

ASCOLTA Carlyle Fraser


CHORUS
Speed bonnie boat,
like a bird on the wing,

Onward, the sailors cry
Carry the lad that’s born to be king
Over the sea to Skye
I
Loud the winds howl,
loud the waves roar,
Thunder clouds rend the air;
Baffled our foe’s stand on the shore
Follow they will not dare
II
Though the waves leap,
soft shall ye sleep
Ocean’s a royal bed
Rocked in the deep,
Flora will keep
Watch by your weary head
III
Many’s the lad fought on that day
Well the claymore could wield
When the night came silently, lay
Dead on Culloden’s field
IV
Burned are our homes, exile and death
Scatter the loyal men
Yet, e’er the sword cool in the sheath,
Charlie will come again
Traduzione italiano Cattia Salto
RITORNELLO
Veloce, bella barca,
come un uccello sulle ali

Avanti! Gridano i marinai!
Porta il ragazzo nato per essere re (1)
oltre il mare a Skye (2)
I
Forte ulula il vento,
forte ruggiscono le onde,
nubi minacciose riempiono il cielo;
frastornati i nostri nemici si fermano a riva e non osano seguirci
II
Benchè i flutti si accavallino,
il tuo sonno sarà docile
e l’oceano il letto del re
cullato dal mare (3),
Flora (4) vigilerà
vegliando sulla tua testa stanca
III
In molti combatterono quel giorno,
brandendo bene le spade, quando la notte venne in silenzio, giacevano morti  sul campo di Culloden (5).
IV
Bruciate le nostre case, esilio o morte,
dispersi gli uomini leali (6),
tuttavia prima che la spada si raffreddi nel fodero,
Carlo verrà di nuovo (7)


NOTE
Lost_Portrait_of_Charles_Edward_Stuart1) Chi era il “Giovane Pretendente”? Probabilmente solo un damerino con l’accento italiano e la passione del brandy, ma quanto fu il fascino che esercitò sugli scozzesi delle Highlandscontinua
2) L’isola di Skye nelle Ebridi Interne, ma suona come “cielo” e quindi una metafora, l’autore lo impalma come eroe nel firmamento
3)  “rocked” è da intendersi, come in molte sea song e sea shanty (e in qualche lullaby), nel senso di dondolio (della culla in particolare)
4) Flora MacDonald (1722 – 1790) che aiutò il principe nella fuga  continua
5) per l’approfondimento ho dedicato un’intera pagina ai Giacobiti vedi
6) la repressione inglese contro i giacobiti e i simpatizzanti fu brutale
7) nel 1884 Charles Stuart era ormai polvere, ma la letteratura romantica manteneva ancora vive le aspirazioni giacobite e i canti infiammavano ancora gli animi

CHARLES STUART “ULTIMO ATTO”

Charles_Edward_Stuart_(1775)Nel 1896 lo scrittore scozzese Robert Louis Stevenson (1850-1894) scrisse una variante con nuove parole, evidentemente non soddisfatto di quanto scritto da un baronetto inglese.

Stevenson mette il canto in bocca allo stesso Charles, vecchio e disfatto nel suo esilio “dorato” tra Roma e Firenze. L’Alfieri ce lo descrive come irragionevole e sempre ubriaco padrone, ovvero querulo, sragionevole e sempre ebro marito (ma doveva avere il dente avvelenato essendo stato per anni l’amante della molto più giovane e bella moglie Luisa di Stolberg-Gedern contessa d’Albany). Il Principe sempre più amareggiato e dedito all’alcol, morì a Roma il 31 gennaio 1788 (abbandonato anche dalla moglie quattro anni prima).

OVER THE SEA TO SKYE
di Robert Louis Stevenson
I
Sing me a song of a lad that is gone,
Say, could that lad be I?
Merry of soul, he sailed on a day
Over the sea to Skye
II
Mull was astern, Rum was on port,
Eigg on the starboard bow.
Glory of youth glowed in his soul,
Where is that glory now?
III
Give me again all that was there,
Give me the sun that shone.
Give me the eyes, give me the soul,
Give me the lad that’s gone.
IV
Billow and breeze, islands and seas,
Mountains of rain and sun;
All that was good, all that was fair,
All that was me is gone.
OLTRE IL MARE PER SKYE
Traduzione italiano Cattia Salto
I
“Cantami del ragazzo del passato
dici, “Potrei essere io quello?”
con l’avventura nel cuore(1), salpò un giorno oltre il mare per Skye.
II
Mull era a poppa, Rum era a babordo, Eigg sulla prua a dritta.
Gloria di gioventù brillava nel suo spirito, dov’è quella gloria ora?
III
Dammi ancora tutto ciò che fu,
dammi il sole che risplendeva
dammi la visione (2), dammi l’anima
dammi il ragazzo del passato
IV
Nuvole e brezza, isole e mari
montagne di pioggia e di sole;
tutto ciò che era buono e giusto
tutto quello che ero, è morto

NOTE
1) “merry of soul” inteso come ” allegro nel cuore, felice” (per esempio She’s a merry little soul)
2) letteralmente dammi gli occhi

LA VERSIONE OUTLANDER

Più recentemente la canzone “Over the Sea to Skye” è stata ripresa nella serie “The Outlander” dalla saga di Diana Gabaldon ed è subito skyemania..
Il testo è modellato sulla versione di Robert Louis Stevenson anche se ogni riferimento al bel Carletto è stato sostituito dal “viaggio nel tempo” della bella Claire Randall  (dal 1945 nel 1743)

ASCOLTA Raya Yarbroug


I
Sing me a song of a lass that is gone…
Say, “would that lass be I?”
Merry of soul, she sailed on a day
Over the sea to Skye.
II
Billow and breeze, islands and seas,
Mountains of rain and sun…
All that was good, all that was fair,
All that was me is gone.
Traduzione italiano Cattia Salto
I
Cantami di una ragazza del passato,
dici, “Potrei essere io quella?”
con l’avventura nel cuore (1) lei salpò un giorno oltre il mare per Skye.
II
Nuvole e brezza, isole e mari,
montagne con la pioggia e il sole
Tutto ciò  che era bello e buono,
tutto quello che ero è morto.

NOTE
1 ) “merry of sou” viene inteso come ” allegro nel cuore, felice”
la strofa in francese
Chante-moi l’histoire d’une fille d’autrefois,
S’agirait-il de moi?
L’ame légère elle prit un jour la mer
Over the sea to Skye

Versione ulteriormente riarrangiata da Bear McCreary in seguito al successo della serie e completata con le strofe di Robert Louis Stevenson
Outlander -The Skye Boat Song(Extended)

Outlander season II -The Skye Boat Song La versione francese

Per l’ambientazione nel Mar dei Caraibi Bear McCreary ha ulteriormente arrangianto la vecchia melodia tradizionale scozzese sviluppando l’elemento percussivo e melodico
Outlander Season III

 FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/charlie-hes-my-darling/
http://www.electricscotland.com/history/women/wih9.htm
http://www.windsorscottish.com/pl-others-fmacdonald.php
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=31609
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=94755

A FAIRY LULLABY (I LEFT MY DARLING LYING HERE)

Una ninna nanna delle Highland scozzesi è il lamento di una madre che ha smarrito il suo bambino nel bosco. Teme che sia stato rapito dalla fate poichè l’aveva lasciato incustodito nella sua culla, posandola accanto ad un cespuglio di bacche selvatiche. Nella canzone si descrive una ricorrenza sociale ancora sporadicamente praticata in Scozia e Irlanda: la raccolta dei mirtilli, una festa di mezz’estate denominata Bilberry Sunday (in Scozia si dice “Blaeberry”in Irlanda “Fraughan”).

bilberryfield

LA DOMENICA DEL MIRTILLO

Si celebrava per lo più a luglio, quando maturano le bacche del mirtillo o ad Agosto, spesso abbinata alla festa celtica di Lughnasa o alla domenica (o lunedì) più prossima alla festa. Un tempo i giovinetti e le giovanette stavano su per i monti nella brughiera da mattino a sera a raccogliere i mirtilli e a fare amicizia, era perciò una festa dedicata al corteggiamento e a combinare i matrimoni (sotto i buoni uffici di Lugh). Alla fine della giornata le donne da marito avrebbero preparato una torta con i mirtilli raccolti, da regalare durante la festa successiva, al ragazzo di cui erano innamorate e se il ragazzo accettava il dolce si poteva dichiarare iniziato il corteggiamento.. (altro che festa di San Valentino!!)
Sconosciuto nelle civiltà mediterranea antiche, [il mirtillo] è una creatura delle montagne settentrionali, che entrò a far parte del repertorio medico medievale, quando si scoprirono le sue virtù astringenti, toniche e depurative. Anche i medici del ‘700 lo consigliavano per “moderare l’ardore di una bile infiammata”. I mirtilli, come le more o i lamponi, sono il miglior pretesto per riunirsi in allegra compagnia e recarsi cantando nei monti. E’ per cosi dire un frutto “sociale”.
Nella tradizione estiva della montagna, c’era la “domenica del mirtillo”, giorno dedicato alla frivolezza, quando i giovanotti e le fanciulle muniti di secchielli, dovevano raccogliere i frutti, e invece si dedicavano agli amoreggiamenti e alle danze. Chi raccoglieva i mirtilli erano le madri, che poi li utilizzavano per fare marmellate. (tratto da qui)

Si raccoglievano grandi quantità di mirtilli non solo per fare le torte e le confettura ma anche a scopi medicinali e per le tinture; nel Donegal erano i ragazzi a confezionare i braccialetti con i mirtilli (non dimentichiamoci che un tempo -ad esempio il Settecento – gli uomini avevano molta più dimestichezza di ago e filo di quelli di oggi!) da regalare alla ragazza di cui erano innamorati.
La Valle d’Aosta è piena di mirtilli selvatici basta andare per i sentieri di montagna nel mese di luglio-agosto o approfittare di una sagra del mirtillo !

LA RICETTA TRADIZIONALE: BLUEBERRY TART

Niente di sofisticato quasi una focaccina, ma che bontà la ricetta dal Galles



Un'altra ricetta storica la blueberry pie e se è troppo caldo per cucinare anche una coppa di mirtilli con lo yogurth e miele possono andare bene!

La festa di Lughnasa era perciò una festa delle alture in cui si iniziava il primo raccolto, quello dei frutti spontanei ovvero si propiziava la stagione del raccolto, una raccolta abbondante di bacche avrebbe infatti significato una buona annata per i raccolti successivi.
Era anche l’occasione per fare un pellegrinaggio sulle alture (da tempo immemori considerati luoghi sacri).

HIGHLAND FAIRY LULLABY

In Scozia non mancano altri esempi di ninna-nanne “spaventevoli”, indirettamente la mamma dice al bambino “fai il bravo e dormi altrimenti ti portano via le fate”! La nenia è dolce ma il testo è angosciante con la mamma che cerca ovunque il suo bambino…
Il testo originale in gaelico scozzese con rigo musicale è stato trasposto in inglese da Lachlan MacBean e pubblicato nella raccolta “The Celtic Lyre” di Henry Whyte, 1883 con il titolo “An Cóineachan” (in inglese The Fairy Lullaby) -# 56 (qui)


Fhuair mi lorg na lach air an lòn,
Na lach air an lòn,
Na lach air an lòn
Fhuair mi lorg na lach air an lòn,
Cha d’fhuair mi lorg mo chubhrachain
Hovan, Hovan, Gorry og, O
Gorry og, O
Gorry og, O
Hovan, Hovan, Gorry og, O
Cha d’fhuair mi lorg mo chubhrachain
Fhuair mi lorg an laoigh bhric dheirg…
Fhuair mi lorg and eich’s a phairc…
Fhuair mi lorg na bà’s a pholl…
Fhuair mi lorg na caorach geala…
Fhuair mi lorg a cheo’s a bheinn…
TRADUZIONE INGLESE
I found the track of the duck on the pond,
on the pond, on the pond
I found the track of the duck on the pond,
I found no track/trace of my fragrant wee one
CHORUS nonsense
I found the track of the mottled, russet, young deer…
I found the track of the horse from the meadow…
I found the track of the milk cow from the pool…
I found the track of the white sheep…
I found the track of the mountain mist…

Frances Tolmie riporta ulteriori strofe in One Hundred and Five Songs of Occupation from the Western Isles of Scotland (Journal of the Folk Song Society, no. 16, 1911) con il titolo “An Cùbhrachan” (in inglese “The sweet little one”) come collezionate da Janet Anderson, Contin Manse, Ross-shire, 1870
“O, I walked the hill from end to end,
From side to side, to the edge of the becks,
O, I walked the hill from end to end,
I did not find my Cùbhrachain.
I heard the curlew crying far,
Crying far, crying far,
I heard the curlew crying far,
But never heard my baby-o.”

ASCOLTA Michael Dunnigan. Tra le più interessanti versioni.


I
I left my baby lying here,
lying here, lying here;
I left my baby lying here
to go and gather blaeberries(1) o.
Chorus:
Ho-van, ho-van gorry o go,
gorry o go, gorry o go;
Ho-van, ho-van gorry o go,
I lost my darling baby o.
II
I saw the wee brown otter’s track,
Otter’s track, otter’s track,
I saw the wee brown otter’s track,
But never found  my baby-o.
III
I saw the swan upon the lake
upon the lake, upon the lake
I saw the swan swin on the lake
but never saw my baby, O!
IV
I searched the moorland tarns(2) and then,
Wandered through the silent glen,
I saw the snow (mist)(3) upon the ben(4),
But never found my baby-o.
TRADUZIONE ITALIANO di Cattia Salto
I
Ho lasciato il mio bambino
sdraiato qui
per andare a raccogliere i mirtilli.
CORO
Ho-van, ho-van gorry o go,
gorry o go, gorry o go;
ho perduto il mio caro bambino
II
Ho visto le tracce della lontra bruna,
le tracce della lontra,
ho visto le tracce della piccola lontra bruna,
ma non ho più trovato il mio bimbo
III
Ho visto il cigno sul lago,
sul lago
ho visto il cigno che nuotava sul lago, ma non ho più visto il mio bambino.
IV
Ho cercato nei laghetti(2) della brughiera, vagando per la valle silenziosa,
ho visto la neve (la nebbia)(3) sulle cime dei monti(4)
ma non ho mai trovato il mio bambino.

NOTE
1) blaeberries= bilberries, blueberries. Blackberries sono invece le more. Il mirtillo selvatico contrariamente alle more è una pianta strisciante e forma bassi cespugli (10-30 cm) ed è blu scuro, la varietà rossa è detta in inglese cranberry.
2) tarn= small mountain lake
3) dice neve perchè può capitare in Scozia che a luglio sui monti nevichi!
4) ben= mountain

ASCOLTA Silene con una strofa in gaelico

ASCOLTA Moira Kerr  Highland Fairy Lullaby

I
I left my baby lying here,
lying here, lying here;
I left my baby lying here
to go and gather blaeberries.
Chorus:
Ho-van, ho-van gorry o go,
gorry o go, gorry o go;
Ho-van, ho-van gorry o go,
I never found my baby o.
II
I saw the little yellow faw,
The yellow fawn, the yellow faw:
I saw the little yellow faw,
But never saw my baby, O!
III
I tracked the otter on the lake
on the lake, on the lake, on yonder lake
I tracked the otter on the lake,
but could not tracked my baby o

ASCOLTA Patricia Clark I Left My Darling Lying Here

CHORUS
O! Hovan, Hovan Gorry og O,
Gorry og, O, Gorry og
O, Hovan, Hovan Gorry og O
I’ve lost my darling baby, O!
I
I left my baby (darling) lying here,
a lying here, a lying here,
I left my baby (darling) lying here,
To go and gather blaeberries.
II
I’ve found the wee brown otter’s track,
the otter’s track, the otter’s track
I’ve found the wee brown otter’s track
But ne’er a trace o’ my baby, O!
III
I found the track of the swan on the lake
the swan on the lack, the swan on the lake
I found the track of the swan on the lake,
But not the track of baby, O!
IV
I found the track of the yellow fawn, the yellow fawn
I found the track of the yellow fawn,
But could not trace my baby, O!
V
I found the trail of the mountain mist,
the mountain mist, the mountain mist
I found the trail of the mountain mist,
But ne’er a trace of baby, O!

continua

FONTI
http://www.thecelticjunction.com/mission/newsletter/issue-9-lughnasa-2013/
http://www.taccuinistorici.it/ita/news/medioevale/orto-frutti/Mirtillo-gioiello-del-bosco.html
http://www.contemplator.com/scotland/fairylul.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=59163
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=77643
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=1005
http://www.mamalisa.com/?t=es&p=3495
http://www.academia.edu/1536150/The_Celtic_Lyre
http://www.bilberrytart.co.uk/2012/09/welsh-cakes.html

PULLING THE SEA-DULSE

Da secoli le popolazioni che vivono lungo le coste hanno imparato a raccogliere, per il consumo abituale, diverse qualità di alghe.
In particolare in Scozia e Irlanda le alghe dulse e il muschio irlandese hanno sempre fatto parte della dieta degli abitanti costieri.

dulse_3276643cSimile ad una manina con le dita aperte di un rosso porpora l’alga dulse cresce lungo le coste dell’Atlantico del Nord e del Pacifico Nord-Occidental ed è un superfood, ricca ferro, calcio, potassio vitamine, aminoacidi (proteine di alta qualità) e sali minerali. Mangiata cruda ha una consistenza elastica tipo chewingum e come tale era consumata dai marinai inglesi del XVII secolo che la masticavano al posto del tabacco. Ha un sapore molto salato, definito anche come piccante ed è un alimento molto versatile.
Le Alghe sono varie di forma e di gusto così come le verdure di terra: come comparare un porro a una carota, un pomodoro a una zucca? Così vale per una Kombu e una Dulse, una Wakame e una Lattuga di Mare. Per chi prova per la prima volta a cucinare le alghe è consigliabile usarne piccole quantità per avere il tempo di abituarsi ed apprezzare questi nuovi sapori. Quando aprirete il vostro pacchetto di Alghe disidratate non avrete ancora un’idea di come sono questi vegetali marini ma quando le reidraterete le sorprese non mancheranno. Le alghe assumeranno colori vivaci e l’aspetto diventerà immediatamente invitante. Le alghe riprendono vita e vi sentirete immediatamente trasportati sulle onde e sugli spruzzi d’acqua di mare; esse sprigioneranno un delicato profumo di iodio che si diraderà poi durante la cottura.
Cucinare le Alghe offre altrettante possibilità che cucinare le verdure terrestri. Tutti i tipi di cottura sono possibili: bollite, al vapore, stufate, marinate, al forno, saltate, grigliate, fritte, latto-fermentate, crude. I tempi di cottura variano in funzione delle Alghe scelte, dal grado di intenerimento desiderato e dalla ricetta che avrete deciso di preparare. (tratto da qui)

LA RACCOLTA DELLE ALGHE (DULSING)

Le alghe dulse vengono raccolte principalmente in Scozia, Irlanda del Nord, Scandinavia, Islanda e Bretagna nei mesi tra giugno ed ottobre durante le fasi di bassa marea e vendute in foglie oppure macinate: i raccoglitori (in via di estinzione) salpano alle prime ore del mattino con l’alta marea, quando il mare si ritira ecco che le alghe restano attaccate agli scogli e alle rocce lungo la linea del basso fondale e vengono raccolte a mano. Per l’autoconsumo la raccolta di piccole quantità viene fatta direttamente a riva, tra gli scogli. Le alghe sono poi stese sulla spiaggia ad asciugare, alla fine si arrotolano in grosse balle e sono portate agli stabilimenti per il trattamento e il confezionamento.
E’ essenziale che le acque del mare in cui avviene la raccolta siano non inquinate (le alghe assorbono grandi quantità di inquinanti -fertilizzanti e metalli pesanti perciò sono anche dei validi spazzini del mare..) e che la filiera della produzione garantisca alta standard qualitativi.

ADÓ, ADÉ

Dalle isole Ebridi ci viene questo canto dei raccoglitori di alghe rosse (dulse), raccolto da Marjorie Kennedy-Fraser e tradotto in inglese per il suo “Songs of the Hebrides”

ASCOLTA Quadriga Consort (voce Elisabeth Kaplan)

ASCOLTA The Salt Flats in tutt’altro arrangiamento


CHORUS
Adó, Adé
Clings dulse to the sea rock
Clings heart to the loved one
Be’t high tide or low tide
Adó, Adé.
I
Pulling the dulse
by the sea rocks at low tide,
Ne’er pull I thy love(1), lad,
be’t high tide or low.
II
Shoreward the sea mew
comes flying at low tide,
But seaward my heart flies out
seaward to thee(2).
Traduzione italiano di Cattia Salto
CORO
Adó, Adé
come alga attaccata allo scoglio,
si aggrappa il cuore all’amato
con l’alta che con la bassa marea
Adó, Adé
I
Raccogliendo le alghe
dagli scogli con la bassa marea
non mi allontano mai dal tuo amore(1), ragazzo che ci sia alta o bassa marea
II
Il gabbiano verso riva
viene volando con la bassa marea
ma dal mare il mio cuore vola via
dal mare fino a te(2)

NOTE
1) vuol dire che serba la fedeltà verso l’innamorato
2) con buona probabilità emigrato in America o imbarcato su qualche nave come marinaio (ad esempio su una baleniera).

seconda parte continua

FONTI
http://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/alga-duileasg/
http://www.materiarinnovabile.it/art/100/Alghe_meno_raccolta_piu_produzione

CANTÈ J’EUV NEL BASSO PIEMONTE

cantareuovaIl rito di questua delle uova, più spiccatamente pasquale è quello piemontese di CANTÈ J’OV – CANTÈ J’EUV.

Il “cantare le uova” è una questua primaverile che affonda le radici nel territorio piemontese. Un tempo erano solo i giovani del paese, che di notte giravano tra le cascine chiedendo cibo, vino e anche dei soldi con cui organizzare il pranzo del lunedì di Pasquetta. Era l’occasione per fare scorpacciate di uova (simbolo di fertilità) e bisboccia, ma anche di cantare e suonare tanta musica!
Molte comunità mantengono ancora vive queste tradizioni soprattutto nel Monferrato (geografico), nelle Langhe e nel Roero.

In verità il canto delle uova era fatto per l’inizio dell’anno nuovo e hanno una consolidata tradizione anche nel Sud italiano con il canto della Strina le “Kalanda” (“calendae” nella vecchia lingua romana) che significa che sta per iniziare il mese e l’anno nuovo, ma pian piano è scivolato verso tempi più miti.

LA QUESTUA QUARESIMALE DELLE UOVA

Hieronimus_Bosch_IL_CONCERTO_NELL_UOVO_XVI_secNella settimana di Pasqua dopo il tramonto, un gruppo di giovani partiva a piedi dal paese, capitanati da un falso fraticello elemosiniere e andava vagando per la campagna di cascina in cascina, a chiedere le uova in cambio di una canzone benaugurale.
Una mescolanza di sacro e profano memore di rituali ancor più antichi, quando si credeva che la terra avesse bisogno di essere ridestata dal sonno dell’inverno! La visita era funzionale anche al ripristino delle convivialità interrotte durante l’inverno, quando il freddo e la neve isolavano la comunità dentro alle rispettive abitazioni. I prodotti ricavati dalla questua sarebbero serviti per imbandire un pranzo comunitario il lunedì dell’Angelo (Pasquetta) o più prosaicamente a riempire la pancia dei questuanti che evidentemente non se la passavano molto bene economicamente.

La canzone era una specie di filastrocca in dialetto piemontese: “Suma partì da nostra cà, ca i-era n’prima seira, per venive a salutè, devè la bun-ha seira…” (Siamo partiti dalle nostre case che era da poco sera, per venirvi a salutare e darvi la buona sera). Questo l’inizio. Poi seguivano altre strofe, molte altre strofe, in cui si invitava il padrone di casa a uscire e consegnare un po’ di uova. Il padrone il più delle volte usciva per davvero, magari assonnato nel primo sonno, con i pantaloni ancora in mano, e faceva scivolare una dozzina d’uova in una cesta portata a braccio da uno strano figuro, il fratucìn (che era poi nient’altro che un ragazzo vestito da frate). Dunque succedeva di tutto un po’ in quei cortili di cascina illuminati solo dalla luna, quando c’era: i cantori cantavano, il padrone, o la padrona, di casa per lo più stava al gioco e, dopo essersi fatta attendere un po’, si affacciava all’uscio con le uova in mano, quindi potevano accadere molte cose: che i cantori ringraziassero, sempre con il canto, la padrona per poi riprendere il cammino verso un’altra cascina, oppure che il padrone di casa, ormai ben desto, facesse entrare in casa o in cantina i ragazzi, offrendo loro un bicchiere di buon vino rosso e tagliando il salame fatto in casa. Erano rare le volte in cui il padrone di casa non voleva proprio saperne di uscire: in quei casi i ragazzi se ne andavano maledicendo la cascina e i suoi abitanti, in particolare gli animali e il raccolto. (tratto da qui)

Per quanto i versi fossero improvvisati c’erano delle strofe “pronte all’uso” da adattare alla famiglia presso la quale si cantavano le uova (una buona parola per le vedove, un complimento per la padrona e per le belle figlie), a cui seguivano le strofe benaugurali per la salute delle persone e delle bestie della cascina, la prosperità dei raccolti e l’arrivederci al prossimo anno.
A discrezione del padrone di casa ai giovani veniva offerto pane e salame, un bicchiere di vino; le ragazze da marito spiavano i giovanotti stando dietro l’uscio, eppure i giovanotti più intraprendenti riuscivano a corteggiare la ragazza prescelta, un gioco di sguardi alla finestra, un bigliettino o un fiorellino, ma anche un oggetto più personale come un fazzoletto, potevano passare rapidamente di mano, e forse nella confusione generale qualcuno riusciva a scambiarsi un bacio. Ma se le luci restavano spente e gli abitanti della casa facevano finta di dormire, allora si cantavano le strofe delle maledizioni e si arrivava anche alla vendetta.

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RITO PROPIZIATORIO?

Ovviamente si, come tutte le questue rituali del mondo contadino strettamente connesse con il ciclo calendariale dell’anno agricolo.
Le uova sono simboli di rinascita è la primavera risorgente, e attraverso il dono ci si propizia la salute e soprattutto un buon raccolto, è la cosiddetta “magia simpatica” o più precisamente imitativa. E’ significativo che i questuanti vadano in giro a notte inoltrata, a “risvegliare” gli abitanti delle cascine con il canto: il simbolismo è evidente, il lungo sonno invernale è terminato, è arrivata l’ora di rimettere in circolo le forze racchiuse nella promessa di un uovo, il seme della vita che ricomincia a germinare.

Significativa la presenza della luna piena a illuminare la notte perchè Pasqua cade proprio quando c’è la prima luna piena dopo l’equinozio di primavera, ovvero la seconda luna piena dell’anno agrario, è la luna delle gemme e quello che si celebra con la questua delle uova è una specie di festino in onore alla dea ovvero alla terra, ma anche alla Luna che con i suoi raggi ha potere su ciò che sulla terra vive e si riproduce. La figura del frate del resto è chiaramente fittizia, un contentino alla Chiesa visto che la questua si svolgeva durante i riti pasquali, perchè i questuanti erano in realtà portatori di uno spirito benefico, più antico del dio cristiano.

In Langa la questua pasquale era vietata alle donne (andare per la campagna in piena notte con dei giovanotti focosi e chiaramente un po’ alticci?) che avevano l’occasione di svolgere la loro questua a Maggio.

LA TRADIZIONE OGGI

La tradizione si era praticamente estinta quando nel 1965 uno sparuto gruppetto di musicisti volle riproporla: Antonio Adriano con il “Gruppo spontaneo di Magliano Alfieri” e il “Brun” dei Brav’om da Prunetto fecero da detonatori e da allora la tradizione non si è più interrotta.

Oggi la questua è come si suole dire “defunzionalizzata” ma è stata riproposta a partire dal 2000 nel Roero come una sorta di Festival/Manifestazione denominata Cantè j’euv Roero: in pratica già a partire da gennaio/febbraio i singoli gruppi musicali questuano nel loro paese e poi partecipano alla kermesse finale ricca di spettacoli, canti e danze. L’intento è quello di promuovere turisticamente i piccoli centri delle provincie di Cuneo, ma anche di Asti e d’Alessandria. Così il rito si è trasformato in sagra popolare e in una sorta di “rappresentazione” del mondo contadino.

LA QUESTUA DI CASAL CERMELLI

La questua delle uova veniva praticata a Casal Cermelli nella sera del sabato santo da un gruppo di musicanti che partivano da Rocca Grimalda (Alto Monferrato) all’inizio della Quaresima sostando ogni sera in località diverse (la pratica sembra essere stata avviata all’inizio del ‘900). Oggi la questua inizia già di venerdì, e i cantori (giovani di ambo i sessi, ma anche gli anziani del paese) si spostano su un carro tirato dal trattorino, mentre il sabato sera vede i musicanti, composti per lo più dal locale gruppo Calagiubella, ritrovarsi nella piazza principale del paese a suonare attorno al falò. Sebbene i ruoli sociali si siano per lo più modificati e le famiglie di contadini siano ben poche rispetto a quelle visitate durante la questua, in quelle due notti si rinsalda e ritualizza l’appartenenza del singolo alla comunità locale basandola sulla terra, sul lavoro della terra e i frutti di questo lavoro.

ASCOLTA Vincenzo Marchelli accompagnato all’organetto (com’era l’usanza di un tempo) e da una brigata di allegri musicanti, peccato che la registrazione sia un po’ alla buona


ORIGINALE PIEMONTESE
In questa casa, gentil casa,
ui sta dra brava gente:
l’han senti’ cante` e sune`
e l’han visca` lo chiaro.
In questa casa
ui sta dra gent tant cumplimentosa:
l’ha senti` cante` e sune`
e a se l’e` nascosa.
E dem di ovi, dem di ovi
dir voster galeini (1)
chi m’on dic i vostr auzei
chi n’ei dir cassi peini!
E dem di ovi, dem di ovi
dra galeina griza
chi m’on dic i vostr auzei
chi i teni intra camiza! (2)
E dem di ovi, dem di ovi
dra galinetta neigra
chi m’on dic i vostr auzei
chi _ ra(3) seira!
E dem di ovi, dem di ovi
dra galeina bianca
chi m’on dic i vostr auzei
ch’l’e` tit u di’ ch’la canta!
E adess chi m’ei dac j ov
nui a v’ringrasioma
se in’autr ani a soma al mond
nuiatri a riturnoma.(4)

TRADUZIONE ITALIANO
In questa casa, una casa ospitale,
ci sta della brava gente,
hanno sentito cantare e suonare
e hanno acceso la luce.
In questa casa ci sta della gente molto complimentosa,
hanno sentito cantare e suonare
e non si sono nascosti.
Datemi le uova, datemi le uova
delle vostre galline,
che i vostri vicini mi hanno detto
ne avete piene le casse.
Datemi le uova, datemi le uova
della gallina grigia,
che i vostri vicini mi hanno detto tenete nella camicia .
Datemi le uova, datemi le uova
della gallinella nera,
che i vostri vicini mi hanno detto
… fino a sera.
Datemi le uova, datemi le uova
della gallina bianca,
che i vostri vicini mi hanno detto
che canta tutto il giorno.
E adesso che mi avete dato le uova,
noi vi ringraziamo
se il prossimo anno siamo ancora vivi, noi ritorneremo.

NOTA
(1) le galline sono di vari colori qui manca la strofa con la gallina rossa (la galena rusa) e per fare la rima la strofa diventa: Chi m’an dicc i vocc avzein c’l è tit un dì c’la pussa (in italiano: che mi hanno detto i vostri vicini che è tutto il giorno che puzza)
(2) modo di dire che significa tenere in palmo di mano, accudire con molta attenzione
(3) Non si capisce cosa dice  e anche la trascrizione è lacunosa, credo che la frase sia scurrile. La strofa è anche sostituita con
O se voli dene d’ov
De la galìnha neira
i-è pasàiè Carlevè sumà la primavèira
(in italiano:O se volete darci delle uova della gallina nera, è passato Carnevale, siamo alla primavera)
(4) oppure S’à scampromma an sanità ‘n atr an a turneroma (in italiano: Se scamperemo in salute torneremo l’anno prossimo),  espressioni tipiche nei canti di questua nei quali i cantori danno “l’arrivedersi” e sanciscono così la volontà di mantenere una consuetudine dura a morire

ASCOLTA Ariondassa Maggio di Casal Cermelli qui live ma anche nell’album “In cerca di Grane” (2010) registrato con i Calagiubella come gruppo ospite


I
Entroma ant’ is palasi
che l’ è csi bel antrè
Ai dioma a la padrouna
c’ am lasa ‘n po’ canté
RITORNELLO
Magg, Magg, Magg,
turnirà la fin di Magg
Io sono Maggio
e sono il più bello
Fiorellin d’amor
che canta sul cappello
Uccellin d’amor
che canta sulla rama
Siura padrouna
padrouna dir pulé
c’ am daga j ovi freschi
e i lendi ai lasa sté
II
Chi cl’ é ‘sta bela fija(1)
c’ansima dl’ arburii
E cl’ à la vesta bianca
e ‘l scarpi d’ maruchii
III
E s’in voi nènt cröddi
che Mağ a l’è rivà
Sfacév da cùla fnèstra
ch’l’alber l’è piantà
TRADUZIONE ITALIANO
I
Entriamo in quel palazzo
che è così bello entrare
E domandiamo alla padrona
che ci lasci un po’ cantare
RITORNELLO
Maggio, Maggio, Maggio,
tornerà la fine di Maggio.
Io sono Maggio
E sono il più bello,
fiorellino d’amore
che canta sul cappello.
Uccellino d’amore
che canta sul ramo.
Signora Padrona,
padrona del pollaio
ci dia le uova fresche
e quelle vecchie le lasci stare.
II
Chi è questa bella ragazza
sopra di quel albero
che ha il vestito bianco
e le scarpe di pelle fine.
III
E se non volete credere
che Maggio è arrivato
affacciatevi da quella finestra
che l’albero è piantato

NOTA
1) si descrive una girlanda di un tralcio verde fiorito sorretta da un asta con al centro  una bella bambolina  con il vestito bianco da sposa.Si tratta della “piccola Bride” la dea triplice celtica la fanciulla del grano (continua)

Le varianti di questo canto prevedono anche la richiesta di altri beni di conforto al posto delle uova
e s’in vóri nènt dém d’ióv démi ina galéina
o diŗ pöu e du salàm o diŗ böu vij d’cantéina
(in italiano: e se non volete darmi le uova, datemi una gallina o due salami e del buon vino di cantina)

Nel malaugurato caso che i contadini facessero finta di niente lasciando la casa al buio e i questuanti fuori dalla porta ecco pronte le strofe delle maledizioni

ORIGINALE PIEMONTESE
O sin vori nen dem jovi, nuiaunc andoma via,
j’’ei lassà ra corda ar pus av ra portoma via.
‘Nt sta casa gentil casa u j’è canta ra sueta
j’ei der fiji da maridé j’amniji ra cagheta.
TRADUZIONE ITALIANO
O se non volete darci delle uova, noi andiamo via
Se avete lasciato la corda al pozzo noi ve la portiamo via.
In questa gentil casa ha cantato la civetta
se avete delle figlie da maritare che le venga la caghetta

A TAVOLA

Cestino_UovaLA FRITTATA D’ERBETTE

Cosa mettere con le uova, se non le erbette fresche appena spuntate: le punte giovani d’ortica e il fiore di tarassaco, la profumata melissa e la mentuccia selvatica; il luppolo selvatico appena scottato, i fiori d’acacia e le punte di meliloto.

GALINA GRISA

OLTREPÒ PAVESE

La questua rituale pasquale si svolge anche nel paese di Romagnese (provincia di Pavia, alta Val Tidone) nella sera del sabato santo. I cantori (i giovani ma anche gli anziani) si dividono in squadre che compiono diversi percorsi per tutte le cascine e frazioni del territorio comunale. Accompagnati da una fisarmonica cantano le strofe benauguranti della “gallina grigia” in cambio delle uova. Un tempo il rituale era il pretesto per raggranellare qualche lira e fare baldoria con il vino comprato vendendo le uova e per mangiare una frittata per la Pasqua.
La questua è però inserita in un ciclo pasquale con la processione del Cristo (rappresentato da un uomo incappucciato) che porta la croce il giovedì, la processione della statua del Cristo morto il venerdì sera che segue un itinerario prefissato per la valle mentre ardono alti i falò sulle colline.

Si stralcia da “Il ciclo pasquale di Romagnese e la Galina griza” qui
Scritto da Paolo Ferrari e Claudio Gnoli con la collaborazione di Alessandro Castagnetti

romagneseUn testo del canto e la notazione musicale sono riportati in uno studio dedicato al paese di Enrico e Milla Crevani [Romagnese e la sua storia, la Nazionale, Parma 1970]. Citelli e Grasso [1987] hanno registrato alcuni cantori delle frazioni che ne eseguono qualche strofa, e riportano che “in passato tutte le quaranta frazioni di Romagnese riuscivano ad organizzare una propria squadra di questuanti; le compagnie si ritrovavano una settimana prima di Pasqua per decidere il percorso e per provare la canzone”. Nel 2005 il gruppo Voci di confine, comprendente diversi elementi della zona di Romagnese, ha inciso un’esecuzione dell’intero canto nel suo secondo disco, intitolato appunto “La galena grisa”. È interessante osservare che il loro giovane leader, Paolo Rolandi, abbia fatto molta fatica a convincere i cantori ad eseguire il canto per il disco: a loro infatti la cosa sembrava fuori luogo, perchè la Galina griza si canta solo a Pasqua!
« Süza süza, gh’è chì ‘l galante de la vostra galina griza. E la negra, e la bianca püra che la canta (bis)…
Osserviamo che il rifiuto di un’offerta ai cantori era un tempo stigmatizzato con molta durezza, cosa che oggi non avviene quasi più se non con accenni benevoli e poco insistenti. D’altra parte va detto che nei tempi della povertà contadina, la questua non aveva solo una funzione simbolica, come avviene oggigiorno, ma rappresentava la possibilità di consumare un buon pasto nutriente dopo il periodo di ristrettezze della Quaresima. Cosí scrivono i Crevani nel testo citato:”I menestrelli ricevevano una volta, in cambio della gratuita serenata, molte uova, che, cotte in una gigantesca frittata, venivano consumate poi in allegra baldoria alla fine del giro. […] E guai se qualcuno si arrischiasse a fare il sordo o a non svegliarsi! Tutta la notte sentirà sbraitare sempre più forte il consueto ritornello… con qualche variante: In co dell’orto gh’è fiorí la rama, dentro dentro questa casa gh’è la gente grama Se la padrona non mi da il cocon crapa la ciosa e tüt i so [ciuson]


In co de l’orto gh’è fiorí la fava,
dentro dentro in questa casa
c’è la gente brava [bis].
E se lei la sarà brava
la mi darà le uova [bis].
E dami delle uova
della vostra gallina [bis].
In co de l’orto gh’è fiorí la rosa,
dentro dentro questa casa
c’è la mia morosa [bis].
In co de l’orto gh’è fiorí la vessa(1)
dentro dentro questa casa
c’è la mia belessa [bis].
Met la scala al casinôt,
öv dei zü a vot a vot [bis],
meta la scala a la cascina,
öv dei zü a la ventina [bis],
La luna, la luna cavalca i monti
questa l’è l’ora di fare i conti(3)
e una micca e una rubiöla
la farízam föra [bis]!
E ch’la ma scüza sciura padrona
sa l’um cantà da spresia [bis],
la cantrum mej dal vegn indré
suta la sua finestra [bis].
TRADUZIONE ITALIANO
In fondo all’orto è fiorita la fava
e in questa casa
c’è della gente brava.
E se lai sarà brava
mi darà della uova.
Dammi delle uova
della vostra gallina.
In fondo all’orto è fiorita la rosa
e dentro a questa casa
c’è la mia fidanzata.
In fondo all’orto è fiorita la veccia(1)
e dentro al questa casa
c’è la mia bella.
Metti la scala al casotto,
e porta giù un bel po’ di uova(2),
metti la scala alla cascina
e porta giù una ventina di uova.
La luna cavalca i monti
è questa l’ora di fare i conti(3)
e un panino e una robiola
la facciamo fuori.
E che mi scusi signora padrona
se abbiamo cantato alla buona,
la canteremo meglio nel tornare indietro sotto alla sua finestra

NOTE
1) veccia dentellata, in latino vicia bythinica: erba foraggera imparentata con la fava, ma non adatta all’alimentazione umana
2) tradotto a senso
3) è l’ora cioè di tirare fuori soldi o generi alimentari

continua

FONTI
Tutti in festa: antropologia della cerimonialità di Laura Bonato
http://ontanomagico.altervista.org/equinozio-primavera.htm
http://www.cantejeuv.com/cenni_storici.html http://www.vecchiopiemonte.it/storia/curios_stor/uova.htm http://myblog.langood.it/2010/12/07/cante-jeuv-la-questua-delle-uova/ http://www.prolococasalcermelli.it/plcc/in-evidenza/details/37-cante-jov?pop=1&tmpl=component
http://www.agrispesa.it/territorio/cantare-uova-sere-quaresima http://blog.frazionesantanna.com/?p=760
http://langhe.net/7562/cante-jeuv-festa-cantar-uova/ http://www.amicicastelloalfieri.org/antonio_it.html http://www.scriverefotografare.com/2013/05/e-dateci-le-uova-della-gallina-grigia.html
http://www.sebastianus.org/wp-content/uploads/2014/04/Etnografia-5.pdf

http://www.parcoletterario.it/it/autori/monti_folklore.htm

DULAMAN, THE SEAWEED-GATHERER IN IRISH BALLADRY

seaweed-guillouLe popolazioni che vivono lungo le coste hanno imparato a raccogliere, per il consumo abituale, diverse qualità di alghe,
In particolare in Scozia e Irlanda le alghe dulse e il muschio irlandese hanno sempre fatto parte della dieta degli abitanti costieri.

Dúlamán all’apparenza un nome esotico, che in gaelico significa “seaweed-gatherer” (in italiano “raccoglitore d’alga“): da millenni gli Irlandesi hanno fatto della raccolta delle alghe un mestiere, c’era il “dúlamán Gaelach” che selezionava le alghe per tingere i panni e il “dúlamán maorach” che raccoglieva le alghe commestibili.
Le alghe vengono raccolte come fertilizzanti per i campi altrimenti sabbiosi e aridi delle isole (vedasi Ascophyllum nodosum, dette in Irlanda knotted wrack qui)

ALGHE NEL PIATTO

Tipico ingrediente della cucina giapponese l’alga del mare è anche onnipresente nella cucina irlandese: l’Irish moss (in italiano muschio d’Irlanda) per le sue proprietà addensanti è utilizzata ancora oggi nel settore alimentare, come ingrediente di zuppe e stufati e in particolare nella preparazione della birra, che non necessita di essere filtrata e alla quale conferisce una schiuma molto “spessa”. Molte sono poi le proprietà medicamentose delle alghe, non solo come integratori alimentari (antiossidanti e ricche di iodio), ma anche cosmetico (benefici alla pelle e ai capelli); anche in agricoltura possono essere utilizzate come fertilizzanti con alto potere battericida o come integratore alimentare per il bestiame..
Ci sono vari tipi di alga rossa che si trovano lungo le coste di Irlanda – Gran Bretagna: l’alga dulse (Palmaria palmata)  e l’irish moss (Chondrus crispus detta anche Carragheen) che distesa e fatta asciugare sotto il sole vira al bianco in una caratteristica tinta “bionda”! Ovviamente si possono già mangiare “al naturale” e crude come gli amanti del sushi ben sanno!

irish-mossPer diventare esperti raccoglitori di alghe e cimentarsi in sfiziose nonché salutari ricette ecco l’ Irish Seaweed Kitchen Cookbook, non solo un libro ma anche un sito web (qui)

Nella mia ignoranza italica (certamente fugata se leggessi il libro su indicato!) non saprei dire se le alghe dalle quali si ottengono le tinture per lana e filati in genere o stoffe siano le stesse edibili, ovviamente il processo di lavorazione per ottenere la tintura sarà diverso dal processo di essiccazione, perchè l’obiettivo è quello di ottenere un colorante (non tossico!!) nella gamma del verde-blu e arancione-rosso.

Dúlamán è anche una popolare e antica ballata irlandese, apparentemente una “nonsense song”, è in realtà il racconto del corteggiamento della figlia di un “dúlamán gaelach” che ha almeno due pretendenti un “dúlamán gaelach” che le vuole comprare un bel paio di scarpe e un “dúlamán maorach” che la tenta con l’acquisto di un pettine. Il padre non è contento d’imparentarsi con un semplice “dúlamán maorach”, così la ragazza, che ha fatto la sua scelta, viene “rapita” per una “fuitina” a scopo matrimoniale.

ASCOLTA Clannad in Dulaman 1976

ASCOLTA Omnia, 2009 (che sembra più un canto di guerra che un canto di lavoro)

ASCOLTA Altan in Island Angel 1993

ASCOLTA Celtic Woman live 2006


VERSIONE Clannad
CurfáX2:
Dúlamán na binne buí
Dúlamán Gaelach
I
A’níon mhín ó
Sin anall na fir shúirí
A mháithair mhín ó
Cuir na roithléan go dtí mé(1)
II
Tá ceann buí óir(2)
Ar an dúlamán gaelach
Tá dhá chluais mhaol
Ar an dúlamán gaelach
III
Rachaimid ‘un an Iúr(4)
Leis an dúlamán gaelach
Ceannóimid bróga daora
Ar an dúlamán gaelach
IV
Bróga breaca dubha
Ar an dúlamán gaelach
Tá bearéad agus triús
Ar an dúlamán gaelach
V
Ó chuir mé scéala chuici
Go gceannóinn cíor dí
‘Sé an scéal a chuir sí chugam
Go raibh a ceann cíortha(6)
VI
Caidé thug tú ‘na tíre?
Arsa an dúlamán gaelach
Ag súirí le do níon
Arsa an dúlamán maorach
VII
Chan fhaigheann tú mo ‘níon
Arsa an dúlamán gaelach
Bheul, fuadóidh mé liom í
Arsa an dúlamán maorach
VIII
Dúlamán na binne buí
Dúlamán a’ tsleibhe
Dúlamán na farraige
Is dúlamán a’ deididh

VERSIONE Altan
Curfá: Dúlamán na binne buí,
dúlamán Gaelach
Dúlamán na farraige,
‘s é b’fhearr a bhí in Éirinn
I
A ‘níon mhín ó,
sin anall na fir shúirí
A mháithair mhín ó,
cuir na roithléan go dtí mé(1)
II
Tá cosa dubha dubailte (2)
ar an dúlamán gaelach
Tá dhá chluais mhaol
ar an dúlamán gaelach
III
Rachaimid go Doire(4)
leis an dúlamán gaelach
Is ceannóimid bróga daora
ar an dúlamán gaelach
IV
Bróga breaca dubha
ar an dúlamán gaelach
Tá bearéad agus triús
ar an dúlamán gaelach
V
Ó chuir mé scéala chuici,
go gceannóinn cíor dí
‘S é’n scéal a chuir sí chugam,
go raibh a ceann cíortha(6)
VI
Góide a thug na tíre thú?
Arsa an dúlamán gaelach
Ag súirí le do níon,
arsa an dúlamán maorach
VII
Ó cha bhfaigheann tú mo ‘níon,
arsa an dúlamán gaelach
Bheul, fuadóidh mé liom í,
arsa an dúlamán maorach

TRADUZIONE INGLESE
Chorus:
Seaweed from the yellow cliff,
Irish seaweed
Seaweed from the ocean,
the best in all of Ireland
I
Oh gentle daughter
Here come the wooing men
Oh gentle mother
oh bring me my spinning wheel (1)
II
There is a yellow-gold head(2)
On the Irish seaweed
There are two blunt(3) ears
On the Irish seaweed
III
We’ll go to Newry(4)
With the Irish seaweed
I would buy expensive shoes
Said the Irish seaweed
IV
Beautiful black shoes(5)
The Irish seaweed has
A beret and trousers
The Irish seaweed has
V
I spent time telling her the story
That I would buy a comb for her
The story she told back to me
That she is well-groomed(6)
VI
“What did you bring from the land?”
Says the Irish seaweed
“Courting with your daughter”
Says the stately seaweed(7)
VII
“You’re not taking my daughter”
Says the Irish seaweed
“Well, I’d take her with me”
Says the stately seaweed
VIII
Seaweed of the yellow cliff
Seaweed of the mountain
Seaweed from the sea
Seaweed..

TRADUZIONE ITALIANO (da qui)
(ritornello)
Alga dalla scogliera gialla,
alga irlandese,
Alga dall’oceano,
la migliore in tutta l’Irlanda.
I
“Oh cara figliola,
ecco che arrivano i corteggiatori”
“Oh cara madre,
portami il filatoio”(1).
II
C’è una testa giallo-oro(2)
sul raccoglitore d’alghe irlandese,
ci sono due piccole(3) orecchie
sul raccoglitore d’alghe irlandese.
III
“Andremo a Newry (Derry) (4)
con il raccoglitore d’alghe irlandese “Vorrei comprarti delle scarpe costose” ha detto il raccoglitore d’alghe irlandese,
IV
Scarpe nere bellissime(5)
ha il raccoglitore d’alghe irlandese
ha un berretto e i pantaloni.
V
Ho passato del tempo a raccontarle la storia, di come le avrei comprato un pettine. La storia che mi ha raccontato di rimando, è che era una buona idea (6).
VI
“Che cosa sei venuto a fare?”
dice il raccoglitore d’alghe irlandese.
“A corteggiare tua figlia”
dice il raccoglitore d’alghe(7).
VII
“Oh, dove stai portando mia figlia?” dice il raccoglitore d’alghe irlandese. “Beh, la porterei con me” dice il raccoglitore d’alghe
VIII
Alga dalla scogliera gialla,
alga della montagna, alga dall’oceano, la migliore, la migliore di tutta l’Irlanda

NOTE
1) la ragazza si mette a filare per mostrare al corteggiatore che è laboriosa e modesta
2) nella versione Altan “Tá cosa dubha dubailte“= there are two black thick feet (in italiano ci sono due grossi piedi neri)
3) narrow
4) oppure Derry
5) un tempo possedere un paio di scarpe era un lusso tra la gente del popolo, l’unico paio veniva indossato solo nelle occasioni speciali, per andare a messa o per ballare!
6) Go raibh a ceann cíortha tradotto anche come ” that it was a fine one“.
7) il raccoglitore d’alghe per mangiare che è quello scelto dalla ragazza ma non benvisto dal padre.

continua Pulling the dulse

FONTI
http://connemara.verdeirlanda.info/it/30-le-news/la-vita/44-alghe-la-ricchezza-dal-mare
http://testitradotti.wikitesti.com/2011/03/13/dulaman-testo-traduzione-e-video-dei-celtic-woman/ http://www.celticartscenter.com/Songs/Irish/Dulaman.html http://www.celticlyricscorner.net/clannad/dulaman_song.htm http://thesession.org/tunes/10313 http://songoftheisles.com/2013/06/25/dulaman/ http://www.mondobirra.org/alga.htm http://vre2.upei.ca/cap/node/456 http://irishseaweedkitchen.ie/

BROSE AND BUTTER A BOTHY BALLAD

“Brose and Butter” è tra le più famose vecchie “bothy ballads“ dell’Ayrshire (Scozia del Sud) che Robert Burns scrisse nell’autunno del 1785: il testo è a doppio senso sia culinario che sessuale, infatti si parla di una cena che in realtà  è un rapporto sessuale. Non è acclarato se il testo sia solo una trascrizione di un vecchio brano tradizionale. Nella raccolta di David Herd Ancient and modern Scottish songs” (1776) la canzone è di due strofe oltre al coro, è lecito presumere quindi che le restanti strofe siano state scritte da Robert Burns.

LA MELODIA

Peacock Follow(ed) the Hen (slip jig) (vedi)
ALTRI TITOLI: Cuddle Me Cuddy, Here We Go Up, Up, Up, Mad Moll, Up And Down Again, Yellow Stockings.
ASCOLTA Breabach – Brose & Butter/ Rattlin Roarin Willie (Celtic Connections 2017) in un notevole arrangiamento della versione melodica di Brose & Butter

ASCOLTA Ossian in Ossian 1977 seguono due jigs: Monaghan Jig/Jackson’s Bottle of Brandy

ASCOLTA Eddi Reader (strofe I, II, III, IV, V, I, II, I, II, I)


O gie my love (1) brose, brose;
O gie my love brose and butter;
An’ gie my Love brose, brose,
Yestreen(2) he wanted his supper.
I
Jenny sits up the laft(3)
Johnny was glad to be at her (4)
there came a wind came out o’ the west made all the windows to clatter 
II
A dow  is a dainty dish
goose is hollow within
the sight would make you blush
but aw the fun is to finishing
III
My daddie sent me to the hill
to pull my minnie some heather
and drive it intae yur fill
yur welcome tae the leather(7)
IV
A mouse is a merry wee beast
the moodiewark(8) wants the een
and oh for the touch o’ the thing
I had in my nieve(9) yestreen
V
The lark(10) she loves the grass
the hen she loves the stubble(11)
and hey for the gardner lad
tae gully away(12) wi’ his dibble(13)
traduzione italiano di Cattia Salto
“Dammi la farinata amore mio
la farinata con il burro;
si, dammi amore mio la farinata”
ieri sera lui voleva la sua cena!
I
Jenny si siede nel soppalco
Johnny era contento di starle vicino
poi venne il vento da occidente
a sbattere tutte le finestre (5)
II
Il piccione (6) è un piatto raffinato
l’oca è cava all’interno,
alla vista ti farebbe arrossire
ma tutto il piacere è nel venire.
III
Il mio paparino mi ha mandato in collina a cogliere per la mammina dell’erica, e mettila dentro il tuo ripieno,  benvenuto nella pelle (7)
IV
Un topo è una bestiola felice
la talpa vuole gli occhi
e oh con un semplice tocco del “coso”
lo avevo in pugno ieri sera
V
L’allodola ama l’erba
la pernice ama le stoppie
e un evviva per il giardiniere
che pianta il suo bastone

ATTENZIONE: QUESTO POST POTREBBE CONTENERE UN LINGUAGGIO OFFENSIVO
NOTE
1) oppure “Johnny get brose
PORRIDGE O BROSE? Gli Scozzesi preferiscono il BROSE ossia il “vero e unico” modo di preparare la farinata d’avena: la differenza rispetto al porridge è che l’avena non subisce cottura ma è solo mescolata vigorosamente in una ciotola con acqua bollente e lasciata riposare per 5 minuti circa, avendo cura di metterci un coperchio in modo che il calore agisca sull’avena. Si mangia con l’aggiunta di sale e latte o latticello e ovviamente si aggiunge anche del burro fresco. C’è anche una versione “rinforzata” della ricetta che prevede l’aggiunta di miele (ovviamente d’erica), panna e whisky.
Oggi si preferisce la versione bevanda detta Atholl brose (una specie di whisky cream) di cui esistono diverse ricette con l’aggiunta di uova, lamponi, erbe aromatiche .. (per la ricetta vedi)
2) Yestreen= last night
3) laft= loft, soffita, in alto; indica il soppalco su cui si collocava il letto nelle abitazioni scandinave
4) nella versione di Burn dice: Jockie wad fain a been at her; letteralmente Johnny era contento di essere con lei (in senso traslato farsela)
5) nella strofa è descritto un accoppiamento sessuale, ricordiamo le ballate in cui il vento soffia birichino a sollevare la coperta (deflorazione)
6) inizia l’elenco culinario di piatti raffinati che in realtà sono ben altro: il piccione è l’organo maschile mentre l’oca quello femminile
7) ancora doppi sensi culinari “leather”  è in senso figurato la “vagina”
8) moodiewark= mole
9) nieve= mano stretta a pugno
10) laverock= lark
11) stibble= stubble, in senso figurato peli pubici
12) gully =dig in senso figurato “fottere”. Lunga è la lista delle canzoni celtiche sui giardinieri, ricche di doppi sensi
13) dibble= bastone appuntito e in senso figurato pene maschile

La versione pubblicata nel The Merry muses of Caledonia (1799-1800), è parzialmente rivista e contiene un’ulteriore strofa:
We a’ were fou yestreen,
The night shall be its brither;
And hey, for a roaring pin
To nail twa wames thegither!

Versione in David Herd
I
JENNY sits up in the laft,
JOCKY wad fain hae been at her,
There cam a wind oot o the wast,
Made a’ the windaes to clatter.
II
A goose is nae guid meat,
A hen is boss within,
In a pie there’s muckle deceit,
A puddin it is a guid thing.

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/brose-butter.htm
http://www.eddireader.net/tracks/erBB.htm http://www.bbc.co.uk/arts/robertburns/works/brose_and_butter/ http://tunearch.org/wiki/Brose_and_Butter http://thesession.org/tunes/1145

WASSAILING FOR THE MUMPING DAY

WAES HAEL

Wassail_BowlPer Natale e Capodanno nei paesi nordici è ancora viva l’usanza del Wassailing, il brindisi per festeggiare l’anno nuovo!
Ai nostri giorni il wassail si prepara come un punch molto speziato a base di sidro (per la ricetta qui), o anche un vin brulè (per la ricetta qui) , ma nel Medioevo il liquido principale doveva essere della birra calda con sidro di mele o polpa di mele.
In Inglese antico la frase “Waes Hael” significa “Buona Salute”ed è il nome dato sia al brindisi che alla coppa che contiene la bevanda del brindisi. In origine si ritiene che i brindisi si svolgessero nei frutteti dove si brindava per la salute e la prosperità degli alberi (vedi), poi si passò alle visite benaugurali di porta in porta nei villaggi, che ripetevano le antiche strofe ed altre ne aggiungevano, alla salute dei padroni di casa e alla loro prosperità.
Dal wassailing porta a porta, la wassailing bowl (= grolla della salute) entra nelle case sulla tavola di Natale come bevanda per i commensali!

Nel Medioevo gruppi di giovani questuanti cantavano e suonavano per le strade dietro il compenso di libagioni o di denaro oppure portavano la grolla della salute (wassail bowl) di casa in casa, cantando per reclamizzarne la bontà e per augurare una buona festa di Natale e un felice Anno Nuovo, in attesa di una piccola ricompensa.

LA COPPA DEL BRINDISI

grolla valdostana con beccucci
grolla valdostana senza beccucci

A volte una coppa svasata, già nel Medioevo la “jolly wassel bowl” prende forma di grande pisside intagliata nel legno.

Anche la grolla valdostana (tipica della Val D’Aosta e del Canavese) ha forme simili, alta e stretta scolpita nel legno (noce o acero) ha come bevanda principe il vin brulè; derivata da quella la “coppa dell’amicizia” è invece più panciuta e con vari beccucci per bere il caffè alla valdostana “à la ronde”, ovvero facendo passare la coppa di mano in mano, senza mai appoggiarla sul tavolo. Probabilmente grolla deriva dal termine graal cioè calice, in lingua d’oil (francese arcaico) significa proprio “recipiente” o “coppa”: l’uso della grolla è storicamente documentato fin dall’Alto Medioevo degli oggetti in uso nei castelli.

Wassail bowl in terracotta 1702

Nel Settecento e in epoca vittoriana predomina in Gran Bretagna il modello in terracotta invetriata con manici, spesso abbondantemente decorata. Il coperchio a forma di alta cupola, è fondamentale per tenere al caldo la bevanda e i numerosi manici favoriscono il passaggio di mano in mano della coppa stessa.

Wassail Bowl
Inizialmente quindi erano i questuanti a portare la grolla di casa in casa (una simbolica condivisione comunitaria della bevanda e delle provviste così come si faceva nei tempi delle società tribali), ma più comunemente, specialmente in epoca vittoriana, erano i mendicanti o i bambini più poveri e le donne a girare con la tazza del wassail vuota perché fosse riempita con bevande calde per accompagnarci pane e formaggio elargiti dai padroni di casa!
Dal “wassailing” (canti rituali di natura non religiosa) si passa infine al “caroling” ossia ai canti di Natale di natura religiosa, una questua premiata con cioccolata calda e biscotti e praticata soprattutto dai bambini. (continua)

The Wassail Bowl
1860 – The Wassail Bowl – John Gilbert

THE WASSAIL SONGS

La struttura di questi canti di questua è tipica: si inizia con delle strofe che decantano la bontà della bevanda portata, la richiesta di aprire la porta per far entrare i questuanti o quantomeno far venire la cameriera (o il maggiordomo) per portare del cibo o un’offerta in denaro; in cambio si brinda alla salute della famiglia, alla prosperità del bestiame e dei raccolti. (c’erano ovviamente anche le strofe delle maledizioni nel caso l’offerta non fosse abbastanza generosa!)

Nelle Midland occidentali dell’Inghilterra è ancora diffuso il canto di questua o carol natalizio “Jolly wassel-bowl” con un testo risalente probabilmente al 1600. La ricetta tipica che si preparava all’epoca per la wassail bowl era detta Lambswool per il colore chiaro e spumoso della sua superficie, ma secondo Richard Cook il nome potrebbe essere una corruzione di lamasool cioè “La mas ubal” ( “Il giorno delle mele”) la festa celtica dell’Apple Howling: To fully understand the traditions of the wassail in summary we can look at Samuel Johnson’s Dictionary, published in 1756, which says the ‘Wassail’ was: “a liquor made of apples, sugar, and ale; a drunken bout; a merry song”. Yet the word wassail derives from the much older, ‘Old English’ (Anglo-Saxon) words wæs (þu) hæl which means ‘be healthy’ or ‘be whole’ – both of which meanings survive in the modern English phrase to be, ‘hale and hearty’ – while the first written reference to wassailing dates back to a medieval 1486-93 AD record, for wassail payments made at the New Year, at St Mary De Pre Priory (in St Albans). (tratto da qui)

LAMBS WOOL

Robert Herrick (1648)
Next crown a bowl full
With gentle lamb’s wool :
Add sugar, nutmeg, and ginger,
With store of ale too ;
And thus ye must do
To make the wassail a swinger.
TESTO
Poi riempi la boccia fino all’orlo
con una dolce “lana d’agnello”;
aggiungi zucchero, noce moscata e zenzero e anche birra;
così si deve fare
per fare una grolla allegra

ASCOLTA Mundi in Apple Howing (2006) per una bella colonna sonora qui o su Spotify
Ricette d’epoca qui e qui

 A jolly wassel-bowl

ASCOLTA Leafy Greens & Mutton

Si riportano solo le strofe cantate invece delle 12 del testo integrale (qui); il testo è antico e si trova in diverse raccolte tra cui “Christmas Carols Ancient and Modern” (1833) con la nota di William Sandys: Printed in Ritson’s Ancient Songs, pp. 304-6. From a collection intitled “New Christmas Carols: Being fit also to be sung at Easter, Whitsontide, and other Festival Days of the year.” No date, 12 mo. black letter; “in the curious study of that ever-to-be-respected antiquary Mr. Anthony á Wood [1632-1695], in the Ashmoleian Museum.”

Jolly wassel-bowl
I
A jolly wassel-bowl,
A wassel of good ale,
Well fare the butler’s soul,
That setteth this to sale (1);
Our jolly wassel (2).
II
Good dame, here at your door
Our wassel we begin,
We are all maidens poor,
We pray now let us in,
With our wassel.
III
Our wassel we do fill
With apples and with spice (3),
Then grant us your good will
To taste here once or twice
Of our good wassel.
IV
Much joy into this hall
With us is entered in;
Our master, first of all,
We hope will now begin
Of our wassel.
V
Some bounty from your hands,
Our wassel to maintain:
We’l buy no house nor lands
With that which we do gain
With our wassel.
VI
Much joy betide them all,
Our prayers shall be still,
hope and ever shall,
For this your great good will
To our wassel.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
La grolla della salute,
una coppa di buona birra
conforterà l’anima del maggiordomo, quella che prepariamo per vendere (1)
il nostro allegro wassail (2)
II
Buona madama, qui alla vostra porta inizia la nostra questua
siamo tutte povere fanciulle
e vi preghiamo di farci entrare
con la nostra coppa
III
La nostra coppa riempiamo
con mele e spezie (3)
perciò assicurateci la vostra buona volontà di assaggiare uno o due sorsi del nostro buon wassail
IV
Tanta gioia in questa casa
con noi è entrata;
il nostro padrone, per primo
speriamo inizierà ora
con il nostro wassail
V
Dei doni dalle vostre mani
per provvedere al nostro wassail,
non compreremo case o terre
con quello che guadagneremo
con il nostro wassail
VI
Tanta gioia per tutti voi
le nostre preghiere saranno di pace,
speranza e ogni bene
per la vostra grande generosità
al nostro wassail

NOTE
1) nelle versioni più antiche sono i questuanti, per lo più le donne accompagnate dai figli piccoli, a preparare la grolla della salute e a portarla di casa in casa per il brindisi benaugurale
2) wassel è poi modernizzato in wassail
3) nel Medioevo il liquido principale della grolla era birra calda aromatizzata con mele e spezie. Le ricette d’epoca prevedono la cottura in forno delle mele ridotte successivamente in purea e l’aggiunta di noce moscata, zenzero e zucchero.
Le spezie che già si utilizzavano nell’Alto Medioevo (ovviamente alle tavole dei ricchi per l’alto costo) erano: zenzero, zafferano, chiodi di garofano e pepe, mescolate poi a molte erbe aromatiche. Nel Duecento si aggiunsero: cubebe (un tipo di pepe), macis, zucchero, cannella, liquirizia, grano saraceno, cumino, anice, coriandolo e gromillo (sotto il nome di spezia si classificavano anche molte erbe curative e cereali) e nel Trecento noce moscata, galanga e cardamomo.

continua The Mumping Day

WASSAIL SONGS

Facciamo perciò un giro per la campagna britannica e in particolare nel Glouchestershire, nello Yorkshire e nel Somerset, nel Galles e in Cornovaglia

 THE GLOUCHESTERSHIRE WASSAIL
 
THE GOWER WASSAIL 
 THE CORNISH WASSAIL SONGS
THE YORKSHIRE WASSAIL SONGS
 THE SOMERSET WASSAIL

FONTI
http://oakden.co.uk/lambswool/
http://www.cbladey.com/wassail.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=97570
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/a_jolly_wassel_bowl.htm
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/carroll_for_a_wassell_bowl.htm
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/Notes_On_Carols/wassailing.htm

Festa di San Martino e rituali invernali

La festa di Samain (il Capodanno dei Celti) si concludeva l’11 novembre una festa pagana ancora sentita nell’Alto Medioevo, a cui la Chiesa sovrappose il culto cristiano di San Martino.

IL DIO CELTICO DELLA RUOTA

Nel calendario cristiano l’11 Novembre fu consacrato a San Martino e rimase tradizione il macello del bestiame. Sangue era versato dal capofamiglia sulle soglie di casa, forse in ricordo degli antichi sacrifici invernali. La gente si nutriva con la carne del toro, del cinghiale e del cavallo (ma anche dell’oca) e si vestiva con i teschi e le pelli per condividerne la forza.
La scelta del Santo non fu casuale: secondo Alfredo Cattabiani il santo fu modellato sulla figura di un dio-cavaliere celtico che montava un cavallo nero e portava una corta mantellina nera (il culto proveniva dalla Pannonia, guarda caso dallo stesso paese d’origine di San Marino): era un dio del mondo infero che trionfava sulla morte passando per un luogo di cento porte, Wigalois il cavaliere con la ruota. Ma Martino il santo-divino non poteva regnare sull’inferno cristiano, così è stato trasformato in un cavaliere che combatte il diavolo e cavalca un bianco destriero

HOODEN HORSE
In Gran Bretagna il ricordo del dio-cavaliere celtico è sopravvissuto nell’hoden (hodden o hooden horse), un uomo nascosto sotto un mantello nero su cui è issata una testa di cavallo (una testa di legno dipinta anche con vividi colori i ma anche un teschio) con la particolarità di avere la mascella manovrabile tramite leve e fili.
A volte l’interno del cranio era illuminato da una candela così che l’hoden sembrava proprio una creatura infernale.
Durante il periodo natalizio questa inquietante maschera di un cavallo era condotta per le strade del villaggio da un “domatore” che la teneva per le briglie (come nell’orso primaverile) e spesso vi si accompagnavano dei suonatori e dei questuanti: i bambini cercavano di montare il cavallo (che batteva i piedi e scuoteva la testa) e tutti gettavano dolci o monete nella bocca dell’animale come offerte propiziatorie.
continua
SAN MARTINO (316-397)
Nato nel 316 in Pannonia da una famiglia romana seguì le orme del padre dedicandosi alla carriera militare. Verso i trentacinque anni si convertì al Cristianesimo e tra ascetismo e predicazioni per le campagne (per lo più della Gallia) nel 371 venne eletto vescovo di Tours.
La leggenda del mantello tagliato a metà per donarlo ad un povero mendicante è del tutto inventata e fatta risalire al tempo del suo servizio come cavaliere presso l’esercito romano.
sanmartinosimonemartini

LA FESTA DI SAN MARTINO

In Francia, Germania, e in alcune regioni della Gran Bretagna e d’Italia il giorno di San Martino (Martinmas) segnava l’inizio dell’Inverno, una leggenda dice che San Martino cavalchi per i campi con il suo cavallo bianco per far cadere dal suo mantello la prima neve della stagione. Così a San Martino si chiude l’annata agricola e se ne apre un’altra: si pagano (si rinnovano o si concludono) i contratti d’affitto, e si fanno i traslochi se bisogna lasciare la casa avuta in mezzadria o il lavoro non più rinnovato (“fare San Martino” che è diventato sinonimo di traslocare).

A Venezia i bambini cantavano una filastrocca in dialetto facendo una questua e con i soldini ricevuti si compravano il tradizionale dolcetto a forma di San Marino.

In provincia di Bergamo è tradizione che nella notte tra il 10 e l’11 novembre San Martino porti i regali a tutti i bambini, proprio come la Santa Lucia natalizia (in Francia ai bambini capricciosi San Marino lascia un “Martin baton” o “martinet”, una specie di frusta). Le celebrazioni si susseguono dall’Alto Adige a Palermo dove il vino novello è gustato con i dolcetti (panuzzi) di San Martino, pagnottelle grandi come un’arancia, con l’aggiunta di semi d’anice o finocchio selvatico nell’impasto. Così in varie regioni d’Italia eventi folkloristici e musicali sono l’occasione (ma anche processioni religiose) per assaporare l’autunno e i suoi frutti.

Per San Martino castagne, oca e vino!

Nella tradizione della mia famiglia (Piemonte ) a San Martino si macellava il maiale si facevano i salami, dedicando il giorno della festività ad un banchetto con i parenti e i lavoranti (usanza condivisa anche in Spagna).
Il periodo della macellazione del maiale era tradizionale in Piemonte anche al 17 gennaio, la festa di Sant’Antonio.

La sera si beveva il vino novello e si mangiavano le castagne bollite (che per tradizione si lasciavano sulla tavola per i defunti in visita). In Piemonte c’è il detto “Per San Martino castagne, oca e vino!” e anche per questa consuetudine c’è una leggenda medievale sul santo: quando san Martino fu eletto per vescovo di Tours, preferì nascondersi in campagna per vivere come eremita, ma il suo rifugio venne rivelato da uno stormo di oche selvatiche starnazzanti. “Secondo Sulpicio Severo, il biografo del santo, Martino si trovava con alcuni discepoli sulle rive di un fiume quando vide uccelli pescatori seguire una preda, allora spiegò che quegli uccelli erano i seguaci di Satana, il persecutore delle anime, poi ingiunse agli uccelli di ritirarsi in terre desertiche e fu obbedito. Sulpicio chiama questa specie di uccelli mergus. Probabilmente erano cormorani, palmipedi pescatori che la tradizione scambiò con le oche o forse con le anatre. “(Alfredo Cattabiani, in Volario)
Si può osservare che ai primi di novembre è più facile cacciare le oche che migrano verso sud all’approssimarsi dell’inverno, ma anche che l’oca di san Martino potrebbe essere una discendente delle oche sacre ai Celti.
Anche in Svizzera essa viene gustata ripiena di finissime fette di mele e in Germania, nella variante ripiena di artemisia profumata, mele, marroni glassati col miele, uva passita e le stesse interiora dell’animale. In Boemia, nel giorno di San Martino, l’oca non solo viene mangiata, ma da esse si trae l’oroscopo per l’inverno: se le sue ossa sono bianche, l’inverno sarà breve e mite; se scure è segno che sarà pioggia, neve e freddo. In Francia, fin dal 1700, è usanza festeggiare l’arrivo dell’inverno l’11 di novembre mangiando l’oca ed una lanterna viene accesa ogni sera come rito della buonanotte fino all’arrivo del Natale.” (tratto da qui)
La festa era una specie di Capodanno contadino in cui si mangiava e beveva facendo “il pieno” in vista del periodo di digiuno che precede il Natale che prese il nome di “Quaresima di San Martino”.

Pieter Bruegel il Vecchio “Il vino di San Martino” 1565-1568, Museo del Prado, Madrid

LA FESTA DELLE LANTERNE

Anche in Germania come in Francia (Fiandre e aree cattoliche della Germania e dell’Austria) ma anche in Alto Adige con San Martino ha inizio il Natale e viene organizzata la Laternenumzug la processione notturna dei bambini con le lanterne confezionate artigianalmente intonando dei canti tipici. La luce della lanterna è chiaramente il fuoco, il calore del sole che si serva al sicuro nel freddo dell’Inverno. La Lanterna infatti sarà accesa ogni sera come rito della buonanotte fino all’arrivo del Natale e del solstizio d’Inverno. Non è insolito che ad aprire la processione ci sia il santo in abiti romani in groppa al suo cavallo bianco.
Le lanterne autocostruite con materiale di recupero vanno dai legnetti e carta al barattolo di vetro (vedi)

LA FIERA DEL BESTIAME  E LE CORNA

A San Martino si svolgeva la fiera più importante di animali con le corna, mucche, buoi, tori, capre, montoni. Perciò la fantasia popolare ha assurdamente promosso san Martino a ironico patrono dei mariti traditi, La “caccia al becco”, come spiega Alfredo Cattabiani in “Lunario”, era un’usanza simile a quella del capro espiatorio. Secondo la mentalità dell’epoca il marito tradito si era macchiato di una colpa grave poiché l’adulterio della moglie era considerato un segno di debolezza dell’uomo, di incapacità a controllare la consorte; e perciò il “becco” doveva subire una scherzosa persecuzione rituale. E così il cerchio si chiude con la rievocazione della mascherate che si facevano a Samahin indossando le pelli e le corna degli animali uccisi per il sacrificio.

LE RICETTE

Pane di San Martino (con le castagne e noci)
http://www.diciboealtrestorie.com/2012/11/09/il-pane-di-san-martino-la-ricetta/
http://www.rosmarinonews.it/san-martino-sacro-profano-in-cucina-facciamo-suo-pane/
Biscotti di San Martino in Sicilia
http://www.ricettedisicilia.net/dolci/biscotti-di-san-martino/
http://www.pasteepasticciconflo.ifood.it/biscotti-di-san-martino-ripieni/
Biscotti, dolcetti e l’oca di San Martino
http://www.pianetadonna.it/cucina/occasioni-speciali/ricette-per-san-martino-o-festa-delle-lanterne.html
Martinsgänse backen i biscotti tedeschi a forma di oca
http://www.kinderspiele-welt.de/kinderrezepte/martinsgaense-backen.html
L’oca di San Martino
http://www.foodboard.de/rezept/manfreds-martinsgans-950.html

continua seconda parte: l’hooden horse

FONTI
“Calendario” di Alfredo Cattabiani 1988
http://www.foliamagazine.it/san-martino-le-origini-della-festa/
http://scienzasacra.wordpress.com/2013/11/11/581/
https://www.taccuinistorici.it/ita/news/moderna/busi—curiosita’/San-Martino-del-Porcello.html
https://alberodellagastronomia.blogspot.it/2015/11/tradizioni-gastronomiche-e-culturali.html
http://www.rossellagrenci.com/2010/11/11/la-festa-delle-lanterne-a-san-martino/

http://www.meteoweb.eu/2014/11/san-martino-di-tours-in-italia-e-nel-mondo-tradizioni-leggende-e-degustazioni-gastronomiche/348369/
http://centopercentomamma.it/san-martino-lanterne-origini-ricette/
http://blog.bimbonaturale.org/le-feste-dellanno-festeggiare-san-martino-con-i-bambini-spartiti-e-mp3/
http://www.totalita.it/articolo.asp?articolo=2029&categoria=1&sezione=37&rubrica

THE GALWAY RACES IN SONGS

Le Corse di Galway si svolgono nell’ultima settimana di Luglio presso l’ippodromo di Galway, Irlanda. La tradizione risale al 1764 anche se il primo grande festival è stato organizzato nell’agosto del 1869 da Lord St Lawrence; un grande evento che richiamò un gran numero di gente da tutto l’ovest dell’Irlanda e divenne così popolare da essere celebrato anche nelle canzoni.
“The Galway Races” è una canzone irlandese che sembra descrivere il grande festival del 1869, si ritrova in broadsides risalenti proprio a questo periodo con il titolo di “The Sporting Races of Galway“.

Donnybrook Fair 1859 by Erskine Nicol 1825-1904Alle corse arrivava gente da vicino e da lontano e non solo per scommettere sui cavalli ma anche per divertirsi proprio come nelle grandi fiere, così si trovavano bancarelle e venditori di dolciumi e cibo da asporto (tra cui i tradizionali e succulenti zampetti di maiale), imbonitori e imbroglioni, suonatori ambulanti per le danze sul prato, allibratori per le scommesse, ragazze da marito da corteggiare (sotto l’occhio benevolo dei rispettivi padri).. e ovviamente i cavalli più veloci e i fantini più abili del paese!
L’atmosfera è cambiata poco da allora e oggi le corse sono diventate occasione di glamour in cui le donne irlandesi sfoggiano originali e arditi cappellini che nulla hanno da invidiare ai cappellini dell'”Ascot Ladies Day”.


Un brano reso popolare dai principali gruppi di musica irlandese a partire dai Dubliners fin dagli anni 60. La melodia richiama l’altrettanto popolare “the rocky road to Dublin!

ASCOLTA The Dubliners 1967

ASCOLTA The Pogues in If I Should Fall From Grace With God 1988. La versione testuale è leggermente diversa rispetto al testo riportato

The Chieftains in An Irish Evening 1992 (il canto inizia dopo 4:13)

Chorus: With your whack-fa-the-da-for-the-diddle-ee-iddle-day.
I
As I rode down to Galway town to seek for recreation
On the seventeenth of August me mind being elevated
There were multitudes assembled with their tickets at the station
Me eyes began to dazzle and I’m goin’ to see the races.
II
There were passengers from Limerick and passengers from Nenagh
And passengers from Dublin and sportsmen from Tipperary
There were passengers from Kerry, and all quarters of our nation
And our member, Mr. Hearst, for to join the Galway Blazers(1).
III
There were multitudes from Aran, and members from New Quay Shore
the Boys from Connemara and the Claire unmarried maidens
There were people from Cork city who were loyal, true and faithful;
Who brought home the Fenian prisoners from diverse(2) foreign nations.
IV
It’s there you’ll see confectioners with sugarsticks and dainties
The lozenges and oranges, the lemonade and raisins!
The gingerbread and spices to accomodate the ladies
And a big crubeen(3) for thruppence to be pickin’ while you’re able.
V
It’s there you’ll see the gamblers, the thimbles(4) and the garters(5)
And the spotting Wheel of Fortune(6) with the four and twenty quarters
There was others without scruple pelting wattles at poor Maggy(7)
And her father well-contented and he lookin’ at his daughter.
VI
It’s there you’ll see the pipers and the fiddlers competing
The nimble footed dancers a-tripping over the daisies
There were others crying cigars and lights and bills for all the races
With the colors of the jockeys and the prize and horses’ ages.
VII
It’s there you’ll see the jockeys and they’re mounted out so stately
The pink, the blue, the orange, and green, the emblem of our nation
When the bell was rung for starting, all the horses seemed impatient
I thought they never stood on ground their speed was so amazing.
VIII
There was half a million people there from all denominations
The Catholic, the Protestant, the Jew, and Presbyterian
There was yet no animosity, no matter what persuasion
But “failte” and hospitality inducin’ fresh acquaintance.(8)
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
I
Mentre ho fatto la strada fino alla città di Galway per cercare di svagarmi
il 17 agosto mi ha sorpreso una grande moltitudine assemblata con i biglietti presso la stazione
ai miei occhi stupiti, così sono andato a vedere le gare.
II
C’erano passeggeri da Limerick e passeggeri da Nenagh
e passeggeri da Dublino e gli amanti dello sport di Tipperary,
c’erano passeggeri da Kerry e tutte le contrade della nazione
e il nostro socio, Mr. Hasset per unirsi ai “Galway Blazers”(1).
III
C’era gente di Aran e membri provenienti da New Quay Shore,
i ragazzi di Connemara e le fanciulle non sposate di Clare. C’erano persone provenienti da Cork,che furono leali, sinceri e fedeli, e portarono a casa i prigionieri feniani da varie nazioni straniere(2).
IV
C’erano venditori di dolci con bastoncini di zucchero e dolcetti,
le pastiglie a rombetti e le arance, la limonata e l’uvetta
il pan di zenzero e spezie per le comodità delle signore e un grande zampetto di maiale(3) da 3 penny da essere spolpato se ci riesci.
V
C’erano da vedere i giocatori d’azzardo, del “tira e molla”(4) e delle “tre carte”(5) e la “ruota della fortuna”(6) con i 24 quarti
altri che senza scrupoli gettavano ramoscelli sulla povera Maggy(7)
con il padre ben contento che guardava la figlia.
VI
C’erano da vedere gli zampognari e i violinisti che gareggiavano
i danzatori dal passo svelto saltellare sulle margherite,
altri che gridavano “Sigari e fiammiferi” e biglietti per tutte le gare con i colori dei fantini e i premi e le età dei cavalli.
VII
C’erano da vedere fantini che montavano in modo maestoso
il rosa, il blu, l’arancio e il verde, l’emblema della nostra nazione; quando la campana suonava l’avvio, tutti i cavalli erano impazienti credo che mai posassero le zampe con una velocità così sorprendente.
VIII
C’era mezzo milione di gente là di tutte le confessioni
il cattolico, il protestante, l’ebreo e il presbiteriano
e tuttavia non c’era animosità non importa quale fede, ma “salute” e ospitalità per indurre alla conoscenza diretta.(8)

NOTE
1) il primo club di caccia (alla volpe)Castle Boy Hunt ” fu fondato nel 1803 da Robert Parsons Persse di Moyode Castle; venne soprannominato Galway Blazer nel 1840 perchè durante i festeggimenti di fine battuta nell’ Dooley’s Hotel scoppiò un incendio.(vedi). Nei broadsides il nome è scritto come Mr Hassett
2) in alcune versioni è scritto “from dying in foreign nations“. La Fenian Brotherwood fu creata dopo la fondazione della Irish Republican Brotherwood a Dublino (1858) i cui membri si chiamavano Feniani. Un importante ramo si sviluppò presso la comunità irlandese negli Stati Uniti che procurava appoggio e fondi per l’insurrezione (la Fratellanza si mosse verso la ribellione armata). La frase forse si riferisce al tentativo di liberare due capi della Fratellanza dalla prigione di Manchester nel 1867. Durante la liberazione ci scappò il morto (un poliziotto inglese) e i partecipanti all’azione vennero quasi tutti catturati: tre di loro furono riconosciuti colpevoli per la morte del poliziotto e impiccati. Come sia la Fratellanza era particolarmente attiva nella città di Cork.
3) Crubeens sono le zampette di maiale bollite per circa tre ore e poi fritte, è un piatto tradizionale irlandese che si mangia con le mani e si vendeva un tempo durante le fiere. Si abbinano con i cavoli fritti e la birra scura
4) thimblerig: detto anche “pea and thimbles” è un gioco di destrezza in cui si deve indovinare sotto quale dei tre ditali viene nascosta una piccola pallina (o un piccolo seme); una variante più diffusa è il gioco delle tre carte in cui si deve indovinare dove stà la regina dopo che lo smazzatore l’ha spostata con destrezza.
5) gartering: One gambling game required a leather belt, garter or string tied into an endless loop. The man in charge twisted it into a figure-of-eight formation and asked someone to put a finger into one of the loops thus made. If the string snagged on his finger when the string was pulled away, he won. The trick was that there were two ways to make the figure-of-eight. In one, the game was genuine, with one loop snagging and the other not; in the other, neither did, and the victim always lost. It has been known under many names: pin and girdle, prick the garter, trick of the loop and strap game, but it has been commonly known from the sixteenth century and after as fast and loose, using fast in its sense of something fixed or immovable. The expression to play fast and loose had become an idiom before 1557, the date of its first recorded use. It was an obvious progression from the nature of the game to a sense of dishonestly or irresponsibly trifling with another’s affections. (tratto da qui)
6) Another gambling game was spin-em-rounds, usually played in the street; it was mentioned by Henry Mayhew in his London Labour and the London Poor of 1851. Another name for it was wheel-of-fortune, in earlier times the name for the drum in which lottery tickets were spun before drawing. A slang dictionary of 1859 described it as “a street game consisting of a piece of brass, wood, or iron, balanced on a pin and turned quickly around on a board, when the point, arrow shaped, stops at a number and decides the bet one way or the other. The contrivance very much resembles a sea compass, and was formerly the gambling accompaniment of London piemen. The apparatus was then erected on the tin lids of their pie cans, and the bets were ostensibly for pies, but more frequently for “coppers,” when no policeman frowned upon the scene, and when two or three apprentices or porters happened to meet.” (tratto da qui)
7) i ragazzini un po’ impertinenti dimostravano di apprezzare le grazie della bella Maggie richiamando la sua attenzione così il padre era contento perchè poteva scegliere tra molti corteggiatori
8) una bella chiusura che auspica la fratellanza tra gli uomini, divisi troppo spesso dall’intolleranza verso le dichiarazioni di fede degli “altri” perchè convinti di essere gli unici detentori della “verità”.

UNA VISITA

I HEART MY CITY: DEARBHAILL’S GALWAY Summer and autumn are the best times to visit my city because the artistic, creative, and fun qualities for which my city is renowned come to life in a blaze of festivals ranging from the arts and food to film and horse racing. continua

FONTI
http://www.loc.gov/resource/amss.as113080.0 http://middarchive.middlebury.edu/cdm/ref/collection/flanders/id/11 http://www.galwayraces.com/general-info/history-of-galway-races/ http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=76843 http://thesession.org/tunes/8927 http://blog.patrickclifford.com/2011/04/whats-that-song-the-galway-races.html http://www.storiainpoltrona.com/la-rivoluzione-irlandese-nel-xix-secolo/

THE SHEPHERD’S WIFE: A SCOTTISH SONG ABOUT FOODS AND OTHERS..

The Shepherd’s Wife” anche conosciuta con il titolo “Shepherd O Shepherd” la canzone risale al ‘600 ed è di probabile origine scozzese. Sul caratteristico ritmo di danza s’inserisce un testo di pochi versi ripetuti in un botta e risposta tra la moglie e il pastore: lei vuole che lui ritorni a casa presto e lo attira con allettanti proposte, prima prova con il cibo, e poi gli confessa il suo desiderio di fare sesso; così l’uomo, che all’inizio non riesce a capire subito, quando lei diventa più esplicita, corre di corsa a casa! E’ probabile che Robert Burns abbia riscritto una canzone tradizionale per la pubblicazione sullo “Scots Musical Museum” di Johnson.
The_Highland_Shepherd

Così ci racconta William Stenhouse: “This old comic song appears in Herd’s collection vol 11. It contains two verses more than the copy inserted in the Museum, which were chiefly omitted on the source of delicacy. The pretty tune to which the words are adapted in the Museum was communicated by Burns; but a respectful old lady informed the Editor, that, in her early days, the verses were usually sung to the well known air of “Bab at the Bowster,” alias “The Country Bumpkin.

ASCOLTA Pete Castle 1994
La melodia abbinata non è univoca: Martin Cathy così scrive nelle note: “Also from Dorset is Shepherd O Shepherd, collected by Henry Hammond of Dorchester. Although the song crops up in Scotland many times, this is the only English version. The tune is a modal version of the morris jig Greensleeves. You can find this in the ever-popular Penguin Book of English Folk Songs


CHORUS LASS
Shepherd, o shepherd, will you come home,/Will you come home, will you come home?/Shepherd, o shepherd, will you come home/To your breakfast this morning?
LAD
What have you got for my breakfast,
My breakfast, my breakfast?
What have you got for my breakfast,
For my breakfast this morning?
LASS
Bacon and beans(1) a bellyful,
A bellyful, a bellyful.
Bacon and beans a bellyful
For your breakfast this morning.
CHORUS LAD
My sheep are all in the wilderness,
The wilderness, the wilderness.
Sheep are all in the wilderness
So I cannot come home this morning.
LAD:
What have you got for my dinnertime,
… For my dinner this evening?
LASS:
Pudding and beef(2) a bellyful,
LAD:
What have you got for my lodging,
… For my lodging this night o?
LASS:
Clean sheets and a pretty lass,
LAD:
Then I’ll leave my sheep out in the wilderness,
.. And I will come home this night.
Traduzione italiano di Cattia Salto
LEI
“Pastore oh pastore ci vieni a casa?
Vuoi venire a casa ?
Pastore oh pastore ci vieni a casa?
Per  la tua colazione
del mattino?

LUI
“Cosa ha preparato per colazione,
per la colazione, colazione?
Cosa ha preparato per colazione,
per la colazione del mattino?
LEI
Pancetta e fagioli da rimpinzarsi,
da rimpinzarsi, da rimpinzarsi
Pancetta e fagioli da rimpinzarsi,
per la tua colazione del mattino
LUI
Le pecore sono tutte al pascolo,
i pascoli, i pascoli. Le pecore sono tutte al pascolo così non posso tornare a casa stamattina
LUI
Cosa mi hai preparato per cena,
.. per la cena di stasera?
LEI
Pudding e manzo a volontà
LUI
Che cosa hai preparato per il mio ricovero– per il ricovero di stanotte?
LEI
Lenzaula pulite e una bella ragazza
LUI
Allora lascerò le pecore ai pascoli
e ritornerò a casa stasera!!

NOTE
1) sono i tipici baked beans (fagioli al forno) serviti nella “english breakfast” ricetta
2) roast beef&pudding è un piatto tipico dello Yorkshire servito anche in Scozia: i puppign sono una pastella a base di uova, latte e farina cotta in forno negli stampi dei muffins: si ottiene una specie di soufflé “ammosciati”, come accompagnamento dei piatti a base di carne. Erano cotti in una teglia al di sotto dello spiedo dove cuoceva la carne, in questo modo si insaporivano assorbendo i sughi che colavano da essa. la ricetta 

ASCOLTA James Malcom in Acquaintance- The Songs of Robert Burns, 2007 l’istrionico Malcom in duetto!
ASCOLTA una vecchissima registrazione dei fiorentini Whisky Trail; la melodia è caratterizzata dal ritmo dei cucchiai, uno strumento musicale “povero” sul cui tempo in passato s’improvvisavano dei versi per allungare la durata della musica nelle “veglie” quando tutto il vicinato si ritrovava insieme alla fine di una giornata di lavoro per cantare, danzare e raccontare storie.

ASCOLTA The Poozies in Infinite Blue 1999

VERSIONE ROBERT BURNS 1792
CHORUS
The shepherd’s wife cries o’er the knowe,
‘ Will ye come hame, will ye come hame?’
The shepherd’s wife cries o’er the knowe,
‘ Will ye come hame again e’en jo?’
‘ O what will ye gie me to my supper,
Gin I come hame, gin I come hame,
‘ O what will ye gie me to my supper,
Gin I come hame again e’en jo?’
I
‘ Ye’se get a panfu’ o’ plumpin parridge,
And butter in them, and butter in them,
‘ Ye’se get a panfu’ o’ plumpin parridge,
Gin ye’ll come hame again e’en jo?’
‘ Ha, ha, how! that’s naething that dow,
I winna come hame, I canna come hame;
‘ Ha, ha, how! that’s naething that dow,
I winna come hame gin e’ern jo.’
II
‘ A reekin fat hen, weel fryth’d i’ the pan,
Gin ye’ll come hame, gin ye’ll come hame,
‘ A reekin fat hen, weel fryth’d i’ the pan,
Gin ye’ll come hame again e’en jo?’
‘ Ha, ha, how! that’s naething that dow,
I winna come hame, I canna come hame;
‘ Ha, ha, how! that’s naething that dow,
I winna come hame gin e’ern jo.’
III
‘ A weel made bed and a pair o’ clean sheets,
Gin ye’ll come hame, gin ye’ll come hame,
‘ A weel made bed and a pair o’ clean sheets,
Gin ye’ll come hame again e’en jo?’
‘ Ha, ha, how! that’s naething that dow,
I winna come hame, I canna come hame;
‘ Ha, ha, how! that’s naething that dow,
I winna come hame gin e’ern jo.’
IV
‘ A luvin wife in lily-white linens,
Gin ye’ll come hame, gin ye’ll come hame,
‘ A luvin wife in lily-white linens,
Gin ye’ll come hame again e’en jo?’
‘ Ha, ha, how! that’s something that dow,
I will come hame, I will come hame:
‘ Ha, ha, how! that’s something that dow,
I will come hame again e’en jo.’
Traduzione italiano dei Whisky Trail
CORO
La moglie del pastore chiama attraverso la valle:
“Vieni a casa, oh vuoi venire a casa?”
La moglie del pastore chiama attraverso la valle: “Vuoi venire a casa cuore mio?”
“Cosa mi dai per cena se vengo a casa?
Cosa mi dai per cena se vengo a casa prima di sera, cuore mio?”
I
“Ti do una pentola di polenta col burro dentro
Ti do una pentola di polenta se vieni a casa prima di sera, cuore mio”
“No, non vengo non ho voglia di venire non posso venire
No, non vengo non ho voglia di venire non posso venire a casa”
II
“Ti do un galletto ben cotto in pentola se vieni a casa”
“No non vengo non ho voglia di venire non posso venire
No non vengo non ho voglia di venire non posso venire a casa”
III
“Ti preparo un bel letto con lenzuola pulite se vieni a casa”
“No non vengo non ho voglia di venire non posso venire a casa”
IV
“Due gambe bianche ti aspettano nel letto, vedrai che vieni a casa”
“Questa si che è una bella cosa, aspetta che vengo”

STANDARD ENGLISH qui

FONTI
http://mainlynorfolk.info/martin.carthy/songs/shepherdoshepherd.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=137801
http://www.ramshornstudio.com/shepherds_wife.htm
http://www.cobbler.plus.com/wbc/poems/translations/511.htm
http://thesession.org/tunes/11199
http://thesession.org/tunes/7959