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PULLING THE SEA-DULSE

Da secoli le popolazioni che vivono lungo le coste hanno imparato a raccogliere, per il consumo abituale, diverse qualità di alghe.
In particolare in Scozia e Irlanda le alghe dulse e il muschio irlandese hanno sempre fatto parte della dieta degli abitanti costieri.

dulse_3276643cSimile ad una manina con le dita aperte di un rosso porpora l’alga dulse cresce lungo le coste dell’Atlantico del Nord e del Pacifico Nord-Occidental ed è un superfood, ricca ferro, calcio, potassio vitamine, aminoacidi (proteine di alta qualità) e sali minerali. Mangiata cruda ha una consistenza elastica tipo chewingum e come tale era consumata dai marinai inglesi del XVII secolo che la masticavano al posto del tabacco. Ha un sapore molto salato, definito anche come piccante ed è un alimento molto versatile.
Le Alghe sono varie di forma e di gusto così come le verdure di terra: come comparare un porro a una carota, un pomodoro a una zucca? Così vale per una Kombu e una Dulse, una Wakame e una Lattuga di Mare. Per chi prova per la prima volta a cucinare le alghe è consigliabile usarne piccole quantità per avere il tempo di abituarsi ed apprezzare questi nuovi sapori. Quando aprirete il vostro pacchetto di Alghe disidratate non avrete ancora un’idea di come sono questi vegetali marini ma quando le reidraterete le sorprese non mancheranno. Le alghe assumeranno colori vivaci e l’aspetto diventerà immediatamente invitante. Le alghe riprendono vita e vi sentirete immediatamente trasportati sulle onde e sugli spruzzi d’acqua di mare; esse sprigioneranno un delicato profumo di iodio che si diraderà poi durante la cottura.
Cucinare le Alghe offre altrettante possibilità che cucinare le verdure terrestri. Tutti i tipi di cottura sono possibili: bollite, al vapore, stufate, marinate, al forno, saltate, grigliate, fritte, latto-fermentate, crude. I tempi di cottura variano in funzione delle Alghe scelte, dal grado di intenerimento desiderato e dalla ricetta che avrete deciso di preparare. (tratto da qui)

LA RACCOLTA DELLE ALGHE (DULSING)

Le alghe dulse vengono raccolte principalmente in Scozia, Irlanda del Nord, Scandinavia, Islanda e Bretagna nei mesi tra giugno ed ottobre durante le fasi di bassa marea e vendute in foglie oppure macinate: i raccoglitori (in via di estinzione) salpano alle prime ore del mattino con l’alta marea, quando il mare si ritira ecco che le alghe restano attaccate agli scogli e alle rocce lungo la linea del basso fondale e vengono raccolte a mano. Per l’autoconsumo la raccolta di piccole quantità viene fatta direttamente a riva, tra gli scogli. Le alghe sono poi stese sulla spiaggia ad asciugare, alla fine si arrotolano in grosse balle e sono portate agli stabilimenti per il trattamento e il confezionamento.
E’ essenziale che le acque del mare in cui avviene la raccolta siano non inquinate (le alghe assorbono grandi quantità di inquinanti -fertilizzanti e metalli pesanti perciò sono anche dei validi spazzini del mare..) e che la filiera della produzione garantisca alta standard qualitativi.

ADÓ, ADÉ

Dalle isole Ebridi ci viene questo canto dei raccoglitori di alghe rosse (dulse), raccolto da Marjorie Kennedy-Fraser e tradotto in inglese per il suo “Songs of the Hebrides”

ASCOLTA Quadriga Consort (voce Elisabeth Kaplan)

ASCOLTA The Salt Flats in tutt’altro arrangiamento


CHORUS
Adó, Adé
Clings dulse to the sea rock
Clings heart to the loved one
Be’t high tide or low tide
Adó, Adé.
I
Pulling the dulse
by the sea rocks at low tide,
Ne’er pull I thy love(1), lad,
be’t high tide or low.
II
Shoreward the sea mew
comes flying at low tide,
But seaward my heart flies out
seaward to thee(2).
tradotto da Cattia Salto
CORO
Adó, Adé
come alga attaccata alla roccia del mare, si aggrappa il cuore all’amato
sia con l’alta che con la bassa marea
Adó, Adé
I
Raccogliendo le alghe
dagli scogli con la bassa marea
non mi allontano mai dal tuo amore(1), ragazzo che ci sia l’alta o la bassa marea
II
Il gabbiano verso riva
viene volando alla bassa marea
ma verso il mare il mio cuore vola via
dal mare fino a te(2)

NOTE
1) vuol dire che serba la fedeltà verso l’innamorato
2) con buona probabilità emigrato in America o imbarcato su qualche nave come marinaio (ad esempio su una baleniera).

seconda parte continua

FONTI
http://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/alga-duileasg/
http://www.materiarinnovabile.it/art/100/Alghe_meno_raccolta_piu_produzione

CANTÈ J’EUV NEL BASSO PIEMONTE

cantareuovaIl rito di questua delle uova, più spiccatamente pasquale è quello piemontese di CANTÈ J’OV – CANTÈ J’EUV.

Il “cantare le uova” è una questua primaverile che affonda le radici nel territorio piemontese. Un tempo erano solo i giovani del paese, che di notte giravano tra le cascine chiedendo cibo, vino e anche dei soldi con cui organizzare il pranzo del lunedì di Pasquetta. Era l’occasione per fare scorpacciate di uova (simbolo di fertilità) e bisboccia, ma anche di cantare e suonare tanta musica!
Molte comunità mantengono ancora vive queste tradizioni soprattutto nel Monferrato (geografico), nelle Langhe e nel Roero.

In verità il canto delle uova era fatto per l’inizio dell’anno nuovo e hanno una consolidata tradizione anche nel Sud italiano con il canto della Strina le “Kalanda” (“calendae” nella vecchia lingua romana) che significa che sta per iniziare il mese e l’anno nuovo, ma pian piano è scivolato verso tempi più miti.

LA QUESTUA QUARESIMALE DELLE UOVA

Hieronimus_Bosch_IL_CONCERTO_NELL_UOVO_XVI_secNella settimana di Pasqua dopo il tramonto, un gruppo di giovani partiva a piedi dal paese, capitanati da un falso fraticello elemosiniere e andava vagando per la campagna di cascina in cascina, a chiedere le uova in cambio di una canzone benaugurale.
Una mescolanza di sacro e profano memore di rituali ancor più antichi, quando si credeva che la terra avesse bisogno di essere ridestata dal sonno dell’inverno! La visita era funzionale anche al ripristino delle convivialità interrotte durante l’inverno, quando il freddo e la neve isolavano la comunità dentro alle rispettive abitazioni. I prodotti ricavati dalla questua sarebbero serviti per imbandire un pranzo comunitario il lunedì dell’Angelo (Pasquetta) o più prosaicamente a riempire la pancia dei questuanti che evidentemente non se la passavano molto bene economicamente.

La canzone era una specie di filastrocca in dialetto piemontese: “Suma partì da nostra cà, ca i-era n’prima seira, per venive a salutè, devè la bun-ha seira…” (Siamo partiti dalle nostre case che era da poco sera, per venirvi a salutare e darvi la buona sera). Questo l’inizio. Poi seguivano altre strofe, molte altre strofe, in cui si invitava il padrone di casa a uscire e consegnare un po’ di uova. Il padrone il più delle volte usciva per davvero, magari assonnato nel primo sonno, con i pantaloni ancora in mano, e faceva scivolare una dozzina d’uova in una cesta portata a braccio da uno strano figuro, il fratucìn (che era poi nient’altro che un ragazzo vestito da frate). Dunque succedeva di tutto un po’ in quei cortili di cascina illuminati solo dalla luna, quando c’era: i cantori cantavano, il padrone, o la padrona, di casa per lo più stava al gioco e, dopo essersi fatta attendere un po’, si affacciava all’uscio con le uova in mano, quindi potevano accadere molte cose: che i cantori ringraziassero, sempre con il canto, la padrona per poi riprendere il cammino verso un’altra cascina, oppure che il padrone di casa, ormai ben desto, facesse entrare in casa o in cantina i ragazzi, offrendo loro un bicchiere di buon vino rosso e tagliando il salame fatto in casa. Erano rare le volte in cui il padrone di casa non voleva proprio saperne di uscire: in quei casi i ragazzi se ne andavano maledicendo la cascina e i suoi abitanti, in particolare gli animali e il raccolto. (tratto da qui)

Per quanto i versi fossero improvvisati c’erano delle strofe “pronte all’uso” da adattare alla famiglia presso la quale si cantavano le uova (una buona parola per le vedove, un complimento per la padrona e per le belle figlie), a cui seguivano le strofe benaugurali per la salute delle persone e delle bestie della cascina, la prosperità dei raccolti e l’arrivederci al prossimo anno.
A discrezione del padrone di casa ai giovani veniva offerto pane e salame, un bicchiere di vino; le ragazze da marito spiavano i giovanotti stando dietro l’uscio, eppure i giovanotti più intraprendenti riuscivano a corteggiare la ragazza prescelta, un gioco di sguardi alla finestra, un bigliettino o un fiorellino, ma anche un oggetto più personale come un fazzoletto, potevano passare rapidamente di mano, e forse nella confusione generale qualcuno riusciva a scambiarsi un bacio. Ma se le luci restavano spente e gli abitanti della casa facevano finta di dormire, allora si cantavano le strofe delle maledizioni e si arrivava anche alla vendetta.

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RITO PROPIZIATORIO?

Ovviamente si, come tutte le questue rituali del mondo contadino strettamente connesse con il ciclo calendariale dell’anno agricolo.
Le uova sono simboli di rinascita è la primavera risorgente, e attraverso il dono ci si propizia la salute e soprattutto un buon raccolto, è la cosiddetta “magia simpatica” o più precisamente imitativa. E’ significativo che i questuanti vadano in giro a notte inoltrata, a “risvegliare” gli abitanti delle cascine con il canto: il simbolismo è evidente, il lungo sonno invernale è terminato, è arrivata l’ora di rimettere in circolo le forze racchiuse nella promessa di un uovo, il seme della vita che ricomincia a germinare.

Significativa la presenza della luna piena a illuminare la notte perchè Pasqua cade proprio quando c’è la prima luna piena dopo l’equinozio di primavera, ovvero la seconda luna piena dell’anno agrario, è la luna delle gemme e quello che si celebra con la questua delle uova è una specie di festino in onore alla dea ovvero alla terra, ma anche alla Luna che con i suoi raggi ha potere su ciò che sulla terra vive e si riproduce. La figura del frate del resto è chiaramente fittizia, un contentino alla Chiesa visto che la questua si svolgeva durante i riti pasquali, perchè i questuanti erano in realtà portatori di uno spirito benefico, più antico del dio cristiano.

In Langa la questua pasquale era vietata alle donne (andare per la campagna in piena notte con dei giovanotti focosi e chiaramente un po’ alticci?) che avevano l’occasione di svolgere la loro questua a Maggio.

LA TRADIZIONE OGGI

La tradizione si era praticamente estinta quando nel 1965 uno sparuto gruppetto di musicisti volle riproporla: Antonio Adriano con il “Gruppo spontaneo di Magliano Alfieri” e il “Brun” dei Brav’om da Prunetto fecero da detonatori e da allora la tradizione non si è più interrotta.

Oggi la questua è come si suole dire “defunzionalizzata” ma è stata riproposta a partire dal 2000 nel Roero come una sorta di Festival/Manifestazione denominata Cantè j’euv Roero: in pratica già a partire da gennaio/febbraio i singoli gruppi musicali questuano nel loro paese e poi partecipano alla kermesse finale ricca di spettacoli, canti e danze. L’intento è quello di promuovere turisticamente i piccoli centri delle provincie di Cuneo, ma anche di Asti e d’Alessandria. Così il rito si è trasformato in sagra popolare e in una sorta di “rappresentazione” del mondo contadino.

LA QUESTUA DI CASAL CERMELLI

La questua delle uova veniva praticata a Casal Cermelli nella sera del sabato santo da un gruppo di musicanti che partivano da Rocca Grimalda (Alto Monferrato) all’inizio della Quaresima sostando ogni sera in località diverse (la pratica sembra essere stata avviata all’inizio del ‘900). Oggi la questua inizia già di venerdì, e i cantori (giovani di ambo i sessi, ma anche gli anziani del paese) si spostano su un carro tirato dal trattorino, mentre il sabato sera vede i musicanti, composti per lo più dal locale gruppo Calagiubella, ritrovarsi nella piazza principale del paese a suonare attorno al falò. Sebbene i ruoli sociali si siano per lo più modificati e le famiglie di contadini siano ben poche rispetto a quelle visitate durante la questua, in quelle due notti si rinsalda e ritualizza l’appartenenza del singolo alla comunità locale basandola sulla terra, sul lavoro della terra e i frutti di questo lavoro.

ASCOLTA Vincenzo Marchelli accompagnato all’organetto (com’era l’usanza di un tempo) e da una brigata di allegri musicanti, peccato che la registrazione sia un po’ alla buona


ORIGINALE PIEMONTESE
In questa casa, gentil casa,
ui sta dra brava gente:
l’han senti’ cante` e sune`
e l’han visca` lo chiaro.
In questa casa
ui sta dra gent tant cumplimentosa:
l’ha senti` cante` e sune`
e a se l’e` nascosa.
E dem di ovi, dem di ovi
dir voster galeini (1)
chi m’on dic i vostr auzei
chi n’ei dir cassi peini!
E dem di ovi, dem di ovi
dra galeina griza
chi m’on dic i vostr auzei
chi i teni intra camiza! (2)
E dem di ovi, dem di ovi
dra galinetta neigra
chi m’on dic i vostr auzei
chi _ ra(3) seira!
E dem di ovi, dem di ovi
dra galeina bianca
chi m’on dic i vostr auzei
ch’l’e` tit u di’ ch’la canta!
E adess chi m’ei dac j ov
nui a v’ringrasioma
se in’autr ani a soma al mond
nuiatri a riturnoma.(4)

TRADUZIONE ITALIANO
In questa casa, una casa ospitale,
ci sta della brava gente,
hanno sentito cantare e suonare
e hanno acceso la luce.
In questa casa ci sta della gente molto complimentosa,
hanno sentito cantare e suonare
e non si sono nascosti.
Datemi le uova, datemi le uova
delle vostre galline,
che i vostri vicini mi hanno detto
ne avete piene le casse.
Datemi le uova, datemi le uova
della gallina grigia,
che i vostri vicini mi hanno detto tenete nella camicia .
Datemi le uova, datemi le uova
della gallinella nera,
che i vostri vicini mi hanno detto
… fino a sera.
Datemi le uova, datemi le uova
della gallina bianca,
che i vostri vicini mi hanno detto
che canta tutto il giorno.
E adesso che mi avete dato le uova,
noi vi ringraziamo
se il prossimo anno siamo ancora vivi, noi ritorneremo.

NOTA
(1) le galline sono di vari colori qui manca la strofa con la gallina rossa (la galena rusa) e per fare la rima la strofa diventa: Chi m’an dicc i vocc avzein c’l è tit un dì c’la pussa (in italiano: che mi hanno detto i vostri vicini che è tutto il giorno che puzza)
(2) modo di dire che significa tenere in palmo di mano, accudire con molta attenzione
(3) Non si capisce cosa dice  e anche la trascrizione è lacunosa, credo che la frase sia scurrile. La strofa è anche sostituita con
O se voli dene d’ov
De la galìnha neira
i-è pasàiè Carlevè sumà la primavèira
(in italiano:O se volete darci delle uova della gallina nera, è passato Carnevale, siamo alla primavera)
(4) oppure S’à scampromma an sanità ‘n atr an a turneroma (in italiano: Se scamperemo in salute torneremo l’anno prossimo),  espressioni tipiche nei canti di questua nei quali i cantori danno “l’arrivedersi” e sanciscono così la volontà di mantenere una consuetudine dura a morire

ASCOLTA Ariondassa Maggio di Casal Cermelli qui live ma anche nell’album “In cerca di Grane” (2010) registrato con i Calagiubella come gruppo ospite


I
Entroma ant’ is palasi
che l’ è csi bel antrè
Ai dioma a la padrouna
c’ am lasa ‘n po’ canté
RITORNELLO
Magg, Magg, Magg,
turnirà la fin di Magg
Io sono Maggio
e sono il più bello
Fiorellin d’amor
che canta sul cappello
Uccellin d’amor
che canta sulla rama
Siura padrouna
padrouna dir pulé
c’ am daga j ovi freschi
e i lendi ai lasa sté
II
Chi cl’ é ‘sta bela fija(1)
c’ansima dl’ arburii
E cl’ à la vesta bianca
e ‘l scarpi d’ maruchii
III
E s’in voi nènt cröddi
che Mağ a l’è rivà
Sfacév da cùla fnèstra
ch’l’alber l’è piantà
TRADUZIONE ITALIANO
I
Entriamo in quel palazzo
che è così bello entrare
E domandiamo alla padrona
che ci lasci un po’ cantare
RITORNELLO
Maggio, Maggio, Maggio,
tornerà la fine di Maggio.
Io sono Maggio
E sono il più bello,
fiorellino d’amore
che canta sul cappello.
Uccellino d’amore
che canta sul ramo.
Signora Padrona,
padrona del pollaio
ci dia le uova fresche
e quelle vecchie le lasci stare.
II
Chi è questa bella ragazza
sopra di quel albero
che ha il vestito bianco
e le scarpe di pelle fine.
III
E se non volete credere
che Maggio è arrivato
affacciatevi da quella finestra
che l’albero è piantato

NOTA
1) si descrive una girlanda di un tralcio verde fiorito sorretta da un asta con al centro  una bella bambolina  con il vestito bianco da sposa.Si tratta della “piccola Bride” la dea triplice celtica la fanciulla del grano (continua)

Le varianti di questo canto prevedono anche la richiesta di altri beni di conforto al posto delle uova
e s’in vóri nènt dém d’ióv démi ina galéina
o diŗ pöu e du salàm o diŗ böu vij d’cantéina
(in italiano: e se non volete darmi le uova, datemi una gallina o due salami e del buon vino di cantina)

Nel malaugurato caso che i contadini facessero finta di niente lasciando la casa al buio e i questuanti fuori dalla porta ecco pronte le strofe delle maledizioni

ORIGINALE PIEMONTESE
O sin vori nen dem jovi, nuiaunc andoma via,
j’’ei lassà ra corda ar pus av ra portoma via.
‘Nt sta casa gentil casa u j’è canta ra sueta
j’ei der fiji da maridé j’amniji ra cagheta.
TRADUZIONE ITALIANO
O se non volete darci delle uova, noi andiamo via
Se avete lasciato la corda al pozzo noi ve la portiamo via.
In questa gentil casa ha cantato la civetta
se avete delle figlie da maritare che le venga la caghetta

A TAVOLA

Cestino_UovaLA FRITTATA D’ERBETTE

Cosa mettere con le uova, se non le erbette fresche appena spuntate: le punte giovani d’ortica e il fiore di tarassaco, la profumata melissa e la mentuccia selvatica; il luppolo selvatico appena scottato, i fiori d’acacia e le punte di meliloto.

GALINA GRISA

OLTREPÒ PAVESE

La questua rituale pasquale si svolge anche nel paese di Romagnese (provincia di Pavia, alta Val Tidone) nella sera del sabato santo. I cantori (i giovani ma anche gli anziani) si dividono in squadre che compiono diversi percorsi per tutte le cascine e frazioni del territorio comunale. Accompagnati da una fisarmonica cantano le strofe benauguranti della “gallina grigia” in cambio delle uova. Un tempo il rituale era il pretesto per raggranellare qualche lira e fare baldoria con il vino comprato vendendo le uova e per mangiare una frittata per la Pasqua.
La questua è però inserita in un ciclo pasquale con la processione del Cristo (rappresentato da un uomo incappucciato) che porta la croce il giovedì, la processione della statua del Cristo morto il venerdì sera che segue un itinerario prefissato per la valle mentre ardono alti i falò sulle colline.

Si stralcia da “Il ciclo pasquale di Romagnese e la Galina griza” qui
Scritto da Paolo Ferrari e Claudio Gnoli con la collaborazione di Alessandro Castagnetti

romagneseUn testo del canto e la notazione musicale sono riportati in uno studio dedicato al paese di Enrico e Milla Crevani [Romagnese e la sua storia, la Nazionale, Parma 1970]. Citelli e Grasso [1987] hanno registrato alcuni cantori delle frazioni che ne eseguono qualche strofa, e riportano che “in passato tutte le quaranta frazioni di Romagnese riuscivano ad organizzare una propria squadra di questuanti; le compagnie si ritrovavano una settimana prima di Pasqua per decidere il percorso e per provare la canzone”. Nel 2005 il gruppo Voci di confine, comprendente diversi elementi della zona di Romagnese, ha inciso un’esecuzione dell’intero canto nel suo secondo disco, intitolato appunto “La galena grisa”. È interessante osservare che il loro giovane leader, Paolo Rolandi, abbia fatto molta fatica a convincere i cantori ad eseguire il canto per il disco: a loro infatti la cosa sembrava fuori luogo, perchè la Galina griza si canta solo a Pasqua!
« Süza süza, gh’è chì ‘l galante de la vostra galina griza. E la negra, e la bianca püra che la canta (bis)…
Osserviamo che il rifiuto di un’offerta ai cantori era un tempo stigmatizzato con molta durezza, cosa che oggi non avviene quasi più se non con accenni benevoli e poco insistenti. D’altra parte va detto che nei tempi della povertà contadina, la questua non aveva solo una funzione simbolica, come avviene oggigiorno, ma rappresentava la possibilità di consumare un buon pasto nutriente dopo il periodo di ristrettezze della Quaresima. Cosí scrivono i Crevani nel testo citato:”I menestrelli ricevevano una volta, in cambio della gratuita serenata, molte uova, che, cotte in una gigantesca frittata, venivano consumate poi in allegra baldoria alla fine del giro. […] E guai se qualcuno si arrischiasse a fare il sordo o a non svegliarsi! Tutta la notte sentirà sbraitare sempre più forte il consueto ritornello… con qualche variante: In co dell’orto gh’è fiorí la rama, dentro dentro questa casa gh’è la gente grama Se la padrona non mi da il cocon crapa la ciosa e tüt i so [ciuson]


In co de l’orto gh’è fiorí la fava,
dentro dentro in questa casa
c’è la gente brava [bis].
E se lei la sarà brava
la mi darà le uova [bis].
E dami delle uova
della vostra gallina [bis].
In co de l’orto gh’è fiorí la rosa,
dentro dentro questa casa
c’è la mia morosa [bis].
In co de l’orto gh’è fiorí la vessa(1)
dentro dentro questa casa
c’è la mia belessa [bis].
Met la scala al casinôt,
öv dei zü a vot a vot [bis],
meta la scala a la cascina,
öv dei zü a la ventina [bis],
La luna, la luna cavalca i monti
questa l’è l’ora di fare i conti(3)
e una micca e una rubiöla
la farízam föra [bis]!
E ch’la ma scüza sciura padrona
sa l’um cantà da spresia [bis],
la cantrum mej dal vegn indré
suta la sua finestra [bis].
TRADUZIONE ITALIANO
In fondo all’orto è fiorita la fava
e in questa casa
c’è della gente brava.
E se lai sarà brava
mi darà della uova.
Dammi delle uova
della vostra gallina.
In fondo all’orto è fiorita la rosa
e dentro a questa casa
c’è la mia fidanzata.
In fondo all’orto è fiorita la veccia(1)
e dentro al questa casa
c’è la mia bella.
Metti la scala al casotto,
e porta giù un bel po’ di uova(2),
metti la scala alla cascina
e porta giù una ventina di uova.
La luna cavalca i monti
è questa l’ora di fare i conti(3)
e un panino e una robiola
la facciamo fuori.
E che mi scusi signora padrona
se abbiamo cantato alla buona,
la canteremo meglio nel tornare indietro sotto alla sua finestra

NOTE
1) veccia dentellata, in latino vicia bythinica: erba foraggera imparentata con la fava, ma non adatta all’alimentazione umana
2) tradotto a senso
3) è l’ora cioè di tirare fuori soldi o generi alimentari

continua

FONTI
Tutti in festa: antropologia della cerimonialità di Laura Bonato
http://ontanomagico.altervista.org/equinozio-primavera.htm
http://www.cantejeuv.com/cenni_storici.html http://www.vecchiopiemonte.it/storia/curios_stor/uova.htm http://myblog.langood.it/2010/12/07/cante-jeuv-la-questua-delle-uova/ http://www.prolococasalcermelli.it/plcc/in-evidenza/details/37-cante-jov?pop=1&tmpl=component
http://www.agrispesa.it/territorio/cantare-uova-sere-quaresima http://blog.frazionesantanna.com/?p=760
http://langhe.net/7562/cante-jeuv-festa-cantar-uova/ http://www.amicicastelloalfieri.org/antonio_it.html http://www.scriverefotografare.com/2013/05/e-dateci-le-uova-della-gallina-grigia.html
http://www.sebastianus.org/wp-content/uploads/2014/04/Etnografia-5.pdf

http://www.parcoletterario.it/it/autori/monti_folklore.htm

DULAMAN, THE SEAWEED-GATHERER IN IRISH BALLADRY

seaweed-guillouLe popolazioni che vivono lungo le coste hanno imparato a raccogliere, per il consumo abituale, diverse qualità di alghe,
In particolare in Scozia e Irlanda le alghe dulse e il muschio irlandese hanno sempre fatto parte della dieta degli abitanti costieri.

Dúlamán all’apparenza un nome esotico, che in gaelico significa “seaweed-gatherer” (in italiano “raccoglitore d’alga“): da millenni gli Irlandesi hanno fatto della raccolta delle alghe un mestiere, c’era il “dúlamán Gaelach” che selezionava le alghe per tingere i panni e il “dúlamán maorach” che raccoglieva le alghe commestibili.
Le alghe vengono raccolte come fertilizzanti per i campi altrimenti sabbiosi e aridi delle isole (vedasi Ascophyllum nodosum, dette in Irlanda knotted wrack qui)

ALGHE NEL PIATTO

Tipico ingrediente della cucina giapponese l’alga del mare è anche onnipresente nella cucina irlandese: l’Irish moss (in italiano muschio d’Irlanda) per le sue proprietà addensanti è utilizzata ancora oggi nel settore alimentare, come ingrediente di zuppe e stufati e in particolare nella preparazione della birra, che non necessita di essere filtrata e alla quale conferisce una schiuma molto “spessa”. Molte sono poi le proprietà medicamentose delle alghe, non solo come integratori alimentari (antiossidanti e ricche di iodio), ma anche cosmetico (benefici alla pelle e ai capelli); anche in agricoltura possono essere utilizzate come fertilizzanti con alto potere battericida o come integratore alimentare per il bestiame..
Ci sono vari tipi di alga rossa che si trovano lungo le coste di Irlanda – Gran Bretagna: l’alga dulse (Palmaria palmata)  e l’irish moss (Chondrus crispus detta anche Carragheen) che distesa e fatta asciugare sotto il sole vira al bianco in una caratteristica tinta “bionda”! Ovviamente si possono già mangiare “al naturale” e crude come gli amanti del sushi ben sanno!

irish-mossPer diventare esperti raccoglitori di alghe e cimentarsi in sfiziose nonché salutari ricette ecco l’ Irish Seaweed Kitchen Cookbook, non solo un libro ma anche un sito web (qui)

Nella mia ignoranza italica (certamente fugata se leggessi il libro su indicato!) non saprei dire se le alghe dalle quali si ottengono le tinture per lana e filati in genere o stoffe siano le stesse edibili, ovviamente il processo di lavorazione per ottenere la tintura sarà diverso dal processo di essiccazione, perchè l’obiettivo è quello di ottenere un colorante (non tossico!!) nella gamma del verde-blu e arancione-rosso.

Dúlamán è anche una popolare e antica ballata irlandese, apparentemente una “nonsense song”, è in realtà il racconto del corteggiamento della figlia di un “dúlamán gaelach” che ha almeno due pretendenti un “dúlamán gaelach” che le vuole comprare un bel paio di scarpe e un “dúlamán maorach” che la tenta con l’acquisto di un pettine. Il padre non è contento d’imparentarsi con un semplice “dúlamán maorach”, così la ragazza, che ha fatto la sua scelta, viene “rapita” per una “fuitina” a scopo matrimoniale.

ASCOLTA Clannad in Dulaman 1976

ASCOLTA Omnia, 2009 (che sembra più un canto di guerra che un canto di lavoro)

ASCOLTA Altan in Island Angel 1993

ASCOLTA Celtic Woman live 2006

VERSIONE Clannad
CurfáX2:
Dúlamán na binne buí
Dúlamán Gaelach
I
A’níon mhín ó
Sin anall na fir shúirí
A mháithair mhín ó
Cuir na roithléan go dtí mé(1)
II
Tá ceann buí óir(2)
Ar an dúlamán gaelach
Tá dhá chluais mhaol
Ar an dúlamán gaelach
III
Rachaimid ‘un an Iúr(4)
Leis an dúlamán gaelach
Ceannóimid bróga daora
Ar an dúlamán gaelach
IV
Bróga breaca dubha
Ar an dúlamán gaelach
Tá bearéad agus triús
Ar an dúlamán gaelach
V
Ó chuir mé scéala chuici
Go gceannóinn cíor dí
‘Sé an scéal a chuir sí chugam
Go raibh a ceann cíortha(6)
VI
Caidé thug tú ‘na tíre?
Arsa an dúlamán gaelach
Ag súirí le do níon
Arsa an dúlamán maorach
VII
Chan fhaigheann tú mo ‘níon
Arsa an dúlamán gaelach
Bheul, fuadóidh mé liom í
Arsa an dúlamán maorach
VIII
Dúlamán na binne buí
Dúlamán a’ tsleibhe
Dúlamán na farraige
Is dúlamán a’ deididh
VERSIONE Altan
Curfá: Dúlamán na binne buí,
dúlamán Gaelach
Dúlamán na farraige,
‘s é b’fhearr a bhí in Éirinn
I
A ‘níon mhín ó,
sin anall na fir shúirí
A mháithair mhín ó,
cuir na roithléan go dtí mé(1)
II
Tá cosa dubha dubailte (2)
ar an dúlamán gaelach
Tá dhá chluais mhaol
ar an dúlamán gaelach
III
Rachaimid go Doire(4)
leis an dúlamán gaelach
Is ceannóimid bróga daora
ar an dúlamán gaelach
IV
Bróga breaca dubha
ar an dúlamán gaelach
Tá bearéad agus triús
ar an dúlamán gaelach
V
Ó chuir mé scéala chuici,
go gceannóinn cíor dí
‘S é’n scéal a chuir sí chugam,
go raibh a ceann cíortha(6)
VI
Góide a thug na tíre thú?
Arsa an dúlamán gaelach
Ag súirí le do níon,
arsa an dúlamán maorach
VII
Ó cha bhfaigheann tú mo ‘níon,
arsa an dúlamán gaelach
Bheul, fuadóidh mé liom í,
arsa an dúlamán maorach

NOTE
1) la ragazza si mette a filare per mostrare al corteggiatore che è laboriosa e modesta
2) nella versione Altan “Tá cosa dubha dubailte“= there are two black thick feet (in italiano ci sono due grossi piedi neri)
3) narrow
4) oppure Derry
5) un tempo possedere un paio di scarpe era un lusso tra la gente del popolo, l’unico paio veniva indossato solo nelle occasioni speciali, per andare a messa o per ballare!
6) Go raibh a ceann cíortha tradotto anche come ” that it was a fine one“.
7) il raccoglitore d’alghe per mangiare che è quello scelto dalla ragazza ma non benvisto dal padre.


TRADUZIONE INGLESE
Chorus:
Seaweed from the yellow cliff,
Irish seaweed
Seaweed from the ocean,
the best in all of Ireland
I
Oh gentle daughter
Here come the wooing men
Oh gentle mother
oh bring me my spinning wheel (1)
II
There is a yellow-gold head(2)
On the Irish seaweed
There are two blunt(3) ears
On the Irish seaweed
III
We’ll go to Newry(4)
With the Irish seaweed
I would buy expensive shoes
Said the Irish seaweed
IV
Beautiful black shoes(5)
The Irish seaweed has
A beret and trousers
The Irish seaweed has
V
I spent time telling her the story
That I would buy a comb for her
The story she told back to me
That she is well-groomed(6)
VI
“What did you bring from the land?”
Says the Irish seaweed
“Courting with your daughter”
Says the stately seaweed(7)
VII
“You’re not taking my daughter”
Says the Irish seaweed
“Well, I’d take her with me”
Says the stately seaweed
VIII
Seaweed of the yellow cliff
Seaweed of the mountain
Seaweed from the sea
Seaweed..

TRADUZIONE ITALIANO (da qui)
(ritornello)
Alga dalla scogliera gialla,
alga irlandese,
Alga dall’oceano,
la migliore in tutta l’Irlanda.
I
“Oh cara figliola,
ecco che arrivano i corteggiatori”
“Oh cara madre,
portami l’arcolaio”(1).
II
C’è una testa giallo-oro(2)
sul raccoglitore d’alghe irlandese,
ci sono due piccole(3) orecchie
sul raccoglitore d’alghe irlandese.
III
“Andremo a Newry (Derry) (4)
con il raccoglitore d’alghe irlandese “Vorrei comprarti delle scarpe costose” ha detto il raccoglitore d’alghe irlandese,
IV
Scarpe nere bellissime(5)
ha il raccoglitore d’alghe irlandese
ha un berretto e i pantaloni.
V
Ho passato del tempo a raccontarle la storia, di come le avrei comprato un pettine. La storia che mi ha raccontato di rimando, è che era una buona idea (6).
VI
“Che cosa sei venuto a fare?”
dice il raccoglitore d’alghe irlandese.
“A corteggiare tua figlia”
dice il raccoglitore d’alghe(7).
VII
“Oh, dove stai portando mia figlia?” dice il raccoglitore d’alghe irlandese. “Beh, la porterei con me” dice il raccoglitore d’alghe .
VIII
Alga dalla scogliera gialla,
alga della montagna, alga dall’oceano, la migliore, la migliore di tutta l’Irlanda

FONTI
http://connemara.verdeirlanda.info/it/30-le-news/la-vita/44-alghe-la-ricchezza-dal-mare
http://testitradotti.wikitesti.com/2011/03/13/dulaman-testo-traduzione-e-video-dei-celtic-woman/ http://www.celticartscenter.com/Songs/Irish/Dulaman.html http://www.celticlyricscorner.net/clannad/dulaman_song.htm http://thesession.org/tunes/10313 http://songoftheisles.com/2013/06/25/dulaman/ http://www.mondobirra.org/alga.htm http://vre2.upei.ca/cap/node/456 http://irishseaweedkitchen.ie/

BROSE AND BUTTER A BOTHY BALLAD

ATTENZIONE: QUESTO POST POTREBBE CONTENERE UN LINGUAGGIO OFFENSIVO

“Brose and Butter” è tra le più famose vecchie “bothy ballads“ dell’Ayrshire (Scozia del Sud) che Robert Burns scrisse nell’autunno del 1785: il testo è a doppio senso sia culinario che sessuale, infatti si parla di una cena che in realtà  è un rapporto sessuale. Non è acclarato se il testo sia solo una trascrizione di un vecchio brano tradizionale. Nella raccolta di David Herd Ancient and modern Scottish songs” (1776) la canzone è di due strofe oltre al coro, è lecito presumere quindi che le restanti strofe siano state scritte da Robert Burns.

MELODIA Peacock Follow(ed) the Hen (slip jig) (vedi)
ALTRI TITOLI: Cuddle Me Cuddy, Here We Go Up, Up, Up, Mad Moll, Up And Down Again, Yellow Stockings.

Versione in David Herd
I
JENNY sits up in the laft,
JOCKY wad fain hae been at her,
There cam a wind oot o the wast,
Made a’ the windaes to clatter.
II
A goose is nae guid meat,
A hen is boss within,
In a pie there’s muckle deceit,
A puddin it is a guid thing.

Ossian in Ossian 1977 seguono due jigs: Monaghan Jig/Jackson’s Bottle of Brandy

ASCOLTA Eddi Reader (strofe I, II, III, IV, V, I, II, I, II, I)
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CHORUS
O gie my love brose, brose;
O gie my love brose and butter(1);
An’ gie my Love brose, brose,
Yestreen(2) he wanted his supper.
I
Jenny sits up the laft(3)
Johnny was glad to be at her (4)
there came a wind came out o’ the west made all the windows to clatter
II
A dow(5) is a dainty dish
goose is hollow within
the sight would make you blush
but aw the fun is to finishing
III
my daddie sent me to the hill
to pull my minnie(6) some heather
and drive it intae yur fill
yur welcome tae the leather(7)
IV
a mouse is a merry wee beast
the moodiewark(8) wants the een
and oh for the touch o’ the thing
I had in my nieve(9) yestreen
V
The lark(10) she loves the grass
the hen she loves the stubble(11)
and hey for the gardner lad
tae gully away(12) wi’ his dibble(13)
TRADUZIONE di CATTIA SALTO
CORO
“Dammi la farinata amore mio
la farinata con il burro;
si, dammi amore mio la farinata”
ieri sera lui voleva la sua cena!
I
Jenny si siede in soffitta
Johnny era contento di starle vicino
poi venne il vento da occidente
a sbattere tutte le finestre
II
Il piccione è un piatto raffinato
l’oca è cava all’interno,
alla vista ti farebbe arrossire
ma tutto il piacere è nel venire.
III
Il mio paparino mi ha mandato in collina a cogliere per la mammina dell’erica, e guidalo dentro il tuo ripieno, sei il benvenuto nella pelle
IV
Un topo è una bestiola felice
la talpa vuole gli occhi
e oh con un semplice tocco del “coso”
lo avevo in pugno ieri sera
V
L’allodola ama l’erba
la pernice ama le stoppie
e un evviva per il giardiniere
che pianta il suo bastone

NOTE
1) PORRIDGE O BROSE? Gli Scozzesi preferiscono il BROSE ossia il “vero e unico” modo di preparare la farinata d’avena: la differenza rispetto al porridge è che l’avena non subisce cottura ma è solo mescolata vigorosamente in una ciotola con acqua bollente e lasciata riposare per 5 minuti circa, avendo cura di metterci un coperchio in modo che il calore agisca sull’avena. Si mangia con l’aggiunta di sale e latte o latticello e ovviamente si aggiunge anche del burro fresco. C’è anche una versione “rinforzata” della ricetta che prevede l’aggiunta di miele (ovviamente d’erica), panna e whisky.
Oggi si preferisce la versione bevanda detta Atholl brose (una specie di whisky cream) di cui esistono diverse ricette con l’aggiunta di uova, lamponi, erbe aromatiche .. (per la ricetta vedi)
2) Yestreen= last night
3) laft= loft
4) nella versione di Burn dice: Jockie wad fain a been at her; letteralmente Johnny era contento di essere con lei (in senso traslato farsela)
5) inizia tutta una serie di riferimenti a uccelli ed animali che in realtà sono ben altro
6) minnie= mother
7) pelle ma in senso figurato “vagina”
8) moodiewark= mole
9) nieve= mano stretta a pugno
10) laverock= lark
11) stibble= stubble, in senso figurato peli pubici
12) gully =dig in senso figurato fottere. Lunga è la lista delle canzoni celtiche sui giardinieri, ricche di doppi sensi
13) dibble= bastone appuntito e in senso figurato pene maschile

La versione pubblicata nel The Merry muses of Caledonia (1799-1800), è parzialmente rivista e contiene un’ulteriore strofa:
We a’ were fou yestreen,
The night shall be its brither;
And hey, for a roaring pin
To nail twa wames thegither!

FONTI
http://www.eddireader.net/tracks/erBB.htm http://www.bbc.co.uk/arts/robertburns/works/brose_and_butter/ http://tunearch.org/wiki/Brose_and_Butter http://thesession.org/tunes/1145

WASSAILING FOR THE MUMPING DAY

WAES HAEL

Wassail_BowlPer Natale e Capodanno nei paesi nordici è ancora viva l’usanza del Wassailing, il brindisi per festeggiare l’anno nuovo!
Ai nostri giorni il wassail si prepara come un punch molto speziato a base di sidro (per la ricetta qui), o anche un vin brulè (per la ricetta qui) , ma nel Medioevo il liquido principale doveva essere della birra calda con sidro di mele o polpa di mele.
In Inglese antico la frase “Waes Hael” significa “Buona Salute”ed è il nome dato sia al brindisi che alla coppa che contiene la bevanda del brindisi. In origine si ritiene che i brindisi si svolgessero nei frutteti dove si brindava per la salute e la prosperità degli alberi (vedi), poi si passò alle visite benaugurali di porta in porta nei villaggi, che ripetevano le antiche strofe ed altre ne aggiungevano, alla salute dei padroni di casa e alla loro prosperità.
Dal wassailing porta a porta, la wassailing bowl (= grolla della salute) entra nelle case sulla tavola di Natale come bevanda per i commensali!

Nel Medioevo gruppi di giovani questuanti cantavano e suonavano per le strade dietro il compenso di libagioni o di denaro oppure portavano la grolla della salute (wassail bowl) di casa in casa, cantando per reclamizzarne la bontà e per augurare una buona festa di Natale e un felice Anno Nuovo, in attesa di una piccola ricompensa.

LA COPPA DEL BRINDISI

grolla valdostana con beccucci
grolla valdostana senza beccucci

A volte una coppa svasata, già nel Medioevo la “jolly wassel bowl” prende forma di grande pisside intagliata nel legno.

Anche la grolla valdostana (tipica della Val D’Aosta e del Canavese) ha forme simili, alta e stretta scolpita nel legno (noce o acero) ha come bevanda principe il vin brulè; derivata da quella la “coppa dell’amicizia” è invece più panciuta e con vari beccucci per bere il caffè alla valdostana “à la ronde”, ovvero facendo passare la coppa di mano in mano, senza mai appoggiarla sul tavolo. Probabilmente grolla deriva dal termine graal cioè calice, in lingua d’oil (francese arcaico) significa proprio “recipiente” o “coppa”: l’uso della grolla è storicamente documentato fin dall’Alto Medioevo degli oggetti in uso nei castelli.

Wassail bowl in terracotta 1702

Nel Settecento e in epoca vittoriana predomina in Gran Bretagna il modello in terracotta invetriata con manici, spesso abbondantemente decorata. Il coperchio a forma di alta cupola, è fondamentale per tenere al caldo la bevanda e i numerosi manici favoriscono il passaggio di mano in mano della coppa stessa.

Wassail Bowl
Inizialmente quindi erano i questuanti a portare la grolla di casa in casa (una simbolica condivisione comunitaria della bevanda e delle provviste così come si faceva nei tempi delle società tribali), ma più comunemente, specialmente in epoca vittoriana, erano i mendicanti o i bambini più poveri e le donne a girare con la tazza del wassail vuota perché fosse riempita con bevande calde per accompagnarci pane e formaggio elargiti dai padroni di casa!
Dal “wassailing” (canti rituali di natura non religiosa) si passa infine al “caroling” ossia ai canti di Natale di natura religiosa, una questua premiata con cioccolata calda e biscotti e praticata soprattutto dai bambini. (continua)

The Wassail Bowl
1860 – The Wassail Bowl – John Gilbert

THE WASSAIL SONGS

La struttura di questi canti di questua è tipica: si inizia con delle strofe che decantano la bontà della bevanda portata, la richiesta di aprire la porta per far entrare i questuanti o quantomeno far venire la cameriera (o il maggiordomo) per portare del cibo o un’offerta in denaro; in cambio si brinda alla salute della famiglia, alla prosperità del bestiame e dei raccolti. (c’erano ovviamente anche le strofe delle maledizioni nel caso l’offerta non fosse abbastanza generosa!)

Nelle Midland occidentali dell’Inghilterra è ancora diffuso il canto di questua o carol natalizio “Jolly wassel-bowl” con un testo risalente probabilmente al 1600. La ricetta tipica che si preparava all’epoca per la wassail bowl era detta Lambswool per il colore chiaro e spumoso della sua superficie, ma secondo Richard Cook il nome potrebbe essere una corruzione di lamasool cioè “La mas ubal” ( “Il giorno delle mele”) la festa celtica dell’Apple Howling: To fully understand the traditions of the wassail in summary we can look at Samuel Johnson’s Dictionary, published in 1756, which says the ‘Wassail’ was: “a liquor made of apples, sugar, and ale; a drunken bout; a merry song”. Yet the word wassail derives from the much older, ‘Old English’ (Anglo-Saxon) words wæs (þu) hæl which means ‘be healthy’ or ‘be whole’ – both of which meanings survive in the modern English phrase to be, ‘hale and hearty’ – while the first written reference to wassailing dates back to a medieval 1486-93 AD record, for wassail payments made at the New Year, at St Mary De Pre Priory (in St Albans). (tratto da qui)

LAMBS WOOL

Robert Herrick (1648)
Next crown a bowl full
With gentle lamb’s wool :
Add sugar, nutmeg, and ginger,
With store of ale too ;
And thus ye must do
To make the wassail a swinger.
TESTO
Poi riempi la boccia fino all’orlo
con una dolce “lana d’agnello”;
aggiungi zucchero, noce moscata e zenzero e anche birra;
così si deve fare
per fare una grolla allegra

ASCOLTA Mundi in Apple Howing (2006) per una bella colonna sonora qui o su Spotify
Ricette d’epoca qui e qui

 A jolly wassel-bowl

ASCOLTA Leafy Greens & Mutton

Si riportano solo le strofe cantate invece delle 12 del testo integrale (qui); il testo è antico e si trova in diverse raccolte tra cui “Christmas Carols Ancient and Modern” (1833) con la nota di William Sandys: Printed in Ritson’s Ancient Songs, pp. 304-6. From a collection intitled “New Christmas Carols: Being fit also to be sung at Easter, Whitsontide, and other Festival Days of the year.” No date, 12 mo. black letter; “in the curious study of that ever-to-be-respected antiquary Mr. Anthony á Wood [1632-1695], in the Ashmoleian Museum.”

Jolly wassel-bowl
I
A jolly wassel-bowl,
A wassel of good ale,
Well fare the butler’s soul,
That setteth this to sale (1);
Our jolly wassel (2).
II
Good dame, here at your door
Our wassel we begin,
We are all maidens poor,
We pray now let us in,
With our wassel.
III
Our wassel we do fill
With apples and with spice (3),
Then grant us your good will
To taste here once or twice
Of our good wassel.
IV
Much joy into this hall
With us is entered in;
Our master, first of all,
We hope will now begin
Of our wassel.
V
Some bounty from your hands,
Our wassel to maintain:
We’l buy no house nor lands
With that which we do gain
With our wassel.
VI
Much joy betide them all,
Our prayers shall be still,
hope and ever shall,
For this your great good will
To our wassel.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
La grolla della salute,
una coppa di buona birra
conforterà l’anima del maggiordomo, quella che prepariamo per vendere (1)
il nostro allegro wassail (2)
II
Buona madama, qui alla vostra porta inizia la nostra questua
siamo tutte povere fanciulle
e vi preghiamo di farci entrare
con la nostra coppa
III
La nostra coppa riempiamo
con mele e spezie (3)
perciò assicurateci la vostra buona volontà di assaggiare uno o due sorsi del nostro buon wassail
IV
Tanta gioia in questa casa
con noi è entrata;
il nostro padrone, per primo
speriamo inizierà ora
con il nostro wassail
V
Dei doni dalle vostre mani
per provvedere al nostro wassail,
non compreremo case o terre
con quello che guadagneremo
con il nostro wassail
VI
Tanta gioia per tutti voi
le nostre preghiere saranno di pace,
speranza e ogni bene
per la vostra grande generosità
al nostro wassail

NOTE
1) nelle versioni più antiche sono i questuanti, per lo più le donne accompagnate dai figli piccoli, a preparare la grolla della salute e a portarla di casa in casa per il brindisi benaugurale
2) wassel è poi modernizzato in wassail
3) nel Medioevo il liquido principale della grolla era birra calda aromatizzata con mele e spezie. Le ricette d’epoca prevedono la cottura in forno delle mele ridotte successivamente in purea e l’aggiunta di noce moscata, zenzero e zucchero.
Le spezie che già si utilizzavano nell’Alto Medioevo (ovviamente alle tavole dei ricchi per l’alto costo) erano: zenzero, zafferano, chiodi di garofano e pepe, mescolate poi a molte erbe aromatiche. Nel Duecento si aggiunsero: cubebe (un tipo di pepe), macis, zucchero, cannella, liquirizia, grano saraceno, cumino, anice, coriandolo e gromillo (sotto il nome di spezia si classificavano anche molte erbe curative e cereali) e nel Trecento noce moscata, galanga e cardamomo.

continua The Mumping Day

WASSAIL SONGS

Facciamo perciò un giro per la campagna britannica e in particolare nel Glouchestershire, nello Yorkshire e nel Somerset, nel Galles e in Cornovaglia

 THE GLOUCHESTERSHIRE WASSAIL
 
THE GOWER WASSAIL 
 THE CORNISH WASSAIL SONGS
THE YORKSHIRE WASSAIL SONGS
 THE SOMERSET WASSAIL

FONTI
http://oakden.co.uk/lambswool/
http://www.cbladey.com/wassail.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=97570
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/a_jolly_wassel_bowl.htm
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/carroll_for_a_wassell_bowl.htm
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/Notes_On_Carols/wassailing.htm

Festa di San Martino e rituali invernali

La festa di Samain (il Capodanno dei Celti) si concludeva l’11 novembre una festa pagana ancora sentita nell’Alto Medioevo, a cui la Chiesa sovrappose il culto cristiano di San Martino.

IL DIO CELTICO DELLA RUOTA

Nel calendario cristiano l’11 Novembre fu consacrato a San Martino e rimase tradizione il macello del bestiame. Sangue era versato dal capofamiglia sulle soglie di casa, forse in ricordo degli antichi sacrifici invernali. La gente si nutriva con la carne del toro, del cinghiale e del cavallo (ma anche dell’oca) e si vestiva con i teschi e le pelli per condividerne la forza.
La scelta del Santo non fu casuale: secondo Alfredo Cattabiani il santo fu modellato sulla figura di un dio-cavaliere celtico che montava un cavallo nero e portava una corta mantellina nera (il culto proveniva dalla Pannonia, guarda caso dallo stesso paese d’origine di San Marino): era un dio del mondo infero che trionfava sulla morte passando per un luogo di cento porte, Wigalois il cavaliere con la ruota. Ma Martino il santo-divino non poteva regnare sull’inferno cristiano, così è stato trasformato in un cavaliere che combatte il diavolo e cavalca un bianco destriero

HOODEN HORSE
In Gran Bretagna il ricordo del dio-cavaliere celtico è sopravvissuto nell’hoden (hodden o hooden horse), un uomo nascosto sotto un mantello nero su cui è issata una testa di cavallo (una testa di legno dipinta anche con vividi colori i ma anche un teschio) con la particolarità di avere la mascella manovrabile tramite leve e fili.
A volte l’interno del cranio era illuminato da una candela così che l’hoden sembrava proprio una creatura infernale.
Durante il periodo natalizio questa inquietante maschera di un cavallo era condotta per le strade del villaggio da un “domatore” che la teneva per le briglie (come nell’orso primaverile) e spesso vi si accompagnavano dei suonatori e dei questuanti: i bambini cercavano di montare il cavallo (che batteva i piedi e scuoteva la testa) e tutti gettavano dolci o monete nella bocca dell’animale come offerte propiziatorie.
continua
SAN MARTINO (316-397)
Nato nel 316 in Pannonia da una famiglia romana seguì le orme del padre dedicandosi alla carriera militare. Verso i trentacinque anni si convertì al Cristianesimo e tra ascetismo e predicazioni per le campagne (per lo più della Gallia) nel 371 venne eletto vescovo di Tours.
La leggenda del mantello tagliato a metà per donarlo ad un povero mendicante è del tutto inventata e fatta risalire al tempo del suo servizio come cavaliere presso l’esercito romano.
sanmartinosimonemartini

LA FESTA DI SAN MARTINO

In Francia, Germania, e in alcune regioni della Gran Bretagna e d’Italia il giorno di San Martino (Martinmas) segnava l’inizio dell’Inverno, una leggenda dice che San Martino cavalchi per i campi con il suo cavallo bianco per far cadere dal suo mantello la prima neve della stagione. Così a San Martino si chiude l’annata agricola e se ne apre un’altra: si pagano (si rinnovano o si concludono) i contratti d’affitto, e si fanno i traslochi se bisogna lasciare la casa avuta in mezzadria o il lavoro non più rinnovato (“fare San Martino” che è diventato sinonimo di traslocare).

A Venezia i bambini cantavano una filastrocca in dialetto facendo una questua e con i soldini ricevuti si compravano il tradizionale dolcetto a forma di San Marino.

In provincia di Bergamo è tradizione che nella notte tra il 10 e l’11 novembre San Martino porti i regali a tutti i bambini, proprio come la Santa Lucia natalizia (in Francia ai bambini capricciosi San Marino lascia un “Martin baton” o “martinet”, una specie di frusta). Le celebrazioni si susseguono dall’Alto Adige a Palermo dove il vino novello è gustato con i dolcetti (panuzzi) di San Martino, pagnottelle grandi come un’arancia, con l’aggiunta di semi d’anice o finocchio selvatico nell’impasto. Così in varie regioni d’Italia eventi folkloristici e musicali sono l’occasione (ma anche processioni religiose) per assaporare l’autunno e i suoi frutti.

Per San Martino castagne, oca e vino!

Nella tradizione della mia famiglia (Piemonte ) a San Martino si macellava il maiale si facevano i salami, dedicando il giorno della festività ad un banchetto con i parenti e i lavoranti (usanza condivisa anche in Spagna).
Il periodo della macellazione del maiale era tradizionale in Piemonte anche al 17 gennaio, la festa di Sant’Antonio.

La sera si beveva il vino novello e si mangiavano le castagne bollite (che per tradizione si lasciavano sulla tavola per i defunti in visita). In Piemonte c’è il detto “Per San Martino castagne, oca e vino!” e anche per questa consuetudine c’è una leggenda medievale sul santo: quando san Martino fu eletto per vescovo di Tours, preferì nascondersi in campagna per vivere come eremita, ma il suo rifugio venne rivelato da uno stormo di oche selvatiche starnazzanti. “Secondo Sulpicio Severo, il biografo del santo, Martino si trovava con alcuni discepoli sulle rive di un fiume quando vide uccelli pescatori seguire una preda, allora spiegò che quegli uccelli erano i seguaci di Satana, il persecutore delle anime, poi ingiunse agli uccelli di ritirarsi in terre desertiche e fu obbedito. Sulpicio chiama questa specie di uccelli mergus. Probabilmente erano cormorani, palmipedi pescatori che la tradizione scambiò con le oche o forse con le anatre. “(Alfredo Cattabiani, in Volario)
Si può osservare che ai primi di novembre è più facile cacciare le oche che migrano verso sud all’approssimarsi dell’inverno, ma anche che l’oca di san Martino potrebbe essere una discendente delle oche sacre ai Celti.
Anche in Svizzera essa viene gustata ripiena di finissime fette di mele e in Germania, nella variante ripiena di artemisia profumata, mele, marroni glassati col miele, uva passita e le stesse interiora dell’animale. In Boemia, nel giorno di San Martino, l’oca non solo viene mangiata, ma da esse si trae l’oroscopo per l’inverno: se le sue ossa sono bianche, l’inverno sarà breve e mite; se scure è segno che sarà pioggia, neve e freddo. In Francia, fin dal 1700, è usanza festeggiare l’arrivo dell’inverno l’11 di novembre mangiando l’oca ed una lanterna viene accesa ogni sera come rito della buonanotte fino all’arrivo del Natale.” (tratto da qui)
La festa era una specie di Capodanno contadino in cui si mangiava e beveva facendo “il pieno” in vista del periodo di digiuno che precede il Natale che prese il nome di “Quaresima di San Martino”.

Pieter Bruegel il Vecchio “Il vino di San Martino” 1565-1568, Museo del Prado, Madrid

LA FESTA DELLE LANTERNE

Anche in Germania come in Francia (Fiandre e aree cattoliche della Germania e dell’Austria) ma anche in Alto Adige con San Martino ha inizio il Natale e viene organizzata la Laternenumzug la processione notturna dei bambini con le lanterne confezionate artigianalmente intonando dei canti tipici. La luce della lanterna è chiaramente il fuoco, il calore del sole che si serva al sicuro nel freddo dell’Inverno. La Lanterna infatti sarà accesa ogni sera come rito della buonanotte fino all’arrivo del Natale e del solstizio d’Inverno. Non è insolito che ad aprire la processione ci sia il santo in abiti romani in groppa al suo cavallo bianco.
Le lanterne autocostruite con materiale di recupero vanno dai legnetti e carta al barattolo di vetro (vedi)

LA FIERA DEL BESTIAME  E LE CORNA

A San Martino si svolgeva la fiera più importante di animali con le corna, mucche, buoi, tori, capre, montoni. Perciò la fantasia popolare ha assurdamente promosso san Martino a ironico patrono dei mariti traditi, La “caccia al becco”, come spiega Alfredo Cattabiani in “Lunario”, era un’usanza simile a quella del capro espiatorio. Secondo la mentalità dell’epoca il marito tradito si era macchiato di una colpa grave poiché l’adulterio della moglie era considerato un segno di debolezza dell’uomo, di incapacità a controllare la consorte; e perciò il “becco” doveva subire una scherzosa persecuzione rituale. E così il cerchio si chiude con la rievocazione della mascherate che si facevano a Samahin indossando le pelli e le corna degli animali uccisi per il sacrificio.

LE RICETTE

Pane di San Martino (con le castagne e noci)
http://www.diciboealtrestorie.com/2012/11/09/il-pane-di-san-martino-la-ricetta/
http://www.rosmarinonews.it/san-martino-sacro-profano-in-cucina-facciamo-suo-pane/
Biscotti di San Martino in Sicilia
http://www.ricettedisicilia.net/dolci/biscotti-di-san-martino/
http://www.pasteepasticciconflo.ifood.it/biscotti-di-san-martino-ripieni/
Biscotti, dolcetti e l’oca di San Martino
http://www.pianetadonna.it/cucina/occasioni-speciali/ricette-per-san-martino-o-festa-delle-lanterne.html
Martinsgänse backen i biscotti tedeschi a forma di oca
http://www.kinderspiele-welt.de/kinderrezepte/martinsgaense-backen.html
L’oca di San Martino
http://www.foodboard.de/rezept/manfreds-martinsgans-950.html

continua seconda parte: l’hooden horse

FONTI
“Calendario” di Alfredo Cattabiani 1988
http://www.foliamagazine.it/san-martino-le-origini-della-festa/
http://scienzasacra.wordpress.com/2013/11/11/581/
https://www.taccuinistorici.it/ita/news/moderna/busi—curiosita’/San-Martino-del-Porcello.html
https://alberodellagastronomia.blogspot.it/2015/11/tradizioni-gastronomiche-e-culturali.html
http://www.rossellagrenci.com/2010/11/11/la-festa-delle-lanterne-a-san-martino/

http://www.meteoweb.eu/2014/11/san-martino-di-tours-in-italia-e-nel-mondo-tradizioni-leggende-e-degustazioni-gastronomiche/348369/
http://centopercentomamma.it/san-martino-lanterne-origini-ricette/
http://blog.bimbonaturale.org/le-feste-dellanno-festeggiare-san-martino-con-i-bambini-spartiti-e-mp3/
http://www.totalita.it/articolo.asp?articolo=2029&categoria=1&sezione=37&rubrica

THE GALWAY RACES IN SONGS

Le Corse di Galway si svolgono nell’ultima settimana di Luglio presso l’ippodromo di Galway, Irlanda. La tradizione risale al 1764 anche se il primo grande festival è stato organizzato nell’agosto del 1869 da Lord St Lawrence; un grande evento che richiamò un gran numero di gente da tutto l’ovest dell’Irlanda e divenne così popolare da essere celebrato anche nelle canzoni.
“The Galway Races” è una canzone irlandese che sembra descrivere il grande festival del 1869, si ritrova in broadsides risalenti proprio a questo periodo con il titolo di “The Sporting Races of Galway“.

Donnybrook Fair 1859 by Erskine Nicol 1825-1904Alle corse arrivava gente da vicino e da lontano e non solo per scommettere sui cavalli ma anche per divertirsi proprio come nelle grandi fiere, così si trovavano bancarelle e venditori di dolciumi e cibo da asporto (tra cui i tradizionali e succulenti zampetti di maiale), imbonitori e imbroglioni, suonatori ambulanti per le danze sul prato, allibratori per le scommesse, ragazze da marito da corteggiare (sotto l’occhio benevolo dei rispettivi padri).. e ovviamente i cavalli più veloci e i fantini più abili del paese!
L’atmosfera è cambiata poco da allora e oggi le corse sono diventate occasione di glamour in cui le donne irlandesi sfoggiano originali e arditi cappellini che nulla hanno da invidiare ai cappellini dell'”Ascot Ladies Day”.


Un brano reso popolare dai principali gruppi di musica irlandese a partire dai Dubliners fin dagli anni 60. La melodia richiama l’altrettanto popolare “the rocky road to Dublin!

ASCOLTA The Dubliners 1967

ASCOLTA The Pogues in If I Should Fall From Grace With God 1988. La versione testuale è leggermente diversa rispetto al testo riportato

The Chieftains in An Irish Evening 1992 (il canto inizia dopo 4:13)

Chorus: With your whack-fa-the-da-for-the-diddle-ee-iddle-day.
I
As I rode down to Galway town to seek for recreation
On the seventeenth of August me mind being elevated
There were multitudes assembled with their tickets at the station
Me eyes began to dazzle and I’m goin’ to see the races.
II
There were passengers from Limerick and passengers from Nenagh
And passengers from Dublin and sportsmen from Tipperary
There were passengers from Kerry, and all quarters of our nation
And our member, Mr. Hearst, for to join the Galway Blazers(1).
III
There were multitudes from Aran, and members from New Quay Shore
the Boys from Connemara and the Claire unmarried maidens
There were people from Cork city who were loyal, true and faithful;
Who brought home the Fenian prisoners from diverse(2) foreign nations.
IV
It’s there you’ll see confectioners with sugarsticks and dainties
The lozenges and oranges, the lemonade and raisins!
The gingerbread and spices to accomodate the ladies
And a big crubeen(3) for thruppence to be pickin’ while you’re able.
V
It’s there you’ll see the gamblers, the thimbles(4) and the garters(5)
And the spotting Wheel of Fortune(6) with the four and twenty quarters
There was others without scruple pelting wattles at poor Maggy(7)
And her father well-contented and he lookin’ at his daughter.
VI
It’s there you’ll see the pipers and the fiddlers competing
The nimble footed dancers a-tripping over the daisies
There were others crying cigars and lights and bills for all the races
With the colors of the jockeys and the prize and horses’ ages.
VII
It’s there you’ll see the jockeys and they’re mounted out so stately
The pink, the blue, the orange, and green, the emblem of our nation
When the bell was rung for starting, all the horses seemed impatient
I thought they never stood on ground their speed was so amazing.
VIII
There was half a million people there from all denominations
The Catholic, the Protestant, the Jew, and Presbyterian
There was yet no animosity, no matter what persuasion
But “failte” and hospitality inducin’ fresh acquaintance.(8)
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
I
Mentre ho fatto la strada fino alla città di Galway per cercare di svagarmi
il 17 agosto mi ha sorpreso una grande moltitudine assemblata con i biglietti presso la stazione
ai miei occhi stupiti, così sono andato a vedere le gare.
II
C’erano passeggeri da Limerick e passeggeri da Nenagh
e passeggeri da Dublino e gli amanti dello sport di Tipperary,
c’erano passeggeri da Kerry e tutte le contrade della nazione
e il nostro socio, Mr. Hasset per unirsi ai “Galway Blazers”(1).
III
C’era gente di Aran e membri provenienti da New Quay Shore,
i ragazzi di Connemara e le fanciulle non sposate di Clare. C’erano persone provenienti da Cork,che furono leali, sinceri e fedeli, e portarono a casa i prigionieri feniani da varie nazioni straniere(2).
IV
C’erano venditori di dolci con bastoncini di zucchero e dolcetti,
le pastiglie a rombetti e le arance, la limonata e l’uvetta
il pan di zenzero e spezie per le comodità delle signore e un grande zampetto di maiale(3) da 3 penny da essere spolpato se ci riesci.
V
C’erano da vedere i giocatori d’azzardo, del “tira e molla”(4) e delle “tre carte”(5) e la “ruota della fortuna”(6) con i 24 quarti
altri che senza scrupoli gettavano ramoscelli sulla povera Maggy(7)
con il padre ben contento che guardava la figlia.
VI
C’erano da vedere gli zampognari e i violinisti che gareggiavano
i danzatori dal passo svelto saltellare sulle margherite,
altri che gridavano “Sigari e fiammiferi” e biglietti per tutte le gare con i colori dei fantini e i premi e le età dei cavalli.
VII
C’erano da vedere fantini che montavano in modo maestoso
il rosa, il blu, l’arancio e il verde, l’emblema della nostra nazione; quando la campana suonava l’avvio, tutti i cavalli erano impazienti credo che mai posassero le zampe con una velocità così sorprendente.
VIII
C’era mezzo milione di gente là di tutte le confessioni
il cattolico, il protestante, l’ebreo e il presbiteriano
e tuttavia non c’era animosità non importa quale fede, ma “salute” e ospitalità per indurre alla conoscenza diretta.(8)

NOTE
1) il primo club di caccia (alla volpe)Castle Boy Hunt ” fu fondato nel 1803 da Robert Parsons Persse di Moyode Castle; venne soprannominato Galway Blazer nel 1840 perchè durante i festeggimenti di fine battuta nell’ Dooley’s Hotel scoppiò un incendio.(vedi). Nei broadsides il nome è scritto come Mr Hassett
2) in alcune versioni è scritto “from dying in foreign nations“. La Fenian Brotherwood fu creata dopo la fondazione della Irish Republican Brotherwood a Dublino (1858) i cui membri si chiamavano Feniani. Un importante ramo si sviluppò presso la comunità irlandese negli Stati Uniti che procurava appoggio e fondi per l’insurrezione (la Fratellanza si mosse verso la ribellione armata). La frase forse si riferisce al tentativo di liberare due capi della Fratellanza dalla prigione di Manchester nel 1867. Durante la liberazione ci scappò il morto (un poliziotto inglese) e i partecipanti all’azione vennero quasi tutti catturati: tre di loro furono riconosciuti colpevoli per la morte del poliziotto e impiccati. Come sia la Fratellanza era particolarmente attiva nella città di Cork.
3) Crubeens sono le zampette di maiale bollite per circa tre ore e poi fritte, è un piatto tradizionale irlandese che si mangia con le mani e si vendeva un tempo durante le fiere. Si abbinano con i cavoli fritti e la birra scura
4) thimblerig: detto anche “pea and thimbles” è un gioco di destrezza in cui si deve indovinare sotto quale dei tre ditali viene nascosta una piccola pallina (o un piccolo seme); una variante più diffusa è il gioco delle tre carte in cui si deve indovinare dove stà la regina dopo che lo smazzatore l’ha spostata con destrezza.
5) gartering: One gambling game required a leather belt, garter or string tied into an endless loop. The man in charge twisted it into a figure-of-eight formation and asked someone to put a finger into one of the loops thus made. If the string snagged on his finger when the string was pulled away, he won. The trick was that there were two ways to make the figure-of-eight. In one, the game was genuine, with one loop snagging and the other not; in the other, neither did, and the victim always lost. It has been known under many names: pin and girdle, prick the garter, trick of the loop and strap game, but it has been commonly known from the sixteenth century and after as fast and loose, using fast in its sense of something fixed or immovable. The expression to play fast and loose had become an idiom before 1557, the date of its first recorded use. It was an obvious progression from the nature of the game to a sense of dishonestly or irresponsibly trifling with another’s affections. (tratto da qui)
6) Another gambling game was spin-em-rounds, usually played in the street; it was mentioned by Henry Mayhew in his London Labour and the London Poor of 1851. Another name for it was wheel-of-fortune, in earlier times the name for the drum in which lottery tickets were spun before drawing. A slang dictionary of 1859 described it as “a street game consisting of a piece of brass, wood, or iron, balanced on a pin and turned quickly around on a board, when the point, arrow shaped, stops at a number and decides the bet one way or the other. The contrivance very much resembles a sea compass, and was formerly the gambling accompaniment of London piemen. The apparatus was then erected on the tin lids of their pie cans, and the bets were ostensibly for pies, but more frequently for “coppers,” when no policeman frowned upon the scene, and when two or three apprentices or porters happened to meet.” (tratto da qui)
7) i ragazzini un po’ impertinenti dimostravano di apprezzare le grazie della bella Maggie richiamando la sua attenzione così il padre era contento perchè poteva scegliere tra molti corteggiatori
8) una bella chiusura che auspica la fratellanza tra gli uomini, divisi troppo spesso dall’intolleranza verso le dichiarazioni di fede degli “altri” perchè convinti di essere gli unici detentori della “verità”.

UNA VISITA

I HEART MY CITY: DEARBHAILL’S GALWAY Summer and autumn are the best times to visit my city because the artistic, creative, and fun qualities for which my city is renowned come to life in a blaze of festivals ranging from the arts and food to film and horse racing. continua

FONTI
http://www.loc.gov/resource/amss.as113080.0 http://middarchive.middlebury.edu/cdm/ref/collection/flanders/id/11 http://www.galwayraces.com/general-info/history-of-galway-races/ http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=76843 http://thesession.org/tunes/8927 http://blog.patrickclifford.com/2011/04/whats-that-song-the-galway-races.html http://www.storiainpoltrona.com/la-rivoluzione-irlandese-nel-xix-secolo/

THE BARNYARDS OF DELGATY

The Barnyards o’ Delgaty è tra le più famose vecchie “bothy ballads

horsemanpairUn giovane bracciante (molto probabilmente un aratore o più genericamente un cavallante) si reca al mercato di Turra per cercare lavoro, e un ricco fattore di Delgaty lo convince ad andare a lavorare per lui, in cambio di una buona paga e di un buon trattamento; in realtà il trattamento è pessimo e i cavalli sono dei ronzini.

La canzone è ammiccante con letture a doppio senso
Probabilmente risalente a fine Ottocento è stata registrata solo nel 1930. Interpretata negli anni 60 dai migliori gruppi di musica irlandese come i Clancy Brothers e i Dubliners, per il suo tono allegro e “macho” è una canzone che spopola ancora oggi  come drinking song.

Melodia “Linton Lowrie” ‘Lilten Lowren’, ‘Linten Lowrin’.

Prima due versioni più “moderne”
ASCOLTA Gaelic Storm in Hearding Cats 1999

Old Blind Dogs live: Ian F. Benzie – voce e chitarra, Jonny Hardie – violino, Davy Cattanach – percussioni, Buzzby McMillan – basso


I
As I came in by Turra Market
Turra Market for tae fee(1)
I met up wi’ a famer child
The Barnyards o’ Delgaty(2)
Chorus:
Lin-tin-addy, too-rin-addy
Lin-tin-addy, too-rin-ee
Lin-tin-lowrin-lowrin-lowrin
The Barnyards of Delgaty
II
He promised me the ae best pair,
that ever I laid my eyes upon,
when I got to the barnyards,
there was nothin’ there but skin and bone!
III
Well, the old grey horse sat on his rump,
the old white mare sat on her whine(3)
when it came to the “Whup” and crack they shouldn’t rise at yokin’ time.
IV
When I go to the kirk on Sunday
many’s the bonny lass I see
sittin’ by her father’s side
and winkin’ o’er the pews at me!
V
And I can drink and not get drunk,
I can fight and not be slain
I can sleep with another man’s wife
and still be welcome to my ayn.
VI
Now my candle(4) is burnt out
my snotter’s(5) fairly on the wane
fare the well ye Barnyards,
you’ll never catch me here again!

tradotto da Cattia Salto
I
Quando sono andato al mercato di Turra
al mercato di Turra per il lavoro
ho incontrato un agricoltore benestante
della fattoria di Delgaty
Chorus:
Lin-Tin-Addy, Too-Rin-Addy
Lin-Tin-Addy, Too-Rin-Ee
Lin-Tin-Lowrin-Lowrin-Lowrin
Le aie di Delgaty
II
Mi ha promesso il miglior paio
che io avessi mai visto,
ma quando sono arrivato alla fattoria,
non erano altro che pelle e ossa!
III
Il vecchio cavallo grigio coricato sulla groppa,
la vecchia cavalla bianca coricata sul  ventre
per quanto avessi potuto gridare “Hup” non si sarebbero mai potuti alzare per metterli al giogo
IV
Quando vado in chiesa di Domenica
sono molte le belle ragazze che vedo
sedute al fianco del padre
che mi fanno l’occhiolino da sopra i banchi!
V
Posso bere e non ubriacarmi,
posso lottare e non essere ucciso
posso dormire con la ragazza di un altro uomo
ed essere ancora il benvenuto.
VI
Ora la mia candela è bruciata
il mio stoppino è agli sgoccioli
addio all’aia di Delgaty
non mi prenderai di nuovo!.

NOTE
1) il lavoro dell’aratore era stagionale e durava dai tre ai sei mesi. La fiere e i grandi mercati dove si assumevano i braccianti si svolgevano in Scozia ogni 3 mesi (i cosiddetti Old Scottish term days): Candelora (2 febbraio), Whitsunday (domenica di Pentecoste legislativamente fissato a questo scopo il 15 maggio), Lammas (1 agosto) San Martino (11 novembre).
2) la tenuta Delgaty è a nord-est di Turriff, nel Nord-Est della Scozia
3) grime, wime= ventre
4) la candela arrivata alla fine è un eufemismo per indicare l’impotenza della tarda età
5) Snotter, snodder: the burnt wick of a candle, the drip on the end of the nose (stoppino)

E poi due versioni più datate
ASCOLTA Andy Stewart nella versione più tradizionale

ASCOLTA The Dubliners (voce Luke Kelly)

I
As ah gaed doon tae Turra Merket,
Turra Merket fur tae fee(1),
Ah met in wi a wealthy fairmer,
The Barnyards o Delgaty(2).
II
He promised me the twa best horse
I ever set my een upon.
When ah gaed hame tae the Barnyards
There was nothin there but skin and bone.
Chorus
Linten adie, tooren adie, linten adie, tooren ay,
inten lowerin lowerin lowerin, the Barnyards o Delgaty
III
The auld grey mare sat on her hunkers,
The auld dun horse lay in the grime (3).
For aa that I would ‘hup’ and cry,
They wouldna rise at yokin time.
IV
Meg McPherson maks my brose(6) (Makes my brose)
An her an me we canna gree (We simply don’t get along)
First a mote and syne a knot (First a small piece and then a lump)
An aye the ither jilp o’ bree (and always another spoonful of the liquid)
V
When I gang tae the kirk on Sunday,
Mony’s the bonny lass I see,
Sittin by her faither’s side,
Winkin ower the pews at me.
VI
Some can drink and no be drunk,
And some can fecht and no be slain.
I can coort anither man’s lass,
And aye be welcome tae my ain.
VII
Ma candle(4) noo is fair brunt oot,
The snotter’s(5) fairly on the wane,
Fare ye weel, ye Barnyards,
Ye’ll never catch me here again.

NOTE
6) il brose è una farinata d’avena e acqua calda. A volte si aggiunge il latte o un pezzo di burro, ma fondamentalmente è un piatto ancora più povero del porridge (per gli scozzesi è il modo “giusto” di preparare il porridge! Ai braccianti veniva servito come colazione e anche come cena! Evidentemente Meg la servetta, non doveva avere in simpatia il protagonista perchè gli porge solo la parte più liquida del brose piuttosto che un bel cucchiaio di pappa. Oppure l’osservazione va ad aggiungersi alle lamentele che il lavorante ha da fare nei confronti del proprietario anche nei riguardi del vitto. Inevitabile pensare alla canzoncina dal titolo”Brose&Butter” di Robert Burns (vedi)
[Traduzione italiano: Med McPherson mi fa la farinata, ma non andiamo d’accordo, prima mi da un piccolo pezzo e poi un grumo e sempre un altro cucchiaio di liquido]
4) il verso è interpretato vocalmente da Andy Stewart caricandolo proprio del suo doppio senso

C’è ancora un’altra strofa di lamentele che però non è mai riportata nelle versioni selezionate per l’ascolto che riguarda le condizioni dei pagliericci (paglia tritata):
Its lang Jean Scott that maks ma bed (Tall Jean Scott makes my bed)
You can see the marks upon my shins
For she’s the coorse ill-trickit Jaud (She’s a bad and very naughty and worthless woman)
That fills my bed wi Prickly whins (She fills my bed with sprigs of gorse bushes)
[traduzione italiano: Jean Scott la lunga mi fa il letto, e si possono ancora vedere i segni sulla mia pelle, lei è una donna cattiva, pettegola e inutile, lei riempie il mio letto con rametti di ginestra.]
Sui rametti di ginestra ho già ampiamente parlato qui

FONTI
http://www.educationscotland.gov.uk/scotlandssongs/about/songs/ballads/bothyballads/index.asp http://www.nefa.net/archive/songmusicdance/bothy/ http://www.nefa.net/nefajnr/archive/peopleandlife/land/bothylife.htm http://www.educationscotland.gov.uk/scotlandssongs/primary/genericcontent_tcm4554484.asp
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=9515

MISS FOGARTY’S CHRISTMAS CAKE

“Miss Fogarty’s Christmas cake” (in italiano “Il Dolce di Natale della Signorina Fogarty”) è stata composta da Charles Frank Horn di Middleport, Pennsylvania, e pubblicata nel 1883 da WF Shaw. Horn, un prolifico scrittore di canzoni popolari, nato in Pennsylvania nel 1853, e non di origini irlandesi. Una tipica vaudeville song che divenne subito popolare tra gli irlandesi-scozzesi tra i canti del periodo natalizio, di cui si trovano alcune varianti testuali con titoli diversi: “Miss Hooligan’s christmas cake” e anche “Trinity cake”.
Per questa canzone c’è un piccolo mistero: la “Library of Congress” accredita come data di composizione il 1883 (per Miss Fogarty), mentre la “National Library of Scotland” fa risalire l’originale a un broadside scozzese del 1880-1900 (per Miss Hooligan).

CHRISTMAS PUDDING

PuddingIl dolce “incriminato” non è altro che il Plum Pudding (detto anche Budino di Natale), il più popolare dei dolci natalizi inglesi in epoca Regency, consacrato da Charles Dickens nel suo “A Christmas Carol“, una specie di budino di pane come quello che facevano le nostre nonne, solo molto più ricco ed elaborato, ma ahimè indigesto se non cucinato bene. (per la ricetta continua).
Per rendere più digeribile il christmas pudding occorre cuocerlo a lungo in bagnomaria. In genere si prepara cinque settimane prima di Natale. Al momento di servire si cuoce ancora per un’altra ora!

In epoca vittoriana era cucinato in un modo insolito per noi, ovvero chiudendo tutto il composto in un panno ben legato all’estremità che veniva immerso nell’acqua bollente per 3-4 ore. Nelle cucine del tempo voleva dire utilizzarelo stesso calderone in cui si lavavano i panni “The secret of making plum pudding light and digestible lies in properly preparing the suet, mincing the currants, and boiling a sufficient time. Puddings made with breadcrumbs are lighter than those made wholly of flour; and a mixture of the two makes the best pudding. Plum puddings may be made some time before Christmas, and, having been boiled, the cloth must be opened out, but not taken off the pudding, and dried. Wrapped in paper, and stored in a dry place, puddings will keep good for several months, and only require to be boiled for an hour at the time of serving.”  Household Words, A weekly journal, vol 2, 1882. Charles Dickens

ASCOLTA Irish Rovers in “The Best of Irish Rovers” 1999

ASCOLTA The Spinners: Mrs Hooligan’s Christmas Cake

La versione testuale degli Irish Rovers è leggermente modificata rispetto al testo di C.H. Horn


I
As I sat in my window last evening,
a letterman brought it to me
A little gilt-edged invitation sayin’
“Gilhooley come over to tea”
each christmas the Fogarties sent it.
So I went just for old friendships sake.
The first thing they gave me to tackle
Was a slice of Miss Fogarty’s cake.
Chorus:
There were plums and prunes and cherries,
There were citrons and raisins and cinnamon, too
There was nutmeg, cloves and berries
And a crust that was nailed on with glue
There were caraway seeds in abundance
Such that work up a fine stomach ache
That could kill a man twice after eating a slice
Of Miss Fogarty’s Christmas cake.
II
Miss Mulligan wanted to try it,
But really it wasn’t no use
For we worked in it over an hour
And we couldn’t get none of it loose
Till Murphy came in with a hatchet
And Kelly came in with a saw
That cake was enough be the powers above
For to paralyze any man’s jaws
III
Miss Fogarty proud as a peacock,
Kept smiling and blinking away
Till she flipped over Flanagans brogans
And she spilt the homebrew in her tea
“Aye Gilhooley -she says-you’re not eatin,
Try a little bit more for me sake”
“And no Miss Fogarty- says I-
For I’ve had quite enough of your cake”
IV
Maloney was took with the colic,
O’Donald’s a pain in his head
Mc’Naughton lay down on the sofa,
And he swore that he wished he was dead
Miss Bailey went into hysterics
And there she did wriggle and shake
And everyone swore they were poisoned
Just from eating Miss Fogarty’s cake
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Mentre ero alla finestra ieri sera,
il postino mi ha portato un piccolo invito dai bordi dorati che diceva “Gilhooley vieni a prendere il tè”,
ogni Natale i Fogarty lo mandano.
Così ci andai solo per la nostra vecchia amicizia. Per prima cosa mi diedero da affrontare una fetta di torta di Miss Fogarty.
Coro:
C’erano susine e prugne e ciliegie,
c’erano anche limoni, uvetta e cannella,
c’era noce moscata, chiodi di garofano e bacche e una crosta che era stata appiccicata con la colla,
c’erano semi di cumino in abbondanza da far venire un gran mal di stomaco,
che potrebbe uccidere un uomo due volte dopo aver mangiato una fetta della torta di Natale di Miss Fogarty.

II
Miss Mulligan  voleva assaggiarla,
ma tutto è stato inutile
che ci abbiamo provato per più di un’ora e non ci siamo riusciti:
finchè Murphy venne con un’accetta
e Kelly con una sega,
quella torta era abbastanza visti i poteri di cui sopra, da paralizzare le mascelle di ogni uomo.
III
Miss Fogarty orgogliosa come un pavone, continuò a sorridere e ad ammiccare finché travolse gli scarponi di Flanagan e  versò  il whisky nel suo tè “Gilhooley -dice- ma non avete mangiato,
sforzatevi po’ per amor mio”
“Oh no signorina Fogarty -dico io – perchè sono sazio della vostra torta”.
IV
Maloney fu colto dalla colica, O’Donald da un dolore alla testa, Mc’Naughton si sdraiò sul divano
e giurò che avrebbe voluto essere morto,
Miss Bailey divenne isterica
e si agitò e tremò
e tutti giuravamo di essere stati avvelenati per aver mangiato la torta della signorina Fogarty.

continua

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/figgy-pudding.htm
http://www.nyfolklore.org/pubs/voic33-3-4/cake.html

IL GIORNO DI SANTA LUCIA

Il 13 dicembre segna l’inizio del Natale in Svezia e in Norvegia, giorno in cui si festeggia Santa Lucia: messaggera di luce proprio come il suo nome (lux, lucis). In Italia si dice “Santa Lucia il giorno più corto che ci sia” ma in realtà lo era un tempo, con il vecchio calendario giuliano,  quando la festa della Santa per via dello sfasamento tra i giorni contati (in modo impreciso) dal calendario civile e quelli del calendario solare cadeva al Solstizio d’Inverno. La confusione è nata con l’introduzione del calendario gregoriano che ha rimesso a posto il tempo, ma ha eliminato dal vecchio calendario un bel po’ di giorni.

LA SANTA DELLA LUCE

Lucia era una ragazza siciliana cristiana (per la precisione di Siracusa) vissuta nel ultimo ventennio degli anni del 200 a.C. che piuttosto di sposarsi con un pagano preferì la morte per martirio.

santa-lucia-bommerIn effetti una Lucia venne martirizzata a Siracusa durante la persecuzione di Diocleziano, ma non si sa come e perchè.
La fantasia popolare ha poi innestato sulla narrazione pseudo-storica la leggenda che Lucia si fosse strappata gli occhi, qualificandola come protettrice della vista; così viene ritratta con la coppa che contiene i suoi occhi.
La santa è una delle tante varianti di Demetra la dea greca che nei riti eleusini era collegata al mito di morte e rinascita di Madre Natura (Demetra e Core o Persefone): così al solstizio d’inverno anticamente in Sicilia (ovvero la Magna Grecia) si invocava Demetra dea della luce perchè riportasse la luce e l’abbondanza delle messi.

LA SANTA E L’ASINELLO

Prima che Babbo Natale diventasse l’internazionale dispensatore di regali per i bambini, era Santa Lucia a volare sui campi ricoperti di neve con una corona di luce sopra i capelli, e ancora oggi in alcune regioni d’Italia (ad esempio nel Trentino occidentale, nel Veneto, nel Bergamasco e nella Brianza) si aspetta Santa Lucia, che passa nella notte tra il 12 e il 13 dicembre a cavallo del suo asino per portare i regali ai bambini. Per mandare a letto i bambini impazienti, che volevano restare svegli per vedere la Santa, li si spaventava dicendo che lei li avrebbe accecati con la cenere del camino e sarebbe passata oltre senza lasciare i doni. Così la santa svolge un po’ le funzioni dell’italica Befana: premia i bambini buoni con piccoli doni, dolcetti e torroncini, ma anche frutta secca ed arance, invece ai bambini cattivi porta solo carbone.
La venerazione della Santa dal Sud al Nord d’Italia è legato al tortuoso percorso delle sue reliquie in particolar modo nel Medioevo sotto la Repubblica di Venezia. Il corpo della santa, prelevato in epoca antica dai Bizantini a Siracusa, è stato successivamente trafugato dai Veneziani quando, partiti per le Crociate, saccheggiarono invece Costantinopoli. Oggi il corpo è conservato e venerato nella chiesa di San Geremia a Venezia.

LA SANTA IN SVEZIA E MISS LUCIA

Nei paesi scandinavi anche la Chiesa Luterana stranamente celebra la Santa: in Svezia in suo onore, le figlie maggiori della famiglia si alzano prima dell’alba, vestite di una camicia da notte bianca e coronate con rami di agrifoglio o d’edera e 7 o 12 candele accese. Portano, aiutate dai più piccoli (che rappresentano le stelle), la colazione agli adulti della casa, ossia caffè nero e un dolcetto speciale chiamato in svedese Lussekatt. In teoria i dolcetti dovrebbero essere preparati la mattina stessa, ma più spesso vengono solo infornati o sono serviti quelli preparati il giorno prima. I bambini si mettono in coda dietro Lucia, l’unica con la corona di candele, in processione (luciatåget ossia il treno di Lucia), cantano le canzoni tradizionali e l’immancabile Luciasången.
L’usanza è nata nel 1700 tra le famiglie alto-borghesi della zona intorno al lago Vänern, adesso è diventata occasione dell’elezione di Miss Lucia, così le città della Svezia il 12 e il 13 dicembre brulicano di belle ragazze in vestaglia bianca fermata da una cintura rossa in vita , che cantano la canzone di Santa Lucia e salutano con la mano nei supermercati e nelle chiese, offrendo sorrisi e biscotti. Quindi anche se il giorno non è considerato festivo è come se lo fosse perchè nelle scuole e negli uffici è tutto un luciatåget, cori e dolcetti tradizionali.

FESTA DELLA LUCE

Un tripudio di candele, processioni, canti..

Nel tempo si sono stratificati tanti significati legati al giorno solstiziale, così il giorno è rimasto sostanzialmente una festa della luce: grandi falò, sfilate con fiaccole e tante cerimonie piene di candele accese per simboleggiare la vittoria della luce sulle tenebre; Lucia è custode del giorno più corto dell’anno (e perciò cieca ovvero priva di luce) ma nello stesso tempo è testimone del passaggio delle tenebre alla luce, perchè dopo il solstizio le ore di luce cominciano progressivamente ad aumentare allungando così la durata del giorno!

La canzone di Santa Lucia (Luciasången) che gli svedesi cantano con tanto fervore non è altro che l’italianissima “Santa Lucia ovvero la canzone napoletana scritta da Teodoro Cottrau (napoletano di origini francesi se proprio vogliamo cavillare); la canzone originaria non ha niente a che vedere con la Santa, ma con un quartiere popolare di Napoli, guardato dal barcaiolo che si gode il bel panorama dal golfo di Napoli e si commuove nel vedere il suo rione.
A Teodoro Cottrau va attribuita la paternità della notissima canzone Santa Lucia, pubblicata nel 1850, per comporre la quale si ispirò probabilmente all’aria “Com’è bello, quale incanto” della Lucrezia Borgia di Donizetti. I versi del brano celebrano il pittoresco aspetto del rione marinaro di Santa Lucia, intonati da un barcaiolo che invita a fare un giro sulla sua barca, per meglio godere il fresco della sera. La canzone scritta in napoletano ebbe scarso successo: la popolarità voltò le spalle ai versi originali in dialetto, tanto che lo stesso Cottrau pensò ad una versione in lingua italiana, con i testi di Enrico Cossovich, trasformandola nella prima canzone napoletana tradotta nell’idioma dantesco. La rinnovata composizione divenne immediatamente un successo nazionale, conoscendo un trionfo che la proiettò di lì a poco fuori dalla penisola. Ancora oggi la si ritrova nei repertori musicali dei migliori cantanti al mondo, sia lirici che leggeri. (tratto da vedi)

Sul brano però è accesa una disputa, altre fonti riportano che il testo sia stato scritto dal barone Michele Zezza e pubblicato dal Cottrau in qualità di editore e compositore per la parte musicale, successivamente tradotto in italiano dallo stesso Cottrau per sancire l’unità d’Italia anche con le canzoni. La versione che però rese il brano famoso a livello mondiale fu quella del poeta e giornalista Enrico Cossovich (1822-1911)

barcarola-napoli

ASCOLTA per i fans di Elvis Presley in “Elvis for Everyone” 1965

Sul mare luccica
l’astro d’argento.
Placida è l’onda;
prospero è il vento.
Venite all’agile
Barchetta mia!
Santa Lucia, Santa Lucia

ASCOLTA la versione in napoletano

Anonimo /Teodoro   Cottrau
I
Comme se frícceca la luna chiena…
lo mare ride, ll’aria è serena…
Vuje che facite ‘mmiez’a la via?
Santa Lucia!Santa Lucia!
II
Stu viento frisco, fa risciatare,
chi vò’ spassarse jènno pe’ mare…
E’ pronta e lesta la varca mia…
Santa Lucia! Santa Lucia!
III
La tènna è posta pe’ fá na cena…
e quanno stace la panza chiena,
non c’è la mínema melanconia!
Santa Lucia! Santa Lucia!
Pòzzo accostare
la varca mia?
Santa Lucia! Santa Lucia!…

Versione itraliano
I
Sul mare luccica l’astro d’argento.
placida è l’onda; prospero è il vento.
Venite all’agile barchetta mia!
Santa Lucia, Santa Lucia
II
Con questo zeffiro così soave,
oh! Com’è bello star sulla nave!
su passeggeri venite via!
Santa Lucia, Santa Lucia.
III
In’ fra le tende bandir la cena,
in una sera così serena.
Chi non dimanda, chi non desia;
Santa Lucia! Santa Lucia!
IV
Mare sì placido, vento sì caro,
scordar fa i triboli al marinaro.
E va gridando con allegria:
Santa Lucia! Santa Lucia!
V
O dolce Napoli, o suol beato,
ove sorridere, dove il creato,
tu sei l’impero del armonia,
Santa Lucia, Santa Lucia!
VI
Or che tardate, bella è la sera.
Spira un auretta fresca e leggiera.
Venite all’agile barchetta mia!
Santa Lucia, Santa Lucia.

LUCIA SÅNGEN

Il testo del Santa Lucia svedese è ovviamente diverso dalla barcarola napoletana, tutto incentrato sulla data solstiziale: si tratta dell’invocazione ad una celeste dea della luce affinchè scenda sulla terra per farla rinascere.

La tradizione scandinava sembra abbia avuto inizio nel 1764, quando un sacerdote, a Vestergotland, raccontò di essere stato svegliato, nel cuore della notte, da un canto misterioso. Al risveglio vide due fanciulle vestite di bianco, una con un candelabro d’argento acceso e l’alta che stava preparando la colazione sulla tavola. A poco a poco la processione dei bambini dalla prime case delle famiglie aristocratiche di Skane si è diffusa in tutta la Svezia nelle chiese, scuole, ospedali, centri anziani e nei vari luoghi di lavoro in cui Lucia e le sue damigelle portano doni e cantano canzoni .
Alle finestre si sprecano i portacandele accesi che con il calore della fiamma fanno girare i carillon di carta appesi più in alto. Un’altra decorazione molto comune è la corona di grano addobbata con bacche rosse e candele accese (tanto per non dimenticare il legame con Demetra).
La tradizione era diventata così popolare che nel 1927 un quotidiano di Stoccolma ebbe l’idea di inaugurare il primo concorso tra i lettori per votare la Lucia più bella. Da allora ogni anno si elegge una Lucia in ogni città e la “Lucia” dell’Anno è incoronata a Stoccolma da un Premio Nobel della letteratura. Non solo, la Lucia che vince il concorso di Miss vola fino a Siracusa per partecipare ai festeggiamenti siciliani.

Ma la celebrazione di S. Lucia nei paesi scandinavi ha radici profonde: oltre al ricordo della santa, si festeggia la luce che diminuisce fino al prossimo solstizio d’inverno; le fiammelle delle candeline a corona sul capo di Lucia, sono la luce che muore e poi ritorna; le tuniche bianche sono il simbolo della verginità come sacre vestali custodi del fuoco; le processioni sono un presagio rituale della natività e dell’attesa per la vita nascente, nel nuovo ciclo stagionale. Così 12 sono i giorni che separano Santa Lucia dal Natale come dodici sono i giorni del Natale fino alla festa dell’Epifania.



Sankta Lucia, ljusklara hägring,
sprid i vår vinternatt glans av din fägring.
CHORUS
Drömmar med vingesus under oss sia,
tänd dina vita ljus, Sankta Lucia.
Kom i din vita skrud, huld med din maning.
Skänk oss, du julens brud, julfröjders aning.


Natten går tunga fjät, runt gård och stuga.
Kring jord som sol’n förlät, skuggorna ruva.
Då i vårt mörka hus, stiga med tända ljus,
Sankta Lucia, Sankta Lucia.
Natten var stor och stum. Nu hör det svingar,
i alla tysta rum, sus som av vingar.
Se på vår tröskel står vitkläd, med ljus i hår,
Sankta Lucia, Sankta Lucia.
Mörkret skall flykta snart ur jordens dalar.
Så hon ett underbart ord till oss talar.
Dagen skall åter ny, stiga ur rosig sky,
Sankta Lucia, Sankta Lucia.
(Traduzione italiano da qui)
Ascolta! Nella notte oscura la senti che giunge volando.
Ecco: é la Regina della Luce che canta piena di gioia.
Tutta vestita di bianco, con una corona di luce,
Santa Lucia, Santa Lucia!
Nel buio cielo del Nord splendono fulgide stelle;
ormai il Natale è vicino, brillano tremolanti le candele.
Benvenuta dolce visione, dalla chioma splendente di luce.
Santa Lucia, Santa Lucia!

I ragazzi della Stella: continua seconda parte

LE FOCACCINE DI SANTA LUCIA

lussekatterI Lussekatter (gatti di Santa Lucia) sono dei panini allo zafferano dalla caratteristica forma ad esse rovesciata. Presentano la caratteristica di essere molto gialli (con tutto lo zafferano che ci si mette!) oltre che deliziosamente profumati, ma non sono molto dolci, essendo più simili come sapore e consistenza a delle brioscine. Sembra che l’origine della ricetta sia tedesca risalente almeno al rinascimento: la forma originaria dei panini era la svastica, noto simbolo archetipo solare ossia la croce uncinata, ma dopo le disastrose associazioni del simbolo con il nazismo anche le focaccine hanno cambiato forma, sono diventate delle mezze croci con le estremità arrotolate a spirale e con un uvetta al centro delle due estremità (forse rappresentano gli occhi strappati alla santa).
Ovviamente le specialità dolciarie non finiscono qui, ci sono anche i Lucia-pepparkakor, i biscotti di pan di zenzero decorati con la glassa di zucchero: sono biscotti secchi speziati con cannella, chiodi di garofano, noce moscata, cardamomo e zenzero dal gusto deciso e un po’ amarognolo. Vengono più generalmente detti ginger snaps o gingerbread. In genere la sfoglia viene tirata sottile per dare più croccantezza al biscotto e ritagliata nelle classiche forme a cuore e stella ma anche  di omino, renna, alce, cavallo, abete e scoiattolo. Le docorazioni con la ghiaccia bianca sono poi tpicamente nordiche e il momento più creativo della preparazione!

LA RICETTA dei Lussekatter
LA RICETTA dei Pepparkakor

FONTI
http://www.vastospa.it/html/tradizione/trad_festa_s_lucia.htm
http://www.cefaleecampania.it/n7-santalucia-canzone.html
http://www.carasantalucia.it/tradizioni/mondo/
Svezia/DanimarcaSvezia.htm

http://nonsolopolpette.wordpress.com/2013/01/03/en-riktig-svensk-jul-part-iii-zafferano-demonio-e-lussekatter/