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WASSAILING FOR THE MUMPING DAY

WAES HAEL

Wassail_BowlPer Natale e Capodanno nei paesi nordici è ancora viva l’usanza del Wassailing, il brindisi per festeggiare l’anno nuovo!
Ai nostri giorni il wassail si prepara come un punch molto speziato a base di sidro (per la ricetta qui), o anche un vin brulè (per la ricetta qui) , ma nel Medioevo il liquido principale doveva essere della birra calda o idromele.
In Inglese antico la frase “Waes Hael” significa “Buona Salute”ed è il nome dato sia al brindisi che alla coppa che contiene la bevanda del brindisi. In origine si ritiene che i brindisi si svolgessero nei frutteti dove si brindava per la salute e la prosperità degli alberi (vedi, poi si passò alle visite benaugurali di porta in porta nei villaggi, che ripetevano le antiche strofe ed altre ne aggiungevano, alla salute dei padroni di casa e alla loro prosperità.
Dal wassailing porta a porta, la wassailing bowl (= grolla della salute) entra nelle case sulla tavola di Natale come bevanda per i commensali!

LA QUESTUA

Wassail BowlNel Medioevo gruppi di giovani questuanti cantavano e suonavano per le strade dietro il compenso di libagioni o di denaro oppure portavano la grolla della salute (wassail bowl) di casa in casa, cantando per reclamizzarne la bontà e per augurare una buona festa di Natale e un felice Anno Nuovo, in attesa di una piccola ricompensa.
Inizialmente quindi erano i questuanti a portare la grolla di casa in casa per la condivisione comunitaria della bevanda e delle provviste, ma più comunemente, specialmente in epoca vittoriana, erano i mendicanti o i bambini più poveri e le donne a girare con la tazza del wassail vuota perché fosse riempita con bevande calde per accompagnarci pane e formaggio!
Dal “wassailing” (canti rituali di natura non religiosa) si passa infine al “caroling” ossia ai canti di Natale di natura religiosa, una questua premiata con cioccolata calda e biscotti e praticata soprattutto dai bambini. (continua)

 

THE MUMPING DAY: 21 DICEMBRE

children-wasselingDa mump= mendicare il Mumping Day (oppure ‘Doleing Day’) cadeva il 21 dicembre e un tempo era il giorno in cui i poveri andavano a chiedere l’elemosina in vista del Natale per potersi procurare tante cose buone per natale (good things).

Nello Staffordshire il termine utilizzato era semplicemente “a-gooding.” “In some parts of the country the day is marked by a custom, among poor persons, of going a gooding, as it is termed—that is to say, making the round of the parish in calling at the houses of their richer neighbours, and begging a supply either of money or provisions to procure good things, or the means of enjoying themselves at the approaching festival of Christmas. …By a correspondent of Notes and Queries, in 1857, we are informed that the custom of ‘Gooding’ exists in full force in Staffordshire, where not only the old women and widows, but representatives from every poor family in the parish, make their rounds in quest of alms. The clergyman is expected to give a shilling to each person, and at all houses a subsidy is looked for either in money or kind. In some parts of the same county a sum of money is collected from the wealthier inhabitants of the parish, and placed in the hands of the clergyman and churchwardens, who on the Sunday nearest to St. Thomas’s Day, distribute it in the vestry under the name of ‘ St. Thomas’s Dole.’ We learn also from an-other communication of the writer just quoted, that at Harrington, in Worcestershire, it is customary for children on St. Thomas’s Day to go round the village begging for apples” (tratto da qui).

I questuanti lasciavano in cambio dell’offerta, un rametto di agrifoglio o di vischio, oppure offrivano un sorso della bevanda preparata per il brindisi perpetuando così l’antica tradizione del wassailing cioè delle bevute benaugurali durante le festività natalizie (ovvero il solstizio d’Inverno). Questo wassailing di casa in casa era accompagnato da canti per reclamizzare la bontà della bevanda, per augurare una buona festa di Natale e un felice Anno Nuovo, per chiedere cibo o offerte in danaro.

THE WASSAIL SONGS

La struttura di questi canti di questua è tipica: si inizia con delle strofe che decantano la bontà della bevanda portata, la richiesta di aprire la porta per far entrare i questuanti o quantomeno far venire la cameriera (o il maggiordomo) per portare del cibo o un’offerta in denaro; in cambio si brinda alla salute della famiglia, alla prosperità del bestiame e dei raccolti. (c’erano ovviamente anche le strofe delle maledizioni nel caso l’offerta non fosse abbastanza generosa!)

Nelle Midland occidentali dell’Inghilterra è ancora diffusa la “Jolly wassel-bowl” con un testo risalente probabilmente al 1600.

ASCOLTA Leafy Greens & Mutton.

Si riportano solo le strofe cantate invece delle 12 del testo integrale (qui); il testo è antico e si trova in diverse raccolte riportato anche in Christmas Carols Ancient and Modern (1833) con la nota di William Sandys: Printed in Ritson’s Ancient Songs, pp. 304-6. From a collection intitled “New Christmas Carols: Being fit also to be sung at Easter, Whitsontide, and other Festival Days of the year.” No date, 12 mo. black letter; “in the curious study of that ever-to-be-respected antiquary Mr. Anthony á Wood [1632-1695], in the Ashmoleian Museum.”

I
A jolly wassel-bowl,
A wassel of good ale,
Well fare the butler’s soul,
That setteth this to sale;
Our jolly wassel (1).
II
Good dame, here at your door
Our wassel we begin,
We are all maidens poor,
We pray now let us in,
With our wassel.
III
Our wassel we do fill
With apples and with spice,
Then grant us your good will
To taste here once or twice
Of our good wassel.
IV
Much joy into this hall
With us is entered in;
Our master, first of all,
We hope will now begin
Of our wassel.
V
Some bounty from your hands,
Our wassel to maintain:
We’l buy no house nor lands
With that which we do gain
With our wassel.
VI
Much joy betide them all,
Our prayers shall be still,
hope and ever shall,
For this your great good will
To our wassel.
Traduzione di Cattia Salto
I
La grolla della salute,
una coppa di buona birra
farà bene all’anima del maggiordomo
che prepariamo per vendere
il nostro allegro wassel
II
Buona madama, qui alla vostra porta inizia la nostra questua
siamo tutte povere fanciulle
e vi preghiamo di farci entrare
con la nostra coppa
III
La nostra coppia facciamo riempire
con mele e spezie
perciò assicurateci la vostra buona volontà di assaggiare uno o due sorsi del nostro buon wassel
IV
Tanta gioia in questa casa
con noi è entrata;
il nostro padrone, per primo
speriamo inizierà ora
il nostro wassel
V
Dei doni dalle vostre mani
per provvedere al nostro wassel
non compreremo case o terre
con quello che guadagneremo
con il nostro wassel
VI
Tanta gioia per tutti
le nostre preghiere saranno di pace,
speranza e ogni bene
per la vostra grande generosità
al nostro wassel

NOTE
1) wassel è modernizzato in wassail

The Wassail Bowl
1860 – The Wassail Bowl – John Gilbert

WASSAIL SONGS

Facciamo perciò un giro per la campagna britannica e in particolare nel Glouchestershire, nello Yorkshire e nel Somerset, nel Galles e in Cornovaglia

THE GLOUCHESTERSHIRE WASSAIL vedi
THE GOWER WASSAIL vedi
THE CORNISH WASSAIL SONGS qui
THE YORKSHIRE WASSAIL SONGS qui
THE SOMERSET WASSAIL vedi

FONTI
http://www.cbladey.com/wassail.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=97570
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/a_jolly_wassel_bowl.htm
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/carroll_for_a_wassell_bowl.htm
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/Notes_On_Carols/wassailing.htm

THE GALWAY RACES IN SONGS

Le Corse di Galway si svolgono nell’ultima settimana di Luglio presso l’ippodromo di Galway, Irlanda. La tradizione risale al 1764 anche se il primo grande festival è stato organizzato nell’agosto del 1869 da Lord St Lawrence; un grande evento che richiamò un gran numero di gente da tutto l’ovest dell’Irlanda e divenne così popolare da essere celebrato anche nelle canzoni.
“The Galway Races” è una canzone irlandese che sembra descrivere il grande festival del 1869, si ritrova in broadsides risalenti proprio a questo periodo con il titolo di “The Sporting Races of Galway“.

Donnybrook Fair 1859 by Erskine Nicol 1825-1904Alle corse arrivava gente da vicino e da lontano e non solo per scommettere sui cavalli ma anche per divertirsi proprio come nelle grandi fiere, così si trovavano bancarelle e venditori di dolciumi e cibo da asporto (tra cui i tradizionali e succulenti zampetti di maiale), imbonitori e imbroglioni, suonatori ambulanti per le danze sul prato, allibratori per le scommesse, ragazze da marito da corteggiare (sotto l’occhio benevolo dei rispettivi padri).. e ovviamente i cavalli più veloci e i fantini più abili del paese!
L’atmosfera è cambiata poco da allora e oggi le corse sono diventate occasione di glamour in cui le donne irlandesi sfoggiano originali e arditi cappellini che nulla hanno da invidiare ai cappellini dell'”Ascot Ladies Day”.


Un brano reso popolare dai principali gruppi di musica irlandese a partire dai Dubliners fin dagli anni 60. La melodia richiama l’altrettanto popolare “the rocky road to Dublin!

ASCOLTA The Dubliners 1967

ASCOLTA The Pogues in If I Should Fall From Grace With God 1988. La versione testuale è leggermente diversa rispetto al testo riportato

ASCOLTA The Chieftains in An Irish Evening 1992 (il canto inizia dopo 4:13)

Chorus: With your whack-fa-the-da-for-the-diddle-ee-iddle-day.
I
As I rode down to Galway town to seek for recreation
On the seventeenth of August me mind being elevated
There were multitudes assembled with their tickets at the station
Me eyes began to dazzle and I’m goin’ to see the races.
II
There were passengers from Limerick and passengers from Nenagh
And passengers from Dublin and sportsmen from Tipperary
There were passengers from Kerry, and all quarters of our nation
And our member, Mr. Hearst, for to join the Galway Blazers(1).
III
There were multitudes from Aran, and members from New Quay Shore
the Boys from Connemara and the Claire unmarried maidens
There were people from Cork city who were loyal, true and faithful;
Who brought home the Fenian prisoners from diverse(2) foreign nations.
IV
It’s there you’ll see confectioners with sugarsticks and dainties
The lozenges and oranges, the lemonade and raisins!
The gingerbread and spices to accomodate the ladies
And a big crubeen(3) for thruppence to be pickin’ while you’re able.
V
It’s there you’ll see the gamblers, the thimbles(4) and the garters(5)
And the spotting Wheel of Fortune(6) with the four and twenty quarters
There was others without scruple pelting wattles at poor Maggy(7)
And her father well-contented and he lookin’ at his daughter.
VI
It’s there you’ll see the pipers and the fiddlers competing
The nimble footed dancers a-tripping over the daisies
There were others crying cigars and lights and bills for all the races
With the colors of the jockeys and the prize and horses’ ages.
VII
It’s there you’ll see the jockeys and they’re mounted out so stately
The pink, the blue, the orange, and green, the emblem of our nation
When the bell was rung for starting, all the horses seemed impatient
I thought they never stood on ground their speed was so amazing.
VIII
There was half a million people there from all denominations
The Catholic, the Protestant, the Jew, and Presbyterian
There was yet no animosity, no matter what persuasion
But “failte” and hospitality inducin’ fresh acquaintance.(8)
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
I
Mentre ho fatto la strada fino alla città di Galway per cercare di svagarmi
il 17 agosto mi ha sorpreso una grande moltitudine assemblata con i biglietti presso la stazione
ai miei occhi stupiti, così sono andato a vedere le gare.
II
C’erano passeggeri da Limerick e passeggeri da Nenagh
e passeggeri da Dublino e gli amanti dello sport di Tipperary,
c’erano passeggeri da Kerry e tutte le contrade della nazione
e il nostro socio, Mr. Hasset per unirsi ai “Galway Blazers”(1).
III
C’era gente di Aran e membri provenienti da New Quay Shore,
i ragazzi di Connemara e le fanciulle non sposate di Clare. C’erano persone provenienti da Cork,che furono leali, sinceri e fedeli, e portarono a casa i prigionieri feniani da varie nazioni straniere(2).
IV
C’erano venditori di dolci con bastoncini di zucchero e dolcetti,
le pastiglie a rombetti e le arance, la limonata e l’uvetta
il pan di zenzero e spezie per le comodità delle signore e un grande zampetto di maiale(3) da 3 penny da essere spolpato se ci riesci.
V
C’erano da vedere i giocatori d’azzardo, del “tira e molla”(4) e delle “tre carte”(5) e la “ruota della fortuna”(6) con i 24 quarti
altri che senza scrupoli gettavano ramoscelli sulla povera Maggy(7)
con il padre ben contento che guardava la figlia.
VI
C’erano da vedere gli zampognari e i violinisti che gareggiavano
i danzatori dal passo svelto saltellare sulle margherite,
altri che gridavano “Sigari e fiammiferi” e biglietti per tutte le gare con i colori dei fantini e i premi e le età dei cavalli.
VII
C’erano da vedere fantini che montavano in modo maestoso
il rosa, il blu, l’arancio e il verde, l’emblema della nostra nazione; quando la campana suonava l’avvio, tutti i cavalli erano impazienti credo che mai posassero le zampe con una velocità così sorprendente.
VIII
C’era mezzo milione di gente là di tutte le confessioni
il cattolico, il protestante, l’ebreo e il presbiteriano
e tuttavia non c’era animosità non importa quale fede, ma “salute” e ospitalità per indurre alla conoscenza diretta.(8)

NOTE
1) il primo club di caccia (alla volpe)Castle Boy Hunt ” fu fondato nel 1803 da Robert Parsons Persse di Moyode Castle; venne soprannominato Galway Blazer nel 1840 perchè durante i festeggimenti di fine battuta nell’ Dooley’s Hotel scoppiò un incendio.(vedi). Nei broadsides il nome è scritto come Mr Hassett
2) in alcune versioni è scritto “from dying in foreign nations“. La Fenian Brotherwood fu creata dopo la fondazione della Irish Republican Brotherwood a Dublino (1858) i cui membri si chiamavano Feniani. Un importante ramo si sviluppò presso la comunità irlandese negli Stati Uniti che procurava appoggio e fondi per l’insurrezione (la Fratellanza si mosse verso la ribellione armata). La frase forse si riferisce al tentativo di liberare due capi della Fratellanza dalla prigione di Manchester nel 1867. Durante la liberazione ci scappò il morto (un poliziotto inglese) e i partecipanti all’azione vennero quasi tutti catturati: tre di loro furono riconosciuti colpevoli per la morte del poliziotto e impiccati. Come sia la Fratellanza era particolarmente attiva nella città di Cork.
3) Crubeens sono le zampette di maiale bollite per circa tre ore e poi fritte, è un piatto tradizionale irlandese che si mangia con le mani e si vendeva un tempo durante le fiere. Si abbinano con i cavoli fritti e la birra scura
4) thimblerig: detto anche “pea and thimbles” è un gioco di destrezza in cui si deve indovinare sotto quale dei tre ditali viene nascosta una piccola pallina (o un piccolo seme); una variante più diffusa è il gioco delle tre carte in cui si deve indovinare dove stà la regina dopo che lo smazzatore l’ha spostata con destrezza.
5) gartering: One gambling game required a leather belt, garter or string tied into an endless loop. The man in charge twisted it into a figure-of-eight formation and asked someone to put a finger into one of the loops thus made. If the string snagged on his finger when the string was pulled away, he won. The trick was that there were two ways to make the figure-of-eight. In one, the game was genuine, with one loop snagging and the other not; in the other, neither did, and the victim always lost. It has been known under many names: pin and girdle, prick the garter, trick of the loop and strap game, but it has been commonly known from the sixteenth century and after as fast and loose, using fast in its sense of something fixed or immovable. The expression to play fast and loose had become an idiom before 1557, the date of its first recorded use. It was an obvious progression from the nature of the game to a sense of dishonestly or irresponsibly trifling with another’s affections. (tratto da qui)
6) Another gambling game was spin-em-rounds, usually played in the street; it was mentioned by Henry Mayhew in his London Labour and the London Poor of 1851. Another name for it was wheel-of-fortune, in earlier times the name for the drum in which lottery tickets were spun before drawing. A slang dictionary of 1859 described it as “a street game consisting of a piece of brass, wood, or iron, balanced on a pin and turned quickly around on a board, when the point, arrow shaped, stops at a number and decides the bet one way or the other. The contrivance very much resembles a sea compass, and was formerly the gambling accompaniment of London piemen. The apparatus was then erected on the tin lids of their pie cans, and the bets were ostensibly for pies, but more frequently for “coppers,” when no policeman frowned upon the scene, and when two or three apprentices or porters happened to meet.” (tratto da qui)
7) i ragazzini un po’ impertinenti dimostravano di apprezzare le grazie della bella Maggie richiamando la sua attenzione così il padre era contento perchè poteva scegliere tra molti corteggiatori
8) una bella chiusura che auspica la fratellanza tra gli uomini, divisi troppo spesso dall’intolleranza verso le dichiarazioni di fede degli “altri” perchè convinti di essere gli unici detentori della “verità”.

UNA VISITA

I HEART MY CITY: DEARBHAILL’S GALWAY Summer and autumn are the best times to visit my city because the artistic, creative, and fun qualities for which my city is renowned come to life in a blaze of festivals ranging from the arts and food to film and horse racing. continua

FONTI
http://www.loc.gov/resource/amss.as113080.0 http://middarchive.middlebury.edu/cdm/ref/collection/flanders/id/11 http://www.galwayraces.com/general-info/history-of-galway-races/ http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=76843 http://thesession.org/tunes/8927 http://blog.patrickclifford.com/2011/04/whats-that-song-the-galway-races.html http://www.storiainpoltrona.com/la-rivoluzione-irlandese-nel-xix-secolo/

THE BARNYARDS OF DELGATY

Tra le più famose vecchie “bothy ballads

GUIDA ALL’ASCOLTO

horsemanpairUn giovane bracciante (molto probabilmente un aratore o più genericamente un cavallante) si reca al mercato di Turra per cercare lavoro, e un ricco fattore di Delgaty lo convince ad andare a lavorare per lui, in cambio di una buona paga e di un buon trattamento; in realtà il trattamento è pessimo e i cavalli sono dei ronzini.

La canzone è ammiccante con letture a doppio senso
Probabilmente risalente a fine Ottocento è stata registrata solo nel 1930. Interpretata negli anni 60 dai migliori gruppi di musica irlandese come i Clancy Brothers e i Dubliners, per il suo tono allegro e “macho” è una canzone che spopola ancora oggi  come drinking song.

Melodia “Linton Lowrie” ‘Lilten Lowren’, ‘Linten Lowrin’.

Prima due versioni più “moderne”
ASCOLTA Gaelic Storm in Hearding Cats 1999

ASCOLTA Old Blind Dogs in The Collection 2009


I
As I came in by Turra Market
Turra Market for tae fee(1)
I met up wi’ a famer child
The Barnyards o’ Delgaty(2)
Chorus:
Lin-tin-addy, too-rin-addy
Lin-tin-addy, too-rin-ee
Lin-tin-lowrin-lowrin-lowrin
The Barnyards of Delgaty
II
He promised me the ae best pair,
that ever I laid my eyes upon,
when I got to the barnyards,
there was nothin’ there but skin and bone!
III
Well, the old grey horse sat on his rump,
the old white mare sat on her whine(3)
when it came to the “Whup” and crack they shouldn’t rise at yokin’ time.
IV
When I go to the kirk on Sunday
many’s the bonny lass I see
sittin’ by her father’s side
and winkin’ o’er the pews at me!
V
And I can drink and not get drunk,
I can fight and not be slain
I can sleep with another man’s wife
and still be welcome to my ayn.
VI
Now my candle(4) is burnt out
my snotter’s(5) fairly on the wane
fare the well ye Barnyards,
you’ll never catch me here again!

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
I
Quando sono andato al mercato di Turra
al mercato di Turra per il lavoro
ho incontrato un agricoltore benestante
della fattoria di Delgaty
Chorus:
Lin-Tin-Addy, Too-Rin-Addy
Lin-Tin-Addy, Too-Rin-Ee
Lin-Tin-Lowrin-Lowrin-Lowrin
Le aie di Delgaty
II
Mi ha promesso il miglior paio
che io avessi mai visto,
ma quando sono arrivato alla fattoria,
non erano altro che pelle e ossa!
III
Il vecchio cavallo grigio coricato sulla groppa,
la vecchia cavalla bianca coricata sul  ventre
per quanto avessi potuto gridare “Hup” non si sarebbero mai potuti alzare per metterli al giogo
IV
Quando vado in chiesa di Domenica
sono molte le belle ragazze che vedo
sedute al fianco del padre
che mi fanno l’occhiolino da sopra i banchi!
V
Posso bere e non ubriacarmi,
posso lottare e non essere ucciso
posso dormire con la ragazza di un altro uomo
ed essere ancora il benvenuto.
VI
Ora la mia candela è bruciata
il mio stoppino è agli sgoccioli
addio all’aia di Delgaty
non mi prenderai di nuovo!.

NOTE
1) il lavoro dell’aratore era stagionale e durava dai tre ai sei mesi. La fiere e i grandi mercati dove si assumevano i braccianti si svolgevano in Scozia ogni 3 mesi (i cosiddetti Old Scottish term days): Candelora (2 febbraio), Whitsunday (domenica di Pentecoste legislativamente fissato a questo scopo il 15 maggio), Lammas (1 agosto) San Martino (11 novembre).
2) la tenuta Delgaty è a nord-est di Turriff, nel Nord-Est della Scozia
3) grime, wime= ventre
4) la candela arrivata alla fine è un eufemismo per indicare l’impotenza della tarda età
5) Snotter, snodder: the burnt wick of a candle, the drip on the end of the nose (stoppino)

E poi due versioni più datate
ASCOLTA Andy Stewart nella versione più tradizionale

ASCOLTA The Dubliners (voce Luke Kelly)

I
As ah gaed doon tae Turra Merket,
Turra Merket fur tae fee(1),
Ah met in wi a wealthy fairmer,
The Barnyards o Delgaty(2).
II
He promised me the twa best horse
I ever set my een upon.
When ah gaed hame tae the Barnyards
There was nothin there but skin and bone.
Chorus
Linten adie, tooren adie, linten adie, tooren ay,
inten lowerin lowerin lowerin, the Barnyards o Delgaty
III
The auld grey mare sat on her hunkers,
The auld dun horse lay in the grime (3).
For aa that I would ‘hup’ and cry,
They wouldna rise at yokin time.
IV
Meg McPherson maks my brose(6) (Makes my brose)
An her an me we canna gree (We simply don’t get along)
First a mote and syne a knot (First a small piece and then a lump)
An aye the ither jilp o’ bree (and always another spoonful of the liquid)
V
When I gang tae the kirk on Sunday,
Mony’s the bonny lass I see,
Sittin by her faither’s side,
Winkin ower the pews at me.
VI
Some can drink and no be drunk,
And some can fecht and no be slain.
I can coort anither man’s lass,
And aye be welcome tae my ain.
VII
Ma candle(4) noo is fair brunt oot,
The snotter’s(5) fairly on the wane,
Fare ye weel, ye Barnyards,
Ye’ll never catch me here again.

NOTE
6) il brose è una farinata d’avena e acqua calda. A volte si aggiunge il latte o un pezzo di burro, ma fondamentalmente è un piatto ancora più povero del porridge (per gli scozzesi è il modo “giusto” di preparare il porridge! Ai braccianti veniva servito come colazione e anche come cena! Evidentemente Meg la servetta, non doveva avere in simpatia il protagonista perchè gli porge solo la parte più liquida del brose piuttosto che un bel cucchiaio di pappa. Oppure l’osservazione va ad aggiungersi alle lamentele che il lavorante ha da fare nei confronti del proprietario anche nei riguardi del vitto. Inevitabile pensare alla canzoncina dal titolo”Brose&Butter” di Robert Burns (vedi)
[Traduzione italiano: Med McPherson mi fa la farinata, ma non andiamo d’accordo, prima mi da un piccolo pezzo e poi un grumo e sempre un altro cucchiaio di liquido]
4) il verso è interpretato vocalmente da Andy Stewart caricandolo proprio del suo doppio senso

C’è ancora un’altra strofa di lamentele che però non è mai riportata nelle versioni selezionate per l’ascolto che riguarda le condizioni dei pagliericci (paglia tritata):
Its lang Jean Scott that maks ma bed (Tall Jean Scott makes my bed)
You can see the marks upon my shins
For she’s the coorse ill-trickit Jaud (She’s a bad and very naughty and worthless woman)
That fills my bed wi Prickly whins (She fills my bed with sprigs of gorse bushes)
[traduzione italiano: Jean Scott la lunga mi fa il letto, e si possono ancora vedere i segni sulla mia pelle, lei è una donna cattiva, pettegola e inutile, lei riempie il mio letto con rametti di ginestra.]
Sui rametti di ginestra ho già ampiamente parlato qui

FONTI
http://www.educationscotland.gov.uk/scotlandssongs/about/songs/ballads/bothyballads/index.asp http://www.nefa.net/archive/songmusicdance/bothy/ http://www.nefa.net/nefajnr/archive/peopleandlife/land/bothylife.htm http://www.educationscotland.gov.uk/scotlandssongs/primary/genericcontent_tcm4554484.asp
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=9515

MISS FOGARTY’S CHRISTMAS CAKE

“Miss Fogarty’s Christmas cake” (in italiano “Il Dolce di Natale della Signorina Fogarty”) è stata composta da Charles Frank Horn di Middleport, Pennsylvania, e pubblicata nel 1883 da WF Shaw. Horn, un prolifico scrittore di canzoni popolari, nato in Pennsylvania nel 1853, e non di origini irlandesi. La canzone divenne subito popolare tra gli irlandesi-scozzesi per i canti del periodo natalizio e si ritrovano alcune varianti testuali con titoli diversi: “Miss Hollihan’s christmas cake” e anche “Trinity cake”.

Per questa canzone c’è un piccolo mistero: la “Library of Congress” accredita come data di composizione il 1883 (per Miss Fogarty), mentre la “National Library of Scotland” fa risalire l’originale a un broadside scozzese del 1880-1900 (per Miss Hooligan).
PuddingIl dolce “incriminato” non è altro che il Plum Pudding, il più popolare dei dolci natalizi inglesi in epoca vittoriana, consacrato da Charles Dickens nel suo “A Christmas Carol”, una specie di budino di pane come quello che facevano le nostre nonne solo molto più ricco ed elaborato, ma ahimè indigesto se non cucinato bene. (per la ricetta continua)

Per rendere più digeribile il christmas pudding occorre cuocerlo a lungo in bagnomaria. In genere si prepara cinque settimane prima di Natale. Al momento di servire si cuoce ancora per un’altra ora! In epoca vittoriana era cucinato in un modo insolito per noi, ovvero chiudendo tutto il composto in un panno ben legato all’estremità che veniva immerso nell’acqua bollente per 3-4 ore.

The secret of making plum pudding light and digestible lies in properly preparing the suet, mincing the currants, and boiling a sufficient time. Puddings made with breadcrumbs are lighter than those made wholly of flour; and a mixture of the two makes the best pudding. Plum puddings may be made some time before Christmas, and, having been boiled, the cloth must be opened out, but not taken off the pudding, and dried. Wrapped in paper, and stored in a dry place, puddings will keep good for several months, and only require to be boiled for an hour at the time of serving. Household Words, A weekly journal, vol 2, 1882. Charles Dickens

ASCOLTA Irish Rovers in “The Best of Irish Rovers” 1999

La versione testuale degli Irish Rovers è leggermente modificata rispetto al testo di C.H. Horn


I
As I sat in my window last evening,
a letterman brought it to me
A little gilt-edged invitation sayin’
“Gilhooley come over to tea”
each christmas the Fogarties sent it.
So I went just for old friendships sake.
The first thing they gave me to tackle
Was a slice of Miss Fogarty’s cake.
Chorus:
There were plums and prunes and cherries,
There were citrons and raisins and cinnamon, too
There was nutmeg, cloves and berries
And a crust that was nailed on with glue
There were caraway seeds in abundance
Such that work up a fine stomach ache
That could kill a man twice after eating a slice
Of Miss Fogarty’s Christmas cake.
II
Miss Mulligan wanted to try it,
But really it wasn’t no use
For we worked in it over an hour
And we couldn’t get none of it loose
Till Murphy came in with a hatchet
And Kelly came in with a saw
That cake was enough be the powers above
For to paralyze any man’s jaws
III
Miss Fogarty proud as a peacock,
Kept smiling and blinking away
Till she flipped over Flanagans brogans
And she spilt the homebrew in her tea
Aye Gilhooley she says you’re not eatin,
Try a little bit more for me sake
And no Miss Fogarty says I,
For I’ve had quite enough of your cake
IV
Maloney was took with the colic,
O’Donald’s a pain in his head
Mc’Naughton lay down on the sofa,
And he swore that he wished he was dead
Miss Bailey went into hysterics
And there she did wriggle and shake
And everyone swore they were poisoned
Just from eating Miss Fogarty’s cake
TRADUZIONE di Cattia Salto
I
Appena mi sono messo alla finestra ieri sera, il postino mi ha portato un piccolo invito dai bordi dorati che diceva “Gilhooley vieni a prendere il tè”, ogni Natale i Fogarty lo mandano. Così sono andato solo per la vecchia amicizia tra di noi.
La prima cosa in cui mi sono imbattuto era una fetta di torta di Miss Fogarty.
Coro: C’erano susine e prugne e ciliegie, c’erano anche limoni e uvetta e cannella,
c’era noce moscata, chiodi di garofano e bacche e una crosta che è stata appiccicata con la colla,
c’erano semi di cumino in abbondanza da far venire un bel mal di stomaco,
che potrebbe uccidere un uomo due volte dopo aver mangiato una fetta della torta di Natale di Miss Fogarty.

II
La signorina Mulligan lo voleva assaggiare,
ma tutto è stato inutile
che ci abbiamo provato per più di un’ora e non ci siamo riusciti
finchè Murphy venne con un’accetta e Kelly con una sega, quella torta era abbastanza visti i poteri di cui sopra
da paralizzare le mascelle di ogni uomo.
III
La signorina Fogarty orgogliosa come un pavone, continuò a sorridere e ad ammiccare finché ha travolto gli scarponi di Flanagan
e ha versato il whisky nel suo tè “Gilhooley -dice- ma non avete mangiato, sforzatevi po’ per amor mio” “Oh no signorina Fogarty -dico io – perchè sono sazio della vostra torta”.
IV
Maloney è stato colto dalla colica, O’Donald da un dolore alla testa, Mc’Naughton si sdraiò sul divano
e giurò che avrebbe voluto morire, la signorina Bailey è diventata isterica e si è messa in agitazione
e tutti giuravamo di essere avvelenati per aver mangiato la torta della signorina Fogarty.

FONTI
http://www.nyfolklore.org/pubs/voic33-3-4/cake.html

IL GIORNO DI SANTA LUCIA

Il 13 dicembre segna l’inizio del Natale in Svezia e in Norvegia, giorno in cui si festeggia Santa Lucia: messaggera di luce proprio come il suo nome (lux, lucis). In Italia si dice “Santa Lucia il giorno più corto che ci sia” ma in realtà lo era un tempo, con il vecchio calendario giuliano,  quando la festa della Santa per via dello sfasamento tra i giorni contati (in modo impreciso) dal calendario civile e quelli del calendario solare cadeva al Solstizio d’Inverno. La confusione è nata con l’introduzione del calendario gregoriano che ha rimesso a posto il tempo, ma ha elimsanta-lucia-bommerinato dal vecchio calendario un bel po’ di giorni.

Lucia pare fosse una ragazza siciliana cristiana (per la precisione di Siracusa) vissuta nel ultimo ventennio degli anni del 200 a.C. che piuttosto di sposarsi con un pagano preferì la morte per martirio. In effetti una Lucia venne martirizzata a Siracusa durante la persecuzione di Diocleziano, ma non si sa come e perchè.
La fantasia popolare ha poi innestato sulla narrazione pseudo-storica la leggenda che Lucia si fosse strappata gli occhi, qualificandola come protettrice della vista; così viene ritratta con la coppa che contiene i suoi occhi.
La santa è una delle tante varianti di Demetra la dea greca che nei riti eleusini era collegata al mito di morte e rinascita di Madre Natura (Demetra e Core o Persefone): così al solstizio d’inverno anticamente in Sicilia (ovvero la Magna Grecia) si invocava Demetra dea della luce perchè riportasse la luce e l’abbondanza delle messi.

LA SANTA E L’ASINELLO

Prima che Babbo Natale diventasse l’internazionale dispensatore di regali per i bambini, era Santa Lucia a volare sui campi ricoperti di neve con una corona di luce sopra i capelli, e ancora oggi in alcune regioni d’Italia (ad esempio nel Trentino occidentale, nel Veneto, nel Bergamasco e nella Brianza) si aspetta Santa Lucia, che passa nella notte tra il 12 e il 13 dicembre a cavallo del suo asino per portare regali ai bambini. Per mandare a letto i bambini impazienti, che volevano restare svegli per vedere la Santa, li si spaventava dicendo che lei li avrebbe accecati con la cenere del camino e sarebbe passata oltre senza lasciare i doni. Così la santa svolge un po’ le funzioni dell’italica Befana: premia i bambini buoni con piccoli doni, dolcetti e torroncini, ma anche frutta secca ed arance, invece ai bambini cattivi porta solo carbone.
La venerazione della Santa dal Sud al Nord d’Italia è legato al tortuoso percorso delle sue reliquie in particolar modo nel Medioevo sotto la Repubblica di Venezia. Il corpo della santa, prelevato in epoca antica dai Bizantini a Siracusa, è stato successivamente trafugato dai Veneziani quando, partiti per le Crociate, saccheggiarono invece Costantinopoli. Oggi il corpo è conservato e venerato nella chiesa di San Geremia a Venezia.

LA SANTA IN SVEZIA E MISS LUCIA

Nei paesi scandinavi anche la Chiesa Luterana stranamente celebra la Santa: in Svezia in suo onore, le figlie maggiori della famiglia si alzano prima dell’alba, vestite di una camicia da notte bianca e coronate con rami di biancospino o d’edera e 7 o 12 candele accese. Portano, aiutate dai più piccoli (che rappresentano le stelle), la colazione agli adulti della casa, ossia caffè nero e un dolcetto speciale chiamato in svedese Lussekatt. In teoria i dolcetti dovrebbero essere preparati la mattina stessa, ma più spesso vengono solo infornati o sono serviti quelli preparati il giorno prima. I bambini si mettono in coda dietro Lucia, l’unica con corona di candele, in processione (luciatåget ossia il treno di Lucia), cantano le canzoni tradizionali e l’immancabile Luciasången.
L’usanza è nata nel 1700 tra le famiglie alto-borghesi della zona intorno al lago Vänern, adesso è diventata occasione dell’elezione di Miss Lucia, così le città della Svezia il 12 e il 13 dicembre brulicano di belle ragazze in vestaglia bianca fermata da una cintura rossa in vita , che cantano la canzone di Santa Lucia e salutano con la mano nei supermercati e nelle chiese, offrendo sorrisi e biscotti. Quindi anche se il giorno non è considerato festivo è come se lo fosse perchè nelle scuole e negli uffici è tutto un luciatåget, cori e dolcetti tradizionali.

FESTA DELLA LUCE

Un tripudio di candele, processioni, canti..

Nel tempo si sono stratificati tanti significati legati al giorno solstiziale, così il giorno è rimasto sostanzialmente una festa della luce: grandi falò, sfilate con fiaccole e tante cerimonie piene di candele accese per simboleggiare la vittoria della luce sulle tenebre; Lucia è custode del giorno più corto dell’anno (e perciò cieca ovvero priva di luce) ma nello stesso tempo è testimone del passaggio delle tenebre alla luce, perchè dopo il solstizio le ore di luce cominciano progressivamente ad aumentare allungando così la durata del giorno!

La canzone di Santa Lucia (Luciasången) che gli svedesi cantano con tanto fervore non è altro che l’italianissima “Santa Lucia ovvero la canzone napoletana scritta da Teodoro Cottrau (napoletano di origini francesi se proprio vogliamo cavillare); la canzone originaria non ha niente a che vedere con la Santa, ma con un quartiere popolare di Napoli, guardato dal barcaiolo che si gode il bel panorama dal golfo di Napoli e si commuove nel vedere il suo rione.

A Teodoro Cottrau va attribuita la paternità della notissima canzone Santa Lucia, pubblicata nel 1850, per comporre la quale si ispirò probabilmente all’aria “Com’è bello, quale incanto” della Lucrezia Borgia di Donizetti. I versi del brano celebrano il pittoresco aspetto del rione marinaro di Santa Lucia, intonati da un barcaiolo che invita a fare un giro sulla sua barca, per meglio godere il fresco della sera. La canzone scritta in napoletano ebbe scarso successo: la popolarità voltò le spalle ai versi originali in dialetto, tanto che lo stesso Cottrau pensò ad una versione in lingua italiana, con i testi di Enrico Cossovich, trasformandola nella prima canzone napoletana tradotta nell’idioma dantesco. La rinnovata composizione divenne immediatamente un successo nazionale, conoscendo un trionfo che la proiettò di lì a poco fuori dalla penisola. Ancora oggi la si ritrova nei repertori musicali dei migliori cantanti al mondo, sia lirici che leggeri. (tratto da vedi)

Sul brano però è accesa una disputa, altre fonti riportano che il testo sia stato scritto dal barone Michele Zezza e pubblicato dal Cottrau in qualità di editore e compositore per la parte musicale, successivamente tradotto in italiano dallo stesso Cottrau per sancire l’unità d’Italia anche con le canzoni. La versione che però rese il brano famoso a livello mondiale fu quella del poeta e giornalista Enrico Cossovich (1822-1911)

barcarola-napoli

ASCOLTA per i fans di Elvis Presley in “Elvis for Everyone” 1965

Sul mare luccica
l’astro d’argento.
Placida è l’onda;
prospero è il vento.
Venite all’agile
Barchetta mia!
Santa Lucia, Santa Lucia

ASCOLTA la versione in napoletano

Testo Anonimo / Musica di Teodoro   Cottrau
Comme se frícceca
la luna chiena…
lo mare ride,
ll’aria è serena…
Vuje che facite
‘mmiez’a la via?
Santa Lucia!
Santa Lucia!
Stu viento frisco,
fa risciatare,
chi vò’ spassarse
jènno pe’ mare…
E’ pronta e lesta
la varca mia…
Santa Lucia!
Santa Lucia!
La tènna è posta
pe’ fá na cena…
e quanno stace
la panza chiena,
non c’è la mínema
melanconia!
Santa Lucia!
Santa Lucia!
Pòzzo accostare
la varca mia?
Santa Lucia!
Santa Lucia!…

VERSIONE ITALIANO
Sul mare luccica l’astro d’argento.
placida è l’onda; prospero è il vento.
Venite all’agile barchetta mia!
Santa Lucia, Santa Lucia

Con questo zeffiro così soave,
oh! Com’è bello star sulla nave!
su passeggeri venite via!
Santa Lucia, Santa Lucia.
In’ fra le tende bandir la cena,
in una sera così serena.
Chi non dimanda, chi non desia;
Santa Lucia! Santa Lucia!
Mare sì placido, vento sì caro,
scordar fa i triboli al marinaro.
E va gridando con allegria:
Santa Lucia! Santa Lucia!
O dolce Napoli, o suol beato,
ove sorridere, dove il creato,
tu sei l’impero del armonia,
Santa Lucia, Santa Lucia!
Or che tardate, bella è la sera.
Spira un auretta fresca e leggiera.
Venite all’agile barchetta mia!
Santa Lucia, Santa Lucia.

LUCIA SÅNGEN

Il testo del Santa Lucia svedese è ovviamente diverso dalla barcarola napoletana, tutto incentrato sulla data solstiziale: si tratta dell’invocazione ad una celeste dea della luce affinchè scenda sulla terra per farla rinascere.

La tradizione scandinava sembra abbia avuto inizio nel 1764, quando un sacerdote, a Vestergotland, raccontò di essere stato svegliato, nel cuore della notte, da un canto misterioso. Al risveglio vide due fanciulle vestite di bianco, una con un candelabro d’argento acceso e l’alta che stava preparando la colazione sulla tavola. A poco a poco la processione dei bambini dalla prime case delle famiglie aristocratiche di Skane si è diffusa in tutta la Svezia nelle chiese, scuole, ospedali, centri anziani e nei vari luoghi di lavoro in cui Lucia e le sue damigelle portano doni e cantano canzoni .
Alle finestre si sprecano i portacandele accesi che con il calore della fiamma fanno girare i carillon di carta appesi più in alto. Un’altra decorazione molto comune è la corona di grano addobbata con bacche rosse e candele accese (tanto per non dimenticare il legame con Demetra).

La tradizione era diventata così popolare che nel 1927 un quotidiano di Stoccolma ebbe l’idea di inaugurare il primo concorso tra i lettori per votare la Lucia più bella. Da allora ogni anno si elegge una Lucia in ogni città e la “Lucia” dell’Anno è incoronata a Stoccolma da un Premio Nobel della letteratura. Non solo, la Lucia che vince il concorso di Miss vola fino a Siracusa per partecipare ai festeggiamenti siciliani.

Ma la celebrazione di S. Lucia nei paesi scandinavi ha radici profonde: oltre al ricordo della santa, si festeggia la luce che diminuisce fino al prossimo solstizio d’inverno; le fiammelle delle candeline a corona sul capo di Lucia, sono la luce che muore e poi ritorna; le tuniche bianche sono il simbolo della verginità come sacre vestali custodi del fuoco; le processioni sono un presagio rituale della natività e dell’attesa per la vita nascente, nel nuovo ciclo stagionale. Così 12 sono i giorni che separano Santa Lucia dal Natale come dodici sono i giorni del Natale fino alla festa dell’Epifania.

Sankta Lucia, ljusklara hägring,
sprid i vår vinternatt glans av din fägring.
CHORUS
Drömmar med vingesus under oss sia,
tänd dina vita ljus, Sankta Lucia.
Kom i din vita skrud, huld med din maning.
Skänk oss, du julens brud, julfröjders aning.


Natten går tunga fjät, runt gård och stuga.
Kring jord som sol’n förlät, skuggorna ruva.
Då i vårt mörka hus, stiga med tända ljus,
Sankta Lucia, Sankta Lucia.
Natten var stor och stum. Nu hör det svingar,
i alla tysta rum, sus som av vingar.
Se på vår tröskel står vitkläd, med ljus i hår,
Sankta Lucia, Sankta Lucia.
Mörkret skall flykta snart ur jordens dalar.
Så hon ett underbart ord till oss talar.
Dagen skall åter ny, stiga ur rosig sky,
Sankta Lucia, Sankta Lucia.
TRADUZIONE ITALIANO (tratta da vedi)
Ascolta! Nella notte oscura la senti che giunge volando.
Ecco: é la Regina della Luce che canta piena di gioia.
Tutta vestita di bianco, con una corona di luce,
Santa Lucia, Santa Lucia!
Nel buio cielo del Nord splendono fulgide stelle;
ormai il Natale è vicino, brillano tremolanti le candele.
Benvenuta dolce visione, dalla chioma splendente di luce.
Santa Lucia, Santa Lucia!

LE FOCACCINE DI SANTA LUCIA

lussekatterI Lussekatter sono dei panini allo zafferano dalla caratteristica forma ad esse rovesciata. Presentano la caratteristica di essere molto gialli (con tutto lo zafferano che ci si mette!) oltre che deliziosamente profumati, ma non sono molto dolci, essendo più simili come sapore e consistenza a delle brioscine. Sembra che l’origine della ricetta sia tedesca risalente almeno al rinascimento: la forma originaria dei panini era la svastica, noto simbolo archetipo solare ossia la croce uncinata, ma dopo le disastrose associazioni del simbolo con il nazismo anche le focaccine hanno cambiato forma, sono diventate delle mezze croci con le estremità arrotolate a spirale e con un uvetta al centro delle due estremità (forse rappresentano gli occhi strappati alla santa)

Come sempre le ricette hanno spesso gli stessi ingredienti base, ma con dosi diverse eppure l’ingrediente che non deve mancare e che rende il panetto fragrante e soffice è la kesella ossia il kvarg svedese che corrisponde ad un formaggio tedesco, il quark. Sono dolcetti da mangiare in giornata perchè lasciati all’aria aperta induriscono, ma se proprio avanzano si possono congelare.

Per la preparazione vi consiglio di seguire la ricetta passo passo di Joe Pastry, specialmente per come fare ad arrotolare a girella le estremità vedi

LA RICETTA
(per non esagerare con le dosi è meglio tenersi sul mezzo kilo di farina e si consiglia la manitoba perchè quella più adatta per le lunghe lievitazioni vedere tabella)

500 g di farina bianca manitoba, 75- 100 g di burro, 125 gr di quark o l’italico mascarpone se non lo trovate oppure il Philadelphia (l’utlima alternativa è la panna acida), ma potete sempre prepararvi in casa il mascarpone (vedi), 250 ml di latte intero , Zafferano: ovviamente non può mancare ma le dosi variano anche in base al portafoglio.. possono bastare 2 bustine se proprio dobbiamo fare economia, ma se ne dovrebbero usare 9 (0,5 gr), 1 pizzico di sale , 100 o 120 g di zucchero, 25 g di lievito di birra in cubetti o liofilizzato, 1 uovo intero per l’impasto e 1 tuorlo per la doratura, Uva passa

Preparazione:
1. Per prima cosa si scioglie lo zafferano (se non è già in polvere schiacciare i pistilli con il mortaio) nel latte scaldato prima a ebollizione e lasciato cuocere a fuoco lento mescolando bene. Far raffreddare finchè è tiepido. Alcuni in questa fase aggiungono già il burro che viene fatto quindi sciogliere altri preferiscono unire il burro più tardi

2. In una ciotola sbriciolate il lievito di birra, versateci sopra il latte tiepido (attenzione che se è troppo caldo uccide tutti gli enzimi del lievito e il nostro pan-dolce non lievita più), e aggiungete tutti gli altri ingredienti (io in genere procedo così: mescolo bene tutti gli ingredienti secchi in una ciotola, quindi farina, zucchero, sale -lo zafferano lo abbiamo già aggiunto nel latte – se il lievito di birra è liofilizzato lo metto insieme al secco se invece è in cubetto lo sbriciolo stando sopra alla ciotola versandoci il liquido tiepido). Man mano che lavoro l’impasto aggiungo la parte umida (uovo intero, il latte, il formaggio ed eventualmente se non aggiunto prima, un po’ alla volta i pezzi di burro a temperatura ambiente) Si impasta proprio come per fare il pane (vedi) -ma se voi volete usare la planetaria..

Ovviamente regolatevi se l’impasto vi sembra troppo morbido aggiungete della farina se è troppo duro aggiungete del latte.

3. Lasciate lievitare per circa 45 minuti in un luogo tiepido (coprite con un telo bagnato nell’acqua e strizzato, si sa che il lievito ama starsene all’umido e al calduccio). Se siete dei perfezionisti e avete molto tempo potete riprendere l’impasto impastarlo ancora per 5 minuti e poi lasciarlo a riposo un’altra mezz’oretta. Ma siccome di lievito nella ricetta ne abbiamo messo tanto a mio avviso si può passare direttamente alla porzionatura. Se avete preparato tanta pasta potete a questo punto congelare l’eccedenza o metterla in frigo per qualche giorno e riprenderla quando ne avete bisogno.

4. Sulla spianatoia infarinata dividete l’impasto in 14-16 parti uguali (procedete sempre dividendo per metà). Prendete un tocco di pasta arrotolatelo a salsicciotto (lungo una spanna), e schiacciatelo con il mattarello o un qualunque attrezzo adatto che vi trovate in cucina, quindi partite da un’estremità ad arrotolare a spirale, arrivati circa a metà rigirate il pezzo e ripartite ad arrotolare dall’altra estremità fino a farle congiungere al centro del tubo di pasta.

5. Mettete l’uvetta in ogni girella e posateli in una teglia abbastanza distanziati perchè gonfieranno ancora e parecchio, lasciate lievitare per un 15-30 minuti (il tempo che ci mettete per preparare la teglia successiva) quindi spennellateli con il rosso dell’uovo sbattuto (io preferisco non spostarli e quindi uso la stessa teglia anche per infornare) e cuocere in forno a 220-250° e per circa 12-15 minuti (ognuno conosce il suo forno, se non avete quello ventilato -io ad esempio d’inverno cucino nella stufa a legna – a metà cottura rigiro la teglia per distribuire il calore in modo uniforme). Fate raffreddare su una griglia.

FONTI
http://www.vastospa.it/html/tradizione/trad_festa_s_lucia.htm
http://www.cefaleecampania.it/n7-santalucia-canzone.html
http://www.carasantalucia.it/tradizioni/mondo/
Svezia/DanimarcaSvezia.htm

http://nonsolopolpette.wordpress.com/2013/01/03/en-riktig-svensk-jul-part-iii-zafferano-demonio-e-lussekatter/

THE BOAR’S HEAD

Le festività natalizie che si svolgono nel cuore dell’inverno sono ricche di stratificazioni di credenze e rituali, antichi come l’alba dell’uomo. Il passaggio del sole nel cielo solstiziale che segna il giorno più corto dell’anno era accolto un tempo con grande timore nella paura che il gelo e l’oscurità potessero sconfiggere la luce. Così il solstizio d’inverno fissato dal calendario il 21 dicembre segnava il primo giorno delle feste invernali e la dodicesima notte era il 2 gennaio. Secondo l’usanza attualmente accreditata il conto dei giorni parte invece dal 26 dicembre ovvero il “Giorno Santo” e si conclude il 6 gennaio, ovvero l’Epifaniache tutte le feste spazza via“.

LA FESTA DEL SANGUE

Quando la festa di Natale era ancora la festa di Yule presso i norreni si venerava Freyr (che significa semplicemente Signore, latinizzato in Fricco oppure anglicizzato in Frey), dio della bellezza e della fecondità equivalente per molti aspetti al Lug celtico. Nell’Edda in prosa è descritto insieme alla sorella Freyia Erano belli d’aspetto e potenti. Freyr è il più nobile fra gli Æsir; egli governa la pioggia e lo splendore del sole, e quindi i frutti della terra. È bene invocarlo per le messi e per la pace. Egli ha potere sulla prosperità degli uomini.”
In realtà il Mondo a cui appartenevano i due fratelli era quello dei Vanir, gli Æsir erano gli dèi del cielo e della potenza guerriera; mentre i Vanir erano legati alla terra, alla fecondità e al piacere, dopo la guerra tra le due stirpi Freyr e Freyia andarono come ostaggi presso gli Æsir (vedi).

boar-headNel mezzo dell’inverno gli si dedicava la grande festa di Frdblod, “il sacrificio di Freyr” in cui i guerrieri, riuniti nella grande casa del capo, uccidevano i loro cavalli e il sangue era spruzzato sul pavimento e sulle teste dei presenti. Una coppa di sangue veniva passata di mano in mano e solo dopo che tutti avevano bevuto iniziava il grande banchetto. L’usanza del sacrificio rimase nell’abitudine inglese di far sanguinare i cavalli nel giorno di Santo Stefano, santo che finì per assumere alcune caratteristiche di Freyr, e così lo vediamo raffigurato nella pittura svedese a cavallo mentre porta una testa di cinghiale per il banchetto natalizio. Evidentemente si sacrificavano anche cinghiali in onore del dio della fertilità che peraltro aveva un cinghiale dalle setole dorate, dono dei nani, per trainare il suo carro (il prosciutto di Natale è il piatto super-tradizionale della Svezia).

UN CINGHIALE ARROSTO

A Yule prima del tacchino e ancor prima dell’oca sulla tavola di un banchetto medievale c’era la testa di un cinghiale arrostito, con l’immancabile mela o limone in bocca.
Il menù tradizionale del Natale inglese prevedeva sempre gli arrosti di cigni e pavoni, acconciati con tutte le loro penne prima di essere serviti in tavola, ma il piatto forte era la testa di cinghiale arrostita, condita con alloro e rosmarino. Tale usanza si conserva ancora al New College di Oxford, dove la testa di cinghiale viene portata in processione, così come si faceva un tempo.

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Artwork by John A. Hows from Christmas In Art And Song. New York: The Arundel Printing and Publishing Company, 1879

A Oxford la cerimonia prevede che un corteo di studenti preceduti da un cantore (che ovviamente canta The boar’s head in hand bring I..) rechi la testa in trionfo fino a porgerla al rettore, il quale prende il limone dalla bocca del cinghiale e lo dona al cantore, e poi distribuisce agli altri presenti, con un gesto augurale, l’alloro della guarnizione.

All’epoca di Elisabetta I i dodici giorni del Natale erano, per la nobiltà, occasione di festa con quotidiane cene di gale, musica e danze e tanti canti. Ma la notte di Natale la festa si faceva più frenetica, con l’ingresso trionfale del maggiordomo recante la testa di cinghiale su un vassoio d’argento, circondata di mele rosse e appoggiata su un nido di rosmarino e alloro: annunciata dalle trombe, era il segnale del primo brindisi benaugurale e poi tutti si mettevano a tavola. La testa però non era semplicemente una testa arrostita di cinghiale quanto piuttosto il contenuto della testa era cucinato come una specie di soppressata speziata e piccante. Non so di ricette elisabettiane in merito ma.. nella maremma toscana, nota terra di butteri e cinghiali, c’era un modo per cucinare la testa del cinghiale, il trofeo riservato al cacciatore che lo ha ucciso.

LA RICETTA DI LUCIANO BEZZINI

(riportata da Enzo vedi)

Prima di tutto la testa va appesa per alcuni giorni in cantina, e chi non ce l’ha dovrà farsi subito una cantina adatta. Poi, quando smette di sanguinare va rasata a zero, con il rasoio, poi con un ferro rovente ed anche con acqua bollente ed un pezzo di mattone. La testa quindi va disossata lasciando intatta la pelle e mettendo da parte cervello, lingua e gli altri ritagli e va strusciata con limone e poi salata e bagnata con aceto ed olio e poi il tutto va cosparso di odori (ramerino [per i non toscani è il rosmarino], salvia, timo, aglio, alloro, ginepro ) e tenuto un paio di giorni a riposo. Infine si farcisce la testa con la carne battuta e nuovi odori, si chiude legando il tutto ben stretto e si mette in un paiolo. Qui si copre con olio, vino ed acqua nel rapporto 1,2,3 si mette una buccia di arancia, una manciata di uva passita, pinoli sgusciati, mezzo cucchiaio di cioccolato fondente [una concessione più moderna]. Si chiude il paiolo e si mette sul fuoco basso per qualche ora finché il liquido è ritirato e sul fondo si ha solo grasso che borbotta. Si gira e si mette su un tagliere, affettando quando è tiepido.

E sempre dalla Toscana, in quella di Firenze un’altra ricetta di sopressata in cui si mescolano la testa di maiale e di cinghiale vedi

THE BOAR’S HEAD CAROL

La carol è stata data in stampa nel 1521 in Christmase Carolles con il titolo di “A Caroll bringyng in the Bores heed.” Nella terza strofa veniva espressamente citata la festività natalizia

Be gladde lordes, bothe more and lasse
For this hath ordeyned our stewarde
To chere you all this Christmasse,
The Bore’s head with mustarde
.

Ma la versione diventata standard è quella di Thomas Wright stampata nel 1841, oppure quella di William Henry Husk in Songs of the Nativity del 1868.

ASCOLTA The Chieftains in The Bells of Dublin 1991

ASCOLTA Magpie Lane in The Oxford Ramble 1993

ASCOLTA Ken and Lisa Theriot in The Gifts of Midwinter


I
The boar’s head(1) in hand bring I,
Bedeck’d with bays and rosemary.
I pray you, my masters, be merry
Quot estis in convivio(2)
CHORUS
Caput apri defero
Reddens laudes Domino (3)
II
The boar’s head, as I understand,
Is the rarest dish in all the land,
Which thus bedeck’d with a gay garland
Let us servire cantico. (4)
III
Our steward hath provided this
In honour of the King of Bliss;
Which, on this day to be served is
In Reginensi atrio. (5)
TRADUZIONE ITALIANO
I
La testa di cinghiale (1) in mano io porto, guarnita con alloro e rosmarino
vi prego, miei signori, siate gai voi
tutti che siete alla festa (2)
CORO
La testa del cinghiale io porto
per rendere grazie al Signore (3)
II
La testa del cinghiale come apprendo
è il piatto più speciale in tutta la terra,
che così decoriamo con una gaia ghirlanda
cibiamoci e cantiamo (4)
III
Il nostro valletto ce l’ha procurata
in onore del Re della Gioia
e in questo giorno deve essere offerta nella sala della Regina (5)

NOTE
1) la caccia al cinghiale era uno sport praticato nel periodo natalizio, molto amato dalla nobiltà elisabettiana, e la testa di cinghiale servita a Natale è rimasta una tradizione in alcuni college inglesi, e tuttavia il cinghiale selvatico si è estinto in Inghilterra nel 1700.
2)Ye who are now at the feast
3) I bring the boar’s head, returning praise to the Lord
4) Let us serve with a song. In altre versioni è scritto “Servitur cum sinapio = it is served with mustard
5) In the Queen’s hall

FONTI
http://bifrost.it/GERMANI/Schedario/Freyr.html http://www.orkneyjar.com/tradition/yule/yule4.htm
http://www.chefsilvia.it/notizie-eventi-culinari-corsi-sagre/notizie-varie/1294-a-tavola-con-gli-inglesi-medioevali.html http://goldentrail.wordpress.com/2013/08/26/a-month-for-freyr-day-26/ http://www.library.wisc.edu/etext/BookofDays/16450754.html http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/ bores_heed_in_hand_bring_i-sandys.htm

SMOKING BISHOP

Le festività natalizie che si svolgono nel cuore dell’inverno sono ricche di stratificazioni di credenze e rituali, antichi come l’alba dell’uomo. Il passaggio del sole nel cielo solstiziale che segna il giorno più corto dell’anno era accolto un tempo con grande timore nella paura che il gelo e l’oscurità potessero sconfiggere la luce. Così in tempi più recenti il solstizio d’inverno fissato dal calendario il 21 dicembre segnava il primo giorno delle feste invernali. Secondo l’usanza attualmente accreditata il conto dei giorni parte invece dal 26 dicembre ovvero il “Giorno Santo” e si conclude il 6 gennaio, con l’Epifania “che tutte le feste spazza via

Le feste improntate da abbondanti libagioni e freddo polare sono l’occasione per preparare il vino speziato, un toccasana che in epoca medievale era considerato quasi un elisir di lunga vita. E per chi voglia cimentarsi nella preparazione di bevande medievali  ecco la ricetta dell’ippocrasso (vedi)
smoking-bishop

Il nostro italico vin brulè è poca cosa rispetto alla tradizione vittoriana di bevande speziate per riscaldarsi nelle fredde giornate invernali!!
Più genericamente si possono definire come punch con vino speziato e servito fumante con l’aggiunta di chiodi di garofano infilzati nei limoni o nelle arance. Ma a seconda del vino utilizzato abbiamo “un Papa” se il rosso è un Borgogna, “un cardinale” con vino del Reno o champagne, “un vescovo” con il porto..
In particolare lo “smoking bishop” è citato nel racconto di Dickens “A Christmas Carol” la cui ricetta viene aggiunta nelle note per l’edizione del 1907 curata da Gordon Browne: si versa il vino rosso, caldo o freddo, sulle arance amare mature. Si riscalda con zucchero e spezie (chiodi di garofano, anice stellato e cannella) aggiunte a piacere.

Ora esistono due scuole di pensiero in merito al trattamento a caldo del vino: la prima dice che il vino non deve mai bollire e mai superare la temperatura di 80 gradi. Ad 83 gradi, infatti, l’alcool contenuto nel vino evapora, gli aromi delle spezie si alterano e lo zucchero si “decompone”. La seconda ritiene invece che il vino debba bollire per bruciare l’alcool (e quindi viene servito spesso anche fiammato).

Dall’Ottocento ci arrivano svariate ricette più dettagliate per la preparazione dello “Smoking Bishop” dal sapore aspro e fruttato da addolcire a piacere dividendosi sostanzialmente tra quelle che usano i limoni e quelle che usano le arance amare
RICETTA
(tratta da vedi)
6 grandi arance, 2 grandi limoni
8 chiodi di garofano
1 bottiglia (750ml) vino rosso
1 bottiglia (750ml) porto rosso
3 bastoncini di cannella
120 g di zucchero di canna
1/4 cucchiaino di zenzero in polvere
1/4 cucchiaino di cannella in polvere
1/4 cucchiaino di allspice ovvero pepe giamaicano (detto anche pimento)
1/4 cucchiaino di noce moscata

PREPARAZIONE
Il giorno prima : cuocere arance e limoni in forno su una teglia poco profonda (a 120 ° C e fino a quando sono marrone chiaro ovvero dopo circa un’ora e mezza) Eventuali succhi rilasciati durante la cottura vanno aggiunti al vino.
Steccare le arance ei limoni con i chiodi di garofano dritte e metterle in una grande ciotola, con tutte le spezie in polvere e lo zucchero. Versare il vino rosso e mescolare bene per qualche minuto. Coprire e lasciare in un luogo caldo durante la notte o per 24 ore.

Il giorno dopo : tagliare le arance e limoni a metà e spremere tutto il succo nella ciotola del vino. Passare al setaccio nel versare il tutto in una grande casseruola, e spremere bene tutta la polpa contro il setaccio adoperando un cucchiaio. Quindi aggiungere i bastoncini di cannella. Riscaldare il vino a fiamma alta e sobbollire per 5 minuti, poi abbassate il fuoco e aggiungere il porto e cuocere a fiamma bassa per altri 20 minuti. Negli ultimi due minuti alzare la fiamma per far “fumare” il vescovo.

SERVIZIO
Servire fumante in bicchieri resistenti al calore o tazze con spicchi di limone e arancia tagliati al momento.
Opzionale: ulteriore zucchero e grattatina di noce moscata

NOTE (da Taccuini Storici)
Il Pimento, anche chiamato Pepe di Giamaica o Pepe garofanato, è una spezia ricavata dai frutti essiccati della Pimenta dioica, albero sempreverde della famiglia del Mirto. Il pimento è originario dell’America Centrale e dell’area caraibica, in particolare della Giamaica: qui, le estese coltivazioni profumano l’aria tutto intorno nel periodo della fioritura. Dall’aspetto molto simile a quello del pepe, il nome ‘pimento’ deriva dallo spagnolo pimiento (pepe), che venne assegnato alla bacca quando sbarcò in Europa dalle Americhe. In seguito la denominazione venne arricchita ‘di Giamaica’ per distinguere il nuovo prodotto dal vecchio.
Le tonde palline, molto usate nella cucina caraibica, vengono apprezzate per il gusto particolare (intenso e aromatico, poco piccante), che sembra una miscela di spezie diverse. Il sapore ricorda quelli della cannella, del pepe nero, del chiodo di garofano e della noce moscata messi assieme. L’aroma composito giustifica perciò l’appellativo di ‘tutte le spezie’ che questa bacca riceve in inglese (allspice) e in francese (toute-épice).

TUTTI BELLI RILASSATI? Bene e allora riascoltiamoci
una carola recensita l’anno scorso e integrata con nuove riflessioni! vedi

FONTI
http://wdtprs.com/blog/2011/12/smoking-bishop-and-a-cat-named-jeoffry/ http://recipewise.co.uk/smoking-bishop http://thehistorykitchen.com/2012/12/20/drinking-with-charles-dickens-the-smoking-bishop/ http://www.taccuinistorici.it/ita/news/moderna/aromi—spezie/pimento-il-giamaicano.html

ILLUSTRAZIONE: Da Il calendario dell’Avvento di Paul Bommer

HOLLAND HANDKERCHIEF OR THE SUFFOLK MIRACLE

La ballata così come diffusa in Irlanda racconta in forma corrotta una storia ben più complessa di origine medievale (e forse originaria del sud-est europeo), collezionata dal professor Child al numero 272 con il titolo “The Suffolk Miracle” e della quale si trova una versione più simile in un racconto tipico della Cornovaglia.

TUTTA LA STORIA

Lenore di Johann David Schubert

La ballata pare sia stata dimenticata in Inghilterra mentre si ritrova ancora nella tradizione popolare irlandese con il titolo “Holland Hankerchief” e americana (costa Orientale degli USA e Canada). La sintesi della storia, ottenuta dalla comparazione con le sue varianti presso i popoli tedeschi e slavi, è la seguente: due innamorati si giurano amore eterno sia in vita che nella morte, la coppia viene separata e l’uomo muore all’insaputa della donna. Disperata perchè il suo innamorato è ancora lontano, la donna decide di compiere un incantesimo per imporre all’amante il ritorno. Così l’uomo arriva di notte a cavallo e la porta con sé, all’inizio lei non ha paura ma poi inizia a preoccuparsi, giunti davanti alla tomba di un cimitero l’uomo le ordina di entrarci dentro, la donna prende tempo e riesce a fuggire, oppure entra anche lei nella tomba.

Nel racconto della Cornovaglia la donna si getta da cavallo, ma l’uomo la tiene per il vestito che si strappa, nella ballata “The Suffolk Miracle” l’uomo arriva sul cavallo del padre di lei, e cavalca con lei per tutto il paese, poco prima dell’alba riporta lei a casa e il cavallo nella stalla, e quindi ritorna nel mondo dei morti. Ma si tiene il fazzoletto che lei gli aveva legato intorno alla testa; il mal di testa che non si spiega nella ballata è giustificato nel racconto cornico dall’incantesimo.

LA PIANTA DELL’AMORE

Il rito da praticarsi nella notte di Samain (o nel Solstizio d’estate) consiste nel seppellire una manciata di semi di canapa per scoprire chi sarà il proprio vero amore (colui o colei che si sposerà). Il rituale da compiersi nella mezzanotte dei “giorni magici” consiste nel seppellire i semi e recitare la formula

Hemp-seed, I sow thee,
Hemp-seed, grow thee!
And he who will my true-love be
Come after me
And shaw thee(1).
TRADUZIONE
Canapa io ti semino
canapa, io ti sarchio
e chi e più caro al mio cuore
mi venga dietro
e ti colga

NOTE
1) la formula (afrodisiaca-richiamo sessuale) diffusa in Scozia recita “and pou thee” cioè letteralmente “ti tirerà” (pulling) nel senso che raccoglierà. Oppure “shaw thee” ossia “show thyself“, “rivelarsi”.

L’incantesimo era praticato da colei o colui che voleva conoscere il volto del suo vero amore, perchè voltandosi avrebbe visto le sembianze della persona invocata nell’atto di raccogliere la canapa seminata. Nel racconto cornico si riporta un incantesimo simile come rituale per richiamare a sè l’amante lontano.

USI DELLA CANNABIS

Un tempo la canapa era una pianta seminativa utilizzata in agricoltura per la sua fibra (per i tessuti e la carta), come combustibile naturale (altro che il petrolio!) e come alimento (semi, olio e farina  vedi), oggi sono legali solo le varietà con un basso contenuto di THC.
Scrive Michael Pollan nel suo libro “Botanica del desiderio”: “l’antico ideogramma cinese per “canapa”, rappresenta una pianta maschile e una femminile sotto un tetto: la cannabis all’interno dell’edificio della cultura umana. La cannabis fu una delle prime piante a essere addomesticate (probabilmente prima per la fibra, e poi come droga); si coevolvette con il genere umano per oltre diecimila anni, al punto che la sua forma originaria potrebbe non esistere più. Adesso la cannabis è il prodotto del desiderio umano quanto una rosa Bourbon: abbiamo solo un’idea vaga di come potesse essere prima che legasse il proprio destino al nostro.”

Una pianta sacra tra le più antiche colture conosciute dall’umanità, che si coltiva a qualunque latitudine con svariate proprietà curative e molti pregi: cresce veloce ed è economica da mantenere. E’ la storia moderna (anni 20) che relega la cannabis a pianta del diavolo e la mette al bando : gli spinelli sono robaccia da afro-americani e messicani, l’erba dei suonatori di jazz (neri) degli anni Venti e Trenta, la droga del sesso.. (per gli anni 70 fino a oggi consiglio caldamente  la lettura di questo post estratto dalla “Botanica del Desiderio” di Michael Pollan qui)
Ovviamente la cannabis faceva parte dei rituali magici antichi, dell’estasi sacra e afrodisiaca, dispensatrice della gioia: più comunemente si fumavano i fiori della pianta femminile dopo averli fatti seccare e tutte le parti della pianta erano usate per preparare infusi e in cucina.

L’AMANTE VAMPIRO

La ballata è stata stampata in broadside a Londra nel 17° secolo ed è stata rinverdita da Gottfried August Bürger nel 1773 con la pubblicazione di “Lenore” una prefigurazione di un tema caro al romanticismo gotico: quello del vampiro. La tradizione folkloristica radicata nei Balcani colloca il vampiro tra i revenants, una creatura ritornata dalla morte, un non-morto. Nel Settecento il vampirismo venne analizzato dal punto di vista scientifico, ma fu la fascinazione romantica a trasformare i casi clinici in creature maledette, prefigurandole nella poesia, prima che il romanzo The Vampyr di Polidori (1819), ci consegnasse il primo vampiro letterario: un pallido, triste e perverso eroe byroniano.
Gustave Moreau, “La ballade” 1885Infatti l’uomo ritornato della ballata “Lenore” più che uno spettro era un amante demone, in Ungheria è soprannominato lidérc (un incubo) uno spirito richiamato dal dolore umano, che si nutre dell’amore e del dolore di un uomo o di una donna che piange la morte del proprio amante.
Lenore attendeva invano il ritorno del suo innamorato dalla guerra, ma lui era morto su un lontano campo di battaglia: lei passava le notti a piangere insonne a chiedere al suo amante di tornare, e invocava la morte come un sollievo! In una notte di luna piena fu un cavaliere a cavallo ad andare a prenderla con la promessa di portarla nel loro letto nunziale: l’uomo aveva le sembianze del suo innamorato tuttavia ero lo spirito di un demone che la stava portando verso la tomba, il suo tempo era limitato alla notte e sarebbe scomparso all’alba al primo canto del gallo.

LA VERSIONE BRETONE: IL RACCONTO GOTICO

Nel 1879 M Paul Sébillot ha collezionato in Bretagna un racconto che è quasi identico alla ballata inglese (‘Les Deux Fiancés,’ in Littérature orale de la Haute-Bretagne). Due giovani innamorati si promettono amore eterno anche dopo la morte, ma il giovane che è un marinaio, durante una traversata muore in mare, all’insaputa della ragazza. Una notte lui esce dalla tomba, prende un cavallo dalla scuderia del padre di lei, e va a prendere la ragazza. Mentre cavalcano lui dice “La luna è piena e la morte sta cavalcando con te, non hai paura?” E lei gli risponde “Non ho paura finchè tu starai con me
Il ragazzo si lamenta del mal di testa e lei gli lega il suo fazzoletto intorno alla testa. Arrivati alla fattoria della ragazza lei bussa, il padre chiede “Chi è” e la ragazza risponde “Sono tua figlia che hai mandato a chiamare da colui che dovrebbe essere suo marito” E prosegue raccontando che lei gli aveva prestato il suo fazzoletto e lui era appena andato nella stalla per accudire al cavallo; ma il ragazzo è scomparso, e lei muore dal dolore per aver capito che lui era già morto. Quando aprono la bara per seppellire i due insieme trovano il fazzoletto di lei legato intorno alla testa di lui.

LA VERSIONE IRLANDESE

Nella ballata irlandese il racconto gotico si stempera più nella fiaba rimanendo sospesa tra il sogno e il mistero.

ASCOLTA Connie Dover in If Ever I Return 1997: Connie Dover ha imparato la ballata da Cathal McConnell della contea di Fermanagh

ASCOLTA Jim Moray in Sweet England 2010


I
A wealthy squire lived in our town,
He was a man of high renown,
And he had a daughter of beauty bright,/ And the name he gave her was his ‘Heart’s Delight’.
II
Many young men to court her came,
But none of them could her favour gain,
Till there came one, of low degree,
And above them all, how she fancied he.
III
But when her father, he came to know,
That his lovely daughter loved this young man so,
Over fifty miles, he sent her away,
All to deprive her of her wedding day.
IV
One night as she lay in her bedroom,
Her love appeared from out the gloom,
He kissed her cheek, and this did say,
“Arise my darling and come away”.
V
It’s with this young man she got on behind,
And they rode faster than any wind,
They rode on for an hour or more,
Till he cries “my darling, my head feels sore”.
VI
A holland handkerchief she then pulled out,
And with it bound his aching head about,
She held him closer, and this did say,
“My love you’re colder than any clay”.
VII
When they came to her father’s gate,
He says “get down, love the hour is late,
Get down, get down love and go to bed,
And I’ll see this gallant horse is groomed and fed”.
VIII
And when she came to her father’s hall,
“Who’s that, who’s that”, her own father called,
“‘Tis I dear father, did you send for me,
By such a messenger, naming he.”
IX
“Oh no dear daughter, that cannot be,
Your words are false and you lie to me,
For on yon mountain your true love died,
And in the graveyard his body lies”.
X
So straight-ways there went this maiden brave,
and with her friends she exposed
the grave, and there his body,
though six weeks dead,
with a holland handkerchief around his head.
(tradotto da Cattia Salto)
I
Un ricco cavaliere viveva nella nostra città, era un uomo di grande fama
e aveva un figlia di rara
bellezza che si chiamava
“Delizia del cuore”.
II
Vennero molti giovanotti a corteggiarla, ma nessuno di loro otteneva i suoi favori
finchè ne arrivò uno, di origini inferiori,
ma superiore a tutti loro, come lei lo immaginava (1).
III
Ma quando il padre venne
a saperlo, che la sua amata figlia amava questo giovane,
oltre 50 miglia la mandò lontana,
pur di impedirle di sposarsi.
IV
Una sera mentre stava nella camera da letto, il suo amore le apparve fuori dalla finestra, le baciò la guancia e disse “Alzati mia cara e vieni via”
V
Fu a questo giovane che lei si mise dietro ed essi cavalcarono
più veloci del vento,
corsero per un’ora o più
finchè lui gridò “Mia cara, la mia testa mi duole” (2)
VI
Un fazzoletto di tela d’Olanda (3) lei allora tirò fuori,
con cui fasciare la sua testa
dolente.
Lei lo tenne vicino e disse
“Amore mio, sei più freddo della terra”
VII
Quando giunsero alle porte del padre
lui disse “Scendi amore l’ora è tarda,
scendi amore e vai a letto
e mi occuperò che questo intrepido cavallo sia accudito e nutrito”
VIII
E quando lei andò nella sala
padronale
“Che c’è, che c’è” –
gridava il padre-
“Sono io caro padre, mi hai mandato a chiamare da un messaggero”
IX
“Oh no cara figlia, non può essere
tu dici il falso e mi menti, perchè sulla montagna lontana il tuo amore è morto  e nel cimitero il suo corpo è sepolto”
X
Là andò senza meno questa fanciulla coraggiosa
e con i suoi amici disseppellì
la bara e c’era il corpo,
morto da 6 settimane
con un fazzoletto di tela d’Olanda intorno alla testa.

NOTE
1) era cioè il suo ragazzo ideale, su cui fantasticava di innamorarsi
2) il dolore alla testa è indice di un incantesimo in atto che ha richiamato il revenant, vedasi anche qui.
3) la tela di puro lino è detta tela d’Olanda una qualità superiore di lino pregiata per la sua finezza e lavorazione: dal colore particolarmente bianco e una trama fine ma compatta.

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/suffolk-miracle.htm
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_272
http://www.litgothic.com/Texts/child272.html
http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/17/suffolk.htm
http://mainlynorfolk.info/watersons/songs/thehollandhandkerchief.html
http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-HollandHand.html
http://chrsouchon.free.fr/chants/lenore.htm
http://www.letteraturaalfemminile.it/laballatadilenore.htm

http://www.nonsprecare.it/alla-scoperta-dei-semi-di-canapa-preziosa-risorsa-per-lalimentazione
http://www.toscanapa.com/sementi-e-semina-vademecum-coltivazioni-della-canapa-note-introduttive-per-meglio-orientarsi-alle-coltivazioni/
http://www.dolcevitaonline.it/le-10-varieta-di-cannabis-col-piu-alto-contenuto-di-thc/

ILLUSTRAZIONE
Gustave Moreau, “La ballade” 1885: ho preferito questa immagine rispetto alle altre più fosche e cupe dei pre-raffaelliti perchè mantiene un sapore più fiabesco seppure sempre inquietante. Moreau sembra voler inquadrare la raffigurazione del cavaliere nel solco della tradizione sui lidérc facendo sembrare il cimiero del cavaliere simile a una fiamma

 

SOULING SONG

Souling songs sono le canzoni di questua che i poveri (per lo più bambini) cantavano andando di casa in casa a durante le sere tra la fine di ottobre e i primi di novembre in occorrenza della celebrazione di Tutti i Santi (All Hallows Day = All-Souls’ eve) e della Festa dei Morti.

IL BANCHETTO DEI MORTI

Halloween è una pallida eco di Samahin (Samain), che in gaelico significa “Fine dell’Estate”, ovvero il capodanno celtico, una magica notte in cui si chiedeva protezione agli dei per l’arrivo dell’inverno. continua
Anticamente era consuetudine passare di casa in casa durante le celebrazioni della Vigilia di Ognissanti con una piccola processione di persone mascherate guidate dall’”ambasciatore dei defunti” per chiedere la donazione di cibo rituale per il banchetto dei Morti e per il banchetto con cui tutta la comunità avrebbe festeggiato la ricorrenza.

SoulCakes_zps3429dfc5Nel Medioevo in Irlanda e Gran Bretagna si sviluppò l’usanza di preparare un dolce dei morti di forma rotonda, come offerta per saziare la fame dei defunti che si credeva visitassero i vivi durante Samain: per tenerli buoni per tutto l’anno a venire, le massaie preparavano dei dolcetti speciali, che ben presto finirono per saziare gli appetiti molto più terreni e voraci dei poveri! Erano distribuiti in beneficenza oppure dati ai soulers.
Anche in certe regioni d’Italia (Emilia Romagna, o la Sardegna e più in generale nel Sud Italia) era diffusa tra i poveri e i bambini l’usanza della questua del cibo: “Ceci cotti per l’anima dei morti”, cantavano armati di cucchiai e scodelle, davanti alle case dei signorotti. Consuetudini tra cibo e commemorazioni dei morti consolidate da antiche tradizioni più in generale del Mondo Mediterraneo oltre che Nordico.

SOULING

La tradizione del “a-souling” oppure “a-soalin” è identica al wassailing e al caroling natalizio (vedi): qui però in cambio delle torte, spesso chiamate anime (in inglese soul), i questuanti promettevano di recitare delle preghiere per i defunti. Più prosaicamente si diceva che ogni torta mangiata rappresentava un’anima che si liberava dal Purgatorio. L’usanza è spesso vista come l’origine della moderna “Trick or Treating” (in italiano “dolcetto o scherzetto”) dei bambini mascherati da fantasmi o mostri che suonano alle porte delle case chiedendo dei “dolcetti buoni da mangiare”. Già alla fine del 1800 la tradizione di preparare il dolce si era affievolita, e dove ancora sopravviveva l’usanza della questua, si dava ai bambini delle mele o delle monetine: in genere i bambini facevano la questua di giorno.

CHORUS
Soul! soul! for a soul-cake;
Pray, good mistress, for a soul-cake.
One for Peter, two for Paul,
Three for Them who made us all.
Soul! soul! for an apple or two;
If you’ve got no apples, pears will do.
Up with your kettle, and down with your pan;
Give me a good big one, and I’ll be gone.
An apple or pear, a plum or a cherry,
Is a very good thing to make us merry.
CORO
Anime, Anime un dolce per i defunti
Ti prego, Buona signora, una torta dell’anima!
Una (torta o fetta) per Peter, due per Paolo (1), e tre per colui che ci ha creato.

Anime, Anime! Una mela o due
se non avete mele le pere andranno bene.
Sblocca la serratura
e dammene una grande e io me ne andrò.
Una mela o una pera, una susina o una ciliegia
sono buone cose che ci fanno contenti

Un’altra canzone dei Soulers è stata trascritta da John Brand nel suo “Popular Antiquities” (1777) presa direttamente dalle labbra di “the merry pack, who sing them from door to door, on the eve of All – Soul’s Day, in Cheshire”.

Chorus
“Soul day, soul day, Saul
One for Peter, two for Paul,
Three for Him who made us all.
Put your hand in your pocket and pull out your keys,
Go down into the cellar, bring up what you please;
A glass of your wine, or a cup of your beer,
And we’ll never come souling till this time next year.
We are a pack of merry boys, all in a mind,
We are come a souling for what we can find,
Soul, soul, sole of my shoe,
If you have no apples, money will do;
Up with your kettle and down with your pan,
Give us an answer and let us be gone
An apple, a pear, a plum or a cherry,
Any good thing that will make us all merry.
Coro
Il giorno dei Morti
Una (torta o fetta) per Peter, due per Paolo, e tre per colui che ci ha creato.
Metti le mani in tasca e tira fuori le chiavi
e vai giù in cantina e riporta su quello che preferisci;
un bicchiere di vino o una tazza di birra
e non ritorneremo per la questua
fino al Natale del prossimo anno.
Siamo un gruppetto di ragazzotti ben determinati
siamo venuti per la prendere quello che riusciamo a trovare
Anime, anime suole delle mie scarpe
se non hai mele, dei soldini andranno bene;
apri la porta e sblocca la serratura
dacci una risposta e lasciaciandare.
Una mela o una pera, una susina o una ciliegia
delle buone cose che ci fanno tutti contenti

SOUL CAKE

La canzone “Soul cake” nota anche come “A Soalin”, “Souling Song Cheshire” “Hey ho, nobody home” è stata pubblicata (testo e melodia) da Lucy Broadwood e J. A. Fuller Maitland nell’English County Songs nel 1893, riportando la tradizione ancora viva nel Cheshire e nel Shropshire (Midlands Occidentali) del “souling”: la trascrizione era di qualche anno prima per mano del Rev. MP Holme di Tattenhall, Cheshire così come l’aveva sentita da una bambina delle scuole locali. Nel 1963, il gruppo folk americano Peter, Paul e Mary hanno registrato una versione di questa canzone tradizionale, dal titolo “A ‘Soalin” rielaborando la canzone risalente all’epoca elisabettiana “Hey ho, nobody home”.
Durante il regno della regina Elisabetta a seconda della contea o dalle abitudini locali la questua veniva fatta dai più poveri la sera di Santo Stefano o della vigilia di Natale ed era un cattivo auspicio mandare via a mani vuote i questuanti.

HEY HO, NOBODY HOME

Sung As a Round (XVI sec): un canto in canone dal medioevo

ASCOLTA

Voice 1: Hey, ho, nobody home;
Voice 1: Meat nor drink nor money have I none,
Voice 2 : Hey, ho, nobody home;
Voice 1: Yet will I be merry.
Voice 2: Meat nor drink nor money have I none,
Voice 3: Hey, ho, nobody home;
Voice 1: Hey, ho, nobody home;
Voice 2: Yet wiIll be merry.
Voice 3: Meat nor drink nor money have I none,
Voice 1: Meat nor drink nor money have I none,
Voice 2: Yet will I be merry.
Voice 1: Yet will be merry.

ASCOLTA Peter, Paul end Mary live, molto natalizia la versione innesta un popolarissimo carol nella strofa finale

ASCOLTA Sting live (strofe da II a IV)
ASCOLTA in If on a Winter’s Night 2009 la versione più patinata

ASCOLTA Lothlorien


I
Hey ho, nobody home,
meat nor drink nor money have I none
Yet shall we be merry,
hey ho, nobody home
Meat nor drink nor money have I none
Yet shall we be merry,
Hey ho, nobody home

CHORUS
A soul, a soul cake,
please good missus a soul cake.
An apple, a pear, a plum, a cherry,
any good thing to make us all merry,

A soul, a soul cake,
please good missus a soul cake.
One for Peter, two for Paul,
three for Him who made us all.
II
God bless the master of this house,
and the mistress also.
And all the little children
that round your table grow.
The cattle in your stable
and the dog by your front door.
And all that dwell within your gates
we wish you ten times more.
III
Go down into the cellar
and see what you can find.
If the barrels are not empty
we hope you will be kind.
We hope you will be kind
with your apple and strawber’
For we’ll come no more a ‘soalin’
till Xmas time next year.
IV
The streets are very dirty,
my shoes are very thin
I have a little pocket
to put a penny in
If you haven’t got a penny,
a ha’ penny will do
If you haven’t got a ha’ penny
then God bless you
V(4)
Now to the Lord sing praises all you within this place
And with true love and brotherhood
each other now embrace
This holy tide of Christmas,
of beauty and of grace
Oh tidings of comfort and joy

Traduzione  Cattia Salto
I
Ehi, oh c’è nessuno in casa?
Non ho (non porto) cibo nè bevande,
nè denaro
tuttavia ci accontenteremo.
Ehi, oh c’è nessuno in casa?
Non ho cibo nè bevande,
nè denaro
tuttavia ci accontenteremo
Ehi, oh c’è nessuno in casa?
CORO
Anima, una torta dell’anima!
Ti prego, Buona signora, una torta dell’anima! Con mele, pere, susine, ciliegie, ogni cosa buona per renderci tutti più allegri, anima, una torta dell’anima! Ti prego, Buona signora, una torta dell’anima! Una (torta o fetta) per Peter, due per Paolo (1), e tre per colui che ha fatto a  tutti noi.
II
Dio benedica il capo famiglia
e anche sua moglie
e tutti i piccoli bambini
che crescono intorno alla tua tavola.
Il bestiame nella stalla ed il cane davanti la porta (2), e tutti coloro che dimorano entro le vostre mura,
ve ne auguriamo 10 volte tanto.
III
Vai nella cantina
e guarda cosa trovi.
Se i barili non sono vuoti
siamo certi che sarete generosi.
Speriamo che siate generosi
con le vostre mele e birra forte (3)
Poichè non ritorneremo per la questua
fino al Natale del prossimo anno.
IV
Le strade sono molto sporche,
e le mie scarpe sono molto sottili.
Ho una piccola tasca
dove mettere un penny.
Se non hai un penny da dare,
un mezzo penny andrà bene
Se non hai un mezzo penny da dare
allora che Dio ti benedica
V (4)
Ora cantate lodi al Signore voi tutti in questo posto
e in vero segno di amore
e fratellanza
abbracciatevi ora gli uni agli altri,
questo santo periodo del Natale,
di beltà e grazia;
O, novella di conforto e gioia!

NOTE
1) Pietro e Paolo sono i santi della Chiesa romana: Pietro, l’apostolo indicato nei Vangeli canonico come la pietra su cui si fonda la Chiesa e Paolo, che ha diffuso il cattolicesimo tra i gentili
2) strofa alternativa “Likewise young men and maidens, Your cattle and your store”
3) la strofa originaria diceva “With your apples and strong beer” storpiata in strawber’ che ovviamente non sta a indicare le fragole, che non sono di stagione d’inverno e nemmeno si candiscono come le ciliegie o si fanno seccare come la maggior parte della frutta che si consuma d’inverno. La birra forte veniva richiesta da “soulers” adulti.
4) la strofa aggiunta da Paul Stookey proviene dalla Carol “God rest you Merry Gentlemen” (la cui melodia si intreccia con quella di Soul Cake) vedi

LA RICETTA

Con il nome di Soul Cake si indicano molte varianti di dolcetti tradizionali che vanno dal panino dolce alla torta di frutta secca.

Una ricetta che arriva dall’America è come piace a me, con le quantità ad occhio! (tradotto da http://www.greenchronicle.com/recipes/soul_cake_recipe.htm)

3/4 tazze di burro a temperatura ambiente
3/4 zucchero a velo
4 tazze di farina, setacciata
3 tuorli d’uovo
1 cucchiaino di spezie miste (ovvero la Pumpkin Pie Spice già pronta: cannella, macis, zenzero, noce moscata e chiodi di garofano)
1 cucchiaino di pepe della Giamaica
3 cucchiai di uva passa
un po’ di latte

LAVORAZIONE
Lavorare il burro a crema con lo zucchero fino a quando diventa soffice, incorporare i tuorli d’uovo sbattuti, la farina e le spezie e tanto latte quanto basta per ottenere un impasto morbido. Alla fine aggiungere l’uvetta.
Nella ricetta non è chiaro se l’impasto è da stendere e quindi ritagliare in forma tonda o se distribuire a cucchiaiate, come sia non deve risultare troppo morbido perchè deve poter essere inciso con una croce a partire dal centro. Ovviamente la teglia deve essere imburrata o si deve mettere la carta-forno. Cuocere in forno caldo fino a doratura

1172_0In Italia la tradizione è basata principalmente sui biscotti che ricordano vagamente le ossa dei morti o le dita delle mani. In Piemonte sono gli “ossa d’mort” ,a base di mandorle, tra la meringa e l’amaretto, ma possono anche essere una variante delle offelle con fichi secchi, mandorle e uva sultanina (Lombardia e Toscana) o dalla forma di cavalli (Trentino Alto-Adige).

La tradizione del Sud è un’esplosione di colori e di sapori: il torrone napoletano, il marzapane siciliano, la colva o colua pugliese con grano bollito, cioccolato, noci e mandorle, melograno e vino cotto. Anche la consistenza di questi dolci può essere diversissima da morbidi a croccanti o spacca denti.

Assolutamente da provare
FAVE E OSSA D’MORT:
http://www.lericettedellavale.com/biscotti-ossa-di-morto-1657.html
http://cookingbreakdown.blogspot.it/2011/10/ognissanti-e-il-nostro-halloween-fave.html
PANE DEI MORTI:
http://www.ricettemania.it/ricetta-pane-dei-morti-443.html

APPROFONDIMENTO
Samahin: http://ontanomagico.altervista.org/samain.htm

FONTI
http://www.taccuinistorici.it/ita/news/antica/
http://www.taccuinistorici.it/ita/news/moderna/feste-e-tradizioni/santi-e-morti-e-le-fave-nere.htmlusi—curiosita/Cibo-per-i-morti.html

http://www.joe-offer.com/folkinfo/songs/216.html
http://www.mayflowerchorus.org/pdf/A%20Soalin.pdf
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/hey_ho_nobody_home.htm
http://paulbommer.blogspot.it/2010/12/advent-calendar-22nd-mari-lwyd.html
http://www.museumwales.ac.uk/cy/279/

SEA SHANTY: NELSON BLOOD

NELSON’S BLOOD è il curioso nome con cui viene indicato nel gergo marinaresco nientemeno che il Rum o più precisamente la sua versione diluita cioè il grog!

L’origine del nome deriva da una leggenda:  Orazio Nelson (1758-1805) -il più giovane ammiraglio inglese, famoso per le guerre combattute contro Francia e Spagna-  colpito a morte da un fuciliere francese, al culmine della vittoriosa battaglia di Trafalgar che consegnò l’indiscusso primato dei mari alla Gran Bretagna (fino alla prima guerra mondiale), venne “conservato” in un barile di liquore dal 21 ottobre al 4 dicembre prima di poter ricevere gli onori della sepoltura di un eroe. Si mormora che alcuni marinai scontenti per la riduzione delle razioni quotidiane di rum, finirono per attingere alla bara temporanea di Nelson.. ancora più improbabile che una volta tolto il cadavere, il contenuto fosse bevuto alla salute di Nelson, infatti il miscuglio contenuto nella bara di piombo (e non il barile) dove venne deposto il corpo era composto da brandy (e non rum come da leggenda) canfora e mirra!

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Di leggende come queste su Nelson ne circolano molte così Italo Ottonello ricorda che tra i cimeli conservati nel suo castello di Bronte c’è  “un servizio composto da caraffa e bicchieri, con cui Nelson brindò alla vittoria nella sua ultima battaglia” e la didascalia sotto la foto afferma: “Servizio con cui Nelson brindò alla vittoria di Trafalgar”. Mai Nelson avrebbe potuto brindare alla vittoria, perché moribondo, morì prima della fine della battaglia (senza peraltro sapere di aver vinto)” . Italo Ottonello ripercorre nel suo recente articolo pubblicato sulla Rivista Marittima (febbraio 2015) le ultime  vittorie di Orazio Nelson e in particolare l’ultima battaglia di Trafalgar (al quale si rimanda la lettura on-line qui) oppure da scaricare in pdf cliccando su:
Come Lord Nelson si Scavò la bara di Italo Ottonello pubblicato in Rivista Marittima febbraio 2015

We’ll Roll the Old Chariot Along, Roll the Old Chariot e The Golden Chariot sono gli altri nomi con cui questo canto marinaresco (sea shanty) è conosciuto, le origini sono un po’ incerte, chi lo fa derivare a un brano spiritual, chi da un reel scozzese. Il testo è quanto mai standard nella sua ossatura e nello stesso tempo variabile all’infinito nella sua declinazione. Stampato in varie collezioni, nell’Oxford Song Book (1927) leggiamo un ampio assortimento di cibarie, nelle versioni selezionate per l’ascolto le opzioni preferite sono (a parte il grog) lo stufato irlandese e la notte sulla spiaggia (con le ragazze!)

ASCOLTA Mystic Port Chanteymen versione shanty

 

Oh, a drop of Nelson’s blood
wouldn’t do us any harm (x 3)
And we’ll hang on behind
CHORUS:
And we’ll roll the old chariot(1) along (x3)
And we’ll hang on behind
Oh, a plate of Irish stew
Oh, a night on the shore

TRADUZIONE ITALIANO di Cattia Salto
Una goccio di sangue di Nelson
non ci farebbe male (ripete 3 volte)
e ci attaccheremo tutti dietro
CORO
Trascineremo insieme il vecchio carro
(ripete 3 volte) 

e ci attaccheremo tutti dietro
Un piatto di stufato irlandese..
Una notte sulla spiaggia ..

NOTE
1) anche scritto come gold chariot (in italiano il carro dorato)

ASCOLTA Big Al Davies versione popolare con arrangiamento strumentale

Che dopo la prima strofa in merito alla bevuta di Grog passano, con delle ottime immagini nel video a:
little glass of rum
plate of Irish stew
a night upon the shore
little drop of wine

ASCOLTA Capt’n. Black’s Sea Dogges in versione piratesca e tempo più veloce

Nelson’s blood
little glass of wine
little single malt
little mug of beer
little ? (sorry ma non capisco quello che dicono)
night with some girls
a plate of Irish stew (non dicono proprio Irish ..)
a night upon the shore

ASCOLTA Jarvis Cocker in in Rogue’s Gallery 2006 una versione rock un po’ “Pulp”, notevole nello strumentale finale l’aggiunta del vocalizzo che richiama l’eh op di quando si tira (o spinge)

Nelson’s blood
plate of Irish stew
night with some girls

ANELSONSLA RICETTA DEL COCKTAIL

Se la volte fare facile basta miscelare rum con porto rosso (pari quantità), oppure per qualcosa di un po’ meno strong sostituire al rum dello champagne (5 parti di champagne e 1 di porto rosso o anche invertire le dosi se si vuole una colorazione più rossa)

Ma la ricetta più cool è quella di Gerry Jobe che io vi do in versione occhiometrica

1 tazza da caffè di rum scuro
1 cucchiaio da minestra di succo di limone
1 cucchiaino da tè di succo d’arancia
1 cucchiaino da tè di succo d’arancia rossa
1 cucchiaino da tè rum bianco
1 cucchiaino da tè brandy

Mettere tutto nello shaker con il ghiaccio e shekerare servire in bicchieri da long drink con ghiaccio tritato e riempire con Ginger Beer.

FONTI
http://www.shanty.org.uk/archive_songs/nelson-s-blood.html