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Bannocks of Barley

IL BANNOCK SCOZZESE

La preparazione di questa alternativa del pane cotto in forno è antichissima, perchè per ottenere il primo pane nella storia probabilmente si schiacciarono tra due pietre i chicchi dei primi cereali coltivati,  e con l’aggiunta di acqua si cossero in strati sottili su delle pietre piatte poste sul fuoco (o tra la cenere). L’ulteriore variante fu poi la cottura nella padella in ghisa dei traveiller e dei primi pionieri d’oltreoceano.
Il bannock scozzese ha uno spessore maggiore rispetto alle varianti tipo piadina o gallette (come di chiamano in Bretagna) o alle miacce della Valsesia perchè si stende un po’ spesso, circa alto uno o due dita; storicamente è stato il pane dei pionieri americani e canadesi, che però aveva già il suo equivalente tra i popoli nativi i quali lo preparavano con la farina di mais (o con il grano integrale). Le farine d’un tempo erano quelle d’avena o d’orzo che meglio si adattano ai climi estremi del Nord, un pane preparato in fretta e senza lasciarlo lievitare, anche se nel tempo con l’aggiunta di un po’ di lievito, si trasforma in focaccia e con una manciata di uvetta diventa addirittura un dolce. Una cottura ancora alternativa è quello della frittura.
Il problema della cottura sulla fiamma viva di un fuoco da campo è la distribuzione del calore perchè se il fuoco è troppo vivo, si rischia di bruciare la crosta e di lasciare l’interno poco cotto (il mio consiglio è d’imparare direttamente da chi ha già esperienza). In mancanza di padella l’impasto un po’ più denso viene avvolto intorno a un bastoncino di legno e cotto sopra le fiamme.

LA RICETTA DELLE ISOLE ORCADI

I Bannock d’orzo hanno un sapore caratteristico un po’ dolciastro e sono cotti sulla piastra/padella invece che nel forno, perfetti per la vita da campo dei rudi montanari scozzesi (e del rancio dei guerrieri scozzesi).
La ricetta presa da Elizabeth’s kitchen diary è molto semplice: 2 tazze di farina d’orzo, 1 tazza di farina di grano, 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio e 1 di crema di tartaro (ok oggi possiamo usare tranquillamente lo lievito in polvere), un pizzico di sale. L’aggiunta dello lievito rende più appetibile ai palati moderni questo tipo di pane, ma un tempo si doveva trattare di una semplice miscela di farina e acqua, io uso il lievito istantaneo in polvere sciolto nel latticello, ma fate un po’ come vi pare, anche il bicarbonato può andare. Come per tutti gli impasti che devono restare morbidi si devono maneggiare il meno possibile.
Fare una fontanella con tutti gli ingredienti secchi, aggiungere tanto latticello quanto basta per ricavare una palla, (usando la stessa tazza dosare 3/4 di latticello, l’aggiunta della parte liquida è da fare però a occhio, in base alla consistenza da dare all’impasto) spianare la pasta con un po’ di farina dando la forma rotonda -si può fare un unico “pane tondo” (con il segno della croce impresso con il manico di legno) o tagliarlo in quarti.
Scaldare una padella di ghisa (senza ungerla, ma c’è chi la unge)  fino a farla diventare ben calda. Cuocere per circa 5/10 minuti su ogni lato senza scordare i bordi.
Per gustarlo al meglio tagliate il bannock ancora caldo aprendolo in due e spalmateci sopra il burro. Servire caldo con formaggio tipo fontina o asiago (che non è la stessa cosa del formaggio delle Orcadi, ma .. è da provare con i formaggi italiani a pasta semi molle anche quelli erborinati)

LA RICETTA STORICA

Un’altra versione (qui) aggiunge invece le due farine d’orzo e d’avena, sale, un po’ di burro e del latte e suggerisce un curioso procedimento per amalgamare gli ingredienti: sbriciolare il burro nelle farine come quando si prepara la pasta frolla (burro freddo che si consiglia di grattugiare per amalgamare più velocemente) e poi mettere a mollo nel latte in modo che risulti ben bagnato ma non troppo e lasciare riposare 15 minuti. Presumo che questo tipo di preparazione sia dovuta al fatto che si macinino “in casa” i chicchi (usando un frullatore, o il vecchio macinino del caffè) e che quindi non si ottenga una vera e propria farina. Come sia dopo l’ammollo si impasta con della farina d’avena e si procede spianando in forma tonda. Per la cottura in padella indica 15 minuti per lato

IL BANNOCK BISCOTTINO

Diciamolo francamente, la cottura in forno è migliore, l’impasto si cuoce bene anche all’interno, senza rischio di bruciacchiature e mezze cotture come in padella. Così elaborando appena un poco la ricetta precedente si ottengono dei gustosi (per il palato scozzese) biscottini (oatcake) da abbinare a un accostamento agrodolce, tipo formaggio e marmellata (o a burro/formaggio e miele).
La ricetta (qui) una miscela farina di grano (2 tazze) e d’avena (1 tazza), poco zucchero  e lievito, il solito pizzico di sale, burro a temperatura frigo, latte e yogurt (o il latticello se avete appena preparato il burro fresco). Procedere come al solito per la preparazione della pasta frolla (parte secca + burro  grattugiato) poi quando il burro è tutto sbriciolato aggiungere la parte liquida e mescolare con un cucchiaio di legno e poi continuare a impastare aggiungendo della farina fino a quando l’impasto non è più appiccicoso. Invece di usare gli stampini, modellare la pasta come un salame e tagliare a fette spesse 1 cm circa, se invece vogliamo fare dei biscottini rettangolari modellare un salamino più lungo e sottile (come per gli gnocchi). Cuocere a 200° per 10-15 min

IL BANNOCK LIEVITATO

Ed eccoci arrivare alla versione pane dolce lievitato, nella ricetta del Selkirk Bannock (qui e qui) si usa una farina forte (500 gr), lievito di birra, acqua o latte tiepido per attivare la lievitazione, un etto abbondante di burro (100-150 gr), 50/100 gr di zucchero e  uvetta a piacere.
Un tempo era preparato con la farina d’orzo, ma per farlo lievitare bene è preferibile la farina di grano; questo dolce più ricco è probabilmente il Bride bannock (bonnach Bride) descritto da Alexander Carmichael, che le donne sposate preparavano per la festa di Imbolc.

E mentre stiamo ai fornelli ascoltiamoci un po’ di musica tradizionale scozzese

Bannocks o’ bear meal

Sulla melodia tradizionale The Killogie nel 1688 Lord Newbottle scrisse una poesiola satirica, con il titolo di “Cakes o’ Croudy” (Crowdie è una densa pastella di farina e acqua preparata per la cottura sulla piastra). In Scozia questo tipo di satira si dice Pasquil proprio come le nostre “pasquinate” in cui il popolo sfoga il suo malumore verso i potenti. Trasformata da Robert Burns in una canzone giacobita per la raccolta dello “Scots Musical Museum” (1796). Anche James Hogg ha pubblicato un testo simile a quello di Burns con il titolo  “Cakes o’ Croudy”  (“Jacobite Relics”, 1819) che prende anche il titolo di Bannocks o Barley: nella canzone si rende omaggio ai guerrieri dei clan scozzesi (i Montanari della Scozia alta e delle Isole) che combatterono per cercare di rimettere sul trono l’ultimo pretendente della casa Stuart
lads wi the bannocks o’ barley (i ragazzi che mangiano panini d’orzo)

Non posso fare a meno di notare che anche i ribelli irlandesi del 1798 furono associati all’orzo “L’orzo che si muove nel vento”:  pare che sulle fosse comuni dove venivano seppelliti i “croppy boys“, crescesse l’orzo, germogliato dalle razioni di cibo che si portavano in tasca; così lo spirito del nazionalismo irlandese non poteva essere distrutto e tornava a rinasce.

Al momento in rete di Bannocks o Barley si trovano le versioni classiche nelle variazioni di Haydn, oppure nel The Complete Songs of Robert Burns, Vol. 6 (qui)

ASCOLTA Daniela Bechly su Spotify la versione classica su arrangiamento di F.J. Haydn; il testo è però “Argyle is my name” (testo qui)
ASCOLTA in verisone marcia del Gloucester Regiment detta anche “Kinnegad Slashers” (una variante di Brian O’Linn e per questo viene archiviata talvolta come melodia irlandese)

The Kinnegad Slashers
Bannocks o’ Barley Meal

LA VERSIONE DI ROBERT BURNS
Bannocks o’ bear meal (1),
Bannocks o’ barley,
Here’s to the Highlandman’s
Bannocks o’ barley!
I
Wha in a brulyie
Will first cry ‘ a parley’?
Never the lads
Wi the bannocks o’ barley!
II
Wha, in his wae days,
Were loyal to Charlie (2)?
Wha but the lads
Wi the bannocks o’ barley!


LA VERSIONE DI JAMES HOGGS
I
Bannocks o’ bear meal,
Bannocks o’ barley,
Here’s to the Highlandman’s
Bannocks o’ barley!
Wha in a bruilzie
will first cry ” a parley ?”
Never the lads
wi’ the bannocks o’ barley !
II
Wha was it drew
the gude claymore for Charlie ?
Wha was it cowed
the English lowns rarely ?
An’ clawed their backs
at Falkirk (3) fairly ?
Wha but the lads
wi’ the bannocks o’ barley !
III
Wha was’t when hope
was blasted fairly,
Stood in ruin (4)
wi’ bonny Prince Charlie?
An’ ‘neath the Duke’s (5)
bluidy paw dreed fu’ sairly ?
Wha but the lads
wi’ the bannocks o’ barley !
Traduzione italiano di Cattia Salto
Panini (tortino) di farina d’orzo (1),
panini d’orzo
per gli Highlanders
panini d’orzo!
I
Chi nella lotta
griderà per primo “tregua”?
Nessuno dei ragazzi
che mangia panini d’orzo!
II
Chi nei giorni del dolore
fu fedele a Carletto (2)?
Chi se non i ragazzi
che mangiano panini d’orzo?!


Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Panini (tortino) di farina d’orzo,
panini d’orzo
per gli Highlanders
panini d’orzo!
Chi nella lotta
griderà per primo “tregua”?
Nessuno dei ragazzi
che mangia panini d’orzo!
II
Chi ha sferrato il colpo con il suo valoroso spadone per Carletto?
Chi ha intimidito
le canaglie inglesi?
E artigliato finalmente
le loro schiene a Falkirk (3)?
Chi se non i ragazzi
che mangiano panini d’orzo?!
III
Chi fu, quando la speranza
venne spazzata via,
ad ergesi tra le rovine (4)
con il bel Carletto?
E sotto la zampa insanguinata
del Duca (5) tremò pieno di rimpianto?
Chi se non i ragazzi
che mangiano panini d’orzo?!

NOTE
1) bear (che si pronuncia proprio come la parola inglese per “orso” è un tipo particolare d’orzo coltivato nell’antichità nelle isole Orcadi, usato sia per la panificazione che per la birra. Gli storici presumono che sia arrivato nelle isole (Orcadi e Shetland) insieme ai vichinghi, è seminato in primavera e raccolto in estate ( per la sua rapida crescita è detto anche l’orzo dei 90 giorni).
2) il nostro Bonny Prince
3) la battaglia di Falkirk fu la più grande battaglia della Rivolta giacobita combattuta il 17 gennaio 1746 tra gli Inglesi e i sostenitori di Charles Edward Stuart  (vedi) già nel 1298 si era dispitata un’altra battaglia tra gli Inglesi e i ribelli scozzesi di William Wallace, vinta da Edoardo I a caro prezzo. Purtroppo, però, anziché riprendere l’avanzata verso sud,  il principe Carlo Edoardo preferì fermarsi a Inverness con l’intenzione di svernarvi.
4) Christian Souchon nella sua traduzione suggerisce ” si sacrificò fino alla morte”
5) il Duca di Cumberland chiamato dagli amici “il macellaio”, e paragonato ad un orso sanguinario:  gli scozzesi furono sconfitti pochi mesi dopo la vittoria di Falkirk nella battaglia di Culloden, anche quel giorno pioveva era il 16 aprile 1746 continua

FONTI
http://www.cobbler.plus.com/wbc/poems/translations/bannocks_o_bear_meal.htm
http://chrsouchon.free.fr/bannock.htm
http://chrsouchon.free.fr/croudy.htm
http://abcnotation.com/tunePage?a=www.campin.me.uk/Flute/Webrelease/Flute/09Duet/09Duet/0002

RICETTE
http://ontanomagico.altervista.org/alimentazione.html
http://ontanomagico.altervista.org/cereali.htm
http://outlanderkitchen.com/2014/08/13/bannocks-castle-leoch/
https://www.elizabethskitchendiary.co.uk/2013/04/orkney-beremeal-bannocks.html/
https://honey-guide.com/2013/11/24/bere-and-beremeal-bannocks/

https://www.bbcgoodfood.com/recipes/1129665/selkirk-bannock
https://foodanddrink.scotsman.com/food/a-history-of-the-selkirk-bannock-including-recipe-for-making-your-own/

SHROVE TUESDAY&FRITTELLE

HERE WE COME A-SHROVEN

A Carnevale secondo le consuetudini delle questue rituali delle isole Britanniche ecco girare per il villaggio  la solita allegra brigata che canta
Shroven, shroven, here we come a-shroven
a piece of bread, a piece of cheese, a piece of your fat bacon
The roads are very dirty
My boots are very clean
I have a little pocket to put a penny in

L’occasione per i ricchi e benestanti era quella di fare beneficenza per sgravare la coscienza  e  purificarsi dai peccati ( ed esaurire le scorte di cibo “grasso” per l’imminente digiuno quaresimale).
Nel tempo la questua diventa quella dei bambini che preferiscono i dolci al posto di pane e salame e accompagnano il canto con delle minacce di ritorsione nel caso di rifiuto (come per il dolcetto o scherzetto di Halloween).
I’ve come a shro’in
voa a little pancaik
a bit of bread of your baikin’
oa a little truckle cheese o’ your mailin’:
if you gie me a little, I’ll ax o more,
if you don’t gi me notin’, I’ll rattle your door”
(Hertforshire shrovin)

ASCOLTA John Kikpatrick in Make No Bones, 2007 – We Be Come A-shroving (su Spotify)

The Pancake Bakery’, Pieter Aertsen (1560)

PANCAKE DAY o MARTEDÌ GRASSO?

Sulla scia delle crepes per la candelora, ecco la versione pancake per Carnevale, così nelle Isole Britanniche si festeggia la fine del Carnevale nel Martedì Grasso con il Pancake day. Tradizionalmente si celebra 47 giorni prima della Domenica di Pasqua e quindi il Pancake day può cadere tra il 3 febbraio e il 9 marzo.
La ricetta non è mai la stessa e occorre subito fare un distinguo anche se il termine è tradotto con “frittelle” non sono le nostre frittelle tradizionali per Carnevale (che peraltro si differenziano per nomi e preparazioni da Nord a Sud d’Italia) è quindi più corretto tradurre pancakes con frittelle americane in quanto diventate una
ricetta tipica degli Stati Uniti.

Queste “frittelle americane” ricordano le crepes ma sono più piccole e spesse con due differenze sostanziali: si aggiunge un po’ di lievito per far gonfiare l’impasto durante la frittura e la dose dell’impasto da cuocere per ogni frittella è grossomodo il triplo rispetto alla crepe. Per la verità le “frittelle” non sono fritte in modo letterale perchè non vengono immerse nell’olio caldo, ma sono cotte in una padella o piastra appena unta di grasso in modo che l’impasto non attacchi (un po’ di ricette qui)
La versione delle Isole Britanniche prende il nome di Scottish (Scotch) pancake: le ricette variano c’è chi ci mette il burro e chi no come pure le dosi di zucchero ma la base è una pastella di farina, zucchero, uova e latte. Se proprio vogliamo trovare un’origine di queste crepes o cialde o frittelle non c’è però bisogno di scomodare la Francia o la Germania e nemmeno la Grecia, basta guardare alle preparazioni tradizionali della cucina delle isole britanniche e al pane di Beltane (vedi).

Stillleben mit Zinntellern, Steinkrug und Waffeln, 1600

A seconda di come veniva cotto l’impasto base comune in tutte le ricette, prendeva una consistenza diversa, così vennero anche costruite delle apposite “padelle” detti testi e nascono i gaufre o waffle dei paesi germanici e scandinavi, preparati guarda caso per la festa della Candelora e del Martedì Grasso.

GOFRI A GO-GO

Nella tradizione montanara del Piemonte rispuntano con il nome di gòfri o gòffre dell’Alta Val Chisone e Alta Val Susa (ma anche di certe zone della Valle d’Aosta) anche in versione salata.
Un tempo ogni famiglia aveva la sua piastra di ghisa per cuocere sulla stufa a legna (o il fuoco del caminetto) queste cialde, croccanti all’esterno e morbide all’interno,  servite con abbondante miele colato sopra, con il caratteristico disegno a grata che vi resta impresso.
Gaufre [dal franco wafel «favo di miele»] sono i gofri piemontesi e le pizzelle ( o ferratelle) abruzzesi/molisane. Una variante ingegnosa è il canestrello canavesano (ofela o canestrel) di forma rotonda come un biscottino. Attenzione che con lo stesso nome s’indica anche un biscottino di pasta frolla a forma di fiore con un buco al centro e in effetti l’impasto è simile, si differenzia nella cottura il primo con i “ferri” il secondo nel forno (canestrelli di pasta frolla)

Pieter Bruegel: Combattimento fra Carnevale e Quaresima – 1559 Dettaglio: una donna sta preparando i “gaufre”, le uova sono molto grandi più probabilmente uova d’oca che di gallina

Nella versione più povera la pastella è di sola farina, acqua e lievito di birra e sale con il lardo per ungere la pistra (e il gòfri piemontese era un tempo il sostituto del pane) l’impasto però si arricchisce di uova, zucchero, olio (o burro e latte (e anche in alcune versioni aromatizzato con scorza di limone, vaniglia o rum).
Lasciato a lievitare si mette un po’ di pastella all’interno dei ferri che vengono chiusi e girati in modo regolare sul piano riscaldato. Per il canestrello l’impasto è invece più consistenze come una pasta frolla e viene fatto raffreddare in frigo sotto forma di palline. C’è anche la variante al cacao o con le nocciole macinate fini.

La ricetta della Valsusa
La ricetta del Canavese
La ricetta abruzzese

varietà di canestrelli piemontesi: più spessi e con grigliature rilevate i Canestrelli di Vaie; sottili e con grigliatura leggera quelli di Montanaro; simili a monete medievali quelli di Tonengo di Mazzè, croccanti, sottilissimi e impressi con stemmi di famiglia quelli di Borgofranco d’Ivrea.

FONTI
https://h2g2.com/edited_entry/A698565
https://traditionalcustomsandceremonies.wordpress.com/2015/02/28/custom-survived-east-hendred-shroving/
http://www.girovagate.com/2011/02/il-martedi-grasso-londra-e-il-pancake.html

http://www.babyledweaning.com/2012/its-pancake-day-my-old-grand-mothers-recipe-for-scottish-scotch-pancakes/
http://www.bbc.co.uk/scotland/food/pancake_day_in_scotland.shtml
http://www.alimentipedia.it/pancakes-allo-sciroppo-acero.html
https://www.greenme.it/mangiare/vegetariano-a-vegano/1577-chiacchiere-castagnole-e-sanguinaccio-ricette-vegan
http://www.alimentipedia.it/waffle-waffel-gaufre.html
http://ontanomagico.altervista.org/pane-beltane.htm
http://ontanomagico.altervista.org/imbolc-la-festa-celtica-delle-calende-di-febbraio.html

E LA BARCA VA: IL PRINCIPE E LA BALLERINA, THE SKYE BOAT SONG

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E LA BARCA VA

charlie e flora
Flora e il Bel Carletto

Dopo la rovinosa battaglia di Culloden (1746) Charles Stuart allora ventiseienne, riuscì a fuggire e a restare nascosto per parecchi mesi, protetto dai suoi fedelissimi.
Flora MacDonald aveva 24 anni quando incontrò  il Bonnie Prince e lo aiutò a lasciare le Ebridi, li vediamo raffigurati su una barchetta in balia delle onde, lei si avvolge nello scialle e guarda l’orizzonte, mentre il sole tramonta,  lui rema con foga.
(ecco com’è andata in realtà: Il Principe e la Ballerina)

LA TRAVERSATA IN MARE: LA FUGA DI CHARLES STUART

Il momento della fuga dalle Ebridi Esterne, per quanto “eroicomico”, è ricordato nella canzone “Skye boat song” (in italiano “La barca per Skye” ma anche” la barca per il cielo”) scritta da Sir Harold Boulton nel 1884 su di una melodia tradizionale che si dice sia stata arrangiata da Anne Campbell MacLeod; una decina di anni prima Anne  stava facendo un’escursione sul Loch Coruisk, guarda caso proprio sull’isola di Skye e la sentì cantare da un gruppo di marinai; la canzone era “Cuchag nan Craobh” (in inglese “The Cuckoo in the Grove”) comparsa in stampa nel 1907 in Minstrelsy of the Scottish Highlands, di Alfred Moffat, con un testo attribuito a William Ross (1762 – 1790). La melodia è pertanto quantomeno risalente al tempo della vicenda.

LO IORRAM
Il brano è comparso nel libro Songs of the North pubblicato da Sir Harold Boulton e Anne Campbell MacLeod a Londra nel 1884. Nelle ristampe ed edizioni successive nel commento si fa riferimento alla melodia come a un “iorram” ossia a una canzone ai remi. Non proprio una shanty song un “iorram” (pronuncia ir-ram) aveva la funzione di dare il ritmo ai vogatori ma nello stesso tempo era anche un lamento funebre. Il tempo è in 3/4 o 6/8: la prima battuta è molto accentuata e corrisponde alla fase in cui il remo è sollevato e portato in avanti, 2 e 3 sono il colpo all’indietro. Alcune di queste arie sono ancora suonate nelle Ebridi come valzer.

La canzone è stato un successo: fin da subito circolarono voci che spacciavano il testo come traduzione di una antico canto in gaelico e presto divenne un brano classico della musica celtica e in particolare della musica tradizionale scozzese inserito immancabilmente nelle compilation anche per matrimoni, fatto e rifatto in tutte le salse (dal beat al liscio, jazz, pop, country, rock, dance), innumerevoli le versioni strumentali (da un solo strumento – arpa, cornamusa, chitarra, flauto – o due fino all’orchestra) con arrangiamenti classici, tradizionali, new age, per bande anche militari e corali. Su Spotify è possibile trovare moltissime versioni del brano e proprio per tutti i gusti! Tra quelle strumentali le mie preferite sono quelle con la chitarra di Greg Joy, Pete Lashley, Tom Rennie, ma anche una versione con arpa e flauto di Anne-Elise Keefer e una versione “insolita” (con tanto di basso-tuba o oboe) dei Leaf!

ASCOLTA Carlyle Fraser


CHORUS
Speed bonnie boat,
like a bird on the wing,

Onward, the sailors cry
Carry the lad that’s born to be king
Over the sea to Skye
I
Loud the winds howl,
loud the waves roar,
Thunder clouds rend the air;
Baffled our foe’s stand on the shore
Follow they will not dare
II
Though the waves leap,
soft shall ye sleep
Ocean’s a royal bed
Rocked in the deep,
Flora will keep
Watch by your weary head
III
Many’s the lad fought on that day
Well the claymore could wield
When the night came silently, lay
Dead on Culloden’s field
IV
Burned are our homes, exile and death
Scatter the loyal men
Yet, e’er the sword cool in the sheath,
Charlie will come again
Traduzione italiano Cattia Salto
RITORNELLO
Veloce, bella barca,
come un uccello sulle ali

Avanti! Gridano i marinai!
Porta il ragazzo nato per essere re (1)
oltre il mare a Skye (2)
I
Forte ulula il vento,
forte ruggiscono le onde,
nubi minacciose riempiono il cielo;
frastornati i nostri nemici si fermano a riva e non osano seguirci
II
Benchè i flutti si accavallino,
il tuo sonno sarà docile
e l’oceano il letto del re
cullato dal mare (3),
Flora (4) vigilerà
vegliando sulla tua testa stanca
III
In molti combatterono quel giorno,
brandendo bene le spade, quando la notte venne in silenzio, giacevano morti  sul campo di Culloden (5).
IV
Bruciate le nostre case, esilio o morte,
dispersi gli uomini leali (6),
tuttavia prima che la spada si raffreddi nel fodero,
Carlo verrà di nuovo (7)


NOTE
Lost_Portrait_of_Charles_Edward_Stuart1) Chi era il “Giovane Pretendente”? Probabilmente solo un damerino con l’accento italiano e la passione del brandy, ma quanto fu il fascino che esercitò sugli scozzesi delle Highlandscontinua
2) L’isola di Skye nelle Ebridi Interne, ma suona come “cielo” e quindi una metafora, l’autore lo impalma come eroe nel firmamento
3)  “rocked” è da intendersi, come in molte sea song e sea shanty (e in qualche lullaby), nel senso di dondolio (della culla in particolare)
4) Flora MacDonald (1722 – 1790) che aiutò il principe nella fuga  continua
5) per l’approfondimento ho dedicato un’intera pagina ai Giacobiti vedi
6) la repressione inglese contro i giacobiti e i simpatizzanti fu brutale
7) nel 1884 Charles Stuart era ormai polvere, ma la letteratura romantica manteneva ancora vive le aspirazioni giacobite e i canti infiammavano ancora gli animi

CHARLES STUART “ULTIMO ATTO”

Charles_Edward_Stuart_(1775)Nel 1896 lo scrittore scozzese Robert Louis Stevenson (1850-1894) scrisse una variante con nuove parole, evidentemente non soddisfatto di quanto scritto da un baronetto inglese.

Stevenson mette il canto in bocca allo stesso Charles, vecchio e disfatto nel suo esilio “dorato” tra Roma e Firenze. L’Alfieri ce lo descrive come irragionevole e sempre ubriaco padrone, ovvero querulo, sragionevole e sempre ebro marito (ma doveva avere il dente avvelenato essendo stato per anni l’amante della molto più giovane e bella moglie Luisa di Stolberg-Gedern contessa d’Albany). Il Principe sempre più amareggiato e dedito all’alcol, morì a Roma il 31 gennaio 1788 (abbandonato anche dalla moglie quattro anni prima).

OVER THE SEA TO SKYE
di Robert Louis Stevenson
I
Sing me a song of a lad that is gone,
Say, could that lad be I?
Merry of soul, he sailed on a day
Over the sea to Skye
II
Mull was astern, Rum was on port,
Eigg on the starboard bow.
Glory of youth glowed in his soul,
Where is that glory now?
III
Give me again all that was there,
Give me the sun that shone.
Give me the eyes, give me the soul,
Give me the lad that’s gone.
IV
Billow and breeze, islands and seas,
Mountains of rain and sun;
All that was good, all that was fair,
All that was me is gone.
OLTRE IL MARE PER SKYE
Traduzione italiano Cattia Salto
I
“Cantami del ragazzo del passato
dici, “Potrei essere io quello?”
con l’avventura nel cuore(1), salpò un giorno oltre il mare per Skye.
II
Mull era a poppa, Rum era a babordo, Eigg sulla prua a dritta.
Gloria di gioventù brillava nel suo spirito, dov’è quella gloria ora?
III
Dammi ancora tutto ciò che fu,
dammi il sole che risplendeva
dammi la visione (2), dammi l’anima
dammi il ragazzo del passato
IV
Nuvole e brezza, isole e mari
montagne di pioggia e di sole;
tutto ciò che era buono e giusto
tutto quello che ero, è morto

NOTE
1) “merry of soul” inteso come ” allegro nel cuore, felice” (per esempio She’s a merry little soul)
2) letteralmente dammi gli occhi

LA VERSIONE OUTLANDER

Più recentemente la canzone “Over the Sea to Skye” è stata ripresa nella serie “The Outlander” dalla saga di Diana Gabaldon ed è subito skyemania..
Il testo è modellato sulla versione di Robert Louis Stevenson anche se ogni riferimento al bel Carletto è stato sostituito dal “viaggio nel tempo” della bella Claire Randall  (dal 1945 nel 1743)

ASCOLTA Raya Yarbroug


I
Sing me a song of a lass that is gone…
Say, “would that lass be I?”
Merry of soul, she sailed on a day
Over the sea to Skye.
II
Billow and breeze, islands and seas,
Mountains of rain and sun…
All that was good, all that was fair,
All that was me is gone.
Traduzione italiano Cattia Salto
I
Cantami di una ragazza del passato,
dici, “Potrei essere io quella?”
con l’avventura nel cuore (1) lei salpò un giorno oltre il mare per Skye.
II
Nuvole e brezza, isole e mari,
montagne con la pioggia e il sole
Tutto ciò  che era bello e buono,
tutto quello che ero è morto.

NOTE
1 ) “merry of sou” viene inteso come ” allegro nel cuore, felice”
la strofa in francese
Chante-moi l’histoire d’une fille d’autrefois,
S’agirait-il de moi?
L’ame légère elle prit un jour la mer
Over the sea to Skye

Versione ulteriormente riarrangiata da Bear McCreary in seguito al successo della serie e completata con le strofe di Robert Louis Stevenson
Outlander -The Skye Boat Song(Extended)

Outlander season II -The Skye Boat Song La versione francese

Per l’ambientazione nel Mar dei Caraibi Bear McCreary ha ulteriormente arrangianto la vecchia melodia tradizionale scozzese sviluppando l’elemento percussivo e melodico
Outlander Season III

 FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/charlie-hes-my-darling/
http://www.electricscotland.com/history/women/wih9.htm
http://www.windsorscottish.com/pl-others-fmacdonald.php
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=31609
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=94755

PULLING THE SEA-DULSE

Da secoli le popolazioni che vivono lungo le coste hanno imparato a raccogliere, per il consumo abituale, diverse qualità di alghe.
In particolare in Scozia e Irlanda le alghe dulse e il muschio irlandese hanno sempre fatto parte della dieta degli abitanti costieri.

dulse_3276643cSimile ad una manina con le dita aperte di un rosso porpora l’alga dulse cresce lungo le coste dell’Atlantico del Nord e del Pacifico Nord-Occidental ed è un superfood, ricca ferro, calcio, potassio vitamine, aminoacidi (proteine di alta qualità) e sali minerali. Mangiata cruda ha una consistenza elastica tipo chewingum e come tale era consumata dai marinai inglesi del XVII secolo che la masticavano al posto del tabacco. Ha un sapore molto salato, definito anche come piccante ed è un alimento molto versatile.
Le Alghe sono varie di forma e di gusto così come le verdure di terra: come comparare un porro a una carota, un pomodoro a una zucca? Così vale per una Kombu e una Dulse, una Wakame e una Lattuga di Mare. Per chi prova per la prima volta a cucinare le alghe è consigliabile usarne piccole quantità per avere il tempo di abituarsi ed apprezzare questi nuovi sapori. Quando aprirete il vostro pacchetto di Alghe disidratate non avrete ancora un’idea di come sono questi vegetali marini ma quando le reidraterete le sorprese non mancheranno. Le alghe assumeranno colori vivaci e l’aspetto diventerà immediatamente invitante. Le alghe riprendono vita e vi sentirete immediatamente trasportati sulle onde e sugli spruzzi d’acqua di mare; esse sprigioneranno un delicato profumo di iodio che si diraderà poi durante la cottura.
Cucinare le Alghe offre altrettante possibilità che cucinare le verdure terrestri. Tutti i tipi di cottura sono possibili: bollite, al vapore, stufate, marinate, al forno, saltate, grigliate, fritte, latto-fermentate, crude. I tempi di cottura variano in funzione delle Alghe scelte, dal grado di intenerimento desiderato e dalla ricetta che avrete deciso di preparare. (tratto da qui)

LA RACCOLTA DELLE ALGHE (DULSING)

Le alghe dulse vengono raccolte principalmente in Scozia, Irlanda del Nord, Scandinavia, Islanda e Bretagna nei mesi tra giugno ed ottobre durante le fasi di bassa marea e vendute in foglie oppure macinate: i raccoglitori (in via di estinzione) salpano alle prime ore del mattino con l’alta marea, quando il mare si ritira ecco che le alghe restano attaccate agli scogli e alle rocce lungo la linea del basso fondale e vengono raccolte a mano. Per l’autoconsumo la raccolta di piccole quantità viene fatta direttamente a riva, tra gli scogli. Le alghe sono poi stese sulla spiaggia ad asciugare, alla fine si arrotolano in grosse balle e sono portate agli stabilimenti per il trattamento e il confezionamento.
E’ essenziale che le acque del mare in cui avviene la raccolta siano non inquinate (le alghe assorbono grandi quantità di inquinanti -fertilizzanti e metalli pesanti perciò sono anche dei validi spazzini del mare..) e che la filiera della produzione garantisca alta standard qualitativi.

ADÓ, ADÉ

Dalle isole Ebridi ci viene questo canto dei raccoglitori di alghe rosse (dulse), raccolto da Marjorie Kennedy-Fraser e tradotto in inglese per il suo “Songs of the Hebrides”

ASCOLTA Quadriga Consort (voce Elisabeth Kaplan)

ASCOLTA The Salt Flats in tutt’altro arrangiamento


CHORUS
Adó, Adé
Clings dulse to the sea rock
Clings heart to the loved one
Be’t high tide or low tide
Adó, Adé.
I
Pulling the dulse
by the sea rocks at low tide,
Ne’er pull I thy love(1), lad,
be’t high tide or low.
II
Shoreward the sea mew
comes flying at low tide,
But seaward my heart flies out
seaward to thee(2).
Traduzione italiano di Cattia Salto
CORO
Adó, Adé
come alga attaccata allo scoglio,
si aggrappa il cuore all’amato
con l’alta che con la bassa marea
Adó, Adé
I
Raccogliendo le alghe
dagli scogli con la bassa marea
non mi allontano mai dal tuo amore(1), ragazzo che ci sia alta o bassa marea
II
Il gabbiano verso riva
viene volando con la bassa marea
ma dal mare il mio cuore vola via
dal mare fino a te(2)

NOTE
1) vuol dire che serba la fedeltà verso l’innamorato
2) con buona probabilità emigrato in America o imbarcato su qualche nave come marinaio (ad esempio su una baleniera).

seconda parte continua

FONTI
http://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/alga-duileasg/
http://www.materiarinnovabile.it/art/100/Alghe_meno_raccolta_piu_produzione

BROSE AND BUTTER A BOTHY BALLAD

“Brose and Butter” è tra le più famose vecchie “bothy ballads“ dell’Ayrshire (Scozia del Sud) che Robert Burns scrisse nell’autunno del 1785: il testo è a doppio senso sia culinario che sessuale, infatti si parla di una cena che in realtà  è un rapporto sessuale. Non è acclarato se il testo sia solo una trascrizione di un vecchio brano tradizionale. Nella raccolta di David Herd Ancient and modern Scottish songs” (1776) la canzone è di due strofe oltre al coro, è lecito presumere quindi che le restanti strofe siano state scritte da Robert Burns.

LA MELODIA

Peacock Follow(ed) the Hen (slip jig) (vedi)
ALTRI TITOLI: Cuddle Me Cuddy, Here We Go Up, Up, Up, Mad Moll, Up And Down Again, Yellow Stockings.
ASCOLTA Breabach – Brose & Butter/ Rattlin Roarin Willie (Celtic Connections 2017) in un notevole arrangiamento della versione melodica di Brose & Butter

ASCOLTA Ossian in Ossian 1977 seguono due jigs: Monaghan Jig/Jackson’s Bottle of Brandy

ASCOLTA Eddi Reader (strofe I, II, III, IV, V, I, II, I, II, I)


O gie my love (1) brose, brose;
O gie my love brose and butter;
An’ gie my Love brose, brose,
Yestreen(2) he wanted his supper.
I
Jenny sits up the laft(3)
Johnny was glad to be at her (4)
there came a wind came out o’ the west made all the windows to clatter 
II
A dow  is a dainty dish
goose is hollow within
the sight would make you blush
but aw the fun is to finishing
III
My daddie sent me to the hill
to pull my minnie some heather
and drive it intae yur fill
yur welcome tae the leather(7)
IV
A mouse is a merry wee beast
the moodiewark(8) wants the een
and oh for the touch o’ the thing
I had in my nieve(9) yestreen
V
The lark(10) she loves the grass
the hen she loves the stubble(11)
and hey for the gardner lad
tae gully away(12) wi’ his dibble(13)
traduzione italiano di Cattia Salto
“Dammi la farinata amore mio
la farinata con il burro;
si, dammi amore mio la farinata”
ieri sera lui voleva la sua cena!
I
Jenny si siede nel soppalco
Johnny era contento di starle vicino
poi venne il vento da occidente
a sbattere tutte le finestre (5)
II
Il piccione (6) è un piatto raffinato
l’oca è cava all’interno,
alla vista ti farebbe arrossire
ma tutto il piacere è nel venire.
III
Il mio paparino mi ha mandato in collina a cogliere per la mammina dell’erica, e mettila dentro il tuo ripieno,  benvenuto nella pelle (7)
IV
Un topo è una bestiola felice
la talpa vuole gli occhi
e oh con un semplice tocco del “coso”
lo avevo in pugno ieri sera
V
L’allodola ama l’erba
la pernice ama le stoppie
e un evviva per il giardiniere
che pianta il suo bastone

ATTENZIONE: QUESTO POST POTREBBE CONTENERE UN LINGUAGGIO OFFENSIVO
NOTE
1) oppure “Johnny get brose
PORRIDGE O BROSE? Gli Scozzesi preferiscono il BROSE ossia il “vero e unico” modo di preparare la farinata d’avena: la differenza rispetto al porridge è che l’avena non subisce cottura ma è solo mescolata vigorosamente in una ciotola con acqua bollente e lasciata riposare per 5 minuti circa, avendo cura di metterci un coperchio in modo che il calore agisca sull’avena. Si mangia con l’aggiunta di sale e latte o latticello e ovviamente si aggiunge anche del burro fresco. C’è anche una versione “rinforzata” della ricetta che prevede l’aggiunta di miele (ovviamente d’erica), panna e whisky.
Oggi si preferisce la versione bevanda detta Atholl brose (una specie di whisky cream) di cui esistono diverse ricette con l’aggiunta di uova, lamponi, erbe aromatiche .. (per la ricetta vedi)
2) Yestreen= last night
3) laft= loft, soffita, in alto; indica il soppalco su cui si collocava il letto nelle abitazioni scandinave
4) nella versione di Burn dice: Jockie wad fain a been at her; letteralmente Johnny era contento di essere con lei (in senso traslato farsela)
5) nella strofa è descritto un accoppiamento sessuale, ricordiamo le ballate in cui il vento soffia birichino a sollevare la coperta (deflorazione)
6) inizia l’elenco culinario di piatti raffinati che in realtà sono ben altro: il piccione è l’organo maschile mentre l’oca quello femminile
7) ancora doppi sensi culinari “leather”  è in senso figurato la “vagina”
8) moodiewark= mole
9) nieve= mano stretta a pugno
10) laverock= lark
11) stibble= stubble, in senso figurato peli pubici
12) gully =dig in senso figurato “fottere”. Lunga è la lista delle canzoni celtiche sui giardinieri, ricche di doppi sensi
13) dibble= bastone appuntito e in senso figurato pene maschile

La versione pubblicata nel The Merry muses of Caledonia (1799-1800), è parzialmente rivista e contiene un’ulteriore strofa:
We a’ were fou yestreen,
The night shall be its brither;
And hey, for a roaring pin
To nail twa wames thegither!

Versione in David Herd
I
JENNY sits up in the laft,
JOCKY wad fain hae been at her,
There cam a wind oot o the wast,
Made a’ the windaes to clatter.
II
A goose is nae guid meat,
A hen is boss within,
In a pie there’s muckle deceit,
A puddin it is a guid thing.

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/brose-butter.htm
http://www.eddireader.net/tracks/erBB.htm http://www.bbc.co.uk/arts/robertburns/works/brose_and_butter/ http://tunearch.org/wiki/Brose_and_Butter http://thesession.org/tunes/1145

THE SHEPHERD’S WIFE: A SCOTTISH SONG ABOUT FOODS AND OTHERS..

The Shepherd’s Wife” anche conosciuta con il titolo “Shepherd O Shepherd” la canzone risale al ‘600 ed è di probabile origine scozzese. Sul caratteristico ritmo di danza s’inserisce un testo di pochi versi ripetuti in un botta e risposta tra la moglie e il pastore: lei vuole che lui ritorni a casa presto e lo attira con allettanti proposte, prima prova con il cibo, e poi gli confessa il suo desiderio di fare sesso; così l’uomo, che all’inizio non riesce a capire subito, quando lei diventa più esplicita, corre di corsa a casa! E’ probabile che Robert Burns abbia riscritto una canzone tradizionale per la pubblicazione sullo “Scots Musical Museum” di Johnson.
The_Highland_Shepherd

Così ci racconta William Stenhouse: “This old comic song appears in Herd’s collection vol 11. It contains two verses more than the copy inserted in the Museum, which were chiefly omitted on the source of delicacy. The pretty tune to which the words are adapted in the Museum was communicated by Burns; but a respectful old lady informed the Editor, that, in her early days, the verses were usually sung to the well known air of “Bab at the Bowster,” alias “The Country Bumpkin.

ASCOLTA Pete Castle 1994
La melodia abbinata non è univoca: Martin Cathy così scrive nelle note: “Also from Dorset is Shepherd O Shepherd, collected by Henry Hammond of Dorchester. Although the song crops up in Scotland many times, this is the only English version. The tune is a modal version of the morris jig Greensleeves. You can find this in the ever-popular Penguin Book of English Folk Songs


CHORUS LASS
Shepherd, o shepherd, will you come home,/Will you come home, will you come home?/Shepherd, o shepherd, will you come home/To your breakfast this morning?
LAD
What have you got for my breakfast,
My breakfast, my breakfast?
What have you got for my breakfast,
For my breakfast this morning?
LASS
Bacon and beans(1) a bellyful,
A bellyful, a bellyful.
Bacon and beans a bellyful
For your breakfast this morning.
CHORUS LAD
My sheep are all in the wilderness,
The wilderness, the wilderness.
Sheep are all in the wilderness
So I cannot come home this morning.
LAD:
What have you got for my dinnertime,
… For my dinner this evening?
LASS:
Pudding and beef(2) a bellyful,
LAD:
What have you got for my lodging,
… For my lodging this night o?
LASS:
Clean sheets and a pretty lass,
LAD:
Then I’ll leave my sheep out in the wilderness,
.. And I will come home this night.
Traduzione italiano di Cattia Salto
LEI
“Pastore oh pastore ci vieni a casa?
Vuoi venire a casa ?
Pastore oh pastore ci vieni a casa?
Per  la tua colazione
del mattino?

LUI
“Cosa ha preparato per colazione,
per la colazione, colazione?
Cosa ha preparato per colazione,
per la colazione del mattino?
LEI
Pancetta e fagioli da rimpinzarsi,
da rimpinzarsi, da rimpinzarsi
Pancetta e fagioli da rimpinzarsi,
per la tua colazione del mattino
LUI
Le pecore sono tutte al pascolo,
i pascoli, i pascoli. Le pecore sono tutte al pascolo così non posso tornare a casa stamattina
LUI
Cosa mi hai preparato per cena,
.. per la cena di stasera?
LEI
Pudding e manzo a volontà
LUI
Che cosa hai preparato per il mio ricovero– per il ricovero di stanotte?
LEI
Lenzaula pulite e una bella ragazza
LUI
Allora lascerò le pecore ai pascoli
e ritornerò a casa stasera!!

NOTE
1) sono i tipici baked beans (fagioli al forno) serviti nella “english breakfast” ricetta
2) roast beef&pudding è un piatto tipico dello Yorkshire servito anche in Scozia: i puppign sono una pastella a base di uova, latte e farina cotta in forno negli stampi dei muffins: si ottiene una specie di soufflé “ammosciati”, come accompagnamento dei piatti a base di carne. Erano cotti in una teglia al di sotto dello spiedo dove cuoceva la carne, in questo modo si insaporivano assorbendo i sughi che colavano da essa. la ricetta 

ASCOLTA James Malcom in Acquaintance- The Songs of Robert Burns, 2007 l’istrionico Malcom in duetto!
ASCOLTA una vecchissima registrazione dei fiorentini Whisky Trail; la melodia è caratterizzata dal ritmo dei cucchiai, uno strumento musicale “povero” sul cui tempo in passato s’improvvisavano dei versi per allungare la durata della musica nelle “veglie” quando tutto il vicinato si ritrovava insieme alla fine di una giornata di lavoro per cantare, danzare e raccontare storie.

ASCOLTA The Poozies in Infinite Blue 1999

VERSIONE ROBERT BURNS 1792
CHORUS
The shepherd’s wife cries o’er the knowe,
‘ Will ye come hame, will ye come hame?’
The shepherd’s wife cries o’er the knowe,
‘ Will ye come hame again e’en jo?’
‘ O what will ye gie me to my supper,
Gin I come hame, gin I come hame,
‘ O what will ye gie me to my supper,
Gin I come hame again e’en jo?’
I
‘ Ye’se get a panfu’ o’ plumpin parridge,
And butter in them, and butter in them,
‘ Ye’se get a panfu’ o’ plumpin parridge,
Gin ye’ll come hame again e’en jo?’
‘ Ha, ha, how! that’s naething that dow,
I winna come hame, I canna come hame;
‘ Ha, ha, how! that’s naething that dow,
I winna come hame gin e’ern jo.’
II
‘ A reekin fat hen, weel fryth’d i’ the pan,
Gin ye’ll come hame, gin ye’ll come hame,
‘ A reekin fat hen, weel fryth’d i’ the pan,
Gin ye’ll come hame again e’en jo?’
‘ Ha, ha, how! that’s naething that dow,
I winna come hame, I canna come hame;
‘ Ha, ha, how! that’s naething that dow,
I winna come hame gin e’ern jo.’
III
‘ A weel made bed and a pair o’ clean sheets,
Gin ye’ll come hame, gin ye’ll come hame,
‘ A weel made bed and a pair o’ clean sheets,
Gin ye’ll come hame again e’en jo?’
‘ Ha, ha, how! that’s naething that dow,
I winna come hame, I canna come hame;
‘ Ha, ha, how! that’s naething that dow,
I winna come hame gin e’ern jo.’
IV
‘ A luvin wife in lily-white linens,
Gin ye’ll come hame, gin ye’ll come hame,
‘ A luvin wife in lily-white linens,
Gin ye’ll come hame again e’en jo?’
‘ Ha, ha, how! that’s something that dow,
I will come hame, I will come hame:
‘ Ha, ha, how! that’s something that dow,
I will come hame again e’en jo.’
Traduzione italiano dei Whisky Trail
CORO
La moglie del pastore chiama attraverso la valle:
“Vieni a casa, oh vuoi venire a casa?”
La moglie del pastore chiama attraverso la valle: “Vuoi venire a casa cuore mio?”
“Cosa mi dai per cena se vengo a casa?
Cosa mi dai per cena se vengo a casa prima di sera, cuore mio?”
I
“Ti do una pentola di polenta col burro dentro
Ti do una pentola di polenta se vieni a casa prima di sera, cuore mio”
“No, non vengo non ho voglia di venire non posso venire
No, non vengo non ho voglia di venire non posso venire a casa”
II
“Ti do un galletto ben cotto in pentola se vieni a casa”
“No non vengo non ho voglia di venire non posso venire
No non vengo non ho voglia di venire non posso venire a casa”
III
“Ti preparo un bel letto con lenzuola pulite se vieni a casa”
“No non vengo non ho voglia di venire non posso venire a casa”
IV
“Due gambe bianche ti aspettano nel letto, vedrai che vieni a casa”
“Questa si che è una bella cosa, aspetta che vengo”

STANDARD ENGLISH qui

FONTI
http://mainlynorfolk.info/martin.carthy/songs/shepherdoshepherd.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=137801
http://www.ramshornstudio.com/shepherds_wife.htm
http://www.cobbler.plus.com/wbc/poems/translations/511.htm
http://thesession.org/tunes/11199
http://thesession.org/tunes/7959

HOGMANAY: BUON ANNO NUOVO!

hogmany-paul-bommerHogmanay è la festa scozzese di capodanno, dall’origine etimologica incerta, alcuni per le assonanze con il francese “homme est Né”, la fanno risalire alla moda francesizzante imperante nel XVI secolo dalle nozze di Giacomo V di Scozia. Per altri  (come ci ricorda Paul Bommer nella sua illustrazione) è una sintesi della frase lum may aye reek o Lang may yer lum reek (=“Possa il tuo camino fumare a lungo!”). Come sia in Scozia erano e sono i giorni di festa invernale che iniziano il 31 dicembre e terminano il 2 gennaio, in alcune località tuttavia i festeggiamenti sono traslati all’11 gennaio ossia l’ultimo giorno dell’anno secondo il calendario giuliano.

I FUOCHI SACRI

Molte  sono le tradizioni locali connesse con l’accensione di fuochi e falò. Ancora praticata in molte case delle Highlands l’usanza di pulire la casa a fondo, di benedire ogni stanza e gli abitanti con dell’acqua di fiume e di bruciare rami di ginepro per saturare la casa con il fumo, per poi aprire tutte le porte e le finestre e far entrare l’aria del nuovo anno. Si pulivano anche i camini e le stufe dalle ceneri.
L’usanza più diffusa era quella di andare in processione fuori dal villaggio, a volte travestiti o mascherati fino a un cerchio di pietre se nelle vicinanze, per accendere una grande pira, fare musica e ballare: il fuoco doveva essere alimentato fino al sorgere del nuovo sole del nuovo anno.

FIRSTFOOT

Si andava a fare visita ai vicini appena dopo lo scoccare della mezzanotte, era consuetudine nel XVIII secolo portare: un uovo, della legna (o del carbone) e un po’ di sale oltre all’immancabile whisky per il brindisi, per augurare tanto cibo, calore, soldi e buon umore.
“.. firstfoot was to bring gifts to the house: an egg, a faggot of wood, a bit of salt — and a bit of whisky, thus insuring that the household would not lack for necessities during the coming year.” – Diana Gabaldon, “The Fiery Cross” (Capitolo 35) del ciclo “Outlander” (in italiano “La straniera”.)

hogmanay

Il firstfoot era occasione di scongiuri: “il primo ospite” doveva essere un uomo alto e scuro di capelli (evidente una volta gli invasori dovevano essere tarchiati e biondi!) perchè avrebbe portato molta fortuna alla casa; ovviamente portavano sfortuna le donne, il medico, il prete, i becchini e chiunque avesse una malformazione o i capelli rossi – il colore delle fate-, e se si apriva la porta ad uno di loro bisognava subito gettare del sale sul fuoco .

firstfoot-1882
Nell’Isola di Man vige un’analoga tradizione e la prima persona a entrare in casa allo scoccare del Nuovo Anno è detto  quaaltagh o qualtagh: così un gruppo di giovanotti va di casa in casa a cantare dei versi benaugurali in gaelico e il primo ad entrare deve avere i capelli scuri.

GAELICO SCOZZESE
Ollock ghennal erriu, as blein feer vie
Seihll as slaynt da’n slane lught-thie;
Bea, gennallys as bioyr eu rv-cheilley.
Shee as graih eddyr mraane’as deiney;
Cooid as cowryn, stock as stoyr.
Palchey puddase as skeddan dy-liooar;
Arran as caashey, eeym as roauyr;
Baase myr lugh ayns ullin ny soalt;
Cadley sauchey tra vees shiu ny lhie,
Gyn feeackle y jiargan, cadley dy mie.
Traduzione inglese  da qui
A Merry Christmas to you,
and a good year;
Luck and health to the whole house;
Life, joy, and sprightliness to every one(1).
Peace and love between men and women;
Goods and riches, stock and store.
Lots of potatoes, herring enough ;
Bread and cheese, and butter and beef.
Death like a mouse in a barn haggart (2);
Sleeping safely when you are in bed,
Undisturbed(3) by the flea’s tooth, sleeping well.
Traduzione italiano
Un Buon Natale a voi
e Buon Anno
Buona sorte e salute all’intera casa;
vita, gioia e felicità
a tutti.
Pace e amore tra uomini e donne;
buone cose e abbondanza nella dispensa e nella cantina.
Un mucchio di patate e tante aringhe; pane e formaggio e burro e arrosti.
La morte vi colga come un topo nel formaggio (2)
dormendo al sicuro quando siete a letto, indisturbati dai morsi delle pulci, per dormire bene

NOTE
1) Literally ” to you together.”
2) The meaning of this is, probably: may death when it comes upon you find you happy and comfortable as a mouse in a well-stocked barn. Ho preferito tradurre con l’immagina classica del topo nel formaggio piuttosto del “topo nel granaio ben fornito”
3) Literally ” without.”

Un tempo si cospargeva di cenere la soglia di casa (dopo aver spazzato bene la casa e pulito il focolare) a scopo divinatorio:
On New Year’s eve, in many of the upland cottages, it is yet customary for the housewife, after raking the fire for the night, and just before stepping into bed, to spread the ashes smooth over the floor with the tongs, in the hope of finding in it, next morning, the track of a foot ; should the toes of this ominous print point towards the door, then, it is believed, a member of the family will die in the course of that year ; but, should the heel of the fairy foot point in that direction, then, it is firmly believed, that the family will be augmented within the same period.”-“Isle of Man” vol. II p. 115, 1845 di Joseph Train (vedi)

UNA FETTA DI BLACK BUN

Il dolce tipico scozzese per il Natale è cotto nella forma del pane in cassetta (o uno stampo rettangolare ma anche uno stampo da caiambella), all’esterno è una pasta frolla ma dentro ha il cuore nero ricco di ribes, uvetta e frutta candita! Il ripieno viene inoltre speziato con zucchero scuro, pepe, zenzero e cannella, mandorle e bagnato con il whisky. Anche per questo dolce è essenziale la lunga cottura a bassa temperatura e si prepara in anticipo per lasciarlo insaporire, perfetto per il tè ma anche con un sorso di whisky.
Si mangia a Capodanno ma originariamente era la versione scozzese della “Torta della Mezzanotte” consumata all’Epifania, introdotta da Maria Stuarda dopo il suo ritorno dalla Francia (1560): all’interno dell’impasto era nascosto un fagiolo e chi lo avesse trovato nella sua fetta sarebbe diventato Re (o Regina) della Festa (vedi).
L’usanza andò presto perduta al seguito dell’abolizione in Scozia della festa del Natale.
La Black bun attuale risale perciò ad un tempo relativamente recente e prende il nome di Scotch Bun o Scotch Christmas Bun.
La ricetta storica risale al 1755 nel libro di cucina “A New and Easy Method of Cookery” di Elizabeth Cleland in cui viene chiamata “A Plumb-cake or bun”.
Il termine Black Bun fu probabilmente coniato da Robert Louis Stevenson  “Currant-loaf is now popular eating in all households. For weeks before the great morning, confectioners display stacks of Scotch bun — a dense, black substance, inimical to life — and full moons of shortbread adorned with mottoes of peel or sugar-plum, in honour of the season and the family affections. ‘ Frae Auld Reekie,’ ‘ A guid New Year to ye a’,’ ‘ For the Auld Folk at Hame,’ are among the most favoured of these devices.” (da Picturesque Notes on Edinburgh,1879) 

LA RICETTA STORICA
di Mrs. Fraser in “The Practice of Cookery” (1791)

Take half a peck of flour, keeping out a little to work it up with ; make a hole in the middle of the flour, and break in sixteen ounces of butter ; pour in a mutchkin (pint) of warm water, and three gills of yeast, and work it up into a smooth dough. If it is not wet enough, put in a little more warm water : then cut off one-third of the dough, and lay it aside for the cover. Take three pounds of stoned raisins, three pounds of cleaned currants, half a pound of blanched almonds cut longwise; candied orange and citron peel cut, of each eight ounces; half an ounce of cloves, an ounce of cinnamon, and two ounces of ginger, all beat and sifted. Mix the spices by themselves, then spread out the dough ; lay the fruit upon it; strew the spices over the fruit, and mix all together. When it is well kneaded, roll out the cover. Cover it neatly, cut it round the sides, prickle it, and bind it with paper to keep it in shape ; set it in a pretty quick oven, and, just before you take it out, glaze the top with a beat egg.

LA RICETTA STORICA
LA RICETTA DI PAUL HOLLYWOOD

Una variante di Dundee detta per l’appunto Dundee cake è invece di forma tonda ed è un impasto lievitato, ricco di burro, mandorle tritate e uvetta sultanina, in cui la Scozia sposa la Spagna (uvetta, mandorle e marmellata e succo d’arancia)

LA RICETTA (in inglese)
LA RICETTA (in italiano)

HANSELLING: Get Up Goodwife and Shake Your Feathers

Gli adulti andavano di porta in porta cantando e gridando “Hogmanay” per condividere dei piccoli doni del nuovo anno (detti “hansel”) per lo più cibi fatti in casa ovvero dolcetti e torte.
I bambini andavano di porta in porta chiedendo una fetta di Black Bun oppure qualche  shortbread, i biscottini al burro, (ricetta qui) era inoltre questo il giorno in cui ricevevano i regali.

ASCOLTA


Get up, goodwife, and shake your feathers(1),
And dinna think that we are beggars;
For we are bairns come out to play,
Get up(2) and gie’s our hogmanay!
Hogmanay’s a bawbee(3), a bawbee, a bawbee,
Hogmanay’s a bawbee to greet the New Year.
Traduzione italiano di Cattia Salto
Alzati, comare,
e datti una mossa,
non credere che siamo mendicanti;
Perché noi siamo i bambini che vanno a cantare,
Alzati e dacci il nostro Hogmanay!
Hogmanay  è un mezzo penny, un mezzo penny, un mezzo penny!
Hogmanay  è un mezzo penny
per augurare il Nuovo Anno

NOTE
1) letteralmente “scuoti le penne”, sottinteso “della coda”  (tail feathers) in senso volgare sta per “muovi il culo”, ma anche “segui il ritmo della danza” ricordate Shake your tail feather dei Blues Brothers?
2) oppure “rise up”
3) moneta scozzese introdotta nel Seicento del valore di mezzo penny

La vera e propria festa  scocca alla mezzanotte tra gli adulti con la visita di parenti, amici e conoscenti, o di chi si trova solo di passaggio, le case sono infatti aperte a tutti: con bevute abbondanti di whisky e idromele, danze e cibo (formaggi stagionati, pasticci e tante torte – non per niente il giorno viene detto anche cake day-) si rinnova la  radicata consuetudine di condivisione comunitaria delle provviste invernali, per iniziare l’anno nell’abbondanza e in compagnia. Una bevanda tipica è l’het pint, la bevanda per il wassail, preparata con birra, whisky, uova, zucchero e una spolverata di noce moscata (ricetta qui)

AULD LANG SYNE

auld-lang-syneLa canzone per gli addii conosciuta in tutto il mondo e di rigore durante il Capodanno scozzese (Hogmanay) per dare l’addio al vecchio anno.
Il titolo è composto da tre termini in scozzese che significano old, long, since tre parole per indicare il tempo passato e che si traducono come “vecchi tempi andati” o “i giorni ormai trascorsi”. continua 

FONTI
http://sarahannelawless.com/2009/12/31/happy-hogmanay/
http://www.tobarandualchais.co.uk/en/fullrecord/39809/1
http://sniff.numachi.com/pages/tiRISEGUDE.html
http://petitepointplace.tumblr.com/post/136393464385/petitepointplace-in-scottish-and-northern
http://www.isle-of-man.com/manxnotebook/fulltext/mb1896/p060.htm
http://www.masseiana.org/brand1.htm#p.538
http://www.isle-of-man.com/manxnotebook/manxsoc/msvol16/p135.htm
http://www.mamalisa.com/blog/an-old-nursery-rhyme-for-the-new-year/
ILLUSTRAZIONE Paul Bommer: http://paulbommer.blogspot.it/2011/01/happy-hogmanay.html