Archivi categoria: RICETTE TRADIZIONALI

SHROVE TUESDAY&FRITTELLE

HERE WE COME A-SHROVEN

A Carnevale secondo le consuetudini delle questue rituali delle isole Britanniche ecco girare per il villaggio  la solita allegra brigata che canta
Shroven, shroven, here we come a-shroven
a piece of bread, a piece of cheese, a piece of your fat bacon
The roads are very dirty
My boots are very clean
I have a little pocket to put a penny in

L’occasione per i ricchi e benestanti era quella di fare beneficenza per sgravare la coscienza  e  purificarsi dai peccati ( ed esaurire le scorte di cibo “grasso” per l’imminente digiuno quaresimale).
Nel tempo la questua diventa quella dei bambini che preferiscono i dolci al posto di pane e salame e accompagnano il canto con delle minacce di ritorsione nel caso di rifiuto (come per il dolcetto o scherzetto di Halloween).
I’ve come a shro’in
voa a little pancaik
a bit of bread of your baikin’
oa a little truckle cheese o’ your mailin’:
if you gie me a little, I’ll ax o more,
if you don’t gi me notin’, I’ll rattle your door”
(Hertforshire shrovin)

ASCOLTA John Kikpatrick in Make No Bones, 2007 – We Be Come A-shroving

PANCAKE DAY

Sulla scia delle crepes per la candelora, ecco la versione pancake per Carnevale, così nelle Isole Britanniche si festeggia la fine del Carnevale nel Martedì Grasso con il Pancake day. Tradizionalmente si celebrava 47 giorni prima della Domenica di Pasqua e quindi il Pancake day poteva cadere tra il 3 febbraio e il 9 marzo.
La ricetta non è mai la stessa e occorre subito fare un distinguo anche se il termine è tradotto con “frittelle” non sono le nostre frittelle tradizionali per Carnevale (che peraltro si differenziano per nomi e preparazioni da Nord a Sud d’Italia) è quindi più corretto tradurre pancakes con frittelle americane in quanto diventate una
ricetta tipica degli Stati Uniti.

Queste “frittelle americane” ricordano le crepes ma sono più piccole e spesse con due differenze sostanziali: si aggiunge un po’ di lievito per far gonfiare l’impasto durante la frittura e la dose dell’impasto da cuocere per ogni frittella è grossomodo il triplo rispetto alla crepe. Per la verità le “frittelle” non sono fritte in modo letterale perchè non vengono immerse nell’olio caldo, ma sono cotte in una padella o piastra appena unta di grasso in modo che l’impasto non attacchi (un po’ di ricette qui)
La versione delle Isole Britanniche prende il nome di Scottish (Scotch) pancake: le ricette variano c’è chi ci mette il burro e chi no come pure le dosi di zucchero ma la base è una pastella di farina, zucchero, uova e latte.

Se proprio vogliamo trovare un’origine di queste crepes o cialde o frittelle non c’è però bisogno di scomodare la Francia o la Germania e nemmeno la Grecia, basta guardare alle preparazioni tradizionali della cucina delle isole britanniche e al pane di Beltane (vedi).
A seconda di come veniva cotto l’impasto base comune in tutte le ricette, prendeva una consistenza diversa, così vennero anche costruite delle apposite “padelle” detti testi e nascono i gaufre o waffle dei paesi germanici e scandinavi, preparati guarda caso per la festa della Candelora e del Martedì Grasso.
Nella tradizione montanara del Piemonte rispuntano con il nome di gòfri o gòffre (specialità dell’Alta Val Chisone e Alta Val Susa ma anche di certe zone della Valle d’Aosta) anche in versione salata.
Un tempo ogni famiglia aveva la sua piastra di ghisa per cuocere sulla stufa a legna queste cialde, croccanti all’esterno e morbide all’interno,  servite con abbondante miele colato sopra: il nome deriva probabilmente dal francese gauffre il favo di miele, per il caratteristico disegno a grata che vi resta impresso.

In Piemonte invece delle frittelle si preferiscono le Chiacchiere di Carnevale, una pasta con burro, zucchero, uova, latte e farina stesa sottile e fritta (olio di arachidi a 170°) “Dolce tipico della tradizione lombarda, le Chiacchiere di Carnevale cambiano nome da regione a regione. Ad esempio al Nord e al sud sono generalmente chiamate con il loro nome d’origine, ma a Mantova e dintorni prendono invece il nome di lattughe, in Toscana si chiamano cenci, in Trentino grostoli, in Liguria bugie, nel Lazio frappe.” (tratto da qui)
Le regole per un buon fritto qui

FONTI
https://traditionalcustomsandceremonies.wordpress.com/2015/02/28/custom-survived-east-hendred-shroving/
http://www.girovagate.com/2011/02/il-martedi-grasso-londra-e-il-pancake.html

http://www.babyledweaning.com/2012/its-pancake-day-my-old-grand-mothers-recipe-for-scottish-scotch-pancakes/
http://www.bbc.co.uk/scotland/food/pancake_day_in_scotland.shtml
http://www.alimentipedia.it/pancakes-allo-sciroppo-acero.html
https://www.greenme.it/mangiare/vegetariano-a-vegano/1577-chiacchiere-castagnole-e-sanguinaccio-ricette-vegan

http://www.alimentipedia.it/waffle-waffel-gaufre.html
http://ontanomagico.altervista.org/pane-beltane.htm
http://ontanomagico.altervista.org/imbolc-la-festa-celtica-delle-calende-di-febbraio.html

WHEN GOOD KING ARTHUR RULED

Lo scricciolo, il piccolo, insignificante uccellino che sverna nelle nostre campagne, è stato tenuto in grande considerazione presso le popolazioni degli Antichi Celti.
In un precedente post ho già riportato le speculazioni di Robert Graves sulla lotta tra Re Agrifoglio e Re Quercia,  una variante di questa lotta è rappresentata dal pettirosso e lo scricciolo, nascosti tra le foglie dei due rispettivi alberi. Lo scricciolo rappresenta l’anno calante, il pettirosso l’anno nuovo e la morte dello scricciolo è un passaggio di morte-rinascita. (vedi)
Animale sacro la cui uccisione era considerata tabù e portatrice di sventura, ma non durante il tempo di Yule perchè in ultima analisi lo scricciolo non era altro che un simbolo solare e la sua uccisione un sacrificio al sole.
Lo scricciolo era anche il simbolo della regalità e nel Medioevo cristiano tutto il rituale della sua morte finì con il sovrapporsi con la morte-sacrificio di Gesù,(vedi) ma anche con la mitica figura di Re Artù.

SEPPELLIRE IL RE

.. the song When Good King Arthur Ruled This Land is sung as a dirge for the (temporarily) dead sword dancer in the Ampleforth Play, one of the mummers’ plays which is most appropriate for celebrating the rebirth of the Sun on the Winter Solstice or Christmas. It is also an appropriately ridiculous song to sing as a dirge for burying the wren, because it is just so silly. That dirges were sung for burying the wren is recorded in folklore reports about the custom of Hunting the Wren in Manx Island and elsewhere according to the Golden Bough by James George Frazer, MacMillan & Co. Ltd., London, 1919-1920 (12 vol. edition).” (tratto da qui)

Così anche nella nursery rhymes “When Good King Arthur Ruled This Land” si narra della condivisione comunitaria “simbolica” di un bag-pudding preparato nientemeno che dallo stesso re Artù.
Si tratta del tipico dolce natalizio di antica tradizione, il budino di Natale (Plum o FiggyPudding), di forma per lo più tondeggiante a base di mandorle, fichi secchi e altra frutta, rum e varie spezie.
Anche le ricette del Budino di Fichi risalgono al XVI sec ma in epoca medievale conteneva carne, frutta e spezie. continua


I
When good king Arthur ruled this land,
He was a goodly king;
He stole three pecks of barley-meal,
To make a bag-pudding (1).
II
A bag-pudding the king did make,
And stuffed it well with plums:
And in it put great lumps of fat,
As big as my two thumbs.
III
The king and queen did eat thereof,
And noblemen beside;
And what they could not eat that night,
The queen next morning fried.
TRADUZIONE di Cattia Salto
I
Quando il buon re Artù governava questo paese
era un buon re;
egli rubò tre stai di farina
per fare un budino.
II
Un budino il re preparò
e lo farcì bene con delle prugne:
e ci mise dei bei pezzi di grasso
grossi come i miei pugni
III
Il re e la regina lo mangiarono
e anche i nobili;
e ciò che non riuscirono a mangiare quella notte
la regina frisse il giorno dopo

NOTE
1) è il budino di Natale una tipica ricetta britannica diffusa anche come dolce natalizio nella sua versione americana

FONTI
http://piereligion.org/burywren.html
http://www.monkseatonmorrismen.co.uk/ampleforth/
http://www.mamalisa.com/?t=es&p=1533

E LA BARCA VA: IL PRINCIPE E LA BALLERINA, THE SKYE BOAT SONG

Flora MacDonald (1722 – 1790), aveva 24 anni quando incontrò Charles Stuart. Dopo la rovinosa battaglia di Culloden (1746) il Bonnie Prince allora ventiseienne, riuscì a fuggire e a restare nascosto per parecchi mesi, protetto dai suoi fedelissimi, nonostante i pattugliamenti inglesi e la taglia sulla sua testa.
Charles trovò nelle isole Ebridi molti nascondigli e sostegno ma era un pericoloso gioco a rimpiattino.. Il momento della fuga dalle Ebridi Esterne, per quanto “eroicomico”, è ricordato in questa canzone scritta da Sir Harold Boulton nel 1884 su di una melodia tradizionale che si dice sia stata arrangiata da Anne Campbell MacLeod.
La canzone è stato un successo: fin da subito circolarono voci che spacciavano il testo come traduzione di una antico canto in gaelico e presto divenne un brano classico della musica celtica e in particolare della musica tradizionale scozzese

charlie e flora

E LA BARCA VA

La barca con quattro (o sei) marinai ai remi lasciò Benbecula il 27 giugno 1746 alla volta dell’isola di Skye nelle Ebridi Interne. I due arrivarono fino a Portée in varie tappe e il 1° luglio si lasciarono, il principe  donò a Flora un medaglione con il suo ritratto e la promessa che si sarebbero rivisti un giorno. Secondo la leggenda Flora lo salutò danzando sulla spiaggia  (vedi prima parte: Flora MacDonald’s Fancy)

LA TRAVERSATA IN MARE: LA FUGA DI CHARLES STUART

Il momento della fuga dalle Ebridi Esterne, per quanto “eroicomico”, è ricordato in questa canzone scritta da Sir Harold Boulton nel 1884 su di una melodia tradizionale che si dice sia stata arrangiata da Anne Campbell MacLeod dopo averla sentita cantare nel 1870 da un gruppo di marinai, mentre stava facendo un’escursione sul Loch Coruisk, guarda caso proprio sull’isola di Skye. La canzone era “Cuchag nan Craobh” (in inglese “The Cuckoo in the Grove”) comparsa in stampa nel 1907 in Minstrelsy of the Scottish Highlands, di Alfred Moffat, testo attribuito a William Ross (1762 – 1790).

LO IORRAM
Il brano è comparso nel libro Songs of the North pubblicato da Sir Harold Boulton e Anne Campbell MacLeod a Londra nel 1884. Nelle ristampe ed edizioni successive nel commento si fa riferimento alla melodia come a un "iorram" ossia a una canzone ai remi. Non proprio una shanty song un "iorram" (pronuncia ir-ram) aveva la funzione di dare il ritmo ai vogatori ma nello stesso tempo era anche un lamento funebre. Il tempo è in 3/4 o 6/8: la prima battuta è molto accentuata e corrisponde alla fase in cui il remo è sollevato e portato in avanti, 2 e 3 sono il colpo all'indietro. Alcune di queste arie sono ancora suonate nelle Ebridi come valzer.

La canzone è stato un successo già nell’Ottocento ed è da considerarsi un brano classico della musica celtica, e in particolare della musica tradizionale scozzese, inserito immancabilmente nelle compilation anche per matrimoni, fatto e rifatto in tutte le salse (dal beat al liscio, jazz, pop, country, rock, dance), innumerevoli le versioni strumentali (da un solo strumento – arpa, cornamusa, chitarra, flauto – o due fino all’orchestra) con arrangiamenti classici, tradizionali, new age, per bande anche militari e corali. Su Spotify è possibile trovare moltissime versioni del brano e proprio per tutti i gusti! Tra quelle strumentali le mie preferite sono quelle con la chitarra di Greg Joy, Pete Lashley, Tom Rennie, ma anche una versione con arpa e flauto di Anne-Elise Keefer e una versione “insolita” (con tanto di basso-tuba o oboe) dei Leaf!

Tra tutte vi propongo questa interpretazione nella compilation Irish Roses

ASCOLTA Carlyle Fraser

CHORUS
Speed bonnie boat,
like a bird on the wing,

Onward, the sailors cry
Carry the lad that’s born to be king(1)
Over the sea to Skye(2)
I
Loud the winds howl, loud the waves roar,
Thunder clouds rend the air;
Baffled our foe’s stand on the shore
Follow they will not dare
II
Though the waves leap,
soft shall ye sleep
Ocean’s a royal bed
Rocked(3) in the deep,
Flora will keep
Watch by your weary head
III
Many’s the lad fought on that day
Well the claymore could wield
When the night came, silently lay
Dead on Culloden’s field(4)
IV
Burned are our homes, exile and death
Scatter the loyal men(5)
Yet, e’er the sword cool in the sheath,
Charlie will come again(6).

TRADUZIONE ITALIANO (dal WEB)
RITORNELLO
Veloce, barchetta,
come un uccello sulle ali

Avanti! Gridano i marinai!
Porta l’uomo destinato a essere re (1)
sul mare a Skye(2)
I
Forte ruggisce il vento, forte urlano le onde, satura di nuvoli di tuono è  l’aria, sbalorditi i nostri nemici si fermano sulla riva e non osano seguirci
II
Benchè le onde si accavallino,
il tuo sonno sarà dolce
e l’oceano il letto del re
cullata dal mare (3),
Flora vigilerà
vegliando sulla tua testa stanca
III
Molti furono gli uomini che combatterono quel giorno,
bene le  spade duellarono,
quando la notte venne in silenzio,
la morte aleggiava sul campo di Culloden (4).
IV
Bruciate le nostre case, esilio e morte,
dispersi gli uomini leali (5),
ma prima che la spada riposi nel fodero,
Carlo verrà di nuovo (6)

NOTE
Lost_Portrait_of_Charles_Edward_Stuart1) Chi era il “Giovane Pretendente”? Probabilmente solo un damerino con l’accento italiano e la passione del brandy, ma quanto fu il fascino che esercitò sugli scozzesi delle Highlands! Cresciuto in pratica a Roma sotto l’ala del Papa, in un primo tempo venne spedito dal padre Giacomo a Parigi “per farsi una posizione” a Corte, sfruttando la parentela con il re di Francia. Eppure Luigi non ne voleva proprio sapere del suo parente povero e si rifiutò di riceverlo a Corte; così Charlie visse a Parigi snobbato dalla nobiltà e in perenne ricerca di finanziatori disposti a rischiare i quattrini per il suo tentativo di restaurazione sul trono (per la verità era anche un assiduo frequentatore di taverne). Tra le lamentele del conte di Mar (esule in Francia dopo la figuraccia di Sheriffmuir) sul carattere del principe, oltre alla sua eccessiva predilezione per il bere, c’erano anche i modi sgarbati verso i suoi seguaci e il suo chiacchierare a vanvera; ma evidentemente il “Bel Carletto” non doveva essere poi così inconcludente, se alla fine produsse una Dichiarazione di Accordocon la quale rivendicava i propri diritti al trono della Gran Bretagna, sotto firmata daicapi clan scozzesi leali alla causa giacobita: Clanranald e Glengarry, Stewart diAppin, Alexander MacDonald di Keppoch, Angus MacDonald di Scotus. Indubbiamente ci furono in ballo questioni d’onore e giuramenti di fedeltà al padre e al nonno, più che un’affezione particolare per il Giovane Pretendete; inoltre non era insolito per molti clan tenere i piedi in due scarpe ed avere così qualche parente stretto a combattere nello schieramento opposto.
Il venticinquenne Charles sbarcò insieme a sette compagni sull’isola di Eriskay e una manciata di spade, poi si spostò verso Glenfinnan e restò in attesa che i clan arrivassero! La sua campagna militare fu piuttosto caotica e inizialmente baciata dalla fortuna che gli regalò una serie di facili vittorie continua
2) L’isola di Skye nelle Ebridi Interne, ma suona come “cielo” e quindi una metafora, l’autore lo impalma come eroe nel firmamento
3) non concordo con la traduzione trovata nel web “ballando sul mare” a mio avviso “rocked” è da intendersi, come in molte sea song e sea shanty (e in qualche lullaby), nel senso di dondolio (della culla in particolare) e quindi “cullata dal mare”
4) per l’approfondimento ho dedicato un’intera pagina ai Giacobiti vedi
5) la repressione inglese contro i giacobiti e i simpatizzanti fu brutale
6) nel 1884 Charles Stewart era ormai polvere, ma la letteratura romantica manteneva ancora vive le aspirazioni giacobite e i canti infiammavano ancora gli animi

CHARLES STUART ULTIMO ATTO

Charles_Edward_Stuart_(1775)Nel 1896 lo scrittore scozzese Robert Louis Stevenson (1850-1894) scrisse una variante con nuove parole, evidentemente non soddisfatto di quanto scritto da un baronetto inglese.

Stevenson mette il canto in bocca allo stesso Charles, vecchio e disfatto nel suo esilio “dorato” tra Roma e Firenze. L’Alfieri ce lo descrive come irragionevole e sempre ubriaco padrone, ovvero querulo, sragionevole e sempre ebro marito (ma doveva avere il dente avvelenato essendo stato per anni l’amante della molto più giovane e bella moglie Luisa di Stolberg-Gedern contessa d’Albany). Il Principe sempre più amareggiato e dedito all’alcol, morì a Roma il 31 gennaio 1788 (abbandonato anche dalla moglie quattro anni prima).

OVER THE SEA TO SKYE di Robert Louis Stevenson
I
Sing me a song of a lad that is gone,
Say, could that lad be I?
Merry of soul, he sailed on a day
Over the sea to Skye
II
Mull was astern, Rum was on port,
Eigg on the starboard bow.
Glory of youth glowed in his soul,
Where is that glory now?(6)
III
Give me again all that was there,
Give me the sun that shone.
Give me the eyes, give me the soul,
Give me the lad that’s gone.
IV
Billow and breeze, islands and seas,
Mountains of rain and sun;
All that was good, all that was fair,
All that was me is gone.

TRADUZIONE ITALIANO di Cattia Salto
I
“Cantami del ragazzo del passato
dici, “Potrei essere io quello?”
D’animo gentile, salpò un giorno
sul mare per Skye.
II
Mull era a poppa, Rum era a babordo, Eigg sulla prua a dritta.
Gloria di gioventù brillava nel suo spirito, dov’è quella gloria ora?(6)
III
Dammi ancora tutto ciò che fu,
dammi il sole che risplendeva
dammi gli occhi (7), l’anima
dammi il ragazzo del passato
IV
Nuvole e brezza, isole e mari
montagne di pioggia e di sole;
tutto ciò di buono e giusto
che era in me, è morto

NOTE
7) nel senso di visione

LA VERSIONE OUTLANDER

Più recentemente la canzone “Over the Sea to Skye” è stata ripresa nella serie “The Outlander” dalla saga di Diana Gabaldon ed è subito skyemania.. e tutti volevano sapere il testo della canzone..

ASCOLTA Raya Yarbroug

ll testo è stato modificato opportunamente per la serie eliminando i riferimenti al Bel Carletto e traslandoli alla bella Claire Randall che in un  viaggio nel tempo attraverso un cerchio di pietre si trova proiettata nel passato (dal 1945 nel 1743) e s’innamora di James Fraser ovvero James Alexander Malcolm MacKenzie Fraser Lord di Broch Tuarach

CHORUS
Say, could that lass be I?

Merry of soul, she sailed on a day
Over the sea to Skye(2).
Billow and breeze, islands and seas,
Mountains of rain and sun…
All that was good, all that was fair,
All that was me is gone.
Sing me a song of a lass that is gone…
Say, would that lass be I?
Merry of soul, she sailed on a day
Over the sea to Skye.
TRADUZIONE IN ITALIANO DI CATTIA SALTO
Dimmi quella ragazza potrei essere io? D’animo allegro lei salpò un giorno
sul mare per Skye.
Nuvole e brezza, isole e mari,
montagne di pioggia e di sole..
Tutto ciò  di bello e buono
che era in me, è morto.
Cantami di una ragazza del passato,
dici, “Potrei essere io quella?”
D’animo allegro lei salpò un giorno
sul mare per Skye.

NOTE
2) anche qui si gioca sul doppio senso e Skye è decisamente il cielo

Versione ulteriormente riarrangiata da Bear McCreary in seguito al successo della serie e completata con le strofe di Robert Louis Stevenson

RUSTY NAIL: IL COCKTAIL DEL CLAN MACKINNON

Rusty-NailPer sdebitarsi dell’aiuto prestato dal Clan MacKinnon durante i mesi in cui dovette nascondersi dagli Inglesi, il principe Stuart rivelò a John MacKinnon la ricetta del suo elisir segreto, una bevanda speciale creata dal suo farmacista personale. Il clan MacKinnon accettò la custodia della ricetta, finchè agli inizi del ‘900, un discendente della famiglia decise che era giunto il momento di sfruttare commercialmente la ricetta chiamandola “Drambuie”

4.5 cl Scotch whisky
2.5 cl Drambuie
Procedimento: si prepara direttamente un bicchiere tipo old fashioned con ghiaccio. Agitare delicatamente e guarnire con un twist di limone.

Un cocktali doppiamente scozzese: lo Scotch Whisky e il Drambuie che è un liquore la cui ricetta è un mix di whisky, miele… segreti e leggende. Ancora oggi l’azienda è gestita dalla stessa famiglia e mantiene segreto il contenuto della ricetta. (Tratto da qui)

 FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/charlie-hes-my-darling/
http://www.electricscotland.com/history/women/wih9.htm
http://www.windsorscottish.com/pl-others-fmacdonald.php
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=31609
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=94755

A FAIRY LULLABY (I LEFT MY DARLING LYING HERE)

Una ninna nanna delle Highland scozzesi è il lamento di una madre che ha smarrito il suo bambino nel bosco. Teme che sia stato rapito dalla fate poichè l’aveva lasciato incustodito nella sua culla, posandola accanto ad un cespuglio di bacche selvatiche. Nella canzone si descrive una ricorrenza sociale ancora sporadicamente praticata in Scozia e Irlanda: la raccolta dei mirtilli, una festa di mezz’estate denominata Bilberry Sunday (in Scozia si dice “Blaeberry”in Irlanda “Fraughan”).

bilberryfield

LA DOMENICA DEL MIRTILLO

Si celebrava per lo più a luglio, quando maturano le bacche del mirtillo o ad Agosto, spesso abbinata alla festa celtica di Lughnasa o alla domenica (o lunedì) più prossima alla festa. Un tempo i giovinetti e le giovanette stavano su per i monti nella brughiera da mattino a sera a raccogliere i mirtilli e a fare amicizia, era perciò una festa dedicata al corteggiamento e a combinare i matrimoni (sotto i buoni uffici di Lugh). Alla fine della giornata le donne da marito avrebbero preparato una torta con i mirtilli raccolti, da regalare durante la festa successiva, al ragazzo di cui erano innamorate e se il ragazzo accettava il dolce si poteva dichiarare iniziato il corteggiamento.. (altro che festa di San Valentino!!)
Sconosciuto nelle civiltà mediterranea antiche, [il mirtillo] è una creatura delle montagne settentrionali, che entrò a far parte del repertorio medico medievale, quando si scoprirono le sue virtù astringenti, toniche e depurative. Anche i medici del ‘700 lo consigliavano per “moderare l’ardore di una bile infiammata”. I mirtilli, come le more o i lamponi, sono il miglior pretesto per riunirsi in allegra compagnia e recarsi cantando nei monti. E’ per cosi dire un frutto “sociale”.
Nella tradizione estiva della montagna, c’era la “domenica del mirtillo”, giorno dedicato alla frivolezza, quando i giovanotti e le fanciulle muniti di secchielli, dovevano raccogliere i frutti, e invece si dedicavano agli amoreggiamenti e alle danze. Chi raccoglieva i mirtilli erano le madri, che poi li utilizzavano per fare marmellate. (tratto da qui)

Si raccoglievano grandi quantità di mirtilli non solo per fare le torte e le confettura ma anche a scopi medicinali e per le tinture; nel Donegal erano i ragazzi a confezionare i braccialetti con i mirtilli (non dimentichiamoci che un tempo -ad esempio il Settecento – gli uomini avevano molta più dimestichezza di ago e filo di quelli di oggi!) da regalare alla ragazza di cui erano innamorati.
La Valle d’Aosta è piena di mirtilli selvatici basta andare per i sentieri di montagna nel mese di luglio-agosto o approfittare di una sagra del mirtillo !

LA RICETTA TRADIZIONALE: BLUEBERRY TART

Niente di sofisticato quasi una focaccina, ma che bontà la ricetta dal Galles



Un'altra ricetta storica la blueberry pie e se è troppo caldo per cucinare anche una coppa di mirtilli con lo yogurth e miele possono andare bene!

La festa di Lughnasa era perciò una festa delle alture in cui si iniziava il primo raccolto, quello dei frutti spontanei ovvero si propiziava la stagione del raccolto, una raccolta abbondante di bacche avrebbe infatti significato una buona annata per i raccolti successivi.
Era anche l’occasione per fare un pellegrinaggio sulle alture (da tempo immemori considerati luoghi sacri).

HIGHLAND FAIRY LULLABY

In Scozia non mancano altri esempi di ninna-nanne “spaventevoli”, indirettamente la mamma dice al bambino “fai il bravo e dormi altrimenti ti portano via le fate”! La nenia è dolce ma il testo è angosciante con la mamma che cerca ovunque il suo bambino…
Il testo originale in gaelico scozzese con rigo musicale è stato trasposto in inglese da Lachlan MacBean e pubblicato nella raccolta “The Celtic Lyre” di Henry Whyte, 1883 con il titolo “An Cóineachan” (in inglese The Fairy Lullaby) -# 56 (qui)


Fhuair mi lorg na lach air an lòn,
Na lach air an lòn,
Na lach air an lòn
Fhuair mi lorg na lach air an lòn,
Cha d’fhuair mi lorg mo chubhrachain
Hovan, Hovan, Gorry og, O
Gorry og, O
Gorry og, O
Hovan, Hovan, Gorry og, O
Cha d’fhuair mi lorg mo chubhrachain
Fhuair mi lorg an laoigh bhric dheirg…
Fhuair mi lorg and eich’s a phairc…
Fhuair mi lorg na bà’s a pholl…
Fhuair mi lorg na caorach geala…
Fhuair mi lorg a cheo’s a bheinn…
TRADUZIONE INGLESE
I found the track of the duck on the pond,
on the pond, on the pond
I found the track of the duck on the pond,
I found no track/trace of my fragrant wee one
CHORUS nonsense
I found the track of the mottled, russet, young deer…
I found the track of the horse from the meadow…
I found the track of the milk cow from the pool…
I found the track of the white sheep…
I found the track of the mountain mist…

Frances Tolmie riporta ulteriori strofe in One Hundred and Five Songs of Occupation from the Western Isles of Scotland (Journal of the Folk Song Society, no. 16, 1911) con il titolo “An Cùbhrachan” (in inglese “The sweet little one”) come collezionate da Janet Anderson, Contin Manse, Ross-shire, 1870
“O, I walked the hill from end to end,
From side to side, to the edge of the becks,
O, I walked the hill from end to end,
I did not find my Cùbhrachain.
I heard the curlew crying far,
Crying far, crying far,
I heard the curlew crying far,
But never heard my baby-o.”

ASCOLTA Michael Dunnigan. Tra le più interessanti versioni.


I
I left my baby lying here,
lying here, lying here;
I left my baby lying here
to go and gather blaeberries(1) o.
Chorus:
Ho-van, ho-van gorry o go,
gorry o go, gorry o go;
Ho-van, ho-van gorry o go,
I lost my darling baby o.
II
I saw the wee brown otter’s track,
Otter’s track, otter’s track,
I saw the wee brown otter’s track,
But never found  my baby-o.
III
I saw the swan upon the lake
upon the lake, upon the lake
I saw the swan swin on the lake
but never saw my baby, O!
IV
I searched the moorland tarns(2) and then,
Wandered through the silent glen,
I saw the snow (mist)(3) upon the ben(4),
But never found my baby-o.
TRADUZIONE ITALIANO di Cattia Salto
I
Ho lasciato il mio bambino
sdraiato qui
per andare a raccogliere i mirtilli.
CORO
Ho-van, ho-van gorry o go,
gorry o go, gorry o go;
ho perduto il mio caro bambino
II
Ho visto le tracce della lontra bruna,
le tracce della lontra,
ho visto le tracce della piccola lontra bruna,
ma non ho più trovato il mio bimbo
III
Ho visto il cigno sul lago,
sul lago
ho visto il cigno che nuotava sul lago, ma non ho più visto il mio bambino.
IV
Ho cercato nei laghetti(2) della brughiera, vagando per la valle silenziosa,
ho visto la neve (la nebbia)(3) sulle cime dei monti(4)
ma non ho mai trovato il mio bambino.

NOTE
1) blaeberries= bilberries, blueberries. Blackberries sono invece le more. Il mirtillo selvatico contrariamente alle more è una pianta strisciante e forma bassi cespugli (10-30 cm) ed è blu scuro, la varietà rossa è detta in inglese cranberry.
2) tarn= small mountain lake
3) dice neve perchè può capitare in Scozia che a luglio sui monti nevichi!
4) ben= mountain

ASCOLTA Silene con una strofa in gaelico

ASCOLTA Moira Kerr  Highland Fairy Lullaby

I
I left my baby lying here,
lying here, lying here;
I left my baby lying here
to go and gather blaeberries.
Chorus:
Ho-van, ho-van gorry o go,
gorry o go, gorry o go;
Ho-van, ho-van gorry o go,
I never found my baby o.
II
I saw the little yellow faw,
The yellow fawn, the yellow faw:
I saw the little yellow faw,
But never saw my baby, O!
III
I tracked the otter on the lake
on the lake, on the lake, on yonder lake
I tracked the otter on the lake,
but could not tracked my baby o

ASCOLTA Patricia Clark I Left My Darling Lying Here

CHORUS
O! Hovan, Hovan Gorry og O,
Gorry og, O, Gorry og
O, Hovan, Hovan Gorry og O
I’ve lost my darling baby, O!
I
I left my baby (darling) lying here,
a lying here, a lying here,
I left my baby (darling) lying here,
To go and gather blaeberries.
II
I’ve found the wee brown otter’s track,
the otter’s track, the otter’s track
I’ve found the wee brown otter’s track
But ne’er a trace o’ my baby, O!
III
I found the track of the swan on the lake
the swan on the lack, the swan on the lake
I found the track of the swan on the lake,
But not the track of baby, O!
IV
I found the track of the yellow fawn, the yellow fawn
I found the track of the yellow fawn,
But could not trace my baby, O!
V
I found the trail of the mountain mist,
the mountain mist, the mountain mist
I found the trail of the mountain mist,
But ne’er a trace of baby, O!

FONTI
http://www.thecelticjunction.com/mission/newsletter/issue-9-lughnasa-2013/
http://www.taccuinistorici.it/ita/news/medioevale/orto-frutti/Mirtillo-gioiello-del-bosco.html
http://www.contemplator.com/scotland/fairylul.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=59163
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=77643
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=1005
http://www.mamalisa.com/?t=es&p=3495
http://www.academia.edu/1536150/The_Celtic_Lyre
http://www.bilberrytart.co.uk/2012/09/welsh-cakes.html

PULLING THE SEA-DULSE

Da secoli le popolazioni che vivono lungo le coste hanno imparato a raccogliere, per il consumo abituale, diverse qualità di alghe.
In particolare in Scozia e Irlanda le alghe dulse e il muschio irlandese hanno sempre fatto parte della dieta degli abitanti costieri.

dulse_3276643cSimile ad una manina con le dita aperte di un rosso porpora l’alga dulse cresce lungo le coste dell’Atlantico del Nord e del Pacifico Nord-Occidental ed è un superfood, ricca ferro, calcio, potassio vitamine, aminoacidi (proteine di alta qualità) e sali minerali. Mangiata cruda ha una consistenza elastica tipo chewingum e come tale era consumata dai marinai inglesi del XVII secolo che la masticavano al posto del tabacco. Ha un sapore molto salato, definito anche come piccante ed è un alimento molto versatile.
Le Alghe sono varie di forma e di gusto così come le verdure di terra: come comparare un porro a una carota, un pomodoro a una zucca? Così vale per una Kombu e una Dulse, una Wakame e una Lattuga di Mare. Per chi prova per la prima volta a cucinare le alghe è consigliabile usarne piccole quantità per avere il tempo di abituarsi ed apprezzare questi nuovi sapori. Quando aprirete il vostro pacchetto di Alghe disidratate non avrete ancora un’idea di come sono questi vegetali marini ma quando le reidraterete le sorprese non mancheranno. Le alghe assumeranno colori vivaci e l’aspetto diventerà immediatamente invitante. Le alghe riprendono vita e vi sentirete immediatamente trasportati sulle onde e sugli spruzzi d’acqua di mare; esse sprigioneranno un delicato profumo di iodio che si diraderà poi durante la cottura.
Cucinare le Alghe offre altrettante possibilità che cucinare le verdure terrestri. Tutti i tipi di cottura sono possibili: bollite, al vapore, stufate, marinate, al forno, saltate, grigliate, fritte, latto-fermentate, crude. I tempi di cottura variano in funzione delle Alghe scelte, dal grado di intenerimento desiderato e dalla ricetta che avrete deciso di preparare. (tratto da qui)

LA RACCOLTA DELLE ALGHE (DULSING)

Le alghe dulse vengono raccolte principalmente in Scozia, Irlanda del Nord, Scandinavia, Islanda e Bretagna nei mesi tra giugno ed ottobre durante le fasi di bassa marea e vendute in foglie oppure macinate: i raccoglitori (in via di estinzione) salpano alle prime ore del mattino con l’alta marea, quando il mare si ritira ecco che le alghe restano attaccate agli scogli e alle rocce lungo la linea del basso fondale e vengono raccolte a mano. Per l’autoconsumo la raccolta di piccole quantità viene fatta direttamente a riva, tra gli scogli. Le alghe sono poi stese sulla spiaggia ad asciugare, alla fine si arrotolano in grosse balle e sono portate agli stabilimenti per il trattamento e il confezionamento.
E’ essenziale che le acque del mare in cui avviene la raccolta siano non inquinate (le alghe assorbono grandi quantità di inquinanti -fertilizzanti e metalli pesanti perciò sono anche dei validi spazzini del mare..) e che la filiera della produzione garantisca alta standard qualitativi.

ADÓ, ADÉ

Dalle isole Ebridi ci viene questo canto dei raccoglitori di alghe rosse (dulse), raccolto da Marjorie Kennedy-Fraser e tradotto in inglese per il suo “Songs of the Hebrides”

ASCOLTA Quadriga Consort (voce Elisabeth Kaplan)

ASCOLTA The Salt Flats in tutt’altro arrangiamento


CHORUS
Adó, Adé
Clings dulse to the sea rock
Clings heart to the loved one
Be’t high tide or low tide
Adó, Adé.
I
Pulling the dulse
by the sea rocks at low tide,
Ne’er pull I thy love(1), lad,
be’t high tide or low.
II
Shoreward the sea mew
comes flying at low tide,
But seaward my heart flies out
seaward to thee(2).
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
CORO
Adó, Adé
come alga aderente alla roccia del mare
si aggrappa il cuore all’amato
sia con l’alta che con la bassa marea
Adó, Adé
I
Raccogliendo le alghe
dagli scogli con la bassa marea
non mi allontano mai dal tuo amore(1), ragazzo
che ci sia l’alta o la bassa marea
II
Il gabbiano verso riva
viene volando alla bassa marea
ma verso il mare il mio cuore vola via
dal mare fino a te(2)

NOTE
1) vuol dire che serba la fedeltà verso l’innamorato
2) con buona probabilità emigrato in America o imbarcato su qualche nave come marinaio (ad esempio su una baleniera).

seconda parte continua

FONTI
http://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/alga-duileasg/
http://www.materiarinnovabile.it/art/100/Alghe_meno_raccolta_piu_produzione

CANTÈ J’EUV NEL BASSO PIEMONTE

 cantareuovaCANTÈ J’EUV – PIEMONTE (Italia)

Il rito di questua delle uova, più spiccatamente pasquale è quello piemontese di CANTÈ J’OV – CANTÈ J’EUV.

Il “cantare le uova” è una questua primaverile che affonda le radici nel territorio piemontese. Un tempo erano solo i giovani del paese, che di notte giravano tra le cascine chiedendo cibo, vino e anche dei soldi con cui organizzare il pranzo del lunedì di Pasquetta. Era l’occasione per fare scorpacciate di uova (simbolo di fertilità) e bisboccia, ma anche di cantare e suonare tanta musica!
Molte comunità mantengono ancora vive queste tradizioni soprattutto nel Monferrato (geografico), nelle Langhe e nel Roero.

LA QUESTUA QUARESIMALE DELLE UOVA

Hieronimus_Bosch_IL_CONCERTO_NELL_UOVO_XVI_secNella settimana di Pasqua dopo il tramonto, un gruppo di giovani partiva a piedi dal paese, capitanati da un falso fraticello elemosiniere e andava vagando per la campagna di cascina in cascina, a chiedere le uova in cambio di una canzone benaugurale.

Una mescolanza di sacro e profano memore di rituali ancor più antichi, quando si credeva che la terra avesse bisogno di essere ridestata dal sonno dell’inverno! La visita era funzionale anche al ripristino delle convivialità interrotte durante l’inverno, quando il freddo e la neve isolavano la comunità dentro alle rispettive abitazioni. I prodotti ricavati dalla questua sarebbero serviti per imbandire un pranzo comunitario il lunedì dell’Angelo (Pasquetta) o più prosaicamente a riempire la pancia dei questuanti che evidentemente non se la passavano molto bene economicamente.

La canzone era una specie di filastrocca in dialetto piemontese: “Suma partì da nostra cà, ca i-era n’prima seira, per venive a salutè, devè la bun-ha seira…” (Siamo partiti dalle nostre case che era da poco sera, per venirvi a salutare e darvi la buona sera). Questo l’inizio. Poi seguivano altre strofe, molte altre strofe, in cui si invitava il padrone di casa a uscire e consegnare un po’ di uova. Il padrone il più delle volte usciva per davvero, magari assonnato nel primo sonno, con i pantaloni ancora in mano, e faceva scivolare una dozzina d’uova in una cesta portata a braccio da uno strano figuro, il fratucìn (che era poi nient’altro che un ragazzo vestito da frate). Dunque succedeva di tutto un po’ in quei cortili di cascina illuminati solo dalla luna, quando c’era: i cantori cantavano, il padrone, o la padrona, di casa per lo più stava al gioco e, dopo essersi fatta attendere un po’, si affacciava all’uscio con le uova in mano, quindi potevano accadere molte cose: che i cantori ringraziassero, sempre con il canto, la padrona per poi riprendere il cammino verso un’altra cascina, oppure che il padrone di casa, ormai ben desto, facesse entrare in casa o in cantina i ragazzi, offrendo loro un bicchiere di buon vino rosso e tagliando il salame fatto in casa. Erano rare le volte in cui il padrone di casa non voleva proprio saperne di uscire: in quei casi i ragazzi se ne andavano maledicendo la cascina e i suoi abitanti, in particolare gli animali e il raccolto. (tratto da qui)

Per quanto i versi fossero improvvisati c’erano delle strofe “pronte all’uso” da adattare alla famiglia presso la quale si cantavano le uova (una buona parola per le vedove, un complimento per la padrona e per le belle figlie), a cui seguivano le strofe benaugurali per la salute delle persone e delle bestie della cascina, la prosperità dei raccolti e l’arrivederci al prossimo anno.
A discrezione del padrone di casa ai giovani veniva offerto pane e salame, un bicchiere di vino; le ragazze da marito spiavano i giovanotti stando dietro l’uscio, eppure i giovanotti più intraprendenti riuscivano a corteggiare la ragazza prescelta, un gioco di sguardi alla finestra, un bigliettino o un fiorellino, ma anche un oggetto più personale come un fazzoletto, potevano passare rapidamente di mano, e forse nella confusione generale qualcuno riusciva a scambiarsi un bacio. Ma se le luci restavano spente e gli abitanti della casa facevano finta di dormire, allora si cantavano le strofe delle maledizioni e si arrivava anche alla vendetta.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

RITO PROPIZIATORIO?

Ovviamente si, come tutte le questue rituali del mondo contadino strettamente connesse con il ciclo calendariale dell’anno agricolo.
Le uova sono simboli di rinascita è la primavera risorgente, e attraverso il dono ci si propizia la salute e soprattutto un buon raccolto, è la cosiddetta “magia simpatica” o più precisamente imitativa. E’ significativo che i questuanti vadano in giro a notte inoltrata, a “risvegliare” gli abitanti delle cascine con il canto: il simbolismo è evidente, il lungo sonno invernale è terminato, è arrivata l’ora di rimettere in circolo le forze racchiuse nella promessa di un uovo, il seme della vita che ricomincia a germinare.

Significativa la presenza della luna piena a illuminare la notte perchè Pasqua cade proprio quando c’è la prima luna piena dopo l’equinozio di primavera, ovvero la seconda luna piena dell’anno agrario, è la luna delle gemme e quello che si celebra con la questua delle uova è una specie di festino in onore alla dea ovvero alla terra, ma anche alla Luna che con i suoi raggi ha potere su ciò che sulla terra vive e si riproduce. La figura del frate del resto è chiaramente fittizia, un contentino alla Chiesa visto che la questua si svolgeva durante i riti pasquali, perchè i questuanti erano in realtà portatori di uno spirito benefico, più antico del dio cristiano.

In Langa la questua pasquale era vietata alle donne (andare per la campagna in piena notte con dei giovanotti focosi e chiaramente un po’ alticci?) che avevano l’occasione di svolgere la loro questua a Maggio.

LA TRADIZIONE OGGI

La tradizione si era praticamente estinta quando nel 1965 uno sparuto gruppetto di musicisti volle riproporla: Antonio Adriano con il “Gruppo spontaneo di Magliano Alfieri” e il “Brun” dei Brav’om da Prunetto fecero da detonatori e da allora la tradizione non si è più interrotta.

Oggi la questua è come si suole dire “defunzionalizzata” ma è stata riproposta a partire dal 2000 nel Roero come una sorta di Festival/Manifestazione denominata Cantè j’euv Roero: in pratica già a partire da gennaio/febbraio i singoli gruppi musicali questuano nel loro paese e poi partecipano alla kermesse finale ricca di spettacoli, canti e danze. L’intento è quello di promuovere turisticamente i piccoli centri delle provincie di Cuneo, ma anche di Asti e d’Alessandria. Così il rito si è trasformato in sagra popolare e in una sorta di “rappresentazione” del mondo contadino.

LA QUESTUA DI CASAL CERMELLI

La questua delle uova veniva praticata a Casal Cermelli nella sera del sabato santo da un gruppo di musicanti che partivano da Rocca Grimalda (Alto Monferrato) all’inizio della Quaresima sostando ogni sera in località diverse (la pratica sembra essere stata avviata all’inizio del ‘900). Oggi la questua inizia già di venerdì, e i cantori (giovani di ambo i sessi, ma anche gli anziani del paese) si spostano su un carro tirato dal trattorino, mentre il sabato sera vede i musicanti, composti per lo più dal locale gruppo Calagiubella, ritrovarsi nella piazza principale del paese a suonare attorno al falò. Sebbene i ruoli sociali si siano per lo più modificati e le famiglie di contadini siano ben poche rispetto a quelle visitate durante la questua, in quelle due notti si rinsalda e ritualizza l’appartenenza del singolo alla comunità locale basandola sulla terra, sul lavoro della terra e i frutti di questo lavoro.

ASCOLTA Vincenzo “Chacho” Marchelli accompagnato all’organetto (com’era l’usanza di un tempo) e da una brigata di allegri musicanti, peccato che la registrazione sia un po’ alla buona


ORIGINALE PIEMONTESE
In questa casa, gentil casa,
ui sta dra brava gente:
l’han senti’ cante` e sune`
e l’han visca` lo chiaro.
In questa casa
ui sta dra gent tant cumplimentosa:
l’ha senti` cante` e sune`
e a se l’e` nascosa.
E dem di ovi, dem di ovi
dir voster galeini
chi m’on dic i vostr auzei
chi n’ei dir cassi peini!
E dem di ovi, dem di ovi
dra galeina griza
chi m’on dic i vostr auzei
chi i teni intra camiza! (1)
E dem di ovi, dem di ovi
dra galinetta neigra
chi m’on dic i vostr auzei
chi _ ra(2) seira!
E dem di ovi, dem di ovi
dra galeina bianca
chi m’on dic i vostr auzei
ch’l’e` tit u di’ ch’la canta!
E adess chi m’ei dac j ov
nui a v’ringrasioma
se in’autr ani a soma al mond
nuiatri a riturnoma.(3)

TRADUZIONE ITALIANO
In questa casa, una casa ospitale,
ci sta della brava gente,
hanno sentito cantare e suonare
e hanno acceso la luce.
In questa casa ci sta della gente molto complimentosa,
hanno sentito cantare e suonare
e non si sono nascosti.
Datemi le uova, datemi le uova
delle vostre galline,
che i vostri vicini mi hanno detto
ne avete piene le casse.
Datemi le uova, datemi le uova
della gallina grigia,
che i vostri vicini mi hanno detto tenete nella camicia.
Datemi le uova, datemi le uova
della gallinella nera,
che i vostri vicini mi hanno detto
… fino a sera.
Datemi le uova, datemi le uova
della gallina bianca,
che i vostri vicini mi hanno detto
che canta tutto il giorno.
E adesso che mi avete dato le uova,
noi vi ringraziamo
se il prossimo anno siamo ancora vivi, noi ritorneremo.

NOTA
(1) modo di dire che significa tenere in palmo di mano, accudire con molta attenzione
(2) Non si capisce cosa dice Chacio e anche la trascrizione è lacunosa, credo che la frase sia scurrile. La strofa è anche sostituita con
O se voli dene d’ov
De la galìnha neira
i-è pasàiè Carlevè sumà la primavèira
(in italiano:O se volete darci delle uova della gallina nera, è passato Carnevale, siamo alla primavera)
3) espressione tipica nei canti di questua nei quali i cantori danno “l’arrivedersi” e sanciscono così la volontà di mantenere una consuetudine dura a morire

Le varianti di questo canto prevedono anche la richiesta di altri beni di conforto al posto delle uova
e s’in vóri nènt dém d’ióv démi ina galéina
o diŗ pöu e du salàm o diŗ böu vij d’cantéina
(in italiano: e se non volete darmi le uova, datemi una gallina o due salami e del buon vino di cantina)

A TAVOLA

Cestino_UovaLA FRITTATA D’ERBETTE

Cosa mettere con le uova, se non le erbette fresche appena spuntate: le punte giovani d’ortica e il fiore di tarassaco, la profumata melissa e la mentuccia selvatica; il luppolo selvatico appena scottato, i fiori d’acacia e le punte di meliloto.

GALINA GRISA

OLTREPÒ PAVESE

La questua rituale pasquale si svolge anche nel paese di Romagnese (provincia di Pavia, alta Val Tidone) nella sera del sabato santo. I cantori (i giovani ma anche gli anziani) si dividono in squadre che compiono diversi percorsi per tutte le cascine e frazioni del territorio comunale. Accompagnati da una fisarmonica cantano le strofe benauguranti della “gallina grigia” in cambio delle uova. Un tempo il rituale era il pretesto per raggranellare qualche lira e fare baldoria con il vino comprato vendendo le uova e per mangiare una frittata per la Pasqua.
La questua è però inserita in un ciclo pasquale con la processione del Cristo (rappresentato da un uomo incappucciato) che porta la croce il giovedì, la processione della statua del Cristo morto il venerdì sera che segue un itinerario prefissato per la valle mentre ardono alti i falò sulle colline.

Si stralcia da “Il ciclo pasquale di Romagnese e la Galina griza” qui
Scritto da Paolo Ferrari e Claudio Gnoli con la collaborazione di Alessandro Castagnetti

romagneseUn testo del canto e la notazione musicale sono riportati in uno studio dedicato al paese di Enrico e Milla Crevani [Romagnese e la sua storia, la Nazionale, Parma 1970]. Citelli e Grasso [1987] hanno registrato alcuni cantori delle frazioni che ne eseguono qualche strofa, e riportano che “in passato tutte le quaranta frazioni di Romagnese riuscivano ad organizzare una propria squadra di questuanti; le compagnie si ritrovavano una settimana prima di Pasqua per decidere il percorso e per provare la canzone”. Nel 2005 il gruppo Voci di confine, comprendente diversi elementi della zona di Romagnese, ha inciso un’esecuzione dell’intero canto nel suo secondo disco, intitolato appunto “La galena grisa”. È interessante osservare che il loro giovane leader, Paolo Rolandi, abbia fatto molta fatica a convincere i cantori ad eseguire il canto per il disco: a loro infatti la cosa sembrava fuori luogo, perchè la Galina griza si canta solo a Pasqua!
« Süza süza, gh’è chì ‘l galante(1) de la vostra galina griza. E la negra, e la bianca püra che la canta (bis)…
Osserviamo che il rifiuto di un’offerta ai cantori era un tempo stigmatizzato con molta durezza, cosa che oggi non avviene quasi più se non con accenni benevoli e poco insistenti. D’altra parte va detto che nei tempi della povertà contadina, la questua non aveva solo una funzione simbolica, come avviene oggigiorno, ma rappresentava la possibilità di consumare un buon pasto nutriente dopo il periodo di ristrettezze della Quaresima. Cosí scrivono i Crevani nel testo citato:”I menestrelli ricevevano una volta, in cambio della gratuita serenata, molte uova, che, cotte in una gigantesca frittata, venivano consumate poi in allegra baldoria alla fine del giro. […] E guai se qualcuno si arrischiasse a fare il sordo o a non svegliarsi! Tutta la notte sentirà sbraitare sempre più forte il consueto ritornello… con qualche variante: In co dell’orto gh’è fiorí la rama, dentro dentro questa casa gh’è la gente grama Se la padrona non mi da il cocon crapa la ciosa e tüt i so [ciuson]

NOTE
1) il galante è il gallo, che evidentemente un tempo i cantori se lo portavano dietro durante la questua.

ASCOLTA


In co de l’orto gh’è fiorí la fava,
dentro dentro in questa casa
c’è la gente brava [bis].
E se lei la sarà brava
la mi darà le uova [bis].
E dami delle uova
della vostra gallina [bis].
In co de l’orto gh’è fiorí la rosa,
dentro dentro questa casa
c’è la mia morosa [bis].
In co de l’orto gh’è fiorí la vessa(1)
dentro dentro questa casa
c’è la mia belessa [bis].
Met la scala al casinôt,
öv dei zü a vot a vot [bis],
meta la scala a la cascina,
öv dei zü a la ventina [bis],
La luna, la luna cavalca i monti
questa l’è l’ora di fare i conti(3)
e una micca e una rubiöla
la farízam föra [bis]!
E ch’la ma scüza sciura padrona
sa l’um cantà da spresia [bis],
la cantrum mej dal vegn indré
suta la sua finestra [bis].
TRADUZIONE ITALIANO
In fondo all’orto è fiorita la fava
e in questa casa
c’è della gente brava.
E se lai sarà brava
mi darà della uova.
Dammi delle uova
della vostra gallina.
In fondo all’orto è fiorita la rosa
e dentro a questa casa
c’è la mia fidanzata.
In fondo all’orto è fiorita la veccia(1)
e dentro al questa casa
c’è la mia bella.
Metti la scala al casotto,
e porta giù un bel po’ di uova(2),
metti la scala alla cascina
e porta giù una ventina di uova.
La luna cavalca i monti
è questa l’ora di fare i conti(3)
e un panino e una robiola
la facciamo fuori.
E che mi scusi signora padrona
se abbiamo cantato alla buona,
la canteremo meglio nel tornare indietro sotto alla sua finestra

NOTE
1) veccia dentellata, in latino vicia bythinica: erba foraggera imparentata con la fava, ma non adatta all’alimentazione umana
2) tradotto a senso
3) è l’ora cioè di tirare fuori soldi o generi alimentari

FONTI
Tutti in festa: antropologia della cerimonialità di Laura Bonato
http://ontanomagico.altervista.org/equinozio-primavera.htm
http://www.cantejeuv.com/cenni_storici.html http://www.vecchiopiemonte.it/storia/curios_stor/uova.htm http://myblog.langood.it/2010/12/07/cante-jeuv-la-questua-delle-uova/ http://www.prolococasalcermelli.it/plcc/in-evidenza/details/37-cante-jov?pop=1&tmpl=component
http://www.agrispesa.it/territorio/cantare-uova-sere-quaresima http://blog.frazionesantanna.com/?p=760
http://langhe.net/7562/cante-jeuv-festa-cantar-uova/ http://www.amicicastelloalfieri.org/antonio_it.html http://www.scriverefotografare.com/2013/05/e-dateci-le-uova-della-gallina-grigia.html
http://www.sebastianus.org/wp-content/uploads/2014/04/Etnografia-5.pdf

DULAMAN, THE SEAWEED-GATHERER IN IRISH BALLADRY

Le popolazioni che vivono lungo le coste hanno imparato a raccogliere, per il consumo abituale, diverse qualità di alghe,
In particolare in Scozia e Irlanda le alghe dulse e il muschio irlandese hanno sempre fatto parte della dieta degli abitanti costieri.

Dúlamán all’apparenza un nome esotico, che in gaelico significa “seaweed-gatherer” (in italiano “raccoglitore d’alga“): da millenni gli Irlandesi hanno fatto della raccolta delle alghe un mestiere, c’era il “dúlamán Gaelach” che selezionava le alghe per tingere i panni e il “dúlamán maorach” che raccoglieva le alghe commestibili.
Le alghe vengono raccolte come fertilizzanti per i campi altrimenti sabbiosi e aridi delle isole (vedasi Ascophyllum nodosum, dette in Irlanda knotted wrack qui)

seaweed-guillou

Tipico ingrediente della cucina giapponese l’alga del mare è anche onnipresente nella cucina irlandese: l’Irish moss (in italiano muschio d’Irlanda) per le sue proprietà addensanti è utilizzata ancora oggi nel settore alimentare, come ingrediente di zuppe e stufati e in particolare nella preparazione della birra, che non necessita di essere filtrata e alla quale conferisce una schiuma molto “spessa”. Molte sono poi le proprietà medicamentose delle alghe, non solo come integratori alimentari (antiossidanti e ricche di iodio), ma anche cosmetico (benefici alla pelle e ai capelli); anche in agricoltura possono essere utilizzate come fertilizzanti con alto potere battericida o come integratore alimentare per il bestiame..
Ci sono vari tipi di alga rossa che si trovano lungo le coste di Irlanda – Gran Bretagna: l’alga dulse (Palmaria palmata)  e l’irish moss (Chondrus crispus detta anche Carragheen) che distesa e fatta asciugare sotto il sole vira al bianco in una caratteristica tinta “bionda”! Ovviamente si possono già mangiare “al naturale” e crude come gli amanti del sushi ben sanno!

irish-mossPer diventare esperti raccoglitori di alghe e cimentarsi in sfiziose nonché salutari ricette ecco l’ Irish Seaweed Kitchen Cookbook, non solo un libro ma anche un sito web (qui)

Nella mia ignoranza italica (certamente fugata se leggessi il libro su indicato!) non saprei dire se le alghe dalle quali si ottengono le tinture per lana e filati in genere o stoffe siano le stesse edibili, ovviamente il processo di lavorazione per ottenere la tintura sarà diverso dal processo di essiccazione, perchè l’obiettivo è quello di ottenere un colorante (non tossico!!) nella gamma del verde-blu e arancione-rosso.

Dúlamán è anche una popolare e antica ballata irlandese, apparentemente una “nonsense song”, è in realtà il racconto del corteggiamento della figlia di un “dúlamán gaelach” che ha almeno due pretendenti un “dúlamán gaelach” che le vuole comprare un bel paio di scarpe e un “dúlamán maorach” che la tenta con l’acquisto di un pettine. Il padre non è contento d’imparentarsi con un semplice “dúlamán maorach”, così la ragazza, che ha fatto la sua scelta, viene “rapita” per una “fuitina” a scopo matrimoniale.

ASCOLTA Clannad in Dulaman 1976

ASCOLTA Omnia, 2009 (che sembra più un canto di guerra che un canto di lavoro)

ASCOLTA Altan in Island Angel 1993

ASCOLTA Celtic Woman live 2006

VERSIONE Clannad
CurfáX2:
Dúlamán na binne buí
Dúlamán Gaelach
I
A’níon mhín ó
Sin anall na fir shúirí
A mháithair mhín ó
Cuir na roithléan go dtí mé(1)
II
Tá ceann buí óir(2)
Ar an dúlamán gaelach
Tá dhá chluais mhaol
Ar an dúlamán gaelach
III
Rachaimid ‘un an Iúr(4)
Leis an dúlamán gaelach
Ceannóimid bróga daora
Ar an dúlamán gaelach
IV
Bróga breaca dubha
Ar an dúlamán gaelach
Tá bearéad agus triús
Ar an dúlamán gaelach
V
Ó chuir mé scéala chuici
Go gceannóinn cíor dí
‘Sé an scéal a chuir sí chugam
Go raibh a ceann cíortha(6)
VI
Caidé thug tú ‘na tíre?
Arsa an dúlamán gaelach
Ag súirí le do níon
Arsa an dúlamán maorach
VII
Chan fhaigheann tú mo ‘níon
Arsa an dúlamán gaelach
Bheul, fuadóidh mé liom í
Arsa an dúlamán maorach
VIII
Dúlamán na binne buí
Dúlamán a’ tsleibhe
Dúlamán na farraige
Is dúlamán a’ deididh
VERSIONE Altan
Curfá: Dúlamán na binne buí,
dúlamán Gaelach
Dúlamán na farraige,
‘s é b’fhearr a bhí in Éirinn
I
A ‘níon mhín ó,
sin anall na fir shúirí
A mháithair mhín ó,
cuir na roithléan go dtí mé(1)
II
Tá cosa dubha dubailte (2)
ar an dúlamán gaelach
Tá dhá chluais mhaol
ar an dúlamán gaelach
III
Rachaimid go Doire(4)
leis an dúlamán gaelach
Is ceannóimid bróga daora
ar an dúlamán gaelach
IV
Bróga breaca dubha
ar an dúlamán gaelach
Tá bearéad agus triús
ar an dúlamán gaelach
V
Ó chuir mé scéala chuici,
go gceannóinn cíor dí
‘S é’n scéal a chuir sí chugam,
go raibh a ceann cíortha(6)
VI
Góide a thug na tíre thú?
Arsa an dúlamán gaelach
Ag súirí le do níon,
arsa an dúlamán maorach
VII
Ó cha bhfaigheann tú mo ‘níon,
arsa an dúlamán gaelach
Bheul, fuadóidh mé liom í,
arsa an dúlamán maorach

NOTE
1) la ragazza si mette a filare per mostrare al corteggiatore che è laboriosa e modesta
2) nella versione Altan “Tá cosa dubha dubailte“= there are two black thick feet (in italiano ci sono due grossi piedi neri)
3) narrow
4) oppure Derry
5) un tempo possedere un paio di scarpe era un lusso tra la gente del popolo, l’unico paio veniva indossato solo nelle occasioni speciali, per andare a messa o per ballare!
6) Go raibh a ceann cíortha tradotto anche come ” that it was a fine one“.
7) il raccoglitore d’alghe per mangiare che è quello scelto dalla ragazza ma non benvisto dal padre.


TRADUZIONE INGLESE
Chorus:
Seaweed from the yellow cliff,
Irish seaweed
Seaweed from the ocean,
the best in all of Ireland
I
Oh gentle daughter
Here come the wooing men
Oh gentle mother
oh bring me my spinning wheel (1)
II
There is a yellow-gold head(2)
On the Irish seaweed
There are two blunt(3) ears
On the Irish seaweed
III
We’ll go to Newry(4)
With the Irish seaweed
I would buy expensive shoes
Said the Irish seaweed
IV
Beautiful black shoes(5)
The Irish seaweed has
A beret and trousers
The Irish seaweed has
V
I spent time telling her the story
That I would buy a comb for her
The story she told back to me
That she is well-groomed(6)
VI
“What did you bring from the land?”
Says the Irish seaweed
“Courting with your daughter”
Says the stately seaweed(7)
VII
“You’re not taking my daughter”
Says the Irish seaweed
“Well, I’d take her with me”
Says the stately seaweed
VIII
Seaweed of the yellow cliff
Seaweed of the mountain
Seaweed from the sea
Seaweed..

TRADUZIONE ITALIANO (da qui)
(ritornello)
Alga dalla scogliera gialla,
alga irlandese,
Alga dall’oceano,
la migliore in tutta l’Irlanda.
I
“Oh cara figliola,
ecco che arrivano i corteggiatori”
“Oh cara madre,
portami l’arcolaio”(1).
II
C’è una testa giallo-oro(2)
sul raccoglitore d’alghe irlandese,
ci sono due piccole(3) orecchie
sul raccoglitore d’alghe irlandese.
III
“Andremo a Newry (Derry) (4)
con il raccoglitore d’alghe irlandese “Vorrei comprarti delle scarpe costose” ha detto il raccoglitore d’alghe irlandese,
IV
Scarpe nere bellissime(5)
ha il raccoglitore d’alghe irlandese
ha un berretto e i pantaloni.
V
Ho passato del tempo a raccontarle la storia, di come le avrei comprato un pettine. La storia che mi ha raccontato di rimando, è che era una buona idea (6).
VI
“Che cosa sei venuto a fare?”
dice il raccoglitore d’alghe irlandese.
“A corteggiare tua figlia”
dice il raccoglitore d’alghe(7).
VII
“Oh, dove stai portando mia figlia?” dice il raccoglitore d’alghe irlandese. “Beh, la porterei con me” dice il raccoglitore d’alghe .
VIII
Alga dalla scogliera gialla,
alga della montagna, alga dall’oceano, la migliore, la migliore di tutta l’Irlanda

FONTI
http://connemara.verdeirlanda.info/it/30-le-news/la-vita/44-alghe-la-ricchezza-dal-mare
http://testitradotti.wikitesti.com/2011/03/13/dulaman-testo-traduzione-e-video-dei-celtic-woman/ http://www.celticartscenter.com/Songs/Irish/Dulaman.html http://www.celticlyricscorner.net/clannad/dulaman_song.htm http://thesession.org/tunes/10313 http://songoftheisles.com/2013/06/25/dulaman/ http://www.mondobirra.org/alga.htm http://vre2.upei.ca/cap/node/456 http://irishseaweedkitchen.ie/

BROSE AND BUTTER A BOTHY BALLAD

ATTENZIONE: QUESTO POST POTREBBE CONTENERE UN LINGUAGGIO OFFENSIVO

“Brose and Butter” è tra le più famose vecchie “bothy ballads“ dell’Ayrshire (Scozia del Sud) che Robert Burns scrisse nell’autunno del 1785: il testo è a doppio senso sia culinario che sessuale, infatti si parla di una cena che in realtà  è un rapporto sessuale. Non è acclarato se il testo sia solo una trascrizione di un vecchio brano tradizionale. Nella raccolta di David Herd Ancient and modern Scottish songs” (1776) la canzone è di due strofe oltre al coro, è lecito presumere quindi che le restanti strofe siano state scritte da Robert Burns.

MELODIA Peacock Follow(ed) the Hen (slip jig) (vedi)
ALTRI TITOLI: Cuddle Me Cuddy, Here We Go Up, Up, Up, Mad Moll, Up And Down Again, Yellow Stockings.

Versione in David Herd
I
JENNY sits up in the laft,
JOCKY wad fain hae been at her,
There cam a wind oot o the wast,
Made a’ the windaes to clatter.
II
A goose is nae guid meat,
A hen is boss within,
In a pie there’s muckle deceit,
A puddin it is a guid thing.

ASCOLTA Ossian in Ossian 1977 seguono due jigs: Monaghan Jig/Jackson’s Bottle of Brandy

ASCOLTA Eddi Reader (strofe I, II, III, IV, V, I, II, I, II, I)
<


CHORUS
O gie my love brose, brose;
O gie my love brose and butter(1);
An’ gie my Love brose, brose,
Yestreen(2) he wanted his supper.
I
Jenny sits up the laft(3)
Johnny was glad to be at her (4)
there came a wind came out o’ the west
made all the windows to clatter
II
A dow(5) is a dainty dish
goose is hollow within
the sight would make you blush
but aw the fun is to finishing
III
my daddie sent me to the hill
to pull my minnie(6) some heather
and drive it intae yur fill
yur welcome tae the leather(7)
IV
a mouse is a merry wee beast
the moodiewark(8) wants the een
and oh for the touch o’ the thing
I had in my nieve(9) yestreen
V
The lark(10) she loves the grass
the hen she loves the stubble(11)
and hey for the gardner lad
tae gully away(12) wi’ his dibble(13)
TRADUZIONE di CATTIA SALTO
CORO
“Dammi la farinata amore mio
la farinata con il burro;
si, dammi amore mio la farinata”
ieri sera lui voleva la sua cena!
I
Jenny si siede in soffitta
Johnny era contento di starle vicino
poi venne il vento da occidente
a sbattere tutte le finestre
II
Il piccione è un piatto raffinato
l’oca è cava all’interno,
alla vista ti farebbe arrossire
ma tutto il piacere è nel venire.
III
Il mio paparino mi ha mandato in collina
a cogliere per la mia mammina dell’erica,
e guidalo dentro il tuo ripieno
sei il benvenuto nella pelle
IV
Un topo è una bestiola felice
la talpa vuole gli occhi
e oh con il semplice tocco “il coso”
avevo in pugno ieri sera
V
L’allodola ama l’erba
la pernice ama le stoppie
e un evviva per il giardiniere
che pianta il suo bastone

NOTE
1) PORRIDGE O BROSE? Gli Scozzesi preferiscono il BROSE ossia il “vero e unico” modo di preparare la farinata d’avena: la differenza rispetto al porridge è che l’avena non subisce cottura ma è solo mescolata vigorosamente in una ciotola con acqua bollente e lasciata riposare per 5 minuti circa, avendo cura di metterci un coperchio in modo che il calore agisca sull’avena. Si mangia con l’aggiunta di sale e latte o latticello e ovviamente si aggiunge anche del burro fresco. C’è anche una versione “rinforzata” della ricetta che prevede l’aggiunta di miele (ovviamente d’erica), panna e whisky. Oggi si preferisce la versione bevanda detta Atholl brose (una specie di whisky cream) di cui esistono diverse ricette con l’aggiunta di uova, lamponi, erbe aromatiche .. (per la ricetta vedi)
2) Yestreen= last night
3) laft= loft
4) nella versione di Burn dice: Jockie wad fain a been at her; letteralmente Johnny era contento di essere con lei (in senso traslato farsela)
5) inizia tutta una serie di riferimenti a uccelli ed animali che in realtà sono ben altro
6) minnie= mother
7) pelle ma in senso figurato “vagina”
8) moodiewark= mole
9) nieve= mano stretta a pugno
10) laverock= lark
11) stibble= stubble, in senso figurato peli pubici
12) gully =dig in senso figurato fottere. Lunga è la lista delle canzoni celtiche sui giardinieri, ricche di doppi sensi
13) dibble= bastone appuntito e in senso figurato pene maschile

La versione pubblicata nel The Merry muses of Caledonia (1799-1800), è parzialmente rivista e contiene un’ulteriore strofa:
We a’ were fou yestreen,
The night shall be its brither;
And hey, for a roaring pin
To nail twa wames thegither!

FONTI
http://www.eddireader.net/tracks/erBB.htm http://www.bbc.co.uk/arts/robertburns/works/brose_and_butter/ http://tunearch.org/wiki/Brose_and_Butter http://thesession.org/tunes/1145

WASSAILING FOR THE MUMPING DAY

WAES HAEL

Wassail_BowlPer Natale e Capodanno nei paesi nordici è ancora viva l’usanza del Wassailing, il brindisi per festeggiare l’anno nuovo!
Ai nostri giorni il wassail si prepara come un punch molto speziato a base di sidro (per la ricetta qui), o anche un vin brulè (per la ricetta qui) , ma nel Medioevo il liquido principale doveva essere della birra calda o idromele.
In Inglese antico la frase “Waes Hael” significa “Buona Salute”ed è il nome dato sia al brindisi che alla coppa che contiene la bevanda del brindisi. In origine si ritiene che i brindisi si svolgessero nei frutteti dove si brindava per la salute e la prosperità degli alberi (vedi, poi si passò alle visite benaugurali di porta in porta nei villaggi, che ripetevano le antiche strofe ed altre ne aggiungevano, alla salute dei padroni di casa e alla loro prosperità.
Dal wassailing porta a porta, la wassailing bowl (= grolla della salute) entra nelle case sulla tavola di Natale come bevanda per i commensali!

LA QUESTUA

Wassail BowlNel Medioevo gruppi di giovani questuanti cantavano e suonavano per le strade dietro il compenso di libagioni o di denaro oppure portavano la grolla della salute (wassail bowl) di casa in casa, cantando per reclamizzarne la bontà e per augurare una buona festa di Natale e un felice Anno Nuovo, in attesa di una piccola ricompensa.
Inizialmente quindi erano i questuanti a portare la grolla di casa in casa per la condivisione comunitaria della bevanda e delle provviste, ma più comunemente, specialmente in epoca vittoriana, erano i mendicanti o i bambini più poveri e le donne a girare con la tazza del wassail vuota perché fosse riempita con bevande calde per accompagnarci pane e formaggio!
Dal “wassailing” (canti rituali di natura non religiosa) si passa infine al “caroling” ossia ai canti di Natale di natura religiosa, una questua premiata con cioccolata calda e biscotti e praticata soprattutto dai bambini. (continua)

 

THE MUMPING DAY: 21 DICEMBRE

children-wasselingDa mump= mendicare il Mumping Day (oppure ‘Doleing Day’) cadeva il 21 dicembre e un tempo era il giorno in cui i poveri andavano a chiedere l’elemosina in vista del Natale per potersi procurare tante cose buone per natale (good things).

Nello Staffordshire il termine utilizzato era semplicemente “a-gooding.” “In some parts of the country the day is marked by a custom, among poor persons, of going a gooding, as it is termed—that is to say, making the round of the parish in calling at the houses of their richer neighbours, and begging a supply either of money or provisions to procure good things, or the means of enjoying themselves at the approaching festival of Christmas. …By a correspondent of Notes and Queries, in 1857, we are informed that the custom of ‘Gooding’ exists in full force in Staffordshire, where not only the old women and widows, but representatives from every poor family in the parish, make their rounds in quest of alms. The clergyman is expected to give a shilling to each person, and at all houses a subsidy is looked for either in money or kind. In some parts of the same county a sum of money is collected from the wealthier inhabitants of the parish, and placed in the hands of the clergyman and churchwardens, who on the Sunday nearest to St. Thomas’s Day, distribute it in the vestry under the name of ‘ St. Thomas’s Dole.’ We learn also from an-other communication of the writer just quoted, that at Harrington, in Worcestershire, it is customary for children on St. Thomas’s Day to go round the village begging for apples” (tratto da qui).

I questuanti lasciavano in cambio dell’offerta, un rametto di agrifoglio o di vischio, oppure offrivano un sorso della bevanda preparata per il brindisi perpetuando così l’antica tradizione del wassailing cioè delle bevute benaugurali durante le festività natalizie (ovvero il solstizio d’Inverno). Questo wassailing di casa in casa era accompagnato da canti per reclamizzare la bontà della bevanda, per augurare una buona festa di Natale e un felice Anno Nuovo, per chiedere cibo o offerte in danaro.

THE WASSAIL SONGS

La struttura di questi canti di questua è tipica: si inizia con delle strofe che decantano la bontà della bevanda portata, la richiesta di aprire la porta per far entrare i questuanti o quantomeno far venire la cameriera (o il maggiordomo) per portare del cibo o un’offerta in denaro; in cambio si brinda alla salute della famiglia, alla prosperità del bestiame e dei raccolti. (c’erano ovviamente anche le strofe delle maledizioni nel caso l’offerta non fosse abbastanza generosa!)

Nelle Midland occidentali dell’Inghilterra è ancora diffusa la “Jolly wassel-bowl” con un testo risalente probabilmente al 1600.

ASCOLTA Leafy Greens & Mutton.

Si riportano solo le strofe cantate invece delle 12 del testo integrale (qui); il testo è antico e si trova in diverse raccolte riportato anche in Christmas Carols Ancient and Modern (1833) con la nota di William Sandys: Printed in Ritson’s Ancient Songs, pp. 304-6. From a collection intitled “New Christmas Carols: Being fit also to be sung at Easter, Whitsontide, and other Festival Days of the year.” No date, 12 mo. black letter; “in the curious study of that ever-to-be-respected antiquary Mr. Anthony á Wood [1632-1695], in the Ashmoleian Museum.”

I
A jolly wassel-bowl,
A wassel of good ale,
Well fare the butler’s soul,
That setteth this to sale;
Our jolly wassel (1).
II
Good dame, here at your door
Our wassel we begin,
We are all maidens poor,
We pray now let us in,
With our wassel.
III
Our wassel we do fill
With apples and with spice,
Then grant us your good will
To taste here once or twice
Of our good wassel.
IV
Much joy into this hall
With us is entered in;
Our master, first of all,
We hope will now begin
Of our wassel.
V
Some bounty from your hands,
Our wassel to maintain:
We’l buy no house nor lands
With that which we do gain
With our wassel.
VI
Much joy betide them all,
Our prayers shall be still,
hope and ever shall,
For this your great good will
To our wassel.
Traduzione di Cattia Salto
I
La grolla della salute,
una coppa di buona birra
farà bene all’anima del maggiordomo
che prepariamo per vendere
il nostro allegro wassel
II
Buona madama, qui alla vostra porta inizia la nostra questua
siamo tutte povere fanciulle
e vi preghiamo di farci entrare
con la nostra coppa
III
La nostra coppia facciamo riempire
con mele e spezie
perciò assicurateci la vostra buona volontà di assaggiare uno o due sorsi del nostro buon wassel
IV
Tanta gioia in questa casa
con noi è entrata;
il nostro padrone, per primo
speriamo inizierà ora
il nostro wassel
V
Dei doni dalle vostre mani
per provvedere al nostro wassel
non compreremo case o terre
con quello che guadagneremo
con il nostro wassel
VI
Tanta gioia per tutti
le nostre preghiere saranno di pace,
speranza e ogni bene
per la vostra grande generosità
al nostro wassel

NOTE
1) wassel è modernizzato in wassail

The Wassail Bowl
1860 – The Wassail Bowl – John Gilbert

WASSAIL SONGS

Facciamo perciò un giro per la campagna britannica e in particolare nel Glouchestershire, nello Yorkshire e nel Somerset, nel Galles e in Cornovaglia

THE GLOUCHESTERSHIRE WASSAIL vedi
THE GOWER WASSAIL vedi
THE CORNISH WASSAIL SONGS qui
THE YORKSHIRE WASSAIL SONGS qui
THE SOMERSET WASSAIL vedi

FONTI
http://www.cbladey.com/wassail.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=97570
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/a_jolly_wassel_bowl.htm
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/carroll_for_a_wassell_bowl.htm
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/Notes_On_Carols/wassailing.htm

THE GALWAY RACES IN SONGS

Le Corse di Galway si svolgono nell’ultima settimana di Luglio presso l’ippodromo di Galway, Irlanda. La tradizione risale al 1764 anche se il primo grande festival è stato organizzato nell’agosto del 1869 da Lord St Lawrence; un grande evento che richiamò un gran numero di gente da tutto l’ovest dell’Irlanda e divenne così popolare da essere celebrato anche nelle canzoni.
“The Galway Races” è una canzone irlandese che sembra descrivere il grande festival del 1869, si ritrova in broadsides risalenti proprio a questo periodo con il titolo di “The Sporting Races of Galway“.

Donnybrook Fair 1859 by Erskine Nicol 1825-1904Alle corse arrivava gente da vicino e da lontano e non solo per scommettere sui cavalli ma anche per divertirsi proprio come nelle grandi fiere, così si trovavano bancarelle e venditori di dolciumi e cibo da asporto (tra cui i tradizionali e succulenti zampetti di maiale), imbonitori e imbroglioni, suonatori ambulanti per le danze sul prato, allibratori per le scommesse, ragazze da marito da corteggiare (sotto l’occhio benevolo dei rispettivi padri).. e ovviamente i cavalli più veloci e i fantini più abili del paese!
L’atmosfera è cambiata poco da allora e oggi le corse sono diventate occasione di glamour in cui le donne irlandesi sfoggiano originali e arditi cappellini che nulla hanno da invidiare ai cappellini dell'”Ascot Ladies Day”.


Un brano reso popolare dai principali gruppi di musica irlandese a partire dai Dubliners fin dagli anni 60. La melodia richiama l’altrettanto popolare “the rocky road to Dublin!

ASCOLTA The Dubliners 1967

ASCOLTA The Pogues in If I Should Fall From Grace With God 1988. La versione testuale è leggermente diversa rispetto al testo riportato

ASCOLTA The Chieftains in An Irish Evening 1992 (il canto inizia dopo 4:13)

Chorus: With your whack-fa-the-da-for-the-diddle-ee-iddle-day.
I
As I rode down to Galway town to seek for recreation
On the seventeenth of August me mind being elevated
There were multitudes assembled with their tickets at the station
Me eyes began to dazzle and I’m goin’ to see the races.
II
There were passengers from Limerick and passengers from Nenagh
And passengers from Dublin and sportsmen from Tipperary
There were passengers from Kerry, and all quarters of our nation
And our member, Mr. Hearst, for to join the Galway Blazers(1).
III
There were multitudes from Aran, and members from New Quay Shore
the Boys from Connemara and the Claire unmarried maidens
There were people from Cork city who were loyal, true and faithful;
Who brought home the Fenian prisoners from diverse(2) foreign nations.
IV
It’s there you’ll see confectioners with sugarsticks and dainties
The lozenges and oranges, the lemonade and raisins!
The gingerbread and spices to accomodate the ladies
And a big crubeen(3) for thruppence to be pickin’ while you’re able.
V
It’s there you’ll see the gamblers, the thimbles(4) and the garters(5)
And the spotting Wheel of Fortune(6) with the four and twenty quarters
There was others without scruple pelting wattles at poor Maggy(7)
And her father well-contented and he lookin’ at his daughter.
VI
It’s there you’ll see the pipers and the fiddlers competing
The nimble footed dancers a-tripping over the daisies
There were others crying cigars and lights and bills for all the races
With the colors of the jockeys and the prize and horses’ ages.
VII
It’s there you’ll see the jockeys and they’re mounted out so stately
The pink, the blue, the orange, and green, the emblem of our nation
When the bell was rung for starting, all the horses seemed impatient
I thought they never stood on ground their speed was so amazing.
VIII
There was half a million people there from all denominations
The Catholic, the Protestant, the Jew, and Presbyterian
There was yet no animosity, no matter what persuasion
But “failte” and hospitality inducin’ fresh acquaintance.(8)
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
I
Mentre ho fatto la strada fino alla città di Galway per cercare di svagarmi
il 17 agosto mi ha sorpreso una grande moltitudine assemblata con i biglietti presso la stazione
ai miei occhi stupiti, così sono andato a vedere le gare.
II
C’erano passeggeri da Limerick e passeggeri da Nenagh
e passeggeri da Dublino e gli amanti dello sport di Tipperary,
c’erano passeggeri da Kerry e tutte le contrade della nazione
e il nostro socio, Mr. Hasset per unirsi ai “Galway Blazers”(1).
III
C’era gente di Aran e membri provenienti da New Quay Shore,
i ragazzi di Connemara e le fanciulle non sposate di Clare. C’erano persone provenienti da Cork,che furono leali, sinceri e fedeli, e portarono a casa i prigionieri feniani da varie nazioni straniere(2).
IV
C’erano venditori di dolci con bastoncini di zucchero e dolcetti,
le pastiglie a rombetti e le arance, la limonata e l’uvetta
il pan di zenzero e spezie per le comodità delle signore e un grande zampetto di maiale(3) da 3 penny da essere spolpato se ci riesci.
V
C’erano da vedere i giocatori d’azzardo, del “tira e molla”(4) e delle “tre carte”(5) e la “ruota della fortuna”(6) con i 24 quarti
altri che senza scrupoli gettavano ramoscelli sulla povera Maggy(7)
con il padre ben contento che guardava la figlia.
VI
C’erano da vedere gli zampognari e i violinisti che gareggiavano
i danzatori dal passo svelto saltellare sulle margherite,
altri che gridavano “Sigari e fiammiferi” e biglietti per tutte le gare con i colori dei fantini e i premi e le età dei cavalli.
VII
C’erano da vedere fantini che montavano in modo maestoso
il rosa, il blu, l’arancio e il verde, l’emblema della nostra nazione; quando la campana suonava l’avvio, tutti i cavalli erano impazienti credo che mai posassero le zampe con una velocità così sorprendente.
VIII
C’era mezzo milione di gente là di tutte le confessioni
il cattolico, il protestante, l’ebreo e il presbiteriano
e tuttavia non c’era animosità non importa quale fede, ma “salute” e ospitalità per indurre alla conoscenza diretta.(8)

NOTE
1) il primo club di caccia (alla volpe)Castle Boy Hunt ” fu fondato nel 1803 da Robert Parsons Persse di Moyode Castle; venne soprannominato Galway Blazer nel 1840 perchè durante i festeggimenti di fine battuta nell’ Dooley’s Hotel scoppiò un incendio.(vedi). Nei broadsides il nome è scritto come Mr Hassett
2) in alcune versioni è scritto “from dying in foreign nations“. La Fenian Brotherwood fu creata dopo la fondazione della Irish Republican Brotherwood a Dublino (1858) i cui membri si chiamavano Feniani. Un importante ramo si sviluppò presso la comunità irlandese negli Stati Uniti che procurava appoggio e fondi per l’insurrezione (la Fratellanza si mosse verso la ribellione armata). La frase forse si riferisce al tentativo di liberare due capi della Fratellanza dalla prigione di Manchester nel 1867. Durante la liberazione ci scappò il morto (un poliziotto inglese) e i partecipanti all’azione vennero quasi tutti catturati: tre di loro furono riconosciuti colpevoli per la morte del poliziotto e impiccati. Come sia la Fratellanza era particolarmente attiva nella città di Cork.
3) Crubeens sono le zampette di maiale bollite per circa tre ore e poi fritte, è un piatto tradizionale irlandese che si mangia con le mani e si vendeva un tempo durante le fiere. Si abbinano con i cavoli fritti e la birra scura
4) thimblerig: detto anche “pea and thimbles” è un gioco di destrezza in cui si deve indovinare sotto quale dei tre ditali viene nascosta una piccola pallina (o un piccolo seme); una variante più diffusa è il gioco delle tre carte in cui si deve indovinare dove stà la regina dopo che lo smazzatore l’ha spostata con destrezza.
5) gartering: One gambling game required a leather belt, garter or string tied into an endless loop. The man in charge twisted it into a figure-of-eight formation and asked someone to put a finger into one of the loops thus made. If the string snagged on his finger when the string was pulled away, he won. The trick was that there were two ways to make the figure-of-eight. In one, the game was genuine, with one loop snagging and the other not; in the other, neither did, and the victim always lost. It has been known under many names: pin and girdle, prick the garter, trick of the loop and strap game, but it has been commonly known from the sixteenth century and after as fast and loose, using fast in its sense of something fixed or immovable. The expression to play fast and loose had become an idiom before 1557, the date of its first recorded use. It was an obvious progression from the nature of the game to a sense of dishonestly or irresponsibly trifling with another’s affections. (tratto da qui)
6) Another gambling game was spin-em-rounds, usually played in the street; it was mentioned by Henry Mayhew in his London Labour and the London Poor of 1851. Another name for it was wheel-of-fortune, in earlier times the name for the drum in which lottery tickets were spun before drawing. A slang dictionary of 1859 described it as “a street game consisting of a piece of brass, wood, or iron, balanced on a pin and turned quickly around on a board, when the point, arrow shaped, stops at a number and decides the bet one way or the other. The contrivance very much resembles a sea compass, and was formerly the gambling accompaniment of London piemen. The apparatus was then erected on the tin lids of their pie cans, and the bets were ostensibly for pies, but more frequently for “coppers,” when no policeman frowned upon the scene, and when two or three apprentices or porters happened to meet.” (tratto da qui)
7) i ragazzini un po’ impertinenti dimostravano di apprezzare le grazie della bella Maggie richiamando la sua attenzione così il padre era contento perchè poteva scegliere tra molti corteggiatori
8) una bella chiusura che auspica la fratellanza tra gli uomini, divisi troppo spesso dall’intolleranza verso le dichiarazioni di fede degli “altri” perchè convinti di essere gli unici detentori della “verità”.

UNA VISITA

I HEART MY CITY: DEARBHAILL’S GALWAY Summer and autumn are the best times to visit my city because the artistic, creative, and fun qualities for which my city is renowned come to life in a blaze of festivals ranging from the arts and food to film and horse racing. continua

FONTI
http://www.loc.gov/resource/amss.as113080.0 http://middarchive.middlebury.edu/cdm/ref/collection/flanders/id/11 http://www.galwayraces.com/general-info/history-of-galway-races/ http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=76843 http://thesession.org/tunes/8927 http://blog.patrickclifford.com/2011/04/whats-that-song-the-galway-races.html http://www.storiainpoltrona.com/la-rivoluzione-irlandese-nel-xix-secolo/