Archivi categoria: questione irlandese

BACK HOME IN DERRY

La canzone  fu scritta in carcere da Bobby Sands, (1954-1981) attivista politico di Belfast, nonchè volontario dell’IRA, imprigionato dagli inglesi nel carcere “Maze” a Long Kesh, dove morì dopo un lungo periodo di sciopero della fame.
Una scelta d’amore (Some Mother’s Son) film del 1996 diretto da Terry George: Aidan Gillen e John Lynch nei panni di Gerard Quigley e Bobby Sands

I detenuti politici rivendicavano il status di prigionieri di guerra  (condizione privilegiata rispetto ai comuni prigionieri annullata dopo il marzo 1976): la protesta iniziò prima con il rifiuto di indossare la divisa carceraria, un paio d’anni dopo fu la volta della “protesta delle latrine”, in cui si rifiutavano di usare le docce e l’acqua per lavarsi e imbrattavano le pareti con le loro feci. Ragazzi poco più che ventenni si aggiravano per le celle pallidi ed emaciati. Nel volgere di alcune settimane, sudici e malati, a chi li visitava apparivano irriconoscibili, sinistri come fantasmi. (Luca Galassi )
Ma gli anni passavano sena alcun risultato, infine il 27 ottobre 1980 sette detenuti rifiutarono di nutrirsi arrivando quasi alla morte.
Il secondo digiuno protratto ad oltranza si concluse con la morte  di dieci uomini tra il maggio e l’agosto del 1981.
Lo sciopero della fame dei giovani repubblicani non piegò l’animo di ferro di Margaret Thatcher, che, il 6 maggio dell’81 dichiarò: “Il signor Sands era un criminale, condannato a scontare la sua pena. Ha scelto di togliersi la vita. E’ stata una scelta che la sua organizzazione non ha mai lasciato alle sue vittime”. Parole dure, che spinsero molti alla militanza armata. Anche tra i 100 mila che due giorni dopo seguirono il feretro di Sands fino al cimitero di Milltown, nel cuore cattolico di Belfast. Lo status di prigionieri politici fu riconosciuto ai detenuti di Long Kesh solo il 3 ottobre 1981, quando gli ultimi cinque interruppero lo sciopero della fame su pressione dei loro familiari, dell’esecutivo dell’Ira e di alcuni uomini di chiesa. Insieme alla possibilità di indossare abiti civili, fu concesso loro di tenere le chiavi della propria cella e di muoversi liberamente all’interno del loro blocco ‘H’. (Luca Galassi tratto da qui)
E solo due anni più tardi ci fu una fuga in massa di tutti i detenuti (che esercitarono un loro diritto di prigionieri di guerra, l’evasione)

MARTIRI DELLA LIBERTA’

L’intransigenza degli inglesi che risposero con maltrattamenti e pestaggi, il rifiuto del primo ministro Margaret Thatcher al dialogo, trasformò in martirio il sacrificio di Bobby e dei suoi compagni, e fece accrescere il consenso dell’opinione pubblica al movimento repubblicano; il Sin Féin in seguito crebbe fino a diventare il maggior partito dell’Irlanda del Nord.
Proprio in carcere Sands sviluppò la sua vena poetica e le sue abilità di scrittore e i suoi articoli furono pubblicati dal giornale repubblicano An Phoblacht-Republican News, voce del movimento, con lo pseudonimo di “Marcella”.
Scrisse anche un libro intitolato Un giorno della mia vita.
“Ero soltanto un ragazzo della working class proveniente da un ghetto nazionalista, ma è la repressione che crea lo spirito rivoluzionario della libertà. Io non mi fermerò fino a quando non realizzerò la liberazione del mio paese, fino a che l’Irlanda non diventerà una, sovrana, indipendente, repubblica socialista”.

BACK HOME IN DERRY

Bobby scrisse il testo come una poesia durante lo sciopero della fame in carcere e subito dopo la sua morte già circolava una versione cantata; Christy Moore che si trovava nel Derry per una serie di concerti la sentì in più occasioni e trascrisse il testo, fu lui ad abbinarlo con la melodia  “Wreak of the Edmond Fitzgerald” di Gordon Lightfoot ( in Summertime Dream 1976 album finito subito nella classifica “Billboard 200” i 200 più venduti negli States).
La canzone tratta della deportazione in Tasmania dei rivoluzionari Irlandesi dopo il fallito tentativo insurrezionale anti-inglese guidato da Robert Emmet nel 1803.
L’ultima strofa è certamente autobiografica e la colonia penale in Tasmania è in realtà  The Maze, il labirinto, la prigione di massima sicurezza del Regno Unito costruita proprio nel 1976 con gli H Blocks. La struttura è stata chiusa nel 2000 e demolita in buona parte, l’area è  in attesa di riqualificazione e oggetto di un decennale dibattito per la destinazione a Centro per la Pace
Raymond McCartney ha trascorso 17 anni della sua vita nelle celle di Long Kesh. Nel 1980 rifiutò il cibo per 53 giorni prendendo parte al primo sciopero della fame, quello che si concluse senza morti. Adesso è un parlamentare eletto nelle liste del Sinn Féin e non ha dubbi: “questo è un luogo unico che è già da tempo un’attrazione per i visitatori di tutto il mondo. Noi ex prigionieri repubblicani siamo sempre stati favorevoli a una riconversione che ne massimizzasse il potenziale economico e storico, e favorisse al tempo stesso la riconciliazione. E siamo convinti che per chiudere le ferite del passato vadano rispettate le diversità e le storie differenti di ciascuna parte in causa”. Anche Jude Collins, anziano giornalista di Belfast, la pensa allo stesso modo. “Non c’è alcun rischio che Long Kesh diventi un tempio del terrorismo. D’altra parte, chi fece lo sciopero della fame non è ricordato per quello che aveva fatto prima di finire in carcere. Ai visitatori sarà ricordato lo straordinario coraggio di quei dieci uomini che preferirono morire piuttosto che essere riconosciuti come criminali comuni”. (tratto da qui)

ASCOLTA Christy Moore in Ride On, 1984

ASCOLTA Gary Og & Sean Lyons in Songs of Rebellion


I
In 1803 we sailed out to sea
Out from the sweet town of Derry.
For Australia bound
if we didn’t all drown
And the marks of our fetters were heavy
In the rusty iron chains
we sighed for our weans
Our good women
we left there in sorrow
As the mainsails unfurled,
our curses were hurled
At the English and the thoughts of tomorrow
CHORUS
Oh, I wish I was back home in Derry.
Oh, I wish I was back home in Derry.
II
At the mouth of the Foyle,
bid farewell to the soil
As down below decks
we were lying.
O’Docherty’s scream
woke him out of a dream
By a vision of
bold Robert dying.
The sun burned cruel
and they dished out the gruel
Dan O’Connor was down with the fever
Sixty rebels that day
bound for Botany Bay
How many would reach
there this evening?
III
I cursed them to hell,
as her bow fought the swell
Our ship danced like a moth on the firelight
Wild horses rode high
as the devil passed by
Taking souls into Hades by twilight light
Five weeks out to sea
we were now 43
We buried our comrades each morning
And in our own slime
we were lost in a time,
Endless days without dawning
IV
Van Diemen’s Land
is a hell for a man
To live out his life in slavery
Where the climate is raw
and the gun makes the law
Neither wind nor rain
care of bravery
Twenty years have gone by and I’ve ended my bond
My comrades’ ghosts
walk beside me
Well a rebel I came
and sure I’ll die the same
On a cold winter’s night you will find me.
Traduzione di Riccardo Venturi
I
Nel 1803 prendemmo il mare
dalla dolce città di Derry (1).
Diretti in Australia,
a meno di non annegar tutti.
Le tracce lasciate dai nostri ceppi erano pesanti,
in rugginose catene di ferro
gemevamo di pena
Lasciammo le nostre brave donne nel dolore
e mentre le vele si spiegavano
urlammo maledizioni
agli inglesi, e le preoccupazioni per il domani
CORO
Oh…oh, voglio tornare a casa a Derry.
Oh…oh, voglio tornare a casa a Derry.
II
Alla foce del Foyle
dicemmo addio al nostro paese
mentre giacevamo
distesi sotto i ponti della nave.
O’Docherty si risvegliò
urlando da un sogno
dove aveva visto
il coraggioso Robert (2) morire.
Il sole bruciava crudele
e ci misero la brodaglia nei piatti,
Dan O’Connor era disteso in preda alla febbre
Sessanta ribelli, quel giorno,
diretti alla baia di Botany (3),
quanti di loro sarebbero
arrivati a sera?
III
Li maledissi a morte
mentre la prua lottava contro l’onda,
la nostra nave ballava come una farfalla (4) alla luce del fuoco
dei cavalli selvaggi caracollavano insieme al diavolo
per portare le anime nell’Ade al crepuscolo
Cinque settimane in mare,
eravamo ora quarantatré
seppellivamo i nostri compagni ogni mattina
Sporchi di fango,
fuori dal tempo,
giorni infiniti senza un’alba
IV
La Tasmania (5) è un inferno per un uomo
per vivere tutta la sua vita in schiavitù
là dove il clima è orrendo
e l’arma è legge
e né al vento né alla pioggia importa del coraggio
Sono passati vent’anni e ho scontato la mia pena
i fantasmi dei miei compagni mi camminano al fianco
sono arrivato da ribelle
e di sicuro morirò ribelle,
mi ritroverete una fredda notte d’inverno.

NOTE
1) Derry/Londonderry è la città lacerata anche nel nome tra Inghilterra e Repubblica d’Irlanda: dal gaelico Doire “bosco di querce” è Derry per i cattolici nazionalisti e Londonderry per i protestanti unionisti, perchè così la chiamarono i coloni britannici nel 1613 volendo riprodurre una novella Londra sul fiume Foyle.
2) Robert Emmet (1778-1803) giovane ribelle irlandese (della chiesa anglicana),  convinto sostenitore dell’indipendenza dell’Irlanda dalla Corona Inglese, nonché seguace degli ideali di fratellanza e solidarietà sociale propugnati dalla Rivoluzione Francese. Dopo la rivolta del 23 luglio 1803 Emmet riuscì a fuggire ma il suo nascondiglio venne scoperto e il 25 agosto venne catturato. Processato per alto tradimento il 19 settembre venne impiccato (e poi decapitato) sulla pubblica piazza il giorno dopo.
3) Botany Bay è l’attuale Baia di Sydney in cui sbarcarono i primi esploratori europei nel 1770, un nome entrato nell’immaginario ottocentesco come sinonimo di Australia.  (vedi)
4) moth è nello specifico una falena; la farfalla che danza nel fuoco potrebbe essere una citazione alla farfalla degli dei, ossia la farfalla dorata simbolo dello spirito del defunto vedi
5) La Terra di Van Diemen (da Anthony van Diemen, governatore generale della Indie Orientali Olandesi tra il 1636 e il1645) oggi è chiamata Tasmania, la grande isola dell’Australia famosa per essere stata una colonia penale inglese dal 1800 al 1856. continua

FONTI
http://www.linkiesta.it/it/blog-post/2013/04/29/long-kesh-lex-carcere-diventa-un-centro-per-la-pace/16185/
http://it.peacereporter.net/articolo/8251/Belfast,+il+labirinto+della+memoria
http://terreceltiche.altervista.org/derry-the-town-i-loved-so-well/
http://terreceltiche.altervista.org/sunday-bloody-sunday/
http://terreceltiche.altervista.org/emigration-songs/
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=4562&lang=it
http://www.christymoore.com/lyrics/back-home-in-derry/

CAITILIN NI UALLACHAIN

Caitilín Ní Uallacháin = Katty Hualloghan è il titolo di un canto giacobita irlandese settecentesco, attribuito al maestro di scuola William Heffernan (di Lattin) e abbinato a una melodia che conobbe una grande fortuna nell’Ottocento, essendo stata associata a una poesia di Sir Samuel Ferguson, “The Lark in the clear air” .

Il canto si inserisce nel filone delle “aisling song” in cui il poeta viene abbagliato al sorgere dell’alba da una visione soprannaturale: una splendida fanciulla personificazione dell’Irlanda è in mestizia e predice un tempo in cui la terra irlandese sarà libera. Il tema conobbe una grande fioritura nel Settecento, quando i poeti irlandesi dovevano nascondere il loro nazionalismo sotto alla poesia bucolica di genere amoroso. (vedi)

UNA VECCHIA DEA

Qui però l’Irlanda non è una fanciulla ma una “povera vecchia” (the Sean-Bhean bhocht – scritto foneticamente come “the Shan Van Vocht”), la signora Katty Hualloghan -o Kathleen O’Houlihan-,  padrona di quattro campi verdi (cioè le quattro province in cui è divisa per tradizione l’Irlanda). Il nome è anche il titolo di una opera teatrale di W.B. Yeats ambientata nel 1798.

Cathleen è una dea-guardiana che appartiene alla terra, la personificazione della dea Ana (iath nAnann -la terra di Ana ) costretta all’esilio dai troppi stranieri che l’anno vilipesa e che vaga in cerca di aiuto, così è una dea decaduta, povera, invecchiata, scacciata da casa. Ma è pur sempre una dea e ancora chiede sacrifici umani, così incanta i giovani uomini e li convince a dare la vita per amor suo: la Cathleen di Yeats ringiovanisce nutrendosi del sangue degli eroi.

Caitilín Ní Uallacháin è riportato nel “Ancient Music of Ireland” di George Petrie vol II pg 8 (vedi) che così scrive
Of this song at least two versions have been already printed, and both with English metrical translations, – one by the late Mr. Edward Walsh, in his “Irish Popular Songs,” and the other by Mr. John O’Daly, in his “Poets and Poetry of Munster,” the versifications in which were made by the late James Clarence Mangan. In both these works the authorship of this song is assigned, but, as it would appear, erroneously, to one of the Irish poetic celebrities of the eighteenth century, – a blind Tipperrary poet named William O’Heffernan; for Mr. Curry has supplied me with a copy of the song which he transcribed from a manuscript now in his possession, and which was written in the year 1780 by a distinguished Clare scribe and Irish scholar, named Peter Connell, or O’Connell; and as in this MS. the name William O’Hanrahan is given as that of its author, such authority is certainly superior in weight to any that has been,m or probably could be, assigned for ascribing it to the Tipperary poet; for it can scarcely be doubted that Connell was personally acquainted with its true author.

Nella canzone il poeta spera in una sconfitta inglese in guerra con le potenze del tempo, e invoca la libertà dell’Irlanda.

LA MELODIA

Il testo fu associato a una melodia intitolata Kathleen Nowlan  scritta da Edward Bunting nelle sue notazioni, da non confondersi però con la melodia Kitty Nowlan sempre annotata da Bunting e trascritta nelle raccolte della Irish Folk Society: fu Charlotte Milligan Fox (1864-1916) a far pubblicare la vecchia melodia irlandese Kathleen Nowlan  nel volume VIII della Raccolta

Ma tutta la storia dietro la canzone viene raccontata in questo video di Eugene Dunphy

FONTI
http://www.writerscafe.org/writing/B-Medb/248036/
https://archive.org/details/petriecollection01petr
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=33347

MNÁ NA HÉIREANN

Gustave Courbet: Portrait of Jo, the Beautiful Irish Girl-1865
Gustave Courbet: Portrait of Jo, the Beautiful Irish Girl-1865

Versi del poeta nord irlandese Peadar Ó Doirnín (1704–1796), messi in musica 200 anni dopo circa da Seán Ó Riada, colui che contribuì alla rinascita della musica irlandese tradizionale proprio negli anni 60 con il gruppo Ceoltóirí Chualann (da cui si staccarono i Chieftains) morì a soli 40 anni nel 1971.

La versione più famosa in assoluto di questo brano è proprio quella dei Chieftains del 1973, finita nella colonna sonora del film Barry Lyndon ( le cui musiche sono una più bella dell’altra) con la regia di Stanley Kubrick (1995)
Una Aislin song che è insieme canto d’amore e rebel song in cui la donna amata è la personificazione dell’Irlanda.

VERSIONE Sinead O’Connor & Chieftains

ASCOLTA Alan Stivell

ASCOLTA Kate Bush

Tá bean in Éirinn a phronnfadh séad domh is mo sháith le n-ól
Is tá bean in Éirinn is ba bhinne léithe mo ráfla ceoil
Ná seinm théad; atá bean in éirinn is níorbh fhearr léi beo
Mise ag léimnigh nó leagtha i gcré is mo thárr faoi fhód

Tá bean in Éirinn a bheadh ag éad liom mur’ bhfaighfinn ach póg
Ó bhean ar aonach, nach ait an scéala, is mo dháimh féin leo;
Tá bean ab fhearr liom nó cath is céad dhíobh nach bhfagham go deo
Is tá cailín spéiriúil ag fear gan Bhéarla, dubhghránna cróin.

Tá bean a déarfadh dá siulfainn léi go bhfaighinn an t-ór,
Is tá bean ‘na léine is is fearr a méin ná na táinte bó
Le bean a bhuairfeadh Baile an Mhaoir is clár Thír Eoghain,
Is ní fheicim leigheas ar mo ghalar féin ach scaird a dh’ól

VERSIONE DI KATE BUSH
I
There’s a woman in Ireland who’d give me a gem and my fill to drink,
There’s a woman in Ireland to whom my singing is sweeter than the music of strings
There’s a woman in Ireland who would much prefer me leaping
Than laid in the clay and my belly under the sod.
II
There’s a woman in Ireland who’d envy me if I got naught but a kiss
From a woman at a fair, isn’t it strange, and the love I have for them
There’s a woman I’d prefer to a battalion, and a hundred of them whom I will never get
And an ugly, swarthy man with no English has a beautiful girl
III
There’s a woman who would say that if I walked with her I’d get the gold
And there’s the woman of the shirt whose mien is better than herds of cows
With a woman who would deafen Baile an Mhaoir and the plain of Tyrone
And I see no cure for my disease but to give up the drink.
TRADUZIONE Cattia Salto
I
C’è una donna in Irlanda che mi avrebbe dato una pietra preziosa e riempito il bicchiere,
c’è una donna in Irlanda per la quale i miei canti sono più dolci delle corde dell’arpa (violino)
c’è una donna in Irlanda che preferirebbe vedermi vivo e vegeto
che sepolto nella terra ricoperto dalle zolle.
II
C’è una donna in Irlanda che sarebbe gelosa se ricevessi un bacio da un’altra alla festa, sono strane, ma le amo tutte
ce né una su mille (1) e un centinaio di loro che non avrò mai
ma un uomo malvagio che non parla nemmeno inglese (2) si è preso questa bella figliola
III
C’è una donna che mi disse che se fossi andato con lei avrei trovato un tesoro
C’è una donna in camiciola il cui aspetto vale più di una mandria di mucche (3)
di una donna che avrebbe assalito (4) Bllymoyer e la piana di Tyrone
e non vedo cura per le mie pene che smettere di bere. (5)

NOTE
1) Letteralmente “una che preferirei a un battaglione”
2) re d’Inghilterra Giorgio I o II che erano sassoni di Hannover
3) nel 700 doveva essere un bel complimento, ma non è semplicemente un paragone: il poeta dice è meglio essere povero nella propria terra (con la propria donna) che ricco con la regina Maeve del Connacht .
4)il riferimento è alla regina Maeve e alla razzia del bestiame di Cooley: Maeve assalì Tyrone nell’Ulster per rendersi un toro.
Bllmoyer è pure una cittadina dell’Ulster (Irlanda del Nord) Ballymoyer nella contea di Armag (Irlanda del Nord)
5) è la donna a chiedere ragioni agli uomini irlandesi del perchè non l’abbiano difesa dagli usurpatori, preferendo ubriacarsi al pub. Gli anni sono quelli dei “Troubles” quando i cattolici nordirlandesi iniziano una campagna per ottenere i diritti civili loro negati dalla maggioranza protestante (1969-1998)

LA VERSIONE STRUMENTALE

THE CHIEFTAINS soundtrack del film Barry Lindon

Jeff Beck

Celtic Woman (ovvero Máiréad Nesbitt)

FONTI
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=46077&lang=it

ERIN GO BRAGH by Peadar Kearney

“Éirinn go Brách” si traduce come “Irlanda per sempre” o meglio “Irlanda libera” sinonimo dell’identità irlandese. In realtà, non si conosce la precisa origine della parola bragh, in quanto essa non esiste nel vocabolario irlandese: si presume che chi per primo la utilizzò abbia semplicemente sbagliato lo spelling. Bragh, infatti, si può ricondurre sia a breá, che significa “bello”, “splendido”, sia a brách, la cui traduzione è più semplicisticamente “per sempre”. È tradizionalmente una frase utilizzata come motto del movimento Repubblicano, e si ritrova infatti sulla sua bandiera.

Come precisa Riccardo Venturi “la forma anglicizzata (dalla pronuncia /ˌɛrɪn ɡə ˈbrɑː/ e scritta, a volte, persino Erin Go Braugh) è quella che ha ottenuto la maggiore diffusione e per un certo tempo si è trovata scritta persino sulla bandiera dell’Eire (tra le altre cose, nella foto riportata da Bernart Bartleby la si vede abbastanza chiaramente). Ciò non toglie, naturalmente, che la forma originale gaelica sia Éirinn go brách, laddove brách non significa tanto “per sempre”, quanto “eternità, fine dei tempi”. In gaelico, si usa anche la forma bráth, dal medesimo significato; go è una preposizione che significa “fino a”. In realtà, il gaelico standard richiederebbe la forma Éire go brách; Éirinn (da cui l’anglicizzazione Erin, divenuta anche un diffuso nome di persona femminile) è una forma di caso dativo, “all’Irlanda”, che però in un paio di dialetti si usa anche come forma storica di nominativo. L’anglicizzazione “Erin Go Bragh” si trova usata già dal 1847; prima si usavano altre forme “ibride” come Erin go brach.
Così il motto si traduce come:  “Irlanda libera”.

Con lo stesso titolo sono state chiamate canzoni diverse scritte non solo in Irlanda ma anche in Scozia. (vedi) Questa invece è la canzone scritta nel 1920 da Peadar Kearney (1883- 1942) irlandese, membro dell’irish republican army, compositore di numerose canzoni politiche che furono molto popolari tra gli Irish Volunteeres nel periodo 1913-1922, suo inoltre è l’inno nazionale della Repubblica d’Irlanda “The Soldier’s Song” (“Amhrán na bhFiann”)

LA RIVOLTA DI PASQUA 1916

La canzone si riferisce alla rivolta di pasqua del 1916 (lunedì 24 aprile) (Easter Rising) e ne commemora gli eroi.
Nella Pasqua del 1916 un manipolo di uomini decide di passare alle armi per proclamare la Repubblica d’Irlanda, l’insurrezione doveva divampare su tutta l’isola ma per una serie di contro-ordini scoppiò solo a Dublino.
Il 24 aprile lo Stato Maggiore repubblicano divide le sue forze in cinque battaglioni incaricati di neutralizzare i centri nevralgici di Dublino: Ned Daly con la prima brigata occupa le Four Courts (il tribunale). Thomas Mac Dnagh prende la fabbrica Jacob. Éamon de Valera occupa Boland’s Flour Mill per bloccare l’arrivo dei rinforzi inglesi. Éamon Ceant si installa nella South Dublin Union e altre truppe si insediano nel quartiere periferico di Fingall, al nord della città. Michael Mallin e la contessa Constance Markiewicz erigono barricate a St. Stephen Green. Lo Stato Maggiore della rivolta si insedia alla Posta centrale di Sackville Street (poi ribattezzata O’Connell Street). Vengono esposte bandiere con la scritta Irish Republic ricamata in oro su fondo verde. Patrick Pearse proclama la creazione del governo provvisorio della nuova Repubblica irlandese. Nell’ufficio postale ci sono con lui Connolly, come comandante militare, Joseph Plunkett, The O’Rahilly, Tom Clark e Sean MacDermott. Vi è anche un giovane di nome Michael Collins. (tratto da qui)

Il centro di Dublino dopo l’Easter Rising
Il centro di Dublino dopo l’Easter Rising

UNA SETTIMANA DI GUERRIGLIA

Non fu una battaglia ma una guerriglia urbana (una delle prime nella storia) con pochi irlandesi armati alla meno peggio, circondati dall’esercito inglese che inviava sempre più contingenti a Dublino; inglesi così esacerbati dalle perdite che si misero a fucilare gli uomini civili (e inermi) requisiti nelle case,  mano a mano che venivano ripulite dal rastrellamento; inglesi disposti a radere al suolo una città pur di stanare i ribelli.

sapere che essi sognarono e sono morti
e che cosa se non l’eccesso d’amore
li ha disorientai fino a farli morire?
WB Yeats “Pasqua 1916”

L’ordine di arrendersi venne da Pearse dopo una settimana dalla rivolta con il quartier generale General Post Office  (un grande edificio neoclassico) cannoneggiato e ridotto ad un ammasso di macerie con gli edifici circostanti.

tratta da qui

450 morti: 132 soldati, 63 insorti, 254 civili; oltre 500 feriti, 16 giustiziati.

ASCOLTA Wolfe Tones in Rifles of the I.R.A. 1969


I
I’ll sing you a song
of a row in the town,
When the green flag went up
and the Crown flag came down,
‘Twas the neatest
and sweetest thing ever you saw,
And they played that great game(2) they called Erin Go Bragh.
II
God bless gallant Pearse(3)
and his comrades who died
Tom Clark, MacDonagh, MacDiarmada, McBride, (4)
And here’s to James Connolly
who gave one hurrah,
And faced the machine guns
for Erin Go Bragh.
III
Now one of our leaders
was down in Ringsend,
For the honour of Ireland
to hold and defend,
He had no veteran soldiers
but volunteers raw (5),
Playing sweet Mauser(6) music
for Erin Go Bragh.
IV
Old Ceannt and his comrades
like lions at bay,
From the South Dublin Union
poured death and dismay,
But what was then often
the entaylors men saw(7)
All the dead karki soldiers
on Erin Go Bragh.
V
A great foreign captain
was raving that day,
Saying, “Give me one hour
and I’ll blow you away,” (9)
But a big Mauser bullet
got stuck in his jaw,
And he died of lead poisoning
on Erin Go Bragh.
VI
Glory to Dublin to her renown,
In the long generations
her fame will go down,
And our children will tell
how their forefathers saw,
The red blaze of freedom in Erin Go Bragh.
TRADUZIONE di CATTIA SALTO
I
Ti canterò la canzone
di una lotta (1) in città,
quando la bandiera verde fu innalzata
e la bandiera della Corona tirata giù,
fu la cosa più bella
e amabile mai vista
e si giocò quel grande gioco (2)
detto Erin Go Bragh.
II
Dio benedica il valoroso Pearse(3)
ed i suoi compagni che sono morti
Tom Clark, MacDonagh,
MacDiarmada, McBryde,(4)
ed anche James Connolly
che ha gridato evviva,
e affrontato le mitragliatrici
per Erin Go Bragh.
III
Ora, uno dei nostri leader
era andato nel Ringsend,
per tenere e difendere
l’onore dell’Irlanda,
non aveva soldati veterani
ma inesperti volontari (5)
a suonare la musica del Mauser (6)
per Erin Go Bragh.
IV
Il vecchio Ceannt e i suoi compagni come leoni tenuti in cattività,
dal South Dublin Union
riversarono morte e sgomento,
così ciò che allora
videro gli invasori (7) furono
tutti i soldati kaki morti(8)
per Erin Go Bragh.
V
Un grande capitano straniero farneticava quel giorno,
dicendo: “Dammi un’ora
e ti spazzo via,”(9)
ma un grosso proiettile Mauser è
rimasto bloccato nella sua mascella,
e morì di avvelenamento da piombo per Erin Go Bragh.
VI
Gloria a Dublino e alla sua celebrità,
nelle lontane generazioni
la sua fama salirà,
e i nostri figli potranno dire
come i loro antenati videro,
la fiammata rossa di libertà
per Erin Go Bragh.

NOTE
1) la rivolta di pasqua
2) com’ebbe a dire Nora Connolly, figlia del capo della Citizen Army, «non si deve ritenere che si trattasse di un’operazione suicida, come hanno voluto far credere una certa leggenda e soprattutto la propaganda inglese. Quel giorno mio padre e i suoi compagni giocavano le loro carte per mettere in difficoltà l’impero inglese».
3) Pádraig (Patrick) Pearse nato a Dublino nel 1879, secondo di quattro fratelli, a diciassette anni si unì alla Gaelic League e nel 1913 entrò nell’Irish Republican Brotherhood per poi diventare capo dell’Irish Volunteer. Fu uno dei comandanti maggiori dell’Easter Rising, e fu lui a leggere la Poblacht na hÉireann, la proclamazione della Repubblica d’Irlanda, sulle scale del General Post Office, davanti ad una folla per la verità un po’ disorientata. Fu giustiziato il 3 maggio 1916.
Il fratello minore William venne condannato a morte pur non avendo partecipato alla rivolta, con l’unica colpa di essere il fratello di Patrick Pearse. Come anche altri familiari dei firmatari della Dichiarazione d’Indipendenza -eroi loro malgrado.
4) gli uomini del Governo Provvisorio i quali firmarono il manifesto per proclamare La Repubblica d’Irlanda.
Thomas J. Clarke
Sean Mac Diarmada
Thomas Mac Donagh
P.H. Pearse
Eamonn Ceannt
James Connolly
Jospeh Plunkett
5) “I Volontari Irlandesi” creati nel 1913 sono un corpo di volontari paramilitari, si unirono all’Irish Citizen Army (esercito dei cittadini irlandesi) addestrati da James Connoly
6) mauser sono sia le pistole semiautomatiche che fucili ampiamente utilizzati nella prima guerra mondiale. Non so se abbia voluto evidenziare il coinvolgimento tedesco nella rivolta
7) invader men anche scritto come“And what was their horror when the Englishmen saw” e anche “But what was their wrath when the invaders them saw” “And what was their horror when the invader men saw”.
8) Si tratta degli uomini della “Sherwood Foresters” che avevano firmato per andare a combattere in Francia sul fronte della Somme. I primi giorni vennero presi di mira come al tiro al piccione dagli irlandesi asserragliati nelle case. Senza contare gli eroici assalti frontali contro le barricate (decisi ovviamente dagli astuti ufficiali dell’alto comando)
9) All’ondata successiva l’esercito inglese arriva con le mitragliatrici, bombe a mano e carri armati.

continua Foggy Dew

FONTI
http://www.lagrandeguerrapiu100.it/testimonianze/documenti-sulla-rivolta-di-pasqua
http://www.limesonline.com/lirlanda-e-la-rivolta-di-pasqua/23377
http://www.lagrandeguerrapiu100.it/puntate/la-rivolta-di-pasqua

ZOMBIE

Non potevo non parlare prima o poi dei Troubles, e con questa seconda canzone concludo la mia incursione nel mondo del rock irlandese, ieri ho introdotto la canzone degli U2 “Sunday Bloody Sunday” e oggi chiudo il cerchio con Zombie.

La canzone è stata scritta da Dolores O’Riordan nel 1993 durante il tour inglese della band The Cranberries. Due bambini rimasero uccisi da una bomba dell’IRA nell’attentato a Warrington (Inghilterra): dal 1974 l’IRA aveva portato il terrorismo (o la guerra a seconda dei punti di vista) in Inghilterra, bombe, assassini politici.. dopo l’attentato all’allora primo ministro inglese Margareth Thatcher (venne distrutto un intero piano dell’albergo di Brighton in cui si teneva il congresso del partito conservatore) si aprirono i primi spiragli per la trattativa, ma solo nel 1998 dopo la vittoria del partito laburista alle elezioni dell’anno precedente, si arriva ad un accordo di pace: si sancisce il principio che spetta alla popolazione dell’Irlanda del Nord di decidere del proprio futuro. Anche la Repubblica d’Irlanda fa un passo indietro ed emenda la Costituzione del 1937 nella parte in cui rivendicava la sua sovranità sulle sei contee dell’Ulster. Molti ritengono che questa canzone abbia messo in crisi le coscienze dei militanti o anche solo simpatizzanti, e contribuito così all’apertura delle trattative per il raggiungimento del disarmo. Ma più precisamente ecco come è andata: “Al momento della pubblicazione ufficiale nell’autunno 1994 il singolo sollevò aspre critiche: il polemico testo nei confronti dell’IRA suonò infatti inappropriato dopo il “cessate il fuoco” proclamato dalla stessa organizzazione paramilitare il 31 agosto 1994. L’ordine definitivo di deporre le armi arriverà però solo il 28 luglio 2005, sette anni dopo la firma dell’Accordo del Venerdì Santo tra il governo britannico e i partiti irlandesi che pose le basi per l’indipendenza dell’Ulster. A tal proposito si dice che Zombie possa essere considerata l’ultima canzone sui “troubles” che hanno insanguinato l’Irlanda del Nord per oltre trent’anni.” (tratto da qui)

IL VIDEO: ZOMBIE

zombieIl video della canzone, diretto da Samuel Bayer, venne distribuito nell’ottobre del 1994 in due versioni.
“Nell’originale le scene in cui compare Dolores O’Riordan  interamente ricoperta d’oro e in cui la band suona, sono alternate a scene di vita quotidiana che richiamano l’occupazione militare britannica in un tipico quartiere dell’Ulster durante la crisi nordirlandese. In queste scene compaiono soldati britannici armati che pattugliano le strade in tenuta da guerra. Una versione meno esplicita, senza le immagini dei militari, fu distribuita per i circuiti televisivi britannici.” (tratto da Wiki)

Nel video la canzone viene “messa in scena” con la O’Riordan, tutta spruzzata di pittura dorata e con un abito lungo di taglio classicheggiante, a impersonare una divinità; presso i Greci e poi i Romani, il dio della guerra era maschile, ma non così per i Celti, che avevano una dea dal triplice volto (tanto per gradire sull’altare troneggia anche una croce di legno): è la guerra una divinità immortale e disumana.. ai suoi piedi un girotondo di amorini anche loro spruzzati (d’argento) e con tanto di frecce e arco. Sono i putti che scoccano le frecce e seminano la follia umana; un pensiero che mi è venuto a forza di ragionarci sopra: e se questi semi-dei  fossero in ultima analisi proprio  i bambini innocenti che, morti a causa della guerra, sono stati “riciclati” (ovvero trasformati in zombi) dalla suddetta divinità immortale?
L’immagine è terrificante! Soffermandosi sul significato della croce e a più probabili connotazioni religiose secondo il cattolicesimo (più o meno coscientemente come risposta salvifica) c’è chi ha paragonato Dolores alla Madonna e i piccoli (che portano in testa una corna di spine) a Gesù in quanto martiri innocenti.

Vediamo i bambini che giocano alla guerra con le loro spade di legno e poi imbracciano i fucili. Nella parte finale del video sono proprio questi “amorini” a essere “legati” alla croce, novelli martiri sacrificati all’altare della guerra che si mettono a urlare (un lungo gemito muto); si passa quindi a una rapida successione di immagini in cui i bambini che prima giocavano alla guerra, sono  come presi da una frenesia e si picchiano con pugni e calci (e da come sono montate le immagini sembra quasi che vengano assaliti dai soldati inglesi): uno di loro resta a terra morto. (per un analisi approfondita del video qui)

Veniamo al testo della canzone (il capolavoro in assoluto della O’Riordan)

Another head hangs lowly,
Child is slowly taken.
And the violence caused such silence(1),
Who are we mistaken?(2)

But you see, it’s not me, it’s not my family(3).
In your head, in your head they are fighting(4),
CHORUS
With their tanks and their bombs,
And their bombs and their guns(5).
In your head, in your head, they are crying(6)…
In your head, in your head,
Zombie, zombie, zombie,
Hey, hey, hey.
What’s in your head,
In your head,
Zombie, zombie, zombie?
Hey, hey, hey, hey, oh,
dou, dou, dou, dou, dou…

Another mother’s breakin’,
Heart is taking over.
When the vi’lence causes silence,
We must be mistaken.

It’s the same old theme since 1916(7).
In your head, in your head they’re still fighting

NOTE
Victims1) uno dei due bambini non muore sul colpo, Tim Parry muore dopo cinque giorni di coma (alla fine i genitori danno il consenso per spegnere le macchine che lo tenevano in uno stato vegetativo), però qui Dolores accosta tre parole, che sono parole forti, bambino, violenza e silenzio: la violenza ha causato la morte di un bambino e al suo posto ora c’è solo il silenzio, ci si immedesima immediatamente nel dolore della madre e si sente così tutto il peso di quel silenzio, inteso come vuoto, lasciato da un bambino che non c’è più. La gente però non è rimasta in silenzio, ci sono state numerosissime manifestazioni di piazza in tutta Irlanda. Non sono mancate ovviamente le polemiche: chi ha marciato e mandato fiori per i bambini cattolici dell’Irlanda del Nord?
2) la frase è un po’ ambigua, ma concordo che il modo più corretto per tradurla è “Who? Are we mistaken?” La questione è controversa ma pare che l’IRA avesse avvertito la polizia delle bombe e quindi moralmente non si riteneva responsabile di quelle morti: così l’errore è venuto dalla polizia inglese che non aveva messo in atto un preciso e adeguato stato di allerta.
3) qui Dolores sembra riprendere una frase di Susan McHugh, fondatrice di “Peace ’93”, una semplice casalinga dublinese, madre di due figli “L’IRA non ha ucciso un bambino di tre anni in mio nome o nel vostro nome. Voglio dire al mondo che non hanno ucciso un bimbo di tre anni nel nome dell’ Irlanda“. Altri interpretano la frase come una continuazione della frase precedente in cui per l’appunto l’IRA non è disposta a prendersi la colpa delle morti
4) “è nella tua testa che si combatte“: è questa la frase più dibattuta e che si è prestata a molte interpretazioni, sicuramente una frase che è come una mitragliata, accentuata dal suono “grunge” della musica, con la parola “head” ripetuta ossessivamente: la questione irlandese si è trasformata in una guerra che ha ragione di esistere nella testa di pochi, coloro che sono stati trasformati in zombi dall’odio. Dolores molto probabilmente voleva denunciare la trasformazione in zombi di coloro che, assuefatti alla violenza, vivevano con il cervello scollegato dal resto del corpo.. morti viventi, ossia uomini manipolati e controllati dalla spietata divinità guerriera e dai suoi servitori sguinzagliati per la terra in veste di uomini senza scrupoli. Zombi sono anche i tossici che vivono, privati della loro volontà dalla droga, solo per morire (e nel frattempo trasformano in spazzatura tutto quello che toccano, a cominciare dai sentimenti e dai rapporti umani). Così tutti gli uomini asserviti alla divinità immortale della guerra sono zombi, morti viventi che si nutrono del cervello degli altri uomini, quelli che sono veramente vivi, per azzerare ogni sentimento, emozione, sensibilità umana verso l’amore, la solidarietà, l’empatia, la gioia di vivere (tolleranza, comprensione, cooperazione..).
5) c’è chi vede nella frase una citazione della canzone scritta da Phil Coulter e dedicata alla sua città Derry, altro luogo cruciale del conflitto nordirlandese. “With their tanks and their guns, oh my God, what have they done” (vedi) altri trovano dei parallelismi con “Johnny, I hardly knew ye” (vedi), canzoni che l’autrice ben conosceva come suo irish-background
6) nella seconda ripetizione dice invece “dying”
7) la rivolta di pasqua del 1916 a Dublino, segna l’inizio del conflitto armato nel nuovo secolo: civili uccisi negli scontri, giovani vite troncate, i capi della rivolta condannati per il modo in cui hanno difeso o combattuto per le loro idee.

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Un’altra testa si reclina, un bambino muore lentamente e la violenza causa un tale silenzio(1) Chi (è stato, oppure chi è morto), siamo noi che abbiamo sbagliato?(2) Beh vedi non sono io, non è la mia famiglia(3), è nella tua testa che stanno combattendo(4), con i loro carri armati, le bombe e i fucili(5), è nella tua testa che stanno gridando(6)! Ehi zombi ma cosa c’hai in testa? A un’altra madre è stato strappato e frantumato il cuore, quando la violenza causa il silenzio, ci siamo per forza sbagliati! E’ la stessa vecchia storia dal 1916(7), è nella tua testa che si sta ancora combattendo, nella tua testa che stanno morendo.

FONTI
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=163&lang=it
http://www.irlandaonline.com/3856-troubles-in-irlanda-del-nord-breve-storia-delle-peacelines/ http://archiviostorico.corriere.it/1993/aprile/04/
Irlanda_dice_alla_violenza_co_0_9304042528.shtml

http://cranvideos.altervista.org/zombie.htm
https://www.reddit.com/r/StoriesBehindSongs/comments/
2abf8f/the_cranberries_zombie/
http://cherierose.deviantart.com/art/Zombie-by-the-Cranberries-Song-Analysis-Essay-315821356

(Cattia Salto maggio 2015)

SUNDAY BLOODY SUNDAY

The Troubles” (in italiano “i disordini”) è la “guerra a bassa densità” che ebbe luogo tra i cattolici e i protestanti del Nord Irlandese tra il 1969 e il 1998 ovvero un coacervo di violenza e sordi rancori, di marce per la pace e bombe.
Con il trattato anglo-irlandese del 1921 era nata l’Irlanda del Nord su di un territorio che non comprende tutto l’Ulster ma solo sei contee, quelle diciamo così più “omogenee” in cui i protestanti sono più numerosi: la sua capitale è BELFAST.
Le garanzie per i cattolici rimasti nella loro terra (guarda caso tra i più poveri della popolazione) erano però inesistenti, anzi si vedevano negati i più basilari diritti civili. La prime proteste e le marce riaprono la guerra civile, prima tafferugli e poi armi e bombe.

E arriviamo alla marcia cattolica del 30 gennaio 1972 a Derry (ovvero Londonderry): nel film  “Bloody Sunday” (2002) diretto da Paul Greengrass  si ricostruisce lo svolgersi dei fatti, prendendo le mosse dal libro Eyewitness Bloody Sunday di Don Mullan

L’unica colonna sonora del film è costituita dalla versione live di Sunday Bloody Sunday degli U2, scritta una decina di anni dopo gli eventi descritti.
Certo non è musica tradizionale, ma di sicuro è l’espressione in musica di un sentimento popolare. Afferma Bono: “Questa canzone ha fatto parlare molto, forse anche troppo, questa non è una canzone di rivolta, questa è Sunday, Bloody Sunday” (da Under a Blood Red Sky).

Tra i tanti video ho scelto questo live a Red Rocks (Colorado) durante il War tour in America (1983): c’è un che di apocalittico in quei fuochi che ardono ..

I can’t believe the news today
Oh, I can’t close my eyes
And make it go away
CHORUS
How long…
How long must we sing this song?
How long? How long…(1)
‘cause tonight…we can be as one(2)
Tonight…

Broken bottles under children’s feet
Bodies strewn across the dead end Street(3)
But I won’t heed the battle call
It puts my back up
Puts my back up against the wall(4)

And the battle’s just begun
There’s many lost, but tell me who has won
The trench is dug within our hearts
And mothers, children, brothers, sisters
Torn apart(5)

Wipe the tears from your eyes
Wipe your tears away
Oh, wipe your tears away
Oh, wipe your tears away
Oh, wipe your blood shot eyes(6)

And it’s true we are immune
When fact is fiction and TV reality
And today the millions cry(7)
We eat and drink while tomorrow they die

The real battle just begun
To claim the victory Jesus won(8)
On…
Sunday Bloody Sunday

NOTE
1) qui Bono sembra rivolgersi direttamente al pubblico di Belfast: Sunday Bloody Sunday fu eseguita per la prima volta nel dicembre 1982 a Belfast,  tre mesi prima della pubblicazione dell’album War. Nel presentare il brano Bono disse: “Si chiama Sunday Bloody Sunday, parla di noi, dell’Irlanda. Ma se non piacerà a voi, non la suoneremo mai più”.
2) letteralmente  “possiamo essere uno” ossia essere una cosa sola,  cioè la stessa cosa, uguali
3) l’immagine della strada senza via d’uscita si può considerare come una metafora: se non si trovano accordi non si uscirà dalla strada insanguinata
4) letteralmente “mi appende le spalle al muro”: non si devono imbracciare le armi perché non lasciano altra scelta!? Su questo punto la discussione purtroppo è sempre aperta!
5) “Bono” è cresciuto in un ambiente interconfessionale, madre protestante e padre cattolico
6) l’immagine è molto cruda, se gli occhi sono lo specchio dell’anima, gli occhi “insanguinati” cioè iniettati di sangue sono l’espressione di una sete di vendetta che non avrà mai fine: smettiamo di odiare! Gli occhi venati dal sangue sono anche il segnale di un forte stress causato dall’insonnia, dall’affaticamento e dalle preoccupazioni..  sono insomma l’espressione del dolore
7) gli irlandesi cattolici dell’Irlanda del Nord. Di fatto una buona parte dei giovani si arruolarono nell’IRA e si andò avanti con la violenza per una trentina d’anni.
8) l’unica nota stridente della “no rebel song” è proprio qui: immagino che Bono abbia voluto dire che il messaggio di Gesù, il suo insegnamento, è un messaggio di amore e fratellanza, o anche più genericamente, che il bene trionfa sempre sul male; tuttavia il Gesù storico è stato, con buona probabilità, un ribelle guerrafondaio!

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Non riesco a credere alla notizia di oggi, non posso fare finta di niente e respingerla. Per quanto tempo dobbiamo suonare questa canzone?(1) Perché questa notte possiamo essere un solo popolo(2)! Cocci di bottiglia sotto i piedi dei bambini, corpi lasciati nel vicolo cieco(3), ma no, non voglio ascoltare il richiamo alla battaglia, mi stende con le spalle al muro(4). La battaglia è appena incominciata, ci sono molte perdite, ma dimmi, chi ha vinto? Il fossato è aperto tra i nostri cuori e divide madri dai figli, fratelli dalle sorelle(5). Asciuga le lacrime dagli occhi, cancellale via, asciuga gli occhi iniettati di sangue (6). E’ vero che siamo assuefatti alla Tv e confondiamo finzione con realtà, ma oggi a milioni(7) si lamentano, oggi noi mangiamo e beviamo mentre domani loro moriranno. La vera battaglia è appena cominciata per reclamare la vittoria che Gesù ottenne.. in una domenica maledetta.

Solo nel 2011 il governo inglese ha riconosciuto che gli spari dei parà inglesi sulla folla, furono illegali, il primo ministro David Cameron ha dichiarato: “ciò che è successo il giorno di Bloody Sunday è stato ingiusto e ingiustificabile. È stato sbagliato

continua

FONTI
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=347&lang=it
http://www.ilpost.it/2012/01/30/il-bloody-sunday-quarantanni-fa/

DERRY THE TOWN I LOVED SO WELL

The town I loved so well” è una canzone autobiografica scritta da Phil Coulter negli anni 80 in cui descrive la sua città, Derry, nel pieno dei “Troubles” e nel tempo della sua infanzia ovvero gli anni 50.
“The Troubles” (in italiano “i disordini”) è la “guerra a bassa densità” che ebbe luogo tra i cattolici e i protestanti del Nord Irlandese tra il 1969 e il 1998 ovvero un coacervo di violenza e sordi rancori, di marce per la pace e bombe dell’IRA. Derry/Londonderry è la città lacerata anche nel nome tra Inghilterra e Repubblica d’Irlanda: dal gaelico Doire “bosco di querce” è Derry per i cattolici nazionalisti e Londonderry per i protestanti unionisti, perchè così la chiamarono i coloni britannici nel 1613 volendo riprodurre una novella Londra sul fiume Foyle.
Così afferma Phil Coulter “Derry has a great tradition of music and a very proud history being one of the oldest cities in the country. In recent years it’s suffered more than its fair share of pain and heartache, but there’s something special about the place and the people that has helped them overcome the worst of times. Of all the songs I’ve written, this is the one I’d like to be remembered for. It’s my story but it’s also the story of Derry, the town I loved so well.”

ASCOLTA Phil Coulter live

ASCOLTA Dubliners

ASCOLTA High Kings

In my memory I will always see
the town that I have loved so well
Where our school played ball by the gasyard wall
and we laughed through the smoke and the smell
Going home in the rain, running up the dark lane
past the jail and down behind the fountain
Those were happy days in so many, many ways
in the town I loved so well

In the early morning the shirt factory horn
called women from Creggan, the Moor and the Bog(1)
While the men on the dole played a mother’s role,
fed the children and then trained the dogs
And when times got tough there was just about enough
But they saw it through without complaining
For deep inside was a burning pride
in the town I loved so well

There was music there in the Derry air
like a language that we all could understand
I remember the day I earned my first pay
When I played in a small pick-up band
There I spent my youth and to tell you the truth
I was sad to leave it all behind me
For I learned about life and I’d found a wife
in the town I loved so well

But when I returned how my eyes have burned
to see how a town could be brought to its knees
By the armoured cars and the bombed out bars
and the gas that hangs on to every tree
Now the army’s installed by that old gasyard wall
and the damned barbed wire gets higher and higher
With their tanks and their guns, oh my God, what have they done
to the town I loved so well

Now the music’s gone but they carry on
For their spirit’s been bruised, never broken
They will not forget but their hearts are set
on tomorrow and peace once again
For what’s done is done and what’s won is won
and what’s lost is lost and gone forever
they can only pray for a bright, brand new day
in the town I loved so well

NOTE
1) Creggan è un quartiere residenziale a maggioranza cattolica costruito in collina alla periferia della città, proprio accanto al Bogside, altro principale quartiere cattolico che si trova fuori le mura.
2) L’OPERAZIONE MOTORMAN L’obiettivo era quello di annientare le « zone proibite » amministrate dall’IRA (come il libero comune di Derry, « Free Derry ») e di ristabilirvi la legge e l’ordine della Corona. Durante l’ultima settimana di luglio del 1972, il contigente britannico in Irlanda del Nord aumenta di 4000 effettivi, raggiungendo così il totale di 21.000 uomini che, il 31 luglio, saranno impiegati nell’Operazione Motorman. L’IRA, per la cronaca, contava all’epoca 1500/2000 volontari, e circa 3000 riservisti. Le forze britanniche cominciano ad accerchiare i bastioni repubblicani prima di dare l’assalto, appoggiate da blindati leggeri e da carri pesanti muniti di pale di ruspa per sgomberare le barricate. Era stato dato ordine di utilizzare tutta la forza disponibile per far cessare ogni tipo di resistenza, fino all’uso di lanciamissili anticarro. Nelle settimane successive all’Operazione Motorman furono stabilite delle postazioni militari avanzate in tutte le ex “zone proibite”, le scuole furono requisite per servire da caserme di fortuna, le vie e gli incroci furono sbarrati con cavalli di Frisia, i pattugliamenti blindati divennero sistematici e, soprattutto, si moltiplicarono le sparatorie, la distruzione di beni mobili e immobili, i furti, i saccheggi e altri tipi di brutalità. La conseguenza immediata dell’Operazione Motorman fu che l’Irlanda del Nord ridivenne un paese in guerra. (tratto da qui e stralciato da qui)
derry-centurion
3) domenica 30 gennaio 1972 in quella che sarà ricordata come “Bloody Sunday” l’esercito inglese spara sulla folla radunatasi a Derry in una manifestazione pacifica per i diritti civili (che non era però stata autorizzata) uccidendo 14 persone. La data segna l’inizio di una serie di violenze: l’IRA decide di portare il terrorismo in Inghilterra e colpisce duro con bombe e attentati. Solo nel 1998 alla vigilia di Pasqua si raggiunge un accordo in cui si afferma il principio che spetta alla popolazione dell’Irlanda del Nord decidere del proprio futuro. continua

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

TRADUZIONE ITALIANO DI RICCARDO VENTURI
Nei miei ricordi vedrò sempre la città che ho tanto amato dove la nostra scuola giocava a pallone vicino al muro della pompa di benzina, e si rideva tra il fumo e la puzza. Si tornava a casa sotto la pioggia, di corsa per il vicolo buio, passata la prigione e giù dietro la fontana. Quelli eran giorni felici per tanti e tanti versi nella città che ho tanto amato.

La mattina presto, la sirena della camiceria chiamava le donne di Creggan, di Mor e del Bogside(1), mentre gli uomini, disoccupati, facevano da mamme, davano da mangiare ai bambini e portavano a spasso il cane. Quando i tempi si fecero duri, si erano ormai abituati perché vedevano le cose senza lamentarsi, perché nel loro profondo erano terribilmente orgogliosi per la città che ho tanto amato.

C’era musica, là alla Derry Air come una lingua che tutti quanti si capiva. Ricordo il giorno che mi guadagnai la prima paga, suonando canzoni in una piccola band a chiamata. Ho passato bene la mia giovinezza, e per dirvi la verità, sono stato triste nel lasciar tutto questo. Perché ho imparato a stare al mondo e mi son trovato moglie nella città che ho tanto amato.

Quando sono tornato, mi son bruciati gli occhi nel vedere come una città abbia potuto essere messa in ginocchio dai carri armati coi bar completamente bruciati, e dal gas che spira da ogni brezza di vento. Ora c’è l’esercito(2), vicino al muro della pompa di benzina e il filo spinato diventa maledettamente sempre più alto. Coi loro carri e le loro armi, Dio mio, cosa hanno fatto alla città che ho tanto amato.

Ora la musica è andata via, ma ancora vanno avanti. Il loro spirito è piegato, ma non sarà mai spezzato. Non dimenticheranno, perché tutti i loro cuori sono rivolti al domani e ancora una volta alla pace(3). Beh, quel che fatto è oramai fatto e quel che è perduto, è perduto per sempre. Posso solo pregare per un giorno nuovo splendente nella città che ho tanto amato.

FONTI
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=1363&lang=it http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=347 http://www.museumoffreederry.org/index02.html http://www.eastjournal.net/irlanda-del-nord-derrylondonderry-la-citta-dei-due-nomi-rinasce-dopo-gli-anni-bui-dei-troubles/48321

THE BRAES O’ KILLIECRANKIE

Ennesima canzone di origine scozzese che si innesta nel filone delle  canzoni giacobite
[Ho dedicato un paio di pagine per inquadrare storicamente la questione giacobita, (Jacobite Rising) QUESTIONE GIACOBITA: ANTEFATTO E ATTO I dalla deposizione  di Re Giacomo II e i tentativi del figlio Giacomo Stuart (Old Pretender) di riprendersi il trono vedi]

IL RE DEPOSTO

Qui siamo agli inizi della ribellione, passata alla storia come Gloriosa Rivoluzione, il re venne dichiarato decaduto sia dal parlamento inglese che sa quello scozzese e nel 1689 “rimpiazzato” di fatto da Guglielmo III. Giacomo II cercò di riprendersi il trono sbarcando nell’Irlanda cattolica con un esercito francese e la speranza (rivelatasi ben presto vana) di raggiungere Londra a capo dei suoi sostenitori.

John Graham di Claverhouse, visconte di Dundee
Bonnie Dundee

Nel frattempo John Graham di Claverhouse, visconte di Dundee (1648–1689), noto nell’Ottocento come “Bonnie Dundee” (vedi ) si era rifiutato di giurare fedeltà a Guglielmo anzi aveva complottato con altri “giacobiti” ovvero sostenitori di Giacomo in favore della ribellione armata: corse in lungo e in largo per le Highlands allo scopo di radunare un piccolo esercito (da sottolineare la parola piccolo). Lo scontro avvenne in data  27 luglio 1689 contro le truppe guidate dal generale Huge Mackay in un attacco a sorpresa al passo di Killiecrankie.

Killiecrankie è una parola che in gaelico significa “bosco tremulo” ovvero “il bosco degli alberi di pioppo” e sta a indicare un passo di montagna tra Blair Atholl e Pitlochry nel Perthshire: la valle percorsa e dal fiume Garry nel suo punto più stretto è attraversata dalla strada principale che unisce le Highlands e le Lowlands, quella che si dice una tipica “glen” scozzese, in autunno la valle si accende di giallo ed è un vero spettacolo.

IL TEATRO DELLE OMBRE DOLENTI

Intorno alla battaglia sono sorte numerose leggende di fantasmi, la più citata è quella di una signora inglese in vacanza nelle Highlands che un giorno decise di andare in bicicletta lungo la vallata del fiume Garry. Aveva appena superato il castello di Blair (dalle imponenti mura) e poco dopo la vallata si stringeva, era arrivata al passo di Killiecrankie, tutt’intorno i boschi di betulla. La nostra signora intenzionata a fare un pic-nic, cercò un posto panoramico tra le rocce verdi di muschio. E lì si addormentò complice il tiepido sole, il cinguettio degli uccelli, e il mormorio dell’acqua sottostante.
Ore dopo, nel cuore della notte, la donna si svegliò destata da un cupo rimbombo e vide.. sotto i raggi della luna piena, una massa confusa di uomini nelle loro uniformi rosse, raggruppata all’imboccatura della valle, e su di loro un’orda di Highlanders che caricavano urlando: i fucili degli inglesi mietevano le vittime tra le fila scozzesi, ma la carica fu inarrestabile, gli spadoni degli Highlanders colpivano senza tregua e l’aria era piena di lamenti. I corpi cadevano nel fiume tingendolo di rosso, gli inglesi erano nel panico e finivano sotto gli zoccoli dei loro stessi cavalli. Alla fine della battaglia l’odore di morte era ovunque e nel cielo volteggiavano le aquile pregustando il banchetto: tra i cadaveri e i corpi morenti si aggirava una fanciulla che spogliava i soldati di gradi, cinture e scarpe e di tutti gli oggetti di valore, finendoli con un colpo di pugnale!

VERSIONE DI ROBERT BURNS (1789)

Chi canta è un soldato che chiede ad un altro soldato se abbia combattuto nella battaglia di Killiecrankil (Killiecrankie); la domanda è ironica perchè il primo soldatino è tutto elegante e spensierato, mentre colui che canta probabilmente è un veterano, che ha combattuto nelle truppe di MacKay, e ammonisce chi ascolta di aver incontrato Dundee (e le sue truppe indiavolate) a Killiecrankil. Le frasi possono sembrare oscure, condite dal tipico sarcasmo scozzese, così nel giustificare la sconfitta filo-governativa si esalta il valore degli Highlanders!

La melodia proposta da Robert Burns è la stessa di “The Rig Lea” che suonata lenta è un vero e proprio lamento, tuttavia la maggior parte delle interpretazioni più moderne propendono per una marcia. Una melodia con il titolo “Keel Cranke” è stata pubblicata da Henry Playford nel suo “Original Scots Tunes” (1700)  una melodia già riportata nel “Leyden Tablature Manuscript” (1692) spartito musicale sul quale Robert Burns scrisse la sua poesia. John Glen (Early Scottish Melodies, 1891) fa ancora un passo indietro e suggerisce che il ritornello di questa melodia derivi da “My Mistres blush is bonny” trascritta nello “Skene Manuscripts” (c. 1615 – 1635).

I versi dalla I alla III strofa sono stati composti da Robbie riprendendo il brano tradizionale che circolava dal secolo precedente, mentre il ritornello è rimasto quello originario (come riferito da William Stenhouse:   “The chorus is old. The rest of it, beginning “Whare hae ye been sae braw, lad”, was written in 1789 by Burns on purpose for the Museum”) . Gli ultimi due versi sono un’aggiunta del poeta James Hogg nella ristampa della canzone nella sua raccolta “Jacobite Reliques ” del 1819. La IV strofa potrebbe essere la risposta del ragazzo al veterano con l’immediata replica.

ASCOLTA The Irish Rovers (sarà perchè sono canadesi, con un repertorio perlopiù irish, ma la versione che cantano è leggermente diversa da quella standard)

ASCOLTA The Picts  in ‘Chiefly in the Scottish Dialect’ definiti Scottish folk rockers, che ci danno di brutto con cornamuse e tamburi. Si fermano alla III strofa


I
Where hae ye been sae braw, lad?
Whare hae ye been sae brankie(1),
Whare hae ye been sae braw, lad?
Cam ye by Killiecrankie, O?
Chorus.
An(2) ye had been whare I hae been,
Ye wad na been sae cantie(3), O;
An ye had seen what I hae seen,
On the Braes o’ Killiecrankie, O.
II
I faught at land, I faught at sea,
At hame I faught my Auntie(4), O;
But I met the devil an’ Dundee(5),
On the Braes o’ Killiecrankie, O.
III
The bauld Pitcur(6) fell in a furr(7),
An’ Clavers(8) gat a clankie(9), O;
Or I had fed an Athole gled(10),
On the Braes o’ Killiecrankie, O.
IV
O fie, Mackay(11), what gart(12) ye lie
I’ the bush ayont the brankie(1)-O?
Ye’s better kiss’d King Willie’s loof(14)
Than come to Killicrankie-O
V
It’s nae shame, it’s nae shame
It’s nae shame to shank(15) ye-O
There’s sour slaes(16) on Athol Braes
And de’ils at Killicrankie-O.
TRADUZIONE  di Cattia Salto
I
Dove sei stato ragazzo così elegante? Dove sei stato così spensierato(1)?
Dove sei stato ragazzo così elegante?
Vieni da Killiecrankie?
RITORNELLO
Se fossi stato dove io sono stato
non saresti così allegro
se avessi visto quello che io ho visto
al passo di Killiecrankie
II
Ho combattuto per terra e per mare,
a casa ho combattuto mia zia(4),
ma ho incontrato il diavolo e Dundee(5) al passo di Killiecrankie
III
Il coraggioso Pictur(5) è caduto in un fosso, e Claverhouse (7) ha preso un  brutto colpo
e anch’io avrei nutrito un falco di Atholl(9) al passo di Killiecrankie
IV
O vergogna Mackay(11) cosa ti ha fatto nascondere nei cespugli tra gli argini?
Hai baciato la mano di Re Guglielmo
e poi sei andato a Killiecrankie
V
Non è vergogna, non è vergogna
non è vergogna scappare
c’è un acido prugnolo sulla collina di Atholl e il diavolo a Killiecrankie

NOTE
1) Brankie= brank è una parola dai molti significati ma poco usata; alcuni la traducono come “gaudy, spruce“, “finely or showily dressed” Nel secondo verso della IV strofa il significato è invece “behave violently or without restraint“( XV sec), “violent strife” per cui la traduzione più probabile è “beyond the battle“. Altri propendono per un errore di battitura al posto di “bankie” (inteso come riva di un fiume)
2) An=if
3) Cantie= jolly
4) il verso è un po’ oscuro: un goccio di ironia per dire che il protagonista quando non ha un nemico contro cui combattere, se la prende anche con i suoi parenti o con una indomabile zia contro la quale è vana ogni battaglia? Potrebbe alludere alla lotta tra i clan scozzesi divisi dal giuramento di fedeltà per l’uno o l’altro re ma anche ai frequenti litigi  (e faide) per questioni d’onore tra i clan
5) anche se i due personaggi sono distinti si potrebbe tradurre anche come “quel diavolo di Dundee”
6) Bauld (bold) Pitcur= “Haliburton of Pitcur” combattè dalla parte dei giacobiti
7) Furr= furrow canale di drenaggio, fossato
8) Clavers= abbrevviazione di Claverhouse. John Graham fu Lord di Claverhouse prima di essere nominato conte di Dundee (e soprannominato Bonnie Dundee). “Bluidy Clavers” era il nome che gli veniva dato dai filo-governativi. I clan giacobiti furono principalmente i Cameron, Donald, Stuart e McLean, complessivamente se ne sono contati una cinquantina di cui solo una parte di religione cattolica, ma nessuno di fede presbiteriana. Durante la battaglia Dundee soccorre il clan MacDonald ed è ferito gravemente da un colpo di moschetto (secondo la leggenda è stato colpito da un proiettile d’argento,(l’unico metallo che poteva ferirlo, perchè era creduto un alleato del diavolo). Dundee vinse la battaglia (al prezzo di forti perdite) ma morì la notte stessa
9) Clankie= knocked
10) Athole è l’antico nome per l’area del Perthshire, ma anche un riferimento a Blair Atholl il paese dove è costruito Balir Castle, un punto strategico sulla strada principale per le Highlands, casa del clan Murray. Il Duca di Atholl John Murray giurò fedeltà al nuovo governo (anche se due dei suoi figli passarono alla causa giacobita) ma il castello finì nelle mani dei giacobiti. Lord Murray era intenzionato a riprendersi il suo castello e il generale Hugh Mackay era andato in suo soccorso. Dundee con l’intenzione di intercettare MacKay radunò i clan delle Highlands fedeli alla causa giacobita a Blair Atholl (ne arrivarono piuttosto pochi). La frase potrebbe voler dire che anche il nostro veterano avrebbe potuto essere pasto par i rapaci
Gled= hawk, ma anche “greedy person” una persona avida, rapace
11) il generale Hugh Mackay di Scourie, scozzese delle Lowland andò in soccorso delle truppe di John Murray: così nelle truppe che combatterono a Killiecrankil si trovavano scozzesi delle Lowlands ma anche delle Highlands dei clan che avevano giurato fedeltà al nuovo re e veterani delle guerre olandesi. Vennero chiamati “Williamites“. Erano in 4.000 ovvero il doppio dei Ribelli, ma combattevano con le tattiche standard dell’esercito inglese: un colpo di moschetto e poi la carica con le baionette. Così l’assalto con la tecnica dell'”Highland charge” (l’assalto all’arma bianca con tanto di urlo selvaggio) li colse ancora nel tentativo di innestare le loro baionette.
12) Gart = make
14) King Willie’s loof = palm of the hand.  Re Guglielmo III regnò sulla Gran Bretagna dal 1689 al 1702 in qualità di marito della Regina Maria II
15) Shank = leg e to shank-= to run away (to flee)
16) Slaes = sloes, blackthorns. Il frutto molto amaro era usato per fare il gin

La traduzione in francese qui

 UNA PASSEGGIATA NEI BOSCHI

Nel Pertshire la canzone commemorativa della battaglia è di rigore, e il luogo merita una visita (da evitare però le ore notturne, per non incontrare qualche fantasma). Nel percorso proposto (qui) si parte dal “Salto del soldato” per arrivare fino al borgo di Pitlochry. Si dice che in questo punto (the Soldier’s Leap) un soldato delle truppe di MacKay, tale Donald MacBean, abbia saltato da sponda a sponda il fiume Garry per sfuggire alle truppe giacobite e alla morte certa.

bonnie45_small

Sebbene sia il tratto più stretto della gola la distanza è della bellezza di 5,5 metri così è tramandata la testimonianza del prodigioso salto: “I went above the Pass, where I met with another water very deep; it was about 18 foot over betwixt two rocks. I resolved to jump it, so I laid down my gun and bat and jumped, and lost one of my shoes in the jump. Many of our men were lost in that water.”

FONTI
http://chrsouchon.free.fr/killie.htm
http://www.scotsmag.com/articles/killiecrankie.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=28904
http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=16531
https://wizzley.com/battlefield-killiecrankie-hauntings/

http://smalltownoilwife.blogspot.it/2013/04/pitlochry-part-2-killiecrankie-trail.html
http://www.undiscoveredscotland.co.uk/blairatholl/killiecrankie/

WEARING OF THE GREEN:IT’S THE PADDY’S DAY!

In Irlanda verde non è solo un colore ma è un simbolo: l’Isola di Smeraldo ha fatto del trifoglio verde il suo emblema (anche se non ufficiale) e il giorno di San Patrizio, patrono d’Irlanda è il giorno dell’irish pride.

Già nel Seicento i patrioti irlandesi indossavano nastri verdi o il trifoglio nel cappello per il giorno di San patrizio, ma erano considerati dei ribelli dagli Inglesi così al tentativo degli Inglesi di soffocare l’indipendenza irlandese si risponde anche con una canzone.. Come scrisse Thomas Davis nella prefazione di “The Spirit of the Nation (3^ edizione): “Music is the first faculty of th Irish, and scarcely any thing has such power for good over them. The use of this faculty and this power, publicly and constantly, to keep up their spirits, refine their tastes, warm their courage, increase their union, and renew their zeal, is the duty of every patriot

7690373_f520

IL VERDE SIMBOLO DI SAN PATRICK

Medicago lupulina

L’emblema d’Irlanda mutuato dal suo Santo patrono è il trifoglio detto in inglese “Shamrock“. Che Patrizio spiegasse il mistero della Trinità riferendosi al trifoglio è tuttavia una leggenda dalle origini medievali più che un dato storico.
“Shamrock” viene dal gaelico seamrog = “giovane trifoglio” che oggi è identificato con il “trifolium repens” caratterizzato da una abbondante fioritura, però estiva, di fiorellini bianchi.
Ma la parola shamrock stava a indicare una più ampia varietà di trifogli: alcuni ritengono che il trifoglio dei Druidi fosse la varietà Medicago lupulina (in inglese balck nonsuch) dai fiorellini gialli simili a quelli del luppolo, e quindi più un erba medica, ideale foraggio dalla ripresa primaverile per i pascoli. Un’altra varietà sempre primaverile è l’acetosella dai fiorellini bianco con venature rosate che veniva utilizzata nel Medioevo anche come alimento. Del resto la festa di San Patrizio è un chiaro tentativo di cristianizzare una tradizione irlandese più antica che si celebrava nei pressi dell‘equinozio di primavera e quindi molto più probabilmente il trifoglio equinoziale doveva essere della varietà a fioritura primaverile.

Pianta sacra ai Druidi, simbolo dell’equinozio di primavera,  il suo simbolismo è legato al sacro numero tre, rappresentazione della “Triplice Dea” ovvero la Madre nelle sue tre manifestazioni.
Il trifoglio compare su molte tombe medievali di Vescovi e sulla moneta coniata dai Cattolici Confederati di Kilkenny nel 1645; Thomas Dinely scrive nel suo diario alla data del 17 marzo 1681 che gli Irlandesi per festeggiare San Patrizio indossano croci e trifogli. continua
Molti storici ritengono che la spinta a trasformare il trifoglio in un potente simbolo di ribellione venne dal regno della Regina Vittoria (1837-1901) in cui si condannò come crimine mortale indossare il trifoglio sull’uniforme militare, ma la canzone “The Wearing of the Green” è iniziata a circolare per le strade in forma anonima già nel 1798, all’epoca della Ribellione irlandese capeggiata dalla “Society of United Irishmen”. vedi

wearing-of-the-green

WEARING OF THE GREEN

La canzone è tradizionale  collocabile alla fine del 1700 e del testo esistono molte varianti, quello che è diventato standard oggi è stato scritto dal dublinese Dion Boucicault nel 1864 per la sua commedia Arragh na Pogue (“The Wicklow Wedding”). La ultime due strofe aggiunte dal commediografo fanno riferimento alla migrazione verso l’America. La melodia è stata attribuita da qualche buontempone a Turlough O’Carolan e quindi ripetuta nel web, ora chi trova la melodia tra questa raccolta completa di O’Carolan vince un tapiro! (vedi)
ASCOLTA Wolfe Tones


I
Oh, Paddy dear and did you hear
The news that’s going round?
The shamrock is by law forbid
To grow on Irish ground!
St. Patrick’s Day no more we’ll keep(1),
His color can’t be seen,
For they’re hanging men and women(2)
For wearing of the green.”
II
I met with Napper Tandy(3)
And he took me by the hand,
And he said, “How’s poor old Ireland
And how does she stand?”
“She’s the most distressful country
That you ever I have seen;
They’re hanging men and women
For wearing of the green.”
CHORUS
For the wearing of the green,
Oh! The wearing of the green.
They’re hanging men and women(2)
for the wearing of the green.
III
Then since the color we must wear
Is England’s cruel red,
Sure Ireland’s sons will ne’er forget
The blood that they have shed.
You may take the shamrock from your hat,
And cast it on the sod(4),
But it’ll take root and flourish there,
Tho’ under foot it’s trod.
IV(5)
My father loved his country,
and sleeps within her breast,
While I that would have died for her,
may never be so blest;
Those tears my mother shed for me,
how bitter they’d have been
If I had proved a traitor
to “The wearing of the green.”
V
But if, at last, her colors should
be torn from Ireland’s heart
Her sons, with shame and sorrow,
from the dear old soil will part;
I’ve heard whispers of a land
that lies far beyond sea,
Where rich and poor stand equal,
in the light of Freedom’s day!
VI
O Erin! must we leave you driven
by the tyrant’s hand!
Must we ask a Mother’s blessing,
in a strange but happy land,
Where the cruel Cross of England’s
thralldom never to be seen:
But where, thank God! we’ll live and die,
still Wearing of the Green!
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
Oh Irlandesi avete sentito le ultime notizie del giorno?
Al trifoglio è proibito, per legge
di crescere sul suolo irlandese!
Il Giorno di San Patrizio non più lo terremo(1),
non si potrà vedere il suo colore,
(perchè) impiccano uomini e donne(2)
che indossano il verde.
II
Ho incontrato Napper Tandy(3)
e lui mi ha preso per mano,
“Come sta la povera vecchia Irlanda
e come fa a stare in piedi? ”
“Lei è il paese più pieno di sofferenza
che si sia mai visto;
impiccano uomini e donne
che indossano il verde.”
CORO
per l’uso del verde,
impiccano uomini e donne,
per l’uso del verde
III
Poi, da quando il colore che dobbiamo indossare
è il crudele rosso d’Inghilterra,
di certo i figli d’Irlanda non saranno mai più dimenticati
per il sangue che hanno versato.
Puoi prendere il trifoglio dal cappello,
e gettarlo alle ortiche(4),
ma metterà radici e fiorirà ancora,
anche se sotto il piede è calpestato.
IV(5)
Mio padre amava la sua patria
e riposa tra le sue braccia
mentre io che sarei morto per lei
non potrò mai essere così fortunato;
quelle lacrime che mia madre ha versato per me, quanto più amare sarebbero state se mi fossi rivelato un traditore per “portare il verde”
V
Ma se infine i suoi colori dovessero
essere strappati dal cuore dell’Irlanda,
i suoi figli, con vergogna e dolore,
lasceranno il caro vecchio suolo:
ho sentito sussurrare di una terra
che si trova ben aldilà del mare
dove ricchi e poveri sono uguali
alla luce del giorno in libertà!
VI
O Erin! Dobbiamo lasciarti guidata
dalle mani del tiranno!
Dobbiamo chiedere la benedizione di Maria in una terra straniera, ma felice, dove la crudele croce della schiavitù inglese non si è mai vista:
ma dove, a Dio piacendo, vivremo e moriremo
indossando ancora il verde

NOTE
1) all’origine la festa di San Patrizio era una marcia di uomini armati di bastoni e il colore delle divise era il blu (essendo il colore nazionale dell’Irlanda) nella sua sfumatura caratteristica denominata appunto di San Patrizio, eppure già nel Seicento il trifoglio inizia ad essere associato alla festa: dal trifoglio al colore verde il passo è breve e i ribelli irlandesi del 1798 sventolano al cielo bandiere verdi. Nella mitologia irlandese la sovranità dell’Irlanda è rappresentata da una donna in abiti blu (così ad esempio quando Enrico VIII si dichiarò re d’Irlanda esibì sullo stemma un’arpa d’oro in campo azzurro). Alcuni nel tentativo di un compromesso cercarono di definire il blu di San Patrizio un verde-blu, man mano dal 1800 in poi il blu nazionale diventò il verde nazionale
2) nella versione tradizionale il verso era meno “colorito” “For there’s a bloomin’ law against” invece di For they’re hanging men and women
3) Napper Tandy fu un leader della ribellione del 1798, riconosciuto dagli inglesi fuggì in Francia. Anche Boucicault lasciò il suo paese per andare in America, una terra straniera ma libera (almeno per i bianchi!)
4) sod è una zolla erbosa
5) la strofa nella versione tradizionale dice:
When laws can stop the blades of grass for growing as they grow
And when the leaves in summertime their verdure dare not show
Then I will change the color too I wear in my caubeen
But ‘til that day, please God, I’ll stick to Wearing of the Green
.
(caubeen = berretto è il tipico cappello del soldato irlandese)

Diventata una canzone dei confederati nel 1865, così dopo la sconfitta degli Stati Confederati d’America, sarebbe stata scritta questa Wearing of the grey ASCOLTA

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/wearing-green.htm
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=10509
http://www.irishmusicdaily.com/wearing-of-the-green
https://jscholarship.library.jhu.edu/handle/1774.2/26129?show=full
http://www.history.com/topics/st-patricks-day
http://urbanlegends.about.com/gi/dynamic/offsite.htm?site=http://www.sacred%2Dtexts.com/pag/idr/idr26.htm
http://thesession.org/tunes/4977

SKIBBEREEN

Nel 1846 il raccolto delle patate (dieta base degli irlandesi) andò tutto distrutto a causa di un fungo, la peronospera; sopravvenne “la grande carestia” che durò per vari anni e dimezzò quasi la popolazione; chi non moriva di fame era fortunato se riusciva a partire per l’Inghilterra o la Scozia, ma più massiccia fu la migrazione in America (l’emigrazione non iniziò propriamente durante la grande carestia, ma già dal 1815). continua

L’area più colpita fu la contea di Cork, la più vasta d’Irlanda, nella punta Sud dell’isola, nota anche con il nome di Rebel Country per essere stata, già in epoca medievale, una delle contee più turbolente nei conflitti sociali e politici. Skibbereen è stata considerata l’epicentro della carestia, la prima area ad essere colpita dal morbo e la canzone (detta anche “Dear Old Skibbereen” o “Remember Skibbereen“) è la sintesi del calvario, patito dalla gente più povera durante la “grande carestia” del 1845-1847, raccontata al figlio, dal padre emigrato in America.
La prima pubblicazione della canzone si ritrova nel The Irish Singer’s Own Book (Noonan, Boston, 1880) e la paternità è stata attribuita a Patrick Carpenter nativo di Skibbereen.

REPORTERS A SKIBBEREEN

mother-children-The-Great-Famine-SkibbereenLa situazione della carestia a Skibbereen divenne emblematica e sinonimo di umana sofferenza. Così scrive il Liverpool Journal nel Marzo del 1847

The scenes we have witnessed at Skibbereen, equal any thing that has been recorded by history, or could be conceived by the imagination. Famine, typhusfever, dysentery, and a disease hitherto unknown, are sweeping away the whole population. The poor are not the only sufferers: fever is spreading to every class, and even the rich are becoming involved in the same destruction”

All’inizio del 1847, due laureandi di Oxford, Lord Dufferin e GF Boyle, hanno visitato Skibbereen. Scioccati da ciò che hanno visto, lo hanno pubblicato nel “Narrative of a Journey from Oxford to Skibbereen during the year of the Irish Famine” per raccogliere fondi per la carestia. Hanno descritto come, in alcune case, “i cadaveri giacevano in putrefazione in mezzo ai restanti membri malati della famiglia, perchè non erano abbastanza forte per rimuoverli, fino a quando i ratti e la decomposizione li rendevano irriconoscibili.” continua

GUIDA ALL’ASCOLTO

Ci sono un certo numero di differenti versioni di questo canto tradizionale, tuttavia sostanzialmente simili.
In poche strofe e con una sintesi ammirevole l’uomo spiega al figlio, più cresciuto e quindi più curioso di conoscere le sue origini, il motivo per cui sono emigrati in America: all’inizio è stata la carestia dovuta alla malattia delle patate, che si è portata via tutto, anche la vita della moglie e come conseguenza, l’impossibilità di pagare l’affitto e la perdita della casa; infine l’essere ricercato per aver partecipato alla ribellione del ’48 (la ribellione della Giovane Irlanda vedi), subito repressa.
La canzone si conclude con i propositi, maturati nel cuore del ragazzo, di vendicare la sofferenza del padre e l’ingiustizia subita!

ASCOLTA Sinéad O’Connor e The Chieftains in Long Journey Home (1998 Mini-serie per la Televisione) dalla I alla IV strofa con accompagnamento d’arpa, nell’ultima strofa è lasciata alla sola voce sostenere il doloroso ricordo della partenza sulla nave che salpa per l’America. La versione tralascia la V e la VI strofa che rispettivamente ricordano la ribellione del 48 e la promessa di una nuova rivolta.
Semplicemente sublime l’andamento degli archi di una classicità fuori dal tempo, quasi epico.

ASCOLTA Dubliners

I
O, father dear I often hear you speak of Erin’s Isle
Her lofty scenes, her valleys green, her mountains rude and wild
They say it is a pretty place wherein a prince might dwell
So why did you abandon it, the reason to me tell
II
Oh son, I loved my native land with energy and pride
Till a blight came over all my crops, my sheep and cattle died
The rents and taxes were so high and I could not them redeem
And that’s the cruel reason why I left old Skibbereen
III
‘Tis well I do remember that bleak December day
the landlord and the sheriff came to drive us all away
They set my roof on fire with their demon yellow spleen (2)
And that’s another reason why I left old Skibbereen
IV
Your mother, too, God rest her soul, fall on the snowy ground
She fainted in her anguishing seeing the desolation round
She never rose, but passed away from life to immortal dreams
she find a quiet grave, me boy, in dear old Skibbereen
V
Then sadly I recall the days of gloomy forty-eight(3).
I rose in vengeance with the boys to battle again’ fate.
We were hunted through the mountains as traitors to the queen (4),
And that, my boy, is the reason why I left old Skibbereen.
VI
Oh you were only two years old and feeble was your frame
I could not leave you with my friends for you bore your father’s name
So I wrapped you in my cóta mór(5) at the dead of night unseen
And I heaved a sigh and I said goodbye(6) to dear old Skibbereen
VII
Well father dear, the day will come when on vengeance we will call
And Irishmen both stout and tall will rally unto the call
I’ll be the man to lead the van beneath the flag of green(7)
And loud and high we’ll raise the cry, “Revenge for Skibbereen!”

NOTE
1) l’Irlanda. “L’Irlanda viene chiamata Erin in gaelico: questa parola significa “terra di Ériu”, l’antica dea-terra della verde isola. […] Maga senza pari, viveva sopra una collina al centro dell’isola. Man mano che invecchiava la collina diventava più grande. Era in grado di scagliare delle zolle estratte dalla montagna contro i soldati nemici: le zolle si trasformavano in guerrieri ed Ériu, inevitabilmente, vinceva.” Silvia Calamati in “Figlie di Erin. Voci di donne dell’Irlanda del Nord”
2) “Spleen” significa “milza”, quindi “bile”; in senso esteso diventa sinonimo di “malinconia”, “disgusto”. Termine utilizzato nelle espressioni per indicare un uomo di buon cuore, compassionevole, in questo contesto è una “bile gialla” e quindi sta a indicare un uomo senza cuore. I proprietari nei loro sgomberi forzati preferivano danneggiare la proprietà bruciandone il tetto di paglia che lasciarle abitare dai contadini non più in grado di pagare l’affitto della terra
mccormack3) il 1848 fu l’anno dei moti d’insurrezione che divamparono un po’ in tutta Europa (e il 48 è un numero proverbiale quale simbolo di grande scombussolamento, confusione, sovvertimento), fu la “Giovane Irlanda” (Young Ireland ispirata anche nel nome alla Giovane Italia di Mazzini, anche se lo stesso Mazzini non prestò troppa attenzione verso gli Irlandesi convinto che non fossero poi così “diversi” dagli inglesi!!) a capeggiare una rivolta per l’indipendenza.  William Smith O’Brien, Michael Doheny e Thomas Meagher  viaggiarono nella contea di Wexford, Kilkenny e Tipperary, per sobillare il popolo; imbracciavano il nuovo vessillo tricolore che diventerà poi la bandiera dell’Irlanda e volevano indire un raduno a Ballingarry nei pressi delle miniere. La rivolta però fallì in un nulla di fatto .. (e lo scontro tra “rivoltosi” e polizia passò alla storia come “la battaglia nell’orto dei cavoli della vedova MacCormack”)
4) la Regina Vittoria fu soprannominata dagli irlandesi “Famine Queen”:
5) cóta mór è in gaelico irlandese per great coat, data l’epoca si poteva trattare di un cappotto con la pellegrina, (cioè una mantella) tipicamente da viaggio
6) probabilmente salparono da Queenstown (oggi Cobh, sull’isolotto alla foce del fiume Lee proprio davanti a Cork) su una coffin ship come venivano comunemente chiamate queste navi per l’alta mortalità dei passeggeri
7) la bandiera irlandese prima di quella ufficiale tricolore era la croce di Sant’Andrea rossa in campo bianco detta Bandiera di San Patrizio (dal 1783 al 1922), ma quelle utilizzate nelle ribellioni erano per lo più verdi, a memoria della bandiera dell’Irlanda confederata (arpa oro in campo verde) come ad esempio quella del 1779

TRADUZIONE ITALIANO CATTIA SALTO
I
Padre caro, ti sento spesso parlare dell’isola di Erin(1)
i suoi dolci paesaggi, le sue verdi vallate, le montagne aspre e selvagge,
dicono sia una terra degna di un principe,
allora perchè l’hai lasciata, dimmi il motivo?
II
Figlio mio, amavo la mia patria con tenacia e orgoglio
finchè un morbo distrusse tutto il raccolto e le pecore e il bestiame morirono
gli affitti e le tasse erano troppo alti e non potevo pagarli
e questa è la ragione crudele del perchè lasciai la vecchia Skibbereen
III
Ricordo bene che era un tetro giorno di Dicembre
quando il padrone e lo sceriffo vennero a mandarci tutti via
diedero fuoco al tetto con i loro demoni senza cuore(2)
e questo è l’altro motivo del perchè lasciai la vecchia Skibbereen
IV
Inoltre tua madre, Dio l’abbia in pace, giacque sul terreno innevato
lei cadde nell’angoscia vedendo tutta la desolazione intorno
e non si alzò più ma passò dalla vita al sonno degli immortali
e trovò sepoltura mesta nella cara vecchia Skibbereen
V
Poi con tristezza ricordo i giorni del glorioso ’48(3)
mi sollevai per vendetta con i ragazzi per combattere contro il destino
fummo cacciati per i monti come traditori della regina(4)
e questo è il motivo, ragazzo, perchè lasciai la vecchia Skibereen.
VI
Avevi solo due anni ed eri di debole costituzione
non potevo lasciarti con gli amici perché avresti dimenticato il nome di tuo padre
così ti avvolsi nella mantella(5) e alla fine della sera non visto
piansi e dissi addio(6) alla cara vecchia Skiberren
VII
Allora caro padre, verrà il giorno in cui chiederemo vendetta
e tutti gli Irlandesi accorreranno alla chiamata
sarò l’uomo che comanderà l’avanguardia sotto alla bandiera verde(7)
e alto e forte alzeremo il grido “Vendetta per Skibbereen”

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/praties.htm
http://www.wolfetonesofficialsite.com/famine.htm
http://www.movinghere.org.uk/galleries/
histories/irish/origins/skibbereen_1.htm

http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=30772#396909