POOR OLD HORSE: MARTINMAS DAY

HOODENING AT MARTINMAS

obby_oss_sRiferimenti storici all’hobby horse risalgono al tardo Medioevo (inizi del 1500) con tracce ancora in epoca vittoriana: nel 1803 è documentata la presenza di un cavallo fabbricato con la pelle di uno stallone con un uomo all’interno che spruzzava acqua sulla folla. Alcuni studiosi fanno risalire il rituale a celebrazioni precristiane, connesse con la festa celtica di Beltane. Ma altrettanto numerosi sono i riferimenti ai rituali invernali di Samain che iniziavano alla fine di ottobre e si concludevano dopo circa dodici giorni.

Nel calendario cristiano l’11 Novembre fu consacrato a San Martino e rimase tradizione il macello del bestiame. Sangue era versato dal capofamiglia sulle soglie di casa, forse in ricordo degli antichi sacrifici invernali. La gente si nutriva con la carne del toro, del cinghiale e del cavallo (ma anche dell’oca) e si vestiva con i teschi e le pelli per condividerne la forza.
La scelta del Santo non fu casuale: secondo Alfredo Cattabiani il santo fu modellato sulla figura di un dio-cavaliere celtico che montava un cavallo nero e portava una corta mantellina nera (il culto proveniva dalla Pannonia, guarda caso dallo stesso paese d’origine di San Marino): era un dio del mondo infero che trionfava sulla morte passando per un luogo di cento porte, Wigalois il cavaliere con la ruota.

Ma Martino il santo-divino non poteva regnare sull’inferno cristiano, così è stato trasformato in un cavaliere che combatte il diavolo e cavalca un bianco destriero.
In Gran Britannia il ricordo del dio-cavaliere celtico è sopravvissuto nell’hoden (hodden o hooden horse), un uomo nascosto sotto un mantello nero su cui è issata una testa di cavallo (una testa di legno dipinta anche con vividi colori i ma anche un teschio) con la particolarità di avere la mascella manovrabile tramite leve e fili.
A volte l’interno del cranio era illuminato da una candela così che l’hoden sembrava proprio una creatura infernale. Durante il periodo natalizio questa inquietante maschera di un cavallo era condotta per le strade del villaggio da un “domatore” che la teneva per le briglie (come nell’orso primaverile) e spesso vi si accompagnavano dei suonatori e dei questuanti: i bambini cercavano di montare il cavallo (che batteva i piedi e scuoteva la testa) e tutti gettavano dolci o monete nella bocca dell’animale come offerte propiziatorie.
sanmartinosimonemartini SAN MARTINO (316-397)
Nato nel 316 in Pannonia da una famiglia romana seguì le orme del padre dedicandosi alla carriera militare. Verso i trentacinque anni si convertì al Cristianesimo e tra ascetismo e predicazioni per le campagne (per lo più della Gallia) nel 371 venne eletto vescovo di Tours. La leggenda del mantello tagliato a metà per donarlo ad un povero mendicante è del tutto inventata e fatta risalire al tempo del suo servizio come cavaliere presso l’esercito romano.

LA FESTA DI SAN MARTINO

In Francia, Germania, e in alcune regioni della Gran Bretagna e d’Italia il giorno di San Martino (Martinmas) segnava l’inizio dell’Inverno, una leggenda dice che San Martino cavalchi per i campi con il suo cavallo bianco per far cadere dal suo mantello la prima neve della stagione. Così a San Martino si chiude l’annata agricola e se ne apre un’altra: si pagano (si rinnovano o si concludono) i contratti d’affitto, e si fanno i traslochi se bisogna lasciare la casa avuta in mezzadria o il lavoro non più rinnovato (“fare San Martino” che è diventato sinonimo di traslocare). In provincia di Bergamo è tradizione che nella notte tra il 10 e l’11 novembre San Martino porti i regali a tutti i bambini, proprio come la Santa Lucia natalizia (in Francia ai bambini capricciosi San Marino lascia un “Martin baton” o “martinet”, una specie di frusta). A Venezia i bambini cantavano una filastrocca in dialetto facendo una questua e con i soldini ricevuti si compravano il tradizionale dolcetto a forma di San Marino.

Nella tradizione della mia famiglia a San Martino si macellava il maiale si facevano i salami, dedicando il giorno della festività ad un banchetto con i parenti e i lavoranti. La sera si beveva il vino novello e si mangiavano le castagne bollite (che per tradizione si lasciavano sulla tavola per i defunti in visita). In Piemonte c’è il detto “Per San Martino castagne, oca e vino!”.e anche per questa consuetudine c’è una leggenda medievale sul santo: quando san Martino fu eletto per vescovo di Tours, preferì nascondersi in campagna per vivere come eremita, ma il suo rifugio venne rivelato da uno stormo di oche selvatiche starnazzanti. “Secondo Sulpicio Severo, il biografo del santo, Martino si trovava con alcuni discepoli sulle rive di un fiume quando vide uccelli pescatori seguire una preda, allora spiegò che quegli uccelli erano i seguaci di Satana, il persecutore delle anime, poi ingiunse agli uccelli di ritirarsi in terre desertiche e fu obbedito. Sulpicio chiama questa specie di uccelli mergus. Probabilmente erano cormorani, palmipedi pescatori che la tradizione scambiò con le oche o forse con le anatre. “(Alfredo Cattabiani, in Volario) Si può osservare che ai primi di novembre è più facile cacciare le oche che migrano verso sud all’approssimarsi dell’inverno, ma anche che l’oca di san Martino potrebbe essere una discendente delle oche sacre ai Celti.

A San Martino si svolgeva la fiera più importante di animali con le corna, mucche, buoi, tori, capre, montoni. Perciò la fantasia popolare ha assurdamente promosso san Martino a ironico patrono dei mariti traditi, La “caccia al becco”, come spiega Alfredo Cattabiani in “Lunario”, era un’usanza simile a quella del capro espiatorio. Secondo la mentalità dell’epoca il marito tradito si era macchiato di una colpa grave poiché l’adulterio della moglie era considerato un segno di debolezza dell’uomo, di incapacità a controllare la consorte; e perciò il “becco” doveva subire una scherzosa persecuzione rituale. E così il cerchio si chiude con la rievocazione della mascherate che si facevano a Samahin indossando le pelli e le corna degli animali uccisi per il sacrificio.

LA GIUMENTA BIANCA IRLANDESE: LAIR BAHN

cailleachLa Giumenta Bianca era una delle sembianze di Cailleach, la velata, così come si manifestava la Dea durante l’Inverno la “Vecchia Donna”, lei colpiva con il suo martello la terra e la rendeva dura fino a Imbolc, la festa del risveglio della Primavera. In Scozia viene detta anche Beira, la regina dell’Inverno.
La parola “Cailleach” ha diversi significati: “velata”, “donna anziana”, “megera”, “vecchia”. Questa dea si discosta dagli altri dei celtici che conosciamo, lei è molto più antica, non partecipa alle loro saghe ma scopriamo tutta la sua potenza nelle antiche leggende che ci raccontano delle sue interazioni con la terra, gli uomini, gli animali. Questa antichissima Dea Anziana che controlla le forze della natura e plasma la terra con il suo potere ha forse origini lontane dalle Isole Britanniche. Lo storico greco Erodoto nel V° secolo A.C. ci parla di una tribù celtica in Spagna che chiama “Kallaikoi”. L’autore romano Plinio parla del popolo dei Callaeci, tribù da cui deriva il nome Gallaecia (Galizia) e Portus Cale (Portogallo). Il nome Callaeci viene fatto risalire ad “adoratori della Cailleach”. …

Non si sa se era già una Dea Anziana o se venne trasformata in Vecchia Saggia dalle nuove popolazioni per indicare la sua antichità. L’ Irlanda e la Scozia sono costellate da luoghi che ne riprendono il nome o che ricordano vicende che la vedevano protagonista. Sembra quasi che la Cailleach sia onnipresente in quelle terre, che permei tutto il territorio, che ne sia la vera incarnazione. Numerose sono le leggende che ci parlano di questa Dea e analizzandole possiamo evidenziare delle caratteristiche ricorrenti: – La Cailleach dà forma alla terra sia in modo volontario che involontario (il suo grembiule carico di pietre ritorna in moltissime leggende celtiche) creando laghi, colline, isole e costruzioni megalitiche. – Una costante associazione con l’acqua attraverso pozzi, laghi e fiumi di cui è spesso guardiana. – L’associazione con la stagione invernale. – La sua mole gigantesca. – La sua antichissima età, essendo fatta risalire a uno dei primi esseri presenti sulla terra. – La sua funzione di guardiana di particolari animali come il cervo e l’airone. – La sua capacità di trasformarsi ed assumere diverse forme come quella di fanciulla, airone e pietra…

In Irlanda l’animale sacro alla dea è la mucca. La dea stessa si occupava del suo bestiame e mungeva le sue mucche fatate ricavandone del latte magico che usava per ridare la vita ai morti. La Dea appare quindi sia come signora della morte che della vita. (Claudia Falcone tratto da: ilcerchiodellaluna.it)

LA TRADIZIONE D’INVERNO

I soulers e i wassailers o più in generale le bande di giovani che giravano per le fattorie come questuanti nelle feste dell’inverno erano un tempo accompagnati dall’hobby horse (Cheshire, Kent, South Wales)

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Mari Lwyd, o anche “Y Fari Lwyd” (in inglese “Grey Mare“) è la versione gallese dell’hodden horse. Tradizione ancora praticata a Llantrisant e Pontyclun. La maschera consiste in una testa di cavallo (un teschio vero) con la mascella movibile addobbata con nastri colorati e portata su un palo da una persona celata sotto un ampio mantello bianco. I questuanti si fermano a cantare davanti all’uscio delle case e chiamano la padrona e la sfidano in un pwnco una sorta di botta e risposta in versi spesso insolente. La vittoria della sfida canora consente ai questuanti di entrare in casa per mangiare i dolci e bere birra. Per approfondire la scenetta disegnata da Paul Bommer (vedi).

HOODEN HORSE

Nel Kent sono ritornati i gruppi dell’Hoodening (nei paesi di San Nicola-a-Wade, Nether Hale, Sarre) in particolare la tradizione è molto radicata a San Nicola-a-Wade dove l’hooden horse si chiama Dobbin, un vecchio povero cavallo stremato dalla fatica del lavoro: è messa in scena una sorta di “sacra rappresentazione” con vari personaggi e canzoni (vedi).

Deal 1909

POOR OLD HORSE

Frank Kidson declared in his usual categoric way, that Poor Old Horse is a purely humanitarian view of the fate of old worn-out horses. But in fact, in at least three counties, in Yorkshire, Nottinghamshire, and Wiltshire the song was an integral part of the Christmas Ritual performed by parties of mummers, with one of their number disguised roughly as a horse. Celebrated in Kent is the Hooden Horse, banned in 1834 for creating havoc among the elderly people, but now resurrected, (it accompanies the East Kent and Ravensbourne Morris Men). The notion of the sacred luck-bringing, even world-creating horse (or bull, ram or billy-goat) is spread throughout the primitive world. In Britain, the ancient Celts had their horse-rituals, and the idea was reinforced by invading Norsemen. There are still plenty of evidences to be seen, from the great Uffington White Horse to the fiery, fecund, May-day Padstow ‘oss in Cornwall. Minehead has its town hobbyhorse, and in Wales at Midwinter the baleful Mari Llwyd appears with the dancer carrying a beribboned horse’s skull. In Cheshire, the mild-eyed souling horses of Antrobus are famous. Not forgetting the horse-headed man engraved on a bone, found in Pinhole Cave, Derbyshire, the only palaeolithic representation of a human figure discovered in England. (note in album The Lark in the Morning di Dave&Toni Arthus 1969)

Esistono molte versioni della canzone, la quale era una parte della rappresentazione dei Mummers, che mettevano in scena la morte e resurrezione del cavallo “In South Yorkshire, North Derbyshire and Nottinghamshire there’s a Christmas play “The Old Horse”. It’s a brief, riotous visiting ceremony, the horse often being made from the skull of a real horse painted red and black, killed and brought back to life. The song also circulated independently from the ritual, and this version is based on the one collected by Cecil Sharp in 1904 at Langport, Somerset, from C. Shire who appropriately, was a blacksmith.” (note nel Cd Blackbone di Pete Coe 2010)

ASCOLTA Shirley Collins. Tratto da “Folk Song for England” (Cecil Sharp)

My clothing was once of a linsey-woolsey fine,
My mane it was sleek and my body it did shine.
But now I’m getting old and I’m going to decay,
Me master frowns upon me and thus they all do say, “Poor old horse.”My living was once to the best of corn and hay
As ever grew in England, and that they all did say.
But now there’s no such comfort as I can find at all.
I’m forced to nab the short grass that grows against the wall,
“Poor old horse.”
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
I miei vestiti erano un tempo di fine lino, la mia criniera era lucida e il mio corpo era uno splendore, ma ora mi sono fatto vecchio e discendo la china, il mio padrone mi guarda male e così tutti dicono “Povero vecchio cavallo”.
Vivevo un tempo del miglior grano e fieno che mai crescesse in Inghilterra così tutti dicevano. Ma ora non riesco a trovare un simile conforto. Sono costretto ad afferrare l’erba corta che cresce contro il muro “Povero vecchio cavallo”

ASCOLTA Kate Rusby in Sweet Bells 2008
We’ve got a poor old horse,
He’s standing at your door,
And if you’ll only let him in,
He’ll please you all I’m sure,
He’ll please you all I’m sure.Now that he’s grown old
And nature doth decay,
My master frowns upon him now,
These words I’ve heard him say,
These words I’ve heard him say.Now that he’s grown old
And scarcely can he crawl,
He’s forced to eat the coarsest grass
That grows against the wall,
That grows against the wall.
This poor horse was once young,
And in his youthful prime
My master used to ride on him,
He thought him very fine,
He thought him very fine.

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Abbiamo un povero vecchio cavallo che sta alla vostra porta, e se lo lascerete soltanto entrare, vi ricompenserà di certo. Adesso che è diventato vecchio, nel suo naturale decadimento, il mio padrone lo guarda male e queste sono le parole che gli ho sentito dire:”Ora che lui è invecchiato, e a malapena si regge in piedi, dovrà mangiare l’erba più ruvida che cresce contro il muro” Questo povero cavallo una volta era giovane, e nel fulgore della sua giovinezza il mio padrone lo usava per cavalcare e pensava molto bene di lui

C’è anche una versione sea shanty del Poor old Horse  (vedi)

LA TRADIZIONE D’ESTATE

oldossOSS
Per le strade di Padstow, un piccolo porto di pescatori della Cornovaglia settentrionale sulla foce del fiume Camel ora a vocazione turistica ogni Calendimaggio è festeggiato con l’Obby Oss Festival (vedi)

FONTI
Calendario di Alfredo Cattabiani 1988

http://scienzasacra.wordpress.com/2013/11/11/581/
http://www.hoodening.org.uk/hoodening-history1.html http://paulbommer.blogspot.it/2010/12/advent-calendar-22nd-mari-lwyd.html http://www.museumwales.ac.uk/cy/279/
http://www.hoodening.org.uk/hoodening-history1.html http://www.rossellagrenci.com/2010/11/11/la-festa-delle-lanterne-a-san-martino/ http://www.pianetadonna.it/cucina/occasioni-speciali/ricette-per-san-martino-o-festa-delle-lanterne.html
http://www.totalita.it/articolo.asp?articolo=2029&categoria=1&sezione=37&rubrica http://www.emscuola.org/labdocstoria/storiae/storiaeRD/StoriaE-2006-2/rivista11/pdf/StoriaE2-2006-24.pdf http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_Dee_Cailleach.htm
http://mainlynorfolk.info/shirley.collins/songs/pooroldhorse.html

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