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CORVI E CORVACCI

I corvi non cantano ma gracchiano, sono onnivori anche se prediligono gli occhi dei morenti. Dotati di intelligenza sembrano guardare il mondo con molta attenzione e riescono a memorizzare e a distinguere i volti delle persone, possono anche imparare a parlare con voce umana e a imitare il richiamo di altre specie.
Lo sguardo del corvo mette a disagio, un disagio mistico magistralmente descritto da Edgar Allan Poe nella poesia Il Corvo (qui)
Il corvo imperiale stanziale (Corvus corax) è maestoso quello nero comune (Corvus frugilegus) è migratore e torna in Europa nel mese di Febbraio; nella tradizione celtica c’è una luna a lui dedicata, la luna del corvo, che saluta il suo ritorno.
I corvi sono considerate creature magiche ambivalenti tra luce e tenebra. Per spiegarne la duplice natura molte sono le leggende che li vedono nati con il bianco piumaggio diventato nero in seguito al capriccio di un dio.
Nelle mitologie nordiche il corvo è il messaggero del regno spirituale (il corvo di Odino/Wotan ma anche il corvo di Lugh) foriero di presagi funesti come la morte o l’appressarsi di una battaglia. La Morrigan irlandese nella sua triplice forma è la regina dei Morti ma anche dea della fertilità: sui campi di battaglia era Macha la sanguinaria che assumeva la forma di corvo (o cornacchia) continua.

KRÅKA

Dalla Norvegia una strana canzoncina sui corvi che si avvale di immagini paradossali nel descrivere l’utilizzo del corpo di un corvo ucciso da un boscaiolo: come nella canzoncina scozzese sullo scricciolo (the Cutty Wren)

ASCOLTA Kerstin Blodig & Ian Melrose.

Å mannen han gjekk seg i vedaskog
sutta ti loti lenta
der såg han ei kråke i lunden som gol
sutta ti loti lenta
Og mannen han tenkte med sjølve seg
å, tro om den kråka vil drepa meg?
Så spende han fore sin boge for kne
så skaut han den kråka så ho datt ned
Så spende han fore dei folane tolv
så kjøyrde han kråka på låvegolv
Og kjøtet han salta i tynner og fat
og tunga han hadde til julemat
Av skinnet så gjorde han tolv par skor
det beste paret det gav han til mor
Av nebbet så gjorde han kyrkjebåt (1)
så folk kunner ro bade frå og åt
Av tarmane gjorde han tolv par reip
Og klørne han brukte til møkkagreip
Av augo så gjorde han stoveglas
og nakken han sette på kyrkja til stas
Og munnen han brukte til mala korn
og øyro han brukte til tutahorn
Og hjartet han sette på fiskekrok
og ingen har sett slik en fisk han drog
Og den som ‘kje kråka kann nytta så
han er ikkje verd ei kråka å få!
The man went into the forest to chop wood
There he saw a crow a-crowing
He thought to himself
Oh, I fear the crow will take my life
So he bent his bow on his knee
And shot the crow down
Then he harnessed his twelve young horses/And pulled the crow onto the barn floor
He salted the meat and put it in barrels and casks/And the tongue he had as his Christmas meal
He made twelve pairs of shoes form the skin
The best pair of which he gave to his mother
The beak he made into a church-boat
So people could row both to and fro
He made twelve pairs of ropes from the intestines
The claws he turned into a pitchfork
He made the eyes into window-panes
The neck he put up on the church for decoration
He used the mouth for grinding corn
The ears he made into a horn
The heart he put on a fishing hook
And you should have seen the fish he caught!
But whoever cannot make such good use of a crow
Does not deserve to catch one!
Tradotto da Cattia Salto
L’uomo andò nella foresta a tagliare legna e là vide un corvo gracchiare.
Disse tra sè
“Ho paura che il corvo si prenda la mia vita” così piegò l’arco sul ginocchio
e colpì il corvo.
Poi bardò i suoi 12 puledri
e portò il corvo sul pavimento della stalla
salò la carne e la mise in botti e casse
e tenne la lingua per il suo pasto di Natale
fece 12 paia di scarpe dalla pelle
e il miglior paio di queste le diede alla madre
del becco fece una barchetta (1)
così la gente poteva vogare avanti e indietro
fece 12 paia di corde dall’intestino
e gli artigli li trasformò in un forcone
fece con gli occhi i vetri per le finestre
e il collo lo mise sulla cima della chiesa come ornamento
usò la bocca per macinare il grano
e dalle orecchie fece un corno
il cuore lo mise su un amo da pesca
e avreste dovuto vedere i pesci che prendeva!
Ma colui che non riesce a fare un così buon uso di un corvo
non merita di catturarne uno

NOTE
1) kyrkjebåt è una barchetta con 4-6 remi che poteva ospitare una piccola comunità o famiglia negli spostamenti a scopi rituali

CORVI BRITANNICI

Che i corvi siano animali domestici è ampiamente dimostrato dal loro stanziamento presso la Torre di Londra.
La presenza di questi corvi è tradizionalmente ritenuta una protezione della Corona britannica e della Torre stessa; una superstizione legherebbe il destino dei corvi a quello della corona britannica: “se i corvi della Torre di Londra moriranno o voleranno via, la Corona cadrà e con essa la Gran Bretagna” (tratto da wikipedia)

Tra le filastrocche per bambini dal titolo One for Sorrow c’è quella che insegna a contare con 10 gazze ma anche 10 corvi :
One for sorrow,
Two for joy,
Three for a girl,
Four for a boy,
Five for silver,
Six for gold,
Seven for a secret,
Never to be told.
Eight for a wish,
Nine for a kiss,
Ten for a bird,
You must not miss.

e ancora tra le nursery rhymes della tradizione scozzese la filastrocca sui tre corvi appollaiati sul muretto (qui) ovvero ciò che resta della ballata medievale sui corvi (Child ballad # 26) e il cadavere di un cavaliere  (qui)

Concludo con una canzoncina in stile “Reinassance Rock” scritta da Candice Night: Three black Crows in Ghost of a Rose 2003


3 black crows were sitting on a fence
Watching the world pass them by
Laughing at humanity and its pretense
Wondering where next to fly…
CHORUS
And they cackled in joy and dove through the air/ Like the winds of a hurricaine
And they spread their wings as if to declare “Onward , let freedom ring!”


3 black crows were sitting on a fence
Watching the world pass them by


3 black crows are sitting in a tree
Looking down on mankind
Loving how it feels to be so free
Leaving us far behind…


3 black crows are sitting in a tree
Watching the world pass them by
tradotto da Cattia Salto
3 corvi neri erano appollaiati sullo steccato per guardare passare il mondo. Ridevano dell’umanità e delle sue pretese, interrogandosi sul prossimo volo
Coro:  Gracchiavano felici e vorticavano nell’aria come i venti di un uragano.
Un frullo d’ali come per dichiarare
“Avanti, che risuoni la libertà!”


3 corvi neri erano appollaiati sullo steccato per guardare passare il mondo


3 corvi neri sono appollaiati sull’albero
guardano giù, verso il genere umano.
Amano come ci si sente ad essere liberi
ci lasciano a terra…


3 corvi neri sono appollaiati sull’albero
a guardare passare il mondo

FONTI
https://renucioboscolo.com/2015/09/10/droni-e-corvi-gli-uccelli-e-popoli-corvi-quali-sinistri-e-presagi/
https://www.cibocanigatti.it/uccelli/rapaci-e-altri-uccelli/corvo.asp
https://www.cavernacosmica.com/simbologia-del-corvo/
http://www.centrostudilaruna.it/simbolismodelcorvo.html
http://afterlifeworld.altervista.org/simbologia-e-significato-il-corvo/
http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_Dee_Morrigan.htm
https://angloamericanstudio.wordpress.com/2013/06/12/i-corvi-della-torre-di-londra/

GALLOWS POLE & PAESI SCANDINAVI

La ballata popolare “Gallows pole”, “The Maid Freed From The Gallows”, “The Prickly Bush oppure “The Hangman”, “Highwayman” viene dalle Isole Britanniche classificata tra le Child ballads al numero 95.
In origine era un’antica storia  del Vecchio Continente risalente al Medioevo in cui è una fanciulla ad essere in attesa di giudizio per aver perso  un bene prezioso che le era stato affidato.  (vedi prima parte)

LE VERSIONI SCANDINAVE

Anche nei paesi scandinavi troviamo un tema analogo con la ragazza che diede ai parenti il pagamento del suo riscatto (per lo più in armenti o beni preziosi), e li maledice per il loro rifiuto. Il sotto tema delle maledizioni è presente pure nelle versioni magiare della canzone (vedi)

La versione svedese vede la fanciulla venduta dal padre ai pirati (o in altre versioni catturata dai pirati) e il fidanzato che la riscatta e la prende in moglie.

ASCOLTA Garmarna – Den bortsålda

I
Det bodde en herre på Sartavalla ö
Han sålde sin dotter alltför en halva brö
Du må nu komma till det Judiska land till att vandra
II
Sjömännerna de kasta sina åror över bord
Skön jungfrun hon vrider sina händer uti blod
Å kära mina sjömänner i vänten en stund
Jag ser min broder komma i rosende lund
III
Å kära min broder du haver ej mer än guldfålarna två
Den ena kan du sälja och lösa mig igen
Jag vill ej komma till det Judiska land till att vandra
IV
Ej haver jag mer än guldfålarna två
Men ingen kan jag sälja och lösa dig igen
Du må nu komma till det Judiska land till att vandra
V
Sjömännerna de kasta sina åror över bord
Skön jungfrun hon vrider sina händer uti blod
Å kära mina sjömänner i vänten en stund
Jag ser min fästman komma i rosende lund
VI
Å kära min fästeman du haver ej mer än guldringarna två
Den ena kan du sälja och lösa mig igen
Jag vill ej komma till det Judiska land till att vandra
VII
Ej haver jag mer än guldringarna två
Den ena ska jag sälja den andra ska du få
Du må ej komma till det Judiska land till att vandra
traduzione da qui
I
There lived a gentleman on Sartavalla Island
He sold his daughter all for a half a loaf of bread
May you wander the land of the Jews
II
The sailors cast their oars overboard
The beautiful maid she wrings her hands till they bleed
Oh my dear sailors wait a moment
For I see my brother coming in the rosy grove
III
Oh my dear brother you haven´t more than two shimmering horses
One you can sell, and release me again
I do not want to wander in the lands of the Jews
IV
Oh yes I have only two shimmering horses
But neither can I sell to release you again
May you come to wander in the lands of the Jews
V
The sailors cast their oars overboard
The beautiful maid she wrings her hands till they bleed
Oh my dear sailors wait a moment
For I see my loved one coming in the rosy grove
VI
Oh my dear one, you haven´t more than two golden rings
One you can sell and release me again
I do not wish wander in the lands of the Jews
VII
I haven´t more than two golden rings
One shall I sell, the other shall be yours
You won´t be wandering in the land of the Jews
tradotto da Cattia Salto
I
C’era un signore nell’isola
di Sartavalla
che vendette la figlia per mezza pagnotta -che tu possa vagare nella terra dei Giudei (1)
II
I marinai gettano i loro remi in mare
e la bella fanciulla si torce la mani fino a farle sanguinare “Oh cari marinai attendete per un momento
perchè vedo mio fratello venire dal roseto!”
III
“Oh caro fratello non hai che due cavalli
uno lo puoi vendere e riscattarmi,
non voglio vagare nelle terre dei Giudei (2)”
IV
“Oh si ho solo due
cavalli
ma non ne posso vendere nessuno per riscattarti di nuovo”
“che tu possa andare a vagare per le terre dei Giudei”
V
I marinai gettano i loro remi in mare
e la bella fanciulla si torce la mani fino a farle sanguinare
“Oh cari marinai attendete per un momento perchè vedo il mio innamorato venire dal roseto”
VI
“Oh amore mio non hai che due anelli d’oro
uno lo puoi vendere e riscattarmi,
non voglio vagare nelle terre dei Giudei”
VII
“Non ho che due anelli d’oro
uno lo venderò e l’altro sarà tuo”
“tu non vagherai per la terra dei Giudei (4)”

NOTE
1) mi sembra logico intendere l’espressione come una maledizione verso il padre che l’ha venduta ai pirati per un tozzo di pane. Ciò che la storia non dice è che la fanciulla ha perso il suo valore non essendo più vergine.
2) qui invece è la fanciulla che supplica il fratello perchè paghi il riscatto temendo di finire chissà dove in terra straniera. Il termine  Judiska land è singolare da intendersi come terra incognita e lontana una terra piena di tribolazioni.
3) con il primo anello il fidanzato comprerà il suo riscatto e con il secondo la sposerà restituendole così l’onore
4) la frase si potrebbe intendere come una benedizione detta dalla fanciulla

ASCOLTA Maija Karhinen & Lassi Logrén Lunastettava neito – la versione finlandese di cui al momento non trovo il testo

FONTI
https://forum.wordreference.com/threads/swedish-det-judiska-land.2456828/
http://lyricstranslate.com/en/den-bortsalda-sold-away.html

THE TWA SISTERS BY MALINKY

La ballata “The two sisters” è originaria dalla Svezia o più in generale dai paesi scandinavi (in epoca pre-cristiana) e si è diffusa largamente fin dal Medioevo in alcuni paesi dell’Est e nelle isole britanniche anche nelle fiabe
(vedi prima parte)

LA VERSIONE SCANDINAVA: De två systrarna

Le due sorelle sono spiritualmente agli opposti buona la bionda, cattiva la bruna, il colore bruno ha anche una valenza estetica negativa, non che la sorella bruna sia più brutta, ma piace meno per il colore dei suoi capelli. Nella società norrena sono gli stranieri ad essere bruni, e quindi ad essere guardati con sospetto e diffidenza.

ASCOLTA Kalenda Maya

ASCOLTA Folk&Rackare


I
Där bodde en bonde vid sjöastrand
Blåser kallt kallt väder över sjön
Och tvenne döttrar hade han
Blåser kallt kallt väder över sjön
II
Den ena var vit som den klara sol
Blåser kallt kallt väder över sjön
Den andra var svart som den svartaste kol
Blåser kallt kallt väder över sjön
III
Vi tvättar oss bägge i vattnet nu
Blåser kallt kallt väder över sjön
Så blir jag väl som viter som du
Blåser kallt kallt väder över sjön
IV
Å tvättar du dig både nätter och dar
Blåser kallt kallt väder över sjön
Så aldrig du blir som viter som jag
Blåser kallt kallt väder över sjön
V
Och som de nu stodo på sjöastrand
Blåser kallt kallt väder över sjön
Så stötte den fulaste sin syster av sand
Blåser kallt kallt väder över sjön
VI
Kära min syster du hjälp mig i land
Blåser kallt kallt väder över sjön
Och dig vill jag giva min lille fästeman
Blåser kallt kallt väder över sjön
VI
Din fästeman honom får jag ändå
Blåser kallt kallt väder över sjön
Men aldrig ska du mer på gröna jorden gå
Blåser kallt kallt väder över sjön

VII
Där bodde en spelman vid en strand
Blåser kallt kallt väder över sjön
Han såg i vattnet var liket det sam
Blåser kallt kallt väder över sjön
VIII
Spelemannen henne till stranden bar
Blåser kallt kallt väder över sjön
Och gjorde av henne en harpa så rar
Blåser kallt kallt väder över sjön
IX
Spelemannen tog hennes guldgula hår
Harporsträngar därav han slog
Spelemannen tog hennes fingrar små
Gjorde harpan tapplor på
Spelemannen tog hennes snövita bröst
Harpan hon klinga med ljuvelig röst
X
Så bar harpan i bröllopsgård
Blåser kallt kallt väder över sjön
Där bruden hon dansar med gulleband i hår
Blåser kallt kallt väder över sjön
XI
Trenne slag uppå gullharpan rann
Blåser kallt kallt väder över sjön
Den bruden har tagit min lille fästeman
Blåser kallt kallt väder över sjön
XII
Om söndan så satt hon i brudstol röd
Blåser kallt kallt väder över sjön
Om måndan hon brändes i aska och dö
Blåser kallt kallt väder över sjön
NOTA
Si rimanda la traduzione e il commento alla versione trasposta in scozzese da Steve Byrne

ASCOLTA Malinky in Far Better Days 2015 nella traduzione scozzese messa in rima da Steve Byrne
“This is a Swedish version of the weel-kent ballad which Steve translated into Scots. We first heard this during a tour of Sweden in 2003 when we were introduced to the music of the band Folk och Rackare, as Malinky had been advertised as “the Scottish Folk & Rackare” – namely a band which took old traditional ballads and made them anew. We were delighted to perform a duet Swedish/Scots version with the band Ranarim at the Celtic Connections festival in Glasgow in 2007. The harp metaphor is often found as a fiddle in Scottish versions.”

TRADUZIONE S. Byrne
A fermer he bade on the white sea strand
Blaws a cald cald weather ower the faim
And twa fine dochters had this man
Blaws a cald cald weather ower the faim
The ane wis bricht as the clearest sun
The ither she wis black as the blackest coal
“We twa maun ging wash in the watter noo
So I micht mak masel sae milkwhite as you”
“Gin ye wash as the nicht and the leelang day
Ye’ll ne’er mak yersel sae milkwhite as me”
Syne they baith stood on the white sea strand
So stotted the black ane her sister aff the sand
“Oh sister, oh sister help me tae land
An ah’ll gie tae you ma bonniest leman”
It’s weel Ah’ll hae yer fair leman
But nae mair upon this green earth ye’ll gang”
There bade a harper on the strand
He spied in the water a deid body swam
The harper he’s brocht her body fair
He’s made fae her breist bane a harp sae rare
The harper he’s taen her gowden hair
Harpin strings he’s made frae her
The harper he’s taen her fingers sma
He made the harp pegs frae them sa
He’s pit them tae her white breist bane
The harp it rang wi a voice tae melt stane
He’s taen the harp tae the merriage fayre
The bride she danced wi a gowd band in her hair
Twa blaws up on the gowd harp rang
This bride she has taen ma fairest leman
On Sunday she sat on the bride stool reid
On Monday she wis burned intae ashes and she deed
Traduzione di Cattia Salto
Viveva un possidente terriero (1) sulla bianca spiaggia del mare
soffia un vento freddo sui flutti
e due belle figlie aveva quest’uomo!
soffia un vento freddo sui flutti
Una era bionda come il sole più chiaro,
l’altra era mora come il carbone più nero.
“Andiamo a bagnarci nelle
acque adesso
così che anch’io possa essere così luminosa come te” (2)
“Anche se ti lavassi per una notte e un intero giorno
non potrai mai essere anche tu così pallida come me”
Mentre insieme stavano sulla bianca spiaggia del mare
quella mora spinse la sorella
nell’acqua
“O sorella, sorella, aiutami a toccare il fondo e ti darò il mio bellissimo
fidanzato”
“Io mi prenderò il tuo bell’amante in ogni caso, ma tu non camminerai mai più su questa terra”
Poi un arpista passò per la spiaggia
e vide nell’acqua il corpo di un cigno morto.
L’arpista prese il suo bel corpo
e ricavò dalle sue ossa pettorali un’arpa così particolare,
l’arpista prese i suoi biondi capelli
e ne ricavò le corde per suonare
l’arpista prese le ossa delle sue piccole dita per ricavarne i piroli
e li sistemò sulle bianche ossa
pettorali
l’arpa si mise a suonare con una voce da intenerire le pietre (3).
Egli portò l’arpa alle ricche(4)
nozze
la sposa danzava con una corona d’oro tra i capelli
due accordi risuonarono dall’arpa dorata
“Questa sposa ha preso il mio bellissimo fidanzato”
Domenica sedeva sul seggio arrossato (5) della sposa
lunedì venne bruciata sul rogo
e morì

NOTE
1) farmer in questo contesto non significa un umile contadino quanto piuttosto un possidente terriero, un capo clan: è comunque un contadino-guerriero, ma possiede molte terre e bestiame
2) questo riferimento ai bagni nell’acqua per rischiarare la pelle non è insolito nelle ballate più antiche, parrebbe un’incongruenza , caso mai la fanciulla avrebbe potuto schiarirsi i capelli con pigmenti e bagni di sole, trattamenti cosmetici non ignoti nell’antichità; con il termine bianco nelle lingue più antiche si intende una colorazione chiara, ovvero un tipo di carnagione luminosa come la porcellana (bianco latte o bianco perla) ossia pallida ed esangue abbinata al capello di un biondo quasi argenteo anch’esso splendente, da qui l’aura dorata che si sprigiona dalla sorella bionda. La colorazione nera è da intendersi  non tanto per la pelle ma per il colore dei capelli. E’ interessante notare che si usa dire “dilavato” per indicare un aspetto pallido ed esangue, l’acqua erodendo e diluendo ha il potere di sbiadire il colore, da qui probabilmente il significato del bagno.
3) il suono dell’arpa ha il potere di “fondere la pietra”, da intendersi in senso figurato “un cuore di pietra” nelle versioni scozzesi più tarde viene tradotto in senso spaziale cioè che l’arpa inizia a suonare una volta posata su una pietra. L’estressione intenerire le pietre non è peraltro insolita in italiano
4) fayre, faire sta per fair riferito al banchetto di nozze si intende come ricco, sfarzoso
5) rosso non è tanto riferito al colore della sedia quanto alla macchia di sangue che sgorga, si presume dalle mani, della sorella assassina: è il sangue della colpa che rende manifesto il colpevole. E sempre nelle antiche ballate si trova una vasta letteratura in tal senso.

FONTI
http://www.nspeak.com/allende/comenius/bamepec/multimedia/saggio6.htm

HER MANNELIG UNA VARIANTE DELLA MORTE OCCULTATA

Un filo rosso collega i vari paesi di quel territorio che possiamo chiamare Europa, che un tempo antico fu unito se non politicamente almeno culturalmente dalle storie cantate dai giullari e menestrelli girovaghi. Così vediamo come il tema della Morte Occultata partito dal Nord dei Paesi Scandinavi sia giunto nelle lingue romanze a Sud e a Ovest e in una pletora di varianti. (parte prima)

L’INCONTRO CON LA TROLLA

soledadUna di queste varianti principia  negli stessi paesi scandinavi, intorno ad una mitica creatura tipica del folklore norreno: i troll.
La creatura è convinta che sposando un principe potrà trasformarsi  in una bella principessa, e così alletta il malcapitato con regali sontuosi. Sir Mannelig rifiuta e la ballata termina qui, ma sicuramente la vicenda non ha un lieto fine nemmeno per l’umano!
La storia richiama vagamente una fiaba e sulla falsa riga di Shreck (dopo tutto i troll sono un po’ come gli orchi) potrebbe essere che la trolla si trova in quello stato perchè ha subito un incantesimo, e solo il bacio del vero amore le farà riprendere la forma umana.
Senonchè nella ballata ci troviamo in pieno Medioevo e il Lord è un cavaliere cristiano che non si lascia soggiogare dalle tentazioni del maligno (e valgono le stesse osservazioni già espresse per la versione Herr  Olof)

La ballata è stata interpretata da molti gruppi metal-folk con versioni testuali leggermente diverse

ASCOLTA Garmarna 1999

oppure la traduzione in inglese (qui)

TRADIZIONE SVEDESE
Bittida en morgon innan solen upprann
Innan foglarna började sjunga
Bergatrollet friade till fager ungersven
Hon hade en falskeliger tunga
Herr Mannelig herr Mannelig trolofven i mig
För det jag bjuder så gerna
I kunnen väl svara endast ja eller nej
Om i viljen eller ej:
Eder vill jag gifva de gångare tolf
Som gå uti rosendelunde
Aldrig har det varit någon sadel uppå dem
Ej heller betsel uti munnen
Eder vill jag gifva de qvarnarna tolf
Som stå mellan Tillö och Ternö
Stenarna de äro af rödaste gull
Och hjulen silfverbeslagna
Eder vill jag gifva ett förgyllande svärd
Som klingar utaf femton guldringar
Och strida huru I strida vill
Stridsplatsen skolen i väl vinna
Eder vill jag gifva en skjorta så ny
Den bästa I lysten att slita
Inte är hon sömnad av nål eller trå
Men virkat av silket det hvita
Sådana gåfvor toge jag väl emot
Om du vore en kristelig qvinna
Men nu så är du det värsta bergatroll
Af Neckens och djävulens stämma
Bergatrollet ut på dörren sprang
Hon rister och jämrar sig svåra
Hade jag fått den fager ungersven
Så hade jag mistat min plåga
Herr Mannelig herr Mannelig trolofven i mig
För det jag bjuder så gerna
I kunnen väl svara endast ja eller nej
Om i viljen eller ej
TRADUZIONE (da Wiki)
Una mattina presto prima che il Sole sorgesse
e gli uccelli cantassero la loro dolce canzone
la troll di montagna con lingua falsa
ed ingannevole propose al signore:
“Sir Mannelig, Sir Mannelig mi vorrai sposare
per tutto quello che io sarò lieta di offrirti?
Potrai rispondere solo sì o no,
farai così o no?
Ti darò dodici magnifici cavalli
che pascolano in un boschetto ombroso
non hanno mai avuto una sella sulle loro schiene
né morso nelle loro bocche
Ti darò dodici bei mulini
che si trovano fra Tillo e Terno
le macine sono dell’ottone più rosso
e le ruote sono cariche d’argento
Ti darò una spada dorata
che tintinna come quindici anelli d’oro
in guerra potrai colpire come vorrai tu
e sul campo di battaglia sarai vincitore
Ti darò una camicia nuova
la più lussuosa da indossare
non è stata cucita con ago e filo
ma fatta all’uncinetto con la seta più bianca”.
“Sarei molto lieto di ricevere regali come questi
se tu fossi una donna cristiana
ma io so che sei la peggiore troll di montagna
figlia degli spiriti maligni e del demonio”
La troll di montagna corse fuori dalla porta
strillando e lamentandosi a gran voce:
“Se fossi riuscita a sposare quel bel signore
ora sarei libera da questo tormento”
Sir Mannelig, Sir Mannelig mi vorrai sposare
per tutto quello che io sarò lieta di offrirti?
Potrai rispondere solo sì o no,
farai così o no?

ASCOLTA  Haggard in “Eppur si muove”, 2004, che la cantano in italiano con il canto lirico impostato su una base rock metal (quello che si dice metal sinfonico o neo-classic metal) Il gruppo tedesco è in pratica composto da una ventina di musicista con Asis Nasseri come compositore, ed è stato lui a tradurre in italiano il testo della ballata svedese

All’alba, prima che il sole sorgesse
E gli uccelli cantassero la canzone
La donna del troll con lingua falsa
Et ingannevole propose al signore:
“Herr mannelig, herr mannelig mi vorrai sposare
Per tutto quello che io ti darò?
Se vorrai, rispondi solo si o no
Farai così o no?
Ti darò i dodici mulini
Che stanno tra Tillo e Terno
Le macine sono fatte del più rosso rame
E le ruote sono cariche d’argento
Herr mannelig, herr mannelig mi vorrai sposare
Per tutto quello che io ti darò?
Se vorrai, rispondi solo si o no
Farai così o no?”
“Se tu fossi una donna cristiana
Riceverei volentieri regali così,
Ma io so che sei il peggiore troll
Figlio degli spiriti maligni.”
“Herr mannelig, herr mannelig mi vorrai sposare
Per tutto quello che io ti darò?
Se vorrai, rispondi solo si o no
Farai così o no?”

ASCOLTA Tibetréa un folk rock non troppo tecno ma che si affida al suono acustico di ghironda e arpa e ci mettono pure la tromba

E potrei continuare con le versioni più medieval-metal degli In Extremo (qui), degli Othlan (qui) dei Psalteria (qui) e dei Cromdale (qui)

LE VERSIONI NELLE ISOLE BRITANNICHE continua

FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/la-morte-occultata/
http://www.metalgermania.it/traduzioni/haggard/herr-mannelig.html
http://www.metalgermania.it/traduzioni/in-extremo/herr-mannelig.html

VALBORG

L’analogo della festa celtica di Beltane era celebrata anche dai norreni con il nome di festa di Walborg o Valborg (leggasi “valbori”)

Berg o Börg sono i castelli (o i forti) costruiti sulle montagne, una festa quindi che si svolgeva sulle alture. La festa venne cristianizzata dedicandola a santa Valpurga, (Wessex, 710 circa – Heidenheim, 25 febbraio 779) la monaca anglosassone mandata dalla Chiesa ad evangelizzare la Germania, dove divenne badessa nel monastero di Heidenheim presso Eichstatt (Baviera). Sebbene la sua festa si celebri il 25 febbraio è diventata la santa scaccia streghe nella Notte di Valpurga quella tra il 30 aprile e il 1° Maggio. Le leggende intorno alla santa richiamano alla mente un’analogia con Santa Brigida nel simile tentativo della Chiesa di Roma di sradicare il paganesimo in Europa.

I GERMANI

Ma in Germania al tempo della Santa vivevano altre popolazioni assoggettate a suo tempo dall’antica Roma, erano i Germani e i Franchi che alla caduta dell’Impero lo depredarono come lupi.
I Germani non erano celti ma rivendicavano origini scandinave, (secondo le testimonianze storiche e archeologiche i Germani furono il risultato dell’indoeuropeizzazione, nell’età del Bronzo, della Scandinavia meridionale e dello Jutland da parte di genti provenienti dall’Europa centrale).

I VICHINGHI

Vita ben più grama era quella dei Norreni che vivevano nell’estremo Nord dell’Europa  e che solo al tempo di Carlo Magno iniziarono le loro incursioni lungo le coste settentrionali della Francia, il regno Normanno era in là da venire e le escursioni vichinghe si dirigevano verso l’Inghilterra, la Scozia, l’Irlanda e l’Islanda (e il Vinland).

vichinghi

In questo contesto emerge un dato storico assodato: migrazioni di stirpi indo-europee si stabilirono nella penisola scandinava attorno al 4.000 a.C. muovendo dall’Asia centrale. Successivamente è proprio nella media Età del Bronzo che popolazioni proto-germaniche causarono profondi mutamenti: un’invasione che di pacifico aveva ben poco. Orde di genti presumibilmente conosciute come ‘Popolo delle Asce’ provocò un violento scontro tra civiltà: gli aggressori non avevano migrato per migliaia di chilometri senza nutrire la ferma volontà di sterminare per dominare. Ne seguì un lungo periodo di guerre, finché il ‘Popolo delle Asce’ ebbe la meglio e colonizzò i territori dell’attuale Scandinavia. Del sistema socio-culturale che vi avevano trovato ne distillarono usi e costumi più vantaggiosi, ma in linea di massima imposero i propri princìpi guerrieri. E da questi discesero i connotati dell’etnìa Lochlann prima e Vichinga poi.
Sebbene col termine Vichinghi si riaccenda un concetto ben radicato nell’immaginario popolare per l’alone di mistero, leggenda ed avventura che li circonda, i Vichinghi propriamente detti ebbero un excursus storico relativamente breve e molto più recente. Si va infatti dalla fine dell’VIII sec. con le prime scorrerie nel sud dell’Inghilterra, al 1.066 d.C. anno della loro sconfitta ad opera di Guglielmo il Conquistatore.
 I Vichinghi raggiunsero le attuali coste francesi e s’inoltrarono nelle terre dei Sassoni. Dopo aver conquistato il Baltico, i Rus (etnìa svedese) mosse verso sud-est discendendo il Volga e il Dnepr sino al mar Nero, poi al mar Caspio e addirittura a Costantinopoli e Baghdad. Altra analogia: al pari dei Celti, anche i Vichinghi non costituirono un impero reale. Mossi dal bisogno di terre coltivabili, dalla necessità di vivere in un clima migliore, dalla sovrappopolazione, furono soprattutto un’etnìa di avventurieri del mare che portarono a compimento viaggi ed esplorazioni straordinarie. Grazie ad imbarcazioni insuperabili per quei tempi in termini di velocità, resistenza e acquaticità, con poco pescaggio adatto anche alla navigazione fluviale e la possibilità d’essere brandeggiabili, ossia caricabili in spalla per attraversare tratti di terreno. Nell’896 tale Bjarni Herjolfsson sbarcò in nord America. Fatto ancor più stupefacente fu che gli riuscì di tornare a casa, organizzando altri viaggi che segnarono anni di spedizioni per colonizzare l’attuale Terranova canadese. In soli due secoli e mezzo i Vichinghi realizzarono gesta che hanno ancor oggi dell’incredibile.
Non dissimili da quelle fiabe che sgorgavano dalle sorgenti iperboree nell’antica cultura scandinava, che narravano degli uomini delle rade, dei fieri navigatori padroni del mare quanto possono esserlo dei corsari, e delle loro gesta umane eroiche in misura pari a quelle degli dèi. Imprese che se fantasticate prima sarebbero potute sembrare sogni.
E che invece divennero storia.
(in “I guerrieri dei Fiordi” Mauro Raccasi tratto da qui)

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GLI DEI NORDICO-GERMANICI

Dopo aver fatto un doveroso distinguo tra germani e norreni occorre rilevare che le loro divinità sono le stesse: c’erano due gruppi di dei, gli Asi (gli dei della guerra di matrice indoeuropea) e i Vani (gli dei dei campi dei culti primordiali).
Tra i primi Balder (Baldr) è il dio della luce e della bontà, il figlio prediletto di Odino, che muore, colpito dal vischio, a causa dell’inganno di Loki: come la sua morte prefigura e prepara il crepuscolo degli dei, così la sua rinascita alla fine dei tempi, annuncerà una nuova era. continua
Gli studiosi hanno visto una parentela anche fonetica tra il celtico Bel (festeggiato a Beltane) e Balder, e Jan de Vries nel suo “Altnordisches Etymologisches Wörterbuch” associa il nome a bál (fuoco) e anche a varie parole indoeuropee significanti rilucente, bianco. Ma più in là non andiamo e non possiamo affermare che a Balder fosse dedicata una festa della primavera.

Altro labile collegamento è il riferimento alla dea Ostara (antico alto tedesco), o Eostre (anglosassone) citata nel “De Temporum Rationale” (725) del venerabile Beda, una dea della fertilità dei Germani con una festa celebrata in suo onore forse in Primavera o in Estate. “Eostur-monath, qui nunc Paschalis mensis interpretatur, quondam a Dea illorum quæ Eostre vocabatur, et cui in illo festa celebrabant nomen habuit” (traduzione italiano: Eosturmonath ha un nome che è ora tradotto «mese pasquale», e che una volta era usato in onore di una dea dal nome di Eostre, che era celebrata durante questo mese.” Sempre secondo il Venerabile Beda, Eostre era la versione Sassone della dea germanica Ostara. La sua celebrazione si svolgeva durante la prima luna piena dopo l’equinozio di primavera – lo stesso calcolo usato per la Pasqua cristiana in Occidente.
Tuttavia Ostara non appare da nessuna parte nella mitologia nordica, e nella tradizione norrena, così alcuni studiosi sono propensi a ritenere che il monaco Beda abbia frainteso, e che Eostremonth si riferisse ad una festa di primavera.

germanics

IL BLOT

Sappiamo inoltre che in momenti particolari dell’anno si svolgeva un Blót cioè un rito in cui alcuni animali erano sacrificati (per lo più maiali e cavalli) e la carne bollita era condivisa in un banchetto. Una bevanda consacrata (di solito birra o idromele) era passata di mano in mano in modo che tutti bevessero dallo stesso corno o ciotola. Il sangue degli animali sacrificati era asperso sulle statue degli dei, sui muri e sui partecipanti alla festa.
l “goði”, ovvero il sacerdote addetto ad officiare il sacrificio, offriva la bevanda a Freyja se era un blót di primavera o autunno, o ad Odino se era un blót d’estate. Poi bevevano in nome degli antenati defunti, che potevano aver preso parte nel blót. 
L’antica preghiera era til árs ok friðar, “per un anno fausto e pacifico” chiedevano fertilità, buona salute, una vita serena, di pace ed armonia tra il popolo e gli dei. (tratto da wikipedia qui
Un blot particolare si svolgeva ogni nove anni nel tempio di Uppsala in Svezia in cui veniva praticato anche il sacrificio umano.

Ovvio che agli occhi dei Cristiani queste feste fossero ritenute festini satanici!!

SIGR BLOT

I Blot dell’equinozio di primavera e di fine aprile  erano invece dedicati a Odino, si beveva per i guerrieri morti in battaglia e per le vittorie conseguite e poi si partiva per le spedizioni (sigrblot significa “sacrificio per la vittoria“).
Tra le feste che si celebravano nel “Norden” (regione scandinava), quella della primavera aveva luogo proprio quando il ghiaccio iniziava a sciogliersi (qualche mese dopo l’equinozio di primavera).
Di certo era una festa del fuoco ed enormi falò venivano accesi sulle alture, si banchettava e ballava e si faceva sesso libero.
La festa è celebrata ancora oggi soprattutto in Svezia con il nome di Notte di Valpurga: pic nic all’aperto, giganteschi falò, musica e canti tradizionali e soprattutto colossali bevute sono quanto resta.

seconda pare: uno iorram vichingo dalle isole Shetland vedi

FONTI
http://helleland.altervista.org/blog/gli-uomini-del-grande-nord/
http://skayler-ulver.blogspot.it/2013/03/ostara-tra-tradizione-nordiche-e.html
http://skayler-ulver.blogspot.it/2016/03/equinozio-di-primavera-sigrblot-summer.html

THE UNST BOAT SONG

Le Shetland ovvero l’altra Scozia, sono un piccolo arcipelago di un centinaio di isolette nell’Oceano Atlantico, l’ultima Thule del mondo antico.

Per i Romani era semplicemente la terra aldilà del mondo conosciuto, “ultima” nel senso di estrema, ma ben presto è diventata un mito nell’epoca classica e ancor più nel Medioevo ha assunto i caratteri di terrae incognitae , isola sacra dei Beati, come l’Avalon dei Bretoni; mano a mano che le scoperte geografiche finivano di riempire i vuoti cartografici il significato di “ultima” si trasforma in altra e durante il Romanticismo Thule diventa la “Terra degli Iperborei” la patria del popolo primigenio nordico che popolò l’Europa; fino al mito moderno di Thule e alla delirante visione del Paradiso Ariano del germanesimo razziale.

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Per ammirare i paesaggi ripresi nella loro selvaggia bellezza
VIDEO Edge of the world 1938 regia di Michael Powell (continua )

Il nome Shetland deriva dalla parola norrena Hjaltland che significa “Terra alta” per via delle coste alte, rocciose e frastagliate che bordano le isole: il clima è freddo anche se gli inverni non sono rigorosi; frequenti tempeste e nebbie, avvolgono l’aria in una bruma e d’estate il sole sembra non tramontare mai!

Se i primitivi insediamenti furono celtici già nell’alto medioevo le isole passarono alla corona norvegese finchè nel 1468 diventarono territorio scozzese in cambio della dote della principessa Margherita di Danimarca futura moglie di Giacomo III Stuart.

Il dialetto delle Shetland è una variante locale dello scozzese con un forte influsso di termini ed espressioni grammaticali norvegesi degli antichi vichinghi che la colonizzarono, ma ancora agli inizi nell’Ottocento si parlava il norn o norreno l’antica lingua germanica dei Norvegesi. «Il Norn di Shetland era ancora una lingua viva a metà del XVIII secolo […] Piuttosto negli ultimi avvenimenti nel XVIII secolo, canzoni e ballate Norn sopravvivevano nella bocca della gente comune. […] In molte parti delle Shetland, Foula e soprattutto le Isole del Nord, l’attuale generazione di anziani ricorda i propri nonni parlare una lingua che difficilmente si riusciva a capire, e che si chiamava Norn o Norse. […]L’ultimo uomo a Unst che si dice che aveva capacità di parlare Norn, [è stato] Walter Sutherland di Skaw, morto intorno al 1850. A Foula, d’altra parte, gli uomini che vivevano molto oltre la metà di questo secolo si dice che sono stati in grado di parlare Norn.» Jakob Jakobsen.

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CANTO  NORRENO

L’unico esempio di un canto in lingua norn sopravvissuto nel patrimonio della musica tradizionale delle isole è “The Unst Boat Song“, il brano è stato collezionato nel 1947 da Patrick Shuldham di Shaw dalla voce di John Stikle (1879-1952) sull’isola di Unst e pubblicato nel Vol II del Shetland Folk Book (1951)

Il brano è solo un piccolo frammento e probabilmente era una canzone equivalente allo “iorram” il canto ai remi che aveva la funzione di dare il ritmo ai vogatori, ma nello stesso tempo era anche un lamento funebre. E’ stato inteso come il lamento delle donne presso il porto che guardano al mare in tempesta in attesa che gli uomini ritornino dalla pesca.

LA MELODIA
ASCOLTA
Tom Anderson (dagli archivi di Tobar an Dualchais)
Un uomo che ha dedicato la sua vita a imparare le melodie della tradizione e a trasmettere la sua passione per il violino alle nuove generazioni. Nel 1945 ha iniziato un’imponente archiviazione della musica tradizionale delle isole Shetland con la raccolta fonografica e le partiture.

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IL CANTO DELLE DONNE

ASCOLTA Village Harmony 2014
ASCOLTA Friðarey in Across the Winter
ASCOLTA Fiona MacKenzie in Arcipelago 2012 (su Myspace e Spotify)

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LO IORRAM

ASCOLTA  Harald&Mari Foss “Boat Song from Unst” (Båtsang fra Unst) uno iorram con l’accompagnamento dell’arpa e del tamburo, ed ecco che si staglia sul mare in burrasca l’immagine di una nave vichinga e il canto diventa una preghiera a Odino, gli uomini ai remi non sono pescatori, ma guerrieri partiti per una spedizione di guerra..

ORIGINALE NORN
I
Starka virna vestilie
Obadeea, obadeea
Starka, virna, vestilie
Obadeea, monye(1)
II
Stala, stoita, stonga raer
O, whit says du(2) da bunshka baer(3)?
O, whit says du da bunshka baer?
Litra mae vee drengie
III
Saina, papa wara(3)
Obadeea, obadeea
Saina, papa wara
Obadeea, monye.

TRADUZIONE INGLESE
I
Strong wind form the West
Curse the weather,
Strong wind from the West
Curses from all us sailors
II
Stow the shrouds, the yards and sails
The dear old ship she’ll ride the gales
The dear old ship she’ll ride the gales
So give her the best you can, boys.
III
Bless us, our Father
Curse the weather,
Bless us, our Father
Curses from all us sailors

TRADUZIONE ITALIANO
I
Un forte vento soffia da Ovest, maledetto tempo
Un forte vento soffia da Ovest,
porterà affanni e danni alla nave
II
Legate bene la sartie e le vele,
credete che la nave ce la possa fare?
Mettetecela tutta, compagni
III
Dio prenditi cura di noi
maledetto tempo
Padre prenditi cura di noi
porterà affanni e danni alla nave

NOTE
1)  trouble, hurt men
in dialetto Shetland
2) O what do you say?
3) that the boat will bear or carry her sail
2) Holy father, take care of us (Dio prenditi cura di noi), ma potrebbe anche essere inteso come Bless our Fathers (supponendo che siano i bambini a cantare la canzone dall’alto della scogliera mentre guardano il mare in tempesta). 

UNA VISITA
ISOLE SHETLAND, L’ALTRA SCOZIA DI ANDREA LESSONA
Un viaggio oltre l’orizzonte della Scozia per scoprire queste terre emerse dai flutti dell’Atlantico. Isole di una bellezza affascinante avvolte dalla simmer dim, la luce crepuscolare del Nord continua

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=1870
http://www.shetland-music.com
http://www.dks-hordaland.no/media/dokument/Unst%20Boat%20Song_20080121143547.pdf
http://www.shetlink.com/forum/viewtopic.php?t=6907
http://www.saxavord.com/shetland-culture.php
http://www.dvdbeaver.com/film/dvdcompare2/edgeoftheworld.htm
http://sensesofcinema.com/2005/cteq/edge_of_the_world/
http://www.shetlandmusic.com/prominent_artists/artists_of_the_past/
dr_tom_anderson_(1910-1991)/

IMMAGINI
http://www.waysideflower.co.uk/blogs/features/9019781-shetland-pattern-gansey-sweaters

BELTANE LOVE CHASE: THE TWO MAGICIANS

63_rackham_siegfried_grimhildeLa Caccia d’Amore è un tema tipico dei canti popolari, secondo modi propri della canzone d’amore cortese o di “genere” ovvero i contrasti tra due innamorati, in questi lui cerca di conquistare e lei respinge o dileggia e spesso il contesto è comico o anche scurrile.
Così la ballata “The Twa Magicians” è una Caccia d’Amore in cui la naturale ritrosia della virginale fanciulla ringalluzzisce l’uomo, perchè il di lei diniego è in realtà un invito alla conquista.

IL FABBRO

L’uomo cacciatore qui è però una figura “soprannaturale”, il fabbro considerato nei tempi antichi una creatura dotata di poteri magici, i primi fabbri furono infatti i nani (gli elfi neri o oscuri) capaci di creare armi e gioielli incantati. L’arte della forgia era una conoscenza antica che si tramandava tra iniziati.
La prima tappa nella lunga storia dell’alchimia risale quindi ai primi tempi dell’età del ferro, nel corso della quale l’uomo riesce ad estrarre, con l’aiuto del fuoco, i metalli dai minerali grazie a metodi di fusione perfettamente padroneggiati. Il minatore prima ed il fabbro poi aiutano in qualche modo la Terra Madre a partorire delle creature metalliche che essa cela nel suo seno. La comunione con il fuoco, l’estrazione dei minerali dalla galleria della miniera, considerata come un utero, hanno creato un universo magico-religioso che ha reso il fabbro, antenato dell’alchimista, il gran sacerdote di una religione arcaica nella quale le forze della natura erano le principali divinità. Alcuni residui di queste convinzioni ancora sopravvivono oggi in certe pratiche sciamaniche. Un parallelo simbolico, inoltre, può essere stabilito tra il fuoco ed il ferro, poiché, se colpito violentemente, questo metallo sprigiona dei fasci di scintille. Mircea Eliade, fra l’altro, fa notare come: “il simbolismo della ‘pietra del fulmine’, che assimilava al fulmine i proiettili, armi da lancio litiche, abbia avuto grande sviluppo nelle mitologie metallurgiche. Le armi che gli dèi fabbri o i fabbri divini forgiano per gli dèi celesti sono il fulmine e la saetta […]. È evidente il rapporto che lega tra loro le immagini: fulmine, ‘pietra di fulmine’ (ricordo mitologico dell’età della pietra), arma magica che colpisce a grande distanza e che, talvolta, ritorna come un boomerang nella mano del suo padrone, come il martello di Thor'”. L’arma, strumento di morte, non fa che accrescere il carattere sacro del metallo, che l’alchimista ritiene dotato di vita propria.  (tratto da “La via dell’alchimia cristiana” qui)
Così nel Medioevo la figura del fabbro assunse delle connotazioni negative basti pensare alle tante “fucine del diavolo” o “del pagano” che davano il nome a località un tempo sede di forgia.

Vulcano, Andrea Mantegna

In forza del suo mestiere il fabbro è uomo possente con muscoli ben sviluppati, eppure proprio a causa della sua conoscenza e del suo potere il fabbro è spesso zoppo o orbo: se comune mortale la sua menomazione è un segno che egli ha visto (si è impadronito) di un qualche segreto divino, ossia ha visto un aspetto nascosto della divinità dal quale viene punito per sempre; è la conoscenza del segreto del fuoco e dei metalli, che si tramutano da solido a liquido e si mescolano in leghe. In molte mitologie sono gli stessi dei ad essere fabbri (Varuna, Odino) sono dei maghi e anche loro hanno pagato un prezzo per la loro magia.
La zoppia inoltre nasconde un’ulteriore metafora: quello della prova che è alla base della ricerca, sia essa una conquista spirituale oppure un’atto risanatore o di vendetta (un tema fondamentale nel ciclo del Graal).

Ma i maghi della ballata sono due dunque anche la fanciulla è una mutaforma o forse una sciamana.

MUTAFORMA

Cerridwen_EmpowermentIl tema della trasformazione è l’ispirazione delle Metamorfosi di Ovidio: un susseguirsi di divinità dell’Olimpo che per la propria lussuria si trasformano in animali (ma anche in pioggia dorata) e seducono belle mortali o ninfe dei boschi (le quali a loro volta si trasformano nel loro antagonista).
Del resto l’inseguimento attraverso la mutazione delle forme ricorda quello tra Cerridwen e il suo apprendista nella storia gallese della nascita del bardo Taliesin. A fuggire è qui un ragazzo, avendo bevuto la pozione magica dell’Ispirazione dal calderone che stava sorvegliando, si sottrae all’ira della dea trasformandosi in vari animali (lepre, pesce, uccello). Alla fine diventa chicco di grano per nascondersi come il classico ago nel pagliaio, ma la dea mutata in gallina se lo mangia. Da questo insolito accoppiamento nasce   Taliesin (534-599) alias Merlino..

Sono stato una goccia di pioggia nei cieli,
sono stato la più lontana delle stelle.
Sono stato cibo al festino,
sono stato corda di un’arpa.
Sono stato una lancia aguzza
scudo nella battaglia
spada nella stretta delle mani.
Nell’acqua e nella schiuma
Sono stato temprato nel fuoco.


Ovvero, per divenire Saggezza, per Comprendere, si devono sperimentare gli elementi…

Questo poema di Taliesin potrebbe condensare il mistero del viaggio iniziatico, in cui la Saggezza viene conquistata con la conoscenza degli elementi, che è esperienza profonda, immedesimazione, attraverso la penetrazione della loro propria essenza, divenendo il viandante stesso essenza degli elementi.
Se rapportiamo tutto questo al ciclo di guarigione di Avalon, il senso delle trasformazioni potrebbe risiedere nel fatto che Gwion arriva, mutando se stesso, a comprendere – nel senso mentale di capire, ma anche nel senso più fisico dell’avere dentro di sé – il Tutto: l’intero ciclo, l’intera ruota, Ceridwen, Blodeuwedd e Rhiannon, racchiudendo dentro di sé anche la circonferenza, Arianrhod, e giungendo contemporaneamente al Centro, Branwen.
Cambiare forma significa sperimentare tutto, sperimentare se stessi in ogni cosa in continuo cambiamento e sperimentare l’incontro tra il sé e l’altro, preda e predatore, non separati ma inscindibilmente legati, come in una danza. (tratto da qui)

VOLO SCIAMANICO

La caratteristica principale dello sciamano è quella di “viaggiare” in condizioni di estasi nel mondo degli spiriti e di utilizzarne i poteri per il singolo o per l’intera comunità. Le tecniche per far questo sono essenzialmente il sonno estatico (trance mistica) e la trasformazione del proprio spirito in animale. Mutare forma come pratica magica comporta una trasformazione di una parte dell’anima nello spirito di un animale per lasciare il corpo e viaggiare sia nel mondo sensibile che in quello sovrasensibile. Un’altra tecnica consiste nel lasciare il proprio corpo e prendere possesso del corpo di un animale vivente (o per viaggiare nell’oltretomba prendendo possesso dello spirito di un animale).

In questo modo lo sciamano “cavalca”, cioè prende come mezzo per spostarsi, i corpi degli animali che sono anche suoi spiriti-guida. In alcuni rituali si utilizzano piante psicoattive oppure il   battito del tamburo, oppure si indossano le pelli o la maschera dell’animale che si desidera “cavalcare”. Tale pratica non è indenne da rischi: può accadere che lo sciamano non possa più ritornare al suo corpo perché si dimentica di sé, del suo essere umano, oppure viaggia troppo lontano dal corpo e cade in coma o il corpo fisico muore perché troppo debilitato dalla separazione.
Lo spirito può essere catturato nell’aldilà o l’animale   può essere ferito o ucciso sul piano terreno e quindi, come l’anima dello sciamano è catturata o ferita o uccisa, così il suo corpo ne riporta le conseguenze.

THE TWA MAGICIANS

La ballata è originaria del Nord della Scozia e la prima fonte scritta si trova in “Ancient Ballads and Song of the North of Scotland” di Peter Buchan – 1828, successivamente anche in Child #44 (The English and Scottish Popular Ballads di Francis James Child). Si ritiene che provenga dalla tradizione norrena. Le versioni giunte fino a noi sono numerose, come accade in genere per le ballate popolari diffuse nella tradizione orale, e anche con finali diversi tra loro. Nella sua forma “base” si tratta della storia di un fabbro che intende conquistare una vergine; la fanciulla però fugge, trasformandosi in vari animali ed anche oggetti o elementi della Natura; l’uomo la insegue mutando forma egli stesso.
Si trova traccia scritta del tema già nel 1630 in una ballata dal titolo  The two kinde Lovers (The Maydens resolution and will, To be like her true Lover still) – vedi testo in cui però è la donna a inseguire l’uomo.
La ballata inizia con la donna che dice


if thou wilt goe, Love,
let me goe with thee
Because I cannot live,
without thy company

Se tu andrai, Amore
lasciami venite con te
perché non posso vivere
senza la tua compagnia

e prosegue dicendo:
se tu sei il sole io sarò la luna,
se tu sarai l’aurora io sarò la rugiada,
se tu sarai la rosa io sarò il profumo  
..

si tratta quindi di coppie complementari e non opposte, una sorta di resa totale all’amore da parte della donna che dichiara la sua fedeltà all’uomo. Non dimentichiamoci che le antiche ballate erano anche una forma d’insegnamento o se si vuole di educazione dei giovani.
E tuttavia troviamo sepolte nel testo tracce di rituali d’iniziazione, perle di saggezza o insegnamenti druidici, così i due maghi si trasformano in animali associati ai tre regni, Nem (cielo), Talam (Terra) Muir (mare) o se vogliamo mondo di sopra, di mezzo e di sotto e il mistero è quello della rinascita spirituale.
Altre analogie si riscontrano con la ballata “Hares on the Mountain” (vedi)

VERSIONE BUCHAN

In genere la Caccia d’Amore si conclude con l’accoppiamento consensuale.
La versione diffusa oggi di “The two magicians” è basata sulla riscrittura del testo e l’arrangiamento musicale di Albert Lancaster Lloyd   (1908-1982) per l’album “The Bird in the   Bush” (1966 );

ASCOLTA (tutte le strofe tranne XV e XVI)

ASCOLTA  Celtic stone in Celtic Stone, 1983: (gruppo americano folk-rock attivo negli   anni 80 e 90), un’ironica interpretazione vocale da consumati menestrelli, un brioso arrangiamento musicale che accosta felicemente chitarra acustica con l’hammer dulcimer
l’ordine delle strofe è alterato rispetto alla versione”standard” e si inseriscono due strofe aggiuntive (strofe da I a VII, XI, IX, XIV, X, XV, XVI, XVII)

ASCOLTA Damh the Bard in Tales from the Crow Man, 2009. Altro menestrello del mondo magico in una versione più rock (strofe da I a VII, XI, IX, XII, X, XIV, XV, XVI,XVII, XVIII)

ASCOLTA Jean-Luc Lenoir in “Old Celtic & Nordica Ballads” 2013 (voce Joanne McIver) con un arrangiamento brioso e accattivante tratto da un traditional (è un mixer tra le due melodie)

VERSIONE A.L. Lloyd
I
The lady stood at her own front door
As straight as a willow wand
And along come a lusty smith
With his hammer in his hand
CHORUS
Saying “bide lady bide
there’s a nowhere you can hide
the lusty smith will be your love
And he will lay your pride”.
II
“Well may you dress, you lady fair,
All in your robes of red
Before tomorrow at this same time
I’ll have your maidenhead.”
III
“Away away you coal blacksmith
Would you do me this wrong?
To have me maidenhead
That I have kept so long”
IV
I’d rather I was dead and cold
And me body in the grave
Than a lusty, dusty, coal black smith
Me maide head should have”
V
Then the lady she held up her hand
And swore upon the spul
She never would be the blacksmith’s love
For all of a box of gold
VI
And the blacksmith he held up his hand/And he swore upon the mass,
“I’ll have you for my love, my girl,
For the half of that or less.”
VII
Then she became a turtle dove
And flew up in the air
But he became an old cock pigeon
And they flew pair and pair
VIII
And she became a little duck,
A-floating in the pond,
And he became a pink-necked drake
And chased her round and round.
IX
She turned herself into a hare
And ran all upon the plain
But he became a greyhound dog
And fetched her back again
X
And she became a little ewe sheep
and lay upon the common
But he became a shaggy old ram
And swiftly fell upon her.
XI
She changed herself to a swift young mare, As dark as the night was black,
And he became a golden saddle
And clung unto her back.
XII
And she became a little green fly,
A-flew up in the air,
And he became a hairy spider
And fetched her in his lair.
XIII
Then she became a hot griddle
And he became a cake,
And every change that poor girl made
The blacksmith was her mate.
XIV
So she turned into a full-dressed ship
A-sailing on the sea
But he became a captain bold
And aboard of her went he
XV 
So the lady she turned into a cloud
Floating in the air
But he became a lightning flash
And zipped right into her
XVI
So she turned into a mulberry tree
A mulberry tree in the wood
But he came forth as the morning dew
And sprinkled her where she stood.
XVII
So the lady ran in her own bedroom
And changed into a bed,
But he became a green coverlet
And he gained her maidenhead
XVIII
And was she woke, he held her so,
And still he bad her bide,
And the husky smith became her love
And that pulled down her pride.
tradotto da Cattia Salto
I
La dama si sedette alla porta di casa, dritta come una bacchetta di salice
e un gagliardo fabbro (1) viene
con il martello in mano
CORO:
Dicendo “Aspetta, fanciulla, aspetta, perché non c’è posto dove tu possa nasconderti, il fabbro gagliardo sarà il tuo amante, e vincerà il tuo orgoglio!
II
Ti credi al sicuro, bella dama,
con tutti i tuoi abiti in rosso (2)
ma prima che venga domani a questa stessa ora avrò la tua verginità“.
III
Via, via fabbro nero carbone,
perchè mi farai questo torto?
Prendere la verginità
che ho serbato così a lungo!
IV
Preferirei essere morta stecchita
seppellita nella tomba

piuttosto che un fabbro così nero-carbone e grosso, abbia la mia verginità.”
IV
Così la dama alzò la mano
e giurò sulla terra
che non sarebbe mai stata l’amante del fabbro
nemmeno per un sacco d’oro (3).
VI
Ma il fabbro alzò la mano
e giurò sulla lancia
Ti avrò come amante, ragazza mia
per la metà o molto meno“.
VII
Così lei si trasformò in colomba
e volò alto in cielo,
ma lui divenne un vecchio piccione e volavano appaiati,
VIII
Così lei si trasformò in una paperella
che nuotava nello stagno
ma lui divenne un papero dal collo rosa
che le girava in tondo
IX
Così lei si trasformò in lepre (4)
e corse per tutta la piana
e lui si trasformò in un levriero
e la raggiunse di nuovo
X
Così lei si trasformò in pecorella che pascolava per la brughiera,
ma lui divenne un vecchio montone
e presto fu su di lei.
XI
Così lei si trasformò in un’agile cavalla nera come la notte,
ma lui divenne sella dorata
e le montò sulla schiena.
XII
Così lei divenne una piccola verde mosca per svolazzare nell’aria,
ma lui divenne un ragno peloso
e la trascinò nella sua tana.
XIII
Allora lei divenne un testo rovente
e lui una torta
e a ogni giro (5) che la ragazza faceva,
il fabbro le stava attaccato
XIV
Così lei si trasformò in una nave tutta impavesata e salpò per il mare,
ma lui divenne un intrepido capitano e salì a bordo.
XV
Così la dama si trasformò in nuvola che fluttuava nell’aria,
ma lui divenne un fulmine luminoso e zigzagò verso di lei.
XVI
Così lei si trasformò in un albero di gelso, un gelso nella foresta,
ma lui divenne rugiada di mattino
e si sparpagliò su di lei.
XVII
Così lei corse nella propria stanza
e si trasformò nel letto,
ma lui diventò una coperta verde e  prese la sua verginità
XVIII
e quando lei si svegliò la prese ancora, finchè lei capitolò,
così il fabbro divenne il suo amante, e ciò fece capitolare l’orgoglio di lei.
NOTE

1) da sempre nelle canzoni popolari il maniscalco è considerato sinonimo di virilità, amante molto dotato e dalla forza portentosa. Qui egli è anche mago armato di martello mentre la fanciulla sua antagonista (o complementare) impugna una bacchetta di salice.
Viene da pensare a una sorta di duello o sfida tra due praticanti maghi
2) come sempre nelle antiche ballate alcune parole sono dei codici che fanno risuonare dei campanelli d’allarme in chi ascolta: il rosso è il colore delle fate ossia delle creature dotate di poteri magici. Rosso era anche il colore della sposa nell’antichità ed è un colore propizio per la fertilità
3) anche scritto come “pot of gold” e subito vengono in mente le pentole piene d’oro del leprecauno
4) la coppia lepre-segugio è la prima delle trasformazioni nel mito gallese della nascita di Taliesin. Gwion è l’inseguito che si muta in un animale lunare, prende in sè il principio femminile simbolo di abbondanza-fertilità, ma anche creatività-intuizione, diventa puro istinto, frenesia.
E’ il cane non solo predatore, ma anche guardiano e psicopompo  ‘Il cane riveste presso moltissime popolazioni la funzione di guardiano dei luoghi sacri, guida dell’uomo nella notte della morte, difensore del regno dei morti, sorvegliante in tutti i casi del regno spirituale.
In particolare presso i Celti era associato al mondo dei Guerrieri. Il cane, infatti, era presente nelle iniziazioni dei Guerrieri. La caccia, come la guerra, era un atto sacro che si poteva compiere solo dopo un’iniziazione e una preparazione rituale di protezione divina’.
(Riccardo Taraglio in  Il Vischio e la Quercia) continua
5) ferri da cialda: il testo è un speciale attrezzo per cucinare il pane o le cialde di Beltane detto anche ferro o meglio al plurale ferri con cui venivano schiacciati e cotti dei piccoli pezzi di pasta all’interno di piatti metallici arroventati sul fuoco. Le due piastre che potevano essere lisce o variamente decorate a nido d’ape o a intagli floreali, scritte o disegni geometrici, erano incernierate da una parte e dotate li un lungo manico: poste sul fuoco man mano che si arroventavano da un lato venivano rigirate per la cottura dall’altro lato. Nel Medioevo erano diventati dei capolavori di forgiatura realizzati da mastri ferrai o raffinati argentieri, ed erano un tradizionale dono di fidanzamento.

Ferro da cialde, Umbria, sec. XVI

VERSIONE SHARP

Il brano è riportato da Cecil Sharp in One Hundred English Folksongs  (1916) nelle note dice di averlo ascoltato  dal signor Sparks (di mestiere fabbro), Minehead, Somerset, nel 1904.

ASCOLTA Steeleye Span nell’album “Now we are six”, 1974

VERSIONE STEELEYE SPAN
I
She looked out of the window
as white as any milk
And he looked in at  the window
as black as any silk
CHORUS
Hello, hello, hello, hello,
you coal blacksmith

You have done me no harm
You never shall  have my maidenhead
That I have kept so long
I’d rather die a maid
Ah, but then she said
and be buried all in my grave

Than to have such a nasty,
husky, dusky, fusky, musky

Coal blacksmith,
a maiden, I will die

II
She became a duck,
a duck all on the stream
And he became a water dog
and fetched her back again.
She became a star,
a star all in the night
And he became a thundercloud
And muffled her out of sight.
III
She became a rose,
a rose all in the wood
And he became a bumble bee
And kissed her where she stood.
She became a nun,
a nun all dressed in white
And he became a canting priest
And prayed for her by night.
IV
She became a trout,
a trout all in the brook
And he became a feathered fly
And caught her with his hook.
She became a corpse,
a corpse all in the ground
And he became the cold clay
and smothered her all around
tradotto da Cattia Salto
I
Dalla finestra lei guardava fuori ,
pallida come latte
Dalla finestra lui guardava dentro,
scuro come una calza di seta
Coro
Ciao, ciao, ciao
nero fabbro ferraio 

sei innocuo,
e mai avrai la mia verginità
che ho custodito così a lungo,
preferisco  morire da fanciulla
allora lei disse
e essere sepolta nella mia tomba,
piuttosto che avere un fabbro ferraio così brutto, grosso, scuro e puzzolente,
nero come carbone.
Morirò vergine”

II
Lei diventò un anatra,
un anatra nel fiume
e lui si trasformò in un cane (1)
per darle la caccia.
Lei diventò una stella,
una stella nella notte
e lui diventò una nuvola di temporale e la nascose alla vista.
III
Lei  diventò una rosa,
una rosa del bosco
e lui in un bombo (2)
e la baciò sul posto.
Lei diventò una monaca,
una monaca vestita di bianco
e lui diventò un prete  ipocrita, per pregare con lei tutta la notte.
IV
Lei diventò una trota,
una trota nel ruscello
e lui diventò un amo con l’esca
e la prese con il suo uncino.
Lei diventò un cadavere,
steso sul terreno
e lui diventò fredda terra
e l’avvolse tutta (3)

NOTE
1) water dog è una cane di riporto grande nuotatore ossia un cane addestrato per la caccia di palude, insomma una parola troppo lunga da utilizzare per la traduzione in italiano
2) il bombo è imparentato con le api, ma non produce il miele ed è molto più grosso e tozzo dell’ape
3) Qui la storia si potrebbe tradurre come “Quale parte della parola NO non capisci?” ossia il categorico e virginale rifiuto della donna all’atto sessuale ripetutamente tentato da un fabbro brutto, scuro e anche un po’ puteolente   (oggi si direbbe puzzone). Per sfuggire alla bramosia dell’uomo lei si trasforma in anatra, stella, rosa, monaca e trota (e lui nei suoi persecutori, ossia cane da palude, nuvola, bombo, prete, amo da pesca); apparentemente la fanciulla preferisce la morte piuttosto che subire uno stupro: questo è un modo distorto d’interpretare la storia, è la mentalità “maschilista” convinta che la donna sia sempre complice della violenza e quindi da condannare, non una vittima.
A mio avviso invece è  il ritorno alla terra nella fusione del principio femminile con quello maschile; i due, ormai persi nel vortice delle trasformazioni, si fondono in un unico abbraccio di polvere e la loro morte è una morte-rinascita .

continua seconda parte 

(Cattia Salto revisionato aprile 2016)

FONTI
http://web.tiscali.it/artigianidaltritempi/fabbro.htm
http://www.ynis-afallach-tuath.com/public/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=252
https://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/thetwomagicians.html
http://ontanomagico.altervista.org/sciamani.html
http://www.sacred-texts.com/neu/eng/child/ch044.htm
http://www.contemplator.com/child/2magics.html
http://www.ynis-afallach-tuath.com/public/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=247
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=40723
http://www.yourultimateresource.com/the-two-magicians/