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THE CARNAL AND THE CRANE seconda parte

“The Carnal and the Crane” è un canto natalizio inglese e anche Child ballad (#55) risalente al 1700: una leggendaria conversazione tra una gru e il corvo in merito agli eventi relativi alla Nascita di Gesù, la ballata contiene una trentina di versi e si è frammentata in sotto argomenti di 4-5 strofe di narrazione più circoscritta su Erode e la fuga della Sacra Famiglia in Egitto.

E’ stato prospettato da più storici che la nascita di Gesù a Betlemme fino alla fuga in Egitto siano eventi palesemente inventati, inseriti dagli Evangelisti per mostrare che Gesù era il Messia delle Profezie: così sebbene fosse noto a tutti gli ebrei del suo tempo come Gesù di Nazaret, si mandano i suoi genitori fino a Betlemme (la città del Re Davide) per il censimento (con buona probabilità quello di Quirino); si aggiunge per buona misura la fuga in Egitto (con il corollario della strage degli Innocenti) perchè Gesù potesse rientrare in Palestina quale novello Mosè con una nuova legge divina (dal Libro del profeta Osea). (prima parte continua)

erode-profezie
gli studiosi mostrano a re Erode le profezie sulla venuta del Messia

VERSIONE HEREFORDSHIRE: The Miraculous Harvest


Derek Welton & Iain Burnside titolo The Miraculous Harvest in “On Christmas Day” 2011

Si stralcia dal sito The Ralph Vaughan Williams Society (qui):
In the autumn of 1908, Vaughan Williams was at the Three Choirs Festival in Hereford and took the opportunity to visit Mrs Ella Mary Leather in Weobley. She had requested the meeting, noting Vaughan Williams involvement in the Folk Song Society. Ella Mary Leather had befriended some local gypsies and needed a trained musician to help her note down the tunes to the many songs the gypsies were offering to sing to her. Clearly a woman of considerable charm and tenacity, she was working on a book The Folklore of Herefordshire (published in 1912) and had the foresight to recognise that many of these traditional songs would disappear for ever unless she captured them. Vaughan Williams was joined on this early visit to Weobley by his first wife, Adeline. The three of them would sit on upturned buckets in the gypsy encampments in places like Sutton St Nicholas, with Vaughan Williams noting the tunes and Ella Mary Leather and then Adeline taking it in turn to write down the words, line by line. Many other villages in Herefordshire were visited again, particularly in 1912 and 1913. Through this lengthy process, many settings of lovely folk-songs and carols were saved from oblivion, including variants of The truth from above and the New Year’s Carol.
Sadly, Mrs Leather was to die in 1928, at the age of just 54, having lost her eldest son in the Great War. Vaughan Williams revisited Weobley and the sites of his folk-song collecting, with his second wife, Ursula, and with Gerald and Joy Finzi, in 1956. They paid tribute to the work of the indefatigable Ella Mary Leather and, as he put it, to her power to discover lovely melody in unpromising circumstances. The Twelve Traditional Carols from Herefordshire were arranged for voice and piano and published in 1920

The Miraculous Harvest è al numero 24 e così è riportato nelle note “Also known as The Carnal and the Crane, this ballad-carol deals with three subjects: first a conversation between a carnal (or crow) and a crane; secondly the legend of Herod and thirdly the legend of the miraculous harvest. Vaughan Williams and Ella Mary Leather decided to deal mainly with the third subject, taking a few verses from Sandys’ collection. The carol has a gentle, uplifting quality to an andante moderato melody.” (spartito qui)
La versione originale è di 12 strofe


I
There was a star all in the East,
which she’d a cheerful ray;
into King Herod’s chamber,
and where King Herod lay.
II
The Wise Men soon aspied it,
and told the King on high
a Princely Babe was born that night,
no King could ever destroy.
III
King Herod sent to his armed men
and ready then they be;
all children under two years old
shall be slain they shall be.(1)
IV
Then Jesus, aye and Joseph,
And Mary, that was so pure,
They travelled into Egypt
as you shall find most sure
V
They travelled further and further,
The weather being so warm,
till they came unto a husbandman
A-sowing of his corn.
VI
“Go speed thy work(2)!,” said Jesus,
“Go fetch thy ox and wain
And carry home thy corn again,
which thou this day hast sown”.
VII
After that there came King Herod,
With his train so furiously,
Enquiring of the husbandman
Whether Jesus has passed by.
VIII
“Oh the truth it must be spoken,
the truth it must be told;
for I saw Jesus passing by
just as my seeds were sown.
IX
King Herod said to his armed men
‘Your labor and mine’s in vain;
It’s full three quarters of a year(3)
since he his seed has sown.’
X
So Herod was deceived,
By the work of God’s own hand,
no further he proceeded
Into the Holy Land.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
C’era una stella ad Oriente
che aveva dei raggi brillanti
nella camera del re Erode
dove stava re Erode
II
Gli uomini saggi la seguirono subito
e dissero al re supremo che un Principe Bambino era nato quella notte e nessun re lo potrà mai distruggere.
III
Re Erode mandò i suoi soldati
a stare pronti
che tutti i bambini sotto i due anni
dovranno essere uccisi (1)
IV
Allora Gesù e Giuseppe
e Maria che era così immacolata
viaggiarono verso l’Egitto
per stare al sicuro
V
Viaggiarono avanti a avanti
e il clima era così afoso, finchè passarono accanto a un contadino
che seminava il grano
VI
“Che Dio ti assista (2) – disse Gesù
vai a prendere bue e carro
per riportare a casa il grano
che hai seminato questo giorno”
VII
Allora venne re Erode
con grande furia
domandando al contadino
quando è passato Gesù
VIII
“Poiché la verità deve essere detta
e che la verità debba essere resa nota
che vidi Gesù passare
proprio quando stavo seminando”
IX
Re Erode disse ai suoi soldati:
“Il vostro e il mio lavoro è inutile
sono passati i tre quarti di un anno (3)
da quando ha seminato”
X
Così Erode fu ingannato
per la mano propria di Dio
e non oltre egli procedette
nella Terra Santa

NOTE
1) La strage degli innocenti di cui non si hanno riscontri storici si potrebbe trattare più di un parallelismo biblico con la strage dei fanciulli primogeniti ordinata dal Faraone al tempo della schiavitù degli Ebrei in Egitto (esodo ebrei alla guida di Mosè)
2) letteralmente “che il tuo lavoro vada accelerato!”
3) nove mesi

La semina Miracolosa
La semina Miracolosa

ASCOLTA Artisan, intitolato “Herod and the Cockerel” il canto è in realtà la parte centrale e finale della ballata “The Carnal and the Crane”


I
There was a star in David’s land,
so bright it did appear;
into King Herod’s chamber,
and brightly he shines there.
II
The Wise Men soon as spied it,
and told the King on high
that a Princely Babe was born that night,
no King could ever destroy.
III
“If this be the truth, -King Herod said,-
as thou hast told to me,
this roasted cock that lies in the dish
shall crow full fences three.”
IV
O the cock soon thrusted and feathered well, by the work of God’s own hand,
and he did crow full fences three
in the disk where he did stand.
V
“Rise up, rise up, you merry men(4) all,
see that you ready be;
all children under two years old
now slain they all shall be.”
VI
Then Jesus, ah! and Joseph,
And Mary, that was unknown,
They travelled by a husbandman,
Just while his seed was sown
VII
“God speed your work -said Jesus-,
throw all your seeds away,
And carry home as ripened corn
That you’ve been sowing this day.
VIII
For to keep your wife and family
From sorrow, grief and pain,
And keep Christ in remembrance
Till seed-time comes again”
IX
After that there came King Herod,
With his train so furiously,
Enquiring of the husbandman
Whether Jesus passed by.
X
“Why, the truth it must be spoke,
and the truth it must be known;
for Jesus passed by this way
just passed my seed was sown.
XI
But now I have it reapned,
And some laid on my wain,
Ready to fetch and carry
Into my barn again.”
XII
‘Turn back,’ says the captain,
‘Your labor and mine’s in vain;
It’s full three quarters of a year
till he his seed has sown.’
XIII
So Herod was deceived,
By the work of God’s own hand,
And further he proceeded
Into the Holy Land.

TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
C’era una stella nella terra di David
così luminosa appariva
e nella camera del re Erode
così brillante che la illuminò
II
Gli uomini saggi la seguirono subito
e dissero al re supremo, che un Principe Bambino era nato quella notte e nessun re lo potrà mai distruggere.
III
“Se questa è la verità -disse Re Erode-,
quella che mi avete detto
il gallo arrosto che si trova nel piatto
che canti tre volte”
IV
E il gallo arrostito e rivestito di penne
per il lavoro delle mani di Dio
cantò per tre volte
nel piatto in cui era
V
“Alzatevi voi soldataglia (4)
vedete di stare pronti;
tutti i bambini sotto i due anni
devono tutti essere uccisi”
VI
Allora Gesù e Giuseppe
e Maria in incognito
si misero in viaggio fino ad un contadino
proprio mentre stava seminando
VII
“Che Dio ti assista – disse Gesù
mentre spargi i tuoi semi
che riporti a casa come grano maturo
quello che hai seminato questo giorno
VIII
Proteggi tua moglie e la tua famiglia
dal dolore, dalle pene e i rimpianti
e tieni Cristo in mente
finchè il tempo della semina verrà”
IX
Allora venne Erode
con grande furia
domandando al contadino
quando è passato Gesù
X
“Poiché la verità deve essere detta
e che la verità debba essere resa nota
che Gesù è passato per questa strada
proprio quando stavo seminando
XI
Ma adesso che l’ho falciato
ho caricato le mie messi sul carro
pronte per essere portate
di nuovo nel mio granaio”
XII
“Torniamo indietro – dice il capitano-
il vostro e il mio lavoro è inutile
sono passati i tre quarti di un anno
da quando ha seminato”
XIII
Così Erode fu ingannato
per la mano propria di Dio
e non oltre egli procedette
nella Terra Santa

NOTE
4) nelle ballate con il termine “merry men” si indica convenzionalmente una brigata di sodali, ad esempio dei marinai o dei soldati; spesso il senso è dispregiativo come ciurma o soldataglia

continua terza parte

FONTI
http://www.officinadellambiente.com/it/articolo.php?idl1=2&idl2=3&id=2855 http://mainlynorfolk.info/peter.bellamy/songs/thecarnalandthecrane.html http://www.ramshornstudio.com/carnal_and_crane.htm
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_55 http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/carnal_and_the_crane.htm http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/carnal_and_the_crane_herefordshire.htm http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/king_pharaoh.htm http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/miraculous_harvest.htm http://www.rvwsociety.com/albionrecords/on_christmas_day_notes.html http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_55 http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/carnal_and_the_crane.htm http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/carnal_and_the_crane_herefordshire.htm http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/king_pharaoh.htm http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/miraculous_harvest.htm http://www.emscuola.org/labdocstoria/ Pubblicazioni/uBarodrom/capD031f.htm http://www.gfbv.it/3dossier/sinti-rom/it/rom-it.html http://mainlynorfolk.info/watersons/songs/kingpharim.html http://www.ramshornstudio.com/carnal_and_crane.htm

ILLUSTRAZIONI dal Libro delle Ore XIV secolo (tratto da qui)

SAINT STEPHEN WAS A CLERK

stefan_jpgLa figura di Santo Stefano è particolarmente venerata nella Chiesa ortodossa: si suppone che Stefano prevenisse dall’Anatolia ellenica, uno degli ebrei della diaspora benestanti e letterati, di lingua greca, stanziati in città cosmopolite e certamente più colti rispetto ai primi seguaci di Gesù (per lo più i contadini e i diseredati della Galilea). Gli ellenisti furono coloro che trasformarono la setta ebraica dei seguaci di Gesù in qualcosa di nuovo rispetto al giudaismo e iniziarono a chiamarsi cristiani.

Della vita di Santo Stefano si conosce molto poco, lo troviamo a Gerusalemme come seguace di Cristo e grande predicatore, lapidato nel 36 d.C. per la sua testimonianza di fede, il primo martire della storia cristiana. Ma nel canto natalizio medievale dal titolo “Saint Stephen was a clerk” è descritto come un giovane servitore alla tavola di Erode: nella notte in cui Gesù nasce Stefano vede la stella (che tradizionalmente guida i Magi verso Betlemme) e vuole lasciare la corte di Erode per seguire il Messia. Il canto è stato collezionato dal professor Child al numero 22 ma oggi è quasi scomparso dalla tradizione popolare anglosassone mentre è ancora vivo nei paesi scandinavi; una variante della ballata si trova in “The Carnal and the Crane” ovvero nella più circoscritta “King Herod and the cock” in cui al posto di Santo Stefano troviamo i “Saggi” venuti dall’Oriente.

“St Stephen and King Herod” (=St. Stefano e Erode) è un canto natalizio tradizionale trovato per la prima volta in un manoscritto risalente all’epoca di Enrico VI. Si tratta di una favoletta in cui anacronisticamente Santo Stefano è servitore alla corte di re Erode (il grande).

In questa favoletta Santo Stefano è lapidato proprio il giorno dopo il giorno di Natale per aver preferito la corte di Gesù a quella di Erode. Nella storia è incastonato anche il miracolo del gallo arrosto servito al banchetto e che ritorna in vita per dare testimonianza della nascita di Cristo. (per il simbolismo del gallo vedi). L’atmosfera della ballata è squisitamente medievale, l’accostamento tra le regalità di Erode e la regalità di Gesù è palesemente un modo per sottolineare come il regno di Gesù sia migliore di quello del potere regio.

Purtroppo non ci sono molte registrazioni in rete e l’unica che ho trovato è questa versione rock progressive
ASCOLTA Alvek (strofe da I a VIII e XI)


I
Saint Stephen was a clerk (1)
In King Herod’s hall
And served him of bread and cloth
As ever king befall.
II
Stephen out of the kitchen came
With boar’s head in hand(2);
He saw a star was fair and bright
Over Bethlehem stand
III
He cast down the boar’s head
And went into the hall;
‘I forsake thee, King Herod,
And thy works all;
IV
‘I forsake thee King Herod,
And thy works all:
There is a Child in Bethlehem born
Is better than we all.’
V
‘What aileth thee, Stephen,
What is thee befall(3)?
Lacketh(4) thee either meat or drink
In King Herod’s hall?’
VI
‘What aileth thee, Stephen,
Art thou wode(5), or thou ginnest to breide(6)?
Lacketh thee either gold or fee
Or any rich weed(7)?’
VII
‘Lacketh me neither meat nor drink
In King Herod’s hall:
There is a Child in Bethlehem born
Is better than we all.’
VIII
‘Lacketh me neither gold nor fee,
Nor none rich weed:
There is a Child in Bethlehem born
Shall helpen us at our need.’
IX
‘That is also sooth(8), Stephen,
Also sooth, iwis(9),
As this capon(10) crowe shall cock
That lieth(11) in my dish.’
X
That word was not so sooner said,
That word in that hall,
The capon crew ‘Christus natus est’
Among the lords all.
XI
‘Rise up, my tormenters,
By two and all by one,
And lead Stephen out of this town
And stone him with stone.’
XII
Took they Stephen
And stoned him in the way;
And therefore is his even
On Christ’s own day.
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
Santo Stefano era un cortigiano (1)
alla corte di Erode
e gli porgeva cibo e vestiti
come capitava ai Re
II
Stefano uscì dalla cucina
con la testa di cinghiale (2) tra le mani
e vide una stella che era bella e luminosa e stava su Betlemme.
III
Egli posò la testa di cinghiale
e andò nella sala (del banchetto)
“Ti lascio re Erode
e lascio tutta la tua corte”
IV
“Ti lascio re Erode,
e lascio tutta la tua corte:
c’è un bambino nato a Betlemme
che è migliore di tutti noi”
V
“Cos’hai, Stefano
che cosa ti succede (3)?
Ti mancano (4) forse cibo o bevande
alla corte di re Erode?
VI
Cos’hai, Stefano
sei pazzo (5) e stai delirando (6)?
Ti mancano forse ricchezze o prebende
o degli abiti lussuosi (7)?
VII
“Non mi mancano cibo o bevande
alla corte di Re Erode:
c’è un bambino nato a Betlemme
che è migliore di tutti noi”
VIII
“Non mi mancano ricchezze o prebende
o degli abiti lussuosi:
c’è un bambino nato a Betlemme
che ci aiuterà per ogni necessità”
IX
“Se questa fosse la verità Stefano
la verità di certo
questo cappone (10) che si trova nel piatto canterebbe!”
X
Aveva appena pronunciato quelle parole
quelle parole nel salone
che il cappone gridò “Cristo è nato”
tra i signori tutti
XI
“Alzatevi, miei aguzzini,
ad uno a d uno
e portate Stefano fuori dalla città
e lapidatelo”
XII
Presero Stefano
e lo lapidarono per la strada
e perciò è anche suo
il giorno proprio di Cristo

NOTE
1) i servitori del re si distinguevano dalla servitù in quanto erano per lo più dei nobili
2) la testa di cinghiare arrostita viene ancora servita a Oxford per la cena di Natale (vedi)
3) what has happened
4) lakketh= lack
5) wode” (mad)
6) ginst to brede” (given to rave).
7) ryche weed = fine clothing
8) also sooth= this is just as true
9) y-wis= indeed
10) il cappone è un gallo castrato per rendere più morbida la carne ed è un piatto caratteristico in Italia nel periodo natalizio
11) lyth= lies

STEFANO IN SCANDINAVIA

stefan2_jpgNella tradizione scandinava la canzone su Santo Stefano è tipica dei canti per Santa Lucia (vedi), e rispecchia maggiormente la tradizione pre-cristiana dei festeggiamenti di Yule (Vedi). Un tempo era una canzone di questua di fattoria in fattoria cantata dai ragazzi nei giorni prima di Natale per raccogliere dei piccoli doni.

Le versioni sono innumerevoli tra Svezia, Norvegia e Danimarca e Stefano a volte è uno stalliere, a volte un servitore alla mensa di Erode, altre volte un cacciatore.

ASCOLTA

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ASCOLTA Folk & Rackare

VERSIONE SVEDESE: Staffan Stalledräng (SMB 39)


Staffan var en stalledräng Stalledräng, stalledräng
Han vattnar sina fålar fem
Allt för den ljusa stjärnan –
Ingen dager synes än,
synes än Men
stjärnorna på himmelen de blänka
Hastigt lägges sadeln på
Innan solen månd’ uppgå, månd’uppgå
Bästa fålen apelgrå
Den rider Staffan själv uppå, själv uppå –
Ingen dagen synes än, synes än Men
stjärnorna på himmelen de blänka
TRADUZIONE ITALIANO (da qui)
Stefano era un garzone di stalla
Uno stalliere, stalliere
Dà da bere ai cinque suoi puledri
Tutto per la stella lucente –
Non si vede ancora l’alba,
non si vede ancora
Ma le stelle nel cielo brillano
In fretta si mette in sella
Prima che il sole sorga,
il sole sorga
Il miglior puledro pezzato
Lo cavalca Stefano, lo cavalca –
Non si vede ancora l’alba, non si vede ancora
Ma le stelle nel cielo brillano

 

TRADUZIONE INGLESE
Staffan was a stableman
We thank him now so well
He waters his ponies five,
all for the bright star
No daylight was seen yet,
stars on the sky they shine

Saint Stephen was riding his horses to water
Watch with us Christmas night!
When he saw a star in the eastern land
Watch with us all mankind!
The star shone above the town of Bethlehem
Watch with us Christmas night!
But brightest above the house where the child lay
Watch with us all mankind!”

FONTI
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/saint_stephen_was_a_clerk.htm http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_22 http://www.patrickcomerford.com/2011/12/christmas-poems-12-saint-stephen-was.html

“HEROD AND THE COCK” CAROL

“King Herod and the cock” (in italiano Re Erode e il gallo) è un canto natalizio tradizionale (carol) sulla Natività che narra di un curioso miracolo: Erode il Grande ha ricevuto, nella sala del trono, i Magi, i tre sapienti provenienti dall’Oriente, ma la fantasia popolare li immagina a tavola davanti a un sontuoso banchetto in loro onore. Per farsi una risata un incredulo Erode sfida il Bambino neonato a dare un segno del suo potere: che il gallo arrostito e portato proprio in quell’istante in tavola in “bella vista”, cioè tutto intero e con tutte le sue piume, ritorni in vita. Così il gallo si anima e canta per tre volte.

herod-francken

IL CANTO DEL GALLO

gallo-nosferatuIl Gallo servito a tavola è la prefigurazione della morte di Gesù che risorgerà dalla morte nel terzo giorno. Una variante della storia tira in ballo anche Santo Stefano nelle vesti di presunto servitore alla corte di Erode che esorta il solito gallo arrosto a cantare “Christus natus est”. Si ritiene che la tradizione provenga dalla chiesa ortodossa russa e sia giunta in Europa attraverso i paesi scandinavi. (vedi)
Il canto del gallo annuncia il nuovo giorno, in senso metaforico è il canto della rinascita ovvero di una guarigione fisica ma anche spirituale (il trapasso dell’anima alla vita celeste), il gallo di Asclepio (o Esculapio per i Romani) il dio greco della medicina, era sacrificato per l’ottenuta guarigione: era infatti Asclepio un taumaturgo come Gesù.
Ma il gallo arrosto che ritorna in vita per cantare è un topos dell’immaginario medievale. Già per i Greci il gallo era simbolo solare sacro ad Apollo, e per parte loro i Britanni (chiamati Galli da Cesare) non mangiavano la carne di gallo, animale totemico, simbolo del Sole e lo raffigurarono su monete e emblemi; parimenti  nella mitologia norrena il gallo Vidopnir vive sull’albero cosmico Yggdrasill e con il suo canto annuncerà la fine del mondo così come altri galli sempre luminosi cantano per svegliare i guerrieri del Walhalla o nel regno dei morti.
LA FORZA DEL GUERRIERO
Per la sua combattività, strenuo difensore del pollaio, il gallo è, in molte tradizioni, il simbolo del coraggio guerriero. Dedicato a Ares (il Marte dei Romani) era diffusa la credenza che nel suo petto fosse custodita la pietra alectoriana, prezioso talismano in grado di conferire forza e coraggio, ma anche virilità. Il gallo è infatti instancabile fecondatore del pollaio

IL GALLO NELLA CRISTIANITA’

Per i Cristiani il Gallo è Gesù quale prefigurazione della sua resurrezione futura ma anche del suo ergersi a Giudice che alla fine dei tempi darà il segnale della resurrezione dei morti. Così nel Vangelo di Matteo l’apostolo Pietro disconosce Gesù appena “preso in custodia” dal Sommo Sacerdote Caifa: il tradimento era stato preannunciato dallo stesso Gesù poco prima “in verità ti dico: prima che il gallo canti mi rinnegherai tre volte” Così l’evangelista “rammenta ai fedeli la loro condizione di peccatori esortandoli alla vigilanza e al “risveglio spirituale” (Alfredo Cattabiani, Volario, 2000). Nelle Memorie – o Vangelo (apocrifo)- di Nicodemo, scritto in greco forse all’inizio del II secolo, Giuda tormentato dall’aver tradito Gesù è a casa con la moglie e medita il suicidio. La donna sta arrostendo un gallo per il pranzo e scommette con il marito:  “Nello stesso modo in cui questo gallo arrostito può cantare, così Gesù potrà risorgere”. Ma, proprio mentre stava parlando, quel gallo allargò le ali e cantò tre volte. Giuda, allora, del tutto convinto, con la corda fece un capestro e andò a impiccarsi”. È evidente che il Gallo è la testimonianza dell’imminente resurrezione di Gesù.

KING HEROD AND THE COCK

Il brano è stato raccolto sul campo da Cecil Sharp come cantato dalla signora Ellen Plumb a Armscote, Worcestershire (1911) e lo stesso Sharp ritiene che sia una forma frammentaria di una più lunga ballata dal titolo “The Carnal and the Crane” (vedi)

ASCOLTA  Trond Bengtson & Ernst Stolz (liuto e chitarra)

Del brano esistono molti arrangiamenti per coro, ma poche versioni tradizionali al momento si trovano solo su Spotify
ASCOLTA Mary Rhoads
ASCOLTA Magpie Lane in “Wassail! A Country Christmas” 1995

ASCOLTA Belshazzar’s Feast la melodia è mescolata con Parson’s Farewell una country dance riportata da John Playford nel suo “English Dancing  master” (1651)

(VIDEO Sante Pede dimostrazione danza)


I
There was a star in David’s land,
In David’s land appeared;
And in King Herod’s chamber
So bright it did shine there.
II
The Wise Men they soon spi-ed it,
And told the King a-nigh
That a Princely Babe was born that(this) night,
No King shall e’er destroy.
III
“If this be the truth, -King Herod said,-
That thou hast told to me,
The roasted cock that lies in the disk
Shall crow full senses(1) three.”
IV
O the cock soon thrusted and feathered well,
By the work of God’s own hand,
And he did crow full senses three
In the disk (table) where he did stand.
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
C’era una stella nella terra di David
apparve nella terra di David
e nella camera del re Erode
così brillante che la illuminò
II
Gli uomini saggi la seguirono subito
e dissero al re una sera
che un Principe Bambino era nato quella notte
e nessun re lo potrà mai distruggere.
III
“Se questa è la verità -disse Re Erode-,
quella che mi avete detto
il gallo arrosto che si trova nel piatto
che canti tre volte”
IV
E il gallo arrostito e rivestito di penne
per il lavoro delle mani di Dio
cantò per tre volte
nel piatto in cui era

NOTE
1) probabilmente un refuso da “fences”

FONTI
http://marianoalbrembo.altervista.org/2012/11/il-gallo-simbolo-cristiano/
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/king_herod_and_the_cock.htm http://mainlynorfolk.info/watersons/songs/herodandthecock.html http://www.pbm.com/~lindahl/lod/vol1/daniparson.html
http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-HerodCock.html

BRING A TORCH JEANETTE ISABELLA

“Bring a torch, Jeanette Isabella” è basato su un canto natalizio francese dal titolo “Un flambeau Jeannette Isabelle” (in italiano “Una fiaccola Jeannette Isabelle!”) pubblicato nel 1553 (in Cantiques de Premiere Advenement de Jesus-Christ par le comte d’Alsinois). Ancora oggi è cantato in Provenza nella Messa della Notte Santa dalla gente in processione con fiaccole e costumi da pastore.

La canzone parla di due contadine di nome Jeannette ed Isabelle che, andate a mungere le mucche, trovano nella grotta/stalla Gesù appena nato e danno l’annuncio alla popolazione, invitando tutti a fare piano per non svegliare il bambinello addormentato. Ma questo è solo uno dei tanti aneddoti che circolano sulla canzone di cui si sa effettivamente molto poco.
Sono William Simon e Nancy J. Skarmeas a citare il libello stampato in una rarissima edizione a Parigi per il conte d’Alsinois contenete per l’appunto la prima versione in stampa di testo e melodia. Stranamente però i più citano come fonti della composizione Nicolas Saboly, famoso poeta e musicista occitano noto per i suoi “Noël”, ma non ancora nato ai tempi del Conte d’Alsinois.

Nicolas Saboly (1614-1675) era maestro di cappella e musicista di fama commemorato per il suo lavoro di conservazione delle tradizioni popolari occitane principalmente per l’uso del provenzale nelle sue poesie e nei suoi Noël; Saboly pubblicò solo una parte dei suoi canti popolari di Natale, in otto raccolte tra il 1665 e il 1674, nel suo primo quaderno del 1667 compare al numero 12 Venès lèu vèire la pièucello [aria: Qu’ils sont doux, bouteille jolie (aria di Lully per il Malato immaginario)]. Come da consuetudine in origine i suoi canti furono pubblicati senza musica, poiché le arie erano molto popolari e notoriamente conosciute, perciò bastava una semplice citazione per richiamarle, per quelle di sua composizione ad esempio egli scriveva «su un’aria scritta da Saboly»!

Si è il Saboly ispirato al quadro dipinto proprio in quei tempi da Georges de La Tour, la controversa “Le Nouveau-Né”?

nouveaune
“Le Nouveau-Né” attribuito a Georges de La Tour (1648 circa)

Nel dipinto due donne nel buio più totale rischiarato solo dalla vivida luce di una candela contemplano un bimbo in fasce che dorme tranquillo, una è Maria che tiene il bambinello tra le braccia e l’altra è con tutta probabilità la madre di Maria, Anna; il dipinto è stato interpretato come una sorta di “sacra rappresentazione” al femminile pur non essendoci aureole sulle teste dei personaggi raffigurati. Così la nascita di ogni bambino diventa un momento sacro, un inno alla vita che passa attraverso il grembo materno, ma nello stesso tempo è un momento intimo e privato: la donna con la candela (anche interpretata come la levatrice) sembra stia parlando a Maria per trasmetterle la sua saggezza di anziana, così la mano destra è alzata a barriera con il resto del mondo e a schermo della luce (un espediente per cui in un primo momento la luce sembra scaturire dalla testa del bambino: dal punto di vista pratico sarebbe più logico che la mano schermasse la luce nel senso opposto, per non dare fastidio agli occhi del bambino addormentato!). In ogni caso il dipinto trasmette un senso di pace e di mistero e chi guarda si sente un po’ un intruso, così non si può che restare in silenzio con il fiato sospeso per non disturbare o venire scacciati via.

Il musicista risulta essere nientemeno che il pupillo di Luigi XIV, il fiorentino Giovanni Battista Lulli diventato francese con il nome di Jean-Baptiste Lully, ballerino e buffon ma anche compositore del Re (nominato compositeur de la musique instrumentale nel 1656 e poi nel 1661 arrivato all’apice della carriera come musicista di corte con la nomina di surintendant de la musique de la chambre du roi). Ad ascoltare l’aria, composta per la commedia di Molière Le médecin malgrélui (1665), sembra ben lontana dalla versione che oggi conosciamo, sebbene la metrica del testo in provenzale sia simile alla versione francese odierna, così cantano i pastori nel ritornello
Ai! ai! ai! que la maire es bello Ai! Ai! que l’enfant es bèu.

Si ha notizia di un arrangiamento della melodia di Qu’ils sont doux, bouteille jolie da parte di Marc-Antoine Charpentier (1643-1704) il musicista “parigino doc” contemporaneo al Lulli ma considerato un “nemico” perchè non abbastanza di gusto musicale “francese” e troppo amante dell’italica melodia! Così nelle registrazioni di musica classica il testo in francese “Un flambeau, Jeannette, Isabelle” è abbinato all’aria 460c di Marc-Antoine Charpentier.

LA MELODIA
Le versioni melodiche del brano occhieggiano piuttosto ad una sua presunta versione medievale come musica da danza trecentesca, il rondò o rondeau, all’origine poesia in musica per una ballo in tondo, la cui forma musicale è caratterizzata dal periodico ritorno di un’idea principale, il ritornello per l’appunto!!
ASCOLTA Loreena McKennitt versione strumentale in “A Midwinter Night’s Dream” 2008 la melodia è stata inframmezzata con quella di “I saw three ship”

ASCOLTA Die Irrlichter 2010 (che riprendono l’arrangiamento della McKennitt)
ASCOLTA Viol consort
Un discorso a parte per questo arrangiamento (magistrale) per pianoforte che al momento è disponibile solo su Spotify, (e il pianoforte non è uno dei miei strumenti preferiti!) forse per quella spruzzata di romanticismo che il pianoforte classico si porta sempre dietro .. merita inserirlo nella playlist di Natale!
ASCOLTA Gregory McKnight in The Holly and Ivory 2012 (la versione integrale è su Spotify)

VENÈS LÈU VÈIRE LA PIÉUCELLO

Come abbiamo visto nell’introduzione testo in provenzale e melodia del canto natalizio risalgono al seicento, ma dobbiamo aspettare fino ai primi del Novecento per la versione testuale in francese ad opera del poeta Émile Blémont (in “Noëls français” 1901 di Julien Tiesot)
ASCOLTA

TESTO (qui)
I
Venès lèu vèire la piéucello;
Venès lèu genti pastourèu
Soun enfant es pus blanc que la nèu
E trelusis coume uno estello
Ai! ai! ai! que la maire es bello
Ai! Ai! que l’enfant es bèu.
II
Hòu! Cristòu, La nuech es fort claro,
Hòu! Cristòu, Sauto vite au sòu,
E vai-t’en au païs dei Jusiòu,
Vèire Jèsu, qu’es causa raro.
Hòu! hòu! hòu!, me lève toutaro
Hòu! hòu! toutaro li vòu
III
Qu’s aqui, Que bat de la sorto?
Qu’s aqui ? Sian vòsteis ami
Que pourten un parèu de cabrit(1):
Dison qu’es bon ami qu porto.
Ta! ta! ta!, druvès-nous la porto
Ta! ta! Venès nous druvi!
IV
Avès tort, Vous e vòstei fiho
Avès tort, De pica tan fort;
Vàutrei, pastre, sias tous de butor,
Poudès jamai teni sesiho(2)
Chut! chut! chut! que l’enfant soumiho,
Chut! chut! que lou petit dor.
V
Gros badau, N’aurès jamai pauso!
Gros badau, Teisas-vous un pau!
Parlas plan, e marchas tan pu siau
Coume fa uno cacalauso.
Plan! plan! plan! que l’enfant repauso;
Plan! plan! leissas-l’en repau
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
Venite lesti a vedere la vergine
Venite lesti gentili pastori
il suo bambino è più bianco della neve
e brilla come una stella.
Ahi quanto è bella la madre
ahi quanto è bello il bambino!
II
Oh Cristo la notte è tutta illuminata
Oh Cristo presto, alzatevi da terra
e andate nel paese dei Giudei
per vedere Gesù, che cosa preziosa!
Oh mi alzo subito
E subito vado
III
Chi è qui che bussa così?
Chi è qui? Siamo vostri amici
che portano un paio di ragazzi(e): dicono che sono buoni amici coloro che porto.
Toc, toc apriteci la porta
toc toc venite ad aprirci!
IV
Sbagliate voi e i(le) vostri(e) figli(e)
sbagliate a bussare così forte
voialtri pastori, siete tutti dei cafoni
e non potrete mai stare in silenzio.
Silenzio che il bambino è nel sonno
silenzio che il piccolo dorme
V
Folto pubblico che non vi riposate mai,
folto pubblico state un po’ zitti!
Parlate piano e camminate in silenzio
come fa una lumaca.
Piano! Che il bambino riposa;
piano! Lasciatelo riposare

Note
1) in quel mucchio di pastori che giunge in visita ci sono anche le due contadine della versione successiva?
2) la frase significa grossomodo: “non riuscite a radunarvi senza fare baccano”

LA VERSIONE FRANCESE: Un flambeau, Jeannette, Isabelle

ASCOLTA Diane Taraz

I
Un flambeau, Jeannette, Isabelle —
Un flambeau! Courons au berceau!
C’est Jésus, bonnes gens du hameau.
Le Christ est né; Marie appelle!
Ah! Ah! Ah! Que la Mère est belle,
Ah! Ah! Ah! Que l’Enfant est beau!
II
C’est un tort, quand l’Enfant sommeille,
C’est un tort de crier si fort.
Taisez-vous, l’un et l’autre, d’abord!
Au moindre bruit, Jésus s’éveille.
Chut! chut! chut! Il dort à merveille,
Chut! chut! chut! Voyez comme il dort!
III
Doucement, dans l’étable close,
Doucement, venez un moment!
Approchez! Que Jésus est charmant!
Comme il est blanc! Comme il est rose!
Do! Do! Do! Que l’Enfant repose!
Do! Do! Do! Qu’il rit en dormant!

LA VERSIONE INGLESE: Bring a torches, Jeanette Isabella

La versione in inglese segue di poco la versione in francese, anche se quella di Edward Cuthbert (1868-1914) è solo una delle tante varianti

ASCOLTA Callie & Colette

VERSIONE E. Cuthbert Nunn
I
Bring your torches, Jeanette, Isabella(1),
Bring your torches, come swiftly(2), and run!
Christ is born, tell to the folk of the village,
Jesus is sleeping in his cradle;
Ah! Ah! Beautiful is the Mother!
Ah! Ah! Beautiful is her Son!
II
While it now all the Child is sleeping(3)
It is wrong to talk so loud;
Silence, now, as you gather around.
Lest the sunshine waken Jesus.
Hush! hush! see how fast He slumbers!
Hush! hush! see how fast He sleeps!
III
Hasten now, good folk of the village,
Hasten now, the Christ Child to see.
You will find Him asleep in a manger,
Quietly come and whisper softly,
Hush, hush, peacefully now He slumbers,
Hush, hush, peacefully now He sleeps
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
“Portate le fiaccole, Jeannette,
Isabella,(1)
portate le fiaccole,
presto accorrete!
Gesù e nato, ditelo alla  gente del villaggio,
Gesù dorme nella sua culla”
Ah Ah! Com’è radiosa la madre,
Ah Ah! com’è bello il figlio!
II
Nel mentre che il Bambino dorme
è sbagliato parlare ad alta voce;
silenzio, ora, mentre vi radunate intorno a lui. Che sia la luce del sole a risvegliare Gesù!
Silenzio! Guardate come sonnecchia!
Silenzio! Guardate come dorme sodo!
III
Affrettatevi ora brava gente del villaggio
affrettatevi per vedere Gesù Bambino, lo troverete addormentato in una mangiatoria.
Silenzio dorme ora in pace,
Silenzio!  In pace ora riposa

NOTE
1) Jeanette e Isabella possono essere due persone distinte ma anche un’unica persona dal nome composto
2) l’aggettivo cambia a volte in hurry
3) la frase standard dice ” It is wrong when the child is sleeping,”

ASCOLTA Kelley Dolan


I
Bring a torch, Jeannette Isabella,
Bring a torch, it is dark in the stall;
Jesus awaits, good folks of the village,
Run quickly; I hear Mary’s soft call.
(Refrain)
Ah! Ah! How radiant the mother,
Ah! Ah! How angelic the Child.
II
See how sweetly Jesus is sleeping,
Like a rosebud, so pink and so white;
Trend softly as you draw near the manger,
Wake not the Babe, lest He cry all night.
III
Kneel and adore the infant Christ child,
Whisper low as you gaze with delight;
Angel voices aloft sing his praises
While a star gleams forth clearly and bright.
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
“Porta una torcia, Jeannette Isabella (1), porta una torcia che è buio nella stalla; Gesù attende, brava gente del villaggio, correte presto”
sento la dolce richiesta di Maria.
RITORNELLO
Ah Ah! Com’è radiosa la madre,
Ah Ah! com’è angelico il figlio!
II
Guarda come Gesù dorme dolcemente, come un bocciolo di rosa, tutto rosa e bianco. Muoviti piano mentre ti avvicini alla mangiatoia, non svegliare il Bambino altrimenti piangerebbe tutta la notte.
III
Inginocchiate(vi) e adorate Cristo neonato,
sussurrate piano mentre vi deliziate lo sguardo,
voci d’angelo in alto cantano le sue lodi,
mentre una stella brilla in alto chiara e luminosa

FONTI
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/bring_a_torch.htm http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/bring_your_torches_jeanette.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=28247
http://www.classical.net/music/recs/reviews/n/nxs57036a.php

THE SEVEN JOYS OF MARY

Un tempo nelle campagne tra i poveri del villaggio e in particolare le donne anziane e le vedove, c’era l’usanza di andare a chiedere l’elemosina di casa in casa in vista del Natale per procurarsi tante cose buone da mangiare (good things). Si diceva semplicemente “a-gooding”, e in particolare le donne oltre alla coppa di wassail (vedi) per il brindisi benaugurale portavano in giro l’effige della Madonna inghirlandata con rami di sempreverdi. “These are two dolls, dressed the one to represent the Saviour, and the other the Virgin Mary, and during the week before Christmas they are carried about the country by poor women, who, in return for their exhibition, expect a halfpenny, which it is considered as insuring the height of ill-luck to deny”. (tratto da qui).

THE ADVENT IMAGES

Chiamate più genericamente “the advent images” queste raffigurazioni portavano fortuna alle case e nessuno negava un’offerta in danaro alle povere donne del paese! Tra le canzoni cantate per l’occasione c’era una carola mariana dal titolo “The seven joy of Mary“. Il canto è riportato nel “The Oxford Book of Carols” in cui gli editori fanno riferimento come fonte a dei broadsides del XIX e XVIII secolo. Ma è assai probabile un’origine medievale del canto (Roy Palmer in Bushes and Briars, 1999 cita il testo “The five joys of Mary” da un manoscritto cinquecentesco -il commonplace book di Richard Hill).

LE SETTE GIOIE DELLA VERGINE

leonardo-da-vinci-madonna“Le Sette Beatitudini di Maria” anche noto come “The Seven Rejoices of Mary” è un canto tradizionale sui momenti felici di Maria ispirati alla figura retorica delle Sette Gioie della Vergine nella letteratura devozionale medievale.
Le beatitudini di Maria (originariamente cinque) divennero soggetto d’arte a partire dal medioevo:
1) l’annunciazione (nel Rosario francescano la seconda beatitudine è la visita a Santa Elisabetta) (vedi)
2) la nascita di Gesù
3) l’adorazione dei Magi
4) la resurrezione di Gesù (nel Rosario francescano la quinta beatitudine è il ritrovamento di Gesù al tempio)
5) l’ascensione in Cielo
6) la pentecoste
7) l’incoronazione della Vergine in Cielo
“Joys” intese come beatitudine divina: il concetto è antico, un tempo si credeva che solo gli dei potessero essere pienamente e totalmente felici, così l’uomo non era degno di beatitudine e gli antichi dei quando vedevano un mortale “troppo” felice gli mandavano qualche disgrazia o affanno! Con il Cristianesimo il concetto viene totalmente ribaltato, perchè chiunque può diventare beato nella fede in Cristo; così nel Vangelo di Luca Maria viene chiamata beata per la sua fede e solo subordinatamente per la sua maternità.

I SETTE DOLORI DI MARIA

Parallelamente alle cinque gioie sempre nel medioevo a partire dal XI secolo si celebrano anche i cinque dolori di Maria vista come Maria Addolorata, pene raffigurate da cinque spade che le trafiggono il cuore; nel trecento il culto dell’Addolorata viene celebrato nella Settimana Santa di Pasqua e solo nel seicento viene “istituzionalizzato” il 15 settembre nella Festa dell’addolorata.

I sette dolori di Maria sono tradizionalmente: 1) la profezia di Simeone sulla missione di Gesù 2) la fuga in Egitto 3) la perdita di Gesù nel Tempio 4) l’incontro di Maria e Gesù che porta la croce 5) Maria ai piedi della crocefissione 6) Maria che prende Gesù morto tra le braccia (sublimata da Michelangelo nella Pietà) 7) Maria che vede Gesù chiuso nel sepolcro

Il testo, peraltro presente in molte varianti, non è abbinato univocamente ad una sola melodia, la più utilizzata è tuttavia quella di Richard Terry in “Two Hundred Folk Carols” (Londra 1933) sebbene le Chiese inglesi preferiscano la variante pubblicata in Christmas Carols New and Old (Londra 1871)

MELODIA TRADIZIONALE INGLESE
Richard TerryTwo Hundred Folk Carolsvedi

ASCOLTA Great Big Sea


I
The first good joy that Mary had
It was the joy of one
To see her own son Jesus Christ
When He was first of son
When He was first of son,
good man
And blessed may he be
CHORUS:
Oh, oh, Father, Son, and Holy Ghost
For all eternity
Oh, oh, Father, Son, and Holy Ghost
For all eternity
II
The next good joy that Mary had
It was the joy of two
To see her own son Jesus Christ
When he was to sent school
When he was to sent school,
III
The next good joy that Mary had
It was the joy of three
To see her own son Jesus Christ
To make the blind to see
To make the blind to see,
IV
The next good joy that Mary had
It was the joy of four
To see her own son Jesus Christ
To read the bible lore
To read the bible lore,
V
The next good joy that Mary had
It was the joy of five
To see her own son Jesus Christ
To bring the dead alive
To bring the dead alive,
VI
The next good joy that Mary had
It was the joy of six
To see her own son Jesus Christ
Upon the crucifix
Upon the crucifix,
VII
The last good joy that Mary had
It was the joy of seven
To see her own son Jesus Christ
To wear the crown of Heaven
To wear the crown of Heaven..
TRADUZIONE ITALIANO
I
La prima buona gioia che Maria ebbe
fu la gioia numero uno.
di vedere suo figlio Gesù Bambino
quando era neonato,
quando era neonato;
brav’uomo
che sia benedetto.
CORO:
Padre, Figlio e Spirito Santo,
per tutta l’eternità.
Padre, Figlio e Spirito Santo,
per tutta l’eternità.
II
La successiva buona gioia di Maria
fu la gioia numero due.
Vedere suo figlio Gesù Cristo,
quando fu mandato a scuola.
quando fu mandato a scuola
III
La successiva buona gioia di Maria
fu la gioia numero tre.
Vedere suo figlio Gesù Cristo
che ridava la vista ai ciechi.
che ridava la vista ai ciechi
IV
La successiva buona gioia di Maria
fu la gioia numero quattro.
Vedere suo figlio Gesù Cristo,
leggere la Bibbia,
leggere la Bibbia.
V
La successiva buona gioia di Maria
fu la gioia numero cinque.
Vedere suo figlio Gesù Cristo,
ridare la vita al morto.
ridare la vita al morto.
VI
La successiva gioia di Maria
fu la gioia numero sei.
Vedere suo figlio Gesù Cristo,
sopportare la croce;
sopportare la croce.
VII
La successiva gioia di Maria
fu la gioia numero sette.
Vedere suo figlio Gesù Cristo,
portare la corona del cielo.
portare la corona del cielo.

MELODIA DIVES AND LAZARUS (vedi)
Una melodia che rispunta in molte ballate

ASCOLTA Will Fly alla chitarra

ASCOLTA Loreena McKennitt in “A Midwinter Night’s Dream” 2008

I
The first good joy that Mary had
It was the joy of one
The first rejoice that Mary had
Was to see her newborn son
CHORUS
To see her newborn son,
good man
And blessed may he be
Sing Father, Son and Holy Ghost
To all eternity
II
The next good joy that Mary had
It was the joy of two
To see her son Jesus
Make the lame to go
III
The next rejoice that Mary had
It was the joy of three
To see her own son Jesus
To make the blind to see
CHORUS
To make the blind to see, good man..
IV
The next good joy our lady had
It was the joy of four
It was the rejoice of her dear son
When he read the Bible o’er
V
The next good joy that Mary had
It was the joy of five
To see her own son Jesus
To make the dead alive
CHORUS
To make the dead alive, good man…
VI
The next rejoice our lady had
It was the rejoice of six
To see her own son Jesus
To bear the crucifix
VII
The next good joy that Mary had
It was the joy of seven
To see her own son Jesus
To wear the crown of heaven
CHORUS
To wear the crown of heaven, good men ..
And glory may he be
And blessed now be she
And those who sing the seven long verses in honor of our lady
TRADUZIONE ITALIANO
I
La prima buona gioia che Maria ebbe
fu la gioia numero uno.
La prima gioia che Maria ebbe
fu di vedere suo figlio neonato.
CORO:
Vedere suo figlio neonato, brav’uomo,
che sia benedetto.
Canta Padre, Figlio e Spirito Santo,
per tutta l’eternità.
II
La successiva buona gioia di Maria
fu la gioia numero due.
Vedere suo figlio Gesù,
far camminare gli zoppi.
III
La successiva buona gioia di Maria
fu la gioia numero tre.
Vedere suo figlio Gesù,
che ridava la vista ai ciechi.
CORO:
che ridava la vista ai ciechi brav’uomo…
IV
La successiva buona gioia di Maria
fu la gioia numero quattro.
E ‘stato la gioia del suo caro figlio,
quando lesse la Bibbia.
V
La successiva buona gioia di Maria
fu la gioia numero cinque.
Vedere suo figlio Gesù,
ridare la vita al morto.
CORO:
che ridava la vita al morto, brav’uomo..
VI
La successiva gioia di Maria
fu la gioia numero sei.
Vedere suo figlio Gesù,
sopportare la croce.
VII
La successiva gioia di Maria
fu la gioia numero sette.
Vedere suo figlio Gesù,
portare la corona del cielo.
CORO:
portare la corona del cielo, brav’uomo,
..
E sia gloria a Lui,
e benedetto ora sia Lei.
e quelli che cantano i sette lunghi versi,
in onore della Madonna.

ASCOLTA Anonymous 4 in una seconda melodia di sapore più antico

I
The first rejoice Our Lady got,
It was the rejoice of one:
it was the rejoice of Her dear Son
when He was born young.
CHORUS
Glory may he be, and blessed now is she, and those who sing the seven long verses in honour of our Lady.
II
The second rejoice Our Lady got,
it was the rejoice of two:
It was the rejoice of Her dear Son
when He was sent to school.
III
The third rejoice Our Lady got,
it was the rejoice of three,
it was the rejoice of Her dear Son
when He led the blind to see.
IV
The next rejoice Our Lady got,
it was the rejoice of four:
it was the rejoice of Her dear Son
when He read the Bible o’ er.
V
The next rejoice Our Lady got,
it was the rejoice of five:
it was the rejoice of Her dear Son
when He raised the dead to life.
VI
The next rejoice Our Lady got,
it was the rejoice of six:
It was the rejoice of Her dear Son
when He carried the crucifix.
VII
The next rejoice Our Lady got,
it was the rejoice of seven:
it was the rejoice of Her dear Son
when He opened the gates of heavenSing alleluia, sing alleluia.
Sing alleluia, the heavens are true,
Sing alleluia.
TRADUZIONE ITALIANO
I
La prima beatitudine di Maria
fu la gioia numero uno:
fu la gioia del suo caro figlio
quando nacque.
CORO:
Che sia egli benedetto e anche lei benedetta e coloro che cantano i sette lunghi versi, in onore della Madonna.
II
La seconda beatitudine di Maria
fu la gioia numero due.
fu la gioia del suo caro figlio,
quando fu mandato a scuola.
III
La terza beatitudine di Maria
fu la gioia numero tre.
fu la gioia del suo caro figlio,
che ridava la vista ai ciechi.
IV
La successiva beatitudine di Maria
fu la gioia numero quattro.
fu la gioia del suo caro figlio
quando lesse la Bibbia.
V
La successiva beatitudine di Maria
fu la gioia numero cinque.
fu la gioia del suo caro figlio
che ridare la vita al morto.
VI
La successiva beatitudine di Maria
fu la gioia numero sei.
fu la gioia del suo caro figlio
mentre portava il crocefisso.
VII
La successiva beatitudine di Maria
fu la gioia numero sette.
fu la gioia del suo caro figlio
Mentre apriva i cancelli del paradiso

VERSIONE IN IRLANDESE: SEACHT SUÁILCÍ NA MAIGHDINE MUIRE

“The seven consolations of the Virgin Mary” con un testo piuttosto diverso riportato in “Traditional Songs of the North of Ireland” (Derek Bell & Liam Ó Conchubhair, Dublino: Wolfhound Press, 1999), raccolta dalla tradizione popolare da Liam Ó Conchubhair (Rann na Feirste, Donegal) mentre quello di Aoife Ní Fhearraigh è la traduzione in irlandese della seconda versione testuale citata (nella versione di Anonymus 4).


Aoife Ní Fhearraigh
Nelle note di copertina si legge: “The enumeration of the seven joys of Mary has the magical effect of a litany. This type of religious song was once widespread in Donegal. Antaine Ó Dochartaigh [of Cruit, near Dungloe] had a version from his mother and another version existed in Ranafast. Women were the chief bearers of this particular song tradition which was mostly associated with Lent.”

GAELICO IRLANDESE
I
An chéad suáilce fuair an Mhaighdean Bheannaithe, ba í sin an tsuáilce mhór
suáilce a fuair sí óna haonmhac uasal
go bhfuair sí a haon mhac beo.
II
An dara suáilce fuair an Mhaighdean Bheannaithe, ba í sin an tsuáilce mhór
suáilce a fuair sí óna haonmhac uasal
go deachaidh sé a léamh na leabhar.
III
An triú suáilce fuair an Mhaighdean Bheannaithe, ba í sin an tsuáilce mhór
suáilce a fuair sí óna haonmhac uasal
gur thug uirthi bláth na n-ord.
IV
An ceathrú suáilce fuair an Mhaighdean Bheannaithe, ba í sin an tsuáilce mhór
suáilce a fuair sí óna haonmhac uasal
gurbh é fhéin an Slánaitheoir.
V
An cúigiú suáilce fuair an Mhaighdean Bheannaithe, ba í sin an tsuáilce mhór
suáilce a fuair sí óna haonmhac uasal
go ndearna sé na mairbh beo.
VI
An séú suáilce fuair an Mhaighdean Bheannaithe, ba í sin an tsuáilce mhór
suáilce a fuair sí óna haonmhac uasal
gur thug sé fíon le hól.
VII
An seachtú suáilce fuair an Mhaighdean Bheannaithe, ba í sin an tsuáilce mhór
suáilce a fuair sí óna haonmhac uasal
go dtabharfadh sé í suas ar neamh.
ENGLISH TRANSLATION:
I
The first rejoice Our Lady got,
It was the rejoice of one,
It was the rejoice of Her dear Son when He was born young
II
The second rejoice Our Lady got,
It was the rejoice of two,
It was the rejoice of Her dear Son when He was sent to school.
III
The third rejoice Our Lady got,
It was the rejoice of three,
It was the rejoice of Her dear Son when He led the blind to see.
IV
The next rejoice Our Lady got,
It was the rejoice of four,
It was the rejoice of Her dear Son when He read the Bible oer.
V
The next rejoice Our Lady got,
It was the rejoice of five,
It was the rejoice of Her dear Son when He raised the dead to life.
VI
The next rejoice Our Lady got,
It was the rejoice of six,
It was the rejoice of Her dear Son when He carried the crucifix.
VII
The next rejoice Our Lady got,
It was the rejoice of seven,
It was the rejoice of Her dear Son when He opened the gates of heaven.

Noirin Ni Riain ha rilasciato tre versioni: la prima interamente in irlandese (da Vox de Nube 2010), la seconda in inglese con i monaci della Abbazia di Glenstal (da The Darkest Midnight). e una terza versione in Seinn Aililiu 2011 ascoltabile su Spotify

ASCOLTA (da Vox de Nube 2010) [Luinneog] alleluia, alleluia, alleluia, alleluia, alleluia.
[Luinneog]
alleluia, alleluia,
alleluia, alleluia, alleluia.
I
An chéad suáilce fuair an Mhaighdean Bheannaithe
ba í sin an tsuáilce mhór
suáilce a fuair sí óna haonmhac uasal
go bhfuair sí a haon mhac beo.An dara suáilce fuair an Mhaighdean Bheannaithe
ba í sin an tsuáilce mhór
suáilce a fuair sí óna haonmhac uasal
go deachaidh sé a léamh na leabhar.An triú suáilce fuair an Mhaighdean Bheannaithe
ba í sin an tsuáilce mhór
suáilce a fuair sí óna haonmhac uasal
gur thug uirthi bláth na n-ord.An ceathrú suáilce fuair an Mhaighdean Bheannaithe
ba í sin an tsuáilce mhór
suáilce a fuair sí óna haonmhac uasal
gurbh é fhéin an Slánaitheoir.An cúigiú suáilce fuair an Mhaighdean Bheannaithe
ba í sin an tsuáilce mhór
suáilce a fuair sí óna haonmhac uasal
go ndearna sé na mairbh beo.An séú suáilce fuair an Mhaighdean Bheannaithe
ba í sin an tsuáilce mhór
suáilce a fuair sí óna haonmhac uasal
gur thug sé fíon le hól.An seachtú suáilce fuair an Mhaighdean Bheannaithe
ba í sin an tsuáilce mhór
suáilce a fuair sí óna haonmhac uasal
go dtabharfadh sé í suas ar neamh.
ASCOLTA (da The Darkest Midnight)FIRST CHORUS
Seinn alleluia, seinn alleluia,
Seinn alliliú, seinn alliliú,
Seinn alleluia.
I
The first rejoice Our Lady got,
It was the rejoice of one,
It was the rejoice of Her dear Son when He was born young
SECOND CHORUS
Glory may he be, and blessed now is she, and those who sing the seven long verses in honour of our Lady.
II
The second rejoice Our Lady got,
It was the rejoice of two,
It was the rejoice of Her dear Son when He was sent to school.
III
The third rejoice Our Lady got,
It was the rejoice of three,
It was the rejoice of Her dear Son when He led the blind to see.
IV
The next rejoice Our Lady got,
It was the rejoice of four,
It was the rejoice of Her dear Son when He read the Bible oer.
V
The next rejoice Our Lady got,
It was the rejoice of five,
It was the rejoice of Her dear Son when He raised the dead to life.
VI
The next rejoice Our Lady got,
It was the rejoice of six,
It was the rejoice of Her dear Son when He carried the crucifix.
VII
The next rejoice Our Lady got,
It was the rejoice of seven,
It was the rejoice of Her dear Son when He opened the gates of heaven
ASCOLTA Celia Ní Fhátharta in versione integrale su Spotify
I
An chéad suáilce ‘ fuair an Mhaighdean Bheannaithe
Nárbh í sin féin an tsuáilce ‘ bhí mór?
Suáilce a fuair sí óna hAon Mhac uasal
Go dtug sí ‘un saoil é i mbothán cró.[Luinneog]
Seinn alleluia, seinn alleluia,
Seinn alliliú, seinn alliliú, Seinn alleluia.
II
An dara suáilce ‘ fuair an Mhaighdean Bheannaithe
Nárbh í sin féin an tsuáilce ‘ bhí mór?
Suáilce a fuair sí óna hAon Mhac uasal
Nuair a úl Sé léi a’ ród.
III
An tríú suáilce ‘ fuair an Mhaighdean Bheannaithe
Nárbh í sin féin an tsuáilce ‘ bhí mór?
Suáilce a fuair sí óna hAon Mhac uasal
Go ndeachaidh Sé a’ léamh A leabhair.
IV
An ceathrú suáilce ‘ fuair an Mhaighdean Bheannaithe
Nárbh í sin féin an tsuáilce ‘ bhí mór?
Suáilce a fuair sí óna hAon Mhac uasal
Nuair a rinn’ Sé den uisce beoir.
V
An cúigiú suáilce ‘ fuair an Mhaighdean Bheannaithe
Nárbh í sin féin an tsuáilce ‘ bhí mór?
Suáilce a fuair sí óna hAon Mhac uasal
Go dtearn Sé an marbh beo.
VI
An séú suáilce ‘ fuair an Mhaighdean Bheannaithe
Nárbh í sin féin an tSuáilce ‘ bhí mór?
Suáilce a fuair sí óna hAon Mhac uasal
Nuair a shaor Sé le n-A fhuil a’ domhan.
VII
An seachtú suáilce ‘ fuair an Mhaighdean Bheannaithe
Nárbh í sin féin an tSuáilce ‘ bhí mór?
Suáilce a fuair sí óna hAon Mhac uasal
Nuair a thóg Sé ar neamh í beo.
ENGLISH TRANSLATION:
I
The first joy of the Blessed Virgin
Was it not indeed a mighty joy!
The joy she found from her only great Son;
That she bore Him in a lowly byre.CHORUS
Alleluia! Alleluia!
Alleluia! Alleluia! Alleluia!
II
The second joy of the Blessed Virgin;
Was it not indeed a mighty joy!
The joy she found from her only great Son, That she travelled with Him along the road.
III
The third joy … …
That He’d gone by reading His book.
IV
The fourth joy … …
When he turned the water into wine [literally, “beer”]
V
The fifth joy … …
When He made the dead to live.
VI
The sixth joy .. …
When He redeemed the world with His blood.
VII
The seventh joy … …
When He raised her to heaven alive.

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=54434
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=2351 http://www.lib.rochester.edu/camelot/teams/joys72.htm http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/seven_joys_of_mary-niles.htm http://mainlynorfolk.info/wyndham-read/songs/thesevenjoysofmary.html

IN DULCI JUBILO

angeli“In Dulci Jubilo” è un inno natalizio dalla melodia assai antica, derivata probabilmente da qualche tropo cantato nei monasteri dell’Europa carolingia.
Quello che chiamiamo “musica medievale” pare abbia origine dalla liturgia della messa (Chiesa cattolica romana), quando per aggiungere enfasi e solennità ad un momento della funzione si associò un nuovo testo cantato, detto tropo (in latino tropus). Considerato una superfetazione del canto gregoriano, il tropo stava a introduzione (ma anche a interpolazione) dei canti liturgici : un melisma cioè una melodia operata mediante le fioriture sillabiche (interpolazioni melodiche) le quali hanno fatto nascere le prime scritture neumatiche (le prime “note” musicali). Accanto al canto gregoriano è proprio il caso di dirlo, fiorisce tutta una ricchezza melodica propria e caratteristica di uno specifico territorio, che sul piano profano sboccia nella musica trobadorica.

MELODIA
ASCOLTA Mike Oldfield in Dulci Jubilo
ASCOLTA Craig Duncan The Gooding Carol / Good Christian Men Rejoice 1996
ASCOLTA Craig Duncan Good Christian Men Rejoice/Masters in this hall 2003

IN DULCI JUBILO
La prima trascrizione del testo è contenuta nel Codex 1305 conservato nella Biblioteca dell’Università di Lipsia ed è di datazione quattrocentesca. Secondo la leggenda fu il mistico tedesco Enrico Suso (1295-1366), Heinrich Seuse in tedesco, che si firmava Amandus nei suoi scritti, ad avere una visione di angeli musicanti e danzanti intorno al Presepio mentre cantavano questa canzone. Di qui l’antica tradizione tedesca dei bimbi che danzano e cantano intorno al Presepio in guisa di angeli.

Il canto è parte in latino e parte in tedesco antico, secondo una prassi compositiva tipica del tempo
In dulci Jubilo / nun singet un seid froh! / Unsers Herzens Wonne / leit in praesepio(1) / und leuchtet als die Sonne(2) / matris in gremio. / Alpha es et O(3).
TRADUZIONE ITALIANO
In dolce esultanza/ orsù cantate e siate felici! / La gioia del nostro cuore / giace nel presepio(1) / e risplende come il sole(2) / nel grembo della madre. / Principio e fine(3)

NOTE
1) l’usanza del Presepio è prevalentemente italiana e risale al tempo di San Francesco d’Assisi che nel 1223 realizzò a Greccio una rappresentazione vivente della Natività. Il termine traduce anche la parola “mangiatoia”
2) Gesù svolge il ruolo di una tipica divinità solstiziale
3) Due cose contrarie si congiungono in una, dice il pensiero poetico di Enrico Suso cioè il molteplice è nell’Uno. Oltre che coincidenza degli opposti, l’unione del singolo con il tutto si chiama estasi, il cui significato originario è entrare in Dio (l’anima del Mondo). In effetti questa melodia è una specie di mantra che, ripetuto dondolandosi con il corpo, permette alla mente di entrare in trance (la parte razionale del nostro cervello si spegne e prevale l’inconscio) e di raggiungere generalmente uno stato di benessere interiore e di beatitudine. Il concetto filosofico è precursore come sempre di scoperte scientifiche, in questo caso della fisica quantistica, ossia dello studio delle parti infinitesime di materia. Nel mondo subatomico prevale il concetto d’indeterminatezza e della sovrapposizione.

L’inno è stato utilizzato indifferentemente sia dai cattolici che dai protestanti con varie traduzioni in inglese della parte in tedesco. Robert Lucas de Pearsall osserva a proposito: “The original melody employed, as a Cantus firmus, in the following composition, is to be found in an old German book published in the year 1570 — which, from its title and contents, appears to have contained the ritual of the Protestant Congregations of Zweibrueken and Neuberg. Even there it is called “a very ancient song (uraltes Lied) for Christmas-eve;” so that there can be no doubt that it is one of those old Roman Catholic melodies that Luther, on account of their beauty, retained in the Protestant Service. It was formerly sung in the processions that took place on Christmas-eve, and is so still in those remote parts of Germany where people yet retain old customs. The words are rather remarkable, being written half in Latin and half in the upper German dialect. I have translated them to fit the music, and endeavoured to preserve, as much as I could, the simplicity of the original. Of the melody there can be but one opinion; namely, that which in spite of religious animosity, secured it the approbation of the Protestant reformers, and that of the German people during many centuries.” (tratto da qui)


Mediaeval Baebes in Mistletoe & Wine 2003
ASCOLTA Moya Brennan in An Irish Christmas 2005
La versione testuale è quella scritta da Robert L. Persall (1795-1856)

I
In dulci jubilo
Let us our homage show
Our heart’s joy reclineth
In praesepio(1)
And like a bright star shineth
Matris in gremio
Alpha es et O(3)
Alpha es et O
II
O Jesu parvule
I yearn for Thee alway
Hear me, I beseech Thee
O puer optime
My prayer, let it reach Thee
O Princeps gloriae
Trahe me post te
Trahe me post te
III
O Patris caritas
O Nati lenitas
Deeply were we stained
Per nostra crimina
But Thou for us hast gained
Caelorum gaudia
Oh that we were there
Oh that we were there
IV
Ubi sunt gaudia
If that they be not there?
There are angels singing
Nova cantica
There the bells are ringing
In Regis curia
Oh that we were there
Oh that we were there
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
I
In dolce esultanza
mostriamo il nostro omaggio, la gioia del nostro cuore, giace in una mangiatoia , e risplende come una stella luminosa, nel grembo della madre.
Principio e fine
II
Oh Gesù Bambino
ho sempre nostalgia di te
ascoltami ti prego
Oh il migliore dei fanciulli
che le mie preghiere giungano a te, principe glorioso, conducimi con te
III
Oh carità del padre!
Oh dolcezza del figlio nato!
Ci siamo macchiati in origine
a causa dei nostri peccati
ma tu a noi hai procurato
la gioia celeste.
Noi eravamo lì
IV
Dove può esserci felicità
se non qui?
Qui gli angeli cantano nuovi inni,
qui le campane risuonano
nella corte del Re.
Noi eravamo lì
Noi eravamo lì

GOOD CHRISTIAN MEN, REJOICE

La versione è di John Mason Nale ed è pubblicata in “Carols for Christmastide” 1853 basandosi su una copia delle “Piae Cantiones”, una collezione di inni latini medievali per lo più del Nord Europa datato al 1582, così egli traspone “In Dulci Jubilo” riscrivendone il testo secondo lo spirito del Natale vittoriano !


Cedarmont Kids
ASCOLTA Royal College of Music Chamber Choir

Good Christian men, rejoice With heart, and soul, and voice; Give ye heed to what we say: Jesus Christ is born to-day! Ox and ass before Him bow, And He is in the manger now. Christ is born today! Christ is born today.

sense_of_sigh-by-annie-louise-swynnerton-1844-1933_thumbGood Christian men, rejoice, With heart, and soul, and voice; Now ye hear of endless bliss: Joy! Joy! Jesus Christ was born for this! He has opened heaven’s door, And man is blessed evermore. Christ was born for this! Christ was born for this!

Good Christian men, rejoice With heart, and soul, and voice; Now ye need not fear the grave: Peace! Peace! Jesus Christ was born to save! Calls you one, and calls you all, To gain His everlasting hall: Christ was born to save! Christ was born to save!

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Buoni cristiani rallegratevi con il cuore, l’anima e la voce, ascoltate quello che diciamo: “Gesù Cristo è nato oggi, il bue e l’asinello si inchinano innanzi a lui, deposto in una mangiatoia. Cristo è nato oggi! Buoni cristiani rallegratevi con il cuore, l’anima e la voce date ascolto all’eterna beatitudine gioite, Gesù Cristo per questo è nato! Ha aperto la porta del paradiso e l’uomo è per sempre benedetto. Cristo per questo è nato! Buoni cristiani rallegratevi nel cuore, l’anima e la voce, adesso non dovete (più) temere la tomba: Pace! Gesù Cristo è nato per la Salvezza! Chiama te solo e chiama voi tutti a guadagnare la sua dimora eterna. Cristo è nato per la Salvezza!

FONTI
“Le origini dei tropi nella riflessione storiografica” di Massimiliano Locanto

http://www.handschriftencensus.de/15273 http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/NonEnglish/in_dulci_jubilo-original.htm http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/in_dulci_jubilo-Pearsall.htm http://wilmoboraso.wordpress.com/2009/10/31/enrico-suso-un-mistico/ http://www.celticlyricscorner.net/brennan/indulci.htm
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/good_christian_men_rejoice.htm

THERE IS NO ROSE OF SUCH VIRTUE

Il culto mariano fiorì nel Medioevo attraverso i canti devozionali e di pellegrinaggio, quando una parte del pensiero cristiano andò a rivalutare la figura femminile (o quantomeno la sua versione mistica) sulla scia del culto della donna dilagato nelle corti feudali. L’argomento è complesso e vede discordi pareri, ma è certamente nel corso del XII secolo che si afferma nella poetica dei trobadori occitani il nuovo concetto di “amor cortese” caratterizzato dal potere mistico dell’amore (la perfettibilità dell’anima del “cavaliere” votato al servizio della sua dama). vedi

LA MANDORLA SACRA

220px-SheelaWikiNel grembo di Maria si compie il mistero raffigurato dalla Mandorla Mistica, una gigantesca vagina che racchiude il “Cristo in gloria” rappresentato in molti codici miniati, dipinti e sculture medievali: la mandorla è seme, simbolo di vita, ma anche come forma geometrica è l’intersezione delle due sfere il divino e l’umano.
La rosa è l’utero della Madre, la coppa-utero della Salvezza (e rigenerazione), la rosa che custodisce il segreto è la manifestazione del Divino Femmineo. Così le fanciulle Sheela-na-Gig mostrano i genitali dai capitelli delle chiese e sui muri dei castelli medievali in Inghilterra, Irlanda, Galles, Francia occidentale, Spagna del Nord e Scozia (anche il periodo storico è ben delimitato tra il 1080 e il 1250). Icone della fertilità tutelari del locis scolpite per lo più sulla chiave di volta dei portali per tenere lontano il male o sui muri esterni a guardia della strada. Sono state interpretate come vagine protettrici, come lo erano le vulve del Paleolitico incise nella roccia, sorgente comune di tutta l’umanità, origine simbolica del mondo, trionfo della vita sulla morte. Il triangolo sacro, potere generatore del mondo, ma anche soglia tra il mondo fisico e quello spirituale. Il simbolo doveva essere ancora molto potente se  palesato nonostante il Cristianesimo fosse una religione profondamente sessista e misogina, ostile verso il sesso (la Chiesa cattolica insegnava che il sesso doveva servire solo per la procreazione non per il piacere).

Nel suo libro “Ancient English Christmas Carols: 1400-1700” (London: Chatto & Windus, 1914). Edith Rickert, scrive “This is one of thirteen carols found in a Cambridge MS., T.C.C. o. 3, 58, [foglio #13] part of which at least is attributed to John Dunstable of Henry VII’s Chapel. It is quite uncertain whether he wrote the words as well as the music.”

Il manoscritto MS O.3.58 di Cambridge conservato al Trinity College (detto comunemente “The Trinity Roll“) contiene ben tredici canti polifonici con musica su pentagramma di cinque righe e risale ai primi decenni del 1400 ed è la prima fonte dei canti natalizi inglesi polifonici

Agincourtcarol
(esempio di partitura nel “The Trinity Roll”)

ASCOLTA Chanticleer


ASCOLTA Sting in “If On a Winter’s Night“, 2009


There is no rose of such virtue
as is the rose that bare Jesu.
For in this rose contained was
heaven and earth in little space
By that rose we may well see
that he is God in persons three.
The angels sungen the shepherds to:
Gloria in excelsis Deo.
Leave we all this worldly mirth,
and follow we this joyful birth.
Alleluia, res miranda, pares forma, gaudeamus,
Alleluia
TRADUZIONE di CATTIA SALTO
Non c’è una rosa con tanta virtù
come quella che racchiude Gesù.
Poichè é questa rosa che conteneva cielo e terra in stretto sito.
Per quella rosa possiamo ben vedere
Dio in tre persone.
Gli angeli cantano ai pastori:
“Gloria a Dio nell’alto dei cieli”.
Abbandoniamo dunque i piaceri terreni
e assistiamo alla sua nascita gioiosa.
Alleluia, della mirabile forma,
rallegriamoci,
alleluia

NOTE
1) nell’utero di Maria cielo e terra si incontrano, è la mandorla sacra.

FONTI
Storia di V. Biografia del sesso femminile, Catherine Blackledge (2008)
http://ontanomagico.altervista.org/poesia-cortese.htm
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/there_is_no_rose_of_such_virtue.htm http://www.diamm.ac.uk/jsp/Descriptions?op=SOURCE&sourceKey=320
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/Images/Terry-A%20Medieval%20Carol%20Book/AMCB69.jpg

LO, HOW A ROSE E’ER BLOOMING

 Es ist ein’ Ros’ entsprungen (in italiano È spuntata una rosa) è un canto natalizio pubblicato in “Gebetbuchlein des Frater Conradus” (1582 o 1588) e rielaborato musicalmente da Michael Pretorius un decennio più tardi: Pretorius virò il significato del canto traslando la virtù della rosa in Gesù; il canto venne tradotto e adattato anche in inglese con il titolo di “Lo, How a Rose E’er Blooming” o “A spotless rose is growing” e in francese come “Dans une étable obscure” (= “In una stalla buia”).
Il canto è palesemente una rielaborazione protestante di una lauda mariana, risalente ad un epoca in cui una parte del pensiero cristiano andò a rivalutare la figura femminile (o quantomeno la sua versione mistica) sulla scia del culto della donna dilagato nelle corti feudali. L’argomento è complesso e vede discordi pareri, ma è certamente nel corso del XII secolo che si afferma nella poetica dei trobadori occitani il nuovo concetto di “amor cortese” caratterizzato dal potere mistico dell’amore (la perfettibilità dell’anima del “cavaliere” votato al servizio della sua dama).

mysticroseFu il teologo Bernardo di Chiaravalle a battezzare la Madonna come ‘rosa mistica’, messo non a caso da Dante proprio in Paradiso di fronte ai Beati.
In forma dunque di candida rosa Mi si mostrava la milizia santa Che nel suo sangue Cristo fece sposa. (Paradiso XXXI 1-3)
I petali della rosa ruotano intorno al centro (e lo nascondono), così la rosa custodisce il segreto, la rosa è utero spirituale, la coppa-utero della Salvezza (e rigenerazione). E’ la manifestazione del Divino Femmineo così ricorrente nella mitologia celtica.
Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d’etterno consiglio Tu se’ colei che l’umana natura nobilitasti sì, che il tuo fattore non disdegnò di farsi fattura. Nel ventre tuo si riaccese l’amore per lo cui caldo ne l’etterna pace cos’ è germinato questo fiore Qui se’ a noi meridïana face di caritate, e giuso, intra ’ mortali, se’ di speranza fontana vivace. (Dante Paradiso canto XXXIII)
Il culto mariano fiorì nel Medioevo attraverso i canti devozionali e di pellegrinaggio, ma il protestantesimo con la sua generalizzata disapprovazione del culto dei Santi, finì per sminuire anche la figura di Maria e il suo culto.

LA MELODIA

ASCOLTA Eva Beneke arrangiamento per chitarra (perfetto)

VERSIONE ORIGINALE IN TEDESCO

ASCOLTA sound track dal film “The Time Travelers Wife” (in italiano “Un amore all’improvviso”) 2009 della colonna sonora firmata da Mychael Danna (il cd è uscito nel 2010) con il brano Lo’ How A Rose E’er Blooming come tema ricorrente.
ASCOLTA Jennifer Graf in “Tidings of Christmas” 2006
Testo in tedesco (qui) la versione testuale è quella protestante in cui è Gesù a essere il fiore
I
Es ist ein Ros’ entsprungen, aus einer Wurzel zart,
Wie uns die Alten sungen, von Jesse kalten Art,
Und hat ein Blumlein bracht mitten im kalten Winter
Wohl zu der halben Nacht.
II
Das Röslein das ich meine, davon Isaias sagt,
Hat uns gebracht alleine Marie, die reine Magd.
Aus Gottes ew’gem Rat Hat sie ein Kind geboren
Wohl zu der halben Nacht.
III
Das Blümelein so kleine, das duftet uns so süß;
mit seinem hellen Scheine vertreibt’s die Finsternis.
Wahr’ Mensch und wahrer Gott, hilft uns aus allem Leide,
rettet von Sünd und Tod.

TRADUZIONE INGLESE
A Rose has sprung up, from a tender root. As the old ones sang to us, its lineage was from Jesse. And it has brought forth a flower in the middle of the cold winter, right upon midnight. The Rosebud that I mean, of which Isaiah told, Mary alone, the pure Maid, has brought us; Out from God’s eternal Council, she has borne a child half-way through the night. The Flower, so small, that smells so sweet to us, with its clear light dispels the darkness. True man and true God! He helps us from all trouble, saves us from sin and death.

VERSIONE INGLESE

Come sempre evito le corali e devo dire che ci sono delle versioni interessanti sulla scia del successo riportato dal film “The Time Travelers Wife

ASCOLTA Sufian Stevens in Songs for Christmas 2006 (strofe I e II)

Sting in “If On A Winter’s Night…” 2009 (strofe I e II)
ASCOLTA Feist in Sweet Tracks 2005

TRADUZIONE INGLESE Thedore Baker 1894*
I
Lo, how a rose e’er blooming
From tender stem hath sprung!
Of Jesse’s lineage coming(1),
As men of old have sung.
It came, a flow’ret bright(2),
Amid the cold of winter
When half-spent was the night(3).
II
Isaiah ‘twas foretold it,
“This Rose(4) I have in mind.
With Mary we behold it,
The Virgin Mother (so sweet and so) kind.”
To show God’s love aright,
She bore to men a Saviour,
When half-spent was the night.
III
This rose whose fragrance tender
With sweetness fills the air
Dispels with nature’s splendor
The darkness everywhere
True love, so pure and good
From sin and death He saves us,
And lightens every load
TRADUZIONE ITALIANO CATTIA SALTO
I
Ecco, come una rosa giammai fiorita
è spuntato dal tenero stelo
venuto dal lignaggio di Jesse(1)
come hanno cantato i saggi
E’ venuto la rosa splendente(2)
tra il freddo dell’inverno
nel mezzo della notte(3)
II
Isaia lo aveva preannunciato
“questa rosa(4) vedo..
con Maria contempliamo,
la vergine madre, così dolce e bella”
Proprio per mostrare l’amore di Dio
ella portò agli uomini il Salvatore
nel mezzo della notte
III
La rosa la cui tenera fragranza
riempie di soavità l’aria
disperde con lo splendore della natura
l’oscurità ovunque sia;
Vero amore, così puro e giusto
dal peccato e dalla morte Egli ci salverà
e alleggerirà ogni peso

NOTE
* la traduzione di Catherine Winkworth risalente al 1869 a mio avviso è molto più poetica

A spotless Rose is blowing
Sprung from a tender root,
Of ancient seers’ foreshowing,
Of Jesse promised fruit;
Its fairest bud unfolds to light
Amid the cold, cold winter
And in the dark midnight.The Rose which I am singing,
Whereof Isaiah said,
Is from its sweet root springing
In Mary, purest Maid;
For through our God’s great love and might
The blessed babe she bare us
In a cold, cold winter’s night.
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Una rosa immacolata fiorisce
sbocciando da una tenera radica
da antichi veggenti preannunciato
il frutto promesso di Jesse:
la gemma più bella si svela alla luce
nel mezzo del freddo, freddo inverno
e nell’oscura mezzanotte.”La rosa di cui canto
-così disse Isaia-
spunterà dalle sue dolci radici,
da Maria, vergine fanciulla”;
che per il grande amore di nostro Signore e la sua volontà
il bambino beato per noi partorì
in una fredda, fredda notte d’inverno

rose-snow1) l’albero di Jesse è l’albero genealogico di Gesù a partire da Jesse il padre del re Davide; tradotto come Rod of Jesse non è chiaro se Isaia si voglia riferire a Ros (rosa) o Reis (radice) così nell’iconografia medievale l’albero è raffigurato come una pianta di rose. (vedi anche O Come Emmanuel qui)
2) una rosa bianca dunque, ma anche il divino (la luce ultraterrena) diventata materia. La rosa che fiorisce in Inverno ha un che di eccezionale, così la nascita di Gesù
3) letteralmente “quando a metà era trascorsa la notte”, a mezzanotte
4) Maria paragonata alla rosa nella versione cattolica “Das Röslein, das ich meine, davon Jesaia sagt: ist Maria die Reine” cioè “The rose that I mean, of which Isaiah speaks, is Mary the pure.” diventa nella versione protestante “Isaiah ’twas foretold it, the rose I have in mind; With Mary we behold it . . .”

ASCOLTA Tori Amos intitola la canzone “Holly, Ivy and Rose”, in “Midwinter graces” 2009 prende la I e la III strofa di Lo, How a Rose E’er Blooming con annessa melodia (ancorchè arrangiata) e li innesta nella tradizione dei carols sull’agrifoglio e l’edera. (vedi). Il ritornello è cantato con la figlioletta Tash (Natashya)

Lo, how a rose e’er blooming From tender stem hath sprung Of Jesse’s lineage coming By ancient sibyls sung A rose doth bear a flower All in the cold midwinter And at the midnight hour
BRIDGE
And he waits for who to find The heart she left behind He prays she’ll find her way To be his bride someday
CHORUS
Ivy of all the trees in the wood, holly wants the rose Holly and the ivy when they are both full grown Of all the trees in the wood holly bears the crown Holly and the ivy, the running of the deer For his rose to bloom holly waits every year
Lo, how a rose e’er blooming From tender stem hath sprung The frozen air perfuming that tiny bloom doth swell Its rays the night illuming, the darkness quite dispel Oh, flower beyond compare Bloom in our heart’s midwinter Restore the springtime here

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Ecco, come una rosa giammai fiorita, è spuntato dal tenero stelo, venuto dalla discendenza di Jesse da antiche sibille preannunciato, una rosa porta un fiore, tra il freddo dell’inverno, nel mezzo della notte. Ed egli attende che lei trovi il cuore che ha lasciato indietro e prega che lei troverà la sua via per diventare un giorno sua moglie. Edera, di tutti gli alberi del bosco l’agrifoglio vuole la rosa. L’agrifoglio e l’edera quando sono entrambi cresciuti di tutti gli alberi del bosco l’agrifoglio porta la corona. L’agrifoglio e l’edera, la corsa del cervo, per lo sbocciare della sua rosa l’agrifoglio attende ogni anno. Ecco, come una rosa giammai fiorita, è spuntato dal tenero stelo profumando l’aria gelida quel piccolo boccio si apre, i suoi raggi illuminano la notte e disperdono l’oscurità; oh fiore senza paragoni, fiorisci nell’inverno del nostro cuore e riporta la primavera.

ILLUSTRAZIONE
Mystic Rose di Willow Arlenea: From deep within the Celtic tradition come the teachings of the Mystic Rose. The Rose as a being holds the vibration of the highest love. She is a manifestation of the Divine Feminine, the great mother, known as Mary, Brigit, Isis, or thousands of other names.
In this image we see a Celtic knot woven into a heart. This represents all the forms of polarity coming together in unity in the mystic center, the heart. Take time to draw in the beauty and fragrance of the rose. Let it open your heart.

(tratto da qui)

FONTI
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com /
Hymns_and_Carols/Notes_On_Carols/lo_how_a_rose_eer_blooming.htm
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/NonEnglish/Es_ist_ein_Ros_entsprungen.htm http://www.hymnary.org/text/lo_how_a_rose_eer_blooming http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_commissions/pcchc/ documents/rc_com_pcchc_20051202_rosa-mystica_it.html http://www.larosenoire.it/index.php?page=Il_simbolismo_della_Rosa http://lamisticadellanima.blogspot.it/2014/01/ il-segreto-di-dante-e-le-quattro-chiavi.html http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=116873

http://religiousaffections.org/articles/ hymnody/incarnation-hymnody-%E2%80%9C/ http://www.abbruscatonotaio.com/letteratura/641-canto-xxxiii-del-paradiso-di-dante http://www.oilproject.org/lezione/dante-alighieri-commedia-paradiso-canto-33-testo-parafrasi-san-bernardo-preghiera-vergine-9243.html

AD MORTEM FESTINAMUS

Segue da “Shaking of the Sheets” la danza macabra nel Medioevo (qui)

Dal Manoscritto “Llibre Vermell” (ossia il Libro Rosso) dal monastero di Montserrat (nella montagna catalana a Nord di Barcellona) in cui sono raccolti i più popolari canti del pellegrinaggio medievale, sicuramente l’unica danza macabra pervenutaci in forma integrale dal Medioevo.

Il manoscritto è stato compilato nel 1396-99 dai monaci e conteneva principalmente i racconti dei miracoli della Madonna Nera di Montserrat nonché svariati canti dei pellegrini; di questi solo dieci sono giunti sino a noi con tanto di notazione musicale (notazione mensurale). Bisogna dire che l’intento del monaco che trascrisse i brani era quello di “contenere” l’esuberanza popolare in modo che canti e danze non fossero men che rispettosi e sobri. Così si legge in calce al foglio 21v: .. poiché i pellegrini .. sono pervasi dal desiderio di cantare e danzare, e siccome in questi luoghi essi non devono cantare altro che cantilene oneste e devote, alcune di esse sono annotate di seguito. Queste pertanto dovranno essere eseguite in modo onesto e sobrio, affinchè non siano disturbati i fedeli intenti alla preghiere e alle devote contemplazioni.”

madonna-montserratC’è da osservare che il monastero di Montserrat era un luogo di cura oltre che di preghiera nel senso che era l’ultima spiaggia dei malati di lebbra, tifo petecchiale, il “fuoco di Sant’Antonio” etc: il malato trascorreva la notte in veglia nel recinto sacro ovvero per lo più all’addiaccio fuori dal Monastero, per poter in ultimo genuflettersi davanti alla statua della Madonna, invocando la guarigione. “Ad mortem festinamus” era perciò il canto come dire più “azzeccato” essendo un inno in cui gli uomini sono invitati a riconoscere la sovranità della morte affinchè smettano di peccare e soprattutto si pentano dei propri peccati in vista del suo inevitabile (e prossimo) sopraggiungere.

Gli studiosi ritengono che il testo riprenda il soggetto di un canto latino più antico “Scribere proposui” strutturandolo secondo i modi propri del virelai, una forma musicale da danza tipicamente duecentesca, è infatti uno dei tre virelais monodici superstiti del Codice. Si ritiene si tratti di un contraffactum ovvero che l’anonimo monaco compositore abbia sostituito il testo originale con quello di propria invenzione mantenendo però la musica originaria di ambito popolare.

IL VIRELAI

Il virelai è un tipico componimento dei trovieri (scritto in lingua d’oil ovvero in francese antico) ma è anche la struttura tipica delle laudi italiane del Due-Trecento nonché delle Cantigas de Sancta Maria in lingua gallega (e più in generale di alcuni canti di pellegrinaggio), sicchè possiamo affermare che la danza era diffusa in terra francese, italiana e spagnola sebbene le sue origini siano remote e ignote.

Dal punto di vista musicale “Ad mortem festinamus” è formato da nove stanze con schema Abba con ritornello e volta che portano lo stesso tempo. Ci sono quindi solo due idee musicali, ritornello e volta (idea A), strofa (idea B) ma il ritornello è affidato al coro mentre strofa e volta sono cantate dalla voce solista, così la voce solista anticipa nella volta (a) il tema musicale del ritornello ripetuto dal coro (A). In coda è eseguita una specie di litania. A questa tessitura musicale vocale si aggiungono gli strumenti musicali, non solo in accompagnamento al canto come per le monodie dell’anno mille, bensì come terzo elemento a cui affidare preludi e variazioni e anche il giro del ritornello. Una stupefacente varietà melodica rispetto al secolo precedente!!

Ascoltiamo il brano nell’esecuzione di Jordi Savall una figura di tutto rispetto nell’ambito della musica storica
ASCOLTA Jordi Savall & Hespèrion XXI: Savall suona una sorta di viola da gamba che chiama lira d’Esperia ovvero la viella da gamba medievale

ASCOLTA Micrologus
ASCOLTA Escolanía de la Santa Cruz del Valle de los Caídos & Atrium Musicae che probabilmente con la scelta per un incedere più solenne si avvicina alle esortazioni del monaco di cantare in modo onesto e sobrio..

VIDEOVento del Tempo” una ipotesi di ricostruzione della danza che inizia in cerchio e con gesti che mimano il mietere della falce e prosegue come farandola

E se proprio vogliamo spaziare nelle versioni contemporanee del medioevo rivisitato dai gruppi rock e metal
ASCOLTA Qntal un medioevo tecno

I stanza A (ritornello – tornada)
Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus
bb (strofa)
Scribere proposui de contemptu mundano,
ut degentes seculi non mulcentur in vano.
a (volta)
Iam est hora surgere a sompno mortis pravo,
a sompno mortis pravo
II stanza
Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus Vita brevis breviter in brevis finietur, mors venit velociter que neminem veretur, omnia mors perimit et nulli miseretur.
III stanza
Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus Ni conversus fueris et sicut puer factus et vitam mutaveris in meliores actus, intrare non poteris regnum Dei beatus.
IV stanza
Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus Tuba cum sonuerit, dies erit extrema, et iudex advenerit, vocavit sempiterna electos in patria, prescitos ad inferna.
V stanza Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus Quam felices fuerint, qui cum Christo regnabunt. Facie ad faciem sic eum adspectabunt, Sanctus, Sanctus, Dominus Sabaoth conclamabunt.
VI stanza
Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus Et quam tristes fuerint, qui eterne peribunt, pene non deficient, non propter has obibunt, heu, heu, heu, miserrimi, nunquam inde exibunt.
VII stanza
Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus Cuncti reges seculi et in mundo magnates adventant et clerici omnesque potestates, fiant velut parvuli, dimitant vanitates.
VIII stanza
Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus Heu, fratres karissimi, si digne contemplemus passionem Domini amare et si flemus, ut pupillam occuli servabit, ne peccemus.
IX stanza
Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus Alma Virgo Virginum, in celis coronata, apud tuum filium sis nobis advocata et post hoc exilium ocurrens mediata.

Ad mortem festinamus, peccare desistamus, peccare desistamus Vile cadaver eris: cur non peccare vereris? Vile cadaver eris: cur intumescere quaeris? Vile cadaver eris: ut quid pecuniam quaeris? Vile cadaver eris: quid veges pomposas geris? Vile cadaver eris: ut quid honores quaeris? Vile cadaver eris: cur non paenitens confiteris? Vile cadaver eris: contra proximum non laeteris?

TRADUZIONE ITALIANO (avevo questa trascrizione tra le mie carte, ma non so più chi sia il traduttore)
La morte in fretta si avvicina smettiamo di peccare, smettiamo di peccare Mi sono proposto di scrivere sul disprezzo mondano, perchè chi si affligge in terra non si strugga invano. E ormai ora di sorgere dal maligno sonno della morte. La vita breve in breve finisce e la morte che veloce giunge nessuno deve temere. Tutto la morte distrugge e di nessuno ha compassione. Se non ti convertirai e non ritornerai come bambino e la vita non muterai in azioni migliori non potrai entrare da beato nel regno di Dio. Quando la tromba suonerà, sarà il giorno estremo e il giudice verrà a decidere le sorti eterne: gli eletti alla casa del padre e i condannati all’inferno. Quanto saranno felici coloro che con Cristo regneranno e volto contro volto lo potranno contemplare “Santo, Santo, il Signore Sabaoth” insieme cantando. E quanto tristi saranno coloro che moriranno per sempre e a loro pur non mancheranno le pene. Ahi miseri, mai di lì usciranno. Tutti i re del mondo e chi nel mondo è potente facciano attenzione, ed anche i chierici, e tutte le potestà: diventino come bambini, lascino ciò che è vano. Oh fratelli carissimi, se soltanto contemplassimo in giusta maniera l’amara passione di Dio e piangessimo tanto da non serbare pupilla nell’occhio e così non peccare. Nutrice Vergine tra le vergini, assunta in cielo presso tuo figlio, tu sei nostra avvocata, e dopo questo esilio lassù ci aiuterai ad entrare.
Sarai un vile cadavere: perchè non hai paura di peccare? perchè aspiri alla gloria? perchè cerchi la ricchezza? perchè porti vesti sfarzose? perchè agogni gli onori? perchè non confidi nella penitenza? della tua sorte prossima non ti rallegri?

Così per completare il quadro d’insieme ecco la versione di Angelo Branduardi

ILLUSTRAZIONI: Miniatura da Llibre Vermell

FONTI
http://www.latelanera.com/abisso/articolo.asp?id=183 http://www.8notes.com/scores/6264.asp http://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/shakingofthesheets.html http://thesession.org/tunes/7110 http://www.mondimedievali.net/sire/fratello2.htm http://ballifolk.altervista.org/farandoulo.html
http://www.ilsorrisodellabagiua.com/dblog/articolo.asp?articolo=73

HIND HORN

La ballata Hind Horn ha origini che si perdono nell’Alto Medioevo a partire dalle saghe vichinghe (VIII o IX secolo): la storia ha fatto il giro un po’ di tutta l’Europa e lo stesso Boccaccio ne fece una riscrittura nel Decamerone. Già nel IX secolo i Vichinghi misero piede in Inghilterra e Irlanda ma solo con l’invasione dei Normanni (“gli uomini del Nord” ovvero i vichinghi, per lo più danesi, insediatisi nel nord della Francia) iniziò a circolare in forma scritta l’antica saga vichinga in lingua francese che diventerà il romance (romanzo cavalleresco in rima) King Horn, scritto alla fine del XIII secolo in proto-inglese (Old English): nella trasposizione molti dettagli vennero scartati anche se il racconto finì per contenere diversi elementi di cultura vichinga, ma inevitabilmente fu plasmato secondo la cultura feudale del tempo. Quando un secolo più tardi si affermò il genere ballata i menestrelli fecero un adattamento dei precedenti versi in rima baciata, cogliendo solo le parti ritenute più interessanti e quindi per le corti e le strade iniziarono a circolare una miriade di versioni.

Liga Kļaviņa

KING HORN: IL ROMANZO CAVALLERESCO

Si narra dell’eroico re Horn, originariamente un feroce e sanguinario incursore vichingo trasformato in tipico cavaliere medievale, imbevuto di virtù cavalleresche; il romanzo ha chiari intenti propagandistici per favorire l’arruolamento alle crociate (vedi)

LA TRAMA (a cura di Giordano Dall’Armellina)
Horn e’ figlio di Murry, re di Suddenne (1) E’ un giovane di straordinaria bellezza e ha dodici amici (2) dei quali Athulf (3) e Fikenhild sono i suoi favoriti. Un giorno, mentre Murry stava cavalcando, si imbatté in 15 navi di Saraceni (4) che erano appena approdate. I pagani uccisero il re e per evitare una possibile vendetta in un futuro da parte di Horn, lo misero insieme ai suoi 12 compagni su una barca senza remi e senza timone e lo lasciarono al largo (5). Tuttavia le correnti portarono la barca sulle coste del regno di Westerness (6) ad ovest di Suddenne. Il re Ailmar diede loro il benvenuto e li affidò ad Athelbrus, il suo consigliere perché provvedesse alla loro educazione. Rymenhild, la figlia del re, s’innamorò di Horn e dopo aver convinto non senza difficoltà Athelbrus a condurlo nel suo appartamento privato, si offrì a lui come moglie. Horn le rispose che sarebbe stato un matrimonio sconveniente essendo egli solo un servo (7) e lei figlia di re. Questa risposta ferì Rymenhild grandemente e Horn fu così commosso dal suo dolore che le promise che avrebbe fatto tutto quello che lei avesse richiesto se lei avesse indotto suo padre a farlo diventare cavaliere. Il giorno seguente Horn divenne cavaliere e investì lui stesso i suoi dodici amici che divennero anch’essi cavalieri.
Rhymenhild mandò a chiamare Horn per indurlo a sposarla ma Horn voleva prima dimostrare di essere degno del titolo di cavaliere per fregiarsi di qualche nobile impresa. Se fosse tornato vivo, allora l’avrebbe sposata. Data questa risposta Rymenhild gli diede un anello impreziosito di pietre di tale potere che mai sarebbe stato ucciso se lui l’avesse guardato pensando a lei (8).
Il giovane cavaliere ebbe la fortuna di imbattersi immediatamente con una nave piena di Saraceni e con l’aiuto dell’anello fu in grado di ucciderne un centinaio (9) dei loro migliori. Il giorno seguente andò a far visita a Rymenhild e la trovò affranta a causa di un brutto sogno. Aveva buttato una rete in mare e un grosso pesce l’aveva rotta. Horn tentò di confortarla ma non riuscì a nascondere la sua apprensione che i guai sarebbero arrivati. Il pesce non era altri che Fikenhild, l’amico del cuore di Horn. Parlò al re Ailmar dell’intimità che si era venuta creando tra Horn e sua figlia e aggiunse che Horn aveva l’intenzione di uccidere il re e di sposare la principessa. Ailmar si arrabbiò molto e fu nello stesso tempo addolorato. Trovò il giovane nell’appartamento privato della figlia e gli ordinò di lasciare il suo reame immediatamente. Horn sellò il cavallo e si armò, poi tornò da Rymenhild e le disse che sarebbe andato per terre straniere per sette anni (10). Se non fosse tornato o non avesse inviato sue notizie lei avrebbe potuto scegliersi un altro marito.
Salpò verso ovest fino a giungere in Irlanda. Appena arrivato incontrò due principi che lo invitarono a prendere servizio presso il loro padre. Il re Thorston (11) lo accolse benevolmente ed ebbe immediatamente l’occasione di servirsi di lui. A Natale venne alla corte un gigante con un messaggio da parte dei pagani appena giunti. Proposero che uno di loro combattesse contro tre cristiani e aggiunsero che se i cristiani avessero ucciso il loro campione avrebbero lasciato quella terra, ma se al contrario il loro campione avesse ucciso i tre cristiani si sarebbero impossessati del regno. Horn rifiutò con scherno di combattere a quelle condizioni: lui solo avrebbe combattuto contro tre pagani. Così fece e nel corso del combattimento venne a sapere che quelli erano i saraceni che avevano ucciso suo padre. Horn guardò il suo anello e pensò a Rymenhild e si buttò sui suoi nemici. Questa volta tutto l’esercito prese parte alla battaglia (12). Nessuno scappò ma il re Thurston perse molti uomini fra i quali i suoi stessi figli. Non avendo eredi offerse a Horn la mano di sua figlia Reynild e la successione al trono. Horn rispose che non aveva ancora meritato una tale ricompensa e che avrebbe servito il re per altro tempo. Sperava poi che qualora lui richiedesse in sposa sua figlia in un futuro il re non rifiutasse la proposta.
Sette anni stette Horn con il re Thorston e da Rymenhild non andò mai nè scrisse mai. Fu un periodo molto triste per Rymenhild e come se non bastasse il re Modi di Reynis la chiesa in sposa e suo padre acconsentì. Il matrimonio si sarebbe celebrato da lì a pochi giorni. Rymenhild mandò messaggeri in ogni dove ma Horn non ne seppe nulla fino a quando un giorno mentre stava andando a caccia, incontrò uno di loro e venne a sapere come stavano le cose. Mandò un messaggio al suo amore dicendogli di non preoccuparsi: lui sarebbe arrivato prima del matrimonio. Ma sfortunatamente il messaggero affogò mentre tornava e Rhymenhild, mentre cercava a fatica con gli occhi un raggio di speranza fuori della porta, vide il suo corpo trascinato via dalle onde. Ora Horn fece ampia confessione a re Thorston e gli chiese aiuto. Questo fu generosamente accordato e Horn salpò in direzione di Westerness. Arrivò non troppo presto nel giorno del matrimonio, lasciò i suoi uomini nel bosco e si diresse solo verso la corte di re Ailmar. Incontrò un pellegrino e gli chiese notizie. Il pellegrino era appena venuto dal matrimonio di Rymenhild e riferì che piangeva e non voleva sposarsi poiché aveva un marito che era lontano in altre terre.
Horn cambiò vestiti con il pellegrino, scurì la pelle e contorse le labbra. Così si presentò ai cancelli del re. L’uomo di guardia non ne voleva sapere di farlo entrare: Horn aprì il portone a calci, buttò il guardiano giù dal ponte e si diresse verso la sala dei ricevimenti; li si sedette nel settore riservato ai mendicanti. Rymenhild stava piangendo ma dopo aver mangiato carne, si alzò per dare da bere, per mezzo di un corno a tutti i cavalieri e nobili. Così era l’usanza (13). Horn la chiamò, lei pose il corno e gli riempì una ciotola ma Horn non volle bere da quella (14). Poi disse misteriosamente: “Tu pensi che io sia un mendicante ma in realtà sono un pescatore venuto dal lontano oriente (15) per pescare alla tua festa. La mia rete e’ qui a portata di mano ed ha sette anni. Sono venuto a vedere se ha preso qualche pesce.” .”Rymenhild lo guardò, le si gelò il cuore. Che cosa volesse dire con il suo pescare non lo riusciva a comprendere. Riempì il suo corno e bevve alla sua salute, lo porse al pellegrino e disse: “Bevi quello che ti spetta e dimmi se per caso hai visto Horn” Horn bevve e gettò l’anello dentro il corno. Quando la principessa andò nella sua stanza privata, trovò l’anello che aveva dato a Horn. Temeva che fosse morto e mandò a chiamare il pellegrino. Il pellegrino le disse che Horn era morto durante il suo viaggio verso Westerness e lo aveva pregato di andare da Rymenhild con l’anello. Rhymenhild non poté sopportare quello che aveva udito. Si gettò sul letto, dove aveva nascosto un coltello che voleva utilizzare per uccidere il re Modi e se stessa se Horn non fosse tornato, e puntò il coltello verso il suo cuore. A quel punto Horn la fermò e gridò: “Io sono Horn” Grande fu la sua gioia ma non era tempo di indulgere troppo. Horn andò a radunare i suoi uomini. Uccisero tutti quelli che erano nel castello (16) eccetto il re Ailmar e i suoi vecchi amici tra i quali il suo il suo fedele amico Athulf. Horn risparmiò anche Fikenhild in cambio di un giuramento di fedeltà da lui e dal resto dei suoi amici. Poi si fece riconoscere da Ailmar, negò le accuse che gli erano state mosse e disse che non avrebbe sposato Rymenhild nemmeno adesso, almeno fino a quando non avesse riconquistato Sudenne. Si mise subito ad organizzarlo; ma mentre era impegnato a cacciare i Saraceni dalla sua terra e a ricostruire chiese (17) , lo spergiuro Fikenhild comprò sia giovani sia vecchi per farli stare dalla sua parte. Costruì una fortezza, sposò Rymenhild e ve la portò e cominciò una festa.
Horn avvisato da un sogno, fece rotta di nuovo verso Westerness e s’imbatté nel nuovo castello di Fikenhild. Il cugino Athulf era sulla spiaggia per informarlo di cosa era successo.
Gli disse di come Fikenhild avesse sposato Rymenhild proprio quel giorno. Aveva ingannato Horn due volte. Horn si travestì e fece travestire i suoi cavalieri da arpisti e violinisti (18) e grazie alla loro musica ebbero accesso al castello. Appena entrato guardò il suo anello e pensò a Rhymenhild. Fikenhild e i suoi uomini furono presto uccisi. Fece sposare Athulf con la figlia di re Thurston e fece diventare Rymenhild regina di Sudenne.
NOTE di Giordano Dall’Armellina
1) Non esiste storicamente nessun luogo con tale nome, ma l’iniziale Sud di Suddenne fa propendere per un sito nel sud Europa conquistato dagli Arabi. o forse si voleva indicare l’attuale Surrey e Sussex a Sud dell’Inghilterra
2) Fin dall’inizio si utilizza un numero simbolico, proprio della tradizione babilonese ed ebraica, che in questo caso evoca nell’ascoltatore altre storie quali quelle di Gesù e i suoi dodici apostoli (anche Horn sarà tradito da uno dei suoi amici) e, soprattutto, i dodici cavalieri della tavola rotonda e i dodici paladini di Carlo Magno eroi delle chansons de geste.
3) Il nome ricorda Beowulf, l’eroe del primo manoscritto in lingua anglo-sassone probabilmente dell’ottavo secolo
4) Così venivano chiamati in Europa gli arabi in genere e i pirati in particolare. In realtà i veri Saraceni erano una tribù nomade che avevano come territorio parte dell’attuale Giordania e che nemmeno i Romani riuscirono a sconfiggere. Da qui la loro nomea di combattenti temibili. Per estensione anche gli altri popoli limitrofi vennero chiamati Saraceni.
Le scorrerie saracene non raggiunsero mai le isole britanniche, quindi ci si riferisce ad un regno di fantasia situato forse nel sud della Francia dove in effetti i Saraceni, fra il nono e il decimo secolo ebbero dei feudi, come per esempio l’odierna Saint-Tropez, che durarono anche più di ottant’anni. [l’incursione in realtà ricorda i saccheggi vichinghi lungo le coste d’Europa prontamente ribattezzati come Saraceni per far convergere il risentimento verso i cattivi di turno!]
5) quella di lasciare i condannati a morte su una barca senza remi nè timone al largo, era in realtà un’usanza vichinga. Per i Saraceni sarebbe stato più sbrigativo e meno rischioso ucciderli subito, ma il racconto poi non avrebbe avuto un seguito.
6) Il fatto che l’altro regno si chiami Westerness (luogo posto a occidente) rinforza la tesi che Suddenne fosse a sud.
7) Horn, avendo perso il suo regno, non era più principe, ma un semplice servo.
8) L’atto di dare un anello magico appartiene sia alla favolistica europea che a quella asiatica. Era una credenza comune nell’Europa medievale che le pietre preziose avessero dei poteri magici.
9) L’esagerazione è tipica dei racconti con contenuti magici legati alla favolistica. Qui l’eroe viene esaltato come sterminatore di Saraceni, quindi come fulgido esempio da imitare in una eventuale crociata.
10) Il riferimento al numero sette non è casuale: è un altro numero magico o simbolico proprio della cultura popolare giudaico-europea. È spesso legato alla morte o al cambiamento. Inoltre c’è da sottolineare che nel Medioevo se un uomo decideva di prestare servizio presso un esercito doveva in genere firmare per sette anni. Se un marito partiva per la guerra e non tornava entro i sette anni, la moglie poteva risposarsi. Ecco perché Horn poi dirà a Rymenhild che potrà sposarsi se lui non dovesse tornare dopo sette anni. La stessa cosa disse Hertik Henrik nella versione svedese.
11) E’ improbabile che un re irlandese si chiami Thorston che significa figlio di Thor, divinità germano-scandinava corrispondente al Giove romano.
12) Il racconto si rifà a ciò che effettivamente accadeva in Spagna prima di una battaglia fra cristiani e mori. Tre cavalieri arabi sfidavano tre cavalieri cristiani all’ultimo sangue. Il risultato del confronto era percepito come di buono o cattivo auspicio per la battaglia che si sarebbe svolta successivamente fra i due eserciti. Ecco perché subito dopo le sfide fra Horn e i tre Saraceni si scatena la battaglia. È evidente che, sebbene il racconto sia ambientato in Irlanda, dove mai arrivarono i Saraceni, si parli in realtà di gesta eroiche di paladini del cristianesimo in lotta contro gli Arabi in Spagna. In ciò l’influenza delle chansons de geste è ancora molto forte e si trasportano in Irlanda avvenimenti accaduti altrove.
13) L’usanza era in realtà vichinga ed è ben rappresentata nel celebre arazzo di Bayeux nel quale si vedono nobili Vichinghi alzare i corni usati come bicchieri.
14) Solo i nobili potevano bere dal corno. Horn è un nobile e rifiuta di bere dalla ciotola che è riservata alla gente comune.
15) Il racconto ci dice che è stato in Irlanda, quindi a Occidente, ma questa contraddizione rivela la verità. Horn in realtà è stato in oriente alle Crociate dove, con più logica, avrebbe sconfitto i Saraceni.
16) Stragi, massacri e delizie del genere erano all’ordine del giorno nelle guerre medioevali, Anche nella Chanson de Roland e nel Cantar del Mio Cid gli eroi si macchiano di fatti orrendi che alle orecchie degli auditori apparivano del tutto normali. Non si capisce la ragione di questo massacro. Forse voleva far capire a re Ailmar che lui era più forte e che la figlia doveva concederla a lui.
17) Chiaro qui il riferimento alle crociate per cacciare gli Arabi dalla Spagna e da Gerusalemme. I Saraceni erano i nemici della cristianità e potevano assolvere quel ruolo in qualsiasi tipo di racconto, soprattutto se inducevano gli uomini ad arruolarsi per combatterli.
18) Per i Normanni, ovvero per i Vichinghi, la musica dell’arpa o altri strumenti a corda era essenziale per ogni festa. Persino nelle spedizioni guerresche non potevano mancare i musici che invogliavano al canto, percepito come unificatore di intenti.
15 Hind Horn
Arthur Rackham: Hind Horn travestito da mendicante, il riconoscimento dopo il brindisi

HIND HORN: LA BALLATA

Il romance secondo lo schema della chanson de geste è ovviamente un racconto di avventure guerresche, nella ballata invece prevale il tema amoroso, il quale inaugurerà uno specifico filone detto “broken token ballad“: l’uomo andato in guerra, ritorna dopo molti anni e incontra (sotto mentite spoglie) la fidanzata o la moglie, e la sottopone ad un test per avere la prova della sua fedeltà. Il modello archetipo è probabilmente quello di Ulisse e Penelope.

Scrive ancora Dall’Armellina “Recenti ricerche storiche fanno avanzare ipotesi che la storia narrata nell’Odissea possa aver avuto origine tra i popoli che abitavano l’odierna Scandinavia. Questi popoli migrarono verso il sud dell’Europa e presumibilmente contribuirono al formarsi della cultura greca. Ciò spiegherebbe la finora misteriosa origine dei Micenei. Se questa ipotesi fosse comprovata non sarebbe più così sorprendente constatare che King Horn e l’Odissea abbiano dei punti in comune.”

SALADINO E MESSER TORELLO

Il tema dell’allontanamento per sette anni e dell’anello dato come pegno (ma non necessariamente magico)  che permette ai due amanti di ritrovarsi e di riconoscersi, circola per tutta l’Europa medievale in molte varianti non da ultima quella in cui, come nel romance King Horn spuntano i Saraceni. La storia finisce anche nel Decamerone del Boccaccio come IX novella del X giorno.

Il Saladino per poter scoprire i preparativi dei cristiani che si apprestavano alla crociata, decide di travestirsi da mercante ed andare in Europa a verificare, per quanto possibile, il numero dei partenti. Nei pressi di Pavia, all’imbrunire, si imbatte in messer Torello che, vista l’ora tarda, si offre di ospitarlo a casa sua. L’ospitalità si rivela quanto mai generosa e il Saladino ne rimane estasiato. Mentre il Saladino ritorna in patria, messer Torello decide di unirsi alle crociate e chiede alla moglie di aspettarlo un anno, un mese e un giorno prima di risposarsi. Nel giorno della partenza la moglie gli dà un anello dicendogli: “Se egli avviene che io muoia prima che io ti rivegga, ricordivi di me quando il vedrete.” Dopo essere arrivato ad Acri, roccaforte cristiana in medio oriente, messer Torello viene fatto prigioniero dal Saladino e trasferito ad Alessandria d’Egitto. Quivi il sultano lo riconosce e liberatolo gli affida la cura dei suoi falconi e lo tratta con tutte le cortesie per ricambiare l’ospitalità ricevuta a Pavia.
Torello si trova così bene presso il Saladino che quasi si dimentica della Lombardia, di casa sua e di sua moglie. Tuttavia, grazie a dei mercanti genovesi, invia una lettera alla moglie dicendogli della sua situazione. A causa di una tempesta la nave affonda e con essa la lettera di messerTorello. Nel frattempo si sparge la notizia in Italia che un altro uomo di nome Torello, aveva perso la vita in Egitto. Credendo che fosse il vero Torello, la famiglia sollecita la presunta vedova a prendere di nuovo marito il giorno dopo della scadenza prefissata.
Una settimana prima della scadenza messer Torello viene a sapere del naufragio della nave e la sola idea che la moglie possa prendere di nuovo marito lo fa diventare quasi pazzo. Saladino si offre di aiutarlo e chiama il suo negromante il quale, grazie ai suoi poteri magici, lo trasporta in una sola notte a Pavia.
John Byam Shaw il negromante trasporta magicamente Messer Torello nel suo letto fino a Pavia

Arriva la notte prima del matrimonio e il giorno seguente Torello si presenta alla cerimonia vestito da saraceno; dice alla moglie, che non lo riconosce anche a causa di una lunga barba che gli copre il viso, che è un’usanza di cortesia nel suo paese che la sposa offra una coppa di vino agli stranieri presenti alle nozze, lei dovrà poi finire il vino non bevuto dall’ospite. La futura sposa acconsente e messer Torello avendosi l’anello di lei messo in bocca, sì fece che bevendo il lasciò cadere nella coppa, senza avvedersene alcuno, e poco vino lasciatovi, quella ricoperchiò e mandò alla donna; quando l’inconsapevole moglie scopre di nuovo la coppa e vede l’anello, riconosce suo marito e gli si getta fra le braccia.

John Byam Shaw riconoscimento di Messer Torello travestito da saraceno

Segue una grande festa durante la quale sono presentati i regali di Saladino. (tratto da qui)


la versione scozzese
la versione irlandese
la versione italiana: Moru Sarasin

FONTI
Giordano Dall’Armellina: “Ballate Europee da Boccaccio a Bob Dylan”.
http://www.sacred-texts.com/neu/eng/hml/hml18.htm
https://betterknowachildballad.wordpress.com/2015/02/03/child-17-hind-horn/
https://machias.edu/faculty/necastro/story/horn.html
http://www.nspeak.com/allende/comenius/bamepec/multimedia/saggio4.htm