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La canzone dell’Asino: Orientis partibus

La Festa dell’Asino (o Festa dei Folli detta a Firenze Festa dei Pazzi) si celebrava in chiesa in diverse regioni d’Europa, nel giorno della Circoncisione di Gesù bambino (il primo di gennaio – vedi Santo Prepuzio); ma la data in questione variava così poteva cadere all’Epifania o al 14 gennaio: Jean-Baptiste Thiers, uno dei primissimi studiosi di queste feste, scrive: “A volte gli ecclesiastici si facevano merito davanti a Dio e agli uomini di danzare in chiesa … così come all’interno di cattedrali e collegiate dove si svolgeva tutta una serie di feste, sottolineate da rituali d’eccezione e da danze liturgiche; una serie quasi ininterrotta che aveva spesso un’appendice nei giorni che seguono l’Epifania, fino all’ottavario incluso in gennaio. Si trattava dunque di un lasso di tempo superiore al mese contraddistinto da alcuni momenti focali, ognuno dei quali con una diversa origine e una forma di devozione particolare, limitata dapprima a un solo giorno e a una sola cerimnia, poi estesa a più giorni. In effetti, tutti questi motivi ispiratori, tutti questi temmi liturgici finivano col confondersi e ogni gruppo di chierici negli stessi monasteri celebrava una sola grande festa d’inverno, nel giorno imposto da una tradizione sempre molto antica, oppure da una innovazione del tutto arbitraria che nasceva dall’imitazione dei vicini o addirittura dal desiderio di superarli.” (tratto da qui)

LA FESTA DELLE CALENDE

Lo scopo della festa era rendere omaggio all’asino che non solo lo aveva tenuto al caldo nella grotta, era fuggito con la Sacra Famiglia in Egitto, ma anche lo aveva portato il Messia adulto sul suo dorso nell’ingresso a Gerusalemme (affinchè si avverassero le Profezie).
La venerazione dell’Asino era ancora diffusa tra i paloecristiani e il medioevo finisce per mantenere molte storie e tradizioni asinine arrivando all’identificazione di Gesù Cristo crocefisso onocefalo

Pietro Lorenzetti: Gesù entra a Gerusalemme, affresco Basilica di Assisi

“Immagine non necessariamente (o per nulla) blasfema, bensì profondo simbolo sacrificale.
Al raglio asinino, quest’invocazione che sembra così piena di dolore e vuota di speranza, è stato in questo senso associato il grido altissimo di Gesù sulla croce. E all’umile e paziente asinello, segnato dalla croce sulla schiena in ricordo e ringraziamento per il suo servizio nella Domenica delle Palme, si associa appunto il Cristo stesso di cinque giorni più tardi, il Cristo dileggiato e sofferente che, al pari dell’asino, porta sulle spalle la croce sulla quale sarà sacrificato. I corteggi medievali dei condannati montati su asini, e poi ancora le “feste dei folli”, i “carnevali degli asini” e tutti i riti “di rovesciamento” nei quali l’asino veniva abbigliato da re o da vescovo e onorato, rex unius diei prima di venire bastonato e scorticato (o anche semplicemente prima di tornare all’improba fatica di tutti i giorni), conservano tu tti la memoria di questo ambiguo ma commovente rapporto fra asino e Cristo, entrambi figure regali ed entrambi obiettivo della crudeltà dell’uomo.” (tratto da qui)

Mal tollerata ma tuttavia praticata dai sacerdoti la Festa dell’Asinello era una mescolanza di sacro e profano, una facezia che però si poteva spingere fino allo scherno della liturgia in una  parodia della messa.
C’è da dire che nel Medioevo la chiesa non è solo un edificio in cui si celebrava messa, ci si tengono assemblee politiche sotto l’egida del Vescovo, si discute di grano e bestiame, si fissano i prezzi delle stoffe, le cattedrali costruite con l’impegno delle Corporazioni erano anche luogo di riunioni e di consiglio in cui si sbrigavano le questioni riguardanti la Corporazione e si pacificavano le contese. Diventa rifugio ospedaliero durante le epidemie o per i pellegrini o i malati in cerca di guarigione, asilo inviolabile dei perseguitati, tomba per gli illustri defunti. Poteva capitare che ci entrassero degli uomini a cavallo e almeno una volta l’anno un asino in abito talare.
Durante la festa nessuna usanza o convenzione si sottraeva al ridicolo, e persino i personaggi più altolocati del regno dovevano rassegnarsi a lasciarsi schernire. Il mondo ivi simboleggiato era eterogeneo, confuso, inebriante, gaio, ardito. Questa festa non fu mai popolare presso le corti alte. Fu costantemente condannata e censurata. Ma nonostante i maneggi di molti ecclesiastici e un’aperta condanna del Concilio di Basilea del 1431, essa sopravvisse fino al secolo XVI. Poi, durante l’epoca della Riforma e della Controriforma, a poco a poco scomparve. I cronisti raramente ne deplorano la scomparsa.  (tratto  da  qui)

L’ASINO

La xilografia di Dürer della Ruota della Fortuna rende protagonista un trio di somari, rappresentati, in fase di discesa, il più umano, di salita, un personaggio onocefalo e, in equilibrio precario su una zampa ripiegata, un asino per intero, che offre le terga all’osservatore. Spesso nel medioevo il folle porta una cuffia da cui spuntano le orecchie d’asino e stringe in mano una clava.

Animale ambivalente nel Medioevo è simbolo sia del Bene, umile, paziente, cavalcatura dei profeti e creatura sapienzale (l’asina di Balaam),  ma anche del Male: è l’asino contrapposto al bue simbolo della cristianità e del Popolo Eletto in quanto animale “puro che ha l’unghia bifida e non rumina”, mentre l’asino pagano è “impuro, rumina e ha l’unghia compatta”; è l’asino di Dioniso e quindi cavalcato da Gesù per simboleggiare la chiesa cristiana che trionfa sulle culture precedenti. E’ l’Asino d’oro di Apuleio schiavo dei piaceri della carne, ingnorante ma curioso di apprendere la magia.
Scrive Franco Cardini: Dal mito isiaco, quindi, noi abbiamo in un certo senso tratto lo statuto negativo (o quanto meno ambiguo) dell’asino: quello a causa del quale definiamo asini i ragazzi svogliati e le persone ostinate, che rifiutano di assoggettarsi a quei valori cristiani che sono la disciplina e l’umiltà; quello a causa del quale ci sembra assurda e ci fa ridere la famosa immagine dell’asino che vola (a differenza di quella del suo più nobile fratello equino: Pegaso, il cavallo alato, è segno di ascensione e di apoteosi) . L ‘asino non può avere ali né volare in quanto animale ctonio, legato alla terra, correlato all’immagine del caos; e tale lo interpreta anche Carl Gustav Jung. (tratto da qui)

LA MESSA DELL’ASINO

Ma come si svolgeva questa insolita festa natalizia? Una processione si partiva dalla chiesa seguita da dignitari e dal popolo e vi ritornava al seguito di un asino condotto in chiesa fino all’altare. Alla Messa  tutti i fedeli rispondevano con dei ragli.
Hez va, hez va, hez va, hez !
Biaux sire asnes, car alez,
Bele bouche, car chantez!
Per l’occasione venne scritta pure una canzone Orientis partibus! Il canto attribuito all’arcivescovo di Sens Pierre de Corbeil, di cui conosciamo testo e musica perchè contenuto nel “Officium stultorum ad usum Metropoleos ac primatialis Ecclesiae Sennonensis”  (XIII sec) conservato a Parigi nella biblioteca del Re .

ASCOLTA The Jaye Consort & Gerald English
ASCOLTA Musica Vagantium

ASCOLTA New London Consort (direttore Philip Pickett)
ASCOLTA Clemencic

ASCOLTA Compagnia dell’asino che porta la croce

ASCOLTA Joglaresa & Belinda Sykes


I
Orientis partibus
adventavit asinus
pulcher et fortissimus
sarcinis aptissimus
Hey, Hez, sir asne, hey!
II
Hic in collibus Sichan
iam nutritus sub Ruben
transiit per Iordanem
saliit in Bethlehem
III
Saltu vincit hinnulos
dammas et capreolos
super dromedarios
velox madianeos
IV
Aurum de Arabia
thus et myrrham de Saba
tulit in ecclesia
virtus Asinaria
V
Dum trahit vehicula
multa cum sarcinula
illius mandibula
dura terit pabula
VI
Cum aristis, hordeum
comedit et carduum
triticum ex palea
segregat in area
VII
Amen dicas, asine
iam satur de gramine
Amen, amen itera
aspernare vetera
Traduzione italiano*
I
Dalle regioni orientali
arriva l’asino
bello e fortissimo
adattissimo al carico
Ehi, ehi, sire asino, ehi!
II
Qui sui colli di Sichan
già nutrito sotto Ruben (1)
attraversa il Giordano
sale a Betlemme
III
Sconfigge nel salto il giovane mulo
i giovani daini e i caprioli
superiore in velocità
ai dromedari medianiti
IV
L’oro d’Arabia
l’incenso e la mirra di Saba (2)
portò alla chiesa
la virtù dell’asino (3)
V
Quando traina il suo carretto
con molto carico
con la sua mandibola
tritura il duro foraggio
VI
Con frumento e orzo
mangia e il cardo
il grano dal loglio
separa nell’aia (4)
VII
Di’ amen, asino
già sazio d’erba
Amen, ancora amen
rifiuta il passato

NOTE
* rielaborata dalla versione di Daniele Benedetti (qui) traduzione in inglese qui
1) Ruben è il figlio primogenito di Giacobbe. Ancora Carini scrive ” gli Ebrei sembrano condividere con gli altri popoli semiti del vicino Oriente un atteggiamento di sostanziale simpatia e anche di venerazione nei confronti dell’asino. Esso è sovente cavalcatura dei profeti, e nell’episodio di Balaam è l’asina che riconosce per prima l’angelo del Signore (il che servirà da prototipo a molti celebri miracoli medievali nei quali l’asino s ‘inginocchia dinanzi all’ostia consacrata e così via)”
2) l’asino che entra nella chiesa entra simbolicamente in Gerusalemme ossia nella pace. La terra di Saba era nel Medioevo la terra dei maghi-astrologi.
3) per gli iniziati  la Chiesa aveva abbandonato il cammino verso la conoscenza esoterica, così l’asino glorificato indica una via iniziatica asinina (la via del Matto) continua
4) un tempo vi utilizzavano gli animali per decorticare il grano: sopra il grano disteso nell’aia si facevano camminare in circolo bovini o asini che trascinavano una pietra piatta con delle scanalature (o anche semplicemente facendo camminare gli animali sul grano).

continua

FONTI
http://markhedsel.blogspot.it/2014/12/il-significato-arcano-della-festa-dell.html
http://www.ctonia.com/pagine/Scritti/patiboli/rituali_di_rovesciamento.htm
http://www.doctorlizmusic.com/mctcchoirs/wp-content/uploads/2012/07/Orientis-Partibus-analysis-1.pdf
http://web.mclink.it/MH0077/IlGiardinoDeiMagi/Giardino%201/cardini_asino_6.htm
https://www.mondimedievali.net/Immaginario/asino.htm
http://web.csepasca.it/lasino-del-medioevo

Bring a torches, Jeanette Isabella

Un flambeau Jeannette Isabelle” (in italiano “Una fiaccola Jeannette Isabelle!”) è un Noël pubblicato nel 1553 (in Cantiques de Premiere Advenement de Jesus-Christ par le comte d’Alsinois). Ancora oggi è cantato in Provenza nella Messa della Notte Santa, dalla gente in processione con fiaccole e costumi da pastore. Sono William Simon e Nancy J. Skarmeas a citare il libello stampato in una rarissima edizione a Parigi per il conte d’Alsinois contenete per l’appunto la prima versione in stampa di testo e melodia. Stranamente però i più citano come fonti della composizione Nicolas Saboly, famoso poeta e musicista occitano noto per i suoi “Noël”, ma non ancora nato ai tempi del Conte d’Alsinois!
Nicolas Saboly pubblica nel 1667 la versione in provenzale “Venès lèu vèire la pièucello”  [aria: Qu’ils sont doux, bouteille jolie (aria di Lully per il Malato immaginario)]. (prima parte)

Georges de La Tour, Adorazione dei Pastori

LA MELODIA

In origine un rondò (all’origine poesia in musica per una ballo in tondo, l’evoluzione francese della carola) rielaborato nel seicento da Giovanni Battista Lulli diventato francese con il nome di Jean-Baptiste Lully, ballerino e buffon ma anche compositore del Re Luigi XIV
L’arrangiamento alla harp guitar  (una chitarra acustica con corde di bordone) di Gregg Miner 

LA VERSIONE INGLESE: Bring a torches, Jeanette Isabella

La versione in inglese segue di poco la versione in francese (XVIII secolo), anche se quella di Edward Cuthbert Nunn (1868-1914) è solo una delle tante varianti

ASCOLTA Callie & Colette

VERSIONE E. Cuthbert Nunn
I
Bring your torches, Jeanette, Isabella(1),
Bring your torches, come swiftly(2), and run!
Christ is born, tell to the folk of the village,
Jesus is sleeping in his cradle;
Ah! Ah! Beautiful is the Mother!
Ah! Ah! Beautiful is her Son!
II
While it now all the Child is sleeping(3)
It is wrong to talk so loud;
Silence, now, as you gather around.
Lest the sunshine waken Jesus.
Hush! hush! see how fast He slumbers!
Hush! hush! see how fast He sleeps!
III
Hasten now, good folk of the village,
Hasten now, the Christ Child to see.
You will find Him asleep in a manger,
Quietly come and whisper softly,
Hush, hush, peacefully now He slumbers,
Hush, hush, peacefully now He sleeps
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
“Portate le fiaccole, Jeannette,
Isabella,(1)
portate le fiaccole,
presto accorrete!
Gesù e nato, ditelo alla  gente del villaggio,
Gesù dorme nella sua culla”
Ah Ah! Com’è radiosa la madre,
Ah Ah! com’è bello il figlio!
II
Mentre il Bambino dorme
è sbagliato parlare ad alta voce;
silenzio, ora, mentre vi radunate intorno a lui. Che sia la luce del sole a risvegliare Gesù!
Silenzio! Guardate come sonnecchia!
Silenzio! Guardate come dorme sodo!
III
Affrettatevi ora brava gente del villaggio
affrettatevi per vedere Gesù Bambino, lo troverete addormentato in una mangiatoria.
Silenzio dorme ora in pace,
Silenzio!  In pace ora riposa

NOTE
1) Jeanette e Isabella possono essere due persone distinte ma anche un’unica persona dal nome composto
2) l’aggettivo cambia a volte in hurry
3) la frase standard dice ” It is wrong when the child is sleeping,”

ASCOLTA Kelley Dolan


I
Bring a torch, Jeannette Isabella,
Bring a torch, it is dark in the stall;
Jesus awaits, good folks of the village,
Run quickly; I hear Mary’s soft call.
(Refrain)
Ah! Ah! How radiant the mother,
Ah! Ah! How angelic the Child.
II
See how sweetly Jesus is sleeping,
Like a rosebud (1), so pink and so white;
Trend softly as you draw near the manger,
Wake not the Babe, lest He cry all night.
III
Kneel and adore the infant Christ child,
Whisper low as you gaze with delight;
Angel voices aloft sing his praises
While a star gleams forth clearly and bright.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
“Porta una torcia, Jeannette Isabella, porta una torcia che è buio nella stalla; Gesù attende, brava gente del villaggio, correte presto”sento la dolce richiesta di Maria.
Ah Ah! Com’è radiosa la madre,
Ah Ah! com’è angelico il figlio!
II
Guarda come Gesù dorme dolcemente, come un bocciolo di rosa, tutto rosa e bianco. Muoviti piano mentre ti avvicini alla mangiatoia, non svegliare il Bambino altrimenti piangerebbe tutta la notte.
III
Inginocchiate(vi) e adorate Cristo neonato, sussurrate piano mentre vi deliziate lo sguardo, voci d’angelo in alto cantano le sue lodi,
mentre una stella brilla in alto chiara e luminosa

NOTE
1)  riferimento biblico alla profezia di Isaia: Gesù è il germoglio cioè la rosa che sputa dall’albero di Jesse

FONTI
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/bring_a_torch.htm http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/bring_your_torches_jeanette.htm

Sing we now of Christmas

Il Noel francese “Noel, Nouvelet” di origine medievale, si diffuse anche in Inghilterra nel Settecento con testo in inglese e il titolo  “Sing we now of Christmas”,  “Noel! A New Noel! “,” Christmas Comes New “. La melodia è diventata anche una danza popolare ed è stata utilizzata per l’inno di Pasqua “Now the Green Blade Riseth”.
E’ uno dei tanti canti di Natale in cui gli angeli portano la buona novella ai pastori, che accorrono ad adorare Gesù bambino, così anche i Re Magi al seguito della Stella portano i loro ricchi doni. (prima parte)

LA VERSIONE IN INGLESE

E’ la versione ridotta a cinque strofe del canto francese risalente al XVIII secolo di autore anonimo appartiene agli innari sia della Chiesa Cattolica che Metodista.


I
Sing we now of Christmas,
Noel sing we here!
Hear our grateful praises
to the babe so dear.
CHORUS
Sing we Noel,
the King is born, Noel!
Sing we now of Christmas,
sing we now Noel!
II
Angels called to shepherds,
“Leave your flocks at rest,
journey forth to Bethlehem,
find the child so blest.”
III
In Bethlehem they found him;
Joseph and Mary mild,
seated by the manger,
watching the holy child
IV
From the eastern country
came the kings afar,
bearing gifts to Bethlehem
guided by a star
V
Gold and myrrh they took there,
gifts of greatest price;
there was ne’er a stable
so like paradise
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Cantiamo il natale
il Natale qui cantiamo!
Ascoltate le nostre preghiere di ringraziamento al bimbo così amato.
CORO
Cantiamo Natale
il Re è Nato, Evviva!
Cantiamo il natale
il Natale qui cantiamo!
II
Gli Angeli richiamano i pastori
“Lasciate le vostre greggi a riposare,
mettetevi in viaggio a Betlemme
a cercare il bimbo benedetto”
III
A Betlemme lo trovarono;
Giuseppe e la dolce Maria
seduti accanto alla mangiatoia,
a guardare il bimbo santo
IV
Dalle terre dell’Est lontano
vennero i Re
a portare i dono a Betlemme
guidati da una stella
V
Oro e mirra là portarono,
doni di grande valore;
non c’era un recinto
così simile al paradiso

FONTI
https://hymnary.org/text/sing_we_now_of_christmas
https://www.umcdiscipleship.org/resources/history-of-hymns-sing-we-now-of-christmas

https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/sing_we_now_of_christmas.htm
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/sing_we_now_of_christmas2.htm

Noël Nouvelet

Molti canti sulla Natività risalgono al tardo Medioevo e sono originari di una vecchia Europa in cui si parlava francese; i noels raccontano gli avvenimenti ben noti relativi alla Natività di Gesù, a cominciare dalla visione profetica di Isaia, l’annuncio angelico della lieta novella, l’adorazione dei pastori e dei Magi, fino alla presentazione di Maria al tempio (cerimonia ebraica con cui la donna che aveva partorito -e quindi ritenuta impura- veniva riaccolta dalla comunità.)
Il termine francese Noel, ha vari significati: è il giorno della nascita di Gesù, ma anche nome del Messia (Emanuel), o più spesso esclamazione di gioia, una sorta di “evviva”. I testi, dalla versificazione semplice  pur essendo di argomento religioso erano sempre cantati su musiche della tradizione popolare, dal tempo vivace e sostenuto,  vuoi perchè erano l’espressione del sentimento genuino e semplice del popolo, vuoi con precisi intenti moralistici (contrafactum).

NOEL, NOUVELET

Canto natalizio francese del XV secolo che veniva tradizionalmente cantano a Capodanno, il cui titolo si traduce in “Nuovo canto di Natale ricco di notizie, si racconta con semplici parole la novella del Natale: Nouvelet è un vecchio termine desueto che sta per nouvel,  nouveau (nuovo, novello).
Lo troviamo in stampa nel 1483 nella racconta di canti del predicatore francescano Jehan Tisserand (Johannes Tisserandus) , Giovanni il Tessitore, originario di Bourg-en-Bresse (antico ducato di Savoia) e primo noeliste conosciuto. Non era un semplice fraticello bensì un dottore di teologia forse confessore dei reali di Francia.
Nel XVIII secolo si è diffuso anche in Inghilterra in una versione in inglese che traduce il titolo come “Sing we now of Christmas”,  “Noel! A New Noel! “,” Christmas Comes New “. La melodia è diventata anche una danza popolare ed è stata utilizzata per l’inno di Pasqua “Now the Green Blade Riseth”.
E’ uno dei tanti canti di Natale in cui gli angeli portano la buona novella ai pastori, che accorrono ad adorare Gesù bambino, così anche i Re Magi al seguito della Stella portano i loro ricchi doni.

LA MELODIA

L’arrangiamento per arpa di Kathryn Cater

LA VERSIONE IN FRANCESE

Il testo (di 13 strofe) è talvolta riportato in francese medievale, e ne esistono varie versioni, quelle più recenti sono di solito di 4-5 strofe.

Loreena McKennitt in “A Midwinter’s Night Dream.” Dawn Upshaw & Chanticleer (il testo modificato è nelle note)


I
Noel nouvelet! Noel chantons icy!
Devotes gens rendons (1) a Dieu merci;
Chantons Noel pour le Roi nouvelet;
Noel nouvelet! Noel chantons icy!
II
En Bethleem’ Marie et Joseph vy’
L’asne et le boeuf’ l’Enfant couche parmy (2);
La creche etait au lieu d’un bercelet.
Noel nouvelet! Noel chantons icy!
III
L’estoile vint qui le jour esclaircy’
Et la vy bien d’ou j’etois departy
En Bethleem les trois roys conduisaient. (3)
Noel nouvelet! Noel chantons icy!
IV
L’un portrait l’or’ et l’autre myrrhe aussi’
Et l’autre encens’ que faisait bon senty:
Le paradis semblait le jardinet.
Noel nouvelet! Noel chantons icy!
V
En douze jours fut Noel accomply;
Par cinq vers sera mon chant finy’
Par chaque jour j’en ai fait un couplet (4).
Noel nouvelet! Noel chantons icy!
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Un nuovo Natale, cantiamo il Natale

La gente devota rende grazie a Dio, Cantiamo il Natale per il nuovo Re
Un nuovo Natale, cantiamo il Natale
II
A Betlemme vidi Maria e Giuseppe l’asino e il bue e il bambinello disteso in una mangiatoria invece che in culla
Un nuovo Natale, cantiamo il Natale
III
La Stella vidi che rischiarò a giorno, e appena la videro bene s’incamminarono e a Betlemme i tre Re condusse
Un nuovo Natale, cantiamo il Natale
IV
Uno portò l’oro, e l’altro la mirra
e l’altro ancora
l’incenso che profuma di buono
il recinto sembrava il paradiso
Un nuovo Natale, cantiamo il Natale
V
In 12 giorni fu compiuto il Natale
e di cinque versi sarà il mio canto
per ogni cinque giorni ho fatto un distico, Un nuovo Natale, cantiamo il Natale qui

NOTE
1) oppure crions
2) oppure En Bethleem Marie et Josephis
l’âne et le boeuf, l’enfant couché au lit
3) oppure L’étoile y vis qui la nuit éclaircit
Qui d’Orient ou elle avait sorti.
En Bethleem les trois Rois amenet
4) En trente jours Noël fut accompli.
En douze vers sera mon chant fini
En chacun jours j’en ai fait un couplet
originariamente le strofe erano 13 e i giorni del Natale 30 perchè venivano contati includendo anche il 2 Febbraio cioè la Candelora. Più che al numero dei giorni ci si riferisce al mese  che va dall’Epifania alla Purificazione della Vergine. 
[Il Natale in trenta giorni è stato compiuto.
Tra dodici giorni la mia canzone sarà finita;
In ogni giorno ho fatto un distico]

la festa della Candelora è la festa della purificazione della vergine che coincide con il 2 febbraio: secondo la consuetudine ebraica la donna che partorisce è considerata impura fino al 40esimo giorno. 

Anúna hanno registrato molti canti natalizi, alcuni confluiti anche in due  christmas album “Songs for a Celtic Christmas” (1998) e “Winter Songs” (2002) e in uttimo ne “A Christmas Selection” (2017) un digital album per lo Streaming + Download dei brani più belli remasterizzati e remixati.


I
Noël nouvelet, Noël chantons ici.
Dé-évotes gens, crions à-à Dieu merci !
Chantons Noël pour le Roi nouvelet
Noël nouvelet, Noël chantons ici.

II
Quand je m’éveillai, et j’eus assez dormi,
Ouvris les yeux, vis un arbre fleuri (1),
Dont il sortait un bouton vermeillet.
Noël nouvelet, Noël chantons ici.
III
D’un oyselet(2) après le chant ouï,
Qui aux pasteurs disait: “Partez d’ici”
En Bethléem trouvèrent l’agnelet
Noël nouvelet, Noël chantons ici.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Un nuovo Natale, cantiamo il Natale

La gente devota rende grazie a Dio, Cantiamo il Natale per il nuovo Re
Un nuovo Natale, cantiamo il Natale
II
Quando mi svegliai che avevo dormito abbastanza,
aprii gli occhi e vidi un albero fiorito
dal quale spuntava un rosso germoglio
Un nuovo Natale, cantiamo il Natale
III
Poi sentii il canto degli angeli,
che dicevano ai pastori “andate”
a Betlemme troverete l’agnello.
Un nuovo Natale, cantiamo il Natale qui

NOTE
1) è la visione profetica di Isaia e l’albero di Jesse cioè l’albero genealogico di Gesù: dalla cima del ramo (Maria) fiorirà una rosa (Gesù)
2) letteralmente “oyselet” si traduce con piccolo uccello. Sarebbe interessante andare a confrontare le raffigurazione degli angeli in epoca paleocristiana e medievale. I pittori davano forma e colore alle speculazioni della patristica, distinguendo le varie gerarchie angeliche.

continua seconda parte: la versione inglese
FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/noel-nouve.htm
http://www.madbeppo.com/french-songs/noel-nouvelet/
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/NonEnglish/noel_nouvelet.htm
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/sing_we_now_of_christmas2.htm
https://www.umcdiscipleship.org/resources/history-of-hymns-sing-we-now-of-christmas
https://www.umcdiscipleship.org/resources/history-of-hymns-french-carol-he-is-born-celebrates-joyous-season

BRING US IN GOOD ALE

Bring Us in Good Ale è un wassail song di origine medievale.
Trascrizioni del brano risalgono al 1460 (fonte Bodleian Library di Oxford), il canto era nel repertorio medievale dei menestrelli girovaghi che intrattenevano il pubblico dei villaggi durante le feste e i matrimoni, ed è stato incluso in una raccolta di canti e carols di Natale al tempo di re Enrico VI stampato nel 1847dalla Percy Society di Londra “Songs and Carols”  a cura di Thomas Wright.

E’ un’evidente parodia di The Salutation Carol (carol dell’Annunciazione) i menestrelli infatti  iniziavano in tono serio con “Nowell, Nowell, Nowell this is the salutation of the Angel Gabriel” (eventualmente con qualche strofa del carol) e poi proseguivano con l’invocazione “Portaci della buona birra per l’amore della Madonna Santissima, portaci della buona birra!“, una dimostrazione delle licenziosità che si prendevano i questuanti dopo aver bevuto troppa buona birra, ma anche del clima festoso e godereccio delle più antiche feste del Solstizio d’Inverno (Midwinter o Yule e i Saturnalia). I questuanti non vogliono carne, pane, uova o dolci, ma chiamano a gran voce della buona birra, indirettamente così facendo rendono grazie alla Madonna per l’abbondanza di cibo della stagione.

Ascoltiamo la versione medievale dei Night Watch con “The Salutation Carol” come incipit (continua)

Maddy Prior ha registrato diverse verioni del brano sia con Tim Hart  che con la Carnival Band

Green Matthews (Chris Green & Sophie Matthews) in A Medieval Christmas 2012 (vedi)Maddy Prior & Tim Hart in Summer Solstice 1996 e in Haydays 2003 con la sola voce di Maddy in una versione più lenta e con diversi versi saltati

Young Tradition in The Holly Bears the Crown 1995


Bring us in good ale (1),
and bring us in good ale;
For our Blessed Lady’s sake,
bring us in good ale.
I
Bring us in no brown bread,
for that is made of bran,
Nor bring us in no white bread,
for therein is no game(2);
Bring us in no roastbeef,
for there are many bones(3),
But bring us in good ale,
for that goes down at once
II
Bring us in no bacon,
for that is passing fat,
But bring us in good ale,
and give us enough of that;
Bring us in no mutton,
for that is often lean,
Nor bring us in no tripes,
for they be seldom clean
III
Bring us in no eggs,
for there are many shells,
But bring us in good ale,
and give us nothing else;
Bring us in no butter,
for therein are many hairs;
Nor bring us in no pig’s flesh,
for that will make us boars
IV
Bring us in no puddings,
for therein is all God’s good;
Nor bring us in no venison,
for that is not for our blood(4);
Bring us in no capon’s flesh,
for that is often dear(5);
Nor bring us in no duck’s flesh,
for they slobber in the mere
Traduzione italiano di Cattia Salto
Portaci della buona birra,
portaci della buona birra
per l’amore della Madonna Santissima, portaci della buona birra!
I
Non portarci del pane nero
perché è fatto di crusca,
non portarci del pane bianco
perché non è dei nostri.
Non portarci del manzo
perché ci sono troppe ossa,
ma portaci della buona birra,
che vada giù d’un fiato.
II
Non portarci della pancetta,
perché contiene molto grasso,
ma portaci della buona birra
e daccene abbastanza.
Non portarci del montone,
perché è spesso magro,
non portarci la trippa
perché raramente è pulita bene.
III
Non portarci uova
perché ci sono troppi gusci,
ma portaci della buona birra
e non darci altro.
Non portarci il burro
perché ci sono troppi peli,
non portarci carne di maiale
per quello che ci rendono i cinghiali.
IV
Non portarci dolci,
perché sono un bene di Dio,
non ci portare del cervo,
perché non è per la gente comune. Non portarci carne di cappone
per quello che ci è più caro,
non portarci carne di anatra
perché sguazza nel fango

NOTE
1) Nelle Isole Britanniche  si producevano birre non luppolate dette ALE; erano infatti le birre provenienti dal “continente” a contenere luppolo e quindi distinte con una parola diversa BEER! continua
2) trovato scritto anche come gain o grain, nella versione manoscritta invece come game: oltre a gioco, partita in senso colloquiale il termine si usa per dire “essere dei nostri” qui da intendersi come cibo che non si trova alla mensa della gente comune.
3) la carne di manzo non era consumata abitualmente nel Medioevo perché i bovini erano utilizzati nel lavoro dei campi e non allevati per la carne, quindi l’animale era ucciso e macellato solo una volta diventato molto vecchio e ossuto con la carne dura
4) our blood: letteralmente “nostro sangue”, la caccia al cervo era riservata al re e quindi la carne di cervo era mangiata solo dalla gente di sangue nobile.
5) il cappone è un gallo castrato per renderlo più grasso e più tenero

FONTI
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/bring_us_in_good_ale.htm
https://www.traditioninaction.org/Cultural/Music_P_files/P036_Ale.htm
https://mainlynorfolk.info/louis.killen/songs/goodale.html

AS I LAY ON YULIS NIGHT

Tra i Christmas Carols possiamo annoverare una serie di ninna-nanne dalle origini medievali ancora oggi nei repertori delle Corali e nelle compilation di musica natalizia; dette anche Cradle songs sono canti semplici, evocativi di un intimo momento tra Maria e Gesù.

AS I LAY ON YULIS NIGHT

Madonna con bambino XIV secolo

La ninna nanna risalente al XIV secolo si conserva nel manoscritto di John of Grimestone (1372), un frate francescano di Norfolk che aveva annotato sermoni, poesie e canti ai fini della sua predicazione tra la folla. (il manoscritto si trova ora a Edimburgo, nella National Library of Scotland, siglato MS. 18.7.21.) Non è però certo se il canto sia stato composto da lui o semplicemente trascritto da altre fonti. Come sia il canto è stato ritrovato in altri manoscritti del XV secolo, finalmente anche accompagnato da notazione musicale.

Delle 14 strofe di cui è composta la ninna-nanna “Als I lay on Yoolis Night” oggi si cantano per lo più solo le prime 6/7 (versione integrale qui)
La melodia è volutamente semplice, ma non banale, una precisa scelta stilistica per divulgare il mistero della Natività.
ASCOLTA Eeva-Maria Kauniskangas & Kristian Kokko: voce e chitarra classica

ASCOLTA Origo Ensemble

ASCOLTA Martin Best Ensemble in “Thys Yool” 1988: Martin Best, Donna Deam, Kristine Szulik

ASCOLTA Anonymous 4


Lullay, lullay, lay lay, lullay,
Mi deere moder, synge lullay…
I
Als I lay on Yoolis Night,
Alone in my longynge,
Me thought I saw a well faire sight,
A maid hir childe rockynge.
II
The maiden wolde withouten song
Hir childe aslepe to brynge;
The childe him thought sche ded him wrong,
And bad his moder synge.
III
“Synge now, moder,” saide the childe,
“Wat schal to me befall
Heerafter wan I cum til eld,
For so doon modres all.
IV
“Swete moder, faire and fre,
Because that it is so,
I pray thee that thou lulle me
And synge sumwat therto.”
V
“Swete sune,” saide sche,
“Weroffe schuld I synge?
Ne wist I nere yet more of thee
But Gabriels gretynge.
VI
“He grett me goodli on his knee
And saide, ‘O Hail, Marie!
Hail, full of grace, God is with thee;
Thou beren schald Messie.'”
Traduzione italiano di Cattia Salto
Ninna nanna
mamma cara canta ninna
I
Mentre stavo nella notte del Solstizio, solo con la mia nostalgia,
pensai di vedere una bella scena (1):
una fanciulla cullare il suo bambino
II
La fanciulla voleva, senza il canto
far addormentare il bimbo;
il bimbo pensava che gli facesse torto
e invitò sua madre a cantare.
III
“Canta ora mamma –
disse il bimbo-
di ciò che mi accadrà
fino a quando diventerò grande,
perché tutte le mamme lo fanno (2)”
IV
“Cara mamma, bella e buona
perché è proprio così,
ti prego di cullarmi
e cantare per me un po’”
V
“Caro figlio –disse  lei-
di cosa dovrei cantare?
Non conosco nulla di te, tranne l’annunciazione di Gabriele (3)”
VI
“Lui mi salutò dolcemente inginocchiato e disse “Ave Maria!
Salve piena di Grazia, il Signore è con te; tu porterai il Messia” (4)

NOTE
1) secondo un topico delle ballata popolare la narrazione è riportata come una testimonianza di un personaggio anonimo che per caso assiste agli eventi. Così anche le visioni (aisling) fanno parte del genere.
2) nelle ninne nanne della tradizione popolare le mamme predicono il futuro dei figli, secondo i generi e la classe sociale.
3) solo adesso chi ascolta si rende conto che i protagoniosti non sono solo una mamma e un bambino, ma la Madre e il Figlio di Dio.
4) il canto prosegue con la descrizione dell’incontro con l’Angelo e Maria conclude
Then, as he said, I thee bare
On a midwinter night,
In maidenhood, without care,
By grace of God almight.

The shepherds that waked in the wold
Heard a wondrous mirth
Of angels there, as they told,
At the time of thy birth.
E’ Gesù Bambino a proseguire il canto profetizzando il suo futuro, così è lui a confortare e cullare la giovane madre

FONTI
http://corymbus.co.uk/as-i-lay-on-yules-night/
http://www.markwinges.com/scores/yoolis.pdf

Carúl Loch Garman, il Natale dell’anno mille

Antichissimo canto natalizio di origine irlandese risalente al XII secolo, popolare nella contea di Wexford (Irlanda del Sud) è conosciuto anche come The Enniscorthy Carol dal nome della cittadina da cui avrebbe avuto origine.

La sua diffusione ebbe luogo però nell’Ottocento con la trascrizione da parte di William Grattan Flood, all’epoca organista della cattedrale di San Aidan, che venne poi stampata nell'”Oxford Book of Carols” del 1928 (il must delle compilation natalizie). Se la melodia è medievale per il testo sono molto probabili rimaneggiamenti ottocenteschi sulla scia del “carols revival” del tempo.

VERSIONE STRUMENTALE
ASCOLTA Nightnose in “A winter Solstice IV” 1993

La versione in gaelico con cui viene anche cantano – Carúl Loch Garman -non è la più antica traduzione bensì una più recente, è infatti riportato nell’album “Ceol na Nollag” (Natale musica), 2002 pubblicato a Dublino da Cló Chaisil in collaborazione con Foras na Gaeilge (La lega Gaelica). Nel libretto allegato (vedi pdf) il canto Enniscorthy Carol è tradotto in gaelico irlandese da  M Cavanagh. La versione riporta solo due strofe incentrate sull’adorazione dei pastori.

CARÚL INIS CÓRTHAIDH, (Enniscorthy Carol) traduzione di M Cavanagh
Ó, tagaig’ uile is adhraigí
An leanbh cneasta sa chró ‘na luí
Is cuimhnígí ar ghrá an Rí
A thug dár saoradh anocht an Naí.
‘S a Mhuire Mháthair i bParrthas Dé,
Ar chlann bhocht Éabha guigh ‘nois go caomh,
Is doras an chró ná dún go deo
Go n-adhram’ feasta Mac Mhuire Ógh.


I mBeithil thoir i lár na hoích’
Ba chlos an deascéala d’aoirí,
Go follas don saol ón spéir go binn
Bhí aingle ‘canadh ó rinn go rinn.
“Gluaisig’ go beo,” dúirt Aingeal Dé,
“Go Beithil sall is gheobhaidh sibh É
‘Na luí go séimh i mainséar féir,
Siúd É an Meisias a ghráigh an saol.”

Traduzione inglese di
Stiofán Ó Briain
I
Oh, come all and adore
The kind baby in the stable lying down
And remember the love of the King
Who gave the infant tonight for our liberation.
And his Mother Mary in God’s Paradise,
Pray gently for Eve’s poor family,
And never close the stable door
That I may henceforth worship the Son of Young Mary.
II
In eastern Bethlehem in the middle of the night
The good news was heard by shepherds
Revealing to the world from the sky sweetly
angels were singing from star to star
“Move quickly, ” said God’s Angle,
“To the far side of Bethlehem and you’ll find him
lying softly in manger grass,
That is the Messiah that the world loves.”
Traduzione italiano di
Cattia Salto
I
Oh venite tutti ad adorare
il Re bambino che giace nella mangiatoia
e ricordate l’amore del Padre
che ci diede il bambinello stanotte per la nostra liberazione.
E sua Madre Maria nel Paradiso divino, prega dolcemente per la povera famiglia di Eva
e non chiude la porta della grotta affinchè si possa d’ora in poi adorare il figlio della vergine (1) Maria
II
Nella Betlemme orientale nel cuore della notte
la lieta novella fu udita dai pastori,
rivelata in Terra dal Cielo
gli angeli soavemente cantavano da stella a stella
“Andate presto- disse l’Angelo del Signore –
all’estremo opposto di Betlemme e lo troverete
disteso quietamente sulla paglia (2) della mangiatoia, questo è il Messia che il mondo ama”

NOTE
1) il riferimento non è tanto alla giovane età di Maria quanto piuttosto alla sua verginea fanciullezza. La verginità di Maria venne attestata dalle due levatrici Zelomi e Salome, presenti alla nascita secondo i vangeli apocrifi.
2) anche qui ho preferito utilizzare un termine che più richiama il presepe tradizionale 

IL NATALE NELL’ANNO MILLE

Ho voluto accostare il canto natalizio con la raffigurazione iconografica della natività che si rappresentava grossomodo nello stesso periodo, l’anno mille o poco più, secondo una tradizione ben più antica, quella della iconografia bizantina.

Mosaico cappella palatina Palermo XII secolo

Stupefacente raffigurazione alto medievale della Natività nello stile bizantino riproposto in Sicilia in epoca normanna; il mosaico si sviluppa lungo due pareti della cappella Palatina di Palermo: sullo sfondo la brulla campagna di Betlemme e al centro la grotta dove Maria giace seduta accanto al Bambino deposto in una mangiatoia e fasciato come si fasciavano i neonati nel Medioevo – dal collo ai piedi tipo mummia. La stella illumina il cielo e manda la sua luce sul bambinello, riscaldato solo dal fiato di un bue e di un asinello.
I giganteschi angeli sullo sfondo annunciano ai pastori la nascita prodigiosa (pastori raffigurati nella parete laterale destra); i Magi arrivano al seguito della stella, dapprima a cavallo sullo sfondo e poi in primo piano prostrati a offrire i doni al Re dei Re, la tradizione bizantina, infatti, ricorda nello stesso giorno sia il Natale che l’adorazione di Magi: la data del Natale di Gesù non fu festeggiata fino al 354 quando la Chiesa d’Occidente la fece coincidere con la festa romana e imperiale del Sole Invitto. Tuttavia in Oriente ancora per molto tempo la festa era celebrata il 6 gennaio (fino al VII secolo), così le chiese bizantine ricordano l’adorazione dei Magi già al 25 dicembre: essi rappresentavano più in generale tutto il genere umano che riconosce il Cristo come Salvatore.
Due donne sono raffigurate a metà campo mentre lavano (in una vasca presumibilmente dorata e riccamente decorata) il bambinello prima di avvolgerlo nelle fasce, sono le due levatrici Zelomi e Salome (la donna che tiene in braccio Gesù e tasta l’acqua con la mano perchè sia della temperatura giusta!).
La scena è ripresa dal Vangelo dello Pseudo-Matteo (13:3) dove si racconta che al parto di Maria abbiano assistito due levatrici. La prima, Zelomi, dopo la nascita di Cristo constatò che la Madonna era ancora vergine, ma la seconda, Salome (un san Tommaso al femminile), non le credette e perse l’uso della mano mentre stava verificando anche lei l’integrità dell’imene di Maria. Il primo miracolo di Gesù fu quello di ridare l’uso della mano a Salome dopo che lo lavò.
La vasca dove viene lavato il bambino è a forma di calice (dettaglio perso nell’immagine tagliata appena più in alto) duplice prefigurazione del Battesimo e del calice eucaristico.

LA VERSIONE INGLESE continua seconda  parte 

FONTI
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=54656

Milladoiro

Ambasciatori della musica galiziana nel mondo i Milladoiro nascono a Santiago de Compostela (centro della spiritualità cristiana nel Medioevo) dalla fusione di due anime quella popolare e quella medievale di una terra ricca di storia e di tradizioni (vedi scheda). Il nome del gruppo deriva da un termine galiziano che significa letteralmente “miglia d’oro”  sta a indicare un “cumulo di pietre a carattere votivo“, era usanza infatti dei pellegrini lasciare una pietra portata dal loro paese per poter dimostrare al momento del giudizio universale di aver veramente compiuto il pellegrinaggio. Il rito è in realtà molto più antico, si faceva per invocare le divinità a protezione dei viandanti lasciando delle pietre in determinati punti del cammino per indicare la strada a quelli che sarebbero passati dopo. Attualmente l’usanza è andata perduta e i cumuli relazionati al Cammino sono pochi: quello di Foncebadón, i resti sul Monte do Gozo e il paese di Milladoiro nelle immediate vicinanze di Santiago.

Xosé Ferreirós, Nando Casal e Ramon Garcia Rei, erano già un trio di musica galiziana tradizionale (i “Faíscas do Xiabre“), giovani che si abbeveravano di villaggio in villaggio alla fonte dei musicisti più anziani della regione. Alti due Antón Seoane (tastiere, fisarmonica e chitarra acustica) e Rodrigo Romani (arpa celtica, ocarina, chitarra, bouzouki e voce) giravano per gli stessi villaggi alla ricerca degli antichi strumenti medievali illustrati nelle Cantigas e con il loro amore verso le melodie e le sonorità di questi antichi strumenti incisero nel 1978 un album dal titolo Milladoiro.

Incorporati nella formazione i Faíscas do Xiabre , Xosé A. Mendéz (flauto traverso e a beccodagli studi jazzistici) e Laura Quintillan (di formazione classica che resta nel gruppo solo due anni, sostituita al violino da Michael Canada e più recentemente da  Harry C.), registrano nel 1979 l’album “A Galicia de Maeloc  e iniziano il loro lungo cammino che li porterà al successo internazionale: 22 album, sei colonne sonore, l’Indie Award, premio Oscar della World Music.
La strumentazione del folto gruppo accosta alle gaite, alle percussioni e alla fisarmonica  (strumenti popolari galiziani), flauti, chitarre e bouzouki (strumenti tipici della rinascita del folk negli anni 70) violino ed arpa (strumenti un tempo comuni nella musica popolare galiziana ma che sono stati dimenticati). Riappropriarsi della tecnica “medievale” dell’arpa è stato un lungo studio intrapreso da Romani sui documenti d’epoca.

Il loro sound viene definito “folk da camera” con arrangiamenti da musica colta dal sapore medievaleggiante sulla materia popolare (muiñeira, jota, polca), e di materiale su cui lavorare c’è n’era in abbondanza, quello che mancava era la combinazione tra la tradizione e le sonorità moderne. Musica arricchita nelle registrazioni da una voce ospite. Il gruppo ha fatto così da apripista.

ASCOLTA O Berro Seco 1980

Non avendo modelli in patria i Milladoiro li hanno cercati nel mondo celtico, c’erano i Chieftains, la Bothy band e Alan Stivell, così hanno cercato di muoversi come loro.

Nel 2000 Rodrigo Romani  lascia il gruppo e subentrano la chitarra di Manu Conde, e l’arpa di Roi Casal (figlio del gaitero Nando Casal)

Per chi non li conoscesse consiglio l’ascolto del loro 25esimo album dal titolo “XXV” (su Spotify ) un’antologia dei brani più rappresentativi con la collaborazione di artisti di alto profilo come la gaitera Susana Seivane,  la violinista irlandese Eileen Ivers e la flautista Rhonda Larson. (la voce ospite è Claudia Ferronato dei Calicanto).
Ma anche il doppio album “As Fadas de Estraño Nome” ricavato dai concerti live uscito nel 1995

Nella loro lunga carriera è prevalso uno spirito eclettico con i Chieftains come modello (Solfafria del 1984 è registrato a Dublino con la partecipazione di Paddy Moloney)

Scrivono nella loro pagina web “Da oltre trent’anni percorriamo spazi, silenzi e geografie; trent’anni cercando di trovare la bellezza dietro ogni pentagramma; tempo e tempo mettendo la pista sonora a un paese in perpetua costruzione imperfetta; siamo suoi figli e ricordiamo il color seppia dei giorni oscuri e della povertà socio-ambientale. Trent’anni dopo, continuiamo in cerca della bellezza e dell’armonia in un percorso che vede la Galizia come epicentro di una lunga spirale senza frontiere, e che attende e chiede ad ognuno di noi di essere sempre all’altezza del suo orizzonte di mare, cielo e terra; un orizzonte dove posa il suo sguardo, solamente, la speranza” (tratto da qui)

FONTI
http://nitope.blogspot.it/2013/07/la-musica-celtacon-filtro-medieval.html
https://open.spotify.com/artist/7jQt2VX8vXlhU9Eky0T1ag
http://milladoiro.gal/
https://www.stevewinick.com/milladoiro

SCOTTISH (TRIBAL) PIPE&DRUM

All’inizio c’erano le Scottish pipe band militari nate nei primi dell’Ottocento nei reggimenti britannici arruolati nelle Highlands (con l’accoppiata della un tempo tanto vituperata cornamusa degli Altopiani e i tamburi onnipresenti in ogni esercito che marcia), poi vennero le bande in ambito civile che fioccarono un po’ dovunque sul territorio scozzese: ecco come nasce la moderna pipe band scozzese, con il suo repertorio di temi militari, marce, lamenti, reel, strathspey, graniticamente ancorata alla tradizione.
Raduni di bande e competizioni, parate, ovunque nel mondo ci sia una comunità scozzese (anche un piccolo gruppo) state pur certi che si formerà anche una Pipe Band, e non appena si condensa sul territorio un certo numero di pipaioli e di appassionati di musica  e cultura scozzese anche senza una goccia di sangue celtico nelle vene (ma parlando ad esempio degli italiani, siamo poi così certi che non ci sia stato un lontano antenato gaelico?)  ci sono alte possibilità che si formi una Pipe Band.

Poi negli anni 70 la cornamusa è entrata in un gruppo di musica folk (e da lì ai gruppi folk-rock e rock il passo fu breve)

.. e poi sono arrivati i clan e le tribal pipe&drum!

Non sono delle scottish pipe band e nemmeno dei gruppi rock, non in senso stretto, perchè si richiamano ai modi della musica medievale per così dire “in salsa celtica”. I primi furono il Clan Wallace, gruppo di rievocatori-guerrieri fondato a Glasgow  dal ricercatore storico Seoras Wallace (“The Wallace Clan Trust For Scotland”) che si dice discendente dell’eroe nazionale scozzese William Wallace; il primo ingaggio come fight crew fu nel 1985 con il film fantasy “Highlander ” ma la popolarità arrivò nel 1994 con il film “Braveheart”: già allora alcuni membri del clan Wallace suonavano melodie celtico-medievali con la cornamusa da guerra tipica delle Highlands e i grandi tamburi, a corroborare lo spirito battagliero della crew.  E il loro essere dei cuori impavidi li rende perfetti per le scene di battaglia in “Rob Roy”, “Macbeth e Ivanhoe”, “il Gladiatore”, “King Arthur”.”The clan’s activities are organised from the Highlander Institute, its Glasgow headquarters. From here the Wallace Clan Trust, a registered charity, busies itself with community activities, providing training for the unemployed in subjects including video production, traditional arts and crafts, music, and historical research. From here, too, are organised the clan’s stunt and acting engagements. Run by volunteers and part-time staff, the centre, and the clan itself, attract people of various ages and backgrounds.”  (continua)
Più di un gruppo di rievocatori in costume, piuttosto un clan che difende e vive la tradizione degli antenati.
Li seguono a ruota nel “Tribal celtic sound” i californiani Wicked Tinkers (1995) (vedi) con l’accoppiata tamburi tribali  e cornamuse e gli scozzesi  Saor Patrol (il nome “Guardia della Libertà” è tutto un programma), i quali aggiungono accostando all’antica cornamusa, la sonorità moderna della chitarra elettrica; anche loro sono un clan come i Wallace (costituiti in associazione “The Clanranald Trust for Scotland”) e raccolgono fondi per il villaggio medievale di Duncarron (vedi) e anche loro devono la popolarità alla partecipazione del loro pipaiolo Charlie Allan nel film “Il Gladiatore”. Ospiti fissi dell’annuale polo fieristico “L’Artigiano in Fiera” di Rho!

 TRIBAL CELTIC SOUND

Non solo melodie ossessive e reiterate fino alla trance con session centrali esclusivamente ritmiche (grancassa, tamburo medievale detto anche tamburo imperiale o napoleonico, rullante ), ma anche svolazzo di plaid, pose da guerriero (dallo sguardo romantico all’occorrenza), folte capigliature e barbe fluenti (oppure crani rasati per marcare i lineamenti o quando il pelo si fa rado), muscoli e petti villosi, tatuaggi o disegni tribali e lombi rigorosamente fasciati da gonne di varia lunghezza.

Il Clan Wallace ha partecipato ai più importanti festival celtici e medievali sparsi per l’Europa, sono stati loro a portare in Italia (la prima apparizione fu a Celtica 2001- Valle d’Aosta) la musica tonante e a contagiare i neonati clan italiani nella formazione di pipe &drum band; e mi basta citare la più “storica” delle band italiche, la Barbarian Pipe Band nata in seno all’associazione Antica Quercia di Biella.
(da notare la curiosa assonanza tra digeridoo, carnix, corno inglese vedi)

Stupefacente il video dei Barbari che mostrano i loro lati più nascosti!

Sempre in quel di Scozia le tribal band continuano a spuntare come funghi: gli Albannach, i Clanadonia, i Clann an Drumma per citare le formazioni nate dopo il 2000.
Gli Albannach si avvalgono di una sostenuta sezione ritmica con Colin Walker come drum leader, un paio di tamburi e una serie di bodran e un solo pipaiolo Donnie MacNeil, nella formazione attuale hanno aggiunto anche il digeridoo.
 Anche i Clanadonia hanno una sola cornamusa e una robusta sezione ritmica, ma soprattutto hanno il physique du rôle. Alcuni loro brani sono finiti nella colonna sonora della serie tv “Outlander”

NEO MEDIEVAL (PAGAN) BAND

Sul fronte medievale-metal,  elencati in ordine sparso i tedeschi Corvus Corax (che hanno fatto da apripista nel 1989), gli italiani Folkstone, i portoghesi Strella do Dia,  e gli olandesi (ma provenienti da diversi paesi nordici) Omnia

APPROFONDIMENTO
http://ontanomagico.altervista.org/strumenti-antichi-celti.html

MARION S’Y PROMÈNE

Un filone fecondo della tradizione ballatistica europea che affonda le sue radici nel medioevo è quello cosiddetto della “fanciulla sulla spiaggia”;  Riccardo Venturi riassume il commonplace in modo puntuale  “fanciulla solitaria che passeggia sulle rive del mare – nave che arriva – comandante o marinaio che la richiama a bordo – fanciulla che s’imbarca di spontanea volontà – ripensamento e rimorso – pensieri alla casa materna / coniugale – dramma che si compie (in vari modi)
Nelle “warning ballads” si ammoniscono le brave fanciulle di non mettersi grilli per il capo,  di stare al loro posto (accanto al focolare a sfornare manicaretti e bambini) e di non avventurarsi in “ruoli maschili”, altrimenti finiranno disonorate o stuprate o uccise. Meglio quindi la gabbia più o meno dorata che già si conosce che il volo libero.
Così questa ballata francese (area occidentale) viene dai complainte medievali filtrati dalla tradizione popolare con il titolo  La fille aux chansons (= la fanciulla nelle canzoni) e con chanson si intende ovviamente la produzione medievale di trovieri e trovatori.

Il seduttore di turno (nel mazzo con elfi cavalieri e principi ranocchi) è un più normale “pirata” ma non meno esotico e eccitante, siamo alle solite la fanciulla “inquieta” si aggira sola soletta per la spiaggia (nelle versioni terricole invece predilige boschi rigogliosi pieni di felci o brughiere con l’erica e la ginestra in fiore), sente il canto del bel marinaio e imprudentemente sale sulla nave governata da una trentina di marinai.
Appena salita a bordo la musica cambia e la ragazza finalmente capisce che la sua fine sarà di essere l’oggetto sessuale di 30 arrapati pirati e in un gesto disperato si trafigge il cuore con la spada .

ASCOLTA Malicorne in Malicorne II (“Le mariage anglais”), 1975


I
Marion s’y promène
Le long de son jardin,
Le long de son jardin
Sur les bords de la France
Le long de son jardin
Sur les bords de l’eau.
II
Aperçoit une barque
De trente matelots,
De trente matelots
Sur les bords de l’eau
Le plus jeune des trente
Chantait une chanson.
III
Chantait une chanson
Sur les bords de la France,
Chantait une chanson
Sur les bords de l’eau
La chanson que tu chantes
Je voudrais la savoir.
IV
Je voudrais la savoir
Sur les bords de la France,
Je voudrais la savoir
Sur les bords de l’eau
Montez dedans ma barque,
Je vous l’apprend(e)rai.
V
Je vous l’apprend(e)rai
Sur les bords de la France,
Je vous l’apprend(e)rai
Sur les bords de l’eau.
VI
On fait cent lieues de barque
Sans rire et sans parler
On fait cent lieues de barque
Sans rire et sans parler
Sans rire et sans parler
Sur les bords de la France,
Sans rire et sans parler
Sur les bords de l’eau.
VII
Après cent lieues de course,
La belle s’ mit à pleurer
Après cent lieues de course,
La belle s’ mit à pleurer
La belle s’ mit à pleurer
Sur les bords de la France,
La belle s’ mit à pleurer
Sur les bords de l’eau.
VIII
Qu’avez vous donc la belle
Qu’a vous à tant pleurer?
Qu’a vous à tant pleurer
Sur les bords de la France?
Qu’a vous à tant pleurer
Sur les bords de l’eau?
IX
J’entends, j’entends ma mère
M’appeler pour coucher,
M’appeler pour coucher
Sur les bords de la France,
M’appeler pour coucher
Sur les bords de l’eau.
X
Ne pleurez pas la belle,
Chez nous vous coucherez!
Chez nous vous coucherez
Sur les bords de la France,
Chez nous vous coucherez
Sur les bords de l’eau.
XI
Quand(e) fut dans la chambre
Son lacet a noué
Son lacet a noué
Sur les bords de la France,
Son lacet a noué
Sur les bords de l’eau.
XII
Mon épée sur la table,
Belle, pourra le couper
Belle, pourra le couper
Sur les bords de la France,
Belle, pourra le couper
Sur les bords de l’eau.
XIII
La belle a pris l’épée,
Au cœur se l’est plongée
La belle a pris l’épée,
Au cœur se l’est plongée
Au cœur se l’est plongée
Sur les bords de la France,
Au cœur se l’est plongée
Sur les bords de l’eau.
XIV
La prend par sa main blanche,
Dans la mer l’a jetée
La prend par sa main blanche,
Dans la mer l’a jetée
Dans la mer l’a jetée
Sur les bords de la France,
Dans la mer l’a jetée
Sur les bords de l’eau.
Traduzione di Riccardo Venturi
I
Marion sta passeggiando
su e giù nel suo giardino,
su e giù nel suo giardino
sulle rive di Francia
su e giù nel suo giardino
sulla riva del mare.
II
S’accorge d’una barca
con trenta marinai,
con trenta marinai
sulla riva del mare,
dei trenta il più giovane
cantava una canzone.
III
Cantava una canzone
sulle rive di Francia,
cantava una canzone
sulla riva del mare,
la canzone che canti
la vorrei imparare.
IV
La vorrei imparare
sulle rive di Francia,
la vorrei imparare
sulla riva del mare.
Sali sulla mia barca,
e te la vo a insegnare.
V
Te la vo a insegnare
sulle rive di Francia,
te la vo a insegnare
sulla riva del mare.
VI
Cento leghe navigate
senza ridere né parlare,
cento leghe navigate
senza ridere né parlare
senza ridere né parlare
sulle rive di Francia,
senza ridere né parlare
sulla riva del mare.
VII
Cento leghe di rotta
e la bella si mise a singhiozzare,
cento leghe di rotta,
si mise a singhiozzare,
si mise a singhiozzare
sulle rive di Francia,
si mise a singhiozzare
sulla riva del mare.
VIII
Ma che avete, bella,
da tanto singhiozzare?
Da tanto singhiozzare
sulle rive di Francia?
Da tanto singhiozzare
sulla riva del mare?
IX
Sento, sento mia madre
che mi chiama a dormire,
che mi chiama a dormire
sulle rive di Francia,
che mi chiama a dormire
sulla riva del mare.
X
Non piangere, mia bella,
con noi tu giacerai!
Con noi tu giacerai
sulle rive di Francia,
con noi tu giacerai
sulla riva del mare.
XI
Quando fu dentro in camera
i legacci lei annodò
i legacci lei annodò
sulle rive di Francia,
i legacci lei annodò
sulla riva del mare.
XII
La spada che ho sul tavolo,
bella, li può tagliare
bella, li può tagliare
sulle rive di Francia,
bella, li può tagliare
sulla riva del mare.
XIII
La bella ha preso la spada
nel cuore se l’è conficcata
la bella ha preso la spada
nel cuore se l’è conficcata,
nel cuore se l’è conficcata
sulle rive di Francia,
nel cuore se l’è conficcata
sulla riva del mare.
XIV
La prende per la mano bianca,
nel mare l’ha gettata
la prende per la mano bianca
nel mare l’ha gettata,
nel mare l’ha gettata
sulle rive di Francia,
nel mare l’ha gettata
sulla riva del mare.

Non sempre però il racconto è così funesto continua

FONTI
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=50848