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Milladoiro

Ambasciatori della musica galiziana nel mondo i Milladoiro nascono a Santiago de Compostela (centro della spiritualità cristiana nel Medioevo) dalla fusione di due anime quella popolare e quella medievale di una terra ricca di storia e di tradizioni (vedi scheda). Il nome del gruppo deriva da un termine galiziano che significa letteralmente “miglia d’oro”  sta a indicare un “cumulo di pietre a carattere votivo“, era usanza infatti dei pellegrini lasciare una pietra portata dal loro paese per poter dimostrare al momento del giudizio universale di aver veramente compiuto il pellegrinaggio. Il rito è in realtà molto più antico, si faceva per invocare le divinità a protezione dei viandanti lasciando delle pietre in determinati punti del cammino per indicare la strada a quelli che sarebbero passati dopo. Attualmente l’usanza è andata perduta e i cumuli relazionati al Cammino sono pochi: quello di Foncebadón, i resti sul Monte do Gozo e il paese di Milladoiro nelle immediate vicinanze di Santiago.

Xosé Ferreirós, Nando Casal e Ramon Garcia Rei, erano già un trio di musica galiziana tradizionale (i “Faíscas do Xiabre“), giovani che si abbeveravano di villaggio in villaggio alla fonte dei musicisti più anziani della regione. Alti due Antón Seoane (tastiere, fisarmonica e chitarra acustica) e Rodrigo Romani (arpa celtica, ocarina, chitarra, bouzouki e voce) giravano per gli stessi villaggi alla ricerca degli antichi strumenti medievali illustrati nelle Cantigas e con il loro amore verso le melodie e le sonorità di questi antichi strumenti incisero nel 1978 un album dal titolo Milladoiro.

Incorporati nella formazione i Faíscas do Xiabre , Xosé A. Mendéz (flauto traverso e a beccodagli studi jazzistici) e Laura Quintillan (di formazione classica che resta nel gruppo solo due anni, sostituita al violino da Michael Canada e più recentemente da  Harry C.), registrano nel 1979 l’album “A Galicia de Maeloc  e iniziano il loro lungo cammino che li porterà al successo internazionale: 22 album, sei colonne sonore, l’Indie Award, premio Oscar della World Music.
La strumentazione del folto gruppo accosta alle gaite, alle percussioni e alla fisarmonica  (strumenti popolari galiziani), flauti, chitarre e bouzouki (strumenti tipici della rinascita del folk negli anni 70) violino ed arpa (strumenti un tempo comuni nella musica popolare galiziana ma che sono stati dimenticati). Riappropriarsi della tecnica “medievale” dell’arpa è stato un lungo studio intrapreso da Romani sui documenti d’epoca.

Il loro sound viene definito “folk da camera” con arrangiamenti da musica colta dal sapore medievaleggiante sulla materia popolare (muiñeira, jota, polca), e di materiale su cui lavorare c’è n’era in abbondanza, quello che mancava era la combinazione tra la tradizione e le sonorità moderne. Musica arricchita nelle registrazioni da una voce ospite. Il gruppo ha fatto così da apripista.

ASCOLTA O Berro Seco 1980

Non avendo modelli in patria i Milladoiro li hanno cercati nel mondo celtico, c’erano i Chieftains, la Bothy band e Alan Stivell, così hanno cercato di muoversi come loro.

Nel 2000 Rodrigo Romani  lascia il gruppo e subentrano la chitarra di Manu Conde, e l’arpa di Roi Casal (figlio del gaitero Nando Casal)

Per chi non li conoscesse consiglio l’ascolto del loro 25esimo album dal titolo “XXV” (su Spotify ) un’antologia dei brani più rappresentativi con la collaborazione di artisti di alto profilo come la gaitera Susana Seivane,  la violinista irlandese Eileen Ivers e la flautista Rhonda Larson. (la voce ospite è Claudia Ferronato dei Calicanto).
Ma anche il doppio album “As Fadas de Estraño Nome” ricavato dai concerti live uscito nel 1995

Nella loro lunga carriera è prevalso uno spirito eclettico con i Chieftains come modello (Solfafria del 1984 è registrato a Dublino con la partecipazione di Paddy Moloney)

Scrivono nella loro pagina web “Da oltre trent’anni percorriamo spazi, silenzi e geografie; trent’anni cercando di trovare la bellezza dietro ogni pentagramma; tempo e tempo mettendo la pista sonora a un paese in perpetua costruzione imperfetta; siamo suoi figli e ricordiamo il color seppia dei giorni oscuri e della povertà socio-ambientale. Trent’anni dopo, continuiamo in cerca della bellezza e dell’armonia in un percorso che vede la Galizia come epicentro di una lunga spirale senza frontiere, e che attende e chiede ad ognuno di noi di essere sempre all’altezza del suo orizzonte di mare, cielo e terra; un orizzonte dove posa il suo sguardo, solamente, la speranza” (tratto da qui)

FONTI
http://nitope.blogspot.it/2013/07/la-musica-celtacon-filtro-medieval.html
https://open.spotify.com/artist/7jQt2VX8vXlhU9Eky0T1ag
http://milladoiro.gal/
https://www.stevewinick.com/milladoiro

SCOTTISH (TRIBAL) PIPE&DRUM

All’inizio c’erano le Scottish pipe band militari nate nei primi dell’Ottocento nei reggimenti britannici arruolati nelle Highlands (con l’accoppiata della un tempo tanto vituperata cornamusa degli Altopiani e i tamburi onnipresenti in ogni esercito che marcia), poi vennero le bande in ambito civile che fioccarono un po’ dovunque sul territorio scozzese: ecco come nasce la moderna pipe band scozzese, con il suo repertorio di temi militari, marce, lamenti, reel, strathspey, graniticamente ancorata alla tradizione.
Raduni di bande e competizioni, parate, ovunque nel mondo ci sia una comunità scozzese (anche un piccolo gruppo) state pur certi che si formerà anche una Pipe Band, e non appena si condensa sul territorio un certo numero di pipaioli e di appassionati di musica  e cultura scozzese anche senza una goccia di sangue celtico nelle vene (ma parlando ad esempio degli italiani, siamo poi così certi che non ci sia stato un lontano antenato gaelico?)  ci sono alte possibilità che si formi una Pipe Band.

Poi negli anni 70 la cornamusa è entrata in un gruppo di musica folk (e da lì ai gruppi folk-rock e rock il passo fu breve)

.. e poi sono arrivati i clan e le tribal pipe&drum!

Non sono delle scottish pipe band e nemmeno dei gruppi rock, non in senso stretto, perchè si richiamano ai modi della musica medievale per così dire “in salsa celtica”. I primi furono il Clan Wallace, gruppo di rievocatori-guerrieri fondato a Glasgow  dal ricercatore storico Seoras Wallace (“The Wallace Clan Trust For Scotland”) che si dice discendente dell’eroe nazionale scozzese William Wallace; il primo ingaggio come fight crew fu nel 1985 con il film fantasy “Highlander ” ma la popolarità arrivò nel 1994 con il film “Braveheart”: già allora alcuni membri del clan Wallace suonavano melodie celtico-medievali con la cornamusa da guerra tipica delle Highlands e i grandi tamburi, a corroborare lo spirito battagliero della crew.  E il loro essere dei cuori impavidi li rende perfetti per le scene di battaglia in “Rob Roy”, “Macbeth e Ivanhoe”, “il Gladiatore”, “King Arthur”.”The clan’s activities are organised from the Highlander Institute, its Glasgow headquarters. From here the Wallace Clan Trust, a registered charity, busies itself with community activities, providing training for the unemployed in subjects including video production, traditional arts and crafts, music, and historical research. From here, too, are organised the clan’s stunt and acting engagements. Run by volunteers and part-time staff, the centre, and the clan itself, attract people of various ages and backgrounds.”  (continua)
Più di un gruppo di rievocatori in costume, piuttosto un clan che difende e vive la tradizione degli antenati.
Li seguono a ruota nel “Tribal celtic sound” i californiani Wicked Tinkers (1995) (vedi) con l’accoppiata tamburi tribali  e cornamuse e gli scozzesi  Saor Patrol (il nome “Guardia della Libertà” è tutto un programma), i quali aggiungono accostando all’antica cornamusa, la sonorità moderna della chitarra elettrica; anche loro sono un clan come i Wallace (costituiti in associazione “The Clanranald Trust for Scotland”) e raccolgono fondi per il villaggio medievale di Duncarron (vedi) e anche loro devono la popolarità alla partecipazione del loro pipaiolo Charlie Allan nel film “Il Gladiatore”. Ospiti fissi dell’annuale polo fieristico “L’Artigiano in Fiera” di Rho!

 TRIBAL CELTIC SOUND

Non solo melodie ossessive e reiterate fino alla trance con session centrali esclusivamente ritmiche (grancassa, tamburo medievale detto anche tamburo imperiale o napoleonico, rullante ), ma anche svolazzo di plaid, pose da guerriero (dallo sguardo romantico all’occorrenza), folte capigliature e barbe fluenti (oppure crani rasati per marcare i lineamenti o quando il pelo si fa rado), muscoli e petti villosi, tatuaggi o disegni tribali e lombi rigorosamente fasciati da gonne di varia lunghezza.

Il Clan Wallace ha partecipato ai più importanti festival celtici e medievali sparsi per l’Europa, sono stati loro a portare in Italia (la prima apparizione fu a Celtica 2001- Valle d’Aosta) la musica tonante e a contagiare i neonati clan italiani nella formazione di pipe &drum band; e mi basta citare la più “storica” delle band italiche, la Barbarian Pipe Band nata in seno all’associazione Antica Quercia di Biella.
(da notare la curiosa assonanza tra digeridoo, carnix, corno inglese vedi)

Stupefacente il video dei Barbari che mostrano i loro lati più nascosti!

Sempre in quel di Scozia le tribal band continuano a spuntare come funghi: gli Albannach, i Clanadonia, i Clann an Drumma per citare le formazioni nate dopo il 2000.
Gli Albannach si avvalgono di una sostenuta sezione ritmica con Colin Walker come drum leader, un paio di tamburi e una serie di bodran e un solo pipaiolo Donnie MacNeil, nella formazione attuale hanno aggiunto anche il digeridoo.
 Anche i Clanadonia hanno una sola cornamusa e una robusta sezione ritmica, ma soprattutto hanno il physique du rôle. Alcuni loro brani sono finiti nella colonna sonora della serie tv “Outlander”

NEO MEDIEVAL (PAGAN) BAND

Sul fronte medievale-metal,  elencati in ordine sparso i tedeschi Corvus Corax (che hanno fatto da apripista nel 1989), gli italiani Folkstone, i portoghesi Strella do Dia,  e gli olandesi (ma provenienti da diversi paesi nordici) Omnia

APPROFONDIMENTO
http://ontanomagico.altervista.org/strumenti-antichi-celti.html

MARION S’Y PROMÈNE

Un filone fecondo della tradizione ballatistica europea che affonda le sue radici nel medioevo è quello cosiddetto della “fanciulla sulla spiaggia”;  Riccardo Venturi riassume il commonplace in modo puntuale  “fanciulla solitaria che passeggia sulle rive del mare – nave che arriva – comandante o marinaio che la richiama a bordo – fanciulla che s’imbarca di spontanea volontà – ripensamento e rimorso – pensieri alla casa materna / coniugale – dramma che si compie (in vari modi)
Nelle “warning ballads” si ammoniscono le brave fanciulle di non mettersi grilli per il capo,  di stare al loro posto (accanto al focolare a sfornare manicaretti e bambini) e di non avventurarsi in “ruoli maschili”, altrimenti finiranno disonorate o stuprate o uccise. Meglio quindi la gabbia più o meno dorata che già si conosce che il volo libero.
Così questa ballata francese (area occidentale) viene dai complainte medievali filtrati dalla tradizione popolare con il titolo  La fille aux chansons (= la fanciulla nelle canzoni) e con chanson si intende ovviamente la produzione medievale di trovieri e trovatori.

Il seduttore di turno (nel mazzo con elfi cavalieri e principi ranocchi) è un più normale “pirata” ma non meno esotico e eccitante, siamo alle solite la fanciulla “inquieta” si aggira sola soletta per la spiaggia (nelle versioni terricole invece predilige boschi rigogliosi pieni di felci o brughiere con l’erica e la ginestra in fiore), sente il canto del bel marinaio e imprudentemente sale sulla nave governata da una trentina di marinai.
Appena salita a bordo la musica cambia e la ragazza finalmente capisce che la sua fine sarà di essere l’oggetto sessuale di 30 arrapati pirati e in un gesto disperato si trafigge il cuore con la spada .

ASCOLTA Malicorne in Malicorne II (“Le mariage anglais”), 1975


I
Marion s’y promène
Le long de son jardin,
Le long de son jardin
Sur les bords de la France
Le long de son jardin
Sur les bords de l’eau.
II
Aperçoit une barque
De trente matelots,
De trente matelots
Sur les bords de l’eau
Le plus jeune des trente
Chantait une chanson.
III
Chantait une chanson
Sur les bords de la France,
Chantait une chanson
Sur les bords de l’eau
La chanson que tu chantes
Je voudrais la savoir.
IV
Je voudrais la savoir
Sur les bords de la France,
Je voudrais la savoir
Sur les bords de l’eau
Montez dedans ma barque,
Je vous l’apprend(e)rai.
V
Je vous l’apprend(e)rai
Sur les bords de la France,
Je vous l’apprend(e)rai
Sur les bords de l’eau.
VI
On fait cent lieues de barque
Sans rire et sans parler
On fait cent lieues de barque
Sans rire et sans parler
Sans rire et sans parler
Sur les bords de la France,
Sans rire et sans parler
Sur les bords de l’eau.
VII
Après cent lieues de course,
La belle s’ mit à pleurer
Après cent lieues de course,
La belle s’ mit à pleurer
La belle s’ mit à pleurer
Sur les bords de la France,
La belle s’ mit à pleurer
Sur les bords de l’eau.
VIII
Qu’avez vous donc la belle
Qu’a vous à tant pleurer?
Qu’a vous à tant pleurer
Sur les bords de la France?
Qu’a vous à tant pleurer
Sur les bords de l’eau?
IX
J’entends, j’entends ma mère
M’appeler pour coucher,
M’appeler pour coucher
Sur les bords de la France,
M’appeler pour coucher
Sur les bords de l’eau.
X
Ne pleurez pas la belle,
Chez nous vous coucherez!
Chez nous vous coucherez
Sur les bords de la France,
Chez nous vous coucherez
Sur les bords de l’eau.
XI
Quand(e) fut dans la chambre
Son lacet a noué
Son lacet a noué
Sur les bords de la France,
Son lacet a noué
Sur les bords de l’eau.
XII
Mon épée sur la table,
Belle, pourra le couper
Belle, pourra le couper
Sur les bords de la France,
Belle, pourra le couper
Sur les bords de l’eau.
XIII
La belle a pris l’épée,
Au cœur se l’est plongée
La belle a pris l’épée,
Au cœur se l’est plongée
Au cœur se l’est plongée
Sur les bords de la France,
Au cœur se l’est plongée
Sur les bords de l’eau.
XIV
La prend par sa main blanche,
Dans la mer l’a jetée
La prend par sa main blanche,
Dans la mer l’a jetée
Dans la mer l’a jetée
Sur les bords de la France,
Dans la mer l’a jetée
Sur les bords de l’eau.
Traduzione di Riccardo Venturi
I
Marion sta passeggiando
su e giù nel suo giardino,
su e giù nel suo giardino
sulle rive di Francia
su e giù nel suo giardino
sulla riva del mare.
II
S’accorge d’una barca
con trenta marinai,
con trenta marinai
sulla riva del mare,
dei trenta il più giovane
cantava una canzone.
III
Cantava una canzone
sulle rive di Francia,
cantava una canzone
sulla riva del mare,
la canzone che canti
la vorrei imparare.
IV
La vorrei imparare
sulle rive di Francia,
la vorrei imparare
sulla riva del mare.
Sali sulla mia barca,
e te la vo a insegnare.
V
Te la vo a insegnare
sulle rive di Francia,
te la vo a insegnare
sulla riva del mare.
VI
Cento leghe navigate
senza ridere né parlare,
cento leghe navigate
senza ridere né parlare
senza ridere né parlare
sulle rive di Francia,
senza ridere né parlare
sulla riva del mare.
VII
Cento leghe di rotta
e la bella si mise a singhiozzare,
cento leghe di rotta,
si mise a singhiozzare,
si mise a singhiozzare
sulle rive di Francia,
si mise a singhiozzare
sulla riva del mare.
VIII
Ma che avete, bella,
da tanto singhiozzare?
Da tanto singhiozzare
sulle rive di Francia?
Da tanto singhiozzare
sulla riva del mare?
IX
Sento, sento mia madre
che mi chiama a dormire,
che mi chiama a dormire
sulle rive di Francia,
che mi chiama a dormire
sulla riva del mare.
X
Non piangere, mia bella,
con noi tu giacerai!
Con noi tu giacerai
sulle rive di Francia,
con noi tu giacerai
sulla riva del mare.
XI
Quando fu dentro in camera
i legacci lei annodò
i legacci lei annodò
sulle rive di Francia,
i legacci lei annodò
sulla riva del mare.
XII
La spada che ho sul tavolo,
bella, li può tagliare
bella, li può tagliare
sulle rive di Francia,
bella, li può tagliare
sulla riva del mare.
XIII
La bella ha preso la spada
nel cuore se l’è conficcata
la bella ha preso la spada
nel cuore se l’è conficcata,
nel cuore se l’è conficcata
sulle rive di Francia,
nel cuore se l’è conficcata
sulla riva del mare.
XIV
La prende per la mano bianca,
nel mare l’ha gettata
la prende per la mano bianca
nel mare l’ha gettata,
nel mare l’ha gettata
sulle rive di Francia,
nel mare l’ha gettata
sulla riva del mare.

Non sempre però il racconto è così funesto continua

FONTI
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=50848

JESOUS AHATONHIA UNA MELODIA BRETONE?

La melodia del canto natalizio Jesous Ahatonhia accreditata in genere come melodia tradizionale canadese è in realtà un’antica aria francese  che nell’ambito della musica colta era l’aria di “Une jeune pucelle” (= “Una giovane ragazza”).
Da quest’aria peraltro popolare in tutta Europa e dalle imprecisate origini, ebbero fortuna due versificazioni la prima di tema religioso per l’appunto un noël “Une vierge pucelle”, l’altra di tema amoroso “Ma belle si ton âme”. Le ipotesi più accreditate sono quelle che la ritengono una musica da danza classificata nelle partiture rinascimentali come “Alemana”, “Almande”, o “Almagne” della quale si mostra un esempio.

Nel 1576, a Parigi veniva pubblicata una raccolta di 150 canti monodici a cura di Jehan Chardavoine (c.1537-1580) dal titolo: “Le recueil des plus belles et excellentes chansons en forme de voix de ville”. Si trattava della prima raccolta sistematica di melodie popolari risalenti anche a generazioni precedenti, su testi in parte dovuti a celebri poeti dell’epoca. Alcune di queste melodie godevano già di grande notorietà ed erano state utilizzate da compositori celebri come Clément Janequin ed Eustache Du Caurroy.
Particolare fortuna toccò a una di queste dal titolo “Une jeune fillette” (Una giovane fanciulla) il cui testo si riferiva all’usanza abbastanza frequente presso le famiglie nobili del tempo di destinare le figlie femmine alla vita monacale. ” (tratto da qui)
In italiano diventò “Madre non mi far monaca” più comunemente detta “La Monica” riprendendo il canto francese detto Chant de la nonnette (vedi)

CHANT DE LA NONNETTE

ASCOLTA l’arrangiamento di Jordi Savall

MA BELLE SI TON AME

La versione profana scritta e arrangiata dal poeta francese Gilles Durant de la Bergerie, è un canto che invita i giovani a godere dei piaceri dell’amore, canzone usata anche nella serie The Tudors.
Nel video allo spezzone tratto dal film segue la versione de The Toronto Consort. Segnalo inoltre la versione di Owain Phyfe per l’ascolto integrale su Spotify (in “Sweet was the Song” 1995)

ASCOLTA Olivier de Narnaud per ascoltare la melodia come veniva cantata durante il periodo barocco


I
Ma Belle si ton âme
se sent on alumer
Decette Douce flame
qui nous force d’amer
Allons coutons ,
Allons sur la verdure
Allons ton dis que dure
nostre jeune primtemps
II
Avant que la journee
De nostre age qui fuit
Se sent environee
Des ombres de la nuit,
Prenons loysir
De vivre nostre vie
Et sans craindre l’envie
Baisons nous a plaisir.
III
Du soleil la lumiere
Sur le soir se desteint,
Puis a l’aube premiere
Elle reprend son teint.
Mais nostre jour,
Quant une foys il tombe,
Demeure sous la tombe,
Y faisant long sejour.
IV
Ca, finette affinee
Ca, rompons le destin,
Qui clot nostre journee
Souvent des le matin.
Allons coutons ,
Allons sur la verdure
Allons ton dis que dure
nostre jeune primtemps
Traduzione di Cattia Salto
I
Mia bella se la tua anima
sentisse la luce
di questa dolce fiamma
che ci costringe ad amare!
Adiamo felicemente,
andiamo nei boschi,
andiamo finchè
la nostra giovane primavera dura.
II
Prima che il giorno
della nostra giovinezza
sia circondato
dalle ombre della notte,
prendiamo il buon tempo
di vivere la vita
e senza paure d’invidia,
baciamoci a piacimento.
III
La lue del sole
svanisce verso sera
poi alla prima alba
riprende il suo colore,
ma il nostro giorno
una volta finito
resta nella tomba
per soggiornarvi a lungo.
IV
Così mio caro amore
spezziamo il fato
che farebbe finire la nostra giornata
al giungere del mattino!
Adiamo felicemente,
andiamo nei boschi,
andiamo finchè
la nostra giovane primavera dura

Sul versante popolare peraltro ecco rispuntare le stessa aria in Bretagna in un noel bretone dal titolo “Péh trouz zou ar en doar”.

FONTI
http://www.medieval.org/emfaq/misc/fillette.htm
https://diesisebemolle.wordpress.com/2013/02/02/chansons-une-jeune-fillette-e-la-monica/
http://www.paolopuliti.eu/testo-e-musica.html
http://www.paolopuliti.eu/daquin.html

THIS ENDRIS NIGHT

Il culto mariano fiorì nel Medioevo attraverso le laudi e i canti di pellegrinaggio che si diffusero in tutta Europa, ma il protestantesimo con la sua generalizzata disapprovazione del culto dei Santi, sminuì anche la figura della Madonna, perciò sono veramente poche le carols inglesi su Maria.

Thys Endris Night” è  una ninna nanna del 1400, un tenero dialogo tra Gesù Bambino e sua madre Maria. Un dialogo miracoloso perchè viene rievocato il Natale, quando Gesù giace tra la paglia, dentro a una grotta, e un segno nel cielo guida il cammino dei pastori e dei saggi che andranno ad adorarlo;  la madre lo interroga stupita che il figlio abbia voluto nascere in un’umile grotta piuttosto che in una magnifica reggia, come ci si spetterebbe dal suo rango di re dei re.
Ma qui  Gesù prima di essere il Salvatore è semplicemente un bambino, che ha bisogno delle carezze e delle coccole della sua mamma. Così vengono in mente tanti dipinti rinascimentali di Madonna con bambino, una madre giovanissima, dallo sguardo amorevole, dolce e tenero che stringe tra le braccia o tiene sulle ginocchia un pargoletto roseo e paffuto.

Del canto esistono molte varianti testuali (vedi) con una quindicina di strofe in genere ridotte a sette/otto, ma la versione più accreditata è quella riportata nell’”Oxford Book of Carols” (vedi) comprensiva di melodia.
Ecco la versione nella sua struttura medievale
ASCOLTA Chris Green & Sophie Matthews strofe da I a V e da IX a XIII

e una versione più folk ASCOLTA Dan Fogelberg in “The First Christmas Morning” 1999 (strofe I, II, IV, VII, VIII, XI)

Interessante anche questa versione ridotta dei Chouchou ASCOLTA

La versione per corale


I
This endris (1) night I saw a sight
A star as bright as day
And ‘ere among a maiden sang
Lullay bye bye lullay
II
This lovely lady sat and sang
And to her child did say
“My son, my brother, father, dear
Why liest thou thus in hay”
III
“My sweetest bird, ‘tis thus required,
Though I be king veray (2),
But nevertheless I will not cease (3)
To sing ‘Bye bye, lullay.'”
IV
The child then spoke in his talking
And to his mother said
“Yea, I am known as Heaven’s King
Though I in crib be laid”
V
For angels bright down on me light (4);
Thou knowest ‘tis no nay (5)
And for that sight thou may delight
To sing, ‘Bye bye, lullay.'”
VI
“Now, sweet son, since thou art a king,
Why art thou laid in stall?
Why dost not order thy bedding
In some great king’s hall?
VII
Methinks (6) it right that king or knight
Should lie in good array
And then among (7), it were no wrong
To sing bye bye lullay”
VIII
Mary, mother, I am that child
Tho’ I be laid in stall
For lords and dukes shall worship me
And so shall king’s all
IX
Now tell, sweet son, I thee do pray
Thou art my love and dear
How should I keep thee to thy pay (8)
And make thee glad of cheer
X
“My dear mother, when time it be (9),
Take thou Me up on loft,
And set Me then upon thy knee,
And handle me full soft.
XI
My dear mother, thou hold me warm
And keep me night and day
And if I weep and may not sleep
Thou sing bye bye lullay
Thou sing bye bye lullay
XII
“Now sweet Son, since it is come so,
That all is at Thy will,
I pray Thee grant to me a boon (10),
If it be right and skill (11)
XIII (12)
“That child or man, who will or can
Be merry on my day,
To bliss Thou bring—and I shall sing,
Lullay, by by, lullay.”
Traduzione Cattia Salto (*)
I
L’altra notte vidi un segno
una stella luminosa come il sole
e là una fanciulla cantava
“Ninna nanna”
II
Questa dama amorevole assisa cantava e al suo bimbo diceva
Figlio mio, fratello, padre caro
perché giaci tu così nella paglia?
III
Mio uccello canterino più caro,
ciò è necessario

anche se sono il vero re,
tuttavia non smettere (3)
di cantare Ninna Nanna
IV
Così il bimbo si mise a parlare
e alla madre disse
Si mi chiamano il Re dei Cieli
anche se dormo in una culla
V
Perché gli angeli radiosi dall’alto scendono,
questo è innegabile

e per quel segno rallegrati,
per cantare Ninna Nanna”
VI
“Allora amato figlio, poiché tu sei un re,
perché dormi in una mangiatoria?
Perché non comandi che il tuo letto
sia in una grande camera di un castello?
VII
Credo sia giusto che un re
o un cavaliere

debba stare nella ricchezza
e ogni tanto non c’è niente di male
nel cantare una ninna nanna
VIII
Maria, mamma, io sono tuo figlio
e sebbene dorma in una mangiatoia
Nobili e Duchi mi adoreranno
e così sarò il re di tutti
IX
Ora dimmi figlio diletto, te ne prego
tu che sei il mio amore adorato
come posso farti contento
e rallegrarti?
X
Mia cara madre, quando sarà il tempo (9), prendimi tra le tue braccia
e poi mettimi sulle ginocchia
e trattami con molta delicatezza
XI
Cara mamma tienimi al caldo
e custodiscimi notte e giorno
e se piango e non riesco a prendere sonno cantami “Ninna nanna
cantami Ninna Nanna
XII
Allora mio dolce figlio, poichè
tutto è in tuo volere,
Ti prego di condermi un favore
se sarà buono e giusto.
XIII (12)
Che a ogni bambino o uomo, che vorrà o potrà essere felice nella mia giornata
la benedizione tu porterai– e io canterò
Ninna nanna”

NOTE
(* non sono ancora del tutto convinta sulla traduzione, ma per ora è quanto credo di aver capito, traduzione migliore per tempi migliori)
1) This endris (or “thys ender” or “this endurs”): The other ever among: occasionally; all the while – recently past, The other night, a few nights ago
2) verray – in truth
3) I will not cease (you) nel senso di “non ti fermerò”
4) Light: Alight. La frase è anche variamente modernizzata come “angels bright down to me light”
5) No nay: Undeniable
6) Methinks: I think
7) ever among – every now and then – in that circumstance
8) pay – liking, satisfaction
9) a mio avviso Gesù vuole prefigurare l’ora della sua morte, immortalato in molte Pietà


10) Boon: Favor
11) Skill: Reasonable
12) come la prassi nelle laudi e nei canti mariani, la Madonna intercede presso Gesù per la salvezza di tutti gli uomini

FONTI
http://sniff.numachi.com/pages/tiENDRISNT;ttENDRISNT.html
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/this_endris_night2.htm
https://www.theguardian.com/books/2011/dec/28/poem-week-this-endris-night

THE RAMBLING SOLDIER/SAILOR

Il galante soldato (o marinaio) che gira per mari e monti alla ricerca di fanciulle da corteggiare è un topico delle ballate del 700-800, questa in particolare ampiamente diffusa nei broadsides.
Secondo Sam Henry questa canzone è stata modellata sull’irlandese The Suiler Rambling (il mendicante vagabondo), – un genere che deve molto alla ballata scozzese The Gaberlunzieman.
Durante il folk revival e la contestazione giovanile degli anni 60-70 questa tipologia di canti popolari era molto diffusa nei folk-club, ma in origine  il canto doveva trattarsi di una parodia ovvero erano le vanterie di un borioso sergente reclutatore convinto di essere un grande seduttore! (vedi)
Recruiting_party-

Per apprezzare la melodia nello stile d’epoca (probabilmente Tudor) e in versione tradizionale ecco l’arrangiamento dei Swain’s Gold

ASCOLTA Oisin


I
I am a soldier, blythe and gay,
That’s rambled for promotion.
I’ve laid the French and Spaniards low;
many miles I’ve crossed the ocean.
I’ve travelled England and Ireland, too,
I’ve travelled bonny Scotland through,
And many’s the pretty maid I’ve cause for to woo
I’m a bold and a rambling soldier (2)
II
When I was young and in me prime,
Twelve years I went recruiting
Through England, Ireland, Scotland and Spain,
Where’er there was no shooting
With a lady gay and a pleasant life
In every town, a different wife
Seldom was there any strife
For the bold and the rambling soldier
III
In Aldershot I courted by day
A daughter and her mother
And all the time that I was there
They were jealous of eachother
My orders came and I had to part
I left poor Jane with a broken heart
From Aldershot I soon did part
I’m a bold and a rambling soldier
IV
Well now the King has commanded me
To raise the country over
From Aldershot to Patrick town
And from Plymouth and back to Dover
Whatsoever town that I went
To court the damsels I was bent
To marry none was my intent
I’m a bold and a rambling soldier
V
And now the wars are at an end,
I’m not ashamed to mention
The king has given me my discharge,
And granted me a pension.
No doubt some lasses will me blame,
But none of them can tell my name
And if you want to know the same
It’s Jack the rambling soldier
TRADUZIONE di Cattia Salto
I
Sono un soldato bello e allegro
che è in giro per far carriera,
ho attraversato (1) il mare di Francia e Spagna
per miglia ho oltrepassato l’oceano
ho viaggiato anche in Inghilterra e Irlanda
ho viaggiato per la bella Scozia
se ho fatto rammaricare più di qualche ragazza,
io sono un ardito soldato vagabondo (2)
II
Quando ero giovane
e inesperto
a 12 anni mi arruolai
per Inghilterra, Irlanda, Scozia
e Spagna
ovunque non ci fosse da sparare
con una donnina allegra e una bella vita,
in ogni città una moglie diversa
e talvolta c’erano delle lotte
per l’ardito soldato
vagabondo
III
A Aldershot (3) corteggiai di giorno
madre e figlia
e per tutto il tempo che fui là
erano gelose una dell’altra.
Gli ordini arrivarono e io dovetti partire,
lasciai la povera Jane con il cuore spezzato
e da Aldershot tosto partii
sono un ardito soldato vagabondo
IV
Beh ora il re mi ha comandato
di andare a fare reclute per il paese (4)
da Aldershot a Patrick town (5),
e da Plymouth (6) e di ritorno a Dover (7)
e in ogni città dove andavo
ero incline a sedurre tutte le fanciulle, senza avere intenzione di sposarne nessuna,
sono un ardito soldato vagabondo
V
E ora le guerre sono finite,
non ho timore di dire
che il re mi ha dato il congedo
e garantito una pensione.
Senz’altro qualche ragazza mi biasimerà
ma nessuna di loro saprà dire il mio nome (8)
e se vuoi sapere chi sono
chiamami Jack il soldato vagabondo

NOTE
1) la scelta del termine è allusiva infatti “get laid” significa fare sesso
2) si potrebbe tradurre come “soldato di ventura” ma sarebbe un termine improprio perchè il soldato in questione non era propriamente un mercenario, forse un compromesso potrebbe essere “soldato avventuriero”
3) Aldershot nell’Hampshire è detta “Home of the British Army”, da quando nel 1854 fu dondata l’Aldershot Garrison, cittadella militare e campo di addestramento permanente dell’esercito britannico.
4) La frase è un po’ ambigua, potrebbe anche voler dire che il re lo aveva incaricato di girare per il paese a sedurre le giovani fanciulle. L’assunto è che trattandosi di un bel esemplare di soldato, è stato incaricato, come uno stallone da monta, a ingravidare le fanciulle del regno.
5) Downpatrick nell’Irlanda del Nord è il luogo in cui si ritiene siano sepolte le spoglie di San Patrizio
6) Plymouth è una grande città portuale del Devon (Inghilterra sud-ovest)
7) Dover è il punto più orientale della Manica , famosa per le sue bianche scogliere
8) per attribuirgli l’addebito di paternità!!

RAMBLING SOLDIER BY JOHN TAMS

Una versione ridotta della canzone è ripresa nella colonna Sonora della serie tv Sharpe e quindi ambientata al tempo delle guerre napoleoniche.
ASCOLTA John Tams & Barry Coope 1996


I
I am a soldier, I will say,
That rambles for promotion.
I’ve laid the French and Spaniards low
Some miles across the ocean.
So now me jolly boys, I’ll bid you all adieu:
No more to the wars will I go with you;
But I’ll ramble the country through and through…
And I’ll be a rambling soldier.
II
The king he has commanded me
To range this country over.
From Woolwich up to Liverpool,
From Plymouth back to Dover.
A courtin’ all the girls, both old and young
With me ramrod in me hand, and me flattery tongue;
To court them all, but marry none…
And I’ll be a rambling soldier.
III
And when these wars are at an end,
I’m not afraid to mention.
The King will give me my discharge,
A guinea and a pension.
No doubt some lasses will me blame,
But none of them will know my name:
And if you want to know the same…
It’s – the rambling soldier!
TRADUZIONE di Cattia Salto
I
Sono un soldato, vi dirò,
che è in giro per far carriera,
ho attraversato (1) il mare di Francia e Spagna
per miglia ho oltrepassato l’oceano
così ora, miei allegri compagni, vi dirò addio:
non andrò più in guerra
con voi
ma girerò il paese in lungo
e in largo
e sarò un soldato vagabondo
II
Il re mi ha comandato
di vagabondare per il paese (4)
da Woolwich (9) a Liverpool,
e da Plymouth (6) e di ritorno a Dover,
a sedurre tutte le fanciulle, vecchie (10) e giovani,
con la pertica in mano e la mia parlantina
per corteggiarle tutte ma non sposarne nessuna, e sarò un soldato vagabondo
V

E quando le guerre saranno alla fine,
non ho timore di dire
che il re mi darà il congedo
una ghinea e una pensione.
Senz’altro qualche ragazza mi biasimerà
ma nessuna di loro saprà dire il mio nome (8)
e se vuoi sapere chi sono
chiamami  il soldato vagabondo

NOTE
9) Woolwich quartiere sud-est di Londra fu sede dal 1806 al 1939 dell’Accademia Militare per Ufficiali
10) riferito alle zitelle,  un tempo una ragazza che aveva superato i 20 anni senza aver trovato un fidanzato si stava avviando sulla buona strada per passare il resto della sua vita da zitella

continua seconda parte 

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/arthur-mcbride.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=108324
http://www.contemplator.com/sea/rambling.html
http://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/ramblingsailor.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=134274

LA MORESCA ANTICA: LES BOUFFONS

La “moresca” era una danza delle spade molto popolare tra il XV e il XVIII secolo e si svolgeva per lo più nel periodo carnevalesco.

“Gli elementi orientali dei costumi dei ballerini e il carattere guerriero della danza, hanno contribuito alla credenza che tali balli si ispirassero al conflitto tra cristiani e saraceni. Ma secondo Curt Sachs quest’ipotesi è confutabile per il fatto che si tratterebbe di un processo di storicizzazione che nel medioevo si è innescato su strutture legate ad arcaici riti agrari. La maggior parte degli studiosi è inoltre concorde sul fatto che la colorazione nera del viso sarebbe da attribuirsi al desiderio del danzatore di non farsi riconoscere dagli spiriti.” (tratto da qui)

Oggi viene classificata come “danza frontale” per distinguerla dalle “danze a catena” già viste qui e si tratta più propriamente di un duello simulato . Nell’illustrazione tratta da un manoscritto medievale si suppone che i due guerrieri stiano sfoggiando agilità e destrezza in una danza cadenzata dal battito delle mani e dal suono di uno strumento a fiato probabilmente un hornpipe.
Tale consuetudine di danza guerresca è confermata anche dagli autori latini: celti e germani danzavano con spade e lance, cimentandosi con una “danza di allenamento” in cui i guerrieri perfezionavano il loro addestramento coordinando i movimenti  con un accompagnamento musicale.

danza-spade-sassone
Danza delle spade anglo-sassone codice Cleopatra, British Museum

Ancora nel 1300 ritroviamo l’illustrazione di due danzatori (questa volta al suono di una cornamusa). E’ probabile che questo sfoggio di destrezze acrobatiche sia passato nel repertorio dei giullari anche con intento burlesco.

danza-spade-1300
Royal MS. British Museum. XIV secolo

LES BOUFFONS

Non si conosce una vera e propria coreografia della danza, ma la sua descrizione con relativa melodia fu pubblicata da Thoinot Arbeau nel suo trattato “Orchesographie” (1589) con il titolo di Branle de les Bouffons (in inglese “The Buffens”, in italiano “il ballo dei Buffoni): una danza del popolo e non della corte, se vogliamo un esempio più tardo di “moresca”, con passi veloci e saltellati, molti impegnativa fisicamente in quanto si richiede  resistenza fisica e destrezza nel coordinamento dei colpi di spada.

Passo Base: 4 veloci passetti sulle punte e lanciati

La danza viene effettuata per coppie generalmente con due coppie disposte in fila (figura del quadrato) a fronteggiarsi e a “tirare di spada” (prima in alto, poi in basso e poi ancora in alto), non mancano movimenti circolari con le spade che roteano in alto sulle teste e anche spettacolari colpi incrociati e salti.

Tra le tante ricostruzioni si propone quella dei Schembart Gesellschaft Nürnberg che hanno sostituito le spade con i bastoni

Ma la moresca è anche la danza delle campanelle una danza di corte particolarmente apprezzata dei giovani.

Vediamo la ricostruzione dal film Romeno e Giulietta di Franco Zeffirelli, reinterpretata anche da molti gruppo di danza storica adattandola alla celeberrima “Mourisque” di Tylman Susato (1551)

Vediamola proposta dal gruppo di danza Béla Lovagrend

Molti studiosi ritengono che la moresca sia stata più propriamente una danza di spettacolo, non quindi una danza del repertorio del ballo nobile, bensì una danza eseguita da professionisti, una sorta di pantomima. Popolare in Italia nel 1400, entra negli intermedi dei banchetti, nei trionfi e nelle mascherate spettacolari.

FONTI
http://www.bencourtney.com/ebooks/dance/
http://www.museoroccagrimalda.unito.it/danze_spade.htm

IL CUCULO ARALDO DELLA PRIMAVERA

Cuculo canta gagliardo e robusto:
«Benvenuta o bella Estate:
diminuisce la forza del vento
che spezzava i boschi frondosi».
(ANTICA LIRICA IRLANDESE tratto da qui)

Nelle canzoni degli antichi bardi dedicate alla Stagione chiara dell’anno ci sono sempre molte immagini riferite agli uccelli e al loro canto: merli, allodole, fanelli, usignoli e cuculi sono quelli più citati e nella stagione invernale non mancano mai pettirossi e scriccioli.

Il cuculo arriva dall’Africa tra la fine di marzo e i primi d’Aprile e inizia subito il corteggiamento innalzando il suo caratteristico canto . Nell’Europa Settentrionale arriva un po’ più tardi, all’incirca a metà aprile. In ogni caso il canto del cuculo è foriero di Primavera, anche perchè una volta terminata la stagione dell’amore (fine maggio), il cuculo (maschio) non canta più. La femmina emette una nota molto lunga e gorgheggiante simile a un «puhuhhuhuhu». Il verso del cuculo maschio è stato reso famoso dagli orologi a pendolo in legno (gli orologi a cucù di teutonica memoria)

ASCOLTA

IL CUCULO INDOVINO

La sua presunta longevità (nei proverbi si dice “”Vecchio come il cucco”) lo ha trasformato in veggente. E’ un uccello che predice il futuro in particolare lo interrogano le ragazze da marito per chiedere entro quanti anni si sposeranno: c’è pure una filastrocca che recita
O cucco, cucco dal becco fiorito
dimmi quanti anni sto a prender marito
dopo di chè si conteranno i versi in risposta, un anno per ogni cucù. Una volta sposata la donna potrà ancora interrogare il cuculo per sapere quanti figli avrà. Ma al cuculo si possono chiedere anche quanti anni restano ancora da vivere.. o quanti anni si dovranno passare in purgatorio per redimere i propri peccati prima di poter andare in paradiso.

Il suo simbolismo è spesso negativo: partendo dall’osservazione che la femmina depone il suo uovo nei nidi altrui, il cuculo è diventato sinonimo di cornuto (in francese cornuto si  dice cocu mentre in inglese cuckold). La tradizione vuole che quando si sente per la prima volta nella nuova stagione il canto del cuculo, bisogna subito controllare se in tasca avanza qualche monetina: l’anno in arrivo sarà privo di problemi economici. Non averne è l’annuncio della miseria in arrivo. Vedere un cuculo da vicino è in genere sinonimo di fortuna.

L’arrivo del cuculo dalla migrazione invernale era una data importante, sulla quale, nelle campagne, ci si basava per programmare molte operazioni agricole. A Bologna si diceva che “Quando canta il cuculo, c’è da fare per tutti”, cioè iniziano i lavori agricoli. L’arrivo di questo uccello era previsto per i primi giorni d’aprile, e quando tardava ci si preoccupava: “Il due o il tre d’aprile, il cuculo ha da venire. L’otto, se non è venuto, o che è morto, o che è cotto”. Nel Bolognese, a chi è ardito con le parole, ma non lo è poi nei fatti, si dice “Come il cuculo, tutta voce e penne”. Questo volatile è infatti un gran chiacchierone: il maschio, una volta stabilitosi in un certo territorio, trascorre, ad esempio, ore e ore a ripetere incessantemente il suo cu-cù (da cui anche il nome). (tratto da qui)

Cuculus_canorus

SUMER IS ICUMEN IN

Il canto in canone è conosciuto con il titolo “La rota di Reading” dal nome dell’abbazia inglese in cui è stato rinvenuto (il manoscritto è ora conservato al British Museum di Londra vedi qui) e vuole imitare il verso del cuculo. Rota è il termine antico per ruota nel senso di circolo (round), così è l’andamento del canto in canone circolare o perpetuo (canon perpetuus): la melodia viene ripetuta a più voci che iniziano il canto ad intervalli successivi e proseguono di modo da fondersi in un’armonia. Quando ogni voce del canone arriva al termine, ricomincia dall’inizio. La Rota è una composizione tipica della tradizione inglese del XIII-XIV secolo, e “Sumer is icumen in”, scritto in inglese medio (Middle English) da un autore anonimo, risale probabilmente al XIII secolo.

Il manoscritto oltre alla notazione musicale contiene specifiche indicazioni per l’esecuzione del canone (scritte in inchiostro nero): le voci devono essere almeno 2 e il manoscritto prevede l’esecuzione del canone fino a 4 persone alle quali si aggiungono 2 voci di basso pure loro in canone che cantano un’ulteriore melodia detta “pes” (le indicazioni per il canto del  pedale -secondo canone- sono scritte con l’inchiostro rosso)

 

ROTA
Hanc rotam cantare possunt quatuor socii. A paucioribus autem quam a tribus aut saltem duobus non debet dici, preter eos qui dicunt pedem. Canitur autem sic. Tacentibus ceteris, unus inchoat cum hiis qui tenent pedem. Et cum venerit ad primam notam post crucem, inchoat alius, et sic de ceteris. Singuli vero repausent ad pausaciones scriptas, et non alibi, spacio unius longe note.

PES
1a voce: Hoc repetit unus quociens opus est, faciens pausacionem in fine.
2a voce: Hoc dicit alius, pausans in medio, et non in fine, sed immediate repetens principium.

TRADUZIONE ITALIANO
CANONE
Possono cantare questa rota quattro persone. Non può essere eseguita da meno di tre o al minimo due, oltre a quelli che cantano. Per cantare si procede in questo modo. Mentre gli altri stanno zitti, uno inizia la rota insieme con i due che cantano. Ma quando il primo arriva alla prima nota dopo la croce, un secondo cantore inizia da capo. Gli altri seguono allo stesso modo. Ogni cantore deve rimanere in silenzio, per la durata di una longa, dov’è indicata la pausa, ma non altrove.
PEDALE
Una voce ripete questa parte tante volte quante sono necessarie, facendo una pausa alla fine.
Un’altra voce canta questa parte facendo una pausa a metà, ma non alla fine, e poi ricominciando immediatamente.

ASCOLTA Richard Thompson che sviluppa il canto con due voci per la rota + 2 voci per il pes

ASCOLTA Hilliard Ensemble

WESSEX DIALECT
I
Svmer is icumen in,
Lhude sing, cuccu!
Groweþ sed and bloweþ med
And springþ the wude nu.
Sing, cuccu!
II
Awe bleteþ after lomb,
Lhouþ after calve cu
Bulluc sterteþ, bucke uerteþ(1).
Murie sing, cuccu!
Cuccu, cuccu,
Wel singes þu, cuccu.
Ne swik þu naver nu!
Pes:
Sing cuccu nu, sing cuccu!
Sing cuccu nu, sing cuccu!
INGLESE MODERNO
I
Summer has come
Loudly sing, cuckoo!
Grows the seed and blossoms the meadow
And the wood springs anew
Sing, cuckoo!
II
The ewe bleats after the lamb
The cow  lows after the calf.
The bullock stirs(1), the buck leaps forth(2).
Merrily sing, cuckoo!
Cuckoo, cuckoo,
Well sing you, cuckoo!
Don’t ever you stop now
Pes:
Sing cuckoo now, sing cuckoo!
Sing cuckoo now, sing cuckoo!

NOTE
1) tradotto anche “il toro s’impenna
2) bucke uerteþ lascia adito a due diverse interpretazioni
the buck leaps forth= corre saltando la capra; secondo un’altra interpretazione fertheth deriverebbe dal verbo *feortan = fart (“emettere gas intestinale o aria”), opzione supportata dal fatto che non sarebbe un canto a contenuto serio o religioso. La traduzione diventa the buck fartsla capra emette peti; buck viene anche tradotto a volte come stag= cervo

TRADUZIONE ITALIANO
I
È arrivata l’estate
Canta a squarciagola, cuculo!
germoglia il seme e fiorisce il prato,
il bosco si risveglia:
canta, cuculo!
II
La pecora bela al suo agnellino,
la mucca muggisce al suo vitellino,
salta il toro(1), corre saltando la capra(2),
canta allegramente, cuculo!
Cucù, cucù,
Tu canti bene, cucù!
Ora non smettere più.
PES
Canta ora, cucù, canta, cucù!
Canta ora, cucù, canta, cucù!

FONTI
Volario, Alfredo Cattabiani
mia madre classe 41

http://www.naturamediterraneo.com/cuculo/
https://it.wikipedia.org/wiki/Sumer_is_icumen_in
http://alamire.altervista.org/testi/SumerIsIcumenIn.pdf
http://www.imperialbulldog.com/2011/04/29/il-cuculo-non-fa-primavera/
https://clamarcap.wordpress.com/2013/05/05/sumer-is-icumen-in-2/

 

COMPLAINTE DE LA BLANCHE BICHE

IL LAI DE GUIGEMAR
di Riccardo Venturi
lay
Fa parte di tutto un sistema di miti e tradizioni, di probabile origine celtica, che nel XII secolo fornirono a Marie de France (in italiano: Maria di Francia) lo spunto per molti dei suoi celeberrimi Lais. Nel Medioevo francese, i cosiddetti Lais sono brevi poesie d’amore in forma lirico-narrativa; si tratta naturalmente dell’amor cortese tipico dell’epoca, basato su leggende di varia provenienza.
Tra di essi si trova il Lai de Guigemar, la storia di un giovane vassallo, Guigemar, insensibile all’amore che, durante una battuta di caccia, ferisce a morte una cerbiatta bianca che gli lancia una sorta di maledizione: la ferita che la freccia ha causato al giovane rimbalzandogli sulla coscia potrà guarire soltanto quando troverà l’amore. Dopo numerose peripezie, il giovane trova l’amore grazie ad una dama venuta dall’Oltretomba, che in realtà era proprio la bianca cerbiatta. Questa romantica storia nasconde però un mito più antico e ben più tragico, dissimulando un tema che nelle antiche ballate era all’ordine del giorno: l’incesto (volontario o accidentale).
Già nel Lai di Maria di Francia, la sorella di Guigemar si chiama Noguent, nome che in bretone significa qualcosa come “dal bianco aspetto”. Alle radici della storia di Maria di Francia c’è quindi un avvenimento violento, come si può ben vedere da questa bellissima, cupa e antichissima ballata che lo narra in modo più chiaro e che si situa nel medesimo “stock” di miti e leggende dal quale proviene un’ugualmente antica ballata scozzese, The Bonny Heyn, nella quale, non a caso, la vittima dell’incesto (anche se accidentale) è ancora presentata come una cerbiatta. (Tratto da qui)
The Wilton Diptych

COMPLAINTE DE LA BLANCHE BICHE

Melodia tradizionale bretone

In questa ballata dell’Alta Bretagna, la più antica giunta fino ai nostri giorni, sopravvive l’elemento fantastico e magico della trasformazione notturna della bionda Margherite-Margot in bianca cerva.
La ballata nasconde nella caccia alla cerva l’archetipo dell’incesto tra fratello e sorella con fosche tinte di violenza e di cannibalismo.
E’ la fanciulla che parla e supplica la madre di difenderla dal fratello. Ma la caccia si conclude tragicamente e la cerva è prima catturata e poi cucinata per il banchetto.

LA NOVELLA DEL DECAMERONE

La ballata mi ricorda il dipinto di Sandro Botticelli che illustra la novella del Decamerone su Nastagio Degli Onesti.

nastasio-cacciaLa storia di Boccaccio è per la verità un monito alle fanciulle di ricambiare l’amore quando amate da un innamorato onesto e gentile.

Nastagio passeggiando nel bosco vede una ragazza correre nuda in lacrime, inseguita da due cani e un cavaliere ossia Guido degli Anastagi, che un tempo aveva amato follemente la donna, ma si era suicidato perchè non ricambiato. Anche la ragazza, che non provava rimorso per il tormento inflitto al suo innamorato, fu condannata alla sua morte a partecipare alla caccia infernale: ogni venerdì, la ragazza avrebbe dovuto subire l’uccisione e successivamente la ricomposizione del proprio corpo, per tanti anni quanti erano stati i mesi del suo rifiuto nei confronti dell’innamorato.

Ho come l’impressione che il tema medievale della battuta di caccia alla cerva bianca si sia come capovolto e quello che prima era uno stupro adesso diventa un amore più che lecito, respinto dal rifiuto sdegnoso e crudele della donna. Anche Nastagio è tormentato da un amore non corrisposto, e decide di dare un banchetto proprio nel bosco di pini e proprio di venerdì sul far della sera… per mostrare alla sua innamorata che lo respinge quanto sia grave il peccato commesso!
Insomma l’archetipo femminile della fanciulla vergine ma anche fiera e indipendente (la cerva bianca) si trasforma in elemento passivo soggiogato alla volontà maschile, così le antiche ballate sul femminicidio con corollario di stupro o incesto; la morte della donna-animale sacrificale (sia esso cigno o cerva bianca) è la punizione riservata  alla sua natura femminile, per cui la donna non è mai vittima innocente, ma sempre colpevole tentatrice. E tuttavia i vari significati che si sono stratificati nel tempo (a cominciare dalla stessa Maria di Francia) non devono mai far dimenticare il primigenio tabù dell’incesto!
A pagare per la colpa è quasi sempre e solo la donna (come se implicitamente fosse solo lei la vera responsabile), la donna deve in ogni caso sparire per non disonorare il nome della famiglia. (vedi The Bonny Hind)

Il testo del Lamento si può far risalire al XII secolo, la melodia invece ha origini cinquecentesche. Come per tutte le ballate tramandate oralmente esistono infinite varianti delle strofe e anche la melodia non è univoca.

ASCOLTA Tri Yann in Suite Gallaise, 1974

ASCOLTA Veronique Chalot in  Chansons populaires françaises, 1995

ASCOLTA Keltia live in un personale arrangiamento anche testuale

ASCOLTA La Dama e l’Unicorno

VERSIONE BRETONE in ” Le livre des chansons ou introduction à la connaissance de la chanson ” di Henri-Irénée Marrou pubblicato con lo pseudonimo di Henri Davenson, 1944 anche con linea melodica. Davenson riporta che la ballata proviene nella parte francese della Bretagna. Questa versione melodica è quella più diffusa (pare derivi da un canto di nozze cinquecentesco Sur le pont d’Anignon j’ai ouï chanter la belle)

I
Celles qui vont au bois, c’est la mère et la fille,
La mère va chantant et la fille soupire:
– Qu’avoue à soupirer, ma fille Marguerite?
– J’ai bien grand ire en moi, et n’ose vous le dire:
II
Je suis fille le jour et la nuit blanche biche(1).
La chasse est après moi, des barons et des princes,
Et mon frère Renaud(2) qui est encor bien pire.
Allez, ma mère, allez bien promptement lui dire
III
Qu’il arrête ses chiens jusqu’à demain midi.
– Où sont tes chiens, Renaud, et ta chasse gentille?
– Ils sont dedans le bois à courre blanche biche.
– Arrête-les Renaud, arrête, je t’en prie!
IV
Trois fois les a cornés de son cornet de cuivre;
A la troisième fois, la blanche biche est prise:
– Mandons le dépouilleur, qu’il dépouille la biche.
Celui qui la dépouille dit: – Je ne sais que dire:
VI
Elle a le cheveu blonds et le sein d’une fille.
A tiré son couteau, en quartiers il l’a mise.
En ont fait un dîner aux barons et aux princes:
– Nous voici tous illec, faut ma sœur Marguerite.
VII
– Vous n’avez qu’à manger, suis la première assise:
Ma tête est dans le plat et mon cœur aux chevilles,
Mon sang est répandu par toute la cuisine,
Et sur vos noirs charbons, mes pauvres os se grillent.(2)

NOTE:
corrigan1) Nelle leggende e nelle fiabe la cerva bianca è una fanciulla stregata che si trasforma in animale durante la notte, e attende il bacio del cacciatore invece della freccia che la ucciderà; ed è anche la fata-cerva del Greenwood, il bosco sacro, che si pettina i capelli d’oro accanto ad una fonte in attesa del cacciatore che la sposerà (e per certi aspetti, è simile alle sirene). Si narra anche di fate benefiche dette Korrigan o corrigan considerate alla stregua di streghe durante i primi anni della diffusione del Cristianesimo in Bretagna, ma in realtà delle sacerdotesse celtiche, che si rifugiarono nei boschi, e per meglio nascondersi si trasformarono in cerve. continua
2) Reanud richiama il nome Randal della ballata scozzese Bonny Hind

LAMENTO DELLA BELLA CERBIATTA traduzione di Riccardo Venturi

Quelle che vanno al bosco, son la madre e la figlia,
la madre cammina cantando, e la figlia sospira.
“Che cosa avete da sospirare, mia bianca Margherita?”
“Ho in me tanta collera, e non ho il coraggio di dirvelo.

Son fanciulla di giorno, e la notte una bianca cerbiatta(1),
mi danno la caccia i principi e i baroni.
E mio fratello Rinaldo(2) è di tutti il peggiore;
andate, madre mia, andate a dirgli lesta

che fermi i suoi cani fino a domani a mezzogiorno.”
“Dove sono i tuoi cani, Rinaldo, la tua nobile muta?”
“Sono nel bosco a dar la caccia alla bianca cerbiatta.”
“Fermali, Rinaldo, fermali, ti prego.”

Tre volte li ha incitati con il suo corno di pelle,
al terzo suono del corno la bianca cerbiatta è presa.
“Mandiamo qualcuno a darle il colpo di grazia e a scuoiarla”
Lo scuoiatore dice: “Proprio non so che dire.

Ha i capelli biondi e il seno di una fanciulla.”
Ha cavato il coltello e l’ha squartata,
ne hanno fatto un pranzo per i principi e i baroni:
“Eccoci tutti qua, tranne mia sorella Margherita.”

“Non dovete che mangiare, io sono a capotavola,
la mia testa è nel piatto, il cuore alle caviglie.
Il mio sangue è sparso per tutta la cucina,
e sui vostri neri tizzoni bruciano le mie povere ossa.”

TRADUZIONE IN VERSI
di Riccardo Venturi

Quelle che al bosco van son la madre e la figlia,
canta la madre e la figlia sospira.
“Cos’hai da sospirar, mia bianca Margherita?”
“Dirlo proprio non so, ma sono in preda all’ira.

Son fanciulla di giorno, e la notte cerbiatta,
mi danno la caccia marchesi e baroni.
E Rinaldo, mio fratello, è di tutti il peggiore,
andate madre mia, andate presto a dirgli

che fermi i suoi cani fino a mezzodì domani.”
“Dov’è la tua muta, Rinaldo, sì gentile?”
“È nel bosco a cacciare la bianca cerbiatta.”
“Fermala, Rinaldo, la devi fermare.”

Tre volte l’ha incitata col suo corno di rame,
al terzo suono del corno la cerva è già presa.
“Mandiam lo scalcatore a scuoiar la cerbiatta”,
ma chi la scuoia dice: “Non so proprio che dire.

Ha i capelli dorati e seno di fanciulla.”
Ha cavato il coltello e in parti l’ha squartata,
e ne han fatto un banchetto per marchesi e baroni:
“Siamo qua, manca solo mia sorella Margherita.”

“Non avete che a mangiar, son la prima portata,
La mia testa è nel piatto con il cuore e i polmoni,
del mio sangue tutta la cucina è bagnata,
le mie povere ossa brucian su quei carboni.”

TRADUZIONE IN INGLESE (tratta da qui)
THE WHITE HART

Mother and daughter go to the woods.
The mother goes singing, the daughter sighing.
“Why do you sigh, Margaret, my daughter?”
“There is a great curse on me, and I dare not tell it you:
I am a girl by day, and a white hind by night(1).
The hunt is after me, the barons and the princes,
“And my brother Renaud, which is far worse.
Go, mother, go straight away and tell him
To stop his dogs until tomorrow noon.”
“Where are your dogs, Renaud(2), and your noble hunt?”
“They are in the woods, pursuing the white hind.”
“Stop them, Renaud, stop them, I beg you.”
Three times he has sounded his copper horn:
At the third blast, the white hind is taken.
“Let us send for the skinner, to skin the hind.”
The skinner says, “I don’t know what to say:
She has blonde hair and a woman’s breast.”
He has taken his knife and quartered her.
They have made of her a dinner for the baron and the princes:
“Here we all are, save for my sister Margaret.”
“You have only to eat; I am the first at table.
My head is in the dish, and my heart on the butcher’s hook,
My blood is spattered throughout the kitchen,
And on your black coals my poor bones are grilling.”

ASCOLTA Malicorne in “Malicorne 4, Nous somme chanteurs de sonettes ” (1977)

LA BLANCHE BICHE, OU LA BELLE MARGUERITE
Versione del Québec
Come è lecito attendersi da una ballata di tale antichità, essa ha seguito (come le analoghe britanniche) i coloni nel Nuovo Mondo. La versione del Québec francofono sembra mantenere una melodia molto più elementare, mentre il testo fa affiorare dei particolari perduti: in primis, la possibile colpa della madre della bianca cerbiatta, che non avverte il figlio (che qui si chiama Julien). L’incesto accidentale e l’uccisione della sorella-cerva vengono quindi spostati sul piano dell’odio della madre verso la giovane figlia (che nel testo appare sposata). Pentitasi della colpa, la madre si fa scoprire dal figlio e decide di espiare perdendosi nel bosco; ma il figlio le prende il pugnale e si uccide. E’ senz’altro possibile che tali particolari siano ripresi da versioni europee andate perse; qui ascoltiamo la ballata dalla voce di Michel Faubert, dall’album Maudite mémoire del 1992. Non essendo presente il testo in rete, lo ho trascritto all’ascolto (un compito non semplice data la particolarissima e arcaica pronuncia del francese del Québec). [Riccardo Venturi tratto da qui]

Altra melodia, tratta da un antico canto del Quebec

M’envoient jeter de l’eau dans le chemin des fées
Ils m’ont donné un don qui m’a toujours resté
Je suis fille le jour et la nuit blanche biche
Tous les jours les gens du château me poursuivent

La chasse est après moi les barons et les princes
Et mon frère Renaud qui est encore bien pire
Allez ma mère, allez bien promptement lui dire
Dites-lui de rappeler ses chiens, je vous prie

Où sont tes chiens, Renaud, et ta chasse gentille ?
Ils sont dedans les bois qui courent blanche biche
Arrêtes-les, Renaud, arrête, je t’en prie
Par trois fois son cor a sonné, la blanche biche est prise

Mais quand le dépouilleur va dépouiller la biche
Elle a les cheveux blonds et le sein d’une fille
A pris son grand couteau, en quartiers il l’a mise
Dans un plat d’ort et d’argent l’ont servie

Nous voici tous ici, où est ma soeur gentille ?
Vous n’avez qu’à souper suis la première assise
Ma tête est dans le plat et mon coeur aux chevilles
Et dessus vos noirs charbons, mes os grillent

ASCOLTA Michel Faubert in Mémoire maudite 1992

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/blanchebiche.htm

LO SPIRITO DEL CERVO


http://toldebytheweye.com/2011/12/24/chaucers-man-of-laws-tale-tolde-by-the-weye-part-two-with-special-guest-guigemar/
http://vivereilmedioevo-saggezzadelpassato.blogspot.it/2011/09/guigemar-e-il-nodo-damore.html
https://presnaghe.wordpress.com/2010/07/03/il-lai-di-guigemar-tra-onirico-e-simbolico/
http://www.airesis.net/giardinomagi_cervo.html
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=9008&lang=it
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=3201
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=64643&page=2

WE BE THREE POOR MARINERS

Un brano da danza di Epoca Tudor che arriva dalla moda francese di danzare i branles a corte e che è stato adattato a canzone dei marinai, risalente probabilmente al regno di Enrico VIII: trascritta da Thomas Ravenscroft nel suo Deuteromelia (1609), è chiaramente abbinata a una melodia da danza riportata anche con il titolo di “The Brangill of Poictu” (ovvero il Branle di Poitou) nello Skene Manuscript (16010-20)

I
We be three poor mariners
Newly come from the seas.
We spend our lives in jeopardy
While others live at ease.
CHORUS:
Shall we go dance the round, the round, the round;
And shall we go dance the round, the round, the round?
And he that is a bully(1) boy
Come pledge me on the ground, the ground, the ground.
II
We care not for those martial men
That do our states disdain,
But we care for those merchantmen
Which do our states maintain.

NOTE
1) in antico il termina aveva un significato positivo

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Siamo tre poveri marinai appena arrivati dal mare; mettiamo le nostre vite in pericolo, mentre gli altri vivono comodamente. Andiamo a ballare il branle? E colui che è un gaudente venga a terra a brindare con me. Non ci interessano gli uomini marziali che disprezzano le nostre abilità, ma ci interessano gli uomini sui mercantili che preservano le nostre abilità.

three-mariners

FONTI
http://www.pbm.com/~lindahl/ravenscroft/deuteromelia/deut_15.pdf
http://www.pbm.com/~lindahl/ravenscroft/deuteromelia/deut_14.pdf
http://ingeb.org/songs/webethre.html
http://www.goodbagpipes.com/pipetunes/daydawes.htm
http://ontanomagico.altervista.org/branles-gervaise.htm