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Carlos Nuñez

Già star internazionale quando era poco più che ventenne, Carlo Nuñez è un “enfant prodige” della musica, virtuoso suonatore di gaita e flauto, con prestigiose collaborazioni con i massimi artisti internazionali folk, pop e rock.

Definito il rocker della gaita (perchè riesce a far suonare la gaita come se fosse una chitarra elettrica), gaitero magico, Nuñez con grinta e carisma oltre che talento da vendere inizia a suonare all’età di 8 anni e ne ha 13 quando ha la faccia tosta di presentarsi nel camerino di Paddy Moloney ( i Chieftains si trovavano in torunèe proprio nel suo paese, Vigo) per suonargli qualche pezzo di musica galiziana; lo chiamano a collaborare con loro (e aveva solo 18 anni) per la registrazione della colonna sonora del film “L’isola del Tesoro” (1989); da allora diventa “il settimo Chieftains” e li segue in tournèe per gli Stati Uniti, Australia, Giappone.

ASCOLTA in Santiago 1996 Duelling Chanters, duello tra pipaioli Molly versus Carlos

UN FIRMAMENTO DI STELLE

Al suo primo album da solista  “A Irmandade das Estrelas” (1996 disco di platino in Galizia stampato anche per la distribuzione in Europa con il titolo “Brotherwood of Stars” ) invita a suonare moltissimi musicisti di stili e nazionalità diverse – più di una cinquantina (Nightnoise, Luz Casal, Tino di Geraldo, Tríona Ní Domhnaill e Mícheál Ó Domhnaill, Kepa Junkera, Ry Cooder, The Chieftains, e Dulce Pontes)  come tante sono le stelle del firmamento; perchè il linguaggio della musica tradizionale è un linguaggio veramente universale; perchè è una musica capace di conservare le peculiarità di un popolo ma anche ricco di contaminazioni stratificate nel cammino della storia (incontro-fusione con altri popoli e culture); una musica, quella tradizionale, che ha il pregio di essere trans-generazionale e unire musicisti di diverse generazioni.
Un album che ha avuto una gestazione particolare con registrazioni a più riprese, ma sempre in presa diretta per lasciare intatta la freschezza della musica dal vivo, quella sorta di spontainetà che possiede la musica tradizionale per cui basta  che i musicisti si guardino negli occhi e si trasmettano dei cenni, per capire al volo quando è il momento di passare da uno all’altro o di chiudere il giro.

ASCOLTA live, fisarmonica: Fernando Fraga; Mandolino-bouzouki: Pancho Álvarez; chitarra: Diego Bouzón.

Con il successivo album Os Amores Libres, uscito nel 1999 esplora le connessioni con il flamenco, ma è con Almas de Fisterra (Un Galicien en Bretagne 2003) che il gaitero s’innamora della Bretagna che lui stesso definisce come “la mia seconda casa”.
ASCOLTA così scrive nelle note: A NOITE PECHA
Alan Stivell è una leggenda vivente della musica celtica. Quando stavo cercando nuove vie per questo album, ho avuto la sensazione che lui le avesse già percorse tutte prima di me. Egli ha appena terminato un soggiorno di qualche giorno da noi, in Galizia, dove abbiamo visitato vecchi castelli celti, dolmen e così via… Abbiamo registrato questo pezzo sia, all’inizio, nella mia casa a Vigo che, in seguito, nella sua in Bretagna.
Il suono speciale dell’arpa di Alan mi ricorda quello, scuro e possente, della chitarra di Ry Coorder del mio primo album. Alan inoltre canta in Bretone e, per la prima volta anche in Galiziano, e ha anche dato vita alla nostra prima collaborazione musicale, una specie di Jig che conclude un medley. (tratto da qui)

THE CAVERN AN DRO
Ho suonato quest’an dro in tutto il mondo. E’ la danza Bretone in assoluto più popolare e l’ho suonata e fatta danzare in Giappone, in Australia, in Italia, negli US…In qualche modo ho sentito che questo tema misterioso poteva essere ballato in ogni luogo e in ogni tempo…Come ad esempio in una caverna preistorica: ho registrato il suono delle stalattiti all’interno della più grande caverna della Galizia. Essa si dice essere la casa di re Artù e delle sue truppe travestiti da corvi.
Ho dovuto camminare al suo interno per ore con alcuni amici speleologi ma quando arrivammo a quella che loro chiamano la Organ Hall e mio fratello ha cominciato a suonare attorno alle stalattiti, il ritmo ha coinvolto talmente tutto, che tutti hanno cominciato a ballare. (tratto da qui)

ASCOLTA  THE THREE PIPERS
Questo è uno dei miei più vecchi sogni che diventa realtà: l’unione, per la prima volta, delle tre più rinomate cornamuse al mondo: l’Irlandese, la Scozzese e la Galiziana. Ognuna con una sua personalità, i suoi accenti e il particolare tono. Esse sembrerebbero inconciliabili…ma, anche se non è stato facile, ce l’abbiamo fatta!! E’ stato un piacere invitare a questa storica registrazione, nella Basilica Bretone di Hennebont i miei amici e grandi piper Liam O’Flynn per l’Irlanda e il piper Bretone Patrick Molard.
Highland pipes, Uilleann Pipes, Gaita…Un giorno le avevo definite come fuoco, acqua e terra. Provare per credere. (tratto da qui)

Tra i suoi album da solista cito ancora il live Carlos Nunez y Amigos (2004) in occasione del festeggiamento dei suoi 33 anni nell’Auditorium di Castelos (Vigo), un concerto eccezionale, con la partecipazione di numerosi amici musicisti; e “Alborada do Brasil” (2009)  un viaggio alla scoperta delle radici della musica brasileira, sulle orme degli emigranti galiziani (tra cui anche un nonno di Carlos)

ASCOLTA in concerto anno 2002, con i musicisti galiziani che lo accompagnano in tour il fratello Xurxo Nuñes (chitarra, tastiere, batteria e percussioni – bodhran, galician drums, marching drum), Pancho Alvarez (bouzouki, mandolino e chitarra) Oscar Quesada (batteria), José Vera (basso – contrabbasso elettrico) Denise Boyle (violino)
Un concerto più mirato sulla musica galiziana (tra strumentali e cantati – dalla portoghese Annabella Pires ) che inizia con dolcissima, magica melodia e si conclude con una frenetica tarantella alla maniera galiziana cioè con una muiñeira. ( regalando un interminabile e scatenato reel “Music For a Found Harmonium”)

Tra i suoi progetti l’esplorazione della musica tradizionale del Nord e Sud d’Italia.

FONTI
http://www.carlos-nunez.com/

Na Lúa

Na Lúa (in italiano Nè alla luna) eclettica band del movimento galiziano per il rinnovamento della musica popolare nasce nel 1980 all’insegna della sperimentazione e della libertà creativa, mescolando alle radici tradizionali il jazz (primo disco d’esordio) il rock e il pop, il funky e la world music (Oh Temmpos Son Chegados con suoni caraibici e africani).
Hanno inoltre collaborato con gruppi di spicco nel panorama celtico come Capercaillie, Alan Stivell, Clannad ed Altan.
Sono di Vigo e la loro vicinanza con il confine portoghese si sente anche tra le influenze musicali.
ASCOLTA quasi 30 minuti live da Radio 3

Forse il gruppo più conosciuto fuori dalla Galizia nato inizialmente con un repertorio strumentale su modello dei Milladoiro (“Na Lúa ” 1985) hanno dato maggior risalto alla parola poetica con l’integrazione della cantante Uxìa Senlle  a partire dal loro secondo album “A estrela de Maio” (1987)  a cui seguì “Ondas do mar de Vigo” (1989) una moderna reinterpretazione delle Cantigas di Martin Codax (neotrobadorismo).

Il gruppo prosegue con la formazione  composta da Paz Antón, Anton Rodrigues e Cándido Lorenzo (fiati compresa la cornamusa galiziana), Xabier Debesa (voce, chitarra, fisarmonica) Xabier Camba Abal (batteria), Ricardo Pereiro (basso)
“I tempi sono arrivati” (titolo ispirato dall’Inno Galiziano scritto dal poeta Eduardo Pondal) con cui intitolano il loro sesto album (1997) è un brano composto dal chitarrista Paz Antón con una bella performance del violinista Pancho Álvarez (qui in veste di ospite ma già membro fondatore della band passato alla carriera solista e alla collaborazione con Carlos Nuñez).

Que non pare o bailador
que non pare, vai arredor!
Cheguei o vintecinco a Compostela
non ceo de bandeiras e de estrelas
estabas onde ia a Galiza Nova
se tódolos secretos tomei a proba

un saúdo
de vellos compañeiros, de namorados
que brindan porque
os tempos xa son chegados


Que non pare o bailador
que non pare, vai arredor!


ollei teus ollos perto dos insubmisos
amei a libertade do teu sorriso
e crece o movemento que nos defende,
nin amos nin escravos do amor que prende.


un saúdo
de vellos compañeiros de namorados
que brindan porque
os tempos xa son chegados


os tempos son chegados das vaguedades,
arnamos a oucura da inmesidade
Pasamos toda a noite eu e mais ela
na lúa de Santiago de Compostela


Os vellos compañeiros, os namorados
brindaban porque
os tempos xa son chegados
que non pare!

Con l’album “Feitizo” (1999) esplorano il lato più magico e ancestrale della cultura galiziana in cui prendono spunto dalla poesia contemporanea galiziana (Vincente Risco, Eduardo Pondal,  Fermin Bouza Brey) in collaborazione con  Aloia Martínez

ASCOLTA As meigas chegan (1999) live

Del 2016 un cd-compilation di 12 brani strumentali ancora dal titolo Na Lúa (Clave Records)

FONTI
https://www.discogs.com/artist/2451125-Na-L%C3%BAa
http://www.galego21.net/ravachol/entrevistas/pazanton.htm

DOMINGO FERREIRO o il gaitero del Texas

“los gallegos no protestan, emigran” (Alfonso R.Castelao)
Ai tempi di Franco e dell’omogeneizzazione culturale la gaita, lo strumento principale della musica tradizionale galiziana e asturiana era messa al bando, così molti musicisti un po’ per fame e un po’ per il desiderio di continuare a suonare la loro musica tradizionale sono emigrati in Sud America portandosi dentro e dietro tecniche strumentali e melodie degli antenati.
Leggendario è diventato un personaggio, il “gaitero de Texas” che vestito da cow-boy percorreva le praterie del Far West suonando la sua cornamusa galiziana!

E così nell’album Saudade (2005) i Luar Na Lubre affrontano il tema dell’emigrazione dei Galiziani nelle Americhe. Domingo Ferreiro potrebbe essere proprio quel leggendario musicista galiziano.

ASCOLTA Luar Na Lubre  con Sara Vidal (subentrata a Rosa Cedron) che duetta con Lila Downs (Messico) in Saudade (2005). La poesia è del poeta argentino Raúl González Tuñón (1905- 1974) scritta presumibilmente negli anni 20
Xulio Varela: Bouzouki
Bieito Romero: Cornamusa
Eduardo Coma: Violino
Patxi Bermudez e Xavier Ferreiro: Percussioni
Pedro Valero: Chitarra acustica
Xan Cerqueiro: Flauti


I
Toca a gaita Domingo Ferreiro
Toca a gaita… “non quero, non quero!”
Porque están cheas de sangue as rías
Porque non quero, non quero.
II
E xa secaron os ramos frolidos
Que ela traguía na saia ao vento
Que ela traguía ao seu noivo soldado
Ou pescador, labrego, mariñeiro.
III
Sobre Galiza xa caiu a peste
Ai! Os escuros sarxentos viñeron
Xa dos piñeiros colgan os homes
Toca a gaita: non quero, non quero.
IV
E o que está vivo andará polo monte
E nas aldeas os bons xa caeron
Ai! Que non vaian os lobos ao monte
Toca a gaita, non quero, non quero.
V
Toca a gaita… que baile o bispo (1)
Toca a gaita.. non quero, non quero
Porque non é hora de festa en España
Porque non quero, non quero, non quero.
VI
Toca a gaita, que baile a cobra (2)
Toca a gaita, non quero, non quero
Porque a gaita non quere que toque
Porque morreu Domingo Ferreiro.
Tradotto da Francesco Pilutti*
I
Suona la gaita Domingo Ferreiro
suona la gaita “non voglio, non voglio!”
perché i fiumi sono pieni di sangue
perché non voglio non voglio
II
E già si sono seccati i rami in fiore
che lei portava nella gonna al vento
che lei portava al suo fidanzato soldato
o pescatore, contadino, marinaio.
III
Sulla Galizia è già caduta la peste
Ai! Sono venuti gli oscuri sergenti
già ai pini impiccano gli uomini
suona la gaita “non voglio, non voglio!”
IV
E chi è vivo andrà sui monti
e nei paesi i buoni sono già caduti
Ai! che non vadano i lupi sui monti
suona la gaita “non voglio, non voglio!”
V
Suona la gaita, che balli il vescovo
suona la gaita.. non voglio, non voglio
perché non è tempo di festa in Spagna
perché non voglio non voglio non voglio
VI
Suona la gaita, che danzi il serpente,
suona la gaita.. “non voglio, non voglio”
perché la gaita non vuole che suoni
perché è morto Domingo Ferreiro
pietra del serpente – Laxe (La Coruña)

NOTE
* tratto da qui
1) commenta Francesco Pilutti “I vescovi, come tutto il clero e il Vaticano sostenevano il franchismo, tanto che nel ’53 il Papa concesse al Caudillo il privilegio di scegliere egli stesso i cardinali spagnoli.
Questo passo potrebbe quindi rappresentare un’allegoria per indicare il legame tra la Chiesa e il regime“.
Aggiungo anche una osservazione in merito alla restaurazione del culto jacobeo voluta da Franco
“Nel 1937, Franco restaura la consacrazione della nazione a Santiago, riconoscendolo come patrono di Spagna, e fissa il 25 luglio come festa nazionale. Anno dopo anno, manda centinaia di ufficiali e soldati davanti all’altare dell’Obradoiro, mentre infestava la capitale della Galizia di forze repressive e d’occupazione spagnole.  In seguito, su suggerimento di Franco, papa Pio XI concede un anno santo straordinario nel 1938, cerimonia di consacrazione a cui fu rappresentato da suo cognato, Serrano Suñer, prima di visitare lui stesso Compostella come pellegrino…Cosi’ sarà creata la macchina di propaganda di Franco, con la collaborazione orgogliosa della Chiesa cattolica. Il rilancio della tradizione jacobea sarà sempre associato al Franchismo : la Chiesa stessa battezzerà la guerra civile come « Crociata ». Precisamente, un ministro di Franco, Manuel Fraga Iribarne, d’origine galiziana, ufficializzerà una proposta del dittatore e organizzerà, sempre in collaborazione con la Chiesa, una celebrazione jacobea ed un anno santo compostellano nel 1993. Una super operazione turistica, distruttrice delle nostre risorse naturali e negatrice della nostra propria cultura, che si é dunque trasformata in fenomeno economico molto più che religioso.” (tratta da qui)
2) molto probabilmente il poeta vuole riferirsi a Franco stesso, ma a me piace immaginare che si tratti del simbolo del serpente, icona abbastanza ricorrente in Galizia nei petroglifi dell’arte rupestre. Come la leggenda di San Patrizio che cacciò i serpenti (la religione druidica) dall’Irlanda anche in Galizia ci fu Santo Hadrián che liberò la penisola di Malpica da una piaga di serpenti.

ASCOLTA la versione di Pablo Estramín e Juan José De Mello in Cantacaminos 1981 – Uruguay (poesia di R. Gonzalez Tuñon- musica di J. J. de Mello) H. Videckis-D. Astigarra-J. J. de Mello-P. Estramin

La versione testuale è più estesa della precedente le strofe sono per lo più parlate tranne la prima strofa trasformata in un ritornello, purtroppo non riesco a trovare la poesia originaria  e la mia conoscenza del galiziano è rudimentale per cui mi è preclusa la trascrizione ad orecchio

Al poeta risponde Avelino Díaz (1897-1971) galiziano emigrato a Buenos Aires con una poesia datata 11 aprile 1937
Toca la gaita Domingo Ferreiro
Ah si pudíera! Silencio mortal
hay en la tierra de Curros Enríquez
de Rosalia, de Añón y Pondal!

Ed ecco il country in salsa galiziana dei Os Cempés in “Moe a moa” 2004: O Gaitero de Texas

FONTI
Argentina y la guerra civil española. La voz de los intelectuales di Niall Binns (2012)
https://poetarumsilva.com/tag/raul-gonzalez-tunon/
http://www.luarnalubre.com/
http://www.luarnalubre.com/letras_disco.php?cat=71&idioma=gl
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=en&id=9034

Os cempès

Os Cempès sono un gruppo di musica folk della Galizia (per lo più strumentale) nati nei primi anni 90.
Funestata dalla morte per un incidente automobilistico del gaitero Carlos Zaera la neonata formazione di Ferrol (provincia di A Coruña) incide il primo omonimo album nel 1996 dedicandolo all’amico: meglio conosciuto con il titolo di “Opa III”  è un live sanguigno e con i suoni del gaitero (e liutaio) Antón Varela sulla robusta sezione ritmica di Beto Niebla, Pablo e Serxio Cés .

Più curato il successivo album dal titolo Capitán Re registrato in studio nell’autunno del 1997 con l’introduzione della ghironda e organetto di Oscar Fernández “Sanjurjo”: un susseguirsi di jota e muiñeira e polca come nei balli popolari galiziani, mescolati fra loro fino a fondersi. Ma non solo perchè loro suonano anche le melodie più disparate a piacere, nel senso che basta che siano melodie che in qualche modo già risuonino dentro alla loro sensibilità musicale  (pur che non siano jig o reel irlandesi/scozzesi!)
ASCOLTA La Sansonette in “Capitán Re”è un brano composto dal francese nonchè ghirondista contemporaneo Dominique Forges su una melodia ballabile detta scottish, decisamente però rivisitata dal gruppo che le danno una “marcia” in più rispetto alle versioni francesi. La melodia ultimamente spopola in Galizia e  in tutta l’Europa! (sarà perchè è finita in così tante compilation di musica celtica?)

La formazione ritorna con il nuovo album Circo Montecuruto del 2000 seguito da “Moe a Moa” (2004).
Alla line-up rinnovata dopo le defezioni troviamo
 Antón Varela, gaita e clarinetto
Toni do Jaz batteria
Oscar Fernández, organetto e ghironda
Serxio Cés voce, sax e percussioni
che riuniscono un buon numero di collaboratori per l’occasione.
ASCOLTA Sara Sariña in “Circo Montecuruto”: è una jota de Lourido rivisitata da Serxio Cés

Henri Matisse

Si confronti la versione tradizionale della jota con tanto di gruppo di danzatori, una tradizionale Cantigas de Panderetas ( in italiano canto delle donne “Panderettrici”canti delle donne che si accompagnano con il tipico tamburello galiziano (detto in gallego pandereta) con piccoli cembali di metallo inseriti nella cornice -in italiano tamburo a cornice: si suona tradizionalmente con le dita della mano sinistra tenute dritte e leggermente aperte a percuotere il tamburello, a volte facendo strisciare un dito o tutti i polpastrelli sulla pelle. (per l’approfondimento su di un testo in italiano rimando alla pubblicazione di Grazia Tuzi, La Pandereta. Suoni e Identità Della Cantabria, (2013) libro con cd e dvd anche se l’area dello studio non è la Galizia )


I
Hai quixera dormir contigo
hai na túa cama dourada
hai pasar contigo esta noite
hai ir a presidio mañana
hai lalelo hai la la lelo
hai lelo hai la le lala
CHORO
Sara Sara Sariña
hai Sara ti ela miña
hai Sara Sara Saronhe
hai Sara do corazonhe
II
Namoreime de tí un día
hai foiche para toda a vida
hai se volvera a nacere
hai de tí me namoraría
hai lalelo..
III
Hai crucei a mar de Ferrol
hai ferrolana por te ver
hai crucei a mar de Ferrol
hai a piques de me perder
hai lalelo…
IV
Hai quixera alegrar a vida
hai mirando a túa cara
hai quixera calmar a sede
hai bebendo da túa iauga
hai lalelo..
V
Hai quero dala despedida
hai como dan os cantadores
raparigos e raparigas
hai cuidade os vosos amores
hai lalelo…
tradotto da Cattia Salto
I
Vorrei dormire con te
nel tuo letto dorato
vorrei passare con te questa notte
devo andare in galera domani
hai lalelo hai la la lelo
hai lelo hai la le lala
CORO
Sara, piccola Sara
oh Sara tu sei mia
Sara, grande Sara
oh Sara del mio cuore
II
Mi sono innamorato di te un giorno
e mi basterà per tutta la vita
se rinascessi
di te mi innamorerei
hai lalelo..
III
Attraverserei il mare di Ferrol
e la regione di Ferrol per vederti
Attraverserei il mare di Ferrol
a costo di annegare
hai lalelo..
IV
Vorrei gioire alla vita
guardando il tuo viso
Vorrei dissetarmi
bevendo dalla tua acqua
hai lalelo..
V
Voglio dire addio
come fanno i cantori
ragazzi e ragazze
abbiate cura del vostro amore
hai lalelo..
da sinistra Pablo Dalama (saxofono e clarinetto); Oscar Fernández (ghironda e organetto) Fernando Barroso (bouzouki) Ramón Dopico (percussioni) Antón Varela (cornamusa), Serxio Ces (Canto, Bombo e Pandeireta)

Per celebrare i vent’anni passati dal loro primo concerto registrano “Tentemozo” (2012) con un piccolo ritocco alla formazione subentra Ramón Dopico alle percussioni ed entra Fernando Barroso al bouzouki (sostituito da Roberto Grandal all’organetto): una festa con tanti musicisti ospiti (che a contarli tutti fanno una cinquantina), Carlos Quintá, Begoña Lorenzo, Luis Peixoto, Tiago Pereira, José Diaz, Benxamin Otero, Pablo Doval e dei giovani musicisti della Scuola libera di Galizia (Escola Livre De La Mpg -Acentral Folque).
Anche i cantati aumentano equilibrandosi tra gli strumentali dal suono ricco e dai ritmi più disparati pescati nell’area dei balli popolari galiziani.
Una nota di colore: la registrazione del cd è stata finanziata utilizzando una campagna di crowdfounding su internet (accolta da più di settecento fan-sostenitori!)
Chiude il cd il brano 1904 che inizia con una registrazione sul campo dei cantori di strada risalente appunto al 1904, una rara e prima registrazione della musica galiziana nella storia in cui oltre al canto è registrato anche il suono della ghironda (ridotto da strumento  privilegiato del trovatore medievale a strumento dei mendicanti -spesso ciechi).

ASCOLTA Mirandesa in “Tentemozo” dal repertorio da gaita dalla cittadina portoghese di Miranda de Douro.
Il video postato dal gruppo li ritrae nella loro vena di follia a fare fiesta (o meglio foliada come viene detta dai galiziani una festa con musica, ballo e canto tradizionale)

ma se preferite la versione più promozionale (con tante foto live) guardate questo

ben quattro album sono ascoltabili integralmente su Spotify (qui)

FONTI
https://www.facebook.com/Os-Cemp%C3%A9s-60615897655/
http://oscempes.blogspot.it
http://www.ghastaspista.com/cempes.php
http://www.musicosaovivo.com/articles/view/207

http://lnx.vincenzosantoro.it/2014/01/27/la-pandereta-suoni-e-identit-della-cantabria/
http://www.folkotecagalega.com/multimedia/outros/wikigaita/9-jota-de-lourido

SUSANA SEIVANE

Gaitera galiziana classe 1976, diventata famosa a livello internazionale, già enfant prodige a quattro anni riceve in regalo una cornamusa appositamente costruita per le due piccole manine dal padre e dal nonno Josè, i Seivane sono una delle più prestigiose famiglie di musicisti e liutai specializzati nella costruzione di cornamuse ed è naturale che di padre in figlio sia tramandata l’arte della gaita.
Giovanissima (sale sul palco all’età di cinque anni) si confronta sui palchi con pipaioli di grande fama quali Ricardo Portela e Nazario Gonzales “Moxenas” che tributa come suoi referenti . Anni di gavetta come gaitera solista e all’interno di molte band e l’invito dei Milladoiro a partecipare ad una serie di trasmissioni televisive che la porta alla ribalta nazionale.

Ripresa televisiva 1997 Susana Seivane e i Milladoiro in”Muiñeira da Fonsagrada”: il suo stile è innovativo, la sua giovane età e il semplice fatto di essere una donna l’hanno resa popolare in tutta la penisola iberica.

Il suo album d’esordio, dal titolo “Susana Seivane” è del 1999, prodotto e arrangiato da Rodrigo Romani che ha coinvolto nella registrazione anche altri tre dei Milladoiro” Xosé Ferreirós (oboe), Nando Casal (clarinetto), Laura Quintillan (violino); la gaitera viene accompagnata dai plettri e dalle percussioni etniche: tante danze della tradizione galiziana, xota, muñeira e jota, ma anche valzer e polke, qualche melodia d’ascolto e un paio di canti affidati alla voce di Sonya Lebedynski.

Solo nel suo terzo cd “Mares De Tempo” (1992) l’artista esplorerà il suo potenziale espressivo vocale per lanciarsi nella scena internazionale: l’accompagnano i musicisti della sua band (Brais Maceiras, Carlos Freire, Carlos Gándara, Iago Rodríguez e Xurxo Iglesias) e artisti di fama mondiale con l’immancabile  Rodrigo Romani.


FONTI
http://www.susanaseivane.net/

Milladoiro

Ambasciatori della musica galiziana nel mondo i Milladoiro nascono a Santiago de Compostela (centro della spiritualità cristiana nel Medioevo) dalla fusione di due anime quella popolare e quella medievale di una terra ricca di storia e di tradizioni (vedi scheda). Il nome del gruppo deriva da un termine galiziano che significa letteralmente “miglia d’oro”  sta a indicare un “cumulo di pietre a carattere votivo“, era usanza infatti dei pellegrini lasciare una pietra portata dal loro paese per poter dimostrare al momento del giudizio universale di aver veramente compiuto il pellegrinaggio. Il rito è in realtà molto più antico, si faceva per invocare le divinità a protezione dei viandanti lasciando delle pietre in determinati punti del cammino per indicare la strada a quelli che sarebbero passati dopo. Attualmente l’usanza è andata perduta e i cumuli relazionati al Cammino sono pochi: quello di Foncebadón, i resti sul Monte do Gozo e il paese di Milladoiro nelle immediate vicinanze di Santiago.

Xosé Ferreirós, Nando Casal e Ramon Garcia Rei, erano già un trio di musica galiziana tradizionale (i “Faíscas do Xiabre“), giovani che si abbeveravano di villaggio in villaggio alla fonte dei musicisti più anziani della regione. Alti due Antón Seoane (tastiere, fisarmonica e chitarra acustica) e Rodrigo Romani (arpa celtica, ocarina, chitarra, bouzouki e voce) giravano per gli stessi villaggi alla ricerca degli antichi strumenti medievali illustrati nelle Cantigas e con il loro amore verso le melodie e le sonorità di questi antichi strumenti incisero nel 1978 un album dal titolo Milladoiro.

Incorporati nella formazione i Faíscas do Xiabre , Xosé A. Mendéz (flauto traverso e a beccodagli studi jazzistici) e Laura Quintillan (di formazione classica che resta nel gruppo solo due anni, sostituita al violino da Michael Canada e più recentemente da  Harry C.), registrano nel 1979 l’album “A Galicia de Maeloc  e iniziano il loro lungo cammino che li porterà al successo internazionale: 22 album, sei colonne sonore, l’Indie Award, premio Oscar della World Music.
La strumentazione del folto gruppo accosta alle gaite, alle percussioni e alla fisarmonica  (strumenti popolari galiziani), flauti, chitarre e bouzouki (strumenti tipici della rinascita del folk negli anni 70) violino ed arpa (strumenti un tempo comuni nella musica popolare galiziana ma che sono stati dimenticati). Riappropriarsi della tecnica “medievale” dell’arpa è stato un lungo studio intrapreso da Romani sui documenti d’epoca.

Il loro sound viene definito “folk da camera” con arrangiamenti da musica colta dal sapore medievaleggiante sulla materia popolare (muiñeira, jota, polca), e di materiale su cui lavorare c’è n’era in abbondanza, quello che mancava era la combinazione tra la tradizione e le sonorità moderne. Musica arricchita nelle registrazioni da una voce ospite. Il gruppo ha fatto così da apripista.

ASCOLTA O Berro Seco 1980

Non avendo modelli in patria i Milladoiro li hanno cercati nel mondo celtico, c’erano i Chieftains, la Bothy band e Alan Stivell, così hanno cercato di muoversi come loro.

Nel 2000 Rodrigo Romani  lascia il gruppo e subentrano la chitarra di Manu Conde, e l’arpa di Roi Casal (figlio del gaitero Nando Casal)

Per chi non li conoscesse consiglio l’ascolto del loro 25esimo album dal titolo “XXV” (su Spotify ) un’antologia dei brani più rappresentativi con la collaborazione di artisti di alto profilo come la gaitera Susana Seivane,  la violinista irlandese Eileen Ivers e la flautista Rhonda Larson. (la voce ospite è Claudia Ferronato dei Calicanto).
Ma anche il doppio album “As Fadas de Estraño Nome” ricavato dai concerti live uscito nel 1995

Nella loro lunga carriera è prevalso uno spirito eclettico con i Chieftains come modello (Solfafria del 1984 è registrato a Dublino con la partecipazione di Paddy Moloney)

Scrivono nella loro pagina web “Da oltre trent’anni percorriamo spazi, silenzi e geografie; trent’anni cercando di trovare la bellezza dietro ogni pentagramma; tempo e tempo mettendo la pista sonora a un paese in perpetua costruzione imperfetta; siamo suoi figli e ricordiamo il color seppia dei giorni oscuri e della povertà socio-ambientale. Trent’anni dopo, continuiamo in cerca della bellezza e dell’armonia in un percorso che vede la Galizia come epicentro di una lunga spirale senza frontiere, e che attende e chiede ad ognuno di noi di essere sempre all’altezza del suo orizzonte di mare, cielo e terra; un orizzonte dove posa il suo sguardo, solamente, la speranza” (tratto da qui)

FONTI
http://nitope.blogspot.it/2013/07/la-musica-celtacon-filtro-medieval.html
https://open.spotify.com/artist/7jQt2VX8vXlhU9Eky0T1ag
http://milladoiro.gal/
https://www.stevewinick.com/milladoiro