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MO NIGHEAN DONN, BHOIDHEACH

Marie StillmanBrano conosciuto anche come “Ho ro, mo nigh’n donn bhoidheach” in tutte le Highlands della Scozia, diffuso anche in molte regioni di Cape Breton – Nuova Scozia (Canada)

ASCOLTA registrazione dalla Canada’s digital collections: Mac Edward Leache and the Song of Atlentic Canada

L’uomo assicura il suo eterno amore ad una giovane donzella. Il giovanotto, che vive nelle Terre Basse scozzesi, promette alla sua bella di ritornare nelle Highlands per sposarla e portarla via. A volte la donna si chiama Mary oppure Peggy. Egli ne magnifica la bellezza e le qualità morali secondo dei canoni abbastanza convenzionali.

Non è ben chiaro perché i due siano separati, alcuni hanno voluto vedere l’origine remota di questo canto nella ballata inglese “The Nut-Brown Maid” del XV secolo riportata nella raccolta di Thomas Percy “Reliques of Ancient English Poetry“, 1765. In effetti questa ballata descrive una specie di prova d’amore che il cavaliere, costretto all’esilio, richiede alla sua dama, quella di andare a vivere con lui nel bosco solitario, lontano da agi e ricchezze. Lei è figlia di un barone e lui si dichiara un semplice scudiero, eppure lei continua a professare il suo amore per lui; così l’uomo rivela di essere figlio di un conte in verità nient’affatto bandito, e la farà sua sposa.

Le varianti testuali sono moltissime e gli arrangiamenti strumentali pure, soprattutto per cornamusa (anche marcia di un battaglione scozzese). Nel 1882 John Stuart Blackie (1809-1895) studioso scozzese e letterato, ha tradotto il testo gaelico in inglese mantenendone la stessa musicalità e metrica (in Altavona, fact and fiction from my life in the Highlands)

ASCOLTA Rankin Family. Nella versione originale ci sono otto strofe qui ridotte a tre


Sèist: Ho ró, mo nighean   donn bhòidheach,
Hi rì, mo nighean donn bhòidheach,
Mo chaileag laghach bhòidheach,
Cha phòsainn ach thu.
I
A Pheigi dhonn nam blàth-shul,
Gur trom a thug mi gràdh dhuit:
Tha t-iomhaigh ghoul, ‘us t-ailleachd,
A ghnàth tigh’nn fo m’ùidh.
II
‘S ann tha mo ru’s na beanntaibh,
Far bheil mo ribhinn ghreannar
Mar ros am fasach Shamhraidh
An gleann fad’o shuil.
III
Ach ‘n uair a thig an Samhradh,
Bheir mise sgrìob do ‘n ghleann ud,
‘S gu ‘n tog mi leam do’n Ghalldachd,
Gu h-annsail, am flùr


Chorus:
Ho ro my   beautiful nut-brown maiden,
Hi ri, my beautiful nut-brown maiden,
My bonnie winsome maiden,
I wed none but thee.
I
O, dark Peggy with the warm eyes
Deep is the love I gave thee:
Your great love and beauty,
I constantly see.
II
For ‘mong the hills she’s dwelling
Where my lovely maiden is
As a rose hidden in the summer wilderness
In the glen as far as the eyes sees
III
But as soon as comes the summer,
I’ll take a trip to the glen yonder,
And take thee to the place of the Lowlander, Lovingly, this flower.

Tradotto da Cattia Salto
Salve mia bella fanciulla dai capelli nocciola
Salve mia bella fanciulla dai capelli nocciola
Mia bella saggia fanciulla
Non sposerò altri che te
I
O Peggy mia mora, dagli occhi cordiali, profondo è l’amore che provo per te il tuo grande amore e beltà vedo continuamente.
II
Perché tra le colline lei dimora
là dove è la mia amata fanciulla
come una rosa nascosta nella landa solitaria dell’estate
nella valle lontano dalla vista.
III
Ma appena arriverà l’estate,
farò un viaggio verso la valle lontana
e porterò a te, nella casa di un abitante delle Terre Basse
con amore, questo fiore

ASCOLTA Frances Black &Mary Black in This love will carry

Sèist
Hó ró m’iníon donn bhóidheach
Hó ró m’iníon donn bhóidheach
‘S a chailín lách bhóidheach
Ní phósfainn ach thú
I
A Pheigí dhonn na mbláthshúl
Is trom a thug mé grá duit
Tá d’éadan aoibhinn álainn
De ghrnáth os comhair do shúl
II
Ní   cheilfead ar an saol so
Go bhfuil mé i ngrá go tréan leat;
‘S cé d’ímíos uait go scléipeach
Níor thréigeas mo rún
III
Ach nuair a thiocfadh an samhradh
Rachad féin ‘dtí’n gleann úd
Is tabharfadsa, dar Donn, liom
M’ansacht is mo rún


Chorus
Hó ró   pretty brown-haired lass
Hó ró pretty brown-haired lass
My gentle charming pretty girl
I’ll marry none but you
I
Oh   brown-haired Peggy, eyes like flowers ,
My love for you is great and deep,
Above your eyes your forehead
Always beautiful and sweet
II
I will hide from no man
That my love for you is strong
Although I went from you carousing
I did not cease to love
III
But when  summer is upon us
I will go to yonder glen
And I swear I’ll bring back with me
My darling and my love

tradotto da Cattia Salto
Salve mia bella fanciulla dai capelli castani
Mia gentile, affascinante e bella fanciulla, Non sposerò altri che te
I
O Peggy mia mora, occhi come fiori
profondo e grande è l’amore che provo per te
per i tuoi occhi e  la tua fronte
sempre bella e soave.
II
Non nasconderò a nessuno
che il mio amore per te è forte
sebbene me andai da te per un festino, non smisi di amati
III
Ma appena arriva l’estate,
andrò nella valle lontana
e lo giuro ti riporterò con me
mia amata

LA MELODIA

Silly Wizard in Kiss the tears away 1983 nella traccia due melodie Mo Nighean Donn seguita da Grádh Mo Chridhe (Phil Cunningham)
la prima è un duetto tra il whistle di Phil Cunningham e l’arpa, nella seconda parte si aggiunge la fisarmonica sempre di Phil e il basso di Martin Hadden

ASCOLTA OSDF Pipe Band

continua versione inglese

FONTI
http://magnius159.tumblr.com/post/31474796489/ho-ro-mo-nighean-donn-bhoidheach-my-nut-brown-maiden
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=903

BHEIR MI O

eriskayFair love of my Heart” ovvero “L’amore luminoso del mio cuore” è una slow air molto intensa di origini scozzesi; è stata fatta propria anche dalla tradizione irlandese e successivamente tradotta in inglese con il titolo di Eriskay Love Lilt.

Eriskay è una piccola isola che fa parte delle Ebridi (le Ebridi Esterne) qui vi sbarcò il Bel Carletto nel 1745 alla volta della conquista del trono di Scozia. E’ un isola rocciosa collegata da una strada rialzata alla più grande isola South Uist: spiagge bianche, acque cristalline, foche e delfini, falchi, poiane, panorami mozzafiato!

Dello stesso brano si conoscono molte varianti, ma tutte trattano dell’amore non corrisposto: un uomo è afflitto dopo essere stato abbandonato dalla donna che ama.

LA VERSIONE SCOZZESE

Questa variante risulta piuttosto diversa dal testo avvalorato nell’Eriskay Love Lilt, ma in un certo senso è anche più “concreta” e legata alla dura vita dell’isola: qui l’uomo mette la forza delle proprie braccia a disposizione della donna amata, promettendole che avrà cura di lei e non le farà mai mancare nulla; ma la donna lo ha lasciato e con lei tutte le sue forze sono venute meno!

Nel sito Tobar an Dualcheis sono registrate due versioni del canto:  ASCOLTA Calum Johnston
ASCOLTA Muriel A. Urquhart e Marie Ishbel Anderson

ASCOLTA Ishbel MacAskill in Sioda 1994


VERSIONE GAELICO SCOZZESE ( Ishbel MacAskill)
I
‘N àm bhith cromadh ris a’ghleann
Thàinig snaidhm air mo chridh’
Bho nach d’thug thu dhomh do làmh
‘S mi’n dùil nach fhàgadh tu mi
Sèist:
Bheir mi ò hu ò hò(1)
Bheir mi ò hu ò hì
Bheir mi ò hu ò hò
‘S mi fo bhròn ‘s tu gam dhìth
II
Dhèanainn treabhadh dhuit is buan
Chumainn suas thu gun dìth
Bheirinn as a’ ghreabhal chruaidh
Do mo luaidh teachd an tìr
III
Ged nach eil sinn fhathast pòsd’
Tha mi’n dòchas gum bi
Fhad’ ‘s a mhaireas mo dhà dhòrn
Cha bhith lòn oirnn a dhìth
IV
Dh’fhàg thu sìlteach mo shùil
Dh’fhàg thu tùrsach mo chridh’
Dh’fhàg thu tana-glas mo shnuadh
‘S thug thu ghruag bhàrr mo chìnn
TRADUZIONE INGLESE
I
On turning to the glen
My heart was enthralled
Since you did not give me your hand
I hoped you would not leave me
Chorus:
Bheir mi ..
I am sad and you are not with me
II
I would plow for you and reap
I’d support you and you’d want for nothing
I would take from the hard gravel(2)
A living for my love
III
Although we are not yet married
I hope we will be
As long as there is strength in my two fists
We will want for nothing
IV
You left my eye tearful
You left my heart broken
You left me with a sickly pallor
My hair is thinned
Tradotto da Cattia Salto
I
Nel voltarmi verso valle,
il cuore si è fermato,
anche se non mi avevi sposato,
speravo che tu non mi lasciassi.
CORO

Bheir mi ò hu ò hì(1)
sono triste e ho bisogno di te.
II
Lavorerei la terra e mieterei il raccolto per te e ti manterrei e tu non avrai bisogno di nient’altro, spremerei dal duro sasso(2)
la vita per il mio amore.
III
Anche se non siamo ancora sposati,
spero lo diventeremo
e finchè ci sarà forza nelle mie mani
non avremo bisogno di nient’altro.
IV
Hai lasciato che i miei occhi piangessero,
che il mio cuore si spezzasse,
mi hai lasciato con un pallore malato,
i capelli si sono diradati.

NOTE
1) per lo più considerate come sillabe senza senso ovvero il tradizionale “lilting”
2) tradotto in senso letterale: vorrei prendere dal duro sasso: gravel road è una strada sterrata fatta con la ghiaia detta anche strada bianca. Gravel ha origini celtiche e sta anche per spiaggia sassosa.

LA VERSIONE IRLANDESE

Questa è la versione più accreditata in Irlanda. Qualcuno ha ipotizzato che la versione irlandese provenga da Rathlin Island, ma più in generale è molto diffusa in tutto il Nord Irlanda ed è molto più simile al testo dell’Eriskay Love Lilt che alla versione in gaelico scozzese.

ASCOLTA Eamonn Ó Fagáin (una voce vellutata e una malinconia senza tempo) – al momento non disponibile
ASCOLTA Condon O’ Connor


VERSIONE GAELICO IRLANDESE
Bheir mí ó, óró bhean ó(1),
Bheir mí ó, óró bhean í,
Bheir mí óró óhó,
Tá mé brónach, ‘s tú im’ dhíth.
I
‘S iomaí oíche fliuch is fuar
Thug mé cuairt is mé liom féin,
Nó go ráinig mé san áit
Mar a raibh stór gheal mo chléibh.
II
I mo chláirseach ní raibh ceol,
I mo mheoraigh ní raibh brí,
Nó gur luaigh tú do rún,
‘S d’fhuair mé eolas ar mo dhán.
TRADUZIONE INGLESE
Chorus
Carry me over Oro van O (1)
Carry me over Oro van O
Carry me over
I’m  miserable and missing you.
II
Many a night both wet and cold
I wandered by myself
Until I came to this place
Wherein dwelt the love of my heart
II
In my   harp there was no music
In my fingers there was no power
Until you announced your intention
And I got to know my destiny
tradotto da Kay McCarthy
Ritornello
Amami o donna mia,
Amami o donna mia,
Amami o donna mia,
Sono triste senza di te.
I
Molte notti, con la pioggia e con il gelo,/Ho vagato tutto solo
E mi sono sempre trovata nel luogo
Dove abita il mio tesoro.
II
Nella mia arpa non c’era musica,
Nella mia anima non c’era vita,
Fino a quando tu non confessasti il tuo segreto,/Ed io seppi della mia sorte.

NOTE
1) per lo più considerate come sillabe senza senso ovvero   il tradizionale “lilting”

continua

PER SAPERE TUTTO SULL’ISOLA

A poem of remote lives: i filmati di Werner Kissling nel 1934 http://ssa.nls.uk/film.cfm?fid=1701
Nel vedere il filmato si comprende come la musica sia parte integrante della dura vita contadina di un tempo: un lavoro collettivo acquisito da una secolare esperienza e in equilibrio con la terra, scandito dai canti della tradizione!

http://www.visit-uist.co.uk/default.asp?page=39
http://www.eriskayselfcatering.co.uk/html/exploring.html

FONTI
http://www.irishgaelictranslator.com/translation/topic68348.html
http://www.tuttartpitturasculturapoesiamusica.com/2012/09/John-Duncan.html

SPANCIL HILL A GOST TOWN IN IRELAND

La storia di questa  canzone è molto romantica e triste, come quasi tutte le canzoni d’amore  irlandesi! In “Spancil(l) hill” l’amore per la fidanzata lasciata indietro in Irlanda si mescola con l’amore e la nostalgia della terra natia. L’autore è Michael Considine  emigrato negli Stati Uniti nel 1870 (quando aveva all’incirca vent’anni) ): la sua fidanzata era rimasta in Irlanda in  attesa che lui risparmiasse abbastanza soldi per poterle pagare il biglietto  della traversata e convolare a nozze.  Il nome della ragazza che lo aspetterà per tutta la vita era Maria MacNamara.

Samuel B. Waugh, Irish immigrants debark at New York in 1847.
Samuel B. Waugh, Irish immigrants debark at New York in 1847.

LA LETTERA DI MICHAEL

Michael però non fece fortuna, rimase a Boston per qualche  hanno e poi si trasferì in California; era però cagionevole di salute e  quando si rese conto che gli restava poco da vivere, scrisse una poesia e la  mandò in Irlanda (il testo originale come tramandato da Robbie McMahon vedi).
Micheal morì poco dopo nel 1873 ma la canzone  ricorderà per sempre il suo amore per Spancil hill.

IL GIORNO DELLA FIERA

Il protagonista della canzone chiamato John rivede il suo paese natale in sogno, durante il giorno più bello, quello della fiera, un grande mercato di cavalli che si svolge ancora regolarmente in una località chiamata Croce (o incrocio)  di Spancil Hill nei pressi di Ennis.
L’emozione più grande è quella dell’incontro con la bella Nell (il suo primo e unico amore): era infatti consuetudine che nel giorno di fiera gli innamorati si incontrassero per il rituale corteggiamento;  l’evanescente sogno al canto del gallo si dissolve e il risveglio lo riporta all’amara realtà e al suo letto di morte.

La versione conservata  presso il ramo famigliare di Michael rimasto in Irlanda, contiene ben 11  strofe, decisamente troppe per una canzone di questi tempi, così la versione standard  riportata dalla tradizione ha ridotto a 5-6 le strofe, modificando qua e là  le parole.

ASCOLTA The Dubliners (voce Jim McCann) (tranne la II strofa)

ASCOLTA The Corrs  in Home 2005 (tranne la II strofa)

ASCOLTA The Wolfe Tones in The Greatest hits 2000 (tranne la II strofa)


I
Last  night as I lay dreaming
Of  pleasant days gone by
My mind bein’ bent on ramblin'(1)
To Ireland I did fly
I stepped  aboard a vision,
And I followed  with my will
Till next  I came to anchor
At the Cross near Spancil Hill(2).
II
Delighted by the novelty,
Enchanted with the scene
Where in my early boyhood,
Where  often I had been
I thought  I heard a murmur,
And I think I hear it still
It’s the little stream of water
That flows down by Spancil Hill.
III
It being the Twenty-third of June,(3)
The day before the Fair
When Ireland’s sons and daughters
In crowds assembled there
The  young, the old, the brave and bold,
They came  for sport and kill
There  were jovial conversations
At the Cross of Spancil Hill(4).
IV
I went to see my neighbors,
To hear what they might say
The old ones were all dead and gone,
The young ones turning grey
I met  with tailor Quigley,
He’s as bold as ever still
Sure, he used to make my britches
When I lived in Spancil Hill.
V
I paid a flying visit
To my first, and only, love
She’s white as any lily,
And  gentle as a dove
She threw her arms around me,
Sayin’ “Johnny I love you still!”
She’s Nell(5) the farmer’s daughter,
And the pride of Spancil Hill.
VI
I dreamt  I stopped and kissed her
As in the days of yore
She said “Johnny(6), you’re only joking(7),
As many times before.”
The cock(8) crew in the morning,
He crew  both loud and shrill
And I woke in California,
Many miles from Spancil Hill.
TRADUZIONE ITALIANO (riveduta da Cattia Salto)
I
L’altra notte mentre sdraiato sognavo
di piacevoli giorni passati,
vagabondando con il pensiero,
volai fino all’Irlanda,
saltai a bordo di una visione
e caparbiamente continuai
finché arrivai a gettare l’ancora
alla croce vicino a Spancil Hill(2)
II
Lieto delle novità,
incantato dal paesaggio
in cui nella mia prima infanzia
sono spesso stato,
credetti di sentire  un mormorio,
e credo  di sentirlo  ancora,
è il piccolo corso  d’acqua
che scorre giù da Spancil Hill
III
Era il 23 giugno(3)
Il giorno prima della  fiera
quando i figli e le  figlie dell’Irlanda
si riuniscono lì in una folla,
giovani, vecchi, i coraggiosi e gli audaci,
sono venuti per divertirsi e cacciare,
c’erano  conversazioni gioviali
alla croce di Spancil Hill.
IV
Sono andato per vedere  i miei vicini,
per sentire cosa  avrebbero detto,
i vecchi erano tutti morti e sepolti,
i giovani si erano ingrigiti.
Ho incontrato Quigley  il sarto
che è tanto bravo quanto tranquillo,
sicuro, mi faceva i pantaloni
quando vivevo a Spancil Hill
V
Ho fatto un’improvvisata
al mio primo e unico amore
Lei è bianca come un giglio,
e dolce come una  colomba,
mi ha abbracciato,
dicendo “Johnny, ti amo ancora!”
Lei è Nell(5), la figlia del contadino,
il vanto di Spancil Hill
VI
Ho sognato di fermarmi e di baciarla
come nei giorni del passato
“Johnny(6), tu stai solo scherzando(7),
come hai fatto tanto tempo fa.”
Il gallo(8) cantò quel mattino
cantò forte e acuto
e mi sono svegliato in  California,
a molte miglia da Spancil Hill.

 NOTE
1) letteralmente “la mia mente si piegava al vagabondaggio“. Le immagini che seguono sono quelle di un viaggio per mare che riporta il protagonista a casa e in effetti il suo sogno è così potente che egli assume la consistenza di un fantasma
2) di Spancilhill resta solo un cartello (a pochi kilometri di Ennis, contea di Clare), ma una volta era un luogo in cui si radunava una  grande fiera di cavalli e il nome suggerisce la pratica di “spancilling” ossia di legare le zampe di un animale  in modo particolare di modo che resti fermo. La fiera si svolge ancora regolarmente.
3) La fiera si svolge  il 23 giungo anche se nella canzone è considerato giorno di vigilia.
4) oppure “At the parish church in Clooney, a mile from SpancilHill”
(traduzione italiano: alla chiesa  parrocchiale di Clooney, un miglio da Spancil Hill.) La chiesa oggi è un rudere e il cimitero è abbandonato (vedi)
5) il nome della  fidanzata non è Nell ma Maria MacNamara
6) si presume che il  nome dell’autore sia Michael
7) la fidanzata lo rimprovera di averla ingannata e di non essere realmente intenzionato a portarla con sè in America
8) il canto del gallo ha il potere di scacciare i fantasmi

FONTI
http://www.clarelibrary.ie/eolas/coclare/songs/cmc/spancil_hill_msflanagan.htm
http://www.pbase.com/image/101618875
https://thesession.org/tunes/1559
http://www.mudcat.org/thread.CFM?threadID=4808#26737
http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=34282
http://www.mudcat.org/thread.CFM?threadID=4808#27381
http://www.nestorsbridge.com/maghera/clooney-graveyard-2.html

GARDEN WHERE THE PRATIES GROW

Patterson-clownIl brano è stato composto da John Francis Patterson (1840–1889), originale personaggio diventato famoso in Inghilterra e in America nel ruolo di clown musicistathe Rambler from Clare” (dal nome di una vecchia ballata irlandese che adottò come sigla del suo numero); orfano dei genitori, arruolato come giovane tamburino nell’esercito, a 18 anni Johnny si unì alla banda del circo di Giovanni Rondine che passava in città.
Il circo diventò subito la sua vita, trasformandolo nell’“The Irish Singing Clown”: quando il circo arrivava in un nuovo posto Johnny si informava sulle notizie e sui personaggi del momento per creare una storia in rima da inserire nel suo numero, all’inizio adattava i tradizionali più popolari ma poi si mise a scrivere la sue canzoni. (continua)
Nel 1869 si sposa e scrive “Where the praties grow“, sei anni più tardi, alla nascita di Johnny Junior, aggiunge l’ultima strofa. La canzone loda la bellezza senza fronzoli di colei che diventerà sua moglie e rievoca il momento (e il luogo) fatidico della proposta matrimoniale.

GRECIAN BEND

Nel ritornello è ridicolizzata la moda femminile vittoriana che voleva fare assumere alle donne la postura alla Grecian Bend e indossare lo chignon.
Mentre tutti sanno ancora oggi cosa sia uno chignon un po’ meno noto è il significato di grecian bend. Con i corsetti diventati dei veri e propri corpetti dalla forma a clessidra, le scarpe con i tacchi alti, dei buffi sellini presero il posto della crinolina, così la postura della donna finì per sbilanciarsi in avanti: strizzata in un rigido busto e con il sedere in dietro ed enfatizzato, di profilo sembra un dromedario!
Esilaranti le vignette caricaturistiche del tempo! AvdMaHdCQAIRYvH

ASCOLTA Harry Plunket Greene in una registrazione del 1934. Un brano decisamente vintage per i nostri gusti.

ASCOLTA Carrie Wilson

VERSIONE DI HARRY PLUNKET GREENE
I
Have you ever been in love, me boys,
or have you felt the pain?
I’d sooner be in jail myself,
than be in love again.
For the girl I love was beautiful,
and I’d have you all to know
and I met her in the garden
where the praties grow.
CHORUS:
She was just the sort of creature boys,
that nature did intend to walk throughout the world me boys, without the Grecian Bend,
Nor did she wear the chignon,
I’d have ye all to know
and I met her in the garden
where the praties grow.
II
Says I, “My pretty Kathleen
I’m tired of single life
And if you’ve no objection, sure
I’ll make you my sweet wife”
She answered me right modestly
And curtsied very low
“O you’re welcome to the garden
where the praties grow”
III
Says I: “My pretty Kathleen
I hope that you’ll agree”
She was not like your city girls
Who say you’re making free
Says she: “I’ll ask my parents
And tomorrow I’ll let you know
If you’ll meet me in the garden
Where the praties grow”
IV
O the parents they consented
And we’re blessed with children three
Two boys just like their mother
And a girl the image of me
And now we’re goin’ to train them up
The way they ought to go
For to dig in the garden
Where the praties grow
TRADUZIONE di CATTIA SALTO
I
Siete mai stati innamorati, ragazzi,
o vi siete sentiti in pena?
Preferirei imprigionarmi da solo,
che essere di nuovo innamorato.
La ragazza che amo era bellissima
e voglio farvi sapere
che l’ho conosciuta in un orto
dove crescono le patate.
RITORNELLO:
Ragazzi era quel genere di creatura
che la natura destinava a camminare sulla terra senza la postura curva alla greca.
Vi assicuro che non aveva uno chignon
e vorrei che tutti sapessero
che l’ho conosciuta
in un orto di patate
II
Le ho detto “Mia cara Kathleen
sono stanco di vivere da scapolo.
Se ti va bene
ti farò diventare la mia dolce sposa”
Mi ha risposto con modestia
inchinandosi profondamente
“Sei il benvenuto nell’orto
dove crescono le patate”
III
Le ho detto “Mia cara ragazza Kathleen
spero che tu acconsenta”,
ma non era come quelle ragazze di città
che ti lasciano prendere delle libertà.
Ha detto “Chiederò ai miei genitori
e domani ti farò sapere,
se mi incontrerai nell’orto
dove crescono le patate”
IV
I suoi genitori erano d’accordo
e siamo stati benedetti da tre bambini
due maschi come sua madre
e una femmina che è la mia immagine.
Ora li tireremo su
in modo che sappiano come fare
per zappare nell’orto
dove crescono le patate


FONTI E APPROFONDIMENTO

Johnny Patterson, the Rambler from Clare: The life of the 19th century Irish circus clown by Harry Bradshaw continua

La moda ai tempi della regina Vittoria: Nel 1869 l’ampiezza della crinolina si ridusse ulteriormente trasformandosi in un sellino di crine rigido, la tornure (Bustle in inglese) che sosteneva solo la parte alta del dietro della gonna in modo da creare un effetto di ricaduta verso il basso, il suo risultato fondamentale fu quello di modificare la silhouette femminile, il davanti cominciava ad aderire al corpo e il dietro si avviava ad assumere e sostenere forme decorative sempre più complesse continua

Crinoline, to Crinolette, to Bustle: 1860-1880 continua

PRATIES THEY GROW SMALL: THE IRISH FAMINE SONG

Anche conosciuta con il titolo di “The Famine Song” (la canzone della carestia), da non confondere con “The Famine is over” cantato dalle tifoserie di calcio per “invitare” gli irlandesi trasferitisi in Scozia e Inghilterra durante gli anni del 1840, a ritornare a casa; una canzone marcatamente razzista vedi.

Praties” è l’anglicizzazione della parola gaelica “pratai“, per patate, un ortaggio arrivato in Irlanda nel 1590 (dall’America) e ben presto diffusosi per tutta l’isola. Le patate diventarono l’alimento principale per la maggior parte della popolazione irlandese, specialmente per i più poveri, perchè economiche, facili da coltivare e a lunga conservazione. Nei primi anni del XIX secolo un terzo della popolazione, concentrata nel Munster e nel Connacht, sopravviveva grazie al raccolto di patate.

LA GRANDE CARESTIA

Nel 1846 l’intero raccolto delle patate (dieta base degli irlandesi) andò tutto distrutto a causa di un fungo, la peronospera; sopravvenne “la grande carestia” (1845-1849 che alcuni storici prolungano fino al 1852) che durò per vari anni e dimezzò quasi la popolazione; chi non moriva di fame era fortunato se riusciva a partire per l’Inghilterra o la Scozia, ma più massiccia fu la migrazione in America (l’emigrazione non iniziò propriamente durante la grande carestia, ma già a partire dal 1815).

In base al raffronto tra il censimento del 1841 e quello del 1851, si stima che almeno un milione e mezzo di persone morirono, altrettante emigrarono; è probabile tuttavia che i morti e gli emigranti siano stati molti di più.
Il governo inglese non seppe far fronte all’emergenza, in primo luogo sottovalutandone la gravità e poi non fermando l’esportazione del grano e di tanto altro cibo che cresceva – o pascolava – in abbondanza su una terra ricca e fertile, riservato però ai mercati inglesi e non certo alla portata delle persone meno abbienti.

Per rendere l’idea per ogni battello che arrivava pieno di viveri per gli affamati, ne partivano sei caricati di grano o bestiame, diretti in Inghilterra: infatti il governo piuttosto che bloccare le esportazioni (per non danneggiare i grandi proprietari terrieri quasi tutti inglesi), preferiva acquistare il grano dall’America per distribuirlo tramite delle commissioni locali; l’operazione eseguita peraltro tra grandi difficoltà e disorganizzazione, sfociò in tumulti che vennero soffocati con l’instaurazione della legge marziale. Nel frattempo il grano irlandese era scortato dai militari fino ai porti con grande dispiego di forze ed una pronta efficienza!

La tragicità della situazione iniziò a profilarsi nella primavera del 1846 con i primi casi di “fevers” le febbri (cioè tifo e febbri ricorrenti) che portavano alla morte, a cui si sommarono dissenteria e scorbuto e per finire la violenta epidemia di colera nel 1849. Grazie all’assistenza dello stato nell’Ovest del paese (la parte più colpita) circa un migliaio di persone vennero occupate nei lavori pubblici che consistevano nel ripulire i campi dalle pietre e costruire quei muretti che fanno tanto Irlanda o furono ospitati nelle “workhouses” ossia gli “ospizi per i poveri”, gestiti da istituti che assumevano mano d’opera in cambio di vitto e alloggio; l’aiuto più consistente fu quello delle “soup kitchens” (ossia le mense popolari), ma i fondi stanziati finirono ben presto e agli irlandesi poveri non restò altro da fare che morire di fame.

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Contadini affamati che cercano di entrare in una workhouse

EMIGRAZIONE – LA DIASPORA IRLANDESE

Emigrants_leave_IrelandL’alternativa al lasciarsi morire di fame era quella dell’emigrazione.

Già nel 1845 con il primo calo della produzione di patate si verificò un picco dell’emigrazione, ma a partire dal 1846 l’esodo fu senza precedenti: una massa enorme di persone denutrite e ammalate cercava una qualsiasi imbarcazione per andare in Canada (nelle colonie inglesi) e nei porti dell’est degli Stati Uniti o in Australia. Le chiamavano “coffin-boats” (navi-bara) per l’alto tasso di mortalità a bordo! Non partivano però tutti i membri della famiglia, perché solo nei rari casi in cui intervenivano i loro ex-locatari, non potevano permettersi di pagare il prezzo del biglietto per tutti i componenti (peraltro numerosi)

Tantissime canzoni irlandesi esprimono così tutto il dolore e lo strazio della separazione.

patateANALISI DEL TESTO

E’ quindi nel contesto della “grande carestia” che si può comprendere appieno la carica di desolazione, il lamento e la disperazione contenuti nella canzone “The praties they grow small“: da una parte milioni di persone denutrite, malate, affamate, gettate in mezzo alla strada perchè non erano più in grado di pagare gli affitti; dall’altra il “laissez faire” del governo inglese che colse l’occasione della carestia per “risolvere” il problema del sovrappopolamento e della povertà in Irlanda.

Opportunismo basato su considerazioni discutibili, c’è chi invoca la selezione naturale e chi invece il genocidio.

L’origine del brano è incerta anche se comunemente si fa risalire all’epoca della grande carestia, ovvero agli inizi: “le patate che crescono piccole” sono più un simbolo di penuria che una conseguenza della peronospera, il fungo infatti fa marcire la patata rendendola immangiabile. Così nella prima strofa chi canta si lamenta che per riempire di più la pancia, si mangiano le poche patate sane con tutta la buccia. Il raccolto di riferimento è quello autunnale anche se il periodo in cui si inizia la maturazione è alla fine giungo e per tutto settembre, a seconda di quando si piantano i tuberi.
Nella seconda strofa chi canta invidia le oche, in genere messe all’ingrasso per Natale, che si rimpinzano di grano, non così gli irlandesi perché il loro grano è riservato all’esportazione!
Nell’ultima strofa la desolazione è completa: i contadini irlandesi sono stesi a terra, resi deboli dalla fame e dalle malattie, l’unica speranza è rivolta a Dio -e non al governo- perché da buoni cattolici rivolgono la loro speranza nella Divina Provvidenza, la sola che potrà far cessare la carestia (dimenticando il detto “Aiutati che il ciel t’aiuta“)
In alcune versioni le ultime due strofe sono invertite.

ASCOLTA

Oh the praties they grow small, over here
Oh the praties they grow small
And we dig them in the fall
We eat them skins and all, over here

Oh I wish that we were geese, night and morn, night and morn
Oh I wish that we were geese
but they fly and take release
and we’ d live and die in peace, eating corn.

Oh, we’re trampled into the dust, over here,
Oh, we’re trampled into the dust
But the Lord in whom we trust
Will give us crumb for crust, over here

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Le patate crescono piccole qui da noi
le patate crescono piccole le raccogliamo in autunno, e le mangiamo con tutta la buccia qui da noi

Vorrei che fossimo tutti delle oche notte e giorno
Vorrei che fossimo tutti delle oche
per volare e riposare
e vivremo e moriremo in pace, mangiando grano

Siamo nella polvere qui da noi
siamo nella polvere
ma il Dio in cui crediamo
ci ripagherà con della mollica per ogni crosta qui da noi.

APPROFONDIMENTO
http://www.wolfetonesofficialsite.com/famine.htm

http://www.independent.ie/irish-news/famine-potato-returns-irish-lumper-not-seen-for-170-years-makes-comeback-29116314.html

A STÓR MO CHROÍ

Non si trovano molte notizie in rete in merito al brano che è dato per antico, tuttavia la versione testuale in inglese è attribuita a Brian Higgins (1882-1963) patriota irlandese e attivista repubblicano, autore di molti canti patriottici e poesie con lo pseudonimo di Brian na Banban. Questa però non è una rebel song quanto piuttosto un canto d’amore, o meglio un doloroso canto sull’emigrazione (una grande soul song) che abbraccia tutti gli irlandesi che hanno dovuto lasciare la loro terra per trovare un lavoro. Il brano scritto da Higgins risale al Novecento (anni venti o poco prima) e non è ben chiaro se sia una traduzione in inglese di un canto gaelico risalente alla “grande carestia“, che nella metà dell’Ottocento dimezzò la popolazione irlandese.

20214Come spesso nei canti che affrontano il tema dell’emigrazione è la donna rimasta a casa (madre, moglie o figlia) che incarna l’Irlanda a piangere per l’uomo lontano, in terra straniera.

La scrittura testuale oltre a dichiarare un grande amore per la propria terra d’origine, rivela anche una certa ricercatezza linguistica nella scelta delle rime alternate, senza fare ricorso all’anglo-irlandese colloquiale, giusto qualche parola in gaelico con significati legati agli affetti, punteggia le strofe quasi come una cifra stilistica.
Si tramandano comunque diverse versioni testuali con piccole modifiche sulle parole più che sulla struttura delle frasi e dei loro significati (vedi ad esempio).
A metà degli anni sessanta Sarah & Rita Keane hanno registrato (nell’album Claddagh) la versione diventata standard tra i gruppi e gli interpreti della musica tradizionale irlandese e più in generale della musica celtica.

Per l’ascolto ho selezionato quella che ritengo la migliore interpretazione, quella della statunitense Bonnie Raitt in collaborazione con The Chieftains.

Bonny Raitt & The Chieftains in “Tears of Stones”, 1999

La venatura blues della splendida voce, l’intensa interpretazione, il sapiente uso del dobro e le poche note di basso, e tutto il discreto e delicato tappeto strumentale che i Chieftains sanno tessere, rendono questo brano fuori dal tempo!

Dervish in “Harmony Hill” – 1993 (il gruppo irlandese ci lascia una versione più tradizionale).

Stupenda questa versione strumentale dei Lunasa gruppo folk irlandese fondato nel 1997 e già così innovativi nel loro album d’esordio
Lunasa in “Lunasa” 1998


I
A Stór Mo  Chroí (1) when you’re far away

from the home that you’ll soon be living
It’s many a time by night and by day
That your heart will be sorely grieving.
For the stranger’s land may be bright and fair,
And rich in its treasures golden.
You’ll pine, I know, for the long ago
And the love that is never olden.
II
A Stór Mo Chroí, in the stranger’s land

There is plenty of wealth and wailing.
While gems adorn the rich and the grand
There are faces with hunger paling.
The road is weary, and hard to tread
And the lights of their cities blind you.
Won’t you turn a stór to Erin’s shore
And the love that you left behind you.
III (2)
A Stór Mo Chroí, when the evening sun

Over the mountain and meadow is falling,
Won’t you turn away from the throng and list
And maybe you’ll hear me calling.
For the sound of a voice that is sorely missed
For somebody’s speedy returning.
Aroon aroon, won’t you come back soon
To the one that will always love.
tradotto da Cattia Salto
I
Amore mio quando sarai lontano,
via dalla casa che tra poco starai per lasciare,
più di una volta notte e giorno
il tuo cuore sarà in grande lutto.
Perché la terra straniera può essere luminosa e bella,
e ricca di promesse dorate.
Ma tu ti struggerai, lo so, per il tempo andato
e l’amore che non invecchia mai.
II
Amore mio in terra straniera
c’è un sacco di ricchezza e di lamenti.
Mentre gemme adornano i ricchi e i grandi
ci sono volti sbiancati dalla fame.
La strada è faticosa, ed è difficile da calcare,
e le luci della loro città  ti accecano. Non ti volterai, tesoro mio, sulle rive dell’Irlanda, e verso l’amore che ti sei lasciato alle spalle.
III
Amore mio quando il sole della sera sulle montagne e i prati tramonta,
non ti allontanerai dalla folla e dai doveri
e forse mi sentirai mentre ti chiamo.
Per il suono di una voce che si è persa in gran parte
per il veloce ritorno di qualcuno.
Mio caro non vuoi tornare presto
da chi che ti amerà per sempre?
NOTE
1) letteralmente: Tesoro del mio cuore
2) Stofa alternativa
A Stor Mo Chroi, when the evening’s mist
In the mountain and meadow is falling,
Oh turn, A Stor, from the throng and list
And maybe you’ll hear me calling.
For the sound of a voice that you seldom hear
For somebody’s speedy returning.
Aroon, aroon, Oh, won’t you come back soon
To the one who really loves you.

 

ORO, SÉ DO BHEATHA ABHAILE

Interessante caso di trasposizione testuale di questa popolarissima canzone irlandese dal titolo “Oro, sé do bheatha a bhaile”, inizialmente nata come brano celebrativo dell’arrivo della novella sposa nella casa del marito, diventata “Granualile un canto politico pieno di allegorie per augurare la libertà dell’Irlanda.

YOU ARE WELCOME HOME: Hauling Home

Le testimonianze raccolte nell’Ottocento concordano nel riportare la consuetudine di scortare la sposa e lo sposo nella casa dove sarebbero andati a vivere insieme. La cerimonia si svolgeva all’incirca un mese dopo l’avvenuto matrimonio, ma a volte anche il giorno stesso o sette giorni dopo.
Anticamente il corteo si svolgeva a cavallo (e poi con il calesse): in testa cavalcavano il padre o il fratello della sposa poi la sposa e lo sposo e poi seguivano gli amici d’entrambi.
Così diceva (e cantava) il marito sulla soglia di casa per accogliere la moglie:
Oro, sé do bheatha a bhaile, is fearr liom tu ná céad bo bainne:
Oro, sé do bheatha a bhaile, thá tu maith le rátha.
[in inglese:
Oro, welcome home, I would rather have you than a hundred milch cows: Oro, welcome home, ’tis you are happy with prosperity [in store for you]
La cerimonia era una festa con musica, danze cibo e bevute offerte dallo sposo.

Così scrive P. W. Joyce
“The ‘Hauling Home’ was bringing home the bride to her husband’s house after marriage. It was usually a month or so after the wedding, and was celebrated as an occasion next only in importance to the wedding itself. The bridegroom brought back home his bride at the head of a triumphal procession- all on cars or on horseback. I well remember one where the bride rode on a pillion behind her husband. As they entered the house the bridegroom is supposed to speak or sing:
1. – Oro, sé do bheatha a bhaile,
Is fearr liom tu ná céad bo bainne:
Oro, sé do bheatha a bhaile,
Thá tu maith le rátha.
2. Oro, welcome home,
I would rather have you than a hundred milch cows:
Oro, Welcome home,
‘tis you are happy with prosperity.
Here is another collector, Mr. Hogan‘s note on this air: – “This song used to be played at the ‘Hauling Home’, or the bringing home of a wife. The piper, seated outside the house at the arrival of the party, playing HARD (i.e. with great spirit): nearly all who were at the wedding a month previous being in the procession. Oh for the good old times!” This tune is called in Stanford-Petrie an “ancient clan march“: and it is set in the Major, with many accidentals, but another setting is given in the Minor. I (Joyce) give it here as Mr. Hogan wrote it, in its proper Minor form. In several particulars this setting differs from Dr. Petrie’s two versions. It was a march tune, as he calls it: but the MARCH was home to the husband’s house. Dr. Petrie does not state where he procured his two versions.” (tratto da qui)

Ecco allora un’allegra melodia per accogliere la sposa
 ASCOLTA De Dannan “Kitty’s wedding”

LA VERSIONE GIACOBITA

Lost_Portrait_of_Charles_Edward_StuartDurante la rivolta giacobita del 1745-6 qualche guerriero irlandese deve aver composto il brano che appare in The Complete Collection of Irish Music (1855) di George Petrie contrassegnato come “antica marcia del Clan” e anche come “Welcome home Principe Charley”.
La melodia risale quantomeno al XVIII sec e il testo inneggia al Bonnie Prince Charlie perchè sollevi la rivolta.

I
A Shéarlais Óig (1) a mhic Ríogh Shéamais(2),
’Sé mo mhór-chreach do thriall as Éirinn,
Gan aon ruainne bróig’ ort, stocaí nó léine,
Acht ’do chascairt leis na Franncaighibh.
Chorus:
Óró, sé do bheatha abhaile,
Óró, sé do bheatha abhaile,
Óró, sé do bheatha abhaile,
Anois ag teacht an tSamhraidh!
II
’Sé mo léan géar nach bhfeicim,
Mur’ mbéinn beó ’na dhiaidh ach seachtmhain,
Séarlas Óg is míle gaiscidheach
Ag coscairt leis na Franncaighibh.
III
Tá Séarlas óg ag triall thar sáile,
Béidh siad leis-sean cúpla gárda,
Béidh siad leis-sean Franncaigh is Spáinnigh,
Agus bainfidh siad rinnc’ as Éir’cighibh.

TRADUZIONE INGLESE
I
Young Charles, King James’s grandson
Alas his distress of leaving Ireland
He has left without shoe, or sock or shirt
fighting alongside the Frenchmen.
Chorus:
Oh-ro, You are welcome home,

Now that summer’s coming!
II
Alas that I do not see
Even if I were only to live a week thereafter
Young Charles and one thousand warriors
Fighting with the Frenchmen
III
Young Charles is coming over the sea
They’ll be with him as a guard
They’ll be with him, French and Spanish
And they’ll make the heretics(3) dance!
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Il giovane Carlo, nipote di Re Giacomo,
ahimè in lacrime ha lasciato l’Irlanda, senza  scarpe e scalzo e senza camicia,
combatti al fianco dei Francesi!
RITORNELLO
Oh, e bentornato a casa
ora che è arrivata l’estate.
II
Ahimè che cosa non darei,
anche se dovessi campare solo una settimana, per vedere
il Giovane Carlo ed un migliaio di guerrieri
combattere con i Francesi!
III
Il Giovane Carlo giunge dal mare
con una guarnigione di giovani soldati.
sono con lui Francesi
e Spagnoli,
e faranno ballare gli eretici(3)

NOTE
1) Shéarlais Óig= Giovane Carlo
2) Ríogh Shéamais = Re Giacomo
3) ossia i protestanti. Sono canzoni del tempo e inevitabilmente piene di invettive politiche e religiose

GRANUAILE

omalley6Il canto è stato riscritto nel 1916 dall’irlandese Patrick Pearse (1879-1916) per chiamare a raccolta gli Irlandesi nella ribellione della Pasqua del 1916.

Pearse rimaneggia il canto giacobita  ma elimina i riferimenti al Principe Carlo (non proprio un modello d’eroe!) per ispirarsi a una vera eroina della storia irlandese Gráinne Mhaol ossia Grace O’Malley  regina dei Pirati che si oppose con la lotta al dominio inglese sull’Irlanda sia per mare che per terra (era l’epoca della regina Elisabetta I). Ancora una volta in un canto politico l’Irlanda viene accostata a una donna fiera e indomabile.
Intelligente, affascinante e con il carisma del grande condottiero Granualile (da un nomignolo che vuol dire testa rasata perchè da ragazza pur di seguire il padre in mare si tagliò i capelli e si travestì da mozzo) dominò i mari al largo della costa occidentale d’Irlanda per più di mezzo secolo. Imprigionata più volte dagli Inglesi non fu mai sconfitta e il suo spirito divenne il simbolo dell’Irlanda che rifiuta la sottomissione.

Grace O’Malley, la regina dei pirati di Connemara

Grace O’Malley viene ricordata su tutti i libri di storia e nelle leggende del suo popolo come una comandante spietata e una combattente coraggiosa. Nei suoi settant’anni anni di vita lei e la sua famiglia videro la potenza inglese espandersi in Irlanda, ma, grazie alla loro forza e alla loro potenza, il suo clan e i suoi vicini riuscirono ad arginare come poterono gli invasori.
Si dice che dall’anno della sua morte, avvenuta nel 1603, nessun altro capoclan irlandese riuscì a preservare il vecchio stile di vita gaelico come Grace O’Malley e la sua famiglia riuscirono a fare in vita. (Camillo Bertagnolli Ravazzi) (tratto da qui)

Grace O’Malley – “La regina del Mare di Connemara”

Grace O’Malley (in gaelico irlandese Gráinne Ní Mháille), anche conosciuta come Granuaile o Gráinne Mhaol (1530 circa – Rockfleet Castle,1603) famosa anche come “La regina del Mare di Connemara” è stata una rivoluzionaria e pirata irlandese. Si tratta di un personaggio ormai leggendario, ma di fatto visse realmente e fu di notevole importanza nella storia irlandese. Nacque in Irlanda, forse a Louisburgh, nel 1530, quando Enrico VIII era sul trono d’Inghilterra. Il clan O’Malley fu una delle poche famiglie gaeliche a conservare le terre nella contea di Mayo dopo la conquista Tudor. (in Storia Viva tratto da qui)

Ellen Tanner Grace O’Malley Pirate Map 2007

Nella versione di Pearse il coro saluta il ritorno a casa di Granuaile (è lei la sposa da portare a casa con la cerimonia dell’ Hauling Home) dopo la sua reclusione, ovvero la prigionia del popolo irlandese sotto il dominio degli Inglesi, giogo dal quale il popolo stesso, senza l’aiuto di eserciti francesi o spagnoli, saprà liberarsi imbracciando le armi (beh i tempi erano quelli!).
Con questa frase Pearse vuole sottolineare che il destino di un popolo sta nelle sue mani e nella sua autodeterminazione, nello stesso tempo auspica che gli irlandesi che stavano combattendo in quel momento nella prima guerra mondiale nell’esercito inglese ritornassero a casa per fare fronte comune con i ribelli.

ASCOLTA The Dubliners

ASCOLTA Wolfe Tones

ASCOLTA Sinead o’Connor ha registrato più volte il brano che è finito nel cd “Sean-Nós Nua”, 2002

La versione animata di Cartoon Saloon (voce Paul Brady)

e largo ai giovani! ASCOLTA Seo Linn, una via di mezzo tra marcia, grido di battaglia e una scarica di andrenalina!


VERSIONE DI PATRICK PEARSE
I
Sé do beatha! A bhean  ba leanmhar!
B’é ár gceach tú bheith I ngéibhinn,
Do dhuiche bhrea I seilbh meirleach
‘S tú diolta leis na Gallaibh.
CHORUS
Oró, sé do beatha ‘bhaíle,
Oró, sé do beatha ‘bhaíle,
Oró, sé do beatha ‘bhaíle,
Anois ar theacht an tSamhraidh.
II
Tá Gráinne Mhaol ag teach thar sáile,
Óglaigh armtha leí mar gharda;
Gaeil iad féin ‘s ni Gaill(1) ná Spainnigh
‘S cuirfid ruaig ar Ghallaibh.
III
A bhuí le Dia (2) na bhfeart go bhfeiceam,
Muna mbeam beo ‘na dhiaidh ach seachtain,
Gráinne Mhaol agus mile gaiscíoch
Ag fógairt fáin ar Ghallaibh

TRADUZIONE INGLESE
I
Welcome lady who faced such troubles
Your capture brought us to our ruin
With our fine land usurped by thieves
And you sold to the foreigners!
Chorus:
Hurrah, welcome home
now at the coming of Summer.
II
Gráinne O’Malley comes over the sea,
With armed warriors as her guard
They’re Irishmen – not French nor Spanish
And they will rout the foreigners!
III
May it please dear God that we might see,
Even if we only live for week after,
Gráinne Mhaol and a thousand warriors –
Routing all the foreigners!
TRADUZIONE di Cattia Salto*
I
Benvenuta, donna provata dalle avversità, la tua prigionia ci ha portato alla rovina,
con il nostro amato paese nelle mani dei vandali e tu stessa venduta agli Inglesi.
RITORNELLO:
Oh, e bentornata a casa
ora è arrivata l’estate.
II
Granualile giunge dal mare
con una guarnigione di giovani soldati.
Sono Irlandesi, non Francesi o Spagnoli, e sgomineranno gli Stranieri.
III
A Dio piacendo, anche se dovessi morire tra una settimana,
possa io vedere Granualile ed un migliaio di guerrieri
disperdere gli Stranieri.

NOTE
* traduzione in italiano dall’inglese
1) si trova scritto a volte Gaill a volte Frainc
2) al posto di Dio a volte scritto come Ri (re)

FONTI
http://www.signoraggio.it/grace-omalley-la-regina-dei-pirati-di-connemara/
http://lastoriaviva.it/grace-omalley-la-regina-del-mare-di-connemara/
http://chrsouchon.free.fr/orosedo.htm
http://terreceltiche.altervista.org/i-giacobiti/

DONAL AGUS MORAG: AN IRISH WEDDING!

Canto di nozze proveniente da Rathlin Island,  l’unica isola abitata dell’ Irlanda del Nord . I primi due versi sono stati pubblicati nel 1936 a testimonianza del gaelico parlato nell’isola, è stato riproposto da Mairéad Ni Mhaonaigh (voce leader degli Altan) con l’integrazione degli ultimi due versi composti dal padre (anch’egli eccellente violinista). L’irlandese che era parlato sull’isola era una particolare combinazione tra il gaelico di Antrim e quello scozzese.

rathlin-island
Isola di Rathlin – Irlanda

Al matrimonio, di Donald e Morag, probabilmente tra famiglie di alto ceto, c’erano nobili e anche parenti scozzesi (l’isola si trova relativamente vicina alle terre della Bassa Scozia) tra i quali McAuley il guerriero, c’erano persone istruite e personaggi pubblici: il matrimonio fu un evento così famoso, che se ne parlò per tutta l’isola e nei tempi a venire!

Il canto magnifica l’abbondanza di cibo e di bevande ed è una melodia giocosa e ritmata seguita nell’arrangiamento degli Altan da una vivace danza.

ASCOLTA Altan in Harvest Storm 1992

GAELICO IRLANDESE
I
Bhí móran daoine uasal  ann.
Bhí tuatanaigh na h-Alban ann.
Bhí ‘n máistir scoile is an ministir ann.
Bhí an laoch Mac Amhlaigh ann.
CHORUS
Dónal, ‘sé Dónal, ‘sé Dónal a rinne an bhainis.
Dónal agus Mórag a rinne an bhainis ainmeall.
II
Bhí cearcan ann, ‘s bhí géanna ann.
Bhí corr is doisín sgairbh ann.
Seo bha iad is bhí car a’ bí ann.
‘Sé cearc na n-éan a b’fhearr dhuibh ann.
III
Bhí bradáin ‘s bric ón Éirne ann.
Is flúirse feoil na bhfia n-éan ann.
Feol mart ‘s lao, ba bhlasta bhí
Bhí uanfheol friochta is oisfheoil ann.
IV
Bhí ‘n dí go fial ‘s go fairsing ann.
Bhí brannda is fíon na Spáinne ann.
Bhí póitín(1) stil is mead(2) le mil.
Bhí beoir is leann na h-Éireann ann.


traduzione inglese
I
There were many noble people,
There were ordinary folk from Scotland,
The school master and the minister,
The warrior McAuley was there.
Chorus
Donal, Donal, ‘twas Donal who made the wedding, ‘twas Donal and Morag made the wedding famous.
II
There were hens and geese there,
There were more than a dozen sea birds,/There all of it was, and the favorite food there,
Was the hens of the birds that they preferred.
III
There were salmon and trout from the Erne,
And an abundance of game and wild birds.
The prime beef and veal were the tastiest.
There was roast lamb and venison there.
IV
The drinks were generous and plentiful,
There was Spanish brandy and wine.
There was homemade poteen(1) and honey mead(2).
There was beer and ale from Ireland there

traduzione italiano
I
C’erano molti nobili,
c’era molta gente comune dalla Scozia,
il maestro di scuola e il ministro,
c’era McAuley il guerriero.
CORO
Donal, Donal, c’era Donal che si è sposato. Donal e Morag con il loro famoso matrimonio.
II
C’erano galline e oche,
più di una dozzina di cormorani,
c’era abbondanza di tutto,
e il cibo preferito erano i teneri polli.
III
C’erano salmoni e trote d’Irlanda,
e abbondanza di selvaggina e uccelli selvatici,
il manzo e il vitello dei più saporiti
e c’erano agnello arrosto e selvaggina.
IV
Bevute generose e abbondanti,
c’erano brandy spagnolo e vino. C’erano acquavite(1) e idromele(2). C’erano birre irlandesi a bassa fermentazione e ad alta fermentazione

NOTE
1) Póitín: il Poteen è un distillato casalingo prodotto in Irlanda e illegale dal 1661. Gli irlandesi hanno da sempre distillato uisce beatha (che significa in gaelico “acqua di vita” ). I distillatori abusivi continuarono a produrre la loro miscela in boschi segreti o in paludi sperdute all’interno di una piccola tinozza portatile chiamata poitín (vasetto). Secondo la tradizione, c’erano vari tipi distillati, fatti con more, lievito, zucchero od orzo, malto e patate. La sua secolare tradizione di segretezza e proibizione è divenuta parte del folklore rurale irlandese. continua
2) l’idromele, bevanda prodotta dalla fermentazione del miele, era tipicamente consumata dagli sposi durante il matrimonio perché si credeva avrebbe portato fertilità alla coppia. Era anche una bevanda che proteggeva dalle fate. continua

Unknown Flemish Artist Still Life with Pies 17th century

Sempre degli Altan una serie di jig The Wedding Jig/Hiudai Gallagher’s March/James Byrne’s/Mickey Doherty’s/Welcome Home Grainn arie da ballo tipicamente suonate nei matrimoni del Donegal

ASCOLTA Altan in The Red Crow (2006)

IN VIAGGIO

L’isola è il paradiso degli appassionati di sub e birdwatching. Sull’isola vi abitano oramai pochissime famiglie dedite principalmente alla pesca e all’agricoltura. (vedi)

CON ANDREA RICORDI: Rathlin Island, viaggio nel tempo
E’ piccola ( poco piu’ di 20km quadrati ), a forma di L e si trova quasi a metà strada tra la costa settentrionale irlandese e la Scozia ; gli abitanti sono circa un centinaio ed un servizio di traghetti li collega a Ballycastle, contea di Antrim, sulla terraferma . Isola, piccola, remota, tanta natura, poca gente … (con bellissime fotografie continua)

FONTI
http://www.celticlyricscorner.net/altan/donal.htm http://www.irishpage.com/songs/donal.htm
http://www.irlandando.it/cosa-vedere/nord/contea-di-antrim/rathlin-island/
http://www.andrearicordi.it/blog/2014/10/rathlin-island

MAIRI’S WEDDING

Canto nunziale dedicato a Mary McNiven scritto in gaelico scozzese nel 1934 da John Bannerman e successivamente riscritto in inglese da Sir Hugh Roberton (1874-1952).

L’antefatto alla canzone è abbastanza curioso: John ha conosciuto Mary al festival annuale della cultura gaelica (Mod) di Oban in cui lei ha vinto la medaglia d’oro nella gara canora, John rimane così affascinato dalla donna e dalla sua voce da dedicarle una canzone in cui esprime tutta la sua ammirazione per lei e il desiderio di sposarla. Mary ormai novantenne ricorda ancora quel momento in un intervista in occasione del suo compleanno: “Johnny said the song was just for me. I can’t believe it became so popular. But when it was first played to me I found it very catchy — and I still do”.

scottish-wedding-1940

(foto vintage del 1940 tratta da vedi)

Roberton amico e collaboratore musicale di Bannerman ha scritto nel 1936 la sua versione in lingua inglese con il titolo di The Lewis Bridal Song. Pur non restando fedele al significato originale il testo mantiene un carattere agreste infarcito con alcune parole in dialetto scozzese. Curiosamente quando il brano venne pubblicato da Roberton in “Songs of the Isles” (1951) non si cita la versione in gaelico n’è il credito a John Bannerman, con la melodia “noted from Dr. Peter A. MacLeod.”

A quanto risulta quindi la melodia è un vecchio brano scozzese; così come riarrangiato, orecchiabile e ripetitivo, il motivo si diffuse ben presto ed ancora oggi il brano viene eseguito da molti gruppi e musicisti folk oltre ad essere una delle più popolari canzoni cantate in occasione dei matrimoni.

Van Morrison & The Chieftains in ‘Irish Heartbeat’ 1987

The High Kings

Alan Stivell

The Tossers in Smash The Windows, 2017


Chorus
Step we gaily on we go
Heel for heel and toe for toe
Arm in arm and row and row
All for Mairi'(1) s wedding
I
Over hill-way up and down
Myrtle green and bracken brown
Past the shieling(2) through the town
All for Mairi’s wedding
II
Plenty herring plenty meal
Plenty peat tae fill her creel(3)
Plenty bonny bairns(4) as weel
That’s the toast for Mairi
III
Cheeks as bright as rowans are
Brighter far than any star
Fairest of them all by far
is my darling Mairi
IV
Over hill-ways up and down
Myrtle green and bracken brown
Past the sheiling through the town
All for sake of Mairi
traduzione
Coro
Andiamo con passo allegro
tacco per tacco, punta per punta
braccio con braccio e fila con fila
tutti al matrimonio di Mary
I
Per le strade di collina su e giù
mirto verde e felci brune
superato il capanno e verso la città
tutti al matrimonio di Mary
II
Tante aringhe e tanto cibo
tanta torba per riempire il cesto
tanti bambini così graziosi
questo è il brindisi per Mary
III
Rosse le guance come le bacche del sorbo,
brillanti gli occhi come stelle
di gran lunga la più bella
è la mia cara Mary.
IV
Per le strade di collina su e giù
mirto verde e felci brune
superato il capanno e verso la città
tutti alla salute di Mary

NOTE
1) Mairi in alcune versioni è scritto Marie ed è in scozzese per Mary
2) shieling capanna di pastori o piccolo cottage
3) creel cesto di vimini
4) bairns bambini

continua seconda parte (versione in gaelico scozzese)

 FONTI
http://www.mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=3820

LA GHIRLANDA DELLE LATTAIE: MERRY MERRY MILKMAIDS

Prima della distribuzione meccanizzata del latte per mezzo della figura del “lattaio” che portava di porta in porta il latte in bottiglia a seconda delle necessità famigliari (quando il latte era quello “fresco” e quando non c’erano i frigoriferi in tutte le case, o meglio le ghiacciaie), era compito della donna distribuire il latte nelle case.Worcester-Milkmaids-tbs-d

In Inghilterra il 1° Maggio si diffuse l’usanza di una festa delle lattaie (testimoniata tra il XVII e il XIX secolo) che portavano per le vie della città una mucca da latte inghirlandata di fiori e ballavano al suono del violino. Una di esse o un uomo portava un curioso “copricapo” conico guarnito di bricchi e piatti d’argento e fiori detto “milkmaid garland“.
La festa si riassume in una specie di campagna-promozionale o vetrina delle lattaie sulla genuinità del proprio prodotto con la mucca da latte inghirlandata e infiocchettata portata in processione.
Le donne erano vestite nei loro abiti migliori e si fermavano davanti alle case dei loro clienti gridando ” milk below!” e quindi ballavano accompagnate dalla musica.

The Milkmaid's Garland, o Humours of May Day, Francis Hayman 1741-42
The Milkmaid’s Garland, o Humours of May Day, Francis Hayman 1741-42

Si suppone che all’inizio, il “copricapo” (detto ghirlanda) fosse semplicemente il secchio del latte usualmente utilizzato dalle lattaie per portare il latte presso i clienti più abbienti, decorato con i rami e i fiori del Maggio, così Samuel Pepys nel suo diario per il 1 maggio del 1667 scrive: ‘Thence to Westminster in the way meeting many milk-maids with their garlands upon their pails, dancing with a fiddler before them
La decorazione in un secondo momento diventa sempre più elaborata e formata da utensili tutti luccicanti come specchi con alla sommità una coppa a forma di urna, sempre d’argento, spesso riempita di fiori e abbellita da nastri colorati . Molti di questi utensili preziosi erano presi in prestito dal monte dei pegni.

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Alcune di queste strutture piramidali divennero talmente elaborate e pesanti da dover essere portate da un uomo o addirittura con una portantina, a volte l’uomo con la ghirlanda si univa alle danze benchè appesantito e traballante nell’ilarità generale. Sembra che la tradizione sia stata ripresa recentemente a Londra dal gruppo femminile New Esperance

Così il giorno del Maggio diventava anche per le lattaie l’occasione di far festa e danzare; i clienti e i passanti davano delle monete (probabilmente anche in cambio di latte) come si evince da questa illustrazione del 1784: sulla destra vediamo una donna affacciata alla finestra che da delle monete a una delle lattaie, sempre in secondo piano è raffigurata la donna che porta la ghirlanda sulla testa, non mancano il violinista e le lattaie che danzano in primo piano. Sulla sinistra in secondo piano vediamo anche la ghirlanda più grande ed elaborata e i due uomini che la portano, visibilmente affaticati che si riposano e bevono durante la sosta. Un codazzo di nani burloni segue il corteo a sottolineare la popolarità della festa, seguita con interesse dai passanti.

Samuel Collings May Day in London, 1784
Samuel Collings May Day in London, 1784

Un’altra usanza tipica del 1°Maggio riportata nel W&R Chamber “Book of Days” – 1869 è quella del Maggio a Londra. Una festa organizzata dagli spazzacamini che vanno per le strade mascherati: due o tre uomini, uno aitante vestito in modo caratteristico con un cappello a tre punte ornato con di piume gialle e rosse e con una mazza affusolata in mano, uno vestito con uno scintillante abito femminile e con in mano un mestolo, l’altro nascosto dentro un “albero” (Jack-in-the-Green). Il corteo si ferma nelle piazze e negli slarghi delle strade per ballare e per ricevere in cambio delle monete. Nell’immagine vediamo che si è aggiunto ai personaggi principali anche un clown. Spesso le due feste erano concomitanti. continua

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Ma quali erano le danze delle lattaie? Ovviamente le English country dances, curiosamente in Playford “The English Dancing Master” (prima edizione del 1650) è illustrata una danza dal nome “Le allegre lattaie” che potrebbe essere proprio la danza più ricorrente praticata dalle lattaie in occasione del Maggio. vedi danza

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APPROFONDIMENTO La danza antica

FONTI
http://www.honearchive.org/etexts/edb/day-pages/121-may01.html