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ALASDAIR MHIC CHOLLA

“Alasdair Mhic Cholla Ghasda”: waulking song
Melodia tradizionale scozzese XVII secolo

Nelle note del brano riportate dai Capercaillie leggiamo che si tratta di una waulking song dell’isola di Barra ossia di una canto in gaelico che accompagnava la battitura dei panni di tweed, un lavoro manuale di pertinenza delle donne, spesso svolto con i ..piedi! (vedi)
La ban dhuan (ovvero la donna-canzone) intonava la strofa e il resto delle altre donne la seguiva nel ritornello: mentre la strofa era in genere breve, di uno o due versi il ritornello era spesso lungo con almeno 4-5 versi con abbondante uso di “vocables” ovvero suoni sillabici senza senso . Del resto anche tutta la canzone non aveva un vero e proprio significato, essendo le parole scelte principalmente per mantenere costante il ritmo della lavorazione tuttavia la ban dhuan più abile riusciva a metterci i gossip del momento. Ovviamente si finì per codificare le canzoni in una sorta di versione tramandata anche se di volta in volta i versi delle strofe finivano per variare a piacere di chi cantava. Queste canzoni ci narrano così vicende storiche del XV-XVI secolo, oppure descrivono attività e usanze molto antiche.

In particolare “Alasdair Mhic Cholla Ghasda” ricorda le gesta di un capo clan scozzese, Alaster McDonald nativo delle Ebridi, dalla grande statura, forza e coraggio, un eroe popolare sia in Irlanda che in Scozia per le sue imprese nella guerra civile della seconda metà del 600.

maccollaAlexander (o Alaster) McDonald (c. 1610-1647) fu un guerriero scozzese nato nelle Ebridi Interne (isola di Colonsay) e primogenito di un capo clan (uno dei più potenti clan scozzesi delle Highlands). Nella annosa faida con il clan Campbell però il Clan Donald finì per soccombere con il devastante corollario di perdita della terra, case bruciate, uccisioni o cattura della maggior parte degli uomini. Così Alasdair si trasferì in Irlanda del Nord in esilio presso i suoi parenti MacDonnels di Antrim, con un pugno di guerrieri, finendo nel bel mezzo della guerra civile irlandese del 1641.

Noto per la sua gigantesca statura e prestanza fisica nel 1644 fu nominato comandante di quasi 2.000 uomini per una spedizione in Scozia a sostegno della guerra civile scozzese, ben determinato a vendicarsi di coloro che lo avevano offeso.
Non perdendo l’occasione di saccheggiare le terre dei Campbell (bruciò vivi anche donne e fanciulli con l’unica colpa di appartenere al clan dei Cambell, devastò castelli e città meritandosi il nome di “il devastatore” per la sua crudeltà) vinse una serie di battaglie alleandosi con il generale scozzese James Graham primo marchese di Montrose tra il 1644 e il ’45 (Tippermuir, Aberdeen, Inverlochy, Auldearn, Alford e Kilsyth). Ma le sorti della guerra si decidevano in ambiti più vasti e vanamente MacColla continuò la sua battaglia nel Nord della Scozia, circondato dai nemici e senza più rinforzi. Nel maggio del 1647 si ritirò in Irlanda per servire nell’esercito del Munster e trovò la sua morte nella battaglia di Knocknanuss, dove venne catturato e fucilato subito dopo il combattimento.. così divenne un eroe popolare sia in Irlanda che in Scozia, con canti e melodie scritte in suo onore.

Come struttura la canzone ha la particolarità di prendere gli ultimi due versi di una strofa per farli diventare i primi due della strofa successiva (mantenendo sempre l’alternanza tra strofa e ritornello). Spesso i versi delle strofe venivano riciclati da una canzone all’altra, ma il ritornello, invece, per quanto senza senso, è sempre diverso, forse perché è la parte corale del canto che in qualche modo lo connota rispetto agli altri.

ASCOLTA Capercaillie in Sidewaulk , 1989; The Blood is Strong 1988 e 1995 (la III strofa è omessa)
Nel 1988 il gruppo ha inciso le musiche di “The Blood is Strong” per una serie televisiva sull’esodo forzato di tanti Highlander nel Nord America, Australia e Nuova Zelanda, (Highland clearance), alcune tracce sono confluite anche nell’album dell’anno successivo Sidewaulk. L’album  The Blood is Strong è stato ripubblicato dalla Survival Record bel 1995 con delle tracce aggiuntive tratte dai commenti sonori ad altri due programmi televisivi, il primo Prince Among the Island del ’92 e Highlander del ’95

ASCOLTA Clannad in Lore 1996

ORIGINALE GAELICO SCOZZESE
I
Alasdair Mhic o ho
Cholla Ghasda o ho
As do laimh-s’ gun o ho
Earbainn tapaidh trom eile
Sèist:
Chall eile bho chall a ho ro
Chall eile bho chall a ho ro
Chall eile huraibh i chall a ho ro
Haoi o ho trom eile
II
As do laimh-s’ gun o ho
Earbainn tapaidh o ho
Mharbhadh Tighearna o ho
Ach-nam-Brac leat trom eile
III
Mharbhadh Tighearna o ho
Ach-nam-Breac leat o ho
Thiolaigeadh e o ho
An oir an lochain trom eile
IV
‘S ged ‘s beag mi fein o ho
Bhuail mi ploc air o ho
Chuala mi’n de o ho
Sgeul nach b’ait leam trom eile
V
Chuala mi’n de o ho
Sgeul nach b’ait leam o ho
Glaschu a bhith o ho
Dol ‘na lasair trom eile
VI
Glaschu a bhith o ho
Dol ‘na lasair o ho
‘S Obair-Dheathain o ho
‘N deidh a chreachadh trom eile
TRADUZIONE INGLESE
I
Alexander son,
Of gallant(1) Cholla,
Into your hand,
I would heroic entrust deeds,
II
Into your hand,
I would entrust heroic deeds,
The Lord of Ach-nam-breac,
Would be killed by you,
III
The Lord of Ach-nam-breac,
Would be killed by you,
He would be buried,
At the edge of the loch,
IV
And although I myself was small,
I threw a clot of earth on him,
I heard yesterday,
A sad story,
V
I heard yesterday,
A sad story,
That Glasgow,
Was going down,
VI
That Glasgow,
Was going down,
And Aberdeen,
Is being pillaged,
TRADUZIONE ITALIANO
I
Alessandro figlio
del cavalleresco Donald,
nella tua mano
vorrei affidare eroiche imprese,
II
Nella tua mano
vorrei affidare eroiche imprese,
il Signore di Ach-nam-breac,
fu ucciso da te,
III
il Signore di Ach-nam-breac,
fu ucciso da te,
e seppellito,
in riva al lago,
IV
E sebbene fossi fanciullo,
ho gettato un pugno di terra su di lui,
Ho sentito ieri,
una triste storia,
V
Ho sentito ieri,
una triste storia,
che Glasgow,
stava per essere travolta,
VI
Che Glasgow,
stava per essere travolta,
e Aberdeen,
saccheggiata,

NOTE
1) tradotto anche come exile ossia esule

GOL NA MBAN SAN AR

Gol na mBan san ar (“The Crying Of The Women At The Slaughter ”  in italiano il Lamento delle donne nel massacro) è una melodia composta in memoria di MacColla, più nota con il nome di The Eagle’s Whistle (in italiano “il richiamo dell’aquila” e in gaelico Fead An Iolair).

Il brano è stato registrato sotto molti nomi, anche se le melodie non sono del tutto simili specialmente per i tempi che vanno dalla slip jig, walzer alla marcia o polka: Arrane Ny Niee, The Eagle’s Whistle March. Con il nome di “The O’Donovan Clan March” è anche la melodia ufficiale del Clan O’Donovan. Tuttavia Gol na mBan e The Eagle’s Whistle non sono lo stesso brano, pare che la confusione sia insorta da una delle prime registrazioni di Seámus Ennis (vedi Bonny Bunch of Roses), errore poi rettificato nelle registrazioni successive.

THE EAGLE’S WHISTLE

ASCOLTA Crubeen in versione marcia, così scrivono nelle note : “This tune is said by some to be the march of the O’Donoghue clan. while others claim it to relate to the O’Donovans. It is strangely reminiscent of an old lullaby in which an eagle is singing to the young eaglets. However. played as a march it conveys the spirit of the old Irish clans.”
Ecco come è arrangiata in versione slow-air
ASCOLTA William Coulter

ASCOLTA The Highland Session con Allan Henderson al violino

ASCOLTA The Sea Stallions

ALLISDRUM’S MARCH

Gol na mBan san ar è ricordato più propriamente con il titolo di Allisdrum’s march o anche Battle of Cnoc na nDos, ovvero la battaglia di Knocknanuss combattuta non lontano da Mallow (contea di Cork) il 13 novembre 1647

La melodia è raccolta in “Tunes of the Munster Pipers” dal manoscritto di James Goodman (1828-1896), una melodia senz’altro più in tono come lament o marcia funebre per la morte di Alasdair e il lamento delle donne, che si conclude a volte con un cenno di danza al tempo di una vecchia jig “Church Hill” nota anche come “Church Street” comparsa in “Dance Music of Irland” di Francis O’Neil: alcune spiegazioni sono state azzardate in merito, ovvero che la vedova fosse ben felice di essersi liberata da un marito soprannominato “il devastatore” peraltro di sana e robusta costituzione duro a morire; oppure si dice che la vedova abbia ballato per non iniziare a piangere prima delle altre donne


ASCOLTA Téada

ASCOLTA Peter Browne all’uilleann pipes

FONTI
http://www.badassoftheweek.com/maccolla.html
http://www.british-civil-wars.co.uk/military/ireland-1647-knocknanuss.htm
http://www.celticlyricscorner.net/capercaillie/alasdair.htm
http://www.celticlyricscorner.net/clannad/alasdair.htm
http://thesession.org/tunes/4192
http://thesession.org/tunes/9853
http://www.thesession.org/tunes/1837
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=26498
http://source.pipers.ie/documents/item.arc?mediaId=16749
http://thesession.org/tunes/9497
http://thesession.org/tunes/6567

RÓISÍN DUBH

Róisín Dubh (= little black rose) è  Rosalinda, una fanciulla dal nome di Piccola Rosa, l’allegoria dell’Irlanda, una parola in codice coniata alla fine del Cinquecento/inizi Seicento per identificare l’Irlanda con una Rosa Nera,  contrapposta idealmente alla Rosa Rossa della Casata Tudor (la rosa dei Lancaster).
Così s’intitola una canzone di protesta politica in gaelico irlandese molto popolare nell’Irlanda del Settecento anche se di origine cinquecentesca, attribuita talvolta a Hugh Roe O’Donnell (1587-1602) – Hug il Rosso ovvero Aodh Ruadh O’Domnhaill- Principe (ovvero Ri) di Tyrconnell oggi contea del Donegal, che condusse la resistenza dell’aristocrazia gaelica contro la conquista inglese dell’Irlanda.
Róisín Dubh è stata scritta forse sotto il regno di Elisabetta I, poco prima del “Volo dei Conti” (in inglese “the Flight of the Earls” ), la fuga degli ultimi capi irlandesi rimasti in Irlanda dopo il fallimento della Guerra dei Nove anni -ricordata come la Rivolta di Tyrone, combattuta dal 1594 al 1603 dal “Gran Conte” Hugh O’Neil alleato con gli O’Donnell. Nel primi di settembre del 1607 i principali capi della rivolta lasciarono l’Irlanda e il territorio del Nord dell’Isola passò in mano ai nuovi coloni inglesi e scozzesi di fede protestante.

dark-roseen

Il protagonista si lamenta di non poter vivere con la sua amata Rosa Nera anche se ha cercato di fare il possibile per stare con lei. Rosalinda è l’Irlanda ma l’allusione non è mai esplicita, per evitare la denuncia di tradimento e con essa la condanna a morte.
Il canto è un Sean Nós ossia un canto per sola voce con i tipici abbellimenti del vecchio stile, la melodia è qualcosa di meraviglioso.

ASCOLTA Matt Cunningham versione strumentale con il Tin Whistle, semplicemente sublime.

 

LA VERSIONE DEL MUNSTER

Forse originaria dal Munster questa versione è stata pubblicata dal rev. Padraig Breathnach nella raccolta Ceol Ár Sínsear del 1923, per diventare il brano insegnato nelle scuole d’Irlanda.

ASCOLTA Mike O’Laughlin by Irish Roots Cafe

VERSIONE GAELICO
I
A Róisín ná bíodh brón ort
ná cás anois
Tá do phardún ón bPápa
ón Róimh uile
Tá na bráithrí thar sáile
le cabhrú linn
Ná ceiligí fíon Spáinneach
ar mo Róisín Dubh.
II
Beidh an Éirne na tonna tréana
s beidh an spéir ina fuil
Beidh na bráithrí thar sáile
le cabhrú linn
Beidh gach gleann sliabh ar fud Éireann
is móin ar crith
Lá éigin sula n-éaga
mo Róisín Dubh.
TRADUZIONE INGLESE (da qui)
I
Róisín, don’t be sorrowful
or worried;
your pardon is coming from the Pope
and from all of Rome,
the Brothers from overseas
to help us.
The Spanish wine won’t be hidden
from my Róisín Dubh (1).
II
Lough Erne (2) will be stormy,
the sky will be blood-red;
the White Brothers (3) will come overseas
to help us;
in every valley and hillside in Ireland
the bogs will be trembling (4)
someday before
my Róisín Dubh dies.
TRADUZIONE ITALIANO
I
Piccola Rosa, non essere triste o preoccupata
dal Papa arriverà il vostro perdono e da Roma tutta,
i Fratelli sono sull’oceano
per aiutarci.
Ci sarà del vino spagnolo
per la mia piccola Rosa Nera (1)
II
Il Lago Erne (2) si farà turbolento,
il cielo si farà rosso di sangue;
i Bianchi Fratelli(3) attraverseranno l’oceano per aiutarci,
in tutte le valli e le montagne in Irlanda le paludi tremeranno (4)
un giorno, prima che,
la mia piccola Rosa Nera, muoia

NOTE
1) La rosa nera era un tempo una rosa di un colore rosso cupo, molto scuro, la rosa gotica per eccellenza associa alla morte. E tuttavia nel linguaggio dei fiori ottocentesco presenta molteplici significati: è sia la fine che l’inizio di un drastico cambiamento, una rinascita. Rose rosso cupo sono il dolore di una tragica storia d’amore. E così l’amore per la propria terra è profondo e tenace; è un amore che richiede il sacrificio
2)  L’Erne è il nome dei due Laghi – Il Lough Erne (Loch Éirne in gaelico irlandese)  situati lungo il corso del fiume Erne. Il fiume traccia in buona parte il confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda. E’ il territorio della “Plantation” cioè delle terre in cui si insediarono i coloni inglesi e scozzesi: le contee di Tyrone, Donegal, Derry, Armagh, Cavan e Fermanagh a discapito degli irlandesi gaelici e dei vecchi inglesi di origine cattolica. La sistematica colonizzazione dell’Ulster prese il via con il successore di Elisabetta, Giacomo I per sfociare nella spedizione di Cromwell.
3) si spera negli aiuti del Papa e del Re di Spagna
4) la chiamata alle armi è paragonata alla fine del mondo

LA VERSIONE DEL CONNEMARA

Di questa versione esistono ulteriori varianti ed è quella più diffusa a Connemara, qui le strofe sono state riportate per intero anche se nella selezione per l’ascolto vengono cantate solo parzialmente.

ASCOLTA Caitlín Maude strofe I, II, IV, VI

ASCOLTA Cherish The Ladies in Out and About
ASCOLTA  Sinead O’Connor una versione molto drammatica (strofe I, IV)

VERSIONE GAELICO
I
A Róisín ná bíodh brón ort
fé’r éirigh dhuit:
Tá na bráithre ‘teacht thar sáile
‘gus ag triall ar muir,
Tiocfaidh do phárdún ón   bPápa
is ón Róimh anoir
‘S ní spárálfar fíon Spáinneach
ar mo Róisín Dubh.
II
Is fada an réim a léig mé léi
ó inné ‘dtí inniu,
Trasna sléibhte go ndeachas léi,
fé sheolta ar muir;
Is an éirne chaith mé ‘léim í,
cé gur mór é an sruth;
‘S bhí ceol téad ar gach taobh díom
is mo Róisín Dubh.
III
Mhairbh tú mé, a bhrídeach,
is nárbh fhearrde dhuit,
Is go bhfuil m’anam istigh i ngean ort
‘s ní inné ná inniu;
D’fhág tú lag anbhfann mé i ngné
is i gcruth-
Ná feall orm is mé i gnean ort,
a Róisín Dubh.
IV
Shiúbhalfainn féin an drúcht leat
is fásaigh ghuirt,
Mar shúil go bhfaighinn rún uait
nó páirt dem thoil.
A chraoibhín chumhra, gheallais domhsa
go raibh grá agat dom
‘S gurab í fíor-scoth na Mumhan í,
mo Róisín Dubh.
V
Dá mbeadh seisreach agam
threabhfainn in aghaidh na gcnoc, is dhéanfainn soiscéal i lár an aifrinn
do mo Róisín Dubh,
bhéarfainn póg don chailín
óg a bhéarfadh a hóighe dhom,
is dhéanfainn cleas ar chúl an leasa
le mo Róisín Dubh.
VI
Beidh an Éirne ‘na tuiltibh tréana
gus réabfar cnoic,
Beidh an fharraige ‘na tonntaibh dearga
agus doirtfear fuil,
Beidh gach gleann sléibhe ar fud éireann agus móinte ar crith,
Lá éigin sul a néagfaidh
mo Róisín Dubh.

TRADUZIONE di Padraic Pearse
I
Little Rose, be not sad
for all that hath behapped thee:
The friars are coming across the sea,
they march on the main.
From the Pope shall come thy pardon,
and from Rome, from the East-
And stint not Spanish wine
to my Little Dark Rose.
II
Long the journey that I made with her
from yesterday till today,
Over mountains did I go with her,
under the sails upon the sea,
The Erne I passed by leaping,
though wide the flood,
And there was string music(1) on each side
of me and my Little Dark Rose!
III
Thou hast slain me, O my bride,
and may it serve thee no whit,
For the soul within me loveth thee,
not since yesterday nor today,
Thou has left me weak and broken
in mien and in shape,
Betray me not who love thee,
my Little Dark Rose!
IV
I would walk the dew with thee
and the meadowy wastes,
In hope of getting love from thee,
or part of my will,
Frangrant branch, thou didst promise me
that thou hadst for me love-
And sure the flower of all Munster
is Little Dark Rose!
V
Had I a yoke of horses
I would plough against the hills,
In middle-Mass I’d make a gospel
of my Little Dark Rose,
I’d give a kiss to the young girl
that would give her mouth to me,
And behind the liss would lie embracing my Little Dark Rose!
VI
The Erne shall rise in rude torrents,
hills shall be rent,
The sea shall roll in red waves,
and blood be poured out,
Every mountain glen in Ireland,
and the bogs shall quake
Some day ere shall perish
my Little Dark Rose!”

TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO*
I
Piccola Rosa, non essere triste per tutto quello che ti è accaduto
i frati sono sull’oceano, essi marciano sul mare
dal Papa arriverà il tuo
perdono,
e da Roma e dall’Oriente-
e non si risparmierà il vino spagnolo per la mia piccola Rosa Nera
II
Un lungo cammino abbiamo percorso
insieme,
dai tempi passati fino a oggi,
per i monti andai con lei,
con i vascelli sul mare
(il fiume) Erne attraversai a guado sebbene fosse in piena,
e c’era musica d’arpa (1)
da ogni parte
tra me e la mia piccola Rosa Nera.
III
Mi hai reso folle, moglie mia,
e possa io servirti con coraggio
che l’anima in me ti ama
non da ieri nè oggi
tu mi hai lasciato debole e malato nel corpo e nell’anima,
non tradire chi ti ama,
mia piccola Rosa Nera.
IV
Vorrei camminare nella rugiada con te, o nelle terre desolate
nella speranza di poter avere il tuo affetto, o una parte del tuo amore,
ramo odoroso, hai dato
la tua parola
che mi ami,
il più sublime dei fiori di Munster
è la piccola Rosa Nera
V
Se avessi un giogo di cavalli vorrei arare le colline
a metà Messa canterei un coro (2) per la mia piccola Rosa Nera,
darei un bacio alla giovane donna che mi darà la sua bocca
e con sollievo giacerei abbracciando la mia piccola Rosa Nera.
VI
L’Erne si gonfierà in un violento torrente, le colline saranno libere
il mare rotolerà con onde rossastre, e il sangue sarà versato
tutte le valli di montagna in Irlanda, e le paludi tremeranno
un giorno, prima che muoia, la mia piccola Rosa Nera.

NOTE
* traduzione dall’inglese
1) string sono le corde di metallo che si usavano un tempo sull’arpa bardica
2) due versi che alludono al lavoro dei campi e alla preghiera, la causa nazionale si sposa con la questione agraria (il possesso della terra ai contadini) e con la questione religiosa (il conflitto tra anglicani e cattolici)

LA VERSIONE INGLESE

Con il titolo “Dark Rosaleeen” è la versione tradotta (un po’ liberamente) nel 1846 da James Clarence Mangan (vediad essere messa in musica attorno al 1890 da Alicia Adélaïde Needham. Curiosamente  il traduttore poco conosce la lingua gaelica e a ben vedere il testo è più una sua composizione poetica che una traduzione in senso stretto (e pertanto molti preferiscono usare il termine pseudotraduzione e altri la classificano come una forma di scrittura minoritaria).

ASCOLTA John McCormack (strofe I, III, IV)

ASCOLTA Tommy MakeT (strofe I, II, IV)


I
O my Dark Rosaleen,
Do not sigh, do not weep!
The priests are on the ocean green,
They march along the deep.
There ‘s wine from the royal Pope,
Upon the ocean green;
And Spanish ale shall give you hope,
My Dark Rosaleen!
My own Rosaleen!
Shall glad your heart, shall give you hope,
Shall give you health, and help, and hope,
My Dark Rosaleen!
II
Over hills, and thro’ dales,
Have I roam’d for your sake;
All yesterday I sail’d with sails
On river and on lake.
The Erne, at its highest flood,
I dash’d across unseen,
For there was lightning in my blood (2), My Dark Rosaleen!
My own Rosaleen!
O, there was lightning in my blood,
Red lightning lighten’d thro’ my blood.
My Dark Rosaleen!
III
Woe and pain, pain and woe,
Are my lot, night and noon,
To see your bright face clouded so,
Like to the mournful moon.
But yet will I rear your throne
Again in golden sheen;
‘Tis you shall reign, shall reign alone,
My Dark Rosaleen!
My own Rosaleen!
‘Tis you shall have the golden throne,
‘Tis you shall reign, and reign alone,
My Dark Rosaleen!
IV
O, the Erne shall run red,
With redundance of blood,
The earth shall rock beneath our tread,
And flames wrap hill and wood,
And gun-peal and slogan-cry (£)
Wake many a glen serene,
Ere you shall fade, ere you shall die,
My Dark Rosaleen!
My own Rosaleen!
The Judgement Hour must first be nigh,
Ere you can fade, ere you can die,
My Dark Rosaleen!
Traduzione di Cattia Salto
I
O mia piccola rosa nera
non singhiozzare e non piangere!
I frati sono sull’oceano profondo,
in marcia (1) sul mare
c’è il vino dal Papa
in arrivo dal mare,
la birra dalla Spagna che ti darà la speranza, mia piccola Rosa Nera!
oh la mia Rosalinda!
Ti rallegreranno il cuore e ti daranno
la speranza,
ti daranno forza e sostegno
e speranza
mia piccola Rosa Nera!
II
Per valli e colline
ho viaggiato per amor tuo,
fino a ieri sono andato per mare,
fiumi e laghi.
L’Erne in piena
ho attraversato di nascosto
perchè avevo il sangue in fiamme (2)
mia piccola rosa nera
oh la mia Rosalinda!
Un fulmine scarlatto m’infiammava il sangue
mia piccola rosa nera!
III
Disgrazia e pena, pena e disgrazia
sono il mio destino, notte e giorno
nel vedere il tuo volto bello così rattristato, come una luna funerea.
Tuttavia innalzerò il tuo trono
di nuovo nello splendore dorato
e tu regnerai, regnerai in pace,
mia piccola rosa nera!
La mia Rosalinda!
Ecco avrai il trono dorato
e regnerai, regnerai in pace,
mia piccola rosa nera!
IV
L’Erne scorrerà rosso
rigonfio di sangue,
la terra tremerà sotto i nostri passi
e le fiamme avvolgeranno colline e boschi
e i colpi di fucile e grida di guerra (3)
risveglieranno più di una valle
prima che tu debba cadere, prima che tu debba morire
mia piccola rosa nera!
La mia Rosalinda!
L’ora del giudizio si avvicina
prima che tu possa cadere; prima che tu possa morire
mia piccola rosa nera!

NOTE
1) il termine richiama un esercito in marcia
2) l’immagine ha un che di mitico, richiama divinità del passato che irraggiano un sacro fuoco, rifulgono d’intensa luce spirituale
3) la “traduzione” rispecchia il clima ottocentesco e il fervore del romanticismo

FONTI
https://goldenbridgeinmate39.wordpress.com/2012/11/12/11719/
https://thesession.org/tunes/4184
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=21343
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=13339
http://www.irishpage.com/songs/roisdubh.htm
http://www.joeheaney.org/en/roisin-dubh-1/

http://www.joeheaney.org/en/roisin-dubh-2/
http://www.sacred-texts.com/neu/celt/tdp/tdp07.htm

CHARLIE, HE’S MY DARLING

Canto ironico legato all’ultima rivolta giacobita capeggiata dall’ultimo pretendente cattolico al trono d’Inghilterra, il principe Carlo Edoardo Stuart (1729-1788) amato dagli Scozzesi come il “Bonnie Prince Charlie“. Il “Bel Carletto” fu l’ultimo della dinastia Stuart a rivendicare il tono di Scozia e Inghilterra. I sostenitori della rivolta si chiamarono giacobiti, perchè sostenitori di re Giacomo II d’Inghilterra deposto nel 1688, quando fu sostituito dalla figlia Maria II d’Inghilterra insieme al marito e primo cugino Guglielmo III d’Inghilterra (l’annosa disputa tra Cattolici e Protestanti!). continua

Lost_Portrait_of_Charles_Edward_StuartIL BEL CARLETTO

Chi era il “Giovane Pretendente”? Probabilmente solo un damerino con l’accento italiano e la passione del brandy, ma quanto fu il fascino che esercitò sugli scozzesi delle Highlands!
Cresciuto in pratica a Roma sotto l’ala del Papa, in un primo tempo venne spedito dal padre Giacomo a Parigi “per farsi una posizione” a Corte, sfruttando la parentela con il re di Francia. Eppure Luigi non ne voleva proprio sapere del suo parente povero e si rifiutò di riceverlo a Corte; così Charlie visse a Parigi snobbato dalla nobiltà e in perenne ricerca di finanziatori disposti a rischiare i quattrini per il suo tentativo di restaurazione sul trono (per la verità era anche un assiduo frequentatore di taverne). A Parigi ebbe come amante Marie Louise de La Tour (già maritata con il Duca di Montbazon) dalla quale pare abbia avuto un figlio.

Tra le lamentele del conte di Mar (esule in Francia dopo la figuraccia di Sheriffmuir) sul carattere del principe, oltre alla sua eccessiva predilezione per il bere, c’erano anche i modi sgarbati verso i suoi seguaci e il suo chiacchierare a vanvera; ma evidentemente il “Bel Carletto” non doveva essere poi così inconcludente, se alla fine produsse una Dichiarazione di Accordo con la quale rivendicava i propri diritti al trono della Gran Bretagna, sotto firmata dai capi clan scozzesi leali alla causa giacobita: Clanranald e Glengarry, Stewart di Appin, Alexander MacDonald di Keppoch, Angus MacDonald di Scotus. Indubbiamente ci furono in ballo questioni d’onore e giuramenti di fedeltà al padre e al nonno, più che un’affezione particolare per il Giovane Pretendete; inoltre non era insolito per molti clan tenere i piedi in due scarpe ed avere così qualche parente stretto a combattere nello schieramento opposto.

IL GIALLO DEL RITRATTO
Ma qual'era il volto del bel Carletto?
Spesso si tende a dimenticare che Carlo aveva un fratello prete (Enrico Benedetto) e i due si assomigliavano, così il ritratto del fratello Enrico in armatura militare di quando prestava servizio nell'esercito francese, è finito tra le biografie ufficiali del Bel Principe!!

LA CAMPAGNA MILITARE

Il venticinquenne Charles sbarcò insieme a sette compagni sull’isola di Eriskay e una manciata di spade, poi si spostò verso Glenfinnan e restò in attesa che i clan arrivassero!
La sua campagna militare fu piuttosto caotica e inizialmente baciata dalla fortuna che gli regalò una serie di facili vittorie come la battaglia di Prestonpans, la quale gli aprì le porte della città di Edimburgo (ma con gli inglesi asserragliati nel Castello) dove si auto-proclamò re. E poi invece di aspettare che passasse l’inverno seguendo i consigli dei suoi generali di ritirarsi verso le Highlands, Charles ebbe la bella pensata di invadere l’Inghilterra.
Ma poi a Dicembre inoltrato quando l’esercito delle Highlands si trovava a Derby (a causa delle numerose defezioni e della scarsa adesione dei suoi “sudditi” delle Lowlands) ci fu il dietro front.

CHARLIE IS MY DARLING

75241561_3Robert Burns nel 1794 ha riportato in forma ridotta una street ballad risalente all’anno 1745,  con una melodia composta per l’occasione, o quantomeno arrangiata da Stephen Clarke, per la pubblicazione sullo Scots Musical Museum

Una versione più “patriottica” è quella riportata da James Hogg (1812) il quale credeva che la versione di Burns fosse quella tradizionale; Hogg riscrisse in parte il testo sottotitolando la sua versione come “Moderna”.

In Burns Charlie è un vigoroso amante, oltre che valoroso combattente, e viene descritto mentre si dedica ad un’avventura amorosa, attratto dalla bellezza di una fanciulla affacciata alla finestra (presumibilmente per acclamarlo mentre sfilava trionfante per le vie della cittadina). Tanto testosterone sprizza anche dai suoi uomini, pronti a sverginare ogni pastorella incontrata per i campi (nel rapporto è implicito il consenso femminile, così come la fanciulla “cittadina” è ben disposta ad aprire la porta al “Bonnie Prince”)

Anche Lady Nairne (Carolina Oliphant 1766-1845) riscrive le strofe della canzone, ed estende l’ammirazione per Charlie a tutti i suoi fedeli sostenitori armati, sublimando l’attrazione erotica verso il Bel Carletto in fede patriottica. O così almeno commentano i critici (e chissà perchè quando è una donna ad essere sfegatatamente patriottica la si taccia di isteria!) (qui)

Tutte queste versioni sono state scritte quando il “Bonnie Prince” era ormai polvere, ma la letteratura romantica manteneva ancora vive le aspirazioni giacobite e i canti infiammavano ancora gli animi. Una comparazione tra le tre stesure qui

Oggi prevale la versione ironica di Burns per quel suo piccante ammiccamento all’ “All in his Highland dress” che allude alle parti intime del “Bel Carletto” lasciate “all’aria” sotto il kilt scozzese. [Le recenti ricerche pubblicate sullo Scottish Medical Journal confermano che gli uomini che indossano il kilt in modo tradizionale (cioè senza mutande) sono più fertili!]

ASCOLTA Eddi Reader


ROBERT BURNS 1794/1796
Chorus.
An’ Charlie, he’s my darling,
My darling, my darling,
Charlie, he’s my darling,
The young Chevalier.
I
‘Twas on a Monday morning,
Right early in the year,
That Charlie came to our town,
The young Chevalier.
II
As he was walking up the street,
The city for to view,
O there he spied a bonie lass
The window looking through,
III
Sae light’s he jumped up the stair,
And tirl’d at the pin(1);
And wha sae ready as hersel’
To let the laddie in.
IV
He set his Jenny on his knee,
All in his Highland dress;
For brawly weel(2) he ken’d(3) the way
To please a bonie lass.
V
It’s up yon heathery mountain,
An’ down yon scroggie(4) glen,
We daur na(5) gang a milking(6),
For Charlie and his men.

traduzione revisionata da Cattia Salto
Chorus.
Charlie è il mio caro,
il mio caro,
Charlie è il mio caro,
il giovane Cavaliere.
I
Era un lunedì mattina,
all’inizio nell’anno,
che Charlie venne nella nostra città,
il giovane Cavaliere.
II
Mentre camminava per la strada,
per visitare la città,
oh vide una bella ragazza
affacciata alla finestra,
III
Come un lampo saltò su per le scale,
e tirò il campanello;
e anche lei prontamente
fece entrare il ragazzo.
IV
Prese Jenny sulle ginocchia,
tutto vestito da scozzese;
lui ci sapeva fare molto bene,
per compiacere a una bella ragazza.
V
Su per le montagne d’erica,
e giù per la valle cespugliosa,
non osiamo andare a mungere,
a causa di Charlie e i suoi uomini,

NOTE
1) tirled at the pin = “rattled at door latch”. E’ una frase consueta nelle ballate scozzese oggi si traduce come “suonare il campanello” ma un tempo il meccanismo era un po’ più complesso rispetto a un semplice bottone da pigiare. Al posto del batacchio (o delle nocche delle mani) nelle dimore scozzesi era comune una campanella collegata a un pezzo di metallo spiraliforme.
“Twirl” oppure “tirl”= to make a rattling sound. Le vecchie dimore scozzesi conservano ancora un apparato proprio all’esterno della porta di casa formato da un pezzo di metallo spiraliforme (a twisted “pin”) che sporge un poco. All’estremità libera è appeso un campanello che si muove su e giù producendo un “rattling sound”  che annuncia i visitatori.
Ecco perchè troviamo nelle vecchie ballate “twirling” o “tirling” the ring (pin). Il perchè sia così importante richiamare il fatto che i visitatori fossero annunciati da un suono della campanella è ancora da indagare!
2)  brawlie weel = very well
3) kened = knew, understood
4) scroggy = hilled slopes covered in brush
5) daurna = dare not
6) nelle ballate scozzesi le ragazze mandate sole alla mungitura negli alpeggi perdevano facilmente la verginità

LA FUGA

Dopo la rovinosa battaglia di Culloden (1746) il Bonnie Prince allora ventiseienne, riuscì a fuggire e a restare nascosto per parecchi mesi, protetto dai suoi fedelissimi, nonostante i pattugliamenti inglesi e la taglia sulla sua testa.
Charles trovò nelle isole Ebridi molti nascondigli e sostegno ma era un pericoloso gioco a rimpiattino.. continua

LA VECCHIAIA

Charles_Edward_Stuart_(1775)L’Alfieri ce lo descrive come “irragionevole e sempre ubriaco padrone, ovvero querulo, sragionevole e sempre ebro marito” (ma doveva avere il dente avvelenato essendo stato per anni l’amante della molto più giovane e bella moglie Luisa di Stolberg-Gedern contessa d’Albany). Il Principe sempre più amareggiato e dedito all’alcol, morì a Roma il 31 gennaio 1788 (abbandonato anche dalla moglie quattro anni prima).

Così lo scrittore scozzese Robert Louis Stevenson mise in bocca a Charlie vecchio e disfatto nel suo esilio “dorato” tra Roma e Firenze i versi di una popolare canzone The Skye boat song

Billow and breeze, islands and seas,
Mountains of rain and sun;
All that was good, all that was fair,
All that was me is gone.

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/came-france.htm
http://ontanomagico.altervista.org/charlie.htm
http://www.musicanet.org/robokopp/scottish/charlie.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=27601
http://chrsouchon.free.fr/ocharlie.htm
http://www.jstor.org/discover/10.2307/25517716?uid=3738296&uid=2129&uid=2&uid=70&uid=4&sid=21102306474941

MO GHILE MEAR

Testo: Seán Clárach MacDomhnaill ovvero John Clare McDowell (1691-1754)
Musica: motivo tradizionale irlandese

MAIGUE POETS

Sean Clarach (Giovanni da Charlestown) faceva parte dei Maigue Poets, la cerchia di poeti irlandesi della contea di Limerick che nel Settecento si riunivano nella taverna di  Seán Ó Tuama in Mungret street a Croom villaggio attraversato dal fiume Maigue.

He was surnamed "Clarach" from the place of his birth near Charleville in Co. Cork. He was a "rank" Jacobite, and on more occasions than one he saved his life by hasty retreat from his enemies, the Bard-hunters. He moreover inherited all the hatred of his race for the "Saxon Churls" who had so basely murdered at Knockanas, near Mallon in 1648 the brave Irish General, Alister Mac Colquitto of his name and race. He was the author of many Jacobite pieces and had hoped had he lived to translate Homer into his native Gaelic, but he died in 1754 aged 63 years.
(Source: Comunn Chlann Domhnaill Dun Eideann -The Clan Donald Society of Edinburgh)

My Darling Gallant (Mo Ghile Mear) è un Aisling song ossia un canto in cui il poeta fa un sogno o ha una visione di una bella fanciulla o di una dea che porta un messaggio di speranza, perchè presto l’Irlanda sarà libera dal dominio inglese. Ma qui la donna è invece una vedova bianca con il marito in esilio, niente meno che il principe Carlo Edward Stuart (Roma 1720-88), noto come Bonnie Prince Charles.

Charlie-Flora-William Joy
Flora MacDonald e Bonnie Prince Charlie – George William Joy

La “vedova in stracci” è l’Irlanda stessa, sposa felice un tempo, ma ora il suo amore è lontano, in un esilio che sarà definitivo, la poesia è stata scritta infatti dopo la battaglia di Culloden (1746).
Nel tempo il canto è diventato il lamento di una donna per il suo innamorato lontano in guerra ed è tradizionalmente cantato nei pubs al momento della chiusura, quando il gestore tenta di chiudere e gli avventori, per bersi un ultimo bicchiere, la cantano con un misto di tristezza e malinconia e così facendo brindano alla salute di chi è lontano!

ASCOLTA Mary Black (bello anche il montaggio delle immagini)


ORIGINALE GAELICO IRLANDESE
I
Seal da rabhas im’ mhaighdean shéimh,
‘S anois im’ bhaintreach chaite thréith,
Mo chéile ag treabhadh na dtonn go tréan
De bharr na gcnoc is i n-imigcéin.
II
‘Sé mo laoch, mo Ghile Mear,
‘Sé mo Chaesar, Ghile Mear,
Suan ná séan ní bhfuaireas féin
Ó chuaigh i gcéin mo Ghile Mear.
III
Bímse buan ar buaidhirt gach ló,
Ag caoi go cruaidh ‘s ag tuar na ndeór
Mar scaoileadh uaim an buachaill beó
‘S ná ríomhtar tuairisc uaidh, mo bhrón.
IV
Ní labhrann cuach go suairc ar nóin
Is níl guth gadhair i gcoillte cnó,
Ná maidin shamhraidh i gcleanntaibh ceoigh
Ó d’imthigh uaim an buachaill beó.
V
Marcach uasal uaibhreach óg,
Gas gan gruaim is suairce snódh,
Glac is luaimneach, luath i ngleo
Ag teascadh an tslua ‘s ag tuargain treon.
VI
Seinntear stair ar chlairsigh cheoil
‘s líontair táinte cárt ar bord
Le hinntinn ard gan chaim, gan cheó
Chun saoghal is sláinte d’ fhagháil dom leómhan.
VII
Ghile mear ‘sa seal faoi chumha,
‘s Eire go léir faoi chlócaibh dubha;
Suan ná séan ní bhfuaireas féin
Ó luaidh i gcéin mo Ghile Mear.

TRADUZIONE IN INGLESE di J.Mark Sugars 1997
I
Once I was fair as a morn of May,
Now all I do is grieve and pray,
And scan the surging ocean waves
Since my gallant laddie went away.
II
‘Sé mo laoch, mo Ghile Mear,
‘Sé mo Chaesar, Ghile Mear,
Suan ná séan ní bhfuaireas féin
Ó chuaigh in gcéin mo Ghile Mear.
III
Pain and sorrow are all I know,
My heart is sore, my tears a’ flow
Since o’er the seas we saw him go
No news has come to ease our woe.
IV
In chestnut trees no birdsong sounds,
The glens no more echo with coursing hounds,
Winter’s gloom lasts all year ‘round,
Since my laddie left for to seek his crown.
V
A proud and youthful chevalier,
A highland lion of cheerful mien,
A slashing blade, a flashing shield,
Fighting foremost in the field.
VI
Come, drain your cups as wild harps play
Let every Celt praise his noble name
As long as blood flows in your veins
Raise a toast for his health, wish him length of days.
VII
Hero whose hopes have turned to smoke,
Erin all wrapped in mourning cloak,
I watch and wait, I dread my fate,
Since my gallant laddie went awa

TRADUZIONE ITALIANO (dal WEB)
I
Un tempo ero una dolce fanciulla
ora sono una vedova in stracci
il mio sposo valica le onde del mare
e cammina sulle colline dell’esilio
II (RIT)
Lui è il mio eroe, il mio amore,
lui è il mio Cesare, il mio amore,
non ho trovato né pace nè fortuna
da quando il mio amore è partito
III
Ogni giorno sono sempre depressa
e verso amaramente copiose lacrime
da quando per mare se ne andò  e ahimè nessuna sua notizia ricevo
IV
Il cuculo non canta allegramente a mezzogiorno
e non si sente l’abbaiare dei levrieri nei boschi di nocciolo
non esiste più l’estate nelle valli nebbiose da quando se n’è andato, in cerca della sua corona
V
Nobile, orgoglioso, giovane cavaliere
guerriero senza tristezza, dal viso piacente, dal pugno pronto, rapido nella lotta che sconfigge il nemico e colpisce il forte.
VI
Che si intonino arie su arpe armoniose e che si riempiano molti bicchieri, con animo sollevato senza colpa o tristezza, brindiamo alla vita e alla salute del mio leone
VII
Sfolgorante amore ora attraversiamo un periodo di dolore e tutta l’Irlanda si ricopre di un manto nero, non trovo pace nè fortuna, da quando il mio amore è partito

ASCOLTA Sting & the Chieftains

VERSIONE INGLESE
CHORUS
‘Se mo laoch, mo Ghile Mear
‘Se mo Chaesar Ghile Mear
Suan ná séan ní bhfuaireas féin
Ó chuaigh in gcéin mo Ghile Mear.
I
Grief and pain  are all I know
My heart is sore
My tears a’flow
We saw him go.
No word we know of him, och on
II
A proud and gallant chevalier
A high man’s scion of gentle mean
A fiery blade engaged to reap
He’d break the bravest in the field
III
Come sing his praise as sweet harps play
And proudly toast his noble fame
With spirit and with mind aflame
So wish him strength and length of day
tradotto da Cattia Salto
CORO
Lui è il mio eroe, la mia sola luce,
lui è il mio Cesare, la mia sola luce,
non ho trovato riposo né sonno
da quando è partito, la mia sola luce.
I
Pena e dolore tutti li conosco,
Il mio cuore piange
lacrime come un fiume in piena.
Lo abbiamo visto partire
e non riceviamo sue notizie, ahimè.
II
Un cavaliere orgoglioso e gentile,
uno di nobile nascita e di viva intelligenza, una lama fiera impegnata a combattere, che ha ucciso il più coraggioso in battaglia.
III
Canteremo il suo elogio con dolci arpe,
e brinderemo fieri alla sua nobile fama
con animo e mente ardenti, per augurargli una lunga e prospera vita.

VERSIONE DEI MODENA CITY RAMBLERS

In un giorno di pioggia 1994 “Dichiarazione d’amore per l’Irlanda, nostra “patria dell’anima”. E’ anche un canto d’emigrazione: da buoni Irlandesi (benchè adottivi) hanno sentito il bisogno, con questa song, di lasciare l’isola di smeraldo. Portano a casa però il ricordo della musica, della luminosità del cielo (utile per perforare le micidiali nebbie padane) e della Guinness.”

Is è mo laoch, mo ghile mear
Is è mo shaesar ghile mear
Nì fhuaras fèin aon tsuan ar seàn
o chuaigh ì gcèin mo ghile mear

Addio, addio e un bicchiere levato
al cielo d’Irlanda e alle nuvole gonfie.
Un nodo alla gola ed un ultimo sguardo
alla vecchia Anna Liffey e alle strade del porto.

Un sorso di birra per le verdi brughiere
e un altro ai mocciosi coperti di fango,
e un brindisi anche agli gnomi a alle fate,
ai folletti che corrono sulle tue strade.

Hai i fianchi robusti di una vecchia signora
e i modi un po’ rudi della gente di mare,
ti trascini tra fango, sudore e risate
e la puzza di alcool nelle notti d’estate.

Un vecchio compagno ti segue paziente,
il mare si sdraia fedele ai tuoi piedi,
ti culla leggero nelle sere d’inverno,
ti riporta le voci degli amanti di ieri.

E’ in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,
il vento dell’ovest rideva gentile
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai preso per mano portandomi via.

Hai occhi di ghiaccio ed un cuore di terra,
hai il passo pesante di un vecchio ubriacone,
ti chiudi a sognare nelle notti d’inverno
e ti copri di rosso e fiorisci d’estate.

I tuoi esuli parlano lingue straniere,
si addormentano soli sognando i tuoi cieli,
si ritrovano persi in paesi lontani
a cantare una terra di profughi e santi.

E’ in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,
il vento dell’ovest rideva gentile
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai preso per mano portandomi via.

E in un giorno di pioggia ti rivedrò ancora
e potrò consolare i tuoi occhi bagnati.
In un giorno di pioggia saremo vicini,
balleremo leggeri sull’aria di un reel

FONTI
http://chrsouchon.free.fr/moghile.htm
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=3235&lang=it
http://www.celticartscenter.com/Songs/Irish/MoGhileMear.html

LADY GREENSLEEVES

Il brano Greensleeves giunge dal rinascimento inglese (con innegabili influenze musicali italiane) e ci narra del corteggiamento di un gentiluomo molto ricco e di una Lady un po’ ritrosa che lo respinge, nonostante i  generosi regali.

Era l’anno 1580 che vide un susseguirsi di pubblicazioni  di un canto d’amore di un gentiluomo alla sua Lady Greensleeves,  [in italiano la Signora dalle Maniche Verdi]; Richard Jones e Edward White si contendevano  le stampe di una canzone di gran moda, nel mese di settembre, lo stesso giorno Jones con  “A new Northern Dittye of the Lady Greene Sleeves” e White con “A ballad,  being the Ladie Greene Sleeves Answere to Donkyn his   frende“, poi dopo pochi giorni, ancora White con  un’altra versione: “Greene Sleeves and Countenance, in Countenance is Greene Sleeves” e  qualche mese dopo Jones  con la pubblicazione di “A merry newe Northern   Songe of Greene Sleeves“; questa volta la replica venne da William Elderton,  che, nel febbraio del 1581, scrisse la “Reprehension against Greene Sleeves” .
In ultimo la versione riveduta e ampliata da Richard Jones  con il titolo “A New Courtly Sonnet of the Lady Green Sleeves” inclusa nella collezione ‘A Handeful of Pleasant Delites’  del 1584, fu quella che diventò la versione finale, ancora oggi eseguita  (almeno per quanto riguarda la melodia e per buona parte del testo con ben 17  strofe).

LA MELODIA

La melodia nasce per liuto, lo strumento per eccellenza della musica  rinascimentale (e barocca) che ha visto in Inghilterra una pregevole fioritura con autori del calibro di John Jonson e di John Dowland (consiglio l’ascolto del Cd di Sting Labirinth). Come evidenziato nello studio approfondito di Ian Pittaway l’antenato di Greensleeves è il Passamezzo antico.
By the late 15th century, plucked instruments such as the lute were just beginning to develop a new technique to add to their repertoire of playing styles, chordal playing, leading the way for grounds to be chordal rather than the single notes of the mediaeval period. One of the chordal grounds that developed was the passamezzo antico, meaning old passamezzo (there was also the passamezzo moderno), which began in Italy in the early 16th century before it spread through Europe. It’s a little like the blues today in that you have a basic, unchanging chord sequence and, on top of that, a melody is added. (tratto da qui)
Il coro però di Greensleeves segue l’andamento melodico di una Romanesca che a sua volta è stata una variante del passamezzo.

ASCOLTA melodia per liuto in “Het Luitboek van Thysius” scritto da Adriaen Smout per i Paesi Bassi  nel 1595

ASCOLTA Baltimore Consort nella versione strumentale in stile  rinascimentale con andamento a ballo

Anche se molto probabilmente Greensleeves era una danza di corteggiamento come il Passamezzo, una coreografia della danza la ritroviamo solo  in epoca più tarda, nell’English Dancing Master di John Playford (sia nell’edizione del 1686 e poi pubblicata a più riprese nel Settecento) come english country dance

LA LEGGENDA

anne-boleyn-roseLa leggenda  vuole che sia stato Enrico VIII, nel 1526, a  scrivere “Greensleeves”  per Anna Bolena, proprio  all’inizio della loro relazione, quando lei lo faceva sospirare (e gli anni  furono sette prima che i due si sposassero).
Un’ipotesi suggestiva in quanto sia la melodia che il testo ben si adattano al personaggio, che di suo ha scritto svariati brani ancora oggi nel repertorio  di molti artisti di musica antica; tuttavia la  poesia non è stata trascritta in nessun manoscritto dell’epoca e quindi non possiamo essere certi dell’attribuzione.
L’equivoco è stato generato da William Chappell che nel suo “Popular Music of the Olden Time” (Londra: Chappell & Co, 1859) attribuisce la melodia al re, mal interpretando una citazione di Edward Guilpin. “Yet like th’ Olde ballad of the Lord of Lorne, Whose last line in King Harries dayes was borne.”(in Skialethia, or a Shadow of Truth, 1598: la ballata “The Lord of Lorne and the False Steward” risale al tempo di Enrico VIII (King Harries) e, secondo Chappell è sempre stata cantata sulla melodia Greensleeves.

Così nella Serie Tv “The Tudors” si segue la leggenda e noi possiamo ammirare Jonathan Rhys Meyers tutto assorto mentre “trova” la melodia sul liuto…
VIDEO alla sequenza è abbinato l’ascolto del brano interpretato da The Broadside Band & Jeremy Barlow

Per restare in tema ASCOLTA gruppo tedesco  “Gregorian“, con le immagini del film “The Tudors” (strofe I, III, VIII, IX)

L’ORIGINE IRLANDESE?

William Henry Grattan Flood in A History of Irish Music (Dublino: Browne e Nolan, 1905) è stato il primo a presumere (senza addurre prove) l’irlandesità della melodia.  “In a manuscript in Trinity College, Dublin … Under date of 1566, there is a manuscript Love Song (without music however), written by Donal, first Earl of Clancarty. A few years previously, an Anglo-Irish Song was written to the tune of Greensleeves.”
Da allora l’idea della paternità irlandese ha preso sempre più vigore tant’è che il brano è presente nelle compilations di musica celtica  etichettato come irish traditional.

lady-greensleeves

A COURTING SONG

Walter+Crane-My+Lady+Greensleeves+-+(1)-SIl testo ci narra del corteggiamento di un gentiluomo verso una Lady un po’ ritrosa che lo respinge, nonostante i suoi generosi e principeschi regali; più ironicamente, si può interpretare come il lamento di un gentiluomo verso la moglie o l’amante bisbetica!
Roberto Venturi propende per u n contesto un po’ più piccante
Già ai tempi di Geoffrey Chaucer e dei Racconti di Canterbury (ricordiamo che Chaucer visse dal 1343 al 1400) l’abito verde era considerato tipico di una “donna leggera”, leggasi di una prostituta. Si tratterebbe quindi di una giovane donna di promiscui costumi; Nevill Coghill, il celebre ed eroico traduttore in inglese moderno dei Canterbury Tales, spiega -in riferimento ad un’interpretazione di un passo chauceriano- che, all’epoca, il colore verde aveva precise connotazioni sessuali, particolarmente nella frase A green gown, una gonna verde. Si trattava, in estrema pratica, delle macchie d’erba sul vestito di una donna che praticava (o subiva) un rapporto sessuale all’esterno, in un prato, “in camporella” come si direbbe oggigiorno. Se di una donna si diceva che aveva “la gonna verde”, in pratica era un pesante ammiccamento e le si dava di leggera se non tout court della puttana.
La canzone sarebbe quindi la lamentazione di un amante tradito e abbandonato, o di un cliente respinto; insomma, come dire, qualcosa di tutt’altro che regale (sebbene in ogni epoca i re siano stati generalmente i primi puttanieri del Regno). Un’altra possibile interpretazione è che l’amante tradito, o respinto, si sia voluto come vendicare sulla poveretta indirizzandole una deliziosa canzoncina in cui le dà della puttana mediante la metafora delle “maniche verdi”.” (Riccardo Venturi da qui)

Moltissimi gli interpreti, con versioni in stile antico e moderno (anche Yngwie Malmsteen la suona con la sua chitarra e Leonard Cohen ne propone una riscrittura nel 1974 ) di una melodia antica che non ha mai perso il suo fascino e popolarità.
Oggi il testo viene raramente eseguito e  solo per due o quattro strofe, ma è un brano amato dai gruppi corali che lo cantano più estesamente.

Nella versione in ‘A Handful of Pleasant Delites’, 1584, dalla raccolta di Israel G. Young (una ventina di strofe vedi testo qui) ci si dilunga sui regali che il nobiluomo fa alla sua bella per vezzeggiarla:  “kerchers to thy head”, “board and bed”, “petticoats of the best”, “jewels to thy chest”, “smock of silk”, “girdle of gold”, “pearls”, “purse”, “guilt knives”, “pin case”, “crimson stockings all of silk”, “pumps as white as was the milk”, “gown of the grassy green” con “sleeves of satin”, che la fanno essere “our harvest queen”, “garters” decorate d’oro e d’argento, “gelding”, e servitori “men clothed all in green”, e non ultimo tante leccornie ( “dainties”).

Le proposte per l’ascolto sono veramente tante e fare una cernita è ardua impresa (vedi qui), così mi limiterò a un paio di suggerimenti (il primo di parte!)

ASCOLTA Alice Castle live 2005

ASCOLTA Loreena  McKennitt in The   Visit 1991 (strofe I, III)

Comunque segnalo tra il classico e il moderno:
ASCOLTA Jethro Tull  versione strumentale in Christmas Album 2003

ASCOLTA David Nevue un arrangiamento per pianoforte stupefacente!

Da non perdere la traduzione di Riccardo Venturi (sommo poeta e traduttore) (qui) del Nouo Sonetto Cortese su la Signora da le Verdi Maniche. Su la noua Melodia di Verdi Maniche.
Verdi Maniche era ogni mia Gioja,
Verdi Maniche, la mia Delizia.
Verdi Maniche, lo mio Cor d’Oro;
Chi altra, se non la Signora da le Verdi Maniche?


VERSIONE INTEGRALE
chorus (1)
Greensleeves(2) was all my joy
Greensleeves was my delight,
Greensleeves my heart of gold
And who but my lady Greensleeves.
I
Alas, my love, you do me wrong,
To cast me off discourteously(3).
For I have loved you well and long,
Delighting in your company.
II
Your vows you’ve  broken, like my heart,
Oh, why did you so enrapture me?
Now I remain in a world apart
But my heart remains in captivity.
III
I have been ready at  your hand,
To grant whatever you would crave,
I have both wagered life and land,
Your love and good-will for to have.
IV
Thy petticoat of sendle(4) white
With gold embroidered gorgeously;
Thy petticoat of silk and white
And these I bought gladly.
V
If you intend thus to  disdain,
It does the more enrapture me,
And even so, I still remain
A lover in captivity.
VI
My men were clothed all in green,
And they did ever wait on thee;
All this was gallant to be seen,
And yet thou wouldst not love me.
VII
Thou couldst desire no earthly thing,
but still thou hadst it readily.
Thy music still to play and sing;
And yet thou wouldst not love me.
VIII
Well, I will pray to God on high,
that thou my constancy mayst see,
And that yet once before I die,
Thou wilt vouchsafe to love me.
IX
Ah, Greensleeves, now farewell, adieu,
To God I pray to prosper thee,
For I am still thy lover true,
Come once again and love me

TRADUZIONE ITALIANO
coro(1)
Greensleeves eri il bene dell’anima mia, la mia delizia, il mio cuore d’oro,
nessuno c’è al di fuori di te
la mia Signora dalle Maniche Verdi(2)
I
Ahimè amore mio, non mi rendete giustizia, a respingermi con scortesia
vi ho amata per tanto tempo
deliziandomi della vostra compagnia.
II
Le vostre promesse avete spezzato,
come il mio cuore.
Oh perché mi  avete così rapito?
Ora sto in un mondo a parte
e il mio cuore resta in prigione
III
Ero pronto al vostro fianco,
a concedervi ogni cosa aveste bramato, e avevo impegnato la mia vita e le mie terre, per mantenermi nelle vostre  grazie.
IV
La gonna di zendalo bianco(4)
con sfarzosi ricami d’oro,
la gonna di seta bianca
vi ho comprato con gioia.
V
Se così intendete disprezzarmi,
ciò mi rende più avvinto
e anche così, continuo a rimanere
un amante imprigionato
VI
I miei uomini erano vestiti tutti di verde, ed erano al vostro servizio
tutto ciò era galante da vedersi
e tuttavia voi non volete amarmi
VII
Voi non potete desiderare cosa terrena
senza che l’abbiate prontamente
La vostra musica ancora da suonare e cantare
e tuttavia voi non volete  amarmi
VIII
Pregherò Iddio lassù
che voi possiate riconoscere la mia costanza
e che una volta prima
che io  muoia voi possiate infine amarmi
IX
Ed ora Greensleeves addio vi saluto
Pregherò Iddio che voi prosperiate
sono ancora il vostro fedele amante
venite ancora da me ad amarmi

NOTE
1) l’ordine in cui sono cantate le prime due frasi del coro a volte sono  invertite e iniziano in senso contrario
2) Nel medioevo il colore verde era il simbolo  della rigenerazione e quindi della giovinezza e del vigore fisico, significava “fertilità” ma anche “speranza” e accostato  all’oro indicava il piacere. Era il colore della medicina per i suoi poteri  rivitalizzanti. Colore dell’amore allo stadio nascente, nel  Rinascimento era il colore usato dai giovani specialmente a Maggio; nelle donne  era anche il colore della castità. E tale attribuzione mal si accosta all’altro significato più promiscuo  di “donnina sempre pronta a rotolarsi nell’erba”. E il fascino della ballata sta proprio nella sua ambiguità!
Il verde è anche il colore che nelle fiabe/ballate connota una creatura fatata.
Le parole gaeliche “Grian Sliabh” (letteralmente tradotte come “sole montagna” ovvero una “montagna esposta a sud, soleggiata”)  si pronunciano Green Sleeve (il brano è peraltro molto popolare in Irlanda soprattutto come slow air). Grian è anche il nome di un fiume che scorre dalle Sliabh Aughty (contea Clare e Galway)
3) le espressioni sono proprie della lirica cortese
4) lo zendalo è un velo di seta; nella versione estesa i regali dello spasimante sono molti e costosi assai ed è tutto un lagnarsi di “oh quanto mi costi bella mia!”
IV
I bought three kerchers to thy head,
That were wrought fine and gallantly;
I kept them both at board and bed,
Which cost my purse well-favour’dly.
V
I bought thee petticoats of the best,
The cloth so fine as fine might be:
I gave thee jewels for thy chest;
And all this cost I spent on thee.
VI
Thy smock of silk both fair and white,
With gold embroidered gorgeously;
Thy petticoat of sendall right;
And this I bought thee gladly.
VII
Thy girdle of gold so red,
With pearls bedecked sumptously,
The like no other lasses had;
And yet you do not love me!
VIII
Thy purse, and eke thy gay gilt knives,
Thy pin-case, gallant to the eye;
No better wore the burgess’ wives;
And yet thou wouldst not love me!
IX
Thy gown was of the grassy green,
The sleeves of satin hanging by;
Which made thee be our harvest queen;
And yet thou wouldst not love me!
X
Thy garters fringed with the gold,
And silver aglets hanging by;
Which made thee blithe for to behold;
And yet thou wouldst not love me!
XI
My gayest gelding thee I gave,
To ride wherever liked thee;
No lady ever was so brave;
And yet thou wouldst not love me!
XII
My men were clothed all in green,
And they did ever wait on thee;
All this was gallant to be seen;
And yet thou wouldst not love me!
XIII
They set thee up, they took thee down,
They served thee with humility;
Thy foot might not once touch the ground;
And yet thou wouldst not love me!
XIV
For every morning, when thou rose,
I sent thee dainties, orderly,
To cheer thy stomach from all woes;
And yet thou wouldst not love me!

(Cattia Salto 2012 articolo trasferito dal sito ontanomagico con integrazioni 2017)

FONTI
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=53904&lang=it
http://greensleeves-hubs.hubpages.com/hub/FolkSongGreensleeves-Greensleeves   http://thesession.org/tunes/1598
http://ingeb.org/songs/alasmylo.html
http://tudorhistory.org/topics/music/greensleeves.html
http://earlymusicmuse.com/greensleeves1of3mythology/
http://earlymusicmuse.com/greensleeves2of3history/
http://earlymusicmuse.com/greensleeves3of3music/
http://ontanomagico.altervista.org/alas-madame.htm

SHE MOVED THROUGH THE FAIR

Il testo originale risale ad una antica ballata irlandese del Donegal, mentre la melodia potrebbe essere di epoca medievale (per la scala musicale utilizzata che richiama quella araba). Del testo esistono molte versioni (strofe aggiuntive, riscrittura dei versi), anche in gaelico, a testimonianza della grande popolarità del brano: Padraic Colum (Padraic Columb 1881-1972) nel 1909 riscrisse le tre strofe iniziali prendendo l’ultimo verso e la melodia da una canzone tradizionale, la canzone venne pubblicata in Irish Country Songs di Herbert Hughes, nella prima stampa però manca la terza strofa aggiunta in un secondo momento.

Il tema è identico alla canzone “Our Wedding Day” cantata con la stessa melodia, qui però la storia si sviluppa con la fuga della ragazza di nome Molly che nonostante prometta al protagonista eterno amore, fugge con un altro. In generale la canzone è conosciuta anche come “The Wedding Song” (vedi testo)

Nella sua essenza la storia narra di una fanciulla promessa in sposa che appare in sogno al suo innamorato. Ma i versi sono criptici, forse perchè sono mancanti quelli che ne avrebbero chiarito il significato; è quello che succede alla tradizione orale (chi canta non ricorda i versi o li cambia a suo piacimento) e la ballata si presta ad almeno due possibili interpretazioni.

LA MORTE

Nelle prime strofe la donna, speranzosa, rassicura l’innamorato che la sua famiglia, nonostante lui non sia ricco, approverà la sua proposta di matrimonio, e loro presto si sposeranno; i due si sono incontrati nel giorno di mercato, e lui la guarda mentre si allontana e, in un’immagine crepuscolare, la paragona ad un cigno che si muove sulle placide acque.

La terza strofa è spesso omessa, ed è a prima lettura di non facile interpretazione: “La gente diceva / “Non si sposeranno mai” / ma uno era il dolore / che non fu mai detto”
il dolore inespresso potrebbe essere la malattia della ragazza (che ne causerà la morte) -data l’epoca probabilmente la tisi, ossia la morte per consunzione– per questo la gente era convinta che il matrimonio non si sarebbe celebrato.
E arriviamo all’ultima strofa, quella rarefatta e sognante in cui il fantasma di lei appare di notte (immagine rafforzata dalla aggiunta della parola dead accanto ad amore) : una figura evanescente che si muove piano senza alcun rumore e che lo chiama presto alla morte (anche lui si deve essere ammalato!).

L’ABBANDONO

L’altra interpretazione del testo (condivisa dai più) vede l’uomo abbandonato dalla donna, perchè fuggita con un altro (o più probabilmente la sua famiglia le ha combinato un matrimonio più vantaggioso, non essendo il pretendente amato da lei abbastanza ricco). Ma il suo amore per lei è così grande che, anche se lui proseguirà la sua vita sposandosi con un’altra, continuerà a sentirne la mancanza.
I versi relativi al dolore inespresso vengono quindi interpretati come la mancata confidenza alla moglie di essere ancora, e per sempre, innamorato della sua prima fidanzata.
La strofa finale diventa l’epilogo della sua vita, quando vecchio e in punto di morte, vede il suo amore apparirgli accanto, il suo vero amore, che lo consola e lo chiama perchè presto si ricongiungeranno nella morte (un’ipotesi più prosaica è che sogni di loro due da giovani, ancora promessi sposi).

Come si vede entrambi le ricostruzioni sono adattabili ai versi, ammirevoli e affascinanti proprio per la loro scarna essenzialità (un ermetismo ante litteram?): nessuna autocommiserazione, nessun dolore sbandierato, ma la semplicità di un amore così grande, che pochi ricordi passati insieme possono bastare per riempire una vita.

Un’unica, forte, immagine elegiaca, di lei candido cigno che incede nel crepuscolo, anticipazione del suo passaggio fugace sulla terra. Il brano è un lament dalla tristezza infinita e sono moltissimi i musicisti che lo hanno interpretato, ricreando quell’atmosfera rarefatta, spesso delineata con il delicato suono dell’arpa.

Del testo esistono molte versioni Loreena McKennitt
ad esempio ne canta una leggermente diversa (vedi) da quella standard

Moya Brennan (ossia Máire che si è decisa a inglesizzare il suo nome, visto che tutti lo pronunciavano non tenendo conto dell’accentazione gaelica) con Cormac De Barra all’arpa in Against the wind

Cara Dillon in Hills of Thieves, 2009 (nel video live con Solas)

In queste versioni la III strofa è mancante
ASCOLTA Fairport Convention 1969
ASCOLTA Irish Roses
Una giovanissima Sinead O’Connor che ha così intensamente espresso la strofa finale, quasi sussurrata (lei cambia il soggetto in chiave femminile)

  VERSIONE DI MOYA BRENNAN
I

My young love said to me,
“My mother(1) won’t mind
And my father won’t slight you
for your lack of kind(2)”
she stepped away from me(3)
and this she did say:
“It will not be long, love,
till our wedding day”
II
She stepped away from me
and she moved through the fair
And fondly I watched her
move here and move there
And then she turned homeward
with one star awake(4)
like the swan in the evening(5)
moves over the lake
III
The people were saying
“No two e’er were wed”
for one has the sorrow
that never was said(6)
And she smiled as she passed me
with her goods and her gear
And that was the last
that I saw of my dear.
IV
Last night she came to me,
my dead(7) love came
so softly she came
that her feet made no din
and she laid her hand on me
and this she did say
“It will not be long, love,
‘til our wedding day”
TRADUZIONE ITALIANO
I
Il mio giovane amore mi disse:
“A mia madre non importerà,
e mio padre non ti disdegnerà
per la tua mancanza di proprietà”,
e si allontanò da me
ed ecco cosa mi disse,
“Non manca molto, amore
al nostro matrimonio”.
II
Si allontanò da me,
attraverso il mercato
e con amore la seguii con gli occhi   mentre si spostava di qua e di là.
Poi si diresse verso casa,
c’era una sola stella nel cielo,
e lei mi parve un cigno
che si muove sulle acque del lago.
III
La gente diceva
“Non si sposeranno mai”
ma uno era il dolore
che non fu mai detto
e lei mi sorrise mentre passava
con le sue merci e la sua andatura
che fu l’ultima cosa
che vidi del mio amore
IV
Stanotte venne da me,
il mio amore defunto,
venne da me così piano
che i suoi piedi non fecero alcun rumore,   e pose la mano su di me
ed ecco cosa mi disse,
“Non manca molto, amore
al giorno del nostro matrimonio”.

NOTE
1) nella poesia di Padraic Colum sono i fratelli al posto della madre e i genitori al posto del padre
2) kind – kine: termine di difficile definizione, si può intendere come “ricchezza” o “proprietà” nel senso di beni in natura, per il tempo in questione poteva trattarsi di bestiame (kine che si scrive in modo simile) perciò the lack of kind potrebbe essere un termine colloquiale nel linguaggio anglo-irlandese per indicare “la mancanza di sostanza”. Altri interpretano la parola come “parenti” ovvero il protagonista è orfano o dalle origini oscure
3) in altre versioni she laid her hand on me
4) la stella della sera che compare prima di tutte le altre è il pianeta Venere
5) in the evening è riferito al momento in cui i due si separano
6) the sorrow that never was said: la donna era malata o è una mancata confidenza?
7) alcuni interpreti omettono la parola propendendo per la versione del sogno, oppure dicono “my dear love” o “my own love” o anche “my young love”

IL CIGNO E IL SUO SIMBOLISMO
Il cigno è uno degli animali maggiormente rappresentati nella cultura celtica, effigiato su diversi oggetti e protagonista di numerosi racconti mitologici. continua

FONTI
http://thesession.org/tunes/4735
http://knifeandforkfactory.wordpress.com/2010/09/29/she-moves-through-the-fair-meaning-and-interpretation-part-1/
http://knifeandforkfactory.wordpress.com/2010/09/29/she-moves-through-the-fair-modern-lyrics-and-variations/
http://mainlynorfolk.info/anne.briggs/songs/shemovesthroughthefair.html

IMPOSSIBLE RIDDLE: THE ELFIN KNIGHT

Il “contrasto” tra innamorati, basato sui “compiti o enigmi impossibili” ha come modello la ballata “The Elfin Knight“: collezionata dal professor Francis James Child (1825-1896) al numero 2.

william_morris1In questa ballata una fanciulla  sente suonare il corno (o la tromba) dall’elfo e cade in preda al desiderio, siamo in primavera e il richiamo della natura è forte. L’elfo però le chiede di superare delle prove impossibili (ad esempio cucire una camicia senza ago né filo) e anche lei a sua volta richiede delle prove d’amore, con chiari riferimenti al compimento del rapporto sessuale.
Per certi aspetti richiama la ballata di Tam Lin (vedi) in cui una fanciulla è alla ricerca della prima esperienza sessuale e in cui tutte le allusioni sono narrate come in una fiaba.

Il rapporto tra i due è ambiguo, nelle versioni più antiche è la ragazza che chiama l’elfo nella sua camera, perché diventi il suo amante, e l’elfo la sottopone ai compiti impossibili per dissuaderla, perché troppo giovane; in altre versioni invece, l’elfo sottopone la ragazza alle imprese impossibili, minacciandola di rapirla per farla diventare la sua amante (e lei invece difende la propria verginità).  Come sia questi “enigmi” fanno parte di una consuetudine delle canzoni popolari nel rapportarsi con il soprannaturale, sia esso un essere magico o diabolico.  Eppure la carica sessuale è appena sotto la pelle!

THE ELFIN KNIGHT

Riccardo Venturi nella sua poderosa ricerca sulle Ballate di Child commenta
“The Elfin Knight, la ballata alla base di Scarborough Fair e di cui rappresenta la forma più antica, è una delle più vivaci ballate del corpus childiano, certo non troppo adatta ai bambini e alle fanciulle. Il Cavaliere Elfo propone alla ragazza una serie di compiti impossibili; lei gli ribatte con un’altra serie, ugualmente impossibile, con cui smaschera il Cavaliere, potenziale fedifrago (le sequele di compiti impossibili sono uno dei τόποι più usuali delle ballate angloscozzesi.
Il ritornello (My plaid awa ecc.) rappresenta, come già Child sottolineò, un “unicum” nell’intera raccolta, dato che si tratta dell’unica ballata in cui esso è più lungo della strofa che esso accompagna. Dalle numerose versioni scozzesi che presentano il motivo della “coperta che vola via” si può dedurre che tali versi si riferiscono più o meno velatamente alla perdita della verginità, e del resto, almeno una parte dei compiti impossibili sottintendono chiaramente delle allusioni sessuali (il “corno in grembo”, il “campo da arare e da seminare” ecc.).

Gli Elfi delle ballate, inutile dire, sono degli uomini adulti e pieni di “voglie”, non le creaturine asessuate delle filastrocche per bambini. Sebbene conservata in un foglio volante scozzese del 1670 (in caratteri gotici), il nostro testo (da William Motherwell, Minstrelsy, appendice) è indubbiamente una ballata popolare dal punto di vista stilistico.”

Della ballata esistono peraltro diverse versioni (vedi)

ASCOLTA Ewan McColl & Peggy Seeger


I
There stands three trumpeters on yon hill
Blaw, blaw, blaw winds, blaw
And they blaw their trumpets(1) sae loud and shrill
And the wind it blaws my plaid awa’(2)
II
Gin I’d his trumpet in my kist (3)
And was in the lad’s arms that I like best
III
Gin ye would be wed wi’ me
There’s ae thing ye maun dae for me
IV
Ye maun mak’ me a linen sark
Without a stitch o’ needlewark
V
Ye maun wash it in yon draw-well
Where water never sprang or fell
VI
Ye maun drt’t on yon hawthorn
That hasna seen blossom since man was born
VII
And gin I mak’a sark for thee
There’s ae thing ye maun dae for me
VIII
My faither has an acre o’ land
Ye maun plough it wi’ you ae hand
IX
Ye maun sow it wantin’ corn
And roll it wi’ a sheep’s shank-bone
X
Ye maun shear it wi’ a scythe o’ leather
And bind it wi’ a peacock’s feather
XI
Ye maun stook it in the sea
And bring the whaetsheaf dry to me
XII
And gin ye wark noo all this wark
Come to me and you’ll get your sark
TRADUZIONE di CATTIA SALTO
I
C’erano tre trombettieri su quella collina
Soffiate, soffiate, soffiate venti, soffiate
Ed essi soffiano nelle loro trombe (1) in modo così forte e stridulo
E il vento soffia via la mia coperta (2)
II
“Vorrei avere la sua tromba in grembo,  e stare tra le sue braccia sarebbe ciò che preferisco.
III
Vorrei che fosse sposato con me”
“C’è qualcosa che tu puoi fare per me
IV
Devi fare per me una camicia di lino
Senza lavoro d’ago
V
Devi lavarla in quel pozzo, sempre vuoto d’acqua di fonte o piovana;
VI
Devi asciugarla su quello spino
Che mai è fiorito da quando l’uomo è nato.”
VII
“E se io farò per te una camicia, c’è però qualcosa che tu puoi fare per me
VIII
Mio padre ha un acro di terra
devi ararlo con le tue mani
IX
Devi seminarlo con il chicco dei desideri e rivoltarlo con la tibia di pecora
X
Devi mieterlo con un falcetto di cuoio
e legarlo con una penna di pavone
XI
Devi immagazzinarlo nel mare
e portarmi il covone asciutto
XII
Quando avrai fatto tutto, e fatto bene,
vieni a prendere la tua camicia”

NOTE
1) in altre versioni la tromba diventa un corno, strumento per lo più ad uso “bellico” e come richiamo, essendo il suo suono udibile sulle lunghe distanze. Ma è anche un corno magico che suscita il desiderio in chi lo sente.
2) come per il mantello in Tam Lin anche qui la coperta copre il pudore della donna e viene soffiata o gettata via = deflorazione
3) kist dall’inglese antico kiste -kista nel senso di contenitore sia scatola, baule che bara o sarcofago (in senso archeologico cista) ma anche petto, qui tradotto come grembo, la tromba o il corno dell’elfo nel grembo della fanciulla, più esplicito di così..

ASCOLTA Jean-Luc Lenoir in “Old Celtic & Nordic Ballads“, un libro-Cd, con le illustrazioni di Arthur Rackham, 2012. La voce è di Joanne McIver.


I
The Elfin Knight stands on yon hill
Blaw, blaw, blaw winds, blaw
blowing his horn(1)
and loud and shrill
And the wind has blawing my plaid awa’(2)
II
If I’d yon horn in my kist (3)
And the bonnie laddie
here that I love best
III
Ye maun make me
a fine holland sark
Without any stitching
or needle wark
IV
Ye maun wash it in yonder well
Where the dew never wat
and the rain never fell
V
Now sin ye’ve asked
some things o’ me
it’s right I ask as mony o’ thee
VI
My father he asked me
an acre of land
between the sault sea and the strand
VII
Ye maun plow’t i with blawing corn
And ye maun sew’t wi pepper corn
VIII
When you have done
and finished your wark
ye’ll come to me, love
and get your sark
TRADUZIONE di CATTIA SALTO
I
Il Cavaliere Elfo è sulla collina
Soffiate, soffiate, soffiate venti, soffiate
e soffia il suo corno (1)
forte e penetrante
E il vento ha soffiato via la mia coperta (2)
II
“Se avessi il suo corno in grembo (3),
e il bel ragazzo
che amo tanto”
III
“Devi fare per me
una bella camicia di lino
senza lavoro d’ago
e filo
IV
Devi lavarla in quel pozzo
dove la rugiada mai bagna
e la pioggia mai cade”
V
“Poichè mi hai chiesto queste cose
è giusto che te ne chieda anch’io altrettante
VI
Mio padre mi ha chiesto
un acro di terra
tra il mare salato e la sabbia
VII
Devi ararlo con tibia di pecora
e seminarlo con  chicco di pepe
VIII
Quando avrai fatto tutto,
e finito il tuo lavoro,
vieni da me, amore
a prendere la tua camicia”

ASCOLTA Kate Rusby in The Girl Who Couldn’t Fly 2005
oppure in duo Kate Rusby w/ Dave Burland: The Elfin Knight [2012]


I
The elfin knight stands on yon hill
He blows his horn both loud and shrill
He stands so proud and he stands so still
CHORUS
Blow winds blow my bonnie o
Blow winds blow my bonnie
Blow winds blow my bonnie o
Blow winds blow my bonnie
II
If I had the knight that stands on yon mound
My true love then surely I have found
Down to the church then soon we will be bound
III
He’ll make me a dress with seams of fine thread
Make me a garland of flowers for my head
Down to the church then away we’ll go to bed
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
L’elfo cavaliere è sulla collina
e soffia il suo corno forte e penetrante,
è così magnifico
e fiero
CORO
soffiate venti, miei cari
soffiate venti, miei cari
soffiate venti, miei cari
soffiate venti, miei cari ..
II
Se avessi il cavaliere che è su quella collina,
allora di certo avrei trovato il vero amore,
e presto andremo a sposarci.
III
Mi farà un abito cucito con filo di seta,
mi farà una ghirlanda di fiori per il capo,
e dopo la chiesa andremo di corsa nel letto!

Per le versioni americane di The Elfin Knight vedi

seconda parte: Cambric shirt

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/captain-wedderburn.html
http://www.justanothertune.com/html/cambricshirt.html
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_2

PEGGY GORDON

peggy-gordonCollezionata in Nuova Scozia da Helen Creighton (1899-1989) “Peggy Gordon” è una love song pubblicata in “Maritime Folk Songs” (Ryerson Press, Toronto, Ontario, 1962) di probabile origine scozzese.

La canzone è diventata popolare anche in Irlanda a cavallo degli anni 60-70 tramite la versione dei Dubliners. La melodia richiama “The Banks of Sweet Primroses” anche detta “Sweet Primroses” con le prime edizioni stampate che risalgono al 1840.

VERSIONI IRLANDESI

Il protagonista si dichiara alla giovane Peggy e descrive le sue sofferenze d’amore amore, perchè lei sembra essere indifferente al suo corteggiamento; così vorrebbe emigrare in una terra d’oltremare o ritirarsi un una valle solitaria per ascoltare solo il canto degli uccelli, al fine di ritrovare un po’ di tranquillità.

The Dubliners con la voce di Luke Kelly, (strofe da I a V)

Nelle seguenti versioni si omette la IV strofa
Sinéad O’Connor in Sean-Nós Nua
The Chieftains & The Secret Sisters in Voice of Ages

The Corrs in Home 2005


I (1)

Oh, Peggy Gordon you are my darling
Come sit you down upon my knee
and tell to me the very reason
Why I am slighted so by thee.
II
I’m so in love that I can’t deny it
My heart lies smothered in my breast
It’s not for you to let the world know it
A troubled mind can know no rest.
III
I put my head to a glass of brandy(2)
It was my fancy I do declare
For when I’m drinking I’m always thinking
And wishing Peggy Gordon was here.
IV
I wish I was away in England,
Far across the briny sea,
Or sailing o’er the deepest ocean,
Where care and troubles can’t bother(3) me.
V
I wish I was in some lonesome valley
Where womankind could not be found
Where the little birds sing on the branches
And every moment a different sound.
tradotto da Cattia Salto
I
Oh Peggy Gordon, mia cara,
vieni a sederti sulle mie ginocchia,
e dimmi il vero motivo
per cui sono così insignificante per te.
II
Sono così tanto innamorato che non posso negarlo, il cuore mi sta stretto in petto, ma non è da te far sapere a tutti che un’anima inquieta non conosce pace.
III
Mi sono attaccato al brandy
posso solo dire che ne avevo voglia,
perché quando bevo penso e desidero sempre che Peggy Gordon sia qui.
IV
Vorrei essere lontano dall’Inghilterra,
oltre il mare salmastro,
o navigare sull’oceano più profondo
dove affanni e dolori  non possono assillarmi
V
Vorrei essere in qualche valle solitaria
dove non ci sia traccia  del genere femminile
e dove gli uccellini cantano sui rami
in ogni momento una melodia diversa.

NOTE
1) Tutte le versioni ripetono la prima strofa anche in chiusura, in questo modo il rapporto tra i due si riduce ad un breve per quanto aspro litigio tra innamorati con finale riappacificazione.
2) anche “cask of brandy”; letteralmente ho messo la testa in un barile di brandy
4) bother= preoccupare, termine anglo-irlandese del linguaggio colloquiale

SWEET MAGGIE GORDON

Nella raccolta americana “Music for Nation” presso la Biblioteca del Congresso (Library of Congress) il brano è intitolato Sweet Maggie Gordon (vedi), come pubblicato da Pauline Lieder (New York 1880) che aggiunge una strofa da Carrickfergus, con una melodia a tempo di valzer arrangiata per pianoforte diversa da quella attuale
Jesse Ferguson di Cornwall, Ontario,


I
Oh, Peggy Gordon you are my darling,
Come sit you down all on my knee,
And tell to me the very reason
Why I am slighted so by thee.
II
I’m deep in love but I dare not show it,
My heart lies smothered all in my breast,
It’s not for you to let the whole world know it,
A troubled mind that has no rest.
III
I laid my head on a cask of brandy
Which was my fancy I do declare,
For while I’m drinking, I’m always thinking
How I’m to gain that lady fair.
IV
I put my back against an oak tree,
Thinking it was a trusty tree,
But first it bent and then it broke,
And that’s the way my love served me.
V
I wish my love was one red rosy
A-planted down on yonder wall,
And I myself could be a dewdrop
That in her bosom I might fall.
VI
I wish I was in Cupid’s castle
And my true love along with me,
Oh, Peggy Gordon, you are my darling,
Oh, Peggy Gordon, I’d die for thee.
VII
The sea is deep, I cannot wade it,
Neither have I got wings to fly,
But I wish I had some jolly boatman
To ferry over my love and I.
VIII
I will go down to some lonesome valley,
Where no womankind is ever to be found,
Where the pretty little birds do change their voices,
And every moment a different sound.
IX
I wish I was as far as Ingo (1)
Way out across the briny sea,
A-sailing over the deep blue water
Where love nor care never trouble me.
X
I wish I was in Spencervania (2)
Where the marble stones are black as ink,
Where the pretty little girls they do adore me,
I’ll sing no more till I get a drink (3).
tradotto da Cattia Salto
I
Oh Peggy Gordon, mia cara,
vieni a sederti sulle mie ginocchia,
e dimmi il vero motivo
per cui sono così insignificante per te.
II
Sono così tanto innamorato che non posso negarlo, il cuore mi sta stretto in petto, ma non è da te far sapere a tutti che un’anima inquieta non conosce pace.
III
Mi sono attaccato al brandy
posso solo dire che ne avevo voglia,
perché quando bevo penso e desidero sempre che Peggy Gordon sia qui.
IV
Mi sono appoggiato a una quercia
pensando che fosse un albero solido, ma prima si è piegato e poi si è rotto
proprio come il mio amore
V
Vorrei che il mio amore fosse una rosa rossa, piantata ai piedi di quel muro, e io vorrei essere una goccia di rugiada, per cadere nel suo bocciolo
VI
Vorrei essere nel castello di Cupido, con il mio amore
Oh Peggy Gordon mia cara
Oh Peggy Gordon, morirei per te
VII
Ma il mare è vasto, non riesco ad attraversarlo e nemmeno ho ali per volare
vorrei trovare un abile barcaiolo, per traghettare oltre il mio amore e me.
VIII
Vorrei essere in qualche valle solitaria
dove non ci sia traccia  del genere femminile e dove gli uccellini cantano sui rami
in ogni momento una melodia diversa.
IX
Vorrei essere lontano dall’Inghilterra,
oltre il salatissimo mare,
o navigare sull’oceano più profondo
dove affanni e dolori  non possano assillarmi
X
Vorrei essere a Spencervania
dove le pietre di marmo sono nere come inchiostro, e dove le ragazzine mi  adorano
ma non canterò ancora finchè non avrò un altro bicchiere

NOTE
1) forse espressione dialettale “Engle” che sta per “England”
2) forse sta per Pennsylvania
3) strofa aggiunta dal cantante per chiedere al suo pubblico un altro bicchiere

FONTI
https://mainlynorfolk.info/folk/songs/peggygordon.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=21179
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=21282

LILY OF THE WEST

Una ragazzaccia delle “street ballads” per la sua infedeltà conduce a morte il protagonista, la storia potrebbe avere un fondamento storico e la bella Flora essere stata la figlia di un prete (protestante) di Lexintong, nel Kentucky. In questa versione il luogo in cui si svolge la storia è il West americano, ma in altre si tratta del Devonshire o lo Yorkshire inglese. Alcuni però presumono che la ballata sia di origini irlandesi e la fanno risalire al 1839, introdotta nel repertorio popolare americano dai flussi migratori in seguito alla Grande Carestia del 1846, ed in alcune versioni inizia con “When first I came to Ireland…”. Altri ritengono che risalga al tempo di Cromwell. Il brano è conosciuto anche come “Flora” ma in altre versione il nome della ragazza è Mary o Molly (insomma di tipe infedeli che s’infrattavano nei boschetti c’è n’erano proprio tante)
Riccardo Venturi precisa “The Lily of the West può essere di origine irlandese, oppure comunque essere stata una ballata di “ambiente” irlandese. Ma è da dire anche che molti caratteri, e non ultimo il fatto ben preciso che fu stampata e diffusa su fogli volanti, la rendono una tipicissima Broadside ballad. Lo stesso linguaggio roboante e arcaico che vi si utilizza è uno dei caposaldi delle Broadsides (“and boldly bade him stand”, favoloso). Sicuramente, anche per i presunti fondamenti storici della ballata e per l’ambientazione ben precisa (altra caratteristica delle Broadsides), si è formata in America ma su una tradizione europea. Non è improbabile che persino i “Padri Pellegrini” avessero con sé delle Broadsides, che come origine appartengono sicuramente al XVI secolo. In Irlanda sono state diffusissime fino in tempi piuttosto recenti.” (tratto da qui)

LA VERSIONE AMERICANA: melodia country

John Faed
John Faed

In questa versione il protagonista uccide il rivale, accecato dalla gelosia, perché lo sorprende infrattato tra le braccia della bella Flora; al processo la donna testimonia contro di lui condannandolo a morte, eppure il protagonista non può fare a meno di amare Flora, il bel giglio d’Occidente. Una lettura per metafore vede nel Giglio dell’Ovest che tradisce il suo innamorato l’America stessa, che diede la morte a tanti Irlandesi pieni di speranza e in cerca di una vita migliore.

The Lily Of The West è celebre per il suo linguaggio pomposo, arcaico, esageratamente letterario; così la traduzione in italiano di Riccardo Venturi, in alcuni punti un po’ infedele come la protagonista, ma con analogo stile. La melodia di questa versione è in autentico country style ed è molto diffusa in America, resa popolare negli anni 60 da Joan Beaz e Bob Dylan.

Bob Dylan

Green Mountain Blugrass Band strepitoso live, tutto con strumenti a corda,

The Chieftains & Rosanne Cash in “Further Down the Old Plank Road” 2002- Gli irlandesi aggiungono una strofa  per un finale da happy end in cui il protagonista esce di prigione per ritornare in Irlanda.

I
When first I came to  Louisville,
some pleasure here to find
A damsel there from Lexington
was pleasin’ to my mind
Her rosy cheeks, her ruby lips
like arrows pierced my breast
An’ the name she bore was Flora,
the lily of the west.
II
I courted lovely Flora
some pleasure for to find
But she turned unto another man
what sore distressed   my mind
She robbed me of my liberty,
deprived me of my rest
Then go my lovely Flora,
the lily of the west.
III
Way down in yonder shady grove,
a man of high degree
Conversin’ with my Flora there,
it seemed so strange to me
An’ the answer that she gave to him
it sure did me oppress
I was betrayed by Flora,
the lily of the west.
IV
I stepped up to my rival,
my dagger in my hand
I seized him by the collar
an’ boldly made him stand
Bein’ mad to desperation
I pierced him to the breast
All this for lovely Flora,
the lily of the west.
V
I had to stand my trial,
I had to make my plea
They placed me in the criminal box
an’ they commenced on me
Although she swore my life away,
deprived me of my rest
Still I love my faithless Flora,
the lily of the west
VI (*)
Now that I’ve gained my liberty 
a-rowin’ I will go
I ramble through old Ireland
and travel Scotland o’er
Though she thought to swear
my life away she still disturbs my rest,
and the name she bore was Flora
the lily of the west.

Traduzione di Riccardo Venturi
I
Giungendo in prima fiata a Louisville
per trovar ivi alcun dilettamento
una donzella là, di Lexington
il core m’allegrava ogni momento.
E le sue guance rosa e l’incarnato
il cor mi trapassôrno immantinente
e il nome che portava era di Flora,
di Flora, ahi lasso, il giglio d’Occidente.
II
Le fe’ la corte a quella bella Flora
per trovar ivi alcun dilettamento,
ma ella ad altro cor si volse ognora
per la mia sofferenza e il mio tormento.
Della mia libertate mi privò,
e mi privò di pace indegnamente,
e allora, va’ ! Va’ via, mia bella Flora,
o amore mio, il giglio d’Occidente.
III
Laggiù in un ombroso luco si recava
con un cavalier ricco e di casato,
colà, ella con quello “conversava”,
di ciò io ne rimasi costernato.
E la risposta ch’ella a costui diede
d’angoscia e raggia m’empì
subitamente: Crudele! Ero tradito dalla Flora, dalla mia Flora, il giglio d’Occidente.
IV
M’ardii verso quel mio rival tremante
con il pugnale in mano al mio volere;
lo presi pel colletto ed imperante
gli dissi: Alzati in pie’, vil berroviere!
In preda alla follia più disperata
gli trapassai lo cor violentemente;
E allora, va’! Va’ via, mia bella Flora,
o amore mio, il giglio d’Occidente.
V
Mi trassero in giustizia incatenato,
dovetti far la mia declarazione;
in fredda gabbia ‘e fui poi sistemato
e cominciâr la mia prosecuzione.
E se ben ella volle la mia morte
che il giudice m’impose tristamente,
ancora io l’amo! Privato della vita
per la mia Flora, il giglio d’Occidente.

Note
* strofa aggiuntiva, vedi versione irlandese

LA VERSIONE IRLANDESE

La versione che va per la maggiore in Irlanda ha melodia simile a “Lakes of Pontchartrain”, e aggiunge una strofa con lieto-fine, per un cavillo (se così lo vogliamo chiamare) il condannato esce dalla prigione e ritorna al suo paese.

The Chieftains & Mark Knopler in The Long Black Veil 1995


I
When first I came to Ireland some pleasure for to find
It’s there I spied a damsel fair, ‘twas pleasing to my mind
Her rosy cheeks and sparklin’ eyes like arrows pierced my breast
And I call her lovely Molly O’, the lily of the west.
II
One day as I was walkin’ down by a shady grove
I spied a lord of high degree conversing(1) with my love
She sang her song delightfully while I was sore oppressed
Saying I’ve been a dupe to Molly O’, the lily of the west
III
Well, I stepped up with my rapier and my dagger in my hand
And I dragged him from my false love and boldly I bid him stand
But being mad with desperation I swore I’d pierce his breast
I was then deceived by Molly O’, the lily of the west
IV
I then did stand my trial and boldly I did plea
A flaw(2) was in my indictment found and that soon had me free
That beauty bright I did adore, the judge did her address
Now go, you faithless Molly O’, the lily of the west
V
Now that I’ve gained my liberty a-rowin’ I will go
I ramble through old Ireland and travel Scotland o’er
Though she thought to swear my life away she still disturbs my rest,
I still must style her, Molly O’, the lily of the west.
Tradotto da Cattia Salto
I
Quando per la prima volta andai in Irlanda in cerca di un po’ d’avventura,
vidi una bella fanciulla che rallegrò il mio cuore,
le sue guance rosate, i suoi occhi luminosi mi trafissero il petto come dardi, si chiamava Molly O’ la bella, il giglio dell’Ovest
II
Un giorno mentre stavo passeggiando in un ombroso boschetto,
vidi un uomo di alto rango che conversava con la mia amata,
lei cantava la sua canzone gioiosamente, mentre io ero oppresso dal dolore
dicendo “sono stato una vittima di Molly, il giglio dell’Ovest”
III
Beh, balzai con lo spadino e con il pugnale in mano
e lo trascinai via dal mio falso amore ed gli ordinai  di mettersi in piedi,
ma essendo folle per la disperazione, lo giuro, lo trafissi al petto, così fui tradito da Molly, il giglio dell’Ovest
IV
Mi portarono al processo e con ardore mi difesi
un difetto fu trovato nella mia accusa, e presto fui libero.
Quella bellezza radiosa, che io adoro, diede al giudice il suo indirizzo, vai dunque, infedele Molly, il giglio dell’Ovest
V
Ora che ho ripreso la mia libertà andrò in giro vagabondando
andrò nella vecchia Irlanda e viaggerò per la Scozia,
anche se testimoniò per farmi morire, ancora lei turba i miei sogni
e ancora mi piace il suo stile, Molly il giglio dell’Ovest

NOTA
1) una conversazione per modo di dire, trattandosi di  un incontro intimo
2) la bella Molly prima lo accusa e poi riesce a intercedere presso il giudice (in privata sede) per farlo liberare

FONTI
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=11203

CARRICKFERGUS

Il brano dal titolo Do Bhí Bean Uasal (vedi) ovvero “There Was a Noblewoman” è conosciuto anche con il nome di “The Sick Young Lover” comparso in un broadside distribuito a Cork e datato 1840 e anche nella raccolta di George Petrie “Ancient Music of Ireland” 1855 con il nome di The Young Lady. Testo e melodia passati attraverso la tradizione orale si sono diffusi e modificati, senza però lasciare una traccia consistente nelle raccolte stampate nell’Ottocento.

cathal buiCathal “Buí” Mac Giolla Ghunna, (c1680-c1756). Curioso personaggio soprannominato “Builil giallo, un bardo vagabondo di cui non si ha notizia suonasse uno strumento particolare, ma sicuramente cantastorie e compositore di poesie, che si sono diffuse per tutto il paese e ancora oggi cantate.
Lo studioso Breandán Ó Buachalla ha pubblicato una raccolta nel libro “Cathal Bui: Amhráin” nel 1975. A Blacklion contea di Cavan c’è anche una piccola stele in sua memoria e si celebra il Cathal Bui Festival (mese di Giugno).
Sacerdote mancato ci sapeva fare con le parole e con le donne, era inoltre dotato di molto “irish humour” ed era ovviamente un forte bevitore, girava per il Breifne, il nome irlandese della zona che comprende Cavan, Leitrim, e a sud di Fermanagh (uno dei tanti traveller con il suo carrozzone o anche meno).

PETER O’TOOLE

E arriviamo alla versione conosciuta da Peter O’Toole che è stata l’origine della versione di Dominic Behan registrata a metà degli anni 1960 con il titolo di “The Kerry Boatman”, ma anche alla versione registrata da Sean o’Shea sempre negli stessi anni con il titolo Do Bhí Bean Uasal. Anche i Clancy Brothers con Tommy Makem fecero una loro versione con il titolo “Carrickfergus” nell’LP “The First Hurrah” del 1964.

E qui è doveroso aprire una parentesi sugli anni 60: in America il presidente è John F. Kennedy, un discendete di emigranti irlandesi, gli irlandesi Clancy Brothers diventano delle star; in Irlanda e Inghilterra scoppia il “Ballad boom” e si affermano i Dubliners e i Wolfe Tones. Ma a questo successo riscosso dalla musica irlandese sulla scena internazionale per gran parte contribuì il lavoro dei Ceoltóirí Chualann, da cui si formerà il gruppo più rappresentativo della musica irlandese: i Chieftains.

Carrickfergus nella versione strumentale dei Chieftains in “The Chieftains Live” 1977 quando c’era ancora l’arpa di Dereck Bell (1935-2002).

DO BHÍ BEAN UASAL

Questa versione è stata attribuita musicalmente a Seán Ó Riada (ovvero John Reidy 1931-1971) non è chiaro se si tratti solo di un arrangiamento o di una vera e propria scrittura della melodia. Di certo il testo è preso dalla poesia di Cathal “Buí” Mac Giolla Ghunna.

Sean o’Shea in “Ò Riada Sa Gaiety” live in Dublino con i Ceoltóirí Chualann nel 1969.

I
Do bhí bean uasal seal dá lua liom,
‘s do chuir sí suas díomsa faraoir géar;
Do ghabhas lastuas di sna bailte móra
Ach d’fhag sí ann é os comhair an tsaoil.
Dá bhfaighinnse a ceannsa faoi áirsí an
teampaill,
Do bheinnse gan amhras im ‘ábhar féin;
Ach anois táim tinn lag is gan fáil ar leigheas agam.
Is beidh mo mhuintir ag gol im’ dhéidh.
II
I wish I had you in Carrickfergus
Ní fada ón áit sin go Baile Uí Chuain(2)
Sailing over the deep blue waters
I ndiaidh mo ghrá geal is í ag ealó uaim.
For the seas are deep, love, and I can’t swim over
And neither have I wings to fly,
I wish I met with a handy boatman,
Who would ferry over my love and I.
III
Tá an fuacht ag teacht is an teas ag tréigint
An tart ní féidir liom féin é do chlaoi,
Is go bhfuil an leabhar orm ó Shamhain go Fébur
Is ní bheidh sí reidh liom go Féil’ Mhichíl;
I’m seldom drunk though I’m never sober!
A handsome rover from town to town.
But now I am dead and my days are over
Come Molly, a stóirín, now lay me down!

TRADUZIONE INGLESE
I
A lady was betrothed to me for a while
And she refused me, oh my hundred woes
I went to towns with her
And she made a cuckold (or a fool ) of  me before the world,
If I had got that head of hers into the church
And if I were again  n command of myself, But now I’ weak and sore,  and there’s no getting of a  cure for me, And my people will be weeping after me
II
I wish I had you in   Carrickfergus
not far from that place ‘Quiet Town”
Sailing over the deep blue waters
my bright love from a northern sky
For the seas are deep, love, and I can’t swim over
And neither have I wings to fly,
I wish I met with a handy boatman,
Who would ferry over my love and I
III
The cold and the heat are going together [in me]
and I can’t quench my thirst
And if I took my oath from November to February
I wouldn’t be ready until Michaelmas
I’m seldom drunk though I’m never sober!
A handsome rover from town to town.
But now I am dead and my days are over
Come Molly, my little darling, now   lay me down!
TRADUZIONE ITALIANO
I
Una Lady mi fu promessa sposa per un certo tempo,
e lei mi rifiutò,
oh i miei cento affanni
andai in città con lei
e lei mi ha reso pazzo (o cornuto) di fronte a tutti
se avessi avuto lei al fianco in quella chiesa
e se fossi ancora padrone di me stesso
ma ora sono debole e malato e nessuno si prende cura di me
e la mia gente mi piangerà
II
Vorrei essere a Carrickfergus
non lontano da quella città portuale
a navigare sul vasto oceano
il mio amore che brilla nel cielo del Nord
perché il mare è profondo, amore, e non riesco restare a galla
e nemmeno ho ali per volare,
vorrei incontrare un abile barcaiolo
che possa trasportare il mio amore e me.
III
Caldo e freddo dentro di me
e non riesco a placare la mia sete
e se ho fatto il giuramento da Novembre a Febbraio
non sarà pronto che al giorno di San Michele
Sono raramente ubriaco, senza mai essere completamente sobrio
un bel vagabondo da città in città.
Vieni Molly, mia cara, e fammi distendere ora.

NOTE
2) “baile cuain” letteralmente significa “quiet town” tradotta anche come Harbour Town

LA VERSIONE DEGLI ANNI 60 E SIGNIFICATO

E veniamo a ciò che resta del brano ai nostri giorni, ovvero della versione di Carrickfergus diffusa dai maggiori interpreti della musica celtica.

La dolce malinconia della melodia e la sua incerta interpretazione testuale hanno reso il brano molto popolare, alcuni ne colgono il lato romantico e lo suonano anche ai matrimoni, altri ai funerali (ad esempio quello di John F. Kennedy Jr -1999).
Di certo ha un che di magico, triste e nostalgico, l’uomo annega nell’alcool il dolore per la separazione dalla sua amata (o più probabilmente beve perché ha una particolare predilezione per l’alcool): un vasto oceano li divide (o un tratto di mare) e lui vorrebbe essere in Irlanda, a Carrickfergus: vorrebbe avere le ali o poter attraversare la distesa d’acqua a nuoto o più realisticamente trovare un barcaiolo che lo porti da lei, e finalmente potrà morire tra le sue braccia (o presso la di lei lapide) adesso che è vecchio e stanco.

Il senso generale del testo resta quindi a mio avviso abbastanza chiaro, ma se si va nel dettaglio allora nascono molte perplessità, che ho cercato di riassumere nelle note.

Carrighfergus (Music Video) versione di Loreena McKennitt e Cedric Smith  in Elemental, 1985


VERSIONE DI LOREENA MCKENNITT
I
I wish I was in Carrighfergus (1)
Only for nights in Ballygrant (2)
I would swim over the deepest ocean
Only for nights in Ballygrant.
But the sea is wide, and I can’t swim over
Neither have I wings to fly
If I could find me a handsome boatman
To ferry me over to my love and die.(3)
II
Now in Kilkenny (4), it is reported
They’ve marble stones there as black as ink,
With gold and silver I would  transport her (5)
But I’ll sing no more now, till I get a drink
I’m drunk today, but I’m seldom sober
A handsome rover from town to town
Ah, but I am sick now, my days are over
Come all you young lads and lay me down.(6)

tradotto da Cattia Salto
I
Vorrei essere a Carrighfergus
solo per le notti a Ballygrant
avrei nuotato nell’oceano più profondo
solo per le notti a Ballygrant.
Ma il mare è vasto e non posso rimanere a galla e nemmeno ho ali per volare
se potessi trovare un abile barcaiolo
per traghettarmi fino al mio amore e morire.
II
Ora sulla pietra di Kilkenny è scritto,
su marmo nero come l’inchiostro,
con oro e argento che vorrei confortarla
ma non canterò più ora, se non prendo da bere.
Adesso sono ubriaco, e   raramente sono sobrio
un bel vagabondo da città in città
Ah, sono malato i miei giorni stanno finendo, venite tutti ragazzi e fatemi distendere.

NOTE
1) Carrickfergus (dal gaelico Carraig Fhearghais, ‘Rocca di Fergus’) è una città costiera nella Contea di Antrim , Irlanda del Nord, uno dei più antichi insediamenti in Irlanda del Nord. Qui il protagonista dice di voler essere a Carrickfergus (ma evidentemente è da qualche altra parte) mentre in altre versioni troviamo I wish I had you in Carrickfergus: il significato della canzone cambia completamente.
Alcuni vogliono ambientare la storia nel Sud dell’Irlanda ed ecco che allora vedono il nome del Fergus, il fiume che attraversa Ennis contea di Clare.
2) Ballygran – Ballygrant – Ballygrand. Ci sono ameno tre interpretazioni: la prima che Ballygrant sia in Scozia sulle Isole Ebridi (l’isola di Islay), la seconda che sia il villaggio di Ballygrot (dal gaelico Baile gCrot significa “insediamento di collinette”), vicino a Helen’s Bay che si trova in pratica di fronte a Carrickfergus oltre il tratto di mare che si insinua a frastagliare la costa Nord-est dell’Irlanda (il Belfast Lough). Pare che gli abitanti del posto lo chiamino “Ballygrat” o Ballygrant” e che sia un antico insediamento e che un tempo si tenevano delle gare con le barche da Carrickfergus a Ballygrat. La terza che sia una traduzione corrotta dal gaelico “baile cuain” della versione settecentesca e quindi sia una generica località tranquilla, un piccolo paesello.
Ma tra le due frasi c’è già un incongruenza o meglio c’è bisogno di un’interpretazione, appurato che Ballygrant non sia un posto particolare di Carrickfergus per il quale il protagonista prova nostalgia per qualche collegamento specifico con la sua storia d’amore passata in gioventù, allora si tratta del posto in cui invece si trova al momento. Quindi il protagonista potrebbe essere un irlandese che si è ritrovato nelle Isole Ebridi, ma che vorrebbe ritornare a Carrickfergus dal suo vecchio amore o che è uno scozzese (che quando era giovane faceva il soldato in Irlanda) e ricorda con rimpianto la donna irlandese amata in gioventù; oppure che il protagonista si trova a Helen’s Bay dalla parte opposta dell’insenatura che lo divide da Carrickfergus. Ma qui il ragionamento fa un po’ acqua (tanto per restare in tema), però solo fino a un certo punto: se fosse infatti sano e giovane niente gli impedirebbe di andare a Carrickfergus anche a piedi, ma lui è stanco e morente e quindi nella sua fantasia o delirio guardando il mare in direzione di Carrickfergus sogna di volare verso il suo amore del passato o desidera essere traghettato da un barcaiolo per poter morire accanto a lei.
3) “and die” ci dice che il protagonista che si trova a Ballygrant (ovunque esso sia) vorrebbe andare a Carrickfergus per morire tra le braccia del suo amore di gioventù.
In altre versioni la frase è scritta come “To ferry me over my love and I” e questo a parte la sgrammaticatura vorrebbe significare che il protagonista vorrebbe essere trasportato dal barcaiolo, insieme con la sua donna, a Carrickfergus. Quindi la nostalgia si condensa sulla località in cui si presume il protagonista abbia trascorso la gioventù e che vorrebbe rivedere prima di morire.
4) e 5) io per dare un senso compiuto alla frase ho tradotto come:
Ora sulla pietra di Kilkenny è scritto,
su marmo nero come l’inchiostro,
con oro e argento che vorrei confortarla

Sostituendo il verbo “to transport” utilizzato da Loreena con “to support” più utilizzato nelle altre versioni. Ossia: sulla pietra nera di Kilkenny (nel senso che si da in genere ad una tipologia di pietra ad esempio marmo di Carrara, quindi la pietra nera estratta a Kilkenny ma utilizzata anche a Ballygrant, ovunque esso sia) che sarà la mia pietra tombale dove ho inciso il mio epitaffio, ho scritto anche una frase di conforto per il mio amore
4) Kilkenny = Kilmeny alcuni vedono un refuso e notano che Kilmeny è la chiesa parrocchiale di Ballygrant (Isola di Islay) già località di una chiesa d’epoca medievale, anche qui c’è una cava di pietre, che era l’industria principale di Ballygrant nei secoli XVIII e XIX. Ora io mi domando: ma con tutte questi riscontri nell’Isola di Islay, (dove come minimo dovrebbe esserci la tomba del protagonista) com’è che il brano non è noto nella tradizione locale delle Isole Ebridi e invece lo è a Belfast?
6) il protagonista esorta gli amici a seppellirlo

Ho selezionata per l’ascolto anche questa versione che mi piace molto per la sua raffinata sobrietà nell’arrangiamento strumentale e l’interpretazione vocale di Jim McCann. Nella versione live aggiunge anche la strofa intermedia che è stata scritta da Dominic Behan per la sua versione registrata a metà degli anni 1960 con il titolo di “The Kerry Boatman”.

ASCOLTA The Dubliners (voce Jim McCann) in Dubliners Now 1975 dove canta la I e la III strofa

live Jim McCann con tutte e tre le strofe


VERSIONE DI JIM MCCANN
I
I wish I was in Carrickfergus
Only for nights in Ballygrand(2)
I would swim over the deepest ocean
Only for nights in Ballygrand.
But the sea is wide and I cannot swim over
And neither have I the wings to fly
I wish I had a handsome boatman
To ferry me over my love and I(3)
II
My childhood days bring back sad reflections
Of happy time there spent so long ago
My boyhood friends and my own relations
Have all passed on now like the melting snow
And I’ll spend my days in this endless roving
Soft is the grass and my bed is free
How to be back now in Carrickfergus
On the long road down to the sea
III
And in Kilkenny it is reported
On marble stone there as black as ink
With gold and silver I would support her (5)
But I’ll sing no more now till I get a drink
‘cause I’m drunk today and I’m seldom sober
A handsome rover from town to town
Ah but I am sick now my days are numbered
Come all me young men and lay me down

TRADUZIONE ITALIANO
I
Vorrei essere a Carrighfergus
solo per le notti a Ballygrand
vorrei nuotare sull’oceano profondo
solo per le notti a Ballygrant.
Ma il mare è vasto e non posso nuotare
e nemmeno ho ali per volare
se potessi trovare un abile barcaiolo
per traghettare il mio amore e me.
II
La gioventù mi riporta
a tristi pensieri
di momenti felici orami trascorsi
gli amici di gioventù e le storie
sono svaniti come neve al sole
e trascorro i giorni in vagabondaggi senza fine
soffice è l’erba e il giaciglio è gratis
Essere di nuovo a Carrickfergus
sulla lunga strada verso il mare
III
Ora sulla pietra di Kilkenny è scritto,
su marmo nero come l’inchiostro,
con oro e argento che vorrei confortarla
ma non canto più, se non prendo da bere
perché oggi sono ubriaco, e raramente sono sobrio
un bel vagabondo da città in città
Ah, sono malato i miei giorni alla fine
venite tutti ragazzi e mettetemi giù.

FONTI
Su Cathal “Buí” Mac Giolla Ghunna
http://www.eofeasa.ie/cathalbui/public_html/danta_CB/who_was_CB.html
http://lookingatdata.com/m/204-mac-giolla-ghunna-cathal-bui.html
http://www.munster-express.ie/opinion/views-from-the-brasscock/the-yellow-bitternan-bonnan-bui/

http://jungle-bar.blogspot.it/2009/03/carrickfergus-ballad-of-peter-otoole.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=16707
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=90070