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MELODIE SCOZZESI IN ONORE A ROBERT BURNS

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Il compleanno di Robert Burns (1759-1796) il grande Bardo di Scozia, cade di 25 gennaio e poco dopo la sua morte (aveva solo 37 anni!), un gruppo di amici cenarono insieme per commemorarlo. Era il 1802 e da allora le cene sono entrate a far parte della tradizione scozzese,  organizzate da Società letterarie, Circoli ricreativi, Logge Massoniche, pub e ristoranti oppure da singole famiglie in abitazioni private, si svolgono in Scozia e presso le comunità scozzesi sparse per il mondo.

burns_supper_companion__36293IL MENU’

La cena prevede dei piatti tipici della tradizione scozzese: una minestra come antipasto seguita dal piatto principale, ossia l’HAGGIS: le frattaglie della pecora cotte con farina d’avena e cipolla… dentro lo stomaco stesso della pecora.(vedi ricetta). Come dolce la scelta va al pudding o alla zuppa inglese. Il tutto innaffiato da abbondanti bevute di birra e whisky nazionale, poesie e musica del Bardo (of course) e perchè no? Danze!

IL RITUALE

Sia che la cena si svolga in modo formale o informale, esiste comunque un rituale da seguire (applausi a parte).

L’entrata del capotavola:
il padrone del festeggiamento entra in sala al suono delle cornamuse (e tutti si alzano in piedi) e dopo qualche parola di benvenuto dichiara l’inizio della cena (e tutti si siedono)

Il ringraziamento:
per le parole del ringraziamento si ricorre alla Selkirk Grace, pronunciata da Burns durante una cena presso il Conte di Selkirk
Some have meat and cannot eat.
Some cannot eat that want it:
But we have meat and we can eat,
So let the Lord be thankit.

(Traduzione italiano: Alcuni hanno la carne ma non possono mangiare, altri la vogliono e non la possono mangiare: ma noi abbiamo la carne e possiamo mangiare, sia quindi ringraziato il Signore.)
Ha inizio quindi la cena con il servizio di una zuppa o una minestra della tradizione scozzese.

Address to the Haggis e il brindisi:
l’haggis viene portato in tavola dalla Pussy Nancy, una giovane in abito tradizionale, (oppure dallo chef) su un piatto d’argento preceduto (o seguito) da un suonatore di cornamusa e tutti i convitati vengono invitati ad alzarsi; uno dei convitati (ovvero il Presidente designato) rivolge all’haggis un discorso (ossia il celebre poema di Burns “Address to the Haggis“) per chiedere perdono all’haggis e poi tagliarlo con il coltello (alla frase “An’ cut you up wi’ ready slight“).
Alla fine della recita, il Presidente alzerà il piatto sopra la testa, mostrando la portata ai presenti e pronunciando ad alta voce “Gie her a Haggis!” e chiederà ai commensali di brindare per l’haggis. Mentre i commensali grideranno “To the haggis!” il piper riprenderà a suonare. La cerimonia accompagnerà l’haggis verso la cucina, per essere preparato per il servizio.

Dopo il servizio del dolce iniziano vari discorsi (in tono umoristico) e brindisi (intervallati da intrattenimenti musicali e danze)
La commemorazione e il brindisi (Immortal Memory):
si ricorda la vita di Burns, gli aneddoti e gli eventi più salienti; si commentano e spiegano le storie dietro ai suoi maggiori componimenti. Il ricordo si conclude con un brindisi “alla memoria immortale di Robert Burns”.
Il brindisi alle donne (Toast to the Lassies):
un uomo pronuncia un discorso dedicato alle donne; inizialmente era un semplice e galante ringraziamento rivolto alle donne che avevano partecipato alla cena, è diventato oggi l’occasione di ironizzare sul genere femminile (sempre con stile naturalmente) e invitare tutti gli uomini presenti a brindare alle donne! Una canzone spesso eseguita in questa parte della commemorazione è Green Grow The Rushes O, un omaggio al gentil sesso e una dichiarazione d’amore verso le donne, ma anche l’esortazione a cogliere i momenti più belli della vita.
La risposta al brindisi alle donne:
nell’epoca della parità dei sessi toccherà ad una donna rimbeccare l’orazione precedente e cogliere l’occasione per prendere in giro gli uomini (non dimenticando di ringraziare per il brindisi di prima con un altro brindisi).  I commensali possono proporre altri brindisi e discorsi su Burns con la lettura delle sue poesie, ma soprattutto si canta e si balla.
Ringraziamenti e congedo:
il padrone del festeggiamento ringrazia i partecipanti e invita a cantare la canzone degli addii Auld Lang Syne

GENNAIO IL MESE DEL WASSAILING NEI FRUTTETI

Il Wassailing è una antica tradizione dei Paesi Anglosassoni! In Inglese antico la frase “Waes Hael” significa “Buona Salute”ed è il nome dato sia al brindisi che alla coppa che contiene la bevanda del brindisi. (prima parte)

LA BENEDIZIONE DEGLI ALBERI

wassailing-appleLa forma più antica della celebrazione Wassail prevede la benedizione degli alberi e delle api, così importanti per l’impollinazione, al fine di garantire un raccolto sano per il prossimo anno. Una delle canzoni associate a questa pratica, dichiara:
Here’s to thee, old apple tree, Whence thou may’st bud, and thou may’st blow, And whence thou may’st bear apples enow, Hats full! Caps full! Bushel — bushel — sacks full! And my pockets full too! Huzza!

Sembra proprio una formula di spell celtico che incanta l’albero perché riprenda a fiorire in primavera così da portare abbondanza di frutti! Il brindisi era quindi originariamente dedicato allo spirito dell’albero, alla sua forza vitale e rigeneratrice.

Questa pratica di benedizione degli alberi del frutteto si svolgeva d’Inverno ma la data è incerta, alcuni studiosi la riportano alla vigilia di Natale, altri alla notte di Capodanno, altri ancora a gennaio per la dodicesima notte (6 gennaio) e più in generale ai giorni nostri è gennaio il mese del wassailing nei frutteti.

IL RITO DELL’APPLE WASSAIL

Nell’illustrazione di Bommer compaiono tutte le caratteristiche e le connotazioni simboliche della rituale: un re e una regina in foggia antica (con chiari riferimenti ai costumi celtici indigeni) brindano all’albero e alle api, alzando i loro corni colmi di idromele o sidro (il barilotto sotto il braccio della donna). Al centro dell’immagine sia l’albero che il favo delle api, creature indispensabili alla natura per la loro opera di instancabili impollinatrici! Una fetta di dolce tra gli alberi (che veniva imbevuta di sidro) per nutrire il pettirosso che simboleggia lo spirito dell’albero e anche il re dell’anno nuovo.
Wassail e Drinkhale come botta e risposta del brindisi. Un maialino irsuto per simboleggiare il mese di gennaio.

Illustrazione di Paul Bommer
Illustrazione di Paul Bommer

I produttori di sidro nelle contee del sud-ovest dell’Inghilterra ancora ai nostri giorni celebrano l’Apple Wassailing, nel Somerset e nel Devonshire si svolge tra il 6 e il 17 gennaio (con l’antico calendario la dodicesima notte cadeva il 17 gennaio), ma alcune fattorie spostano l’appuntamento anche a fine mese (per fare in modo che le feste non si accavallino tra di loro): un susseguirsi di feste notturne nei vari frutteti delle tenute, feste aperte al pubblico e gratuite (la festa in alcuni posti inizia già nel pomeriggio con musica tradizionale dal vivo e rinfresco a base di sidro caldo e ciambelle), una specie di visita alla fattoria per fare festa e degustare i prodotti tipici.


IL RITO

wassail_picDurante il rito si canta e si recitano delle formule magiche, si fa un gran baccano battendo pentole e tegami (o sparando in aria) per allontanare gli spiriti cattivi, si versa del sidro intorno alle radici dell’albero più vecchio, si beve alla salute dei meli e del futuro raccolto, si mangiano focacce dolci, e si donano allo spirito dell’albero delle focacce inzuppate di sidro (per nutrire i pettirossi), posate sui rami della pianta in segno di ringraziamento.
Alla festa è invitata tutta la popolazione e possono intervenire anche i gruppi locali di mummers per esibirsi nelle tradizionali danze dette Morris Dance (i nostri omologhi sono i gruppi carnevaleschi dei danzatori di spade ad esempio nelle vallate alpine del Piemonte)

SOMERSET WASSAIL

Dai primi riti pagani per stimolare la fertilità degli alberi si passò alle visite benaugurali di porta in porta che ripetevano le antiche strofe ed altre ne aggiungevano innaffiandole con abbondanti bevute alla salute dei padroni di casa. Nel Medioevo poi si formarono dei gruppi di giovani questuanti che cantavano e suonavano per le strade dietro il compenso di libagioni o di denaro. (continua Introduzione)

La struttura del canto segue quella tipica delle wassail songs: si inizia con delle strofe che decantano la bontà della bevanda portata, la richiesta di aprire la porta per far entrare i questuanti o quantomeno far venire la cameriera (o il maggiordomo) per portare del cibo o un’offerta in denaro; in cambio si brinda alla salute della famiglia, alla prosperità del bestiame e dei raccolti.
ASCOLTAArtisan


I
Wassail and wassail all over the town
The bread it is white and the ale it is brown(1)
The cup it is made of the good ashen tree
And so is the malt of the best barley
CHORUS
For its your wassail
and its our wassail
And its joy be to you
and a jolly wassail
II
Oh master and missus, are you all within?
Pray open the door and let us come in
O master and missus a-sitting by the fire
Pray think on us poor travelers,
a traveling in the mire
III
Oh where is the maid with the silver-headed pin(2)
To open the door and let us come in
Oh master and missus, it is our desire
A good loaf and cheese and a toast by the fire
IV
There was an old man and he had an old cow
And how for to keep her he didn’t know how
He built up a barn for to keep his cow warm
And a drop or two of cider will do us no harm
V
The girt dog of Langport he burnt his long tail(3)
And this is the night we go singing wassail
O master and missus now we must be gone
God bless all in this house
until we do come again
TRADUZIONE  di Cattia Salto
I
Un brindisi, un brindisi per tutta la città,
il nostro pane è bianco e la nostra birra è scura (1),
la coppa è fatta con il migliore acero bianco
e anche il malto è del miglior orzo.
CORO
Perciò per il vostro
e il nostro brindisi,
che la gioia sia con voi
un augurio di buona salute.
II
O Signore e Signora ci siete tutti in casa?
Aprite la porta e fateci entrare.
O Signore e Signora seduti accanto al fuoco,
pensate a noi poveri questuanti
che viaggiano nel fango.
III
Oh dov’è la domestica con la spilla d’argento (2)
per aprire la porta e farci entrare?
Oh Signore e Signora desideriamo
un bel pezzo di formaggio e un brindisi accanto al fuoco!
IV
C’era un vecchio che aveva una vecchia mucca,
e non sapeva come fare per tenerla al sicuro,
così costruì una stalla per tenere la sua mucca al caldo
così un goccio o due di sidro non ci farà del male.
V
Il grande cane di Langport si bruciò la sua lunga coda (3)
e questa è la notte che andiamo a cantare per il brindisi.
Signore e Signora adesso dobbiamo andare
Dio benedica tutti in questa casa
finchè non ritorneremo di nuovo.

NOTE
1) Ai nostri giorni il wassail si prepara come un punch molto speziato a base di sidro, o anche un vin brulè, ma nel Medioevo il liquido principale doveva essere della birra scura probabilmente aromatizzata con zucchero, zenzero, noce moscata e cannella e accompagnata da fette di pane bianco, il tutto presentato in una coppa di acero (come la grolla dell’amicizia valdostana – che però ha come ingrediente principale il vino).
2) per ricevere i questuanti si seguiva un certo rituale, la persona preposta all’accoglienza indossava il suo vestito migliore e portava una spilla d’argento cerimoniale
3) il cane di Langport potrebbe essere il riferimento ad un aneddoto storico locale ma anche il nome locale dato alla costellazione del Cane Maggiore la cui coda è la luminosa stella Sirio nella prima notte che si vede sorgere subito dopo il tramonto (e che indica il tempo giusto per andare a wassailing)

apple-wassailing

APPLE TREE WASSAIL

Così scrive Roy Palmer “On Twelfth Eve, in Devonshire, it is customary for the farmer to leave his warm fireside, accompanied by a band of rustics, with guns, blunderbusses, etc., presenting an appearance which at other times would be somewhat alarming. Thus armed, the band proceed to an adjoining orchard, where is selected one of the most fruitful and aged of the apple trees, grouping round which they stand and offer up their invocations in the following doggerel rhyme: “Here’s to thee/ Old apple tree!/ Whence thou mayst bud,/ And whence thou mayst blow,/ And whence thou mayst bear,/ Apples enow:/ Hats full,/ Caps full,/ Bushels,/ bushels, sacks full,/ And my pockets full, too!/ Huzza! huzza!” The cider-jug is then passed around, and with many a hearty shout, the party fire off their guns, charged with powder only, amidst the branches.” (tratto qui)

In questa versione si aggiunge una strofa parlata che è una formula magica per invocare la fertilità
Hatfulls, capfulls, three-bushel bagfulls,
Little heaps under the stairs.
Hip hip hooray!

ASCOLTA The Whateverly Brothers


I
O lily-white lily, o lily-white pin (2),
Please to come down and let us come in!
Lily-white lily, o lily-white smock,
Please to come down and pull back the lock!
Chorus:
(It’s) Our wassail jolly wassail!
Joy come to our jolly wassail!
How well they may bloom, how well they may bear
So we may have apples and cider next year.
II
O master and mistress, o are you within?
Please to come down and pull back the pin
O lily-white lily, o lily-white pin,
Please to come down and let us come in!
Lily-white lily, o lily-white smock,
Please to come down and pull back the lock!
III
There was an old farmer and he had an old cow,
But how to milk her he didn’t know how.
He put his old cow down in his old barn
And a little more liquor won’t do us no harm.
Harm me boys harm, harm me boys harm,
A little more liquor won’t do us no harm.
IV
O the ringles and the jingles
and the tenor (4) of the song goes
Merrily merrily merrily.
O the tenor of the song goes merrily.
Spoken:
Hatfulls, capfulls, three-bushel (5)
bagfulls,
Little heaps under the stairs.
Hip hip hooray!
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
O cameriera con la spilla d’argento (2),
sei pregata di scendere e di farci entrare in casa!
O cameriera dal grembiule bianco,
sei pregata di scendere e di sbloccare la serratura!
CORO
Il nostro brindisi, l’allegro brindisi,
la gioia viene al nostro allegro brindisi!

Che essi ben fioriscano e portino abbondanza
così che si possa avere mele e sidro il prossimo anno.
II
O padrone e padrona siete
in casa?
Siete pregati di scendere e tirare indietro il paletto!
O cameriera con la spilla d’argento,
sei pregata di scendere e di farci entrare in casa!
O cameriera dal grembiule bianco,
sei pregata di scendere e di sbloccare la serratura!
III
C’era un vecchio contadino e aveva una vecchia mucca,
ma non sapeva come fare per mungerla,
ha messo la sua vecchia mucca nel suo vecchio fienile
così un po’ più di liquore non ci farà male.
Non ci farà male ragazzi, Non ci farà male ragazzi
un po’ più di liquore non ci farà
male!

IV
Oh i coretti e i ritornelli
e la melodia (4) della canzone va avanti
allegramente, oh la melodia della canzone va allegramente!
Parlato:
Cappelli, berretti pieni, sacchi di tre moggi pieni (5),
un piccolo mucchio sotto le scale,
evviva

NOTE
4) nel senso di cantus firmus
4) il bushel (traducibile in italiano come “moggio” o “staio”) è una vecchia unità di misura che equivale alla quantità contenuta in un tipico cesto a due manici utilizzato per la raccolta delle mele.

continua

FONTI
http://piereligion.org/applewassail.html
http://mainlynorfolk.info/watersons/songs/appletreewassail.htmlhttp://www.ecoenchantments.co.uk/myogham_applepage.html

LE BELLE FANCIULLE NELLE CELTIC SONGS

Nelle Celtic Songs ci sono un sacco di belle fanciulle che vagano per la brughiera nelle ore più strane, qui in particolare a confronto due testi molto simili, il primo di provenienza scozzese l’altro irlandese. Per l’atmosfera romantica e nostalgica sono delle tipiche drinking songs perfette per pub ed eventi conviviali. La melodia è stata ripresa anche da Bob Dylan per la composizione di una canzone di protesta dal titolo “The Walls of Red Wing” molto conosciuta negli anni 60.
Si tratta di “Road to Dundeee” (The Road & The Miles To Dundee) e di “Sweet Carnlough (o Carnloch) Bay” essendo Dundee una popolosa cittadina della Scozia vicina al mare (sede da qualche anno di un grande Festival, il Dundee Scottish Festival of the Finger Lakes- mese di settembre) e Carnlough Bay un paesino sulla costa nord-est d’Irlanda.

La storia delle due canzoni è proprio uguale: più dettagliata nella versione scozzese di 8/9 strofe, più ridotta nella versione irlandese di sole 4 strofe, le prime due e l’ultima sono quasi identiche. Una ragazza chiede le informazioni per raggiungere una località sul mare e un giovanotto si offre di accompagnarla per spiegarle la strada. E fin qui niente di strano, se non che siamo in pieno inverno, allo spuntare dell’alba e al momento della separazione i due si scambiano dei pegni (un anello e un non meglio definito borsellino da parte della ragazza e una spilla d’oro da parte del ragazzo). Nella versione irlandese l’addio è suggellato invece con una bevuta al pub di Pat Hamill.

Non è dato sapere se i due viaggiassero a piedi o con qualche mezzo, né cosa ci facesse una ragazza per strada all’alba e tutta sola, certamente non era  di alto o medio ceto, perchè i suoi genitori o parenti non l’avrebbero mai lasciata andare per strada da sola; una popolana dunque, ma non guardiana di bestie che d’inverno stanno nelle stalle, forse una contadinella/lattaia o una venditrice ambulante che portava la sua merce al più vicino mercato. Enigmatico resta lo scambio di regali tra i due, se qualcuno avesse delle idee in merito..

ROAD TO DUNDEE

Il brano è conosciuto e popolare anche in Canada, alcuni ricercatori suppongono che abbia un’origine relativamente recente e che sia stato diffuso in Scozia e Irlanda da una famiglia di venditori ambulanti McKay o McKie.
Nel noto sito di The Mudcat Cafè nella discussione sulla paternità del brano la signora Mary McKay dichiara di essere una discendente di tale famiglia e così scrive: “I know who the Poet McKay is . He was Richard McKay, born Armagh 1800 and died in Blairgowrie Scotland in 1897. He was a direct ancestor of mine. According to my family he also wrote ‘The Road and the Miles to Dundee’, the Scottish version of ‘Sweet Carnlough Bay’. He was a hawker himself as were most of my ancestors at that time” (in italiano=Io so chi è il poeta McKay. Era Richard McKay nato a Armagh nel 1800 e morto a Blaigowrie in Scozia nel 1897. Era un mio antenato e in famiglia sappiamo che ha scritto ‘The Road and the Miles to Dundee’ la versione scozzese di ‘Sweet Carnlough Bay’. Era un venditore ambulante come molti dei miei antenati in quel periodo.)

Una versione del testo è stata stampata nel 1908 nella rubrica settimanale curata da Gavin Greig del “The Buchan Observer” (contea di Aberdeen), di melodie se ne conoscono due una del 1930 pubblicata in “Bothy Songs and Ballads” a cura di John Ord e l’altra del 1939 in “Irish Ballads” di Colm O’Lochlainn che è quella più utilizzata.

ASCOLTA Bert Jansch la melodia su voce e chitarra con l’aggiunta del tin whistles a circa metà brano, molto delicata la chiusura finale

I
Cold winter was howlin’ o’er moorland and mountain
And wild was the surge of the dark rolling sea
When I met about daybreak a bonnie young lassie
Who asked me the road and the miles to Dundee.
II
Says I, “My young lassie, I canna weel tell ye,
The road and the distance I canna weel gie,
But if you’ll permit me to gang a wee bittie,
I’ll show you the road and the miles to Dundee.”
III
The lassie consented and gie (1) me her airm
Not a word did I speir (2) wha the lassie micht be
She appeared like an angel in feature and form
As she walked by my side on the road to Dundee.
IV
At length wi’ the Howe o’ Strathmartine (3) behind us
The spires o’ the toon in full view we could see,
She said, “Gentle sir, I can never forget ye
For showin’ me so far on the road to Dundee.
V
This ring and this purse please accept as a token (4)
And surely there’s somethin’ that ye can gi’e me,
That in years to come I’ll the laddie remember
Who showed me the road and the miles to Dundee?”
VI
I took the gold pin frae the scarf on my bosom,
And said, “Tak’ ye this, in remembrance o’ me”,
And bravely I kissed the sweet lips o’ the lassie
And I pairted frae her on the road to Dundee.
VII
So here’s tae the lassie; I canna forget her,
And ilka young laddie (5)  wha’s listenin’ to me,
O never be sweir (6) to convey a young lassie,

Though it’s only to show her the road to Dundee
TRADUZIONE di Cattia Salto
Il freddo inverno ululava sulla brughiera e la montagna
e furiosa era l’onda del profondo mare increspato
quando all’alba t’incontrai una bella ragazza ,
che mi chiese la strada e la distanza per Dundee.
II
Dissi “Ragazzina, posso ben dirti la strada e quante miglia mancano
se tu mi permetti di accompagnarti per un pezzo,
così ti mostrerò la strada e la distanza per Dundee.”
III
Subito la ragazza acconsentì e mi diede il braccio,
e io non dissi una parola su chi potesse essere quella ragazza,
sembrava un angelo nella forma e nei modi,
mentre mi camminava accanto per la strada di Dundee.
IV
Alla fine con il quartiere di St Martin (3) dietro di noi,
le guglie della città riuscimmo a vedere in pieno,
lei disse “Caro signore, non potrò mai dimenticarmi di voi,
che mi avete mostrato la strada per Dundee.
V
Questo anello e questa borsa vi prego di accettare come pegno (4)
e di certo ci sarà qualcosa che voi potete darmi in cambio,
che negli anni a venire mi ricorderanno il ragazzo che mi ha mostrato la strada per Dundee?”
VI
Presi la spilla d’oro della sciarpa sul mio petto
e le dissi “Prendete questo come mio ricordo”
E arditamente baciai le dolci labbra della fanciulla
e mi separai da lei per la strada di Dundee.
VII
Quindi ecco il racconto della fanciulla che non posso più dimenticare
e che ogni giovane ragazzo (5) che è in ascolto,
non sia mai riluttante a parlare con una giovane ragazza
anche se solo per mostrarle la strada per Dundee.

NOTE
1) gie – give
2) speir – speak
3) Howe of Strathmartine si trova a nord di Dundee. Dove il fiume Tay si tuffa nel Mare del Nord, sulla sponda settentrionale dell’ampio estuario, sorge la quarta città più popolosa della Scozia continua
4) dei regali un po’ impegnativi per due che si sono solo stretti il braccio lungo la strada!
5) “lad”, “laddie” significa “ragazzo”, “giovanotto”, oppure “figliolo” (il plurare è lads oppure laddies
6) sweiter= sweer riluttante

SWEET CARNLOUGH BAY

Carnlough o Carnloch Bay è una piccola città portuale sulla costa nord-est d’Irlanda, la melodia è vagamente simile a “The Road to Dundee”, di certo la storia raccontata è identica.

ASCOLTA The Wolfe Tones


I
When winter was brawling o’er high hills and mountains
And dark were the clouds o’er the deep rolling sea
I spied a fair lass as the daylight was dawning
She was asking the road to sweet Carnlough Bay.
II
I said, “My fair lass, I surely will tell you
The road and the number of miles it will be
but if you consent I’ll convey you a wee bit
then I’ll show you the road to sweet Carnlough Bay.
III
You turn to the right and go down to the churchyard
Cross over the river and down by the sea
We’ll stop at Pat Hamill’s (7) and have a wee drop there
Just to help us along to sweet Carnlough Bay.
IV
Here’s a health to Pat Hamill, likewise the dear lassie
And all you young laddies (5) who’re listening to me
And ne’er turn your back on a bonnie young lassie
When she’s asking the road to sweet Carnlough Bay.
TRADUZIONE di Cattia Salto
I
Quando l’inverno soffiava sulle alte colline e montagne
e nere erano le nubi sopra il profondo mare increspato,
vidi una bella ragazza appena la luce del giorno stava nascendo,
chiedeva la strada per l’amata Carnlough Bay.
II
Dissi ” Mia cara ragazza, di certo ti dirò la strada e quante miglia mancano
e se tu mi permetti, ti accompagnerò per un pezzo,
così ti mostrerò la strada per l’amata Carnlough Bay.
III
Giri a destra e scendi fino al cimitero, attraversi il fiume e raggiungi la riva del mare,
ci fermeremo al pub di Pat Hamill e ci faremo un goccio là,
giusto per darci forza (lungo la strada) per l’amata Carnlough Bay.
IV
Ecco, alla salute di Pat Hamill, così come alle belle ragazze
e a tutte voi ragazzi (5) che mi state ascoltando,
non voltate mai le spalle a una graziosa giovane ragazza quando chiede la strada per l’amata Carnlough Bay

NOTE
7) nome di un pub tutt’ora esistente che adesso si chiama “The Glencloy Inn”

PER VISITARE Carnlough Bay
Causeway Coastal Route scenari da sogno Poi, miglio dopo miglio di scenari così uguali e così diversi, sono arrivato a Carnlough. Mi sono fermato proprio davanti al suo porticciolo: un presepe di pescherecci variopinti che trovano rifugio in questo angolo sicuro. Il villaggio, 1500 anime soltanto, è diventato famoso quando un “tale” di nome Wiston Churchill acquistò il Londonderry Arms Hotel, costruito nel 1848 e ancora oggi in funzione con le sue 35 camere. L’albergo è una base ideale per scoprire le attrattive della zona: i nove Glens di Antrim e le cascate di Glenariff, circondate dai boschi del Forest Park dove si può camminare per ore tra radure ondulate. continua

FONTI
https://mainlynorfolk.info/folk/songs/theroadtodundee.html
The Walls of Red Wing vedi
The Mudcat Cafè
vedi

THE PARTING GLASS

“The parting glass” si traduce un po’ liberamene in italiano con “Il bicchiere della staffa” ed è la classica canzone degli addii o di saluto in un pub a fine serata, popolare sia in Irlanda che in Scozia, le cui origini si possono far risalire al 1600.
“Parting is such sweet sorrow” (partire è un dolore così dolce) dice Shakespeare proprio come questa canzone triste ma piena di amore per la vita! Chi canta deve partire (o morire) e lo fa senza rimpianti perché si è divertito in buona compagnia e non ha mai fatto del male agli altri (o perlomeno così dice, anche se non si tratta certo di un santo!!): nel momento dell’addio non vuole ricordare gli errori commessi e preferisce brindare alla salute degli amici.

LE ORIGINI SCOZZESI

rapparee001_0Nelle approfondite note storiche riportate da Jürgen Kloss si documenta lo spartito di un brano intitolato “Goodnight and god be with you” (da un manoscritto del regno di Re Giacomo VI e riportato nel libro “Ancient scotish melodies” di William Dauney pubblicato nel 1838) – del tutta diversa dalla melodia attuale e una variante del brano anche riportato nella Raccolta di Henry Playford (Collection of Original Scotch Tunes -1700) più simile alla partitura che noi conosciamo.
Anche per il testo si rimanda ai Broadsides risalenti a metà del 1600 e si ripercorrono varie pubblicazioni nel 1700 e 1800 tra cui l'”Armstrong Goodnight” di Sir Walter Scott (1821). Fu proprio Sir Scott a riferire di aver ripreso i versi dell’Addio dalla composizione originale di un componente della famiglia Armstrong uno dei tanti Border reivers, ossia predoni scozzesi e inglesi che vivevano sui rispettivi confini e ne compivano razzie; questo predone venne condannato a morte per l’uccisione di un nobile scozzese e scrisse una lettera d’addio nell’ultima notte della sua vita. Tuttavia della lettera non esiste documentazione tranne la parola (secondo Jürgen Kloss non veritiera) dello scrittore. Lo stesso Robert Burns si è cimentato con il tema sulla scia della popolarità raggiunta dall’Addio. Ma il precursore dell’attuale Parting glass, fu di un anonimo poeta scozzese di chapbooks: “Good night and joy be with you all” che fu stampato da Thomas Duncan nel primo decennio del 1800, le prime due strofe sono identiche, con alcune minime variazioni, la popolarità del chapbook ha fatto il resto.

LA POPOLARITA’ IN IRLANDA

Jürgen Kloss sempre nelle note storiche si domanda come abbia fatto la canzone a diffondersi anche in Irlanda e riferisce che la versione più antica conosciuta risale a un Broadside pubblicato intorno al 1830, in una versione sicuramente derivata dal chapbook scozzese, quindi prosegue con il raffronto tra tante altre versioni e pubblicazioni lungo il restante periodo dell’800 fino a rintracciare tutte tre le strofe della versione moderna della canzone.

LA MELODIA IRLANDESE

La melodia con il titolo “Sweet Cootehill town” si ritrova in “Old irish folk music and songs” di PW Joyce -1919. La versione moderna è invece stampata nelle “Irish street ballads” di O Lochlainn- 1939, praticamente identica alla prima registrazione dei Clancy Brothers del 1959.
Jürgen Kloss chiude la ricerca storica sottolineando come alla fine un brano così popolare sia frutto di un anonimo poeta di strada (che ha lasciato indietro le opere di autori più prestigiosi tra cui Sir Alexander Boswell e lo stesso Robert Burns) e che una melodia irlandese di origine sconosciuta abbia superato un brano ancora più antico che era stato popolare per quasi 300 anni.

IL BICCHIERE DELLA STAFFA

Il brano ha assunto una vasta popolarità nel folk revival degli anni 60, proposto immancabilmente dai gruppi irlandesi come brano finaDis von don't countle dei propri concerti, ripreso dai The Dubliners, ha una lunga lista di eccellenti interpreti, ma la versione in assoluto che preferisco è quella di Sinéad O’Connor, più magica la versione di Loreena McKennitt, più vicino all’inno quella dei The High Kings.

Il brano  mantiene per lo più un andamento accorato, seconda la tradizione del lament ossia del compianto funebre, ovvero  secondo la tradizione del “farewell” dei condannati a morte (più o meno meritevoli della sentenza) scritto per i posteri la notte prima in attesa della sentenza, o declamato (cantato) davanti al patibolo.

ASCOLTA Sinéad O’Connor dal Cd “Sean Nos Nua” 2002 (un cd da collezione)

ASCOLTA Loreena McKennitt dal Cd “The Wind That Shakes the Barley” 2010 (la versione più “eterea”)

ASCOLTA The High Kings dal Cd d’esordio omonimo 2008


I
Of all the money e’er I had,
I spent it in good company.
And all the harm I’ve ever done,
alas it was to none but me.
And all that I’ve done for want of wit,
to memory now I can’t recall.
So fill to me the parting glass,
Goodnight, and joy be to you all.
II
Oh, if I had only enough to spend,
and leisure time to sit a while
There is a fair maid in this town,
who sorely has my heart beguiled.
Her rosy cheeks and ruby lips,
I own she has my heart enthralled.
So fill to me the parting glass.
Goodnight and joy be to you all.
III
Of all the comrades e’er I had,
they’re sorry for my going away,
And all the sweethearts e’er I had ,
they’d wish me one more day to stay,
But since it falls into my lot
that I should rise and you should not,
I’ll gently rise and softly call,
“Goodnight and joy be to you all!”
TRADUZIONE di CATTIA SALTO*
I
Spesi in buona compagnia
tutti i soldi che avevo,
e tutto il male fatto
ahimè lo feci solo a me stesso.
E tutto quello che ho fatto di insensato (1), ora non mi riesce di ricordare.
Così riempimi il bicchiere della staffa(2), buonanotte, e felicità (3)
II
Ah, se avessi ancora altro da spendere e tempo da passare per fermarmi un poco.. c’è una bella ragazza in città, e mi ha proprio sedotto. Guance di ciliegia e labbra rubino, lo confesso,
lei ha imprigionato il mio cuore.
Così riempimi il bicchiere della staffa Buonanotte, e felicità a tutti.
III
Tutti i compagni che avevo,
sono dispiaciuti per la mia partenza
e tutte le innamorate che avevo,
mi vorrebbero per un giorno ancora, ma finchè è in mio potere che io possa alzarmi(4) e voi no, mi alzerò piano e con discrezione annuncerò: “Buonanotte, e felicità a tutti”.

NOTE
* (il linguaggio utilizzato è  picaresco, ma l’ho tradotto più semplicemente)
1) privo di scopo (buon senso)
2) letteralmente: il bicchiere dell’addio
3) letteralmente: la gioia sia con tutti voi.
4) da intendersi nel senso di capacità di restare ancora saldo sulle proprie gambe, per la verità un po’ traballanti, dopo una serata trascorsa a brindare con gli amici prima della partenza

FONTI
Per l’approfondimento si rimanda all’ottimo articolo di Jürgen Kloss VEDI

UN BALLO DI NATALE DI EPOCA REGENCY

Sir Roger de Coverley” è  un tipico ballo di Epoca Regency  in onore alla stagione invernale, abbastanza simile alla Scottish Country Dance detta “The Haymakers” (anche se le  melodie sono diverse essendo l’una una slip jig  l’altra una jig)

Il maestro di danza Thomas  Wilson pubblicò nel 1815 un libretto con tutte i diagrammi e le  “istruzioni scientifiche” per l’apprendimento dell”English Country  Dancing” (The complete system of English Country Dancing). La danza era indicata come ideale danza di chiusura alla fine del ballo, è fatta risalire  dall’autore a circa 100 anni prima. La danza era già presente nella nona  edizione del Dancing Master di Playford (1695)  anche se Thomas Wilson la semplificò.

E’ la danza citata da Charles  Dickens nel suo “A Christmas  Carol” (1843) nel ballo natalizio di Mr Fezziwing. Il Christmas Ball del Signor Fezziwig era offerto per la sua famiglia, gli amici e i  suoi impiegati e Scrooge rivive quel ballo con il  Fantasma del Natale Passato. Nel XIX sec la danza si diffuse anche in America  anticipando lo sviluppo della Virginia Reel.

Rappresentare queste danze mediante schemi e spiegazioni è sempre un po’ macchinoso, si parte dal presupposto che chi legge abbia già un minimo di infarinatura in merito e utilizzi gli appunti come promemoria. La melodia è una slip jig in 9/8  con i passi contati da 6 in 6 (oppure 12 per tutta la sequenza). La danza si  suddivide in due parti: nella prima i movimenti si svolgono tra i danzatori  all’inizio e alla fine della fila lungo le diagonali. Nella seconda sono  coinvolti tutti i danzatori con semplici figure (fontana, ponte)

SCHEMA DELLA DANZA
DIPOSIZIONE COPPIE: Sir Roger de Coverley

in lunghe file. E’ tuttavia preferibile fare gruppi di 5 o 6 coppie al massimo.
PASSO: saltato, ma anche camminato.
PRIMA PARTE
SALUTI
PRIMA FIGURA  partono insieme A e B
DONNA A (alla destra di tutte le donne) e UOMO B (alla  destra di tutti gli uomini)
1-3 si sposta lungo la diagonale fino al punto C
4-7 inchino
8-12 ritorna al suo posto

DONNA B e UOMO A (all’altra estremità della fila)
1-3 si sposta lungo la diagonale fino al punto C
4-7 inchino
8-12 ritorna al suo posto

Sir Roger 1

DIAGONALI
PRIMA DIAGONALE partono insieme A e B
DONNA A (alla destra di tutte le donne) e UOMO B (alla  destra di tutti gli uomini)1-3 si sposta lungo la diagonale fino al punto C
4-7 girano insieme sul posto dandosi la mano destra
8-12 ritorna al suo posto

DONNA B e UOMO A (all’altra estremità della fila)
1-3 si sposta lungo la diagonale fino al punto C
4-7 girano insieme sul posto dandosi la mano destra
8-12 ritorna al suo posto

SECONDA DIAGONALE partono insieme A e B
DONNA A (alla destra di tutte le donne) e UOMO B (alla destra  di tutti gli uomini)1-3 si sposta lungo la diagonale fino al punto C
4-7 girano insieme sul posto dandosi la mano sinistra (FIG 2)
8-12 ritorna al suo posto

DONNA B e UOMO A (all’altra estremità della fila)
1-3 si sposta lungo la diagonale fino al punto C
4-7 girano insieme sul posto dandosi la mano sinistra
8-12 ritorna al suo posto

FIG 2
FIG 2

TERZA DIAGONALE
DONNA A (alla destra di tutte le donne) e UOMO B (alla destra  di tutti gli uomini)Nel punto C girano insieme sul posto dandosi tutte e due le mani

DONNA B e UOMO A (all’altra estremità della fila)
Nel punto C girano insieme sul posto dandosi tutte e due  le mani

QUARTA DIAGONALE
DONNA A e UOMO B
Nel punto C passo del dos s dos (schiena contro schiena)

DONNA B e UOMO A
Nel punto C passo del dos s dos (schiena contro schiena)

GALOP
SECONDA FIGURA: GALOP
UOMO A e DONNA A (ovvero la coppia capofila):
1-6 saltelli laterali all’interno della fila tenendosi le  mani
7-12 saltelli laterali direzione inversa

SECONDA PARTE
CATENA ovvero disegno della SERPENTINA + GALOP ritorno
PRIMA FIGURA

La coppia capofila A (la donna ha la forma del  diamante e l’uomo quella del cerchio) si incrocia nel punto C la donna si  trova quindi a girare attorno al secondo danzatore della fila degli uomini  (passando all’esterno) e l’uomo si trova a girare attorno alla seconda danzatrice  della fila delle donne (passando all’esterno) quindi per disegnare la figura  di ∞ la coppia A si incrocia nel punto D e così di seguito (alternando  la fila degli uomini con la fila delle donne)

Dettaglio catena: DIAMANTE A: la donna A incrocia prima in C con uomo A poi  punta verso la fila degli uomini e passa all’esterno del secondo uomo della  fila, quindi punta verso la fila delle donne, si incrocia nel punto D con  uomo A e passa all’esterno della terza donna della fila e così di seguito. CERCHIO A: al contrario della dama

Arrivati alla fine della fila la coppia A si tiene per  mano e con il passo di Galop ritorna alla postazione capofila e si tengono  solo con le mani interne.

FONTANA
SECONDA FIGURA
La donna gira le spalle  alla sua fila delle donne (lasciano la mano all’uomo) e passa all’esterno  della fila, seguita da tutte le altre donne della fila, contemporaneamente  l’uomo gira le spalle alla sua fila degli uomini (lascia la mano alla donna)  e passa all’esterno della fila, seguito da tutti gli altri uomini della fila,  quando arrivano all’estremità della coda la coppia A alza il PONTE con le  mani

FIG 3
FIG 3

PONTE
TERZA FIGURA
La coppia capofila A alza il PONTE come da FIG 3 e tutte le altre coppie ci passano sotto tenendosi per mano: la seconda coppia passa a essere la prima della fila

christmas-holiday-party-with-dancing

e…  ricomincia la danza

VIDEO: Jane Austen Ball 2012 VEDI

DRIVE THE COLD WINTER AWAY

Per salutare i 12 giorni del Natale (e soprattutto le notti) e per scacciare fuori il freddo inverno, un canto natalizio della tradizione inglese risalente all’epoca elisabettiana noto anche con i titoli “In Praise of Christmas” o “All Hail to the Days” un invito a trascorrere il periodo natalizio (che nel Medioevo era fissato in 12 giorni) in modo festoso e spensierato, tra lauti banchetti e divertimenti in buona compagnia.
Il testo è tratto dalla Collezione Roxburghe (sono 5 libri in 4 volumi con 1500 ballate pubblicate in inglese dal 1567 al 1790, oggi al British Library). L’autore è anonimo e il testo viene datato intorno al 1625. A volte è erroneamente attribuito a Tom Durfey (1653-1723). Riportato anche in A Christmas Garland A.H. Bullen – Londra 1885 e in All Hail to the Days, Broadside del XVII sec.

La melodia è riportata da John Playford (1623-1686) che nel suo “The English Dancing Master“, 1650 con il titolo “Drive the cold winter away” in cui sono elencati i passi della danza. vedi

DODICI GIORNI DEL NATALE

Anticamente era la notte del Solstizio d’Inverno in cui si iniziava a contare i 12 giorni del Natale: dal 21 dicembre al primo di gennaio, oggi il conto parte dal 26 dicembre ovvero il “Giorno Santo” e si conclude il 6 gennaio, con l’Epifaniache tutte le feste spazza via“.

brindisi-natale

ASCOLTA St. George’s Canzona. Il gruppo inglese di musica antica interpreta la canzone come doveva essere cantata e suonata nel 1600
(al momento non ci sono video su youtube, ma si può ascoltare tutto il cd su Spotify)
oppure ASCOLTA Owain Phyfe 

ASCOLTA Irish Descendants in The Gift 2002. Il gruppo canadese la propone in una versione moderna più da Celtic ballad.

ASCOLTA Horslips in Drive the cold winter away, 1975; il gruppo celtic rock di Dublino propone il brano in un bell’arrangiamento strumentale: la chitarra per la struttura ritmica del brano, prima il flauto e poi il violino per la parte melodica (perfetta la danza omonima)

ASCOLTA Gian Castello (ormai felicemente trasferitosi in Irlanda) in “To Drive the Cold Winter Away” 2011

ASCOLTA Loreena McKennitt in “To drive the cold winter away” 1987 che ha registrato tutto il cd in una chiesa in Ontario e in un monastero in Irlanda. Essenziale e scarno incentrato su una vocalità angelica, il Cd come scrive la stessa autrice “As a child my most vivid impression of music for the winter season came from songs and carols recorded in churches or great halls, rich with their own unique ambience and tradition. In that spirit, I have ventured into several similar locations that I have come to cherish in my travels.”

La ballata “Drive the cold winter away” è composta da 12 strofe, (il testo è riportato integralmente in vedi) le strofe di “In Praise of Christmas” sono invece solo 4, ovvero quelle riportate.


I
All hail to the days that merit more praise
Than all the rest of the year,
And welcome the nights that double delights
As well for the poor as the peer!
Good fortune attend each merry man’s friend,
That doth but the best that he may;
Forgetting old wrongs, with carols and songs,
To drive the cold winter away.
II
‘Tis ill for a mind to anger inclined
To think of small injuries now;
If wrath be to seek do not lend her thy cheek
Nor let her inhabit thy brow.
Cross out of thy books malevolent looks,
Both beauty and youth’s decay,
And wholly consort with mirth and with sport
To drive the cold winter away.
III
This time of the year is spent in good cheer,
And neighbours together do meet
To sit by the fire, with friendly desire,
Each other in love to greet;
Old grudges forgot are put in the pot (2),
All sorrows aside they lay;
The old and the young doth carol this song
To drive the cold winter away.
IV
When Christmas’s tide come in like a bride
With holly and ivy clad,
Twelve days in the year much mirth and good cheer
In every household is had;
The country guise is then to devise
Some gambols of Christmas play,
Whereat the young men do best that they can
To drive the cold winter away.
TRADUZIONE di Cattia Salto
I
Un saluto ai giorni che meritano più lode
di tutto il resto dell’anno
e benvenute le notti che raddoppiano i piaceri (1)
ai poveri come ai ricchi!
Buona fortuna accompagni l’amico di ogni uomo felice
che fa soltanto del suo meglio;
dimentichiamo i vecchi torti, con inni e canti
per scacciare via il freddo inverno.
II
E’ sbagliato per uno spirito incline alla collera pensare ora ai piccoli torti;
se l’ira ti cerca non porgerle la guancia
non lasciarla dimorare nella testa;
cancella dai tuoi libri le espressioni malevoli
e anche lo svanire della bellezza e della gioventù:
unisciti completamente alla gioia e al divertimento
per scacciare via il freddo inverno.
III
Questa stagione dell’anno si trascorre nel buon umore e in compagnia dei vicini per sedersi accanto al fuoco, con cordiale amicizia,
e salutarsi l’un l’altro con amore;
i vecchi rancori dimenticati sono mandati in soffitta (2),
ogni dolore messo da parte
i vecchi e i giovani cantano questa canzone
per scacciare via il freddo inverno..
IV
Quando il tempo di Natale arriva come una sposa
agghindata con agrifoglio ed edera
i 12 giorni dell’anno più in allegria e buon umore
si trascorrono in ogni famiglia;
l’usanza campagnola è quindi di inventare
delle capriole per divertirsi a Natale,
così anche i fanciulli fanno del loro meglio
per scacciare via il freddo inverno.

NOTE
1) si presume sia riferito ai piaceri matrimoniali che si trascorrono nel letto
2) “to put in the pot” letteralmente mettere nel boccale o anche mettere nella pentola

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/drive-cold-winter.htm
http://www.pbm.com/~lindahl/playford_1651/046small.html
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/drive_the_cold_winter_away.htm

THE WREN SONG E LA CACCIA ALLO SCRICCIOLO

wrenSopravvissuta in Irlanda fino ai nostri giorni la caccia dello scricciolo è un rituale pan-celtico che si svolge il 26 dicembre: secondo la tradizione celtica lo scricciolo era il simbolo di Lugh, Figlio della Luce trionfante e il suo sacrificio, un tributo in sangue agli spiriti della Terra nel Solstizio d’Inverno, era una supplica per ottenere favori e fortuna, ma anche un sacrificio solare (la luce che riprende vigore dopo il solstizio riceve energia dal sangue del suo simulacro). L’uccisione dello scricciolo e la distribuzione delle sue piume avrebbe portato salute e fortuna agli abitanti del villaggio. continua

La canzone dello scricciolo rievoca un rito dalle oscure origini che affondano nella tradizione celtica. Il più piccolo dei passeri, lo scricciolo, (termine che si usa anche per vezzeggiare un bambino molto piccolo) era chiamato in latino reguluspiccolo re” e con questo appellativo era conosciuto in tutta Europa (re di macchie, re di siepi, re di tutti gli uccelli o anche piccolo zar). Un uccello tanto piccolo ma dal canto potente, il più squillante e armonioso. Animale sacro la cui uccisione era considerata tabù e portatrice di sventura, ma non durante il tempo di Yule.

LA LOTTA TRA PETTIROSSO E SCRICCIOLO

Nel suo libro La dea bianca, Robert Graves spiega che nella tradizione celtica, la lotta tra le due parti dell’anno, è rappresentata dalla lotta tra il re-agrifoglio (o vischio), che rappresenta l’anno nascente e il re-quercia, che rappresenta l’anno morente. Al solstizio d’inverno il re-agrifoglio vince sul re-quercia, e viceversa per il solstizio d’estate  (continua)
Nella tradizione orale, una variante di questa lotta è rappresentata dal pettirosso e lo scricciolo, nascosti tra le foglie dei due rispettivi alberi. Lo scricciolo rappresenta l’anno calante, il pettirosso l’anno nuovo e la morte dello scricciolo è un passaggio di morte-rinascita. Scrive James Frazer nel “Ramo d’oro “Uno scrittore del secolo XVIII dice che in Irlanda lo scricciolo “viene ancora acchiappato e ucciso dai contadini il giorno di Natale e quello successivo (il giorno di Santo Stefano); e viene portato in processione attaccato ad una zampetta… e in ogni villaggio si fa una processione di uomini, donne e bambini che cantano una ballata irlandese in cui si dice che questo è il re di tutti gli uccelli”. Fino ai nostri giorno (l’inizio del secolo XX) la caccia dello scricciolo si fa ancor in alcune parte del Leinster e del Connaught”

wren-boys
Parade of Wren Bush & Boys, 1850

LA QUESTUA E IL BANCHETTO

Dopo aver ucciso lo scricciolo e averlo portato in giro per il villaggio per raccogliere farina o pane, burro e uova, si seppelliva il corpo con un funerale e si procedeva a preparare un dolce tipico di Natale, il “pudding bag
Nella forma di più antica attestazione, che è anche la più semplice, la cerimonia (che si tiene sempre il 26 dicembre, giorno di S. Stefano o “Giorno dello Scricciolo”) iniziava con l’inseguimento di un vero scricciolo che infine veniva lapidato. Il suo corpo era quindi deposto in una scatola o gabbia stupendamente decorata con rami di sempreverdi, nastri colorati e frutti (detti perllan o “frutteto” in gallese) che veniva fissata all’estremità di un palo e portata in parata di casa in casa da una compagnia di danzatori, cantanti e musicisti in costume. La composizione specifica dei personaggi variava ma, almeno in Irlanda, includeva sempre un uomo travestito da “megera” (cailleach) e un cavallino chiamato Lair Bhan (“Giumenta Bianca”). Ovunque fossero accolti, i “ragazzi dello scricciolo”  eseguivano una performance di danza, clownerie e musica nuova e vecchia (parte della quale riferita specificamente all’occasione), e quindi chiedevano la carità “per seppellire lo scricciolo”. In effetti, si trattava più precisamente di soldi non per seppellire lo scricciolo, dato che si riteneva che il suo corpo portasse sfortuna; per vendicarsi, i figuranti di alcune comunità si sbarazzavano infine del cadaverino deponendolo sulla terra della casa che li aveva accolti più miseramente o in modo scortese nel corso della giornata. In altre aree, la sepoltura dello scricciolo era un rituale elaborato e il corpo veniva lasciato in un luogo “liminale” (per esempio sulla riva, né sulla terra, né in mare) dove il suo influsso veniva così neutralizzato. (tratto da Il tempo dei celti. Miti e riti: una guida alla spiritualità celtica di Alexei Kondratiev)

Inizio con una carrellata di antiche melodie celtiche dedicate allo scricciolo.
ASCOLTA “The Wren” reel arrangiamento per mandola (o irish bouzouki che dir si voglia) anche con il titolo An dro (perchè è un andrò bretone) qui

ASCOLTA ghironda

VIDEO Danza originaria dall’Isola di Man

ASCOLTA’The Wren! The Wren!’: The Dingle Set “A Celtic Christmas”

Seguitemi allora in questo viaggio per la campagna britannica e per l’Irlanda! seconda parte
e
 in Bretagna continua

APPROFONDIMENTO
http://ontanomagico.altervista.org/wren-song.htm

WASSAILING: GOWER WASSAIL

Gower è una penisola nel Sud del Galles, molto rinomata per la sua bellezza naturale, con le sue coste ricce di piccole baie rocciose o sabbiose e sentieri pedonali, e piccoli villaggi ancora prettamente rurali.
Così ancora forti sono le tradizioni legate ai riti stagionali come il wassailing

Struttura del brano:
Strofa I: reclame bevanda con la richiesta di aprire la porta per far entrare i questuanti
Strofa IV: richiesta di far venire la cameriera (o il maggiordomo) per portare del cibo o un’offerta in denaro
Strofa V: si brinda alla salute della famiglia, alla prosperità del bestiame e dei raccolti.
Strofa VI: i questuanti devono andare, ma ritorneranno il prossimo anno!

ASCOLTA il duo pagan-folk Venereum Arvum: un canto ancestrale ed evocativo, la voce di Rachel è accompagnata dalla crotta di Sean, un tipico strumento gallese (in inglese crowd ovvero crwth in gallese) e per vedere com’è fatta e come si suona ecco il VIDEO

ASCOLTA Manya Sadouski, Jean Brouard & Jane Arny


I
A-wassail, a-wassail,
throughout all this town.
Our cup it is white and our ale it is brown.
Our wassail is made of the good ale and cake,
Some nutmeg and ginger, the best we could get.(1)
Chorus 
Al di dal – al di dal di dal
Al di dal di dal – al di dal di dee
Al de deral – al de derry
Sing too rel I do
II
Our wassail is made of an elderberry bough.
Although my good neighbour(2),
we’ll drink unto thou..
Besides all on earth, we’ll have apples in store,
Pray let us come in for it’s cold by the door.
III
We know by the moon that we are not too soon,.
And we know by the sky that we are not too high,.
We know by the star that we are not too far,.
And we know by the ground that we are within sound.
IV
Now master and mistress if you are within
Pray send out your maid(3) with her lily-white skin
For to open the door without more delay
Our time it is precious and we cannot stay
V
Here’s a health to our Colley and her crooked horn(4)
May God send her Master a good crop of corn
Of barley and wheat and all sorts of grain
May God send her Mistress a long life to reign
VI
Now master and mistress – thanks to you we’ll give
And for our jolly wassail as long as we live
And if we should live till another new year
Perhaps we may call and see who do live here
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
Un brindisi, un brindisi
per tutta questa città,
la nostra tazza è bianca e la nostra birra è scura
il nostro brindisi è fatto con birra buona e torta
con noce moscata e zenzero, il migliore che potessimo avere.(1)
CORO
Al di dal – al di dal di dal
Al di dal di dal – al di dal di dee
Al de deral – al de derry
canta too rel I do
II
La nostra coppa è fatto con legno di sambuco
e allora mio buon vicino(2),
berremo alla tua salute,
dopo tutto sulla terra, avremo mele da immagazzinare,
vi preghiamo di lasciarci entrare perchè fa freddo sulla soglia.
III
Sappiamo dalla luna che non è troppo presto,
sappiamo dal cielo che non siamo troppo alti
sappiamo dalla stella che non siamo troppo lontani
e sappiamo dalla terra che siamo intonati.
IV
Ora signore e signora se voi siete d’accordo
vi preghiamo di mandarci la vostra cameriera (3) dalla pelle bianca come il giglio
perchè apra la porta senza altri indugi, il nostro tempo è prezioso e non possiamo restare.
V
Questo alla salute del nostro Celley e il suo corno ricurvo(4)
possa Dio mandare al padrone un buon raccolto di mais d’orzo
e di frumento e ogni genere di semi, possa Dio mandare alla Padrona una lunga vita per comandare.
VI
Ora signore e signora – vi ringraziamo per i vostri doni
e per il nostro brindisi allegro per vivere a lungo
e se potessimo vivere fino ad un altro nuovo anno
forse potremmo fare un salto e vedere chi vivrà qui. 
NOTE
1) gli ingredienti del brindisi: birra scura (probabilmente calda) aromatizzata con zenzero e noce moscata (e forse anche zucchero), una bevanda costosa in epoca medievale, essendo le spezie importate dal lontano oriente (vedi). Si accompagnava con delle fette di pane bianco, (nel testo è indicato un generico dolce più presumibilmente fatto con frutta secca ) il tutto presentato in una coppa, qui di sambuco (l’albero delle fate) ma in altri canti d’acero. (per la ricetta qui)
2) tutti i canti sottolineano l’appartenenza dei questuanti alla comunità del villaggio, non sono mendicanti itineranti
3) per ricevere i questuanti si seguiva un certo rituale, la persona preposta all’accoglienza indossava il suo vestito migliore e portava una spilla d’argento (o un anello d’oro)
4) il brindisi al bestiame, Celley potrebbe essere l’ariete oppure un augurio a Celley e al suo alambicco (indicato eufemisticamente con corno ritorto) per poter distillare del buon whisky!
5) sono i poveri del villaggio, le vedove e i bambini piccoli che vanno a chiedere l’elemosina in vista del Natale per potersi procurare tante cose buone per Natale

wassailing2

Interessante anche la versione dei Quadriga Consort (con cadenze rinascimetali) che si può ascoltare in versione integrale su Spotify

ASCOLTASteeleye Span dall’album Ten Man Mop, 1971: gruppo folk-rock inglese fondato nel 1969 che ha visto molti cambi di formazione, qui la voce è di Martin Carthy a tappeto l’accordo ripetuto e ossessivo del basso.

Le prime due strofe sono identiche alla precedente versione


I
A-wassail, a-wassail,
throughout all this town.
Our cup it is white and our ale it is brown.
Our wassail is made of the good ale and cake,
Some nutmeg and ginger, the best we could get.(1)
Chorus
Al di dal – al di dal di dal
Al di dal di dal – al di dal di dee
Al de deral – al de derry
Sing too rel I do
II
Our wassail is made of an elderberry bough.
Although my good neighbour(2), we’ll drink unto thou
Besides all on earth, we’ll have apples in store,
Pray let us come in for it’s cold by the door.
III
We hope that your apple trees prosper and bear,
So that we may have cider when we call next year,
And where you have one barrel we hope you’ll have ten,
So that we may have cider when we call again
IV
There’s a master and a mistress sitting down by the fire,
While we poor wassail boys stand here in the mire
Come you pretty maid with your silver headed pin (3),
Pray open the door and let us come in
V
It’s we poor wassail boys(5) so weary and cold
Please drop some small silver into our bowl
And if we survive for another new year
Perhaps we may call and see who does live here
VI
We know by the moon that we are not too soon
And we know by the sky that we are not too high
And we know by the star that we are not too far
And we know by the ground that we are within sound
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
Un brindisi, un brindisi
per tutta questa città,
la nostra tazza è bianca e la nostra birra è scura
il nostro brindisi è fatto con birra buona e torta
con noce moscata e zenzero, il migliore che potessimo avere.(1)
CORO
Al di dal – al di dal di dal
Al di dal di dal – al di dal di dee
Al de deral – al de derry
canta too rel I do
II
La nostra coppa è fatto con legno di sambuco
e allora mio buon vicino(2),
berremo alla tua salute,
dopo tutto sulla terra, avremo mele da immagazzinare,
vi preghiamo di lasciarci entrare perchè fa freddo sulla soglia.
III
Ci auguriamo che i vostri alberi di melo siano forti e fecondi,
così possiamo avere del sidro quando ritorneremo il prossimo anno e dove avete un barilotto speriamo ce ne saranno dieci, affinchè possiamo avere del sidro quando torneremo di nuovo.
IV
Ci sono un padrone e una padrona seduti accanto al fuoco,
mentre noi poveri ragazzi stiamo qui nel fango,
vieni bella domestica con la tua spilla d’argento(3),
ti preghiamo di aprire la porta e di farci entrare.
V
Siamo poveri ragazzi del brindisi(5) così stanchi e infreddoliti,
per favore fai cadere delle monete d’argento nella nostra coppa
e se sopravvivremo per un altro anno,
forse potremmo fare un salto e vedere chi vivrà qui.
VI
Sappiamo dalla luna che non è troppo presto,
sappiamo dal cielo che non siamo troppo alti
sappiamo dalla stella che non siamo troppo lontani
e sappiamo dalla terra che siamo intonati.

ART122352

FONTI
http://www.folk.wales/gower-wassail.html
https://mainlynorfolk.info/watersons/songs/wassailsong.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=125833

WASSAILING! THE GLOUCHESTERSHIRE WASSAIL

Wassail_BowlPer Natale e Capodanno nei paesi nordici è ancora viva  l’usanza del Wassailingil brindisi per festeggiare l’anno nuovo! In Inglese antico la frase “Waes Hael” significa “Buona Salute” ed è il nome dato alla coppa che contiene la bevanda del  brindisi. (prima parte introduttiva qui)

flag-englandGloucestershire è una contea dell’Inghilterra sud-occidentale

THE  GLOUCHESTERSHIRE WASSAIL

Del brano si conoscono una decina di versioni (qui ho riportato quella “standard”) in cui la prima strofa diventa il ritornello; interpretato da molti artisti di ambito per lo più folk, e molte corali (anche se non vengono cantate tutte le strofe).

Le versioni strumentali sono molto interessanti a cominciare da John McGaha (americano di famiglie provenienti da emigranti inglesi e scozzesi): la melodia è suonata con il bouzouki, e l’ultimo ascolto (ma non per ultimo) di Ed Sweeney (sempre americano) con banjo, hammer dulcimer e concertina!

ASCOLTA John McGaha in The Longest Night

ASCOLTA Ed Sweeney in A Dickens’ Christmas

ASCOLTA Patrick Ball (insuperabile versione con l’arpa celtica)

Struttura brano:
CHORUS: reclame bevanda con la richiesta di aprire la porta per far entrare i questuanti
Strofe I-VI: si brinda alla salute della famiglia, alla prosperità del bestiame e dei raccolti.
Strofe VII-IX: richiesta di far venire la cameriera (o il maggiordomo) per portare del cibo o un’offerta in denaro con le maledizioni se l’offerta non è generosa

La prima versione è del duo Traveler’s Dream (sono americani ma riprendono la tradizione celtica), un vivace arrangiamento con le chitarre e le due voci sul ritornello; la seconda è quella di Loreena McKennitt anche lei dall’America più precisamente canadese, il brano è “semplicemente” cantato a più voci.

ASCOLTA Traveler’s Dream in “Cold Blows the Day”

Loreena McKennitt in “A Midwinter Night`s Dream” 2008

CHORUS
Wassail! wassail! all over the town,
Our toast it is white
and our ale it is brown;
Our bowl it is made of the white maple tree;
With the wassailing bowl ,
we’ll drink to thee(1).
I
Here’s to our horse,
and to his right ear,
God send our master
a happy new year:
A happy new year
as e’er he did see,
With my wassailing bowl
I drink to thee.
II
So here is to Cherry
and to his right cheek
Pray God send our master
a good piece of beef
And a good piece of beef
that we may all see
With the wassailing bowl,
we’ll drink to thee.
III
Here’s to our mare,
and to her right eye,
God send our mistress
a good Christmas pie;
A good Christmas pie
as e’er I did see,
With my wassailing bowl
I drink to thee.
IV
So here is to Broad Mary
and to her broad horn
May God send our master
a good crop of corn
And a good crop of corn
that may we all see
With the wassailing bowl,
we’ll drink to thee.
V
And here is to Fillpail
and to her left ear
Pray God send our master
a happy New Year
And a happy New Year
as e’er he did see
With the wassailing bowl,
we’ll drink to thee.
VI
Here’s to our cow,
and to her long tail,
God send our master
us never may fail
of a cup of good beer:
I pray you draw near,
And our jolly wassail
it’s then you shall hear.
VII
Come butler(2),
come fill us a bowl of the best
Then we hope that your soul
in heaven may rest
But if you do draw us a bowl of the small
Then down shall go butler,
bowl and all(3).
VIII
Be here any maids?
I suppose here be some;
Sure they will not let young men stand on the cold stone!
Sing hey O, maids!
come trole back the pin,
And the fairest maid
in the house let us all in.
IX
Then here’s to the maid
in the lily white smock
Who tripped to the door
and slipped back the lock
Who tripped to the door
and pulled back the pin
For to let these jolly wassailers in.
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
CORO
Brindiamo per tutta la città,
il nostro pane è bianco
e la nostra birra è scura,
la nostra coppa è di acero bianco
e con la coppa della salute
berremo alla tua(1).

I
Ecco il nostro cavallo
e il suo orecchio destro,
preghiamo Dio perchè mandi al padrone un felice anno nuovo,
un felice anno nuovo
come non ne ha visti
e con la mia coppa della salute
berrò alla tua.
II
Ecco Cherry
e la sua guancia destra,
preghiamo Dio perché mandi al padrone un bel pezzo di manzo,
un bel pezzo di manzo
che noi tutti vedere possiamo,
con la mia coppa della salute
berremo alla tua.
III
Ecco la nostra giumenta,
e il suo occhio destro,
preghiamo Dio perché mandi alla padrona una buona torta di Natale;
una torta di Natale
come non ne ho viste,
con la mia coppa della salute
berrò alla tua.
IV
Ecco Maria Broad
e la sua cornucopia
che Dio mandi al padrone
un buon raccolto di grano,
un buon raccolto di grano
che noi tutti vedere possiamo,
con la mia coppa della salute
berremo alla tua.
V
Ed ecco Fillpail
e il suo orecchio sinistro,
Dio mandi al padrone
un felice anno nuovo,
un felice anno nuovo
come mai noi visti ne abbiamo
e con la mia coppa della salute
berremo alla tua.
VI
Ecco la tua mucca
e la sua lunga coda
Dio mandi al padrone,
che non possa mai ignorarci
di una tazza di buona birra
vi prego di avvicinarvi
e  il nostro brindisi allegro
allora potrete sentire
VII
Vieni maggiordomo(2),
vieni a riempire la tazza più grande,
ti auguriamo che la tua anima
possa riposare in cielo,
ma se ci porti la tazza
più piccola
che andiate all’inferno,
tu e la tazza(3).
VIII
Ci sono dei servitori?
Di certo ve ne sono,
che non lascino dei giovani
davanti al gelido uscio,
cantiamo o cameriere!
Venite a sbloccare la serratura
e che la cameriera più graziosa
ci faccia entrare in casa.
IX
Allora ecco la cameriera
con il camice immacolato
che è corsa alla porta
e ha aperto il chiavistello,
che è corsa alla porta
e ha sbloccato la serratura
per far entrare questi gioiosi questuanti.

NOTE
1) La prima strofa del canto qui riportato, suggerisce parte degli ingredienti della bevanda del Wassailing: birra scura, probabilmente aromatizzata con zucchero, zenzero, noce moscata e cannella e accompagnata da fette di pane bianco, il tutto presentato in una coppa di acero (proprio come la grolla dell’amicizia valdostana – che però ha come ingrediente principale il vino). per la ricetta qui
2) per ricevere i questuanti si seguiva un certo rituale, la persona preposta all’accoglienza indossava il suo vestito migliore e portava una spilla d’argento (o un anello d’oro)
3) ecco la strofa delle maledizioni nel caso l’offerta non fosse abbastanza generosa!

FONTI
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/wassail_wassail_all_over_1.htm
 

IL NATALE VITTORIANO: la carola al tempo di Dickens

figgy-puddingIn half a minute Mrs. Cratchit entered- flushed, but smiling proudly- with the pudding like a speckled cannon-ball so hard and firm blazing in half of a half-a-quartern of ignited brandy, and bedight with Christmas holly stuck into the top.
(A Christmas Carol ~ Charles Dickens, 1843)

Il dolce che sta portando sulla Tavola di Natale la signora Cratchit è il tradizionale pudding natalizio a forma tondeggiante, presentato ancora fiammeggiante per l’abbondante innaffiatura di brandy e decorato sulla cima con un rametto di agrifoglio! Anche un celebre canto di Natale reclama la bontà del figgy pudding è “We wish you a Merry Christmas” in cambio degli auguri i carolers chiedono una fetta di figgy pudding continua

CELEBRARE IL NATALE IN FAMIGLIA

Nel 1800 il giorno di Natale in Inghilterra, era un giorno lavorativo come tanti, ma alla fine del secolo prende piede in tutti i paesi anglosassoni la tradizione del Natale così come la conosciamo oggi. Si iniziò a fare l’albero di Natale da quando nel 1848 l’Illustrated London News pubblicò il disegno della regina Vittoria e famiglia intorno all’albero decorato secondo l’usanza germanica del marito principe Alberto (di origine tedesca). Anche le tradizionali cartoline di auguri prendono il via in questo periodo come l’usanza di vendere un pacchettino pieno di dolci nella forma di grossa caramella arrotolata con carta velina (detti crackers)
Le decorazioni della casa con rami di sempreverdi, già radicate in epoca medievale, si fanno più elaborate, mentre l’usanza di scambiarsi i regali passò da Capodanno al giorno di Natale: i regali erano piccoli e modesti, frutta, dolcetti e piccoli ornamenti fatti a mano che si appendevano sull’albero; ma man mano che i regali diventavano sempre più grandi ed erano comprati in un negozio, pacchi e pacchetti finirono ai piedi dell’albero!

victorian1Risale a questo periodo l’idea del Natale come celebrazione incentrata sulla famiglia, ma soprattutto è in questo periodo che i canti di Natale vengono ripresi e diventano popolari con l’usanza del caroling. Nuove carols vengono scritte e nuovi testi su vecchie musiche o viceversa con la pubblicazione della prima poderosa collezione di carols “Christmas Carols, Ancient and Modern” nel 1833.

GLI INNI DI NATALE

Si stralcia dall’ottimo articolo di Ariella Uliano “La carola inglese nella storia e nella tradizione – tra il sacro e il profano”
In epoca Vittoriana il fervore dei movimenti revivalisti e riformisti religiosi nelle città portò ad una ulteriore rivisitazione dei carols religiosi. In alcuni casi nuovi testi rivestiti di un eccessivo sentimentalismo rimpiazzarono quelli vecchi e nel caso invece dei carols creati ex-novo si trattava spesso di materiale musicalmente povero. Tuttavia nel clima rigido, impersonale e alienante instaurato dalla Rivoluzione Industriale, i divertimenti e le celebrazioni stagionali erano un distante ricordo legato ai vecchi ritmi di vita e di lavoro della campagna. Nei nuovi centri industriali, dove il successo di un uomo era valutato in base alla quantità di ricchezza che riusciva ad accumulare, vigeva la logica del profitto e le fabbriche rimanevano aperte anche il 25 Dicembre. Fu quindi soprattutto grazie al lavoro paziente e ispirato degli studiosi Davies Gilbert e William Sandys che molte delle carole antiche e moderne rimaste ancora vive nella tradizione orale delle aree rurali del nord e dell’ovest dell’Inghilterra non andarono perdute; i due collezionisti raccolsero e pubblicarono il prezioso materiale in due volumi intitolati Some Ancient Christmas Carols (1822) e Christmas Carols, Ancient and Modern (1833).
Infine con Charles Dickens la carola si riveste di nuovi significati divenendo ‘Racconto di Natale’ e contribuendo a riportare in auge lo spirito dei festeggiamenti legati alla stagione dell’oscurità – compreso il cantare i carols e il ballare danze di campagna – e a rinnovare e adattare ad un nuovo contesto sociale gli aspetti più profondi di queste celebrazioni. Il senso di comunità, ospitalità e condivisione caratteristico delle antiche cerimonie invernali e identificabile con bontà e carità cristiane doveva, secondo Dickens, ritrovare il suo spazio nella società. Questi valori umani universali potevano essere il punto di partenza verso una più radicale presa di coscienza e responsabilizzazione da parte delle nuove classi ricche nei confronti delle gravi problematiche legate alle trasformazioni tecnologiche ed economiche che pesavano su una larghissima fascia di popolazione e soprattutto sui bambini.

carolsingers
Tradizione inglese per eccellenza subito ripresa in America: i carolers passeggiavano per le vie cittadine più affollate di solito in gruppi di tre, uno a suonare il violino, un altro a cantare e il terzo a vendere gli spartiti, i passanti si fermavano per acquistare la musica unendosi al coro per alcune strofe; oppure i calorers si fermavano davanti alle case a cantare, sperando di essere invitati per bere qualcosa di caldo e per ricevere piccole offerte.

GOD REST YE MERRY GENTLEMEN

E’ questa la canzone cui allude nel titolo il Canto di Natale (A Christmas Carol) di Charles Dickens. Il libro è una vivida descrizione delle tradizioni natalizie inglesi  alla metà dell’Ottocento con l’avaro senza cuore Ebenezer Scrooge che fa un esame della sua vita accompagnato da tre Spiriti del Natale.
Dickens descrive le strade di Londra avvolte nel freddo e gelido Inverno, con i negozi decorati con rami di agrifoglio, i carolers che cantano per le strade nel giorno delle Vigilia e quello del Natale.

La carol pubblicata da William Sandys nel 1823, resta di autore anonimo: si riesce a risalire al 1700 per quanto concerne le sue prime pubblicazioni, nelle quali compare con la dicitura “New Christmas carol” che potrebbe far pensare alle sue origini più recenti, con l’aggiunta nel testo di qualche arcaismo per farlo sembrare più antico, come quel ye del titolo che sta al posto di You. Tuttavia molti studiosi ritengono che il brano abbia origini nel 1500 e che il primo testo simile sia Sit You, Merry Gentlemen (Bodleian Library – ca 1650)

La prima e l’ultima strofa sono rivolti all’uditorio moderno come delle esortazioni, la prima a comportarsi rettamente e l’ultima a scambiarsi un segno di pace; la storia nel mezzo è quella dell’annuncio della lieta novella ai pastori e del loro omaggio a Gesù Bambino. Come per tutti i canti molto popolari tuttavia esistono molte varianti testuali.
La melodia abbinata al brano, anch’essa dalle remote origini, non è univoca anche se una sola è diventata quella standard: il cosiddetto London Tune derivato probabilmente da Chestnut o Doves Figary contenuto in The English Dancing Master di J. Playford (1651). Altre melodie fanno riferimento a dei tradizionali della Cornovaglia.

Per l’ascolto ho selezionato alcune versioni che non possono essere più diverse tra loro, ma ugualmente interessanti. Inizio con la versione di Moya Brennan nel suo già citato Cd An Irish Christmas, ma ascoltate anche la versione orientaleggiante di Loreena McKennitt (dal Cd A Winter Garden -1995). Ecco poi le versioni strumentali un po’ jazz e ballabile (ma anche rock) di Jan Anderson con i Jethro Tull e quella decisamente metal dei August Burns Red.


I
God rest ye merry (1), gentlemen,
let nothing you dismay
Remember Christ, our Savior,
was born on Christmas day
To save our souls from Satan’s power when we had gone astray
CHORUS:
Oh tidings of comfort and joy
Comfort and joy
Oh tidings of comfort and joy
II
In Bethlehem, in Jewry,
this blessed Babe was born
And laid within a manger upon this blessed morn
The which His mother Mary did nothing take in scorn
III
From God our Heavenly Father
a blessed angel came
And unto certain shepherds brought tidings of the same
How that in Bethlehem was born the Son of God by name
IV
Now when they came to Bethlehem whereat the Infant lay
They found Him in a manger where oxen fed on hay
His mother Mary kneeling down unto the Lord did pray
V
Now to the Lord sing praises,
all you within this place
And with true love and brotherhood each other now embrace
This holy tide of Christmas all others doth deface
TRADUZIONE ITALIANO
I
Buona Fortuna a voi, gentiluomini (1)
non lasciate che nulla vi sgomenti, ricordate Cristo nostro Salvatore
nato il giorno di Natale
per salvare noi tutti dal potere di Satana quando eravamo fuorviati.
CORO
O, novella di conforto e gioia,
Conforto e gioia;
O, novella di conforto e gioia!
II
A Betlemme, in Giudea,
questo Bambino Santo  nacque
e in questo Mattino Santo giacque in una mangiatoia
la quale sua madre Mary non ebbe a disprezzare (2).
III
Da Dio nostro Padre Celeste
un angelo benedetto venne
e ad alcuni pastori portò
novella simile di come in questa Betlemme fosse nato Colui che è chiamato figlio di Dio.
IV
Ma quando giunsero a Betlemme dove giaceva questo infante
lo trovarono in una mangiatoia dove i buoi si nutrivano di fieno
Sua madre Maria inginocchiata stava pregando il Signore.
V
Ora cantate lodi al Signore
voi tutti in questo posto
e in vero segno di amore e fratellanza abbracciatevi ora gli uni agli altri, questo santo periodo del Natale fa sfigurare tutti gli altri

NOTA
1) il significato della frase equivale a May God keep you merry, forma colloquiale di saluto equivalente a “Stai bene” o “Buona fortuna a te”
2) il tema è sviluppato in un’antica carols “This Endris Night

FONTI
http://www.bbc.co.uk/victorianchristmas/history.shtml http://www.italiamedievale.org/sito_acim/contributi/carola_inglese.html
http://alt-usage-english.org/excerpts/fxgodres.html
Hymns and carols of Christmas