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LOCH TAY BOAT SONG

Iorram Loch Tatha è una slow air tradizionale arrangiata da Anne Campbell MacLeod mentre il testo è di Harold Boulton.

SIR HAROLD BOULTON

Sir Harold Boulton (1859 – 1935), inglese, eclettico personaggio dell’Ottocento, ricco imprenditore, filantropo, traduttore di canzoni in lingua gaelica ha curato “Songs of The North : Gathered Together from the Highlands and Lowlands of Scotland “, in 4 volumi (1885-1926), ma anche Songs of the Four Nations: A Collection of Old Songs of the People of England, Scotland, Ireland and Wales (1892) e Our National Songs (3 volumi, 1923-31). Ha scritto Songs Sung and Unsung (1894) oltre a vari libretti sempre sui canti della Scozia, ha scritto anche un poemetto in versi dal titolo The Huntress Hag of Blackwater: A Mediaeval Romance (Londra: Philip Allan, 1926).

Uomo del suo tempo era innamorato della Scozia e delle sue tradizioni popolari e ha scritto molte canzoni ambientate in quella terra, ricche di spunti propri della poesia romantica. Con un vezzo tipico degli scrittori del tempo (e dei pre-romantici con James MacPerson in testa) gioca sull’ambiguità della “traduzione del gaelico” di antichi canti popolari e la loro riscrittura o composizione ex-novo.

LA CANZONE DEL BARCAIOLO

Loch Tay Boat Song nel libro Songs of the North Vol III è definita con il sottotitolo in gaelico una Iorram del Lago Tay ossia una canzone ai remi. Non proprio una shanty song,  un “iorram” (pronuncia ir-ram) aveva la funzione di dare il ritmo ai vogatori ma nello stesso tempo era anche un lamento funebre. Il tempo è in 3/4 o 6/8: la prima battuta è molto accentuata e corrisponde alla fase in cui il remo è sollevato e portato in avanti, 2 e 3 sono il colpo all’indietro. Alcune di queste arie sono ancora suonate nelle isole Ebridi come valzer. La melodia è stata raccolta sul campo dalla voce della signora Cameron a Inverailort, nel distretto di Moidart, nel 1870

Qui però siamo nel Perthshire nel “cuore della Scozia” come è definita la sua più affascinante regione, nel placido lago Tay e nel tramonto della sera, un barcaiolo canta per la sua nighean ruadh, la ragazza dai capelli rossi che l’ha lasciato.

Silly Wizard in “Kiss the tears away” 1983 (gli anni con la formazione in quattro qui con Phil Cunningham alle tastiere)

ASCOLTA Paul McKenna

ASCOLTA Jeff Snow versione strumentale per chitarra


TESTO DI SIR HAROLD BOULTON
I
When I’ve done my work of day,
And I row my boat away,
Doon the waters o’ Loch Tay,
As the evening light is fading,
And I look upon Ben Lawers(1),
where the after glory glows,
And I think on two bright eyes,
And the melting mouth below.
II
She’s my beauteous nighean ruadh,
She’s my joy and sorrow too.
And although she is untrue,
Well I cannot live without her,
For my heart’s a boat in tow,
And I’d give the world to know
Why she means to let me to,
As I sing horee, horo.
III
Nighean ruadh your lovely hair,
Has more glamour I declare
Than all the tresses rare,
`Tween Killin and Aberfeldy(2).
Be they lint white, brown or gold,
Be they blacker than the sloe,
They are worth no more to me,
Than the melting flake o’ snow.
IV
Her eyes are like the gleam,
O’ the sunlight on the stream,
And the song the fairies sing,
Seems like songs she sings at milking(3)
But my heart is full of woe,
For last night she bade me go
and the tears begin to flow,
As I sing ho-ree, ho-ro.
TRADUZIONE ITALIANO CATTIA SALTO
I
Quando il mio giorno di lavoro è finito, remo con la mia barca lontano
sulle acque del Loch Tay
mentre la luce della sera svanisce,
e mi rivolgo verso Ben Lawers(1)
dove risplende l’ultimo chiarore
e sogno due occhi luminosi
e una bocca allegra sotto
II
Lei è la mia bella Ragazza dai capelli rossi, la mia gioia e anche il mio dolore
e sebbene insincera
non posso vivere senza di lei,
ma il mio cuore è una barca a traino
e darei il mondo per conoscere
perchè lei mi vuole lasciare,
mentre canto horee horo
III
Ragazza dai capelli rossi, i tuoi bei capelli sono i più seducenti, io proclamo,
di tutte le trecce belle
da Killin a Aberfeldy(2).
Siano argento, castano o oro
o che siano più nere del prugnolo,
valgono meno per me
di un fiocco di neve disciolto.
IV
Oh i suoi occhi sono come il bagliore
della luce del sole sul torrente,
e come le canzoni delle fate
sono le canzoni che lei canta alla mungitura(3), ma il mio cuore è pieno di dolore, perchè ieri sera lei mi ha lasciato e le lacrime cadono
mentre canto horee horo

NOTE
1) Ben Lowers: la più alta montagna del Perthshire
2) località intorno al lago Tay
3) la tradizione scozzese vanta una buon numero di canti in gaelico cantati durante la mungitura per tenere mansuete le mucche (vedi)

UNA VISITA AL LAGO TAY

Il Loch Tay è un lago che si estende tra i paesini di Killin e Kenmore, e la sua lunghezza è di 23 km. Con i suoi 150 metri di profondità è il sesto lago più profondo della Scozia e del Regno Unito. Il panorama migliore si gode dai due paesini citati in precedenza, dato che entrambe le rive sono fiancheggiate da catene montuose, tra cui spiccano le cime di Ben Lawers. A Killin, la vista è mozzafiato, infatti lì il lago si fonde con le rapide di Dochart, mentre Kenmore offre uno spettacolo più tranquillo e bellissimi tramonti. È un lago che nella regione del Perthshire offre una prospettiva e itinerari differenti da quelli più turistici attraverso le Highlands. (tratto da qui)

BICICLETTA.IT: Il Pertshire è una delle regioni più affascinati della Scozia. La faglia delle Highlands, formatasi durante l’era glaciale, la taglia in diagonale da ovest a est. A nord si trova la zona delle montagne e degli innumerevoli Lochs (laghi); a sud si trova invece una pianeggiante zona agricola. Questo significa che il paesaggio è sempre verdeggiante e ondulato, con molti punti panoramici. ‘Il cuore della Scozia’, ‘Il paese degli alberi giganteschi’ … se volete sapere perché la Scozia gode di tanta popolarità, dovete ritagliarvi un po’ di tempo per visitare queste regioni. I fiumi e i laghi tranquilli del Perthshire sono un’avventura indimenticabile. Caratteristiche di questo viaggio sono le piccole e attraenti cittadine, dove pace e relax regnano incontrastati, con colline ammantate di eriche, boschi aperti, ampie vallate, magnifiche spiagge sabbiose, pittoreschi villaggi di pescatori e numerose testimonianze del passato celtico e del presente innovatore. continua

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FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=10153
http://thesession.org/tunes/9319/recordings

E LA BARCA VA: IL PRINCIPE E LA BALLERINA, FLORA MACDONALD’S FANCY

Flora MacDonald (1722 – 1790), aveva 24 anni quando incontrò Charles Stuart. Dopo la rovinosa battaglia di Culloden (1746) il Bonnie Prince allora ventiseienne, riuscì a fuggire e a restare nascosto per parecchi mesi, protetto dai suoi fedelissimi, nonostante i pattugliamenti inglesi e la taglia sulla sua testa.
Charles trovò nelle isole Ebridi molti nascondigli e sostegno ma era un pericoloso gioco a rimpiattino..

IL PRINCIPE E LA BALLERINA

Il principe era riuscito ad arrivare nell’isola di Banbecula delle Ebridi Esterne, ma la sorveglianza era strettissima e non aveva modo di fuggire. Ed ecco che entra in scena la fanciulla, Flora MacDonald..
I MacDonald per quanto leali al re e di confessione presbiteriana, erano simpatizzanti della causa giacobita e così Flora che viveva a Milton (isola South Uist) nella casa paterna, ma si trovava in visita dalla sua amica, nonché moglie del capoclan Lady Margareth di Clanranald, venne presentata a Charles Stuart.

In un’altra versione della storia il principe si trovava nascosto presso il Loch Boisdale sull’Isola di South Uist, sperando di incontrare Alexander MacDonald, che però era stato arrestato da poco. Avvisato che una pattuglia avrebbe ispezionato la zona, Charles fuggì con due fedelissimi per nascondersi in una piccola fattoria vicino a Ormaclette dove era stato concordato l’incontro con Flora MacDonald. Il momento venne immortalato in molti dipinti come questo di Alexander Johnston

Flora MacDonald's Introduction to Bonnie Prince Charlie di Alexander Johnston (1815-1891)
Flora MacDonald’s Introduction to Bonnie Prince Charlie di Alexander Johnston (1815-1891)

Nella versione anedottica della storia, Flora escogitò un trucco per portare via dall’isola Charlie: con il pretesto di andare a trovare la madre (che viveva ad Armadale dopo essersi risposata), ottenne per sè e per i due suoi domestici il salvacondotto; sotto il nome e gli abiti della cameriera irlandese Betty Burke però si celava il Bonny Prince!

charlie e flora

E LA BARCA VA

La barca con quattro (o sei) marinai ai remi lasciò Benbecula il 27 giugno 1746 alla volta dell’isola di Skye nelle Ebridi Interne. I due arrivarono fino a Portée in varie tappe e il 1° luglio si lasciarono, il principe  donò a Flora un medaglione con il suo ritratto e la promessa che si sarebbero rivisti un giorno…

FLORA MACDONALD’S FANCY

E’ il nome data ad una danza delle Highland in suo onore, coreografata sui passi con i quali (presumibilmente) Flora si esibì davanti al Principe. E’ una danza molto aggraziata e leggiadra, immancabile nel programma delle esibizioni: è se vogliamo una danza di corteggiamento, in cui la ragazza mostra tutta la sua abilità mantenendo sempre portamento fiero e compostezza.
Si esegue con l’abito Aboyne ovvero il vestito prescritto per le danzatrici nei balli nazionali scozzesi, come disciplinato dalla commissione di danza nell’Aboyne Highland Gathering del 1970 (con gonna a pieghe effetto bambola in tartan o bianca molto più vaporosa del kilt).
La melodia è una strathspey, che è un reel più lenta tipica della Scozia spesso associata alle commemorazioni e ai funerali.

FLORA MACDONALD’S REEL

Alla bella Flora vennero dedicati molti omaggi tra i quali  un brano strumentale. La melodia compare con molti titoli, la prima versione stampata si trova in Robert Bremer Collection of Scots Reels or Country Dances, 1757 e anche in Repository Complete of the Dance Music of Scotland di Niel Gow (Vol I). Il reel è in due parti

ASCOLTA Tonynara in “Sham Rock” – 1994

ASCOLTA The Virginia Company

A questo punti molti si chiederanno ” Ma la canzone della barca, la Skye boat song, dovè finita?”
Ma quella è un’altra storia (qui)

FONTI
http://www.electricscotland.com/history/women/wih9.htm
http://www.windsorscottish.com/pl-others-fmacdonald.php
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=31609
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=94755
http://thesession.org/tunes/2629

SIR PATRICK SPENS

the-shipwreckChild ballad #58
Sir Patrick Spens

Una ballata tradizionale dalle antiche origini storicamente riguardante una spedizione navale per ordine del re di Scozia, è la cronaca di uno sventurato viaggio in mare che si conclude con un naufragio. Gli studiosi non sono concordi nell’individuare con precisione i personaggi coinvolti nella vicenda, alcuni ipotizzano si trattasse della missione diplomatica incaricata al trasporto di Margherita figlia di Alessandro III di Scozia data in sposa ad Erik II re di Norvegia; era l’agosto del 1281 e sulla via del ritorno, probabilmente ad autunno inoltrato, la nave affondò al largo delle Isole Ebridi. Altri invece  che la vicenda si riferisca all’altra Margherita, nota come la “Vergine della Norvegia” figlia dei due, che morì in mare nei pressi delle isole Orcadi nel settembre del 1290 all’età di 7 anni.
Per altri invece il re è Giacomo VI, che nell’agosto del 1589 inviò i suoi emissari al “matrimonio per procura” con Anna di Danimarca. La spedizione che doveva portare la sposa in Scozia fu dispersa in mare a causa di una tempesta e la nave di Anna riuscì a sbarcare sulle coste della Norvegia. A ottobre il re partì personalmente per cercare la moglie e la raggiunse a Oslo il 19 novembre.
Sull’isola Papa Stronsay (Isole Orcadi) a Knowle Earl c’è una tomba che viene ricordata dagli abitanti del luogo come la tomba di Sir Patrick Spens.

La ballata ha numerose varianti e melodie abbinate: quella interpretata da Ewan MacColl  nella versione imparata dal padre è quella più epica!

ASCOLTA Un’altra versione collezionate dalla tradizione orale scozzese negli archivi Tobar an Dualchais

Due sono però le melodie riprese a partire dal folk revival americano degli anni 70: quella dei Fairport Convention e quella di Nic Jones.

PRIMA VERSIONE: FAIRPORT CONVENTION

La prima release  ufficiale del brano è in Full House   1970 con Dave Swarbrick come voce solista, seguita da una bonus track in Liege & Lief 2002 con la voce di  Sandy Danny.
La melodia è la stessa della ballata Hughie Graeme   (versione di Ewan MacColl)
Il testo riprende i tratti più salienti della  ballata: il perentorio ordine del re nel mandare un comandante esperto del  mare in un pericoloso viaggio (o per una missione particolarmente delicata e  della massima importanza); il tentativo di Spens di declinare l'”invito” adducendo il pretesto di non essere l’uomo più adatto per l’impresa; il presagio nefasto della mezza luna e l’avvistamento della sirena; l’ultimo pensiero alla moglie che attenderà invano il suo ritorno
ASCOLTA Fairport Convention in Liege & Lief 2002

I
The King sits in Dunfirmline town, drinking of a blood Red wine
“Where can I get a steely skipper
to sail this might boat of mine?”
II
Then up there spoke a bonny boy,
sitting at the King’s right knee/”Sir Patrick Spens is the very best seaman/that ever sailed upon the sea”
III
The King has written a broad letter
and sealed it up with his own right hand
Sending word unto Sir Patrick
to come to him at his command
IV
“An enemy then this must be
who told the lie concerning me
For I was never a very good seaman,/nor ever do intend to be”
V
“Last night I saw the new moon clear/with the old moon in her hair/And that is a sign since we were born/that means there’ll be a deadly storm”
VI
They had not sailed upon the deep a day,/a day but barely free/When loud and boisterous blew the winds/and loud and noisy blew the sea
VII
Then up there came a mermaiden,
a comb and glass all in her hand
“Here’s to you my merry young men
for you’ll not see dry land again”
VIII
“Long may my lady stand
with a lantern in her hand
Before she sees my bonny ship come/sailing homeward to dry land”
IX
Forty miles off Aberdeen,
the waters fifty fathoms deep
There lies good Sir Patrick Spens
with the Scots lords at his feet

Traduzione di Cattia Salto *
I
Sta il Re nella città di Dumferling
bevendo vino, rosso come il sangue:
“Dove lo trovo un capitano d’acciaio
per far salpare questa mia nave?”
II
S’alza a parlare un bel fanciullo
che stava al fianco destro del Re:
“Tra i marinai che conoscano il mare
Sir Patrick Spens è di certo il migliore.”
III
Il Re ha scritto un ordine ufficiale
firmandolo di sua propria mano
e l’ha mandato a Sir Patrick Spens,
perchè si rimettesse al suo comando.
IV
“Un nemico di certo deve essere,
che ha mentito su di me perchè io non sono un buon marinaio,
e mai ho preteso di esserlo”
V
“La luna nuova, l’ho vista bene iersera con quella vecchia tra i capelli (1); e questo è da sempre un segno per indicare che ci sarà un’orrenda tempesta”
VI
Non avevano navigato che un giorno quando soffiò forte un vento di tempesta e il mare si sollevò alto e impetuoso.
VII
Allora venne una sirena con il pettine e lo specchio tra le mani;
“Ecco per voi, cari giovanotti
non vedrete più la terraferma”.
VIII
“A lungo, la mia sposa attenderà
con la lanterna in mano
prima di vedere la mia bella nave
veleggiare verso la terraferma”.
IX
Quaranta miglia al largo di Aberdeen l’acqua è profonda cinquanta metri; là giace il bravo Sir Patrick Spens, ed i signori scozzesi ai suoi piedi.

NOTE
*dalla traduzione di Riccardo Venturi (qui)
1) è opinione dei marinai scozzesi che vedere la sagoma scura della luna nuova con una piccola porzione di falce della luna vecchia sia segno di tempesta.

SECONDA VERSIONE: NIC JONES

La versione testuale è più articolata della precedente, la missione resta sempre segreta ed è conservata nel testo della lettera recapitata a Sir Patrick mentre si trova sulla spiaggia; nel leggere le prime righe egli si mettere a ridere pensando ad uno scherzo, ma arrivato alla fine della lunga lettera piange per la crudeltà della sorte: il re gli ha  impartito l’ordine di comandare una piccola flotta di 7 navi in una stagione inadatta ai viaggi per mare: nella ballata resterà sempre vago il ruolo diplomatico di Spens che più probabilmente è un semplice comandante di vascello e buon marinaio ma non un nobile essendo l’appellativo di Sir un aggiunta gratuita o più tarda (riferita alla nobiltà d’animo e alla sua condotta valorosa).

Pur nella drammaticità della cronaca non mancano ironiche pennellate ai danni della nobiltà scozzese, la prima nella VII strofa, una sorta di “visione” da parte di Spens in cui immagina i Lord preoccupati di bagnarsi le scarpe mentre stanno per annegare, e i loro cappelli piumati galleggiare sull’acqua dopo che la nave è affondata; e nell’ultima strofa in cui l’abisso accoglie i corpi dei nobili.. ai piedi di Spens, in una sorta di giustizia divina.

Magistrale e “cinematografica” come nota Roberto Venturi, la scena delle donne in attesa, che non sanno ancora ciò che è accaduto ai loro sposi: un dolore solo annunciato con la forza evocativa dell’immagine. Concludo citando le parole di Riccardo Venturi:
“Sir Patrick Spens è da molti anche vista come il contrasto tra il Potere e la Ragione, con il Re che, bevendo il suo prezioso vino, ordina all’esperto marinaio una cosa assurda e pericolosa senza neanche chiedere il suo parere; con i nobili che, in una situazione tanto tragica, altro non pensano che ai loro bei vestiti ed alle scarpe; con i poveri marinai che periscono tragicamente per assolvere al loro dovere. Ma tutto sfuma con un tono dolente, di rassegnazione: così è stato, e così doveva essere.”

MU6
James Archer: The Legend of Sir Patrick Spens, 1870

ASCOLTA Nic Jones in Ballad and Song 1970

La melodia è quella contenuta nei due volumi “Traditional Ballad Airs” pubblicati alla fine del XIX secolo da Dean William Christie, Vol I pag 6 (per scaricare i volumi vedi)

I
The King he sits in Dunfermline town,/A-drinking the blood-red wine;/”O where will I get a fine mariner/To sail seven ships of mine?”
II
And then up spoke a fine young man,/Sat at the King’s right knee: “Sir Patrick Spens is the best mariner/has ever sailed the seas.”
III
So the King has a-written a broad letter,/And signed it with his own hand, And he’s sent it off to Sir Patrick Spens,/a-walking all on the strand.
IV
And the very first line that Patrick he read/ a little laugh then gave he,/
And the very last line that Patrick read/The salt tears filled his eyes.
V
‘Oh who is he that’s done this deed
And told the King of me?
For never was I a good mariner
and never do intend to be’
VI
“Late yestreen I saw the new moon,
With the old moon in her arms,
And I fear, I fear, a deadly storm
our ship’n she will come to harm.”
VII
O our Scots nobles were licht laith
To weet their cork-heil’d schoone;
Bot lang owre a’ the play wer playd
Their hats they swam aboone.
VIII
“But rise up, rise up my merry men all./Our little ship she sails in the morn/Whether it’s a-windy, or whether it’s a-wet
or whether there’s a deadly storm”
IX
And they hadn’t been a-sailing a league or more,/ A league but barely nine./’Til the wind and wet and sleet and snow
coming a-blowing up behind.
X
“O where can I get a little cabin boy
to take the helm in hand?
While I go up to the topmast high
and see if I can ‘t spy land”
XI
“Come down, come down Sir Patrick Spens
We fear that we all must die
For in and out of the good ship’s hull/The wind and the ocean fly”
XII
And the very first step that Patrick he took
The water it came to his knees
And the very last step that Patrick he took
They drowned they were in the seas
XIII
And many was the fine feathered bed/That floated on the foam
And many was the little Lord’s son
That never never more came home
XIV
And long long may their Ladies sit
With their fans all in their hands
Before they see Sir Patrick Spens
Come a-sailing along the strand
XV
For it’s fifty miles to Aberdeen shore
It’s fifty fathoms deep
And there does lie Sir Patrick Spens
With the little Lords at his feet

Tradotto da Cattia Salto*
I
Sta il Re nella città di Dumferling
bevendo vino, rosso come il sangue:
“Dove lo trovo un buon marinaio
per far salpare sette delle mie navi?”
II
S’alza a parlare un bel giovanotto
che stava al fianco destro del Re:
“Sir Patrick Spens è il miglior marinaio che abbia mai solcato i mari ”
III
Il Re ha scritto un ordine ufficiale
firmandolo di sua propria mano
e l’ha mandato a Sir Patrick Spens,
che camminava sulla spiaggia.
IV
La prima riga che Sir Patrick lesse
scoppiò a ridere proprio di gusto;
ma la seconda riga che lesse,
gli occhi gli si empiron di pianto.
V
“Oh chi è stato a farmi questo,
e ha parlato di me al Re? Perchè io non sono un buon marinaio, e mai ho preteso di esserlo”
VI
“La luna nuova, l’ho vista bene iersera con quella vecchia tra le braccia (1); e io temo un’orrenda tempesta a danno delle nostre navi.”
VII
Eran restii, quei nobili scozzesi
a bagnarsi i loro tacchi di sughero;
ma prima che tutto fosse finito i loro cappelli galleggiavan sull’acqua.
VIII
“Ma alzatevi, alzatevi miei valenti compagni la nostra cara nave salperà al mattino
che ci sia vento o pioggia
o anche un’orrenda tempesta!”
IX
E non avevano percorso che una lega o poco più di nove
quando il vento e la pioggia,
il nevischio e la neve vennero a rincorrerli
X
“Dove posso trovare un mozzo
che prenda il timone in mano?
Mentre vado sulla coffa
e cercare di avvistare una terra”
XI
“Scendi, scendi Sir Patrick Spens
temiamo tutti di morire
perchè dentro e fuori allo scafo della nave vento e oceano si riversano”
XII
E al primo passo che Sir Patrick Spens fece,
l’acqua gli arrivò alle   ginocchia
e l’ultimo passo che Sir Patrick Spens fece,
erano annegati nell’oceano
XIII
E molti furono i bei letti di piume
che galleggiarono sulle onde
e molti furono i figli di Lord
che mai, mai più ritornarono a casa
XIV
A lungo, a lungo le loro spose
staranno con il ventaglio in mano in attesa di vedere Sir Patrick Spens veleggiare verso terra.
XV
Cinquanta miglia al largo di Aberdeen
l’acqua è profonda cinquanta metri;
là giace Sir Patrick Spens,
con i nobili ai suoi piedi.

NOTE
*dalla traduzione di Riccardo Venturi (qui)
1) Il verso è citato anche da Samuel Taylor Coleridge in “Rime of the Ancient Mariner”

TERZA VERSIONE: SIR WALTER SCOTT

Aggiungo all’ascolto ancora due interpretazioni, anche per le varianti testuali contenute: fu Sir Walter Scott nel suo Minstrelsy of the Scottish Border – Volume 1 a ricamare sul riscontro storico della cronaca e ad aggiungere i riferimenti alla Norvegia 

 Jim Malcolm in Home (2002) Melodia di Jim Malcom.


I
The king sits in Dunfermline town
Drinking the blude-red wine;
“Whare will I find a skeely skipper
To sail this new ship o mine?”
And up and spak the eldest knicht
From where he sat by the king’s richt knee;/”Sir Patrick Spens is the best sailor/That ever sail’d the sea.”
II
The king has written a braid letter
And seal’d it with his hand
And sent it to Sir Patrick Spens
Who was walking on the strand.
The first word that Sir Patrick read
So loud, loud laugh did he;
The neist word that Sir Patrick read
The tears blinded his e’e.
Chorus (repeat):
“To Noroway, to Noroway
To Noroway o’er the faem
The king’s daughter o Noroway
it’s you must bring her hame.”
III
“O wha is this has done this deed
And tauld the king o me
To send us out, this time of year
To sail upon the sea?”
“Be it wind, weet, hail, or sleet
Our ship must sail the faem;
The king¹s daughter o Noroway
‘Tis we must bring her hame.”
IV
“Mak ready all my merry men
our gude ship sails the morn.”
“Alas alack, my master dear,
for I fear a deadly storm.
I saw the new moon late yestreen
Wi’ the auld moon in her arm;
And if we gang to sea the morn
I fear we’ll come to harm.”
V
They hadna sail’d a league, a league
A league but barely three
The darkness grew the wind blew loud
And gurly grew the sea.
The ankers brak, the topmast lap
And it was sic a deadly storm:
The waves cam owre the broken ship
Till a’ her sides were sorely torn.
VI
O laith o laith, were our Scots lords
To wet their cork-heel’d shoon;
But lang afore the play was play’d
They wat their hats aboon.
And mony was the feather bed
That flatter’d on the faem;
And mony was the gude lord’s son
That never mair cam hame.
VII
O lang, lang may the ladies sit
Wi’ their fans into their hand
Before they see Sir Patrick Spens
Come sailing to the strand.
Half-owre, to Aberdour
Tis fifty fathoms deep;
And there lies Sir Patrick Spens
Wi’ the Scots lords at his feet.
Tradotto da Riccardo Venturi*
I
Sta il Re nella città di Dumferling
Bevendo vino, rosso come il sangue:
“Dove lo trovo un buon marinaio
Per far salpare questa mia nuova nave?” S’alza a parlare un anziano cavaliere (1) Che stava al fianco destro del Re: “Tra i marinai che conoscano il mare Sir Patrick Spens è di certo il migliore.”
II
Il Re ha scritto un ordine ufficiale
Firmandolo di sua propria mano
E l’ha mandato a Sir Patrick Spens,
Lui camminava sulla spiaggia.
La prima riga che Sir Patrick lesse
Scoppiò a ridere proprio di gusto;
Ma la seconda riga che lesse,
Gli occhi gli si empiron di pianto.
CORO
“Per la Norvegia, la Norvegia
per la Norvegia sulle onde del mare
la figlia del re di Norvegia (2)
devi riportare a casa”
III
“Chi è stato a farmi questo,
e ha parlato di me al Re?
Mandarci fuori in questa stagione (3),
a solcare il mare?
Che ci sia vento o pioggia o grandine e nevischio, la nostra nave deve navigare sulle onde; 
la figlia  del re della Norvegia dobbiamo riportare a casa”
IV
“Presto, presto, miei valenti compagni,
Dobbiam salpare domattina;”
“Che cosa dici, mio comandante?
Io temo un’orrenda tempesta.
“La luna nuova, l’ho vista iersera
Con quella vecchia tra le braccia;
Ed ho paura, mio comandante
Che passeremo una grande sciagura.”
V
E non avevano percorso una lega o poco più di tre
che l’oscurità crebbe, il vento soffiò forte e la tempesta gonfiò il mare
L’ancora si spezzò, l’albero maestro s’inclinò ed era proprio un’orrenda tempesta: le onde soverchiarono la nave danneggiata, finchè i suoi fianchi si rovesciarono
VI
Eran restii, quei nobili scozzesi
A bagnarsi i loro tacchi di sughero;
Ma prima che tutto fosse finito
I loro cappelli galleggiavan sull’acqua.
E molti furono i bei letti di piume
che galleggiarono sulle onde
e molti furono i figli di Lord
che mai più ritornarono a casa
VII
A lungo, a lungo le loro spose
staranno con il ventaglio in mano in attesa di vedere Sir Patrick Spens veleggiare verso terra.
Laggiù, laggiù, vicino a Aberdour
L’acqua è profonda cinquanta metri;
Là giace il bravo Sir Patrick Spens,
Ed i signori scozzesi ai suoi piedi.

NOTE
* integrazione di Cattia Salto
1) quella del vecchio cavaliere è un topico per indicare un consigliere del Re di provata esperienza
2) Sir Scott propende per il viaggio di ritorno in Scozia di Margherita “Vergine della Norvegia” in qualità di nuova regina dopo la morte senza eredi del nonno Alessandro III.
3) in questo verso si fa riferimento alla consuetudine, diventata anche legge, di non andare per i mari del Nord da ottobre a febbraio, i mesi più pericolosi per le frequenti tempeste

ASCOLTA Anaïs Mitchell & Jefferson Hamer in Child Ballads 2013


I
The king sits in Dumfermline town
Drinking the blood red wine
Where can I get a good captain
To sail this ship of mine?
Then up and spoke a sailor boy
Sitting at the king’s right knee
“Sir Patrick Spens is the best captain
That ever sailed to sea”
II
The king he wrote a broad letter
And he sealed it with his hand
And sent it to Sir Patrick Spens
Walking out on the strand
“To Norroway, to Norroway
To Norway o’er the foam
With all my lords in finery
To bring my new bride home”
III
The first line that Sir Patrick read
He gave a weary sigh
The next line that Sir Patrick read
The salt tear blinds his eye
“Oh, who was it? Oh, who was it?
Who told the king of me
To set us out this time of year
To sail across the sea”
IV
“But rest you well, my good men all
Our ship must sail the morn
With four and twenty noble lords
Dressed up in silk so fine”
“And four and twenty feather beds
To lay their heads upon
Away, away, we’ll all away
To bring the king’s bride home”
V
“I fear, I fear, my captain dear
I fear we’ll come to harm
Last night I saw the new moon clear
The old moon in her arm”
“Oh be it fair or be it foul
Or be it deadly storm
Or blow the wind where e’er it will
Our ship must sail the morn”
VI
They hadn’t sailed a day, a day
A day but only one
When loud and boisterous blew the wind
And made the good ship moan
They hadn’t sailed a day, a day
A day but only three
When oh, the waves came o’er the sides
And rolled around their knees
VII
They hadn’t sailed a league, a league
A league but only five
When the anchor broke and the sails were torn
And the ship began to rive
They hadn’t sailed a league, a league
A league but only nine
When oh, the waves came o’er the sides
Driving to their chins
VIII
“Who will climb the topmast high
While I take helm in hand?
Who will climb the topmast high
To see if there be dry land?”
“No shore, no shore, my captain dear
I haven’t seen dry land
But I have seen a lady fair
With a comb and a glass in her hand”
IX
“Come down, come down, you sailor boy/I think you tarry long
The salt sea’s in at my coat neck
And out at my left arm”
“Come down, come down, you sailor boy/It’s here that we must die
The ship is torn at every side
And now the sea comes in”
X
Loathe, loathe were those noble lords
To wet their high heeled shoes
But long before the day was o’er
Their hats they swam above
And many were the feather beds
That fluttered on the foam
And many were those noble lords
That never did come home
XI
It’s fifty miles from shore to shore
And fifty fathoms deep
And there lies good Sir Patrick Spens
The lords all at his feet
Long, long may his lady look
With a lantern in her hand
Before she sees her Patrick Spens
Come sailing home again
Tradotto da Riccardo Venturi*
I
Sta il Re nella città di Dumferling
Bevendo vino, rosso come il sangue:
“Dove lo trovo un buon marinaio
Per far salpare questa mia nave?”
S’alza a parlare un marinaio
Che stava al fianco destro del Re:
“Tra i marinai che conoscano il mare
Sir Patrick Spens è di certo il migliore.”
II
Il Re ha scritto un ordine ufficiale
Firmandolo di sua propria mano
E l’ha mandato a Sir Patrick Spens,
Lui camminava sulla spiaggia.
“Per la Norvegia, la Norvegia
per la Norvegia sulle onde del mare
con tutti i nobili in pompa magna
a portare a casa la mia nuova moglie”
III
La prima riga che Sir Patrick lesse
Scoppiò a ridere proprio di gusto;
Ma la seconda riga che lesse,
Gli occhi gli si empiron di pianto.
“Chi è stato a farmi questo,
e ha parlato di me al Re?
Mandarci fuori in questa stagione,
e mettersi in mare?”
IV
“Ma riposate bene miei compagni, la nostra nave deve salpare al mattino; con ventiquattro nobili signori vestiti di bella seta.

E ventiquattro letti di piume su cui appoggiare le loro teste, via via a portare a casa la nuova moglie del Re”
V
“Temo mio caro capitano
temo che avremo di che pentirci
vidi iersera la luna nuova
Con quella vecchia tra le braccia”
“Faccia bello o faccia brutto
o faccia un’orrenda tempesta e il vento soffi a volontà, la nostra nave deve partire al mattino”
V
Non era trascorso che un giorno di navigazione, solo un giorno
quando il vento soffiò forte e tempestoso, e fece gemere la nave.
Non era trascorso che un giorno di navigazione, o forse tre
quando le onde si riversarono dalle fiancate
e salirono fino alle ginocchia
VII
E non avevano percorso una lega o poco più di tre
che l’ancora si spezzò, e le vele si strapparono
e la nave si sfasciò.
E non avevano percorso una lega o poco più di nove
quando le onde si riversarono dalle fiancate
e salirono fino al mento
VIII
“Chi sale sulla coffa
mentre tengo il timone?
Chi sale sulla coffa
a vedere se c’è della terra ferma?”
“Nessuna spiaggia, nessuna spiaggia mio caro capitano, non ho visto terra ferma, ma ho visto una bella dama con un pettine e uno specchio in mano”
IX
“Scendi, scendi mozzo,
credo che sei rimasto abbastanza
il mare è arrivato al collo
e ho solo fuori il mio braccio sinistro”
“Scendi, scendi mozzo,
è qui che dobbiamo morire
la nave è squassata da ogni parte
e il mare è entrato”
X
Eran restii, quei nobili scozzesi
A bagnarsi i loro tacchi di sughero;
Ma prima che tutto fosse finito
I loro cappelli galleggiavan sull’acqua.
E molti furono i bei letti di piume
che galleggiarono sulle onde
e molti furono i figli di Lord
che mai più ritornarono a casa
XI
A cinquanta miglia dalla costa
e a cinquanta metri di profondità;
Là giace il bravo Sir Patrick Spens,
Ed i signori ai suoi piedi.
A lungo, a lungo la sua sposa
starà con una lanterna in mano
in attesa di vedere Sir Patrick Spens
Veleggiare verso terra.

FONTI
http://www.sacred-texts.com/neu/eng/child/ch058.htm
http://mainlynorfolk.info/sandy.denny/songs/sirpatrickspens.html
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=24503&lang=en
http://sites.williams.edu/sirpatrickspens/the-library/
http://sairam-english-literature.blogspot.it/2009/06/ballad-sir-patrick-spens-poem-summary.html
http://rmangum2001.wordpress.com/2010/05/16/sir-patrick-spens/
http://sites.williams.edu/sirpatrickspens/origins/
http://www.papastronsay.com/island/
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_58
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=8429
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=63902

THE GREAT SELKIE OF SULE SKERRY

5494853578_b8a653b169Selkie / silkie / Selchie sono i termini dialettali con cui in Scozia e Irlanda sono chiamate le creature del mare mutaforma; derivano da selich, vocabolo arcaico scozzese per la foca grigia degli oceani e i mari atlantici: sono i guardiani del mare, foca nel mare e uomo sulla terra.

LA SCHEDA continua

Di sesso sia maschile che femminile sono descritti nella loro forma umana come creature bellissime (capelli e occhi scuri, agili membra), docili ma al contempo dotate di potere seduttivo. La leggenda dice che per riprodursi il selkie-maschio deve essere in forma umana e trasmetterà alla sua discendenza il suo potere: solo dopo che il bambino sarà svezzato sulla terra ferma, il selkie tornerà dal mare per portarlo con sé. Un tempo quando la mortalità infantile era molto alta, solo i bambini che superavano il settimo anno di età potevano essere considerati fuori pericolo ed è proprio allo scadere del settimo anno che il selkie ritorna a prendere il figlio.
Selkie maschi erano invocati dalle fanciulle in cerca di amanti versando sette lacrime nella marea e i marinai erano attratti dalle selkie femmina che cercavano di prendere come spose.

Selkie by Maryanne Gobble

THE GREAT SELKIE OF SULE SKERRY

La più nota delle ballate delle isole Orcadi, anche come The Grey Silkie of Sule Skerry, narra di un selkie che vive sulla scogliera rocciosa di Sule. Skerry deriva dal norreno sker che significa roccia nel mare e in italiano si traduce con scoglio.
La ballata è stata collezionata anche dal professor Child nella sua opera ( # 113).

tumblr_loialeB04U1r04h5zo1_500Una giovane fanciulla ha un figlio da un uomo sconosciuto che si rivela essere un selkie: uomo sulla terra, foca nel mare la cui dimora sono gli scogli di Sule. Dopo sette anni la creatura del mare ritorna per reclamare a sè il figlio, donandogli una catena d’oro, e la madre lo lascia andare.
La donna dopo qualche tempo si sposa con un cacciatore che commercia con le pelli di foca. Un giorno ritorna a casa con le pelli di due foche che aveva ucciso per donarle alla moglie: una era di una foca vecchia e grigia, l’altra di una giovane foca con al collo una catena d’oro! La donna sopraffatta dal dolore di tale visione muore: le si spezza il cuore oppure decide di gettarsi in mare con il bambino per vivere come silkie.

LA PROFEZIA DEL SELKIE

L’incanto della vicenda però risiede nella scelta narrativa: la storia è spesso descritta come in un sogno notturno in cui un uomo che si dichiara essere silkie e padre del bambino, appare quasi magicamente e, accanto alla culla del neonato come nelle fate madrine delle fiabe, ne traccia il destino.

LE MELODIE

La melodia abbinata e che è stata ripresa nel folk revival degli anni 70 è stata scritta da James Waters nel 1954 (la versione di Joan Baez per intenderci); un’altra melodia è invece tradizionale ed è stata raccolta nel 1938 da Otto Anderson dalla voce di John Sinclair dell’isola di Flotta e trascritta in notazione (vedi)

LA VERSIONE DI JOAN BAEZ

La melodia è stata composta da James Waters negli anni 1950 e resa popolare da Joan Baez, quasi un lamento funebre in forma di ninnananna.

ASCOLTA Castelbar che hanno realizzato anche un mini-filmato,   molto evocativo. La sequenza delle strofe è: I, II, IV, V, III, VI, VII, I

oppure la versione più pop di Cécile Corbel (strofe I, II, IV usata come ritornello, III, V, VI)

ed ecco la versione live dei Seriouskitchen (Nick Hennessey, Vicki Swan and Jonny Dyer )  magia degli strumenti, belle voci, intensità espressiva


I
An earthly nurse sits and sings,
And aye, she sings by lily wean,
“And little ken I my bairn’s father,
Far less the land where he dwells in.
II
For he came one night to her bed feet,/And a grumbly guest, I’m sure was he,/Saying, “Here am I, thy bairn’s father,/Although I be not comely.”
III
He had ta’en a purse of gold/And he had placed it upon her knee/ Saying, “Give to me my little young son,/And take thee up thy nurse’s fee.”
IV
“I am a man upon the land,
I am a silkie on the sea,
And when I’m far and far frae land,
My home it is in Sule Skerrie.”
V
“And it shall come to pass on a summer’s day,/When the sun shines bright on every stane,/I’ll come and fetch my little young son,/And teach him how to swim the faem.”
VI
“ye shall marry a gunner good/And a right fine gunner I’m sure he’ll be,/And the very first shot that e’er he shoots/Will kill both my young son and me.”
VII
“Alas! Alas! this woeful fate!
This weary fate that’s been laid for me!”/And once or twice she sobbed and sighed/and she joint to a sun and grey silkie
Tradotto da Cattia Salto
I
Una madre (1) mortale seduta, canta
e si, canta vicino al bambino pallido
E ben poco so (2) del padre di mio figlio (3) 
tanto meno della terra dove vive
II
che venne una notte ai piedi del letto (4) ed era un ospite ben strano (5)  e disse “eccomi qua, il padre di tuo figlio
anche se non sono bello da vedersi“.
III
Aveva preso una borsa d’oro
e gliela aveva posata sulle ginocchia
dicendo “Dà a me il mio figlioletto,
e prendi la ricompensa per averlo allevato
IV
Io sono un uomo sulla terra,
e un silkie in mare
e quando sono lontano dalla terra
la mia dimora è lo scoglio di Sule.
V
Ed avverrà in un giorno
d’estate, quando il sole splenderà lucente su ogni pietra, che verrò a prendere il mio
figlioletto e gli insegnerò a nuotare
nelle onde.
VI
E tu sposerai un buon cacciatore,
e sarà di certo un cacciatore dalla buona mira e al primo colpo che mai sparerà
ucciderà sia mio figlio che me”
VII
Ahime! Ahime! Che destino doloroso
che tristo destino è stato predisposto per me!
Una o due volte si lamenta
e piange poi si unisce al figlio e alla foca grigia (6).

NOTE
1) nourris = nurse qui tradotto nel senso della maternità
2) ken = know
3) bairn = child termine scozzese per bambino
4) bed fit = foot of the bed
5) grumly = strange significa strano, spaventoso ma anche triste
6) il verso più comunemente adottatto è invece: And her tender heart did break in three

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/sule-skerry.htm
http://www.orkneyjar.com/folklore/selkiefolk/sulesk.htm
http://thawinedarksea.blogspot.it/2010/04/selkie-pallawah-skin.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=31375
http://www.sacred-texts.com/neu/eng/child/ch113.htm
http://www.bluegrassmessengers.com/recordings–info-113-great-silkie-of-sule-skerry.aspx
http://bestoflegends.org/fairy/selchies.html
http://fiabesca.blogspot.it/2013/06/acque-settentrionali-le-storie-della.html

SIR ANDREW BARTON

111Sir Andrew Barton –o Bartin – (1466-1511) fu alto Ammiraglio di Scozia e Corsaro per incarico di Giacomo IV re di Scozia. I mari solcati dalle sue nave però non erano quelli caraibici o dell’Oceano Indiano bensì quelli più domestici attorno alle coste atlantiche e del Nord d’Europa. La sua storia in mare e in particolare la sua morte viene narrata in una ballata molto lunga di origine seicentesca riportata anche in Child ballad#167 dal titolo Andrew Barton.
Un’altra ballata (Child ballad #250) dal titolo
Henry Martin, con molte meno strofe,  ci parla dello stesso personaggio, soffermandosi nella descrizione dell’arrembaggio perpetrata dalla nave scozzese nei confronti di “ricco mercantile diretto verso Londra“. Questa seconda ballata è una probabile stilizzazione della prima, anche se altri studiosi per esempio Cecil Sharp, ritengono al contrario che la ballata Andrew Barton sia stata scritta in seguito.
La ballata fu diffusa per tutto l’Ottocento nei broadsides anche in America e comparve nelle principali collezioni del tempo.

HENRY MARTIN

Nella ballata si narra di tre fratelli di cui il più giovane Henry si è dato alla pirateria per “mantenere la famiglia” (la storia però ci dice che era il più anziano dei tre). Secondo la ricostruzione di Thomas Percy nel suo Reliques of Ancient English Poetry (1765) il padre, John Barton era un ricco mercante che venne ucciso in mare da una nave portoghese nel 1476 durante il saccheggio della sua nave, così i figli ottennero dal Re, come risarcimento, una lettera di corsa che li autorizzava ad abbordare e depredare le navi portoghesi. In realtà si trattava di “una lettera di rappresaglia” di memoria medievale, un tipo di documento che rimase in uso in Scozia per risarcire coloro che subivano un torto da parte di un debitore straniero: ci si poteva rivalere su nave e carico del paese incriminato sia in tempo di guerra che di pace. (in questo modo la famiglia Barton rimase in guerra contro il Portogallo dal 1470 al 1563)

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La storia lo riconosce come “corsaro” scozzese e ci riporta solo una aggressione controversa, nel 1509, contro una nave portoghese che trasportava un carico inglese. In effetti nella ballata la nave attaccata da Martin non è identificata espressamente come una “nave mercantile inglese” bensì come “rich merchant ship bound for fair London town“, da intendersi perciò non come un semplice giro di parole ma in senso letterale ovvero come “ricco mercantile con carico per Londra” (ovvero carico inglese). Una sottigliezza interpretativa, (come quella di carico portoghese ma su navi di altra nazionalità) ma spesso invocata come pretesto, che … costò a Martin la sospensione della lettera di corsa per la durata di un anno. Per quanto in seguito Martin abbia compiuto delle irregolarità non sono stati segnalati altri episodi di pirateria e non in ogni caso verso le navi inglesi.

Ci sono diverse melodie abbinate alla ballata che si diffuse anche nel Nuovo Mondo con il titolo di “Andy Bardan” (Andrew Bordeen)

PRIMA VERSIONE

Dal punto di vista compositivo nella ballata si fa uso di una tecnica tipica di questo genere: la ripetizione di parole e frasi per sottolineare e nello stesso tempo accrescere la tensione emotiva. Qui la tecnica è applicata alle parole finali del terzo verso di ogni strofa ed ha anche una funzione ritmica.

ASCOLTA Jimmie MacGregor 1960 (strofe da I a V, VII e IX) la
Una versione pulita della melodia con voce (scottish of course!) e chitarra

ASCOLTA Joan Baez la sua versione ha fatto da modello per molti degli arrangiamenti dopo il revival degli anni 60-70

ASCOLTA Figgy Duff, strepitosa versione folk-rock

ASCOLTA Banshee, una versione un po’ più barocca


I
There were three brothers in merry Scotland (1)
In merry Scotland they were three
And they did cast lots which of them should go,
should go, should go
and to turn robber all on the salt sea
II
The lot it fell first upon Henry Martin
The youngest of all the three
That he should turn robber all on the salt sea,
the salt sea, the salt sea,
For to maintain his two brothers and he
III
He had not been sailing but a long winter’s night (2)
And part of a short winter’s day
When he espied a rich lofty ship
lofty ship, lofty ship
Come a bibbing down him straight away
IV
“Hullo, Hullo!”, cried Henry Martin
“What makes you sail so nigh?”
“I’m a rich merchant ship bound for fair London(3) town, London town, London town
Would you please for to let me pass by?”
V
“O no, o no”, cried Henry Martin
“That thing it never could be;
For I have turned robber all on the salt sea,
the salt sea, the salt sea,
For to maintain my two brothers and me.”
VI
“So lower your topsail and brail up your mizzen
Bring yourself under my lee
Or I shall give you a full cannonball,
cannonball, cannonball,
And your dear bodies drown in the salt sea.”
VII
Then broadside and broadside and at it they went
For fully two hours or three
Till Henry Martin gave to her the death shot,
the death shot, the death shot,
Heavily listing to starboard went she
VIII
The rich merchant vessel was wounded full sore
Straight to the bottom went she
And Henry Martin he sailed away
sailed away, sailed away,
straight and proudly all on the salt sea
IX
Sad news, sad news to old England came
Sad news to fair London town
There was a rich vessel and she’s cast away,
cast away, cast away,
And all of her merry men drown’d.
TRADUZIONE DI RICCARDO VENTURI
I
C’eran tre fratelli nell’allegra Scozia (1),
in Scozia ce n’eran proprio tre
e tirarono a sorte chi di loro dovesse partire,
dovesse partire, partire
e diventare un pirata sul mare salato.
II
Per primo fu tirato a sorte Henry Martin,
che era il più giovane dei tre,
perché diventasse un pirata sul mare salato,
sul mare salato, salato
per mantenere i suoi due fratelli e sé.
III
Non aveva navigato che una lunga notte (2)
e una parte di un breve giorno d’inverno
quando si accorse d’una ricca e altera nave,
ricca e altera nave, altera nave
che gli veniva incontro rollando.
IV
«Ehi, ehi ! », gridò Henry Martin,
«Come mai ci navigate così dappresso?»
«Siamo un ricco mercantile diretto alla bella Londra (3),
bella Londra, bella Londra,
volete esser così gentili da farci passare?»
V
«Eh no, eh no !», gridò Henry Martin,
«’Sta cosa proprio non s’ha da fare,
perché son diventato pirata sul mare salato,
sul mare salato, mare salato
per mantenere i miei due fratelli e me.»
VI
«Quindi ammainate la vela di gabbia e la mezzana,
e mettetevi sottovento ;
oppure vi beccate una bella cannonata,
cannonata, cannonata,
e i vostri amati corpi affogheranno nel mare salato.»
VII
E allora si affiancarono buttandosi all’arrembaggio
per due ore buone o forse tre,
finché Henry Martin non le diede un colpo mortale,
un colpo mortale, mortale,
e la nave s’inclinò pesantemente a dritta.
VIII
Il ricco mercantile ricevette una grave ferita,
colando dritto a picco,
mentre Henry Martin se ne ripartiva
se ne ripartiva, se ne ripartiva
fiero e in avanti, sul mare salato.
IX
Tristi notizie, tristi notizie nella vecchia Inghilterra,
tristi notizie giunsero alla bella Londra.
C’era una ricca nave, e ora è andata perduta,
andata perduta, perduta,
e tutti gli uomini a bordo sono annegati.

NOTE di Riccardo Venturi
(1) Le ballate popolari sono ricchissime di tali denominazioni standardizzate, dei veri e propri luoghi comuni del tutto privi di senso. Così, ad esempio, la Scozia è sempre “allegra” (merry Scotland).
(2) Altro tipico “topos” stilistico delle ballate che intende rendere lo svolgimento di un viaggio, per terra o per mare. Fa parte del “tessuto connettivo” tipico di ogni componimento popolare.
(3) Altra denominazione standardizzata: la “bella Londra” (fair London, fair London town). Qui l’aggettivo “fair” ha ancora l’antico significato di “bello”

SECONDA VERSIONE
Una melodia diversa è abbinata alla versione Child ballad#250(E).
Questa versione, dalla più marcata impronta anti-inglese, si discosta dalla precedente a partire dalla V strofa, infatti non è descritta la battaglia tra le due navi, ma si passa subito alla notizia arrivata a Londra dell’affondamento della nave mercantile (questa volta espressamente attribuita sia come nave che come carico all’Inghilterra).
E’ la volta del capitano inglese Charles Howard (storpiato come Stewart) ad andare in mare alla ricerca del pirata, e la ballata segue puntualmente e ripete la sequenza dalla III alla V strofa, (i giorni di navigazione, lo scambio di presentazione tra le due navi e la dichiarazione di guerra) questa volta però “a bordo” della nave inglese.
Alla fine la nave inglese fugge e Andrew Barton gli urla dietro”vattene a casa e informa il tuo Enrico che lui potrà essere il re della terra ferma ma io sono il re dei mari!”

ASCOLTA James Kelly & Paddy O’Brien in Last River vol 1 anche su Spotify (open.spotify.com)  per l’ascolto integrale

VERSIONE di James Kelly in parte tratta da Child ballad#250(E)
I
Three loving brothers in merry Scotland,
And three loving brothers were they,
And they did cast lots to see which all the three,
would sail robbing away the salt sea;
II
The lot it fell upon Andrew Bartin,
The youngest one of the three,
That he should go robbing away the salt sea,
To maintain his two brothers and he.
III
They had not sailed more than three long winter nights,
Untill the ship they espied
a-sailing far off and sailing far on,
that the length she  came sailing on side.
IV
‘Who’s there? who’s there?’ says Andrew Bartin,
‘Who’s there that sailing so nigh?’
‘it’s three merchant vessel above England shore,
would you please for to let us pass by.’
V
Oh no, oh no – says Andrew Bartin
that thing it never could be
Your ship and your cargo I’ll gave my brave boys
and your bodies I was sinking in the sea
VI
When this news reached old England
King Henry he wore his crown
that his ship and his cargo were taken away,
And his merry men they were all died.
VII
‘Oh build me a boat,’ says Captain Charles Stewart,
‘oh build it for safe and sure,
And if I don’t bring you young Andrew Bartin,
My life I will never endure.’
VIII
The boat was built at as command
that was able for safe and sure
and Captain Charles Stewart,
..
to take off the all command
IX
They had not sailed more than three long winter nights,
Untill the ship they espied
a-sailing far off and sailing far on,
that the length she came sailing on side.
X
‘Who’s there? who’s there?’ says Captain Charles Stewart,
‘Who’s there that sailing so nigh?’
‘That’s scot brothers of merry Scotland,
would you please for to let us pass by.’
XI
Oh no, oh no – says Captain Charles Stewart,
that thing it never can be
Your ships and your cargos I’ll gave my brave boys
and your bodies I was sinking in the sea
XII
‘Come on! come on!’ says Andrew Bartin,
‘I value you not a pin;
For if you can show fine brass with fight
I’ll show you good steel within’
XIII
And now the battle it has begun
……………….
They fought for four hours, four hours or more,
till Captain Charles Stewart gave over.
XIV
Go back! go back!’ says Andrew Bartin,
And tell your king Henry for me,
That he can reign king over all the dry land,
But I will reign king of the sea.’

LA MORTE DI SIR ANDREW BARTON

bartonNel 1511 Barton stava incrociando la costa inglese in cerca di navi portoghesi quando le sue navi Lion e Jenny Pirwyn furono catturate da Sir Edward e Thomas Howard, terzo Duca di Norfolk. (in alcune versioni della ballata i due fratelli sono sostituiti impropriamente da Charles Howard, l’Alto Ammiraglio che comandò la flotta inglese contro l’invincibile Armata spagnola, nato però una ventina di anni più tardi).
I due agivano su incarico di Enrico VIII, che per opportunismo politico, stava appoggiando il Portogallo e la supplica dei mercanti portoghesi, che vedevano disturbati i loro traffici dal terribile corsaro.

La ballata viene spesso citata e ricordata per una strofa, quella in cui sono riferite le ultime, eroiche, parole del corsaro scozzese, ferito a morte da una freccia scagliata dall’arciere Horsley:
Fight on my men, sayes Sir Andrew Barton,
I am hurt, but I am not slaine;
I’le lay me down and bleed a-while,
And then I’le rise and ffight againe.

[Traduzione in italiano: “Combattete, su combattete, miei uomini, sono ferito ma non ancora morto; mi sdraierò a sanguinare un po’, e poi mi alzerò per combattere ancora“]

Una frase retorica, in cui il corsaro incita i suoi uomini a combattere fino all’ultimo e che probabilmente  non ha mai detto, ma che ce lo restituisce come un fiero personaggio al quale il re d’Inghilterra, sebbene davanti alla testa mozzata esibita a corte, riserva gli onori.

FONTI
http://www.sacred-texts.com/neu/eng/child/ch250.htm
http://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/henrymartin.html
http://mainlynorfolk.info/peter.bellamy/songs/sirandrewbarton.html
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=3270
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=66363
http://mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=5366

BONNY PORTMORE

Quando fu abbattuta la grande quercia di Portmore nel 1760 qualcuno scrisse una canzone conosciuta con il nome di “The Highlander’s Farewell to Bonny Portmore“; nel 1796 Edward Bunting la raccolse dalla voce di Daniel Black un vecchio arpista di Glenoak (Antrim) e la pubblicò in “Ancient Music of Ireland” – 1840.

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La quercia secolare si trovava sulla proprietà del castello di Portmore sulle rive di Lugh Bege fu abbattuta da un grande vento, l’albero era già famoso per il suo portamento ed era soprannominato “the ornament tree”. La quercia venne tagliata e il legno venduto, dalle misurazioni fatte sappiamo che il tronco era largo 13 metri.

Loch un Phoirt Mhóir (lago dal grande approdo) ovvero  Lough Portmore è un laghetto quasi circolare nel Sud-Ovest della contea di Antrim, Irlanda del Nord, oggi riserva naturale per la protezione degli uccelli.

La proprietà anticamente apparteneva al clan O’Neill di Ballinderry, mentre il castello fu costruito nel 1661 o 1664 da Lord Conway (sulle fondamenta di una antica fortezza) tra Lough Beg e Lough Neagh; la tenuta era ricca di alberi centenari e di bellissimi boschi; il conte però cadde in rovina e perse la proprietà quando decise di prosciugare il lago Ber per mettere la terra a seminativo (il sistema di drenaggio detto “Tunny cut” è tutt’ora esistente); l’ambizioso progetto fallì e la terra passò in mano a dei nobili Inglesi.
In altre versioni più semplicemente la dinastia del Conte si estinse e i nuovi proprietari lasciarono la tenuta in stato di abbandono, non essendo intenzionati a risiedere in Irlanda. Quasi tutti gli alberi vennero abbattuti e venduti come legname per la costruzione navale e il castello cadde in rovina.

Il canto potrebbe essere inteso simbolicamente per indicare il declino dei signori gaelici irlandesi, dolore e nostalgia mescolati in un lamento di una bellezza crepuscolare.

04_Lombardia_Rugolon

Nella foto la quercia detta Il Rugolon in Grandola ed Uniti (Co) la circonferenza del tronco è di “soli” 8 metri, età stimata circa 300 anni (dal sito http://www.patriarchinatura.it)

E qui apro una piccola parentesi ricordando un episodio personale di molto tempo fa in cui ho incontrato un albero secolare: all’epoca vivevo a Firenze e ho avuto l’occasione di girare un po’ per la Toscana, ora non ricordo più la località, ma so che mi trovavo nelle colline del senese ed era estate; qualcuno ci consigliò di andare a vedere un vecchio leccio spiegandoci grosso modo  la strada, arrivati in zona ovviamente ci siamo persi, ma un contadino ci fece la cortesia di accompagnarci nei paraggi; in lontananza sembrava ci stessimo avvicinando ad un boschetto, in realtà si trattava di un solo albero le cui chiome erano così frondose e vaste, i vecchi rami così piegati, che per avvicinarci al tronco dovettimo chinarci. Radici poderose rendevano ondulato il terreno e subito fatti pochi passi ci siamo trovati in un’ombra via via più fitta. Adesso non ricordo se si sentiva freddo o se faceva sempre caldo come pochi attimi prima sotto il sole estivo, ma ricordo ancora dopo tanti anni la sensazione di una presenza, di un respiro profondo e vitale, e il disagio che provavo a disturbare il luogo. Non esagero affatto parlando di timore, e credo che quel sentimento fosse lo stesso provato dall’uomo antico, che sentiva negli alberi centenari la presenza di uno spirito.

Veniamo all’ascolto del brano, di cui esistono molte versioni e interpretazioni, l’omaggio doveroso va a Loreena McKennitt che ha portato il brano alla ribalta internazionale.
ASCOLTA Loreena McKennitt in The Visit 1991

ASCOLTA Laura Marling

ASCOLTA Laura Creamer

ASCOLTA Lucinda Williams in Rouges Gallery 2006

ASCOLTA Dan Gibson e Michael Maxwell in Emerald Forest in versione strumentale con il canto degli uccelli


CHORUS
O bonny Portmore,
you shine where you stand
And the more I think on you the more I think long
If I had you now as I had once before
All the lords in Old England would not purchase Portmore.
I
O bonny Portmore, I am sorry to see
Such a woeful destruction of your ornament tree
For it stood on your shore for many’s the long day
Till the long boats from Antrim came to float it away.
II
All the birds in the forest they bitterly weep
Saying, “Where will we shelter or where will we sleep?”
For the Oak and the Ash, they are all cutten down
And the walls of bonny Portmore are all down to the ground.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
Coro
O bella Portmore,
la risplendente
e più penso a te,
più ti penso intensamente.

Se tu fossi mia come lo fosti un tempo
nemmeno tutti i Lord nella vecchia Inghilterra potrebbero acquistare Portmore.
I
O bella Portmore, che pena vedere
una tale distruzione della tua quercia secolare
che rimase sulla spiaggia per molto tempo in quel lungo giorno
finché la barcaccia da Antrim venne per trasportarla lontano
II
Tutti gli uccelli nella foresta amaramente piangono
cantando “Dove ci ripareremo
o dove dormiremo?”
Poichè la Quercia e il Frassino, sono stati tutti abbattuti
e le mura della bella Portmore sono crollate a terra.

SAILING FOR THE LOWLANDS

irish_soldierIl testo è stato scritto dall’irlandese Patrick Joseph McCall (1861 – 1919) già autore di famose ballate popolari come “Follow me up to Carlow“, “Boolavouge“, “Kelly the Boy From Killaneand” per lo più di stampo patriottico. Compare in “Irish Fireside Song” (vedi) e la melodia è la n° 182 in “Old Irish Folk Music and Songs” di P.W. Joyce (1909) (anche abbinata a “The Golden Vanity” in Child ballad #286).
Il testo ha una doppia chiave di lettura, apparentemente parla di in un traffico di contrabbando: liquori e vini raffinati in cambio di pregiata lana e oche selvatiche irlandesi. In realtà quelle “oche” dei registri di carico erano reclute militari irlandesi che prendevano il volo!

(immagine tratta da qui)

OCHE SELVATICHE PRENDONO IL VOLO

Dopo la vittoria del Boyne (1690) in cui l’Inghilterra segnò un punto fermo sul dominio dell’Irlanda, vennero approvate le Penal Laws che penalizzavano i cattolici, impedendo loro l’accesso a posizioni di potere negli affari pubblici e finanche diritti di proprietà sulla propria terra; gli Irlandesi cattolici vengono privati del diritto di voto, sono esclusi dall’esercito, dall’amministrazione locale e centrale e dalla magistratura (mancava solo che gli facessero portare la stella gialla!) Così molti furono i giovani irlandesi cattolici che cercarono la fortuna negli eserciti europei (che fossero possibilmente in lotta contro l’Inghilterra!).
Per estensione le oche selvatiche sono tutti gli uomini e le donne che hanno lasciato l’Irlanda come emigranti per tutto ciò che non potevano realizzare nel loro paese! continua

ASCOLTA Slogmåkane

ASCOLTA The Clancy Brothers & Tommy Makem in Sing Of The Sea 1969 (strofe I, II, V, IV, VIICB)


TESTO di PJ Mccall
I
Dunmore(3) we quitted, Michelmas(1) gone by
Cowhides and wool and live cargo
Twenty young wild geese(2)
Ready fledged to fly
Sailing for the Lowlands Low
chorus 
The lowlands low, the lowlands low
Sailing for the lowlands low
II
Shaun Paor’s the skipper
From the church of Crook
Peary keeps log for his father
Crew all from Bannow
Fethard and the Hook(3)
Sailing for the Lowlands low
III
These twenty wild geese
Gave Queen Anne the slip
Crossing to Louis(4) in Flanders
He and Jack Malbrook(5)
Both are in a grip
Fighting in the Lowlands Low
IV (6)
Close lay a rover
Off the Isle of Wight
Either a Salee(7) or Saxon!
Out through the sea mist
We bade them goodnight
Sailing for the Lowlands Low
V
Ready with priming,
We’d our galliot(8) gun
Muskets and pikes in good order
We should be riddled,
Captives would be none
Death! or else the Lowlands low
VI
Pray Holy Brendan(9)
Turk nor Algerine
Dutchman nor Saxon may sink us!
We’ll bring Geneva(10),
Sack(11) and Rhenish wines (12)
Safely from the lowlands low
VII CB
We smuggled out the Wild Geese weapons safe ashore
Then we unloaded our cargo
A fair wind is blowing we’re headed for Dunmore
Sailing from the lowlands low
TRADUZIONE ITALIANO CATTIA SALTO
I
Lasciammo Dunmore(3)
il giorno di San Michele(1)
pelli bovine e lana era il nostro carico
venti giovani Oche Selvagge(3)
pronte a tutti gli effetti a volare
navigando per l’Olanda
CORO:
Olanda,
navigando per l’Olanda
II
Sean Paor è il comandante
dal pese di Crook
Piery mantiene il posto per il padre,
l’equipaggio è tutto di Bannow,
Fethard e Hook(3)
a navigare per l’Olanda
III
Queste 20 Oche Selvagge
fanno lo sgambetto alla regina Anna
tagliando la strada a Luigi(4) nelle Fiandre, lui e Jack Malbrook(5)
sono entrambi in una morsa
a combattere in Olanda
IV(6)
Dappresso c’era una nave pirata
al largo dell’isola di White
o marocchini(7) o sassoni
tra la nebbia del mare
gli abbiamo dato la buona notte
a navigare per l’Olanda
V
Pronti con l’innesco
avendo la nostra galeotta(8), pistola
moschetti e picche in buono stato,
piuttosto essere crivellati
che essere fatti prigionieri
A Morte o per l’Olanda
VI
Pregate San Brendano(9)
né Turchi o Algerini
Tedeschi o Sassoni possono affondarci!
Porteremo gin olandese(10)
sherry spagnolo(11) e vino bianco del Reno(12)
al sicuro in Olanda
VII CB
Abbiamo contrabbandato le Oche Selvagge e le armi al sicuro a terra
poi abbiamo scaricato  la nostra merce
un vento leggero soffia, siamo diretti a Dunmore
navigando per l’Olanda
NOTE
1) l’equinozio d’autunno o il 29 settembre
2) Il volo delle oche è legato alla partenza di 14.000 soldati irlandesi dopo il trattato di Limerick (1691) per prestare servizio in Francia. Il trattato dava l’autorizzazione a questi soldati di andare dove volevano su delle navi fornite dal governo inglese.
3) paesi dell’Irlanda Sud-Est
4) Luigi XIV di Francia
5) Jack Malbrook: l’unico personaggio che potrebbe rientrare nel contesto è John Churchill primo Duca di Marlborough (1650-1722)
6) la versione dei Clancy Brothers dice
A pirate approached us many leagues from shore
We fought and we sunk him in good order
He’ll go a-roving plundering no more
Sailing for the lowlands low
(traduzione italiano: i pirati si avvicinarono a diverse leghe dal litorale, combattemmo e li affondammo per buona misura, non andranno più in giro a saccheggiare, navigando per l’Olanda)
7) algerini e marocchini erano pirati nordafricani che un tempo infestavano il Mare della Manica
8) galliot: galeotta, con lo stesso termine si identificano storicamente ben tre diverse navi: una piccola galea leggera e veloce usata fin dal Medioevo nel Mar Mediterraneo ; un barcone olandese o tedesco da carico o da pesca dal fondo quasi piatto e quindi adatto a navigare in acque poco profonde; una nave da guerra francese. Tra i tre propendo per il barcone

9) San Brendano noto anche come Brendano il navigatore è ricordato in letteratura per la Navigatio sancti Brendani e non poteva che essere santo protettore dei marinai e dei viaggiatori
10) gin olandese comunemente chiamato Ginevra
11) sherry spagnolo
12) in realtà si tratta di un messaggio in codice per indicare gli aiuti militari portati all’Olanda, Spagna e Germania

THE SWEET TRINITY CHILD BALLAD

Una sea ballad molto popolare nel circuito folk anglo-americano conosciuta con vari titoli (“The Sweet Trinity”, “The Golden Vanity”, “The Golden Willow Tree”) appare in stampa in un foglio volante (broadside) nel 1635 con il titolo di Sir Walter Raleigh Sailing In The Lowlands. (vedi). Il professor Child la riporta in tre versioni (Child ballad #286)

IL CORSARO FAVORITO DA ELISABETTA I

E’ Samuel Pepys a collegare la ballata al vascello di Sir Walter Raleigh “The Sweet Trinity”.

impersonato dall’attore Clive Owen nel film “Queen Elizabeth: the Golden Age” da notare la somiglianza con il ritratto alla National Gallery di Londra
Sir Walter Raleigh National Gallery (Londra)

Sir Walter Raleigh (1552-1618) navigatore, corsaro e poeta inglese, ottenne dalla regina Elisabetta I titoli nobiliari e privilegi soprattutto sulle terre conquistate nelle Americhe. Una sintesi biografica che ci rende l’idea del personaggio è di Stefania Maffeo (vedi) “Walter Raleigh dopo aver combattuto in Francia per la causa ugonotta (1569-1576), nel 1578 si dedicò alla carriera marinaresca, con il fratellastro Sir Humphrey Gilbert, compiendo un primo viaggio a Terranova. Nel 1580 si mise al servizio di Robert Dudley, conte di Leicester, e combatté in Irlanda; divenuto il favorito della regina Elisabetta I, ebbe in dono lucrosi monopoli commerciali e vasti domini in Inghilterra ed in Irlanda. Nel 1584 finanziò un viaggio d’esplorazione lungo le coste dell’America Settentrionale, tra la Florida e Carolina del Nord, assegnando il nome di “Virginia” (in onore d’Elisabetta I detta “la Regina vergine”) ad un vasto territorio; seguì, nel 1585-1587, un tentativo di colonizzazione (sbarco nell’isola di Roanoke), ma senza successo. Sostituito nel 1587 dal rivale conte d’Essex nel favore della regina, fu imprigionato nel 1592, per aver sedotto un’ancella di questa, che sposò. Nel 1595, riprese l’attività marinara ed esplorò le coste dell’America Meridionale, sperando di scoprire il favoloso Eldorado; quindi partecipò alla presa di Cadice (1596); nel 1601 partecipò alla repressione della ribellione del conte d’Essex, presenziando come capitano della guardia alla sua esecuzione.
L’epoca dei grandi corsari inglesi si concluse con la morte della regina Elisabetta nel 1603. Il suo successore, Giacomo I, era re pacifico, fece pace con la Spagna e lasciò decadere la flotta: la conseguenza fu che un gran numero di marinai rimase senza occupazione e che la gioventù intraprendente, già avviata verso le avventure della corda, si trovò delusa e scontenta. Nessuna meraviglia se il regno di Giacomo I segna ad un tempo la decadenza della guerra corsa ed il rinascere della pirateria in Inghilterra. All’avvento di Giacomo I Raleigh fu imprigionato (luglio 1603) sotto l’accusa, infondata, di avere complottato contro di lui; processato nel novembre, fu condannato a morte, ma la sentenza non fu eseguita e rimase prigioniero nella torre di Londra fino al marzo 1616, liberato purché comandasse una spedizione nella Guiana, alla ricerca di una miniera d’oro, senza venire a conflitto con i coloni spagnoli. Salpò nel marzo 1617 raggiungendo in dicembre la foce dell’Orinoco, ma l’oro non fu trovato ed i suoi uomini si scontrarono con gli spagnoli; per questo al suo ritorno Giacomo I, secondo l’impegno preso con l’ambasciatore spagnolo Gondomar, ed in base alla sentenza del 1603, lo condannò alla pena capitale. Fra i suoi scritti, oltre a numerose poesie, si ricordano la descrizione della Guiana ed una storia del mondo, rimasta incompiuta; a lui si deve la coltivazione del tabacco in Inghilterra, e, secondo alcuni, quella della patata.

Ottima biografia anche qui

Sir Walter Raleigh non è mai stato un personaggio popolare, ed era considerato arrogante, egoista, dall’atteggiamento tipico del parvenu, così viene ridicolizzato (e con lui tutta la nobiltà)  in questa ballata in cui si narra un evento rocambolesco quanto improbabile.

SWEET TRINITY O GOLDEN VANITY?

In “The Golden Vanity” illustrato da Pamela Colman Smith 1899

Nella ballata Sir Raleigh allestisce una nave, la Sweet Trinity per salpare verso il Mare dei Caraibi e qui incrocia un galeone francese (diventato poi nelle versioni successive un più generico “false gallaly“).

Il nome della nave cambia a seconda delle località in cui si è diffusa la canzone e diventa:
The Golden Silveree (North Carolina)
The Golden (green) Willow Tree o The Mar[r]y Golden Tree (Kentucky, Minnesota, Arkansas)
The Silver Family
The Bold Trinitee (Virginia)
The Sweet Kumadie (Aberdeenshire)
così come cambiano la nazionalità del nemico (tra le più gettonate quella spagnola e turca -i pirati barbareschi) e il nome della sua nave.

Sembra la fine per l’equipaggio ma il mozzo, in cambio di molto denaro e la mano della figlia del capitano, si offre di salvare la nave.
Così, armato di un coltello affilato e una buona dose di coraggio, il ragazzo si butta in mare e fa alcuni buchi nello scafo del galeone nemico fino a farlo affondare come un sasso.

I DIVERSI FINALI

In “The Golden Vanity” illustrato da Pamela Colman Smith 1899

Nel tempo il finale della ballata varia: nella prima versione il capitano è disposto a ricompensare il mozzo con l’oro promesso, ma non di dargli la figlia in moglie (non sia mai che il suo nome si imparenti con un semplice mozzo!): la fine del ragazzo non è chiara, anche se è presumibile che si rituffi in mare per lasciarsi annegare.
La maggior parte delle versioni però la fanno classificare come murder ballad perchè il mozzo per ordine del capitano, non viene ripreso a bordo ed è lasciato affogare.
In una versione più tarda il coraggioso ragazzo viene issato a bordo ma muore stremato poco dopo. L’equipaggio lo seppellisce in mare con tutti gli onori. In pochissime versioni c’è il lieto fine con il marinaio coraggioso che viene premiato perlomeno con il denaro.

Ci sono moltissime versioni testuali (Bronson ne ha contate più di un centinaio) abbinate anche a diverse melodie e non è semplice una classificazione.

LE VERSIONI

Mountain ballad style: Sinking in the Lonesome sea (The Merry Golden Tree) vedi
ancora una versione americana:The Turkish Reverie 
La versione scozzese: The Sweet Kumadee
La versione inglese: The Golden Vanity 

FONTI
http://latinamericanhistory.about.com/od/latinamericatheconquest/p/Sir-Walter-Raleigh.htm
http://www.sacred-texts.com/neu/eng/child/ch286.htm
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_286
http://singout.org/2015/03/30/golden-vanity/
http://singout.org/2015/03/30/golden-vanity/2/
http://www.fresnostate.edu/folklore/ballads/C286.html
http://web.lyon.edu/wolfcollection/songs/riddlegolden1234.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=49885
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=11747
https://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/thegoldenvanity.html

http://www.shanty.org.uk/archive_songs/golden-vanity.html
http://web.lyon.edu/wolfcollection/songs/riddlegolden1234.html
http://mysongbook.de/msb/songs/g/goldenva.html

LOWLANDS AWAY

“Lowland away” è un canto marinaresco (sea shanty) che si è ritenuto influenzato da una ballata tradizionale (alcuni ipotizzano del Border inglese per quelle Lowlands sia nel versante scozzese che inglese) ed è datato molto genericamente al XVII secolo. Ma il collegamento sembra essere più una “ricostruzione” letteraria di fine ottocento! (per i dettagli vedere qui ). E’ più probabile, dalle testimonianza rese sul campo, che il brano sia nato nell’ambito della cultura americana e afro-americana.

PRIMA VERSIONE: IL LAMENT DELLA SIRENA

mermaid-drowned-sailorLa donna sogna il suo marinaio, ma lo vede come un annegato, così lei si taglia i capelli e porta il lutto per la sua morte. Sebbene non sia espressamente citata l’immagine rievoca l’abbraccio fatale di una sirena!

Il canto è stato reso come una ballata dal ritmo fluido come il respiro, per dirla con le parole di W.L. Alden the song is the sighing of the wind and the throbbing of the restless ocean translated into melody” .. sospiro del vento e onde dell’oceano.

La versione dal film “Moby Dick” cantata da Ali Darragh



ASCOLTA
Rufus Wainwright e Kate McGarrigle in Rogue’s Gallery: Pirate Ballads, Sea Songs & chanteys 2006

ASCOLTA Anne Briggs

 

I dreamed a dream the other night,
Lowlands, lowlands away, my John(1),
I dreamed a dream the other night,
My lowlands away.
I dreamed I saw my own true love,
I dreamed I saw my own true love,
He was green and wet with weeds so cold,
He was green and wet with weeds so cold,
I’ll cut away my bonny hair,
For no other man shall think me fair,
For my love lies drowned in the windy lowlands,
For my love lies drowned in the windy lowlands(2)

TRADUZIONE ITALIANO CATTIA SALTO
Ho fatto un sogno l’altra notte
Lowlands, Lowands lontane, mio John(1)
Ho fatto un sogno l’altra notte
mie Lowlands lontane
Ho sognato di vedere il mio amore,
Ho sognato di vedere il mio amore
era verde e bagnato con alghe tanto fredde.
era verde e bagnato con alghe tanto fredde.
Ho tagliato i miei bei capelli
per nessun altro uomo mi farò bella perchè il mio amore giace annegato nelle pianure ventose.(2)

NOTE
1) la ciurma si una nave mercantile era detta in modo gergale “the Johns”, così in questo contesto my John può tradursi anche come “my lad”
2) nel Settecento-Ottocento con questo termine generico si indicavano le colonie olandesi, e più in generale molte terre e isole nelle Indie Occidentali, in questo contesto le terre basse diventano gli abissi del mare

SECONDA VERSIONE: IL LAMENT DEL MARINAIO

Qui è il marinaio a fare il sogno e vede la moglie vestita di bianco, ma il presagio è funesto perchè lei è morta.

ASCOLTA in una versione shanty dal film “Treasure Island”

(inizia da 2:07)


VERSIONE in Stan Hugill
I
I dreamed a dream the other night,
(Ch: Lowlands, Lowlands away my John!)
I dreamed a dream the other night,
(Ch: Lowlands away!)
II
I dreamed my love came in my sleep,
Her eyes were wet, her eyes did weep.
III
She came to me as my best bride,
All dressed in white like some fair bride.
IV
An’ bravely in her bosom fair,
A red, red rose did my love wear.
V
She made no sound, no word she said,
An’ then I knew my love was dead.
VI
I bound the weeper round my head,
For now I knew my love was dead.
VII
An’ then awoke to hear the cry,
“Oh, watch on deck, oh, watch ahoy!”
TRADUZIONE ITALIANO CATTIA SALTO
I
Ho fatto un sogno l’altra notte
Lowlands, Lowands lontane, mio John
Ho fatto un sogno l’altra notte
Lowlands lontane
II
Ho sognato che il mio amore veniva nel sonno,
gli occhi umidi di pianto
III
Veniva come la mia diletta sposa,
tutta vestita in bianco come una bella sposa
IV
E sul bel petto con orgoglio
una rosa, una rosa rossa portava il mio amore
V
Non fece alcun rumore, non disse una parola e allora seppi che il mio amore era morto
VI
Ho legato il fazzoletto intorno alla testa,
perchè adesso so che il mio amore è morto.
VII
E quando mi sono alzato ho sentito un grido “Guarda sul ponte, guarda!”

LA VERSIONE BLUES

Detta anche “My Dollar and a Half a Day” è la versione testuale più propriamente riscontrata sul campo. Anche la melodia è da intendersi in versione decisamente blues: sono in molti infatti a propendere per le influenze dei canti africani nelle sea shanties e in particolare i lamenti degli schiavi negri.

ASCOLTA Hulton Clint

Lowlands,
Lowlands,
 Away my John,
Lowlands, away,
 I heard them say,
My dollar and half a day.
A dollar half a day is a black man’s pay.
I thought I heard the old man(1) say
Oh a white man’s pay  is rather high
a black man’s pay is rather low
A dollar and half a day is a man low pay
A dollar and half a day want pay my way
Five dollars a day is a hugest pay
Five dollars a day is a hugest pay
Watch are we all a-screwing crew
We got no money and we can’t get home
I’ll pack my bag and I’ll bound away
I’ll bound away to Mobil Bay(2)
I’m bound away to Mobil Bay
We’re bound away at the break of day
Oh, was you never down Mobile Bay,
A-screwing cotton all the day
Oh heave her up and then we’ll go
Oh heave her up and then we’ll go
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Lowlands, Lowands lontane, mio John
li ho sentiti dire
il mio mezzo dollaro al giorno
Mezzo dollaro al giorno è la paga di un nero
la paga di un bianco è un po’ più alta
mezzo dollaro al giorno è una paga misera per un uomo, mi vogliono pagare un mezzo dollaro al giorno
Cinque dollari al giorno sono una paga più alta
guardaci siamo un equipaggio che stiva il cotone, non abbiamo soldi e non possiamo tornare a casa
prenderò la mia sacca e andò per mare
andrò a Mobile Bay
andrò a Mobile Bay
siamo in partenza all’alba
non sei mai stato a Mobile Bay
a caricare cotone tutto il giorno
la carichiamo e poi partiamo
la carichiamo e poi partiamo

NOTE
1) il capitano della nave
2) Mobile, città portuale dell’Alabama nel Golfo del Messico, già capitale della Louisiana francese. Mobile passò sotto il controllo britannico (Florida) e finì sotto il dominio spagnolo (dal 1780 al 1812) per poi diventare territorio degli Stati Uniti. “Tra il 1819 ed il 1822, con la creazione delle piantagioni, la popolazione aumentò a dismisura, inoltre, a favorire lo sviluppo cittadino vi era la sua posizione geografica, al centro delle tratte commerciali tra l’Alabama ed il Mississippi. Si sviluppò particolarmente il settore legato alla vendita ed al commercio del cotone, tanto che nel 1840, Mobile era seconda solo a New Orleans per esportazione del prezioso materiale.” (Wikipedia).

(Cattia Salto luglio 2013, revisionato giugno 2016)

FONTI
http://www.fresnostate.edu/folklore/ballads/PBB100.html
http://mainlynorfolk.info/anne.briggs/songs/lowlands.html
http://shantiesfromthesevenseas.blogspot.it/2011/11/17-21-lowlands-away-my-dollar-and-half.html
http://www.gutenberg.org/files/20774/20774-h/20774-h.htm

http://www.jsward.com/shanty/lowlands/index.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=134132
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=123027

SAUCY SAILOR BOY OR JACK TAR IN THE SEA SHANTY

seashantyL’immagine ottocentesca del marinaio è piuttosto stereotipata: è Jack Tar, un ubriacone e donnaiolo, forse lavativo e piantagrane, sempre pronto a fare a pugni.
Nelle canzoni del mare dal punto di vista femminile il marinaio è spesso un bugiardo infedele che ha una ragazza in ogni porto anche se  tiene moglie e figli a casa. Ridicolizzato e respinto da alcune, è invece ricercato da altre che preferiscono in assoluto l’amore di un marinaio (vedi Sailor laddie)!

THE SAUCY SAILOR BOY

Il marinaio è guardato con diffidenza dalle donne, quando non proprio con disprezzo come nella sea song dal titolo “The Saucy Sailor Boy dove il giovane marinaio “insolente” corteggia una donna di campagna: assistiamo a quello che viene chiamato contrasto amoroso che si inserisce in una lunga tradizione popolare, per lo più di argomento bucolico, in cui un uomo e una donna duettano tra loro in una serie di schermaglie amorose; nel genere di questo filone poetico e/o canoro è sempre la donna a rifiutare le proposte dell’uomo, per preservare la sua virtù o per meglio stuzzicare l’appetito amoroso; l’uomo invece promette mari e monti, nonchè amore eterno, millanta ricchezze e la certezza di una vita agiata, pur di conquistare le grazie della donna.
In Saucy Sailor la donna però respinge il marinaio con mala grazia, perchè i suoi vestiti puzzano ancora di catrame; la musica cambia quando il marinaio tira fuori i soldi, così lei abbassa le sue arie da gran dama e gli promette di sposarlo; ora è la volta del marinaio a mostrarsi schizzinoso e a rifiutarla!

Il testo si ritrova in molte collezioni ottocentesche e nei broadside soprattutto in Gran Bretagna per arrivare anche in America, e probabilmente ha origini settecentesche (William Alexander Barret nel suo “English Folksong” pubblicato nel 1891 ritiene che il brano sia comparso in stampa nel 1781 e cita la sua grande popolarità fra le ragazze che lavorano negli opicifi dell’Est London).

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Stan Hugill nella sua Bibbia degli Shantyman ci dice che la canzone oltre ad essere una forebitter song veniva occasionalmente cantata durante le noiose ore di pompaggio dell’acqua dalla sentina, quando le pompe si azionavano a mano! (vedere sea shanty)

ASCOLTA The Tarry Sailor dalle collezioni popolari (voce di Andrew Robbie di Strichen, Aberdeenshire)

La versione più filologica è quella dei Quadriga consort


I
“Come, my dearest, come, my fairest,
Come and tell unto me,
Will you pity a poor sailor boy,
Who has just come from sea?”
II
“I can fancy no poor sailor:
No poor sailor for me!
For to cross the wide ocean
Is a terror to me.
III
You are ragged, love, you are dirty, love,
And your clothes they smell of tar.
So begone, you saucy sailor boy,
So begone, you Jack Tar(1)!”
IV
“If I’m ragged, love, if I’m dirty, love,
If my clothes they smell of tar,
I have silver in my pocket, love,
And of gold a bright store.”
V
When she heard those words come from him,
On her bended knees(2) she fell.
“To be sure, I’ll wed my sailor,
For I love him so well.”
VI
“Do you think that I am foolish?
Do you think that I am mad?
That I’d wed with a poor country girl
Where no fortune’s to be had?
VII
I will cross the briny ocean
Where the meadows they are green;
Since you have had the offer, love,
Another shall have the ring.
VIII
For I’m young, love, and I’m frolicksome,
I’m good-temper’d, kind and free.
And I don’t care a straw, love,
What the world says of me.
TRADUZIONE ITALIANO CATTIA SALTO
I
“Vieni mia cara, vieni mia bella
vieni e dimmi,
ti potresti interessare a un povero giovane marinaio, appena arrivato dal mare?”
II
“Non mi piace nessun povero marinaio,
nessun povero marinaio per me!
Perchè attraversare il vasto oceano
mi mette terrore
III
Sei cencioso, caro, e sporco tesoro,
i tuoi vestiti puzzano di catrame
così stai lontano, impertinente ragazzino, stai lontano Jack Tar(1)”
IV
“Se sono cencioso, cara, e sporco
e i miei vestiti puzzano di catrame
ho argento nelle tasche, cara,
e oro in gran quantità”
V
E allora quando lo sentì parlare così
i suoi piedi lei si gettò
“stanne certo, sposerò il mio marinaio
perchè lo amo così tanto”
VI
“Credi che io sia scemo cara?
Credi che io sia pazzo?
A sposare una povera ragazza di campagna
dove non c’è fortuna da fare?
VII
Ho attraversato l’oceano salmastro
dove le terre sono verdi
e visto che tu hai rifiutato l’offerta, cara,
qualche altra ragazza porterà l’anello.
VIII
Oh io sono giovane, cara
e un allegrone
di buon carattere disponibile e libero
e non mi importa un fico secco, cara
di quello che il mondo pensa di me”

NOTE
1) Jack Tar è il termine comunemente usato, non necessariamente in senso dispregiativo, per indicare un marinaio delle navi mercantili o della Royal Navy. Probabilmente il termine è stato coniato nel 1600 alludendo al catrame (in inglese “tar”) con il quale i marinai impermeabilizzavano i loro abiti da lavoro.
2) letteralmente dice ” alle sue ginocchia”, ma l’espressione in italiano più appropriata è “cadere ai piedi di”

La versione che è diventata quella standard nei repertori dei cantanti e gruppi folk, è degli Steeleye Span: la versione manca di una strofa e i versi sono molto simili
ASCOLTA Steeleye Span in Below the Salt, 1972

Un’altra interessante versione
ASCOLTA Wailin Jennys 


I

“Come my own one, come my fair one,
Come now unto me.
Could you fancy a poor sailor lad
Who has just come from sea?”
III
 “You are ragged, love, you’re dirty, love,
And your clothes smell much of tar.
So be gone, you saucy sailor lad,
So be gone, you Jack Tar(1)”
IV
“If I am ragged, love, and I’m dirty, love,
And my clothes smell much of tar,
I have silver in my pocket, love
And gold in great store.”
V
And then when she heard him say so
On her bended knees(2) she fell,
“I will marry my dear Henry
For I love a sailor lad so well.”
VI
“Do you think that I am foolish love?
Do you think that I am mad?
For to wed with a poor country girl
Where no fortune’s to be had?
VII
I will cross the briny ocean,
I will whistle and sing.
And since you have refused the offer, love,
Some other girl shall wear the ring.
VIII
Oh, I am frolicsome and I am easy,
Good tempered and free,
And I don’t give a single pin, my boys,
What the world thinks of me.”
TRADUZIONE ITALIANO CATTIA SALTO
I
“Vieni mia cara, vieni mia bella
vieni ora con me,
ti potresti interessare a un povero giovane marinaio, appena arrivato dal mare?”
III
“Sei cencioso, caro, e sporco tesoro,
i tuoi vestiti puzzano di catrame
così stai lontano, impertinente ragazzino
stai lontano Jack Tar(1)”
IV
“Se sono cencioso, cara, e sporco
e i miei vestiti puzzano di catrame
ho argento nelle tasche, cara,
e oro in gran quantità”
V
E allora quando lo sentì parlare così
ai suoi piedi lei si gettò
“Ti sposerò, mio caro Henry
perchè io amo un marinaio così tanto”
VI
“Credi che io sia scemo cara?
Credi che io sia pazzo?
A sposare una povera ragazza di campagna
dove non c’è fortuna da fare?
VII
Ho attraversato l’oceano salmastro
ho suonato e cantato
e visto che tu hai rifiutato l’offerta, cara,
qualche altra ragazza porterà l’anello.
VIII
Oh io sono uno allegro e disponibile,
di buon carattere e libero
e non mi importa un fico secco, ragazzi,
di quello che il mondo pensa di me”

ASCOLTA Hulton Clint versione shanty

SAUCY SAILOR BOY
(in Hugill – Shanties from the Seven Seas, trascrizione solo parziale da completare)
Come on my fair ones,
Come on my fan ones,
Come and listen unto me.
Could you fancy a boldly sailor lad
That has just come home from sea?
Could you fancy a boldly sailor lad
That has just come home from sea?
No, ..
When the sailors
For they smell too much of tar!
You are ruggy, you are sassy,
get you gone Jackie Tar.
You are ruggy, you are sassy,
get you gone Jackie Tar.
I have ship on all the ocean,
I have golden great …
All my clothes they may be all..
but the coin can buy me more
All my clothes they may be all ..
but the coin can buy me more
If I am ruggy, if I am sussy
And may by a tarry smell
I had silver in my pockets
For they knew can every tell
I had silver in my pockets
For they knew can every tell
When she heard him
that distressed

Saying “Ruggy dirty saylor boy
I love more than you can tell”
Saying “Ruggy dirty saylor boy
I love more than you can tell”
Do you think that I’m foolish,
Do you think that I’m mad?
……
You refuse me ruggy dearty
Not for you the wedding ring
You refuse me ruggy dearty
Not for you the wedding ring
JACK TAR
(in Doerflinger – ‘Songs of the Sailor and Lumberman‘ pp 294-295)
Come all my fair ones,
Come all my dear ones,
Come and listen unto me.
Could you fancy a jolly sailor lad
That has just come from sea?
Could you fancy a jolly sailor lad
That has just come from sea?
No, I dislike them
No I despise them
For they smell so much of tar!
So be gone, you sassy sailor lad,
so be gone, you Jack Tar.
I have ship on the ocean, love,
I have money in my pocket, love,
I have gold in great store
I would give to a poor country girl
If she would wed Jack Tar.
Soon as she heard him say
Down on her bending knees fell she,
Saying, Forgive me my jolly sailor lad,
for I love none but thee.
Do you think I’m foolish, love
Do you think I’m crazy, love?
Do you think I’m going mad,
For to wed with a poor country girl
That’s no fortune to be had?

FONTI
http://mainlynorfolk.info/peter.bellamy/songs/saucysailor.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=133473
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=16440