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IL BRINDISI ALLA DONNE: GREEN GROW THE RASHES

ritratto di Robert Burns
ritratto di Robert Burns – Alexander Nasmyth 1787

Robert Burns scrisse “Green Grow The Rushes O” nel settembre del 1784: un omaggio al gentil sesso e una dichiarazione d’amore verso le donne, ma anche l’esortazione a cogliere i momenti più belli della vita. Una canzone spesso eseguita durante la Burns Supper al momento del “Toast to the lassies“.

LA VERSIONE “BAWDY”

Della canzone già circolavano delle versioni “pecorecce” – bawdy song – (nel “The Merry Muses of Caledonia”, 1799  sono stati pubblicati due testi collezionati da Burns) ma Robbie ne riscrisse le strofe: la stagione esaltata è quella della primavera, quando “verdi crescono i giunchi” e più dolci sono le ore trascorse ad amare. E Burns fu un uomo che mise in pratica tale esortazione! In Burns è spesso presente una vena di protesta verso i moralisti e i puritani, una traccia di anarchia che lo porta a ripudiare le convenzioni e tutto ciò che limita la libera unione di amici e innamorati. Quindi non c’è niente di moralmente sbagliato nell’assaporare i piaceri della vita: i momenti migliori sono quelli trascorsi ad amare le donne, il sesso che la natura fece dopo l’uomo, perfezionandone le caratteristiche e le qualità!

in Poetry of Robert Burns Centenary Edition 1896
in Poetry of Robert Burns Centenary Edition 1896

Scrive Burns all’editore Thomson nell’aprile 1793 “The song is current in Scotland under the old title, and to the merry old tune of that name

ASCOLTA Deacon Blue band pop di Glasgow qui live per la trasmissione della BBC scozzese “That” una collezione delle canzoni di Burns

ASCOLTA Jim Malcom (ex-voce dei Old Blind Dogs) nel Cd Sparkling Flash -2011: accento scozzese, voce scanzonata e seducente, interessante arrangiamento con la chitarra elettrica

ASCOLTA Altan nel Cd Another Sky -2000: gruppo irlandese del Donegal con Mairéad Nì Mhaonaigh alla voce e violino: la voce magica di Mairéad!

ASCOLTA Cherish The Ladies in New Day Dawning 1996: gruppo tutto al femminile di matrice americo-irlandese (o irlando-americano?)


CHORUS
Green grow the rushes oh(1)
Green grow the rushes oh
The sweetest hours that e’re I spent
Were spent among the lassies oh
I
There’s nought but care on every hand
In every hour that passes oh
That signifies the life of man
and twere na for the lassies oh
II
The wordly(2) race may riches chase
And riches still may fly them oh
And tho’ at last they catch them fast
Their hearts can ne’er enjoy them oh
III
But gie me a canny(3) hour at e’en
My arms about my dearie(4) oh
And warly(5) cares and warly men
May a gae(6) topsy-turvy(7) oh
IV
For you sae douce you sneer at this
You’re nought but senseless asses oh
The wisest man(8) the world e’er saw
He dearly loved the lassies oh
V
Auld Nature swears, the lovely dears
Her noblest work she classes, O:
Her prentice han’ she try’d on man,
An’ then she made the lasses, O.
TRADUZIONE di Cattia Salto
RITORNELLO
Verdi crescono i giunchi (1),
Verdi crescono i giunchi,
le ore più spensierate  del mio passato,
le dedicai  alle ragazze.
I
Da ogni dove nessuno si cura,
per ogni ora che passa,
che significhi la vita dell’uomo
se non fosse per le ragazze.
II
La gara terrena per perseguire la ricchezza può sempre volatilizzarsi,
e quando alla fine la raggiungi
il cuore non è più capace di goderne.
III
Datemi perciò un’ora tranquilla,
abbracciato alla mia cara
e pensieri bellicosi e uomini marziali
vadano a gambe all’aria (7)!
IV
Per voi è così prudente disprezzare tutto ciò, ma non siate stupidi come asini: l’uomo più saggio (8) mai visto (9), amava molto le ragazze.
V
Natura antica giura, alle care belle,
che il suo lavoro più nobile è la classificazione: per fare pratica iniziò dall’uomo e poi fece le donne

NOTE
1) rasches: rushes giunchi; c’è anche una canzone di Natale con lo stesso titolo. Molti ritengono che la parola “green grow” sia alla base del vocabolo spagnolo “gringos” con cui i messicani appellavano gli americani durante le guerre ottocentesche.. Secondo il “Diccionario Castellano” del 1787 il termine fu usato a Malaga per rivolgersi a una persona che parlava male lo spagnolo e in particolare a Madrid era sinonimo di Irlandese. Con molta probabilità il termine gringo deriva dallo spagnolo griego. In inglese si dice infatti “it’s Greek to me” [tradotto in italiano per similitudine con “Per me é arabo”] mentre in spagnolo “hablar en griego“.
2) wordly= mondano
3) canny=quiet
4) dearie: deary colloquiale per cara
5) war’ly: warlike.
6) gae termine scozzese per go
7) topsy-turvy (anche scritto come “tapsalteerie”): in italiano si traduce come “sottosopra”, di una situazione confusa o disorganizzata o una cosa trasandata. Burns scrivendo in merito al testo, divideva i vari tipi di giovanotti in sole due classi “the grave and the merry“. I primi sono “goaded on by the love of money,” spinti dall’amore per il denaro e anche “whose darling wish it is to make a figure in the world,” coloro che desiderano far parlare di sé nel mondo; gli altri sono “the jovial lads, who have too much fire and spirit to have any settled rule of action, but without much deliberation follow the strong impulses of nature“, i ragazzi gioviali, che hanno abbastanza animo e spirito da non essere condizionati dalle regole sociali, ma seguono i forti impulsi della loro natura, senza pensarci troppo.
8) molto probabilmente si riferisce a Salomone
There’s some say I’m foolish, there’s more say I’m wise,
For love of the women I’m sure ‘tis no crime;
For the son of King David had ten hundred wives
And his wisdom is highly recorded. (in The Limerick Rake qui)
9) l’uomo più saggio che mai sia esistito al mondo

FONTI
https://en.wikisource.org/wiki/The_Merry_Muses_of_Caledonia/Green_Grow_the_Rashes
http://digital.nls.uk/special-collections-of-printed-music/pageturner.cfm?id=94624648
http://mysongbook.de/msb/songs/g/grngrora.html
http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=45563
https://thesession.org/tunes/1936

RATTLIN’ ROARIN’ WILLIE

Una canzone tradizionale scozzese trascritta da Robert Burns nel 1787, alla quale aggiunge la terza strofa dedicandola all’amico William Dunbar, avvocato di Edimburgo e colonnello del “Corpo dei Crochallan“. Pubblicata in “The Scots Musical Museum” (Vol. 2, Edimburgo, 1788) al numero 194

“The last stanza of this song is mine and out of compliment to one of the worthiest fellows in the world, Willm Dunbar, Esq: Writer to the Signet, Edinr, and Colonel of the Crochallan Corps, a club of wits who took that title at the time of raising the fencible regiments.”
(traduzione italiano: L’ultima strofa di questa canzone è mia per elogiare uno dei più degni compagni del mondo – l’egregio William Dunbar, avvocato di Edimburgo e colonnello del “Corpo dei Crochallan”, un club di menti acute, che assunse il titolo all’epoca della rinascita dei reggimenti dei difensori”)

WILLY THE FIDDLER

Il nome Willy è un topico delle canzoni popolari celtiche per indicare il furfante, il bulletto del quartiere che piace alle donne, pur essendo un opportunista e un mascalzone e in effetti stando a quanto riferito da Sir Walter Scott in “The Lay of The Last Minstrel” pare che la canzone si riferisse a un musicista popolare del Border scozzese vissuto nel 600: dal carattere rissoso e molesto (da qui l’aggettivazione “rattling” e “roaring” con la quale era conosciuto) dopo l’ennesima bevuta in una taverna vicino a Hawick si mise a litigare con un altro suonatore noto come Sweet Milk, lo sfidò a duello e lo trafisse con la spada (e per questo venne catturato e giustiziato).
Nelle due  strofe tramandate si dichiara solo la sua intenzione di andare al mercato per vendere il violino, probabilmente per comprarsi da bere, ma al momento di separarsi dal suo strumento si commuove ricordando i bei tempi che hanno passato insieme.

LA FILASTROCCA

jackandhisfiddleIl substrato popolare del brano si è conservato anche in una filastrocca per bambini dal titolo “Jacky, come give me thy fiddle” in cui il violinista è chiamato con il tipico e fiabesco nome di Jack; la situazione ricalca la seconda strofa del “Rattlin’ roarin ’ Willie”: una persona chiede a Jack di darle il violino ma Jack si rifiuta dicendo “If I should give my fiddle They’ll think that I’m gone mad, For many a joyful day My fiddle and I have had”
VIDEO

LA MELODIA

Melodia molto popolare per tutto l’800 e il 900 sia in versione cantata che strumentale – è una slip jig – (per violino e cornamusa). La melodia è riportata nel manoscritto di Henry Atkinson del 1694 dove sono scritte circa 200 melodie del Northumberland per violino.

ASCOLTA Dougie Maclean inThe Plant Life Years” 1997 con uno violino scatenato

ASCOLTA Aoife O’Donovan con i Childsplay: Aoife, cantante americana -dalle origini irlandesi- propone una frizzante interpretazione della melodia accompagnata con grinta dal gruppo Childsplay durante il loro tour del 2008. Il gruppo fondato dal liutaio inglese Bob Childs è composto da una ventina di strumentisti per lo più violini (costruiti da Bob ovviamente)

ASCOLTA The Chieftains & Barra MacNeils, “Fire in the kitchen” compilation del 1998 con vari artisti canadesi


I
O rattlin’(1) roarin ’(2) Willie
Oh he held to the fair
An’ for to sell his fiddle
An’ buy some other ware
But partin’ wi’ his fiddle
The saut tear blint (3) his eye
And rattlin’ roarin’ Willie
Ye’re welcome hame to me!
II
O Willie, come sell your fiddle
O sell your fiddle sae fine
O Willie, come sell your fiddle
And buy a pint o’ wine!
If I should sell my fiddle
The warl’ would think I was mad
For mony a rantin’ day
My fiddle and I ha’e had.
III
As I cam’ by Chrochallan (4)
I cannily keekit ben(5)
Rattlin’ roarin’ Willie
Was sitting at yon board en’
Sitting at yon board en’(6)
And amang guid companie
Rattlin’ roarin’ Willie
Ye’re welcome hame to me!
TRADUZIONE di Cattia Salto
I
Willy stupendo (1) e strepitoso (2)
è andato al mercato
per vendere il suo violino
e comprare qualcosa d’altro,
ma nel separarsi dal suo violino
una lacrima salata gli velò gli occhi
Willy stupendo e strepitoso
sei il benvenuto a casa mia!
II
“Willy vieni a vendere il tuo violino,
vendi il tuo violino così bello?
Willy vieni a vendere il tuo violino
e compra una pinta di vino”
“Se vendessi il mio violino
tutti potrebbero pensare che sia matto
per tutti i giorni da vagabondi
che io e il mio violino abbiamo passato insieme”
III
Quando sono arrivato al Crochallan (4)
ho sbirciato con cautela all’interno
Willy stupendo e strepitoso
era seduto laggiù a capo tavola (6)
seduto laggiù a capo tavola
e tra buoni compagni
Willy stupendo e strepitoso
sei il benvenuto a casa mia!

NOTE
1) rattling: una parola onomatopeica che richiama il battere dei denti  (o una danza di scheletri) e il suono della coda del serpente a sonagli, però usato come slang significa meraviglioso, splendido, stupendo
2) roaring: altra parola onomatopeica che richiama il ruggito di una belva o il rombo di un motore in corsa, strepitoso
3) Blint: blinded
4) Crockallan: the Crochallan Fencibles, un club di gogliardi con sede in Anchor Close, Edimburgo. [I Fancibles erano una specie di armata di volontari per la difesa della patria dai ranghi pseudomilitari ma in particolare il Crochallan Fencibles  era un club per soli uomini ubicato in un vicoletto medievale di Edimburgo (Anchor close), una delle tipiche associazioni conviviali “very british” in cui i soci si ritrovavano per stare in compagnia e in libertà, lontano dalle mogli e le altre donne, per mangiare bene, bere parecchio, fumare in santa pace e “discutere” di cose da uomini.] Burns fu introdotto nel circolo dal suo fondatore William Smellie che era anche colui che stampò le sue poesie.
5) Cannily: cautiously con cautela- Keekit: peeped capolino-Ben: inside: all’interno
6) Boord-en: end of the table, head of the table. Willie era diventato presidente del Club e perciò stava a capo tavola durante le riunioni

FONTI
http://lbps.net/lbps/repertoire/124-rattlin-roarin-willie.html
http://www.folknortheast.com/learn/core-tunes/rattlin-roarin-willie
http://www.cobbler.plus.com/wbc/poems/translations/408.htm
https://thesession.org/tunes/1757
http://sangstories.webs.com/rattlinroarinwillie.htm

MELODIE SCOZZESI IN ONORE A ROBERT BURNS

RobertBurns2

Il compleanno di Robert Burns (1759-1796) il grande Bardo di Scozia, cade di 25 gennaio e poco dopo la sua morte (aveva solo 37 anni!), un gruppo di amici cenarono insieme per commemorarlo. Era il 1802 e da allora le cene sono entrate a far parte della tradizione scozzese,  organizzate da Società letterarie, Circoli ricreativi, Logge Massoniche, pub e ristoranti oppure da singole famiglie in abitazioni private, si svolgono in Scozia e presso le comunità scozzesi sparse per il mondo.

burns_supper_companion__36293IL MENU’

La cena prevede dei piatti tipici della tradizione scozzese: una minestra come antipasto seguita dal piatto principale, ossia l’HAGGIS: le frattaglie della pecora cotte con farina d’avena e cipolla… dentro lo stomaco stesso della pecora.(vedi ricetta). Come dolce la scelta va al pudding o alla zuppa inglese. Il tutto innaffiato da abbondanti bevute di birra e whisky nazionale, poesie e musica del Bardo (of course) e perchè no? Danze!

IL RITUALE

Sia che la cena si svolga in modo formale o informale, esiste comunque un rituale da seguire (applausi a parte).

L’entrata del capotavola:
il padrone del festeggiamento entra in sala al suono delle cornamuse (e tutti si alzano in piedi) e dopo qualche parola di benvenuto dichiara l’inizio della cena (e tutti si siedono)

Il ringraziamento:
per le parole del ringraziamento si ricorre alla Selkirk Grace, pronunciata da Burns durante una cena presso il Conte di Selkirk
Some have meat and cannot eat.
Some cannot eat that want it:
But we have meat and we can eat,
So let the Lord be thankit.

(Traduzione italiano: Alcuni hanno la carne ma non possono mangiare, altri la vogliono e non la possono mangiare: ma noi abbiamo la carne e possiamo mangiare, sia quindi ringraziato il Signore.)
Ha inizio quindi la cena con il servizio di una zuppa o una minestra della tradizione scozzese.

Address to the Haggis e il brindisi:
l’haggis viene portato in tavola dalla Pussy Nancy, una giovane in abito tradizionale, (oppure dallo chef) su un piatto d’argento preceduto (o seguito) da un suonatore di cornamusa e tutti i convitati vengono invitati ad alzarsi; uno dei convitati (ovvero il Presidente designato) rivolge all’haggis un discorso (ossia il celebre poema di Burns “Address to the Haggis“) per chiedere perdono all’haggis e poi tagliarlo con il coltello (alla frase “An’ cut you up wi’ ready slight“).
Alla fine della recita, il Presidente alzerà il piatto sopra la testa, mostrando la portata ai presenti e pronunciando ad alta voce “Gie her a Haggis!” e chiederà ai commensali di brindare per l’haggis. Mentre i commensali grideranno “To the haggis!” il piper riprenderà a suonare. La cerimonia accompagnerà l’haggis verso la cucina, per essere preparato per il servizio.

Dopo il servizio del dolce iniziano vari discorsi (in tono umoristico) e brindisi (intervallati da intrattenimenti musicali e danze)
La commemorazione e il brindisi (Immortal Memory):
si ricorda la vita di Burns, gli aneddoti e gli eventi più salienti; si commentano e spiegano le storie dietro ai suoi maggiori componimenti. Il ricordo si conclude con un brindisi “alla memoria immortale di Robert Burns”.
Il brindisi alle donne (Toast to the Lassies):
un uomo pronuncia un discorso dedicato alle donne; inizialmente era un semplice e galante ringraziamento rivolto alle donne che avevano partecipato alla cena, è diventato oggi l’occasione di ironizzare sul genere femminile (sempre con stile naturalmente) e invitare tutti gli uomini presenti a brindare alle donne! Una canzone spesso eseguita in questa parte della commemorazione è Green Grow The Rushes O, un omaggio al gentil sesso e una dichiarazione d’amore verso le donne, ma anche l’esortazione a cogliere i momenti più belli della vita.
La risposta al brindisi alle donne:
nell’epoca della parità dei sessi toccherà ad una donna rimbeccare l’orazione precedente e cogliere l’occasione per prendere in giro gli uomini (non dimenticando di ringraziare per il brindisi di prima con un altro brindisi).  I commensali possono proporre altri brindisi e discorsi su Burns con la lettura delle sue poesie, ma soprattutto si canta e si balla.
Ringraziamenti e congedo:
il padrone del festeggiamento ringrazia i partecipanti e invita a cantare la canzone degli addii Auld Lang Syne

LE BELLE FANCIULLE NELLE CELTIC SONGS

Nelle Celtic Songs ci sono un sacco di belle fanciulle che vagano per la brughiera nelle ore più strane, qui in particolare a confronto due testi molto simili, il primo di provenienza scozzese l’altro irlandese. Per l’atmosfera romantica e nostalgica sono delle tipiche drinking songs perfette per pub ed eventi conviviali. La melodia è stata ripresa anche da Bob Dylan per la composizione di una canzone di protesta dal titolo “The Walls of Red Wing” molto conosciuta negli anni 60.
Si tratta di “Road to Dundeee” (The Road & The Miles To Dundee) e di “Sweet Carnlough (o Carnloch) Bay” essendo Dundee una popolosa cittadina della Scozia vicina al mare (sede da qualche anno di un grande Festival, il Dundee Scottish Festival of the Finger Lakes- mese di settembre) e Carnlough Bay un paesino sulla costa nord-est d’Irlanda.

La storia delle due canzoni è proprio uguale: più dettagliata nella versione scozzese di 8/9 strofe, più ridotta nella versione irlandese di sole 4 strofe, le prime due e l’ultima sono quasi identiche. Una ragazza chiede le informazioni per raggiungere una località sul mare e un giovanotto si offre di accompagnarla per spiegarle la strada. E fin qui niente di strano, se non che siamo in pieno inverno, allo spuntare dell’alba e al momento della separazione i due si scambiano dei pegni (un anello e un non meglio definito borsellino da parte della ragazza e una spilla d’oro da parte del ragazzo). Nella versione irlandese l’addio è suggellato invece con una bevuta al pub di Pat Hamill.

Non è dato sapere se i due viaggiassero a piedi o con qualche mezzo, né cosa ci facesse una ragazza per strada all’alba e tutta sola, certamente non era  di alto o medio ceto, perchè i suoi genitori o parenti non l’avrebbero mai lasciata andare per strada da sola; una popolana dunque, ma non guardiana di bestie che d’inverno stanno nelle stalle, forse una contadinella/lattaia o una venditrice ambulante che portava la sua merce al più vicino mercato. Enigmatico resta lo scambio di regali tra i due, se qualcuno avesse delle idee in merito..

ROAD TO DUNDEE

Il brano è conosciuto e popolare anche in Canada, alcuni ricercatori suppongono che abbia un’origine relativamente recente e che sia stato diffuso in Scozia e Irlanda da una famiglia di venditori ambulanti McKay o McKie.
Nel noto sito di The Mudcat Cafè nella discussione sulla paternità del brano la signora Mary McKay dichiara di essere una discendente di tale famiglia e così scrive: “I know who the Poet McKay is . He was Richard McKay, born Armagh 1800 and died in Blairgowrie Scotland in 1897. He was a direct ancestor of mine. According to my family he also wrote ‘The Road and the Miles to Dundee’, the Scottish version of ‘Sweet Carnlough Bay’. He was a hawker himself as were most of my ancestors at that time” (in italiano=Io so chi è il poeta McKay. Era Richard McKay nato a Armagh nel 1800 e morto a Blaigowrie in Scozia nel 1897. Era un mio antenato e in famiglia sappiamo che ha scritto ‘The Road and the Miles to Dundee’ la versione scozzese di ‘Sweet Carnlough Bay’. Era un venditore ambulante come molti dei miei antenati in quel periodo.)

Una versione del testo è stata stampata nel 1908 nella rubrica settimanale curata da Gavin Greig del “The Buchan Observer” (contea di Aberdeen), di melodie se ne conoscono due una del 1930 pubblicata in “Bothy Songs and Ballads” a cura di John Ord e l’altra del 1939 in “Irish Ballads” di Colm O’Lochlainn che è quella più utilizzata.

ASCOLTA Bert Jansch la melodia su voce e chitarra con l’aggiunta del tin whistles a circa metà brano, molto delicata la chiusura finale

I
Cold winter was howlin’ o’er moorland and mountain
And wild was the surge of the dark rolling sea
When I met about daybreak a bonnie young lassie
Who asked me the road and the miles to Dundee.
II
Says I, “My young lassie, I canna weel tell ye,
The road and the distance I canna weel gie,
But if you’ll permit me to gang a wee bittie,
I’ll show you the road and the miles to Dundee.”
III
The lassie consented and gie (1) me her airm
Not a word did I speir (2) wha the lassie micht be
She appeared like an angel in feature and form
As she walked by my side on the road to Dundee.
IV
At length wi’ the Howe o’ Strathmartine (3) behind us
The spires o’ the toon in full view we could see,
She said, “Gentle sir, I can never forget ye
For showin’ me so far on the road to Dundee.
V
This ring and this purse please accept as a token (4)
And surely there’s somethin’ that ye can gi’e me,
That in years to come I’ll the laddie remember
Who showed me the road and the miles to Dundee?”
VI
I took the gold pin frae the scarf on my bosom,
And said, “Tak’ ye this, in remembrance o’ me”,
And bravely I kissed the sweet lips o’ the lassie
And I pairted frae her on the road to Dundee.
VII
So here’s tae the lassie; I canna forget her,
And ilka young laddie (5)  wha’s listenin’ to me,
O never be sweir (6) to convey a young lassie,

Though it’s only to show her the road to Dundee
TRADUZIONE di Cattia Salto
Il freddo inverno ululava sulla brughiera e la montagna
e furiosa era l’onda del profondo mare increspato
quando all’alba t’incontrai una bella ragazza ,
che mi chiese la strada e la distanza per Dundee.
II
Dissi “Ragazzina, posso ben dirti la strada e quante miglia mancano
se tu mi permetti di accompagnarti per un pezzo,
così ti mostrerò la strada e la distanza per Dundee.”
III
Subito la ragazza acconsentì e mi diede il braccio,
e io non dissi una parola su chi potesse essere quella ragazza,
sembrava un angelo nella forma e nei modi,
mentre mi camminava accanto per la strada di Dundee.
IV
Alla fine con il quartiere di St Martin (3) dietro di noi,
le guglie della città riuscimmo a vedere in pieno,
lei disse “Caro signore, non potrò mai dimenticarmi di voi,
che mi avete mostrato la strada per Dundee.
V
Questo anello e questa borsa vi prego di accettare come pegno (4)
e di certo ci sarà qualcosa che voi potete darmi in cambio,
che negli anni a venire mi ricorderanno il ragazzo che mi ha mostrato la strada per Dundee?”
VI
Presi la spilla d’oro della sciarpa sul mio petto
e le dissi “Prendete questo come mio ricordo”
E arditamente baciai le dolci labbra della fanciulla
e mi separai da lei per la strada di Dundee.
VII
Quindi ecco il racconto della fanciulla che non posso più dimenticare
e che ogni giovane ragazzo (5) che è in ascolto,
non sia mai riluttante a parlare con una giovane ragazza
anche se solo per mostrarle la strada per Dundee.

NOTE
1) gie – give
2) speir – speak
3) Howe of Strathmartine si trova a nord di Dundee. Dove il fiume Tay si tuffa nel Mare del Nord, sulla sponda settentrionale dell’ampio estuario, sorge la quarta città più popolosa della Scozia continua
4) dei regali un po’ impegnativi per due che si sono solo stretti il braccio lungo la strada!
5) “lad”, “laddie” significa “ragazzo”, “giovanotto”, oppure “figliolo” (il plurare è lads oppure laddies
6) sweiter= sweer riluttante

SWEET CARNLOUGH BAY

Carnlough o Carnloch Bay è una piccola città portuale sulla costa nord-est d’Irlanda, la melodia è vagamente simile a “The Road to Dundee”, di certo la storia raccontata è identica.

ASCOLTA The Wolfe Tones


I
When winter was brawling o’er high hills and mountains
And dark were the clouds o’er the deep rolling sea
I spied a fair lass as the daylight was dawning
She was asking the road to sweet Carnlough Bay.
II
I said, “My fair lass, I surely will tell you
The road and the number of miles it will be
but if you consent I’ll convey you a wee bit
then I’ll show you the road to sweet Carnlough Bay.
III
You turn to the right and go down to the churchyard
Cross over the river and down by the sea
We’ll stop at Pat Hamill’s (7) and have a wee drop there
Just to help us along to sweet Carnlough Bay.
IV
Here’s a health to Pat Hamill, likewise the dear lassie
And all you young laddies (5) who’re listening to me
And ne’er turn your back on a bonnie young lassie
When she’s asking the road to sweet Carnlough Bay.
TRADUZIONE di Cattia Salto
I
Quando l’inverno soffiava sulle alte colline e montagne
e nere erano le nubi sopra il profondo mare increspato,
vidi una bella ragazza appena la luce del giorno stava nascendo,
chiedeva la strada per l’amata Carnlough Bay.
II
Dissi ” Mia cara ragazza, di certo ti dirò la strada e quante miglia mancano
e se tu mi permetti, ti accompagnerò per un pezzo,
così ti mostrerò la strada per l’amata Carnlough Bay.
III
Giri a destra e scendi fino al cimitero, attraversi il fiume e raggiungi la riva del mare,
ci fermeremo al pub di Pat Hamill e ci faremo un goccio là,
giusto per darci forza (lungo la strada) per l’amata Carnlough Bay.
IV
Ecco, alla salute di Pat Hamill, così come alle belle ragazze
e a tutte voi ragazzi (5) che mi state ascoltando,
non voltate mai le spalle a una graziosa giovane ragazza quando chiede la strada per l’amata Carnlough Bay

NOTE
7) nome di un pub tutt’ora esistente che adesso si chiama “The Glencloy Inn”

PER VISITARE Carnlough Bay
Causeway Coastal Route scenari da sogno Poi, miglio dopo miglio di scenari così uguali e così diversi, sono arrivato a Carnlough. Mi sono fermato proprio davanti al suo porticciolo: un presepe di pescherecci variopinti che trovano rifugio in questo angolo sicuro. Il villaggio, 1500 anime soltanto, è diventato famoso quando un “tale” di nome Wiston Churchill acquistò il Londonderry Arms Hotel, costruito nel 1848 e ancora oggi in funzione con le sue 35 camere. L’albergo è una base ideale per scoprire le attrattive della zona: i nove Glens di Antrim e le cascate di Glenariff, circondate dai boschi del Forest Park dove si può camminare per ore tra radure ondulate. continua

FONTI
https://mainlynorfolk.info/folk/songs/theroadtodundee.html
The Walls of Red Wing vedi
The Mudcat Cafè
vedi

THE PARTING GLASS

“The parting glass” si traduce un po’ liberamene in italiano con “Il bicchiere della staffa” ed è la classica canzone degli addii o di saluto in un pub a fine serata, popolare sia in Irlanda che in Scozia, le cui origini si possono far risalire al 1600.
“Parting is such sweet sorrow” (partire è un dolore così dolce) dice Shakespeare proprio come questa canzone triste ma piena di amore per la vita! Chi canta deve partire (o morire) e lo fa senza rimpianti perché si è divertito in buona compagnia e non ha mai fatto del male agli altri (o perlomeno così dice, anche se non si tratta certo di un santo!!): nel momento dell’addio non vuole ricordare gli errori commessi e preferisce brindare alla salute degli amici.

LE ORIGINI SCOZZESI

rapparee001_0Nelle approfondite note storiche riportate da Jürgen Kloss si documenta lo spartito di un brano intitolato “Goodnight and god be with you” (da un manoscritto del regno di Re Giacomo VI e riportato nel libro “Ancient scotish melodies” di William Dauney pubblicato nel 1838) – del tutta diversa dalla melodia attuale e una variante del brano anche riportato nella Raccolta di Henry Playford (Collection of Original Scotch Tunes -1700) più simile alla partitura che noi conosciamo.
Anche per il testo si rimanda ai Broadsides risalenti a metà del 1600 e si ripercorrono varie pubblicazioni nel 1700 e 1800 tra cui l'”Armstrong Goodnight” di Sir Walter Scott (1821). Fu proprio Sir Scott a riferire di aver ripreso i versi dell’Addio dalla composizione originale di un componente della famiglia Armstrong uno dei tanti Border reivers, ossia predoni scozzesi e inglesi che vivevano sui rispettivi confini e ne compivano razzie; questo predone venne condannato a morte per l’uccisione di un nobile scozzese e scrisse una lettera d’addio nell’ultima notte della sua vita. Tuttavia della lettera non esiste documentazione tranne la parola (secondo Jürgen Kloss non veritiera) dello scrittore. Lo stesso Robert Burns si è cimentato con il tema sulla scia della popolarità raggiunta dall’Addio. Ma il precursore dell’attuale Parting glass, fu di un anonimo poeta scozzese di chapbooks: “Good night and joy be with you all” che fu stampato da Thomas Duncan nel primo decennio del 1800, le prime due strofe sono identiche, con alcune minime variazioni, la popolarità del chapbook ha fatto il resto.

LA POPOLARITA’ IN IRLANDA

Jürgen Kloss sempre nelle note storiche si domanda come abbia fatto la canzone a diffondersi anche in Irlanda e riferisce che la versione più antica conosciuta risale a un Broadside pubblicato intorno al 1830, in una versione sicuramente derivata dal chapbook scozzese, quindi prosegue con il raffronto tra tante altre versioni e pubblicazioni lungo il restante periodo dell’800 fino a rintracciare tutte tre le strofe della versione moderna della canzone.

LA MELODIA IRLANDESE

La melodia con il titolo “Sweet Cootehill town” si ritrova in “Old irish folk music and songs” di PW Joyce -1919. La versione moderna è invece stampata nelle “Irish street ballads” di O Lochlainn- 1939, praticamente identica alla prima registrazione dei Clancy Brothers del 1959.
Jürgen Kloss chiude la ricerca storica sottolineando come alla fine un brano così popolare sia frutto di un anonimo poeta di strada (che ha lasciato indietro le opere di autori più prestigiosi tra cui Sir Alexander Boswell e lo stesso Robert Burns) e che una melodia irlandese di origine sconosciuta abbia superato un brano ancora più antico che era stato popolare per quasi 300 anni.

IL BICCHIERE DELLA STAFFA

Il brano ha assunto una vasta popolarità nel folk revival degli anni 60, proposto immancabilmente dai gruppi irlandesi come brano finaDis von don't countle dei propri concerti, ripreso dai The Dubliners, ha una lunga lista di eccellenti interpreti, ma la versione in assoluto che preferisco è quella di Sinéad O’Connor, più magica la versione di Loreena McKennitt, più vicino all’inno quella dei The High Kings.

Il brano  mantiene per lo più un andamento accorato, seconda la tradizione del lament ossia del compianto funebre, ovvero  secondo la tradizione del “farewell” dei condannati a morte (più o meno meritevoli della sentenza) scritto per i posteri la notte prima in attesa della sentenza, o declamato (cantato) davanti al patibolo.

ASCOLTA Sinéad O’Connor dal Cd “Sean Nos Nua” 2002 (un cd da collezione)

ASCOLTA Loreena McKennitt dal Cd “The Wind That Shakes the Barley” 2010 (la versione più “eterea”)

ASCOLTA The High Kings dal Cd d’esordio omonimo 2008


I
Of all the money e’er I had,
I spent it in good company.
And all the harm I’ve ever done,
alas it was to none but me.
And all that I’ve done for want of wit,
to memory now I can’t recall.
So fill to me the parting glass,
Goodnight, and joy be to you all.
II
Oh, if I had only enough to spend,
and leisure time to sit a while
There is a fair maid in this town,
who sorely has my heart beguiled.
Her rosy cheeks and ruby lips,
I own she has my heart enthralled.
So fill to me the parting glass.
Goodnight and joy be to you all.
III
Of all the comrades e’er I had,
they’re sorry for my going away,
And all the sweethearts e’er I had ,
they’d wish me one more day to stay,
But since it falls into my lot
that I should rise and you should not,
I’ll gently rise and softly call,
“Goodnight and joy be to you all!”
TRADUZIONE di CATTIA SALTO*
I
Spesi in buona compagnia
tutti i soldi che avevo,
e tutto il male fatto
ahimè lo feci solo a me stesso.
E tutto quello che ho fatto di insensato (1), ora non mi riesce di ricordare.
Così riempimi il bicchiere della staffa(2), buonanotte, e felicità (3)
II
Ah, se avessi ancora altro da spendere e tempo da passare per fermarmi un poco.. c’è una bella ragazza in città, e mi ha proprio sedotto. Guance di ciliegia e labbra rubino, lo confesso,
lei ha imprigionato il mio cuore.
Così riempimi il bicchiere della staffa Buonanotte, e felicità a tutti.
III
Tutti i compagni che avevo,
sono dispiaciuti per la mia partenza
e tutte le innamorate che avevo,
mi vorrebbero per un giorno ancora, ma finchè è in mio potere che io possa alzarmi(4) e voi no, mi alzerò piano e con discrezione annuncerò: “Buonanotte, e felicità a tutti”.

NOTE
* (il linguaggio utilizzato è  picaresco, ma l’ho tradotto più semplicemente)
1) privo di scopo (buon senso)
2) letteralmente: il bicchiere dell’addio
3) letteralmente: la gioia sia con tutti voi.
4) da intendersi nel senso di capacità di restare ancora saldo sulle proprie gambe, per la verità un po’ traballanti, dopo una serata trascorsa a brindare con gli amici prima della partenza

FONTI
Per l’approfondimento si rimanda all’ottimo articolo di Jürgen Kloss VEDI

ROBERT BURNS: RANTIN’, ROVIN’ ROBIN

ritratto di Robert Burns
ritratto di Robert Burns – Alexander Nasmyth 1787

“Rantin’, rovin’, Robin” è un canto autobiografico  scritto da Robert Burns in occasione del suo 28esimo compleanno (25 gennaio 1787), noto anche con il titolo “There was a lad“.
Burns descrive in termini scherzosi la propria nascita alla presenza di una comare-levatrice che ne predice il destino. Il tono è un po’ favolistico così la vecchierella accanto alla culla è una sorta di fata-madrina che dispensa il dono della Poesia al futuro Bardo.
Poco dopo la sua morte (a solo 37 anni!), un gruppo di amici cenarono insieme per commemorarlo. Era il 1802 e da allora le cene sono entrate a far parte della tradizione scozzese, da allora il brano è tra i favoriti nelle Burns’ Supper. continua

ASCOLTA Jim Malcolm

ASCOLTA Sylvia Barnes & The Battlefield Band con immagini dell’ambiente quotidiano di Robbie


I
There was a lad was born in Kyle (1),
But whatna day o’ whatna style,
I doubt it’s hardly worth the while
To be sae nice wi’ Robin.
Chorus.
Robin was a rovin’ boy,
Rantin’, rovin’, rantin’, rovin’,
Robin was a rovin’ boy,
Rantin’, rovin’, Robin!
II
Our monarch’s hindmost year but ane(2)
Was five-and-twenty days begun,
‘Twas then a blast o’ Janwar’ win’
Blew hansel(3) in on Robin.
III
The gossip keekit(4) in his loof(5),
Quo’ scho(6), “Wha lives will see the proof,
This waly(7) boy will be nae coof(8):
I think we’ll ca’ him Robin.
IV
He’ll hae misfortunes great an’ sma’,
But aye(9) a heart aboon(10) them a’,
He’ll be a credit till us a’-
We’ll a’ be proud o’ Robin.”
V
“But sure as three times three mak nine,
I see by ilka(11) score and line,
This chap will dearly like our kin’,
So leeze(12) me on thee! Robin.”
VI
“Guid(13) faith,” quo’, scho, “I doubt you gar(14)
The bonie lasses lie aspar(15);
But twenty fauts (16) ye may hae waur(17)
So blessins on thee! Robin.” “
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
C’era un ragazzo nato a Kyle (1),
ma che giorno e che classe,
dubito che non  valga la pena
essere così buoni con Robin.
Ritornello
Robin era un ragazzo vagabondo
gioviale e vagabondo
Robin era un ragazzo vagabondo
gioviale e vagabondo
II
Il capodanno del nostro re
era iniziato da 25 giorni (2),
fu allora che una raffica del vento di Gennaio
soffiò sulla nascita (3) di Robin
III
La comare scrutò (4) il palmo e disse
“Chi vivrà vedrà la conferma che
questo ragazzo vigoroso non sarà uno zuccone: credo si chiamerà Robin.
IV
Avrà sfortune grandi e piccole
ma sempre un cuore soprattutto,
sarà un vanto per tutti noi:
saremo tutti orgogliosi di Robin.
V
Di certo, come tre per tre fa nove,
vedo da ogni linea e segno che
questo tipo sarà caro alla nostra gente,
così io ti elogio Robin
VI
In verità -disse- dubito che tu farai
le belle ragazze stare lontano,
ma venti difetti potrebbero essere anche peggio,
così ti benedico, Robin”
Burns' s Cottage - Samuel Bough 1876
Burns’ s Cottage – Samuel Bough 1876

La traduzione in inglese qui
NOTE
1) La casa dove nacque Robert Burns si trova a Alloway nel distretto di Kyle, contea di Ayr ed era stata costruita dal padre William Burness (tale era il nome della famiglia alle origini), una casetta di paglia ed argilla per una numerosa famiglia di piccoli mezzadri (ora Robert Burns Birthplace Museum)
2) hindmost year but one=25 gennaio 1759. Il forte vento che soffiò in quei giorni distrusse parte della casa, così la madre con il piccolino in braccio preferì sfidare la tempesta per rifugiarsi dal vicino.
3) hansel=birth-gift regalo di compleanno, nascita
4) keekit=peered – glanced. Si racconta che il padre, incontrò la donna mentre stava attraversando il fiume presso il guado, ma il fiume era in piena e la donna era in difficoltà, così il padre di Robert la aiutò e la portò a casa;  la donna in cambio della premura, fece una profezia sul bambino.
5) loof=palmo della mano.
6) said she
7) waly=sturdy
8) coof=fool – dolt
9) aye= always
10) aboon=above
11) ilka=every
12) leeze=commend; blessings on thee; I am fond of you
13) guid= good
14) gar= make
15) asprar= wide apart
16) fauts=faults
17) waur=worse

FONTI
http://sangstories.webs.com/therewasalad.htm
https://thesession.org/tunes/6927
http://www.darachweb.net/SongLyrics/ThereWasALad.html

WILD MOUNTAINSIDE

Per cominciare in sintonia con la stagione e  il primo brano che propongo è WILD  MOUNTAINSIDE.

Questo brano si trova nel Cd del 2003 di Eddi Reader che la cantantLe canzoni di Robert Burnse  scozzese ha eseguito sui canti di Robert Burns. Così a prima vista potrebbe sembrare un tradizionale scozzese con testo scritto da Robert Burns (1759-1796) … e invece no!

E’ stato scritto (o quantomeno depositato come copyright) nel 2001 dal chitarrista John Douglas e cantato da Francis Reader, (guarda un po’ il fratello di Eddi!) – i due insieme hanno fondato  negli anni ’80 un gruppo pop di scuola scozzese dal nome improbabile di  “The trash can sinatras” abbreviato in Trashcan Sinatras.

La stessa Eddi scrive nelle note  di copertina di aver incluso il brano nel Cd dedicato al “Bardo della  Scozia” per dimostrare come la poesia sia ancora viva e vegeta dopo Burns.
“Attraverso  i secoli ancora soffia l’ispirazione sui figli e figlie della costa  occidentale della Scozia”

“This song was written  by John Richard Douglas of Irvine, Ayrshire. John  plays and writes in the band The Trashcan Sinatras.  I wanted to include this song because I wanted to show how poetry is alive  and well in Burns country. Through the centuries it still breaths its way out  of the sons and daughters of the west coast of Scotland. Also its a  homecoming song. I found an appreciation of Burns along with my way home to  Scotland.” (tratto da qui)

Il canto ricorda il ritorno alla propria terra (la Scozia) descritta  nella sua bellezza selvaggia e incontaminata…Vi rimando perciò all’ascolto della versione dei Trashcan Sinatras in un video sulla band mentre lo suona

ASCOLTA Trashcan sinatras

ASCOLTA Eddi Reader strepitosa voce classe 59- Wild mountainside (live con arrangiamento per chitarra e organetto)

ASCOLTA Eddi Reader : l’audio è tratto dal Cd di Eddi Readers – Sing the songs of Robert Burns– 2003 con bellissime immagini della Scozia e di Gerry Butler (la voce in sottofondo declama i versi di “My love is a red, red rose” di Robert Burns)

 


I
Beauty is within grasp
Hear the island’s call
The last mile is upon us
I’ll carry you if you fall
I know the armour’s heavy now
I know the heart inside
It’s beautiful just over
The wild mountainside
II
Snow is falling all around
Out of clear blue sky
Crow is flying high over
You and I are going to wander
High up where the air is rare
Wild horses ride
It’s beautiful, just over
The wild mountainside.
III
Wild and free we roam
Only a mile to go
Beauty is within grasp
Hear the highland’s call
The last mile is upon us
I’ll carry you if you fall
I know the armour’s heavy now
I know the heart inside
It’s beautiful just over
The wild mountainside
It’s beautiful just roaming
The wild mountainside
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
La bellezza è a portata di mano
ascolta il richiamo dell’isola,
l’ultimo miglio per arrivare
e se cadrai ti sorreggerò;
sento il peso dell’armatura adesso
so leggere dentro al cuore,
la bellezza è appena oltre
al fianco brullo della montagna.
II
La neve cade sopra ogni cosa
dal limpido cielo azzurro,
il corvo vola in alto
tu ed io camminiamo, su in alto fino a dove l’aria è rarefatta
e corrono selvaggi i cavalli,
la bellezza è appena oltre
al fianco brullo della montagna.
III
Camminiamo eccitati e liberi
manca solo un miglio.
La bellezza è a portata di mano
ascolta il richiamo delle Highlands
l’ultimo miglio per arrivare
e se cadrai ti sorreggerò;
sento il peso dell’armatura adesso,
so leggere dentro al cuore
la bellezza è appena oltre
la brulla montagna.
E’ bello vagabondare
sulla brulla montagna.

FONTI
http://www.eddireader.net/tracks/erWM.htm