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LE BELLE FANCIULLE NELLE CELTIC SONGS

Nelle Celtic Songs ci sono un sacco di belle fanciulle che vagano per la brughiera nelle ore più strane, qui in particolare a confronto due testi molto simili, il primo di provenienza scozzese l’altro irlandese. Per l’atmosfera romantica e nostalgica sono delle tipiche drinking songs perfette per pub ed eventi conviviali. La melodia è stata ripresa anche da Bob Dylan per la composizione di una canzone di protesta dal titolo “The Walls of Red Wing” molto conosciuta negli anni 60.
Si tratta di “Road to Dundeee” (The Road & The Miles To Dundee) e di “Sweet Carnlough (o Carnloch) Bay” essendo Dundee una popolosa cittadina della Scozia vicina al mare (sede da qualche anno di un grande Festival, il Dundee Scottish Festival of the Finger Lakes- mese di settembre) e Carnlough Bay un paesino sulla costa nord-est d’Irlanda.

La storia delle due canzoni è proprio uguale: più dettagliata nella versione scozzese di 8/9 strofe, più ridotta nella versione irlandese di sole 4 strofe, le prime due e l’ultima sono quasi identiche. Una ragazza chiede le informazioni per raggiungere una località sul mare e un giovanotto si offre di accompagnarla per spiegarle la strada. E fin qui niente di strano, se non che siamo in pieno inverno, allo spuntare dell’alba e al momento della separazione i due si scambiano dei pegni (un anello e un non meglio definito borsellino da parte della ragazza e una spilla d’oro da parte del ragazzo). Nella versione irlandese l’addio è suggellato invece con una bevuta al pub di Pat Hamill.

Non è dato sapere se i due viaggiassero a piedi o con qualche mezzo, né cosa ci facesse una ragazza per strada all’alba e tutta sola, certamente non era  di alto o medio ceto, perchè i suoi genitori o parenti non l’avrebbero mai lasciata andare per strada da sola; una popolana dunque, ma non guardiana di bestie che d’inverno stanno nelle stalle, forse una contadinella/lattaia o una venditrice ambulante che portava la sua merce al più vicino mercato. Enigmatico resta lo scambio di regali tra i due, se qualcuno avesse delle idee in merito..

ROAD TO DUNDEE

Il brano è conosciuto e popolare anche in Canada, alcuni ricercatori suppongono che abbia un’origine relativamente recente e che sia stato diffuso in Scozia e Irlanda da una famiglia di venditori ambulanti McKay o McKie.
Nel noto sito di The Mudcat Cafè nella discussione sulla paternità del brano la signora Mary McKay dichiara di essere una discendente di tale famiglia e così scrive: “I know who the Poet McKay is . He was Richard McKay, born Armagh 1800 and died in Blairgowrie Scotland in 1897. He was a direct ancestor of mine. According to my family he also wrote ‘The Road and the Miles to Dundee’, the Scottish version of ‘Sweet Carnlough Bay’. He was a hawker himself as were most of my ancestors at that time” (in italiano=Io so chi è il poeta McKay. Era Richard McKay nato a Armagh nel 1800 e morto a Blaigowrie in Scozia nel 1897. Era un mio antenato e in famiglia sappiamo che ha scritto ‘The Road and the Miles to Dundee’ la versione scozzese di ‘Sweet Carnlough Bay’. Era un venditore ambulante come molti dei miei antenati in quel periodo.)

Una versione del testo è stata stampata nel 1908 nella rubrica settimanale curata da Gavin Greig del “The Buchan Observer” (contea di Aberdeen), di melodie se ne conoscono due una del 1930 pubblicata in “Bothy Songs and Ballads” a cura di John Ord e l’altra del 1939 in “Irish Ballads” di Colm O’Lochlainn che è quella più utilizzata.

ASCOLTA Bert Jansch la melodia su voce e chitarra con l’aggiunta del tin whistles a circa metà brano, molto delicata la chiusura finale

I
Cold winter was howlin’ o’er moorland and mountain
And wild was the surge of the dark rolling sea
When I met about daybreak a bonnie young lassie
Who asked me the road and the miles to Dundee.
II
Says I, “My young lassie, I canna weel tell ye,
The road and the distance I canna weel gie,
But if you’ll permit me to gang a wee bittie,
I’ll show you the road and the miles to Dundee.”
III
The lassie consented and gie (1) me her airm
Not a word did I speir (2) wha the lassie micht be
She appeared like an angel in feature and form
As she walked by my side on the road to Dundee.
IV
At length wi’ the Howe o’ Strathmartine (3) behind us
The spires o’ the toon in full view we could see,
She said, “Gentle sir, I can never forget ye
For showin’ me so far on the road to Dundee.
V
This ring and this purse please accept as a token (4)
And surely there’s somethin’ that ye can gi’e me,
That in years to come I’ll the laddie remember
Who showed me the road and the miles to Dundee?”
VI
I took the gold pin frae the scarf on my bosom,
And said, “Tak’ ye this, in remembrance o’ me”,
And bravely I kissed the sweet lips o’ the lassie
And I pairted frae her on the road to Dundee.
VII
So here’s tae the lassie; I canna forget her,
And ilka young laddie (5)  wha’s listenin’ to me,
O never be sweir (6) to convey a young lassie,

Though it’s only to show her the road to Dundee
TRADUZIONE di Cattia Salto
Il freddo inverno ululava sulla brughiera e la montagna
e furiosa era l’onda del profondo mare increspato
quando all’alba t’incontrai una bella ragazza ,
che mi chiese la strada e la distanza per Dundee.
II
Dissi “Ragazzina, posso ben dirti la strada e quante miglia mancano
se tu mi permetti di accompagnarti per un pezzo,
così ti mostrerò la strada e la distanza per Dundee.”
III
Subito la ragazza acconsentì e mi diede il braccio,
e io non dissi una parola su chi potesse essere quella ragazza,
sembrava un angelo nella forma e nei modi,
mentre mi camminava accanto per la strada di Dundee.
IV
Alla fine con il quartiere di St Martin (3) dietro di noi,
le guglie della città riuscimmo a vedere in pieno,
lei disse “Caro signore, non potrò mai dimenticarmi di voi,
che mi avete mostrato la strada per Dundee.
V
Questo anello e questa borsa vi prego di accettare come pegno (4)
e di certo ci sarà qualcosa che voi potete darmi in cambio,
che negli anni a venire mi ricorderanno il ragazzo che mi ha mostrato la strada per Dundee?”
VI
Presi la spilla d’oro della sciarpa sul mio petto
e le dissi “Prendete questo come mio ricordo”
E arditamente baciai le dolci labbra della fanciulla
e mi separai da lei per la strada di Dundee.
VII
Quindi ecco il racconto della fanciulla che non posso più dimenticare
e che ogni giovane ragazzo (5) che è in ascolto,
non sia mai riluttante a parlare con una giovane ragazza
anche se solo per mostrarle la strada per Dundee.

NOTE
1) gie – give
2) speir – speak
3) Howe of Strathmartine si trova a nord di Dundee. Dove il fiume Tay si tuffa nel Mare del Nord, sulla sponda settentrionale dell’ampio estuario, sorge la quarta città più popolosa della Scozia continua
4) dei regali un po’ impegnativi per due che si sono solo stretti il braccio lungo la strada!
5) “lad”, “laddie” significa “ragazzo”, “giovanotto”, oppure “figliolo” (il plurare è lads oppure laddies
6) sweiter= sweer riluttante

SWEET CARNLOUGH BAY

Carnlough o Carnloch Bay è una piccola città portuale sulla costa nord-est d’Irlanda, la melodia è vagamente simile a “The Road to Dundee”, di certo la storia raccontata è identica.

ASCOLTA The Wolfe Tones


I
When winter was brawling o’er high hills and mountains
And dark were the clouds o’er the deep rolling sea
I spied a fair lass as the daylight was dawning
She was asking the road to sweet Carnlough Bay.
II
I said, “My fair lass, I surely will tell you
The road and the number of miles it will be
but if you consent I’ll convey you a wee bit
then I’ll show you the road to sweet Carnlough Bay.
III
You turn to the right and go down to the churchyard
Cross over the river and down by the sea
We’ll stop at Pat Hamill’s (7) and have a wee drop there
Just to help us along to sweet Carnlough Bay.
IV
Here’s a health to Pat Hamill, likewise the dear lassie
And all you young laddies (5) who’re listening to me
And ne’er turn your back on a bonnie young lassie
When she’s asking the road to sweet Carnlough Bay.
TRADUZIONE di Cattia Salto
I
Quando l’inverno soffiava sulle alte colline e montagne
e nere erano le nubi sopra il profondo mare increspato,
vidi una bella ragazza appena la luce del giorno stava nascendo,
chiedeva la strada per l’amata Carnlough Bay.
II
Dissi ” Mia cara ragazza, di certo ti dirò la strada e quante miglia mancano
e se tu mi permetti, ti accompagnerò per un pezzo,
così ti mostrerò la strada per l’amata Carnlough Bay.
III
Giri a destra e scendi fino al cimitero, attraversi il fiume e raggiungi la riva del mare,
ci fermeremo al pub di Pat Hamill e ci faremo un goccio là,
giusto per darci forza (lungo la strada) per l’amata Carnlough Bay.
IV
Ecco, alla salute di Pat Hamill, così come alle belle ragazze
e a tutte voi ragazzi (5) che mi state ascoltando,
non voltate mai le spalle a una graziosa giovane ragazza quando chiede la strada per l’amata Carnlough Bay

NOTE
7) nome di un pub tutt’ora esistente che adesso si chiama “The Glencloy Inn”

PER VISITARE Carnlough Bay
Causeway Coastal Route scenari da sogno Poi, miglio dopo miglio di scenari così uguali e così diversi, sono arrivato a Carnlough. Mi sono fermato proprio davanti al suo porticciolo: un presepe di pescherecci variopinti che trovano rifugio in questo angolo sicuro. Il villaggio, 1500 anime soltanto, è diventato famoso quando un “tale” di nome Wiston Churchill acquistò il Londonderry Arms Hotel, costruito nel 1848 e ancora oggi in funzione con le sue 35 camere. L’albergo è una base ideale per scoprire le attrattive della zona: i nove Glens di Antrim e le cascate di Glenariff, circondate dai boschi del Forest Park dove si può camminare per ore tra radure ondulate. continua

FONTI
https://mainlynorfolk.info/folk/songs/theroadtodundee.html
The Walls of Red Wing vedi
The Mudcat Cafè
vedi

THE PARTING GLASS

“The parting glass” si traduce un po’ liberamene in italiano con “Il bicchiere della staffa” ed è la classica canzone degli addii o di saluto in un pub a fine serata, popolare sia in Irlanda che in Scozia, le cui origini si possono far risalire al 1600.
“Parting is such sweet sorrow” (partire è un dolore così dolce) dice Shakespeare proprio come questa canzone triste ma piena di amore per la vita! Chi canta deve partire (o morire) e lo fa senza rimpianti perché si è divertito in buona compagnia e non ha mai fatto del male agli altri (o perlomeno così dice, anche se non si tratta certo di un santo!!): nel momento dell’addio non vuole ricordare gli errori commessi e preferisce brindare alla salute degli amici.

LE ORIGINI SCOZZESI

rapparee001_0Nelle approfondite note storiche riportate da Jürgen Kloss si documenta lo spartito di un brano intitolato “Goodnight and god be with you” (da un manoscritto del regno di Re Giacomo VI e riportato nel libro “Ancient scotish melodies” di William Dauney pubblicato nel 1838) – del tutta diversa dalla melodia attuale e una variante del brano anche riportato nella Raccolta di Henry Playford (Collection of Original Scotch Tunes -1700) più simile alla partitura che noi conosciamo.
Anche per il testo si rimanda ai Broadsides risalenti a metà del 1600 e si ripercorrono varie pubblicazioni nel 1700 e 1800 tra cui l'”Armstrong Goodnight” di Sir Walter Scott (1821). Fu proprio Sir Scott a riferire di aver ripreso i versi dell’Addio dalla composizione originale di un componente della famiglia Armstrong uno dei tanti Border reivers, ossia predoni scozzesi e inglesi che vivevano sui rispettivi confini e ne compivano razzie; questo predone venne condannato a morte per l’uccisione di un nobile scozzese e scrisse una lettera d’addio nell’ultima notte della sua vita. Tuttavia della lettera non esiste documentazione tranne la parola (secondo Jürgen Kloss non veritiera) dello scrittore. Lo stesso Robert Burns si è cimentato con il tema sulla scia della popolarità raggiunta dall’Addio. Ma il precursore dell’attuale Parting glass, fu di un anonimo poeta scozzese di chapbooks: “Good night and joy be with you all” che fu stampato da Thomas Duncan nel primo decennio del 1800, le prime due strofe sono identiche, con alcune minime variazioni, la popolarità del chapbook ha fatto il resto.

LA POPOLARITA’ IN IRLANDA

Jürgen Kloss sempre nelle note storiche si domanda come abbia fatto la canzone a diffondersi anche in Irlanda e riferisce che la versione più antica conosciuta risale a un Broadside pubblicato intorno al 1830, in una versione sicuramente derivata dal chapbook scozzese, quindi prosegue con il raffronto tra tante altre versioni e pubblicazioni lungo il restante periodo dell’800 fino a rintracciare tutte tre le strofe della versione moderna della canzone.

LA MELODIA IRLANDESE

La melodia con il titolo “Sweet Cootehill town” si ritrova in “Old irish folk music and songs” di PW Joyce -1919. La versione moderna è invece stampata nelle “Irish street ballads” di O Lochlainn- 1939, praticamente identica alla prima registrazione dei Clancy Brothers del 1959.
Jürgen Kloss chiude la ricerca storica sottolineando come alla fine un brano così popolare sia frutto di un anonimo poeta di strada (che ha lasciato indietro le opere di autori più prestigiosi tra cui Sir Alexander Boswell e lo stesso Robert Burns) e che una melodia irlandese di origine sconosciuta abbia superato un brano ancora più antico che era stato popolare per quasi 300 anni.

IL BICCHIERE DELLA STAFFA

Il brano ha assunto una vasta popolarità nel folk revival degli anni 60, proposto immancabilmente dai gruppi irlandesi come brano finaDis von don't countle dei propri concerti, ripreso dai The Dubliners, ha una lunga lista di eccellenti interpreti, ma la versione in assoluto che preferisco è quella di Sinéad O’Connor, più magica la versione di Loreena McKennitt, più vicino all’inno quella dei The High Kings.

Il brano  mantiene per lo più un andamento accorato, seconda la tradizione del lament ossia del compianto funebre, ovvero  secondo la tradizione del “farewell” dei condannati a morte (più o meno meritevoli della sentenza) scritto per i posteri la notte prima in attesa della sentenza, o declamato (cantato) davanti al patibolo.

ASCOLTA Sinéad O’Connor dal Cd “Sean Nos Nua” 2002 (un cd da collezione)

ASCOLTA Loreena McKennitt dal Cd “The Wind That Shakes the Barley” 2010 (la versione più “eterea”)

ASCOLTA The High Kings dal Cd d’esordio omonimo 2008


I
Of all the money e’er I had,
I spent it in good company.
And all the harm I’ve ever done,
alas it was to none but me.
And all that I’ve done for want of wit,
to memory now I can’t recall.
So fill to me the parting glass,
Goodnight, and joy be to you all.
II
Oh, if I had only enough to spend,
and leisure time to sit a while
There is a fair maid in this town,
who sorely has my heart beguiled.
Her rosy cheeks and ruby lips,
I own she has my heart enthralled.
So fill to me the parting glass.
Goodnight and joy be to you all.
III
Of all the comrades e’er I had,
they’re sorry for my going away,
And all the sweethearts e’er I had ,
they’d wish me one more day to stay,
But since it falls into my lot
that I should rise and you should not,
I’ll gently rise and softly call,
“Goodnight and joy be to you all!”
TRADUZIONE di CATTIA SALTO*
I
Spesi in buona compagnia
tutti i soldi che avevo,
e tutto il male fatto
ahimè lo feci solo a me stesso.
E tutto quello che ho fatto di insensato (1), ora non mi riesce di ricordare.
Così riempimi il bicchiere della staffa(2), buonanotte, e felicità (3)
II
Ah, se avessi ancora altro da spendere e tempo da passare per fermarmi un poco.. c’è una bella ragazza in città, e mi ha proprio sedotto. Guance di ciliegia e labbra rubino, lo confesso,
lei ha imprigionato il mio cuore.
Così riempimi il bicchiere della staffa Buonanotte, e felicità a tutti.
III
Tutti i compagni che avevo,
sono dispiaciuti per la mia partenza
e tutte le innamorate che avevo,
mi vorrebbero per un giorno ancora, ma finchè è in mio potere che io possa alzarmi(4) e voi no, mi alzerò piano e con discrezione annuncerò: “Buonanotte, e felicità a tutti”.

NOTE
* (il linguaggio utilizzato è  picaresco, ma l’ho tradotto più semplicemente)
1) privo di scopo (buon senso)
2) letteralmente: il bicchiere dell’addio
3) letteralmente: la gioia sia con tutti voi.
4) da intendersi nel senso di capacità di restare ancora saldo sulle proprie gambe, per la verità un po’ traballanti, dopo una serata trascorsa a brindare con gli amici prima della partenza

FONTI
Per l’approfondimento si rimanda all’ottimo articolo di Jürgen Kloss VEDI

THE WREN SONG E LA CACCIA ALLO SCRICCIOLO

wrenSopravvissuta in Irlanda fino ai nostri giorni la caccia dello scricciolo è un rituale pan-celtico che si svolge il 26 dicembre: secondo la tradizione celtica lo scricciolo era il simbolo di Lugh, Figlio della Luce trionfante e il suo sacrificio, un tributo in sangue agli spiriti della Terra nel Solstizio d’Inverno, era una supplica per ottenere favori e fortuna, ma anche un sacrificio solare (la luce che riprende vigore dopo il solstizio riceve energia dal sangue del suo simulacro). L’uccisione dello scricciolo e la distribuzione delle sue piume avrebbe portato salute e fortuna agli abitanti del villaggio. continua

La canzone dello scricciolo rievoca un rito dalle oscure origini che affondano nella tradizione celtica. Il più piccolo dei passeri, lo scricciolo, (termine che si usa anche per vezzeggiare un bambino molto piccolo) era chiamato in latino reguluspiccolo re” e con questo appellativo era conosciuto in tutta Europa (re di macchie, re di siepi, re di tutti gli uccelli o anche piccolo zar). Un uccello tanto piccolo ma dal canto potente, il più squillante e armonioso. Animale sacro la cui uccisione era considerata tabù e portatrice di sventura, ma non durante il tempo di Yule.

LA LOTTA TRA PETTIROSSO E SCRICCIOLO

Nel suo libro La dea bianca, Robert Graves spiega che nella tradizione celtica, la lotta tra le due parti dell’anno, è rappresentata dalla lotta tra il re-agrifoglio (o vischio), che rappresenta l’anno nascente e il re-quercia, che rappresenta l’anno morente. Al solstizio d’inverno il re-agrifoglio vince sul re-quercia, e viceversa per il solstizio d’estate  (continua)
Nella tradizione orale, una variante di questa lotta è rappresentata dal pettirosso e lo scricciolo, nascosti tra le foglie dei due rispettivi alberi. Lo scricciolo rappresenta l’anno calante, il pettirosso l’anno nuovo e la morte dello scricciolo è un passaggio di morte-rinascita. Scrive James Frazer nel “Ramo d’oro “Uno scrittore del secolo XVIII dice che in Irlanda lo scricciolo “viene ancora acchiappato e ucciso dai contadini il giorno di Natale e quello successivo (il giorno di Santo Stefano); e viene portato in processione attaccato ad una zampetta… e in ogni villaggio si fa una processione di uomini, donne e bambini che cantano una ballata irlandese in cui si dice che questo è il re di tutti gli uccelli”. Fino ai nostri giorno (l’inizio del secolo XX) la caccia dello scricciolo si fa ancor in alcune parte del Leinster e del Connaught”

wren-boys
Parade of Wren Bush & Boys, 1850

LA QUESTUA E IL BANCHETTO

Dopo aver ucciso lo scricciolo e averlo portato in giro per il villaggio per raccogliere farina o pane, burro e uova, si seppelliva il corpo con un funerale e si procedeva a preparare un dolce tipico di Natale, il “pudding bag
Nella forma di più antica attestazione, che è anche la più semplice, la cerimonia (che si tiene sempre il 26 dicembre, giorno di S. Stefano o “Giorno dello Scricciolo”) iniziava con l’inseguimento di un vero scricciolo che infine veniva lapidato. Il suo corpo era quindi deposto in una scatola o gabbia stupendamente decorata con rami di sempreverdi, nastri colorati e frutti (detti perllan o “frutteto” in gallese) che veniva fissata all’estremità di un palo e portata in parata di casa in casa da una compagnia di danzatori, cantanti e musicisti in costume. La composizione specifica dei personaggi variava ma, almeno in Irlanda, includeva sempre un uomo travestito da “megera” (cailleach) e un cavallino chiamato Lair Bhan (“Giumenta Bianca”). Ovunque fossero accolti, i “ragazzi dello scricciolo”  eseguivano una performance di danza, clownerie e musica nuova e vecchia (parte della quale riferita specificamente all’occasione), e quindi chiedevano la carità “per seppellire lo scricciolo”. In effetti, si trattava più precisamente di soldi non per seppellire lo scricciolo, dato che si riteneva che il suo corpo portasse sfortuna; per vendicarsi, i figuranti di alcune comunità si sbarazzavano infine del cadaverino deponendolo sulla terra della casa che li aveva accolti più miseramente o in modo scortese nel corso della giornata. In altre aree, la sepoltura dello scricciolo era un rituale elaborato e il corpo veniva lasciato in un luogo “liminale” (per esempio sulla riva, né sulla terra, né in mare) dove il suo influsso veniva così neutralizzato. (tratto da Il tempo dei celti. Miti e riti: una guida alla spiritualità celtica di Alexei Kondratiev)

Inizio con una carrellata di antiche melodie celtiche dedicate allo scricciolo.
ASCOLTA “The Wren” reel arrangiamento per mandola (o irish bouzouki che dir si voglia) anche con il titolo An dro (perchè è un andrò bretone) qui

ASCOLTA ghironda

VIDEO Danza originaria dall’Isola di Man

ASCOLTA’The Wren! The Wren!’: The Dingle Set “A Celtic Christmas”

Seguitemi allora in questo viaggio per la campagna britannica e per l’Irlanda! seconda parte
e
 in Bretagna continua

APPROFONDIMENTO
http://ontanomagico.altervista.org/wren-song.htm

CHRISTMAS IN KILLARNEY

Christmas in Killarney” abbina una musica festosa alla tradizione natalizia più genuina del Sud-Irlanda.

Il testo è stato composto nel 1950 dagli americani John Redmond, James Cavanaugh e Frank Weldon, ma Killarney è una cittadina turistica (forse fin troppo affollata nella stagione estiva) che si trova in Irlanda, nella contea del Kerry, provincia di Munster: la cittadina è graziosa, come dire “molto pittoresca” circondata dal Killarney National Park un vero paradiso, con cascate e laghi mozzafiato e l’immancabile castello, il Ross Castle.
Le celebrazioni del Natale sono particolarmente briose con parate sui carri, pista di pattinaggio sempre aperta, la Casetta di Babbo Natale e le bancarelle dei mercatini natalizi, e tanta musica.

LA CANDELA DI NATALE

In Irlanda era consuetudine mettere una candela accesa davanti alla finestra di casa alla vigilia di Natale per dare il benvenuto a Maria e Giuseppe. Era anche il modo di segnalare ai sacerdoti, nel periodo in cui era vietato, che in quella casa si poteva entrare per dare la benedizione.

La tradizione vuole che la candela sia accesa dal membro più giovane della famiglia e spenta da una ragazza di nome “Maria” (un tempo il nome Maria era molto diffuso nelle famiglie irlandesi). Dopo la cena della vigilia si riapparecchia nuovamente la tavola con al centro il pane di cumino e uvetta , una brocca di latte e una candela accesa, si lascia la porta di casa socchiusa in modo che Maria e Giuseppe o qualsiasi vagabondo possa entrare per sedersi alla tavola e rifocillarsi.

Il brano è stato interpretato da moltissimi artisti e gruppi musicali, per lo più dalle origini irlandesi e vi propongo la versione degli Irish Rovers

ASCOLTA IRISH ROVERS in CHRISTMAS AT KILLARNEY


CHORUS
The holly green, the ivy green
The prettiest picture you’ve ever seen
Is Christmas in Killarney
With all of the folks at home.
It’s nice, you know, to kiss your beau
While cuddling under the mistletoe
And Santa Claus you know, of course
Is one of the boys from home.
I
The door is always open
The neighbors pay a call
And Father John before he’s gone
Will bless the house and all.
Our Hearts are light, our spirits bright
We’ll celebrate our joy tonight
It’s Christmas in Killarney
With all of the folks at home
II
We’ll decorate the Christmas tree
While all the family’s here
Around a roaring fire
We will raise a cup of cheer
There’s gifts to bring and songs to sing
And laughs to make the rafters ring(1)
It’s Christmas in Killarney
With all of the folks at home
III
We’ll take the Horse and Sleigh
All across the fields of snow
Listening to the jingle bells
And everywhere we go
How grand it feels to click your heels(2)
And dance away to the jigs and reels
It’s Christmas in Killarney
With all of the folks at home
IV
The holly green, the ivy green
The prettiest picture you’ve ever seen
I’m handing you no blarney
No matter where you roam
It’s Christmas in Killarney
With all of the folks at home
TRADUZIONE ITALIANO
CORO
Il verde agrifoglio e la verde edera,
la più bella immagine mai vista
è il Natale a Killarney,
con tutte le persone a casa.
E’ bello, si sa, baciare la vostra bella mentre la coccolate sotto il vischio
e Babbo Natale, naturalmente
è uno di casa.
I
La porta è sempre aperta,
i vicini si scambiano le visite
e Don John è già venuto
a benedire la casa e tutti.
I nostri cuori sono accesi, il nostro spirito luminoso, festeggeremo con gioia stanotte è Natale a Killarney
con tutte le persone a casa.
II
Addobberemo l’albero di Natale
con tutta la famiglia riunita intorno al fuoco scoppiettante
brinderemo con una coppa di allegria. Ci sono doni da scambiare e canti da cantare
e risate da scuotere le fondamenta (1)
è Natale a Killarney
con tutte le persone a casa.
III
Andremo sulla slitta trainata dai cavalli attraverso i campi di neve
per ascoltare le campanelle tintinnare e ovunque andremo
come sarà bello battere i tacchi (2)
e ballare con gighe e reels
è Natale a Killarney
con tutte le persone a casa.
IV
Il verde agrifoglio e la verde edera
la più bella immagine mai vista
non vi sto adulando
ovunque voi siate
è Natale a Killarney
con tutte le persone a casa.

NOTE
1) lett: far risuonare le travi del tetto
2) tipico modo di danzare in Irlanda

LA RICETTA DEL PANE IRLANDESE

E visto che è tradizione mangiare il pane irlandese con l’uvetta ecco la RICETTA. Fare il pane è un gesto antico, un tempo incombenza settimanale delle donne di casa, oggi una più che valida alternativa al pane del panificio o industriale, magari da prepararsi per il fine settimana o per un momento speciale come quello del Natale. (continua)

Ingredienti: – 4 tazze (460 gr) di farina tipo 0 – 1 cucchiaino e mezzo di bicarbonato – 1 tazza  ( 250 gr) di uvetta sultanina – 2 cucchiai di semi di cumino – 1 tazza e mezzo (circa 375 ml) di latte acido – per inacidirlo, aggiungere un cucchiaino di aceto) – se fate il burro in casa potete usare il latticello – 1/3 di tazza (75 gr) di zucchero – burro per imburrare la teglia e farina per infarinarla (anche gli stampi in silicone sono ottimi e non c’è bisogno di imburrare)

Preparazione: far ammorbidire l’uvetta nell’acqua prima di iniziare, mescolare la farina, bicarbonato, l’uvetta ammorbidita, il cumino e lo zucchero, aggiungere il latte acido un po’ per volta, lavorare fino ad ottenere un impasto omogeneo, mettere nella teglia e nel centro del impasto creare una croce (oppure fate le incisioni di una rosetta – antico simbolo del sole), infornare a 180° per circa un ora e poi lasciare raffreddare

APPROFONDIMENTO
Guida a Killarney: Piccola cittadina a vocazione turistica ricca di ristorantini, pubs e negozi di artigianato, attrae i visitatori soprattutto per le sue bellezze naturali; inoltre è proprio da Killarney che inizia e termina la N71, il celebre tratto di strada circolare che percorre la vicina penisola di Iveragh (punta estrema della contea) noto come Ring of Kerry.  continua
Le danze popolari in Irlanda:  La Musica tradizionale irlandese è essenzialmente musica  da ballo. Una volta la gente si riuniva quasi ogni settimana per ballare in  compagnia, alle riunioni partecipava tutta la comunità o il quartiere, o  anche solo la famiglia con qualche vicino continua
Fare il pane: Fare il pane per il proprio  consumo domestico è semplicissimo oltre che rilassante o almeno così è per la  maggior parte delle ricette, lasciando per buona pace le rimanenti ai   “professionisti” o ai “perfezionisti”! continua
Fare il burro: Il processo di burrificazione del latte per  conservare nel tempo le sue parti più grasse è antico e diffuso presso vari  popoli; fonti greche e latine si riferiscono ai Celti nella descrizione di un burro solido e compatto, proprio  come quello tradizionale continua