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PRONTI PER IL PADDY DAY? THE LEPRECHAUN SONG

 

st_patricks_parade_2010_leprechaunAd aprire le sfilate nel San Patrick’s Day  l’immancabile maschera del Leprecauno, di verde vestito, prototipo del folletto bonaccione o dispettoso a seconda dell’umore. Il Leprecauno è il folletto per antonomasia nella tradizione irlandese, soggetto di innumerevoli racconti, leggende e canzoni, eccellente violinista (si dice che abbia insegnato a suonare il violino ai più grandi musicisti irlandesi e italiani); così come ama la musica e la danza, egli incarna anche i vizi del popolo irlandese: gran bevitore di birra e whisky, estimatore di tabacco e fumatore di pipa. continua

THE  LEPRECHAUN SONG

Esistono  diverse canzoni sui leprecauni,  per lo più canzoncine per  bambini, questo testo però è stato trascritto da Weston Patrick Joyce (1827-1914) avendolo sentito da un cantastorie di Limerick nel 1853 (come riportato in Herbert  Hughes Irish Country Songs, volume III) “When Dr. Joyce published his  collection of old Irish Airs in 1872 he was unable to remember more than one  line of the ballad to which this air had been sung both in Dublin and  Limerick and wrote the words here given.”

In rete però si  accredita il brano come una poesia del fratello minore Robert Dwyer Joyce (1830-1883).

ASCOLTA Alice castle live

Ho trovato anche una versione d’antan
ASCOLTA Willie Brady


I
In a shady nook, one moonlit night,
a  leprechaun I spied
with a scarlet cap and coat of green(1),
a cruisc’n by his side
‘Twas “tic, tac tic” his hammer went, upon a tiny shoe(2)
I laughed to think of a  purse of gold(3),
but the fairy was laughing too.

II
With tiptoe step and beating heart, softly I  drew nigh
there was mischief in his merry face,
a twinkle in his eye
he hammered and sang with his tiny voice,
and drank his mountain dew(4)
I laughed to think  he was caught at last, but the fairy was laughing too.
III
As quick as thought I seized the elf, “Your fairy purse!(5)” I cried
“The purse,” he said, “is in the hand of the lady by your side”.
I turned to look, the elf was gone, then what  was I to do?
I laughed to think what a fool I’d been, but the fairy was  laughing too.
TRADUZIONE ITALIANO
I
Nel  chiarore di una notte di luna
vidi un folletto,
aveva un cappellino scarlatto  ed una giacchetta verde,
una fiaschetta a tracolla,
“tap-tap,tap-tap” picchiettava il suo  martelletto su di una singola scarpa
ed io risi al pensiero della sua pentola  dell’oro,
ma anche il folletto se la rideva….
II
Con passo rapido e trattenendo il respiro mi avvicinai silenziosa,
c’era  malizia nel suo sguardo allegro, uno strano scintillio nei suoi occhi.  Picchiettava e cantava con la sua vocetta stridula
sorseggiando il suo liquore
ed io risi al pensiero che finalmente era nelle  mie mani,
ma anche il folletto se la rideva…
III
Veloce come il pensiero lo afferrai, “dammi la tua borsa(1)” gli gridai.
“La mia borsa?” Disse. “E’ nella mano di  quella signora lì, dietro a te”
mi girai, il  folletto era sparito e allora che cosa mi rimaneva da fare?
Risi pensando a  che ingenua ero stata. ma anche il folletto se la rideva…

NOTA
1) Nelle prime descrizioni degli autori ottocenteschi però, il suo look era quella del damerino, con tanto di giacca rossa, ad esempio Yeat nel suo”Fairy and Folk Tales of the Irish Peasantry“( in italiano “Racconti di fate e folletti dei contadini irlandesi”) così scrive “È in qualche modo un elegantone, vestito di una giacca rossa con sette file di bottoni, sette bottoni per fila, e porta un cappello a tricorno, e nelle regioni del nord-est, secondo McAnally, si dice che sia solito girare come una trottola sulla punta del cappello quando ne trova uno della misura adatta.”.
Come sia, cronache più recenti lo descrivono come un ometto alto meno di un metro, con una giacca a falde color verde smeraldo (o la sua versione più antica ossia la redingote, una giacca lunga fino al ginocchio con falde aperte posteriormente), che indossa un cappello a cilindro, un panciotto di lana, pantaloni alla zuava, calze al ginocchio, scarpe di pelle con fibbie d’argento.
2) di mestiere è ciabattino, cuce e ripara le scarpe delle fate: lo si può trovare seguendo il caratteristico suono prodotto dall’incessante martellio sul cuoio delle scarpe, perché altrimenti è quasi impossibile riuscire a vederlo, essendo molto piccolo ed amante dei luoghi solitari.
3) Curiosamente è anche il “tesoriere” del Reame Fatato, e custodisce l’oro delle Fate in un grande, vecchio pentolone. Se si riesce a catturare il leprecauno, egli in cambio della libertà potrebbe rivelare dove ha nascosto il tesoro, ma è quasi impossibile riuscire a superarlo in astuzia!
4) In Irlanda con mountain dew (letteralmente “rugiada di montagna”) ma anche moonshine si intende il whiskey illegale, detto anche Póitín o Poteen, distillato abusivamente dai contadini irlandesi o dagli spiriti liberi in luoghi solitari, sulle alture o nelle paludi, al chiaro di luna (cioè di nascosto). Per non pagare le tasse imposte dal governo britannico sull’alcol.
La produzione di Póitín ancorchè clandestina è stata una discreta fonte di reddito in Scozia e nella parte occidentale dell’Irlanda più povera o presso le comunità dei pescatori anch’essi assoggettati ad una vita grama. continua
5) la borsa che il Leprecauno  porta a tracolla, contiene un unico scellino che ricompare subito dopo essere  stato speso. Per alcuni le borse sono due, una con il magico scellino,  l’altra è per la moneta d’oro che il leprecauno  usa in extremis, in cambio della sua libertà, ed è proprio questa moneta a  trasformarsi in foglia o sasso o guscio di lumaca nelle mani di un umano avido o disonesto.

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/saint-patrick-day.html
http://ontanomagico.altervista.org/leprechaun.htm

MOUNTAIN DEW, IL WHISK(E)Y AL CHIARO DI LUNA


NEVER WEDD AN OLD MAN

maidenUna canzone umoristica scozzese, intitolata anche “Maids When You’re Young“, scoraggia le giovani donne  nello sposare uomini troppo anziani, e il suo canto, tra ironia e amarezza, è un monito per tutte.
La grande differenza d’età tre i due sposi era ancora una consuetudine fino alla metà del 1900: uomini anziani sposavano giovani ventenni, che svolgevano il ruolo di badanti ante litteram!

L’umorismo della canzone  scaturisce dal linguaggio allusivo ma mai esplicito e le parole più oscene  sono bippate come “faloorum” e “ding doorum”: dapprima la giovane donna è corteggiata dall’uomo più vecchio ed accetta di sposarlo, ma quando arriva il momento di andare a  letto scopre che l’uomo ahimè è impotente. Così appena il vecchio si addormenta la ragazza, per spegnere i  bollori, si getta nelle braccia di un giovane e virile amante.

Oggi la canzone  fa sorridere ma nell’Ottocento era considerata piuttosto piccante: la semplice allusione  al sesso era volgare ma il riferimento all’impotenza e all’adulterio doveva  risultare scandaloso! Nonostante tutto diventò una canzone popolare in  Scozia, Inghilterra, Irlanda  e in America. La prima  pubblicazione risale al 1869 in “Ancient   Scottish Songs, Heroic Ballads” di David Herd con il titolo “Scant of Love, Want of Love”.

Quando i Dubliners la  registrarono nel 1962 fu considerata troppo esplicitamente sessuale per le radio del servizio pubblico inglese .

ASCOLTA  The Dubliners (strofe 1-3-4-5-6-7)

ASCOLTA Mairi  Morrison & Alasdair Roberts in Urstan, 2012 (strofe 1-2-4-3) in  una versione più castigata. Il cd è stato commissionato dal Scotland’s Centre for Contemporary Arts come tributo alla musica e  cultura gaelica. Una collaborazione artistica che sprizza freschezza e creatività.


CHORUS
For he’s got no faloorum,
fadidle eye-oorum

He’s got no faloorum,
fadidle  all day
He’s got no faloorum,
he’s lost his ding doorum
so maids when you’re young,
never wed an old man

I
An old man  came courting me,
hey ding dooram day (1)
An old man came courting me,
me being Young(2)
An old man came courting me,
all for to  marry me(3)
Maids, when you’re young never wed an old man
II
When we sat down to tea,
hey doo me darrity
When we sat down to tea, me being young
When we sat down to tea, he started teasing me
Maids when you’re young never wed an old man
III
When we went to church,
hey ding dooram day
When we went to church,
me being young
When we went to church,
he left me in the lurch (4)
Maids when you’re young, never wed an old man
IV
When we went to bed,
hey ding doorum day
When we went to bed, me being young
When we went to bed,
he lay like he was dead (5)
Maids when you’re young never wed an old man
V
So I threw me leg  over him (6),
hey ding dorum da
I flung me leg over him, me being young
I flung me leg over him, damned nearly smothered him
Maids when you’re young never wed an old man.
VI
When he went to sleep,
hey ding doorum day
When he went to sleep, me being young
When he went to sleep, out of bed I did creep
Into the arms of a handsome young man
VII
And I found his faloorum,
fadidle eye-oorum
I found his faloorum,
fadidle all day
I found his faloorum, he got my ding doorum
So maids when you’re young never wed  an old man
VIII
I wish this old man would die,
hey-ding-a  doo-rum
I wish this old man would die, me being Young
I wish this old man would die, I’d make the  money fly
Girls, for your sake, never wed an old man
IX
A young man is my delight,
hey-ding-a  doo-rum
A young man is my delight, me being Young
A young man is my delight, he’ll kiss you day  and night
Maids, when you’re young, never wed an old  man
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
CORO
Perché lui non è ” faloorum”,
fadidle eye-oorum
lui non è ” faloorum”,
fadidle  all day
lui non è ” faloorum”
lui ha perso il suo “ding doorum”
così ragazze, se siete giovani,
non sposate mai un vecchio!
I
Un vecchio mi corteggiava
hey ding dooram day
Un vecchio mi corteggiava ed io ero giovane,
Un vecchio mi corteggiava per sposarmi,
ragazze, se siete giovani, non sposate mai un vecchio.
II
Quando ci sedemmo per il te,
hey doo me darrity
Quando ci sedemmo per il te,
ed io ero giovane,
quando ci sedemmo per il te, lui cominciò a stuzzicarmi.
ragazze, se siete giovani, non sposate mai un vecchio.
III
Quando andammo in chiesa
hey ding dooram day
quando andammo in chiesa
ed io ero giovane,
quando andammo in chiesa,
mi ha piantato in asso,
ragazze, se siete giovani, non sposate mai un vecchio.
IV
Quando andammo a letto
hey ding doorum day
quando andammo a letto ed io ero giovane,
quando andammo a letto, rimase disteso come morto.
ragazze, se siete giovani, non sposate mai un vecchio.
V
Così mi sono messa cavalcioni (6),
hey ding dorum da
mi sono messa cavalcioni ed io ero giovane,
mi sono messa cavalcioni e maledizione per poco lo soffocavo.
ragazze, se siete giovani, non sposate mai un vecchio.
VI
Quando si addormentò
hey ding doorum day
quando si addormentò  ed io ero giovane,
quando si addormentò strisciai fuori dal letto
nelle braccia di un bel giovane!
VII
E ho trovato il suo ” faloorum”,
fadidle eye-oorum
ho trovato il suo ” faloorum”,
fadidle all day
ho trovato il suo ” faloorum ” e ha preso la mia “ding doorum”
così ragazze, se siete giovani, non sposate mai un vecchio!
VIII
Vorrei che il vecchio morisse,
hey-ding-a  doo-rum
vorrei che il vecchio morisse ed io ero giovane,
vorrei che il vecchio morisse, potrei spendere i soldi,
ragazze per il vostro bene, non sposate mai un vecchio!
IX
Un uomo giovane è la mia gioia,
hey-ding-a  doo-rum
un uomo giovane è la mia gioia ed io ero giovane,,
un uomo giovane è la mia gioia, lo bacerei notte e giorno,
ragazze, se siete giovani, non sposate mai un vecchio!

NOTE
1) oppure “Hey do a dority”
2) oppure Hey-do-a-day
3) oppure Fain wad he mairry me
4) in altre versioni è la donna ad andarsene ” I left him in the lurch”
5) oppure “he neither done nor said”, ma anche” he lays like a lump of lead”
6) letteralmente: ho buttato la mia gamba su di lui

FONTI
https://mainlynorfolk.info/eliza.carthy/songs/anoldmancamecourting.html
http://www.clarelibrary.ie/eolas/coclare/songs/cmc/
never_wed_an_old_man_pmcnamara.htm

http://sangstories.webs.com/anauldmancamcourtin.htm
http://mysongbook.de/msb/songs/m/maidswhe.html

WHEN I WAS SINGLE

Gustave Courbet: Portrait of Jo, the Beautiful Irish Girl-1865Ancora per tutto l’Ottocento, l’unico obiettivo di una donna “rispettabile” era quello di essere moglie (e madre), le altre erano le” isteriche” o le “racchie”, destinate a diventare delle patetiche zitelle.

Per molti secoli la condizione della donna rimase immutata, dileggiata se non proprio disprezzata, perchè non riusciva a trovare uno “straccio” di marito a cui dedicare la propria esistenza (a lui, alla cura della casa e dei figli).

Così la donna era disposta a prendersi per marito un buono a nulla e a perdonargli ogni maltrattamento.

Esistono molte varianti delle strofe e la canzone “When I was single” è conosciuta anche con il titolo di “Still love him” o “Do you love an apple”: la donna confronta la sua condizione prima e dopo sposata e anche se nel ritornello dice che tutto va bene, nelle strofe le lamentele sono infinite! Così quel continuo ripetere “ still I love him!
I’ll forgive him!”  vuol significare esattamente l’opposto, ma per le convenzioni sociali lei resterà legata per sempre a suo marito! Una volta sposata la donna era in tutto e per tutto una schiava dell’uomo, doveva infatti compiacere il marito in ogni sua richiesta, e non solo: gli doveva essere devota, gli si doveva rivolgere con umiltà e naturalmente doveva accudirlo amorevolmente! (continua)

Eleanor Shanley & Geraldine King con il titolo STILL LOVE HIM


I
When I was single,
I wore a plaid shawl
Now that I`m married
I`ve nothing at all.
Chorus:
Ah, but still I love him!
I’ll forgive him!
I’ll go with him wherever he goes!
II
He came up our alley
and he whistled me out
But the tail of his shirt
from the trousers hung out (1)
III
He borrowed some money
to buy me a ring
Then he and the jeweler
went off on a fling.
IV
He bought me a handkerchief:
red, white, and blue
But before I could wear it,
he tore it in two.
V
There’s bread in the oven
and cheese on the shelf
If you want any more,
you can sing it yourself (2)
TRADUZIONE di Cattia Salto
I
Quando ero nubile
avevo uno scialle
ora da sposata
non ho neanche quello
Ritornello
Ma mi piace lo stesso,
lo perdono
e lo seguirò ovunque vada
II
E’ venuto nel vicolo
e mi fischiò per uscire
ma l’orlo della camicia
gli usciva dai pantaloni (1)
III
Chiese in prestito del denaro
per comprarmi l’anello
e lui e il gioielliere
andarono a donne
IV
Mi diede un fazzoletto
rosso, bianco e blu
ma prima che lo potessi indossare
me lo strappò nel mezzo
V
C’è il pane nel forno
e il formaggio è sulla mensola,
se ne vuoi ancora
puoi continuare a cantare da solo (2)

NOTE
1) se indossare la camicia fuori dai pantaloni oggi può essere considerato trendy o casual  è un vezzo che non viene perdonato agli over 25 (se non si è in vacanza alle Hawaii) così oggi come allora è un look da ragazzacci
2) sono io che sono maliziosa o la frase ha un doppio senso?

The Bothy Band
con il titolo DO YOU LOVE AN APPLE


I
Do you love an apple,
do you love a pear,
Do you love a laddie
with curly brown hair?
Chorus:
still I love him
I can’t deny him
I’ll go with him wherever he goes
II
Before I got married
I wore a black shawl
But since I got married
I wear bugger all
III
He stood on the corner,
a fag in his mouth
His hands in his pockets,
he whistled me out
IV
He works at the pier
for nine bob a week
Come Saturday night he comes rolling home drunk
V
Before I got married
I’d sport and I’d play
But now, the cradle,
it gets in me way
TRADUZIONE di Cattia Salto
I
Ti piace la mela,
ti piace la pera,
ti piace un ragazzo
dai capelli scuri e ricci?
Ritornello
Eppure lo amo
non posso negarlo
Lo seguirò ovunque vada
II
Prima di sposarmi
portavo uno scialle nero
Ora da sposata
non ho un fottuto niente
III
Stava all’angolo,
una cicca in bocca
le mani in tasca,
e mi fischiava dietro
IV
Lavora al porto
per 9 scellini a settimana,
viene sabato sera e ritorna a casa barcollando come un ubriaco
V
Prima di sposarmi
avevo un’attività e mi divertivo
ma ora, la culla
è fatta per me

La canzoncina è cantata con molto brio e irish humor dai Clancy Brothers  che  prendono in giro la donna che ha conquistato il marito  e se lo deve sopportare.

WHEN I WAS SINGLE
I
When I was single,
I wore a plaid shawl
now that I’m married,
I’ve nothing at all.
Chorus:
Ah, but still I love him!
I’ll forgive him!
I’ll go with him wherever he goes!
II
He came up our alley
and he whistled me out,
But the tail of his shirt from his trousers hung out
III
.He gave me a handkerchief:
red, white, and blue,
But before I could wear it,
he tore it in two.
IV
He brought me to an ale-house
and he bought me some stout
But before I could drink it,
he ordered me out.
V
He borrowed some money
to buy me a ring
Then he and the jeweler
went off on a fling.
VI
There’s cakes in the oven,
there’s cheese on the shelf
If you want any more,
you can sing it yourself.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Quando ero nubile
avevo uno scialle
ora da sposata
non ho neanche quello
Ritornello
Ma mi piace lo stesso
lo perdono

Lo seguirò ovunque vada
II
E’ venuto nel vicolo
e mi fischiò per uscire
ma l’orlo della camicia
gli usciva dai pantaloni
III
Mi diede un fazzoletto
rosso, bianco  e blu,
ma prima che lo potessi usare
me lo strappò nel mezzo
IV
Mi portò in una birreria
e ordinò della birra forte,
ma prima che la potessi bere
mi mandò fuori
V
Chiese in prestito del denaro
per comprarmi l’anello,
poi lui e il gioielliere
se ne andarono a donne
VI
C’è il pane nel forno
e il formaggio è sulla mensola,
se ne vuoi ancora
puoi continuare a cantare da solo

FONTI
https://mainlynorfolk.info/folk/songs/stillilovehim.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=5623

THE WILD ROVER

wild-roverThe Wild Rover è una classica canzone da marinai, da cantare durante le colossali bevute nei pub. Le sue origini sono controverse, ma gli irlandesi Dubliners l’hanno resa famosa in tutto il mondo.

Scrive Malcom Douglas su Mudcat “The Wild Rover as we know it today started out as an English broadside song of the early 19th (just possibly late 18th) century; this however was a re-write, much shortened, of an earlier song by Thomas Lanfiere. Lanfiere wrote a whole series of sermonising tavern or “goodfellows” songs in the latter part of the 17th century” (tratto da qui)
Il “sermone” in questione s’intitola “The Good Fellow’s Resolution; Or, The Bad Husband’s return from his Folly” come trascritto in Roxburghe Ballads (vol VI 1889).

UN RICHIAMO ALLA TEMPERANZA

Il brano ci consegna un’immagine un po’ stereotipata dello spirito irlandese gran bevitore e ricco di sarcasmo, ma un’altra lettura propende a voler credere ai buoni propositi che il ragazzo esprime nel finale e quindi a prendere la canzone come un richiamo alla temperanza, per la verità non seguito dagli ascoltatori che cantano la canzone sorseggiando svariati bicchieri di birra. In effetti il brano è immancabilmente eseguito negli spettacoli dal vivo nei pub irlandesi, con il ritornello da cantare con il coretto del pubblico.

Il protagonista passa le giornate al pub spendendo tutti i soldi in whisky e birra: perciò è sempre al verde. Il ragazzo descrive, con toni scherzosi, l’imbarazzante situazione di chiedere credito e di vederselo negare, così promette a se stesso di cambiare stile di vita, ma quando si trova ad avere qualche soldo in tasca, non riesce a rinunciare alle attenzioni della proprietaria del locale.

ASCOLTA The Dubliners

ASCOLTA The High Kings


I
I’ve been a wild rover for many’s the year,
And I’ve spent all my money on whiskey and beer,
But now I’ve returned with gold in great store,
And I never will play the wild rover no more.
CHORUS
And it’s no, nay, never
No, nay(1), never, no more,
will I play the wild rover
No never, no more.
II
I went into an ale house(2) I used to frequent,
And I told the landlady(3) my money was spent.
I asked her for credit, but she answered me “Nay.
Such custom like yours
I could have any day.”
III
I took from my pocket ten sovereigns bright,
And the landlady’s eyes opened wide with delight,
She said, “I have whiskeys and wines of the best,
and I’ll take you upstairs, and I’ll show you the rest.”
IV
I’ll go home to my parents, confess what I’ve done,
And I’ll ask them to pardon their prodigal son.
And if they caress me as oft times before,
I never will play the wild rover no more (4)!
Tradotto da Cattia Salto
I
Sono stato un vagabondo donnaiolo per anni,
e ho speso tutti i miei soldi in whisky e birra,
ma ora che sono tornato con una palata di soldi,
non farò più il vagabondo, mai più.
RITORNELLO
E no, no, mai, no, no, mai,
non più  non farò più il vagabondo
No, mai, non più.
II
Entrai nella  birreria che ero solito frequentare,
e dissi alla padrona che avevo speso tutti i soldi,
le chiesi di farmi credito, ma lei mi rispose: “No, di clienti come te
ne posso trovare ogni  giorno”
III
Tirai fuori dalla tasca dieci sovrane luccicanti,
e gli occhi della padrona si spalancarono dalla gioia,
lei disse “Ho whiskey e vini
dei migliori,
ti riporto al piano di sopra,
e ti faccio vedere il resto.”
IV
Tornerò a casa dai miei genitori, confesserò quello che ho fatto,
e chiederò loro di perdonare il figliol prodigo,
e quando mi coccoleranno come ai vecchi tempi,
allora non mi verrà più voglia di fare il vagabondo (4)!

NOTE
1) nay: forma arcaica e colloquiale della negazione no
2) alehouse: letteralmente, “casa dei distillati”; si tratta di una antica forma dialettale, sinonimo di “pub”, “bar” o “birreria”
3) landlady: colloquiale per “padrona”, “proprietaria”
4) il ragazzo è certo che, tornando a casa dai suoi genitori, il loro affetto unito al perdono gli farà smettere di condurre uno stile di vita così sconsiderato: o è solo una promessa da marinaio?

La stessa situazione è ripresa anche in un canto in gaelico irlandese Níl sé ‘na lá.

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=31678
https://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/thewildrover.html

THE HILLS OF CONNEMARA

In Irlanda con mountain dew (letteralmente rugiada di montagna) ma anche moonshine si intende il whiskey illegale, detto anche Póitín o Poteen, distillato abusivamente dai contadini irlandesi o dagli spiriti liberi in luoghi solitari, sulle alture o nelle paludi, al chiaro di luna (cioè di nascosto). Per non pagare le tasse imposte dal governo britannico sull’alcol. La produzione di Póitín ancorchè clandestina è stata una discreta fonte di reddito in Scozia e nella parte occidentale dell’Irlanda più povera o presso le comunità dei pescatori anch’essi assoggettati ad una vita grama.

Terra d’elezione del poitin è Connemara, un’area particolare della Contea di Galway nell’Ovest dell’Irlanda, in parte montagnosa, solitaria e ricca di fiumi, laghi e torbiere. Acqua indispensabile per la produzione del distillato, come pure la torba da bruciare per riscaldare l’alambicco (pot still), ma proprio i segnali di fumo che si innalzavano nei luoghi solitari erano l’indice, puntato nel cielo, che i poliziotti seguivano per scovare i distillatori abusivi. Così i giorni preferiti per la distillazione erano quelli ventosi o nuvolosi.

Per preparare il Póitín (dal nome dell’alambicco che assomiglia ad una specie di tinozza portatile detta pot still) a fronte di una buona dose di esperienza e pazienza, ci vogliono pochi ingredienti e pochi strumenti, facilmente smantellabili al primo segno di pericolo: ed è proprio l’avvertimento contenuto nel ritornello ad esortare il moonshiner a sbaraccare il posto per scappare dai poliziotti.

poteen_still

Nella canzone in stile tradizionale irlandese  “THE HILLS OF CONNEMARA” composta da Sean McCarthy (1923-1990) il poitin è chiamato eufemisticamente tè di montagna e i poliziotti, quando lo trovano, se lo bevono tutto! La canzone, spesso utilizzata come base dei karaoke nelle birrerie, è famosissima, tra le molte versioni ne propongo due:

ASCOLTA Gaelic Storm (si il gruppo del film Titanic), in una interpretazione super, inizia con un lungoa reel d’apertura e presenta alcune varianti testuali

ASCOLTA Noel Mc Loughlin più lenta, nella versione testuale più standard


CHORUS
Gather up the pots and the old tin cans
The mash, the corn, the barley and the bran
Run like the devil from the excise man
Keep the smoke from rising, Barney
II
Keep your eyes well peeled today
The tall, tall men (1) are on their way
Searching for the mountain tay
In the Hills of Connemara
III
A gallon for the butcher and a quart for John
And a bottle for poor old father Tom
Help the poor old dear along
In the Hills of Connemara
IV
Don’t swing to the left, don’t swing to the right
The excise men can dance all night (2)
Drinking up the tay till the broad daylight
In the Hills of Connemara
V
Now stand your ground, and don’t you fall
The excise men, they’re at the wall
Jesus Christ they’re drinkin’ it all (3)
In the Hills of Connemara
TRADUZIONE Cattia Salto
CORO
Raduna l’alambicco e i vecchi secchi,
il mosto, il grano, l’orzo e la crusca,
e scappa come il diavolo dalle guardie,
attento al fumo che sale, Barney.
I
Tieni gli occhi ben aperti oggi,
le guardie (1) sono in giro
a cercare il “tè di montagna”,
per le colline di Connemara.
II
Un gallone per il macellaio e un quartino per John
e una bottiglia per il povero vecchio Padre Tom,
da sempre aiuta il caro vecchietto
per le colline di Connemara.
III
Non dondolano a sinistra, non donsolano  a destra,
le guardie possono ballare tutta la notte
e bere il tè fino allo spuntar
del giorno,
sulle colline di Connemara.
IV
Ora stai saldo e non arrenderti,
le guardie sono alla porta,
Gesù Cristo tutto se lo bevono
sulle colline di Connemara

NOTE
(1) in altre versioni: the excise man
(2) in altre versioni: Swinging to the left, swinging to the right, The excise men will dance all night
(3) in altre versioni la frase dice “Stand your ground, it is too late, Glory be to Paddy, but they’re drinkin’ it straight” = in italiano: Stai saldo è troppo tardi, sia Benedetto San Patrizio, ma lo bevono liscio

MOUNTAIN DEW, IL WHISK(E)Y AL CHIARO DI LUNA

In Irlanda con mountain dew (letteralmente “rugiada di montagna”) ma anche moonshine si intende il whiskey illegale, detto anche Póitín o Poteen, distillato abusivamente dai contadini irlandesi o dagli spiriti liberi in luoghi solitari, sulle alture o nelle paludi, al chiaro di luna (cioè di nascosto). Per non pagare le tasse imposte dal governo britannico sull’alcol.
La produzione di Póitín ancorchè clandestina è stata una discreta fonte di reddito in Scozia e nella parte occidentale dell’Irlanda più povera o presso le comunità dei pescatori anch’essi assoggettati ad una vita grama.

Una leggenda narra di come San Patrizio avendo finito il vino per celebrare l’eucarestia lo sostituisse con del distillato d’orzo, d’altra parte proprio al Santo si attribuisce la paternità del whiskey avendo portato l’alambicco in Irlanda dall’Oriente nel V sec: l’alambicco, all’epoca utilizzato per produrre i profumi, fu convertito dai monaci irlandesi in divina macchina per distillare l’Uisce Beathe (in gaelico “acqua di vita”).

Irish Poitin StillPer preparare il Póitín (dal nome dell’alambicco che assomiglia ad una specie di tinozza portatile detta pot still) a fronte di una buona dose di esperienza e pazienza, ci vogliono pochi ingredienti e pochi strumenti, facilmente smantellabili al primo segno di pericolo. Gli ingredienti sono: orzo (ma anche patate o altri cereali), acqua pura di sorgente, lievito, zucchero grezzo o melassa (e/o frutta molto zuccherina) . Attualmente in Irlanda solo alcune distillerie hanno ottenuto la licenza per produrre il Poitin inglesizzato in Pothcheen o Putcheen con gradazione alcolica che parte dal 40% e arriva al 90%: quello di produzione casalinga può arrivare anche al 95% di grado alcolemico (la liberalizzazione risale al 1997).

Di sapore più floreale e fruttato rispetto al whiskey, anche con sentori di erba, le varianti nella lavorazione sono molteplici e segrete, tuttavia in rete ho trovato varie ricette sul sito di homedistiller.org, dal quale si stralciano le osservazioni dell’autore tradotte in breve: “Credo che il Poitin inizialmente fosse prodotto dal whiskey di malto d’orzo con la torba come fonte di calore. Poi per abbattere i costi (come nella prassi scozzese) si utilizzò il malto d’orzo o di altri cereali (frumento, avena, segale). Nelle ricette antiche è indicato l’uso di melassa e di zucchero integrale (una nota dice dal 1880). Oggi si usano orzo, zucchero, o anche barbabietola da zucchero. Immagino che si utilizzassero le patate non buone da mangiare. Una volta le patate erano alla base della dieta irlandese (nel 1845 il consumo pro capite era pari ai cinque kili giornalieri) e anche oggi giorno sono consumati annualmente 140 kg pro capite. Un acro di terra potrebbe sfamare una famiglia per un anno. Grandi fattorie coltivavano il grano utilizzato anche come moneta di scambio. Quindi la materia base del poitin è tutta una questione di convenienza e di economia. Dubito che le patate fossero utilizzate prima del 1900, l’epoca in cui divennero l’ingrediente principale della vodka in Estonia. Come per il moonshine americano e il samogon russo. L’alambicco irlandese e quello scozzese sono simili e hanno in pratica semplificato la forma dell’alambicco degli alchimisti. Una forma simile si trova anche negli U.S.A. probabilmente importato dagli emigranti celtici.”

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Terra d’elezione del poitin è Connemara, un’area particolare della Contea di Galway nell’Ovest dell’Irlanda, in parte montagnosa, solitaria e ricca di fiumi, laghi e torbiere. continua

RARE OLD MOUNTAIN DEW

Il testo di questa canzone irlandese è stato scritto nel 1882 da Edward Harrigan per  il dramma inglese “The Blackbird” la musica riprende una melodia  più antica dal nome “The Girl I Left Behind Me” nota anche come “Brighton Camp”.
In questa canzone si decanta la limpidezza di un ruscello (in un luogo segreto) da cui il nostro contadino prende l’acqua indispensabile per la produzione del distillato, ben felice che ci sia molta torba nei pressi per riscaldare l’alambicco, e ci dice, tutto contento:
By the smoke and the smell you can plainly tell
that there’s poitin brewin’, nearby
purtroppo  proprio  i segnali di fumo che si innalzavano nei luoghi solitari erano l’indice, puntato nel cielo, che i poliziotti seguivano per scovare i distillatori abusivi! Così   i giorni preferiti per la distillazione erano quelli ventosi o nuvolosi.

ELISIR DI LUNGA VITA

Al poitin si attribuiscono poteri di guarigione da tutti i mali (utilizzato più comunemente come digestivo o per la cura del raffreddore), è considerato più genericamente un elisir   contro l’invecchiamento, ma il suo scopo principale è quello di “deliziare il cuore” o più   poeticamente “bring a shock of joy  to the blood” ( in italiano: “dare una scossa di gioia al sangue”).

Numerosissimi gli interpreti della canzone a partire dai Dubliners
e l’altra versione che vi propongo è quella di Foster&Allen   (storico duo irlandese di musica folk), in uno scanzonato video in cui due allegri contadini, al posto del latte, bevono e producono il mountain dew!!


CHORUS
Hi the dithery al   the dal, dal the dal the dithery al, al the dal, dal dithery al dee (x2)
I
Let grasses grow and waters flow in a free and  easy way
Give me enough of the rare old stuff that’s made near Galway Bay
And policemen(1) all from Donegal, Sligo, and Leitrim too
We’ll give them the slip and we’ll take a sip of  the Real Old Mountain Dew.
II
At the foot of the hill there’s a neat little still where the smoke curls up to the sky
By the smoke and the smell you can plainly tell that there’s poitin brewin’, nearby.
For it fills the air with a perfume rare and betwixt both me and you
As home we stroll we can take a bowl or a bucket of Mountain Dew.
III
Now learned men as use the pen have writ the praises high
Of the rare poitin from Ireland green distilled from wheat and rye
Away with your pills, it’ll cure all ills, be ye Pagan, Christian, or Jew
So take off your coat and grease your throat with a Bucket of Mountain Dew.
TRADUZIONE di Cattia Salto
CORO
Hi the dithery al   the dal, dal the dal the dithery al, al the dal, dal dithery al dee
I
Che l’erba cresca e  i fiumi scorrano in modo lento e libero,
datemi solo quella roba vecchia e rara che si fa vicino alla Baia di Galway
e a tutti i  poliziotti (1) dal Donegal, Sligo e anche Leitrim,
gli daremo il  benservito e prenderemo un sorso della rara e vecchia “Rugiada di Montagna”.
II
Ai piedi della collina c’è un ruscelletto limpido, dove il fumo si arriccia verso il  cielo,
dando un’annusata al fumo si  può chiaramente dire che c’è il poitin in preparazione nelle vicinanze.
Perché riempie  l’aria con un profumo raro e tra te e me mentre camminiamo verso casa ci possiamo prendere una boccia o un secchio di  “Rugiada di Montagna”.
III
Ora giacchè gli uomini saggi usano la penna, scrivendo alte lodi del raro poitin dalla verde Irlanda, distillato dall’orzo e dalla segale,
buttate via le vostre pillole, (il poitin) cura tutti i mali, che siate pagani, cristiani o ebrei; così prendete il vostro giaccone e bagnatevi la gola con un  secchio di “Rugiada di Montagna”.

NOTE
1) in alcune varianti la parola  “poliziotti” è sostituita con “gougers” termine dialettale irlandese che indica  dei compagni di bevute “tosti”

FONTI
http://homedistiller.org/grain/wash-grain2/poitin
http://ontanomagico.altervista.org/mountain-dew.htm

SEVEN DRUNKEN NIGHTS

“Seven Drunken nights” (in italiano “Sette notti da ubriaco”) è una divertentissima ballata tradizionale delle Isole Britanniche (e diffusa un po’ in tutta Europa e in America) resa famosissima negli anni 60 dal gruppo irlandese The Dubliners: il protagonista ogni sera rientra dal pub molto tardi e nota una serie di indizi, sparsi per la casa, che lo inducono a sospettare un tradimento da parte della moglie, ma quest’ultima, approfittando della scarsa lucidità del marito, riesce sempre a cavarsela.

ALTRI TITOLI: Four Nights Drunk, Four Drunken Nights, Seven Drunken Nights, Drunkard’s Special, Cabbage Head, Our Goodman, Old Cuckold, The Goodman, The Gudeman, The Traveler

LE ORIGINI

La ballata risale perlomeno al 1760 (è stata trovata in un broadside distribuito a Londra con il titolo di “The Merry Cuckold and the Kind Wife”, forse originaria della Scozia) ed è riportata nella poderosa raccolta del professor Child al numero 274 con il titolo di “Our Goodman” o “Old Cuckold”. La situazione descritta ha uno stampo boccaccesco (o come dice il professore alla “Chaucer”) e non è da escludersi un’origine risalente quantomeno al Basso Medioevo. Evidentemente, come anche i canti goliardici medievali giunti sino a noi ci testimoniano, un tempo c’era meno censura (ma solo nelle canzoni purtroppo) rispetto agli anni 1960!

Bert Lloyd scrive: “What ancient saga of trickery and revenge lurks behind the favourite joking song of Our goodman, Five nights drunk, The old farmer and his young wife? Known all over Europe, it tells of a man returning home to find another man’s horse, sword, cloak, etc., where his own should be. Like an epic hero he asks in formula fashion: Whose horse is this? Whose sword? Whose cloak? Each time the adulterous wife insists that his eyes deceive him, and that the objects are really a cow, a spit, a bed-sheet, etc. In the ballad, the husband’s rival appears only at the very end of the song and then merely as a head on the pillow. No struggle takes place, there is no retribution; the ribaldry of the situation has seemed sufficient for modern singers. Yet somehow, in the form as well as the atmosphere of the song, there is the sense of something far more than a rough joke, something larger than life, something to suggest that important things have happened before the song begins, and that weighty and perhaps terrible events will occur after the song ends. In his studies of the medieval folk ballad, Lajos Vargyas makes a fleeting reference to Our goodman in connection with what seems on the surface to be a separate and distinct song, namely the ballad, known in Hungary as Barcasi, with parallels in the Balkans, France and Spain, of the couple surprised in adultery by the returning husband, who kills his rival, daubs his wife with pitch or gunpowder and burns her. In 1879, the Russian explorer Potanin found an epic version of this theme in north-western Mongolia, in The tale of Tonchi Mergan. But more research is needed before we may surely link our drunken cuckold to the mighty Mongol hero, or identify the strange head on the pillow as belonging to a foreign warrior, or declare that the cheating wife is the lineal descendant of that bygone adultress who was trampled to death by eighty mares on the steppes of Tannu Tuva. “(Lloyd, England 147f – in ‘Folk Song in England’ 1967)

E in effetti in tutte le ballate popolari in cui il marito sorprende la moglie a letto con un rivale, il finale è sempre tragico, e i toni del canto sono tristi e forieri di disgrazia. Ma come dicevo, il tono di questa versione è invece decisamente umoristico!

LA VERSIONE DEI DUBLINERS

1967_7drunken_mmE’ il 1967 quando per San Patrizio esce il disco singolo intitolato “Seven drunken nights”, i Dubliners si sono limitati a cantare solo le cinque notti della settimana (e al giorno d’oggi ci viene da sorridere), eppure a quei tempi la canzone venne messa al bando dalle radio ufficiali, fu radio Caroline, che trasmetteva da una nave “pirata” ancorata al largo d’Irlanda, a passarla in continuazione nei propri programmi. E fu il successo..

(tatto da qui) Des Geraghty’s memoir of Luke Kelly (1994): The song which made The Dubliners famous was Seven Drunken Nights, an English version of a light-hearted Irish song that the group had picked up from Seosamh O hEanai [Joe Heaney] long before in O’Donoghue’s pub. It was released as a single on St Patrick’s Day 1967 and promptly banned on RTE as offensive to public decency. Sometime later Seosamh himself gave a straight-faced interview to an evening paper stating that the song was about an Irishman who’d worked away from home for twenty years – a commonplace situation for men from rural Ireland in those years – and returned to find he had a full-grown son. And who are we to differ? In fact, the tongue-in-cheek way in which the song is composed […] is typical of a sly ambiguity in many Irish songs about sex. Intrigue was added to the incident by the fact that the song actually mentions only five nights, and some play was made afterwards of speculation that the ‘missing’ verses might have been too shocking for even The Dubliners. What was true was that the song had been recorded by Seosamh himself in Irish years before and played on RTE without a murmur of protest; while the Irish establishment were conservative and puritanical in English, they were quite often indifferent to how irreverent and unorthodox our culture was in Irish. But […] Radio Caroline gave Seven Drunken Nights saturation airtime. The hypocrisy and the foolishness of RTE’s decision was too much for a generation already chafing under censorship and prudery, and within two days the record had sold 40,000 copies. It didn’t take long to reach the music industry’s Silver Disc status, the award for sales in excess of 250,000. The letters pages of the papers were inundated with letters of indignant protest at censorship; the British papers picked up on Ireland’s banned song, and not long afterwards, Seven Drunken Nights reached Number Five in the British pop charts.
Il succo della storia è che The Dubliners hanno preso la loro versione da Joe Heaney quando frequentavano il O’Donoghue’s pub di Dublino (quando un paio di amici suonavano per divertirsi e si chiamavano The Ronnie Drew Ballad Group), il quale ricollega la ballata ad una versione irlandese molto più lunga, in cui un bracciante, ritornato a casa dopo vent’anni passati a lavorare presso le fattorie più ricche, trova la moglie a letto con un tizio con tanto di barba (che la moglie sostiene sia il loro figlioletto diventato adulto!).

ASCOLTA Joe Heaney nella stessa registrazione c’è anche Mike Seeger che presenta la versione americana della canzone accompagnandosi alla chitarra
Band member Ronnie Drew described his close friendship with Joe in an interview with Joe’s biographer, Liam Mac Con Iomaire: ‘I first met him as Joe Heaney in O’Donoghue’s, because we were going in and out of O’Donoghue’s at the time…. This would be 1961-2. Joe actually stayed with me for a couple of years later on. Joe was no trouble as long as you had strong tea for him…. Joe had a magnificant sean-nós voice. He could do things with his mouth. He could bend notes. I thought he was a great exponent of sean-nós…. Then he gave me a song called “Seven Drunken Nights,” one of these songs that go all over the world. The funny thing about it, Joe had it in Irish as “Peigín is Peadar”, and when he gave it to me he had a kind of a laugh up his sleeve, because Radio Éireann banned it. But Joe had previously sung it on some programme in Irish and got away with it. In fact we thought “Seven Drunken Nights” was just a whimsical song, just like “Connla”, that you’d sing for a bit of crack. And it went up to number one in the charts.’ (Liam Mac Con Iomaire, Seosamh Ó hÉanaí: Nár fhágha mé bás choíche, Cló Iar-Chonnachta (2007), 212-13. (tratto da qui)

Il protagonista ogni sera rientra dal pub molto tardi e nota una serie di indizi, sparsi per la casa, che lo inducono a sospettare un tradimento da parte della moglie, ma quest’ultima, approfittando della scarsa lucidità del marito, riesce sempre a cavarsela. La comicità nella versione irlandese della ballata raggiunge il culmine di venerdì quando il protagonista vede nel letto, accanto alla moglie, una testa. Tuttavia la donna, rimprovera al marito di essere talmente sbronzo, da non accorgersi neppure che quello accanto a lei non è un uomo, bensì un bambino inviatole dalla madre. La cosa strana però è che il “bambino” ha i baffi!
Nel botta e risposta tra i due emerge la flemma dell’uomo, che pur completamente ubriaco, è calmo e razionale e cerca di usare la logica per spiegare le palesi inesattezze che si vedono nella sua casa. La donna invece lo aggredisce verbalmente e manipola la percezione “confusa” di lui dovuta all’ubriachezza mentendo fino all’ultimo.
E allora? Mai fidarsi di una donna, soprattutto da ubriachi!

Per la sua “volgarità” all’epoca della pubblicazione dei Dubliners furono registrate solo le prime cinque strofe, era l’epoca in cui si pubblicava sul vinile e uscivano dischi “single” con la canzone di lancio sul lato A e una “seconda scelta” sul lato B “Seven drunken night” venne diffuso al pubblico nel marzo del 1967. Nelle precedenti registrazione degli anni 20-30 le notti “ubriache” erano solo tre e solo negli anni 50 ci si azzardò a pubblicare anche la quarta e finanche la quinta notte!

ASCOLTA The Dubliners in un video con tanto  di fumetto!! Impareggiabile versione!! Francesco Guidotto che ha disegnato le vignette ha preso come modello Ronnie Drew, la versione della canzone è quella in cui si arriva fino al fatidico venerdì ..

ASCOLTA Celtic Thunder per la versione più soft e modaiola

ASCOLTA The Kilkennys 1998 in cui chi canta (Davey Cashin) interpreta in modo esilarante il protagonista via via sempre più ubriaco (.. e perplesso!!); anche il ritmo della chitarra si fa più incerto man mano che passano le notti

Sebbene le sere del titolo siano sette quelle cantate nella versione “standard” sono solo cinque dal lunedì al venerdì, le raccolte sul campo della ballata risentono del “pudore” dei trascrittori i quali sceglievano di non riportare integralmente quanto veniva testimoniato, ma qualcosa è trapelato ..

.. ed ecco quello che succede nelle altre due notti:

ASCOLTA Nine Fine Irishmen 


As I went home on a Monday night, as drunk as drunk could be,
I saw a horse outside the door where my ould(1) horse should be,
Well I called my wife and I said to her, Will you kindly tell to me,
Who owns that horse outside the door where my ould horse should be?

Ah, you’re drunk, you’re drunk you silly ould fool, and still you cannot see,
That’s a lovely sow that me mother sent to me,
Well it’s many a day I travelled a hundred miles or more,
But a saddle on a sow sure I never saw before.

And as I went home on a Tuesday night, as drunk as drunk could be,
I saw a coat behind the door where my ould coat should be,
Well I called my wife and I said to her, Will you kindly tell to me,
Who owns the coat behind the door where my ould coat should be?

Ah, you’re drunk, you’re drunk you silly ould fool, and still you cannot see,
That’s a woollen blanket that me mother sent lo me,
Well it’s many a day I travelled a hundred miles or more,
But buttons on a blanket sure I never saw before.

And as I went home on a Wednesday night, as drunk as drunk could be,
I saw a pipe upon the chair where my ould pipe should be,
Well I called my wife and said to her, Will you kindly tell to me,
Who owns the pipe upon the chair where my ould pipe should be?

Ah, you’re drunk, you’re drunk you silly ould fool, and still you cannot see,
That’s a lovely tea whistle(2) that me mother sent to me,
Well it’s many a day I travelled a hundred miles or more,
But tobacco in a tin whistle sure I never saw before.

As I came home on a Thursday night, as drunk as drunk can be,
I saw two boots beneath the bed where my ould boots should be,
Well I called my wife and I said to her, Will you kindly tell to me,
Who owns them boots beneath the bed where my ould boots should be?

Ah, you’re drunk, you’re drunk you silly ould fool, and still you cannot see,
They’re two lovely geranium pots me mother sent to me,
Well it’s many a day I travelled a hundred miles or more,
But laces in geranium pots I never saw before.

And as I went home on a Friday night, as drunk as drunk could be,
I saw a head upon the bed where my ould head should be,
Well I called me wife and I said to her, Will you kindly tell to me,
Who owns that head with you in the bed, Where my ould head should be?

Ah, you’re drunk, you’re drunk you silly ould fool, and still you cannot see,
That’s a baby boy that me mother sent to me,
Well it’s many a day I travelled a hundred miles or more,
But a baby boy with his whiskers on sure I never saw before.

As I went home on Saturday night as drunk as drunk could be
I saw two hands upon her breasts Where me two hands should be
Well I called my wife and I said to her Will you kindly tell to me
Who owns that hands upon your breasts Were me two hands should be

Oh you’re drunk you’re drunk you silly old fool Still you cannot see
That’s a lovely night gown that me mother sent to me
Well it’s many a day I travelled A hundred miles and more
But fingers in a night gown sure I never saw before

As I went home on Sunday night As drunk as drunk could be
I saw a thing in her thing Where me old thing should be
Well I called my wife and I said to her Will you kindly tell to me
Who owns that thing in your thing Where me old thing should be

Oh you’re drunk you’re drunk you silly old fool Still you cannot see
That’s that lovely tin whistle(3) that me mother sent to Me
Well it’s many a day I travelled A hundred miles and more
But hair on the tin whistle sure I never saw before!

NOTE
1) ould, forma arcaica e dialettale di old “vecchio”
2) Ronny dice “tea whistle” facendo un po’ fatica a far entrare la parola nella metrica
3) l’ultima notte la storia diventa sempre più esplicita: in altre versioni al posto dello strumento troviamo una candela o una carota, e si equivoca sui testicoli o sulla cappella paragonandoli a vari ortaggi o attrezzi da lavoro..

TRADUZIONE ITALIANO
E quando tornai a casa un lunedì notte, ubriaco che più ubriaco non si poteva, vidi un vecchio cavallo fuori dalla porta al posto del mio, allora chiamai mia moglie e le dissi: “Vorresti gentilmente dirmi di chi è quel cavallo fuori dalla porta, dove dovrebbe esserci il mio vecchio cavallo?”
“Ah, sei ubriaco, sei ubriaco vecchio sciocco e non riesci proprio a vedere, è una graziosa scrofa che mi ha mandato mia madre” “Beh, è tanto tempo che viaggio e ho fatto tanta strada, ma una sella su un maiale, certo, non l’avevo mai vista prima”.
Le strofe sono quasi identiche tra loro e cambiano gli “indizi” del molto probabile tradimento della moglie visto che il marito rincasa tutte le sere molto tardi e molto ubriaco! Il martedì è la volta del cappotto che il marito trova dietro alla porta, e alla richiesta di spiegazioni la moglie risponde che è solo una coperta che le ha regalato la madre. E l’uomo perplesso, si chiede se sulle coperte ci siano i bottoni!
Il mercoledì trova una pipa sulla sedia, ma la moglie lo convince che si tratta di una teiera fumante, eppure lui non aveva mai visto prima del tabacco nella teiera! Il giovedì ecco comparire degli stivali accanto al letto, ma la moglie dice che è il vaso di gerani regalatole dalla madre, eppure il marito sempre più perplesso è convinto di non aver mai visto prima dei lacci su di un vaso di gerani!
E quando tornai a casa un venerdì notte, ubriaco che più ubriaco non si poteva, vidi una testa dentro al letto al posto della mia, allora chiamai mia moglie e le dissi: “Vorresti gentilmente dirmi di chi è quella testa nel letto con te dove dovrebbe esserci la mia?” “Ah, sei ubriaco, sei ubriaco vecchio sciocco e non riesci proprio a vedere, è un bambino che mi ha mandato mia madre” “Beh, è tanto tempo che viaggio e ho fatto tanta strada, ma un bambino con i baffi, certo, non l’avevo mai vista prima”.
Finalmente si arriva al sabato e due mani spuntano sul seno della donna che prontamente dice si tratta di una graziosa camicia da notte (e il marito osserva che non ha mai visto una camicia da notte con le dita) e infine domenica il marito vede chiaramente “un coso” nella “cosa” della moglie e lei risponde che si tratta di un flauto, eppure il marito è certo di non aver mai visto peli su un flauto di latta!

FONTI
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_274
https://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/fournightsdrunk.html
http://www.joeheaney.org/default.asp?contentID=1033 http://itsthedubliners.com/dubs_d03_mm_45.htm http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=7291 http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=43124 https://www.celticthunder.ie/content/mythology-seven-drunken-nights

(Cattia Salto integrazione febbraio 2013 e maggio 2015)

THE MOONSHINER: THE LAST FREE SPIRIT

moonshinerMoonshine è un tipo di whisky fatto in casa e moonshiner è colui che fabbrica il whisky da sé, ovvero abusivamente, al chiarore di luna.
Dimenticato dopo il proibizionismo il “moonshine” è ritornato di moda, specialmente in America e non è mai tramontato in Irlanda.
Un po’ come la proliferazione delle microbirrerie anche le microdistillerie si stanno diffondendo man mano che vanno a cedere le restrizioni sulle licenze e i monopoli.

WHITE DOG OR MOUNTAIN DEW?

Il whisky dei moonshiner è chiamato in gergo “white dog” più simile all’acquavite, perché finisce in bottiglia senza invecchiamento in botte, e quindi è “bianco” cioè trasparente.
Da noi nel Nord Italia per tradizione si produce la grappa per autoconsumo (con tutte le “graspe” che avanzano dalla produzione del vino!), mentre in Irlanda il Póitín o Poteen, è illegale dal 1661.  Secondo la tradizione, oltre che dall’orzo si distilla da more e altri frutti del bosco, ma anche dalle patate -per inciso dalle patate si ricava anche il vino, leggetevi “Vino, patate mele rosse” – Joanne Harris (titolo inglese Blackberry Wine). La sua secolare tradizione di segretezza e proibizione è divenuta parte del folklore rurale irlandese. continua

Così nella canzone THE MOONSHINER non c’è solo la spensieratezza di un vagabondo girovago, ma anche lo spirito di ribellione dell’irlandese verso l’Inghilterra che aveva il monopolio sul whiskey o le leggi sul Proibizionismo in America.

poteen_still
La canzone è nata probabilmente in America da emigranti irlandesi ed è poi tornata in Irlanda a far parte della tradizione popolare (ma l’origine potrebbe benissimo essere irlandese e poi trasportata in America). Il tono è quello di uno spirito libero che vagabonda per il paese senza radici e al di fuori dalla società civile, il suo unico interesse è il liquore distillato illegalmente!!

VERSIONE IRLANDESE: THE MOONSHINER

ASCOLTA Tommy Makem + The Clancy Brothers La melodia è molto alla “Popeye saylor man” la canzoncina cantate da Braccio di Ferro nei suoi primi comic cartoons.

ASCOLTA Maureen Carroll in una versione meno cadenzata e più sognante


chorus
I’m a rambler, I’m a gambler,
I’m a long way from home
And if you don’t like me,
Well, leave me alone
I’ll eat when I’m hungry,
I’ll drink when I’m dry
And if moonshine don’t kill me,
I’ll live til I die(1)
I
I’ve been a moonshiner
for many a year
I’ve spent all me money
on whiskey and beer
I’ll go to some hollow,
I’ll set up my still
And I’ll make you a gallon
for a ten shilling bill
II
I’ll go to some hollow
in this count-er-y
Ten gallons of wash
I can go on a spree
No women to follow,
the world is all mine
I love none so well
as I love the moonshine
III
Oh, moonshine, dear moonshine,
oh, how I love thee
You killed me old father,
but ah you try me
Now bless all moonshiners
and bless all moonshine
Their breath smells as sweet
as the dew on the vine 
TRADUZIONE di Cattia Salto
CORO
Sono un vagabondo, sono un giocatore
sono molto lontano da casa,
e se non vi piaccio,
beh, lasciatemi in pace.
Mangerò quando ho fame
e berrò quando ho sete
e se il liquore non mi ammazza prima,
vivrò tanto a lungo (1).
I
Sono stato un contrabbandiere
per molti anni
ho speso tutti i miei soldi
in whiskey e birra.
Andrò da qualche parte
a metter su la mia distilleria
e ve ne farò una damigiana
per 10 scellini.
II
Andrò da qualche parte
in questo paese
con una damigiana di roba
a prendermi una sbronza.
Non ho donna da seguire
e il mondo è tutto mio,
niente mi piace così tanto
quanto il liquore di contrabbando.
III
Oh liquore oh liquore
quanto mi piaci!
Hai ucciso il mio vecchio,
inoltre ci provi con me.
Benedetti tutti i contrabbandieri,
benedetto il liquore di contrabbando,
il loro fiato è dolce quanto
la rugiada sulla pianta dell’uva

NOTE
1) letteralmente “vivrò fino alla morte”

VERSIONE AMERICANA: THE MOONSHINER

Nella versione americana ripresa da Bob Dylan e molti altri artisti dell’ambito folk-rock, il canto diventa più lento, quasi un lamento.

ASCOLTA Punch Brothers, in una versione più vicina alla root music e tra i loro live in rete quello che si sente meglio oppure dal Cd “Ahoy”

TESTO Punch Brothers
I
I’ve been a moonshiner
for seventeen long years
I spend all of my money
on whiskey and beer
I’ll go down to some hollow
and set up my still
I’ll sell you a gallon
for a ten dollar bill.
II
I go to some bar room
and drink with my friends
Where the women can’t follow
and see what I spend
God bless that pretty woman,
I wish she was mine
Cause her breath is as sweet
as the dew on the vine.
III
Let me eat when I’m hungry,
let me drink when I’m dry
A dollar when I’m hard up,
religion when I die
The whole world’s a bottle
and life’s but a dram
When the bottle gets empty
it sure ain’t worth a damn.
IV
I’ve been a moonshiner
for seventeen long years
I spend all of my money
on whiskey and beer
If whiskey do not kill me
Then I don’t know what will
TRADUZIONE di Cattia Salto
I
Sono stato un contrabbandiere
per 17 lunghi anni
ho speso tutti i miei soldi
in whiskey e birra.
Andrò da qualche parte
a metter su la mia distilleria abusiva
e ve ne farò una damigiana
per 10 dollari.
II
Vado per bar
a bere con i miei amici
dove le donne non possono seguirmi
e vedere quello che spendo.
Dio benedica quella bella ragazza,
vorrei che fosse mia
perché il suo fiato è dolce
quanto la rugiada sulla pianta dell’uva.
III
Lasciatemi mangiare quando ho fame ,
e bere quando ho sete,
un dollaro quando sono al verde,
la religione quando muoio.
Il mondo intero è una bottiglia
e la vita è solo un bicchierino di whiskey.
Quando la bottiglia è vuota
di certo non vale una cicca.
IV
Sono stato un contrabbandiere
per 17 lunghi anni
ho speso tutti i miei soldi
in whiskey e birra.
e se il bere non mi uccide
allora non so che sarà

ASCOLTA Cat Power dal Cd Moon Pix-1998 (unico traditional dell’album) in versione rock-blues unita a una vena malinconica, cifra stilistica della cantautrice statunitense

TESTO Cat Power
I’ve been a moonshiner
For seventeen long years
I spent all my money
on whisky and beer
I go to some hollow
And set up my holy holy still
If drinking do not kill me
Then I don’t know what will
I go to some bar room
And drink with my friends
If women and men would come to follow
To see what I might spend
God bless them handsome men
I wish they was mine
Their breath is as sweet as
The dew on the holy holy vine
You’re already in hell,
you’re already in hell
I wish we could go to hell
When the bottle gets empty
Then life ain’t worth the drown
TRADUZIONE di Cattia Salto
Sono stata un contrabbandiere
per 17 lunghi anni
ho speso tutti i miei soldi
in whiskey e birra.

Vado da qualche parte
a metter su la mia distilleria
e se il bere non mi uccide
allora non so che sarà.
Vado per bar
a bere con i miei amici,se donne e uomini volessero farmi compagnia,
vengano a vedere come me la spasso.
Dio benedica quegli uomini belli
voglio che siano miei,
il loro fiato è dolce quanto
la rugiada sulla pianta dell’uva.
Sei già all’inferno,
sei già all’inferno,
vorrei che potessimo andare all’inferno quando la bottiglia diventa vuota
allora la vita non vale una cicca.

Seconda parte continua

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/mountain-dew.htm
http://www.repubblica.it/esteri/2010/05/04/news/bentornati_moonshiners-3815860/

WHISKEY IN THE JAR

JAR QUESTO SCONOSCIUTO

In Gran Bretagna, “Jar” è  un barattolo dal collo largo, adatto per conservare marmellate e sottaceti,  ma anche un vaso rastremato a collo di bottiglia. Anticamente era utilizzato per lo stoccaggio di liquidi, e doveva essere consuetudine berci direttamente, e tuttavia il termine si usa più spesso per indicare un bicchiere: “I’ll have a jar” si traduce infatti con ” berrò una pinta di birra “. (anche se c’è più di un modo per misurare la pinta! vedi)
Gli Irlandesi si attribuiscono l’invenzione del whiskey partendo nientemeno che da San Patrizio che nel V sec, avrebbe portato dal pellegrinaggio in Terra Santa, l’alambicco, all’epoca utilizzato per distillare solo i profumi, e convertito dai monaci irlandesi in divina macchina per produrre l’Uisce Beathe (in gaelico acqua di vita).
Whiskey con una e aggiuntiva che lo differenzia dal cugino scozzese, sia per la sua lavorazione che per le sue caratteristiche organolettiche. continua

WHISKEY IN THE JAR

beggar-operaE’ tra le più cantate irish pub song, conosciuta  anche come Kilgary Mountain, è la storia di un bandito, (un goliardico Robin Hood) che dopo aver derubato un possidente  inglese è tradito dalla propria donna. Le sue debolezze: il succo d’orzo e le belle donne!

Alan Lomax, storico della musica folk, nel suo libro The Folk Songs of North America, ritiene che questa canzone abbia influenzato “The Beggar’s Opera” commedia scritta da John Gray nel 1728.
“Gli strati popolari delle isole britanniche nel diciassettesimo  secolo ammiravano i briganti locali; e in Irlanda (o Scozia) quando i  gentiluomini della strada rapinavano i possidenti inglesi erano considerati  patrioti. Questi sentimenti ispirarono questa allegra ballata.”

fuorilegge-diligenzaLa vicenda risale probabilmente al 17° secolo e riecheggia la figura di Redmond O’Hanlon (c. 1620 – 1681) conosciuto come il Robin Hood dell’Ulster (Irlanda del Nord) perché oltre a derubare gli inglesi (o a fargli pagare una “tassa” di protezione perché nessuno li rapinasse), restituiva gli affitti pagati dai contadini irlandesi, rubandoli ai ricchi proprietari terrieri inglesi ai quali erano stati appena versati. Della ballata esistono varie versioni con diverse strofe, ma la storia mantiene sempre la stessa struttura e il finale è sempre la prigione.

Il protagonista della canzone è probabilmente Richard Power, che lascia la contea di Kerry per unirsi ai fuorilegge capeggiati da O’Hanlon e deruba un soldato inglese (tra i bersagli preferiti), ma è catturato perché ingannato dalla bella Jenny (amante o fidanzata): durante la notte, mentre Richard smaltiva la sbornia, lei gli nasconde la spada e mette la polvere da sparo nell’acqua. Circondato dai soldati e impossibilitato a difendersi, Richard si arrende. L’unica sua speranza per evitare l’impiccagione è un fratello arruolato nell’esercito, che potrebbe riuscire a farlo fuggire!

LA VERSIONE FOLK (STANDARD)

Numerosissimi gli interpreti, a partire dagli storici The Dubliners e The Clancy Brothers..

Da seguire con il video animato da Francesco Guiotto

Tra le tante (ma proprio tante) versioni folk la mia preferita è quella dei The High Kings


I
As I was going  over the far famed Kerry mountains
I met with captain Farrell and his money he was counting.
I first produced my pistol, and then produced my rapier(1).
Said stand and deliver, for I am a bold deceiver
chorus
musha ring dumma do damma  da
whack for the daddy ‘o (X2)
there’s whiskey in the jar
II
I counted out  his money, and it made a pretty penny.
I put it in my pocket and I took it home to Jenny.
She said and she swore, that she never would deceive me,
but the devil take the women, for they never can be easy
III
I went into my  chamber, all for to take a slumber,
I dreamt of gold and jewels and for sure it was no wonder.
But Jenny took my charges and she filled them up with water,
Then sent for captain Farrel to be ready for the slaughter.
IV
It was early in  the morning, as I rose up for travel,
The guards were all around me and likewise captain Farrel.
I first produced my pistol, for she stole away my rapier,
But I couldn’t shoot the water so a prisoner I was taken.
V
If anyone can aid  me, it’s my brother in the army,
If I can find his station down in Cork or in Killarney.
And if he’ll come and save me, we’ll go roving near Kilkenny,
And I swear he’ll treat me better than me darling sportling  Jenny
VI
Now some men  take delight in the drinking and the roving,
But others take delight in the gambling and the smoking.
But I take delight in the juice of the barley,
And courting pretty fair maids in the morning bright and early
TRADUZIONE ITALIANO
I
Mentre stavo attraversando le famose montagne di Kerry
ho incontrato il capitano Farrell che contava il  suo gruzzolo.
Prima tirai fuori la pistola e poi lo spadino,
gli dissi “Fermo o sparo, perché io sono un bandito.”
(Ritornello
frase nonsense,
lascio una parte (dei soldi) a mio papà- o

C’è del whiskey nel boccale)
II
Ho preso tutti i suoi soldi e facevano un buon penny,
me  li sono messi in tasca e li ho portati a casa da Jenny.
Diceva, e giurava che non mi avrebbe mai ingannato,
ma che il diavolo si prenda le donne, perché sono delle traditrici.
III
Andai nella mia camera, per farmi una dormita,
sognai di oro e gioielli e non c’era da meravigliarsi di  certo.
Ma Jenny mi ha bagnato la polvere da sparo,  e ha mandato a chiamare il Capitano Farrel perché si  preparassero per la mia cattura.
IV
Era mattino presto, quando mi alzai per mettermi in viaggio.
Le guardie erano tutte intorno a me e così pure il  Capitano Farrel,
prima ho tirato fuori la pistola, perché lei mi aveva nascosto lo spadino.
Ma ha fatto cilecca, così mi hanno catturato.
V
Se c’è qualcuno che può aiutarmi, è mio fratello  nell’esercito,
se solo potessi sapere dov’è di stanza, a Cork o in Killarney.
E se lui venisse salvarmi, andremo a zonzo nei pressi di Kilkenny,
e io ti giuro che lui mi tratterà meglio della mia cara Jenny.
VI
Ora, alcuni uomini si dilettano nel bere e nel vagabondare,
altri si dilettano nel gioco d’azzardo e il fumo.
Ma io traggo diletto nel succo d’orzo e nel corteggiare ragazze graziose la mattina di buon’ora

NOTE
1) rapier ovvero lo “spadino” vedi qui

LA VERSIONE FOLK-ROCK

Anche i gruppi rock si sono impadroniti di questa canzone e cito The Grateful Dead (ASCOLTA che peraltro hanno realizzato una godibilissima versione acustica un po’ bluegrass) e i Metallica (ASCOLTA una versione decisamente metal, ma ricordo che il riff della chitarra e l’arrangiamento è dei Thin Lizzy )

ASCOLTA The Thin Lizzy – 1972/73 (gruppo hard rock irlandese nato a Dublino nel 1969 e attivo fino agli anni 80)

In questa versione la bella si chiama Molly e la storia si ferma alla sparatoria con il quale il bandito cerca di sottrarsi alla cattura. La morale però è sempre la stessa: il succo d’orzo e le belle donne rendono l’uomo debole! Questa versione riveduta dai Thin Lizzy più che una”rebel song” sembra una storia di corna!

VERSIONE THE THIN LIZZY
I
As I was goin’ over the Cork and Kerry mountains
I saw Captain Farrell and his money he was countin’
I first produced my pistol and then produced my rapier
I said stand and deliver or the devil he may take ya
Chorus
Musha ring dum a doo dum a da Whack for my daddy-o
Whack for my daddy-o There’s whiskey in the jar-o
II
I took all of his money and it was a pretty penny
I took all of his money yeah I brought it home to Molly
She swore that she’d love me, never would she leave me
But the devil take that woman for you know she trick me easy
III
Being drunk and weary I went to Molly’s chamber
Takin’ my money with me and I never knew the danger
For about six or maybe seven in walked Captain Farrell
I jumped up, fired off my pistols and I shot him with both barrels
IV
Now some men like the fishin’ and some men like the fowlin’
And some men like ta hear, ta hear cannon ball a roarin’
Me I like sleepin’ specially in my Molly’s chamber
But here I am in prison, here I am with a ball and chain yeah
TRADUZIONE ITALIANO (da qui)
I
Stavo andando sulle montagne Cork e Ferry,
ho visto il Capitano Farrel e il suoi soldi che stava contando.
Prima ho mostrato la mia pistola e poi il mio spadino.
Ho detto fermati e consegnameli o il diavolo potrebbe prenderti.
Ritornello:
Musha ring dum a doo dum a da
Lascio una parte (dei soldi) a mio papà- o, Lascio una parte (dei soldi) a mio papà- o C’è del whiskey nella brocca- o
II
Ho preso tutti i suoi soldi ed era un bella sommetta.
Ho preso tutti i suoi soldi sì, li ho portati a casa da Molly.
Giurò che mi amava, non mi avrebbe mai voluto lasciare.
Ma il diavolo prese questa donna, sappiate che mi imbrogliò con facilità.
III
Sbronzo e stanco sono andato in camera da Molly.
Ho preso i miei soldi con me e non ho mai saputo il pericolo.
Verso le sei o sette circa entrò il Capitano Farrel.
Son saltato su, ho sparato con le mie pistole e l’ho ucciso con entrambe le canne.
IV
Ora ad alcuni uomini piace pescare ed ad altri andare a caccia di uccelli.
Ed ad alcuni uomini piace sentire, sentire il cannone sparare con fragore. Io amo dormire, specialmente nella camera della mia Molly.
Ma qui sono in prigione, sono qui son con una palla (al piede) e una catena che mi lega sì

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=3116
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=36987&lang=it

HOT WHISKEY: A JUG OF PUNCH!

Gli Irlandesi si  attribuiscono l’invenzione del whiskey a San  Patrizio che, nel V sec, avrebbe portato dal suo viaggio in Terra Santa l’alambicco, all’epoca  utilizzato per distillare solo i profumi, e convertito dai monaci  in divina macchina per produrre l’Uisce Beathe (in gaelico) ossia “l’acqua di vita”, dal latino “aqua vitae” pronunciata come “Iish-kee” e inglesizzato a partire del XII secolo in whisky).
Fu sempre un monaco, San Colombano, a insegnare i segreti della distillazione agli Scozzesi. Tuttavia gli Scozzesi si ostinano a dire che loro distillavano già tre secoli prima della nascita di Cristo!

Sir David Wilkie, The Irish Whiskey Still

Quella “e” di differenza non è solo un modo diverso di scrivere la stessa bevanda, ma è anche un modo diverso di produrla. (continua)

COME SI BEVE IL WHISK(E)Y?

Sebbene sia sempre valida la risposta “come mi pare” c’è un modo però tipico, quello di servirlo in un bicchiere (il tumbler alto) pieno solo per un quinto, affiancato da una piccola brocca d’acqua pura a temperatura ambiente e poi ognuno ci mette la quantità d’acqua che vuole. Non per niente il noto proverbio irlandese recita “non rubare la moglie di un altro e non mettergli l’acqua nel whiskey

OLYMPUS DIGITAL CAMERARICETTA DEL PUNCH IRLANDESE: HOT WHISKEY

Scaldare un bicchiere di vetro,  aggiungere 2 fette di limone, 4 chiodi di garofano e 1 bicchiere di Whiskey  irlandese, riempire con acqua calda, aggiungere lo zucchero a piacere, e  mescolare.

The word punch is a loanword from Hindi panch (meaning five) and the drink was originally made with five ingredients: alcohol, sugar, lemon, water, and tea or spices. The original drink was named paantsch.
The drink was brought to England from India by sailors and employees of the British East India Company in the early seventeenth century. From there it was introduced into other European countries. The term punch was first recorded in British documents in 1632. At the time, most punches were of the Wassail type made with a wine or brandy base. But around 1655, Jamaican rum came into use and the ‘modern’ punch was born.“(tratto da qui)
[il termine punch deriva dall’hindi “panch” (che significa 5) e la bevanda era in origine fatta da 5 ingredienti: alcol, zucchero, limone, acqua e tè o spezie. Il nome della bevanda era paantsch. La bevanda fu portata in Inghilterra dall’India con i marinai e i dipendenti della Compagnia Britannica dell’India Orientale nei primi anni del XVII secolo. Da lì fu diffusa negli altri paesi d’Europa. La parola punch si trova trascritta nei documenti britannici nel 1632. All’epoca la maggior parte dei punch erano del tipo wassail, fatti con una base di vino o brandy. Ma nel 1655 il rum giamaicano divenne di moda e così nacque il punch “moderno”]

PRIMA VERSIONE: JUG  OF PUNCH

Il brano è un tradizionale irlandese risalente al 17° secolo e diffuso in almeno due versioni, l’ingrediente  principale del Punch è il whiskey irlandese così denominato per distinguerlo  dal whisky scozzese. Annosa guerra tra le due bevande che ha illustri  estimatori da entrambi i fronti!
Una classica drinking  song con molto irish humor e una struttura che è anch’essa  tipica: un ritornello non-sense e la ripetizione degli ultimi due versi  cantati precedentemente dal solista.
ASCOLTA The Clancy Brothers, una versione decisamente lenta e cantata con il vecchio stile

ASCOLTA The Kilkennys una versione  con più ritmo


I
One evening in the month of June
As I was sitting in my room
A small bird sat on an ivy bunch
And the song he sang was “The Jug Of Punch.”
Chorus
Too ra loo ra loo, too ra   loo ra lay,  
too ra loo ra loo, too ra   loo ra lay
(A small bird sat on an ivy bunch
And the song he sang was “The Jug Of Punch.”)
II
What more diversion can a man desire?
Than to sit him down by an alehouse fire
Upon his knee a pretty wench(1)
And upon the table a jug of punch.
III
Let the doctors come with all their art
They’ll make no impression upon my heart
Even a cripple forgets his hunch
When he’s snug outside of a jug of punch.
IV
And if I get drunk, well, me money’s me own
And them don’t like me they can leave me alone
I’ll chune me fiddle and I’ll rosin me bow (2)
And I’ll be welcome wherever I go.
V
And when I’m dead and in my grave
No costly tombstone will I crave
Just lay me down in my native peat
With a jug of punch at my head and feet.
TRADUZIONE ITALIANO
I
Una sera, nel mese di giugno
mentre stavo seduto nella mia stanza   un uccellino si posò su un ramo d’edera e la canzone che cantava era “La brocca di  punch”.
CORO
Too ra   loo ra loo, too ra   loo ra lay,
too ra loo ra loo,   too ra loo ra lay
Un piccolo uccello posato su un ramo d’edera e la canzone che cantava era “La  brocca di punch”.
II
Quale passatempo si potrebbe desiderare di più?
Che sedersi al fuocherello di una birreria
sulle ginocchia di una bella fanciulla (1)   e sul tavolo una brocca di punch.
III
Lasciate che i medici esercitino la loro arte,
non mi faranno alcuna impressione, anche uno storpio dimentica la sua gobba
quando è accolto con una brocca di punch.
IV
E se mi ubriaco, beh, i soldi sono miei,  sono loro che non mi amano e mi lasciano da solo;
accorderò il violino e impecerò l’archetto (2)
e sarò il benvenuto dovunque andrò.
V (3)
E quando sarò morto e nella bara,
desidererò una pietra tombale poco costosa,
mi basterà giacere nella mia torba natia
con una brocca di punch una alla testa e una ai piedi.

NOTE
1) wench: una  giovane ragazza contadinotta o servetta
2) “to rosin the bow” (resinare l’archetto del violino) è un’espressione  che sta a significare bere troppo, evidentemente già nei tempi passati i  suonatori di violino popolari erano forti bevitori
3) l’immancabile sad verse che conclude questo genere di canzoni

SECONDA  VERSIONE: JUG OF PUNCH

La  seconda versione della canzone è quella interpretata dai Dubliners,  anche qui frasi non-sense intervallano le strofe: la struttura di ogni strofa  ripete i primi due versi.

Le  prime due strofe e l’ultima quasi identiche alla prima versione: qui si  specifica anche che il giorno di giungo era il 23 e che l’uomo era nella sua stanza-laboratorio intento a tessere al telaio. Alla sua tomba non dovrà  mancare una coppa piena di punch perché i passanti possano bere alla sua  salute!

ASCOLTA Altan (hanno ripreso la versione testuale dei Dubliners)


I
Being on the twenty-third of June
Oh as I sat weaving all at my loom
Being on the twenty-third of June
Oh as I sat weaving all at my loom
I heard a thrush singing on yon bush
And the song she sang was the jug of punch
CHORUS
Ladderly fol the dee Ladderly fol the dee deedle eedel   dum   Dithery idle dum dithery idle deedle   dum   Dithery idle dum dithery idle deedle   dum   Dithery idle deedle eedle   eedle dum dum dee
II
What more pleasure can a boy desire
Than sitting down, oh beside the fire
What more pleasure can a boy desire
Than sitting down, oh beside the fire
And in his hand, oh a jug of punch
And on his knee a tidy wench
III
When I am dead and left in my mold
At my head and feet place a flowing bowl
When I am dead and left in my mold
At my head and feet place a flowing bowl
And every young man that passes by
He can have a drink and remember I
TRADUZIONE ITALIANO
I
Essendo al 23 di giugno,
mentre ero seduto e tessevo al mio  telaio,
ho sentito un tordo cantare sul ramo
e il canto che cantava era “La  brocca di punch”.
CORO
Senza senso
II
Il piacere più grande che un ragazzo  può desiderare,
di sedersi accanto al fuoco e nella mano una brocca di punch
e sulle sue ginocchia una bella  servetta.
III
Quando sarò morto e sotto terra ponete alla mia testa e ai piedi una coppa  piena
e ogni giovanotto che mi passerà  accanto potrà bere alla mia memoria.

(Cattia Salto 2012, integrazione febbraio 2013)

FONTI
https://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/ajugofpunch.html
https://thesession.org/tunes/594
http://ontanomagico.altervista.org/jug-punch.htm