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Altan musica di famiglia

Mairéad Ni Mhaonaigh e Francie Mooney

Dal nome di un piccolo lago ai piedi del monte Errigal nel nord-ovest del Donegal il gruppo Altan è fondato nello scorcio del 1980 da Mairéad Ni Mhaonaigh, figlia di Proinsias Ó Maonaigh (ossia Francie Mooney), rinomato fiddler di Gaoth Dobhair (Gweedore), che già nei primi anni ’70 aveva chiamato il suo gruppo di musica tradizionale “Ceoltoiri Altan”.
Mairéad , dalla voce d’angelo e dalle abili dita da leprecauno, conosce sul finire degli anni ’70 il suo futuro compagno del cuore, il flautista Frankie Kennedy. I due giovanissimi (18enne lui e 14enne lei) si conobbero all’insegna della musica essendo solito per Frankie (di Belfast) trascorrere l’estate a Gweedore per imparare il gaelico irlandese e approfondire lo studio del flauto irlandese e del whistle.  Entrambi tirocinanti al St.Patrick College di Dublino, si sposano e nel 1983 incidono un album “Ceol Adush” (Gael Linn: ‘musica del Nord’) a quei tempi la musica del Donegal non varcava i confini della Gaeltacht.
Ascoltiamo la loro intesa perfetta mentre suonano seduti al tavolo di un pub
https://youtu.be/hn12ns2XzwQ

https://youtu.be/5JH-NXoGLBU
E’ però “Altan” (1987) considerato l’album del debutto in gruppo con Ciarán Curran al bouzouki e Mark Kelly alla chitarra e la collaborazione di Dónal Lunny – Bodhrán , tastiere.

Diventati un quintetto con l’entrata del violino di Paul O’Shaughnessy (che lascerà il gruppo nel 1992) incidono “Horse with a Heart” (1989): con il loro equilibrato repertorio fondato sulla musica tradizionale del Donegal e gli influssi scozzesi  diffondono in tutto il mondo filastrocche e canzoncine in gaelico che finiscono immancabilmente nelle compilation di musica celtica.

ASCOLTA Lass of Glanshee in “Horse with a Heart” (1989)

e proseguono con una serie di album ( The Red Crow, Harvest Storm e Island Angelche si aggiudicano il titolo di Best Celtic Album assegnato dalla NAIRD e con i quali vincono premi e si assestano in vetta  alla charts delle isole britanniche: il frutto più maturo è forse “Island Angel” del 1993 una scaletta perfetta di brani cantati, set da danza e slow air,  (per lo più tradizionali ma anche composti dai membri del gruppo) chiude la “Aingeal an Oileáin” scritta da Mairéad per il suo Frankie, che morirà poco dopo sconfitto dal tumore diagnosticato l’anno precedente, ASCOLTA

UN PATTO DI SANGUE

Con Mairéad  e Frankie Kennedy Ciaran Tourish (violino, whistle), Ciarán Curran (Bouzouki e chitarra), Mark Kelly (chitarra), Dáithí Sproule (chitarra); Frankie fa promettere a tutti i componenti del gruppo di continuare a suonare insieme anche dopo la sua morte,  tutti i cinque giurano di mantenere vivo il progetto musicale e così sarà, mostrandosi la line-up più longeva.

ASCOLTA Scotch Style Jig (Andy de Jarlis) – Ingonish (Mike McDougall) – Mrs. McGhee (trad) in “Island Angel“, 1993


Il gruppo non si scioglie anche se ha bisogno di tempo per ripartire, nel 1996 pubblica Blackwater con Dermot Byrne all’organetto (a cui subentra nel 2014 Martin Tourish) a riformare il sestetto e un nutrito entourage di rinforzo, ma è con Another Sky registrato nel 2000 che ritrova lo stato di grazia (e nasce l’amore tra Mairéad e Dermot Byrne): set strumentali irresistibili, più song e una voce sopraffina.

ASCOLTA Beidh Aonach Amárach in Another Sky, 2000 video promozionale

ASCOLTA Altan & Chieftains live a Woodhill House “The Donegal Set”: un miracolo di sincronismo

Nel nuovo corso pur restando sempre fedeli alla tradizione irlandese (in particolare del Donegal e gli influssi scozzesi) gli Altan si approcciano alla balladry americana e alla musica appalacchiana; la tendenza sarà via via approfondita negli album successivi.

(Image: www.jamescummingsphotography.com)

E così con The Blue Idol (2002) Local Groung (2005) Gleann Nimhe (2012) e The Windening Gyne (2015) i cinque arrivano al loro 35esimo anniversario.

NA MOONEYS

E la tradizione continua, da genuino chieftain (capo clan) Mairéad raccoglie intorno a se la sua parentela e getta un ponte tra le generazioni, “una famiglia di musicisti e cantanti della Donegal Gaeltacht”: le sorelle Mairéad Ní Mhaonaigh, leader degli Altan (voce e violino), e Anna Ní Mhaonaigh, già nel gruppo Macalla (voce e whistle), il fratello Gearóid Ó Maonaigh (chitarra) e suo figlio Ciarán (violino e violino baritono). Con la collaborazione di Nia Byrne, figlia di Mairéad (violino e voce) e Caitlin Nic Gabhan, moglie di Ciarán (concertina, podiritmia e danza). In aggiunta l’amico di sempre Mànus Lunny (bouzouki, tastiere, co-produzione e fonico).
Nell’album del debutto (2016) dal titolo omonimo fa capolino papà  Proinnsias (deceduto nel 2006) e il repertorio rende omaggio all’antenato caposcuola della fiddle music e della cultura orale della contea (da ascoltare tutto qui)
ASCOLTA Máire Mhór live

tag Altan

FONTI
http://www.mairead.ie/
https://altan.ie/
https://www.irlandaonline.com/cultura/musica/artisti-irlandesi/altan/

https://namooneys.bandcamp.com/

THE CHIEFTAINS e la musica irlandese

I Chieftains hanno portato la musica irlandese  in tutto il mondo, sono loro che hanno creato uno stile “cameristico” della musica tradizionale irlandese aprendola via via alle sperimentazioni  e alle contaminazioni musicali della “world music”, senza mai allontanarsi dalle radici irlandesi, anzi andando ad analizzare gli apporti della musica irlandese nel resto del mondo.
La popolarità è cresciuta piano piano dalla loro prima registrazione del lontano 1963: allora solo musica strumentale, ne fanno parte il fondatore Paddy Moloney (uillean pipe e whistle), il violinista Martin Fay, il suonatore di tin whistles Seàn Potts, il flautista Mìcheàl Tubridy (anche concertina e tin whistle), e al bodhran David Fallon. Stesso stile nel secondo album chiamato molto semplicemente “Chieftain 2” con l’aggiunta del giovane talento Seán Keane (violino)

Paddy e il maestro Dereck Bell si conobbero nel 1972 ma solo nel 1974 Dereck si decise a diventare il settimo elemento del gruppo scegliendo tra la sua carriera di musicista classico e l’allora “piccolo, miserevole gruppo folk“. Si avvicendarono nel gruppo degli esordi solo un paio di nuovo elementi definendosi una line-up che resterà stabile per gli anni a venire: Paddy Moloney (uillean pipe e whistle), Kevin Conneff (voce bodhran), Matt Molloy (flauto), Seán Keane (violino), Martin Fay (violino) , Dereck Bell (arpa celtica)

Con la loro piccola (o grande a seconda dei punti di vista) rivoluzione nel mondo della musica tradizionale irlandese hanno portato la musica irlandese al pubblico dei giovani di tutto il mondo (basta citare l’interesse straordinario dei giovani giapponesi che vanno in Irlanda a studiare la cornamusa, l’organetto e il tin whistle e finanche il gaelico).
Grazie alle sperimentazioni di Paddy Moloney nascono le colonne sonore per i film (cito tra tutti Barry Lindon), le “contaminazioni”, l’album “Another Country” 1992 nella ricerca delle connessioni tra musica country americana e musica irlandese, il disco di musica galiziana (Santiago 1996) e di musica bretone (Celtic Wedding 1998 con Polig Monjarret ), (sperimentazioni di world music  che proseguono con l’album Fire in the Kitchen 1998 registrato in Canada con vari artisti folk della Nuova Scozia)

L’ALBUM DEL VIAGGIO

I loro album sono spesso un viaggio esplorativo di altri territori, un giro del mondo attraverso la musica, si prenda ad esempio Santiago, si parte dalla Galizia e si arriva nei Caraibi, toccando i luoghi in cui i galiziani sono emigrati, seguendone il cammino per i Paesi Baschi, Portogallo, Messico, Guadalupe, Stati Uniti e Cuba; i Chieftains si affiancano così ai grandi musicisti portatori della musica galiziana, il giovane gaitero Carlos Nunez, i californiani di origine messicana Los Lobos, Linda Ronstadt e Ry Cooder..

Il mondo rock è presto abbracciato con la collaborazione di Van Morrison (Irish Heartbeat 1988)  e nel 1995 arriva lo strepitoso successo di “The Long Black Veil” in cui suonano con Sting, gli Stones, Sinead O’Connor e Mark Knopfler

E qui è meglio lasciar parlare Erick Falc’her-Poyroux nella traduzione di Alfredo De Pietra (tratto da vedi per la sua lettura integrale più estesa)

Fu un musicista di estrazione classica, Seán Ó Riada ad avere l’idea di riunire alcuni musicisti tradizionali con il nome di Ceoltóirí Chualann (“I musicisti di Chualann”). Nel 1959 Ó Riada, all’epoca direttore musicale dell’Abbey Theatre di Dublino, era in cerca di musicisti per eseguire un brano di Bryan MacMahon: Paddy Moloney, all’epoca ventenne, fu chiamato a partecipare al progetto, insieme al suo amico Seán Potts al tin whistle, a Sonny Brogan all’accordion ed a John Kelly al flauto. Grazie al successo ottenuto, Seán Ó Riada decide di formare, secondo le sue stesse parole, “una piccola orchestra da camera che suoni folk irlandese”, aggiungendo ai musicisti sopra citati un violinista di formazione classica, Martin Fay.

ceoltoiri-chualannNel 1960 Ó Riada ottenne per i suoi protetti il contratto per una serie di trasmissioni radiofoniche presso Raidió Éireann, denominate Reacaireacht an Riadaigh, trasmissioni che li fecero conoscere in tutta l’Irlanda. La musica irlandese all’epoca non era di certo sufficiente a dare un sostentamento decoroso a questi musicisti, per cui tutti i membri del Ceoltóirí Chualann avevano un’altra occupazione stabile: Paddy Moloney faceva il contabile, Martin Fay l’agente di cambio e Seán Potts era impiegato alle Poste. Tutti i membri dei Chieftains rimarranno “dilettanti” fino al 1975!
Il vero esordio dei Chieftains si avrà con la proposta, fatta nel 1962 a Paddy Moloney dal suo amico Garech Browne, di registrare per la propria etichetta Claddagh Records. Venne invitato un altro amico di Paddy, il flautista Michael Tubridy, ed un vecchio fabbro della Contea di Westmeath, Dave Fallon, rispolverò per l’occasione il suo vecchio bodhrán. Paddy Moloney non era tipo da accontentarsi di una registrazione fatta alla buona da musicisti messi insieme per una sera, e così le prove per l’album durarono ben sei mesi. Il primo disco del gruppo, che nelle intenzioni sarebbe dovuta rimanere un’opera unica, vide la luce nel 1963. I dischi di musica strumentale erano molto rari agli inizi degli anni ’60, ed anche per questo motivo bisognerà attendere ben sei anni per vedere un secondo album dei Chieftains.

IL DISCO D’ESORDIO

L’approccio di Paddy Moloney privilegiava arrangiamenti (senza alcun dubbio sotto l’influenza di Seán Ó Riada) che si posizionavano a metà strada tra due tendenze considerate sino allora incompatibili: i musicisti classici suonavano in orchestre la cui musica era ovviamente basata sulle armonizzazioni, mentre i musicisti tradizionali irlandesi suonavano in modo solistico una musica basata su ornamentazioni. I primi gruppi di musica irlandese, le Céilí Bands degli inizi del XX secolo, suonavano a loro volta praticamente sempre all’unisono. Sebbene non sapesse leggere né scrivere la musica, Paddy Moloney riuscì a creare una sintesi tra questi due mondi musicali, senza dimenticare anche una delle caratteristiche del jazz, musica i cui interpreti si esprimono solisticamente quasi sempre in sequenza: quest’ultima tendenza si accentuerà in seguito all’interno dei dischi e dei concerti dei Chieftains, e sarà ripresa più tardi da altri gruppi, come ad esempio i Clannad.

Oltre ad essere considerato rivoluzionario dalla gran parte dei musicisti tradizionali irlandesi, il primo album dei Chieftains costituì l’occasione, per la critica, di scoprire il talento dei musicisti che costituivano il gruppo. Anche grazie a questo disco dei Chieftains, il Ceoltóirí Chualann di Seán Ó Riada ottenne nel 1964 dalla Raidió Éireann la commissione di una nuova serie di 22 trasmissioni intitolate Fleadh Cheoil an Raidió (“Il festival musicale della radio”), con chiaro riferimento al grande festival annuale dell’associazione Comhaltas Ceoltóirí Éireann, il Fleadh Cheoil na Éireann. Le competizioni organizzate in occasione delle trasmissioni fecero scoprire il talento di un giovane fiddler di 17 anni chiamato Seán Keane, che fu “arruolato” nel gruppo di Seán Ó Riada alla fine dei suoi studi di elettronica. Nel frattempo Paddy era stato nominato, nel 1968, direttore della Claddagh Records.

SCIOGLIMENTO DEI CEOLTÓIRÍ CHUALANN

Anche l’album Chieftains 2 fu un successo commerciale, ed i giornali americani iniziarono ad interessarsi in modo serio ai Chieftains. Ancora una volta la sorpresa negativa venne da Seán Ó Riada, che nel marzo 1970 annunziò che poneva fine al progetto Ceoltóirí Chualann dichiarando inoltre che non vedeva alcun futuro per i Chieftains, di cui notava grossi limiti nell’ambito della produzione. Il gruppo giudicò queste critiche come dettate dalla gelosia, e incurante proseguì per la sua strada.
Alla fine del 1975 i Chieftains furono consacrati “gruppo dell’anno” dal Melody Maker, davanti a bands storiche come i Rolling Stones ed i Led Zeppelin! A questo punto una decisione doveva essere presa, e nonostante alcune reticenze, rimarcate da alcuni membri del gruppo, Paddy Moloney, Seán Potts, Michael Tubridy, Martin Fay, Peadar Mercier, Seán Keane e Derek Bell accettarono l’idea di tentare l’esperienza professionistica

LA CARRIERA PROFESSIONISTICA

Nel giro di un anno i Chieftains erano diventati delle vere e proprie star. Grazie a Jo Lustig essi avevano ottenuto non solo contatti personali e professionali con un mondo sino allora ad essi sconosciuto, quello dello show business e delle rock star, ma erano anche riusciti a raggiungere mercati finora impermeabili alla musica tradizionale. Paddy aveva comunque raggiunto il suo scopo: dare un riconoscimento internazionale alla vera musica irlandese, troppo spesso confusa con la musica country o con ballate nostalgiche dei crooners americani.

Era nel frattempo divenuto evidente che Peadar Mercier, che aveva già superato i sessanta anni, non riusciva più a reggere questi ritmi. Egli decise di ritirarsi, lasciando a Paddy il compito di trovare un altro suonatore di bodhrán: un certo Kevin Conneff era arrivato alla musica tradizionale irlandese solo tardivamente, ma era diventato un assiduo frequentatore delle sessions dublinesi, come quelle organizzate dal Tradition Club, di cui era stato uno dei membri fondatori. Conneff aveva tra l’altro contribuito al primo album di Christy Moore, Prosperous, nel 1972

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All’inizio del 1979 Seán Potts e Michael Tubridy lasciarono il gruppo e in quell’occasione il colpo di genio di Paddy fu riuscire a convincere un vecchio amico, Matt Molloy, già flautista dei Planxty e della Bothy Band, ad entrare a far parte dei Chieftains. Formata ora da sei elementi, la band non cambierà più dopo questo ingresso, ed il primo album di questa versione definitiva del gruppo, Boil the Breakfast Early, fu registrato a Dublino nell’estate del 1979.

Il nono album fu pubblicato all’inizio del 1980 e, oltre al debutto di Matt Molloy, comprendeva per la prima volta la presenza di una vera e propria canzone. Inizialmente Kevin Conneff era infatti stato reclutato solo per suonare il bodhrán, cosa che del resto aveva già fatto all’interno della band nel corso degli ultimi quattro anni. Ma le sue capacità di cantante non erano sfuggite a Paddy Moloney. Sulla base della logica dominante nell’ambito della musica tradizionale irlandese fu stabilito un limite netto tra brani strumentali da una parte e canti non accompagnati dall’altra, limitatamente ai successivi album di musica “esclusivamente” irlandese.

L’ultima parte della carriera dei Chieftains, corrispondente agli ultimi venti anni, è un’incredibile successione di progetti, in apparenza sempre più folli, giocati sostanzialmente lungo due grandi direttrici: la musica da film e la sperimentazione musicale. Il primo (e più celebre) di tali “viaggi musicali” fu la visita di due settimane in Cina nell’aprile del 1983, visita che confermava la volontà del gruppo di allargare il proprio orizzonte, sia da un punto di vista musicale che commerciale. Da sempre abituati a suonare con gruppi locali nel corso delle loro tournée, i Chieftains collaborarono in ogni città cinese con una orchestra locale: gli scambi musicali in questione si rivelarono tanto ricchi che due anni dopo venne pubblicato l’album “The Chieftains in China”, mélange di melodie irlandesi e cinesi suonate dai Chieftains e da un ensemble strumentale cinese.

Nell’ambito di una logica molto simile, un disco di musica bretone venne registrato nel 1986 grazie alla forte amicizia che lega da sempre Paddy Moloney e Polig Montjarret, e nel maggio 1987 fu organizzata una tournée in Bretagna. Dal 1983 al 1986 la sponsorizzazione dei Chieftains da parte della Guinness li spinse al rango di ambasciatori turistici dell’Irlanda. Ma nel 1989 essi furono nominati ambasciatori musicali dell’Irlanda anche direttamente dal governo irlandese, con l’incarico di rappresentare l’isola di smeraldo in tutto il mondo con i loro concerti e la loro musica. Un riconoscimento forse un po’ tardivo, ma ampiamente meritato.

Le musiche da film composte da Paddy Moloney, che prevedevano sempre più spesso l’impiego di orchestre sinfoniche, erano diventate una delle principali attività del gruppo: oltre al lavoro per Barry Lyndon (1975), i Chieftains possono essere ascoltati in produzioni di vario genere, come Un Taxi Color Malva di Yves Boisset (1977), il film Tristano e Isotta (1991), la serie storica franco-irlandese The Year of the French (1982), il film canadese The Grey Fox (1983), il documentario Ballad of the Irish Horse (1985), il cartone animato Tailor of Gloucester (1988) ed il film americano Treasure Island nel 1989. Per quest’ultimo progetto Paddy chiamò un giovane artista galiziano incontrato qualche anno prima al Festival Interceltico di Lorient, Carlos Nuñez, artista con il quale la collaborazione prosegue tuttora.

Dopo ben tre dischi di contaminazioni musicali, un album di vera musica tradizionale irlandese vide la luce: il suo nome era The Celtic Harp, registrato con la Belfast Harp Orchestra di Janet Harbison. Pubblicato nel 1992, esso rendeva omaggio al lavoro di raccolta svolto da Edward Bunting duecento anni prima, all’epoca dei grandi incontri fra arpisti a Belfast. Anche questo album otterrà l’anno successivo il Grammy Award nella categoria “miglior album tradizionale”. Sull’onda di questi riconoscimenti, i Chieftains si tuffano immediatamente in un nuovo album “sperimentale” pubblicato nel gennaio del 1995, The Long Black Veil, CD cui partecipano i Rolling Stones, Sting, Sinéad O’Connor, Van Morrison, Mark Knopfler, Ry Cooder, Marianne Faithfull e Tom Jones. Il successo di questo album fu senza precedenti, rendendo noto, anche grazie alle partecipazione di cotanti ospiti, il nome dei Chieftains a livello planetario. The Long Black Veil fu anche il primo disco d’oro dei Chieftains negli Stati Uniti, venne giudicato uno degli “album dell’anno” dal famosissimo Time, e fu premiato con un ennesimo Grammy Award (categoria “migliore collaborazione della musica pop”) grazie al contributo di Van Morrison. Durante la cerimonia un Paddy Moloney visibilmente emozionato disse, alzando in alto il suo trofeo: “Vengo da una piccola isola chiamata Irlanda, e questo è per gli irlandesi!”. 

Un ultima nota, i Chieftains sono stati i primi a portare i ballerini in scena, i ballerini della scuola Lord of the Dance di Michael Flatley e tanti altri giovani talenti.

Tra i miei album preferiti Tears of StoneWater From the Well,  Down the Old Plank Road, Voice of Ages.

tag Chieftains

FONTI
http://xoomer.virgilio.it/alfstone/i_chieftains.htm
http://www.thechieftains.com/main/

LITTLE DRUMMER BY FRANK HARTE

Ho sentito questa ballata nella versione dei Planxty che la registrarono nel loro album “Cold Blow and the Rainy Night” (1974) Nelle note di copertina leggiamo “Frank Harte of Dublin taught us The Little Drummer, it tells of a novel style of courtship where the scorned lover threatens to shoot himself on finding that his chosen bride is reluctant to have him.”
“Little Drummer” (da non confondersi con la christmas carol The Little Drummer Boy ) è una courting song un po’ melodrammatica tipica del sentimentalismo irlandese: un giovane tamburino resta colpito da una bellezza a passeggio per il porto e detto fatto il giorno dopo si mette tutto in tiro per conquistarla; lei fa la preziosa e si atteggia a gran dama, lui minaccia di spararsi un colpo in testa, lei casca ai suoi piedi e i due corrono a sposarsi.
Non è una ballata tra le più note ma è finita nella soundtrack della sea shanty edition di Assassin’s Creed Rogue, il video gioco ambientato al tempo della guerra dei sette anni tra Francia e Inghilterra, in particolare sul fronte nord americano, per il controllo del Nuovo Mondo (1752-1761).

ASCOLTA Planxty 1974

La ballata deve essere stata portata in America dagli emigranti irlandesi e la ritroviamo tra i boscaioli  della Pennsylvania settentrionale e del sud di New York; Ellen Stekert la registrò nel suo album “Song of a New York Lumberjack” (1958) avendola ascoltata da Ezra “Fuzzy” Barhight un boscaiolo in pensione che viveva a  Cohocton, New York che così inizia
“Early one morning, one bright summers’ day
Twenty-four ladies were making their way
A regiment of soldiers were marching nearby
The drummer on one of them cast a rude eye
And it’s so hard fortune.” continua
ma la versione della ballata in Assassin’s Creed Rogue non è quella americana bensì quella dublinese di Frank Harte


I
One fine summer’s morning both gallant and gay
Twenty-four ladies (1) went out on the quay
A regiment of soldiers it did pass them by
A drummer and one of them soon caught his eye
II
He went to his comrade and to him did say
“Twenty-four ladies I saw yesterday
And one of those ladies she has me heart won,
And if she denies me then surely I’m done”

III
“Go to this lady and tell her your mind
Tell her she has wounded your poor heart inside
Go and tell her she’s wounded your poor heart, full sore,
And if she denies you what can she do more?”
IV  (2)
So early next morning the young man arose,
Dressed himself up in a fine suit of clothes,
A watch in his pocket and a cane in his hand
Saluting the ladies he walked down the strand
V
He went up to her and he said “Pardon me,
Pardon me lady for making so free,
Oh me fine honored lady, you have me heart won,
And if you deny me then surely I’m done.”

VI
“Be off little drummer, now what do you mean (3)?
For I’m the lord’s daughter of Ballycasteen.
Oh, I’m the lord’s daughter that’s honored, you see,
Be off little drummer, you’re making too free.”
VII
He put on his hat and he bade her farewell
Saying “I’ll send my soul down to heaven or hell
For with this long pistol that hangs by my side,
Oh, I’ll put an end to my own dreary life.”
VIII
“Come back little drummer, and don’t take it ill,
For I do not want to be guilty of sin,
To be guilty of innocent blood for to spill.
Come back little drummer, I’m here at your will.
IX
We’ll hire a car and to Bansheer we’ll go (4).
There we’ll be married in spite of our foes.
Oh, but what can they say when it’s over and done,
But I fell in love with the roll of your drum?”
Tradotto da Cattia Salto
I
In un bel mattino d’estate tutte intrepide e allegre
24 dame passeggiavano per la banchina del porto
un reggimento di soldati tosto passò loro accanto
e una di loro catturò lo sguardo del tamburino
II
Andò dal suo commilitone
e gli disse
Ho visto 24 dame ieri
e una di loro mi ha conquistato
il cuore
e se lei mi respinge sarò di certo finito!

III
Va da questa dama e dille i tuoi propositi, dille che ti ha ferito nel profondo del cuore
va e dille che ha lacerato il tuo povero cuore dolente
e se lei ti respinge che cosa altro potrà fare?”
IV
Così  il mattino seguente il tamburino si alzò,
si vestì con un bel
completo
l’orologio nel taschino e un bastone in mano,
salutando le dame
passeggiava per la via maestra
V
Andò da lei e disse
Chiedo scusa,
perdonatemi per la mia franchezza
Oh mia bella dama degna di rispetto,
voi avete conquistato il mio cuore
e se mi respingerete sarò di certo finito”

VI
“Smamma piccolo tamburino, adesso che mi significa?
Sono figlia di un Signore
di Ballycasteen.
sono una rispettabile figlia di Lord
come vedi

smamma piccolo tamburino e non prenderti tante libertà”
VII
Lui si mise il cappello e la salutò dicendo
“Spedirò la mia anima in cielo
o all’inferno

con questa pistola appesa al mio fianco
metterò fine alla mia desolata, giovane vita”
VIII
“Torna indietro giovane tamburino non prenderla così male,
non voglio essere responsabile del peccato, 
essere responsabile per il sangue innocente versato, torna indietro giovane tamburino, sono alla tua mercè.
XI
Noleggeremo un calesse e andremo a Bansheer
là ci sposeremo in barba ai nostri nemici
perchè che cosa avranno da dire quando sarà tutto finito se non che mi sono innamorata del rullare del tuo tamburo?”

NOTE
1) nelle ballate le brigate sono sempre 24 di numero per lo più giovanette o giovanetti intenti nel gioco della palla (vedi)
2) strofa saltata in Assassin’s Creed
3) nonostante le sue pretese di nobiltà a me questa “dama” mi sembra più una popolana!
4) oggi viene da tradurre car come automobile, ma siccome la ballata risale quantomeno all’Ottocento è più probabile che si tratti di un calesse;  nella versione di Ellen Stekert dice
‘Oh, we’ll go to the stable and saddle a horse
To London we’ll ride, and married we’ll be!
And what will we say when the deed it is done?
I’ll tell them that you won me with a roll of your drum .’

FONTI
http://www.folkways.si.edu/ellen-stekert/songs-of-a-new-york-lumberjack/american-folk/music/album/smithsonian
http://mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=6190
https://www.christymoore.com/lyrics/little-drummer/
https://www.itma.ie/goilin/singer/harte_frank

BRIAN BORU’S MARCH

Intorno all’anno Mille in Irlanda un capo si proclamava re per ogni altura su cui era costruita la sua fortezza, accanto ai Gaeli giunti sull’isola in un epoca imprecisata del VII sec a. C., si ammassavano i Vichinghi  insediati stabilmente sulla costa nel IX sec. fondando colonie nelle città di Dublino, Waterford, Wexford e Limerick, Cork, Youghal e Arklow. C’era si un Alto Re dell’Isola il cui potere era però poco più di un titolo. Poi venne Brian Boru che per un decennio riuscì a unificare tutti i regni d’Irlanda sotto il suo comando supremo (1002-1014).

L’Ard-Ri Brian Boru viene ricordato per la sua arpa che è diventata l’emblema d’Irlanda, eppure, per estendere il dominio del suo clan dal Munster alle province confinanti e infine all’Ulster, passò quasi tutta la sua vita in battaglia.
L’unione del Regno ebbe vita breve che già i clan sottomessi si ribellarono capeggiati dal re di Leinster e la battaglia nei pressi di Dublino sulle colline di Clontarf, fu una strage di guerrieri e di capi: era il 23 aprile del 1014, dalle prime luci dell’alba fino alla fine del giorno i due eserciti lottarono con alterna fortuna finchè la vittoria fu dell’Alto Re, morto nel frattempo. All’epoca aveva superato la settantina e probabilmente non prese parte alla battaglia, una versione pseudo storica lo vede caduto nella sua tenda per mano di un vichingo.
Secondo la leggenda la Brian Boru March fu suonata al funerale del Re seppellito nella Cattedrale di San Patrizio ad Armagh, allora capitale religiosa  del Regno per volere dello stesso Brian Boru.

IL CLAN O’BRIEN

Brian Boru fu il fondatore del Clan Ui Briain (tradotto in inglese come O’Brien) ed è passato alla storia come il liberatore dagli invasori vichinghi. In realtà gli “invasori” (che si dicevano Ostani perchè Uomini dell’Est) avevano già colonizzato nel secolo precedente parecchie cittadine lungo la costa irlandese e si erano mescolati con i gaeli (gli iberno-norreni), lo stesso Brian Boru aveva dato in moglie una delle figlie al signore della Dublino vichinga (chiamata dai Danesi Dyflin)  e a sua volta ne aveva sposato la madre (il re ebbe quattro mogli e undici  figli). Ma il regno spartito tra i figli superstiti del grande vecchio ritornò disunito.
I discendenti dei suoi nipoti, gli O’Brien, si sarebbero guadagnati grande fama, ma i suoi diretti successori non seppero unire e tenere in pugno l’intera Irlanda, come per un breve decennio, aveva fatto il vecchio. Vent’anni dopo l’alta regalità sarebbe tornata ai re O’Neill di Tara; ma essa mantenne solo la parvenza di ciò che era stata la monarchia di Brian Boru, L’Irlanda divisa, al pari della frammentaria isola celta dei tempi antichi, sarebbe rimasta sempre vulnerabile. (tratto da I Principi d’Irlanda di Edward Rutherfurd)
La  figura storica di Brian Boru fu strumentalizzata già nel secolo successivo per incoronare il Sovrano Supremo quale il prode condottiero irlandese (nonchè di fede cattolica) che scacciò gli invasori vichinghi pagani (Cogadh Gaedhil re Gallaibh –Guerra degli Irlandesi contro gli Stranieri).

Brian Boru exhibition (Trinity College – Dublino) animazione di Cartoon Saloon

BRIAN BORU MARCH

Da suonare rigorosamente con l’arpa anche se non mancano virtuosistiche versioni per violino, flauto o whistle e mandolino/chitarra. Mi limito però a tre esempi, tre pilastri della musica celtica

ASCOLTA Clannad in Clannad 1973

ASCOLTA The Chieftains in The Chieftains 2, 1969

ASCOLTA Loreena McKennitt in  “The Wind That Shakes The Barley” (2010).

BRIAN BORU BY ALAN STIVELL

L’arpista bretone Alan Stivell nel 1995 aggiunge un testo misto in gaelico irlandese e bretone, perorando l’unità dei popoli celti (ovviamente nella loro indipendenza di Nazioni). Il testo è composto da una strofa prima cantata in gaelico irlandese e poi ripetuta in bretone, seguita da un coro con due frasi in bretone e due in gaelico irlandese in cui si innesta un secondo coro femminile, un omaggio alla poesia di  Caitlín Maude scritta nel 1962 e musicata nel 1975 dal titolo “Amhrán Grá Vietnam” (VIETNAM LOVE SONG)

Gaelico Irlandese
I
Maraíodh Brian Boru chun beatha na hÉireann
Síochain in gCuige Uladh agus i mBaile ‘Cliath
Aontacht an teaghlaigh, aontacht na dtuath
Aontacht an domhain is na gCeilteach
(Coro) Bretone
Diouzh nerzh ar c’hadou da nerzh an ehan
Diouzh ‘bed doueek bennozh ar c’haroud
Gaelico Irlandese
O neart an chatha go neart na síochana

On bhith dhiaga beannacht an ghrá
(Coro femminile) Gaelico Irlandese
Duirt siad gurbh é seo sochraide ar muintire
Gur choir duine bheinn sollunta féin
Bíodh nach raibh brónach
ripete strofa I in Bretone
Marv Brian Boru ‘reiñ buhez ‘n Iwerzhon
Dihan e Bro-Ulad ha ba kêr Dulenn
Unded an tiegezh, unded an dud-mañ
Unded ar Gelted hag an douar
e poi in gaelico Irlandese
Coro
(Secondo coro femminile)  Gaelico Irlandese
Tá muid ‘nos na haimsire
Go h-airid an ghrían
Agus thogh muid áit bhóg cois abhann

Traduzione inglese*
I
Brian Boru will die for the life of Ireland
Peace in the province of Ulster and in Dublin
Family unity, tribal unity
Unity in the world of the Celts
CHORUS
From so much battle to so much peace
From a world of divine blessings,
love
Female Chorus (1)
They said that this was a (funeral) procession
That people would be solemn
But we were not sorrowful
Second female Chorus (2)
We are like the weather
Especially the sun
And we chose a soft place by the river
tradotto da Cattia Salto
I
Brian Boru morirà per la vita d’Irlanda
pace nella provincia dell’Ulster e a Dublino
unità famigliare e unità tribale
unità nel mondo dei Celti
CORO
Da così tanta guerra a altrettanta pace
per un mondo di benedizioni divine e amore
Coro Femminile
Dissero che questo era un corteo funebre
da celebrare con solennità,
anche se non eravamo addolorati
Secondo Coro Femminile
Siamo come il tempo
specialmente il sole
e abbiamo preferito un luogo tranquillo accanto al fiume

NOTE
* da http://lyricstranslate.com/it/brian-boru-brian-boru.html
1) Caitlín Maude scrive
dúirt síad gurb íad seo ár muintír féin
gurb í seo sochraide ár muintíre.
gur chóir dúinn bheith sollúnta féin
bíodh nach raibh brónach.
(they said these were our own people
this, the funeral of our people.
that we should at least be solemn,
even if we were not sorrowful.)
2) Caitlín Maude  scrive
tá muid ‘nós na haimsire
go háirid an ghrían.
che chiude nel finale
agus thogh muid áit bhog cois abhainn.
(we’re much like the weather,
especially the sun…
and we took a soft place by the river.)

 

e la versione di Cécile Corbel


I
Comme le chant des pierres
Qui résonnent en silence
Comme l’eau qui serpente
Et qui gronde sous moi
Tu sais je reviendrai
Dans ma terre d’enfance
Au pays de rêves
Des fées et des rois
CHORUS
La bas mon amour
Loin de la ville
Il fait plus froid
Et les jours sont fragiles
Brumes d’été
Les cloches et les îles
Tu verras
J’irai la bas
II
Comme Brian Boru
Roi de l’Irlande
Je prendrai la mer
Et je rendrai les armes
Brian Boru
Bientôt je serai de retour
E keltia
Tradotto da Cattia Salto
I
Come il canto delle pietre che risuonano nel silenzio
come l’acqua che sinuosa
scroscia su di me,
lo sai che ritornerò
nella mia terra d’infanzia,
un paese di sogni
di fate e di re.
CORO
là mio amore
lontano dalla città
è più freddo
e i giorni sono brevi
brume d’estate
campane e isole
vedrai
andrò là
II
Come Brian Boru
Re d’Irlanda
prenderò il mare
e mi arrenderò
Brian Boru
sarò presto di ritorno
a Keltia.

FONTI
http://houseofbrianboru.blogspot.it/p/brian-boru.html
http://www.irlandare.com/brian-boru-e-la-battaglia-di-clontarf/
http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2014/4/23/IRLANDA-Quando-la-fede-va-in-guerra-Brian-Boru-e-la-battaglia-di-Clontarf/2/493550/
https://dh.tcd.ie/clontarf/the_battle
http://blogarpa-harpo.blogspot.it/2011/03/brian-borus-march.html
http://www.irishgaelictranslator.com/translation/topic27600.html
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=5678&lang=it

HERE’S A HEALTH TO THE COMPANY

Una emigration song proveniente dall’Irlanda del Nord e di probabile origine scozzese intitolata anche “The Parting Glass”  da confondere con l’altra più popolare “The Parting Glass”  che inizia con “Of all the money e’er I had“.
La sua forma standard è oggi quella registrata dai Chieftains
ASCOLTA Kevin Conneff (The Chieftains) in “A Chieftains Celebration, 1989 (strofe da I a III)

ASCOLTA Cara Dillon 2006

Un brano da renaissance fair, ascoltiamolo nella versione dei Blackmore’s Night in Autumn Sky 2010

e una perfetta tavern song finita nel video-gioco Assassin’s Creed Black Flag (strofe da I a III)


I
Kind friends and companions, come join me in rhyme
Come lift up your voices in chorus with mine
Come lift up your voices, all grief to refrain
For we may or might never all meet here again
Chorus:
Here’s a health to the company and one to my lass
Let us drink and be merry all out of one glass
Let us drink and be merry, all grief to refrain
For we may or might never all meet here again
II
Here’s a health to the dear lass that I love so well
For her style and for her beauty, that none can excel
There’s a smile upon her countenance as she sits on my knee
There is no man in this wide world as happy as me
III
Our ship lies at anchor, she’s ready to dock
I wish her safe landing without any shock
If ever I should meet you by land or by sea
I will always remember your kindness to me
IV
My footsteps may falter my wit it may fail
My course may be challenged by November gale
Ere fortune shall prove to be friend or foe
You will always be with me wherever I go
tradotto da Cattia Salto
I
Venite cari amici e compagni  e unitevi alla mia canzone,
venite e innalzate le voci in coro con la mia
venite a innalzare le voci e a raffrenare tutto il dolore
che forse  non potremo mai più rincontrarci ancora tutti qui
CORO:
Un brindisi alla compagnia e uno alla mia ragazza,
beviamo e cerchiamo tutto il divertimento in un bicchiere,
beviamo e cerchiamo di divertirci per raffrenare tutto il dolore,
che forse  non potremo mai più rincontrarci ancora tutti qui.

II
Alla salute della cara ragazza che amo coì tanto
per i suoi modi e la sua bellezza, che nessuna  può eguagliare,
c’è un sorriso sul suo viso quando si siede sulle mie ginocchia
e non c’è nessun uomo in questo mondo selvaggio felice come me
III
La nostra nave è in rada pronta per attraccare
le auguro uno sbarco in salvo senza alcun urto
e se ci incontreremo ancora per mare o per terra
mi ricorderò sempre la vostra cortesia verso di me
IV
I miei passi possono vacillare, e lo spirito fallire
il destino forse essere cambiato da una tempesta di novembre,
prima che la fortuna si mostrerà amica o nemica
tu sarai sempre con me ovunque andrò

FONTI
https://soundcloud.com/fifesing/sheila-stewart-the-parting-glass
http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=161869
http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=157681
https://mainlynorfolk.info/folk/songs/heresahealthtothecompany.html
http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=161869

MOLL DUBH A GHLEANNA

Bean (Moll) Dubh a’ Ghleanna è un canto in gaelico irlandese popolare in tutta l’Irlanda come love song, John O’Daly che la pubblicò nel suo “The poets and poetry of Munster” (Dublino, 1849), la attribuì allo spadaccino-poeta Éamonn an Chnoic (‘Ned of the Hills’) (vedi): una canzone d’amore dedicata a Molly la brunetta della valle.

LA MELODIA: UNA SLOW AIR

La melodia è una dolce e malinconica slow air: Edward Bunting included a version of the melody in A general collection of the ancient Irish music (London, 1796), 22. Thomas Moore based his song ‘Go Where Glory Waits Thee’ on Bunting’s ‘Bean Dubh an Ghleanna’ or ‘The Maid of the Valley’. George Petrie found fault with Bunting’s setting and felt compelled to print his own setting of the air which can be examined in David Cooper, The Petrie collection of the ancient music of Ireland (Cork, 2002), 239-41 (tratto da qui)

ASCOLTA Ernst Stolz

ASOLTA Aly Bain, Jay Ungar & Cathal McConnel da the Trans-Atlantic sessions.

ASCOLTA Altan in The Red Crow, 1990

I*
Tá ba agam ar shliabh s níl duine gam na ndiadh
Ach mé do mo bhuaidhreadh leofa
Bí odh idir mise is Dia más orthu tá mo thriall
Is bhain siad mo chiall go mór uaim
curfa:
‘Sí Moll Dubh (1) a’ Ghleanna í
‘Sí Moll Dubh an Earraigh í
‘Sí Moll Dubh is deirge ná’n rósa
‘S dá bhfaighinnse féin mo roghainn
De mhná óga deasa ‘n domhain
‘Sí Moll Dubh a’ Ghleanna ab fhearr liom
II
Mise bheith gan mhaoi
Feasta choíche ní bhim
Is Moll dubh bheith i dtús a h-óige
Och, is fann guth an éin
A labhras leis féin
Ar thulaigh nó ar thaobh na mónadh
III
Is ag Moll dubh a’ ghleanna
Tá mo chroí-se i dtaiscí
‘S í nach bhfuair guth na náire
Is go céillí, múinte, cneasta
A dúirt sí liom ar maidin
“Ó imigh uaim ‘s nach pill go brách orm”
IV
Níl’n óganach geanúil
Ó Bhaile Átha Cliath go Gaillimh
Is timpeall go h-Umhaill Uí Mháinnle
Nach bhfuil a dtriall uilig ‘na ghleanna
Ar eacraidh slime sleamhainne
I ndúil leis an bhean dubh a b ‘áille


I
I hear cattle on the hill with no one there to tend them
And for them I am deeply worried
Between myself and God, to them I take the trail/For they have taken my senses from me
CHORUS
She’s Moll Dubh of the valley
She’s Moll Dubh of spring
She’s Moll Dubh, more ruddy than the red rose
And if I had to choose
From the young maids of the world
Moll Dubh a’ Ghleanna would be my fancy
II
Me without a wife
I won’t be all my life
And Moll Dubh in youth just blooming
Lifeless the song of the bird
That sings alone
On a mound by the edge of the moorland
III
The Dark Molly of the glen
Has my heart in her keeping
She never had reproach or shame
So mannerly and honestly
She said to me this morning
“Depart from me and do not come again”
IV
There’s not a handsome youth
From Dublin down to Galway
And around by ‘Umhail Uí Mháinnle’
That’s not heading for the glen
On steeds so sleek and slim
Hoping to win the dark maid’s affection
Tradotto da Cattia Salto
I
Sento le mucche sulla collina e nessuno che le accudisce, e per quelle sono tanto preoccupato
dentro di me e Dio prendo il sentiero nella loro direzione
perchè ho perso il senno per loro
CORO
E’ Molly la brunetta della valle
Molly la brunetta della primavera
Molly Dubh più rubiconda di una rosa rossa
e se dovessi scegliere
tra le giovani fanciulle del paese
Molly Dudh della valle sarà la mia fidanzata
II
Io senza moglie
per tutta la vita non voglio stare
e Molly Dubh nella giovinezza sta sbocciando,
senza vita (è) il canto dell’uccello
che canta solitario
su un tumulo al confine della brughiera
III
Molly la brunetta della valle
è la custode del mio cuore
non mi ha mai rimproverato  o disonorato, così di buone maniere e onesta, ma disse a me questa mattina
“Vattene da me e non ritornare di nuovo”
IV
Non c’è un bel ragazzo
da Dublino a Galway
e per ‘Umhail Uí Mháinnle’
che non stia andando nella valle
su destrieri così agili e slanciati
nella speranza di ottenere l’affetto della fanciulla mora

ASCOLTA Emer Kenny in Parting Glass 2004

(tratto (da qui)
I
Ta bo agam ar shliabh,
‘s is fada me na diadh
o’ chaill me mo chiall
le nochair
a seoladh soir is siar
Ins gach ait da dteann an ghrian
No go bhfilleann si ar ais trathnona
II
Si Moll Dubh a Ghleann i
‘S si Moll Dubh an earraigh i
Si Moll Dubh is deirge
Na na rosa
‘S da bhfaighinnse fein mo rogha
De mhna oga deas an domhain
Si Moll Dubh a Ghleann
Ab fhearr liom
III
Nuair a braithnionn fein anon
Ins an ait a mbionn mo run
Sileann o mo shuil
Sruth deora
‘S a Ri ghil na nDul
Dean fuascailt ar mo chuis
Mar si bean dubh an nGleann
A bhreoigh me

Traduzione inglese
I
I have a cow on the hillside,
and I’m a long while following her,
until I’ve lost my senses
with a spouse;
driving her east and west,
wherever the sun goes,
until she returns in the evening.
II
She is dark Moll of the glen,
she is dark Moll of the steed
Dark woman more red
than roses
Oh if I could but choose just one precious bloom
My dark Moll of the glen,
I’d choose you
III
When I look across
to the place where my love lives,
my eyes fill
with tears;
Bright King of the Elements,
resolve my predicament:
the dark woman of the glen
has destroyed me.
Tradotto da Cattia Salto
I
Ho una mucca sulla collina
e da molto tempo l’accudisco
fino a quando ho perso la ragione
per una sposa;
e la guidavo a est e a ovest
fino al calar del sole
quando ritornava a sera
II
E’ Molly la brunetta della valle
Molly la brunetta del destriero
la donna mora più rubiconda di una rosa
e se dovessi scegliere
solo un prezioso bocciolo
Molly mia brunetta della valle, sceglierei te
III
Quando guardo
verso il luogo dove vive il mio amore
i miei occhi si riempiono
di lacrime
Re luminoso degli Elementi
aiutami:
la brunetta della valle
mi ha distrutto (1)

NOTE
* per la fonetica qui
1) nel Donegal Moll non è una bella ragazza dai capelli neri ma il whiskey illegale

ASCOLTA Dolores Keane in Sail Óg Rua , 1983

FONTI
https://thesession.org/tunes/13358
http://www.joeheaney.org/en/bean-dubh-an-ghleanna/
http://songsinirish.com/mal-dubh-an-ghleanna-lyrics/
http://www.irishpage.com/songs/molldubh.htm
http://www.cathieryan.com/lyrics/dark-moll-of-the-glen-moll-dubh-a-ghleanna/
https://www.doegen.ie/ga/LA_1072d2
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=45577
http://www.macsuibhne.com/amhran/teacs/257.htm

SEAN DUINE DÓITE

Una canzone in gaelico irlandese che tocca un tema umoristico con un fondo amaro, quello dei matrimoni male assortiti tra una giovane ragazza e un vecchio. Scrive Donal O’Sullivan nel suo ‘Songs of the Irish’ This song, part tragic, part grimly amusing, with a surprise in its last line, has sometimes been attributed to Andrew Magrath, the County Limerick poet … It is reasonably certain, however, that the attribution is erroneous. It is an eighteenth century folk song of Munster origin, which has doubtless been subjected to many alterations and accretions, and versions of which have been noted as far away as County Mayo. At the period of its composition Scottish airs were very popular in Ireland, particularly with the Munster poets, and this song is said to have been written to the tune of “The Campbells are Coming”. It is interesting to note the profound modifications which the tune has undergone at the hands of the Irish folk singers.

La melodia è probabilmente nata in Scozia e la ritroviamo con il titolo di “The Campbells are Coming” su un testo attribuito a Robert Burns, diventata assai popolare in America durante la Guerra di Secessione come marcetta militare. (vedi prima parte)

LA VERSIONE IN GAELICO IRLANDESE

Nella versione in gaelico scozzese Baile Ionaraora (in italiano la città di Inveraray) il bardo si lamenta di un matrimonio male assortito in cui si mangia solo molluschi, nella versione irlandese il matrimonio è stato combinato tra una ragazza giovane e un vecchio e già nel titolo si maligna sulle scarse prestazioni sessuali del vecchietto “dóite” cioè che ha consumato tutto il suo stoppino!
Del testo si trovano peraltro molte versioni ma il brano è anche una popolare jig dal titolo “The Burnt Old Man”

ASCOLTA  Seamus Beagley per la serie Anam An Amhráin  di Cartoon Saloon

ASCOLTA Aoife – An Seanduine Dóite (Burnt Out Old Man)

ASCOLTA Moya Brennan & Cormac de Barra

Óró ‘sheanduine, ‘sheanduine dóite,
Óró ‘sheanduine, ‘sheanduine dóite,
Luigh ar do leaba agus codlaigh do dhóthain
Óró ‘sheanduine is mairg a phós thú,

( in inglese
Oh burnt old man, old man
Oh burnt old man, old man
Lie on your bed and sleep plenty
I wish I had never married you)

FONTI
http://slowplayers.org/2014/05/06/burnt-old-man-d/
http://www.celticlyricscorner.net/danu/odheara.htm
http://www.celticlyricscorner.net/relativity/anseanduine.htm
http://www.cathieryan.com/lyrics/an-seanduine-doite/
http://www.omniglot.com/songs/irish/anseanduinedoite.htm
http://www.clarelibrary.ie/eolas/coclare/songs/cmc/an_seanduine_doite_mrussell.htm
https://soundcloud.com/ceol-lios-na-n-g/4-an-seanduine-seanduine-d-ite

https://thesession.org/tunes/5647
https://thesession.org/tunes/1029

THE SOUTH WIND

The South Wind / Southwind / The Southern Breeze / The Wind from the South (in italiano “Il Vento del Sud”) è un brano in gaelico irlandese molto antico risalente quantomeno al Settecento. Il brano è oggi più popolare nella sua forma strumentale, con l’andamento di un valzer, e viene spesso suonato in set con le melodie di Turlough O’Carolan (1670-1738), per questo è spesso erroneamente attribuito al bardo! (prima parte qui)
Una melodia che ha avuto molta fortuna ed è stata utilizzata con diversi testi.

VERSIONE INGLESE: SOUTH WIND

Nel libro “Songs of the Irish” di Donal O’Sullivan 1960 è riportata una versione in inglese in metrica con la melodia e si legge anche questa nota “Native of Irrul, County Mayo by the name of Domhnall Meirgeach Mac Con Mara (Freckled Donal Macnamara). Caher Edmund, mentioned in the second verse, is a townland in the parish of Ballinrobe in County Mayo.”
La versione testuale di O’Sullivan è diversa da quella trascritta in inglese da Eduard Bunting con il titolo The Southern Breeze (vedi)
Bunting ci dice che Donald Freckled (in italiano il lentigginoso)  Macnamara (in gaelico Domnhall “Meirgeach” Mac ConMara), originario della provincia del Connacht e andato in esilio nel Munster, era stato costretto a sposare una ragazza ricca ma che non amava, così scrisse il canto perchè il vento del sud portasse un bacio alla donna che aveva lasciato nell’Ovest.
ASCOLTA (su Spotify) Archie Fisher in The Man with a Rhyme 1976

“Songs of the Irish” di Donal O’Sullivan
I (The Poet speaks)
O South Wind of the gentle rain
You banish winter’s weather,
Bring salmon to the pool again,
The bees among the heather.
If northward now you mean to blow,
As you rustle soft above me,
God Speed be with you as you go,
With a kiss for those that love me!
II (The Wind Speaks)
From south I come with velvet breeze,
My work all nature blesses,
I melt the snow and strew the leaves
With flowers and soft caresses.
I’ll help you to dispel your woe,
With joy I’ll take your greeting
And bear it to your loved Mayo
Upon my wings so fleeting.
III (The Poet speaks)
My Connacht, famed for wine and play,
So leal, so gay, so loving,
Here’s my fond kiss I send today
Borne by the wind in its roving.
These Munster folk are good and kind.
Right royally they treat me
But this land I’d gladly leave behind
With your Connacht pipes to greet me.
tradotto da Cattia Salto
I (dice il Poeta)
O vento del Sud che  porti la pioggia gentile, tu allontani il tempo invernale, porti di nuovo il salmone alla cascata, le api tra l’erica. Se a Nord ora intendi soffiare mentre lieve mormori su di me, che il Signore ti sostenga mentre vai a portare un bacio a coloro che mi amano
II (dice il Vento)
“Io soffio da Sud con brezza di velluto
la mia opera benedice la natura tutta,
sciolgo la neve e spargo le foglie
con i fiori e calde carezze.
Ti aiuterò a dissipare il tuo dolore,
con gioia accolgo il tuo saluto
e lo porterò alla tua amata Mayo
sulle mie ali così fugaci”
III  (dice il Poeta)
Il mio Connacht, dimora del gioco e delle bevute di vino, così leale,  lieto e amabile, ecco il mio bacio appassionato che mando oggi sospinto dal vento nel suo vagare.
La gente del Munster è buona e gentile
e mi trattano da re, ma questa terra mi lascerei volentieri alle spalle con le cornamuse del Connacht a salutarmi

I’VE A SECRET TO TELL THEE

Anche il poeta e musicista irlandese Thomas Moore aggiunse un testo poetico alla melodia “A(n) Ghaoth Aneas” intitolandolo “I have a secret to tell thee” (in italiano Ho un segreto da dirti): la poesia è ispirata al dio egizio del Silenzio, Horo bambino (figlio di Iside e Osiride) il cui culto si diffuse con il nome di Apocrate anche presso i Greci e i Romani; il Dio è raffigurato con il dito alla bocca nel gesto che esorta al silenzio, ma assume una maggiore somiglianza con Apollo e Dioniso accomunati dallo stesso simbolismo solare e misterico.
Pubblicato nel Volume X di Irish Melodies è un piccolo capolavoro: come citazione erudita il riferimento al Dio del Silenzio forse esorta a concentrare il pensiero e la volontà interiore affinchè la parola pronunciata abbia un potere magico ed evocativo.

Apocrate, Alessandria d’Egitto

Al momento non ho trovato registrazioni per l’ascolto


I
I’ve a secret to tell thee, but hush! not here
Oh! not where the world its vigil keeps:
I’ll seek, to whisper it in thine ear,
some shore where the Spirit of Silence(1) sleeps;
where Summer’s wave unmurmuring dies,
nor fay can hear the fountain’s gush;
where, if but a note her nightbird sighs(2),
the rose saith, chidingly, “Hush, sweet, hush!”
II
There, amid the deep silence of that hour,
when stars can be heard in ocean dip,
thyself shall, under some rosy bower,
sit mute, with thy finger on thy lip:
like him, the boy, who born among
the flowers that on the Nile-stream blush,
sits ever thus – his only song(3)
to earth and heaven, “Hush, all, hush!”
traduzione
I
Ho un segreto da dirti, ma silenzio! Non qui
Oh non dove il mondo continua la sua veglia: cercherò di sussurrarlo nell’orecchio, nella spiaggia dove il Dio del Silenzio (1) riposa;
dove l’onda estiva muore sommessamente,
e nemmeno una fata può udire lo zampillo della fontana,
dove se un sospiro sfugge all’usignolo (2)
dice la rosa, borbottando “Silenzio, mio caro, silenzio
II
Là tra il profondo silenzio di quell’ora
quando si possono sentire le stelle tuffarsi nell’oceano,
tu stessa devi, sotto il pergolato delle rose,
stare zitta, con il dito tra le labbra:
com’egli, il bambino, che nacque tra i fiori che arrossiscono nella corrente del Nilo, seduto per sempre così – il suo unico canto (3)
alla terra e al cielo “Silenzio, fate tutti silenzio

NOTE
1) Horo bambino nella sua veste egizia di dio del Silenzio
2) l’usignolo è il simbolo della poesia e spesso rappresenta anche la condizione esistenziale del poeta; in epoca rinascimentale era il simbolo vitale (e carnale) dell’amore mentre sul versante orientale era il simbolo di un tenero amore spesso inappagato, essendo la rosa, la più bella tra i fiori, la donna e l’uccello, il cantore più bravo, così l’usignolo canta le sue pene d’amore.
3) Apocrate evoca il potere magico della voce, considerata qualità divina: se la parola è diretta espressione del pensiero e il pensiero è sincero ovvero rettamente concepito, allora è il mezzo più efficace per raggiungere la felicità.

ANNABEL LEE

Il gruppo ALICE CASTLE ha arrangiato la melodia abbinandola alla poesia di A.E. Poe (1809-1848) dal titolo ANNABELL LEE ovvero il testamento spirituale del poeta che lamenta la morte prematura dell’amata moglie. Il tema dell’amore eterno che si suggella nella morte ben si adatta all’atmosfera malinconica e rarefatta del brano musicale: neanche la tomba può tenere separato il vivo dalla morta, come non ci sono riuscite le potenze del cielo!


I
It was many years ago
in a Kingdom by the sea
that a maiden named Annabel Lee
lived with no other thougt
than to love and to be loved
I was a child and a child was she
CHORUS 1
But we loved with a love that was more
I and my Annabel Lee
with a love that the seraphs of Heaven
coveted her and me
II
And this was the reason why
in this Kingdom by the sea
a wind blew out of a cloud chilling her
so that her kinsmen came
and bore her away from me
and shut up in a tumb was she
CHORUS 2
and neither the Angels above
nor the Demons down the earth
can ever dissever my soul
from my Annabel Lee
III
For the moon never beams
without bringing me dreams
and the stars rise on her shining eyes
and so all the night tide
I lie down by the side
of my darling, my life and my bride
traduzione di Cattia Salto*
I
Tanti anni fa,
in un regno in riva al mare,
viveva una fanciulla di nome Annabel Lee e non aveva altro pensiero che d’amarmi e d’essere amata.
Io ero un bimbo e lei una bimba,
CORO
ma ci amavamo con tanto amore
io e la mia Annabel Lee –
con un amore che gli angeli del cielo
portavano invidia a lei e a me.
II
E fu perciò che,
in questo regno in riva al mare,
un vento soffiò da una nube e lei raggelò; così che vennero i suoi nobili genitori e la portarono lontano da me,
per rinchiuderla in una tomba
CORO
e né gli angeli lassù
né i demoni degli abissi
mai potranno separare la mia anima
dalla mia Annabel Lee.
III
Mai raggia la luna
senza portarmi dei sogni
e le stelle spuntano con i suoi fulgenti occhi
e così, tutta la notte, al fianco io giaccio
del mio amore, mia vita e mia sposa.

NOTE
* riveduta  dalla traduzione di  Tommaso Pisanti “Poesia dell’Ottocento americano” 1984

ALL THE TUNES IN THE WORLD

Ancora un testo questa volta scritto appositamente dal musicista scozzese Ewan McVicar e dedicata a Jim Daily violinista e pipaiolo (suonatore di cornamusa) dei Whistlebinkies.
Così testimonia : “I was sitting beside Iain MacKintosh one afternoon in the Star Club. An instrumental group began to play the Irish tune The South Wind. Iain and I sang along to the tune, and we both said ‘There ought to be words’. I began to think about Jim Daily, fiddler and piper and friend, who would get me into trouble – at the end of a night, after ‘time’ had been bawled Jim would keep playing tunes. […] I wrote my song quickly. It was premiered for a group of Irish hikers passing through the Vicky Bar. Then a couple of months later at the Folk Festival on Glasgow Green I lay on the grass to listen to Iain do a lovely set of songs. After he finished he came and sat beside me. ‘Iain, I wrote that song to the South Wind tune.’ I sang it quietly in his ear. Her looked at me, a little startled. ‘I’ll sing that!’ he said.  (McVicar, One Singer One Song 172) (tratto da qui)


I
Lay down the borrowed guitar
Lay down the fiddle and bow
You’d like one more drink at the bar
But the manager says you must go
Chorus:
And all the tunes in the world
Are dancing around in your head
But the clock on the gantry says play-time is o’er
You’ll just have to sing them instead
II
Lay down the jig and the reel
Lay down the planxty and slide
Everyone knows how you feel
But there’s no time to take one more ride
III
The barmaid has put on her coat
And the barman has emptied the slops
And the manager’s friends are afraid
The music will bring in the cops
IV
Everyone here feels the same
Oh yes you deserve one more tune
but you know the rules of the game,
It’s time to go howl at the moon
Tradotto da Cattia Salto
I
Posa la chitarra presa in prestito
posa violino e archetto
vorresti un’altra bevuta al bar
ma il capo dice che devi andare
CORO
E tutte le melodie nel mondo
ti frullano in testa,
ma l’orologio sul bancone (1) dice che il tempo della musica è finito
e invece dovrai cantarle
II
Molla con gighe e reel
molla con lenti (2) e polke (3)
tutti sanno come ti senti
ma non c’è tempo per un altro ballo
III
La cameriera si è messa il cappotto
e il barista ha svuotato i bicchieri
e gli amici del capo temono
che la musica farà arrivare i poliziotti
IV
Tutti qui temono lo stesso
oh si ci meritiamo ancora un’altra melodia
ma conosciamo le regole del gioco
è il momento di andare ad ululale alla luna

NOTE
1) ‘gantry’ is the frame behiond the bar where the bottles and glasses hang.
2) “planxty” is an irish melody for the harp written in triplets and slower than the jig
3) “slide” is an irish polka

FONTI
http://www.onlinesheetmusic.com/o-southern-breeze-p261140.aspx
https://thesession.org/tunes/601
http://www.elvirolangella.com/docfiles/news/IL-DIO-DEL-SILENZIO.pdf
http://engrammi.blogspot.it/2009/10/storia-del-silenzio-in-arte.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=530
http://sangstories.webs.com/allthetunes.htm

THE DAWNING OF THE DAY

Dolcissima aisling song in  gaelico irlandese dal titolo “Fáinne Geal an Lae” letteralmente “Bright Ring of the day” (in italiano “Il brillante anello del giorno”) ovvero l’anello luminoso che contorna il sole quando sorge, versificata anche in inglese con il titolo “The dawning of the day”. Una slow air antica ma così bella da essere diventata la melodia di Raglan Road

LA VERSIONE IN INGLESE

Esistono molte varianti testuali corrispondenti ad altrettante traduzioni dal gaelico più o meno “libere”. Quella più famosa (e anche quella più aderente all’originale) è stata interpretata negli anni 1930 dal tenore americano di origini irlandesi John McCormack.

ASCOLTA John McCormack

I
One morning early as I walked forth
By the margin of Lough Leane
The sunshine dressed the trees in green
And summer bloomed again
I left the town and wandered on
Through fields all green and gay
And whom should I meet but my Coolen-dhas
by the dawning of the day.
II
No cap or cloak this maiden wore
Her neck and feet were bare
Down to the grass in ringlets fell
Her glossy golden hair
A milking pail was in her hand
She was lovely, young and gay
She wore the palm from Venus bright
By the dawning of the day.
III
On a mossy bank I sat me down
With the maiden by my side
With gentle words I courted her
And asked her to be my bride
She said, “Young man don’t bring me blame”
And let me go away
for the morning light was shining bright
by the dawning of the day.
traduzione di Cattia Salto
I
Un mattino presto mi recai
sulla riva del Lago Lein(1)
i caldi raggi del sole vestivano gli alberi di verde
e l’estate rifioriva.
Lasciai la città e vagai
per pascoli verdi e gai
e chi mi trovo accanto
se non una bellissima fanciulla (2)
al sorgere dell’alba?
II
Non indossava tal fanciulla cappello o mantello, nudi il collo e i piedi
ma accarezzavano la cima dell’erba
le sue trecce di oro biondo.
In mano teneva un secchio del latte
e sembrava così bella, giovane e gaia
rubò il primato a Venere
dalle dita di rosa
al sorgere dell’alba
III
Sulla verde  riva erbosa mi sdraiai
con la fanciulla al fianco
con parole gentili la corteggiai
chiedendole di diventare la mia sposa
disse lei “Giovanotto non disonoratemi” (3)
E me ne andai
che la luce del mattino splendeva luminosa
al sorgere dell’alba.

NOTE
1) Il lago di Lein è un grande lago di Killarney. Su di una isoletta del lago sorse il monastero di Innisfallen, rinomato centro di studi dell’Alto Medioevo dove fu educato Brian Boru il primo (seppur per poco) re d’Irlanda
2) dal gaelico Coolenn-Dhas è traducibile come sweet coleen. Era tipico del tempo utilizzare parole in gaelico nelle canzoni irlandesi interpretate dai figli degli emigranti diventati americani.
3) la donna lo rifiuta fino a quando l’Irlanda non sarà ritornata ad essere una terra libera

IL CONTRASTO AMOROSO

Un’altra versione interpretata da Tommy Makem sviluppa maggiormente il tema del contrasto in chiave bucolica tra i due protagonisti e come testo richiama “Pretty girl milking her cow
Il testo è simile a quello conservato presso la Bodleian Library, come Harding B25(480), da un broadside del 1700, di cui si cantano solo le strofe iniziali, e si glissa sul momento in cui i due si stendono un poco sull’erba. La melodia richiama più direttamente The Lake of Pontchartrain
La storia è banalizzata in un tipico accoppiamento più o meno consensuale “in camporella”: nella ballata più completa i due hanno un rapporto sessuale in cui il protagonista coglie la verginità della fanciulla. Quando si rincontrano qualche mese dopo lei è già incinta e le chiede di sposarla, ma lui “improvvisamente” e “finalmente” si ricorda di essere già sposato; il classico mascalzone insomma!

ASCOLTA Tommy Makem & Liam Clancy in Two For The Early Dew 1978.


I
As I walked out one morning fair,
it being in the month of June
The dew was sparkling on the grass
and the small birds in full tune
And when returning from a walk,
by the fields I chanced to stray
It was there I met my heart’s delight
by the dawning of the day
II
Her head and beautiful neck were bare
and mantle none she wore
Her golden hair, in ringlets fair,
it hung her shoulders o’er
Her rosy cheeks and ruby lips,
they stole my heart away
And I stood to stare at that Venus fair
at the dawning of the day
III
“Where are you going my pretty fair maid, where are you going so  soon?”
“I’m going a milking my cow, kind sir,
it being in the month of June
The pasture that my cow feeds on,
it lies so far away
And I’ve got to be there each morning fair at the dawning of the day”
IV
“Come sit you down, my pretty fair maid,
supposing it was a mile
Come sit you down on this primrose bank
and we will chat a while
With the lambs all sporting on every side
and the meadows blooming gay
I’ll pledge to you my heart and hand
at the dawning of the day”
V
“Oh no, kind sir” the maid replied,
“I cannot tarry now
My parents wait for my return
from the milking of my cow
But perhaps we’ll meet some other time ,
if you chance to pass this way”
She gently glided from my sight
at the dawning of the day
traduzione di Cattia Salto
I
Mentre passeggiavo un bel mattino nel mese di giungo
la rugiada brillava tra l’erba e gli uccellini cantavano melodiosamente
e nel ritorno dalla passeggiata per i campi dove vagabondavo
incontrai la mia delizia del cuore
allo spuntar del giorno
II
La sua testa e il bellissimo collo erano scoperti e non indossava mantello
i suoi capelli dorati in bei boccoli
le ricadevano sulle spalle
le sue guance rosee e le labbra rosse
mi rapirono il cuore
e restai a fissare quella Venere bella
al sorgere dell’alba
III
“Dove stai andando, mia bella fanciulla? Dove stai andando di mattina presto?”
“Vado a mungere la mucca, gentil signore, essendo il mese di giugno
il pascolo che nutre le mie mucche è più lontano
e io devo raggiungerlo tutte le mattine allo spuntar dell’alba”
IV
“Vieni a riposarti, mia bella fanciulla supponendo che manchi un miglio ancora,
vieni a sederti su questa radura di primule
e converseremo un poco
con gli agnelli che pascolano da ogni parte
e i prati ridenti in fiore,
ti darò in pegno il mio cuore e la mano (1) allo spuntar del giorno”
V
“Oh no gentil signore – replicò la fanciulla- non posso indugiare ancora
i miei genitori attendono il mio ritorno dalla mungitura della mucca,
ma forse ci incontreremo ancora un’altra volta
se ripasserete da queste parte” (2)
Dolcemente si eclissò dalla mia vista
allo spuntare del giorno.

NOTE
1) prendere per mano nel linguaggio in codice medievale aveva un significato molto più intimo
2) il contrasto finisce bruscamente con il rifiuto della ragazza e un nulla di fatto

Traendo ispirazione dalla ballata irlandese ecco che la versione rivisitata da Mychael Danna e Mary Fahl diventa la commemorazione dell’attacco dell’11 settembre  2001 alle torri gemelle di New York
ASCOLTA Mary Fahl


I
This morning early I walked on
While my darling was in a dream
The last sweet days of summer bloomed
And dressed the trees in green
Then soaring high in the gleaming sky
From far across the bay
Came a fearsome roar from a distant shore
At the dawning of the day
II
Then I called my men to follow me
Knowing well that the view was dim
Though tired and worn, how they fought all morn’
As time was closing in
And my heart was sad though sore with pride
For brave lads all were they
As the angels fly, how they climbed so high
On the dawning of the day
III
But the edge is moving nearer now
Inside the fading sun
And calling, calling out to them
My brothers, one by one
But only dust silence sounds
The ashes float away
As the twilight ends and the night descends
‘til the dawning of the day
IV
Forgive me love, I’m going now
So very far away
When darkness falls, only think me near
And do not be afraid
And please don’t grieve when I am gone
Abide in what remains
‘til the shadows end and we meet again
On the dawning of the day
Traduzione di Cattia Salto
I
Questa mattina passeggiavo all’alba
mentre il mio amore sognava
gli ultimi giorni dell’estate dolcemente sfiorivano
e rivestivano gli alberi di verde
quando  altissimo nel cielo nitido
crebbe da sopra la baia
un boato tremendo che veniva da una spiaggia lontana
al sorgere dell’alba
II
Allora chiamai i miei uomini perchè mi seguissero
sapendo bene che la visuale era confusa, anche se stanchi e stremati
così lottarono tutto il giorno
mentre il tempo scadeva
e il mio cuore era triste anche se sanguinante d’orgoglio
per tutti quei bravi ragazzi
che come angeli in volo, scalarono la cima
al sorgere dell’alba
III
Ma l’abisso si avvicina di più adesso
dentro al sole che tramonta
e chiama, li chiama
i miei fratelli, uno ad uno
ma solo il silenzio della polvere risponde e le ceneri che volano via
mentre finisce il crepuscolo e scende la notte
fino al sorgere dell’alba.
IV
Perdonami amore, devo andare adesso, così lontano,
quando l’oscurità scende(rà) pensa solo che ti sono vicino
e non aver paura,
e ti prego di non addolorarti quando me ne sarò andato
vivo in ciò che resta,
dove le ombre finiscono
e ci incontreremo ancora
al sorgere dell’alba

FONTI
http://thesession.org/tunes/1441
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=48816
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=33376

EILEEN AROON: There is a valley fair

Con il titolo “Eileen Aroon” s’indica di solito un gruppo di canzoni dalla matrice comune di cui il dibattito sulle origini è ancora acceso. Ritengo però che Jùrgen Kloss abbia fatto luce sulla questione nella sua ottima dissertazione (Vedi)
Intorno al titolo della canzone è nata una leggenda irlandese, che ne fa risalire la matrice originale al XIV o XV al bardo Cearbhall O Dálaigh segretamente innamorato di  Lady Eileen che la cantò per la sposa durante i festeggiamenti delle nozze combinate dai genitori rubandole il cuore, i due così fuggirono insieme!!
La versione originale in gaelico irlandese (prima parte) è stata versificata in inglese da diversi autori ma oggi la versione testuale più accreditata è quella ottocentesca scritta dal poeta irlandese Gerald Griffin (1803-1840)
ASCOLTA The Clancy Brothers &Tommy Makem  (strofe da IV a VII). La prima registrazione del brano risale al 1961 ed è stata ripresa nel 1988 da Bob Dylan

ASCOLTA The Unwanted (la voce è di Cathy Jordan ) in ‘Music From The Atlantic Fringe’ (Strofe I, II, III, V, VI, VII)

ASCOLTA The Selkie Girls (strofe IV, III, V, VI, VII)

Versione di Gerald Griffin
(anni 1830)

I
When, like the early rose,
Eileen aroon!
Beauty in childhood blows;
Eileen aroon!
When, like a diadem,
Buds blush around the stem,
Which is the fairest gem?
Eileen aroon!
II
Is it the laughing eye?
Eileen aroon!
Is it the timid sigh?
Eileen aroon!
Is it the tender tone,
Soft as the string’d harp’s moan?
Oh, it is the truth alone.
Eileen aroon!
III
When, like the rising day,
Eileen aroon!
Love sends his early ray,
Eileen aroon!
What makes his dawning glow
Changeless through joy or woe?
Only the constant know –
Eileen aroon!
IV
I knew a valley fair,
Eileen aroon!
I knew a cottage there,
Eileen aroon!
Far in that valley’s shade
I knew a gentle maid,
Flower of the hazel glade,
Eileen aroon!
V
Who in the song so sweet,
Eileen aroon!
Who in the dance so sweet,
Eileen aroon!
Dear were her charms to me,
Dearer her laughter free,
Dearest her constancy,
Eileen aroon!
VI
Were she no longer true,
Eileen aroon!
What would her lover do?
Eileen aroon!
Fly with his broken chain,
Far o’er the bounding main
Never to love again,
Eileen aroon!
VII
Youth must with time decay
Eileen aroon!
Beauty must fade away,
Eileen aroon!
Castles are sacked in war,
Chieftains are scattered far,
Truth is a fixèd star,
Eileen aroon!
tradotto da Cattia Salto dalla versione in Maggie Farm*
I
Quando, alla prima levata
Eileen Aroon
la bellezza sboccia nella fanciullezza
Eileen Aroon
Quando come un diadema
i germogli avvampano sul ramo
qual’è la gemma più bella?
Eileen Aroon
II
Sono gli occhi sorridenti?
Eileen aroon!
E’ il timido sospiro?
Eileen aroon!
E’ il tono dolce,
delicato come il gemito dell’arpa?
Oh, è solo la verità.
Eileen aroon!
III
Quando, come il giorno che sorge,
Eileen aroon!
Amore manda i primi raggi,
Eileen aroon!
Che cosa fa risplendere l’alba
immutabile tra la gioia e il dolore?
Solo chi è fedele lo sa-
Eileen aroon!
IV
Conoscevo una bella valle,
Eileen amore mio,
conoscevo un casolare là,
Eileen amore mio,
lontano, nell’ombrosa valle,
conoscevo una gentile fanciulla,
il fiore della radura dei noccioli,
Eileen amore mio.
V
Chi così dolce nel canto,
Eileen Aroon
Chi così veloce nella danza,
Eileen Aroon
Caro il suo fascino per me
ancor più caro il suo aggraziato sorriso
carissima la sua fedeltà,
Eileen Aroon
VI
Lei non era più sincera,
Eileen Aroon
Cosa avrebbe dovuto fare colui che la amava? Eileen Aroon
Volare con una catena spezzata lontano, al di là del mare aperto (1)
“Non amare mai più,
Eileen Aroon”
VII
Con il tempo la giovinezza sfiorirà,
Eileen Aroon
la bellezza è destinata a svanire,
Eileen Aroon
in guerra i castelli son saccheggiati,
i comandanti son messi in fuga
la verità è una stella immutabile,
Eileen Aroon

NOTE
* tratto da qui su traduzione di  Michele Murino
1)  bounding main un termine ricorrente nelle sea song e di stampo settecentesco l’origine dell’espressione spiegato qui; scritto anche come sounding main

FONTI
http://www.maggiesfarm.it/ttt692.htm