La morte occultata nelle ballate piemontesi: Re Giraldin

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IL TEMA DELLA MORTE OCCULTATA

LORD OLAF E GLI ELFI DEL BOSCO 
VARIANTI SCANDINAVE
VERSIONI ISOLE BRITANNICHE E AMERICA 
VERSIONI FRANCIA
VERSIONE PIEMONTE

Così come il professor Child anche il nostro Costantino Nigra riporta il tema della Morte occultata da un racconto delle vecchie contadine di Castelnuovo.

IL DONO DELLA FATA

rackham_fairyC’era un cacciatore che cacciava spesso per la montagna. Una volta vide sotto una balza una donna molto bella e riccamente vestita. La donna, che era una fata, accennò al cacciatore di avvicinarsi e lo richiese di nozze. Il cacciatore le disse che era ammogliato e non voleva lasciare la sua giovane sposa. Allora la fata gli diede una scatola chiusa, dicendogli che dentro v’era un bel dono per la sua sposa; e gli raccomandò di consegnare la scatola a questa, senza aprirla. Il cacciatore partì colla scatola. Strada facendo, la curiosità  lo spinse a vedere che cosa c’era dentro. L’aperse, e ci trovò una stupenda cintura, tinta di mille colori, tessuta d’oro e d’argento. Per meglio vederne l’effetto, annodò la cintura a un tronco d’albero. Subitamente la cintura s’infiammò e l’albero fu fulminato. Il cacciatore, toccato dal folgore, si trascinò fino a casa, si pose a letto e morì

Nella versione bretone e piemontese della storia si pone maggiormente l’accento proprio sulla seconda parte della storia, quello della Morte Occultata, caratteristica che permea un po’ tArthur_Rackham_1909_Undine_(7_of_15)utte le versioni della ballata nelle lingue romanze:  Comte Arnau (nella versione occitana), Le Roi Renaud (quella francese) e Re Gilardin (quella piemontese). La relazione tra il cavaliere-re e la fata-sirena è più sfumata rispetto alle versioni nordiche, sembra prevalere una visione più “cattolica”  e intransigente in merito alle relazioni sessuali… infatti nella ballata bosco e  fata scompaiono mentre il cavaliere ritorna dalla guerra ferito a morte.

RE GILARDIN

Il gruppo alessandrino La Ciapa Rusa (fondatori Maurizio Martinotti e Beppe Greppi) raccolse sul campo -tra le tante ricerche etnografiche presso gli anziani cantori e i suonatori della tradizione musicale delle Quattro province,il canto popolare Re Gilardin. (per la precisione in Alta Val Borbera -area appartenente dal punto di vista della tradizione musicale alle Quattro Province, una zona pedo-montana a cavallo di quattro diverse province Al, Ge, Pv e Pc.)
La ballata di origine alto medievale, era già stata raccolta e pubblicata in diverse versioni da Costantino Nigra nel suo “Canti popolari del Piemonte”

La Ciapa Rusa nel 1982 ne fa un primo arrangiamento.
In questa prima versione è allestita una sorta di  rappresentazione drammatica sul modello  delle compagnie dei guitti di un tempo con la voce narrante, il re, la madre, la vedova, il chierichetto in chiesa. Ci possiamo immaginare tutta la sceneggiata più tragica che comica – virata in horror con il morto che strappa un ultimo bacio alla sua vedova!!

La Ciapa Rusa in “Ten da chent l’archet che la sunada l’è longa – Canti e danze tradizionali dell’ alessandrino” 1982. La lingua usata è un italiano piemontizzato o viceversa, si confronti con la traduzione, sembra più un linguaggio “letterario” che dialettale.

Gordon Bok e il suo gruppo, 1988 ♪ 
ricalcano con una discreta bravura la versione piemontese e nelle note Gordon dice di aver ricevuto la versione della Ciapa Rusa tramite il giornalista musicale italiano Mauro Quai

Il gruppo rifondatosi con il nome di Tendachent (restano Maurizio Martinotti – ghironda e canto, Bruno Raiteri -violino e viola- e Devis Longo – canto, tastiere e fiati) ripropone ancora la ballata nel primo album della  nuova formazione “Ori pari“, 2000, con un sound più progressive (ora il gruppo è definito folk-rock progressivo nord-italiano)

Donata Pinti in “Io t’invoco, libertà!: La canzone piemontese dalla tradizione alla protesta” 2010 ♪ con l’accompagnamento alla chitarra di Silvano Biolatti

RE GILARDIN*
I
Re Gilardin, lü ‘l va a la guera
Lü el va a la guera a tirar di spada
(Lü el va a la guera a tirar di spada)
O quand ‘l’è stai mità la strada(1)
Re Gilardin ‘l’è restai ferito.
Re Gilardin ritorna indietro
Dalla sua mamma vò ‘ndà a morire.
II
O tun tun tun, pica a la porta
“O mamma mia che mi son morto”.
“O pica pian caro ‘l mio figlio
Che la to dona ‘l g’à ‘n picul fante(2)”
“O madona la mia madona(3)
Cosa vol dire ch’i  sonan tanto?”
“O nuretta, la mia nuretta
I g’fan ‘legria al tuo fante”
III
“O madona la mia madona(3)
Cosa vol dire ch’i cantan tanto?”
“O nuretta, la mia nuretta
I g’fan ‘legria ai soldati
“O madona , la mia madona
Disem che moda ho da vestirmi”
“Vestati di rosso, vestati di nero
Che le brunette stanno più bene”
IV
O quand l’è stai ‘nt l üs de la chiesa
D’un cirighello si l’à incontrato
“Bundì bongiur an vui vedovella”
“O no no no che non son vedovella
g’l fante in cüna e ‘l marito in guera”
“O si si si che voi sei vedovella
Vostro marì l’è tri dì che ‘l fa terra”
V
“O tera o tera apriti ‘n quatro
Volio vedere il mio cuor reale”
“La tua boca la sa di rose(4)
‘nvece la mia la sa di terra”
traduzione italiano Cattia Salto
I
Re Gilardino va alla guerra
va alla guerra a tirar di spada
(va alla guerra a tirar di spada)
e quando si è trovato a metà strada,
Re Gilardino è stato ferito
Re Gilardino ritorna indietro, vuole andare a morire vicino alla madre
II
Tum-Tum batte alla porta
“O mamma mia, sono morto”
“Batti piano, caro figliolo che la tua signora ha un piccolo in fasce”
“O signora, mia signora
perchè suonano tanto?!”
“O mia nuorina, la mia piccola nuora
fanno festa al tuo bambino”
III
“O signora, mia signora
perchè cantano tanto?!”
“O mia nuorina, la mia piccola nuora
sono i soldati che fanno baldoria”
“O signora, mia signora
ditemi in che modo mi devo vestire”
“Vestiti di rosso e nero che addosso alle brunette stanno meglio”
IV
E quando è stata sulla porta della chiesa ha incontrato un chierichetto
“Buon giorno a voi vedovella”
“O no no non che non sono vedovella ho il bambino nella culla e il marito in guerra”
“O si si che voi siete vedovella
Vostro marito è da tre giorni sotto terra”
V
“O terra apriti in quattro
voglio vedere il mio cuore di re”
“La tua bocca sa di rose
invece la mia sa di terra!”

NOTE
*(Da una registrazione originale di Maurizio Martinotti in alta Val Borbera)
1) inevitabile il richiamo dantesco “nel mezzo del cammin di nostra vita” (con corollario di bosco), in questo contesto il trovarsi a metà strada allude ad un cambiamento che muta per sempre la vita del re, ovvero dell’eroe.
2) probabilmente il figlio è nato mentre il re era in guerra e quindi egli apprende della sua paternità nel momento della morte!
3) è la nuora che parla per chiedere il motivo del trambusto e nelle risposte le si occulta il vero motivo dei preparativi: si sta allestendo il funerale del re
4) è il re defunto che parla alla moglie, ossia la saggezza popolare, i tempi della sepoltura lacrimata sono ancora a venire.. Nella versione francese (e occitana) di Re Renaud invece la terra si spalanca e la bella viene inghiottita

RE ARDUIN

Cantovivo registrò la stessa ballata col titolo “Re Arduin” già raccolta dalla tradizione orale da Franco Lucà, nel 1984 ad Alpette Canavese, esecutore Battista Goglio “Barba Teck” ( 1898-1985 )

RE ARDUIN
I
Re Arduin (1) a ven da Turin
Re Arduin a ven da Turin
Ven da la guera l’è stai ferì
Ven da la guera l’è stai ferì
II
O mamma mia preparmi ‘l let
La cuerta noira e i linsöi di lin
III
O mamma mia cosa diran
Le fije bele ca na stan lì
IV
O no no no parla en tan
La nostra nora l’à avù n’infan
V
O mamma mia (2) disimi ‘n po’
Che i panatè a na piuren tan
VI
A l‘àn brüsà tüti i biciulan (3)
L‘è par sulì c’a na piuren tan
VII
O mamma mia cosa diran
Perché da morto na sunen tan
VIII
Sarà mort prinsi o quai signor
Tüte le cioche a i fan unur
IX
Re Arduin a ven da Turin
L‘è ndà a la guera l’è stai ferì
X
O tera freida apriti qui
Ch io vada col mio marì
traduzione italiano*
I
Re Arduino viene da Torino
Re Arduino viene da Torino
viene dalla guerra è stato ferito
viene dalla guerra è stato ferito
II
O mamma mia preparami il letto
la coperta nera e le lenzuola di lino
III
O mamma mia cosa diranno
le figlie belle che stanno lì
IV
O non parlar tanto/ la nostra nuora ha avuto un bambino
V
O mamma mia ditemi un poco perché i panettieri piangono tanto
VI
Hanno bruciato tutti i “biciulan”
è per quello che piangono tanto
VII
O mamma mia cosa diranno
perché da morto suonano tanto
VIII
Sarà morto il principe o qualche
signore/ tutte le campane gli fanno onore
IX
Re Arduino viene da Torino/ è andato alla guerra è
stato ferito/
X
O terra fredda apriti qui/ che io vada con il mio marito.

NOTE
* da qui
1) Arduino d’Ivrea (marchese di Ivrea e primo re d’Italia) è ancora estremamente popolare nel Canavese omaggiato in molte rievocazioni storiche
2) in realtà è la nuora che chiede informazioni sui lamenti e le campane a morto (tema della morte occultata) mentre nella prima parte (strofe II e III) è Arduino che parla. Solo nella IX strofa è annunciata la morte di Arduino
2) “hanno bruciato tutto il pane” i bicciolani sono dei biscotti tipici del Vercellese, ma a Torino i biciulan sono dei pani di forma lunga e sottile (un po’ panciuta nel mezzo e sottile alle punte), la versione piemontese della baguette!

FONTI
http://chrsouchon.free.fr/chants/italren.htm
https://minimazione.wordpress.com/2007/08/22/re-gilardin-alla-guerra/
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=1048
http://www.nspeak.com/allende/comenius/bamepec/multimedia/saggio1.htm
http://www.traditionalmusic.co.uk/child-ballads-v2/child8-v2%20-%200371.htm
http://amischanteurs.org/wp-content/uploads/Canti-di-Donata-Pinti.pdf

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