MO GHILE MEAR

Testo: Seán Clárach MacDomhnaill ovvero John Clare McDowell (1691-1754)
Musica: motivo tradizionale irlandese

MAIGUE POETS

Sean Clarach (Giovanni da Charlestown) faceva parte dei Maigue Poets, la cerchia di poeti irlandesi della contea di Limerick che nel Settecento si riunivano nella taverna di  Seán Ó Tuama in Mungret street a Croom villaggio attraversato dal fiume Maigue.

He was surnamed "Clarach" from the place of his birth near Charleville in Co. Cork. He was a "rank" Jacobite, and on more occasions than one he saved his life by hasty retreat from his enemies, the Bard-hunters. He moreover inherited all the hatred of his race for the "Saxon Churls" who had so basely murdered at Knockanas, near Mallon in 1648 the brave Irish General, Alister Mac Colquitto of his name and race. He was the author of many Jacobite pieces and had hoped had he lived to translate Homer into his native Gaelic, but he died in 1754 aged 63 years.
(Source: Comunn Chlann Domhnaill Dun Eideann -The Clan Donald Society of Edinburgh)

My Darling Gallant (Mo Ghile Mear) è un Aisling song ossia un canto in cui il poeta fa un sogno o ha una visione di una bella fanciulla o di una dea che porta un messaggio di speranza, perchè presto l’Irlanda sarà libera dal dominio inglese. Ma qui la donna è invece una vedova bianca con il marito in esilio, niente meno che il principe Carlo Edward Stuart (Roma 1720-88), noto come Bonnie Prince Charles.

Charlie-Flora-William Joy
Flora MacDonald e Bonnie Prince Charlie – George William Joy

La “vedova in stracci” è l’Irlanda stessa, sposa felice un tempo, ma ora il suo amore è lontano, in un esilio che sarà definitivo, la poesia è stata scritta infatti dopo la battaglia di Culloden (1746).
Nel tempo il canto è diventato il lamento di una donna per il suo innamorato lontano in guerra ed è tradizionalmente cantato nei pubs al momento della chiusura, quando il gestore tenta di chiudere e gli avventori, per bersi un ultimo bicchiere, la cantano con un misto di tristezza e malinconia e così facendo brindano alla salute di chi è lontano!

ASCOLTA Mary Black (bello anche il montaggio delle immagini)


ORIGINALE GAELICO IRLANDESE
I
Seal da rabhas im’ mhaighdean shéimh,
‘S anois im’ bhaintreach chaite thréith,
Mo chéile ag treabhadh na dtonn go tréan
De bharr na gcnoc is i n-imigcéin.
II
‘Sé mo laoch, mo Ghile Mear,
‘Sé mo Chaesar, Ghile Mear,
Suan ná séan ní bhfuaireas féin
Ó chuaigh i gcéin mo Ghile Mear.
III
Bímse buan ar buaidhirt gach ló,
Ag caoi go cruaidh ‘s ag tuar na ndeór
Mar scaoileadh uaim an buachaill beó
‘S ná ríomhtar tuairisc uaidh, mo bhrón.
IV
Ní labhrann cuach go suairc ar nóin
Is níl guth gadhair i gcoillte cnó,
Ná maidin shamhraidh i gcleanntaibh ceoigh
Ó d’imthigh uaim an buachaill beó.
V
Marcach uasal uaibhreach óg,
Gas gan gruaim is suairce snódh,
Glac is luaimneach, luath i ngleo
Ag teascadh an tslua ‘s ag tuargain treon.
VI
Seinntear stair ar chlairsigh cheoil
‘s líontair táinte cárt ar bord
Le hinntinn ard gan chaim, gan cheó
Chun saoghal is sláinte d’ fhagháil dom leómhan.
VII
Ghile mear ‘sa seal faoi chumha,
‘s Eire go léir faoi chlócaibh dubha;
Suan ná séan ní bhfuaireas féin
Ó luaidh i gcéin mo Ghile Mear.

TRADUZIONE IN INGLESE di J.Mark Sugars 1997
I
Once I was fair as a morn of May,
Now all I do is grieve and pray,
And scan the surging ocean waves
Since my gallant laddie went away.
II
‘Sé mo laoch, mo Ghile Mear,
‘Sé mo Chaesar, Ghile Mear,
Suan ná séan ní bhfuaireas féin
Ó chuaigh in gcéin mo Ghile Mear.
III
Pain and sorrow are all I know,
My heart is sore, my tears a’ flow
Since o’er the seas we saw him go
No news has come to ease our woe.
IV
In chestnut trees no birdsong sounds,
The glens no more echo with coursing hounds,
Winter’s gloom lasts all year ‘round,
Since my laddie left for to seek his crown.
V
A proud and youthful chevalier,
A highland lion of cheerful mien,
A slashing blade, a flashing shield,
Fighting foremost in the field.
VI
Come, drain your cups as wild harps play
Let every Celt praise his noble name
As long as blood flows in your veins
Raise a toast for his health, wish him length of days.
VII
Hero whose hopes have turned to smoke,
Erin all wrapped in mourning cloak,
I watch and wait, I dread my fate,
Since my gallant laddie went awa

TRADUZIONE ITALIANO (dal WEB)
I
Un tempo ero una dolce fanciulla
ora sono una vedova in stracci
il mio sposo valica le onde del mare
e cammina sulle colline dell’esilio
II (RIT)
Lui è il mio eroe, il mio amore,
lui è il mio Cesare, il mio amore,
non ho trovato né pace nè fortuna
da quando il mio amore è partito
III
Ogni giorno sono sempre depressa
e verso amaramente copiose lacrime
da quando per mare se ne andò  e ahimè nessuna sua notizia ricevo
IV
Il cuculo non canta allegramente a mezzogiorno
e non si sente l’abbaiare dei levrieri nei boschi di nocciolo
non esiste più l’estate nelle valli nebbiose da quando se n’è andato, in cerca della sua corona
V
Nobile, orgoglioso, giovane cavaliere
guerriero senza tristezza, dal viso piacente, dal pugno pronto, rapido nella lotta che sconfigge il nemico e colpisce il forte.
VI
Che si intonino arie su arpe armoniose e che si riempiano molti bicchieri, con animo sollevato senza colpa o tristezza, brindiamo alla vita e alla salute del mio leone
VII
Sfolgorante amore ora attraversiamo un periodo di dolore e tutta l’Irlanda si ricopre di un manto nero, non trovo pace nè fortuna, da quando il mio amore è partito

ASCOLTA Sting & the Chieftains

VERSIONE INGLESE
CHORUS
‘Se mo laoch, mo Ghile Mear
‘Se mo Chaesar Ghile Mear
Suan ná séan ní bhfuaireas féin
Ó chuaigh in gcéin mo Ghile Mear.
I
Grief and pain  are all I know
My heart is sore
My tears a’flow
We saw him go.
No word we know of him, och on
II
A proud and gallant chevalier
A high man’s scion of gentle mean
A fiery blade engaged to reap
He’d break the bravest in the field
III
Come sing his praise as sweet harps play
And proudly toast his noble fame
With spirit and with mind aflame
So wish him strength and length of day
tradotto da Cattia Salto
CORO
Lui è il mio eroe, la mia sola luce,
lui è il mio Cesare, la mia sola luce,
non ho trovato riposo né sonno
da quando è partito, la mia sola luce.
I
Pena e dolore tutti li conosco,
Il mio cuore piange
lacrime come un fiume in piena.
Lo abbiamo visto partire
e non riceviamo sue notizie, ahimè.
II
Un cavaliere orgoglioso e gentile,
uno di nobile nascita e di viva intelligenza, una lama fiera impegnata a combattere, che ha ucciso il più coraggioso in battaglia.
III
Canteremo il suo elogio con dolci arpe,
e brinderemo fieri alla sua nobile fama
con animo e mente ardenti, per augurargli una lunga e prospera vita.

VERSIONE DEI MODENA CITY RAMBLERS

In un giorno di pioggia 1994 “Dichiarazione d’amore per l’Irlanda, nostra “patria dell’anima”. E’ anche un canto d’emigrazione: da buoni Irlandesi (benchè adottivi) hanno sentito il bisogno, con questa song, di lasciare l’isola di smeraldo. Portano a casa però il ricordo della musica, della luminosità del cielo (utile per perforare le micidiali nebbie padane) e della Guinness.”

Is è mo laoch, mo ghile mear
Is è mo shaesar ghile mear
Nì fhuaras fèin aon tsuan ar seàn
o chuaigh ì gcèin mo ghile mear

Addio, addio e un bicchiere levato
al cielo d’Irlanda e alle nuvole gonfie.
Un nodo alla gola ed un ultimo sguardo
alla vecchia Anna Liffey e alle strade del porto.

Un sorso di birra per le verdi brughiere
e un altro ai mocciosi coperti di fango,
e un brindisi anche agli gnomi a alle fate,
ai folletti che corrono sulle tue strade.

Hai i fianchi robusti di una vecchia signora
e i modi un po’ rudi della gente di mare,
ti trascini tra fango, sudore e risate
e la puzza di alcool nelle notti d’estate.

Un vecchio compagno ti segue paziente,
il mare si sdraia fedele ai tuoi piedi,
ti culla leggero nelle sere d’inverno,
ti riporta le voci degli amanti di ieri.

E’ in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,
il vento dell’ovest rideva gentile
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai preso per mano portandomi via.

Hai occhi di ghiaccio ed un cuore di terra,
hai il passo pesante di un vecchio ubriacone,
ti chiudi a sognare nelle notti d’inverno
e ti copri di rosso e fiorisci d’estate.

I tuoi esuli parlano lingue straniere,
si addormentano soli sognando i tuoi cieli,
si ritrovano persi in paesi lontani
a cantare una terra di profughi e santi.

E’ in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,
il vento dell’ovest rideva gentile
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai preso per mano portandomi via.

E in un giorno di pioggia ti rivedrò ancora
e potrò consolare i tuoi occhi bagnati.
In un giorno di pioggia saremo vicini,
balleremo leggeri sull’aria di un reel

FONTI
http://chrsouchon.free.fr/moghile.htm
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=3235&lang=it
http://www.celticartscenter.com/Songs/Irish/MoGhileMear.html

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