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Blake’s Cradle Song

 “Sono gli uomini stessi che hanno mercificato la propria esistenza, pervertito le relazioni interpersonali in cambio di cose”. W. Blake

Poeta e artista visionario pittore e incisore, precursore del Romanticismo William Blake inventò l’immagine monotipo con colori a base di acqua per le sue stampe, pubblicandosi da solo i suoi libri.
“Blake non è un uomo facile, è orgoglioso, polemico e contrario alle mode correnti, tanto nelle arti, quanto nelle idee filosofiche.Trascorre tutta la sua vita in povertà, i suoi rapporti sociali sono molto complicati e conflittuali; odia la moda del suo tempo, odia la guerra, ritenendo che le arti possano nascere solo in Stati Pacifici, odia quindi chi la combatte (si ricordi le parole urlate ad un soldato: “Dannazione al Re, e dannazione a tutti i soldati, essi sono tutti schiavi”). Blake si è sempre dimostrato contro l’accademia, contro l’educazione che opprime l’immaginazione rifiutando l’educazione “elegante” che produce artificiosità.” (tratto da qui)

In opposizione ai sacri codici che identificano il male con il corpo e il bene con l’anima Blake afferma che il Male è energia fisica, desiderio al di là di ogni morale, così supera la dicotomia anima-corpo: L’Uomo non possiede un Corpo distinto dall’Anima. L’Energia è la sola vita e procede dal Corpo; e la Ragione è il confine o Circonferenza esterna dell’Energia. L’Energia è Delizia Eterna.

William Blake, Pietà,1895

A CRADLE SONG

“A Cradle song” è una delle diciannove poesie della sua raccolta Songs of Innocence (1789).
I “Canti dell’Innocenza” parlano dell’infanzia quale simbolo dell’innocenza, uno stato d’essere umano connesso con la felicità, l’immaginazione e la libertà. Scritte in un linguaggio semplice e musicale anche se non sono accompagnate dalla melodia, le poesie sicuramente sono state concepite come canti.

Molti artisti contemporanei hanno messo in musica i versi poetici, qui riportati in ordine sparso (e omettendo la versione classica di Benjamin Britten).

ASCOLTA The Alan Tyler Show 2015 voce di Emma Tricca, Musica composta e arrangiata dal chitarrista Alan Tyler

ASCOLTA Allen Ginsberg, in Holy Soul Jelly Roll, 1994 musica di Allen Ginsberg · Arthur Russell · Peter Hornbeck · Jon Meyer

ASCOLTA Sting bonus track in versione limitata in If on a Winter’s Night, 2009 (strofe da I a II; e da V A IX) musica di Vaughan Williams,

Ascolta Blake in “Heathen & Heaven” (2015) il gruppo francese nasco con l’intento di mettere in musica le poesie di William Blake; nati nel 2008 sono Gaël (voce, ghitarra), Clément (contrabbasso), Virginie (voce), Gaétan (violino)
ASCOLTA Pierre-Gilles Bovy in The Echoing Green ancora un francese in attività con il suo gruppo électro-rock dal 2011

La Barbe Bleue − Cradle Song (al momento non ho trovato il testo e nemmeno informazioni sugli esecutori)


I
Sweet dreams, form a shade
O’er my lovely infant’s head
Sweet dreams of pleasant streams
By happy, silent, moony beams
II
Sweet Sleep, with soft down
Weave thy brows an infant crown
Sweet Sleep, Angel mild
Hover o’er my happy child
III
Sweet smiles in the night,
Hover over my delight.
Sweet smiles Mothers smiles,
All the livelong night beguiles.
IV
Sweet moans, dovelike sighs,
Chase not slumber from thy eyes,
Sweet moans, sweeter smiles,
All the dovelike moans beguiles.
V
Sleep, sleep, happy child
All creation slept and smil’d
Sleep, sleep, happy sleep
While o’er thee thy mother weep
VI
Sweet babe, in thy face
Holy image I can trace
Sweet babe once like thee
Maker lay and wept for me
VIII
Wept for me, for thee, for all
When He was an infant small
Thou His image ever see
Heavenly face that smiles on thee
IX
Smiles on thee, on me, on all
Who became an infant small
Infant smiles are His own smiles;
Heaven and earth to peace beguiles
Traduzione italiano *
I
Dall’oscurità, sogni beati
sul mio bimbo addormentato.
Dolci sogni, sgorgano lieti
da raggi di luna silenti.
II
Dolce sonno, di soffice piuma
incorona il bimbo nella culla.
Dolce sonno, Angelo mite,
proteggi il mio bimbo felice.
III
Nella notte, dolci sorrisi,
schiudetegli il paradiso.
Sorrisi dolci, materni sorrisi,
tutta la notte sempre sorrisi.
IV
Gemiti dolci, sospiri leggeri
non cacciate il sonno dai suoi pensieri.
Gemiti dolci, sorrisi beati
come dolci colombe alate.
V
Dormi, dormi bimbo felice
tutto il creato dorme e sorride
Dormi, dormi, dormi felice
mentre su di te tua madre piange
VI
Dolce bimbo, sul tuo volto
un santo viso ho colto.
Un bimbo dolce come te
il tuo Creatore, pianse per me
VIII
Per me, per te, per tutti pianse,
quand’era bimbo ancora in fasce.
Sempre vedrai il suo volto,
celeste sorriso a te rivolto
IX
A te, a me, a tutti sorride.
Colui che bimbo un dì si fece.
Di ogni bimbo il sorriso é la sua luce,
cieli e terra alla pace riconduce.

NOTE
* traduzione rielaborata da qui

FONTI
http://elenanigro.blogspot.it/2008/05/william-blake.html
https://wsimag.com/it/arte/18924-immagini-mono-a-tipiche

IL GIORNO DI SANTO STEFANO

“Santo Stefano” Luis de Morales, 1575

La figura di Santo Stefano è  venerata sia nel Nord che nell’Est d’Europa dalla Chiesa Cattolica e Ortodossa: si suppone che Stefano provenisse dall’Anatolia ellenica, uno degli ebrei della diaspora benestanti e letterati, di lingua greca, stanziati in città cosmopolite e certamente più colti rispetto ai primi seguaci di Gesù (per lo più i contadini e i diseredati della Galilea).

Gli ellenisti furono coloro che trasformarono la setta ebraica dei seguaci di Gesù in qualcosa di nuovo rispetto al giudaismo e iniziarono a chiamarsi cristiani.
Della vita di Santo Stefano si conosce molto poco, lo troviamo a Gerusalemme come seguace di Cristo e grande predicatore, lapidato nel 36 d.C. per la sua testimonianza di fede, il primo martire della storia cristiana e perciò annoverato tra i Comites Christi, i compagni di Gesù di cui si ricordano la vita a cominciare dal giorno dopo del Natale di Cristo.
L’invenzione della sua sepoltura (cioè il ritrovamento della sua tomba) cade al 3 agosto del 415 e per la Chiesa ortodossa il 3 agosto è ancora la sua festa.

Lapidazione di Saqnto Stefano, Paolo Uccello

Stefano secondo la leggenda medievale diffusa da  Giovanni di Hildesheim  a volte è uno stalliere, a volte un servitore alla mensa di Erode, altre volte un cacciatore. Stefano fu il primo a vedere la stella di Betlemme e lasciò la corte di Erode per seguire Gesù. Un’antica ballata doveva circolare per l’Europa medievale sulla suggestione della leggenda, le cui tracce si conservano nei paesi del Nord. continua

LA TRADIZIONE IN ITALIA

In Italia è festa nazionale solo dal secondo dopoguerra, è il giorno dedicato alla famiglia e al relax con giochi da tavolo e d’intrattenimento per tutti, anche le massaie che si sono dedicate per giorni al pranzo di Natale oggi mettono in tavola gli avanzi.
Un proverbio francese recita “A Santo Stefano le giornate si allungano di uno spillo” e se la giornata è soleggiata sono frequenti le passeggiate in città o le scampagnate.

LA TRADIZIONE IN GRAN BRETAGNA

Il Boxing Day, è una festività natalizia che cade il 26 dicembre, il corrispettivo anglosassone del nostro Santo Stefano: letteralmente “giorno della scatola” (ovvero il giorno delle offerte), è una ricorrenza che risale al Medio Evo, anche se alcuni studiosi ne rintracciano le origini nell’epoca tardoromana.
L’etimologia in realtà non è chiarissima, ma l’idea di fondo della festività, ufficialmente istituita nel Regno Unito nel 1871, è quella di donare qualcosa ai bisognosi o ai propri dipendenti in occasione del Natale, una sorta di bonus: nel pacco natalizio potevano esserci regali e avanzi di cibo e ai lavoratori veniva concesso il giorno libero per stare con la propria famiglia.
La consuetudine si diffuse sistematicamente però solo ai tempi della regina Vittoria e del sentimentalismo di stampo dickensiano. continua

LA TRADIZIONE IN IRLANDA

In Irlanda il giorno di S. Stefano, conosciuto anche con il nome gaelico La An Droilin, il giorno dello scricciolo (wren’s day), i giovani del villaggio con i visi sporchi di fuliggine e armati di bastoni, andavano nei boschi alle prime luci dell’alba per cercare tra i cespugli la tana dello scricciolo: il primo di loro che riusciva a colpirlo diventava il re per un giorno. Il corpicino dello scricciolo legato ad un ramo di agrifoglio veniva portato in processione di casa in casa e cantando una filastrocca i ragazzi dello scricciolo ricevevano piccoli doni lasciando in cambio una piuma strappata dal petto del piccolo uccellino. continua

LA TRADIZIONE IN SCANDINAVIA

Nella tradizione scandinava la canzone su Santo Stefano è tipica dei canti per Santa Lucia, e rispecchia maggiormente la tradizione pre-cristiana dei festeggiamenti di Yule. Un tempo era una canzone di questua di fattoria in fattoria cantata dai ragazzi nei giorni prima di Natale per raccogliere dei piccoli doni.
Le versioni della canzone sono innumerevoli tra Svezia, Norvegia e Danimarca con testi più o meno lunghi come una ballata, ma tutti riferiti all’avvistamento della Stella di Betlemme.  continua

Saint Stephen

Magpie Lane in Wassail, 1995


I
Saint Stephen was a holy man
Endued with heavenly might,
And many wonders he did work
Before the people’s sight;
And by the blessed Spirit of God,
Which did his heart inflame,
He spared not, in every place,
To preach God’s holy name.
Chorus 
O man, do never faint nor fear,
When God the truth shall try;
But mark how Stephen, for Christ’s sake,
Was willing for to die.
II
Before the elders he was brought,
His answers for to make,
But they could not the spirit withstand
Whereby this man did speak.
While this was told, the multitude
Beholding him aright,
His comely face began to shine
Most like some angel bright.
III
Then Stephen did put forth his voice,
And he did first unfold
The wond’rous works which God had wrought
Even for their fathers old;
That they thereby might plainly know
Christ Jesus should here be
That from the burden of the law
Should quit us frank and free.
IV
But, oh! quoth he, you wicked men,
Which of the prophets all
Did not your fathers persecute,
And keep in woeful thrall?
But when I heard him so to say,
Upon him they all ran,
And there without the city gates
They stoned this holy man.
V
There he most meekly on his knees
To God did pray at large
Desiring that He would not lay
This sin unto their charge;
Then yielding up his soul to God,
Who had it dearly bought,
He lost his life, and his body then
To the grave was seemly brought.
Traduzione italiano di Cattia Salto*
I
Santo Stefano era un uomo santo
dotato di potenza celeste
e molti miracoli operò
davanti agli occhi della gente;
e benedetto dallo Spirito Santo
che fece infiammare il suo cuore,
non si risparmiò, in ogni luogo,
per predicare il santo nome di Dio.
Coro
O uomo, non essere mai debole o pauroso, quando Dio metterà alla prova la fede, ma fai come Stefano, che per amore di Dio fu pronto a morire
II
Davanti agli anziani fu portato,
a dare le sue risposte (1),
ma non poterono resistere allo spirito
che attraverso quest’uomo parlava.
Mentre quest’uomo parlava, la moltitudine guardandolo bene,
il suo bel viso iniziò a risplendere
quasi come un angelo radioso.
III
Allora Stefano disse a gran voce (2)
e lo disse per primo
le meravigliose opere che Dio aveva
compiuto
anche per i patriarchi;
che essi dovrebbero chiaramente sapere, Gesù Cristo sarà qui
che dall’onere della legge
dovremo affrancarci e liberarci.
IV
“Ma, oh, – disse -voi uomini malvagi
Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato,
e tenuto in schiavitù?”
Ma quando lo sentii dire ciò
su di lui accorsero tutti,
e là fuori dalle porte della città
lapidarono questo sant’uomo
V
Lì si inginocchiò docilmente
a Dio pregò liberamente
desiderando che Egli non ponesse
questo peccato su di loro;
quindi abbandonando la sua anima a Dio, perse la sua vita e il suo corpo allora, alla tomba fu proprio portato

NOTE
* prima stesura, da rivedere
1) L’accusa è di quelle gravi: «Bestemmia contro Dio e contro Mosè».
2) la sua autodifesa è riportata negli Atti degli Apostoli, un lungo discorso in cui Stefano ripercorre le sacre scritture dichiarando che Dio aveva preannunciato l’avvento di Cristo attraverso i profeti e i patriarchi

 

FONTI
http://www.dailyslow.it/santo-stefano/
https://afolksongaweek.wordpress.com/2013/12/16/week-121-saint-stephen-rejoice-and-be-merry/
https://mainlynorfolk.info/peter.bellamy/songs/saintstephen.html
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/saint_stephen_was_an_holy_man.htm
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/saint_stephen_was_a_holy_man.htm

Salutation Carol

The Salutation Carol risale al 1460-80 e riprende la narrazione evangelica dell’annunciazione dell’angelo Gabriele a Maria: secono Luca un angelo entra in casa di Maria e le rivela che concepirà il Figlio di Dio “senza conoscere uomo”, sarà lo Spirito Santo a scendere su di lei e a incarnare nel suo grembo il figlio divino.

Di concepimenti tra dei e umani è piena la storia mitologica dei popoli e gli Ebrei-Cristiani non sono da meno.


Nowell, Nowell, Nowell this is the salutation of the Angel Gabriel
I
Tidings true there be come new,
Sent from the Trinity
By Gabriel to Nazareth,
City of Galilee.
A clean maiden, a pure virgin,
By her humility
Shall now conceive the Person
Second in Deity.
II
When that he presented was
Before her fair visage,
In most demure and goodly wise
He did to her homage;
And said, “Lady, from heaven so high.
That Lordes heritage,
For he of thee now born will be,
I’m sent on his message.”
III
“Hail, Virgin celestial,
The meek’st that ever was!
Hail, temple of the Deity!
Hail, mirror of all grace!
Hail, Virgin pure! I thee ensure,
Within a little space
Thou shalt conceive, and him receive
That shall bring great solace.”
IV
Then bespake the Maid again
And answered womanly,
“Whate’er my Lord commandeth me
I will obey truly”
With “Ecce sum humillima
Ancilla Domini;
Secundum verbum tuum,
-She said,- Fiat mihi”
Traduzione italiano di Cattia Salto
Annunciazione, Annunciazione, Annunciazione, questo è il Saluto dell’angelo Gabriele
I
Una veritiera notizia è arrivata oggi
mandata dalla Trinità (1)
per mezzo di Gabriele a Nazaret,
una città della Galilea.
Una fanciulla casta, una vergine pura
per la sua umiltà concepirà la Seconda Persona in Dio (2)
II

Quando si presentò
innanzi al suo bel viso
dal contegno più casto e saggio
fece a lei il suo omaggio
e disse “Signora, dall’alto dei Cieli
la Potenza dell’Altissimo (3)
verrà su di te , e allora sarà nato
vi mando il suo messaggio”
III
“Salve, Cergine celeste
la più bella che ci sia
Salve, tempio di Dio
Salve specchio della Grazia
Salve Vergine pura!Io ti assicuro,
tra poco tu concepirai, e lui riceverai, colui che porterà un grande conforto”
IV
Allora parlò la fanciulla di nuovo
e rispose in modo muliebre
“Ciò che il mio Signore mi comanda
io obbedirò”
con “Ecco sono l’umile
ancella del Signore
secondo la tua parola
-disse- mi avvenga (3)”

NOTE
1) la Trinità afferma che Dio è uno solo, unica “sostanza”, ma comune a tre “persone” distinte ma della stessa sostanza, Dio
2) cioè il Figlio: Cristo era l’incarnazione della seconda persona eterna della Trinità, che era vero Dio e vero uomo contemporaneamente. Tutte le convinzioni divergenti furono definite come eresie.
3) lo Spirito Santo è indicato come la Potenza divina, lo Spirito di Dio (soffio vitale) nel mondo. Viene espresso per simboli: l’acqua del battesimo (la nuova vita), le lingue di fuoco delle Pentecoste (l’energia della trasformazione),  il vento (il soffio già citato che sottende alla creazione), nubi e luce sono le descrizioni bibliche per eccellenza in particolare riguardanti l’arca dell’Alleanza; la colomba che discese sul capo di Gesù durante il suo battesimo.
3) “Avvenga per me secondo la tua parola” Maria deve dare il suo consenso al concepimento perchè esso si compia

FONTI
http://crab.rutgers.edu/~pbutler/music/Glencairn/Salutation%20Carol.pdf
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/salutation_carol.htm
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/nowel_this_is_the_salutation.htm

http://bronxvillewomensclub.org/yahoo_site_admin/
assets/docs/12-30_Xmas.34675708.pdf

AS I LAY ON YULIS NIGHT

Tra i Christmas Carols possiamo annoverare una serie di ninna-nanne dalle origini medievali ancora oggi nei repertori delle Corali e nelle compilation di musica natalizia; dette anche Cradle songs sono canti semplici, evocativi di un intimo momento tra Maria e Gesù.

AS I LAY ON YULIS NIGHT

Madonna con bambino XIV secolo

La ninna nanna risalente al XIV secolo si conserva nel manoscritto di John of Grimestone (1372), un frate francescano di Norfolk che aveva annotato sermoni, poesie e canti ai fini della sua predicazione tra la folla. (il manoscritto si trova ora a Edimburgo, nella National Library of Scotland, siglato MS. 18.7.21.) Non è però certo se il canto sia stato composto da lui o semplicemente trascritto da altre fonti. Come sia il canto è stato ritrovato in altri manoscritti del XV secolo, finalmente anche accompagnato da notazione musicale.

Delle 14 strofe di cui è composta la ninna-nanna “Als I lay on Yoolis Night” oggi si cantano per lo più solo le prime 6/7 (versione integrale qui)
La melodia è volutamente semplice, ma non banale, una precisa scelta stilistica per divulgare il mistero della Natività.
ASCOLTA Eeva-Maria Kauniskangas & Kristian Kokko: voce e chitarra classica

ASCOLTA Origo Ensemble

ASCOLTA Martin Best Ensemble in “Thys Yool” 1988: Martin Best, Donna Deam, Kristine Szulik

ASCOLTA Anonymous 4


Lullay, lullay, lay lay, lullay,
Mi deere moder, synge lullay…
I
Als I lay on Yoolis Night,
Alone in my longynge,
Me thought I saw a well faire sight,
A maid hir childe rockynge.
II
The maiden wolde withouten song
Hir childe aslepe to brynge;
The childe him thought sche ded him wrong,
And bad his moder synge.
III
“Synge now, moder,” saide the childe,
“Wat schal to me befall
Heerafter wan I cum til eld,
For so doon modres all.
IV
“Swete moder, faire and fre,
Because that it is so,
I pray thee that thou lulle me
And synge sumwat therto.”
V
“Swete sune,” saide sche,
“Weroffe schuld I synge?
Ne wist I nere yet more of thee
But Gabriels gretynge.
VI
“He grett me goodli on his knee
And saide, ‘O Hail, Marie!
Hail, full of grace, God is with thee;
Thou beren schald Messie.'”
Traduzione italiano di Cattia Salto
Ninna nanna
mamma cara canta ninna
I
Mentre stavo nella notte del Solstizio, solo con la mia nostalgia,
pensai di vedere una bella scena (1):
una fanciulla cullare il suo bambino
II
La fanciulla voleva, senza il canto
far addormentare il bimbo;
il bimbo pensava che gli facesse torto
e invitò sua madre a cantare.
III
“Canta ora mamma –
disse il bimbo-
di ciò che mi accadrà
fino a quando diventerò grande,
perché tutte le mamme lo fanno (2)”
IV
“Cara mamma, bella e buona
perché è proprio così,
ti prego di cullarmi
e cantare per me un po’”
V
“Caro figlio –disse  lei-
di cosa dovrei cantare?
Non conosco nulla di te, tranne l’annunciazione di Gabriele (3)”
VI
“Lui mi salutò dolcemente inginocchiato e disse “Ave Maria!
Salve piena di Grazia, il Signore è con te; tu porterai il Messia” (4)

NOTE
1) secondo un topico delle ballata popolare la narrazione è riportata come una testimonianza di un personaggio anonimo che per caso assiste agli eventi. Così anche le visioni (aisling) fanno parte del genere.
2) nelle ninne nanne della tradizione popolare le mamme predicono il futuro dei figli, secondo i generi e la classe sociale.
3) solo adesso chi ascolta si rende conto che i protagoniosti non sono solo una mamma e un bambino, ma la Madre e il Figlio di Dio.
4) il canto prosegue con la descrizione dell’incontro con l’Angelo e Maria conclude
Then, as he said, I thee bare
On a midwinter night,
In maidenhood, without care,
By grace of God almight.

The shepherds that waked in the wold
Heard a wondrous mirth
Of angels there, as they told,
At the time of thy birth.
E’ Gesù Bambino a proseguire il canto profetizzando il suo futuro, così è lui a confortare e cullare la giovane madre

FONTI
http://corymbus.co.uk/as-i-lay-on-yules-night/
http://www.markwinges.com/scores/yoolis.pdf

SANS DAY CAROL

Taddeo Gaddi, Madonna del Parto

La tradizione medievale del Natale voleva che le case fossero decorate da rami di sempreverde, in particolare agrifoglio ed edera, affinche il princio maschile e quello femminile si unissero; l’Agrifoglio emblema del principio maschile nel suo trionfo invernale è così rivisitato dal Cristianesimo e identificato con la figura salvifica di Gesù Cristo (prima parte).
Per meglio dire però nei canti di Natale si attua un ribaltamento di significati: è il principio femminile incarnato in Maria a diventare la regina della foresta.

LA VERSIONE CORNICA: Sans day carol

La versione è nota con il titolo St Day Carol dal villaggio di St Day in Cornovaglia dove è stata trascritta solo in epoca vittoriana. In “The Oxford Book of Carols” (1928) si scrive “The Sans Day or St Day Carol was so named because the melody and the first three verses were taken down at St Day in the parish of Gwennap, Cornwall … We owe the carol to the kindness of the Rev. G. H. Doble, to whom Mr W. D. Watson sang it after hearing an old man, Mr Thomas Beard, sing it at St Day. A version in Cornish was subsequently published ( Ma gron war’n gelinen ) with a fourth stanza, [… a berry as blood is it red …], here translated and added to Mr Beard’s English version.”

Nella tradizione cornica diversamente dalla versione inglese di “The Holly and the Ivy”  è stata mantenuta più chiaramente la struttura melodica della carola medievale nella sua forma di danza saltellante.

Artisan in Christman is come in, 2009

The Chieftains in “The Bells of Dublin” 1991


I
Now the holly she (1) bears a berry
as white(2) as the milk,
And Mary bore Jesus,
all wrapped up in silk:
CHORUS
And Mary she bore Jesus
our Saviour for to be,
And the first tree in the greenwood,
it was the holly. Holly! Holly!
II
Now the holly she bears a berry
as green as the grass,
And Mary bore Jesus,
who died on the cross:
III
Now the holly she bears a berry
as black as the coal,
And Mary bore Jesus,
who died for us all
IV
Now the holly she bears a berry,
as blood is it red,
Then trust we our Saviour,
who rose from the dead
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
L’agrifoglio porta una bacca
bianca come il latte
e Maria porta  Gesù
in fasce di seta
CORO
e Maria porta  Gesù
per essere il nostro Salvatore
e il primo albero della foresta
è l’agrifoglio. Agrifoglio! Agrifoglio!
II
L’agrifoglio porta una bacca
verde come l’erba
e Maria porta  Gesù
che morì sulla croce
III
L’agrifoglio porta una bacca
nera come carbone
e Maria porta  Gesù
che morì per noi tutti
IV
L’agrifoglio porta una bacca
rossa come il sangue
così confidiamo nel nostro Salvatore
che risorse dalla morte.

NOTE
1) Testualmente si ribalta il significato che l’antica religione aveva attribuito all’albero “esorcizzandolo”, così l’agrifoglio diventa “She” simbolo del principio femminile, è infatti paragonato a Maria
2) è ovviamente il fiore dell’agrifoglio ad essere bianco. Le bacche (sull’agrifoglio femmina) sono verdi e d’autunno diventano di un rosso lucido simile a corallo. Ma qui i colori sono chiaramente simbolici

continua

FONTI
http://mainlynorfolk.info/watersons/songs/thehollybearsaberry.html
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/holly_and_the_ivy.htm http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/sans_day_carol.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=114408
http://www.christmas-carol-music.org/CDs/SansDay.html

THE HOLLY BEARS A BERRY

La tradizione medievale del Natale voleva che le case fossero decorate da rami di sempreverde, in particolare agrifoglio ed edera, affinche il princio maschile e quello femminile si unissero; l’Agrifoglio emblema del principio maschile nel suo trionfo invernale è così rivisitato dal Cristianesimo e identificato con la figura salvifica di Gesù Cristo.

THE HOLLY BEARS A BERRY

Illustrazione di Margaret Tarrant (1888-1959)

I fiori candidi dell’agrifoglio sono la purezza di Gesù, le sue bacche rosse sono il sangue versato dal Messia, il margine fogliare acuminato la corona di spine del Re dei Giudei.
L’agrifoglio maschio inizia a fiorire “da grande”, quando ha circa 20 anni e produce dei fiori piccoli e bianco-rosato profumati da maggio a giungo. Le bacche (sull’agrifoglio femmina) sono verdi e d’autunno diventano di un rosso lucido simile a corallo: restano sull’albero per tutto l’inverno costituendo una importante fonte di cibo per gli uccelli. A volte sulle stesso albero compaiono sia i fiori che i pistilli ovarici – come per l’albero del castagno- è la natura che provvede spontaneamente a far riprodurre esemplari isolati oppure è la mano del giardiniere che ha creato un innesto sullo stesso fusto di un ramo femmina e di un ramo maschile (tecnicamente la pianta si definisce dioica..) continua

agrifoglio-inverno

THE HOLLY AND THE IVY

“The Holly and the Ivy” è un inno natalizio che compare in forma scritta in un broadside (in italiano volantino) del 1710, la melodia è fatta risalire (molto genericamente) ad un’antica carol francese; possiamo però affermare, stando ai vari riferimenti contenuti nel testo, che il brano affonda le sue radici quanto meno nel Medioevo. Probabilmente è il canto natalizio sull’agrifoglio più popolare e più registrato nelle Christmas Compilations del quale esistono tantissime versioni e interpretazioni.

LA VERSIONE INGLESE

La melodia diventata standard è quella riportata da Cecil Sharp nel suo “English Folk Carols”, 1911 (raccolta nel Gloucestershire a inizio secolo) riportata anche in “Oxford Book of Carols” 1928 .
In epoca vittoriana era un tipico canto dei questuanti per gli auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo con le strofe moraleggianti sul messaggio salvifico di Gesù, il peccato e il pentimento.


Versione strumentale di Thad Salter  con arrangiamento per chitarra

Manor House String Quartet (arrangiamento per violini, viola e clavicembalo di Vaughan Jones)

ASCOLTA Medieval Baebes in Mistletoe and Wine, 2003

ASCOLTA Heather Dale in “This Endris Night” 2002


I
The holly and the ivy (1),
Now both are full well grown.
Of all the trees that are in the wood,
The holly bears the crown.
Chorus
Oh, the rising of the sun (2),
The running of the deer (3).
The playing of the merry organ (4),
Sweet singing in the quire (5).
II
The holly bears a blossom
As white as lily flower;
And Mary bore sweet Jesus Christ
To be our sweet Savior.
III
The holly bears a berry
As red as any blood;
And Mary bore sweet Jesus Christ
To do poor sinners good.
IV
The holly bears a prickle
As sharp as any thorn;
And Mary bore sweet Jesus Christ
On Christmas day in the morn.
V
The holly bears a bark
As bitter as any gall;
And Mary bore sweet Jesus Christ
For to redeem us all.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
L’agrifoglio e l’edera
quando sono entrambi adulti
di tutti gli alberi nel bosco
l’agrifoglio porta la corona.
CORO
Il sorgere del sole
il correre del cervo
il suono gaio della ghironda
è amabile cantare intorno al fuoco
II
L’agrifoglio porta un fiore
bianco come il giglio
e Maria porta l’amato Gesù Cristo
per essere il nostro amato Salvatore.
III
L’agrifoglio porta una bacca
rossa come il sangue
e Maria porta l’amato Gesù Cristo
per la redenzione dei peccati.
IV
L’agrifoglio porta margine acuminato
appuntito come una spina
e Maria porta l’amato Gesù Cristo
il Mattino di Natale
V
L’agrifoglio porta una scorza
amara come fiele
e Maria porta l’amato Gesù Cristo
per la redenzione di noi tutti.

NOTE
1) Nella canto si parla solo dell’agrifoglio, molto probabilmente i versi che riguardavano l’edera (vedi contrasti agrifoglio-edera) sono stati sostituiti da quelli su Maria e Gesù. Così si ribalta il principio maschile ed è Maria, la pianta dell’agrifoglio (al femminile) ad essere incoronata Regina dei Cieli.
2) il verso the rising of the sun è riferito al risorgere del sole dopo il Solstizio d’Inverno, il giorno più corto dell’anno.
hollytapestry3) Franco Cardini riassume in poche frasi tutto il ricco simbolismo riferito alla figura del cervo. “Presso i Celti, il cervo era sacro al “dio cornuto” Cernumn, identificato con l’Apollo ellenico-romano e con la luce diurna, vale a dire con l’eternamente giovane dio Lug. D’altronde, nei miti che riguardano Lug, il cervo gioca un ruolo collegato al ciclo dell’eterno ringiovanimento simboleggiato forse dalle sue corna che cadono e nascono di nuovo, e che è agevole connettere con il solstizio d’inverno e quindi con l’anno nuovo.”
Il “running of the deer” nella strofa del ritornello si riferisce forse alla consuetudine medievale di andare a caccia il giorno dopo il solstizio, trasformatasi in epoca vittoriana in una caccia all’uccellagione con le cui carni si preparava una torta ripiena di Natale.
4) antico strumento dal suono lamentoso simile alla ghironda, trasformato in “organ”, in altre versioni diventa “harp”
5) oppure “sweet singing in the choir”

ALTRE MELODIE

ASCOLTA Magpie Lane in “Wassail! A Country Christmas” 1996
The Young Tradition con Shirley&Dolly Collins in “The Holly Bears the Crown” 1969

Loreena McKennitt in “A Midwinter Night’s Dream” 2008; una versione crepuscolare

Kate Rusby in Sweet Bells 2008

Con un titolo che parrebbe richiamare questa carol Tori Amos canta Holly, Ivy And Rose che tuttavia è tutta un’altra canzone.

Simile a “The Holly and the Ivy” ma nota con il titolo di “Sans day carolo” (The holly bears a berry) è la versione cornica continua

FONTI
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=42010
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=15689
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/holly_and_the_ivy.htm
http://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/thehollyandtheivy.html

Celtic Wexford Carol a lullaby

Antichissimo canto natalizio di origine irlandese risalente al XII secolo, popolare nella contea del Wexford (Irlanda del Sud) è conosciuto anche come The Enniscorthy Carol.

Interpretato da moltissimi artisti irlandesi “Wexford Carol” è un canto di Natale onnipresente nelle compilation delle Celtic Christmas songs.  Esistono tuttavia diverse versioni testuali quella in gaelico irlandese (vedi) è posteriore al testo inglese più antico; d’altra parte se è più popolare la trascrizione ottocentesca di William Grattan Flood  (vedi), una versione più “celtica” ci viene da John Renbourn che riscrisse il testo trasformando l’inno natalizio in una ninna-nanna cantata da Maria per far addormentare Gesù neonato. L’andamento del primo movimento richiama l’altrettanto famosa Coventry Carol
ASCOLTA The Voice Squad, in “Traveller’s Prayer” di John Renbourn, 1998


I
Lulay lulay, my tiny child
Too soon you’ll know the world so wild
Yes all too soon you will be grown
And I’ll bide here alone, alone.
The rushing bellows you shall ride
And the light of the North Star will be your guide
But yet awhile, I’ll have you stay
Lulay my tiny child, lulay.
II
For you shall run in meadows green
And sport with otters all in the stream
And you shall chase the dapple deer
And swim with salmon in the waters clear.
To pluck the small birds from the sky
On the tail of the South wind, you shall fly
And take the high hills for your home
Blood of my blood, bone of my bone.
III
The moon must sleep beyond the tree
So weep sweet maid of Galilee
The sun must rise before the cross
To dry your tears and share your loss.
The darkest hour of the starless night
Must bow to the power of the Eastern light
That heals the earth and makes us whole
Heart of my heart, soul of my soul.
IV
And when at last your course is run
Joy of my joy, my little son
Beneath the sky you’ll stand alone
Flesh of my flesh, bone of my bone.
Yes you shall stand on the coal-black sands
To cross o’er the waters of the Western lands
But now I have you at my breast
Lulay my sweet one, gently rest
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Ninna nanna mio bambino, troppo presto conoscerai l’aspro mondo
si, crescerai troppo presto
e io resterò qui, da sola, da sola.
Dovrai cavalcare i venti impetuosi
e la luce della stella polare sarà la tua guida
ma per ora ti terrò ancora un poco
Ninna nanna mio bambino
II
Perchè correrai tra i verdi prati
e giocherai con la lontra nel torrente
e rincorrerai il cervo maculato
e nuoterai con il salmone nelle fresche acque, (1)
prenderai gli uccellini dal cielo
sulle ali del vento del Sud volerai
e prenderai le alture come tua casa,
sangue del mo sangue, ossa delle mie ossa (2)
III
La luna deve dormire tra gli alberi
così piangi dolce fanciulla di Galilea
il sole deve sorgere prima della croce, per asciugare le tue lacrime e condividere la tua perdita.
L’ora più buia della notte senza stelle
deve inchinarsi al potere della Luce d’Oriente che risanerà la terra e ci renderà integri, cuore del mio cuore, anima dell’anima mia
IV
E quando sarai alla fine della tua strada
gioia della mia gioia, mio piccolino
sotto il cielo starai solo
carne della mia care, ossa delle mie ossa- Si tu starai sulla sabbia nera come il carbone per attraversare le acque delle terre occidentali,
ma ora ti tengo al mio seno
ninna nanna mio caro, riposa quieto

NOTE
1) le immagini si rifanno alle descrizioni della natura secondo la tradizione bardica
2) tipico patto di sangue secondo la tradizione celtica vedasi handfasting

FONTI
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=11332
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=11778

La notte del lupo che porta l’inverno

Il 30 novembre nel mondo contadino è l’inizio dell’inverno, nel calendario liturgico è la festa di Sant’Andrea, primo tra gli Apostoli di Gesù che secondo la tradizione andò a predicare il Cristianesimo in Asia Minore e intorno al Mar Nero, tra i Daci, i Sarmati e i Russi risalendo fino al Volga.

Tuttavia queste peregrinazioni dell’apostolo non sono storicamente accertate e le fonti letterarie sono vaghe e confuse.
La cristianizzazione dei daco-romani avvenne in modo lento, sulla scia della diffusione del Cristianesimo nelle Chiese Orientali, in continua dialettica con la Chiesa di Roma che portò allo Scisma d’Oriente; la Chiesa ortodossa rumena fece capo al Patriarcato di Costantinopoli per proclamarsi autocefala nella metà dell’Ottocento.
Sabina Ispas, la direttrice dell’Istituto di Etnografia e Folclore “Constantin Brăiloiu” di Bucarest spiega che nella cultura romena, Sant’Andrea è situato al confine tra autunno e inverno. “Dopo la sua celebrazione inizia l’inverno propriamente detto. Infatti il primo mese invernale reca il suo nome, perché dicembre è noto anche con i nomi di Indrea o Undrea. A cominciare dalla sera di Sant’Andrea si fanno i preparativi per accogliere il neonato Gesù Cristo. La sera di Sant’Andrea la gente non dorme. Se si trova in chiesa o in monasteri, prega, mentre a casa, vengono praticati rituali volti a proteggere dalle forze negative“, spiega Sabina Ispas. (tratto da qui)
Anche la cultura sarda conserva il nome dell’apostolo  nel mese di novembre chiamandolo SANT’ANDRÌA che Salvatore Dedola traduce come ‘Mese in cui il Cielo inzuppa la terra’. (vedi)
A  Ion Corvin (Constanța, sud-est della Romania)  la grotta di Sant’Andrea è ancora luogo di grandi pellegrinaggi; la grotta scavata nella roccia si trova alla base di un boschetto che la nascose alla vista per secoli. Si racconta che attorno all’anno 60 d.C. Sant’Andrea utilizzasse le sorgenti di acqua vicine alla grotta per battezzare i primi cristiani: la strada era già spianata perchè  i Geto-Daci credevano nell’immortalità dell’anima e veneravano il dio Zamolxis (Zalmosside) un dio della montagna o del cielo -ma anche del mondo infero- “… questo Zamolxis – conoscente del modo di vita ionio, e di abitudini tranquille di quelle tracie, perchè ha avuto legami con i greci e con Pitagora, un grande pensatore di questi,- ha costruito una casa per radunare tutti gli uomini, dove, si dice, lui li riceveva e li metteva a banchettare, tutti i capi dei paesi, dicendogli che nè loro nè i loro discendenti moriranno, ma andranno in un posto dove avranno parte di tutte le bontà. Nel frattempo quando si facevano i banchetti e quando lui diceva queste cose, iniziò a costruire una abitazione sotto terra. Quando fu pronta, lui scese nella sua casa, e visse lì per tre anni. I Traci volevano riaverlo e lo piansero e fecero un lutto per lui. Nel quarto anno lui riapparse, e così Zamolxe fece i suoi insegnamenti degni di essere creduti.” Herodoto, Storie, lv , 95 -96.
Per l’approfondimento sull’uomo-dio Zalmoxis rimando alle ricerche di Marco del Rio (qui e qui)

La  Ciuleandra è una danza rituale che si ritiene fosse praticata dai Geti per trasmettere messaggi al  Dio Zamolxis, il nome significa “Danza del cardo rosso”, diffusa pianta dai poteri curativi.

MONOTEISTI?

In merito alla religione e ai miti dei Daci (e ai Daci stessi) si conosce molto poco, la prospettiva odierna può solo prendere atto della mancanza di sufficiente materiale su cui compiere degli studi rigorosi; con buona probabilità la civiltà dacia è molto più antica e complessa di quanto si sia voluto ammettere, con un pregiudizio a favore dell’occupazione romana, potendosi ravvisare piuttosto un antenato comune tra le due popolazioni ascrivibile ai Traci. Ma come per i Celti, di Traci e Geti non si hanno informazioni scritte di prima mano, di loro ne testimoniano usanze e credenze i Greci e i Romani con tutti gli inevitabili o voluti fraintendimenti.

IL POPOLO DEI LUPI

I Romani sotto Traiano ci misero cinque anni per conquistare la Dacia, vi trovarono dei guerrieri tenaci che combattevano con cariche tumultuose e accompagnate da molto strepito, un po’ alla maniera dei guerrieri celti. (continua)
Il loro stendardo era una testa di lupo con corpo di drago. Così il furor heroicus passava attraverso la metamorfosi rituale in belva (vedasi i germani berserkir) e il Lupo rimase lo spirito protettore dei Daci.
A leggere certi storici sembrerebbe che la popolazione dei Daci sia stata sterminata dai civilizzati Romani (la maggior parte uccisa e il rimanente portato in catene a Roma) sostituita da bravi e volenterosi coloni provenienti da ogni dove dell’impero romano; ma molto probabilmente non è così che è andata, nei Romeni di oggi  il sostrato geto-dacico è molto più presente di quello “romano”; ulteriori conquistatori si avvicendarono in quelle terre, Goti e Unni pressanti alle soglie del morente Impero Romano, e nel Medioevo Slavi, Ungheresi e Turchi.

L’INVERNO

In Romania la festa di Sant’Andrea viene collegata dal folklore alla “notte del lupo che porta l’inverno”, sono i lupi famelici identificati con i rigori dell’inverno, il gelo e la neve della stagione della fame (“tempo da lupi”, “fame da lupi”); così come il celtico Samain la notte della vigilia è una notte magica in cui i viventi devono proteggersi da lupi e lemuri (spiriti della notte), principale ingrediente nei riti è l’aglio con le teste intrecciate a decorare porte e finestre; si svolgeva in particolare la Veglia dell’Aglio, una sorta di notte bianca con musica e balli presso la casa dall’anziana del paese.
Delia Suiogan, etnologa presso l’Università del Nord di Baia Mare, spiega: L’aglio può legare la bocca ai lupi, perché abbiamo anche questo simbolo in questa notte magica. Si pratica anche la veglia dell’aglio. La gente usava riunirsi nella casa di un’anziana che conosceva tutte le regole di questo rito. Venivano tutte le ragazze del villaggio e ciascuna portava con sé tre teste di aglio. Passavano poi una notte bianca sorvegliando questo aglio accanto al quale veniva messo un pupazzo detto proprio Indrei, che rappresentava una divinità precristiana sotto la forma di Babbo Andrea, che doveva morire. Si faceva così una veglia allegra, anche se tutto ciò succedeva durante il periodo di digiuno che precedeva il Natale.”(tratto da qui)
L’aglio era poi distribuito tra le fanciulle per portare in casa fortuna e salute.

SPETTRI VIVI, SPETTRI MORTI, VAMPIRI

Il termine romeno strigoi si traduce con spettro ma anche stregone o vampiro, il popolo romeno distingue tra spiriti vivi (“strigoi vii”) e spiriti morti (“strigoi morţi”), coloro cioè destinati a diventare vampiri dopo la morte. Si diventa strigoi dalla nascita quando i genitori non sono sposati (o se si muore prima del battesimo) o quando si nasce con la “camicia” (cioè con la membrana amniotica che avvolge la testa del neonato), anche i settimini sono sulla buona strada per diventare strigoi, o chi conduce una vita peccaminosa (praticare la stregoneria o ottenere denaro con l’inganno)  o chi diventa un suicida. Questi strigoi  possono fare del male volontariamente o involontariamente già in vita (una sorta di jettatori all’ennesima potenza) e sono sorvegliati attentamente dai loro famigliari, i quali sono pronti a compiere i dovuti rituali post-mortem per impedirne il ritorno nel mondo dei vivi. Gli spettri morti sono spiriti che non sono riusciti a varcare la soglia dell’al di là così ritornano spesso nelle proprie case, disturbando l’ordine dei viventi.
Scrive Moreno Pedriziani nel suo saggio “Alcuni elementi sulle credenze e le creature soprannaturali in età moderna”
La parte più superstiziosa e popolare di queste leggende vuole che un uomo che non mangi mai aglio sia soggetto al vampirismo, così come se una donna incinta si rifiuta di mangiare il sale, o se un vampiro incrocia lo sguardo con una donna incinta (in questo caso sarà il bambino a nascere vampiro). Diventa vampiro anche colui la cui ombra viene calpestata da un gatto, o chi proietta la propria ombra su un cadavere.
Il termine romeno per vampiro è strigois, dalla radice semantica del verbo che significare “gridare”, poiché si riteneva che la loro apparizione fosse accompagnata da terribili grida, quelle che potevano essere sentite nella notte di Sant’Andrea, un momento considerato magico. La parola fu soggetta a tabù linguistico e i vampiri vennero sempre chiamati con altri nomi: necurat (sudicio), deformato poi in nosferat. Il vampiro di sesso femminile in Romania era lo strigoaica, che amava succhiare il sangue degli infanti e distruggere la fertilità dei campi e la salute delle persone, poteri che in Occidente erano associati tradizionalmente alle streghe di sesso femminile. Gli strigois erano considerati particolarmente subdoli poiché potevano anche alimentarsi di cibi umani e fingere di compiere una vita normale, sposarsi e fare figli per assicurare la loro stirpe malvagia a cui trasmettevano il loro stato d’essere. (Tratto da qui)

Il trailer di Strigoi di Faye Jackson (2008)

L’Andrea delle ragazze

La notte di Sant’Andrea  le fanciulle pregavano il santo per conoscere il futuro marito, tradizioni condivise tra le popolazioni contadine europee nelle notti magiche: il grano sotto al cuscino per sognare il ragazzo che verrà a chiedere di seminarlo, come pure le infiorescenze  del basilico o i semi di mela (che devono essere 41), sempre messi  sotto al cuscino, con tutti i simbolismi sottesi alla fertilità. Spiega Sabina Ispas “Questo gesto non va guardato come una specie di incantesimo, ma come un gesto tramite cui, in un momento speciale, l’uomo entra in contatto con il trascendente tramite la mediazione di Sant’Andrea, per sapere informazioni su ciò che succederà con lui e con i suoi beni, ma solo per la durata di un anno. Si tratta non di chiaroveggenza, ma di un messaggio che il trascendente trasmette all’individuo tramite la mediazione del vegetale” (tratto da qui)
Tanti esempi di questa mediazione vegetale li troviamo nei racconti nelle ballate popolari vedasi ad esempio il rituale celtico dei semi di canapa (qui)
Nelle notti magiche è inoltre più facile avere accesso a delle visioni connesse con la luce riflessa: occorre una lanterna o una candela per guardare nel fondo di un pozzo  o attraverso uno specchio o anche una bacinella (d’argento) piena d’acqua.
Alla Festa di Sant’Andrea sono legate anche una serie di superstizioni:
-se durante la notte della vigilia della Festa di Sant’Andrea nevica o piove, oppure se il cielo è coperto e segue la fase di luna piena, allora sarà un inverno difficile e molto freddo;
-si portano in mansarda dodici grandi cipolle, una per ogni mese del anno, e si tengono lì fino a Natale. Le cipolle che hanno germinato significano mesi ricchi per l’agricoltura, mentre le cipolle marce significano mesi con tanta pioggia e grandine;
-non ci si presta né ci si regala nulla in questa giornata, in modo da avere un anno nuovo ricco e con pochi danni di ogni genere. (tratto da qui)

continua

FONTI
https://celticfearn.wordpress.com/2010/05/28/il-lupo-miti-leggende-insegnamenti/
http://gazzetta.arkekairos.org/appuntamento-la-daciastoriatradizioni-cultura/
http://www.turismoitalianews.it/i-luoghi-piu-insoliti/11786-romania,-tradizioni-e-costumi-in-bucovina-e-maramure%C5%9F-per-la-festa-di-sant%E2%80%99andrea
http://www.rri.ro/it_it/sant_andrea_e_san_nicola_nella_tradizione_romena-2556590

Sant’Andrea e la Scozia

Il 30 novembre nel mondo contadino è l’inizio dell’inverno, nel calendario liturgico è la festa di Sant’Andrea, primo tra gli Apostoli di Gesù. (vedi prima parte)

Saint Andrew’s Day

In Scozia è festa nazionale eppure Andrea non è un santo “celtico”: tra i primi umili discepoli di Gesù, visse in Palestina e fu martirizzato sulla croce a Patrasso in Grecia; secondo la leggenda, nel IV secolo un monaco di Patrasso di nome Regulus ricevette da un angelo l’ordine di portare le reliquie del Santo ai limiti estremi del Nord in quella che era allora Alba, la terra dei Pitti. Fu quindi uno dei primi missionari orientali a portare il germe del monachesimo nel mondo celtico.
A Kilrymont, nel Fife, ribattezzata Saint Andrews, dopo il naufragio dell’imbarcazione su cui viaggiava, Regolo costruì un santuario che diventerà la cattedrale di Sant’Andrea, importante meta di pellegrinaggio in epoca medievale, soprattutto dopo il suo più spettacolare miracolo: un’altra leggenda narra che il re dei Pitti, Angus mac Fergus, poco prima della sua vittoria nella battaglia di Athelstaneford (747) vide in cielo un Saltire (la croce decussata detta per l’appunto di Sant’Andrea) formato dalle nubi.
La costruzione della cattedrale vera e propria ebbe inizio nel 1158 e terminò nel 1318, un imponente edificio in stile gotico di cui oggi restano solo le rovine; a seguito della Riforma Protestante la cattedrale venne abbandonata nel 1561 e lasciata alla mercede delle intemperie e allo spoglio delle sue pietre, usate per costruire nuovi edifici.

La festa della Bandiera Scozzese

Il Saint’Andrew’s Day è giorno in cui gli scozzesi dovrebbero festeggiare il loro orgoglio nazionalistico, ma la festa è poco sentita, contrariamente a quanto accade per la Burns Night o Hogmanay; non ci sono infatti canti, ricette tipiche o consuetudini tradizionali e rituali legate alla festa, ma è ovviamente un’occasione per eventi speciali in cui esaltare la cultura scozzese: esibizioni musicali, balli, appuntamenti gastronomici.
Ovviamente a Edimburgo e Glasgow sono organizzati molti appuntamenti speciali  (vedi dettaglio qui) ma particolari sono anche: la kermesse gastronomica del Savour St Andrews, il  St Andrew’s Day Fusion Festival a Dundee che mette in risalto i diversi gruppi e le diverse culture presenti nella Scozia di oggi; l’illumination: Harbour Festival of Light a Irvine che si protrae fino ai primi di dicembre con una serie di allestimenti con la luce creati dagli artisti di fama internazionale nonchè straordinari spettacoli di luce; non ultimo l’Oban Winter Festival con ceilidh tradizionali, degustazioni di whisky, spettacoli di strada, la parata e vivaci proiezioni luminose sulla storica Torre di McCaig.
Ecco infine come si festeggia il Saltire Festival nell’East Lothian

La Scozia non ha ancora un suo inno ufficiale ma ovviamente essendo nel Regno Unito nei momenti istituzionali viene suonato “God save the Queen(King)”; tuttavia tre sono i canti alla bisogna: Flower of Scotland,  Scotland the Brave, Scots Wha Hae, a questi se ne aggiungono alcuni altri come  ‘A man’s a man for a’ that’

Flower of Scotland

Roy Williamson (1936-1990), fondatore con Ronnie Browne del gruppo scozzese  The Corrie Folk  scrisse Flower of Scotland nel 1967, già negli anni 70 venne cantata durante gli incontri sportivi.

ASCOLTA Steve McDonald

ASCOLTA David Methven & The Munros in “The Lone Piper”

oppure nella versione The Royal Scots Dragoon Guards


I
O Flower of Scotland (1),
When will we see
Your like again
That fought and died for
Your wee bit hill and glen.
Chorus
And stood against him,
Proud Edward’s army,
And sent him homeward
To think again (2).
II
The hills are bare now,
And autumn leaves
Lie thick and still
O’er land that is lost now,
Which those so dearly held
III
Those days are past now
And in the past
They must remain
But we can still rise now
And be the nation again!
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
O Fiore di Scozia
quando rivedremo
ancora i tuoi uomini
che lottarono e morirono
per le tue colline e le tue valli?
Coro
e affrontarono
l’esercito del fiero Edoardo
rimandandolo a casa
a riflettere.
II
Le colline sono spoglie adesso
e le foglie autunnali
giacciono fitte e immobili
sulla terra che ora è perduta,
ma tanto cara a coloro che la difesero
III
Quei giorni sono passati
e nel passato
devono restare, ma adesso possiamo ancora risollevarci
ed essere di nuovo nazione!

NOTE

1) il fiore di Scozia è il cardo nell’accezione di “Guardian Thistle” narra infatti la leggenda medievale che durante un’escursione dei Vichinghi (re Haakon di Norvegia) che stava per sorprendere nottetempo i guerrieri scozzesi, un provvidenziale cespuglio di cardi abbia punto gli aggressori le cui grida di dolore svegliarono i dormienti, dando loro modo di difendersi.
2) il riferimento questa volta è storico, si tratta della battaglia di Bannockburn  (giugno 1314) vinta da Robert the Bruce e il re è Edoardo II

continua

FONTI

https://www.theguardian.com/commentisfree/2011/nov/30/st-andrews-day-scotland
https://www.visitscotland.com/it-it/about/uniquely-scottish/st-andrews-the-saltire/
https://www.visitscotland.com/it-it/see-do/events/st-andrews-day/
http://www.gonews.it/2016/11/29/santandrea-fra-storia-tradizioni-ed-attualita/

http://bluebellstrilogy.com/blog/2010/06/flowers-of-scotland/
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=12515

Sant’Andrea e l’inizio dell’Inverno

Il 30 novembre nel mondo contadino è l’inizio dell’inverno, nel calendario liturgico è la festa di Sant’Andrea, primo tra gli Apostoli di Gesù e diventato Santo patrono in Scozia, Russia, Ucraina, e Romania. Venerato sia dalla Chiesa Cattolica che da quella Ortodossa, le sue reliquie sono sparse tra le varie cattedrali di tutt’Europa e in gran numero in Italia, Sant’Andrea è infatti  patrono di oltre 120 località italiane.
Festeggiano Sant’Andrea i pescatori e le località dove la pesca -di mare, lago o fiume – costituisce una fonte di guadagno.

Andrea apostolo, di professione pescatore, in seguito al suo martirio, avvenuto il 30 di novembre del 60 d.C., nella città greca di Patrasso, assurgerà agli onori dei cieli in qualità di protettore di tutti i pescatori e marinai del mondo. E proprio loro, pescatori e marinai, dalla Grecia alla Spagna, passando per l’Italia, lo ricordano con sagre e feste nel suo ‘dies mortis’. 
Nella città dove fu vescovo, Patrasso, lo festeggiano con cerimonie religiose particolarmente sentite che culminano con agapi gastronomiche a base di polpo al sugo. Particolare degno di nota è che, come annota l’antropologo svizzero Bachofen nel suo diario di viaggio, la chiesa di Aghios Andreas sorgerebbe su un antico tempio pagano dedicato al dio Poseidone, potente dio del mare. (tratto da qui)

Nella liturgia, con la festa di sant’Andrea, che abitualmente cade nella prima domenica dell’Avvento (periodo che precede il Natale), inizia il nuovo Anno liturgico e le tradizioni popolari legate alla festa sono tipiche del capodanno!

IL GIOCO RITUALE DELLA SANTANDREA E LO SCAMBIO DEL PESCE

Nella Tuscia (la provincia di Viterbo) ricorre l’usanza di costruire una lunga fila di barattoli in vista della festa di Sant’Andrea (la scampanata o santandrea).
Quasi tutti i giovani residenti compresi dai 7 ai 15 -16 anni dalle ore 20,00 alle 23,00 percorrono, le vie del paese trainando decine di barattoli di metallo collegati tra loro con fili di ferro e corde, facendo ovviamente un rumore infernale.
La preparazione parte alcuni giorni prima, per assemblare quanti piu’ barattoli possibile. Le coppie piu’ forti e “adulte” guidano tutto il resto del gruppo per le vie del paese. Terminato il faticoso giro ognuno ritorna alle proprie abitazioni con la speranza di avere scacciato tutte le figure maligne che popolano l’oscurita’ della notte.
A proposito c’e’ anche una cantilena tramandata oralmente riferita a questa manifestazione:
sant’andrea giu’ pe’ le mura,
a tutte le fije je mette paura;
la su’ matre ‘mpaiolata,
butta i l’oio pe la casa;
pe la casa e pi pollaio,
state su che canta i gallo;
canta i gallo e la gallina,
state su zi’ caterina.
Per esorcizzare le lunghe notti vicine al solstizio d’inverno ecco il rumore dei barattoli, il gallo che chiama il giorno per lasciarsi alle spalle la notte lunga e buia, lo spargere olio per la casa allo scopo di schermare l’abitazione dalle influenze esterne. (tratto da qui)
Nel Medioevo al posto dei barattoli si usavano campanacci e campanelle ma la richiesta era sempre la stessa: che il Santo facesse soffiare un forte vento per far cadere a terra tante olive ” in modo che nei giorni seguenti, donne e bambini potevano recarsi nei campi e raccogliere in terra quello che non potevano toccare quando era sulla pianta, in quanto proprietà di pochi Signorotti locali e trarne così quella poca quantità di olio bastante al loro piccolo fabbisogno. ” (tratto da qui)

Altra usanza viterbese curiosa è quella dello scambio del pesce di cioccolato (o in pasta di mandorle) tra fidanzati; anche i bambini mettono un piattino fuori dalla finestra della cameretta nella speranza che il Santo di passaggio nella notte di vigilia lasci un pesce di cioccolato. Ormai le varianti sul tema (quelli classici sono i pesci di cioccolato incartati nella stagnola) sono tantissime con biscotti di pastafrolla e il protagonisti del fondale marino: polipi, calamari, cavallucci e stelle. (vedi)
ASCOLTA la folk band della Tuscia, La Tresca

IL RITO SACRIFICALE

In molte località del Nord Italia (e in particolare in Friuli e in Romagna) per Sant’Andrea viene ucciso il maiale. A Budoia si prende “el porc su la brea” (il poco per la briglia) “Per Sant’Andrea ciapa al porch per la sea” (prendi il maiale per il codino), ma anche “Per copare el mas-cio bisogna che faga fredo e strin” (per ammazzare il maiale deve fare freddo e gelo) il maiale assieme all’oca (San Martino) costituirono da sempre per le popolazioni contadine la riserva di grasso e proteine per i mesi invernali.

FONTI
Lunario di Alfredo Cattabiani
http://www.calabrian.it/cultura/42/sant-andrea-apostolo-dello-jonio-e-la-statua-lignea-del-santo-patrono.html
http://www.puglia.info/blog/index.php/la-tradizione-delle-triglie-di-santandrea-a-presicce-7137.html
http://russi.racine.ra.it/vitacontadina/maiale.htm
http://www.totalita.it/articolo.asp?articolo=2168&categoria=1&sezione=37&rubrica=
http://www.lafune.eu/il-pesce-di-santandrea-storia-di-una-tradizione/