La Morte Occultata, versioni bretoni, francesi e occitane

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IL TEMA DELLA MORTE OCCULTATA

LORD OLAF E GLI ELFI DEL BOSCO
VARIANTI SCANDINAVE
VERSIONI ISOLE BRITANNICHE E AMERICA 
VERSIONI FRANCIA
VERSIONE PIEMONTE

Il professor Child riporta una versione bretone della storia comunemente denominata “Morte Occultata” (o Morte Occulta secondo l’arcaicismo del Nigra) che potrebbe rappresentare il punto di congiunzione tra la versioni scandinave e quelle del Sud francese e del Nord d’Italia.

LA LEGGENDA BRETONE: Il conte Nann

Il conte Nann e sua moglie si sposarono che avevano rispettivamente tredici e dodici anni. L’anno seguente nacque un figlio e il conte chiese alla moglie che cosa desiderasse in dono. Lei disse di volere della selvaggina e allora Nann prese la sua lancia e si diresse al bosco. All’ingresso del bosco incontrò una fata che gli disse che lo aspettava da tanto tempo e aggiunse: «Ora che mi hai incontrato mi devi sposare». «Sposarti?! Io sono già sposato.» A queste parole la fata disse: «E allora scegli se vivere sette anni da infermo o se morire entro tre giorni». «Preferisco morire entro tre giorni», rispose risoluto.
Tornato a casa Nann chiamò sua madre, le raccontò tutto e le chiese di fargli il letto e di non dire nulla della sua morte alla sposa.
La moglie cominciò a chiedere come mai Nann non fosse ancora di ritorno. Le dissero che era andato a caccia nel bosco per prenderle qualcosa. Chiese perché i servitori stessero piangendo e le risposero che i migliori cavalli erano affogati mentre li lavavano. Disse che non c’era da preoccuparsi: Nann ne avrebbe portati degli altri. Allora domandò perché i preti stessero cantando e le campane suonassero. Le risposero che un uomo al quale avevano dato alloggio era morto quella stessa notte. Chiese quale vestito avrebbe dovuto mettersi per andare in chiesa il giorno dopo, quello rosso o quello blu? Le consigliarono quello nero. Quando andò in chiesa notò una tomba con terra fresca e a questo punto le dissero la verità. Disperata, lasciò detto di prendersi cura di suo figlio e finì con questa frase rivolta alla madre di Nann: «Vostro figlio è morto, vostra figlia è morta».

Ritroviamo la stessa storia nella ballata medievale francese Le Roi Renaud che nell’area di lingua occitana diventa Comte Arnau (Arnau è Renaud). La riscoperta della ballata di origine medievale avviene in pieno fervore romantico per i nazionalismi e il gusto antiquario dei canti tradizionali. Rimando quindi all’ottima trattazione di Christian Souchon per tutti gli intrecci e gli approfondimenti sul tema della Morte occultata in terra di Francia (qui).

LA BALLATA BRETONE: An Aotrou Nann hag ar Gorrigan

Della ballata “Aotroù Nann”  (il Singore Nann e la fata) in Bretagna circolarono decine di versioni ma lo schema è sempre identico l’incontro con la fata-sirena, il rifiuto del cavaliere, la scelta se morire piano piano tra i tomenti oppure di morte fulminante (non c’è che dire) e l’occultamento della morte del cavaliere alla giovane sposa in procinto di partorire. Il resto sono dettagli variati in base al gusto di chi  cantava (quialtre versioni testuali).

Gwennyn in Avalon 2017  (traccia 8)
in fase di revisione

LA VERSIONE FRANCESE: LE ROI RENAUD

Conosciuta in Italia come “Re Rinaldo ritorna dalla Guerra” e in repertorio presso i gruppi corali, la versione perde tutta la prima parte dell’incontro  con la fata e invece che dal bosco incantato, fa ritornare il re dalla guerra, ferito a morte. Alla Regina viene occultata la morte del re fino alla sua avvenuta sepoltura, si evince dal racconto che la regina è in attesa di un bambino e probabilmente non le si vuole creare complicazioni nell’imminenza del parto. Tuttavia dopo aver partorito e finalmente essersi alzata dal letto per andare a messa (e dopo una kilometrica ballata piena di occultamenti) alla regina viene data la notizia del re morto e sepolto.  La ballata finisce tragicamente con la donna che invoca la morte e subito la terra le si apre da sotto i piedi e la inghiotte.

Ancora oggi la ballata è cantata nell’ambito della canzone popolare francese con temi mesti e arrangiamenti d’ispirazione medievale.
Pierre Bensusan
Le Poème Harmonique in Aux marches du palais


I
Le roi Renaud de guerre vint
tenant ses tripes dans ses mains.
Sa mère était sur le créneau
qui vit venir son fils Renaud.
II
– Renaud, Renaud, réjouis-toi!
Ta femme est accouché d’un roi!
– Ni de ma femme ni du fils
je ne saurais me réjouir.
III
Allez ma mère, allez devant,
faites-moi faire un beau lit blanc.
Guère de temps n’y resterai:
à la minuit trépasserai.
IV
Mais faites-le moi faire ici-bas
que l’accouchée n’l’entende pas.
Et quand ce vint sur la minuit,
le roi Renaud rendit l’esprit..
V
Il ne fut pas le matin jour
tous les valets pleuraient très tous.
Il ne fut temps de déjeuner
que les servantes ont pleuré.
VI
– Mais dites-moi, mère, m’amie,
que pleurent nos valets ici ?
– Ma fille, en lavant nos chevaux
ont laissé noyer le plus beau.
VII
– Oh pourquoi donc, mère m’amie,
pour un cheval pleurer ainsi ?
Quand Renaud reviendra,
plus beaux chevaux ramènera.
VIII
– Et dites-moi, mère m’amie,
que pleurent nos servantes ici ?
– Ma fille, en lavant nos linceuls
ont laissé aller le plus neuf.
XIX
– Oh pourquoi donc, mère m’amie,
pour un linceul pleurer ainsi ?
Quand Renaud reviendra,
plus beau linceul ramènera.
X
– Ah, dites-moi, mère m’amie,
Qu’est-ce que j’entends cogner ici ?
– Ma fille, ce sont les charpentiers
Qui raccommodent le plancher.
XI
– Ah ! Dites-moi, mère m’amie,
Pourquoi les cloches sonnent ici ?
– Ma fille, c’est la procession
Qui sort pour les rogations.  (1)
XII
– Mais, dites-moi, mère m’amie,
C’est que j’entends chanter ici ?
– Ma fille, c’est la procession
Qui fait le tour de la maison.
XIII
Or quand ce fut passé huit jours,
A voulut faire ses atours.
Or, quand ce fut pour relever,
à la messe  (2) elle voulut aller,
XIV
– Mais dites-moi, mère m’amie,
quel habit mettrai-je aujourd’hui ?
– Mettez le blanc, mettez le gris,
mettez le noir pour mieux choisir.
XV
– Mais dites-moi, mère m’amie,
qu’est-ce que ce noir-là signifie
– A femme relèvant d’enfant,
le noir lui est bien plus séant.
XVI
Mais quand elles fut parmi les champs,
Trois pastoureaux allaient disant :
– Voici la femme du seignour
Que l’on enterra l’autre jour !
XVII
– Ah ! Dites-moi, mère m’amie,
Que disent ces pastoureaux-ci ?
– Il disent de presser le pas,
Ou que la messe n’aura pas.
XVIII
Or quand elle fut dans l’église entrée,
un cierge on lui a présenté.
Aperçoit en s’agenouillant
la terre fraîche sous son banc.
XIX
– Ah ! Dites-moi, mère m’amie,
pourquoi la terre est rafraîchie?
– Ma fille, ne puis plus vous celer,
Renaud est mort et enterré.
XX
Puisque le roi Renaud est mort,
voici la clé (3) de mon trésor.
Voici mes bagues et mes joyaux,
prenez bien soin du fils Renaud.
XXI
Terre (4), ouvre-toi, terre fends-toi,
que j’aille avec Renaud, mon roi!
Terre s’ouvrit, et se fendit,
et ci fut la belle engloutie.
Traduzione italiano Giovanni Cappellaro
I
Tornò dalla guerra re Renaud
con le budella in mano.
Sua madre dai merli del castello
vide arrivare il figlio Renaud.
II
– Renaud, Renaud, rallegrati!
Tua moglie ha partorito un re!
– Ne’ di mia moglie ne’ di mio figlio
rallegrarmi potrò.
III
Andate madre, andate avanti,
fatemi preparare un bel letto bianco.
Non ci resterò per molto:
a mezzanotte morirò.
IV
Ma fatemelo preparare quaggiù,
che il neonato non lo senta.
E quando si fu verso mezzanotte
re Renaud spirò.
V
Non era ancora giunto il mattino
che tutti i valletti piangevano.
Non era ancora ora di pranzo
che le domestiche piangevano.
VI
– Ma ditemi, madre, amica mia,
cosa piangono i valletti?
– Figlia mia, lavando i cavalli
hanno lasciato annegare il più bello.
VII
– Ma perchè, madre, amica mia,
piangere così per un cavallo?
Quando Renaud tornerà
cavalli più belli porterà.
VIII
– E ditemi, madre, amica mia,
perchè piangono le domestiche?
– Figlia mia, lavando le lenzuola
si sono fatto scappare il più nuovo.
XIX
-Ma perchè dunque, madre amica mia,
piangere tanto per un lenzuolo?
Quando Renaud tornerà
uno più bello ne porterà.
X
– Ah, ditemi, madre, amica mia,
cos’è che sento battere ora?
– Figlia mia, sono i carpentieri
che sistemano il pavimento.
XI
– Ah Ditemi, madre, amica mia
Perchè ora suonano le campane?
– Figlia mia, è la processione
che esce per le rogazioni (1).
XII
– Ma ditemi, madre, amica mia,
cos’è ora che sento cantare?
– Figlia mia, è la processione
che fa il giro della casa.
XIII
E passati otto giorni
volle prepararsi l’acconciatura.
E quando fu pronta per alzarsi
alla messa (2) volle andare,
XIV
-Ma ditemi, madre, amica mia,
che abito metterò oggi?
– Mettete quello bianco, quello grigio,
o meglio quello nero.
XV
– Ma ditemi, madre amica mia,
cosa significa quello nero?
– Per una puerpera
quello nero è il più adatto.
XVI
Ma quando fu nei campi,
tre pastorelli stavano dicendo:
– Ecco la moglie del signore
Che abbiamo seppellito l’altro giorno!
XVII
– Ah, ditemi, madre amica mia,
Che dicono questi pastorelli?
_ Dicono di affrettarsi,
o la messa finirà.
XVIII
Ora quando fu entrata in chiesa,
le presentarono un cero.
Inginocchiandosi vide
la terra fresca sotto al banco.
XIX
– Ah! Ditemi madre, amica mia,
perchè la terra è smossa?
– Figlia mia, non posso più nascondervelo
Renaud è morto e sepolto.
XX
Poichè re Renaud è morto
ecco la chiave (3) del mio tesoro.
Ecco i miei anelli e i miei gioielli,
abbiate cura del figlio di Renaud.
XXI
Terra (4) apriti, squarciati,
che io vada con Renaud, il mio re!
La terra si aprì, si squarciò,
e la bella fu inghiottita.

NOTE
Una simile versione testuale (con traduzione) qui
1) le rogazioni erano canti processionali misti a preghiere con cui si andava a benedire i campi  nei tre giorni precedenti l’Ascensione (continua)
2) un tempo la donna era considerata impura dopo il parto e poteva rientrare nella comunità solo dopo 40 giorni. La ballata riflette una concezione arcaica della donna nel matrimonio: suo unico ruolo è quello di generare la discendenza e il suo destino quello di seguire il marito nella morte. In realtà nel Medioevo le vedove di rango venivano convenientemente rimaritate o finivano in convento.
3) alla donna maritata erano affidate le chiavi della casa, della dispensa e del guardaroba e erano portate appese alla cintura come segno distintivo del proprio rango
4) riferita alla terra consacrata della chiesa

LA VERSIONE OCCITANA: LO COMTE ARNAUD

Ci si rende subito conto che la morte non avviene più per mano di una sirena o di una fata, ma è la guerra la responsabile della tragedia. Il racconto si fa più realistico e universale e accentua la tragicità con l’occultamento della verità sulla morte dell’eroe.
Arnau, nome comune anche per le varianti catalane, parte per la guerra e torna ferito all’inizio dell’estate, precisamente a San Giovanni. In tutte le varianti di questa ballata la madre vede arrivare da lontano (o attende) il figlio che in genere le chiederà, dopo una breve conversazione, che gli si faccia il letto dove aspetterà la morte.
Un’altra novità è la presenza di una moglie che ha appena partorito la quale, all’oscuro della morte del marito, chiede lumi alla suocera su quale vestito dovrà mettersi per la festa o per andare in chiesa. La risposta in tutte le versioni sarà: “Mettiti quello nero!” Qui subentra la teatralità nel racconto nel quale noi auditori, ma in realtà spettatori grazie al nostro terzo occhio che visualizza la storia, sappiamo la verità ed assistiamo a queste conversazioni con animo partecipe e compassionevole. La frase Mettili quello nero! è più rivolta a noi che alla moglie e va letta come richiesta di complicità da parte della suocera. E’ come se ci dicesse: “Io e voi sappiamo perché ho risposto così.” Diventa così, in nuce, una tragedia di tipo greco, come Edipo Re, nella quale noi sappiamo la verità, ma non i protagonisti i quali verranno a conoscerla nel momento topico e drammatico della rappresentazione. In entrambi i casi la verità occultata nello spettatore genera la pietas, intesa come attenzione compassionevole verso ciò che è fragile e mortale. E’ in questo modo che la tragedia della moglie di Arnau, accentuata dalla nascita di un figlio, diventa la proiezione di un nostro vissuto, reale o ipotetico, nel quale tutti ci riconosciamo. Siamo noi, ciascuno per conto proprio ma insieme agli altri auditori, che formiamo il coro greco, silente e dolente, dei sentimenti di pietas.
La versione francese che segue esalta ancora di più la drammaticità aumentando le domande della puerpera e i tentativi pietosi della suocera per occultare la verità. (stralciato da qui)

Rosina de Pèira e Martina in Cançons de femnas 1980


I
Lo comte Arnau, lo chivalièr,
dins lo Piemont va batalhier.
Comte Arnau, ara tu ten vas;
digas-nos quora tornaras.
II
Enta Sant Joan ieu tornarai
e mort o viu  aici serai.
Ma femna deu, enta Sant Joan
me rendre lo pair d’un bel enfant.
III
Mas la Sant Joan ven d’arribar,
lo Comte Amau ven a mancar.
Sa mair, del pus naut de l’ostal,
lo vei venir sus son caval.
IV
“Mair, fasetz far prompte lo leit
que longtemps non i dormirai.
Fasetz-lo naut, fasetz-lo bas,
Que ma miga n’entenda pas.”
V
Comte Arnau, a que vos pensatz
qu’un bel enfant vos quitariatz?
Ni per un enfant ni per dus,
mair, ne ressuscitarai plus.
VI
“Mair, que es aquel bruch dins l’ostal?
Sembla las orasons d’Arnau.
La femna que ven d’enfantar
orasons non deu escotar.”
VII
“Mair, per la festa de deman
quina rauba me botaran?
La femna que ven d’enfantar
la rauba negra deu portar!”
VIII
“Mair, porque tant de pregadors?
Que dison dins las orasons?”
Dison: la que ven d’enfantar
a la misseta deu anar.
IX
A la misseta ela se’n va,
vei lo Comt’ Arnau enterar.
“V’aqui las claus de mon cinton,
mair, torni plus a la maison.”
X
“Terra santa, tel cal obrir,
Voli parlar a mon marit;
Terra santa, te cal barrar,
amb Arnau voli demorar.
traduzione italiano*
I
Il Conte Arnau, il cavaliere
Va a battagliare in Piemonte
“Conte Arnau, ora te ne vai,
dicci quando tornerai.”
II
“Tornerò entro San Giovanni
E vivo o morto sarò qui.
Mia moglie entro San Giovanni
deve Farmi il dono di un bel bambino.
III
Ma San Giovanni arriva,
Il Conte Arnau manca ancora;
Sua madre, dall’alto della casa,
Lo vede arrivare sul suo cavallo.
IV
“Madre, fatemi fare subito il letto
Ché non dormirò a lungo.
Fatelo alto, fatelo basso,
basta che mia moglie non senta.”
V
“Conte Arnau a cosa pensate,
che lascerete un bel bambino?”
Né per un figlio, né per due,
Madre, non risusciterò più.”
VI
“Madre, cos’è quel rumore dentro la casa?
Sembrano le preghiere di Arnau.”
“La donna che ha appena partorito
non deve ascoltare le preghiere.”
VII
“Madre, per la festa di domani
quale vestito mi metteranno?”
La donna che ha appena partorito
deve mettere il vestito nero.”
VIII
“Madre, perchè così tante preghiere?
Cosa dicono nelle preghiere?”
Dicon: “La donna che ha partorito
Deve andare alla messa”.
IX
Lei se ne va allora alla messa
e vede il Conte Arnau seppellito.
“Eccovi le chiavi della mia cintura,
Madre, non torno più a casa.”
X
“Terra santa, apriti,
voglio parlare a mio marito.
Terra santa, chiuditi,
con Arnau voglio restare.”

NOTE
* (da qui):  io parlo piemontese come lingua madre (nella versione canavese-monferrina) e mi emoziona molto sentire la cadenza nelle versioni dell’occitano antico (mi sembra di risentire parlare i miei nonni).

continua: la versione piemontese

FONTI
http://chrsouchon.free.fr/nann.htm
http://chrsouchon.free.fr/nannf.htm
http://chrsouchon.free.fr/chants/trador.htm
http://chrsouchon.free.fr/chants/roirenau.htm
http://chrsouchon.free.fr/chants/arnaud.htm

https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=2499
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=1049&lang=it
http://www.coroasiago.it/rinaldo.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=8862

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