JOHNNY FAA – THREE GYPSIES

Una ballata originaria della Scozia sugli zingari e il fascino dell'”esotico”: una bella lady è rapita da uno zingaro o abbandona il marito di sua spontanea volontà, e sebbene inseguita e richiamata alle sue responsabilità, si rifiuta di tornare a casa. . 

(prima parte)

Come sempre nel caso di ballate molto popolari ampiamente diffuse dalla tradizione orale, si hanno molte varianti del testo anche con diversi finali: in tutte però il marito segue i fuggitivi e cerca di convincere la moglie a ritornare da lui o la costringe con la forza; in alcune versioni allora la donna ci ripensa e ritorna a casa con il marito, in altre resta con lo zingaro ben consapevole della sua scelta, ma a volte con qualche interrogativo sull’incertezza del domani.

IL FASCINO ZINGARO

La ballata popolare originaria dalla Scozia e intitolata “Johnny Faa, the Gypsy Laddie” è riportata in “Tea Table Miscellany” di Allan Ramsay (1740), viene collezionata nelle Child’s Ballads al numero 200. Come sempre il professore Child attribuisce un fondamento storico alla ballata, facendola risalire all’espulsione degli zingari all’inizio del 1600, in seguito alla quale venne impiccato uno zingaro della famiglia Faa che si rifiutò di lasciare la Scozia.

LE VERSIONI SCOZZESI

TESTO Child #200 A  A. Ramsey “The Tea-Table Miscellany” tratto da qui
Non è ben chiaro se Allan Ramsay riscrisse il testo della ballata che sicuramente riprese da un broadside del 1720. Questa versione è una specie di riassunto della ballata, che attraverso la trasmissione orale, allunga le sue strofe aggiungendo via via sempre più dettagli.
Qui un bel gruppetto di zingari si reca al castello di un non meglio precisato Lord e attira con musiche e canti la bella castellana: subito lei cade vittima dello loro malia e decide di seguirli. A ben vedere la situazione descritta non sembra essere quella di un rapimento, è piuttosto un “risveglio” o un “richiamo” che la donna segue di buon grado. Potrebbe trattarsi di un incantesimo d’amore o di un “fascino” al quale è impossibile sottrarsi.
La parte centrale di questa versione insiste sull’intesa fisica tra i due fuggitivi, a contrasto con il rapporto coniugale vissuto come una costrizione. Appena il marito ritorna al castello e scopre la fuga, si getta all’inseguimento, e ben presto ritrova la moglie, qui però non è riportato il dialogo tra i due ma si passa direttamente all’impiccagione di tutto il gruppetto dei “rapitori”.
Ovviamente il parere della donna non ha nessuna importanza è il Lord a ritornare in possesso di ciò che è suo e che gli era stato portato via da dei ladri i quali vengono prontamente impiccati.

ASCOLTA Ian & Lorna Campbell (su Spotify, da The time they are a-changin’ 2005)

I
The gipsies cam tae our lord’s yett,
And oh! But they sang bonny,
They sang sae sweet and sae complete
That doon cam oor fair lady;
When she cam tripping doon the stair,
And a’ her maids before her,
As soon as they saw here weel-faured face,
They coost the glamour ower her.
II
“Sae take frae me, this gay mantle,
And bring tae me a plaidie,
For if kith and kin and a handsworn,
I’ll follow the gypsy laddy;
Yestreen I lay in a weel made bed,
And my guid lord beside me;
This nicht I’ll lie in a tenant’s barn,
What ever may betide me.”
III
“Come tae your bed, says Johnny Faa,
Come tae your bed, my deary,
For I vow and swear by the hilt o’ my sword,
Your lord shall nae mair come near ye”
“I’ll go tae bed my Johnny Faa,
And I’ll go tae bed tae my deary,
For I vow and swear by what passed yestreen,
My lord shall nae mair come near me.
IV
I’ll mak a hap tae my Johnny Faa,
I’ll mak a hap tae my deary,
And he’ll get a’ that it gaes round,
And my lord shall nae mair come near me”,
And when our lord came hame at e’en,
And speired for his fair lady,
The tane she cried and the ither replied,
“She’s awa wi the gypsy laddy”.
V
“Gae saddle tae me my black, black steed,
Gae saddle and mak him ready;
Before that I either eat or sleep,
I’ll gae seek my fair lady”.
O there were fifteen weelmade men,
Although they were na bonny,
And they hangit a’ in a raw,
For the Earl o’ Castle’s lady.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Vennero gli zingari al cancello del Lord e oh, come cantavano bene,
cantavano in modo
così armonioso
che scese a sentirli la bella Lady.
Allora scese incespicando
per le scale
con tutte le sue ancelle innanzi,
e non appena videro
il suo bel visino,
le gettarono un incantesimo (1).
II
“Prendi questo elegante mantello
e portami una coperta,
giuro sugli antenati e i discendenti (2)
che seguirò il ragazzo zingaro.
Ieri dormivo in un letto ben fatto
con il mio buon Lord accanto
e questa notte dormirò nella stalla di un contadino costi quel che costi”
III
“Ritorna nel tuo letto –
dice Johnny Faa –
ritorna nel letto, mia cara,
perchè ho promesso e giurato sulla punta della spada
che il tuo Lord non dormirà mai più con te” ”
“Verrò a letto mio Johnny Faa,
verrò a letto con te mio caro,
perchè ho promesso e giurato per quello che è accaduto ieri (3)
che il mio Lord non mi avrà mai più.
IV
Farò una coperta (4) al mio Johnny Faa, farò una coperta per il mio caro
e lui sistemerà tutto
e il mio Lord non verrà mai più vicino a me”;
e quando il Lord ritornò a casa
la sera,
a cercare (5) la sua bella Lady
qualcuno piangeva e qualcun altro rispose
“Se n’è andata con il ragazzo zingaro”.
V
“Sellatemi il mio nero stallone
nero,
sellatelo e preparatelo,
non toccherò cibo né dormirò,
per andare a cercare la mia bella Lady”
C’erano 15 valenti uomini
(non proprio una bellezza)
e furono tutti impiccati
per la moglie del conte del Castello (6)

NOTE
1) sono gli zingari degli stregoni in grado di togliere la volontà a una mente notoriamente debole come quella di una giovane fanciulla
2) letteralmente “amici e parenti”
3) si tratta del giuramento fatto sotto l’incantesimo?
4) “hap”=a covering such as a quilt or a coat,
5)”speired”= “asked”.
6) dal generico Castle si passò nelle versioni successive a Cassilis.

LA MELODIA

Già dal 1600 si tramandava oralmente una versione riportata anche nello Skene Manuscript (1630-40) con il titolo di “Ladie Cassilles’ Lilt“. Subito dopo la pubblicazione di Allan Ramsay, la troviamo anche nelle raccolte di Francesco Bersanti “Old Scots Tunes” e di William McGibbon “Collection of Scots Tunes” (entrambe del 1742): gli arrangiamenti seguivano il nuovo gusto edimburghese detto “scots drawing-room style” in cui si mescolavano le melodie della tradizione con le armonizzazioni proprie della musica italiana.

ASCOLTA Musica Pacifica con il titolo di Johnny Faa

seconda parte continua

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*