IL CANTAR MAGGIO NEL BASSO PIEMONTE

Nei rituali di primavera del mondo contadino gruppi di questuanti musicisti andavano di casa in casa per cantare il Maggio, fermandosi nell’aia delle cascine: gli abitanti della casa offrivano da bere, mentre il coro intonava delle strofe, dedicate alla donna, al capo di casa, alle figlie giovani cui si augurava un felice matrimonio.

Caratteristica un tempo in tutto l’Astigiano, il Monferrato e le Langhe era la questua femminile del Cantè Magg, quando gruppi di ragazzine portavano in processione l’erburin (l’alberello) e/o una bambolina adornata con fiori: di casa in casa intonavano strofe che annunciavano il ritorno di maggio e in cambio dei doni (per lo più uova) ringraziavano con le strofe benaugurali. Alla regina del Maggio si univa anche un Re del Maggio e la coppia di bambini era detta gli “Sposini”: la Dea Fanciulla e l’Uomo Verde riuniti per rinnovare la vita e la fertilità della Terra. continua

La tradizione è consolidata anche in un  rito più spiccatamente pasquale quello  piemontese di CANTÈ  J’OV – CANTÈ J’EUV.
Il “cantare le uova” è una questua primaverile che affonda le radici nel territorio piemontese e in particolare quella terra storicamente appartenuta al dominio dei Marchesi del Monferrato.
Un tempo erano solo i giovani del paese, che di notte giravano tra le cascine chiedendo cibo, vino e anche dei  soldi con cui organizzare il pranzo del lunedì di Pasquetta. Era l’occasione  per fare scorpacciate di uova (simbolo di fertilità) e bisboccia, ma anche di cantare e suonare tanta musica!
Molte comunità mantengono ancora vive queste tradizioni  soprattutto nel Monferrato (geografico), nelle Langhe e nel Roero. Nel paese di Romagnese (PV), l’unico che ha conservato un ciclo pasquale nel territorio delle quattro province, la questua si svolge la sera del sabato Santo, influenzato dall’uso di “cantar le uova”  nell’alessandrino. continua

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LA QUESTUA DEL MAGGIO

Mentre la questua quaresimale delle uova era riservata ai giovanotti la questua del Maggio era prerogativa delle fanciulle.
La questua si svolgeva la mattina (o nel primo pomeriggio) del primo maggio: la Sposa di Maggio con le sue ancelle girava per il paese chiedendo le offerte (sia uova che danaro). L’usanza si è interrotta in molti paesi tra la prima e la seconda guerra mondiale ed è stata ripresa intorno agli anni 60-70.

Casal Cermelli (provincia di Alessandria) negli Anni 40-50 alle bambine si sono uniti anche i maschietti per portare il ramo fiorito di biancospino decorato con nastri e fiocchi, un uccellino di pezza e una bambolina.

ASCOLTA Tre Martelli in Giacu Trus 1985: Ben vena magg


Guardé cula fijeta(1)
cl’è an cima al arburen
Ca l’ha il scarpötti biònchi
ei cauzete a canaren(2)
RIT
Ben vena magg
e poi turna al meis ad Mağ
Guardé sur caminet
cha jie di carùzen(3)
da fej la riverenza
a sijura madamin
Padrouna padrouna
padrouna dir pulè
oh dami j ovi freschi
e i lendi ai lasa sté
Ben vena magg
e poi turna al meis ad Mağ
TRADUZIONE ITALIANO di Cattia Salto
Guardate quella fanciulla
in cima al ramo,
ha le scarpette bianche
e le calzette gialle
RITORNELLO
Ben venga Maggio
e poi ritorna il mese di Maggio, guardate sul camino
c’è della fuliggine
da fare i complimenti
alla signora.
Padrona,  padrona
padrona del pollaio,
dammi le uova fresche
e quelle vecchie lasciale stare.
Ben venga Maggio
e poi ritorna il mese di Maggio, 

NOTE
garlan-may-day1) si descrive una girlanda di un tralcio verde fiorito sorretta da un asta con al centro  una bella bambolina  con il vestito bianco da sposa.

Si tratta della “piccola Bride” la dea triplice celtica la fanciulla del grano confezionata dalle donne a Imbolc (il primo febbraio) con il grano avanzato dall’ultimo covone della mietitura dell’anno passato, ossia la giovane Fanciulla della Primavera, un forte simbolo di rinascita nel ciclo di morte-vita in cui si perpetua la Natura: nella bambolina si era trasferito lo spirito del grano che non moriva con la mietitura.
Le bamboline di Brigid venivano anche vestite con un abito bianco o decorate con pietre, nastri e fiori e portate in processione per tutto il paese passando di porta in porta affinchè ciascuno lasciasse un dono. continua
2) forse sta per canarin= canarino a indicare il tipico colore giallo-canarino
3) il termine si ritrova nel dialetto veneto

ASCOLTA Ariondassa


I
Entroma ant’ is palasi
che l’ è csi bel antrè
Ai dioma a la padrouna
c’ am lasa ‘n po’ canté
RITORNELLO
Magg, Magg, Magg,
turnirà la fin di Magg
Io sono Maggio
e sono il più bello
Fiorellin d’amor
che canta sul cappello
Uccellin d’amor
che canta sulla rama
Siura padrouna
padrouna dir pulé
c’ am daga j ovi freschi
e i lendi ai lasa sté
II
Chi cl’ é ‘sta bela fija(1)
c’ansima dl’ arburii
E cl’ à la vesta bianca
e ‘l scarpi d’ maruchii
III
E s’in voi nènt cröddi
che Mağ a l’è rivà
Sfacév da cùla fnèstra
ch’l’alber l’è piantà
TRADUZIONE ITALIANO
I
Entriamo in quel palazzo
che è così bello entrare
E domandiamo alla padrona
che ci lasci un po’ cantare RITORNELLO
Maggio, Maggio, Maggio,
tornerà la fine di Maggio.
Io sono Maggio
E sono il più bello,
fiorellino d’amore
che canta sul cappello.
Uccellino d’amore
che canta sul ramo.
Signora Padrona,
padrona del pollaio
ci dia le uova fresche
e quelle vecchie le lasci stare.
II
Chi è questa bella ragazza
sopra di quel albero
che ha il vestito bianco
e le scarpe di pelle fine.
III
E se non volete credere
che Maggio è arrivato
affacciatevi da quella finestra
che l’albero è piantato 

IL  CARLIN DI MAGGIO

QUATTRO PROVINCE
Il Carlin di maggio (personificazione del  Calendimaggio) passa di casa in casa con il suo gruppo di cantori e musicanti  per annunciare la venuta della Primavera, portare gli auguri di felicità/prosperità  e fare una questua.

Gh'é chi l'Carlin di maggio 
con l'erba e con la foglia,
 la rosa e la viola...

La zona in cui è diffusa questa tradizione è quella delle  Quattro Province – area omogenea per conformazione e cultura (Alessandria – Pavia – Piacenza – Genova) dove si cerca di preservare  il grande patrimonio di canti tradizionali della tradizione contadina.

Il rituale è ancora vivo sull’appennino pavese e piacentino a Marsaglia un paese nel comune di Corte Brugnatella (Pc) nella val Trebbia ha inizio la sera del 30  aprile, o meglio nel tardo pomeriggio, fino a notte fonda (le tre o le quattro del mattino)! La gente si raduna nella piazza del paese per formare  il corteo dei canterini e dei musicisti, seguiti a ruota dagli abitanti del paese (e dai foresti cioè quelli che vengono da fuori) e passa di casa in casa fino alle frazioni sparse e alle cascine più isolate. Un tempo questa brigata di allegri festanti era  composta esclusivamente dagli uomini, mentre le donne in attesa di maritarsi  stavano nelle case ad aspettare l’arrivo dei .. corteggiatori.

L’albero simbolo del Carlin non  è il biancospino (non ancora fiorito) ma il Maggiociondolo dai caratteristici fiori gialli ricascanti a grappolo e il giallo e il verde sono nel tempo diventati i colori dominanti  della festa, ricorrenti nei vestiti dei questuanti.

ASCOLTA Tendachent  (ex “La Ciapa Rusa” degli anni 80!) in Ori Pari 2000 (per inciso un ottimo cd) Traccia 5 Carlin di Maggio – Il  canto della zona è di tipo polifonico (ricorda i canti degli alpini per  intenderci). Alcune strofe richiamano la questua delle uova pasquale detta “La galina grisa“. (vedi)
Il Carlin  si annuncia portatore del maggio e con il chiasso prodotto, sveglia la  padrona di casa che va a prendere le uova e da anche da bere del buon vino ai  suonatori.
La frase finale dice:  “viva la chioccia con tutti i suoi  pulcini, muoia la volpe con tutti i suoi volpini” una specie di  invocazione alla prosperità come ringraziamento per le generose offerte della  padrona di casa!


«Gh’ê chì Carlin di maggio(1)
con l’erba e con la foglia,
la rosa e la viola.
(ritornello) bella venga il maggio…
O sentì a tramescà:
la padrona la s’ê levà (rit)
O sentì a mov a mov:
la padrona la pôrta i ov (rit.)
Mtè la scâla al cascinôt,(2)
trè sü i ov a vôtt a vôtt  (rit.)
Mtè la scâla alla cascina,(2)
trè sü i ov alla  ventina (rit.)
Maggio giocondo,
tu sei il più bel del mondo,
maggio di primavera!
Se non volete credere
che maggio l’è arrivato
affacciatevi al balcone.
I prati verdeggianti
per consolar gli amanti,
per consolar gli amanti.
Guarda gli uccelli
che van per la riviera,
maggio  di primavera.
Dentro questa casa
se gh’ê fiorì la fava(2)
ci sta una  donna brava,
dentro questo giardino
se gh’ê fiorì la rosa
ci sta  la mia morosa
La m’â fat vëd ona rôba scüra(3),
a m’â fat truvà pagüra.
Fateci del bene se ne potete fare,
non possiamo più cantare:
la luna passa i monti.
Tira fora u pisadù,
dà da beive  ai sunadù (rit.)
In pace vi troviamo,
in pace vi lasciamo,
vi diam  la buona sera
e ce ne andiamo via;
campa la ciossa
con tutti i pulastrin,
crepa la volpe
con tutti i suoi vulpin!»
TRADUZIONE ITALIANO
E’ arrivato il Carlin del Maggio
con l’erba e con la foglia,
la rosa e la viola.
(ritornello) bella venga il maggio…
Ho sentito il trambusto:
la padrona si è alzata.
Ho sentito i passi:
la padrona porta le uova.
Metti la scala al casotto,
e porta giù un bel po’ di uova
metti la scala alla cascina
e porta giù una ventina di uova.
Maggio gioioso,
tu sei il più bello del mondo,
maggio di primavera!
Se non volete credere
che maggio è arrivato
affacciatevi al balcone
I prati verdeggianti
per consolar gli amanti,
per consolar gli amanti.
Guarda gli uccelli
che vanno per le rive,
maggio  di primavera.
Dentro questa casa
è fiorita la fava
ci sta una  donna brava,
dentro questo giardino
è fiorita la rosa
c’è la mia fidanzata.
Mi ha fatto vedere una cosa scura
e mi ha fatto prendere paura.
Fateci del bene se ne potete fare,
non possiamo più cantare:
la luna passa i monti.
Tira fuori la bisaccia
e dai da bere ai suonatori.
In pace vi troviamo,
in pace vi lasciamo,
vi diamo  la buona sera
e ce ne andiamo via.
Viva la chioccia
con tutti i suoi  pulcini,
muoia la volpe
con tutti i suoi volpini

NOTE
Non è proprio il mio dialetto ma credo di essere riuscita a tradurre correttamente
1) il ramo fiorito di maggiociondolo
2) stesse strofe nel canto della “galina grisa”
3) ogni malizia è lecita nel pensare a cosa passa essere quella “cosa” nera!!

FONTI
http://www.prolococasalcermelli.it/plcc/cantar-maggio
http://www.sebastianus.org/wp-content/uploads/2014/04/Etnografia-5.pdf
http://www.appennino4p.it/marsaglia


APPROFONDIMENTO: Una disamina più panoramica della tradizione del Maggio

Nord Italia
Italia centrale
Italia del Sud

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