HOLLAND HANDKERCHIEF OR THE SUFFOLK MIRACLE

La ballata così come diffusa in Irlanda racconta in forma corrotta una storia ben più complessa di origine medievale (e forse originaria del sud-est europeo), collezionata dal professor Child al numero 272 con il titolo “The Suffolk Miracle” e della quale si trova una versione più simile in un racconto tipico della Cornovaglia.

TUTTA LA STORIA

Lenore di Johann David Schubert

La ballata pare sia stata dimenticata in Inghilterra mentre si ritrova ancora nella tradizione popolare irlandese con il titolo “Holland Hankerchief” e americana (costa Orientale degli USA e Canada). La sintesi della storia, ottenuta dalla comparazione con le sue varianti presso i popoli tedeschi e slavi, è la seguente: due innamorati si giurano amore eterno sia in vita che nella morte, la coppia viene separata e l’uomo muore all’insaputa della donna. Disperata perchè il suo innamorato è ancora lontano, la donna decide di compiere un incantesimo per imporre all’amante il ritorno. Così l’uomo arriva di notte a cavallo e la porta con sé, all’inizio lei non ha paura ma poi inizia a preoccuparsi, giunti davanti alla tomba di un cimitero l’uomo le ordina di entrarci dentro, la donna prende tempo e riesce a fuggire, oppure entra anche lei nella tomba.

Nel racconto della Cornovaglia la donna si getta da cavallo, ma l’uomo la tiene per il vestito che si strappa, nella ballata “The Suffolk Miracle” l’uomo arriva sul cavallo del padre di lei, e cavalca con lei per tutto il paese, poco prima dell’alba riporta lei a casa e il cavallo nella stalla, e quindi ritorna nel mondo dei morti. Ma si tiene il fazzoletto che lei gli aveva legato intorno alla testa; il mal di testa che non si spiega nella ballata è giustificato nel racconto cornico dall’incantesimo.

LA PIANTA DELL’AMORE

Il rito da praticarsi nella notte di Samain (o nel Solstizio d’estate) consiste nel seppellire una manciata di semi di canapa per scoprire chi sarà il proprio vero amore (colui o colei che si sposerà). Il rituale da compiersi nella mezzanotte dei “giorni magici” consiste nel seppellire i semi e recitare la formula

Hemp-seed, I sow thee,
Hemp-seed, grow thee!
And he who will my true-love be
Come after me
And shaw thee(1).
TRADUZIONE
Canapa io ti semino
canapa, io ti sarchio
e chi e più caro al mio cuore
mi venga dietro
e ti colga

NOTE
1) la formula (afrodisiaca-richiamo sessuale) diffusa in Scozia recita “and pou thee” cioè letteralmente “ti tirerà” (pulling) nel senso che raccoglierà. Oppure “shaw thee” ossia “show thyself“, “rivelarsi”.

L’incantesimo era praticato da colei o colui che voleva conoscere il volto del suo vero amore, perchè voltandosi avrebbe visto le sembianze della persona invocata nell’atto di raccogliere la canapa seminata. Nel racconto cornico si riporta un incantesimo simile come rituale per richiamare a sè l’amante lontano.

USI DELLA CANNABIS

Un tempo la canapa era una pianta seminativa utilizzata in agricoltura per la sua fibra (per i tessuti e la carta), come combustibile naturale (altro che il petrolio!) e come alimento (semi, olio e farina  vedi), oggi sono legali solo le varietà con un basso contenuto di THC.
Scrive Michael Pollan nel suo libro “Botanica del desiderio”: “l’antico ideogramma cinese per “canapa”, rappresenta una pianta maschile e una femminile sotto un tetto: la cannabis all’interno dell’edificio della cultura umana. La cannabis fu una delle prime piante a essere addomesticate (probabilmente prima per la fibra, e poi come droga); si coevolvette con il genere umano per oltre diecimila anni, al punto che la sua forma originaria potrebbe non esistere più. Adesso la cannabis è il prodotto del desiderio umano quanto una rosa Bourbon: abbiamo solo un’idea vaga di come potesse essere prima che legasse il proprio destino al nostro.”

Una pianta sacra tra le più antiche colture conosciute dall’umanità, che si coltiva a qualunque latitudine con svariate proprietà curative e molti pregi: cresce veloce ed è economica da mantenere. E’ la storia moderna (anni 20) che relega la cannabis a pianta del diavolo e la mette al bando : gli spinelli sono robaccia da afro-americani e messicani, l’erba dei suonatori di jazz (neri) degli anni Venti e Trenta, la droga del sesso.. (per gli anni 70 fino a oggi consiglio caldamente  la lettura di questo post estratto dalla “Botanica del Desiderio” di Michael Pollan qui)
Ovviamente la cannabis faceva parte dei rituali magici antichi, dell’estasi sacra e afrodisiaca, dispensatrice della gioia: più comunemente si fumavano i fiori della pianta femminile dopo averli fatti seccare e tutte le parti della pianta erano usate per preparare infusi e in cucina.

L’AMANTE VAMPIRO

La ballata è stata stampata in broadside a Londra nel 17° secolo ed è stata rinverdita da Gottfried August Bürger nel 1773 con la pubblicazione di “Lenore” una prefigurazione di un tema caro al romanticismo gotico: quello del vampiro. La tradizione folkloristica radicata nei Balcani colloca il vampiro tra i revenants, una creatura ritornata dalla morte, un non-morto. Nel Settecento il vampirismo venne analizzato dal punto di vista scientifico, ma fu la fascinazione romantica a trasformare i casi clinici in creature maledette, prefigurandole nella poesia, prima che il romanzo The Vampyr di Polidori (1819), ci consegnasse il primo vampiro letterario: un pallido, triste e perverso eroe byroniano.
Gustave Moreau, “La ballade” 1885Infatti l’uomo ritornato della ballata “Lenore” più che uno spettro era un amante demone, in Ungheria è soprannominato lidérc (un incubo) uno spirito richiamato dal dolore umano, che si nutre dell’amore e del dolore di un uomo o di una donna che piange la morte del proprio amante.
Lenore attendeva invano il ritorno del suo innamorato dalla guerra, ma lui era morto su un lontano campo di battaglia: lei passava le notti a piangere insonne a chiedere al suo amante di tornare, e invocava la morte come un sollievo! In una notte di luna piena fu un cavaliere a cavallo ad andare a prenderla con la promessa di portarla nel loro letto nunziale: l’uomo aveva le sembianze del suo innamorato tuttavia ero lo spirito di un demone che la stava portando verso la tomba, il suo tempo era limitato alla notte e sarebbe scomparso all’alba al primo canto del gallo.

LA VERSIONE BRETONE: IL RACCONTO GOTICO

Nel 1879 M Paul Sébillot ha collezionato in Bretagna un racconto che è quasi identico alla ballata inglese (‘Les Deux Fiancés,’ in Littérature orale de la Haute-Bretagne). Due giovani innamorati si promettono amore eterno anche dopo la morte, ma il giovane che è un marinaio, durante una traversata muore in mare, all’insaputa della ragazza. Una notte lui esce dalla tomba, prende un cavallo dalla scuderia del padre di lei, e va a prendere la ragazza. Mentre cavalcano lui dice “La luna è piena e la morte sta cavalcando con te, non hai paura?” E lei gli risponde “Non ho paura finchè tu starai con me
Il ragazzo si lamenta del mal di testa e lei gli lega il suo fazzoletto intorno alla testa. Arrivati alla fattoria della ragazza lei bussa, il padre chiede “Chi è” e la ragazza risponde “Sono tua figlia che hai mandato a chiamare da colui che dovrebbe essere suo marito” E prosegue raccontando che lei gli aveva prestato il suo fazzoletto e lui era appena andato nella stalla per accudire al cavallo; ma il ragazzo è scomparso, e lei muore dal dolore per aver capito che lui era già morto. Quando aprono la bara per seppellire i due insieme trovano il fazzoletto di lei legato intorno alla testa di lui.

LA VERSIONE IRLANDESE

Nella ballata irlandese il racconto gotico si stempera più nella fiaba rimanendo sospesa tra il sogno e il mistero.

ASCOLTA Connie Dover in If Ever I Return 1997: Connie Dover ha imparato la ballata da Cathal McConnell della contea di Fermanagh

ASCOLTA Jim Moray in Sweet England 2010


I
A wealthy squire lived in our town,
He was a man of high renown,
And he had a daughter of beauty bright,/ And the name he gave her was his ‘Heart’s Delight’.
II
Many young men to court her came,
But none of them could her favour gain,
Till there came one, of low degree,
And above them all, how she fancied he.
III
But when her father, he came to know,
That his lovely daughter loved this young man so,
Over fifty miles, he sent her away,
All to deprive her of her wedding day.
IV
One night as she lay in her bedroom,
Her love appeared from out the gloom,
He kissed her cheek, and this did say,
“Arise my darling and come away”.
V
It’s with this young man she got on behind,
And they rode faster than any wind,
They rode on for an hour or more,
Till he cries “my darling, my head feels sore”.
VI
A holland handkerchief she then pulled out,
And with it bound his aching head about,
She held him closer, and this did say,
“My love you’re colder than any clay”.
VII
When they came to her father’s gate,
He says “get down, love the hour is late,
Get down, get down love and go to bed,
And I’ll see this gallant horse is groomed and fed”.
VIII
And when she came to her father’s hall,
“Who’s that, who’s that”, her own father called,
“‘Tis I dear father, did you send for me,
By such a messenger, naming he.”
IX
“Oh no dear daughter, that cannot be,
Your words are false and you lie to me,
For on yon mountain your true love died,
And in the graveyard his body lies”.
X
So straight-ways there went this maiden brave,
and with her friends she exposed
the grave, and there his body,
though six weeks dead,
with a holland handkerchief around his head.
(tradotto da Cattia Salto)
I
Un ricco cavaliere viveva nella nostra città, era un uomo di grande fama
e aveva un figlia di rara
bellezza che si chiamava
“Delizia del cuore”.
II
Vennero molti giovanotti a corteggiarla, ma nessuno di loro otteneva i suoi favori
finchè ne arrivò uno, di origini inferiori,
ma superiore a tutti loro, come lei lo immaginava (1).
III
Ma quando il padre venne
a saperlo, che la sua amata figlia amava questo giovane,
oltre 50 miglia la mandò lontana,
pur di impedirle di sposarsi.
IV
Una sera mentre stava nella camera da letto, il suo amore le apparve fuori dalla finestra, le baciò la guancia e disse “Alzati mia cara e vieni via”
V
Fu a questo giovane che lei si mise dietro ed essi cavalcarono
più veloci del vento,
corsero per un’ora o più
finchè lui gridò “Mia cara, la mia testa mi duole” (2)
VI
Un fazzoletto di tela d’Olanda (3) lei allora tirò fuori,
con cui fasciare la sua testa
dolente.
Lei lo tenne vicino e disse
“Amore mio, sei più freddo della terra”
VII
Quando giunsero alle porte del padre
lui disse “Scendi amore l’ora è tarda,
scendi amore e vai a letto
e mi occuperò che questo intrepido cavallo sia accudito e nutrito”
VIII
E quando lei andò nella sala
padronale
“Che c’è, che c’è” –
gridava il padre-
“Sono io caro padre, mi hai mandato a chiamare da un messaggero”
IX
“Oh no cara figlia, non può essere
tu dici il falso e mi menti, perchè sulla montagna lontana il tuo amore è morto  e nel cimitero il suo corpo è sepolto”
X
Là andò senza meno questa fanciulla coraggiosa
e con i suoi amici disseppellì
la bara e c’era il corpo,
morto da 6 settimane
con un fazzoletto di tela d’Olanda intorno alla testa.

NOTE
1) era cioè il suo ragazzo ideale, su cui fantasticava di innamorarsi
2) il dolore alla testa è indice di un incantesimo in atto che ha richiamato il revenant, vedasi anche qui.
3) la tela di puro lino è detta tela d’Olanda una qualità superiore di lino pregiata per la sua finezza e lavorazione: dal colore particolarmente bianco e una trama fine ma compatta.

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/suffolk-miracle.htm
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_272
http://www.litgothic.com/Texts/child272.html
http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/17/suffolk.htm
http://mainlynorfolk.info/watersons/songs/thehollandhandkerchief.html
http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-HollandHand.html
http://chrsouchon.free.fr/chants/lenore.htm
http://www.letteraturaalfemminile.it/laballatadilenore.htm

http://www.nonsprecare.it/alla-scoperta-dei-semi-di-canapa-preziosa-risorsa-per-lalimentazione
http://www.toscanapa.com/sementi-e-semina-vademecum-coltivazioni-della-canapa-note-introduttive-per-meglio-orientarsi-alle-coltivazioni/
http://www.dolcevitaonline.it/le-10-varieta-di-cannabis-col-piu-alto-contenuto-di-thc/

ILLUSTRAZIONE
Gustave Moreau, “La ballade” 1885: ho preferito questa immagine rispetto alle altre più fosche e cupe dei pre-raffaelliti perchè mantiene un sapore più fiabesco seppure sempre inquietante. Moreau sembra voler inquadrare la raffigurazione del cavaliere nel solco della tradizione sui lidérc facendo sembrare il cimiero del cavaliere simile a una fiamma

 

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