HIND HORN

La ballata Hind Horn ha origini che si perdono nell’Alto Medioevo a partire dalle saghe vichinghe (VIII o IX secolo): la storia ha fatto il giro un po’ di tutta l’Europa e lo stesso Boccaccio ne fece una riscrittura nel Decamerone. Già nel IX secolo i Vichinghi misero piede in Inghilterra e Irlanda ma solo con l’invasione dei Normanni (“gli uomini del Nord” ovvero i vichinghi, per lo più danesi, insediatisi nel nord della Francia) iniziò a circolare in forma scritta l’antica saga vichinga in lingua francese che diventerà il romance (romanzo cavalleresco in rima) King Horn, scritto alla fine del XIII secolo in proto-inglese (Old English): nella trasposizione molti dettagli vennero scartati anche se il racconto finì per contenere diversi elementi di cultura vichinga, ma inevitabilmente fu plasmato secondo la cultura feudale del tempo. Quando un secolo più tardi si affermò il genere ballata i menestrelli fecero un adattamento dei precedenti versi in rima baciata, cogliendo solo le parti ritenute più interessanti e quindi per le corti e le strade iniziarono a circolare una miriade di versioni.

Liga Kļaviņa

KING HORN: IL ROMANZO CAVALLERESCO

Si narra dell’eroico re Horn, originariamente un feroce e sanguinario incursore vichingo trasformato in tipico cavaliere medievale, imbevuto di virtù cavalleresche; il romanzo ha chiari intenti propagandistici per favorire l’arruolamento alle crociate (vedi)

LA TRAMA (a cura di Giordano Dall’Armellina)
Horn e’ figlio di Murry, re di Suddenne (1) E’ un giovane di straordinaria bellezza e ha dodici amici (2) dei quali Athulf (3) e Fikenhild sono i suoi favoriti. Un giorno, mentre Murry stava cavalcando, si imbatté in 15 navi di Saraceni (4) che erano appena approdate. I pagani uccisero il re e per evitare una possibile vendetta in un futuro da parte di Horn, lo misero insieme ai suoi 12 compagni su una barca senza remi e senza timone e lo lasciarono al largo (5). Tuttavia le correnti portarono la barca sulle coste del regno di Westerness (6) ad ovest di Suddenne. Il re Ailmar diede loro il benvenuto e li affidò ad Athelbrus, il suo consigliere perché provvedesse alla loro educazione. Rymenhild, la figlia del re, s’innamorò di Horn e dopo aver convinto non senza difficoltà Athelbrus a condurlo nel suo appartamento privato, si offrì a lui come moglie. Horn le rispose che sarebbe stato un matrimonio sconveniente essendo egli solo un servo (7) e lei figlia di re. Questa risposta ferì Rymenhild grandemente e Horn fu così commosso dal suo dolore che le promise che avrebbe fatto tutto quello che lei avesse richiesto se lei avesse indotto suo padre a farlo diventare cavaliere. Il giorno seguente Horn divenne cavaliere e investì lui stesso i suoi dodici amici che divennero anch’essi cavalieri.
Rhymenhild mandò a chiamare Horn per indurlo a sposarla ma Horn voleva prima dimostrare di essere degno del titolo di cavaliere per fregiarsi di qualche nobile impresa. Se fosse tornato vivo, allora l’avrebbe sposata. Data questa risposta Rymenhild gli diede un anello impreziosito di pietre di tale potere che mai sarebbe stato ucciso se lui l’avesse guardato pensando a lei (8).
Il giovane cavaliere ebbe la fortuna di imbattersi immediatamente con una nave piena di Saraceni e con l’aiuto dell’anello fu in grado di ucciderne un centinaio (9) dei loro migliori. Il giorno seguente andò a far visita a Rymenhild e la trovò affranta a causa di un brutto sogno. Aveva buttato una rete in mare e un grosso pesce l’aveva rotta. Horn tentò di confortarla ma non riuscì a nascondere la sua apprensione che i guai sarebbero arrivati. Il pesce non era altri che Fikenhild, l’amico del cuore di Horn. Parlò al re Ailmar dell’intimità che si era venuta creando tra Horn e sua figlia e aggiunse che Horn aveva l’intenzione di uccidere il re e di sposare la principessa. Ailmar si arrabbiò molto e fu nello stesso tempo addolorato. Trovò il giovane nell’appartamento privato della figlia e gli ordinò di lasciare il suo reame immediatamente. Horn sellò il cavallo e si armò, poi tornò da Rymenhild e le disse che sarebbe andato per terre straniere per sette anni (10). Se non fosse tornato o non avesse inviato sue notizie lei avrebbe potuto scegliersi un altro marito.
Salpò verso ovest fino a giungere in Irlanda. Appena arrivato incontrò due principi che lo invitarono a prendere servizio presso il loro padre. Il re Thorston (11) lo accolse benevolmente ed ebbe immediatamente l’occasione di servirsi di lui. A Natale venne alla corte un gigante con un messaggio da parte dei pagani appena giunti. Proposero che uno di loro combattesse contro tre cristiani e aggiunsero che se i cristiani avessero ucciso il loro campione avrebbero lasciato quella terra, ma se al contrario il loro campione avesse ucciso i tre cristiani si sarebbero impossessati del regno. Horn rifiutò con scherno di combattere a quelle condizioni: lui solo avrebbe combattuto contro tre pagani. Così fece e nel corso del combattimento venne a sapere che quelli erano i saraceni che avevano ucciso suo padre. Horn guardò il suo anello e pensò a Rymenhild e si buttò sui suoi nemici. Questa volta tutto l’esercito prese parte alla battaglia (12). Nessuno scappò ma il re Thurston perse molti uomini fra i quali i suoi stessi figli. Non avendo eredi offerse a Horn la mano di sua figlia Reynild e la successione al trono. Horn rispose che non aveva ancora meritato una tale ricompensa e che avrebbe servito il re per altro tempo. Sperava poi che qualora lui richiedesse in sposa sua figlia in un futuro il re non rifiutasse la proposta.
Sette anni stette Horn con il re Thorston e da Rymenhild non andò mai nè scrisse mai. Fu un periodo molto triste per Rymenhild e come se non bastasse il re Modi di Reynis la chiesa in sposa e suo padre acconsentì. Il matrimonio si sarebbe celebrato da lì a pochi giorni. Rymenhild mandò messaggeri in ogni dove ma Horn non ne seppe nulla fino a quando un giorno mentre stava andando a caccia, incontrò uno di loro e venne a sapere come stavano le cose. Mandò un messaggio al suo amore dicendogli di non preoccuparsi: lui sarebbe arrivato prima del matrimonio. Ma sfortunatamente il messaggero affogò mentre tornava e Rhymenhild, mentre cercava a fatica con gli occhi un raggio di speranza fuori della porta, vide il suo corpo trascinato via dalle onde. Ora Horn fece ampia confessione a re Thorston e gli chiese aiuto. Questo fu generosamente accordato e Horn salpò in direzione di Westerness. Arrivò non troppo presto nel giorno del matrimonio, lasciò i suoi uomini nel bosco e si diresse solo verso la corte di re Ailmar. Incontrò un pellegrino e gli chiese notizie. Il pellegrino era appena venuto dal matrimonio di Rymenhild e riferì che piangeva e non voleva sposarsi poiché aveva un marito che era lontano in altre terre.
Horn cambiò vestiti con il pellegrino, scurì la pelle e contorse le labbra. Così si presentò ai cancelli del re. L’uomo di guardia non ne voleva sapere di farlo entrare: Horn aprì il portone a calci, buttò il guardiano giù dal ponte e si diresse verso la sala dei ricevimenti; li si sedette nel settore riservato ai mendicanti. Rymenhild stava piangendo ma dopo aver mangiato carne, si alzò per dare da bere, per mezzo di un corno a tutti i cavalieri e nobili. Così era l’usanza (13). Horn la chiamò, lei pose il corno e gli riempì una ciotola ma Horn non volle bere da quella (14). Poi disse misteriosamente: “Tu pensi che io sia un mendicante ma in realtà sono un pescatore venuto dal lontano oriente (15) per pescare alla tua festa. La mia rete e’ qui a portata di mano ed ha sette anni. Sono venuto a vedere se ha preso qualche pesce.” .”Rymenhild lo guardò, le si gelò il cuore. Che cosa volesse dire con il suo pescare non lo riusciva a comprendere. Riempì il suo corno e bevve alla sua salute, lo porse al pellegrino e disse: “Bevi quello che ti spetta e dimmi se per caso hai visto Horn” Horn bevve e gettò l’anello dentro il corno. Quando la principessa andò nella sua stanza privata, trovò l’anello che aveva dato a Horn. Temeva che fosse morto e mandò a chiamare il pellegrino. Il pellegrino le disse che Horn era morto durante il suo viaggio verso Westerness e lo aveva pregato di andare da Rymenhild con l’anello. Rhymenhild non poté sopportare quello che aveva udito. Si gettò sul letto, dove aveva nascosto un coltello che voleva utilizzare per uccidere il re Modi e se stessa se Horn non fosse tornato, e puntò il coltello verso il suo cuore. A quel punto Horn la fermò e gridò: “Io sono Horn” Grande fu la sua gioia ma non era tempo di indulgere troppo. Horn andò a radunare i suoi uomini. Uccisero tutti quelli che erano nel castello (16) eccetto il re Ailmar e i suoi vecchi amici tra i quali il suo il suo fedele amico Athulf. Horn risparmiò anche Fikenhild in cambio di un giuramento di fedeltà da lui e dal resto dei suoi amici. Poi si fece riconoscere da Ailmar, negò le accuse che gli erano state mosse e disse che non avrebbe sposato Rymenhild nemmeno adesso, almeno fino a quando non avesse riconquistato Sudenne. Si mise subito ad organizzarlo; ma mentre era impegnato a cacciare i Saraceni dalla sua terra e a ricostruire chiese (17) , lo spergiuro Fikenhild comprò sia giovani sia vecchi per farli stare dalla sua parte. Costruì una fortezza, sposò Rymenhild e ve la portò e cominciò una festa.
Horn avvisato da un sogno, fece rotta di nuovo verso Westerness e s’imbatté nel nuovo castello di Fikenhild. Il cugino Athulf era sulla spiaggia per informarlo di cosa era successo.
Gli disse di come Fikenhild avesse sposato Rymenhild proprio quel giorno. Aveva ingannato Horn due volte. Horn si travestì e fece travestire i suoi cavalieri da arpisti e violinisti (18) e grazie alla loro musica ebbero accesso al castello. Appena entrato guardò il suo anello e pensò a Rhymenhild. Fikenhild e i suoi uomini furono presto uccisi. Fece sposare Athulf con la figlia di re Thurston e fece diventare Rymenhild regina di Sudenne.
NOTE di Giordano Dall’Armellina
1) Non esiste storicamente nessun luogo con tale nome, ma l’iniziale Sud di Suddenne fa propendere per un sito nel sud Europa conquistato dagli Arabi. o forse si voleva indicare l’attuale Surrey e Sussex a Sud dell’Inghilterra
2) Fin dall’inizio si utilizza un numero simbolico, proprio della tradizione babilonese ed ebraica, che in questo caso evoca nell’ascoltatore altre storie quali quelle di Gesù e i suoi dodici apostoli (anche Horn sarà tradito da uno dei suoi amici) e, soprattutto, i dodici cavalieri della tavola rotonda e i dodici paladini di Carlo Magno eroi delle chansons de geste.
3) Il nome ricorda Beowulf, l’eroe del primo manoscritto in lingua anglo-sassone probabilmente dell’ottavo secolo
4) Così venivano chiamati in Europa gli arabi in genere e i pirati in particolare. In realtà i veri Saraceni erano una tribù nomade che avevano come territorio parte dell’attuale Giordania e che nemmeno i Romani riuscirono a sconfiggere. Da qui la loro nomea di combattenti temibili. Per estensione anche gli altri popoli limitrofi vennero chiamati Saraceni.
Le scorrerie saracene non raggiunsero mai le isole britanniche, quindi ci si riferisce ad un regno di fantasia situato forse nel sud della Francia dove in effetti i Saraceni, fra il nono e il decimo secolo ebbero dei feudi, come per esempio l’odierna Saint-Tropez, che durarono anche più di ottant’anni. [l’incursione in realtà ricorda i saccheggi vichinghi lungo le coste d’Europa prontamente ribattezzati come Saraceni per far convergere il risentimento verso i cattivi di turno!]
5) quella di lasciare i condannati a morte su una barca senza remi nè timone al largo, era in realtà un’usanza vichinga. Per i Saraceni sarebbe stato più sbrigativo e meno rischioso ucciderli subito, ma il racconto poi non avrebbe avuto un seguito.
6) Il fatto che l’altro regno si chiami Westerness (luogo posto a occidente) rinforza la tesi che Suddenne fosse a sud.
7) Horn, avendo perso il suo regno, non era più principe, ma un semplice servo.
8) L’atto di dare un anello magico appartiene sia alla favolistica europea che a quella asiatica. Era una credenza comune nell’Europa medievale che le pietre preziose avessero dei poteri magici.
9) L’esagerazione è tipica dei racconti con contenuti magici legati alla favolistica. Qui l’eroe viene esaltato come sterminatore di Saraceni, quindi come fulgido esempio da imitare in una eventuale crociata.
10) Il riferimento al numero sette non è casuale: è un altro numero magico o simbolico proprio della cultura popolare giudaico-europea. È spesso legato alla morte o al cambiamento. Inoltre c’è da sottolineare che nel Medioevo se un uomo decideva di prestare servizio presso un esercito doveva in genere firmare per sette anni. Se un marito partiva per la guerra e non tornava entro i sette anni, la moglie poteva risposarsi. Ecco perché Horn poi dirà a Rymenhild che potrà sposarsi se lui non dovesse tornare dopo sette anni. La stessa cosa disse Hertik Henrik nella versione svedese.
11) E’ improbabile che un re irlandese si chiami Thorston che significa figlio di Thor, divinità germano-scandinava corrispondente al Giove romano.
12) Il racconto si rifà a ciò che effettivamente accadeva in Spagna prima di una battaglia fra cristiani e mori. Tre cavalieri arabi sfidavano tre cavalieri cristiani all’ultimo sangue. Il risultato del confronto era percepito come di buono o cattivo auspicio per la battaglia che si sarebbe svolta successivamente fra i due eserciti. Ecco perché subito dopo le sfide fra Horn e i tre Saraceni si scatena la battaglia. È evidente che, sebbene il racconto sia ambientato in Irlanda, dove mai arrivarono i Saraceni, si parli in realtà di gesta eroiche di paladini del cristianesimo in lotta contro gli Arabi in Spagna. In ciò l’influenza delle chansons de geste è ancora molto forte e si trasportano in Irlanda avvenimenti accaduti altrove.
13) L’usanza era in realtà vichinga ed è ben rappresentata nel celebre arazzo di Bayeux nel quale si vedono nobili Vichinghi alzare i corni usati come bicchieri.
14) Solo i nobili potevano bere dal corno. Horn è un nobile e rifiuta di bere dalla ciotola che è riservata alla gente comune.
15) Il racconto ci dice che è stato in Irlanda, quindi a Occidente, ma questa contraddizione rivela la verità. Horn in realtà è stato in oriente alle Crociate dove, con più logica, avrebbe sconfitto i Saraceni.
16) Stragi, massacri e delizie del genere erano all’ordine del giorno nelle guerre medioevali, Anche nella Chanson de Roland e nel Cantar del Mio Cid gli eroi si macchiano di fatti orrendi che alle orecchie degli auditori apparivano del tutto normali. Non si capisce la ragione di questo massacro. Forse voleva far capire a re Ailmar che lui era più forte e che la figlia doveva concederla a lui.
17) Chiaro qui il riferimento alle crociate per cacciare gli Arabi dalla Spagna e da Gerusalemme. I Saraceni erano i nemici della cristianità e potevano assolvere quel ruolo in qualsiasi tipo di racconto, soprattutto se inducevano gli uomini ad arruolarsi per combatterli.
18) Per i Normanni, ovvero per i Vichinghi, la musica dell’arpa o altri strumenti a corda era essenziale per ogni festa. Persino nelle spedizioni guerresche non potevano mancare i musici che invogliavano al canto, percepito come unificatore di intenti.
15 Hind Horn
Arthur Rackham: Hind Horn travestito da mendicante, il riconoscimento dopo il brindisi

HIND HORN: LA BALLATA

Il romance secondo lo schema della chanson de geste è ovviamente un racconto di avventure guerresche, nella ballata invece prevale il tema amoroso, il quale inaugurerà uno specifico filone detto “broken token ballad“: l’uomo andato in guerra, ritorna dopo molti anni e incontra (sotto mentite spoglie) la fidanzata o la moglie, e la sottopone ad un test per avere la prova della sua fedeltà. Il modello archetipo è probabilmente quello di Ulisse e Penelope.

Scrive ancora Dall’Armellina “Recenti ricerche storiche fanno avanzare ipotesi che la storia narrata nell’Odissea possa aver avuto origine tra i popoli che abitavano l’odierna Scandinavia. Questi popoli migrarono verso il sud dell’Europa e presumibilmente contribuirono al formarsi della cultura greca. Ciò spiegherebbe la finora misteriosa origine dei Micenei. Se questa ipotesi fosse comprovata non sarebbe più così sorprendente constatare che King Horn e l’Odissea abbiano dei punti in comune.”

SALADINO E MESSER TORELLO

Il tema dell’allontanamento per sette anni e dell’anello dato come pegno (ma non necessariamente magico)  che permette ai due amanti di ritrovarsi e di riconoscersi, circola per tutta l’Europa medievale in molte varianti non da ultima quella in cui, come nel romance King Horn spuntano i Saraceni. La storia finisce anche nel Decamerone del Boccaccio come IX novella del X giorno.

Il Saladino per poter scoprire i preparativi dei cristiani che si apprestavano alla crociata, decide di travestirsi da mercante ed andare in Europa a verificare, per quanto possibile, il numero dei partenti. Nei pressi di Pavia, all’imbrunire, si imbatte in messer Torello che, vista l’ora tarda, si offre di ospitarlo a casa sua. L’ospitalità si rivela quanto mai generosa e il Saladino ne rimane estasiato. Mentre il Saladino ritorna in patria, messer Torello decide di unirsi alle crociate e chiede alla moglie di aspettarlo un anno, un mese e un giorno prima di risposarsi. Nel giorno della partenza la moglie gli dà un anello dicendogli: “Se egli avviene che io muoia prima che io ti rivegga, ricordivi di me quando il vedrete.” Dopo essere arrivato ad Acri, roccaforte cristiana in medio oriente, messer Torello viene fatto prigioniero dal Saladino e trasferito ad Alessandria d’Egitto. Quivi il sultano lo riconosce e liberatolo gli affida la cura dei suoi falconi e lo tratta con tutte le cortesie per ricambiare l’ospitalità ricevuta a Pavia.
Torello si trova così bene presso il Saladino che quasi si dimentica della Lombardia, di casa sua e di sua moglie. Tuttavia, grazie a dei mercanti genovesi, invia una lettera alla moglie dicendogli della sua situazione. A causa di una tempesta la nave affonda e con essa la lettera di messerTorello. Nel frattempo si sparge la notizia in Italia che un altro uomo di nome Torello, aveva perso la vita in Egitto. Credendo che fosse il vero Torello, la famiglia sollecita la presunta vedova a prendere di nuovo marito il giorno dopo della scadenza prefissata.
Una settimana prima della scadenza messer Torello viene a sapere del naufragio della nave e la sola idea che la moglie possa prendere di nuovo marito lo fa diventare quasi pazzo. Saladino si offre di aiutarlo e chiama il suo negromante il quale, grazie ai suoi poteri magici, lo trasporta in una sola notte a Pavia.
John Byam Shaw il negromante trasporta magicamente Messer Torello nel suo letto fino a Pavia

Arriva la notte prima del matrimonio e il giorno seguente Torello si presenta alla cerimonia vestito da saraceno; dice alla moglie, che non lo riconosce anche a causa di una lunga barba che gli copre il viso, che è un’usanza di cortesia nel suo paese che la sposa offra una coppa di vino agli stranieri presenti alle nozze, lei dovrà poi finire il vino non bevuto dall’ospite. La futura sposa acconsente e messer Torello avendosi l’anello di lei messo in bocca, sì fece che bevendo il lasciò cadere nella coppa, senza avvedersene alcuno, e poco vino lasciatovi, quella ricoperchiò e mandò alla donna; quando l’inconsapevole moglie scopre di nuovo la coppa e vede l’anello, riconosce suo marito e gli si getta fra le braccia.

John Byam Shaw riconoscimento di Messer Torello travestito da saraceno

Segue una grande festa durante la quale sono presentati i regali di Saladino. (tratto da qui)


la versione scozzese
la versione irlandese
la versione italiana: Moru Sarasin

FONTI
Giordano Dall’Armellina: “Ballate Europee da Boccaccio a Bob Dylan”.
http://www.sacred-texts.com/neu/eng/hml/hml18.htm
https://betterknowachildballad.wordpress.com/2015/02/03/child-17-hind-horn/
https://machias.edu/faculty/necastro/story/horn.html
http://www.nspeak.com/allende/comenius/bamepec/multimedia/saggio4.htm

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