Archivi categoria: gruppi di musica celtica/ CELTIC MUSIC GROUPS

Musica celtica ed elettronica: Clannad & Enya

Da un piccolo paese del Donegal Gweedore che vanta il maggior numero di musicisti per metroquadro,  agli inizi degli anni 70 tre figli della famiglia Brennan (Ciáran, Pól, Máire) e due zii della famiglia Duggan (Noel e Padraig) fondano i Clannad, an clann as Dobhar, ossia “la famiglia originaria di Dore”, un gruppo musicale legato dal sangue ma anche dalla stessa passione per la musica tradizionale irlandese, (e la musica dei Pentangle): arpa, mandola, flauto, chitarra e basso elettrico e soprattutto la voce di Máire (nome gaelico cambiato in Moya ossia come si prinuncia in gaelico ).
Le atmosfere sono delicate, i brani sono in gaelico, ma la svolta arriva nel 1982 con Fuaim (“suono”  pronunciato fùum) quando il gruppo si presenta in sestetto con l’aggiunta della sorellina più piccola Eithne – entrata nel gruppo nel 1979 e che diventerà Enya.
An tull‘ (la mela) è un brano tradizionale in gaelico irlandese arrangiato da Ciarán Brennan & Pól Brennan

I
Tá scéilín nua ‘gam le h-insint dóibhse
Cúrsaí spóirt agus comhrá dí
Úll breá gleoite do chuireas i mo phóca
‘S ni bhfuaras romham ach prátín síl
Ó mo thuirse mar shileann mo shúile
Indiadh an úll ud a bhí breá buí
An óig-bhean uasal bhí t’reis é thabhairt domh
‘S do thabhairfinn púnt ar é bhlaiseadh arís
II
Do shiúlais Cléire agus Carraig Aonair
Cuanta Béara bhí romham sa tslí
Puinte na nGréige ‘gus na nDorsaí Maola
An fhiach ‘s an lao taobh amuigh de Bhaoi
III
Do shiúlais Cualach mar a bhíos buartha
An pharoiste thuaidh a ‘s na hAdhraí
San oileán Muarseadh d’inis dom buachaill
Nach bhfáilghinn a thuairisc go dtéinn thar snaidhm
IV
So shiúlios Coíbh agus Baile na Móna
Cathair Tún Tóime ‘gus Inis Seircín
Soir ar a chósta sea d’inis domh stróinse
Go rabh sé ‘na sheo acu ar Sráid Néidin


I
I have a new story to tell you
It’s good crack and chat over drink
A fine lovely apple I put in my pocket (1)
And all I found was a seed potato
Chorus:
Oh sadly my eyes cry
After that fine yellow apple
And the lovely young woman
who gave it to me
And I’d give a pound to taste it again
II
I walked Clare Island and Fastnet rock
The bays of of Béara Island were before me on the way
Puinte na nGréige and Dorsaí Maola
The raven and the calf outside of Bhaoi (2)
III
I walked through Cualach because I was sad
The northern parish and Eyeries
On the Island of Muarseadh a young man told me
That I wouldn’t get word of her until I’d tie the knot (3)
IV
I walked through Cobh and Ballinamoney
Cathar Tún Tóime and Sherkin Island
On the east coast someone told me
That it was the laughing stock of Kenmare
Traduzione italiana Cattia Salto
I
Ho una nuova storia da raccontare
tra musica e chiacchere davanti a un bicchiere, una mela bella e buona mi misi in tasca (1)
e tutto quello che trovai era una patata germogliata
Coro
Oh tristemente i miei occhi piangono
dietro a quella bella mela gialla e alla bella ragazza che me la diede e avrei dato una sterlina per assaggiarla di nuovo
II
Camminai per Clare Island e Fastnet rock
le insenature di Béara Island erano davanti a me sulla strada
Puinte na nGréige e Dorsaí Maola
il corvo e il vitello fuori da Bhaoi (2)
III
Superai Cualach perchè ero triste
a Cork e Eyeries
sull’isola di Muarseadh un giovane mi disse
che non riuscirò a conoscerla finchè non la sposerò (3)
IV
Attraversai per Cobh e Ballinamoney
Cathar Tún Tóime e l’sola di Sherkin
sulla costa est qualcuno mi disse
che era lo zimbello di Kenmare

NOTE
1) con “cogli (o mordi) la prima mela” s’intende in ogni paese praticamente la stessa cosa (o almeno così è in Irlanda e in Italia)
2) probabilmente il nome locale dato a degli scogli per la loro forma o sagoma
3) modo di dire per sposarsi

Il brano che scala le classifiche portanto il gruppo alla ribalta è però  “Theme from Harry’s Game” dall’omonimo sceneggiato televisivo della BBC: è la musica che li contraddistinguerà negli anni a venire, tappeti sonori evocativi, cori solenni e maestosi, un che di mistico in quel gaelico fiabesco e magico.

Due sorelle a confonto Enya e Moya Brennan

THE CELTS

“Enya” fu l’album di debutto di Enya nel 1987 e venne ristampato nel 1992 con il titolo “The Celts” quando la cantante godeva ormai di una fama internazionale (un successo straordinario ottenuto senza praticamente aver mai fatto  un concerto dal vivo). All’origine il progetto musicale era nato come colonna sonora al documentario sui Celti della BBC (trasmesso nel 1986) musica elettronica in post-produzione, composta davanti ad un sintetizzatore a cui si aggiungono le sovrapposizioni multiple e gli effetti “eterei” che  sono la cifra stilistica di Enya.
Quell’aura sovrannaturale è un prodotto della tecnologia musicale più moderna e la collaborazione di tre menti: Enya che compone le musiche (filtrando il suo background di studi classici e la musica tradizionale irlandese), suona (superbamente) la tastiera e canta, Nicky Ryan produttore e arrangiatore (che ha avuto la genialata di applicare la tecnica delle multivocals, i coretti con l’overdub, alla voce di Enya) e Roma Shane Ryan che scrive i testi in lingue diverse (inglese, gaelico, spagnolo, latino e le lingue tolkeniane).
Non da meno importanti i video puntualmente prodotti per il lancio degli album, che in buona misura soddisfano quella necessità di visibilità artisitca per il pubblico di una musicista che non ama esibirsi dal vivo.

IL PLOT

Tra un volo di colombe, la corona della sovranità (l’eredità celtica) è riposta in uno scrigno d’argento da due fanciulle biancovestite, in una dissolvenza di luce emerge una dama (Enya) a cavallo di un bianco destriero che indossa sulle lunghe vesti di foggia medievale, un mantello rosso bordato da ricami d’oro.
Mentre il rintocco della campana suonata a battente dai monaci cristiani segna l’avvio alla melodia, la dama oltrepassa l’androne del turrito castello (nel cui cortile si trova la campana) e galoppa superando il lungo ponte di legno che unisce l’isolotto su cui è costruito il castello, alla terra ferma.
Sulla dissolvenza ritorna l’immagine delle due fanciulle  avvolte in una luce soprannaturale, attendono l’arrivo di un cavaliere, il quale s’inginocchia innanzi a loro.
La scena si svolge tra le mura di un castello diroccato, pavesato con drappi rossi e spazzato dal vento, in un angolo una spada ficcata nella roccia (omaggio al mito arturiano); dopo aver consegnato lo scrigno le due dame si dirigono verso un Portale Magico decorato lungo i bordi con fregi scolpiti in rilevo, oltre al quale si apre la visione del Mondo degli uomini: comprendiamo così che le fanciulle sono due creature fatate e che il mondo da cui guardano il mondo degli uomini è l‘AltroMondo.
Il volto in primo piano di Enya raccorda il seguito della storia, anche il cavaliere si trova ora nel mondo reale (e i colori sono più vividi) ed è in cerca della dama.
La dama dopo essersi inoltrata nel bosco raggiunge una forra dove le viene incontro una creatura silvana, lo spirito guardiano del luogo. Qui Enya inizia a cantare e la vediamo seguire a piedi lo spirito guardiano che le svela una grotta soffusa da una luce ultraterrena in cui su un trono dorato è assiso dormiente un vecchio re dalla barba bianca (Artù). Il re tiene tra le mani un bastone sormontato da un emblema raffigurante un gallo con la coda di drago (ancora un riferimento al retaggio celtico): il folletto lo stuzzica in volto con una piuma e il re si desta dal sonno e batte con forza il suo bastone a terra; una luce crepuscolare dardeggia tra le foglie di una maestosa quercia in un turbinio di foglie, compare in dissolvenza l’immagine di una delle due fanciulle accanto alla spada nella roccia che si alza ridestata dal tuono: nel cielo avvolto dalle nubi lo squarcio di un fulmine e non appena la nebbia si dirada vediamo una barchetta con a bordo la dama che si muove trasportata dalla corrente (l’omaggio qui va alla dama di Shalott e al dipinto di John William Waterhouse. )

Ecco che finalmente anche il cavaliere raggiunge la distesa d’acqua e la riva su cui è approdata la barca e inginocchiandosi davanti alla dama apre lo scrigno che aveva ricevuto in dono dalle fate da cui si sprigiona una luce bianchissma che tutto dissolve.

Hi-ri, Hi-ro, Hi-ri.
Hoireann is O, ha hi, ra ha, ra ho ra.
Hoireann is O, ha hi, ra ha, ra ha ra.
Hi-ri, Hi-ra, Hi-ri.
Saol na saol,
Tus go deireadh.
Ta muid beo
Go deo.


Life of lives (1),
Beginning to the end.
We are alive
Forever.
Traduzione italiano Cattia Salto
Nei secoli dei secoli
Dal Principio alla Fine
Noi siamo vivi
Per sempre.

NOTE
1) letteralmente “vita dei vivi” per dire “per sempre” o “mondo senza fine”

OF THIS LAND

“Of this Land” nell’album  “Landmarks” 1997 (John McSherry, Ian Parker, Anto Drennan, Deirdre Brenna),  riassume le atmosfere brumose e malinconiche che hanno contraddistinto la musica celtica di quegli anni, gli strumenti sono tradizionali, ma le tastiere e i sintetizzatori introdotti a suo tempo da Enya, che ormai si è lanciata nella sfolgorante carriera solista, sono il tappeto sonoro caratteristico dei Clannad e del loro misticismo: il gruppo dopo aver occhieggiato al pop britannico e al folk-rock ritorna negli anni Novanta alla spiritualità celtica che li aveva contraddistinti prima della deriva pop, e sfornano quattro album cosiddetti “della maturità artistica”: Anam, Banba, Lore e Landmarks.

“Of this land” è un omaggio all’Irlanda e il testo è oscuro, patinato dalla leggenda.


I
How gentle was the breeze
that surrounded the way
How loud the sea’s roar on the four
winds everyday
Sharing love, wounded gifts from
ancient long ago
together they closed in
the circles we know
[CHORUS:]
Will we treasure all the secrets
with life’s changing scenes
Where our hearts were warm with love
So much love
Will the flowers grow again
as I open out my hand
Precious time
Time for healing
The beauty of this land
[repeat Chorus]
II
How soulful those words
that confuses the way
How wild the mountains stare
as they guard our everyday
Take for granted noble hearts
in the golden age that’s flown
Between us recall on
a strong road
we’ve known
[Chorus]
Traduzione italiano Cattia Salto
I
Com’era leggera la brezza
che circondava il cammino!
Com’era forte il clamore quotidiano
del mare ai quattro venti!
Amore condiviso, doni traditi (1)
dai bei tempi andati (2)
insieme (ci) riportavano agli inizi (3) che conosciamo
CORO
Faremo tesoro di tutti i segreti
con i cambiamenti della vita (4)?
Dove i nostri cuori erano riscaldati dall’amore
così tanto amore.
I fiori spunteranno di nuovo
appena apro la mano?
Tempo prezioso
tempo per essere guariti,
(dalla) bellezza di quest’isola
(ripete coro)
II
Quanto appassionate quelle parole
che il cammino confonde, quanto aspre le montagne che ci guardano, mentre ci proteggono ogni giorno.
Tieni per certo i nobili cuori
nell’età dell’oro che è volata,
ricordano in mezzo a noi
la strada maestra
che abbiamo conosciuto
(Coro)

NOTE
1) si accosta amore condiviso (dato e ricevuto )con dono ferito, offeso quindi in senso lato il tradimento, da una parte il true love e dall’altra il false love
2) mi viene in mente la frase coniata da Robert Burns auld lang syne
3) ho provato con una traduzione meno letterale basandomi sul significato dell’espressione “closing the circle”
4) Through all the changing scenes of life è un inno

Nel 1995  Pól Brennan lascia il gruppo per la carriera solista e anche Moya si dedica ai suoi progetti musicali da solista a partire dal 1992 con l’album  Máire.
Formalmente i Clannad non si sono mai sciolti anche se hanno preso una bella pausa discografica dopo l’uscita di Landmarks , l’ultimo album in studio è del 2013  Nádúr (Natura)

Segui le recensioni di Enya e dei Clannad sul sito Terre Celtice con
il tag Clannad
il tag Enya
il tag Moya Brennan

FONTI
http://www.ondarock.it/popmuzik/clannad.htm
http://www.folkbulletin.com/clannad-christ-church-cathedral-arc-music-eucd-2441/
https://currerjames.wordpress.com/2008/10/21/il-disco-watermark-di-enya/
http://www.radioswisspop.ch/it/banca-dati-musicale/musicista/21538b32cbaf701a79012661b70c99d0460d6/biography
http://www.pathname.com/enya/celts.html

http://www.celticlyricscorner.net/clannad/antull.htm
http://www.celticlyricscorner.net/dervish/antull.htm
http://www.bearatourism.com/bweyeries.html
http://www.taramusic.com/sleevenotes/cd3008.htm

Altan musica di famiglia

Mairéad Ni Mhaonaigh e Francie Mooney

Dal nome di un piccolo lago ai piedi del monte Errigal nel nord-ovest del Donegal il gruppo Altan è fondato nello scorcio del 1980 da Mairéad Ni Mhaonaigh, figlia di Proinsias Ó Maonaigh (ossia Francie Mooney), rinomato fiddler di Gaoth Dobhair (Gweedore), che già nei primi anni ’70 aveva chiamato il suo gruppo di musica tradizionale “Ceoltoiri Altan”.
Mairéad , dalla voce d’angelo e dalle abili dita da leprecauno, conosce sul finire degli anni ’70 il suo futuro compagno del cuore, il flautista Frankie Kennedy. I due giovanissimi (18enne lui e 14enne lei) si conobbero all’insegna della musica essendo solito per Frankie (di Belfast) trascorrere l’estate a Gweedore per imparare il gaelico irlandese e approfondire lo studio del flauto irlandese e del whistle.  Entrambi tirocinanti al St.Patrick College di Dublino, si sposano e nel 1983 incidono un album “Ceol Adush” (Gael Linn: ‘musica del Nord’) a quei tempi la musica del Donegal non varcava i confini della Gaeltacht.
Ascoltiamo la loro intesa perfetta mentre suonano seduti al tavolo di un pub
https://youtu.be/hn12ns2XzwQ

https://youtu.be/5JH-NXoGLBU
E’ però “Altan” (1987) considerato l’album del debutto in gruppo con Ciarán Curran al bouzouki e Mark Kelly alla chitarra e la collaborazione di Dónal Lunny – Bodhrán , tastiere.

Diventati un quintetto con l’entrata del violino di Paul O’Shaughnessy (che lascerà il gruppo nel 1992) incidono “Horse with a Heart” (1989): con il loro equilibrato repertorio fondato sulla musica tradizionale del Donegal e gli influssi scozzesi  diffondono in tutto il mondo filastrocche e canzoncine in gaelico che finiscono immancabilmente nelle compilation di musica celtica.

ASCOLTA Lass of Glanshee in “Horse with a Heart” (1989)

e proseguono con una serie di album ( The Red Crow, Harvest Storm e Island Angelche si aggiudicano il titolo di Best Celtic Album assegnato dalla NAIRD e con i quali vincono premi e si assestano in vetta  alla charts delle isole britanniche: il frutto più maturo è forse “Island Angel” del 1993 una scaletta perfetta di brani cantati, set da danza e slow air,  (per lo più tradizionali ma anche composti dai membri del gruppo) chiude la “Aingeal an Oileáin” scritta da Mairéad per il suo Frankie, che morirà poco dopo sconfitto dal tumore diagnosticato l’anno precedente, ASCOLTA

UN PATTO DI SANGUE

Con Mairéad  e Frankie Kennedy Ciaran Tourish (violino, whistle), Ciarán Curran (Bouzouki e chitarra), Mark Kelly (chitarra), Dáithí Sproule (chitarra); Frankie fa promettere a tutti i componenti del gruppo di continuare a suonare insieme anche dopo la sua morte,  tutti i cinque giurano di mantenere vivo il progetto musicale e così sarà, mostrandosi la line-up più longeva.

ASCOLTA Scotch Style Jig (Andy de Jarlis) – Ingonish (Mike McDougall) – Mrs. McGhee (trad) in “Island Angel“, 1993


Il gruppo non si scioglie anche se ha bisogno di tempo per ripartire, nel 1996 pubblica Blackwater con Dermot Byrne all’organetto (a cui subentra nel 2014 Martin Tourish) a riformare il sestetto e un nutrito entourage di rinforzo, ma è con Another Sky registrato nel 2000 che ritrova lo stato di grazia (e nasce l’amore tra Mairéad e Dermot Byrne): set strumentali irresistibili, più song e una voce sopraffina.

ASCOLTA Beidh Aonach Amárach in Another Sky, 2000 video promozionale

ASCOLTA Altan & Chieftains live a Woodhill House “The Donegal Set”: un miracolo di sincronismo

Nel nuovo corso pur restando sempre fedeli alla tradizione irlandese (in particolare del Donegal e gli influssi scozzesi) gli Altan si approcciano alla balladry americana e alla musica appalacchiana; la tendenza sarà via via approfondita negli album successivi.

(Image: www.jamescummingsphotography.com)

E così con The Blue Idol (2002) Local Groung (2005) Gleann Nimhe (2012) e The Windening Gyne (2015) i cinque arrivano al loro 35esimo anniversario.

NA MOONEYS

E la tradizione continua, da genuino chieftain (capo clan) Mairéad raccoglie intorno a se la sua parentela e getta un ponte tra le generazioni, “una famiglia di musicisti e cantanti della Donegal Gaeltacht”: le sorelle Mairéad Ní Mhaonaigh, leader degli Altan (voce e violino), e Anna Ní Mhaonaigh, già nel gruppo Macalla (voce e whistle), il fratello Gearóid Ó Maonaigh (chitarra) e suo figlio Ciarán (violino e violino baritono). Con la collaborazione di Nia Byrne, figlia di Mairéad (violino e voce) e Caitlin Nic Gabhan, moglie di Ciarán (concertina, podiritmia e danza). In aggiunta l’amico di sempre Mànus Lunny (bouzouki, tastiere, co-produzione e fonico).
Nell’album del debutto (2016) dal titolo omonimo fa capolino papà  Proinnsias (deceduto nel 2006) e il repertorio rende omaggio all’antenato caposcuola della fiddle music e della cultura orale della contea (da ascoltare tutto qui)
ASCOLTA Máire Mhór live

tag Altan

FONTI
http://www.mairead.ie/
https://altan.ie/
https://www.irlandaonline.com/cultura/musica/artisti-irlandesi/altan/

https://namooneys.bandcamp.com/

Silly Wizard

Silly Wizard (“il mago pazzo” delle fiabe, che farà capolino sulle loro copertine come un mago Merlino disneyano con il violino al posto della bacchetta, e il kilt sotto al mantello ) è una band scozzese formatasi a Edimburgo nel 1970 tra un gruppetto di studenti universitari, il nome viene coniato in tutta fretta solo nel 1972 in occasione del loro primo concerto pagato; saranno modello e punto di riferimento di un’infinità di giovani musicisti e gruppi musicali della scena scozzese e più in generale folk.
Dopo essersi fatti le ossa nei folk club e nelle feste in giro per la Scozia in tre (Jones, Thomas e Cunningham) partono in tournée in Francia già nell’anno successivo. La breve meteora di Maddy Taylor (voce) e i tanti concerti per la Gran Bretagna sono ancora i primi passi verso la nascita di una grande band che passerà alla storia con una caratteristico sound fatto da due chitarre (arricchite dal raddoppio di bouzouki, mandolino o banjo), fisarmonica, violino  e basso, con una spruzzata qua e là di sonorità prodotte dai sintetizzatori, arricchito da una voce vellutata e “verry scottish”. Niente percussioni o batteria (solo il bodhran in qualche strumentale) e nemmeno cornamuse ma l’alchimia e sintonia dei fratelli Cunningham che con violino e fisarmonica ci regalano live trascinanti di alto virtuosismo misto all’improvvisazione.
Oltre al sound caratteristico (che non si era mai sentito prima in Scozia) ciò che contraddistingue i Silly Wizard è la loro contemporaneità, una musica che riflette i gusti musicali giovanili degli anni 70-80 declinati nello stile della tradizione. Non solo interpreti ma anche compositori, molte song  sono scritte da Andy e molte melodie da Phil.
Il gruppo si scioglie nel 1988 dopo un’intensa attività concertistica: 17 anni di attività e 9 album!


da sinistra: Gordon Jones, Johnny Cunningham, Andy M. Stewart, Phil Cunningham, Martin Hadden

ATTRAVERSO GLI ANNI 70 e 80

Per la registrazione del disco d’esordio (1976) i chitarristi Gordon Jones  (di Liverpool) e Bob Thomas (ai quali già nel 1972 si era unito il violino di Johnny Cunningham) fanno entrare in campo la voce con l’accento del Pertshire (e il banjo) di Andy M. Stewart , l’organetto di Alasdair Donaldson (sostituito poco dopo da Phil Cunningham – fisarmonica, e all’occorrenza whistle, tastiere) e il basso di Freeland Barbour (a cui si avvicenda Martin Hadden).

dalla copertina “Live Again”

E’ proprio quest’ultima la formazione che registra l’album Caledonia’s Hardy Sons (1978), un punto saliente della “scottish wave”, con il giovane talento Phil Cunningham. Il gruppo è già famoso e viene invitato ai maggiori festival d’Europa. Poi iniziano gli abbandoni: Bob Thomas nel 1979 e il loro terzo l’album “So Many Partings” è registrato in cinque, e il successivo “Wild and Beautiful” in quattro. Ma il secondo album apre già le porte per l’America e a un tour frenetico da un festival folk all’altro: nel 1980 Johnny Cunningham lascia il gruppo per stabilirsi in America (sostituito per un breve periodo da Dougie MacLean prima di ritornare con i Tannahill Weavers ).
Ritroviamo il violino di Johnny Cunningham nel “Live in America” registrato nel 1985.
Nel 1987 il gruppo registra l’ultimo album “Glint of Silver” il più spinto verso l’elettronica; seguono due frenetici anni di tournée in America e lo scioglimento a New York nell’aprile del 1988 .

Silly Wizard Live At Center Stage -New York un ora e mezza di musica e di siparietti tra Andy e Johnny (un’esilarante spalla)

Andy M. Stewart

Andrew Michael ossia “Andy M.” Stewart frontman dal 1974 della folk band Silly Wizard  originario del Perthshire, con il suo timbro vocale e il suo stile è la controparte scozzese di Andy Irvine  degli irlandesi Planxty. Compositore, sensibile interprete di ballate tradizionali, affascinante affabulatore..  “The Andy M Stewart Collection” pubblicato nel 1998 contiene ben 60 canzoni (cito solo le più popolari: “The Ramblin’ Rover”, “Golden, Golden”, “The Queen of Argyll”,  “The Valley of Strathmore”)

Da ragazzo fonda i “Puddock’s Well” con Dougie MacLean e Martin Hadden, negli anni 80 pubblica 4 album di cui tre prima dello scioglimento dei Silly Wizard, collaborano con lui Phil Cunningham, Martin Hadden, Manus Lunny. Nel 1989 registra per la Wundertüte il cd “Songs of Robert Burns” (ristampato dalla Green Linnet nel 1991) Negli anni 90 registra con la Green Linnet tre album: At it Again, Man in the Moon, Donegal Rain. Nell’intervista rilasciata al folk magazie Dirty Linen (1991) Andy dice: “I suppose I’d like a legacy really of just being remembered fondly by whomever, my friends and the folk I left behind. It would be nice for them to remember me in a positive way. It would be nice for my songs to survive. It would be nice for my family. I’d like them to last.” (tratto da qui)

Muore poco dopo il Natale nel 2015, aveva 63 anni.

I FRATELLI CUNNINGHAM

Allo scioglimento dei Silly Wizard i due fratelli entrano nel supergruppo Relativity (con la coppia di fratelli irlandesi Michael e Triona O’Domnaill). i fratelli seguono poi carriere solistiche separate.
Duetto live del 1986 (Johnny muore nel 2003)

PHIL CUNNINGHAM

Tra le molteplici attività di Phil anche la carriera televisiva, la composizione di musica per film e tv, la produzione di dischi per vere e proprie celebrità del folk internazionale. Feconda la collaborazione con il violinista Aly Bain (il loro sito qui) con il quale registra nove album dal 1995 al 2013

tag Silly Wizard e tag Andy M. Stewart

FONTI
https://alchetron.com/Silly-Wizard-4375116-W
http://www.sillywizard.co.uk/about_the_band.html
http://www.theballadeers.com/scots/sw_01.htm
http://www.nigelgatherer.com/perf/group2/silw.html
https://projects.handsupfortrad.scot/hall-of-fame/andy-m-stewart-1952-2015/
http://www.scotsman.com/news/obituaries/obituary-andy-m-stewart-singer-and-songwriter-1-3989156
http://www.theballadeers.com/scots/as_d01.htm
https://thesession.org/recordings/5299

http://www.philandaly.com/
http://www.johnnycunningham.com/

Tannahill Weavers, la tradizione che vive

Una band tra le più longeve della scena folk targata Scozia che ha portato la musica tradizionale scozzese in tutto il mondo.
I Tannahill Weavers nascono a Paisley nel 1966 e con il nome “I Tessitori di Tannahill” omaggiano il suo poeta-tessitore più illustre  Robert Tannahill; un nome così lungo viene inevitabilmente storpiato e accorciato e i fans li chiamano affettuosamente “the Tannies”.

(da sinistra: Phil Smillie, Roy Gullane, John Martin, Lorne MacDougall)

Nella line up degli esordi mancano per la verità i componenti che saranno lo zoccolo duro del gruppo, ma arrivano giusto qualche anno dopo la fondazione: Roy Gullane frontman del gruppo (1969) e il giovanissimo flautista-bodranista Phil Smillie (1968) -già rodie della band.
Il primo album del 1976 “Are Ye Sleeping Maggie” li vede oramai usciti dai circuiti amatoriali e in concerto sul Continente in particolare la Germania. Ci troviamo il violino e la chitarra (mandolino e banjo) di Dougie MacLean che era stato reclutato qualche anno prima al Kinross Festival (e che si trovò a sostituire per qualche tempo Mike Ward, rimpiazzati poi nel 1989 da John Martin -già ex-Ossian) . Così racconta la storia Dougie “I was just kind of standing at the side of the road. I had a nice wee job as a gardener up in Aberdeen and had a nice wee flat, and we were just going round the festivals, and we went to Kinross. But I remember standing on the pavement and the white Tannahill van just pulling up in front and basically Roy just got out the van and said, “Dougie, d’you want to join a band, we’re going to Germany in three days’ time,” or something like that. So I said, “well can I have five minutes to think about that!” So I went back to the campsite to the tent where I was staying with all my friends from Aberdeen and I said, “Roy Gullane’s just asked me to join his band, and they’re going to Germany in three days, what do you think I should do?” And they’re all saying, “go for it!” And actually, if I hadn’t made that decision my life would have been completely different.” (tratto da qui)

LA GREAT HIGHLAND BAGPIPE

(1978 dal basso a sinistra: Roy Gullane e Alan MacLeod, dall’alto a sinistra Phil Smillie, Mike Ward, Hudson Swan

La cornamusa entra nell’inconfondibile sound del gruppo con il pipaiolo Alan MacLeod (i pipaioli cambiano quasi ad ogni stagione, ma sono un punto fermo che contraddistinguerà la sonorità dei Tannies, una delle prime band trad scozzesi ad aver incorporato il suono della Great Highland Bagpipe con gli altri strumenti folk, oggi supportato da un giovanissimo ma prodigioso Lorne MacDougall) e il secondo album “The Old Woman’s Dance” (1978) è un’esplosione di vitalità ed energia, speziata da molto humor.

(1987 da sinistra: Stuart Morison, Iain MacInnes, Phil Smillie, Ross Kennedy, Roy Gullane)

Il gruppo tuttavia sembra un po’ arrancare negli anni 80, e si guadagna la nomea di scapestrati bevitori (ecco una simpatica cronaca del loro concerto in quel di Santa Croce- Firenze del 1982 scritta da Riccardo Venturi continua), botte di vita della gioventù, lasciate alle spalle negli anni 90.
Con “Capernaum” uscito nel 1994 pubblicato  dall’etichetta discografica Green Linnet Records si aggiudicano un Indie Award come migliore album di musica celtica dell’anno. Accanto a Roy e Phil  suonano il già citato John Martin (violino, viola, violoncello), Les Wilson (bouzouki e tastiere) e Kenny Forsyth con l’highlands bagpipes, la scottish small pipes e i whistles.
Ancora un cambio di formazione con l’uscita del Cd “Leaving St. Kilda” è la volta del pipaiolo Duncan J. Nicholson.
I “Tessitori” si  sono esibiti molte volte in Italia ospiti dei principali festival celtici in primis Trigallia (spesso presenti nelle compilation della rivista Celtica delle Edizioni 3ntini&C): nel 2000 esce il loro cd “Alchemy” (con copertina di Luca Tarlazzi) e ancora un cd nel 2003 “Arnish Light” sempre con la copertina di Luca Tarlazzi e con un nuovo pipaiolo Colin Melville.
L’ultimo cd (per ora) è “Live and In Session” registrato principalmente durante l’US Tour del 2005 (metà sono live e metà tracce studio): la prima traccia è un set strumentale live “THE GEESE IN THE BOG/THE JIG OF SLURS” già inciso nel Cd “The Tannahill Weavers” (1979) che è rimasto nel tempo la loro firma anche se le melodie non sono dei tradizionali scozzesi bensì due jigs irlandesi!

ASCOLTA la travolgente accoppiata di Atholl Highlander con la canzone giacobita Johnnie Cope.

Nel loro repertorio non mancano drinking songs, ballate, canzoni nostalgiche e malinconiche slow air, ripetuti omaggi ai due poeti Robert Burns e Robert Tannahill: un genuino (istintivo, immediato) spirito scozzese.
Nel blog ho spesso inserito le loro versioni dei brani tradizionali scozzesi seguite il tag Tannahill Weavers

FONTI
http://www.theballadeers.com/scots/tw_01.htm
http://www.tannahillweavers.com/biography.htm
http://www.tannahillweavers.com/records.htm
https://tannahillweavers.bandcamp.com/

Dougie MacLean, un uomo che va per la sua strada

Classe 1954 pluripremiato cantautore, Dougie McLean è anche grande interprete di musica folk scozzese.
Negli anni 70 viene reclutato dal gruppo esordiente dei Tannahill Weavers in qualità di violinista (in famiglia il padre suonava il violino, la madre il mandolino e il nonno cantava in gaelico), ma è un musicista a tutto tondo che ha bisogno d’esprimersi e così nel 1977 con il chitarrista Alan Roberts forma un duo, gira l’Europa e scrive “Caledonia”; il duo diventa trio l’anno successivo con la sigla CRM e la collaborazione di Alex Campbell. E’ stato anche per alcuni mesi  in qualità di violinista il sostituto di  Johnny Cunningham con i Silly Wizard.
Negli anni 80 si trasferisce con la famiglia a Dunkeld, piccola cittadina scozzese ricca di storia a pochi chilometri da Perth e fonda la sua casa discografica la Dunkeld Records: niente major e compromessi, solo musica e la semplicità di una vita di campagna a cui ancorarsi tra gli alti e bassi del music business.

LA PRODUZIONE DISCOGRAFICA

Il suo primo album d’esordio come cantautore solista possiamo quindi considerarlo “Craigie Dhu” (1982) in cui registra una perla musicale “Ready for the Storm” rifatta da quasi tutti i musicisti scozzesi o della scena celtica.
ASCOLTA la versione registrata con Kathy Mattea per la serie “Transatlantic Sessions” prima stagione (1995/6)

Inanella quindi la bellezza di 21 album (+ 4 strumentali e 1 live) senza contare le compilation.
Tra questi “Tribute” del 1996, 11 brani in omaggio alla tradizione scozzese di una magia unica!
Nel 1993 la BBC ha prodotto un documentario sulla sua vita e la sua musica “The Land: Songs of Dougie MacLean” 

E ancora un paio di melodie tradizionali suonate con il violino o imbacciando la chitarra una manciata di amici
ASCOLTA Farewell to whiskey

ASCOLTA il violino di Maire Breatnach (live nel portico della casa di Dougie MacLean)

Perthshire Amber Festival

Nasce intanto il Dougie MacLean’s Real Music Bar (qui) sulle placide rive del fiume Tay. Spiega Dougie in un’intervista “I’ve played fiddle in this village’s pubs since I was a kid, along with the old-timers. It was normal then to play an instrument or sing. Pubs were places you visited to enjoy musical conversations as well as spoken ones. But over time, that died, along with the fiddling and the songs. It hit me a few years ago when I went to a bar, when off touring, and returned feeling worse than before. “Something wrong there”, I thought. I want back to those days, when pubs belonged to people. Here, there’ll be no TV, no Bandit and people can make music just when they want to. It’s not mere nostalgia: people communicating and making music is actually a challenge to the way things are. We’re talking about ownership of a culture, about human creativity. I don’t even care if people are bad musicians if they’re enjoying it and they’re giving. If they’re good, great – that pleases others, perhaps encourages them. I want minimum rules and I won’t vet the type of music either. Traditional, Country, Jazz, all fine by me“. (tratto da qui)

Dougie McLean alla prima edizione del Perthshire Amber Festival

Non contento nel 2005 dà vita al Perthshire Amber Festival che si tiene tra il villaggio di Butterstone e Dunkeld ai primi di novembre (vedi)

Oltre ad avere una voce vellutata è anche abile suonatore di violino e chitarra, nonché di vari strumenti a corda (mandola, viola, bouzouki, banjo). Nella sua feconda e lunga carriera ha collezionato una lunga lista di conoscenze, amicizie, collaborazioni con musicisti di fama e ha all’attivo una trentina di album la maggior parte come solista: Dougie McLean ha interpretato e riarrangiato moltissime canzoni del conterraneo Robert Burns, ma è stato soprattutto autore di brani memorabili che lo hanno reso una popolarità a livello internazionale: basti citare “Ready for the Storm“, “Caledonia”, The Gael”, This love will carry

Per ascoltare tutte le sue canzoni (e le versioni strumentali) pubblicate nel Blog seguite il tag Dougie MacLean

ASCOLTA Dougie McLean live

FONTI
https://scotlandcorrespondent.com/celebrity/caledonia-heart-and-soul/
http://wordwenches.typepad.com/word_wenches/2010/07/interview-with-dougie-maclean-songmaker.html
http://dougiemaclean.com/
http://www.dailyrecord.co.uk/incoming/dougie-maclean-celebrates-40-successful-4887494#5OeBHg35E1LoOAeP.97
http://www.perthshireamber.com/index.php/test/general/artists/42-dougie-maclean