GLASGERION (JACK ORION)

Ballata tradizionale inglese
Child Ballad #67
Musica: Andrew Lancaster Lloyd (1961)

Glasgerion, è il bardo gallese Keraint (Geraint the Blue Bard )-qualificato dall’aggettivo glas ossia Azzurro (erano infatti i Bardi -perlomeno quelli in cima alla gerarchia (ossia di nobili natali) – a vestirsi d’azzurro -come carattere distintivo del loro status sociale) “Keraint il Bardo Azzurro” è citato nei Mabinogion: Keraint figlio di Owain, Principe di Glamorgan visse probabilmente nell’VIII- IX secolo e 500 anni dopo Chaucher lo colloca nel suo “House of Fame” accanto ad Orfeo (o almeno così ritengono gli studiosi identificando il Glaskirion di Chaucer con il bardo gallese).

George Sheridan Knowles - Glasgerion 1892

NEL BLU TINTO DI BLU

Pare che i bardi vestissero tradizionalmente in blu o meglio un blu verde grigio ricavato dall’erba guada, un erba detta anche erba gialla per via del colore delle sue infiorescenze. Isatis tinctoria delle Brassicaceae (la famiglia dei cavoli per indenderci). Il colorante si trova nelle foglie le quali si raccolgono con frequenti tagli (4-5 all’anno) che per tradizione si concludevano con l’equinozio d’autunno (e nel Medioevo cristiano con il giorno di San Michele Arcangelo)
A parte i reperti tessili datati al V secolo a.C. anche Giulio Cesare e Plinio descrivono l’usanza dei celti di tingersi i corpi prima della battaglia con il guado. La pianta oltre che nel Nord europa fu coltivata anche in molte regioni italiane fino a quanto venne soppiantata dall’indaco indiano portato da Marco Polo dai suoi viaggi in Oriente, una pianta di maggior resa tintoria

La sua coltivazione è stata oggi ripresa e valorizzata sia in Francia che in Italia con ottimi risultati.

Glasten o glas ma un tempo woad ossia “erba selvatica” detta glastum da Plinio, indica una colorazione azzurro-verde; a causa delle caratteristiche chimiche della sostanza la colorazione della stoffa passa per due fasi di lavorazione: per dirla in modo semplice il bagno a caldo della stoffa (o lana) viene svolto tenendo coperto il recipiente dell’ammollo perchè non deve esserci contatto con l’aria, mentre nella fase successiva del lavaggio il coperchio viene levato; a contatto con l’ossigeno l’iniziale colorazione gialla della tinta vira velocemente al verde e diventa blu con un’intensità variabile in funzione della concentrazione della tintura madre.

Nel corso dell’800 gli storici notarono che nell’Atene di Omero e nella Roma imperiale il blu era un colore senza prestigio, spesso confuso con il verde ed il grigio, e che nella letteratura greca e romana non compare un aggettivo che qualifichi in modo preciso questo colore. Perché il blu diventasse un colore significativo, capace di trasmette idee e suscitare emozioni, furono necessarie nell'Europa cristiana almeno due cose: che le materie di base per la pittura e la tintura delle stoffe non fossero più un bene raro e difficile da distillare come nell'antichità; e che nuove abitudini si sedimentassero nell'inconscio collettivo trasformando la sensibilità ed il gusto degli individui.
 Lo storico francese Michel Pastoureau ha datato al 1100 il punto di svolta riguardo al colore blu. Grazie allo sviluppo del commercio e dei mezzi di produzione materiale nacque una nuova sensibilità religiosa e culturale, ed il colore blu si impose sulla scena europea per rimanerci fino ai giorni nostri.
 Il primo segnale che qualcosa stava cambiando lo diede, in pittura, il mantello della Vergine: precedentemente era stato quasi sempre dipinto di bruno, violetto o bianco in segno di lutto ed  afflizione. Poi, improvvisamente, diventò ovunque di un bel blu chiaro e luminoso, trasformandosi in un simbolo di purezza e misericordia. Vestirsi di blu ormai non era più una stravaganza. Ma nessun libro - scrive Pastoureau- nessuna opera d'arte e nessun avvenimento esercitò tale influenza sulla moda quanto il libro di Goethe “I dolori del giovane Werter”, pubblicato nel 1774. Per almeno 10 anni il capo più richiesto dai giovani di tutta Europa fu proprio “l’abito alla Werter” e cioè la marsina blu che l’eroe indossava quando conobbe Carlotta. Lo stesso Goethe vestiva spesso di blu, e nella sua Teoria dei Colori definì l'associazione del blu e del giallo come l'armonia cromatica assoluta. Ma non fu il solo: al pari del grande scrittore tedesco tutto il movimento romantico portò un culto assoluto al colore blu. Per i romantici il blu costellava la poesia, il sogno, la melanconia, il languore assetato di assoluto.  (tratto da qui)

LA BALLATA

La ballata in Reliques of Ancient English Poetry di Sir Thomas Percy risale sicuramente al medioevo e il nostro Bardo è coinvolto in una vicenda tragicomica: vezzeggiato ospite alla mensa del Re, riesce a sedurre con il suo canto la bella Principessa la quale lo invita a recarsi nella sua camera nel cuore della notte.
Il servitore del Bardo approfitta dell’occasione e gioca d’anticipo entrando per primo nella camera della principessa,  la prende così per terra, senza tante buone maniere. Poi torna negli alloggi del Bardo e lo sveglia per esortarlo ad andare all’appuntamento fissato. Nel vederlo ritornare la Principessa sulle prime si mostra sorpresa e poi scopre di essere stata violata dal servitore del Bardo e preferisce uccidesi. Glasgerion va dal  paggio e lo uccide e poi volge la lama su di sè. Una storia come piaceva a quei tempi con tanto spargimento di sangue e uccisioni di giovani vite e rigide regole di comportamento sociale da far rispettare.

Nelle versioni inglesi più tarde, Glasgerion diventa Jack Orion ovvero Jack O’Rian.  Ed è proprio la versione tardo settecentesca della ballata ad essere stata rimaneggiata e messa in musica da Andrew Lancaster Lloyd (1961)
È la versione interpretata e fatta conoscere da Bert Jansch nel 1966, nell’album omonimo. Probabilmente di origine tardosettecentesca, si tratta di una versione un po’ edulcorata nel linguaggio ma comunque che non si allontana da quella più antica tramandata dal Folio Percy. La storia di questa versione è comunque controversa e riflette interventi arbitrari moderni che non sono stati infrequenti nel Folk revival degli anni ’60. Fu infatti nel 1961 che, basandosi su una autentica versione stampata prima che la ballata scomparisse del tutto dalla tradizione orale, che lo studioso e folklorista Albert Lancaster Lloyd (1908-1982) compose una versione “modernizzata” e una melodia adatta (della versione più antica e anche di quelle più tarde non si è mai conosciuta la musica). Lloyd, che era anche cantante in proprio, la incise nel 1966 nell’album First Person con Dave Swarbrick (“Swarb”) al fiddle: fu questa versione che fu poi ripresa da Bert Jansch e dai Pentangle. Nel 1968 era stata interpretata anche da Martin Carthy, ancora con Dave Swarbrick al fiddle, nell’album But Two Came By. In una nota nel libretto dell’album, Martin Carthy osserva interessantemente: ‘The song in its traditional form was, according to evidence at our [his and A. L. Lloyd’s] disposal, not very widespread, which serves to highlight one of the curious features of the folk revival, that is, the many songs which were not at all common in tradition are very commonly sung in the revival and vice versa.’ Nel 1970, infine, la sua versione più famosa e nella quale viene generalmente ricordata: quella dei Pentangle in Cruel Sister, interpretata a tre voci da Bert Jansch, John Renbourn e Jacqui McShee. (tratto da qui)

ASCOLTA Dave Swarbrick · A.L. Lloyd in English & Scottish Folk Ballads 2006

ASCOLTA Pentangle Jack Orion in Cruel Sister, 1967. In una versione a tre voci Bert Jansch (il narratore), John Renbourn i(il bardo e lo scudiero), Jacqui McShee (la principessa)

ASCOLTA Trees – Glasgerion 1970

ASCOLTA Fairport Convention – Jack O’Rion 1978

ASCOLTA Laura Cortese

ASCOLTA  Galley Beggar in Silence & Tears 2015

Jack Orion was as good a fiddler(1)
As ever fiddled on a string
He could make young women mad
To the tune his fiddle would singHe could fiddle the fish out of salt water
Or water from a marble stone
Or milk from out of a maiden’s breast
Though baby she’d got none

He’s taken his fiddle into his hand
He’s fiddled and he’s sung
And oft he’s fiddled unto the King
Who never thought it long

And he sat fiddling in the castle hall
He’s played them all so sound asleep
All but for the young princess
And for love she stayed awake

And first he played at a slow grave tune
And then a gay one flew
And many’s the sigh and loving word
That passed between the two

Come to my bower, sweet Jack Orion
When all men are at rest
As I am a lady true to my word
Thou shalt be a welcome guest

He’s lapped his fiddle in a cloth of green
A glad man, Lord, was he
Then he’s run off to his own house
Says, Tom come hither unto me

When day has dawned and the cocks have crown
And flapped their wings so wide
I am bidden to that lady’s door
To stretch out by her side

Lie down in your bed, dear master
And sleep as long as you may
I’ll keep good watch and awaken you
Three hours before ‘tis day

But the rose up that worthless lad
His master’s clothes did don
A collar he’s cast about his neck
He seemed the gentleman

Well he didn’t take that lady gay
To bolster nor to bed
But down upon the bower floor
He quickly had her laid

And he neither kissed her when he came
Nor when from her he did go
And in and out of her window
The moon like a coal did glow

Ragged are your stockings love
Stubbly is your cheek and chin
And tangled is that yellow hair
That I saw yestereen

The stockings belong to my boy Tom
They’re the first come to my hand
The wind has tangled my yellow hair
As I rode o’er the land

Tom took his fiddle into his hand
So saucy there he sang
Then he’s off back to his master’s house
As fast as he could run

Wake up, wake up my good master
I fear ‘tis almost dawn
Wake up, wake up the cock has crowed
‘Tis time that you were gone

Then quickly rose up Jack Orion
Put on his cloak and shoon
And cast a collar about his neck
He was a lord’s true son

And when he came to the lady’s bower
He lightly rattled the pin
The lady was true to her word
She rose and let him in

Oh whether have you left with me
Your bracelet or your glove?
Or are you returned back again
To know more of my love?

Jack Orion swore a bloody oath
By oak and ash and bitter thorn(2)
Saying, lady I never was in your house
Since the day that I was born

Oh then it was your young footpage
That has so cruelly beguiled me
And woe that the blood of the ruffian lad
Should spring in my body

Then she pulled forth a little sharp knife
That hung down at her knee

O’er her white feet the red blood ran
Or ever a hand could stay
And dead she lay on her bower floor
At the dawning of the day

Jack Orion ran to his own house
Saying, Tom my boy come here to me
Come hither now and I’ll pay your fee
And well paid you shall be

If I had killed a man tonight
Tom I would tell it thee
But if I have taken no life tonight
Tom thou hast taken three

Then he pulled out his bright brown sword
And dried it on his sleeve
And he smote off that vile lad’s head
And asked for no man’s leave

He set the sword’s point to his breast
The pommel to a stone
Through the falseness of that lying lad
These three lives were all gone.

Traduzione italiano Riccardo Venturi (da qui)
Jack Orion era il miglior violinista(1)
Che mai avesse suonato su corda,
Faceva impazzire le giovani donne
Quando suonava una melodia sul suo violinoAvrebbe fatto uscire i pesci dall’acqua salata
O acqua da una lastra di marmo,
O latte dal petto di una vergine
Sebbene mai avesse avuto figliPrese il suo violino in mano
E si mise a suonare e a cantare;
E spesso suonava al cospetto del Re
Che mai se ne aveva a annoiare.

E continò a suonare nella sala del castello
Finché, suonando, non li fece addormentar tutti;
E tutto questo a causa della giovane principessa
Che per amore se ne stava sveglia.

E prima suonò una melodia solenne e lenta
E poi ne fece sgorgare una allegra;
E molti furono i sospiri e le parole d’amore
Che scorsero fra quei due.

Vieni in camera mi, dolce Jack Orion,
Quando tutti saranno a riposare;
Sono una donna fedele alla mia parola,
Sarai un ospite ben gradito.

Ripose il violino in una tela verde
E, com’è vero Iddio, era un uomo felice;
Poi corse via a casa sua
E disse, Tom, vieni qui da me

All’alba, quando i galli avranno cantato
E ben sbattuto le loro ali,
Sono stato invitato a entrare da quella dama
Per distendermi al suo fianco.

Giaci pure nel tuo letto, caro padrone,
E dormi quanto più puoi;
Farò buona guardia e ti sveglierò
Tre ore prima che faccia giorno.

Invece si alzò, quell’indegno ragazzo,
E indossò i vestiti del suo padrone;
Si mise pure un colletto al collo,
Sembrava proprio un gentiluomo.

Beh, non prese quella bella signora
Sul capezzale e neanche sul letto,
La rovesciò giù sul pavimento
E rapidamente la montò.

Non le diede un bacio né all’arrivo
E neppure quando andò via;
Splendeva la luna come brace
Guizzando dentro e fuori dalla finestra.

Le tue calze sono stracciate, amore,
Hai le guance ispide di barba,
Pieni di nodi sono i tuoi capelli biondi
Che ho visto solo ieri sera.

Le calze sono del mio paggio Tom,
Sono le prime che mi son capitate in mano,
I capelli me li ha annodati il vento
Mentre cavalcavo per la campagna.

Tom prese il violino in mano
E cantò in modo insolente,
Poi tornò alla casa del suo padrone
Il più veloce che poté.

Svegliati, svegliati, mio buon padrone,
Temo che sia quasi l’alba,
Svegliati, svegliati, il gallo ha cantato,
È ora che tu vada.

Allora si alzò veloce Jack Orion,
Si infilò il mantello e le scarpe,
E si mise un colletto al collo,
Era davvero figlio di un signore.

E quando giunse alla camera della signora
Toccò leggermente il battente;
La signora fu fedele alla sua parola,
Si alzò e lo fece entrare.

Oh, lai lasciato qui da me
Il tuo braccialetto o un guanto?
Oppure sei tornato
Per fare ancora l’amore con me?

Jack Orion tirò una bestemmia sanguinosa
Sulla quercia, le ceneri e le amare spine(2):
Disse, Signora, non sono mai stato in casa tua
Dal giorno che sono nato.

Oh, allora è stato il tuo paggetto
Che mi ha ingannata così crudelmente,
Che sventura che il sangue di quel furfante
Scorra dentro al mio corpo.

Allora sguainò un pugnaletto acuminato
Che teneva appeso al ginocchio.

Sui suoi candidi piedi scorse il sangue
Prima che mano la potesse fermare;
E morta giacque sul pavimento della camera
Mentre spuntava il giorno.

Jack Orion corse a casa,
Disse, Tom, ragazzo mio, vieni qua da me.
Vieni qua che ti devo pagare,
E ben pagato tu sarai.

Se io avessi ucciso un uomo stanotte
Tom, io te lo avrei detto;
Ma tu non hai preso una sola vita, stanotte,
Tom, tu stanotte ne hai prese tre.

E allora sguainò la sua spada brunita e lucente
E se la asciugò sulla manica;
Poi troncò la testa a quel ragazzo dappoco
E non chiese il permesso a nessuno.

Si appoggiò la punta della spada al petto
E l’impugnatura a una pietra;
Per la falsità di quel ragazzo bugiardo
Quelle tre vite se n’eran tutte andate.

NOTE
1) lo strumento in origine era l’arpa bardica
così recita la versione del foglio Percy
Glasgerion was a kings owne sonne,
And a harper he was good,
He harped in the kings chamber
Where cappe and candle yoode,
And soe did hee in the Queens chamber
Till ladies waxed wood.
[traduzione italiano tratta da qui]
Glasgerion era l’unico figlio d’un re,
Era un buon suonatore d’arpa;
Suonava l’arpa alla corte del re
Dove passavan calici e candelabri,
E così fece nelle stanze della regina
Facendo impazzire le dame.
2) Cioè sulla quercia con la quale era stata fabbricata la croce di Gesù, sulle sue ceneri e sulle spine della corona.  Per i puritani standard inglesi, anche moderni, si tratta di una bestemmia veramente sanguinosa (Riccardo Venturi)

Il racconto tragico diventa una storiella comica nella versione intitolata Do Me Ama, una fo’c’sle song  dalle origini settecentesche. continua 

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/arpa-celtica.html
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=48292&lang=it
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=48292&lang=it#agg229803
https://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/jackorion.html
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_67
http://mysongbook.de/msb/songs/j/jackorio.html
http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=32313
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=18386

http://www.dyeinghousegallery.com/tingere-lindaco-ecco-si-fa/
http://www.oikos-group.it/contenuti/colore/colore-e-societa/storia-archivio

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