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GREEN GROW’TH THE HOLLY

Green groweth the Holly” è un madrigale rinascimentale attribuito a Enrico VIII. Una trentina di composizioni gli sono state attribuite  e compaiono nell'”Henry VIII Manuscript” (Add. MS 31922) compilato da un anonimo cortigiano coevo.
Un brano con lo stesso nome e con la stessa prima strofa che si sviluppa poi con versi differenti sulla stessa melodia rinascimentale, è stato scritto da Percy Dearmer (1867-1936), egli raccolse molti inni religiosi per reintrodurre la tradizione musicale e la musica medievale inglese nella Chiesa d’Inghilterra

LA VERSIONE RINASCIMENTALE

Enrico VIII, diventato re d’Inghilterra a 18 anni, parlava 4 lingue, suonava 3 strumenti musicali, cantava e componeva brani musicali. Nei primi anni del suo regno si comportava in effetti più come un principe dedito ai piaceri che un re preoccupato dagli affari del suo regno.
“Green grows the holly” (in italiano Verde cresce l’agrifoglio) è stato pubblicato nel 1522 come madrigale a 3 voci.
Nell’affermare la forza maschia e vigorosa dell’agrifoglio, il poeta dichiara la propria fedeltà all’amata: lei è l’edera che gli cresce attorno, e mentre nel rigore dell’inverno tutti gli altri alberi sono spogli, solo il re agrifoglio e la regina edera crescono verdeggianti e rigogliosi, così solo a lei, cortesemente, egli affida il suo cuore; anche che la poesia d’amore del tempo era espressa nelle forme convenzionali dell’amor cortese,  molto probabilmente, l’amore era sentito veramente dal poeta.
L’intreccio tra i due sempreverdi richiama il Nodo d’Amore celtico tra il rovo e la rosa già lungamente trattato nella categoria delle ballate celtiche e europee (vedi) in cui corollario all’amore romantico ma non socialmente approvato, è il nodo d’amore tra rovo e rosa, che cresciuti dalle rispettive tombe degli amanti si congiungono e intrecciano tra loro.

Enrico vide per la prima volta Anna nel marzo del 1522 che partecipava, assieme a sua sorella Maria, a un ballo organizzato da Wolsey in onore degli ambasciatori imperiali. Era un ballo in maschera sul tema dell’assalto al castello d’Amore dal titolo Chateau Vert.

IL CASTELLO D’AMORE CORTESE

Un castello in miniatura era stato allestito nella sala del ricevimento con alti bastioni e torri merlate, l’impalcatura di legno era strata rivestita con carta verde, per un effetto spettrale la carta era stata tinteggiata con il verderame. Abbiamo un resoconto scritto dal cronista di corte Edward Hall, che descrive tutto lo svolgimento del balletto, ma guardiamolo nella trasposizione della Serie Tv I Tudors (vedi).


E’ il momento dell’Assalto dei cavalieri Amorosità, Nobiltà, Giovinezza, Assistenza, Lealtà, Piacere, Garbo e Libertà che gettano sui difensori arance e datteri contro ai petali di rose e confetti lanciati dalle dame. Subito le protettrici del castello, (nel video indossano abiti neri) cioè i sentimenti più ostili all’amore, fuggono e i cavalieri possono scalare le mura del castello per avventarsi sulle otto ragazze biancovestite: Bellezza, Onore, Perseveranza, Costanza, Cortesia, Generosità, Misericordia e Pietà. Anna impersonava la Perseveranza e fu subito notata dal re che si mise a corteggiarla durante il ballo per festeggiare la  conquista del Castello Verde. O almeno è così che potrebbe essere andata…

Pare che lei gli avesse sussurrato “Seducetemi, scrivetemi lettere, poesie! Io adoro le poesieIncantatemi con le parole, seducetemi.. ” e la “Grene growth the holy” potrebbe essere proprio una di queste poesie messe in musica per meglio aiutare il Re nel suo corteggiamento..

I Fagiolini: Grene growth the holy madrigale a 3 voci “Henry VIII Manuscript” (Add. MS 31922 British Library, Londra)

Anonymous 4

Henry VIII
I
Green groweth the holly,
so doth the ivy.
Though winter blasts
blow never so high,

Green groweth the holly.
II
As the holly groweth green
And never changeth hue,
So I am, and ever hath been,
Unto my lady true.
III
As the holly groweth green,
With ivy all alone,
When flowerys cannot be seen
And green-wood leaves be gone,
IV
Now unto my lady
Promise to her I make:
From all other only
To her I me betake.
V
Adieu, mine own lady,
Adieu, my specïal,
Who hath my heart truly,
Be sure, and ever shall.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Verde cresce l’agrifoglio,
così pure l’edera,
sebbene le raffiche invernali non abbiamo mai colpito così forte,
verde cresce l’agrifoglio.
II
Come l’agrifoglio cresce verde
e mai cambia tono,
così io, mai son cambiato
verso la mia amata Signora.
III
Come l’agrifoglio cresce verde
con l’edera, tutto solo,
quando i fiori non ci son più
e le foglie del bosco sono cadute.
IV
Ora innanzi alla mia Signora
una promessa faccio:
fra tutti gli altri,
solo a lei, mi affiderò.
V
Addio, mia Signora.
Addio mia favorita,
colei che tiene il mio cuore,
ora e per sempre
Enrico VIII e Anna Bolena nella serie I Tudors

LA VERSIONE VITTORIANA

Percy Dearmer prende spunto dal madrigale rinascimentale per modificare il testo in chiave salvifica ma anche per celebrare il ciclo agrario e il lavoro dei campi.
Susan McKeown & Lindsey Horner

Barry&Beth Hall

Percy Dearmer
I
Green grow’th the holly
So doth the ivy
Though winter blasts blow na’er so high
Green grow’th the holly
II
Gay are the flowers
Hedgerows and ploughlands
The days grow longer in the sun
Soft fall the showers
III
Full gold the harvest
Grain for thy labor
With God must work for daily bread
Else, man, thou starvest
IV
Fast fall the shed leaves
Russet and yellow
But resting buds are smug and safe
Where swung the dead leaves
V
Green grow’th the holly
So doth the ivy
The God of life can never die
Hope! Saith the holly
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Verde cresce l’agrifoglio,
così pure l’edera,
sebbene le raffiche invernali
non abbiamo mai colpito così forte,
verde cresce l’agrifoglio.
II
Gai sono i fiori
le siepi e i campi arati
i giorni si snodano lenti nel sole,
piano cadono le piogge.
III
L’oro accende il raccolto
del grano per il tuo lavoro,
in Dio si lavora per il pane quotidiano altrimenti, uomo, tu morirai di fame
IV
Presto cadono le foglie
rossicce e gialle
ma i germogli riposano sani e salvi
dove giacciono le foglie morte.
V
Verde cresce l’agrifoglio,
così pure l’edera
il Dio della Vita non può mai morire
Speranza! Dice l’agrifoglio!

FONTI
http://www.thetudorswiki.com/page/MASQUERADES+on+The+Tudors
http://ontanomagico.altervista.org/holly.htm
http://www.luminarium.org/renlit/greengroweth.htm
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/
Hymns_and_Carols/grene_growith_the_holy.htm

http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/
Hymns_and_Carols/green_growth_the_holly.htm

The Mystic’s Dream

Loreena McKennitt legge il libro di Idries ShahI Sufi” (1964) e compone un album  “The Mask and the Mirror” (1994) in cui s’interroga sulla spiritualità e la religione: “…Chi era Dio? E che cos’è la religione, la spiritualità? Che cos’è stato rivelato e che cos’è stato nascosto… qual era la maschera e quale lo specchio?
E lo fa esplorando il misticismo, la violenta, improvvisa, irruzione di Dio nell’anima, la loro unione sacra.
Nella traccia “The Mystic’s Dream“, il sogno del mistico, Loreena scrive un testo che è poesia sufi e compone una musica che è musica sufi e musica celtica insieme, con il nay (il flauto d’Asia) i tamburi e i cordofoni (del sitar, dell’oud),  i Küdum ( piccoli timpani in cuoio ricoperti di pelle di capra) e gli halile ( piatti in rame ), ma anche il canto gregoriano dei monaci che si leva all’alba, vibra tra le volte di pietra di una cattedrale in Terra Santa; il motivo di questo canto muto è ripreso dalla cornamusa, così oriente e occidente si fondono nella musica.

LA POESIA SUFI

La poesia sufi è il linguaggio segreto dell’amore mistico, del simbolismo e della metafora, scrive Ibn Al-Arabi
Il mio cuore è capace di qualunque forma
un chiostro per i monaci, un tempio per gli idoli, 
un pascolo per le gazzelle, la Ka’ba del pellegrino
le tavole della Torah, il Corano.
L’Amore è il credo che sostengo: ovunque girino
i suoi cammelli, l’Amore è sempre il mio credo e la mia fede.

Date le premesse non sorprende che “The Mystic’s Dream” sia diventata la canzone principale del film per la Tv “Le nebbie di Avalon“, tratto dal romanzo omonimo scritto da Marion Zimmer Bradley nel 1983: la barca scivola nella nebbia e trasporta Morgana e Viviana (la Dama del Lago) verso il magico regno di Avalon.


I
A clouded dream on an earthly night
hangs upon the crescent moon
a voiceless song in an ageless light
sings at the coming dawn
birds in flight are calling there
where the heart moves the stones
it’s there that my heart is longing
all for the love of you
II
A painting hangs on an ivy wall
nestled in the emerald moss
the eyes declare a truce of trust
and then it draws me far away
where deep in the desert twilight
sand melts in pools of the sky
when darkness lays her crimson cloak
your lamps will call me home.
III
And so it’s there my homage’s due
clutched by the still of the night
and now I feel you move
every breath is full
so it’s there my homage’s due
clutched by the still of the night
even the distance feels so near
all for the love of you.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Sogno offuscato nella notte sulla Terra,
appeso a falce di luna crescente,
cantico muto, nella luce eterna,
canta all’alba imminente
i richiami degli uccelli in volo (1) là
dove il cuore sposta le pietre (2)
è là che il mio cuore vuole andare
tutto per amor tuo
II
Ritratto appeso tra l’edera sul muro,
incastonato nel muschio di smeraldo,
occhi dichiarano la tregua sulla fede
e allora mi allontana via (3) dove nel profondo crepuscolo del deserto,
sabbia si fonde in cumuli di cielo (4), mentre tenebra adagia il rosso manto, le tue fiamme mi porteranno a casa
III
Così è là che il mio omaggio è rivolto
circondato dal silenzio della notte
e ora ti sento passare
ogni respiro è colmo.
Così è là che il mio omaggio è rivolto
circondato dal silenzio della notte
anche la distanza sembra così poca
tutto per amor tuo.

NOTE
1) Il volo degli Uccelli simboleggia il desiderio dell’anima di separarsi dall’intelligibile, mentre il cielo significa le alte sfere celesti, dimora dell’intelligibile, quel luogo dove l’anima trae l’ispirazione per elevarsi senza riuscirci perché è impedita dai legami che intrattiene con il corpo.
2) le pietre sono macigni, pesantezze di vita e di animo; preoccupazioni e paure sono chiamate a dileguarsi davanti all’Amore
3) “Diretto” è tutto ciò che non fa ricorso a “intermediari” e proprio per questo è im-mediato, cioè senza mediazione, non fa uso di immagini, di affetti, di prese di coscienza, di ricordi memorizzati nel corso degli anni. La filosofia ci dice che lo stesso soggetto pensante è a sua volta medium nell’azione conoscitiva, perché ha impresse in sé le immagini di ogni oggetto di conoscenza e se ne serve.
Anche il linguaggio, espressione delle innumerevoli immagini che abbiamo catalogato nel fondo della memoria, diviene mediazione dialogica. Cosa avviene allora quando Dio si comunica “direttamente” all’uomo? Egli produce una realtà interiore assolutamente “nuova” e il mistico, così si chiama colui che riceve questa autodonazione divina, vede in qualche modo svanire, scomparire, tutti gli archetipi psicologici, e non può fare riferimento ad alcuna immagine o stato d’animo, non può esprimere tale realtà interiore con un linguaggio umano, perché le parole non si adattano al divino (tratto da qui)
4) lo scioglimento delle nevi nel deserto le cui acque scorrono, evaporano e si elevano verso il cielo sotto forma di nubi piene di pioggia dispensatrice di una vita rinnovata, offerta di Dio alla terra come simbolo della sua rivelazione.

I DERVISCI

Non si odono solo gli strumenti ma la voce stessa dei Sufi, quasi ipnoticamente, ripete la sillaba hu, Lui, Allah, a cui seguono quelle della professione di fede: La illaha illa-llah, “Non c’è Dio all’infuori di Dio”. Così facendo, i Sufi riescono a proiettarsi in una dimensione spirituale e a percepire il suono etereo della Creazione, la voce ineffabile di Dio che l’umanità dimentica quando, nascendo, il corpo materiale imprigiona l’anima. Ma come la canna recisa dalla giuncaia (immagine presa dai poemi di Rumi), l’anima anela continuamente verso il suo Creatore, spinta da una struggente nostalgia. (tratto da qui)

CIELO D’AMORE (Kabir)
Cadono le ombre della sera
lunghe, serrate,
di buio avvolgono il corpo e la mente.
Tu apri la finestra che dà a ponente
perditi nel cielo d’amore.
Bevi il miele stillato dai petali
del loto che hai in cuore.
Lascia che ti penetrino
le onde del mare, le onde
di splendore.
Ascolta,
un suono di conchiglie, di campanelli
si leva dalle acque.
Kabir dice:
«Fratelli,
è Dio in questo vaso,
in questo mio corpo»

FONTI
https://www.esonet.org/wp-content/uploads/2013/05/125453371-Idries-Shah-I-Sufi.pdf
http://www.mistica.it/index.php/14-percorso/12-1-definizione-di-mistica
http://www.demetra.org/index.php/i-classici-della-letteraratura-antica-sp-476846801/63-letteratura-orientale/304-la-poesia-sufi-e-il-suo-simbolismo
http://arabpress.eu/musica-e-sufismo-il-sema/24952/

THE GAEL BY DOUGIE MCLEAN

LA GENESI DI THE GAEL

Nel 1990 Dougie McLean pubblica “The Search” una serie di brani strumentali commissionatigli qualche anno prima per la mostra sul mostro di Loch Ness dal Museo di Drumnadrochit. Dougie immagina di rivedere un clan celtico vivere sulle rive del Lago  che crede fermamente nell’esistenza dei kelpie.
Così leggiamo in un intervista “I wrote several songs for “The Search,” the CD that contains “The Gael” and other songs about Loch Ness, including a song about the vigils on the loch in the 1960s. At the time I got right into the whole Loch Ness monster thing. I’m fascinated by man’s search for myth, and I was inspired by thinking of the Gaels back in ancient times, waiting for the monster to appear.” (tratto da qui)

Luc Hermans © (tratta da qui)

ASCOLTA Dougie MacLean in The Search, 1990. Il Cd è da collezionare.

Inserito nel film “L’ultimo dei Moicani” del regista  Michael Mann da Trevor Johns con il titolo di “Promentory”  la melodia fa il giro del mondo! Ancora Dougie ricorda “The movie—they were looking for a contemporary Scottish piece with atmosphere to suit the movie, and they had listened to a lot of dance tunes and that. “The Gael” is an ominous sort of piece, with ominous chords, dramatic. Michael Mann (the director) tuned into the emotional feeling of the song, and he must have felt the mood I had felt when I had written it. If it comes from the right place, the music encapsulates a feeling—Michael Mann tapped into that, with the tragedy of this story of the early Native Americans and so on. You have to get into that place for the emotions, the mood, to work in a song..”  (tratto da qui)

ASCOLTA la versione nel film “Last of the Mohicans” (1992) è il secondo tema musicale ricorrente in tutto il film.

Siccome la musica del film ha ottenuto un bel po’ di riconoscimenti e premiazioni facendo balzare alle cronache la paternità di Dougie McLean come autore della musica, qualcuno è andato ad indagare da quale fonte fosse mai scaturito un tale capolavoro!!

Il film tra parentesi è stato girato in buona parte sui Monti Blue Ridge. Altre info sulla guerra franco-indiana in Nord-America qui)

IL TEMA MUSICALE LA FOLLIA

Dal punto di vista musicale la melodia è un reel lento, ma il tema è definito dai musicologi  follia (o folia): una progressione con un tema semplice e ben distinto sul quale l’esecutore abbellisce le sue variazioni e improvvisazioni. Si ritiene abbia origine portoghese e le sue tracce si perdono nel Rinascimento spagnolo anche se la melodia più primitiva e antica affonda nel Medioevo (danza rurale).

La melodia è costruita su un tempo ternario ed è divisa in due parti di quattro battute ciascuna. Molti autori, ispirandosi a questo tema, hanno utilizzato lo schema musicale della Folia già noto in tutta la penisola iberica nei primi decenni del XVI secolo. Una linea di basso ripetuto sulla quale potevano essere costruiti vari contrappunti standard, mentre l’esecutore era libero di improvvisare serie di variazioni, le diferencias. Una tecnica compositiva che ha trasformato la Folia in un genere affine alla passacaglia e alla ciaccona. (tratto da qui)

folia
tema de la follia

Anche se la Follia è in 3/4 mentre The Gael in 4/4 la variazioni ritmiche della follia sono anche in 4/4, e il carattere ripetitivo della melodia è identico. Ma a me più che agli sviluppi del tema nella musica colta del Barocco (che potete leggere e ascoltare qui e qui) interessano le connessioni con la musica tradizionale scozzese ed ecco trovato
Cumh Easpuic Earra-ghaeidheal, (in inglese Lament for the Bishop of Argyll) anonimo XVI o XVII secolo
Jack Campin wrote about this tune: This tune is from the Macfarlan Manuscript of Scottish fiddle and flute tunes (National Library of Scotland MS.2084/5), compiled by David Young in Scotland around 1740 for the antiquarian Walter Macfarlan (book III #34 p20). It’s obviously much older, but there is no earlier source for it. The structure is like a piobaireachd (bagpipe variation set) but the range is too wide for the pipes. Some people think it was originally for the harp. The tune might just possibly be indigenous Gaelic, but the basic rhythm is so Folia-like that a foreign influence seems more likely. (tratto da qui)

ASCOLTA Luce Brera / Extrait de l’album Scotland’s Fiddle Piobaireach

Sempre sul tema de La Follia i Jordi Savall Hespèrion XXI ci regalano 10 brani dal Rinascimento ( e da Rodrigo Martinez musico di Corte in Portogallo che ci lascia testimonianza della prima trascrizione della Follia) attraverso il Barocco fino a Vangelis

ASCOLTA Faronell’s Division on a Ground ~ La Folia | John Playford

FONTI
http://www.mohicanpress.com/mo11103.html
http://associazionecamoes.blogspot.it/2011/04/la-follia-un-antico-tema-musicale.html
http://www.baroque.it/arte-barocca/musica-barocca/il-tema-de-la-folia-un-armonia-lunga-cinque-secoli.html
http://www.folias.nl/htmlsimilar.html

SCOTTISH (TRIBAL) PIPE&DRUM

All’inizio c’erano le Scottish pipe band militari nate nei primi dell’Ottocento nei reggimenti britannici arruolati nelle Highlands (con l’accoppiata della un tempo tanto vituperata cornamusa degli Altopiani e i tamburi onnipresenti in ogni esercito che marcia), poi vennero le bande in ambito civile che fioccarono un po’ dovunque sul territorio scozzese: ecco come nasce la moderna pipe band scozzese, con il suo repertorio di temi militari, marce, lamenti, reel, strathspey, graniticamente ancorata alla tradizione.
Raduni di bande e competizioni, parate, ovunque nel mondo ci sia una comunità scozzese (anche un piccolo gruppo) state pur certi che si formerà anche una Pipe Band, e non appena si condensa sul territorio un certo numero di pipaioli e di appassionati di musica  e cultura scozzese anche senza una goccia di sangue celtico nelle vene (ma parlando ad esempio degli italiani, siamo poi così certi che non ci sia stato un lontano antenato gaelico?)  ci sono alte possibilità che si formi una Pipe Band.

Poi negli anni 70 la cornamusa è entrata in un gruppo di musica folk (e da lì ai gruppi folk-rock e rock il passo fu breve)

.. e poi sono arrivati i clan e le tribal pipe&drum!

Non sono delle scottish pipe band e nemmeno dei gruppi rock, non in senso stretto, perchè si richiamano ai modi della musica medievale per così dire “in salsa celtica”. I primi furono il Clan Wallace, gruppo di rievocatori-guerrieri fondato a Glasgow  dal ricercatore storico Seoras Wallace (“The Wallace Clan Trust For Scotland”) che si dice discendente dell’eroe nazionale scozzese William Wallace; il primo ingaggio come fight crew fu nel 1985 con il film fantasy “Highlander ” ma la popolarità arrivò nel 1994 con il film “Braveheart”: già allora alcuni membri del clan Wallace suonavano melodie celtico-medievali con la cornamusa da guerra tipica delle Highlands e i grandi tamburi, a corroborare lo spirito battagliero della crew.  E il loro essere dei cuori impavidi li rende perfetti per le scene di battaglia in “Rob Roy”, “Macbeth e Ivanhoe”, “il Gladiatore”, “King Arthur”.”The clan’s activities are organised from the Highlander Institute, its Glasgow headquarters. From here the Wallace Clan Trust, a registered charity, busies itself with community activities, providing training for the unemployed in subjects including video production, traditional arts and crafts, music, and historical research. From here, too, are organised the clan’s stunt and acting engagements. Run by volunteers and part-time staff, the centre, and the clan itself, attract people of various ages and backgrounds.”  (continua)
Più di un gruppo di rievocatori in costume, piuttosto un clan che difende e vive la tradizione degli antenati.
Li seguono a ruota nel “Tribal celtic sound” i californiani Wicked Tinkers (1995) (vedi) con l’accoppiata tamburi tribali  e cornamuse e gli scozzesi  Saor Patrol (il nome “Guardia della Libertà” è tutto un programma), i quali aggiungono accostando all’antica cornamusa, la sonorità moderna della chitarra elettrica; anche loro sono un clan come i Wallace (costituiti in associazione “The Clanranald Trust for Scotland”) e raccolgono fondi per il villaggio medievale di Duncarron (vedi) e anche loro devono la popolarità alla partecipazione del loro pipaiolo Charlie Allan nel film “Il Gladiatore”. Ospiti fissi dell’annuale polo fieristico “L’Artigiano in Fiera” di Rho!

 TRIBAL CELTIC SOUND

Non solo melodie ossessive e reiterate fino alla trance con session centrali esclusivamente ritmiche (grancassa, tamburo medievale detto anche tamburo imperiale o napoleonico, rullante ), ma anche svolazzo di plaid, pose da guerriero (dallo sguardo romantico all’occorrenza), folte capigliature e barbe fluenti (oppure crani rasati per marcare i lineamenti o quando il pelo si fa rado), muscoli e petti villosi, tatuaggi o disegni tribali e lombi rigorosamente fasciati da gonne di varia lunghezza.

Il Clan Wallace ha partecipato ai più importanti festival celtici e medievali sparsi per l’Europa, sono stati loro a portare in Italia (la prima apparizione fu a Celtica 2001- Valle d’Aosta) la musica tonante e a contagiare i neonati clan italiani nella formazione di pipe &drum band; e mi basta citare la più “storica” delle band italiche, la Barbarian Pipe Band nata in seno all’associazione Antica Quercia di Biella.
(da notare la curiosa assonanza tra digeridoo, carnix, corno inglese vedi)

Stupefacente il video dei Barbari che mostrano i loro lati più nascosti!

Sempre in quel di Scozia le tribal band continuano a spuntare come funghi: gli Albannach, i Clanadonia, i Clann an Drumma per citare le formazioni nate dopo il 2000.
Gli Albannach si avvalgono di una sostenuta sezione ritmica con Colin Walker come drum leader, un paio di tamburi e una serie di bodran e un solo pipaiolo Donnie MacNeil, nella formazione attuale hanno aggiunto anche il digeridoo.
 Anche i Clanadonia hanno una sola cornamusa e una robusta sezione ritmica, ma soprattutto hanno il physique du rôle. Alcuni loro brani sono finiti nella colonna sonora della serie tv “Outlander”

NEO MEDIEVAL (PAGAN) BAND

Sul fronte medievale-metal,  elencati in ordine sparso i tedeschi Corvus Corax (che hanno fatto da apripista nel 1989), gli italiani Folkstone, i portoghesi Strella do Dia,  e gli olandesi (ma provenienti da diversi paesi nordici) Omnia

APPROFONDIMENTO
http://ontanomagico.altervista.org/strumenti-antichi-celti.html

DON’T FORGET YOUR OLD SHIPMATES

La canzone del mare “Don’t forget your old shipmate” semi-sconosciuta prima del suo esordio nel film “Master and Commander” (2001)  è stata scritta dall’irlandese Richard Creagh Saunders (1809-1886), che ha trascorso ben 26 anni nella Royal Navy. Charles H. Firth (in Naval Songs and Ballads 1908) data la composizione al 1860 quando Saunders era di servizio sulla HMS Marlborough, la nave ammiraglia inglese della flotta mediterranea, poco dopo viene assegnato al servizio a terra come Istruttore Navale presso la Royal Naval School di Londra, un ente caritatevole per i figli degli ufficiali meno abbienti.

Jerry Bryant nel suo breve saggio “Long we’ve toiled on the rolling wave: One sea song’s journey from the gun deck to Hollywood” (2010) è riuscito a tracciare la genesi della canzone e il “folk process” che l’ha portata fino alla sua comparsa nel film, individuando la trasmissione di due distinte fonti coeve all’autore, le sue due pubblicazioni testuali e melodiche (la prima solo per il testo nel 1908, la seconda anche con la melodia nel 1931) e il suo rimaneggiamento durante il folk revival degli anni 70.
Il primo folksinger che la registrò, recuperandola dall’oblio, fu Jim Mageean nel 1978, il secondo che ci mise mano fu Dave Peloquin al di là dell’Oceano nel 1989, finchè venne registrata da Jerry Bryant nel 2000 il quale ebbe l’idea di lasciare un bel po’ di copie del suo Cd (Roast Beef of Old Englandsulla HMS Rose, la replica di una fregata inglese del XVIII secolo -che era finita nel 1985 a Bridgeport nel Connecticut per essere restaurata e rimessa in condizioni di navigare. Nel settembre 1991 alla Rose venne attribuita la Certificazione di Nave Scuola di Classe A, risultando così la più grande nave scuola a vela americana (vedi).

Sennonchè la nave fu “scritturata” nella parte della H.M.S Surprise del capitano Jack Aubrey dalla Fox Studios e una copia del Cd di Jerry Bryant finì nelle mani del regista Peter Weir .. per essere cantata in una scena del film

Da Master and Commander (strofe I e III)

Il successo commerciale del film ha portato alla popolarità anche la canzone “Don’t forget yer old shipmate” dando origine all’equivoco sulla sua datazione: la canzone viene spacciata come risalente alle guerre napoleoniche solo perchè il film è ambientato nel 1805.

Scrive Jerry Bryant nel suo saggio: “We can picture Naval Instructor Saunders in the ward room of the Marlborough, singing his new song for his fellow officers, and being asked in the following weeks to sing it again and again.  When visiting officers from other ships in the fleet joined the company, they would likely have heard the song and  joined in on the chorus as a decanter of port went round the table.  Perhaps it was at just such a convivial event that John Knox Laughton heard the song”. (tratto da qui)
John Knox Laughton amico fraterno di Saunders  è stato il tramite che ha passato la canzone a Charles H. Firth per la pubblicazione del testo senza però la melodia, nella sua già citata raccolta .
La canzone come la conosciamo oggi proviene però da un’altra fonte James Runciman, amante del mare (e figlio di un capitano di mare e poi guardia costiera del Northumberland), che in qualche modo e nonostante la sua breve vita è venuto in contatto con la canzone di Saunders per cantarla al nipote Richard Runciman Terry colui il quale la pubblicò nel suo “Salt Sea Ballads” (1931) con tanto di melodia e partitura per pianoforte.
Il folk revival tuttavia s’impossessa della canzone solo negli anni 70 quando Jim Mageean trovò nella Biblioteca di Newcastle upon Tyne il libro di Sir Richard R. Terry e al momento della registrazione ne modifica la struttura melodica.

ASCOLTA Jerry Bryant & Starboard Mess in Roast Beef of Old England (2000)

ASCOLTA Assassin’s Creed

La canzone è cantata da Joe che ricorda Jack, il marinaio con cui aveva fraternizzato sull’ultima nave: finito il loro arruolamento si domanda se ci saranno ancora occasioni d’incontro e amicizia anche a terra o su un’altra nave (che i marinai prima o poi s’imbarcano di nuovo!).


I (1)
Safe and sound at home again, let the waters roar (2), Jack (3).
Safe and sound at home again, let the waters roar, Jack.
Chorus
Long we’ve tossed on the rolling main, now we’re safe ashore, Jack.
Don’t forget yer old shipmate, faldee raldee raldee raldee rye-eye-doe!
II
Since we sailed from Plymouth Sound (4), four years gone, or nigh, Jack.
Was there ever chummies (5), now, such as you and I, Jack?
III
We have worked the self-same gun, quarterdeck division.
Sponger (6) I and loader you, through the whole commission.
IV
When the middle watch (7) was on, and the time went slow, boy,
Who could choose a rousing stave (8), who like Jack or Joe, boy?
V
There she swings, an empty hulk (9), not a soul below now.
Number seven starboard mess (10) misses Jack and Joe now.
VI
But the best of friends must part, fair or foul the weather.
Hand yer flipper (11) for a shake, now a drink together.
Tradotto da Cattia Salto
I
Sani e salvi a casa siam, iI mare urla forte, Jack,
Sani e salvi a casa siam iI mare urla forte, Jack,
CORO
A lungo le onde cavalcato abbiam, ma ora siamo al sicuro a terra Jack
Non scordarti il tuo vecchio compagno di bordo!
II
Da quando partiti siam dalla Rada di Plymouth passati son quasi 4 anni,  Jack, ci sono mai stati fratelli, come te ed me Jack?
III
Abbiam lavorato allo stesso cannone, nella nostra divisione.
Io scovolavo, tu caricavi, per tutta la missione.
IV
Quando era il turno della guardia notturna e il tempo passava lento, ragazzo, chi sapeva scegliere una linea melodica entusiasmante, come Jack o Joe, ragazzo?
V
Adesso lei dondola là, come un pontone, senza nessuno dentro
Ora, il rancio numero sette dei destrali,
ha perso Jack e Joe.
VI
Ma anche i migliori amici devono separarsi, con il bello e il brutto tempo, qua la pinna per una stretta, ora beviamo insieme

NOTE
1) sulla querelle in merito al verso della prima strofa rimando alla trattazione di Jerry Bryant (qui)
2) letteralmente “il fragore delle acque”
3) guarda caso il nome del capitano Aubrey è proprio Jack, soprannominato il Fortunato
4) la baia sulla Manica nei pressi di Plymouth: sound è un termine marinaresco per rada, baia in cui si ha un buon ancoramento; significa anche Stretto o passo tra due terre (to sound sondare, scandagliare.)
Plymouth è un importante porto commerciale e base militare sulla foce dei fiumi Plym e Tamar in fondo a una rada ampia e articolata, “The Sound”, protetta ovunque da fortificazioni militari. (da Wikivoyage)
5) chummy è usato come aggettivo nel senso di amichevole, amicone
6) la bocca del cannone doveva essere ripulita dai residui di polvere prima di essere ricaricata con una nuova palla
7) la guardia notturna che va da mezzanotte alle 4 del mattino
8) oppure “Who could tune a rousing stave
Un tempo c’era in Gran Bretagna un curioso mestiere quello del “bussatore” ( knocker-up o knocker-upper) che con un lungo bastone detto “rousing stave” bussava alla finestra dei clienti per svegliarli. In alternativa era usata una cerbottana per lanciare legumi secchi contro i vetri dei dormienti.
La figura del bussatore era abbastanza nota durante l’Ottocento, viene descritto in “Grandi Speranze” di Charles Dickens.
La lunga pertica veniva usata anche in chiesa per dare la sveglia a coloro che sonnecchiavano durante la funzione (vedi). In questo contesto tuttavia stave non significa bastone quanto pentagramma e la frase si riferisce a una melodia stimolante in grado di fare stare svegli
9) hulk body of an abandoned vessel. Italo Ottonello suggerisce la traduzione di “pontone”: lo scafo delle vecchie navi era utilizzato per l’effettuazione di lavori pesanti

alloggio equipaggio sul clipper Cutty Sark

10) Number seven starboard mess: la traduzione suggerita da Italo Ottonello: Rancio (mess) numero sette dei destrali (starboard watch= guardia di dritta). L’alloggio equipaggio era diviso in due parti, una per ciascuna guardia dove gli uomini dormivano e mangiavano
11) flipper sta per mano

FONTI
http://www.hardtackers.com/JerryBryantPaper.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=48079

Don’t forget your old shipmates…

DEATH OF QUEEN JANE

Forse la regina più amata da Enrico VIII e senza dubbio, la più remissiva, Jane Seymour regnò un anno appena al fianco del consorte, per morire di parto (1537) dopo aver dato alla luce il tanto sospirato erede maschio. Un Edoardo VI che, di salute cagionevole, morirà 15 enne.
La ballata popolare “Death of the Queen Jane” sembra descrivere proprio il  parto della regina e intavola un dialogo  privato e intimo tra le due Maestà.

dalla serie televisiva “I Tudors” terza stagione

Della ballata il professor Child riporta una ventina di versioni: si descrive il momento in cui la Regina Jane chiede a varie persone di tagliarle il fianco per far uscire il bambino, ma di volta in volta tutti rifiutano per timore di nuocerle. In alcune versioni alla fine il re cede ed esegue l’operazione, la donna muore ma il bambino è salvo. Nel finale la gioia per la nascita del tanto atteso erede si accompagna al dolore per il lutto della regina.

Molto probabilmente la ballata è stata scritta poco dopo l’avvenimento, anche se si rintraccia  solo qualche secolo più tardi nei manoscritti di Thomas Percy (1776): ecco un resoconto “ufficiale” dell’avvenimento con il  titolo ‘The Wofull Death of Queene Jane‘ (in “A Crowne-Garland of Golden Roses” 1612-1692) attribuito a  Richard Johnson (1592-1622).

E’ nella versione riportata da Agnes Strickland (1796-1874) che leggiamo  la ballata nella forma più condensata, attribuita dallo studioso al poeta di corte Thomas Churchyard (1523?-1604): con buona probabilità  è proprio questa la versione più antica riadattata a in parte ampliata da Richard Johnston per la sua Crowne-Garland (vedi)

I
When as king Henry ruled this land
He had a queen, I understand,
Lord Seymour’s daughter, fur and bright;
Yet death, by his remorseless power,
Did blast the bloom of this fair flower.
Oh! mourn, mourn, mourn, fair ladies,
Your queen, the flower of England’s dead
II
The queen in travail pained sore,
Full thirty woeful hours and more;
And no ways could relieved be,
As all her ladies wished to see;
Wherefore the king made greater moan
Than ever yet his grace had done.
III
Then, being something eased in mind,
His eyes a troubled sleep did find;
Where, dreaming he had lost a rose,
But which he could not well suppose:
A ship he had, a Rose by name,
Oh no, it was his royal Jane!
IV
Being thus perplexed with grief and care,
A lady to him did repair,
And said, ‘0 King, show us thy will,
The queen’s sweet life to save or spill?’
Then, as she cannot saved be,
0, save the flower though not the tree.’
Oh! mourn, mourn, mourn, fair ladies,
Your queen, the flower of England’s dead.

La trasmissione orale della ballata ha però fatto emergere dei punti salienti della vicenda, non necessariamente veritieri quanto piuttosto ritenuti tali, come il parto con il taglio cesareo e la morte della regina subito dopo.

QUESTIONE DI PROPAGANDA

Cosa sia realmente accaduto nella stanza della partoriente  si presta a varie ipotesi, ben più significativo è l’uso propagandistico dei fatti: sembrerebbe che a diffondere le voci di un avvenuto taglio cesareo sia stata una cospirazione cattolica allo scopo di screditare il Re. Ma quando si tratta di trame a così alti livelli non è nemmeno azzardata l’ipotesi che sia stata la propaganda anti-cattolica ad attribuire ai cattolici la propalazione del fatto come bugia.

La pratica del taglio cesareo era già nota ai medici medievali (e  praticata sporadicamente nei tempi più antichi come estrema ratio per salvare il bambino quando la madre era impossibilitata a partorire naturalmente); la mancata applicazione nel Medioevo riguardava più una questione morale che di tecnica (anche se gli esiti erano decisamente mortali per la donna): “The sixteenth-century French doctor Ambroise Pare criticized attempts to undertake surgery on living mothers because he thought that it could not succeed, after which the practice became increasingly taboo across Europe.  It was also widely considered to be immoral, and superstition held it to be a bad omen that could bring curses upon those who employed it.  But it did occur, and it is documented that as early as 1500, thirty-seven years before the birth of Prince Edward, the operation was undertaken successfully by a Swiss piggelder on his own wife.  A sixteenth-century surgeon in Bruges is also reported to have performed the operation seven times, again on his wife.”  (tratto da qui)

Significativo l’epitaffio sulla tomba di Edoardo che accredita la madre come fenice immolatasi per la dinastia 

Here a Phoenix lieth, 
whose death
To another Phoenix gave breath:
It is to be lamented much,
The World at once ne'er knew two such.

Così tirando le somme ecco come è andata: Enrico VIII per garantirsi l’erede maschio tanto atteso costringe Jane  a partorire con il taglio cesareo (ben consapevole che l’operazione portava normalmente alla morte della madre) e infatti la donna muore dopo dodici giorni dal parto.
Nel Medioevo davanti alla scelta tra la vita della madre e quella del bambino si propendeva 1) a non fare niente perchè quella era la volontà di Dio 2) a salvare la madre, in quanto “maior ius“.
Nel caso di Jane prevale la ragion di stato.
Da notare che la Chiesa cattolica era nel Medioevo contraria al parto cesareo e lo riteneva necessario solo post mortem per la salvezza spirituale del feto; muta opinione però a partire dal 1600 -vedasi il trattato “De ortu infantium contra naturam per sectionem caesaream tractatio” del gesuita francese Theophile Raynaud – solo da allora vige l’obbligo morale della madre in virtù dei principi di carità e amore, di offrire la propria vita in cambio di quella del figlio: “A favore della madre, rifacendosi alla classica teoria di Tertulliano (160ca-†220), egli [Theophile Raynaud] scriveva di un feto aggressore il cui sacrificio doveva essere interpretato come azione di legittima difesa da parte della donna, iscrivibile sul piano della giustizia. Accanto a questa riproposizione del principio di giustizia, egli inseriva, però, quello di carità: se la giustizia poteva consentire che si sacrificasse il feto, la carità, al contrario, chiedeva che si privilegiasse la sua vita e sebbene la madre potesse, senza commettere ingiustizia, preferire se stessa, essa non poteva farlo senza mancare al comandamento più importante: quello dell’amore.” (Carmen Trimarchi tratto da qui)

LE MELODIE

La ballata circolò in molte versioni nelle isole Britanniche e in America con vari testi e melodie.
ASCOLTA Peggy Seeger 1962

ASCOLTA Joan Baez 1964 (I, IV, VI, VII, VIII, IX, XI)


I
Queen Jane lay in labor
For six weeks and more
her women grew weary
And the midwife gave o’er
II
O, women, kind women,
as I know you to be;
Pray cut my side open
and save my baby.
III
“O, no,” said the women,
“That never might be,
We’ll send for King Henry
in the hour of your need.
IV
King Henry, he was sent for
On horse back and speed
King Henry came to her
In the time of her need
V
King Henry he come in
and stood by her bed;
What ails my pretty flower,
her eyes look so red.
VI
Oh Henry, good King Henry
If that you do be (1)
Please pierce (2) my side open
And save my baby
VII
Oh no Jane, good Queen Jane (3)
That never could be
I’d lose my sweet flower
To save my baby
VIII
Queen Jane she turned over
She fell all in a swoon
Her side was pierced open
And the baby was found
IX (4)
How bright was the morning
How yellow was the moon
How costly the white coat
Queen Jane was wrapped in
X
Six followed after,
six bore her along,
King Henry come after,
his head hanging down.
XI
King Henry he weeped
He wrung his hands ‘til they’re sore
The flower of England
Will never be (5) no more
XII
The baby was christened
the very next day,
His mother’s poor body
lay moldering away.
(Traduzione di Cattia Salto)
I
La Regina Giovanna era in travaglio
da più di sei giorni
le ancelle erano stanche,
e l’ostetrica si arrese.
II
“O donne, buone donne,
se siete delle buone ancelle
vi prego di aprire il mio fianco destro
e salvare il mio bambino”
III
“Oh no,” esclamarono le donne,
“non è cosa da farsi
Manderemo a cercare re Enrico
nel momento del bisogno”
IV
Mandarono a cercare Re Enrico
di gran corsa a cavallo
Re Enrico arrivò
nel momento del bisogno
V
Re Enrico arrivò
e si mise accanto al letto
“Cosa ti fa soffrire mio bel fiore?
I tuoi occhi sembrano così arrossati”
VI
“Oh Enrico, buon re Enrico,
faresti una cosa per me?
Taglia il mio fianco destro
e salva il bambino “
VII
“Oh no Giovanna, buona regina Giovanna, non è cosa da farsi
perderei il mio dolce fiore,
per salvare il mio bambino”
VIII
La Regina Giovanna si voltò
e cadde in deliquio
e il suo fianco destro fu aperto
e il bambino trovato
IX
Che chiaro era il mattino
e che gialla era la luna
e che prezioso era il bianco drappo
in cui la regina Giovanna fu avvolta
X
Sei uomini andarono davanti
e sei la portavano a fianco
re Enrico veniva dietro
con il capo piegato
XI
Re Enrico pianse
e si torse le mani fino a farsi male
” il fiore d’Inghilterra,
non fiorirà più”
XII
Il bambino venne battezzato
il giorno dopo
mente il cadavere della sua povera madre stava a decomporsi

NOTE
1) Peggy dice: pray listen to me
2) Peggy dice cut
3) Peggy dice “O, no!” said King Henry
4) Peggy dice “How black was the mourning, how yellow her bed,
How white the bright shroud Queen Jane was laid in” in una frase che ha molto più senso di quella di Baez: che nero era il lutto e che giallo il letto,  che bianco il sudario in cui la regina fu avvolta
5) Peggy dice “is blooming”

Andreas Scholl
: “King Henry”


I
King Henry, was sent for
all in the time of her need
King Henry he came
In the time of her need
II
King Henry he stooped
and kissed her on her lips;
What’s the matter with my flower,
makes her eyes look so red?.
III
King Henry King Henry
will you take me to thee
to pierce  my side open
And  to save my baby?
IV
Oh no Queen Jane
such thing shall never be
to lose my sweet flower
for to save my baby
V
Queen Jane she turned over
and fell in a swound
Her side it was pierced
And her baby was found
VI
How bright was the morning
How yellow her bed
How costly was the shroud
Queen Jane was wrapped in
X
There’s six followed after,
and six carried her along,
King Henry be followed,
with his blak mourning on.
XI
King Henry he wept
and wrung his hands ‘til they’re sore
The flower of England
shall never be  no more
(Traduzione di Cattia Salto)
I
Mandarono a cercare Re Enrico
nel momento del bisogno
Re Enrico arrivò
nel momento del bisogno
V
Re Enrico si fermò
e le baciò le labbra
“Che succede al mio fiore?
I tuoi occhi sembrano così arrossati”
VI
“ re Enrico, re Enrico
faresti una cosa per me?
Taglia il mio fianco destro
e salva il bambino “
VII
“Oh no regina Giovanna,
non è cosa da farsi
perderei il mio dolce fiore,
per salvare il mio bambino”
VIII
La Regina Giovanna si voltò
e cadde in deliquio
e il suo fianco destro fu aperto
e il bambino trovato
IX
Che chiaro era il mattino
e che giallo il letto
e che prezioso era il drappo
in cui la regina Giovanna fu avvolta
X
Sei uomini andarono davanti
e sei la portavano a fianco
re Enrico veniva dietro
nel suo lutto
XI
Re Enrico pianse
e si torse le mani fino a farsi male
” il fiore d’Inghilterra,
non fiorirà più”

LA MELODIA STANDARD

Il chitarrista e cantante irlandese Dáithí Sproule nel 1971 ha composto la melodia che è diventata quella standard, la prima registrazione è dei Bothy Band  in After Hours (1979)

ASCOLTA Oscar Isaac nel film “A proposito di Davis” 2013.
Il successo del film ha rinverdito la canzone presso gli interpreti folk contemporanei. Nella scena del film Davis si esibisce con la chitarra davanti ad un importante agente musicale, la scelta cade su “The death of Queen Jane”, un brano che gli lacera l’anima dato che Jean, la madre di suo figlio, ha appena deciso di abortire. (L’incongruenza balza subito all’occhio come poteva LLewyn Davis cantare nel 1961  una melodia scritta nel 1971?)

ASCOLTA Méav arrangia la melodia in chiave rinascimentale con tanto di clavicembalo e liuto

Anche Loreena McKennitt registra il brano in “The wind that shakes the barley” (da ascoltare su Spotify)


I
Queen Jane lay in labor
full nine days or more
‘Til her women grew so tired,
they could no longer there
They could no longer there
II
“Good women, good women,
good women that you may be
Will you open my right side
and find my baby?”
III
“Oh no,” cried the women,
“That’s a thing that can never be
We will call on King Henry
and hear what he may say”
IV
King Henry was sent for,
King Henry did come
Saying, “What does ail you my lady?
Your eyes, they look so dim”
V
“King Henry, King Henry,
will you do one thing for me?
That’s to open my right side
And find my baby”
VI
“Oh no”, cried King Henry,
“That’s a thing I never can do
If I lose the flower of England,
I shall lose the branch too”
VII
There was fiddling, aye,and dancing
on the day the babe was born
But poor Queen Jane beloved
lay cold as the stone
(Traduzione di Cattia Salto)
I
La Regina Giovanna era in travaglio
da più di nove giorni (1)
e anche le sue ancelle erano stanche,
da non resistere più
da non resistere più
II
“Buone donne, buone donne,
se siete delle buone ancelle
aprirete il mio fianco destro
per prendere il bambino?”
III
“Oh no,” esclamarono le donne,
“non è cosa da farsi
Manderemo a cercare re Enrico
e sentiremo la sua opinione”
IV
Re Enrico fu mandato a chiamare,
Re Enrico arrivò dicendo: “Cosa ti fa soffrire mia signora?
I tuoi occhi sembrano così appannati”
V
“Re Enrico, Re Enrico,
farai una cosa per me (2)?
Aprimi il  fianco destro
e prendi il bambino “
VI
“Oh no”, esclamò il re Enrico,
”non è cosa da farsi
Se perdo il fiore d’Inghilterra (3),
perderò l’intero ramo”
VII
C’era musica, sì, e danza
il giorno in cui il bambino nacque, ma la povera Regina Giovanna beneamata
era stesa fredda come la pietra (4)

NOTE
1) il periodo del travaglio varia nelle varie lezioni da alcune ore a parecchi giorni
2) la fantasia popolare è rimasta colpita dall’esecuzione della procedura chirurgica, e la trasforma in un atto di supremo sacrificio per amore del bambino, l’interesse dinastico non viene quindi assunto come prioritario (scagionando così l’esecutore materiale della procedura da ogni colpa o interesse). La responsabilità della scelta per l’operazione chirurgica (che a quei tempi significava per lo più la morte della partoriente) viene trasferita in toto alla volontà di Jane (in alcune versioni Enrico afferma che piuttosto preferisce perdere il bambino che la sua regina o che il taglio avrebbe causato la morte del bambino) e alla fine l’operazione viene eseguita quando Jane è praticamente moribonda.
3) qui Jane è il fiore del Regno (per descriverne la bellezza) e il bambino il ramo mentre nelle versioni “ufficiali” la regina è l’albero da cui sboccia il virgulto o fiore. Viene espresso l’antico principio della “priorità dell’albero sul frutto”
4) nelle versioni popolari della ballata la morte della regina è concomitante al parto: la regina però morì dodici giorni dopo il parto. In alcune versioni della ballata viene descritto il corteo funebre della regina (Child 170 B, C e D)

Ancora un’altra versione testuale e un’altra melodia
ASCOLTA Karine Polwart in “Fairest Floo’er”  2007


I
Queen Jane lay in labor full
six days or more
While the women grew weary
and the midwives gave o’er
And they sent for King Henry
to come with great speed
To be with Queen Jane
in her hour of need
II
King Henry came to her
and he sat by her bedside
Saying, “What ails thee, my Jeannie?
What ails thee, my bride?”
“Oh Henry, oh Henry,
do this one thing for me
Rip open my right side
and find my baby”
III
“Oh Jeannie, oh Jeannie,
that never will do
It would lease thy sweet life
and thy young baby, too”
Well, she wept and she wailed
‘til she fell into a swoon
And her right side was opened
and her baby was found
IV
Well, that baby was christened
the very next day
While his poor dead mother
a-mouldering lay
And six men went before her
and four more travelled on
While loyal King Henry
stood mourning alone
V
He wept and he wailed
until he was sore
Saying, “The flower of all England
shall flourish no more”
He sat by the river
with his head in his hands
Saying, “My merry England
is a sorrowful land”
(Traduzione di Cattia Salto)
I
La Regina Giovanna era in travaglio
da sei giorni o più
anche le sue ancelle erano esauste
e le ostetriche impotenti
così mandarono a cercare
re Enrico con grande premura
perchè fosse con la Regina Giovanna
nel momento del bisogno
II
Re Enrico arrivò
e le si sedette accanto:
“Cosa ti fa soffrire mia Gianna?
Cosa ti fa soffrire moglie mia”
“Oh Enrico, oh Enrico,
faresti una cosa per me?
Taglia il mio fianco destro, apri
e prendi bambino “
III
“Oh Gianna, Gianna
non è cosa da farsi
potrebbe ipotecare la tua cara vita
e anche quella del tuo bambino”
Beh lei pianse e si lamentò
fino a cadere in deliquio
e il suo fianco destro fu aperto (1)
e il bambino preso
IV
Beh quel bambino venne battezzato
il giorno dopo
mente la sua povera madre morta
stava a decomporsi
e sei uomini andarono davanti
e altri quattro dietro
mentre re Enrico
stava solo in lutto
VII
Pianse e si lamentò
fino a starci male
Dicendo ” il fiore d’Inghilterra,
non fiorirà più”
Si sedette accanto al fiume
con la testa tra le mani
dicendo “La mia bella Inghilterra
è la terra del dolore”

NOTE
1) in questa versione  l’operazione si presume sia affidata ad un chirurgo

FONTI
http://www.sacred-texts.com/neu/eng/child/ch170.htm
https://www.thefreelibrary.com/The+death+of+Queen+Jane%3a+ballad%2c+history%2c+and+propaganda-a0321683005
https://motherhoodinprehistory.wordpress.com/2015/10/16/the-gruesome-origins-of-the-c-section/
http://ww2.unime.it/donne.politica/materialedidattico/02_03_04ottobre/saggio_trimarchi.pdf
http://venividigossip.blogspot.it/2014/10/jane-seymour-la-moglie-noiosa-di-enrico.html
https://mainlynorfolk.info/cyril.tawney/songs/deathofqueenjane.html
https://kimtrainorblog.wordpress.com/2014/04/15/the-death-of-queen-jane-2/
http://folksongcollector.com/kinghenry.html
http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-QueenJane.html
http://www.ilsussidiario.net/News/Cinema-Televisione-e-Media/2014/2/6/A-PROPOSITO-DI-DAVIS-L-arte-controcorrente-in-un-film-dall-anima-musicale/464382/
http://www.celticlyricscorner.net/polwart/death.htm
https://tudorstuff.wordpress.com/2009/03/21/the-death-of-jane-seymour-a-midwifes-view/
http://www.lieder.net/lieder/get_text.html?TextId=1326
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=17304
http://mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=4836

TRANENT MUIR

Adam Skirving (circa 1746) scrisse due canzoni sulla Battaglia di Prestonpans, la prima con una venatura comica è la ben più famosa “Johnnie Cope“; la seconda invece dal titolo “Tranent Muir” è quasi un reportage di guerra. Gli scozzesi la ricordano come la battaglia di Gladsmuir, per via di una vecchia profezia secondo la quale il pretendente al trono di Scozia, sarebbe stato vittorioso a Gladsmuir; la battaglia si svolse in effetti proprio nei pressi del villaggio,  nella piana semi-paludosa tra Tranent e Prestonpans, ma la proclamazione a Re del Bel Carletto sarà solo una effimera stagione che condurrà i fedeli highlanders alla disfatta di Culloden!

LA CARICA DEGLI HIGHLANDER

Gli scozzesi così andavano in battaglia: all’assalto!
La famigerata carica dei rudi montanari scozzesi consisteva nel correre precipitosamente verso la schiera dei nemici, slacciandosi il cinturone e liberandosi del plaid; procedevano con impeto, a grandi balzi, urlando come ossessi, (con i lembi della camicia che svolazzavano sul culo nudo) e brandendo minacciosamente la tipica spadona detta claymore.
Il vero kilt un tempo era infatti più che altro una lunga coperta drappeggiata introno ai fianchi e trattenuta da una cintura anzichè da una fibbia come nel più tardo little kilt, una pratica coperta-materasso in cui avvolgersi la notte dormendo all’aperto, sotto un cielo di stelle (ma anche sotto la pioggia) – così era la tempra con cui si forgiava il carattere.
Nelle rievocazioni storiche il particolare del kilt lasciato cadere a terra viene per lo più omesso, caso mai si esibiscono maschi petti villosi senza camicia .

Il 21 settembre 1745 truppe di ribelli scozzesi giacobite guidate  dal generale Lord George Murray,  affrontarono in battaglia l’esercito regolare inglese di stanza in Scozia  comandato da Sir John Cope
(vedere prima parte)


per il brano del video YE JACOBITES BY NAME

TRANENT MUIR

La canzone è quasi un reportage di guerra, dalle tredici strofe e più, il testo riportato da David Herd in “Ancient and Modern Scottish Songs”, Volume 1, page 109, 1776 è collezionato anche nello “Scots Musical Museum” Volume III N°102, 1790; opportunamente sforbiciato in quella che è diventata la versione standard da Archie Fisher e ridotto a sei strofe.

La melodia risale al 1694 (qui) anche con il nome di “The Battle of Killicrankie”, ‘Gillicrankie’ (Killikrankie) “Original Sett of Killiekrankie” (in Gow “First Repository”, 1799 ) ma Archie Fisher ne riporta una diversa forse proveniente dalla tradizione orale, e registra il brano nel 1969 con il titolo di “The Battle of Prestonpans”

ASCOLTA Archie Fisher in “The Fate O’Charlie”, 1969

ASCOLTA The Corriers

sono stati però i Tannies come affettuosamente vengono chiamati a rielaborare il brano e a presentarlo in modo nuovo e più scintillante
ASCOLTA Tannahill Weavers in “The best of the Tannahil Weavers”, 1979-1989

TRANENT MUIR
I
The chevalier being void o’ fear
did march doon Birsle Brae man (2)
Through Tranent e’er he did stent (3)
as fast as he could gae man
While General Cope did taunt and mock
wi’ many a loud hurrah man
E’er next morn proclaimed the cock
we heard another craw man
II
The brave Lochiel as I heard tell
led Cameron on in cloods (6) man
The morning fair and clear the air
they loosed wie devilish thuds man
Doon guns they threw and swords
they drew and soon did chase them aff man
On Seaton’s crafts (7) they burst their chafts(8)
and gart them run like daft man
III
The bluff dragoons swore blood and oons
they’d mak’ the rebels run man
And yet they flee when them they see
and winnae fire a gun man
They turned their backs the fit tae crack (9)
such terror siezed them a’ man
Some wet their cheeks some fyled their breeks
and some for fear did fa’ man
IV
Smith (10) made sic’ haste sae spurred his beast
‘twas little there he saw man
Tae Berwick rade and safely said
the Scots were rebels a’ man
O’er Soutra Hill ere he stood still
afore he tasted meat man
Lang may he brag on his swift nag
that bore him aff sae fleet man
V
But Gardner brave did still behave
like to a hero bright man
His courage true, like him were few,
that still despised flight man
For king and laws and country’s cause
in honours bed did fa’ man
His life but not his courage fled
while he had breath tae draw, man
VI
At yon thorn tree that you may see
beneath the Meadow mill, man
There’s many slain lie on the plain
the clans pursuing still man
Sic’ unco whacks and deadly hacks
I never saw the likes man
Lost hands and heids cost them their deeds
that fell near Preston dyke man
LA PIANURA DI TRANENT
(traduzione  di Cattia Salto)
I
Il Cavaliere (1) senza esitazione alcuna
attraversò in marcia le colline di Birsle
e superato Tranent si schierò,
più in fretta non poteva andare.
Mentre il Generale Cope insultava e scherniva con tanti veementi Evviva
prima del seguente mattino annunciato dal gallo (4), udimmo un altro grido (5)
II
Il prode Lochiel come sentii dire
portò i Cameron in battaglia
nell’aria limpida di un chiaro mattino
spararono dei colpi infernali,
poi gettarono le pistole,
le spade sguainarono e in breve li scacciarono,
sui poderi di Seton (7) spaccarono i grugni
e li fecero correre come pazzi
III
I dragono sbruffoni giurarono sangue e lacrime,
che avrebbero fatto scappare i ribelli,
eppure fuggirono quando li videro,
e senza colpo ferire
voltarono la schiena a gambe
levate
pieni di un tal terrore,
chi si bagnò le guance, chi se la fece nei pantaloni
e chi per la paura cadde
IV
Smith fece così in fretta a spronare la bestia che ben poco vide
per correre a Berwick in salvo disse
“Erano tutti gli Scozzesi in rivolta!”
e ancora a Soutra Hill se ne sta
piuttosto che assaggiare cibo,
a lungo potrà vantarsi del suo rapido ronzino che lo portò via così velocemente
V
Ma Gardner si comportò
come si conviene a un fulgido eroe
con vero coraggio e come lui furono pochi, che pure disdegnarono la fuga,
per il re e il governo e per la causa del paese, cadde nel letto dell’onore
la sua vita, ma non il coraggio venne meno, mentre esalava l’ultimo respiro
VI
Al biancospino che puoi vedere laggiù
sotto al il mulino di Meadow
ci sono molti cadaveri che stanno sul prato, i clan ancora incalzano
una batosta così colossale e una carneficina, mai ne vidi di tal fatta
mani mozzate e corpi
decapitati
caduti vicino agli argini di Preston

Note
1) Bonny Prince Charles Stuart
2) la parola uomo è usata come intercalare
3) to place something or someone, with the implication of being overstretched or overtaxed.
4) Lo scontro tra i due eserciti avvenne alle 6 del mattino e durò una decina di minuti
5) quello degli Highlander lanciati nella carica
6) clouds letteralmente “nuvole”
7) “”crafts” = “crofts” in modern Scots, i.e. smallholdings. The Seatons (or Setons) were the biggest landowners and industrialists of the Prestonpans area, and their tenants were one of the worst-hit groups of casualties of the invasion”.
8) termine desueto per jaw
9) the foot they brake
10) la strofa con i nomi dei codardi non è univoca in Herd ad esempio diventa
Menteith the great, when hersel shit,
Un’wares did ding him owre, man,
Yet wadna stand to bear a hand,
But aff fu fast did scour, man,
Si dice che il tenente Smith abbia sfidato a duello Skirving per aver menzionato espressamente la sua fuga dalla battaglia, così si riporta nello SMM “He [Burns] also heard a story about the Lieutenant Smith mentioned in the ninth stanza, in which Mr Smith demanded that Mr Skirvan present himself and explain his portrayal of Mr Smith. Mr Skirvan refused and further insulted Mr Smith by referring to his cowardice again“. (qui)

FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/war-songs-anti-war-songs/you-jacobites-by-name/
http://lagazzettadioutlander.altervista.org/all-interno-dell-episodio-210-di-outlander/
http://www.fresnostate.edu/folklore/ballads/DTtranmu.html
http://www.burnsscotland.com/items/v/volume-ii,-song-102,-pages-103-and-104-tranent-muir.aspx
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=1114
http://alaguerre.luridoteca.net/?page_id=459
http://learningtowhistle.blogspot.it/2005/08/tunes-tranent-muir.html
http://sniff.numachi.com/~rickheit/dtrad/pages/tiTRANMUI2.html
http://www.tannahillweavers.com/lyrics/4454lyL2.htm
http://www.theballadeers.com/scots/tw_c1989_bo.htm
http://chrsouchon.free.fr/tranentm.htm

BACK HOME IN DERRY

La canzone  fu scritta in carcere da Bobby Sands, (1954-1981) attivista politico di Belfast, nonchè volontario dell’IRA, imprigionato dagli inglesi nel carcere “Maze” a Long Kesh, dove morì dopo un lungo periodo di sciopero della fame.
Una scelta d’amore (Some Mother’s Son) film del 1996 diretto da Terry George: Aidan Gillen e John Lynch nei panni di Gerard Quigley e Bobby Sands

I detenuti politici rivendicavano il status di prigionieri di guerra  (condizione privilegiata rispetto ai comuni prigionieri annullata dopo il marzo 1976): la protesta iniziò prima con il rifiuto di indossare la divisa carceraria, un paio d’anni dopo fu la volta della “protesta delle latrine”, in cui si rifiutavano di usare le docce e l’acqua per lavarsi e imbrattavano le pareti con le loro feci. Ragazzi poco più che ventenni si aggiravano per le celle pallidi ed emaciati. Nel volgere di alcune settimane, sudici e malati, a chi li visitava apparivano irriconoscibili, sinistri come fantasmi. (Luca Galassi )
Ma gli anni passavano sena alcun risultato, infine il 27 ottobre 1980 sette detenuti rifiutarono di nutrirsi arrivando quasi alla morte.
Il secondo digiuno protratto ad oltranza si concluse con la morte  di dieci uomini tra il maggio e l’agosto del 1981.
Lo sciopero della fame dei giovani repubblicani non piegò l’animo di ferro di Margaret Thatcher, che, il 6 maggio dell’81 dichiarò: “Il signor Sands era un criminale, condannato a scontare la sua pena. Ha scelto di togliersi la vita. E’ stata una scelta che la sua organizzazione non ha mai lasciato alle sue vittime”. Parole dure, che spinsero molti alla militanza armata. Anche tra i 100 mila che due giorni dopo seguirono il feretro di Sands fino al cimitero di Milltown, nel cuore cattolico di Belfast. Lo status di prigionieri politici fu riconosciuto ai detenuti di Long Kesh solo il 3 ottobre 1981, quando gli ultimi cinque interruppero lo sciopero della fame su pressione dei loro familiari, dell’esecutivo dell’Ira e di alcuni uomini di chiesa. Insieme alla possibilità di indossare abiti civili, fu concesso loro di tenere le chiavi della propria cella e di muoversi liberamente all’interno del loro blocco ‘H’. (Luca Galassi tratto da qui)
E solo due anni più tardi ci fu una fuga in massa di tutti i detenuti (che esercitarono un loro diritto di prigionieri di guerra, l’evasione)

MARTIRI DELLA LIBERTA’

L’intransigenza degli inglesi che risposero con maltrattamenti e pestaggi, il rifiuto del primo ministro Margaret Thatcher al dialogo, trasformò in martirio il sacrificio di Bobby e dei suoi compagni, e fece accrescere il consenso dell’opinione pubblica al movimento repubblicano; il Sin Féin in seguito crebbe fino a diventare il maggior partito dell’Irlanda del Nord.
Proprio in carcere Sands sviluppò la sua vena poetica e le sue abilità di scrittore e i suoi articoli furono pubblicati dal giornale repubblicano An Phoblacht-Republican News, voce del movimento, con lo pseudonimo di “Marcella”.
Scrisse anche un libro intitolato Un giorno della mia vita.
“Ero soltanto un ragazzo della working class proveniente da un ghetto nazionalista, ma è la repressione che crea lo spirito rivoluzionario della libertà. Io non mi fermerò fino a quando non realizzerò la liberazione del mio paese, fino a che l’Irlanda non diventerà una, sovrana, indipendente, repubblica socialista”.

BACK HOME IN DERRY

Bobby scrisse il testo come una poesia durante lo sciopero della fame in carcere e subito dopo la sua morte già circolava una versione cantata; Christy Moore che si trovava nel Derry per una serie di concerti la sentì in più occasioni e trascrisse il testo, fu lui ad abbinarlo con la melodia  “Wreak of the Edmond Fitzgerald” di Gordon Lightfoot ( in Summertime Dream 1976 album finito subito nella classifica “Billboard 200” i 200 più venduti negli States).
La canzone tratta della deportazione in Tasmania dei rivoluzionari Irlandesi dopo il fallito tentativo insurrezionale anti-inglese guidato da Robert Emmet nel 1803.
L’ultima strofa è certamente autobiografica e la colonia penale in Tasmania è in realtà  The Maze, il labirinto, la prigione di massima sicurezza del Regno Unito costruita proprio nel 1976 con gli H Blocks. La struttura è stata chiusa nel 2000 e demolita in buona parte, l’area è  in attesa di riqualificazione e oggetto di un decennale dibattito per la destinazione a Centro per la Pace
Raymond McCartney ha trascorso 17 anni della sua vita nelle celle di Long Kesh. Nel 1980 rifiutò il cibo per 53 giorni prendendo parte al primo sciopero della fame, quello che si concluse senza morti. Adesso è un parlamentare eletto nelle liste del Sinn Féin e non ha dubbi: “questo è un luogo unico che è già da tempo un’attrazione per i visitatori di tutto il mondo. Noi ex prigionieri repubblicani siamo sempre stati favorevoli a una riconversione che ne massimizzasse il potenziale economico e storico, e favorisse al tempo stesso la riconciliazione. E siamo convinti che per chiudere le ferite del passato vadano rispettate le diversità e le storie differenti di ciascuna parte in causa”. Anche Jude Collins, anziano giornalista di Belfast, la pensa allo stesso modo. “Non c’è alcun rischio che Long Kesh diventi un tempio del terrorismo. D’altra parte, chi fece lo sciopero della fame non è ricordato per quello che aveva fatto prima di finire in carcere. Ai visitatori sarà ricordato lo straordinario coraggio di quei dieci uomini che preferirono morire piuttosto che essere riconosciuti come criminali comuni”. (tratto da qui)

ASCOLTA Christy Moore in Ride On, 1984

ASCOLTA Gary Og & Sean Lyons in Songs of Rebellion


I
In 1803 we sailed out to sea
Out from the sweet town of Derry.
For Australia bound
if we didn’t all drown
And the marks of our fetters were heavy
In the rusty iron chains
we sighed for our weans
Our good women
we left there in sorrow
As the mainsails unfurled,
our curses were hurled
At the English and the thoughts of tomorrow
CHORUS
Oh, I wish I was back home in Derry.
Oh, I wish I was back home in Derry.
II
At the mouth of the Foyle,
bid farewell to the soil
As down below decks
we were lying.
O’Docherty’s scream
woke him out of a dream
By a vision of
bold Robert dying.
The sun burned cruel
and they dished out the gruel
Dan O’Connor was down with the fever
Sixty rebels that day
bound for Botany Bay
How many would reach
there this evening?
III
I cursed them to hell,
as her bow fought the swell
Our ship danced like a moth on the firelight
Wild horses rode high
as the devil passed by
Taking souls into Hades by twilight light
Five weeks out to sea
we were now 43
We buried our comrades each morning
And in our own slime
we were lost in a time,
Endless days without dawning
IV
Van Diemen’s Land
is a hell for a man
To live out his life in slavery
Where the climate is raw
and the gun makes the law
Neither wind nor rain
care of bravery
Twenty years have gone by and I’ve ended my bond
My comrades’ ghosts
walk beside me
Well a rebel I came
and sure I’ll die the same
On a cold winter’s night you will find me.
Traduzione di Riccardo Venturi
I
Nel 1803 prendemmo il mare
dalla dolce città di Derry (1).
Diretti in Australia,
a meno di non annegar tutti.
Le tracce lasciate dai nostri ceppi erano pesanti,
in rugginose catene di ferro
gemevamo di pena
Lasciammo le nostre brave donne nel dolore
e mentre le vele si spiegavano
urlammo maledizioni
agli inglesi, e le preoccupazioni per il domani
CORO
Oh…oh, voglio tornare a casa a Derry.
Oh…oh, voglio tornare a casa a Derry.
II
Alla foce del Foyle
dicemmo addio al nostro paese
mentre giacevamo
distesi sotto i ponti della nave.
O’Docherty si risvegliò
urlando da un sogno
dove aveva visto
il coraggioso Robert (2) morire.
Il sole bruciava crudele
e ci misero la brodaglia nei piatti,
Dan O’Connor era disteso in preda alla febbre
Sessanta ribelli, quel giorno,
diretti alla baia di Botany (3),
quanti di loro sarebbero
arrivati a sera?
III
Li maledissi a morte
mentre la prua lottava contro l’onda,
la nostra nave ballava come una farfalla (4) alla luce del fuoco
dei cavalli selvaggi caracollavano insieme al diavolo
per portare le anime nell’Ade al crepuscolo
Cinque settimane in mare,
eravamo ora quarantatré
seppellivamo i nostri compagni ogni mattina
Sporchi di fango,
fuori dal tempo,
giorni infiniti senza un’alba
IV
La Tasmania (5) è un inferno per un uomo
per vivere tutta la sua vita in schiavitù
là dove il clima è orrendo
e l’arma è legge
e né al vento né alla pioggia importa del coraggio
Sono passati vent’anni e ho scontato la mia pena
i fantasmi dei miei compagni mi camminano al fianco
sono arrivato da ribelle
e di sicuro morirò ribelle,
mi ritroverete una fredda notte d’inverno.

NOTE
1) Derry/Londonderry è la città lacerata anche nel nome tra Inghilterra e Repubblica d’Irlanda: dal gaelico Doire “bosco di querce” è Derry per i cattolici nazionalisti e Londonderry per i protestanti unionisti, perchè così la chiamarono i coloni britannici nel 1613 volendo riprodurre una novella Londra sul fiume Foyle.
2) Robert Emmet (1778-1803) giovane ribelle irlandese (della chiesa anglicana),  convinto sostenitore dell’indipendenza dell’Irlanda dalla Corona Inglese, nonché seguace degli ideali di fratellanza e solidarietà sociale propugnati dalla Rivoluzione Francese. Dopo la rivolta del 23 luglio 1803 Emmet riuscì a fuggire ma il suo nascondiglio venne scoperto e il 25 agosto venne catturato. Processato per alto tradimento il 19 settembre venne impiccato (e poi decapitato) sulla pubblica piazza il giorno dopo.
3) Botany Bay è l’attuale Baia di Sydney in cui sbarcarono i primi esploratori europei nel 1770, un nome entrato nell’immaginario ottocentesco come sinonimo di Australia.  (vedi)
4) moth è nello specifico una falena; la farfalla che danza nel fuoco potrebbe essere una citazione alla farfalla degli dei, ossia la farfalla dorata simbolo dello spirito del defunto vedi
5) La Terra di Van Diemen (da Anthony van Diemen, governatore generale della Indie Orientali Olandesi tra il 1636 e il1645) oggi è chiamata Tasmania, la grande isola dell’Australia famosa per essere stata una colonia penale inglese dal 1800 al 1856. continua

FONTI
http://www.linkiesta.it/it/blog-post/2013/04/29/long-kesh-lex-carcere-diventa-un-centro-per-la-pace/16185/
http://it.peacereporter.net/articolo/8251/Belfast,+il+labirinto+della+memoria
http://terreceltiche.altervista.org/derry-the-town-i-loved-so-well/
http://terreceltiche.altervista.org/sunday-bloody-sunday/
http://terreceltiche.altervista.org/emigration-songs/
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=4562&lang=it
http://www.christymoore.com/lyrics/back-home-in-derry/

ORAN EILE DON PHRIONNSA

Il Bonny Prince (Carlo Edoardo Stuart) ritratto da Allan Ramsay subito dopo la marcia su Edimburgo

Una “Canzone per il Principe” (= Song to the Prince) venne scritta nel 1745 da Alexander McDonald  bardo delle Highlands e fervente giacobita, perché fosse indirizzata come missiva al Principe Charles Edward Louis John Casimir Sylvester Severino Maria Stuart, noto più semplicemente come il Bonnie Prince Charlie o The Young Pretender. All’epoca il Principe si trovava in Francia nella vana attesa di un cenno di favore da parte del Re Luigi XV affinchè lo aiutasse a riprendersi il trono d’Inghilterra e Scozia. Ma la questione si trascinava per le lunghe, Luigi non ricevette mai a Corte il suo parente povero, così il ragazzo venne snobbato anche dalla Nobiltà parigina e di certo le parole d’incoraggiamento dei sostenitori in Scozia non potevano che dargli conforto. continua
Il testo originale di Oran Eile Don Phrionnsa ( anche “Moch Sa Mhadainn”, “Hùg Ò Laithill Ò” “Hùg Ò Laithill O Horo”), è scritto in gaelico scozzese, lingua che il principe non capiva (essendo nato e cresciuto a Roma).

Ne “The Elizabeth Ross Manuscript Original Highland Airs Collected at Raasay in 1812 By Elizabeth Jane Ross” (qui) sono riportati testo e melodia (#113) così nelle note dell’edizione pubblicata per the School of Scottish Studies Archives, Edimburgo 2011 leggiamo “This stirring Jacobite song has been attributed to Alasdair mac Mhaighstir Alasdair (Alexander MacDonald, c.1698–c.1770). The text and translation here are adapted from JLC, which has 17 couplets plus refrain. That text is derived from the 1839 edition (p.85) of Mac Mhaighstir Alasdair’s collection (ASE); the 1839 edition is identical with the 1834 edition, but the fact that the song does not appear in the first edition (1751) raises doubts as to the ascription (see JLC 42, n.1): in fact the text was almost certainly lifted into the 1834 edition from PT, where it is headed simply ‘LUINNEAG’ and is not ascribed. The 1834 or 1839 text of the Ais-Eiridh is doubtless the source of that in AO 102, which ascribes the song to Mac Mhaighstir Alasdair. Campbell prints the tune in 3/4 time (JLC 301).
JLC = CAMPBELL, John Lorne, ed.(1933, Rev.1984) Highland Songs of the Forty-Five … [With thirteen melodies] (Edinburgh: John Grant, 2nd ed. Edinburgh: Scottish Academic Press for the Scottish Gaelic Texts Society).

ASCOLTA Capercaillie in “Glenfinnan (Songs Of The ’45)” (1998) album interamente dedicato ai canti in gaelico che si sono conservati nelle Isole Ebridi sulla rovinosa parabola della ribellione giacobita capeggiata dal Bonnie Prince Charlie nel 1745

ASCOLTA Dàimh in Moidart to Mabou 2000, un gruppo di nuova generazione dalla West Coast della Scozia formato da musicisti  dall’Irlanda, Scozia, Capo Bretone e California.

Thug ho-o, laithill ho-o
Thug o-ho-ro an aill libh
Thug ho-o, laithill ho-o
Seinn o-ho-ro an aill libh
I
Och ‘sa mhaduinn’s mi dusgadh
‘S mor mo shunnd’s mo cheol-gaire
O’n a chuala mi ‘m Prionnsa
Thighinn do dhuthaich Chlann Ra’ill
II
O’n a chuala mi ‘m Prionnsa
Thighinn do dhuthaich Chlann Ra’ill
Grainne mullaich gach righ thu
Slan gum pill thusa, Thearlaich
III
Grainne mullaich gach righ thu
Slan gum pill thusa, Thearlaich
‘S ann th ‘n fhior-fhuil gun truailleadh
Anns a ghruadh is mor-naire
IV
‘S ann th ‘n fhior-fhuil gun truailleadh
Anns a ghruadh is mor-naire
Mar ri barrachd na h-uaisle
‘G eirigh suas le deagh-nadur
V
Mar ri barrachd na h-uaisle
‘G eirigh suas le deagh-nadur
Us nan tigeadh tu rithist
Bhiodh gach tighearn’ ‘n aite

The Elizabeth Ross Manuscript
Early as I awaken
Great my joy, loud my laughter
Since I heard that the Prince comes
To the land of Clanranald
Thou art the choicest of all rulers
Here’s a health to thy returning
His the royal blood unmingled
Great the modesty in his visage
With nobility overflowing
And endowed with all good nature
And shouldst thou return ever
At his post would be each laird
Traduzione di Cattia Salto
Appena mi sveglio
grande la mia gioia, forte il mio riso
da quando udii che il Principe verrà
nella terra del Clanranald (1)
Voi che siete il migliore di tutti i sovrani
un augurio per il vostro ritorno!
Suo il sangue reale puro
grande la modestia nel suo viso
colmo di nobiltà
e dotato di natura gentile!
Se voi ritornerete
ogni laird sarà al vostro servizio.

NOTE
1) il Clanranald Clan RanaldClan Ronald dei Macdonald di Clanranald è uno dei rami più grandi dei clan scozzesi in cui si eleggeva il Re delle Isole e di Argyll. All’epoca delle ribellione del 1745 il vecchio capo clan non era favorevole agli Stuard, ma non impedì al figlio di allearsi con il Giovane Pretendente. I due si conobbero a Parigi. Ranald il giovane fu tra i primi ad aderire alla causa giacobita facendo proseliti presso gli altri clan.

LA SERIE OUTLANDER

Il brano è stato riportato alla popolarità con l’inserimento nella seconda stagione della serie televisiva Outlander (sulle orme del grandissimo successo editoriale dell’omonima serie scritta da Diana Gabaldon), come sottolinea lo stesso direttore artistico Bear McCreary questo è uno dei pochi canti scritti proprio nel farsi della ribellione scozzese.
When Jamie opens the letter in “The Fox’s Lair” and learns he has been roped into the revolution, this song was actually being composed somewhere in Scotland at that very moment.” (qui).

ASCOLTA Griogair Labhruidh in Outlander II stagione 2016 il brano ha un andamento marziale  e Griogair racconta
“It is always difficult negotiating the gap between tradition and innovation but it is something I am becoming increasingly used to, “I performed the song at a much slower tempo than it would normally be performed traditionally but I think it worked to great effect with the rich string voicings and the percussive elements of the piece. I was also very pleased to work with my friend John Purser who helped direct my performance of the song to suit the arrangement.’

Hùg hó ill a ill ó
Hùg hó o ró nàill i
Hùg hó ill a ill ó
Seinn oho ró nàill i.
I
Moch sa mhadainn is mi dùsgadh,
Is mòr mo shunnd is mo cheòl-gáire;
On a chuala mi am Prionnsa,
Thighinn do dhùthaich Chloinn Ràghnaill.
II
Gràinne-mullach gach rìgh thu,
Slàn gum pill thusa Theàrlaich;
Is ann tha an fhìor-fhuil gun truailleadh,
Anns a’ ghruaidh is mòr nàire.
III
Mar ri barrachd na h-uaisle,
Dh’ èireadh suas le deagh nàdar;
Is nan tigeadh tu rithist,
Bhiodh gach tighearna nan àite.
IV
Is nan càraicht an crùn ort
Bu mhùirneach do chàirdean;
Bhiodh Loch Iall mar bu chòir dha,
Cur an òrdugh nan Gàidheal.


Early in the morning as I awaken
Great is my joy and hearty laughter
Since I’ve heard of the Prince’s coming
To the land of Clanranald (1)
You are the choicest of rulers
May you return unhurt, Charles.
In that most modest cheek
Runs blood that is pure and undefiled.
Along with overflowing nobility
That ever rises up along with good nature
And if you came again
Each laird would be at his post.
And if the crown were placed upon you
Joyful would your friends be
And Lochiel (2), as he ought,
Would be drawing up the Gaels for battle.
Traduzione di Cattia Salto
Appena mi sveglio al mattino
grande la mia gioia, forte il mio riso
da quando ho sentito che il Principe è in arrivo
nella terra del Clanranald (1)
Voi che siete il migliore di tutti i sovrani
che possiate ritornare illeso, Carlo
In quel viso di grande modestia
scorre un sangue puro e immacolato
colmo di nobiltà
e dotato di natura gentile!
Se voi ritornerete
ogni laird sarà al vostro servizio.
e se la corona vi sarà posta sul capo
i vostri amici saranno pieni di gioia
e Lochiel (2), come si conviene,
farà arrivare i Gaeli per la battaglia

NOTE

 Fedeli agli amici

2) Donald Cameron di Lochiel (c.1700 – Ottobre 1748) tra i più influenti capoclan tradizionalmente fedele alla Casa Stuart.
Si unì al Principe Carlo nel 1745 e dopo Culloden fuggì in Francia dove morì in esilio.
La famiglia fu riabilitata e reintegrata nel titolo con l’amnistia del 1748.

FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/charlie-hes-my-darling/
http://www.ed.ac.uk/files/imports/fileManager/RossMS.pdf
http://chrsouchon.free.fr/bonnie2.htm
http://www.celticlyricscorner.net/capercaillie/oraneile.htm
http://www.bearmccreary.com/#blog/blog/outlander-return-to-scotland/
http://www.tobarandualchais.co.uk/en/fullrecord/63749/3
http://www.tobarandualchais.co.uk/en/fullrecord/94215/5;jsessionid=40262AAD448EC6A5BD09862C091AD047

MAGGIE MAY SEA SONG

Maggie Mae o May è una sea song popolare a Liverpool in cui si narra la disavventura del giovane marinaio, incappato nella mano lesta di una prostituta di nome Maggie, condannata alla fine alla deportazione a Botany Bay. Il periodo storico di riferimento viene perciò inquadrato tra il 1800 e il 1856 quando l’Australia era una colonia inglese utilizzata come colonia penale: la prima flotta per Botany Bay partì il 19 Gennaio 1788 con 11 vascelli, 730 detenuti e 250 liberi coloni a bordo. L’urgenza di trovare una soluzione per le carceri sovraffollate era diventata sempre più pressante per la Corona Inglese dopo la perdita delle colonie americane, ma all’arrivo i coloni si accorsero che la baia era inospitale perchè tutto il terreno era solo sabbia e c’era poca acqua dolce; così si spostarono un po’ più in su lungo la costa e sbarcarono a Port Jackson (l’attuale porto di Sydney), dove fondarono la prima colonia penale. Un altro dato che colloca la time line della sea song è il riferimento alla Casa del Marinaio di Canning Place la cui prima pietra venne posata nel 1850 per la volontà del suo benefattore (vedi)

Dal film “Nowhere boy” sulla nascita dei Beatles che agli esordi si chiamavano The Quarrymen, nella versione però non si fa cenno alla deportazione, ma solo all’arresto di Maggie.

I
Oh dirty Maggie Mae,
they have taken her away
and she’ll never walk down
Lime street (1) anymore.
Well that judge he guilty found her,
for robbin’ a homeward-bounder,
you dirty robbin’ no good Maggie Mae.
II
Now I was paid off at the Pool(2), in the port of Liverpool.
Well three pound ten a week that was my pay.
With a pocket full of tin I was very soon taken in,
by a gal with the name of Maggie Mae. Now the first time I saw Maggie
she took my breath away,
she was cruisin up and down in Canning Place (3).
III
She had a figure so divine her voice was so refined
well being a sailor I gave chase.
Now in the morning I awoke I was flat and stony broke.
No jacket, trousers, waistcoat did I find.
Oh and when I asked her “where?”
she said “My very dear sir they’re down in Kelly’s pawnshop number nine”.
IV
To the pawnshop I did go, no clothes there did I find and the police they took that gal away from me.
And the judge he guilty found her of robbin’ a homeward-bounder
she’ll never walk down Lime Street anymore.
Traduzione di Cattia Salto
I
Oh, la sporca Maggie Mae
l’hanno portata via,
e così non passeggerà più
per Lime Street (1).
Oh, il giudice l’ha trovata colpevole
di aver derubato un marinaio,
sporca, cattiva ladra Maggie Mae
II
Beh io avevo un lavoro alla Darsena (2)
nel porto di Liverpool,
beh tre sterline e dieci scellini era la mia paga a settimana.
Con le tasche piene di grana
fui subito preso
da una ragazza di nome Maggie Mae.
Beh la prima volta che vidi Maggie Mae
mi mozzò il fiato,
mentre passeggiava su e giù per Canning Place (3)
III
Aveva un figurino così divino e la voce era così sofisticata!
Beh, essendo un marinaio le diedi la caccia.
Poi al mattino mi svegliai, ero pallido e a pezzi,
non trovai né giacca, né pantaloni, né panciotto
e quando le chiesi “Dove sono?”
Lei rispose “Mio carissimo signore
“Sono giù al banco dei pegni di Kelly al numero nove”
IV
Andai al banco dei pegni e non trovai nessun vestito e la polizia si portò via la ragazza
e il giudice la trovò colpevole
di aver derubato un marinaio,
così non passeggerà più per Lime Street

NOTE
1) Lime street era diventata il centro della città con la creazione della stazione ferroviaria nel 1851, ricca di hotel e teatri
2) Il Pool era una darsena naturale del fiume Mersey, un porto sicuro del fiume che sfocia nel Mare d’Irlanda. Nel Medioevo ci costruirono un castello per sorvegliarlo e ricavarne i dazi.
“The end of the Pool came in 1709 when work began on Thomas Steers’ pioneering dock (now known as the Old Dock). The dock opened in 1715, and was the first commercial wet dock, complete with gates at the entrance to protect ships from the huge tidal ranges. Thus the Pool was the very birthplace of Liverpool’s later commercial successes.Today, the Old Dock is preserved beneath the Liverpool One development, and to study a map of the city centre is to trace the course of the old waterway up Paradise Street, up Whitechapel and Byrom Street, where it began. “(tratto da qui)
3) Canning è il quartiere residenziale di Livepool improntato dall’architettura georgiana, vi si trovava la Liverpool Sailor’s Home

The Sailors Home in Canning Place (costruita nel 1850 – demolita nel 1969)

l’intera traccia della canzone registrata per il film.

Il brano è un rifacimento della versione del gruppo skiffle The Vipers (1957 ) già ripresa dagli Spinners nel 1964. La melodia si rifaceva a “Darling Nellie Gray”, una minstrel song scritta a metà del XIX secolo dal compositore americano Benjamin Russel Hanby.

ASCOLTA Hughie Jones (The Spinners)


I
Now gather round you sailor boys,
and listen to my plea
And when you’ve heard
my tale, pity me
For I was a ready fool
in the port of Liverpool
The first time that
I come home from sea
II
I was paid off at the Home (3) from the port of Sierra Leone
Four pounds in a month it was me pay
With a pocket full of tin I was very soon took in
By a girl with the name of Maggie May
CHORUS
Oh Maggie, Maggie May
they have taken her away
And she’ll never walk
down Lime street anymore
For she robbed so many sailors and captains of the whalers
That dirty, robbin’ no good Maggie May
III
Oh, well do I remember when I first met Maggie May
She was cruising up and down Canning Place
She’d a figure so divine, just like a frigate of the line
And me being just a sailor, I gave chase
IV
In the morning I awoke, I was flat and stoney broke
No jacket, trousers, waistcoat could I find
When I asked her where they were she said “My very good sir,
They’re down in Kelly’s pawnshop number nine”
V
Well, to the pawnshop I did go but no clothes there could I find
The policeman came and took that girl away
The judge he guilty found her, of robbing the homeward–bounder
And paid her passage back to Botany Bay (5)
Traduzione di Cattia Salto
I
Venitemi intorno marinai
e ascoltate il mio lamento
e dopo che avrete sentito la mia storia, compatitemi,
perché stavo per impazzire
nel porto di Liverpool
la prima volta che
ritornai a casa dal mare
II
Avevo un ingaggio dalla Casa (3) al porto di Sierra Leone
4 sterline al mese era la mia paga
con le tasche piene di grana
fui subito preso
da una ragazza di nome Maggie Mae
CORO
Oh, Maggie,  Maggie Mae
l’hanno portata via
e così non passeggerà più
per Lime Street
perché derubava così tanti marinai e capitani delle baleniere (4)
quella 
sporca, cattiva ladra Maggie May
III
Beh ricordo quando la prima volta vidi Maggie May,
passeggiava su e giù per Canning Place.
Aveva un figurino così divino proprio come una fregata in assetto da battaglia, e essendo un marinaio le diedi la caccia.
IV
Poi al mattino mi svegliai, ero pallido e a pezzi
non trovai né giacca, né pantaloni, né panciotto
e quando le chiesi dove fossero
lei rispose “Mio carissimo signore,
sono giù al banco dei pegni di Kelly  al numero nove”
V
Andai al banco dei pegni ma non trovai nessun vestito là
e la polizia venne e si portò via la ragazza
e il giudice la trovò colpevole
di aver derubato un marinaio
e le pagò un passaggio per Botany Bay (5)

NOTE
4) gli ingaggi sulle baleniere erano i più alti dato gli alti profitti che si ricavavano
5) Botany Bay è la baia di Sydney (Australia) dove i primi esploratori europei sbarcarono il 29 aprile 1770. Quando Sir Joseph Banks suggerì che Botany Bay poteva essere il luogo ideale per una colonia penale, essa venne scelta come meta per i nuovi coloni; giocavano a favore della scelta, la lontananza della destinazione (letteralmente agli Antipodi) e un terreno che si riteneva sufficientemente fertile per diventare autosufficiente entro un anno. Ben presto i coloni si accorsero che la baia era inospitale perchè tutto il terreno era solo sabbia e c’era poca acqua dolce; così si spostarono un po’ più in su lungo la costa e sbarcarono a Port Jackson (l’attuale porto di Sydney), dove fondarono la prima colonia penale (per la precisione a Sydney Cove). Tuttava il nome Botany Bay restò nell’immaginario collettivo come riferimento per l’Australia e le sue colonie penali. (continua)

ASCOLTA Carl Peterson


I
Come all you sailors bold, and when my tale is told,
I know you will all sadly pity me.
For I was a bloody fool,
in the port of Liverpool,
on the voyage when I first went out to sea.
Chorus:
Oh, Maggie, Maggie May,
they have taken her away,
she is never gonna walk down Park Lane (6) anymore.
For she robbed so many sailors and also lots of whalers, and now she’s doing time (7) in Botany Bay 
II
I’d made it back to home after a voyage to Sierre Leone,
2 pounds 10 a month had been my pay,
As I jingled in me tin, I was sadly taken in,
by a lady of the name of Maggie May.
III
When I stood into her, I hadn’t got a care,
I was cruising off on down old Canning Place.
She was dressed in a gown so fine,
like a frigate of the line,
and I bein’ a sailor man gave chase.
IV
She gave me a saucy nod, and I like a farmer’s clod,
let her take me line abreast in tow.
And under all plain sail we ran before the gale,
and to the Crow’s Nest tavern we did go.
V
Next morning when I woke, I found that I was broke,
I hadn’t got a penny to me name
So I had to pop me suit, me John L’s (8) and me boots,
down at the Park Lane pawn shop number nine.
VI
Oh you thieving Maggie May,
you robbed me of me pay,
when I slept with you last night ashore.
But the judge he guilty found her,
for robbing a homeward bounder,
she’ll never roll down Park Lane anymore.
VII
She was chained and sent away,
from Liverpool one day,
the lads they cheered,
as she sailed down the bay.
And every sailor lad,
he only was too glad,
that they sent the old barge out to Botany Bay.
Traduzione di Cattia Salto
I
Venite voi bravi marinai
quando avrò raccontato la mia storia
sono certo che mi compatirete
perché stavo per impazzire
nel porto di Liverpool
nel viaggio della prima volta che andai per mare
CORO
Oh, Maggie,  Maggie Mae
l’hanno portata via
e così non passeggerà più
per Park Lane (6),
perché derubava così tanti marinai e anche tanti balenieri
e ora se la spassa (7) a Botany Bay! 

II
Ritornavo a casa dopo un viaggio a Sierra Leone
2 sterline e 10 scellini al mese era la mia paga
che tintinnavano nella mia tasca,
fui subito preso
da una ragazza di nome Maggie May
III
Quando mi imbattei in lei, non mi ero preoccupato,
passeggiavo su e giù
per Canning Place.
Era vestita con un bell’abito
come una fregata in assetto da battaglia, e essendo un marinaio le diedi la caccia.
IV
Mi lanciò un’occhiata malandrina e io come una zolla di campagna
la lasciai prendermi sottobraccio
e a vele spiegate corremmo prima della tempesta e alla taverna “Il Nido del Corvo” andammo
V
Al mattino seguente quando mi svegliai, ero a pezzi;
senza un penny con il mio nome
così mi infilai i vestiti, i miei John L’s (8) e gli stivali
e giù al banco dei pegni di Park Lane  al numero nove
VI
O tu ladra di una Maggie May
mi hai rubato della paga
quando dormivo con te la scorsa notte.
Ma il giudice la trovò colpevole
di aver derubato un marinaio
e non passeggerà più per Park Lane, non più
VII
Fu incatenata e mandata via
da Liverpool un giorno
i ragazzi la salutarono
mentre navigava nella Baia
e ogni marinaio era tanto contento
che la vecchia barca fosse mandata a Botany Bay

NOTE
6) lo scalo merci ferroviario di Park Lane che serviva i Liverpool Docks
7) i detenuti ai lavori forzati nelle colonie penali facevano una dura vita (vedi)
8) John Lewis, nota marca di jeans

FONTI
http://en.wikipedia.org/wiki/Maggie_May_(folk_song)
http://www.pepperland.it/the-beatles/discografia/album/let-it-be/maggie-mae
http://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/maggiemay.html
http://www.bbc.co.uk/liverpool/localhistory/journey/lime_street/maggie_may/maggie_may.shtml
http://www.kinglaoghaire.com/site/lyrics/song_688.html