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LA MORESCA ANTICA: LES BOUFFONS

La “moresca” era una danza delle spade molto popolare tra il XV e il XVIII secolo e si svolgeva per lo più nel periodo carnevalesco.

“Gli elementi orientali dei costumi dei ballerini e il carattere guerriero della danza, hanno contribuito alla credenza che tali balli si ispirassero al conflitto tra cristiani e saraceni. Ma secondo Curt Sachs quest’ipotesi è confutabile per il fatto che si tratterebbe di un processo di storicizzazione che nel medioevo si è innescato su strutture legate ad arcaici riti agrari. La maggior parte degli studiosi è inoltre concorde sul fatto che la colorazione nera del viso sarebbe da attribuirsi al desiderio del danzatore di non farsi riconoscere dagli spiriti.” (tratto da qui)

Oggi viene classificata come “danza frontale” per distinguerla dalle “danze a catena” già viste qui e si tratta più propriamente di un duello simulato . Nell’illustrazione tratta da un manoscritto medievale si suppone che i due guerrieri stiano sfoggiando agilità e destrezza in una danza cadenzata dal battito delle mani e dal suono di uno strumento a fiato probabilmente un hornpipe.
Tale consuetudine di danza guerresca è confermata anche dagli autori latini: celti e germani danzavano con spade e lance, cimentandosi con una “danza di allenamento” in cui i guerrieri perfezionavano il loro addestramento coordinando i movimenti  con un accompagnamento musicale.

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Danza delle spade anglo-sassone codice Cleopatra, British Museum

Ancora nel 1300 ritroviamo l’illustrazione di due danzatori (questa volta al suono di una cornamusa). E’ probabile che questo sfoggio di destrezze acrobatiche sia passato nel repertorio dei giullari anche con intento burlesco.

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Royal MS. British Museum. XIV secolo

LES BOUFFONS

Non si conosce una vera e propria coreografia della danza, ma la sua descrizione con relativa melodia fu pubblicata da Thoinot Arbeau nel suo trattato “Orchesographie” (1589) con il titolo di Branle de les Bouffons (in inglese “The Buffens”, in italiano “il ballo dei Buffoni): una danza del popolo e non della corte, se vogliamo un esempio più tardo di “moresca”, con passi veloci e saltellati, molti impegnativa fisicamente in quanto si richiede  resistenza fisica e destrezza nel coordinamento dei colpi di spada.

Passo Base: 4 veloci passetti sulle punte e lanciati

La danza viene effettuata per coppie generalmente con due coppie disposte in fila (figura del quadrato) a fronteggiarsi e a “tirare di spada” (prima in alto, poi in basso e poi ancora in alto), non mancano movimenti circolari con le spade che roteano in alto sulle teste e anche spettacolari colpi incrociati e salti.

Tra le tante ricostruzioni si propone quella dei Schembart Gesellschaft Nürnberg che hanno sostituito le spade con i bastoni

Ma la moresca è anche la danza delle campanelle una danza di corte particolarmente apprezzata dei giovani.

Vediamo la ricostruzione dal film Romeno e Giulietta di Franco Zeffirelli, reinterpretata anche da molti gruppo di danza storica adattandola alla celeberrima “Mourisque” di Tylman Susato (1551)

Vediamola proposta dal gruppo di danza Béla Lovagrend

Molti studiosi ritengono che la moresca sia stata più propriamente una danza di spettacolo, non quindi una danza del repertorio del ballo nobile, bensì una danza eseguita da professionisti, una sorta di pantomima. Popolare in Italia nel 1400, entra negli intermedi dei banchetti, nei trionfi e nelle mascherate spettacolari.

FONTI
http://www.bencourtney.com/ebooks/dance/
http://www.museoroccagrimalda.unito.it/danze_spade.htm

NOW IS THE MONTH OF MAYING

“Now is the month of maying” è un madrigale dell’era elisabettiana dallo scherzoso doppio senso riferito ai piaceri che i divertimenti del Maggio riservano, la melodia è anche una danza rinascimentale su musica di Orazio Vecchi (So ben mi, c’ha bon tempo) mentre il testo,  scritto da Sir Thomas Morley il quale riarrangiò anche la musica, risale al 1595.
Sir Thomas Morley (1557-1602), gentiluomo della cappella reale, fu il madrigalista inglese più fecondo, popolare e d’influenza italiana, amico di William Shakespeare (pare che Morley scrisse la musica per un paio di canzoni di Shakespeare).

La Camargo Dancing, Nicolas Lancret, c. 1730

ASCOLTA The King’s Singers la parte strumentale è sostenuta da piffero e tamburo, in una combinazione detta tabor-pipe:  il flauto a tre buchi  permette al musicista di suonare lo strumento con una sola mano, mentre con l’altra percuote il tamburino a tracolla. Se la combinazione era molto versatile e ben si prestava alle esecuzioni di strada del giullare, era anche perfetta per l’esecuzione delle danze e quindi nell’antica iconografia sono frequenti le sue immagini nel contesto di un convivio o in giardino, spesso in presenza di danzatori. (continua)


Now is the month of Maying,
when merry lads are playing!
Fa la la la la!
Each with his bonny lass,
a-dancing on the grass(1)
The Spring, clad all in gladness,
doth laugh at Winter’s sadness!
And to the bagpipes’ sound,
the nymphs tread out the ground(2)!
Fie! Then why sit we musing,
youth’s sweet delight refusing?
Say, dainty nymphs and speak!
Shall we play barley break(3)?
TRADUZIONE ITALIANO a cura di Cattia Salto
Ora è il mese di Maggio
quando ballano allegri i giovanotti
Fa la la la la!
Ognuno con la sua bella
danza sull’erba.
La primavera, tutta di letizia vestita
si fa beffe della tristezza invernale!
Al suono delle cornamuse
le ninfe calpestano il suolo!
Suvvia! Perchè allora sediamo malinconici
rifiutando le dolci delizie della gioventù?
Dite, ninfe leggiadre e rispondete!
Giochiamo ad acchiapparello(1)?

NOTE
1) il doppio senso è esplicito: nel verbo playing il significato è quello di “sollazzarsi” e la danza sull’erba è quella dell’amore
2) la citazione classicheggiante indugia ancora nei doppi sensi: è risaputo che le ninfe siano la preda più ambita dei fauni
3) Da intendersi nel doppio senso di “andare in camporella“: barley-break è un vecchio gioco popolare spesso citato dai poeti del XVII e XVIII secolo, una variante del gioco dell’acchiappino però a coppie. “originally played by three couples, of which one, left in a middle den called hell, had to catch the others, who could break or separate when about to be overtaken”. continua

LA VERSIONE ITALIANA

So ben mi chi ha bon tempo o So ben mi, c’ha bon tempo (in inglese: ‘I know well who is having a good time’) è una melodia scritta dal modenese Orazio Vecchi (in Selva di Varia Ricreazione 1590) (qui). La composizione musicale è un madrigale o più propriamente una canzonetta polifonica di moda nel Rinascimento (una forma più leggera di madrigale).

L’estratto dalla serie “I Tudors” a seguire l’esecuzione di Bertil Färnlöf, Ensemble Bourrasque & Westra Aros Pijpare
Album: Praetorius Dances from Terpsichore & Others

ASCOLTA The Amaryllis Consort


So ben, mi, c’ha bon tempo(1),
so ben, mi, c’ha bon tempo,
Fa la la la la la la la la la la.
Il so, ma basta mo’,
so ben ch’è favorito,
ahimè! n’ol posso dir.
o, s’io potessi dire,
chi va, chi sta, chi vien,
la ti darà martello(2),
per farti disperar.
saluti e baciamani,
son tutti indarno, a fè.
Non giova fare il Zanni(3)
Andando su e giù.
Al può ben impiccarsi
Ch’al non farà nient.
Passeggia pur chi vuole
Ch’el tempo perderà.
O parli, o ridi, o piangi,
Non troverai pietà.
Dice il proverbio antico,
Chi ha fatto suo buon pro(4)
ITALIANO MODERNO
Conosco bene chi si diverte(1)
Conosco bene chi si diverte
Fa la la la la la la la la la la.
Lo so ma basta adesso
So bene chi è favorito
Ahimè non lo posso dire
O se lo potessi dire
Chi va chi resta chi viene
ti darà il tomento(2)
per farti disperare.
Saluti e baciamani
sono tutti inutili, in fede mia.
Non giova fare il buffone(3)
andando su e giù
Si può impiccare
colui che non farà niente.
Vada a passeggio chi vuole
che perderà il suo tempo.
Se parli, ridi, piangi
non troverai pietà.
Dice il proverbio antico
“Buon pro ti faccia”(4)

NOTE
1) “darsi buontempo” o “avere buontempo” significa “divertirsi”, “spassarsela allegramente”, “godersela”. In inglese si traduce con “to have a good time”
2) per dar martello: espressione tipica dei processi alle streghe: “per non far dormire, nè mangiare l’innamorato” e quindi esprime il tormento amoroso. Ma anche “dar martello ad uno” = quando per piacere lo facciamo andare in collera
3) Zanni = Nanni, ovvero Gianni è il tipico contadino burlone , per estensione significa commediante, buffone
4) “che ti sia d’aiuto” o “che ti porti giovamento”= “che questo che avete fatto a me (un augurio/un saluto) vi possa portare del bene”; ma anche – <l’ha fatto> a suo pro = a proprio vantaggio;

La coreografia della danza  è di Cesare Negri (Le Gratie d’Amore 1602) la quale riprende passi e figure del tourdion e della gagliarda, la danza per eccellenza del rinascimento italiano.

LA DANZA

Ecco alcune interpretazioni della danza

Barok Ensemble Kolibrie: video

Balletto da Cesare Negri, 1602. Ricostruzione di Julia Sutton. Danzatori: Tim Lamm & Paula Harrison.

FONTI
https://en.wikipedia.org/wiki/Now_Is_the_Month_of_Maying
http://ontanomagico.altervista.org/danza-rinascimento.html
http://www2.cpdl.org/wiki/index.php/So_ben_mi_ch’ha_bon_tempo_(Orazio_Vecchi)
http://imslp.org/wiki/So_ben_mi_ch’a_bon_tempo_(Vecchi,_Orazio)

WE BE THREE POOR MARINERS

Un brano da danza di Epoca Tudor che arriva dalla moda francese di danzare i branles a corte e che è stato adattato a canzone dei marinai, risalente probabilmente al regno di Enrico VIII: trascritta da Thomas Ravenscroft nel suo Deuteromelia (1609), è chiaramente abbinata a una melodia da danza riportata anche con il titolo di “The Brangill of Poictu” (ovvero il Branle di Poitou) nello Skene Manuscript (16010-20)

I
We be three poor mariners
Newly come from the seas.
We spend our lives in jeopardy
While others live at ease.
CHORUS:
Shall we go dance the round, the round, the round;
And shall we go dance the round, the round, the round?
And he that is a bully(1) boy
Come pledge me on the ground, the ground, the ground.
II
We care not for those martial men
That do our states disdain,
But we care for those merchantmen
Which do our states maintain.

NOTE
1) in antico il termina aveva un significato positivo

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Siamo tre poveri marinai appena arrivati dal mare; mettiamo le nostre vite in pericolo, mentre gli altri vivono comodamente. Andiamo a ballare il branle? E colui che è un gaudente venga a terra a brindare con me. Non ci interessano gli uomini marziali che disprezzano le nostre abilità, ma ci interessano gli uomini sui mercantili che preservano le nostre abilità.

three-mariners

FONTI
http://www.pbm.com/~lindahl/ravenscroft/deuteromelia/deut_15.pdf
http://www.pbm.com/~lindahl/ravenscroft/deuteromelia/deut_14.pdf
http://ingeb.org/songs/webethre.html
http://www.goodbagpipes.com/pipetunes/daydawes.htm
http://ontanomagico.altervista.org/branles-gervaise.htm

A L’ENTRADA DE TENS CLAR

LA BALADA TROBADORICA
“A l’entrada del temps clar” è una ballata (balada) trovadorica (o trabadorica) anonima del XI o XII secolo in cui si canta e si balla per festeggiare l’arrivo della primavera. La primavera è allegoricamente raffigurata da una regina d’Aprile che invita i giovani al ballo, ma il vecchio re (l’inverno) è lasciato alle porte. Come non pensare ai riti di Beltane?
Una “Regina d’Aprile” che fu la “Regina dei Giochi” o “Donna dei giochi”, era il nome dietro cui si celavano culti agrari pre-cristiani con tanto di canti e danze che ovviamente la Chiesa bollava come turpitudini.

entrada-danza
L’aggettivo turpis ed i suoi derivati sono un topos della condanna ecclesiastica delle manifestazioni popolari. Il III Concilio di Toledo (589) proibì che i partecipanti alle vigilie sacre «saltationibus et turpibus invigilet canticis» cioè che vegliassero alle danze e alle turpi canzoni. Il corrispondente editto reale prescrisse «quod belematiae et turpes cantici prohibendi sunt» dove le belematiae sono delle canzoni definite dalla chiesa «oscene». Nel 636 il Concilio di Châlons deplora che nelle feste si cantino «obscina et turpea cantica cum choris foemineis». Il vescovo di Tours in un decreto dell’858 vietò che di domenica si facessero «illas ballationes et saltationes canticaque turpia ac luxuriosa nec in plateis nec in domibus, neque il ullo loco, quia haec de paganorum consuetudine remanserunt» Ballationes e cantiones, sono termini sconosciuti al Latino classico, evidentemente calchi di voci volgari come i provenzali balada e canso.” (tratto da qui)
Secondo Gaston Paris la lirica romanza medievale deriverebbe dalle canzoni di danza eseguite dalle donne durante le feste di primavera, eppure come non ravvisare la sorprendente somiglianza della lirica romanza cortese con i componimenti dei poeti arabi (le khargiat arabo andaluse sono databili al 1042)? (vedi)
Tuttavia non è mia intenzione discutere su chi abbia inventato l’amor cortese, e nemmeno di quanto possa considerarsi popolare oppure filtrato e colto il testo di questa balada, di sicuro però c’erano le consuetudini popolari di ritualizzare certi momenti particolari dell’anno, come lo era l’arrivo della Primavera, il risveglio della Natura: una forza vitale si rinnova e riproduce, e fa scorrere il sangue più veloce nelle vene e palpitare i cuori.

La balada “A l’entrada del temps clar” è contenuta nel canzoniere di Saint-Germain-des-Prés, conservato a Parigi presso la Bibliothèque Nationale de France, un piccolo codice datato nel suo nucleo originario al XIII secolo , (1201-1300) con riportata una, seppur pre-modale, notazione delle melodie. (qui) Il manoscritto, una delle rare fonti per la ricostruzione del patrimonio musicale trobadorico, comprende i componimenti dei più importanti trovieri del XII secolo, come Blondel de Nesles, lo Châtelain de Coucy, Chrétien de Troyes, Conon de Béthune, Gace Brulé, e di poeti contemporanei al periodo di redazione del manoscritto, come Chardon de Croisilles, Colin Muset, Gautier d’Espinal, provenienti per la maggior parte dalla Francia nord-orientale, oltre a due brevi sezioni provenzali in cui prevalgono autori come Gaucelm Faidit, Bernart de Ventadorn e Rigaut de Berbezilh.

LA MUSICA
Sappiamo molto poco sulla balada occitana del 1100 ovvero più sulla sua forma poetica che sulla coreografia della danza: il testo è allegro con una musica vivace fatta per ballare, probabilmente con passi saltellati o saltati come si evince dai codici miniati coevi. Le poche melodie di dansas (altro nome occitano dato alla balada) richiamano le virelais sul versante Nord della Francia delle quali sono le antenate,

passo-saltellato

In genere la canzone inizia con il ritornello (cantato dal coro) ripetuto dopo ogni strofa (cantata dal solista), ma non in questo caso; il ritornello (detto respos, ripresa =A) è composto da tre versi (qui quattro) con uno schema metrico diverso dalle strofe (dette cobla, stanza =b). seguite dal congedo (in occitano vuelta, volta =a).
Una danza senza vuelta era detta danseta.
Il testo è in dialetto pittavino una regione intermedia tra Nord e Sud della Francia in cui si mescolano oc e oil  e che nel Medioevo era molto più vicino al provenzale.
La struttura formale della poesia è quindi
A l’entrada del temps clar (b)
Per jòia recomençar (b)
E per jelós irritar (b)
Vòl la regina mostrar (b)
Qu’el’es si amorosa (a)
A la vi’, a la via, jelós! (A)
Laissatz nos, laissatz nos (A)
Balar entre nos, entre nos (A)

Per l’ascolto musicale trovo sia molto interessante questa versione di Martin Best anche per la briosità e la giocosità con cui è cantata
ASCOLTA The Martin Best Consort

IPOTESI DI RICOSTRUZIONE DELLA DANZA
Visto la sua datazione si potrebbe ipotizzare una danza a catena chiusa e aperta più simile alla farandola che al virelai trecentesco. Ma alcuni autori interpretano la musica come se fosse una carola che sappiamo essere per quei tempi una forma di canto senza gli strumenti, in cui nella parte cantata dal solista i danzatori restavano fermi e ballavano invece solo sul ritornello che cantavano coralmente.

Probabilmente la danza era come quella proposta dal gruppo musicale La Mandragore

VIDEO La Mandragore (sono del Quèbec) della serie Raggle taggle gipsy (la loro pagina https://lamandragore.bandcamp.com/) alla melodia principale è stato innestato un saltarello (per essere precisi il Saltarello III, manoscritto Londra vedi)


I
A l’entrada del temps clar(1) — eya
Per jòia recomençar — eya
E per jelós irritar — eya
Vòl la regina mostrar
Qu’el’es si amorosa
A la vi’, a la via, jelós!(2)
Laissatz nos, laissatz nos
Balar entre nos, entre nos(3).
II
El’ a fait pertot mandar — eya
Non sia jusqu’à la mar — eya
Piucela ni bachalar — eya
Que tuit non vengan dançar
En la dansa joiosa.
III
Lo reis i ven d’autra part — eya
Per la dança destorbar — eya
Que el es en cremetar — eya
Que òm no li vòlh emblar
La regin’ aurilhosa.
IV
Mais per nïent lo vòl far — eya
Qu’ela n’a sonh de vielhart — eya
Mais d’un leugièr bachalar — eya
Qui ben sapcha solaçar(4)
La dòmna saborosa.
V
Qui donc la vezés dançar — eya
E son gent còrs deportar — eya
Ben pògra dir de vertat — eya
Qu’el mont non aja sa par
La regina joiosa.
TRADUZIONE ITALIANO
I
Quando arrivano i giorni chiari(1), eya
Per rinnovare la gioia, eya
E far arrabbiare i gelosi, eya
La regina vuole mostrare
che lei è così amorosa.
Andate via, andate via, gelosi(2),
lasciateci, lasciateci,
ballare tra di noi, tra di noi.
II
Ha fatto mandare messaggi ovunque, eya
Che fino al mare, eya
Non ci sia ragazzo o ragazza, eya
Che non venga a ballare
la danza gioiosa
III
Il re viene, eya
Per disturbare la danza, eya
Perché è preoccupato, eya
Che qualcuno gli voglia rubare
la regina d’aprile.
IV
Ma lei non glielo permetterà, eya
Perché non ha bisogno d’un vecchio, eya
Ma di un grazioso giovane, eya
Che sappia ben sollazzare(4)
la donna squisita.
V
Chi la vedrà danzare, eya
E muovere i suoi armoniosi fianchi, eya
Potrà ben dire in verità, eya
Che il mondo non ha eguali
alla regina gioiosa.

la traduzione in spagnolo A l’entrada del temps clar | * Sendas de Oku

NOTE
1) un tempo l’anno era diviso in due metà la parte chiara quella in cui il sole diventava via via più forte procedendo dall’equinozio di primavera al solstizio d’estate e la parte scura quando il sole perdeva vigore per essere sconfitto dalle tenebre nel solstizio d’inverno. All’arrivo della bella stagione, la regina, per irritare l’amato geloso, vuol mostrare a tutti quanto sappia essere “amorosa”.
2) il tema dei gelosi o degli invidiosi è un topico della poesia trobadorica (o trovadorica) cantata nel Medioevo
3) il ritornello è chiaramente cantato dalle donne in coro
4) le tematiche sessuali non sono neanche troppo allusive bensì esplicite

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/danza-medioevo.htm
http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b60009580 https://archive.org/details/lechansonnierfra01bibluoft http://www.academia.edu/2080490/ Lug_Robert_The_Premodal_Sign_System_of_the_Chansonnier_de_Saint-Germain-des-Pr%C3%A9s
http://trobadors.iec.cat/veure_d.asp?id_obra=468
https://lacriptadeicappuccini.wordpress.com/2008/03/22/ballata-per-una-primavera-vecchia-di-nove-secoli/
http://www.trobar.org/troubadours/misc/intrada.php http://kappi.altervista.org/ITA/universita/filologiaromanza2/roncaglia-zone.html
http://ontanomagico.altervista.org/saltarello-medioevo.htm

LA DANZA DELLA PIOGGIA NELL’EUROPA MEDIEVALE

Durante il medioevo, la credenza in stregoni e streghe in grado di influire sul tempo atmosferico, attribuiva a persone speciali dette tempestari, la capacità di navigare nell’aria e di scatenare la grandine o la bufera: finno (ovvero scandinavo) o stregone ovvero iettatore (come direbbero i marinai meridionali) erano sinonimo di maleficio; tra le difese possibili vi erano gli scongiuri, indossare corallo o ambra e fare le corna.

tempestari
D’altro canto nel mondo contadino erano ancora ampiamente praticati in primavera i rituali di magia simpatica, in cui con danze a canti si invocava la benefica pioggia.

Una di queste musiche è arrivata fino ai nostri giorni perchè venne riportata in un libro scritto da Giorgio Mainerio nella seconda metà del 1500.

Giorgio Mainerio (Parma 1535-1582), è un personaggio a dir poco strano: sacerdote e mansionario nella cattedrale di Udine si aggiudicò nel 1576 il posto di maestro di cappella nel Duomo di Aquileia. Fu però anche indovino e adepto della magia o quanto meno studioso di scienze occulte (il tribunale dell’Inquisizione avviò un’indagine su di lui senza però giungere a prove conclusive per istruire il processo)

IL PRIMO LIBRO DEI BALLI

Il libro, pubblicato nel 1578, raccoglie 22 balli scritti per fornire ai musicisti dell’epoca un prontuario di tutti i ritmi di danza disponibili, e arricchisce la musica popolare con abbellimenti e variazioni di matrice colta. Erano gli anni della moda delle raccolte a stampa di danze, già inaugurata nel 1529 dalla pubblicazione di Pierre Attaingnant.
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ASCOLTA
Consort Veneto (tutto il cd)

SCHIARAZULA MARAZULA

E’ la musica da danza più famosa della raccolta di Mainerio, insieme all’Ungaresca, e deve la sua popolarità, ancora ai tempi nostri, alla rielaborazione di Angelo Branduardi che, con il titolo di “Ballo in fa diesis minore“, la trasformò in una danza macabra (vedi) aggiungendo un testo di sua composizione su ispirazione delle tante danze macabre di matrice trecentesche (proprio l’epoca della peste nera guarda caso!).

calorersIn realtà la melodia ha tutto un altro contesto e si riferisce alle musiche e danze rituali del mondo contadino secondo le consuetudini arcaiche legate alla magia simpatica. In un documento friulano del 1624 il brano apparve in una causa del Tribunale della Santa Inquisizione con l’accusa di servire come accompagnamento musicale di un rituale magico per invocare la pioggia. E’ padre Bernardino Morra di Palazzolo della Stella in provincia di Udine a scrivere una lettera-denuncia all’inquisizione lamentandosi che dei cantori notturni non lo lasciassero dormire in pace “certe donne superstiziose.., per impetrar la pioggia dal cielo la notte di Pentecoste alle cinque hore di notte in circa andavano processionando e lustrando la villa di dentro e fuori cantando a due chori certa sua canzone che incomincia “schiarazzola marazzola a marito ch’io me ne vo’ et quello che segue si come son donzella che piova questa sera””
I termini utilizzati dal sacerdote, processionando e lustrando, sono chiaramente riferiti a rituali di purificazione pre-cristiani che la Chiesa stessa aveva trasformato, non riuscendo a debellarli, nelle Rogazioni primaverili ovvero le processioni della comunità con i sacerdoti e le loro croci in testa, per benedire i campi e assicurare l’abbondanza del raccolto. (vedi)

Così Massimo Centini nel suo libro “Magia e medicina popolare in Piemonte” (2007) scrive “un interessante esempio della persistenza di pratiche connesse agli antichi culti di fertilità è presente nella critica mossa dal Sinodo di Ivrea (1602) nei confronti delle processioni attraverso la campagna costituite solo da donne, con lo scopo di assicurare un buon raccolto.. Queste processioni “non sempre sono in onore e commemorazione dei santi, se ne organizzano di speciali, come propiziatrici per il buon andamento annuale della campagna, oppure per la buona fortuna dell’alpeggio durante la stagione estiva. E allora essenzialmente le donne, non si limitano a vestire gli abiti della festa, ma aggiungono ornamenti particolari: fiocchi, nastri e collane, e sulla testa una specie di copricapo molto alto di forma piramidale, che è tutto quanto fittamente coperto di fiori finti multicolori” A tal proposito il parallelo con le portatrici del Bran è automatico, le vestigia di un antico culto matriarcale alla Grande Dea praticato ancora oggi come processione folkloristica. (vedi)

LE ROGAZIONI DELLA CHIESA CATTOLICA

A istituire le Rogazioni fu Papa Gregorio alla fine del VI secolo e le chiamò “Litania Maggiore“, siamo alle soglie del Medioevo quando Roma non era più in grado di contenere le invasioni dei Barbari e in Primavera arrivavano le orde pronte per la battaglia: così con la processione si pregava principalmente per invocare la protezione di Dio dalla guerra! Attraverso la liturgia si istituì una volta per tutte il rituale (rigorosamente in latino) di purificazione della campagna, per proteggere la terra coltivata dai fenomeni negativi (quindi in generale pestilenze, calamità naturali).

A fulgure et tempestate… Libera nos, Domine!
A flagello terraemotus… Libera nos, Domine!
Ut fructus terrae dare et conservare digneris… Te rogamus, audi nos! continua

Le Litanie Minori che si conservarono molto più a lungo delle Litanie Maggiori hanno invece un’origine gallicana: come ricorda Alfredo Cattabiani nel suo “Calendario” fu san Mamerto, vescovo di Vienne a istituirle nel V secolo e si svolgevano durante i tre giorni precedenti l’Ascensione. Sono la continuazione istituzionalizzata dalla Chiesa cattolica degli Ambarvali dell’Antica Roma (andare in giro per i campi) ossia le processioni dedicate alla dea Cerere che si concludevano con un sacrificio animale. Dalla Gallia si diffusero in tutta Europa e nel IX secolo venne introdotto il canto delle Litanie di Santi.

Le rogazioni si svolgevano il 25 aprile ma vennero (e sono ancora) praticate anche nel mese di maggio.

I BENANDANTI

carola-stregheEvidentemente la Chiesa non era riuscita a debellare gli antichi rituali che ancora si osservavano nelle campagne nel 1500, così decise di passare alle maniere forti (torture e roghi) e alla “caccia alle streghe”!!
Nel suo saggio “I Benandanti , Stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e SeicentoCarlo Ginzburg ricostruisce la storia di una congrega friulana che professava alla luce del giorno (e più spesso sotto i raggi della luna) i rituali magici pre-cristiani. Per la lustrazione dei campi i benandanti preferivano fare ricorso all’antico rituale e non a quello della Chiesa così cantavano in dialetto “schiarazzola marazzola” e soprattutto danzavano! A leggere tra le carte dei processi sembrerebbero i benandanti degli esorcisti “senza licenza” che nei sabba duellavano armati di finocchio contro gli stregoni (le forze negative e demoniache) e le loro canne di sorgo.

LA DANZA DELLA PIOGGIA

Mainerio già in odor di stregoneria (fosse o meno un simpatizzante dei benandanti) ebbe modo di ascoltare tale canto propiziatorio e ne trascrisse la musica armonizzandola in modo da conservarne il carattere arcaico nonché l’atmosfera esoterica. Il testo originale è andato perduto, della danza neppure si conoscono passi e coreografia, ma quanto fascino emana la musica!
Possiamo solo presumere si trattasse di una danza sacra, di quelle che si ballano con semplici passi ripetitivi spesso accompagnati da giravolte, per aiutare nell’esperienza estatica, la perdita del se cosciente (forse preludio di viaggi astrali)

LA MUSICA

Un brano perfetto per essere suonato con la ghironda, la viola dei mendicanti
ASCOLTA Short Tailed Snails la versione è verosimilmente quella che si sarebbe ascoltata nel Medioevo nei castelli e palazzi (è in medley con una country dance dal titolo Nonsuch)

ASCOLTA Phil Norman in versione danza sacra

LA RICOSTRUZIONE DELLA DANZA

PER LA PIOGGIA (e la fertilità dei campi): una danza in tondo, fatta di passo semplice (s) e passo doppio (d) con il battito delle mani a richiamare il frastuono:

SCHEMA (alternando le oscillazioni)
dddd
ssd
ssd

OSSERVAZIONI: le mie personali osservazioni mi portano a riflettere prima di tutto sulla struttura della musica che è suddivisa in due parti e non in tre. Viene così più spontaneo e naturale (e soprattutto automatico) suddividere la danza in DUE PARTI.

Un’altra osservazione sui PASSI: è vero che in epoca più tarda i passi della danza sono stati resi più uniformi (vedi appunto per il passo dei branles rinascimentali) ma non così era nei primi trattati quattrocenteschi; è lecito presumere perciò che anche il passo base di questa danza, ricordiamoci un reperto del passato medievale, non fosse poi così uniforme: seguendo il tempo ritmico la sequenza di passi a mio avviso più adeguata (che viene spontaneo fare) è il passo semplice seguito da quello di piva cioè 1-2 / 1-2-3.

Un’ultima osservazione per quanto riguarda le danze sacre e estatiche (e senza scomodare i dervishi) una giravolta è quasi di rigore!

RICOSTRUZIONE DANZA DI CATTIA SALTO:
parte A) sp sp sp sp
s=passo semplice e p=passo piva
parte B) d* d* ssV
in cui d=passo doppio prima in avanti e poi indietro e ssV è la combinazione che viene definita nelle danze medievali e le contraddanze con l’abbreviazione di SET cioè si apre di piede sinistro a sinistra e si congiunge con il destro -passo semplice laterale- poi si apre con il piede destro a destra e si unisce con il sinistro e quindi si esegue una giravolta completa su se stessi facendo perno sulla spalla sinistra (in quattro tempi).

CAMBIO DI DIREZIONE
Volendo fare degli abbellimenti si potrebbe dividere la parte A in AA1 con un cambio di direzione tra le sue parti (si apre sempre a sinistra e quindi nella parte A1 si cambia aprendo di piede destro), ma a mio avviso con il velocizzarsi della musica il cambio di direzione è solo una complicazione non necessaria; piuttosto si potrebbe cambiare direzione dopo ogni ripetizione quini si inizia verso sinistra AB e si cambia verso destra per il successivo AB quindi si ricambia direzione ritornando a sinistra e così via.

LA CADENZA
Un’ultima osservazione in merito alla parte B dove ho messo l’* ci vuole una “cadenza” per dirla con i trattatisti di danza del cinquecento cioè una mossa particolare per chiudere la frase musicale: il colpo di mani (tre colpi ripetuti sul quarto passo di chiusura) ma anche di piedi battuti in terra ad evocare il tuono della pioggia!

RITUALE MAGICO PER INVOCARE LA PIOGGIA

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Curiosi di conoscere un rituale per evocare la pioggia? Provate con questo
 "Quasi sempre veniva eseguito in riva ad uno stagno o ruscello, si raccoglieva l’acqua in un calderone e poi la si agitava con dei rametti. Mentre agitavano l’acqua, le streghe invocavano lo spirito della pioggia chiedendo abbondanti piogge per la fertilità dei campi. Successivamente, con i rametti, si mescolava il liquido per nove volte in senso orario e subito dopo per nove volte in senso antiorario. Poi scuotevano l’ acqua ancora e ripetevano il processo per tre volte. Si spruzzava l’ acqua nell’aria come se stesse effettivamente piovendo. Il rituale veniva ripetuto in sequenze dispari (1-3-7-9-13…). Il rito veniva concluso gettando l’acqua del calderone sulla terra. Da li a poco si era certi che la pioggia sarebbe giunta abbondante. Se nei giorni successivi la condizione meteorologica desiderata non si presentava, il rito veniva ripetuto ancora, cercando di soddisfare gli spiriti della natura con i giusti tributi. Questa è la struttura di base dell’antico rituale, che presente varianti nei diversi paesi, per esempio in alcune tradizioni era richiesto che le fanciulle operanti fossero vergini, o che l’acqua venisse versata sul corpo di una vergine; i nomi degli spiriti e delle divinità erano differenti a seconda dei costumi del popolo. Il rito poteva presentare l’aggiunta di ingredienti che avevano il potere di attrarre le nubi ect… (tratto da qui)

FONTI
http://luigi-pellini.blogspot.it/2013/05/le-rogazioni-riti-pagani-assorbiti-dal.html
http://www.latunicastracciata.net/giorni_ciliegio/28_GC.html
http://lastoriaviva.it/schiarazula-marazula-un-ballo-medioevale-odiato-dallinquisizione/
http://imslp.org/wiki/Il_Primo_Libro_de_Balli_(Mainerio,_Giorgio) http://www.labirintomagico.it/wp-content/uploads/2012/09/Carlo-Ginzburg-I-benandanti-Stregoneria-e-culti-agrari-tra-Cinquecento-e-Seicento-1.pdf

La Danza Macabra: ad mortem festinamus

Dal Manoscritto “Llibre Vermell” (ossia il Libro Rosso) nel monastero di Montserrat (nella montagna catalana a Nord di Barcellona) in cui sono raccolti i più popolari canti del pellegrinaggio medievale, “Ad Mortem festinamus” è l’unica danza macabra pervenutaci in forma integrale dal Medioevo.

Il manoscritto è stato compilato nel 1396-99 dai monaci e conteneva principalmente i racconti dei miracoli della Madonna Nera di Montserrat nonché svariati canti dei pellegrini; di questi solo dieci sono giunti sino a noi con tanto di notazione musicale (notazione mensurale). Bisogna dire che l’intento del monaco che trascrisse i brani era quello di “contenere” l’esuberanza popolare in modo che canti e danze non fossero men che rispettosi e sobri. Così si legge in calce al foglio 21v: .. poiché i pellegrini .. sono pervasi dal desiderio di cantare e danzare, e siccome in questi luoghi essi non devono cantare altro che cantilene oneste e devote, alcune di esse sono annotate di seguito. Queste pertanto dovranno essere eseguite in modo onesto e sobrio, affinchè non siano disturbati i fedeli intenti alla preghiere e alle devote contemplazioni.”

Escolanía de la Santa Cruz del Valle de los Caídos & Atrium Musicae la eseguono con un incedere solenne versione che più si avvicina alle esortazioni del monaco di cantare” in modo onesto e sobrio..”

madonna-montserrat
Miniatura da Llibre Vermell

Ascoltiamo il brano nell’esecuzione di Jordi Savall una figura di tutto rispetto nell’ambito della musica storica
ASCOLTA Jordi Savall & Hespèrion XXI: Savall suona una sorta di viola da gamba che chiama lira d’Esperia ovvero la viella da gamba medievale

ASCOLTA Micrologus in Llibre Vermell de Montserrat S. XIV 2005
C’è da osservare che il monastero di Montserrat era un luogo di cura oltre che di preghiera nel senso che era l’ultima spiaggia dei malati di lebbra, tifo petecchiale, il “fuoco di Sant’Antonio” etc: il malato trascorreva la notte in veglia nel recinto sacro ovvero per lo più all’addiaccio fuori dal Monastero, per poter in ultimo genuflettersi davanti alla statua della Madonna, invocando la guarigione. “Ad mortem festinamus” era perciò il canto come dire più “azzeccato” essendo un inno in cui gli uomini sono invitati a riconoscere la sovranità della morte affinchè smettano di peccare e soprattutto si pentano dei propri peccati in vista del suo inevitabile (e prossimo) sopraggiungere.

Gli studiosi ritengono che il testo riprenda il soggetto di un canto latino più antico “Scribere proposui” strutturandolo secondo i modi propri del virelai, una forma musicale da danza tipicamente duecentesca, è infatti uno dei tre virelais monodici superstiti del Codice. Si ritiene si tratti di un contraffactum ovvero che l’anonimo monaco compositore abbia sostituito il testo originale con quello di propria invenzione mantenendo però la musica originaria di ambito popolare.

 IL VIRELAI
Il virelai è un tipico componimento dei trovieri (scritto in lingua d’oil ovvero in francese antico) ma è anche la struttura tipica delle laudi italiane del Due-Trecento nonché delle Cantigas de Sancta Maria in lingua gallega (e più in generale di alcuni canti di pellegrinaggio), sicchè possiamo affermare che la danza era diffusa in terra francese, italiana e spagnola sebbene le sue origini siano remote e ignote.

Dal punto di vista musicale “Ad mortem festinamus” è formato da nove stanze con schema Abba con ritornello e volta che portano lo stesso tempo. Ci sono quindi solo due idee musicali, ritornello e volta (idea A), strofa (idea B) ma il ritornello è affidato al coro mentre strofa e volta sono cantate dalla voce solista, così la voce solista anticipa nella volta (a) il tema musicale del ritornello ripetuto dal coro (A).
In coda è eseguita una specie di litania. A questa tessitura musicale vocale si aggiungono gli strumenti musicali, non solo in accompagnamento al canto come per le monodie dell’anno mille, bensì come terzo elemento a cui affidare preludi e variazioni e anche il giro del ritornello. Una stupefacente varietà melodica rispetto al secolo precedente!!


VIDEO
Vento del Tempo” una ipotesi di ricostruzione della danza che inizia in cerchio e con gesti che mimano il mietere della falce e prosegue come farandola

E se proprio vogliamo spaziare nelle versioni contemporanee del medioevo rivisitato dai gruppi rock e metal
ASCOLTA Qntal un medioevo tecno

I stanza A (ritornello – tornada)
Ad mortem festinamus,
peccare desistamus,
peccare desistamus
bb (strofa)
Scribere proposui
de contemptu mundano,
ut degentes seculi
non mulcentur in vano.
a (volta)
Iam est hora surgere
a sompno mortis pravo,
a sompno mortis pravo
II stanza
Ad mortem festinamus,
peccare desistamus,
peccare desistamus
Vita brevis breviter
in brevis finietur,
mors venit velociter
que neminem veretur,
omnia mors perimit
et nulli miseretur,
et nulli miseretur.
III stanza
Ad mortem festinamus,
peccare desistamus,
peccare desistamus
Ni conversus fueris
et sicut puer factus
et vitam mutaveris
in meliores actus,
intrare non poteris
regnum Dei beatus
regnum Dei beatus.
IV stanza
Ad mortem festinamus,
peccare desistamus,
peccare desistamus
Tuba cum sonuerit,
dies erit extrema,
et iudex advenerit,
vocavit sempiterna
electos in patria,
prescitos ad inferna
prescitos ad inferna.
V stanza
Ad mortem festinamus,
peccare desistamus,
peccare desistamus
Quam felices fuerint,
qui cum Christo regnabunt.
Facie ad faciem
sic eum adspectabunt,
Sanctus, Sanctus, Dominus
Sabaoth conclamabunt
Sabaoth conclamabunt.

VI stanza
Ad mortem festinamus,
peccare desistamus,
peccare desistamus
Et quam tristes fuerint,
qui eterne peribunt,
pene non deficient,
non propter has obibunt,
heu, heu, heu, miserrimi,
nunquam inde exibunt
nunquam inde exibunt.
VII stanza
Ad mortem festinamus,
peccare desistamus,
peccare desistamus
Cuncti reges seculi
et in mundo magnates
adventant et clerici
omnesque potestates,
fiant velut parvuli,
dimitant vanitates
dimitant vanitates.
VIII stanza
Ad mortem festinamus,
peccare desistamus,
peccare desistamus
Heu, fratres karissimi,
si digne contemplemus
passionem Domini
amare et si flemus,
ut pupillam occuli
servabit, ne peccemus
servabit, ne peccemus.
IX stanza
Ad mortem festinamus,
peccare desistamus,
peccare desistamus
Alma Virgo Virginum,
in celis coronata,
apud tuum filium
sis nobis advocata
et post hoc exilium
ocurrens mediata
ocurrens mediata.

Ad mortem festinamus,
peccare desistamus, peccare desistamus
Vile cadaver eris: cur non peccare vereris?
Vile cadaver eris: cur intumescere quaeris?
Vile cadaver eris: ut quid pecuniam quaeris?
Vile cadaver eris: quid veges pomposas geris?
Vile cadaver eris: ut quid honores quaeris?
Vile cadaver eris: cur non paenitens confiteris?
Vile cadaver eris: contra proximum non laeteris?

TRADUZIONE ITALIANO (avevo questa trascrizione tra le mie carte, ma non so più chi sia il traduttore)
La morte in fretta si avvicina smettiamo di peccare, smettiamo di peccare Mi sono proposto di scrivere sul disprezzo mondano, perchè chi si affligge in terra non si strugga invano. E ormai ora di sorgere dal maligno sonno della morte. La vita breve in breve finisce e la morte che veloce giunge nessuno deve temere. Tutto la morte distrugge e di nessuno ha compassione.
Se non ti convertirai e non ritornerai come bambino e la vita non muterai in azioni migliori non potrai entrare da beato nel regno di Dio. Quando la tromba suonerà, sarà il giorno estremo e il giudice verrà a decidere le sorti eterne: gli eletti alla casa del padre e i condannati all’inferno. Quanto saranno felici coloro che con Cristo regneranno e volto contro volto lo potranno contemplare “Santo, Santo, il Signore Sabaoth” insieme cantando.
E quanto tristi saranno coloro che moriranno per sempre e a loro pur non mancheranno le pene. Ahi miseri, mai di lì usciranno. Tutti i re del mondo e chi nel mondo è potente facciano attenzione, ed anche i chierici, e tutte le potestà: diventino come bambini, lascino ciò che è vano. Oh fratelli carissimi, se soltanto contemplassimo in giusta maniera l’amara passione di Dio e piangessimo tanto da non serbare pupilla nell’occhio e così non peccare. Nutrice Vergine tra le vergini, assunta in cielo presso tuo figlio, tu sei nostra avvocata, e dopo questo esilio lassù ci aiuterai ad entrare.
Sarai un vile cadavere: perchè non hai paura di peccare? perchè aspiri alla gloria? perchè cerchi la ricchezza? perchè porti vesti sfarzose? perchè agogni gli onori? perchè non confidi nella penitenza? della tua sorte prossima non ti rallegri?

 

continua prima parte: la danza Macabra

FONTI
http://www.latelanera.com/abisso/articolo.asp?id=183 http://www.8notes.com/scores/6264.asp http://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/shakingofthesheets.html http://thesession.org/tunes/7110 http://www.mondimedievali.net/sire/fratello2.htm http://ballifolk.altervista.org/farandoulo.html
http://www.ilsorrisodellabagiua.com/dblog/articolo.asp?articolo=73

La Danza Macabra: un giro di ballo con la Morte

danza-macabra-clusone
Oratorio dei Disciplini di Clusone (Bg) – Danza macabra

Nel Medioevo per esorcizzare la paura della morte (un modo per metterla in ridicolo e scongiurarla) si balla con lei, vivi e scheletri sono raffigurati in fila in una interminabile farandola per lasciare la vita a passo di danza.
Il tema più diffuso nell’Alto Medioevo era però il Giudizio Universale vero e proprio tormentone del Memento Mori (Così come sono sarai) per passare poi al tema del “Trionfo della Morte” come Danza Macabra. Nella Danza Macabra sono rappresentate tutte le categorie sociali del tempo a iniziare con i potenti e i ricchi borghesi e poi via via gli artigiani, i contadini e i poveri.
Con la morte incoronata a dirigere il gran ballo e i suoi attendenti a tirare i dardi (o a sparare con l’archibugio come nell’affresco di Clusone) o a suonare i più svariati strumenti musicali del tempo. C’è chi ha voluto vedere in queste raffigurazioni una sorta di satira sociale, ma si tratta piuttosto di una riflessione sulla vanitas (del potere e della ricchezza)

ASCOLTA Corvus Corax “Saltatio Mortis A.D.Mm” in “Mille anni passi sunt“, 2000: ballate medievali eseguite con strumenti d’epoca, a cui viene aggiunta a volte una base electro-wave

ASCOLTA Angelo Branduardi  “Ballo in fa diesis minore” in “La pulce d’acqua” 1997: se il testo ricalca il motivo della danza macabra medievale, la musica è invece un brano medievale riportato da Giorgio Mainerio nel suo “Il primo libro dei balli accomodati per cantar et sonar d’ogni sorte de instromenti ” (1578) ed era più propriamente una danza della pioggia continua
Ospite dell’album, il musicista sardo Luigi Lai, virtuoso delle “launeddas”, antichissimo strumento a fiato (vedi).

I(1)
Sono io la Morte, e porto corona
Io son di tutti voi signora e padrona
E così sono crudele,
così forte sono e dura
Che non mi fermeranno le tue mura
II
Sono io la Morte, e porto corona
Io son di tutti voi signora e padrona
E davanti alla mia falce
il capo tu dovrai chinare
E dell’oscura morte al passo andare
III (2)
Sei l’ospite d’onore del ballo che per te suoniamo
Posa la falce e danza tonda tonda
Il giro di una danza e poi un altro ancora
E tu del tempo non sei più signora
Pinzolo: la morte e sotto le parole che rivolge agli uomini

NOTE
1) Il testo riprende in parte la scritta affrescata nella danza macabra del Cimitero di Pinzolo in Val Redena
Io sont la Morte che porto corona
Sonte Signora de ognia persona
At cossi son fiera forte et dura
Che trapaso le porte et ultra le mura
Et son quela che fa tremare el mondo
Revolgendo una falze atondo atondo
Ovvio taco col mio strale
Sapienza, beleza forteza niente vale
2) la strofa, sempre sulla suggestione della danza in tondo, è un invito che gli uomini rivolgono alla Morte perchè danzando si dimentichi della sua missione

LA GRANDE PESTE

Il diffondersi di così tante raffigurazione di danze macabre sui muri di tutt’Europa viene fatto risalire al passaggio della grande peste del 1348 che decimò le popolazioni senza conoscere confini. Mai prima l’Europa, seppure devastata da guerre e carestie, aveva conosciuto una simile pestilenza: sparirono interi villaggi e i campi si riempirono di erbacce perchè non era rimasto più nessuno per coltivarli. I cronisti del tempo scrissero “E’ morto un terzo del mondo“.
D’altra parte era diffusa già nel XII secolo a livello di Dramma Sacro (Morality Play) un dramma liturgico “da strada” funzionale alla predicazione e forse collegata alla “Danza dei Maccabei” (chorea machabaeorum) in cui i partecipanti danzavano tenendosi per mano ed erano portati via un per uno da inquietanti personaggi avvolti in un lenzuolo.
A partire da queste scene sacrali, vennero poi realizzate delle vere e proprie ballate, con numerose figure (canonicamente ventiquattro) che rappresentavano tutte le condizioni sociali dell’uomo medievale e scambiavano con la Morte un botta e risposta amaro e rassegnato. I personaggi, vestiti stavolta da monaco, papa, imperatore, soldato, nullatenente, borghese e così via, venivano presi per mano da “morti avvolti da sudari” o dalla stessa Morte personificata e fatti danzare insieme in una processione. Poco a poco, i membri della danza vengono fatti “staccare” dalla fila e condotti via dalle figure dei morti, a simboleggiare la dipartita costante e progressiva di tutti gli uomini. A seguito della prima diffusione di queste danze, sempre secondo gli etnologi che hanno studiato il fenomeno, sarebbero state composte delle filastrocche in volgare che celebravano la fine ineluttabile di tutti i viventi, le stesse che poi furono aggiunte come una sorta di didascalia alle raffigurazioni pittoriche della “Danza”. (tratto da qui)

oratorio dei Disciplini a Clusone (Bg)

LA DANZA MACABRA: THE SHAKING OF THE SHEETS

“Shaking of the Sheets” è stata pubblicata nel 1568 in “Popular Music of the Old Time” (Chappell) (qui). La musica è però scritta da Robert “Bob” Johnson e mescolata con la country dance dal titolo Black Joke (Joack) proveniente dal villaggio di Adderbury in Oxfordshire. Black Joak è stata trascritta da Cecil Sharp dal portatore John Mason di Stow-on-the-Wold, melodia tradizionale dell’omonima Morris Dance con i bastoni.

Thomas Rowlandson – The English Dance of Death, 1815-1816

ASCOLTA Steeleye Span (voce Robert “Bob” Johnson) in “Tempted and Tried” 1989


ASCOLTA Lester Bailey all’organetto


Chorus:
Dance, dance the shaking of the sheets,
Dance, dance when you hear the piper playing,
Everyone must dance
The Shaking of the Sheets with me.
I
Bring away the beggar,
bring away the king,
And every man in his degree.
Bring away the oldest and the youngest thing,
Come to death and follow me.
II
Bring away the merchant who made his money in France,
And the crafty banker too,
When you hear the piper, you and I must dance
The dance that everyone must do.
III
I’ll find you in the courtrooms, I’ll find you in the schools,
When you hear the piper play.
I’ll take away the wise men, I’ll take away the fools
And bring their bodies all to clay.
IV
All the politicians of high and low degree,
Lords and ladies, great and small.
Don’t think that you’ll escape and need not dance with me,
I’ll make you come when I do call.
V
It may be in the day, it may be in the night,
Prepare yourselves to dance and pray.
That when the piper plays “The Shaking of the Sheets”
You may to Heaven dance the way.
Traduzione italiano di Cattia Salto
CORO
Danza la danza macabra,
danza, danza quando senti la cornamusa suonare,
tutti devono danzare,
la danza macabra con me.
I
Porto via il mendicante,
porto via il re
e ogni uomo di alto lignaggio.
Porto via il vecchio
e il giovane,
vieni con i morti e seguimi!
II
Porto via il mercante che ha fatto la sua fortuna in Francia
e anche il banchiere,
quando senti lo zampognaro, tu ed io dobbiamo danzare
la danza che tutti devono fare.
III
Ti troverò nelle stanze di corte,
ti troverò nelle scuole
quando senti lo zampognaro suonare. Porterò via l’uomo saggio
e porterò via il folle
e porterò i loro corpi alla terra.
IV
Tutti i politici di alto e
basso rango,
Messeri e Madame, grandi e piccoli, non credere di poter sfuggire e di non aver bisogno di ballare con me,
verrai quando ti chiamerò.
V
Può essere di giorno e può essere di notte,
preparati a danzare e prega
che quando lo zampognaro suona “La danza Macabra”
tu possa danzare verso il Paradiso

DANZA MACABRA: LA FARANDOLA o LA RONDA

E’ una danza medievale con un unico passo base (per lo più saltellato), in cui il capo fila sceglie i cambi di direzione determinando le serpentine e gli intrecci più fantasiosi: annoda e scioglie, fa e disfa proprio come le Norne con il filo del destino.  E perciò la farandola è la danza rituale nelle celebrazioni di Samahin perchè è la danza della morte: tutti devono percorrere lo stesso cammino abbandonandosi alla volontà di chi conduce la danza, a simboleggiare l’umanità incatenata che non può che seguire il percorso tracciato, e tuttavia  una sorta di viaggio collettivo attraverso le esperienze della vita, verso il suo misterioso centro. La farandola è probabilmente la danza più antica così legata ai primigeni riti agrari: è la danza del labirinto con le sue figure a chiocciola e del serpente, la danza intorno al fuoco centro sacro della vita del villaggio. Così il labirinto ha sempre un’uscita e la danza è una danza di morte e rinascita a simboleggiare il concetto di eterno ritorno.

Particolare del fregio pittorico della c.d. Tomba delle Danzatrici, da Ruvo di Puglia (Bari), V sec. a.C. – Napoli, Museo Archeologico Nazionale

La farandola è probabilmente la danza più antica del mondo dedicata alla Signora del Labirinto che ritroviamo nella cultura minoica del 1400 a.C., una danza collegata ai misteri della fertilità e descritta da Omero nello scudo di Achille
Poi vi sculse una danza a quella eguale
che ad Arïanna dalle belle trecce
nell’ampia Creta Dedalo compose.
V’erano garzoncelli e verginette
di bellissimo corpo, che saltando
teneansi al carpo delle palme avvinti.
Queste un velo sottil, quelli un farsetto
ben tessuto vestìa, soavemente
lustro qual bacca di palladia fronda.
Portano queste al crin belle ghirlande,
quelli aurato trafiere al fianco appeso
da cintola d’argento. Ed or leggieri
danzano in tondo con maestri passi,
come rapida ruota che seduto
al mobil torno il vasellier rivolve,
or si spiegano in file.

Secondo Kern, Omero descrisse entrambe le cose: una danza spiraliforme con inversioni di marcia e una struttura circolare adibita a questa danza. Questa ingegnosa struttura forse non era un edificio vero e proprio, con mura e soffitto, dato che le danze si svolgevano la notte: si può ipotizzare che il “labirinto” fosse una serie di blocchi, regolari e forse anche in marmo, disposti circolarmente e fissati nel terreno in modo durevole, per rappresentare il complesso di linee che determinavano i movimenti dei danzatori. “(tratto da qui)

carola-medioevoNella figura (dall’affresco di Ambrogio Lorenzetti- Palazzo del Buonconsiglio, Siena) le due donne capofila hanno alzato  le braccia ad arco per fare passare sotto il resto della catena (che già stava disegnando un movimento sinuoso a serpentina), basta un tamburello e la voce del canto per cadenzare il ritmo e dalla leggerezza con cui si muovono le danzatrici si direbbe che ballino sulla punta dei piedi senza quasi appoggiare il tallone.

La danza ha mantenuto il suo retaggio in Provenza dove è rimasta la danza tradizionale per eccellenza, ballata in ogni occasione di festa. Il tempo è rapido in ritmo ternario come una jig, ma anche quaternario.

Su ballo tondo

Il ballo tondo o ballo in cerchio, un’evoluzione del ballo antigu, era la forma coreografica dominante nell’antichità. Esso si è preservato in Italia soprattutto in Sardegna, dove ne esistono numerose varianti con diverse denominazioni..
Si tratta di un ballo allegro che viene eseguito praticamente in qualsiasi festa, sagra o manifestazione, specialmente in Barbagia.

Si esegue tenendosi per mano a braccia strette e ripiegate sui gomiti eseguendo un doppio passo più cadenzato del piede destro. I danzatori sono disposti a formare un cerchio (tundu), da cui si stacca a turno una coppia che balla ponendosi in evidenza. Due i movimenti fondamentali che lo caratterizzano: sa seria, la parte introduttiva in cui il passo rimane pressoché invariato rispetto all’originario ballu anticue su sartiu, la parte più dinamica. Nel corso del tempo, soprattutto per permettere allo sguardo di cogliere l’abilità dei danzatori che seguono variazioni coreografiche spettacolari e di estrema difficoltà, la figura classica spesso si è modificata, a favore di una maggior apertura all’esterno.
Questa danza viene eseguita con le launeddas, l’organetto, l’armonica a bocca, la fisarmonica e a volte con la chitarra. (tratto da qui)

continua Ankou il dio della Morte bretone
continua  Ad Mortem Festinamus

ILLUSTRAZIONI
Affresco Clusone (Bg) Oratorio dei Disciplini 1480 confraternita dei Disciplini i cui membri, incappucciati, praticavano l’autoflagellazione come espiazione dei peccati.
Pinzolo – La “danza macabra”, opera dei Baschenis. – 2012 – Gianni Zotta (vedi)

FONTI E APPROFONDIMENTI
http://gianfrancomarini.blogspot.it/2011/09/danza-macabra-sciarazula-marazula-e.html
http://lanimadelmostro.blogspot.it/2016/11/danza-di-ossa-novembrine-parte-i.html
http://lanimadelmostro.blogspot.it/2016/11/danza-di-ossa-novembrine-parte-ii-danze.html
http://lanimadelmostro.blogspot.it/2016/11/danza-di-ossa-novembrine-parte-iii.html
http://www.mariateresalupo.it/simbolimitialchimiafiabe/labirinto.html
http://www.kronic.it/artGet.aspx?cID=12746
http://www.latelanera.com/abisso/articolo.asp?id=183 http://www.8notes.com/scores/6264.asp http://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/shakingofthesheets.html
http://thesession.org/tunes/7110
http://www.famedisud.it/arte-da-sud-la-misteriosa-danza-delle-nove-donne-di-ruvo-al-museo-archeologico-di-napoli/

L’UOVO DELL’EQUINOZIO DI PRIMAVERA E LA DANZA

L’Equinozio di primavera è per convenzione, il primo giorno della primavera, la stagione della rinascita, la Natura si risveglia e la Terra comincia a coprirsi di colori, è il tempo del ritorno della vegetazione, gli uccelli costruiscono i nidi e si accoppiano. Ecco perché questa data è associata presso varie culture a concetti come fertilità, resurrezione, inizio. Le antiche tradizioni ci offrono infatti, tutta una serie di miti legati alla primavera, che hanno al loro centro l’idea di un sacrificio a cui succede una rinascita continua

Omne vivum ex ovo“, cioè “tutti i viventi nascono da un uovo”, così l’origine del cosmo è spesso raffigurata da un uovo e i festeggiamenti collegati ai riti equinoziali hanno da sempre e in molte culture sparse per tutti i continenti tradizioni legate alle uova (simbolo di una nuova vita e rinascita). A partire dal dono di semplici uova di gallina secondo un’usanza già documentata fra gli antichi Persiani e attestata anche presso gli antichi Egizi e i Greci.

LA DANZA DELLE UOVA

Una tradizione pasquale ancora medievale è quella della danza delle uova, ampiamente documentata nei dipinti d’epoca e nelle testimonianze scritte in varie parti d’Europa. La danza consiste nel ballare tra una serie di uova variamente posate sul pavimento senza danneggiarle. Un eco della danza è rimasto nell’espressione inglese “walking on eggs” che corrisponde anche al detto italiano “camminare sulle uova” e a quello tedesco (traducibile come “è una danza delle uova”) quando si vuole indicare una situazione complessa in cui procedere con estrema cautela ovvero agire con prudenza.

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Una variante della danza raffigurata nel dipinto di Brugel il vecchio aveva a che vedere con un uovo, una scodella e un cerchio tracciato con il gesso: danzando su una melodia suonata dalla viella la donna deve, delicatamente, spostare con i piedi l’uovo per portarlo all’interno del cerchio e poi capovolgere la ciotola in modo da coprire l’uovo. In altri dipinti vediamo che la danza è resa più complicata dalla presenza di vari oggetti sparsi sul pavimento i quali non dovevano essere toccati dai piedi dei danzatori. In una variante praticata anche nei Paesi Bassi i danzatori ingaggiavano una gara a tempo di musica per portare l’uovo al di fuori del cerchio (tracciato molto più in grande) nel minor tempo possibile.

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La danza delle uova era considerata in Borgogna una specie di test pre-matrimoniale di compatibilità: un centinaio d’uova venivano sparse sul terreno e la giovane coppia avrebbe danzato tra di esse tenendosi per mano; se la danza finiva con tutte le uova ancora integre, allora erano considerati fidanzati e nessun genitore poteva opporsi al fidanzamento. Pare che la danza avesse avuto luogo anche nel 1498 in occasione dei festeggiamenti pasquali a Bresse: Filiberto II di Savoia detto il Bello e Margherita d’Austria (poco più che ventenni) terminarono la danza con successo ma non furono altrettanto fortunati con il loro matrimonio, perchè Filiberto morì qualche hanno più tardi all’età di 24 anni e la coppia non ebbe figli.

EGG HOP

Anche in Inghilterra troviamo varie testimonianze di una danza dell’uovo detta egg-hop perchè si balla tutta mediante dei salti, così come viene descritta nella commedia elisabettiana di William Wager “The longer thou livest, the more Foole thou art”
Upon my one foote pretely I can hoppe.
And daunce it trimley about an egge”.

Alcuni storici ipotizzano che la danza sia arrivata dalla Germania in Gran Bretagna per mezzo delle invasioni sassoni (V secolo). Il passo è lo stesso saltellato che si esegue anche nel gioco della campana detto anche il Gioco del Mondo (in inglese hopscotch game) ovvero l’antico gioco iniziatico del labirinto.

(c) The New Art Gallery Walsall; Supplied by The Public Catalogue FoundationUna descrizione dettagliata della danza è riportata da Goethe nel suo romanzo “Wilhelm Meister” così come viene eseguita dalla piccola Mignon, che prima prepara la scena chiudendo le imposte delle finestre e portando 4 lumi agli angoli di un tappeto
Con ricercata compostezza, prese a camminare avanti e indietro sul tappeto, ponendo le uova a una certa distanza l’una dall’altra, poi gridò di entrare a un uomo della compagnia che suonava il violino. Questi andò con il suo strumento in un angolo, ella si bendò gli occhi, diede il segnale e subito insieme con la musica cominciò, come un meccanismo di orologio caricato, ad accompagnare ritmo e melodia con il battito delle nacchere. Danzava agile, leggera, rapida, precisa. Passava tra le uova e vi si chinava sopra in modo così brusco e sicuro che lì per lì si pensava dovesse calpestarne uno o, in una rapida piroetta, scagliarlo via. Proprio no! Non ne sfiorava nessuno, sebbene si aggirasse tra le file con ogni sorta di passo, stretto, ampio, persino con salti e ancora quasi inginocchiata.

In Inghilterra la melodia abbinata alla danza delle uova era un hornpipe.

LA MELODIA: L’HORNPIPE

Un hornpipe e’ una danza in 4/4 dal ritmo marcato e saltellante che prende il nome dalla strumento con cui inizialmente veniva suonata ovvero un corno di bue (horn) montato su un piffero (pipe) letteralmente si traduce come “canna di corno“; si può grosso modo considerare come il chanter della piva (ovvero la canna diteggiabile dentro la quale il musicista suona indirettamente previo insufflaggio dell’aria nella sacca). Per fare un paragone con l’area Piemontese, soprattutto a livello di sonorità e forma, l’hornpipe è simile al piffero delle Quattro Province, ovvero la ciaramella, i quali però sono strumenti interamente di legno. L’hornpipe è l’antenato dell’oboe moderno. Lo strumento era diffuso in epoca Medievale specialmente nel Galles e nella Scozia.

Anche gli Hornpipes hanno quattro battiti per misura come i reels, ma il ritmo dell’hornpipe è più marcato che nel reel con maggior enfasi sul 3° battito. In un hornpipe ogni battito è diviso in due note, una lunga ed una breve: si conta “Uno-e due-e Tre-e quattro-e” tenendo gli “e” molto corti. Il ritmo è un più saltellante rispetto al reel. Il tempo viene battuto con i piedi che calzano scarpe dalla suola dura. Le danze si suddividono in slow hornpipes e in fast hornpipes.

Probabilmente l’hornpipe è una danza dei marinai, nata in epoca elisabettiana a bordo delle navi inglesi, i cui passi vennero presi dai gesti abituali compiuti nel lavoro, come scrutare il mare, issare l’ancora, arrampicarsi sulle sartie. Nel 1700 viene introdotta nella Royal Navy come danza per l’esercizio fisico durante i periodi di mare calmo e come forma di addestramento vi rimane fino all’Ottocento. In Irlanda gli hornpipes comparvero solo alla fine del XVIII secolo e vennero trasformati in una danza di passo (step dance) cioè in una forma di danza solistica dai complicati movimenti di piedi, le braccia incrociate sul petto e/o con le mani in tasca (vedi)
VIDEO (parte da 1:09)

LA DANZA DELL’UOVO: HUMBERSIDE EGG DANCE

Nell’Humberside (un’antica contea dell’Inghilterra orientale corrispondente grossomodo allo Yorkshire) è stata ricostruita una danza delle uova: i danzatori sono bendati e saltellano tra le uova disposte in lunghe file.

Monkseaton Morris Men
VIDEO a Windsor

VIDEO a Chateau-sur-Allier

FONTI
http://www.jstor.org/discover/10.2307/4521849?uid=3738296&uid=2129&uid=2&uid=70&uid=4&sid=21103818150953
http://books.google.it/books?id=g7vtBsF5OH0C&pg=PA18&lpg=PA18&dq=
John+Durang+eggs+dance&source=bl&ots=tnJMQuyT-R&sig=iO1vl7R_lHBkK0nmnEtb5qaPVRA&hl=it&sa=X&ei=
Ez8sU8HMNsi10wX6n4DoBA&ved=0CDoQ6AEwAg#v=onepage&q=John%20Durang%20eggs%20dance&f=false

http://www.fulwoodmethodist.org.uk/fmcmag/easter%202002/egg_dance/egg_dance.htm

http://www.bartleby.com/314/208.html
http://books.google.it/books?id=-eEBAQAAQBAJ&pg=PT156&dq=Goethe+’Wilhelm+Meister’+danza+uova&hl=
it&sa=X&ei=Uk8sU_vbKMOg0QXF-oCADA&ved=0CDEQ6AEwAA#v=onepage&q=Goethe%20’Wilhelm%20Meister’%20danza%20uova&f=true

(Cattia Salto marzo 2014)

BEN VENGA MAGGIO

palomaggio
Calendimaggio era la festa del primo Maggio che, durante il Medioevo ed il  Rinascimento, celebrava il ritorno della primavera ed il rifiorire della  natura. Era diffusa in tutta Italia. Era il tempo dell’amore: prima dello  spuntare del giorno i giovani del villaggio si addentravano nei boschi per  raccogliere fiori di campo, arbusti e rami di biancospino o di maggiociondolo. A volta passavano anche tutta la notte della vigilia nel  bosco “secondo un antico costume”. Durante il giorno facevano entrare il Maggio nel paese,  cantando, danzando, appendendo i fiori e i rami alle finestre e sui balconi  delle case.

maggioA Firenze il popolo festante seguiva il corteo dei fanciulli che  portavano i rami fioriti ed eleggeva la “regina di maggio”. Era tempo di Piantare  il maio, cioè di fissare un ramo  frondoso ornato di fiori e nastri variopinti sulla porta della donna amata; nella piazza si innalzava il palo del maggio  e attorno ad esso si intrecciavano le danze  o si tenevano brevi rappresentazioni teatrali, chiamate “maggi”.
Nella stampa -Incisione  del XV secolo dall’opuscolo a stampa “Ballatette  del Magnifico Lorenzo de’ Medici“, (Firenze, Biblioteca Nazionale  Centrale) – osserviamo in  primo piano due fanciulle inginocchiate davanti a Lorenzo il Magnifico una con in mano il “majo”  e l’altra con il cesto per la questua, sullo sfondo un gruppo di  ragazze che cantano e danzano in cerchio.
I gruppi di giovani del XIII e XIV giravano per borghi e  contrade intonavano canti profani, suonati e danzati detti “cantilene“, allegre “brigate” per la verità piuttosto turbolente, perchè spesso per futili motivi nascevano violente risse  e battaglie. La rivalità tra due quartieri rivive ancora ad Assisi nella rievocazione del Calendimaggio: Calendimaggio di Assisi

BENVENGA MAGGIO

La ballata di Angelo Ambrogini detto Poliziano (1454-1494) “Ben  venga Maggio/ e ‘l gonfalon selvaggio” ci offre  l’esempio di un brano in cui poesia, canto e danza celebrano il Maggio. La canzone veniva cantata in una sorta di sacra rappresentazione  processionale con tanto di carro  addobbato, ovvero il “Trionfo di  Amore” che poteva essere un cupido alato o un Sir d’Amore; il coro  delle fanciulle durante le soste nelle piazze cantava “Ben Venga Maggio…” ballando in tondo. continua

trionfo-pesellino
Francesco di  Stefano, il Pesellino: Trionfo dell’Amore, 1450