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THE MUMMERS ARE PLANKIN’ HER DOWN

Mummers sono uomini (e donne) travestiti e camuffati, che nascondono il volto dietro veli e teli con il buco per gli occhi e la bocca, simili a spettri, e che un tempo, in certi particolari giorni dell’anno, andavano a visitare i loro vicini di casa in casa, cantando e ballando e facendo confusione.

CHRISTMAS MUMMING

Un’usanza solstiziale che richiama certe tradizioni celtiche di Samain (vedi) è quella dell’house visiting  tipica del Mumming Natalizio diffusa un tempo nelle Isole Britanniche e anche nei paesi con una forte immigrazione irlandese e scozzese.
mummer-songLa tradizione che andava scomparendo a Terranova è stata documentata nientemeno che con una canzone scritta nel 1973 da Bud Davidge del gruppo Simani, dal titoloThe Mummer’s song (illustrato da Ian Wallace ).
Oggi il Mumming Natalizio si è trasformato in una sorta di parata carnevalesca per le strade, mentre un tempo era una house-visiting cioè un giro casa per casa dei mummers che venivano accolti nella stanza più calda (di solito la cucina) e rifocillati con bevande.
Travestiti in modo stravagante ed estemporaneo (con grottesche imbottiture per deformare la corporatura, con gli indumenti che in genere si portano sotto i vestiti portati invece sopra – reggiseni mutandoni del nonno e calzamaglia, con i volti incappucciati o velati o anneriti) “le maschere” portavano lo scompiglio e un po’ di paura, soprattutto perchè era difficile riconoscere in quei travestimenti, il vicino della porta accanto: uno suonava il violino e un altro l’organetto e avrebbero danzato per un po’ con gli abitanti della casa per portare il buonumore.

ASCOLTA Simani 

ASCOLTA Great Big Sea inizia direttamente con le strofe

Spoken:
Don’t seem like Christmas if the Mummers are not here,
Granny would say as she’d knit in her chair;
Things have gone modern and I s’pose that’s the cause,
Christmas is not like it was.
(Knock, knock, knock, knock)
Please open the door. We have…
I
Hark, what’s the noise out by the porch door?
(dear) Granny, ‘tis Mummers, there’s twenty or more.
Her old weathered face brightens up with a grin,
“Any Mummers, nice Mummers ‘lowed in?”
II
Come in, lovely Mummers, don’t bother the snow,
We can wipe up the water sure after you go;
Sit if you can or on some Mummer’s knee,
Let’s see if we know who ya be.
III
Ah, there’s big ones and small ones, and tall ones and thin,
(There’s) boys dressed as women and girls dressed as men,
(With) humps on their backs and mitts on their feet,
My blessed, we’ll die with the heat.
IV
(Well), there’s only one there that I think that I know,
That tall fellow standing alongside the stove;
He’s shaking his fist for to make me not tell,
Must be Willy from out on the hill.
V
Oh, but that one’s a stranger, if ever was one,
With his underwear stuffed and his trapdoor undone (1);
Is he wearing his mother’s big forty-two bra?
I knows, but I’m not going to say.
VI
I s’pose you fine mummers would turn down a drop
Of home brew or alky, whatever you got?
Not the one with his rubber boots on the wrong feet,
He’s enough for to do him a week.(2)
VII
Well I ‘spose you can dance? Yeah, they all nod their heads,
They’ve been tapping their feet ever since they came in;
And now that the drinks have been all passed around,
the mummers are plankin’ her down (3).
VIII
Ah, be careful the lamp! Now hold on to the stove,
Don’t you swing Granny hard, ‘cause you know that she’s old;
No need for to care how you buckles the floor (4),
‘Cause the mummers have danced here before.
IX
Oh, my God, how hot is it? We better go,(5)
I allow that we’ll all get the devil’s own cold;
Good night and good Christmas, mummers me dear,
Please God, we will see you next year.
 
Traduzione di Cattia Salto
Parlato:

“Non sembra Natale se non arrivano le Maschere- direbbe la Nonnina mentre sferruzzava sulla sua sedia – i tempi sono diventati moderni e credo che sia questo il motivo,
per cui il Natale non è com’era”
Toc, Toc, Toc, Toc, 
“Aprite la porta per favore abbiamo…”
I
Ascolta che rumore viene dalla porta del portico?
“Cara Nonnina, ecco le Maschere, sono una ventina o più.”
La sua faccia segnata dalle rughe si illumina con un sorriso
“Dei Mummers, bei Mummers possiamo entrare?”
II
“Ah venite cari mummers, non badate alla neve, asciugheremo l’acqua dopo che ve ne sarete andati;
sedetevi dove potete oppure sulle ginocchia di qualche altra Maschera.
Cercheremo di indovinare chi siete.”
III
Ah ce ne sono di grandi e di piccoli
di alti e di magri,
ci sono uomini vestiti da donna e ragazze vestite da uomini,
con gobbe sulla schiena e muffole ai piedi
“Benedetto me, scoppieremo dal caldo!!”.
IV
“Beh ce n’è soltanto uno che credo di conoscere,
quel tipo alto che sta accanto alla stufa;
sta agitando il pugno per non farmelo dire,
potrebbe essere Willy che viene dalla collina.”
V
“Oh ma quell’altro è uno straniero, se mai ce ne fosse uno, con la biancheria imbottita e la patta sul didietro aperta(1), indossa il grosso reggiseno taglia 42 della madre!
Lo conosco, ma non lo dirò chi è”
VI
“Immagino che voi bei mummers gradiate un goccetto
di birra fatta in casa o del distillato, ne volete?”
“Non quello con gli stivali di gomma nel piede sbagliato, ha fatto il pieno per tutta la settimana”(2)
VII
“Immagino che voi sappiate danzare?” Si – tutti annuiscono
hanno battuto il tempo con il piede sin da quando sono arrivati,
e ora che è stato fatto girare il bere,
di certo i mummers ci daranno dentro (3).
VIII
Attenti alla lampada! Adesso tenetevi alla stufa!
Non fate girare la nonnina in fretta, perché sapete che è anziana;
e non badate se rigate il pavimento (4)
perché i mummers hanno danzato qui da prima.
IX
“Oh mio Dio ma quanto caldo fa? E’ meglio se andiamo (5)”
“Suppongo che abbiamo tutti il sangue freddo come il diavolo”
“Buona Notte e Buon Natale,
miei cari mummers
a Dio piacendo, vi vedremo il prossimo anno”

NOTE
1) letteralmente botola si riferisce ad uno sbrago nei pantaloni sul didietro
2) i Great Big Sea dicono invece
Sure, the one with his rubber boots on the wrong feet
Ate enough for to do him all week.
3) letteralmente la spalmeranno a terra nel senso che la danza diventerà sempre più frenetica
4) i Great Big Sea dicono: And never you mind how you buckle the floor
5) i Great Big Sea dicono: We’ll never know

FONTI
http://www.goodreads.com/review/show/684274795
http://thegrimmteaparty.blogspot.it/2009/12/have-yourself-creepy-little-christmas.html
http://www.somethingsaturdays.com/the-blog/mummers-parade-saturday
https://joannadawson.wordpress.com/2010/12/21/any-mummers-llowd-in/
http://www.msgr.ca/msgr-2/mummering4.htm
http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/01/mummers.htm
http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/07/mummerscarol.htm

DASHING THROUGH THE SNOW

Nostalgia per la neve in questi giorni soleggiati di dicembre? Niente di meglio che ascoltare “JINGLE BELLS”, la canzone natalizia per antonomasia che viene dalla vecchia America!
Scritta dal francese James Pierpont negli anni 1850, s’intitolava inizialmente “One-horse open sleigh”  e rivendica ben due aneddoti sulla sua origine.

IL GIORNO DEL RINGRAZIAMENTO A SAVANNAH

Il primo aneddoto pone la creazione della canzone a Savannah (Georgia) in occasione del Giorno del Ringraziamento 1857 (una delle feste nazionali americane più importanti che cade ogni anno il quarto giovedì di novembre) come canzoncina per il coro infantile di cui Pierpont era Direttore; poiché i parrocchiani avevano tanto gradito la canzoncina essa venne riproposta  anche per il giorno di Natale diventando un canto fisso per l’occasione.

LA GARA SULLE SLITTE A MEDFORD

Il secondo aneddoto fa nascere la canzone nel 1850 come canto di bevute quando Pierpont era ospite della Taverna Simpson a Medford nel Massachussets.
Una targa in High street di Medford apposta dalla Medford Historical Societ attesta il luogo dove sorgeva la taverna, affermando che la canzone prese come ispirazione le gare di corsa sulle slitte che si tenevano in Salem Street durante l’Ottocento (e che ancora ebbero luogo per buona parte del Novecento).

“Jingle Bells,” the now world famous holiday tune, was composed at the Simpson Tavern in Medford, Massachusetts in 1850 by James Pierpont (1822-1893). The tavern stood at the site which is now 19 High Street in Medford Square. The song was composed in the presence of Mrs. Otis Waterman, who later verified the location of the song’s composition. In 1857, James Pierpont, while living in Georgia, copyrighted “Jingle Bells.” The lyrics of the song tell of the sleigh rides held on Salem Street in the early 1800s.

Pur essendo un motivetto orecchiabile la canzoncina non divenne subito popolare, solo agli inizi del Novecento iniziò la sua corsa al successo (qui per le dieci versioni più belle)

Ma io propongo
ASCOLTA la melodia in stile celtico dei TinWhistler

ASCOLTA per ballarci una giga

ASCOLTA Michael Bublè & The Puppini Sisters: interpretazione tra lo swing e il jazz (basata sulla prima strofa e il ritornello)

– Merry Christmas, ladies
– Merry Christmas, Mr. Buble
– Are you ready to sing a little Jingle Bells?
– Yeeeees


I
Dashing through the snow
on a one-horse open sleigh (1),
Over the fields we go,
laughing all the way.
Bells on bobtail (3) ring (2),
making spirits bright,
Oh what fun to ride
and sing a sleighing song tonight!
Chorus
O Jingle bells, jingle bells,
jingle all the way,
O, what fun it is to ride 
on a one-horse open sleigh.
II
A day or two ago
I thought I’d take a ride,
And soon Miss Fannie Bright
was seated at my side.
The horse was lean and lank,
misfortune seemed his lot,
We got into a drifted bank
and then we got upsot (4).
III
A day or two ago,
a story I must tell:
I went out on the snow
and on my arse I fell;
A gent was riding by
on a one-horse open sleigh,
He laughed as I there sprawling lay
but quickly rode away.
IV
Now the ground is white,
go it while you’re young,
Take the girls tonight
and sing this sleighing song.
Just get a bobtailed bay,
two-forty (5) as his speed,
And hitch him to an open sleigh
and crack! you’ll take the lead.
Traduzione di Cattia Salto
I
Sfrecciando sulla neve, a bordo di una slitta trainata dal cavallo (1),
per la campagna andiamo,
ridendo per tutta la strada.
Le campanelle risuonano (2) appese alle briglie (3), rallegrando gli animi,
Oh come’ bello guidare e cantare una canzone da slitta stanotte.
Coro
Oh le campanelline suonano
per tutto il tragitto,
oh che bello guidare 
una slitta trainata dal cavallo!
II
Un paio di giorni fa
pensai di farmi una corsa
e subito la signorina Fannie Bright
mi si sedette accanto.
Il cavallo era magro e snello,
e il suo destino sfortunato,
finimmo contro un cumulo di neve
e ci ribaltammo (4).
III
Un paio di giorni fa,
questa devo raccontarla,
uscii sulla neve
e caddi di schiena;
un gentiluomo che stava guidando
una slitta trainata da un cavallo
rise per come mi ero spalmato
ma velocemente andò via.
IV
Ora che il suolo è bianco,
esci finche’ sei giovane,
porta fuori le ragazze stanotte
e canta questa canzone da slitta.
Prendi un baio con la coda mozza,
velocità di 2-40 (5)
poi attaccalo ad una slitta
e via! Sarai in testa!

NOTE
slitta-natale1) Un tempo c’erano due versioni per i calessi trainati dai cavalli, in inverno erano dotati di pattini per scivolare sulla neve. Esistevano essenzialmente due modelli uno un piccolo calesse a due o quattro posti, una piccola slitta intima e confortevole, il secondo era una slitta più alta, grande e robusta per ospitare una famiglia (che al tempo era piuttosto numerosa tra bambini e parenti) o un gruppo di amici. Proprio per la sua intimità la slitta biposto (detta anche cutter) era il modello privilegiato per il corteggiamento. Più maneggevole e bassa la slitta senza copertura (open) era trainata da un solo cavallo (one-horse). Le slitte veniva anche classificate in base al numero di cavalli utilizzati per il traino:  “pair” (2), troika (3), four-in-hand (4)
2) le campanelle erano un segnale d’attenzione per impedire incidenti tra le slitte: specialmente con la foschia e il buio il suono delle campanelle avvisava l’avvicinamento di una slitta; nel contesto natalizio in cui venne poi collocata la canzone il tintinnio ricorda l’avvicinarsi della slitta di Babbo Natale
3) bobtail è la coda mozza del cavallo ma è anche un termina nautico; in questo contesto indica le briglie, o più generalmente la bardatura del cavallo
4) le slitte per la gara erano biposto e i pericoli del ribaltamento molto frequenti. La corsa però doveva essere eccitante e aiutare ad avere successo con le ragazze!
5) generalmente per indicare un’alta velocità: fare un miglio in due minuti e 40 secondi

FONTI
https://www.horseloversmath.com/antique-sleigh-rally/
https://mainlynorfolk.info/folk/songs/jinglebells.html
http://www.cbc.ca/news/canada/british-columbia/jingle-bells-christmas-song-started-as-a-drinking-song-written-by-a-jerk-1.2874860
http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/jingle-bells-le-10-versioni-piu-belle-di-sempre
http://www.onstageweb.com/notizie/jingle-bells-canto-di-natale-vera-storia/
https://patriziabarrera.wordpress.com/2012/12/12/jingle-bells-classic/

KING PHARIM

“The Carnal and the Crane” è un canto natalizio inglese e anche Child ballad (#55) risalente al 1700: una leggendaria conversazione tra la gru e il corvo in merito agli eventi relativi alla Nascita di Gesù. La ballata contiene una trentina di versi e si è frammentata in sotto argomenti di 4-5 strofe di narrazione più circoscritta su Erode e il miracolo del gallo e la fuga della Sacra Famiglia in Egitto. (vedi prima parte)

In alcune versioni tramandate dalle comunità gypsy re Erode diventa Re Faraone. Già nell’Herefordshire troviamo questo scambio dei nomi. (vedi seconda parte) .

ROM/SINTI

L’equivoco nasce dalla tradizione che attribuisce agli Zingari l’origine egiziana. In realtà i sinti sono arrivati in Europa alla fine del Medioevo partendo da Sindh la regione del Pakistan occidentale: L’altro nome con cui essi si definiscono è “Rom” (uomo), ma la loro prima radice è l’India.
Il primo stereotipo che si conosca sulla popolazione nomade detta più genericamente in italiano “gli zingari” è quello dello zingaro maledetto e risale al medioevo. La mentalità dell’uomo medievale europeo accomuna le persone erranti (i nomadi) al senso di peccato e di espiazione di una colpa: sono infatti i pellegrini a muoversi lungo le vie che conducono ai Santuari della Cristianità, per chiedere la remissione di un grave peccato; così gli Zingari diventarono i discendenti di Caino “raminghi e fuggiaschi” o responsabili della mancata ospitalità verso la Sacra Famiglia durante il soggiorno in Egitto; non solo essi spartiscono con gli Ebrei la grave colpa dell’uccisione di Gesù (secondo queste dicerie sono stati gli Zingari e preparare i chiodi della crocefissione).

E solo con il Romanticismo che l’immagine del rom venne rivalutata e diventa quella del gitano libero Gli Zingari sembrano essersi conservati allo stato di natura e appaiono agli occhi di alcuni intellettuali tra il Settecento e l’Ottocento, come gli unici superstiti di un mondo ormai scomparso, in cui gli uomini vivevano felici, liberi dalle convenzioni, dalle cupidigie e dall’ordine della società civile. Il Gitano, spinto dal suo irrinunciabile desiderio di libertà, ha sempre rifiutato di assimilarsi a quella società che, con le sue leggi e le sue regole, imprigiona i sentimenti veri e autentici. I tratti dell’immagine dello Zingaro, in sostanza, restavano gli stessi, ma erano mutati i criteri di giudizio: pertanto la sua incapacità di integrarsi nella società cominciava ad essere considerata rifiuto delle regole e delle convenzioni sociali; il suo nomadismo come indifferenza alla sicurezza e alle comodità; il suo rifiuto del lavoro come superiorità nei confronti dell’ansia del guadagno, dell’ossessione del denaro; la sua resistenza ad ogni forma di educazione e di istruzione come il frutto di un diverso approccio alla vita, più spontaneo e creativo; la passionalità, fino a quel momento considerata come limite e come principio di immoralità, comincia ad essere apprezzata come sensibilità, capacità di sentimenti forti ed autentici, fonte di ispirazione artistica. Poeti, romanzieri, narratori, intellettuali cominciano ad esaltare i figli del vento, il loro amore per la libertà, l’animo nobile e la totale indipendenza.” (tratto da qui)

LA VERSIONE DEL SURREY

La versione con la sostituzione di King Herod con King Pahrim ovvero il Faraone re dell’Egitto, proviene dalla tradizione dei cantori gypsy ed è stata trascritta da Lucy Broadwood nel suo English Traditional Songs and Carols (1908). Nelle note relative Lucy afferma di aver imparato la canzone da una famiglia gypsy di nome Goby verso il 1893. Fu poi la versione dei Watersons negli anni 60 a farne uno standard.
Due sono i miracoli che vengono “stalciati” dalla kilometrica “The Carnal and the Crane”, il primo avviene durante il banchetto di Erode con il gallo arrostito che tuttavia si mette a cantare, il Gallo servito a tavola è la prefigurazione della morte di Gesù che risorgerà dalla morte nel terzo giorno. Il tema è sviluppato anche in una ballata (riportata dal professor  Child al numero 22) dal titolo “Saint Stephen was a clerk” (vedi)
herod-francken
Il secondo miracolo è quello della semina miracolosa,  una tradizione molto popolare in epoca medievale, nota come “The Miraculous Harvest“: durante la fuga in Egitto la Sacra Famiglia incontra un contadino intento a seminare il suo campo e Gesù lo benedice facendo crescere all’istante il grano pronto per il raccolto. Così quando i soldati, mandati da Erode sulle tracce di Gesù, e arrivati poco dopo, interrogano il contadino, si convincono di essere partiti troppo tardi e rinunciano all’inseguimento.

La semina Miracolosa
La semina Miracolosa

ASCOLTA la melodia con l’organetto

ASCOLTA Andy Turner


I
King Pharim(1) sat a-musing
a-musing all alone.
There came a blessed Saviour
And all to him unknown.
II
Saying “Where did you come from good man (2),
And where did you then pass?”
“It was out of the land of Egypt(3),
Between an ox and ass.”
III
“Well if you come out of Egypt, man,
One thing I fain would know.
Whether a blessed Saviour(4)
Sprang from an Holy Ghost.
IV
For if it is true, is true good man,
What you’ve been telling me,
This roasted cock, that’s in the dish,
Shall crow full fences three.”
V
Well the cock soon feathered and he grew soon well,
By the work of God’s own hand.
Three times that roasted cock did crow
In the dish where he did stand.
VI
Joseph, Jesus, and Mary
Were a-travelling further West
When Mary grew a-tired,
She might sit down and rest.
VII
They travelled further and further,
The weather being so warm,
Until they came upon a husbandman
A-sowing of his corn.
VIII
“Come husbandman,” cried Jesus,
“Throw all your seed away
And carry home your ripened corn,
That you’ve been a-sowing this day.
IX
For to keep your wife and family
From sorrow, grief and pain,
And keep Christ in remembrance
Till the time comes round again.”
X
Then after came King Pharim,
with his train so furiously,
Enquiring of the husbandman
whether Jesus had passed by.
XI
“The truth it must be spoken,
the truth it must be known,
Jesus he passed by this way just
as my seed was sown.
XII
But now my corn is reapen
and some laid on my wain,
Ready to fetch and carry
into my barn again.”
XIII
“Oh back then,” said King Pharim,
“Our labour’s all in vain,
It’s full three-quarters of a year
since he his seed has sown.”
XIV
And so he was deceived
by the work of God’s own hand,
And further he proceeded
then into the Holy Land
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
Re Faraone (1) stava meditabondo
e meditava tutto solo, della venuta di un Salvatore Benedetto
a lui del tutto sconosciuto.
II
“Da dove vieni buon uomo (2)
e poi dove andrai?”
“Nacque dalla terra d’Egitto (3)
tra un bue e un asino”
III
“Beh se vieni dall’Egitto, uomo
vorrei proprio sapere una cosa
se un Salvatore Benedetto (4)
è nato dallo Spirito Santo
IV
Perchè se è proprio la verità
che mi hai detto buon’uomo
il gallo arrosto che si trova nel piatto
che allora canti tre volte”
V
E il gallo rivestito di penne si è alzato subito
e per opera di Dio
il gallo arrostito cantò per tre volte
proprio nel piatto in cui era
VI
Giuseppe, Gesù e Maria
andarono verso l’Ovest
quando Maria si sentì stanca
ed ebbe bisogno di riposare.
VII
Viaggiarono ancora
e il clima era così afoso
finchè passarono accanto a un contadino
che seminava il grano
VIII
“Vieni contadino – disse Gesù
che spargi i tuoi semi
riporta a casa il grano maturo
quello che hai seminato questo giorno
IX
Proteggi tua moglie e la tua famiglia
dal dolore, dalle pene e i rimpianti
e tieni Cristo in mente
finchè il tempo (della semina) verrà”
X
Allora venne re Pharim
con grande furia
domandando al contadino
quando è passato Gesù.
XI
“Poiché la verità deve essere detta e
che la verità sia resa nota
che Gesù è passato per questa strada
proprio quando stavo seminando.
XII
Ma adesso il mio grano è falciato
e l’ho caricato sul carro
pronto per essere portato
di nuovo nel mio granaio”.
XIII
“Torniamo indietro – disse re Pharim-
la nostra fatica è del tutto inutile,
sono passati i tre quarti di un anno
da quando ha seminato”.
XIV
Così fu ingannato
per la mano propria di Dio
e non oltre egli procedette
nella Terra Santa.

NOTE
1) Erode diventa il Faraone
2) sta interrogando uno dei Magi
3) così il re della Palestina diventa il re dell’Egitto
4) anche come “Son of Mary”

FONTI
https://mainlynorfolk.info/watersons/songs/herodandthecock.html
https://afolksongaweek.wordpress.com/2014/12/05/week-172-king-pharim/
http://www.contemplator.com/england/pharaoh.html
http://www.joe-offer.com/folkinfo/forum/433.html

BOXING DAY FOR CHRISTMAS

Il 26 dicembre si festeggia Santo Stefano il primo martire cristiano: della vita di Santo Stefano si conosce molto poco, lo troviamo a Gerusalemme come seguace di Cristo e grande predicatore, lapidato nel 36 d.C. per la sua testimonianza di fede. continua

BOXING DAY

Il Boxing Day, è una festività natalizia che cade il 26 dicembre, il corrispettivo anglosassone del nostro Santo Stefano: letteralmente “giorno della scatola” (ovvero il giorno delle offerte), è una ricorrenza che risale al Medio Evo, anche se alcuni studiosi ne rintracciano le origini nell’epoca tardoromana.
L’etimologia in realtà non è chiarissima, ma l’idea di fondo della festività, ufficialmente istituita nel Regno Unito nel 1871, è quella di donare qualcosa ai bisognosi o ai propri dipendenti in occasione del Natale, una sorta di bonus: nel pacco natalizio potevano esserci regali e avanzi di cibo e ai lavoratori veniva concesso il giorno libero per stare con la propria famiglia.
La consuetudine si diffuse sistematicamente però solo ai tempi della regina Vittoria e del sentimentalismo di stampo dickensiano. (continua)

IL GIORNO DELLE PARTITE

Mentre il giorno di Natale era tradizione restare tutti insieme in famiglia e in casa il 26 dicembre era invece il giorno consacrato per le attività all’aperto: passeggiate, pic-nic, gite fuori porta o gare sportive qualsiasi attività andava bene purchè si svolgesse all’aperto! Gli strati più alti si dedicavano alla caccia alla volpe, quelli più popolari si dedicavano alle partite di calcio o andavano alle corse; ancora oggi il Boxing day rimane una data fissa per molti sport, come il rugby e l’ippica. A livello amatoriale, prima che arrivasse la First Division (l’antenato della Premier League) si organizzavano il 26 dicembre (e a Natale) partite di ogni genere tra schieramenti opposti (un classico: scapoli contro ammogliati).

LA CACCIA ALLA VOLPE

Uno degli sport praticati tradizionalmente nel Boxing day era la caccia alla volpe: la caccia abolita nel 2005 in Inghilterra, Galles e Scozia (ma non in Irlanda del Nord) è stata sostituita da un’uccisione simbolica della volpe oppure dal drag hunting.
Da allora le storiche associazioni di cacciatori hanno continuato a organizzare battute di caccia simboliche, che durano una giornata intera e hanno tutte le caratteristiche delle battute di caccia tradizionali (costumi e ruoli dei componenti della squadra di cacciatori compresi), ma non comportano l’uccisione di alcun animale. Durante la caccia ci si limita ad inseguire un cavaliere che rappresenta la volpe, oppure, nel caso del “drag hunting”, la muta di cani segue le tracce olfattive rilasciate da un tampone impregnato di urina di volpe o altri animali che viene trascinato da un uomo a piedi lungo un itinerario prestabilito. La difficoltà della battuta di caccia dipende dalle eventuali interruzioni della traccia, anche quelle scelte in anticipo sulla base dell’esperienza della squadra di cacciatori. “(tratto da qui)

THE BOYS OF FAIRHILL: CORK DRAG HUNTING

FONTI
https://bjws.blogspot.it/2016/12/a-brief-history-of-boxing-day-in.html
http://www.ilpost.it/2011/12/26/che-cose-il-boxing-day/
http://www.ilpost.it/2012/12/26/caccia-alla-volpe-senza-volpe/

 

LITTLE JACK FROST

jack-frostJack Frost è la controparte simbolica di Jack of the Green, è l’elfo dei Ghiacci, colui che è responsabile dell’arrivo del gelo: all’inizio della tradizione anglo-americana Jack è un gagliardo vecchietto, ma presto diventa più simile a uno spiritello fiabesco, assistente di Mastro Gelo. (continua prima parte)
“Egli prepara le condizioni atmosferiche favorevoli per l’arrivo di Santa Claus, di cui è amico ed alleato poiché a lui si deve il fatto che non lo si riesca mai a vedere, è portatore del vento gelido, della brina, autore dei ricami, spesso a forma di foglia di felce, che, con il suo argenteo pennello, dipinge sull’esterno dei vetri delle nostre finestre nelle notti più fredde dell’anno; ci fa raggelare il naso, le mani e le estremità durante le nostre passeggiate all’aperto in questo periodo che gli appartiene, poiché dai primi giorni di dicembre all’inizio della primavera – quando, prima di lasciarci, ci saluta creando piccoli specchi d’acqua nelle pozzanghere grazie ai quali possiamo vedere riflessa la nostra immagine – si ‘diverte’ spargendo fiocchi di neve e gelo saltellando tra boschi, prati e case ai cui tetti spesso appende artistiche stalattiti di ghiaccio.” (tratto da qui)

LE FILASTROCCE SU JACK FROST

Fu con la filastrocca per bambini dal titolo “Little Jack Frost” di Charles Sangster (1875) che Jack Brina iniziò ad assomigliare a un elfo burlone, è lui che porta la magia dell’inverno, il suo rigore ma anche la sua bellezza di ghiaccio, spandendo la sua polverina magica color argento sulle foglie, tra i rami degli alberi e sulle finestre delle case!

I
Little Jack Frost went up the hill.
Watching the stars so cold and chill, Watching the stars and the moon so bright.
And laughing aloud like a crazy wight.
II
Little Jack Frost ran down the hill,
Late in the night, when the winds were still,
Late in the fall, when the leaves fell down, Red, and yellow, and faded brown.
III
Little Jack Frost walked through the trees,
“Ah,” sighed the flowers,”we freeze, we freeze!”
“Ah,” sighed the grasses,”we die, we die”
Said little Jack Frost, “Good-bye, good-bye!”
IV
Little Jack Frost tripped round and round.
Spreading white snow on the frozen ground ;
Nipping the breezes, icing the streams,
And chilling the warmth of the sun’s bright beams.
V
Nobody saw him, still he was there.
Nose-biting, prank-playing, everywhere;
All through the houses, out in the street,
Capering wildly through storm and sleet.
VI
But when Dame Nature brought back the spring,
Brought back the birds to chirp and sing.
Melted the snow and warmed the sky.
Little Jack Frost went pouting by.
VII
The flowers opened their eyes of blue.
Green buds peeped out and grasses grew.
And it got so warm and scorched him so.
Little Jack Frost was glad to go.
Traduzione di Cattia Salto
I
Il piccolo Jack Brina salì sulla collina
per guardare le stelle così fredde e gelide,
per guardare le stelle e la luna così luminosa,
e ridere a crepa pelle.
II
Il piccolo Jack Brina corse giù dalla collina
a tarda notte, quando i venti erano quieti,
nel tardo autunno, quando le foglie cadono,
rosso e giallo e marrone avvizzito.
III
Il piccolo Jack Brina camminava tra gli alberi
“Ah – sospiravano i fiori – congeliamo, congeliamo!”
“Ah – sospirava l’erba – moriamo, moriamo”
Diceva il piccolo Jack Brina “Addio, Addio!”
IV
Il piccolo Jack Brina saltellava in girotondo
spargendo candida neve sul terreno ghiacciato;
pizzicando i venticelli, ghiacciando i ruscelli
e raffreddando il calore dei luminosi raggi del sole.
V
Nessuno lo vedeva, sebbene
là fosse
a mordere il naso, a giocare scherzetti, ovunque,
in tutte le case e fuori in
strada
a fare capriole selvaggiamente tra tempesta e grandine.
VI
Ma quando Madama Natura riportava indietro la primavera,
riportava indietro gli uccelli a cinguettare e cantare,
scioglieva la neve e riscaldava l’aria
il piccolo Jack Brina metteva il broncio!
VII
I fiori aprivano i loro occhi al cielo,
gemme verdi facevano capolino e l’erba cresceva,
e faceva così caldo e lo bruciava a tal punto
che il piccolo Jack Brina era contento di andare.

E come questa, tante altre filastrocche furono scritte nell’Ottocento:
Jack Frost di Hannah F. Gould (1830 c.)


The Frost looked forth one still, clear night,
And whispered, “Now I shall be out of sight;
So, through the valley, and over the height,
In silence I’ll take my way.
I will not go on like that blustering train,
The wind and the snow, the hail and the rain,
That make such a bustle and noise in vain,
But I’ll be as busy as they!”
So he flew to the mountain, and powdered its crest;
He lit on the trees, and their boughs he drest
With diamonds and pearls; and over the breast
Of the quivering lake he spread
A coat of mail, that it need not fear
The downward point of many a spear
That he hung on its margin, far and near,
Where a rock could rear its head.
He went to the windows of those who slept,
And over each pane, like a fairy, crept;
Wherever he breathed, wherever he stepped,
By the light of the morn were seen
Most beautiful things; there were flowers and trees;
There were bevies of birds and swarms of bees;
There were cities with temples and towers; and these
All pictured in silvery sheen!
But he did one thing that was hardly fair-
He peeped in the cupboard, and finding there
That all had forgotten for him to prepare-
“Now, just to set them a-thinking,
I’ll bite this basket of fruit,” said he,
“This costly pitcher I’ll burst in three;
And the glass of water they’ve left for me
Shall ‘tchick’ to tell them I’m drinking!”
Traduzione*
Brina guardò fuori in una notte chiara e silenziosa,
e sussurrò: “Ora uscirò dalla vista;
così per la valle, e sulle colline,
in silenzio andrò a fare un giro.
Non voglio andare avanti come un treno impetuoso,
il vento e la neve, la grandine e la pioggia,
fanno un tale trambusto e un gran rumore invano,
eppure avrò altrettanto da fare! ”
Così volò sulla montagna, e impolverò la sua vetta;
scese sugli alberi, ed i loro rami adornò
con diamanti e perle; e sul grembo
fremente del lago estese
una cotta di maglia, che non deve temere
i contraccolpi di più di una lancia,
agganciandone il margine, qua e là,
qualora una roccia sollevasse il suo capo.
Andò alla finestra di coloro che dormivano,
E sopra ogni vetro, come una creatura fatata, avanzò furtivamente;
Ovunque respirò, ovunque si fermò,
alla luce del giorno apparvero
Le cose più belle; c’erano fiori e alberi;
C’erano stormi di uccelli e sciami di api;
C’erano città con chiese e torri; e
Tutto disegnato in riflessi argentei!
Ma fece anche una cosa che non fu così leale –
Curiosò nella credenza, e trovò
che nulla era stato preparato per lui-
“Ora, giusto per farglielo notare,
mordo questo cesto di frutta “, disse,
“Questa costosa brocca, la spezzo in tre;
e il bicchiere d’acqua che hanno lasciato per me
farò ‘schioccare’ per dire loro che sto bevendo! “

*Rielaborata da qui

jack-frost-fiabe

Jack Frost di Laura E. Richards (1850 – 1943)


I
Jacky Frost, Jacky Frost,
Came in the night;
Left the meadows that he crossed,
All gleaming white.
Painted with his silver brush
Every window-pane.
Kissed the leaves and made them blush,
Blush and blush again.
II
Jacky Frost, Jacky Frost,
Crept around the house,
Sly as a silver fox,
Still as a mouse.
Out our little Jenny came,
Blushing like a rose;
Up jumped Jacky Frost,
And pinched her little nose.
Traduzione tratta da qui
Jacky Brina, Jacky Brina,
È arrivato nella notte;
lasciando i prati che ha attraversato,
tutti coperti di un bianco luccicante.
Dipinto con il suo pennello d’argento
ha ogni vetro di finestra.
Baciato ha le foglie e le ha fatte arrossire,
arrossire ed arrossire ancora.
II
Jacky Brina, Jacky Brina
si è infiltrato per la casa,
scaltro come una volpe d’argento,
o piuttosto come un topo.
La nostra piccola Jenny è arrivata,
tutta rossa come una rosa;
Jacky Brina è saltato su,
per pizzicare anche il suo piccolo naso.

ASCOLTA Kate Rusby – Little Jack Frost in “The Girl Who Couldn’t Fly”, 2005


I
Here is a tale of the trees in a wood
They were never that pleased on the land that they stood.
So they upped and they walked off as far as they could
‘Til they felt the sun shine on their branches.
CHORUS
I was little boy lost, and I was little boy blue
I am little Jack Frost but I am warm through and through
It’s not easy to hide when your heart’s on full view
Oh, tonight, cruel world be forgiving
Oh, for once in my life I am living.
II
There they did stand and there they did stay
When there came a young boy who was running away
From a mad world, a bad world, a world of decay
And it’s comfort he sought in their branches
III
There we found love and there we found joy
And the warmth in his heart oh, it filled the young boy
And his friends taught him magic and secrets of old
While the trees kept him safe with their branches.
TRADUZIONE di Cattia Salto
I
Ecco un racconto degli alberi nel bosco
che non erano mai contenti di stare nel posto dove stavano.
Così si alzarono e andarono lontano fin dove poterono,
finchè sentirono il sole brillare sui loro rami
CORO
Ero un piccolo bambino sperduto e ero un piccolo bambino triste
sono il piccolo Jack Brina, ma sono caldo nel profondo;
non è facile da nascondere quando il tuo cuore è esposto!
Oh stanotte il mondo crudele sarà dimenticato, per una volta nella mia vita sto vivendo!
II
Là stavano e là
restavano,
quando venne un giovane ragazzo che stava scappando
da un mondo pazzo, un mondo cattivo, un mondo di decadenza
e il conforto lui cercò tra
i loro rami.
III
Là abbiamo trovato amore e abbiamo trovato gioia
e il calore nel suo cuore oh, riempiva il ragazzo
e i suoi amici gli insegnarono la magia e i vecchi segreti
mentre gli alberi lo tenevano al sicuro tra i loro rami.

FONTI
https://archive.org/stream/jstor-20636992/20636992_djvu.txt
http://sweetlydreamingofthepast.blogspot.it/2015/12/jack-frost-story-for-season.html

JACK FROST NIPPING ON YOUR NOSE

Jack Frost è la controparte simbolica di Jack of the Green, è l’elfo dei Ghiacci, colui che è responsabile dell’arrivo del gelo: all’inizio della tradizione anglo-americana Jack è un gagliardo vecchietto, ma presto diventa più simile a uno spiritello fiabesco, assistente di Mastro Gelo.

Alcuni vogliono far risalire la sua origine alla mitologia norrena che enumera tutta una famigliola di giganti del ghiaccio a partire dal padre Thrym re dei Jotnar (jǫtunn al singolare): questi giganti vivono nel Jǫtunheimr (in inglese antico Yotun) uno dei Nove Mondi secondo il mito, considerati acerrimi nemici degli dei asgardiani perché portatori del caos.

LA «FAMIGLIA DEL FREDDO»

Si tratta della stirpe del gigante Fornjótr, il cui nome è stato interpretato come «antico gigante» o «primo possessore [della terra]» (Isnardi 1977 | Isnardi 1991). Le tradizioni che riguardano costui e la sua stirpe, tuttavia, non ci vengono da testi mitologici ma da saghe storiche o pseudostoriche, dalle quali tuttavia è forse possibile ricostruire qualche sorta di antica genealogia di creature elementali. È evidente che Fornjótr e i suoi discendenti siano esseri mitologici, creature legate agli elementi. I tre figli di Fornjótr, cioèÆgirLogi e Kári, sono legati rispettivamente al mare, al fuoco e al vento, elementi che essi governano o con i quali sono identificati tout-court. I figli di Kári, poi, hanno nomi che li connettono alla sfera del freddo: Frosti «gelo» (detto Jǫkull«ghiacciaio»), Snær «neve», Þorri «mese del quarto vento» (cioè il mese da gennaio e febbraio, anche se l’etimologia rimane incerta), Fǫnn «nevischio», Mjǫll «neve fresca», Drífa «tormenta di neve». Si tratta di personaggi allegorici, figure di giganti primordiali che rappresentano l’inverno e i suoi elementi, in tutta la loro potenza e ostilità.  (tratto da qui)

Ma la tradizione inglese di Jack Frost deve forse molto di più al Padre o Nonno Gelo della tradizione russa: un vecchietto dalla lunga barba bianca con lungo cappottone bordato di pelliccia il quale viaggia su una slitta trainata da cavalli (bianchi ovviamente) che presenta molte somiglianza con il nostro Babbo Natale (possiamo considerarlo quasi un antenato!)

All’inizio della tradizione Jack è un gagliardo vecchietto, lo vediamo nei panni di un Generale che scatena il gelido clima invernale. “Jack Frost first appeared in artwork on October 5th, 1861. It is a cartoon by Thomas Nast, which appeared Harper’s Weekly. It has the caption – OUR NEW MAJOR-GENERAL, and refers to a speech made by Major-General Benjamin F. Butler, who stated “Our faithful old Ally of the North, GENERAL JACK FROST, shall come and clear away the Malaria of the South, and we shall march Southward from this place, and there shall be no footsteps backward until this Rebellion is crushed out of this Union.” At the time in the Civil War, there had been outbreaks of cholera, and it was hoped the coming freezing winter weather would kills of the infections hindering the war effort. ” (tratto da qui)

JACK BRINA

Jack Frost (in italiano Jack Brina) diventa poi più simile a uno spiritello fiabesco, assistente di Mastro Gelo.

VEDI cartoon short Jack Frost, fatto da ComiColor Cartoons 1934

Nel cartoon disneyano Jack è l’elfo artista che dipinge le foglie nei colori autunnali e decora con bianche trine di ghiaccio i vetri delle finestre (vedi bellissime foto qui); sempre allegro e benevolo con i bambini (nel filmato un orsetto un po’ troppo disubbidiente che Jack prima mette in guardia sui rigori di Mastro Gelo: neve, vento gelido e ghiaccio e poi aiuta a ritornare a casa).

Paul Bommer: Jack Frost
Paul Bommer: Jack Frost

Ma fu con la filastrocca per bambini di Charles Sangster che Jack iniziò ad assomigliare a un elfo burlone,

Little Jack Frost tripped round and round. 
Spreading white snow on the frozen ground; 
Nipping the breezes, icing the streams, 
And chilling the warmth of the sun's bright beams.

baum-babbo-natalee così in tante altre filastrocche ottocentesche (vedi) come nelle fiabe e nelle storie magiche del Natale:  lo ritroviamo nel racconto per bambini “The Life and Adventures of Santa Claus” di L. Frank Baum  (l’autore del Mago di Oz) – 1902: figlio del Re Gelo, Jack Frost è un elfo burlone che si diverte a pizzicare i nasi e le punte dei piedi. (lo storico qui)

Insomma ai nostri giorni Jack Frost è diventato un po’ quello che  gli sceneggiatori hanno voluto rappresentare, scatenando la loro fantasia, vedasi Jack Frost e le Cinque Leggende (in inglese Rise of the Guardians)

THE CHRISTMAS SONG

Per restare nell’atmosfera magica e sognante dell’Inverno ecco una canzone di Natale: “Chestnuts Roasting on an Open Fire” intitolata anche “The Christmas Song” è una canzone statunitense sul Natale scritta da Mel Tormé e da Bob Wells nel 1944, in cui si parla anche di Jack Frost! (Per la storia su come sia nata la canzone qui)

ASCOLTA Michael Bublè


I
Chestnuts roasting on an open fire,
Jack Frost nipping on your nose,(1)
Yuletide carols being sung by a choir,
And folks dressed up like Eskimos.
II
Everybody knows a turkey and some mistletoe,
Help to make the season bright.
Tiny tots with their eyes all aglow,
Will find it hard to sleep tonight.
III
They know that Santa’s on his way;
He’s loaded lots of toys and goodies on his sleigh.
And every mother’s child is going to spy,
To see if reindeer really know how to fly.
IV
And so I’m offering this simple phrase,
To kids from one to ninety-two,
Although its been said many times, many ways,
A very Merry Christmas to you
Traduzione di Cattia Salto
I
Le castagne ad arrostire nel caminetto, Jack Brina che pizzica il naso (1), canzoni di Natale cantate in coro e gente vestita come eschimesi.
II
Si sa che un tacchino e un po’ di vischio,
aiutano a rendere la stagione allegra.
Bimbetti con gli occhi spalancati,
a stento dormiranno stanotte.
III
Sanno che Babbo Natale è in arrivo;
ha caricato molti giocattoli e dolcetti sulla slitta.
e ogni cocco di mamma starà a spiare, per vedere se le renne sono capaci davvero di volare .
IV
Allora offro questa semplice frase,
ai bambini da uno a novantadue anni,
anche se è stata detta e ridetta
“Un Buon Natale a tutti voi”

NOTE
1) Jack Frost compare per la prima volta nel 1734 in “Round About Our Coal Fire, or Christmas Entertainments” di autore anonimo: “when Jack Frost commonly takes us by the Nose,”

continua seconda parte

FONTI
http://bifrost.it/GERMANI/Schedario/Frosti.html
http://hypnogoria.blogspot.it/2014/11/folklore-on-friday-jack-frost-nipping.html
http://gardenofhesperides.blogspot.it/2013/02/jack-frost-il-lato-leggero-dellinverno.html
http://forum.schoolofdragons.com/content/many-incarnations-jack-frost

THE CRADLE SONG BY SKINNER

Soprannominato “il re della Strathspey” James “Scott” Skinner (1843-1927) oltre che maestro di danza fu prolifico compositore di arie e musiche da danza. Nato a Banchory, vicino Aberdeen, è rinomato come violinista: riceve la sua formazione musicale a Manchester prima come tirocinante al seguito del ‘Dr Mark Little Men’  e successivamente completa gli studi con il violinista Charles Rougier, che gli insegna a leggere la musica. (la sua biografia)

Egli codificò lo stile Nord Est (ovvero il modo popolare di suonare il violino in Scozia, influenzato dalla musica classica) con precise norme tecniche e compositive: uso del vibrato, chiavi particolari, abbellimenti con l’archetto, etc.
L’Univesità di Aberdeen ha dedicato un sito web a James Scott Skinner http://www.abdn.ac.uk/scottskinner/introduction.shtml

CRADLE SONG

James Scott Skinner "the Strathspey King" di John Young-Hunter 1913
James Scott Skinner “the Strathspey King” di John Young-Hunter 1913

Skinner composte questa melodia nel 1910 quando si trovava in tournè a Forres ispirato da una mamma che cullava il suo bambino.

ASCOLTA  una registrazione d’epoca eseguita dello stesso Skinner (dal sito dell’Università di Aberdeen) uno dei primi artisti scozzesi a registrare le proprie performance.

La melodia compare spesso nelle Christmas Compilations di musica celtica
ASCOLTA Chris Duncan, Julian Thompson & Catherine Strutt

ASCOLTA molto delicato anche l’arrangiamento per chitarra di Ulli Boegeshausen

APPROFONDIMENTO
http://www.abdn.ac.uk/scottskinner/display.php?ID=JSS0064
http://ontanomagico.altervista.org/violino-irlandese-scozzese.htm

AR HYD Y NOS

Su un’antica melodia gallese raccolta in “Musical Relics Of The Welsh Bards” (Edward Jones c. 1784) John “Ceiriog” Hughes (1832-1887) scrisse la poesia Ar Hyd Y Nos diventata presto una canzone tradizionale gallese molto popolare ed amata, nonchè un classico natalizio, tradotto anche in molte lingue, e intitolato in inglese “All through the night”.

JOHN HUGHES

Hughes was a Welsh poet and well-known collector of Welsh folk tunes. Sometimes referred to as the ‘Robert Burns of Wales’. Ceiriog was born at Penybryn farm overlooking the village of Llanarmon Dyffryn Ceiriog, in the Ceiriog Valley, which was then in Denbighshire in north-east Wales. He worked as a railway clerk in Manchester and London. He was employed as a station master at Caersws railway station station from 1868.
Through his desire to restore simplicity of diction and emotional sincerity, he did for Welsh poetry what Wordsworth and Coleridge did for English poetry. He became famous winning a serious of prizes for his poems in the 1850s. His first collection of poetry was published in 1860 and is called Oriau’r Hwyr (“Evening Hours”). As well as writing poetry he wrote many light hearted lyrics which he adapted to old Welsh tunes, or the original music of various composers. Many of his songs were written to folk airs.
His fascination with Welsh folk music led to an investigation of the history of the music and particularly the harpists who would often accompany then. This led to a grand project to publish four volumes of Welsh airs, of which only the first volume actually made it to press in 1863: Cant O Ganeuon (“A Hundred Songs”).  Like many Welsh poets, he took a bardic name – “Ceiriog” – from the River Ceiriog, which flows through the Ceiriog Valley, where he was born. In his home village, the public library contains a memorial inscription to him. (tratto da qui)

LA VERSIONE IN GAELICO GALLESE

ASCOLTA Siobhan Owen live voce e arpa come doveva essere suonata nel Settecento e cantata nell’Ottocento (con la III strofa in inglese)

ASCOLTA Meinir Gwilym (molto fresca e naturale interpretazione accompagnata dalla chitarra)

VERSIONE IN GAELICO GALLESE
I
Holl amrantau’r sêr ddywedant
Ar hyd y nos.
Dyma’r ffordd i fro gogoniant
Ar hyd y nos.
II
Golau arall yw tywyllwch,
I arddangos gwir brydferthwch,
Teulu’r nefoedd mewn tawelwch
Ar hyd y nos.
III
O mor siriol gwena seren
Ar hyd y nos,
I oleuo’i chwaer ddaearen
Ar hyd y nos,
IV
Nos yw henaint pan ddaw cystudd,
Ond i harddu dyn a’i hwyrddydd
Rhown ein golau gwan i’n gilydd
Ar hyd y nos.
VERSIONE INGLESE
I
Sleep, my love, and peace attend thee,
All through the night,
Guardian angels God will send thee,
All through the night.
II
Soft the drowsy hours are creeping,
Hill and vale in slumber sleeping,
I my loving vigil keeping,
All through the night.

La traduzione letterale del gaelico gallese è una ninna nanna che promette la pace tra le Stelle..

TRADUZIONE letterale (da qui)
I
All the star’s eyelids (1) say,
All through the night,
“This is the way to the valley of glory,”
All through the night.
II
Any other light is darkness,
To exhibit true beauty,
The Heavenly family in peace,
All through the night.
III
O how cheerful smiles the star,
All through the night,
To light its earthly sister,
All through the night.
IV
Old age is night when affliction comes,
But to beautify man in his late days,
We’ll put our weak light together,
All through the night.
Traduzione di Cattia Salto
I
Ammiccando (1) le stelle dicono
per tutta la notte
“Questa è la via per la valle della gloria”, per tutta la notte
II
Ogni altra luce è spenta
per mostrare la vera bellezza,
la Sacra Famiglia in pace,
per tutta la notte
III
E come sorride con gioia la stella
per tutta la notte
ad illuminare la sua sorella terrena
per tutta la notte!
IV
“La vecchiaia è la notte quando arriva la malattia, ma per adornare l’uomo nei suoi ultimi giorni, noi accenderemo la nostra pallida luce insieme
per tutta la notte”

NOTE
1) eyelids letteralmente sono le palpebre

ALL THROUGH THE NIGHT

Il titolo indica anche una serie di canzoni pop rock, da non confondersi con questa dolcissima ninna-nanna di Natale: sulla stessa melodia gallese di “Ar Hyd Y Nos” sono stati scritte molte versificazioni in inglese, la più popolare è diventata quella di Sir Harold Boulton scritta nel 1884. Le versioni inglesi sono incentrate maggiormente sul tema natalizio con coro di angeli.. ho però evitato le versioni per i cori
ASCOLTA (strofa I e II) in versione ninna-nanna
ASCOLTA The Irish Rovers in “Songs of Christmas” 1999 (è riprodotto tutto l’album, la canzone inizia a 34:50)

VERSIONE IRISH ROVERS
I
Sleep my child and peace attend thee
All through the night
Guardian angels God will send thee
All through the night
II
Soft the drowsy hours are creeping
Hill and vale in slumber sleeping
God his loving vigil keeping
All through the night
III
While the moon her watch is keeping
All through the night
As the weary world is sleeping
All through the night
IV
Through your dreams you’re swiftly stealing (1)
Visions of delight revealing
Christmas time is so appealing (2)
All through the night
V
You my child, a babe of wonder
All through the night
Dreams you dream can break asunder
All through the night
VI
Children’s dreams, they can’t be broken
Life is but a lovely token
Christmas should be softly spoken
All through the night
Traduzione di Cattia salto
I
Dormi bambino mio la pace ti accompagna, per tutta la notte
Dio ti manderà gli Angeli a vegliare
per tutta la notte
II
Piano le sonnolente ore sono strisciate
colline e valli fanno un sonnellino
vegliate dall’amorevole guardia di Dio
per tutta la notte
III
Mentre la luna ci guarda
per tutta la notte
mentre il mondo stanco dorme
per tutta la notte
IV
Nei tuoi sogni ruberai ratto
visioni di feste gioiose
Il Natale è così allettante
per tutta la notte
V
Tu bambino mio, un bimbo meraviglioso
per tutta la notte
i sogni che sogni si possono ridurre in mille pezzi
per tutta la notte
VI
I sogni dei bambini, non possono essere infranti
la vita non è che un bel dono
Natale dovrebbe essere dolcemente pronunciato
per tutta la notte

NOTE
1) Nella versione di Sir Harold Boulton è invece  “O’er thy spirit gently stealing”
2) Nella versione di Sir Harold Boulton è invece “Breathes a pure and holy feeling”

FONTI
http://plheineman.net/arhydynos.htm
https://en.wikipedia.org/wiki/Ar_Hyd_y_Nos
http://www.celticartscenter.com/Songs/Welsh/ArHydYNos.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=45769
http://www.mcglaun.com/thru_night.htm
http://www.mamalisa.com/?t=es&p=4531
http://www.mamalisa.com/?t=es&p=2422
https://babylullabymusic.bandcamp.com/track/all-through-the-night

PADSTOW WASSAIL

Wassail_BowlL’antica tradizione del wassailing cioè delle bevute benaugurali durante le festività natalizie: al brindisi si accompagnavano delle strofe cantate in coro o intonate da un solista e con un ritornello corale, così dai primi riti pagani per stimolare la fertilità degli alberi si passa alle visite benaugurali di porta in porta nei villaggi, che ripetevano le antiche strofe ed altre ne aggiungevano, alla salute dei padroni di casa e alla loro prosperità.

WASSAIL SONGS

Facciamo perciò un giro per la campagna britannica: dalla Cornovaglia arrivano una grande varietà di wassail soFlag_of_Cornwall_svgngs il canto più diffuso ha come ritornello la frase
“With our Wassail, 
and Joy be to our jolly Wassail

BODMIN WASSAILING
GRAMPOUND WASSAIL
JACOBSTOW WASSAIL
MALPAS WASSAIL
PADSTOW WASSAIL
TWELFTH DAY CAROL
WEST CORNWALL WASSAIL
INDICE WASSAIL SONGS

Padstow è un piccolo porto di pescatori della Cornovaglia settentrionale sulla foce del fiume Camel (ora a vocazione turistica) rinomato per il suo Obby Oss Festival.
Così anche le tradizioni rituali della stagione invernale vengono perpetuate con i canti di questua durante i 12 giorni di Natale.
Questa versione del wassail ci viene da Charlie Bate ed è una variante locale del CORNWALL WASSAIL visto qui

ASCOLTA Andy Turner – voce e organetto


I
O master and mistress,
our Wassail begin
Pray open your doors
and let us come in
CHORUS
With our wassail,
wassail, wassail, wassail
And joy comes with our jolly wassail.
II
O master and mistress
sitting down by the fire
While we poor wassail boys
are travelling the mire
III
Good master and mistress,
sitting down at your ease,
Put your hands in your pockets
and give what you please
IV
Good master and mistress,
now can you forbear,
I’ll fill up our bowl
with cider and beer
V
We hope that your apples
will prosper and bear
And bring forth good cider
for this time next year
VI
We hope that your barley
will prosper and grow
And bring forth good beer
for you to bestow
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Oh padrone e padrona
inizia il nostro wassail,
aprite la porta per favore
e fateci entrare.
CORO
Con il nostro wassail,
Wassail, Wassail, 
Wassail,
e gioia sarà con l’allegro wassail. 
II
Oh padrone e padrona
seduti accanto al focolare
mentre noi poveri ragazzi del wassail andiamo in giro nel fango.
III
Buon padrone e padrona
che state belli comodi,
mettete le mani in tasca
e dateci quello che volete.
IV
Buon padrone e padrona
ora non potete astenervi,
riempirò la vostra coppa (1)
con sidro e birra.
V
Vi auguriamo che i vostri meli
porteranno tanta prosperità
e daranno tanto  buon sidro
per l’anno prossimo
VI
Vi auguriamo che il vostro orzo
crescerà in abbondanza
e porterà tanta buona birra
per voi da immagazzinare

NOTE
1) in origine erano i questuanti a distribuire la bevanda del wassail portandola di casa in casa per il brindisi benaugurale

FONTI
https://afolksongaweek.wordpress.com/2016/01/01/week-228-padstow-wassail/
https://mainlynorfolk.info/folk/songs/padstowwassail.html

THE TWELFTH DAY CAROL

L’antica tradizione del wassailing cioè delle bevute benaugurali durante le festività natalizie: al brindisi si accompagnavano delle strofe cantate in coro o intonate da un solista e con un ritornello corale, così dai primi riti pagani per stimolare la fertilità degli alberi si passa alle visite di porta in porta nei villaggi, che ripetevano le antiche strofe ed altre ne aggiungevano, alla salute dei padroni di casa e alla loro prosperità.

WASSAIL SONGS

Facciamo perciò un giro per la campagna britannica: dalla Cornovaglia arrivano una grande varietà di wassail soFlag_of_Cornwall_svgngs quella più diffusa ha come ritornello la frase
“With our Wassail, 
and Joy be to our jolly Wassail

ARCHIVIO CORNISH WASSAIL
BODMIN WASSAILING
GRAMPOUND WASSAIL
JACOBSTOW WASSAIL
MALPAS WASSAIL
PADSTOW WASSAIL
TWELFTH DAY CAROL
WEST CORNWALL WASSAIL
INDICE WASSAIL SONGS

THE TWELFTH DAY CAROL

“Carol For The Twelfth Day” è stato registrato da Louis Killen in Old Songs, Old Friends LP nel 77, il testo proviene da un manoscritto di “Cornish Carols” redatto da Davies Gilbert per John Hutchens nel 1826 (pubblicato successivamente dalla Oxford University Press).

Il testo è un po’ ampolloso anche se sostanzialmente segue la tipica struttura delle wassail songs: la richiesta di aprire la porta per far entrare i questuanti per far portare tanto buon cibo; in cambio si brinda alla salute della famiglia; qui si aggiunge una buona dose di nostalgia per i cari vecchi tempi, quelli in cui la gentry terriera elargiva un banchetto per i servitori, cibo e bevande per i poveri, si insiste infatti sul concetto che è arrivato il momento per i ricchi di spartire la tavola con la povera gente, per evitare “disordini” o “malcontenti”
Julaftonen_av_Carl_Larsson_1904
ASCOLTA John Boden, 2010

I
Sweet master of this habitation
with our mistress be so kind,
As to grant an invitation that we may this favour find;
To be now invited in and in joy and mirth begin,
Happy, sweet and pleasant songs which unto this time belong.
CHORUS:
Let every loyal, honest soul
contribute to our wassail bowl.

II
So now may you enjoy the blessings of a loving, virtuous wife,
Riches, honour now possessing and a long and happy life;
Living in prosperity, endless generosity
Always be maintained, I pray, don’t forget the good old way.
III
So now before the season is departed in your presence we appear,
Therefore then be noble-hearted and afford some dainty cheer;
Pray let us have it now what the season doth allow,
What the house may now afford should be placed upon the board.
Whether it be roast-beef or fowl and liquor well our wassail bowl.
IV
For now it is the season of leisure then to those who kindness show,
May they have wealth and peace and pleasure and the spring of bounty flow,
To enrich them while they live that they may afford to give,
To maintain the good old way, many a long and happy day.
V
Therefore you are to be commended if in this you will not fail,
Now our song is almost ended fill our bowl with nappy ale(1);
And we’ll drink a full carouse to the master of this house,
Aye and to our mistress dear, wishing both a happy year
With peace and love without control who liquored well our wassail bowl.
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
Caro padrone di questa abitazione con la nostra padrona siate così gentili e concedeteci un invito che ci sia favorevole;
di essere subito fatti entrare per iniziare in gioia e allegria;
con felici canzoni dolci e piacevoli, che sono consuetudine di questo periodo.
CORO
Che ogni anima di fede e onestà contribuisca alla nostra ciotola del brindisi!
II
Così ora che voi possiate godere le benedizioni di un amorevole moglie virtuosa, oneste ricchezze e una vita lunga e felice; vivendo sostenuto dalla prosperità e dalla generosità infinita, vi prego di non dimenticare le buone e vecchie usanze.
III
Così ora prima che la stagione finisca veniamo alla vostra presenza, pertanto e quindi siate di cuore nobile e offrite qualche buona grazia; vi preghiamo di darci ora ciò che la stagione offre, ciò che la casa può ora permettersi che sia messo in tavola, che si tratti di roast-beef o uccellagione o liquori buoni per la nostra coppa del brindisi.
IV
Perchè ora è la stagione del tempo libero quando coloro che mostrano la bontà, possono avere la prosperità e la pace e la gioia e il rinnovarsi dei benefici, affinchè si arricchiscano per poter elargire quanto possono dare, per mantenere le buone e vecchie usanze, in una molto lunga e felice giornata.
V
Pertanto, sarete degno di lode se in questo non mancherete, ora che la nostra canzone è quasi finita, di riempire la nostra coppa di birra schiumosa (1) e leveremo un brindisi per il padrone di questa casa e alla nostra cara padrona, augurando a entrambi un felice anno in pace e amore senza fare caso a chi si ubriaca con la nostra coppa del brindisi.

NOTE
1) nappy ale: una birra forte con molta schiuma

FONTI
http://www.springthyme.co.uk/ah09/ah09_14.html
http://roy25booth.blogspot.it/2011/12/dont-forget-good-old-way-nappy-ale-both.html
http://mainlynorfolk.info/louis.killen/songs/carolfortwelfthday.html